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Certo la manifestazione ‘antirazzista’ nel paese dove le famiglie mafiose della ‘Ndrangheta dei Pesce e dei Bellocco controllano tutto e tutti non può che essere una ‘farsa’. La cittadina aveva una necessità di rifarsi un’immagine buonista dopo i gravi fatti accaduti con la rivolta degli africani immigrati ora ‘mandati’ via altrove. Anche per il fatto che lo stesso consiglio comunale è stato commissariato per mafia.
Tant’è che si tratta solo ed esclusivamente di una manifestazione delle cosche locali e ne è la prova la vicenda inquietante degli studenti del liceo che ingenuamente volevano marciare con lo striscione intitolato “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia” a cui è stato ‘impedito’ di farlo e che però alla fine è stato loro concesso di esporre un altro striscione sull’antirazzismo dei cittadini. Lo striscione sulla mafia invece viene in ultimo “rinnegato” dalla stessa studentessa la quale afferma poi che la mafia su quei fatti non c’entra niente. Inquietante, chissà che cosa le hanno detto per farle cambiare idea così rapidamente. Il video qui sotto lo documenta in modo inequivocabile. kobrakhan74
11 gennaio 2010 Rosarno:"C'era una volta la mafia?"
Per quanto riguarda la ragione vera dei fatti accaduti e poi sulla sorte dei tremila immigrati africani la spiegazione risiede nell’articolo di Roberto Rossi sull’Unità “GLI IMMIGRATI NON SERVONO”. Più semplicemente da quando nel 2007 l’Europa ha modificato il criterio dell’elargizione dei sussidi agricoli, non più sulla produzione ma sugli ettari coltivati. In altre parole non conviene più fare la raccolta che in base ai prezzi di mercato della frutta, costa tre centesimi in più al chilo di quanto si ottiene con l’aiuto europeo che arriva comunque anche se non si raccoglie. Questo però fino al 2013. Ma fino ad allora ‘gli schiavi’ non servono. Trattati alla stregua di ‘animali’ per anni è bastata, data la loro ingenuità, qualche ‘provocazione’ per farli ‘reagire’ con ‘rabbia’ in modo da ‘suscitare’ tanta ‘reazione’ e dai cittadini e dal Governo per mandarli via definitivamente. E così infatti è stato! Missione compiuta!
Nella manifestazione, Rosarno ha cercato di dimostrare a tutti che così non è, che i cittadini sono stati accoglienti mentre i ‘neri’ sono stati ‘ingrati’ e più importante di tutto, che la mafia non c’entra niente (forse per evitare le inchieste e il blocco dei sussidi?).
Non c’è manifestazione più ‘RAZZISTA’ e IPOCRITA di questa perché si ammanta di parole ‘antirazziste’ strumentalizzando gli ingenui (impauriti) studenti. Ecco dove siamo arrivati! Raffaele B.
L’ANTEFATTO Duemila persone in strada per dire “non siamo razzisti” In un paese dominato dalla criminalità organizzata. 12 gennaio 2010
Rosarno. La Calabria è una bomba pronta ad esplodere e la miccia è a Rosarno. Bisogna venire qui per toccare con mano le piaghe provocate dall’abbandono: disperazione, bisogni veri, impotenza, rabbia antica. Una miscela pericolosissima che qualcuno sta maneggiando con estrema raffinatezza. Bastava vedere la manifestazione di ieri. Duemila persone. I negozi del paese sbarrati. Un corteo silenzioso e rabbioso. Contro “lo Stato che ci ha abbandonato”, “i mass media che ci criminalizzano”. Noi che “non siamo razzisti”. Questo diceva l’unico striscione che gli organizzatori del “comitato spontaneo” hanno consentito di esporre. Severamente vietati gli altri. Lo si è capito a metà corteo quando tre ragazze-tre del locale liceo srotolano il loro. “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia”. Un oltraggio nel paese dei Pesce e dei Bellocco, capi di quella ’Ndrangheta che qui è padrona di tutto. Della vita dei rosarnesi e del loro futuro, delle arance che marciscono sugli alberi e del destino dei “negri”. “Chiudetelo”, impone uno degli organizzatori, “abbiamo dato direttive precise”. Le ragazze capiscono e lo arrotolano mestamente. Non c’è libertà nel paese dei signori della ‘Ndrangheta, dove il ricordo di Peppino Valarioti, consigliere comunale del Pci, ucciso la sera dell’11 giugno 1980 dalla mafia delle arance a trent’anni, è ormai sbiadito…CONTINUA L’UNITÀ GLI IMMIGRATI NON SERVONO I SOLDI ARRIVANO LO STESSO Di Roberto Rossi 12/01/2010
Nella Piana di Gioia Tauro, quella degli agrumeti, la differenza tra la vita o la morte, tra la permanenza o la fuga, per tremila immigrati africani la fanno tre centesimi di euro. È lo scarto che corre tra il costo e il ricavo nella produzione di arance e clementine. Tra quello che si spende di manodopera per la raccolta e quello che si guadagna, invece, con la trasformazione. Ed è la ragione ultima della caccia al nero, gestita e coordinata dalle famiglie mafiose locali, avvenuta per le strade e le campagne di Rosarno la scorsa settimana.
Per spiegare le origini di un linciaggio di massa bisogna partire dal lontano. Dal Lussemburgo, per la precisione, a 2000 chilometri dalla Calabria. Nel Granducato, nel giugno del 2003, la Commissione Ue decide di riformare la Politica agricola comune (o Pac). Si tratta del sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo. È una delle politiche comunitarie più importanti, impegna il 44% del bilancio, prevede centinaia di miliardi in sussidi in tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia.
In questo quadro all’interno del pacchetto di «politica di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013», l’Unione europea apporta alcune modifiche al sistema di aiuti all’agricoltura. Uno di questi è il sostegno agli agricoltori in base al numero di ettari coltivati e non in base alla produzione. In sostanza se prima si finanziavano i chili, oggi gli aiuti sono a metro quadro. La riforma entra a regime nel 2007. Nel caso di Rosarno, dove si coltivano agrumi, l’Europa concede 800-1200 euro per ogni ettaro di terreno. La differenza sta nel tipo di coltivazione. 800-1200 euro, dunque, vanno in mano all’agricoltore solo per il possesso del terreno. Non conta poi se quel terreno dà frutti. Conta l’estensione dell’appezzamento.
Fuori stagione A che servono allora gli immigrati che da oltre 20 anni stagionalmente arrivano in quelle terre? A nulla. Tanto più che produrre agrumi ora non conviene più. Se da una parte gli aiuti comunitari hanno impedito la ristrutturazione della filiera, dall’altra la frutta proveniente dal Marocco, Spagna, Brasile, ha fatto crollare il prezzo finale (a 25 centesimi). Il risultato? In Calabria per la trasformazione delle clementine i produttori prendono cinque centesimi. Per la raccolta ne spendono otto. Tre centesimi di differenza che segnano il destino degli immigrati.
«Gli africani un tempo - spiega Antonino Calogero della Flai Cgil locale - venivano tollerati anche se per pochi mesi. Poco dopo l’Epifania arrivava la solita retata della Polizia a sgomberare le baracche». Oggi, invece, non servono neanche per pochi mesi. E per questo gli sparano contro. «Lo scorso anno - dice Sergio Genco segretario regionale della Cgil - ci sono state sei persone “sparate”». Tutte africane. Due di queste in modo serio al braccio. «Li volevano cacciare per non farli tornare». E ci sono riusciti.
«Il ministro Maroni - spiega ancora Genco - porta addosso una grossa responsabilità. Con lo sgombero e la demolizione delle baracche si è piegato all’indirizzo delle cosche». Le quali stanno facendo incetta di terreni. «Produrre non conviene, il latifondo invece sì», chiosa Genco. Nella sola Piana di Gioia Tauro ci sono 29 famiglie appartenenti alle ‘ndrine. Alle quali, per rapporti di parentela, se ne collegano altre 70. In totale 100 famiglie controllano un territorio che ospita 180mila abitanti. E le famiglie possono decidere la vita o la morte di tremila braccianti africani. «Torneranno», dice Genco. Nel 2013 gli aiuti finiscono.
Al fine di ‘smentire’ le accuse del pentito Spatuzza del suo coinvolgimento e di quello di Dell’Utri con la Mafia, il Cavaliere ‘si attribuisce’ il merito delle ondate di arresti eccellenti di latitanti mafiosi fatti finora che, come invece ‘dovrebbero’ sapere tutti, sono fatti esclusivamente dalla MAGISTRATURA e dalla POLIZIA.
06 dicembre 2009 BERLUSCONI IN MERITO AGLI ARRESTI DEI DUE BOSS MAFIOSI
Quest’ultima perfino ‘penalizzata’ da gravi tagli ai finanziamenti proprio dal suo Governo. Per i pm magistrati invece non è un mistero che siano molto ‘odiati’ da Berlusconi specialmente quando gli inviano gli avvisi di garanzia che lo invitano a comparire in tribunale per farsi processare.
Incredibilmente invece Berlusconi, quale Presidente del Consiglio ‘ruba’ loro il merito dei risultati fin qui conseguiti nonostante le ‘difficoltà’ cui devono fare fronte tutti i giorni spesso anche senza il pagamento degli straordinari o il rimborso della benzina.
