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lunedì, dicembre 07, 2009

IL CAVALIERE ‘RUBA’ IL MERITO DEGLI ARRESTI DI MAFIA

Al fine di ‘smentire’ le accuse del pentito Spatuzza del suo coinvolgimento e di quello di Dell’Utri con la Mafia, il Cavaliere ‘si attribuisce’ il merito delle ondate di arresti eccellenti di latitanti mafiosi fatti finora che, come invece ‘dovrebbero’ sapere tutti, sono fatti esclusivamente dalla MAGISTRATURA e dalla POLIZIA.

http://www.youtube.com/watch?v=y6F140zov6Y
GRANDEMIAO
06 dicembre 2009
BERLUSCONI IN MERITO AGLI ARRESTI DEI DUE BOSS MAFIOSI

Quest’ultima perfino ‘penalizzata’ da gravi tagli ai finanziamenti proprio dal suo Governo. Per i pm magistrati invece non è un mistero che siano molto ‘odiati’ da Berlusconi specialmente quando gli inviano gli avvisi di garanzia che lo invitano a comparire in tribunale per farsi processare.

Incredibilmente invece Berlusconi, quale Presidente del Consiglio ‘ruba’ loro il merito dei risultati fin qui conseguiti nonostante le ‘difficoltà’ cui devono fare fronte tutti i giorni spesso anche senza il pagamento degli straordinari o il rimborso della benzina.

La faccia tosta del presidente non conosce limiti perché mentre tenta di scagionarsi indignato dalle accuse di mafia con questo furto di meriti ‘antimafia’, lo stesso Dell’Utri e Piero Longo (PDL) propongono la revisione del reato introdotto da Giovanni Falcone sul ‘concorso esterno in associazione mafiosa” e Renato Farina (neo deputato PDL) del ’carcere duro il 41bis’ riservato ai mafiosi, considerato da lui come una forma di tortura! PROPRIO LE COSE CHE LA MAFIA VUOLE!
Leggi ‘
Cosa nostra e cose loro, una lettera da Palermo’ sul blog del FATTO QUOTIDIANO.

Con questo ‘giochino’ mediatico Berlusconi ‘tenta’ di sottrarsi ancora una volta alla GIUSTIZIA, questa volta in modo ‘spudorato’ fidando sui suoi soliti mezzi di comunicazione e sulla scarsa ‘memoria’ e ‘conoscenza’ dei cittadini ma ‘rivelandone’ la SUA CATTIVA FEDE, suo malgrado.
Raffaele B.

L’UNITÀ
Arresti sbandierati, padrini e caricature dei criminali
di
Saverio Lodato
07 dicembre 2009
Proviamo a fare un giochino. Quale era il governo in carica quando, il 15 gennaio 1993, venne arrestato Totò Riina? Il governo Amato. Quale era il governo in carica quando, l’11 aprile 2006, venne arrestato Bernardo Provenzano? È difficile rispondere: l’8 e il 10 aprile si erano svolte le elezioni politiche, e l’arresto del Padrino, governativamente parlando, fu considerato “orfano”, visto che le urne erano state aperte proprio quel giorno.

Qual’era il governo in carica quando, il 20 maggio 1996, venne arrestato Giovanni Brusca? Da due giorni, il governo Prodi, e Giorgio Napolitano era ministro degli interni. Qual‘ era il governo in carica quando venne arrestato, il 20 febbraio 1986, Michele Greco? Il governo Craxi. Quale era il governo in carica, il 14 maggio 1974, quando venne arrestato Luciano Liggio? Il governo Rumor. Quale era il governo in carica quando venne arrestato, l’8 aprile 1984, Gaetano Badalamenti? Un altro governo Craxi.Quali furono i governi italiani che arrestarono Vito Cascio Ferro che fu arrestato, se i conti sono esatti, 69 volte? Tanti. E, almeno una volta, lo arrestò il governo Mussolini.
Dovrebbe poter bastare. Le dichiarazioni di Berlusconi e Maroni, all’indomani degli arresti di Raccuglia, Nicchi e Fidanzati, ultimi boss, in ordine di tempo, a finire in manette, sono la testimonianza evidente del fatto che i politici del Pdl sono stupiti di se stessi e non credono ai loro occhi. Sbandierano gli arresti. Li contrappongono al popolo sceso a manifestare in Piazza San Giovanni. Li enfatizzano al limite del ridicolo, quanto a caratura criminale dei personaggi in questione. Considerano talmente lo Stato qualcosa di proprio, di personale, di famiglia, da lasciar sottintendere che, se solo lo avessero voluto, quegli arresti non ci sarebbero mai stati. Difficilmente si daranno una calmata. Tanto è vero che non li abbiamo sentiti spendere una parola di plauso per magistrati, poliziotti e carabinieri che quegli arresti li fanno davvero e – per fortuna degli italiani- sopravvivono a tutti i governi, anche a quello di Berlusconi e Maroni. Come, d’altronde, i politici mafiosi, che mai l’hanno fatta franca come con questo governo.