La faccia tosta del presidente non conosce limiti perché mentre tenta di scagionarsi indignato dalle accuse di mafia con questo furto di meriti ‘antimafia’, lo stesso Dell’Utri e Piero Longo (PDL) propongono la revisione del reato introdotto da Giovanni Falcone sul ‘concorso esterno in associazione mafiosa” e Renato Farina (neo deputato PDL) del ’carcere duro il 41bis’ riservato ai mafiosi, considerato da lui come una forma di tortura! PROPRIO LE COSE CHE LA MAFIA VUOLE! Leggi ‘Cosa nostra e cose loro, una lettera da Palermo’ sul blog del FATTO QUOTIDIANO.
Con questo ‘giochino’ mediatico Berlusconi ‘tenta’ di sottrarsi ancora una volta alla GIUSTIZIA, questa volta in modo ‘spudorato’ fidando sui suoi soliti mezzi di comunicazione e sulla scarsa ‘memoria’ e ‘conoscenza’ dei cittadini ma ‘rivelandone’ la SUA CATTIVA FEDE, suo malgrado. Raffaele B.
L’UNITÀ Arresti sbandierati, padrini e caricature dei criminali di Saverio Lodato 07 dicembre 2009 Proviamo a fare un giochino. Quale era il governo in carica quando, il 15 gennaio 1993, venne arrestato Totò Riina? Il governo Amato. Quale era il governo in carica quando, l’11 aprile 2006, venne arrestato Bernardo Provenzano? È difficile rispondere: l’8 e il 10 aprile si erano svolte le elezioni politiche, e l’arresto del Padrino, governativamente parlando, fu considerato “orfano”, visto che le urne erano state aperte proprio quel giorno.
Qual’era il governo in carica quando, il 20 maggio 1996, venne arrestato Giovanni Brusca? Da due giorni, il governo Prodi, e Giorgio Napolitano era ministro degli interni. Qual‘ era il governo in carica quando venne arrestato, il 20 febbraio 1986, Michele Greco? Il governo Craxi. Quale era il governo in carica, il 14 maggio 1974, quando venne arrestato Luciano Liggio? Il governo Rumor. Quale era il governo in carica quando venne arrestato, l’8 aprile 1984, Gaetano Badalamenti? Un altro governo Craxi.Quali furono i governi italiani che arrestarono Vito Cascio Ferro che fu arrestato, se i conti sono esatti, 69 volte? Tanti. E, almeno una volta, lo arrestò il governo Mussolini. Dovrebbe poter bastare. Le dichiarazioni di Berlusconi e Maroni, all’indomani degli arresti di Raccuglia, Nicchi e Fidanzati, ultimi boss, in ordine di tempo, a finire in manette, sono la testimonianza evidente del fatto che i politici del Pdl sono stupiti di se stessi e non credono ai loro occhi. Sbandierano gli arresti. Li contrappongono al popolo sceso a manifestare in Piazza San Giovanni. Li enfatizzano al limite del ridicolo, quanto a caratura criminale dei personaggi in questione. Considerano talmente lo Stato qualcosa di proprio, di personale, di famiglia, da lasciar sottintendere che, se solo lo avessero voluto, quegli arresti non ci sarebbero mai stati. Difficilmente si daranno una calmata. Tanto è vero che non li abbiamo sentiti spendere una parola di plauso per magistrati, poliziotti e carabinieri che quegli arresti li fanno davvero e – per fortuna degli italiani- sopravvivono a tutti i governi, anche a quello di Berlusconi e Maroni. Come, d’altronde, i politici mafiosi, che mai l’hanno fatta franca come con questo governo.
SICILIAINFORMAZIONI Arresti eccellenti, il day after delle toghe “nemiche” Come Antonio Ingroia 06 dicembre 2009
Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha commentato gli arresti dei due superlatitanti di Cosa Nostra Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati. "Nonostante le difficoltà operative incontrate a causa delle scarse risorse di mezzi e di fondi”, ha affermato, “questi arresti sono un importante risultato ottenuto per merito dei poliziotti e dei magistrati delle procure di Palermo e di Milano".
Ingroia non è ben visto negli ambienti governativi. Occupa i primi posti della lista di proscrizione, perché gli addebitano una sospetta solerzia negli affari giudiziari che coinvolgono Silvio Berlusconi. Una considerazione che ha ricevuto conferma con le indagini sulle stragi del ’92 e ’93, la cosiddetta trattativa mafia-Stato, le rivelazioni di Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza.
E’ Ingroia che lavora alle inchieste assieme ai suoi colleghi di Palermo, Caltanissetta, Milano e Firenze. Abituato ad essere additato come un nemico, ed arruolato nell’esercito delle toghe rosse e degli eversori, deve avere vissuto con alterni stati d’animo il day after della cattura di Nicchi e Fidanzati.
Non è facile accettare sospetti e manipolazioni giorno dopo giorno e a conclusione di una indagine conclusa con successo, essere in qualche modo “derubato” – in quanto magistrato – del successo conseguito insieme ai poliziotti e ai colleghi. Ingroia è la testimonianza palese della schizofrenia governativa, quella che descrive le toghe come golpisti quando “disturbano” il manovratore e permette di attribuire successi senza precedenti nella lotta alla mafia all’esecutivo.
Stando alle considerazioni della politica - i leaders della maggioranza di governo in prima fila – l’arresto dei due boss a Palermo e Milano sarebbe la risposta migliore alle farneticazioni di Gaspare Spatuzza. Se così fosse, tuttavia, magistrati come Ingroia – direttamente o indirettamente – avrebbero dato a se stessi la smentita alle “farneticazioni” raccolte e considerate attendibili (dalla Procura di Firenze).
Gli appostamenti, le intercettazioni, le indagini che hanno condotto Nicchi e Fidanzati nelle patrie galere non hanno affatto coinvolto i Ministri e gli apparati della politica, ma agenti, detective, magistrati. Tutta gente che non aveva interesse alcuno a smentire e smentirsi, perché della collaborazione di Spatuzza si è servita per cercare di ricostruire la terribile stagione stragista della mafia siciliana. E’ difficile dare credito a chi indaga, quando si è oggetto di indagine, ma questo è richiesto, non altro, a chi rappresenta le istituzioni, se si ha fiducia nella giustizia. Una fiducia che non può essere dismessa e riaccesa come il pulsante dell’energia elettrica.
SICILIAINFORMAZIONI Gli arresti di Nicchi e Fidanzati sono la risposta a Spatuzza, secondo il governo. Ma non è affatto così, ecco perché 06 dicembre 2009
Il governo Berlusconi sarà ricordato come l'esecutivo che ha decapitato la mafia". L’ultimo spot del portavoce Pdl Daniele Capezzone merita di essere scolpito sul marmo a futura memoria.
“Presto -assicura Capezzone- si giungerà alla sconfitta finale di questa e di altre organizzazioni criminali. Chiunque abbia onestà intellettuale dovrebbe riconoscere l'impulso politico fortissimo del governo a questa lotta. Il resto è infamia, calunnia, con il solo scopo di ferire l'immagine internazionale del Paese. E chiunque si accodi a questi veleni deve sapere che resterà drammaticamente isolato rispetto alla stragrande maggioranza dei cittadini e dell'opinione pubblica"
La storia della mafia Capezzone non la conosce, l’arte della comunicazione inciampa sull’ignoranza e l’imbonimento. Non è tempo. Chi lavora per ripulire il Paese dal crimine organizzato sa bene di che pasta è fatta la piovra e come i suoi tentacoli ricompaiono con sorprendente velocità. La storia dovrebbe consigliare cautela e sobrietà, ma prevale il bisogno di “seppellire” il resto, Spatuzza, Ciancimino e company.
L'esecutivo gonfia il petto sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, a seguito degli arresti dei boss mafiosi Giovanni Nicchi e Gaetano Fidanzati. E ne ha ben donde, a patto che curi la sua schizofrenia nei confronti dei magistrati – eversori i giorni feriali e lucidi determinati nemici delle mafie in quelli festivi. I magistrati fanno il loro mestiere, bene o meno bene, ma non vanno giudicati dai governanti a seconda della convenienza. Se il capo del governo è imputato le toghe sono i nemici da battere, gli eversori da distruggere, se hanno successo con le loro indagini il capo del governo “vanta”, si annette i risultati del loro lavoro.
Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, ha commentato la cattura di Nicchi e Fidanzati, scusandosi per non avere permesso a questi galantuomini di partecipare al “No B day”, promosso dagli internauti. Scherzava, ma fino a un certo punto. Se la piazza dei ragazzi romani non piace al Ministro, non significa che sia fatta di “picciotti” di mafia. E lui, che è siciliano, dovrebbe saperlo di che pasta sono fatti gli “uomini d’onore”.
L’educazione al rispetto degli avversari, tuttavia, non s’impara a tarda età. O ce l’ha o non c’è niente da fare, purtroppo. Il Ministro degli Interni, Maroni, legittimamente compiaciuto per i due arresti eccellenti, non ha potuto fare a meno di alludere alle “farneticazioni” di Spatuzza che con l’arresto di Nicci e Fidanzati non c’entra niente. Spatuzza può avere detto bugie o raccontato qualcosa di vero, lo deciderà il tribunale, e soprattutto lo decideranno i riscontri che i poliziotti e i magistrati avranno saputo trovare. La “risposta” alle “farneticazioni” di Spatuzza è l’assenza di riscontri, verifiche, indizi, prove e testimonianze, non le manette ai due boss. Dell’Utri sostiene che la mafia vuole fare cadere il governo perché il governo la tratta male. Se è così vuol dire che erano state create delle aspettative.
Il quotidiano della Confindustria riporta ‘le polemiche’ dei giornali stranieri sul viaggio di Berlusconi alla festa di compleanno di Putin (ora Primo Ministro della Russia). Il giornale vuole così evidenziare il 'comportamento' ‘anomalo’ e ‘controproducente’ del nostro premier che si ‘muove’ sullo scenario internazionale in modo ‘personale’ senza tenere conto delle opinioni del suo ministro degli esteri Frattini. Così facendo crea motivi di ‘conflitti’ ‘politici’ e ‘strategici’ sia con gli USA che con L’Europa ‘azzerando’ con un solo colpo tutto il lavoro di Frattini e di tutte le ambasciate italiane.
Si evidenzia una ‘certezza’ sulla “solidità” dell'amicizia tra Berlusconi e Putin quali rappresentanti dei due paesi d'Europa dove la MAFIA è più presente.
In Italia invece il viaggio del Presidente del Consiglio in Russia è avvolta da mistero indegno di uno stato democratico: visita privata, di Stato o ambedue? FILMATO RussiaToday
23 ottobre 2009 Rescue Rangers: Putin and Berlusconi fly emergency plane (Protezione civile:Putin e Berlusconi volano l’aereo di emergenza) Il Primo Ministro Italiano Silvio Berlusconi s’incontra con la sua controparte Russa Vladimir Putin in una sua visita privata in Russia che è stata ridicolizzata dalla sinistra italiana. Oltre a discutere di politica, a Berlusconi è stato mostrato l’aereo anfibio Beriyev Be-200 della Protezione civile Russa usato per spegnere gli incendi in Europa e in altre regioni.
Nel frattempo è scoppiato un altro problema con Tremonti dopo lo scoop del “posto fisso” che ora si ‘opporrebbe’ alla soppressione della tassa dell’IRAP che Berlusconi ‘promette’ con il solito annuncio per recuperare il consenso degli imprenditori grandi e piccoli e per la situazione drammatica in cui versano in particolare i piccoli.
Una tassa che fornisce un gettito di 27 Miliardi di euro ‘difficile’ da 'compensare' in questo difficile momento. Tra l’altro la proposta di farla compensare dallo scudo ‘fiscale’ vedi REUTERS è una ‘sciocchezza totale’ perché le risorse che si ottengono dallo scudo sono una ‘tantum’ cioè una sola volta, mentre l’abolizione dell’IRAP è sistematico, cioè tutti gli anni (a meno che non abbiano in mente di fare condoni ogni anno). Dulcis in fundo l’IRAP finanzia le regioni e quindi il ‘federalismo’ come d’altronde l’ICI per i Comuni. Per la Lega è fumo negli occhi!
Insomma non c’è che dire, il nostro premier si dà da fare per ‘aggravare’ i suoi ‘problemi’ sia nell’ambito Internazionale che Nazionale e addirittura all’interno della sua stessa maggioranza, in particolare la Lega di Bossi determinato a ‘difendere’ Tremonti.
Come si vede la ‘CONFUSIONE’ è al massimo! Come farà il Cavaliere a ‘conciliare’ la sua promessa di abolizione della 'odiata tassa' seppure in modo graduale? La volta precedente Tremonti fu ‘rimpiazzato’ da Domenico Siniscalco. Vedremo come se la caverà questa volta al suo rientro. Raffaele B.
ILSOLE24ORE Berlusconi snobba il Re di Giordania per andare da Putin (Times) di Elysa Fazzino 22 OTTOBRE 2009
Il Times Online cavalca la polemica scoppiata in Italia per la visita in Russia del primo ministro italiano. «Berlusconi snobba il Re di Giordania a favore della festa di compleanno di Vladimir Putin», titola il quotidiano britannico, mettendo in evidenza che il premier è stato accusato di disdegnare una chance di favorire il processo di pace in Medio Oriente. .
A Roma – spiega il Times - l'opposizione vuole sapere perché Berlusconi abbia cancellato un incontro con il Re Abdullah scegliendo invece di volare a San Pietroburgo per «discutere di progetti energetici tra la Russia e l'Ue» e, stando alle indiscrezioni, per partecipare a una festa per il compleanno di Putin, che ha compiuto 57 anni il 7 ottobre. A sottolineare la giovialità delle relazioni tra i due leader, c'è la foto di un precedente incontro tra i due vecchi amici, che sorridono fianco a fianco imbacuccati in un copricapo di pelo. .
L'attuale visita «è privata ma con contenuto di lavoro», ha precisato il portavoce del primo ministro russo Dmitri Peskov. Parlando al Times, ha negato che ci sia una festa al lago Valdai, a sud di San Pietroburgo, ma ha aggiunto: «Non posso escludere che in qualche modo celebreranno il suo compleanno, ma non è la principale ragione della visita». Il quotidiano non perde l'occasione per ipotizzare che, probabilmente, anche se nessuno ne ha parlato, prima che Berlusconi parta, domani, faranno la loro comparsa delle ballerine, come è accaduto in passato. .
I collaboratori di Berlusconi, continua il Times, fanno sapere che lui e Putin discuteranno dei progetti di Mosca di costruire nuovi gasdotti, tra cui il South Stream, una joint venture tra Gazprom ed Eni, che dovrebbe portare il gas dalla Russia all'Europa centrale e meridionale passando sotto al Mar Nero. Tuttavia Berlusconi sarà affiancato solo da guardie del corpo, un servitore e dal suo assistente particolare Valentino Valentini. .
Diplomatici Usa a Roma, conclude il quotidiano, hanno espresso «preoccupazione» per gli stretti legami di Berlusconi con Putin e con il leader libico Gheddafi, invitandolo a «diversificare» i suoi contatti internazionali. Il viaggio attira l'attenzione anche di diversi siti spagnoli. .
El Mundo parla di «misterioso viaggio in Russia di Berlusconi». Il governo italiano, sottolinea, «non spiega le ragioni del viaggio del primo ministro», mentre l'opposizione denuncia che ciò è tipico di un Paese «non democratico». «E' una vista avvolta dal mistero», l'unica cosa sicura è che passerà molte ore con il suo amico Putin. «Però, perché?».
Abc titola: «Indignazione in Italia per la visita "privata" di Berlusconi a Putin». Il carattere privato della visita non impedisce ai due premier di parlare dei progetti congiunti nel campo dell'energia (South Stream) e di altro: Putin ha annunciato che lui e Berlusconi si incontrano oggi con dirigenti di Fiat e Finmeccanica per studiare la possibilità di fabbricare automobili e macchine agricole in Russia. Inoltre, riferisce Abc, la governatrice di San Pietroburgo, Valentina Matviyenko ha proposto all'Italia di partecipare al rinnovo del parco tram dell'antica capitale imperiale.
El Pais ha messo un richiamo sulla homepage del suo sito: «La festa "privata" nella dacia». Una festa che durerà tre giorni, nella «favolosa dacia» di Putin. Neppure la visita reale della bella Rania di Giordania ha convinto Berlusconi a cambiare la sua agenda, aggiunge maliziosamente Miguel Mora. Si tratta di una visita «segreta e privatissima», in cui si berrà vodka e si parlerà di politica e di affari. Il tema centrale dell'incontro è l'energia, e in particolare il gasdottoSouth Stream che vede Gazprom ed Eni alleate. «Un'alleanza che irrita gli Stati Uniti e preoccupa Bruxelles». L'opposizione – fa notare El Pais - ha definito la visita «indegna di un Paese democratico».
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Per El Pais, una cosa è certa: l'amicizia tra Berlusconi e Putin è «solida». «I rappresentanti dei due paesi d'Europa dove la mafia è più presente hanno concordato nel 2003, durante una visita di Putin a Villa Certosa, che Eni si sarebbe associata a Gazprom nel progetto South Stream», scrive il quotidiano spagnolo. Ricorda il ruolo di Bruno Mentasti Granelli, ex socio di Tele+ ed ex patron dell'acqua minerale San Pellegrino. Creò la società Central Energy Italia e «divenne l'uomo di fiducia di Berlusconi e di Gazprom». Secondo quanto pubblicato dal Sole24Ore nel 2005, rammenta El Pais, Central Energy è in realtà controllata «da soggetti russi, alcuni dei quali legati a Gazprom». .
El Pais parla degli «enormi» sospetti degli Stati Uniti nei confronti di South Stream, tanto che nella sua prima intervista a un giornale italiano, il neo ambasciatore americano a Roma David Thorne ha espresso la sua preoccupazione per l'eccessiva dipendenza energeticadell'Italia. Washington e l'Ue appoggiano il progetto concorrente Nabucco.
Nella politica di Berlusconi nei confronti della Russia, secondo El Pais, «non pare contare molto l'opinione del suo ministro degli Esteri, Franco Frattini». L'articolo ricorda infine la polemica scoppiata quando Berlusconi disse di avere chiesto l'aiuto dei servizi segreti «di una potenza amica ma non alleata», lasciando supporre che abbia fatto ricorso al suo amico Putin, ex membro del Kgb sovietico. Anche il quotidiano francese di sinistra Libération dà eco alle polemiche italiane: «Berlusconi irrita partendo per andare a trovare amico Putin».