SICILIAINFORMAZIONI
Arresti eccellenti, il day after delle toghe “nemiche” Come Antonio Ingroia
06 dicembre 2009

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha commentato gli arresti dei due superlatitanti di Cosa Nostra Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati. "Nonostante le difficoltà operative incontrate a causa delle scarse risorse di mezzi e di fondi”, ha affermato, “questi arresti sono un importante risultato ottenuto per merito dei poliziotti e dei magistrati delle procure di Palermo e di Milano".

Ingroia non è ben visto negli ambienti governativi. Occupa i primi posti della lista di proscrizione, perché gli addebitano una sospetta solerzia negli affari giudiziari che coinvolgono Silvio Berlusconi. Una considerazione che ha ricevuto conferma con le indagini sulle stragi del ’92 e ’93, la cosiddetta trattativa mafia-Stato, le rivelazioni di Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza.

E’ Ingroia che lavora alle inchieste assieme ai suoi colleghi di Palermo, Caltanissetta, Milano e Firenze. Abituato ad essere additato come un nemico, ed arruolato nell’esercito delle toghe rosse e degli eversori, deve avere vissuto con alterni stati d’animo il day after della cattura di Nicchi e Fidanzati.

Non è facile accettare sospetti e manipolazioni giorno dopo giorno e a conclusione di una indagine conclusa con successo, essere in qualche modo “derubato” – in quanto magistrato – del successo conseguito insieme ai poliziotti e ai colleghi. Ingroia è la testimonianza palese della schizofrenia governativa, quella che descrive le toghe come golpisti quando “disturbano” il manovratore e permette di attribuire successi senza precedenti nella lotta alla mafia all’esecutivo.

Stando alle considerazioni della politica - i leaders della maggioranza di governo in prima fila – l’arresto dei due boss a Palermo e Milano sarebbe la risposta migliore alle farneticazioni di Gaspare Spatuzza. Se così fosse, tuttavia, magistrati come Ingroia – direttamente o indirettamente – avrebbero dato a se stessi la smentita alle “farneticazioni” raccolte e considerate attendibili (dalla Procura di Firenze).

Gli appostamenti, le intercettazioni, le indagini che hanno condotto Nicchi e Fidanzati nelle patrie galere non hanno affatto coinvolto i Ministri e gli apparati della politica, ma agenti, detective, magistrati. Tutta gente che non aveva interesse alcuno a smentire e smentirsi, perché della collaborazione di Spatuzza si è servita per cercare di ricostruire la terribile stagione stragista della mafia siciliana. E’ difficile dare credito a chi indaga, quando si è oggetto di indagine, ma questo è richiesto, non altro, a chi rappresenta le istituzioni, se si ha fiducia nella giustizia. Una fiducia che non può essere dismessa e riaccesa come il pulsante dell’energia elettrica.

SICILIAINFORMAZIONI
Gli arresti di Nicchi e Fidanzati sono la risposta a Spatuzza, secondo il governo. Ma non è affatto così, ecco perché
06 dicembre 2009

Il governo Berlusconi sarà ricordato come l'esecutivo che ha decapitato la mafia". L’ultimo spot del portavoce Pdl Daniele Capezzone merita di essere scolpito sul marmo a futura memoria.