ILSOLE24ORE L'irritazione di Tremonti, la Lega fa quadrato di Emilia Patta 23 OTTOBRE 2009
Aspettare di conoscere i proventi dello scudo fiscale. Il verbo di Giulio Tremonti sulle misure che andranno ad accompagnare la Finanziaria resta sempre lo stesso. Perciò ieri il ministro si è chiuso nel massimo riserbo dopo che le agenzie hanno rilanciato l'annuncio del premier sull'Irap. Un passo, quello di Silvio Berlusconi, che è arrivato dopo il "giallo" del documento del Pdl sulla politica economica in cui si chiedeva appunto il taglio delle tasse. Un testo di cui nessun big del Pdl ha voluto prendersi la paternità ma che stamattina è stato pubblicato quasi per intero da Libero, assieme a un editoriale che invitava Tremonti al taglio delle tasse promesso agli elettori. Editoriale gemello anche sul Giornale diretto da Vittorio Feltri. .
Ieri in serata una telefonata tra Berlusconi e Tremonti ha voluto allontanare l'immagine di un contrasto tra il premier e il suo ministro dell'Economia. Certo Berlusconi nei giorni scorsi ha avuto contatti con chi, come l'ex aennino Mario Baldassarri, ha elaborato una serie di emendamenti sull'Irap presentandoli per la discussione in Senato sulla Finanziaria (si veda articolo a fianco). Non a caso le dichiarazioni più soddisfatte sull'Irap venivano ieri da esponenti ex An («un'importante direzione di marcia» per Ignazio la Russa). Soddisfatto per l'uscita di Berlusconi anche Claudio Scajola, a completare il partito nel Pdl che vuole misure più incisive per il rilancio dell'economia, con un occhio anche alle elezioni regionali. .
Il titolare del Tesoro riceve sollecitazioni da più parti e il suo riserbo non nasconde l'irritazione. Tremonti, giustamente, sa di dover tenere dritta la barra dei conti, in un momento in cui l'Italia è anche sotto osservazione delle agenzie di rating internazionali. Il partito del "cambio di passo" oggi ha incassato la mossa di Berlusconi. Ma Tremonti ha incassato ancora una volta l'esplicito sostegno di Umberto Bossi: «Questo governo non si regge senza Tremonti, lui è intoccabile». Oggi il Consiglio dei ministri sarà l'occasione per un chiarimento.
L’UNITÀ Aspettando Berlusconi. Tremonti s'arrabbia, ma con i media: "Nessuna notizia corrisponde a verità" 23 ottobre 2009
Ma Tremonti si dimette o no? E quanto è arrabbiato per la vicenda dell'Irap? E Berlusconi è vero che è pronto a scaricarlo? E il consiglio dei ministri, perché è stato rinviato? A tutte queste domande, normali in un paese normale, non è arrivata per tutta la giornata alcuna risposta. In compenso sono arrivate, nelle redazioni, un sacco di notizie false, pilotate, vere o proprie bufale. Segno che la confusione è grande e che il governo, come si era capito, non ha gran considerazione dell'informazione.
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La gran brutta mattinata di Giulio Tremonti e del governo, inizia infatti con la notizia (vera) del rinvio del consiglio dei ministri. Non è un fatto di poco conto, il rinvio di un consiglio dei ministri. Spiegazione? Arriva un'agenzia, che riporta fonti di palazzo Chigi, secondo cui Berlusconi è rimasto bloccato a San Pietroburgo, per una tempesta di neve. Strano, a palazzo Chigi dovrebbero sapere che oggigiorno si verifica facilmente, in tempo reale, se in un qualunque posto del mondo sta nevicando o c'è il sole. Rapido accertamento, a San Pietroburgo il cielo è coperto, la temperatura è tra i 4 e i 5 gradi, troppi per nevicare. Vento assente. Dunque, prima bufala scoperta. Tanto è una bufala che lo stesso Tremonti pare abbia commentato: " «L'aereo di Berlusconi, bloccato da una tempesta di neve... Credo sia stato bloccato da una fitta coltre di nebbia. Una nebbia molto ma molto fitta». .
Poi arrivano nelle redazioni un sacco di voci, come accade spesso. Quelle ricorrenti, e peraltro accreditate dai giornali vicini al premier, dicono che Tremonti è pronto alle dimissioni. Le agenzie spiegano che lui al consiglio dei ministri non è andato e che stava aspettando Berlusconi per un chiarimento. Evidentemente rinviato. Quando i siti on-line, Unità compreso, parlano di possibili dimissioni, arriva una dichiarazione vera, quella di Bossi, che spiega una piccola fetta di verità: "Stanno tentando di stritolare Tremonti, ma io lo difendo". .
In contemporanea arrivano una serie di lanci d'agenzia, che riportano il pensiero di fonti vicine al ministro. Esempio (Agi, 14,41): «Assolutamente no. Fonti di via XX settembre smentiscono qualsiasi ipotesi di dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Non si dimette, è una cosa che non esiste, sottolineano le fonti". .
Ne arrivano altre, tutte sullo stesso tenore. "Dimissioni? Il ministro non ci ha mai pensato". Quindi, si pensa, il "caso" sta rientrando. Intanto arriva dalla Russia la notizia che Berlusconi è a pranzo con Putin. La storia del maltempo non viene più citata, anche perché tutti hanno capito che è una bufala. Viene confermato che il "chiarimento" ci sarà. Ma non si spiega quando. Sorge spontanea la domanda sul comportamento del premier: è vero che Putin e Silvio sono così amici che possono decidere di vedersi a pranzo anche dieci minuti prima, ma allora perchè non avvertire i ministri che Silvio ha da fare? .
Il tormentone continua con un colpo di scena. Interviene direttamente Tremonti. Con una nota "stravagante" almeno quanto i calzini del giudice Mesiano. Che recita testualmente: "Produzione di note di agenzie a mezzo note di agenzie. Ho difficoltà a riconoscermi in questo tipo di catena produttiva. Per quanto mi riguarda nessuna delle note in circolazione corrisponde a verità". .
A quale nota si riferisce Tremonti? Quella che lo vuole in attesa di chiarimento e pronto alle dimissioni? O quella secondo cui lui alle dimissioni non ci ha mai pensato? La nota, obiettivamente, non è da paese occidentale. Un ministro dovrebbe spiegare se intende dimettersi o se non ci ha mai pensato, non che non si riconosce nelle note d'agenzia. Nel frattempo Berlusconi è comodamente in Russia, e ha passato una giornata molto divertente. Il che forse ha aumentato l'irritazione di Tremonti. Ne riferiscono le agenzie, ci sono i filmati. Il premier e il suo amico Putin hanno fatto un giro sul lago nei pressi di San Pietroburgo, durante il quale Berlusconi avrebbe preso anche i comandi del Beriev Be-200, un jet anfibio utilizzato dalla protezione civile russa. La tv di stato ha mostrato delle fotografie dei due, entrambi vestiti con giacchetti salvagente arancioni, mentre raggiungono l'aereo a bordo di un motoscafo. «Dà uno straordinario senso di potere», ha commentato Berlusconi, secondo quanto riporta l'agenzia Novosti. Pare si riferisse al mezzo anfibio, non al fatto che a Roma lo stanno aspettando inutilmente. .
Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, conferma autorevolmente che il premier italiano e quello russo hanno trascorso la giornata insieme ed hanno avuto anche dei colloqui di lavoro. In effetti sul lago non c'erano tempeste di neve. Insomma, è sera, e Tremonti continua ad aspettare. Lui lavora, va all'incontro regioni-governo sulla sanità, strappa un buon accordo. Berlusconi sta tornando, ma non è detto che passi per Roma. Anzi, in serata si apprende che torna in Italia ma va direttamente a Milano. Fine della giornata. .
A proposito. Fosse stato per Berlusconi, del suo viaggio "privato" in Russia, non si sarebbe saputo nulla. Non si può sapere se il premier riposa, si diverte, fa affari, gioca, cerca dossier, lavora per il paese o per se stesso. Pensate se lo avessero fatto Obama, Sarkozy o la Merkel. Vedrete invece cosa dirà Berlusconi quando torna.
È fatta, il Premier annuncia l’inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera faraonica per dicembre-gennaio prossimi. Un opera che presenta grandi ostacoli di natura sia geologica (vedi sotto il filmato censurato) che economica (leggi sotto ‘WWF Impossibile aprire il cantiere’) e che non trova alcuna ragione logica che ne giustifichi la realizzazione.
09 ottobre 2009 Guardate che razza di casino vogliono fare col ponte sullo stretto Un video che sputtana i nostri governanti sull'affare del ponte sullo stretto fate girare il video è importante.
A monte e a valle del ponte vi sono strutture stradali e ferroviarie obsolete e fatiscenti, quindi nulla. Diventerebbe la classica ‘cattedrale nel deserto’ destinata a non recuperare mai le enormi ‘spese’ che di fatto si tradurranno in un ulteriore ‘debito pubblico’ a carico di tutti i cittadini.
Inoltre, viene detto, l'emergenza alluvione a Messina non è ancora finita, Bertolaso ha sottolineato come la priorità per la Sicilia e il Mezzogiorno sia la messa in sicurezza del territorio, non il ponte di Messina.
Solo la mania di grandezza di un Capo di Governo e dei suoi sostenitori-complici può spiegare un tale accanimento che punta solo ed esclusivamente alla ‘valenza simbolica’ del ponte che ‘unisce’ il Paese.
Vi sono però ora altre ed urgenti ‘priorità’ per il Sud per le quali bisogna concentrarsi con il massimo sforzo e il massimo delle risorse cui però il Governo non predispone che di briciole. In questo modo non si supererà mai il divario strutturale che Berlusconi tanto ‘promette’ di voler raggiungere!
A chi servirà veramente il ponte di Messina? Raffaele B.
CORRIERE DELLA SERA UNA NOTA ELENCA LE RAGIONI CHE OSTACOLANO L'INIZIO DELLA COSTRUZIONE DEL PONTE Il Wwf: «Impossibile aprire il cantiere» 14 ottobre 2009 Non esiste un progetto esecutivo che consenta di dare il via ai lavori e mancano anche le risorse finanziarie
1. Non esiste ad oggi non solo un progetto esecutivo che consenta di aprire i cantieri del ponte, ma nemmeno il progetto definitivo che serve a completare la procedura di valutazione di impatto ambientale.
. 2. Il Governo non ha risorse per realizzare il ponte: ad oggi ha deciso di immobilizzare, con la Delibera CIPE del 6 marzo scorso, 1,3 miliardi di euro (per un’opera come il ponte che costa 5 volte di più: 6,3 miliardi di euro); fondi che in realtà non sono immediatamente disponibili ma saranno centellinati di anno in anno dal CIPE, come stabilito dall’ultimo decreto anticrisi (decreto legge n. 185/2008). . 3. Si devono ancora rivedere e aggiornare i valori dell’offerta del General Contractor (GC) e le convenzioni tra la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA e il GC capeggiato da Impregilo, come ammesso anche dallo stesso ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteoli nell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013, visto che il GC ha vinto la gara sulle progettazioni definitiva ed esecutiva e la realizzazione del ponte e delle opere connesse, sulla base di un maxiribasso che stimava il costo dell’opera (valutato oggi dal Servizio studi della Camera dei Deputati 6, 3 miliardi di euro, all’aprile 2009) 3,9 miliardi di euro.
«Non vorremmo che pur di aprire un qualche cantiere, si spacciasse la realizzazione della bretellina ferroviaria di Cannitello (1-2 km di linea) in Calabria, opera connessa al ponte, come l’inizio dei lavori – dichiara il Wwf -. Sarebbe una beffa che in qualche modo tende a nascondere il danno già fatto a Calabria e Sicilia dirottando 1,3 miliardi di euro di Fondi FAS destinati al Sud ad un’opera, irrealizzabile per vincoli tecnici, economico-finanziari ed ambientali, invece che destinarli al risanamento del territorio».
CORRIERE DELLA SERA L'OPPOSIZIONE INSORGE: «IL SUD HA ALTRE PRIORITÀ, EMERGENZA ALLUVIONE NON È FINITA» «Al via a dicembre i lavori per il Ponte» 14 ottobre 2009 L'annuncio di Berlusconi a margine del piano di rilancio degli aeroporti. E su Alitalia: «Una sfida quasi vinta»
ROMA - «A dicembre, massimo gennaio, inizieremo la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina». Lo annuncia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi partecipando all’iniziativa «Due hub», ovvero i piani di investimento per Malpensa e Fiumicino, presentata a Villa Madama dalle società che gestiscono i due scali, Sea e Adr.
«ALITALIA VERSO GESTIONE POSITIVA» - Quanto allo sviluppo del sistema aeroportuale italiano, Berlusconi ha sottolineato che «da parte del governo c'è l'impegno a garantire le infrastrutture di collegamento con gli aeroporti». Inoltre, «c'è l'impegno per Milano affinché le infrastrutture siano pronte per il 2015 quando sarà la vetrina dell'Italia in tutto il mondo». Il capo del governo ha poi commentato la situazione di Alitalia, definendola una compagnia «sicuramente avviata verso una gestione positiva che premia il coraggio di imprenditori che hanno saputo rischiare». «Siamo riusciti - ha sottolineato in particolare - a far restare l'Alitalia nelle nostre mani. La sfida sta per essere vinta, ho visto i risultati di Alitalia a ottobre e ci stiamo avviando verso una gestione positiva, che conferma la giustezza del progetto e premia il coraggio degli imprenditori che hanno saputo rischiare».
DEBITO PUBBLICO E INVESTIMENTI - Dobbiamo fare i conti con il debito pubblico, ha detto ancora il premier, «ma questa eredità non deve impedirci di innovare e di rimuovere gli ostacoli e non deve impedirci di stimolare investimenti pubblici e privati verso ciò che è più urgente». «Il nostro Paese - dice Berlusconi - si deve svegliare da un lungo sonno che lo ha portato anche ad avere condizioni di bilancio negative». L'obiettivo è «superare il gap infrastrutturale, della logistica e della mobilità, una strettoia che ha finora impedito di sfruttare appieno le ricchezze dell'Italia».
PD: «SUD HA ALTRE PRIORITÀ» - Per la realizzazione del ponte sullo Stretto Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina e commissario per la realizzazione dell'opera, ha detto che «entro il 2010 partirà il cantiere principale», ma prima sarà spostata la linea ferroviaria a Villa San Giovanni. «Per questa prima fase ci sono circa 30 milioni di euro disponibili - ha spiegato -, e sono previste altre opere a terra anche in Sicilia». Un annuncio, quello dell'inizio dei lavori, che scatena la condanna unanime dell'opposizione. Il segretario del Pd Dario Franceschini: «È veramente una presa in giro inqualificabile proporre un'opera faraonica mentre pochi giorni fa le case sono cadute sotto la frana a Messina. Si metta in campo un grande piano di manutenzione delle scuole italiane che cadono a pezzi». E Sergio D'Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd: «È davvero singolare che l'ennesimo proclama di Berlusconi sul ponte sia arrivato proprio nel giorno in cui l'associazione dei costruttori denuncia il totale azzeramento dei fondi per l'Anas. Le poche risorse a disposizione vanno concentrate su obiettivi prioritari, come un piano di risanamento delle aree a rischio idrogeologico». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: «L'emergenza alluvione a Messina non è ancora finita, Bertolaso ha sottolineato come la priorità per la Sicilia e il Mezzogiorno sia la messa in sicurezza del territorio, non il ponte di Messina».
«OPERA CONTRO IL BUON SENSO» - Il presidente dell'Idv al Senato Felice Belisario parla di «un'opera faraonica contro il buon senso, assolutamente non prioritaria per il Sud che in realtà ha bisogno di ben altre infrastrutture. Sarà una cattedrale nel deserto che collegherà il nulla con il nulla». Secondo il presidente dei senatori dell'Udc Gianpiero D'Alia «parlare del ponte oggi è pura follia. I morti di Messina devono farci capire che è necessario, prima di ogni altra cosa, mettere in sicurezza il territorio. Per questo ci vogliono tante risorse, anche quelle che sono state stanziate per il ponte». Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Berlusconi vuole sperperare i soldi dei cittadini italiani mentre la vera priorità dell'Italia e del Sud sono le infrastrutture da sempre inesistenti. Con i 7 miliardi di euro che servono per un'opera inutile e dannosa in Italia si sarebbero potuti costruire ben 80 chilometri di metropolitane e acquistare 27mila autobus ecologici. Ossia rivoluzionare il traffico nelle nostre città». Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del Pdci: «Berlusconi troverà un muro di persone a sbarrargli la strada, determinate a difendere il loro territorio da mostri di cemento inutili, dannosi e pericolosi».
Il presidente del senato Schifani, uomo di Berlusconi afferma trionfante che si è a buon punto per debellare il cancro della mafia, parole sue. Anche il ministro degli interni Maroni ci va duro ‘contro’ la mafia rincarando la dose ‘appropriandosi’ dei meriti della Magistratura, tanto osteggiata dal Governo, che sta assestando colpi alla mafia con molti arresti per esempio a Fondi che da luglio ‘aspetta’ il decreto di scioglimento del consiglio comunale infiltrato dalla mafia che ‘rimanda’ continuamente. Vedi filmato. ilcantieresociale06 luglio 2009 17 arresti per mafia a Fondi In carcere, oltre ai due Tripodo, sono finiti sono l'ex assessore ai lavori pubblici del comune di Fondi Riccardo Izzi (Forza Italia), Franco e Pasquale Peppe, teste di legno dei Tripodo, Aldo Trani, Giuseppe Bracciale, Alessio Ferri, Antonio Schiappa, Igor Catalano, Vincenzo Bhianco e Antonio D'Errigo. Arresti domiciliari per il comandante della polizia municipale Dario Leone, il suo vice Pietro Munno, il dirigente del settore bilancio e finanze del comune Tommasina Biondino e quello dei Lavori pubblici Gianfranco Mariorenzi, nonche' l'immobiliarista Massimo Di Fazio.
Se a questo aggiungiamo quanto sta emergendo dalla causa d’appello al senatore Marcello dell'Utri (pure uomo fedelissimo del Cavaliere), già condannato dal tribunale per concorso esterno in associazione ‘mafiosa’ , senza citare innumerevoli altri episodi inquietanti di cui poco si parla in un sistema TV di cui Berlusconi ‘controlla’ il quadro si completa in modo chiaro cui è superfluo ‘spiegare’. Si tratta della solita politica degli ‘annunci’ e di ‘furto’ di meriti conseguiti da altri, insomma di una ‘finta’ lotta alla mafia. Per il resto nulla di nuovo sotto il sole. Raffaele B.
ANSA MAFIA: SCHIFANI, A BUON PUNTO PER DEBELLARLA (ANSA) - PALERMO, 25 SET - ''Siamo a buon punto per debellare il cancro della mafia'', ha detto oggi il presidente del Senato, Renato Schifani. A margine della cerimonia di commemorazione del giudice Cesare Terranova, assassinato 30 anni fa con il poliziotto Lenin Mancuso, ha aggiunto: ''rimane tanto nella nostra memoria, come per tutti i caduti di mafia. Si e' fatto molto per combatterla con leggi sempre piu' vigorose, così come si e' fatto tanto per catturare latitanti sempre più pericolosi''.