“Presto -assicura Capezzone- si giungerà alla sconfitta finale di questa e di altre organizzazioni criminali. Chiunque abbia onestà intellettuale dovrebbe riconoscere l'impulso politico fortissimo del governo a questa lotta. Il resto è infamia, calunnia, con il solo scopo di ferire l'immagine internazionale del Paese. E chiunque si accodi a questi veleni deve sapere che resterà drammaticamente isolato rispetto alla stragrande maggioranza dei cittadini e dell'opinione pubblica"

La storia della mafia Capezzone non la conosce, l’arte della comunicazione inciampa sull’ignoranza e l’imbonimento. Non è tempo. Chi lavora per ripulire il Paese dal crimine organizzato sa bene di che pasta è fatta la piovra e come i suoi tentacoli ricompaiono con sorprendente velocità. La storia dovrebbe consigliare cautela e sobrietà, ma prevale il bisogno di “seppellire” il resto, Spatuzza, Ciancimino e company.

L'esecutivo gonfia il petto sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, a seguito degli arresti dei boss mafiosi Giovanni Nicchi e Gaetano Fidanzati. E ne ha ben donde, a patto che curi la sua schizofrenia nei confronti dei magistrati – eversori i giorni feriali e lucidi determinati nemici delle mafie in quelli festivi. I magistrati fanno il loro mestiere, bene o meno bene, ma non vanno giudicati dai governanti a seconda della convenienza. Se il capo del governo è imputato le toghe sono i nemici da battere, gli eversori da distruggere, se hanno successo con le loro indagini il capo del governo “vanta”, si annette i risultati del loro lavoro.

Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, ha commentato la cattura di Nicchi e Fidanzati, scusandosi per non avere permesso a questi galantuomini di partecipare al “No B day”, promosso dagli internauti. Scherzava, ma fino a un certo punto. Se la piazza dei ragazzi romani non piace al Ministro, non significa che sia fatta di “picciotti” di mafia. E lui, che è siciliano, dovrebbe saperlo di che pasta sono fatti gli “uomini d’onore”.

L’educazione al rispetto degli avversari, tuttavia, non s’impara a tarda età. O ce l’ha o non c’è niente da fare, purtroppo. Il Ministro degli Interni, Maroni, legittimamente compiaciuto per i due arresti eccellenti, non ha potuto fare a meno di alludere alle “farneticazioni” di Spatuzza che con l’arresto di Nicci e Fidanzati non c’entra niente. Spatuzza può avere detto bugie o raccontato qualcosa di vero, lo deciderà il tribunale, e soprattutto lo decideranno i riscontri che i poliziotti e i magistrati avranno saputo trovare. La “risposta” alle “farneticazioni” di Spatuzza è l’assenza di riscontri, verifiche, indizi, prove e testimonianze, non le manette ai due boss. Dell’Utri sostiene che la mafia vuole fare cadere il governo perché il governo la tratta male. Se è così vuol dire che erano state create delle aspettative.

domenica, aprile 13, 2008

DELL'UTRI E LE INTERCETTAZIONI SUI BROGLI

NON SORPRENDE UNA SIMILE NOTIZIA DI UN MOLTO “PROBABILE” COINVOLGIMENTO DI MARCELLO DELL'UTRI, SENATORE DI FI E BRACCIO DESTRO DEL CAVALIERE, DI AVERE COMMISSIONATO ALLA MAFIA DEI PIROMALLI LA “MANIPOLAZIONE” DI 50.000 VOTI DALL'AMERICA LATINA PER SOSTENERE LA SUA LISTA ALLE ELEZIONI.

SI TRATTA DI UNA FUGA DI NOTIZIE DI INTERCETTAZIONI FATTE DALLA MAGISTRATURA CALABRESE TRA L'ALTRO RIPORTATA DA MOLTI GIORNALI IMPORTANTI TRA CUI
LASTAMPA.

NATURALMENTE IL SENATORE DELL'UTRI "SMENTISCE" MA “AMMETTE” DI AVER DIALOGATO AL TELEFONO CON MICCICHÈ CHE AFFERMA DI NON CONOSCERE. VEDEREMO QUALI SARANNO GLI SVILUPPI DELL’INCHIESTA NATURALMENTE SE I NUOVI GOVERNANTI LO CONSENTIRANNO!