ADNKRONOS FONDI: ASS. FUNZIONARI POLIZIA, SCIOGLIERE COMUNE 'SENZA SE E SENZA MA' Roma, 23 set. - (Adnkronos) - Sciogliere il Consiglio comunale di Fondi (Latina) "senza se e senza ma". E' quanto chiede l'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia. ''Siamo certi -dice il segretario nazionale dell'Anfp, Enzo Marco Letizia- che il Ministro dell'Interno, preso atto delle oggettive criticità messe in luce dalla commissione prefettizia e valutate dal Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica nella sua collegialita', vorrà considerare l'insostenibilità' della posizione, riportata dalla stampa locale, del Presidente della provincia di Latina, Armando Cusano, che per motivi incomprensibili ritiene possa ancora tollerarsi a Fondi un'amministrazione per la quale sono state denunciate pesanti infiltrazioni di tipo mafioso''
ANSA MAFIA: PG, MANGANO IN CASA BERLUSCONI PER INTERESSI DEI BOSS 2009-09-25 19:15 PALERMO - "Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza". Così il procuratore generale Antonino Gatto entra subito nel vivo della requisitoria del processo al senatore Marcello dell'Utri (Pdl) per concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere. Stamani davanti alla seconda sezione della Corte di appello di Palermo, Gatto ha affrontato subito il tema dello "stalliere di Arcore". "Ma davvero - si è chiesto il Pg - non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall'estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole? In realtà - ha proseguito Gatto - non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt'altra natura rispetto a quelli agricoli". Dell'Utri non è presente in aula. Ad ascoltare l'atto d'accusa del pg ci sono i difensori dell'imputato, gli avvocati Nino Mormino, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico. Per il sostituto procuratore generale, Nino Gatto, Vittorio Mangano era ad Arcore per "proteggere" Berlusconi. "Mangano era il simbolo vivente - ha detto il pg - della tutela da parte di Cosa nostra a Silvio Berlusconi". Il sostituto procuratore generale ha puntato la prima parte della requisitoria sui rapporti tra Gaetano Cinà e Marcello Dell'Utri, confermati, secondo il pg, dalle testimonianze di diversi collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni telefoniche. I rapporti tra Dell'Utri e Cinà risalgono ai tempi della Bacigalupo, la squadra di calcio di Dell'Utri, in cui giocava il figlio del mafioso. "Attraverso Cinà - ha spiegato Gatto - Dell'Utri conobbe Mangano e lo presentò a Berlusconi". Il pg ha collocato nella primavera del 1975 l'incontro a Milano tra Stefano Bontade, reggente della famiglia di Santa Maria di Gesù, gli uomini d'onore Mimmo Teresi e Nino Grado, Dell'Utri e Berlusconi. Dell'incontro ha parlato il pentito Francesco Di Carlo, la cui attendibilità è stata più volte ribadita da Gatto. Di un altro incontro, quello avvenuto nel ristorante "Le colline pistoiesi", ha parlato invece un altro collaboratore: Antonino Calderone. "In quell'occasione Calderone era con Grado - ha ricordato Gatto - Poi entrarono Mangano e Dell'Utri, che Grado saluto ossequiosamente. Poi cenarono assieme e Mangano parlò di Dell'Utri come il suo capo". Il pg ha anche ricordato il matrimonio del boss Jimmy Fauci, a cui Dell'Utri avrebbe partecipato sedendo al tavolo con Di Carlo e Teresi". "Per tutti questi episodi - ha spiegato Gatto - le giustificazioni date da Dell'Utri ai giudici sono assurde, come ha già ribadito la sentenza del tribunale". Inoltre, per Gatto, "il comportamento di Dell'Utri è conforme a quello mafioso. Dentro le aule, infatti, smentisce la sua vicinanza alle cosche e la sua estraneità ai fatti, fuori, come è riportato in diverse interviste, difende Mangano". Gatto ha concluso la prima parte dell'atto d'accusa, che continuerà il 9 ottobre, parlando del "pizzo delle antenne". "Il versamento di somme della Fininvest a Cosa Nostra nel 1986 per la 'messa a posto’ per i ripetitori nel palermitano sarebbe avvenuto, come già ribadito in primo grado, grazie all'intermediazioni di Dell'Utri - ha concluso Gatto - Intervenuto anche nel caso dell'attentato in una delle proprietà di Berlusconi nell'86".
Con questo ennesimo ‘attacco’ alle procure di Palermo e Milano ‘rei’ di occuparsi dei fatti del ’92 e del ’93 peraltro ancora ‘oscure’ e per i quali le ‘verità’ devono essere ancora ‘trovate’, il Presidente del Consiglio ‘tocca’ il fondo in modo ‘preoccupante’ come se l’indagato fosse Lui e non la MAFIA a meno che non gli sia sfuggito un lapsus freudiano. Quei fatti riguardano appunto la MAFIA e le sue stragi in particolare quelle di Falcone e Borsellino.
Un Governo ed un Presidente del Consiglio che tanto ‘promettono’ di voler utilizzare tutti i mezzi e le risorse del Paese per sconfiggere la MAFIA non potrebbero mai ‘ostacolare’ qualsiasi inchiesta delle Procure tesa a combatterla. Invece Berlusconi anche qui tenta la carta della ‘delegittimazione’ dei magistrati impegnati in quel fronte con assurde e generiche accuse di ‘cospirazione’ contro di lui rincarando la dose che si spende così maggiori risorse finanziarie.
La Magistratura ‘agisce’ indipendentemente dagli altri poteri dello Stato per l’accertamento della verità e la punizione dei reati commessi da chiunque. Se dipendesse da uno dei ‘poteri’ non potrebbe svolgere questa ‘funzione’ ma sembra essere proprio questa la ‘soluzione’ che vorrebbe il nostro Capo del Governo con quelle assurde accuse. Perché? Di che ha paura il Cavaliere? Solo chi ha paura della ‘verità’ può volere lo stop alle indagini e/o il controllo delle procure!
La risposta della ANM (Associazione Nazionale Magistrati) non si fatta attendere. Raffaele B.
REUTERS Anm a Berlusconi: inaccettabili accuse a pm di Palermo e Milano mercoledì 9 settembre 2009 14:58
MILANO (Reuters) - L'Associazione nazionale dei magistrati definisce "inaccettabili" le accuse lanciate dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ieri ha denunciato "fermenti" di alcune procure che, nella lotta contro la mafia, "cospirano" contro il governo. "È del tutto inaccettabile che il capo del governo affermi che i magistrati impegnati in indagini difficilissime su fatti tra i più gravi della storia del nostro paese, quali le stragi mafiose dei primi anni '90, sprecano i soldi dei contribuenti. Come se non fosse interesse di tutti fare piena luce, e con ogni mezzo, su vicende gravissime che presentano aspetti ancora oscuri", ha replicato oggi l'Anm in una nota. Ieri alla fiera di Milano, Berlusconi aveva parlato di "fermenti in procure a Palermo e Milano che ricominciano a guardare a fatti del '93, del '94, del '92. Follia pura. Quello che mi fa male che gente così, con i soldi di tutti noi, faccia cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese". Nella nota di oggi inoltre, l'Anm ha espresso "indignazione" per le dichiarazioni di Berlusconi aggiungendo che ancora una volta il premier "definisce folli i magistrati che hanno come unica responsabilità quella di esercitare le loro funzioni al servizio del Paese, senza condizionamenti". La lotta alla mafia -- conclude l'Anm --, che il Governo in carica dichiara spesso di voler perseguire con ogni mezzo, richiede un impegno corale di tutte le istituzioni e non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione dei magistrati e delle forze dell'ordine, esposti in prima linea nell'azione di contrasto alla criminalità mafiosa. "A loro va il pieno sostegno e la convinta solidarietà della magistratura italiana", ha aggiunto.
. ADNKRONOS GOVERNO: BERLUSCONI, PERSONE PAGATE DAL PUBBLICO COSPIRANO CONTRO DI NOI
Milano, 8 set. - (Adnkronos) - "E' una follia che certe Procure da Palermo a Milano si occupino di fatti del '92 e del '93. Mi fa male pensare che persone pagate dal pubblico facciano cose per cospirare contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese". A dirlo e' il capo del governo Silvio Berlusconi nel suo intervento all'inaugurazione della fiera 'Milano unica'.
Ci risiamo, si torna al vecchio vizio della politica di attaccare e imbavagliare l’informazione quando NON È GRADITA. In un sistema democratico, qualsiasi potere, sia esso politico, economico o di altra natura non può “interferire” con l’informazione, qualsiasi siano le ragioni a torto o a ragione. Se così fosse allora l’informazione sarebbe soggetta ad altri e non sarebbe più libera, condizione MICIDIALE per la democrazia.
Invece di attaccare l’informazione che si ritiene “ingiusta” che si risponda nel merito oppure con “querele” per una verifica in tribunale sulla veridicità di quanto affermato nella trasmissione, perché di questo si è trattato. Sono stati raccontati “fatti” avvenuti e verificabili non “opinioni faziose”, vedere i filmati per credere. Ma nessuno “querela” né Santoro e né Travaglio. Se ne guardano bene! Leggi La ricostruzione a rischio clan ecco il partito del terremoto di Roberto Saviano su Repubblica sotto riportato.