I SUOI PRECEDENTI PERÒ NON DEPONGONO A SUO FAVORE. ALCUNI GIORNI FA TRA LO STUPORE GENERALE - HA ESALTATO COME «EROE» VITTORIO MANGANO, MAFIOSO CONDANNATO ALL’ERGASTOLO. PROPRIO QUESTA DICHIARAZIONE È CONSIDERATA DA MOLTI OSSERVATORI COME UN “SEGNALE” ATTINENTE PROPRIO A QUESTI FATTI.

EGLI STESSO È STATO “CONDANNATO” PER MAFIA IN PRIMO GRADO, SENTENZA PERÒ “ANNULLATA” CON RINVIO DALLA CASSAZIONE VEDI
ANSA. IL POTERE E LA RICCHEZZA GLI CONSENTE DI TENERE TESTA ALLA MAGISTRATURA CON STUOLI DI AVVOCATI “SPECIALIZZATI” AD UTILIZZARE CON PROFITTO IL NOSTRO MACCHINOSO E COMPLESSO CODICE DI PROCEDURA UNICO IN EUROPA!

MA NON È ANCORA FINITA. HO TROVATO SU YOUTUBE UN VIDEO DELL’ULTIMA INTERVISTA AL GIUDICE BORSELLINO PRIMA CHE VENISSE FATTO “SALTARE” IN ARIA INSIEME ALLA SUA SCORTA DAVANTI CASA. IN QUELLA INTERVISTA PARLA DI BERLUSCONI E CIÒ CHE DICE È “AGGHIACCIANTE”.
Raffaele B.

Clicca qui per vedere il video
BORSELLINO PARLA DI BERLUSCONI PRIMA DI MORIRE (AGGHIACCANTE)

LASTAMPA
Sospetti e veleni
FEDERICO GEREMICCA
12/4/2008

Evocati già da giorni da Silvio Berlusconi come possibile «variante criminale» del risultato elettorale, i brogli hanno fatto concretamente irruzione nella contesa tra i partiti a 48 ore dall’apertura dei seggi. I fatti - anticipati ieri da questo giornale - sono ormai più o meno ufficialmente noti: indagando sugli affari della cosca Piromalli, gli investigatori hanno intercettato una telefonata nella quale il senatore Marcello Dell’Utri e un imprenditore pregiudicato emigrato in Venezuela discutevano di come «segnare» e attribuire al Pdl alcune decine di migliaia di schede bianche o nemmeno ritirate nelle circoscrizioni estere. L’imprenditore è Aldo Miccichè, ex dc, latitante dal 1988 al 1990, arrestato poi a Torino. Condannato per bancarotta e precedentemente indagato per truffa, tangenti e finanziamenti illeciti, Micciché sarebbe appunto il curatore, secondo la Dda di Reggio Calabria, degli affari illegali dei Piromalli in Venezuela.

Il senatore Dell’Utri, interpellato dall’agenzia Ansa, ha negato di aver ricevuto avvisi di garanzia per questa vicenda, pur ammettendo di aver parlato al telefono con Aldo Miccichè: «Si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all’estero e l’ho messo in contatto con la nostra rappresentante, Barbara Contini», ha spiegato Dell’Utri. E ha aggiunto: «E’ una persona con la quale ho avuto rapporti per ragioni di energia: lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio, io ero in contatto con una società russa per cui, conoscendo questi russi, ho fatto da tramite». Degli affari russo-venezuelani nulla si sa, e dunque nulla può esser obiettato: ma è certamente prova di un labile senso della legalità accettare l’offerta di un pregiudicato - per di più in odore di ’ndrangheta - «di occuparsi dei voti degli italiani all’estero». Ma tant’è. E il senatore Dell’Utri, in fondo, è la stessa persona che a pochi giorni dal voto - e tra lo stupore generale - ha esaltato come «eroe» Vittorio Mangano, mafioso condannato all’ergastolo (e la sortita, purtroppo, è stata intesa come un «segnale» in molte regioni meridionali soffocate dalla criminalità organizzata).