Non può certamente essere la POLITICA a stabilire ciò che è fazioso e ciò che non lo è. L’unica cosa che può fare la politica è di permettere e di garantire la PLURALITÀ DELL’INFORMAZIONE, ciò che finora non stato mai fatto da nessun governo, in particolare quelli diretti da BERLUSCONI che con il suo macroscopico CONFLITTO D’INTERESSI, con il suo storico editto bulgaro nell’aprile 2002 contro Biagi, Luttazzi e Santoro (anche allora ndr), ha avvantaggiato e ancora avvantaggia la sua Mediaset a discapito di altri soggetti indipendenti dal suo potere. Leggi Biagi-Berlusconi e l’editto bulgaro dimenticato di Simone Ramella. Raffaele B.
Dopo un primo momento di “critica” ad Annozero anche da parte di esponenti del PD è giunto un Comunicato stampa del PD con il quale Gentiloni (responsabile delle comunicazioni del PD) dichiara: "Il programma di Santoro sul terremoto ha sollevato molte critiche. Non perché abbia indagato su responsabilità e ritardi, come è giusto fare, ma per il modo in cui ha condotto un vero e proprio processo sommario contro le forze impegnate in prima linea e con successo nell’opera di soccorso. Le critiche ad una trasmissione, anche quando ben motivate, non hanno tuttavia nulla a che fare con tentazioni censorie che il Pd non avallerebbe in nessun caso". "La difesa della libertà di informazione e del diritto di cronaca valgono sempre e non soltanto per le trasmissioni gradite o amiche".
lomiolith 12 aprile 2009 Berlusconi e Fini vs Santoro e Annozero: «Ha speculato sulla tragedia» E' pronto l'editto? Sono mesi che non si perde occasione per attaccare Santoro e la sua trasmissione, per non parlare delle strumentalizzazioni che si fecero quando Lucia Annunziata abbandonò lo studio "offesa" dalle parole di Michele Santoro nella puntata dedicata al conflitto tra israeliani e palestinesi. In quell'occasione, dopo che l'Annunziata era sempre stata bollata da Berlusconi come comunista , subito il premier le dimostrò sostegno, e Gianfranco Fini usò lo stesso aggettivo di oggi per definire la trasmissione,cioè "indecente"…
lomiolith (PARTI DELLA PUNTATA “INCRIMINATA”) 09 aprile 2009 Marco Travaglio - "Il mercato del cemento" - Annozero - 09/04/2009
ILMESSAGGERO Terremoto, bufera su Annozero Fini e Berlusconi: Santoro indecente
Scoppia la prima grana per il nuovo vertice della Rai Zavoli: dar voce a istanze diverse
ROMA (13 aprile) - Nuova bufera su Michele Santoro. La puntata della scorsa settimana della trasmissione Annozero, dedicata al terremoto che ha devastato l'Abruzzo, secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, è stata «indecente», «l'unica cosa stonata in questa tragedia». «La tv pubblica non può comportarsi in questo modo», ha aggiunto il premier Silvio Berlusconi.
Santorodi nuovo sotto accusa. Dopo Clemente Mastella che sbatte la porta, Lucia Annunziata che si alza e se ne va, Maurizio Gasparri che lancia i suoi strali dopo essere finito in una vignetta di Vauro, Santoro e la squadra di Annozero finiscono dunque nuovamente nel mirino, questa volta con la puntata - dal titolo Resurrezione - dedicata al terremoto in Abruzzo (andata in onda su Raidue giovedì 9 aprile).
Al centro della puntata, nelle intenzioni di Santoro, «l'assenza di una pianificazione che riuscisse a utilizzare al meglio l'enorme concorso umano» messo in campo dalla protezione civile e dai soccorsi. «Parlare delle inefficienze non vuol dire criticare quelli che hanno prestato soccorso, vuol dire criticare la macchina organizzativa», dice oggi Marco Travaglio, in studia con Santoro giovedì scorso.
Zavoli: dar voce a istanze diverse. Anche i due vicepresidenti della commissione di vigilanza, Giorgio Merlo del Pd e Giorgio Lainati del Pdl, hanno criticato la trasmissione, mentre "approfondimenti" sulla puntata sono stati annunciati invece dai vertici della Rai. Il direttore generale Mauro Masi e il presidente Paolo Garimberti si vedranno in settimana per valutare il da farsi. Sul parere dell'azienda è pronta a esprimersi anche la Vigilanza, dice il presidente Sergio Zavoli, che sottolinea tuttavia la necessità, nei programmi di inchiesta, di «dar voce a istanze diverse».
A difendere Santoro sono intervenuti il sindacato dei giornalisti della tv pubblica Usigrai («Difenderemo la libertà di fare domande e avere risposte», dice il segretario Carlo Verna), il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi e la radicale Emma Bonino.
Antonio Di Pietro ha definito la presa di posizione del premier un «nuovo editto bulgaro». «Berlusconi e i suoi sodali possono permettersi di infangare Annozero solo perché dall'altra parte c'è un'opposizione molle», ha aggiunto il leader dell'Idv. «Meglio non mettersi sul terreno del processo ai toni. Specie in un sistema informativo occupato dalla politica che ha bisogno di più e non di meno pluralismo, magari al prezzo di qualche eccesso», ha affermato Franco Monaco, deputato ulivista del Pd. «L'unità e la responsabilità prescritte dalla tragedia del terremoto si concretano anche nella cura di astenersi da atti censori», ha sottolineato Monaco.
Gasparriinsulta Belisario. «Querelare il capogruppo dell'Idv al Senato Felice Belisario per le sue ingiurie sarebbe inutile. Una semplice perizia psichiatrica consentirebbe alla difesa di eludere le responsabilità di chi è capace di intendere. "Annozero" è la tv menzogna che non si può difendere e danneggia chi la fa e chi la sostiene», ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che ha definito «tv dell'odio» quella di Santoro.
Belisario aveva criticato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che a sua volta aveva attaccato Santoro («L'obiettivo è destabilizzare il quadro politico»), dicendo fra l'altro: «Da fedele affiliato alla loggia P2 Cicchitto aveva sottoscritto il programma di Gelli che prevedeva, tra le altre cose, l'eliminazione della libera informazione e il perseguimento di fini opposti a quelli previsti dalla nostra Costituzione. Tutte le affermazioni di Cicchitto sono basate su menzogne. Non esiste alcun teorema, alcun complotto politico-giudiziario, altrimenti Berlusconi non avrebbe vinto per tre volte le elezioni».
REPUBBLICA La ricostruzione a rischio clan ecco il partito del terremoto di ROBERTO SAVIANO 14 aprile 2009
Roberto Saviano nelle zone del sisma: l'invasione della camorra degli ultimi anni rende alto il pericolo di speculazioni. E l'orgoglioso popolo d'Abruzzo chiede: "Controllateci"
L'AQUILA - "Non permetteremo che ci siano speculazioni, scrivilo. Dillo forte che qui non devono neanche pensarci di riempirci di cemento. Qui decideremo noi come ricostruire la nostra terra...". Al campo rugby mi dicono queste parole. Me le dicono sul muso. Naso vicino al naso, mi arriva l'alito. Le pronuncia un signore che poi mi abbraccia forte e mi ringrazia per essere lì. Ma la sua paura non è finita con il sisma. La maledizione del terremoto non è soltanto quel minuto in cui la terra ha tremato, ma ciò che accadrà dopo. Gli interi quartieri da abbattere, i borghi da restaurare, gli alberghi da ricostruire, i soldi che arriveranno e rischieranno non solo di rimarginare le ferite, ma di avvelenare l'anima. La paura per gli abruzzesi è quella di vedersi spacciare come aiuto una speculazione senza limiti nata dalla ricostruzione...CONTINUA
Il trasfugo Daniele Capezzone (nella foto) ex-radicale transitato a Forza Italia già in posizione di rilievo tanto che ne è il portavoce, fa di tutto per farsi notare dal capo come uno dei più assidui e servili maggiordomi.
Egli si affanna a dimostrare che l’attacco che fa Veltroni del PD al sottosegretario dell’economia Nicola Cosentino di FI non abbia niente a che fare con le vergognose minacce della criminalità dei Casalesi a Saviano e che così facendo Veltroni compie un atto politico grave. Insomma così si fa giustizialismo e non legalità.
Ora, a parte la solita retorica sulla presunta difficoltà politica dell’avversario che lo farebbe agire in modo frettoloso riproponendo la solita vecchia propaganda dalla quale ne sarebbe sempre preda povero lui, Capezzone non spiega perché i due eventi non sarebbero collegati. Nulla, solo miserevoli invettive tipico della più italica inciviltà politica.
Ma il portavoce di Forza Italia si guarda bene ad entrare nel merito, perché se lo facesse avrebbe l’arduo compito di “smentire” tutto quello che si dice del sottosegretario Nicola Cosentino proprio in relazione alla criminalità dei Casalesi, la stessa che minaccia di morte Saviano, il loro grande accusatore.
Il sottosegretario nato a Casal di Principe è accusato da quattro pentiti di essere al servizio dei boss Casalesi originari della stessa città. In un momento in cui le forze dell’ordine sono impegnati ad una dura lotta per arrestare questi pericolosi criminali che non dimentichiamo, godono di appoggi politici, un minimo di decenza vorrebbe che Nicola Cosentino si dimettesse per facilitare il lavoro degli investigatori e della giustizia.