La vicenda è imbarazzante, e certo poco edificante. Le indagini vanno avanti, l’esistenza dell’intercettazione è stata confermata sia dalla Dda di Reggio Calabria sia dal ministro Amato e quel che qui si vorrebbe chiedere è che si faccia chiarezza il più rapidamente possibile. È del tutto inconcepibile, infatti, che in un Paese occidentale a solida democrazia, le elezioni possano essere condizionate da sospetti di brogli veri e da evocazione di brogli presunti. L’invito, naturalmente, è rivolto innanzitutto alla magistratura, ma anche i leader in campo farebbero bene a ponderare parole e toni. Berlusconi prima di ogni altro. È stato il leader del Pdl, infatti - a cinquant’anni di distanza dal referendum repubblica-monarchia - a tirar fuori l’accusa di brogli dopo le elezioni del 2006, a rilanciarla più volte nei venti mesi del governo Prodi ed a rievocarla ripetutamente in questa campagna elettorale.

L’interrogativo che è infatti lecito porsi, è più o meno il seguente: è un comportamento politicamente responsabile evocare lo spettro di brogli alla vigilia di un voto che potrebbe decidersi - in particolare per quel che riguarda il Senato - sul filo di lana? Non lo è, naturalmente. E allora qual è lo scopo dell’allarme brogli? Prepararsi, forse, a contestare l’esito del voto, se non pienamente gradito, proprio con l’argomento che sarebbe stato determinato da illegalità nei seggi? E che pensare, infine, di fronte alla circostanza che a lavorare a possibili irregolarità - secondo i magistrati - sarebbero proprio esponenti del partito che invece denuncia di esser sul punto di subirli? Il dopo elezioni potrebbe rivelarsi già di per sé confuso e delicato, senza bisogno di avvelenarlo col sospetto di «brogli italiani» e tentativi di «brogli esteri». Del resto, il Pdl ieri ha annunciato che saranno 118 mila i «difensori della libertà» schierati nei seggi a garanzia della regolarità delle operazioni di voto. Se l’ex premier non si fida del Viminale e nemmeno della magistratura, abbia fiducia almeno nei suoi «combattenti».

ANSA
DELL'UTRI: CASSAZIONE ANNULLA CONDANNA CON RINVIO
2008-04-10 19:20
ROMA - Ci sarà un nuovo processo d'appello, per tentata estorsione, nei confronti del parlamentare di Forza Italia Marcello Dell'Utri e del boss Vincenzo Virga: la II Sezione penale della Cassazione ha, infatti, annullato con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Milano la condanna a due anni di recluisione inflitta al parlamentare e a Virga dalla Corte d'appello di Milano il 15 maggio 2007. Evidentemente, nel verdetto c'era qualcosa che non ha convinto i supremi giudici: nella sua requisitoria, stamani, il pg Antonio Gialanella aveva chiesto anche lui l'annullamento con rinvio ritenendo inutilizzabile buona parte delle dichiarazioni accusatorie...
CONTINUA

mercoledì, aprile 02, 2008

VELTRONI – PAROLE CHIARE CONTRO TUTTE LE MAFIE

SI FA UN GRAN PARLARE SULLA COSIDDETTA UGUAGLIANZA DEI PROGRAMMI FRA I DUE SCHIERAMENTI AVVERSARI MA SU QUESTO PUNTO STRANAMENTE SI REGISTRA UN ASSORDANTE SILENZIO!

ANZI PRORIO SULLA MAFIA SI DOVREBBE “AUSPICARE” QUELLA UGUAGLIANZA DI INTENDIMENTI E DI NETTE POSIZIONI A COMBATTERLA DA PARTE DI TUTTI I PARTITI POLITICI.

NON ERA MAI SUCCESSO NEL NOSTRO PAESE CHE UN LEADER POLITICO DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PRONUNCIASSE PAROLE COSÌ CHIARE E NETTE CONTRO LA MAFIA, LA ‘NDRANGHETA E LA CAMORRA COME HA FATTO VELTRONI E PER DI PIÙ PROPRIO IN CALABRIA!

NESSUN POLITICO SI ERA MAI ESPRESSO COSÌ FINORA E SEMBRA CHE NESSUN ALTRO LO FARÀ MAI IN QUESTO MODO PERCHÉ È MOLTO IMPEGNATIVO E PERCHÉ RICHIEDE MOLTO CORAGGIO PERCHÉ LA MAFIA UCCIDE!

VELTRONI L’HA FATTO! HA RIFIUTATO PUBBLICAMENTE I VOTI CHE LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA È IN GRADO DI RACCOGLIERE NEI TERRITORI DA ESSA CONTROLLATA. NON SOLO, SE ELETTO HA DETTO, LA COMBATTERÀ PIÙ DURAMENTE DI QUANTO SIA STATO FATTO FINORA!

NON DIMENTICHIAMOCI CHE LE MAFIE IN ITALIA SONO ANCORA MOLTO POTENTI A CAUSA DELLE ENORMI RICCHEZZE CHE HANNO SOTTRATTO ALL’ECONOMIA DEL PAESE E DALLE ANCORA MOLTEPLICI PROTEZIONI CHE ANCORA GODONO IN PARTICOLARE PROPRIO NELLA POLITICA.
.
BENE VELTRONI!
ORA È NECESSARIO CHE LO FACCIANO ANCHE GLI ALTRI.
Raffaele B.

NOTIZIE.ALICE
ELEZIONI/ VELTRONI: MAFIA, 'NDRANGHETA E CAMORRA NON VOTINO PD
Mercoledì, 2 Aprile 2008
Rafforzare 41-bis. A Crotone assassini vigliacchi

Reggio Calabria, 28 mar. (Apcom) - "Mi dicono che in questo momento le organizzazioni mafiose stanno discutendo, si stanno muovendo per decidere che fare alle elezioni. La mafia, la 'ndrangheta e la camorra decidano quello che vogliono. Solo una cosa: non votino per il Partito democratico". Nella sua prima tappa calabrese, a Reggio, il candidato leader del Pd, Walter Veltroni, punta il dito contro gli "assassini vigliacchi" responsabili delle nuove stragi mafiose e torna a promettere il pugno duro contro la criminalità organizzata.

"Le associazioni criminali - aggiunge il leader del Pd - devono sapere che se il Partito democratico governerà l'Italia cercherà di distruggere quelle forze che impediscono a queste terre di esprimere tutta la loro energia". In questo contesto, Veltroni ricorda "con orgoglio" la candidatura a capolista per il Senato del 'superprefetto' Luigi De Sena, e ribadisce la volontà di applicare con rigore le norme del 41-bis: "Lo Stato ha inferto un colpo molto forte alla mafia, ma per dei buchi di una legislazione stravagante accade che persone pericolose si ritrovino per strada. Le forze dell'ordine - aggiunge citando il caso del figlio di Totò Riina recentemente scarcerato per decorrenza dei termini di custodia - fanno un lavoro durissimo e non possono vedere il loro operato vanificato. Per questo credo che le regole del 41-bis vadano applicate con grande serietà".

Per Veltroni, "la frontiera della legalità è uno degli elementi identitari del Pd: c'è una cosa - dice - che lega legalità e sviluppo ed è la 'e' che sta in mezzo, solo che bisogna aggiungergli l'accento: legalità è sviluppo". Per il segretario del Pd, infatti, ci sono due 'tappi' che impediscono lo sviluppo della Calabria: uno è quello di una politica che "non riesce a produrre innovazione", l'altro, "un vero e proprio masso seduto sulla capacità di crescere di queste terre", sono i poteri criminali che bisogna combattere con grande determinazione: chi ha ucciso a Crotone e i responsabili delle stragi che stanno insanguinando questa regione sono assassini vigliacchi. Dobbiamo affrontarli di petto perché ogni risorsa che questa piovra succhia per sé è una risorsa sottratta a queste terre".

AGI
VELTRONI: SILENZIO PDL SU VOTO MAFIA? PER ME DOVERE DIRLO
mercoledì 2 aprile 2008 h. 13:55

Ciascuno si comporta secondo la propria coscienza. Io ho sentito il dovere di dirlo". Cosi' il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, ai giornalisti che al termine di un comizio a Latina gli chiedono un commento sul fatto che oggi Silvio Berlusconi, in Sicilia per la campagna elettorale, non ha raccolto il suo l'appello, lanciato ieri dalla Calabria, di dire un no determinato ai voti della mafia, della 'ndrangheta e della camorra.

Poco prima, dal palco Veltroni aveva ribadito che in questo momento la politica deve dire una parola chiara, perche' "la camorra, la mafia e la 'ndrangheta sono un problema di tutto il Paese, non solo della Sicilia, della Campania e della Calabria".(AGI) - Latina, 29 mar

TELEREGGIOCALABRIA
Elezioni, Minniti: "Tutti i leader dicano no a mafia"
2008-04-01

"La parole pronunciate da Walter Veltroni sul no ai voti della 'ndrangheta sono molto importanti. Il modo per rispondere alla tracotanza della 'ndrangheta è quello di fare tante cose, colpire i patrimoni, assicurare alla giustizia i latitanti, ma penso che sia molto importante recidere il rapporto con la politica". Lo ha detto nel corso di una intervista a Radio Radicale il vice-ministro dell'interno Marco Minniti.

"La differenza che passa tra 'ndrangheta, mafia e camorra e le altre associazioni a delinquere - sottolinea Minniti - sta nel fatto che è propria delle mafie l'idea di infiltrare le istituzioni, di condizionarle, di costruire un rapporto con la politica e con il potere". "Nel momento in cui si rompe il rapporto con la politica - aggiunge - si toglie l'aria alla 'ndrangheta , gli si dà meno spazio di crescita. Poiché siamo dentro una competizione e sapendo che le mafie fanno votare, dire esplicitamente che noi rifiutiamo quel voto è un doppio atto.

E' un atto di esplicito ripudio del legame tra politica e mafia . Ed è una forma di fiducia nei confronti della Calabria perché giustamente si ritiene che la stragrande maggioranza dei calabresi non sia mafiosa e che si possano vincere le elezioni senza il supporto della mafia". " Penso sia importante - conclude - che questa sia una consapevolezza di tutte le forze politiche. Su questo un pronunciamento generale sarebbe particolarmente importante".

venerdì, novembre 17, 2006

ANTIMAFIA – DUE NOMINE SCONCERTANTI

CON LA NOMINA DA PARTE DEL CENTRODESTRA DI DUE PERSONAGGI GIÀ CONDANNATI PIÙ VOLTE PER “CORRUZIONE”, NELLA DELICATISSIMA COMMISSIONE ANTIMAFIA “DIMOSTRA”, AL DI LÀ DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO, L’ASSOLUTA “MANCANZA DI RISPETTO DELLE ISTITUZIONI" E GRANDE “INSENSIBILITÀ” E "SFIDA" NEI CONFRONTI DI TUTTI COLORO CHE PER CONTO DELLO STATO COMBATTONO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA RISCHIANDO LA VITA TUTTI I GIORNI. SI TRATTA DI PAOLO CIRINO POMICINO (DC DI ROTONDI) DUE CONDANNE E ALFREDO VITO (F.I.) CONDANNATO PER 22 EPISODI DI CORRUZIONE. NONOSTANTE CIÒ COSTORO AFFERMANO INVECE CHE HANNO GRANDE RISPETTO PER LE ISTITUZIONI. L’UNICO MODO PER “DIMOSTRARLO” PERÒ È QUELLO DI RINUNCIARE ALL’INCARICO IN FAVORE DI CHI HA LA FEDINA PENALE PULITA.
ALTRIMENTI NON C’È NESSUN RISPETTO NÉ PER LE ISTITUZIONI NE PER CHI COMBATTE LA MAFIA E/O DI CHI NE È VITTIMA.
L’ARTICOLO SU “
ILTEMPO” TENTA PERSINO UNA IMPOSSIBILE “DIFESA” DEI CORROTTI “CRITICANDO” I SOLITI DS CHE LI VOGLIONO CACCIARE...
Raffaele B.


UNITA
Cirino Pomicino e Vito in Commissione antimafia: protestano Ds e giovani
Pubblicato il: 16.11.06
Modificato il: 17.11.06 alle ore 15.09

Finora sono stati solo i Ds, Rifondazione e alcune organizzazioni giovanili a protestare, ma la nomina nella commissione antimafia di due parlamentari condannati in via definitiva per vicende di corruzione non può non creare più di una perplessità. Anche perché certo non è quel «segnale di discontinuità» chiesto da Giancarlo Caselli alla politica dal palco degli Stati Generali dell'Antimafia in corso a Roma.
La prima a protestare contro la nomina dei plurindagati è stata Gaia Tronfio, vice presidente dell'Associazione degli studenti napoletani contro la camorra. «Lascia non pochi dubbi la scelta del centrodestra di inserire anche Paolo Cirino Pomicino e Alfredo Vito nella commissione bicamerale che ha il compito di analizzare i fenomeni criminali esistenti in Italia» dice la Trunfio, commentando la nomina dei due esponenti politici, il primo della Dc di Rotondi, il secondo di Forza Italia. «Pomicino e Vito hanno detto in più occasioni di avere un grande senso delle istituzioni, ora potrebbero dimostrarlo dimettendosi per non dare adito a polemiche che danneggerebbero il lavoro della Commissione antimafia», ha aggiunto la Tronfio sottolineando che «già prima delle nomine da più parti era arrivato l'appello a non mettere nella Commissione persone che avevano avuto condanne definitive». Per la Tronfio «quella del centro destra sembra una vera e propria sfida verso tutti quelli che avevano chiesto di comporre una commissione antimafia solo ed esclusivamente con persone che non avevano precedenti penali». Si dicono «fortemente preoccupati dalla decisione assunta dal centrodestra» anche Enzo Amendola, responsabile Mezzogiorno della segreteria nazionale Ds, e senatore del Prc Raffaele Tecce. Secondo Amendola per Pomicino e Vito «sarebbe stato un atto di sensibilità non assumere l' incarico per non mandare un messaggio sbagliato alle forze impegnate in prima linea per la legalità e la trasparenza nelle istituzioni e nel Paese».
Paolo Cirino Pomicino, già democristiano, più volte ministro ha due condanne definitive: un anno e otto mesi per una tangente Enimont, e due mesi, patteggiati, per corruzione nel processo per i fonde neri dell´Eni. Alfredo Vito, conosciuto anche con il soprannome di «Mister Centomila preferenze» per la sua straordinaria capacità di attirare voti, è stato condannato a due anni di reclusione per 22 episodi di corruzione: restituì anche 5 miliardi di lire...
CONTINUA


ILTEMPO
I «soliti» Ds: cacciate Vito e Pomicino
venerdì 17 novembre 2006

«Sono condannati, via dall’Antimafia». La replica: «Le leggi contro i boss le abbiamo fatte noi» I DS vogliono cacciare dalla commissione Antimafia due deputati della Cdl. Tornano le lezioni di moralità della sinistra, questa volta contro Alfredo Vito (Forza Italia) e Paolo Cirino Pomicino (Dc). Ad attaccare - nel giorno dell’eselezione alla presidenza del rifondarolo Francesco Forgioned - ci pensa Lorenzo Diana, responsabile nazionale Lotta alle mafie della Quercia: è «sconcertante la nomina di Pomicino e Vito» nella commissione bicamerale d’inchiesta sulla criminalità organizzata. Non solo, Diana si spinge oltre e chiede ai partiti che li hanno nominati «di rivedere le loro indicazioni, prima ancora che i diretti interessati comprendano l’opportunità, per il bene del Paese, di rinunciare a tale incarico». «L’elezione di Francesco Forgione e Beppe Lumia alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione - osserva Diana - è senz’altro una garanzia per il buon lavoro della commissione stessa, che ha davanti a sè il delicato compito di affrontare l’aggravarsi della situazione della criminalità organizzata nel nostro Paese. Peccato che alcune forze di centrodestra non abbiano colto nè l’alto ruolo di un organismo tanto delicato, l’importanza dei messaggi che le istituzioni lanciano ai cittadini e al Paese, arrivando a nominare quali propri rappresentanti Paolo Cirino Pomicino e Alfredo Vito, due parlamentari con alle spalle condanne definitive per corruzione...
CONTINUA