Invece costoro fanno “finta di niente” mentre con una bella faccia tosta “esprimono” a Saviano tutta la loro “falsa” solidarietà. Ma quale “giustizialismo” è voglia di “legalità” che purtroppo stenta ad affermarsi in questo nostro Paese. Raffaele B.
VIRGILIO NOTIZIE Camorra/ Capezzone: Da Veltroni un gravissimo attacco a Cosentino Da lui solo giustizialismo, non lotta per la legalità
Roma, 16 ott. (Apcom) - "Capisco che Veltroni sia in una drammatica difficoltà politica, e ora, non sapendo che altro fare, cerchi di fare un po' di frettolosa propaganda anti-camorra e anti-mafia, tentando così di cambiare tema alla manifestazione del 25 ottobre". Lo dichiara in una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia.
"Ma che il segretario del Pd metta in uno stesso frullatore le vergognose minacce della criminalità a Saviano da una parte, e dall'altra un suo attacco gratuito al sottosegretario Nicola Cosentino, sostanzialmente mischiando le cose, mettendo tutto nel medesimo calderone - rileva - è un atto politicamente gravissimo".
"Questa - osserva Capezzone - non è lotta per la legalità. Questo è giustizialismo. Questo è il solito tentativo di aggredire gli avversari politici attraverso le insinuazioni e gli attacchi alla loro immagine. Chi sperava che il Pd non riproponesse i soliti vizi antigarantisti, purtroppo si sbagliava. Il lupo perde il pelo ma non il vizio".
ESPRESSO Sistema Cosentino di Marco Lillo ha collaborato Claudio Pappaianni 09 ottobre 2008
Quattro pentiti accusano: il sottosegretario era al servizio dei boss casalesi. Ecco tutti gli affari del politico di Casal di Principe. Con una holding di famiglia a cui avevano negato il certificato antimafia
E ora sono quattro. Un poker di pentiti di camorra accusa il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, nato a Casal di Principe, di avere intessuto un rapporto organico con il clan più pericoloso d'Italia: i casalesi.
L'ultimo verbale è stato depositato il 30 settembre scorso in occasione dell'operazione 'Spartacus 3' della Procura di Napoli, una retata che ha raccolto il plauso del capo dello Stato. Il pentito Domenico Frascogna ha raccontato ai pm che Cosentino è stato il postino dei messaggi del boss Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con l'eroe salgariano. L'attuale sottosegretario avrebbe trasmesso gli ordini del capoclan, poi condannato a tre ergastoli e decine di anni di galera per reati gravissimi che vanno dall'omicidio all'associazione camorristica… CONTINUA ESPRESSO-SPECIALE-CASALESI Il clan dei Casalesi da Gomorra a Spartacus Sono l'ultima mafia: quattro padrini per tre famiglie che dominano la più potente organizzazione criminale. Feroce come una gang sudamericana, capace di infiltrarsi negli appalti con creatività campana, solidale come una cosca siciliana. Ma la sentenza di appello con la condanna all'ergastolo della triade che governa la confederazione camorrista rischia di rimettere in gioco gli assetti di potere. Ora i detenuti Francesco Schiavone detto Sandokan, Francesco Bidognetti e i due boss latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine possono solo sperare nella Cassazione per evitare il carcere a vita. E gli investigatori temono che i casalesi possano scatenare i killer. Gli stessi che nelle scorse settimane hanno ucciso familiari di pentiti e imprenditori che avevano rifiutato il racket. È massima allerta, perché ora potrebbero alzare il tiro. Per intimorire le istituzioni e gli avversari, lanciando un messaggio di violenza e di potenza. L'espresso da due anni si è occupato spesso di loro, partendo dagli articoli firmati da Roberto Saviano sul giornale e dalle inchieste degli inviati. Ecco raccolti in un dossier testi e documenti sul gruppo criminale più potente nato nell'ultimo decennio LEGGI TUTTI GLI ARTICOLIGUARDA LE FOTO DELLA CONDANNA Cosentino story: il video Il business milionario di famiglia. I terreni comprati dai boss. Il mistero di un certificato antimafia negato e poi rilasciato. Carriera e affari del sottosegretario. Accusato da quattro pentiti. [9 ottobre 2008]
AGI CAMORRA: SAVIANO, SU CASO COSENTINO BONACCIA ANZICHE' TEMPESTA
(AGI) - Roma, 25 set. - Opinione pubblica casertana "impassibile" sul 'caso Cosentino'. E' il commento sorpreso di Roberto Saviano, che sul settimanale L'Espresso in edicola domani scrive "In genere, quando si svelano i meccanismi della corruzione, la prateria prende fuoco da questa scintilla. Ma qui, oltre i titoli sui soliti giornali locali e alle relative pagine di rito, non ne e' scaturita nessuna discussione, nessun dibattito, nessun allarme".
La vicenda e' quella che, stando alle dichiarazioni del boss camorrista Gaetano Vassallo, vedrebbe Nicola Cosentino, oggi sottosegretario al ministero dell'Economia, destinatario nel tempo di tangenti in cambio di silenzio sul riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. La gente di Caserta non può restare a guardare in silenzio, secondo Saviano: "Possibile che anche la gente abbia barattato il suo voto e il suo silenzio per una manciata di soldi come la plebe famelica e feroce dalla quale da sempre si sentono tanto diversi ed estranei?" A Caserta come a Napoli, continua il giornalista, "ci si sarebbe aspettati un vento di tempesta che gonfiasse onde di sdegno.Invece nulla: una grande bonaccia delle Antille, che stringe tutto in un'immobilità letale, rassegnata, asfissiante". Sono tutti, per Saviano delle "anime morte prima ancora che corpi”.
Questa notizia è stata pubblicata in “sordina” e nella più completa indifferenza come fosse una delle tante a cui siamo abituati a sentire. In realtà questa non è la solita notizia, è invece una notizia “drammatica” ed “inquietante” allo stesso tempo.
La procura di Napoli, anziché avviare accertamenti sulla base delle varie “denunce” di “reati” pubblicati dai giornalisti Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi dell”Espresso” sulle confessioni di Gaetano Vassallo rese alla Giustizia, si “scaglia” pesantemente con “perquisizioni” e “sequestri” di computer e documenti contro l’Espresso stesso e questi giornalisti “rei” di aver “rivelato” quelle confessioni alla opinione pubblica.
Le confessioni “dischiudono” una grossa “rete di protezione” di cui “gode” da più di 20 anni la criminalità organizzata sullo smaltimento illegale dei “rifiuti tossici” che tanto “devastano” il territorio campano “avvelenando” tutti i cittadini.
Le “tangenti” pagate a schiere di funzionari, di poliziotti, di finanzieri, amministratori e politici (tra cui il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino del governo Berlusconi), tutti al soldo della camorra, garantivano quella “rete di protezione” che ancora continua sotto il naso di tutti noi cittadini.
La procura di Napoli non trova di meglio che “intervenire” su chi “denuncia” non su chi è “accusato” di reati. L’intendo è chiaro: si vuole intimidire il giornalismo d’inchiesta e far tacere per sempre queste voci fuori dal controllo politico, specialmente quando si fanno nomi di politici eccellenti.
Se invece di "combattere" la camorra e la corruzione, ci si "scatena" contro i giornali e giornalisti che “denunciano”, non abbiamo nessuna speranza che questo duplice cancro italiano possa un giorno venire “sconfitto”. Raffaele B.
ITALIA-NEWS Rifiuti, perquisite redazione e abitazioni giornalisti de L'Espresso venerdì 12 settembre 2008
Sono durate tutta la giornata le perquisizioni della Guardia di Finanza di Napoli negli uffici del settimanale "L'Espresso". Sette ore in cui gli agenti hanno visionato e sequestrato documenti, computer e agende telefoniche dei giornalisti. Sono state perquisite anche le abitazioni di due giornalisti, Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi, autori dell'inchiesta che ha fatto partire l'ordine di perquisizione da parte della Procura di Napoli. L'inchiesta di copertina del settimanale "Così ho avvelenato Napoli" contiene, infatti, le confessioni di un imprenditore, Gaetano Vassallo, in merito allo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania per conto della camorra. L'imprenditore, nella sua confessione, ha fatto nomi di funzionari, politici, sindaci e manager di enti locali. La redazione de L'Espresso oltre ad esprimere la piena solidarietà ai due giornalisti, fa sapere che continuerà nel suo lavoro di corretta informazione ai suoi lettori, esercitando pienamente il suo diritto di cronaca.
UNITÀ Inchiesta sui rifiuti, perquisita la redazione de L'Espresso Pubblicato il: 12.09.08
Nell'ultimo numero de L'espresso si può leggere l'inchiesta «Così ho avvelenato Napoli». Il lavoro giornalistico, appena arrivato in edicola, assume però un risvolto giudiziario: sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza, la redazione del settimanale e le abitazioni dei giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. La perquisizione, che ha portato al sequestro di computer e documenti, è stata disposta dalla procura di Napoli…LEGGI TUTTO *** IL REO ARTICOLO PUBBLICATO ***
ESPRESSO.REPUBBLICA Così ho avvelenato Napoli di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi 11 settembre 2008
Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari.
Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito... Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei Casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno.
Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra.
I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.
La rete di protezione Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer Casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.
Vassallo non si è preoccupato. Ha continuato a riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre specializzate delle forze dell'ordine: poliziotti, finanzieri, carabinieri e Dia. Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile.
Anche perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue parole. Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini. Come è stato possibile?
"Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli, corrompendo l'architetto Bovier del Commissariato di governo e l'ingegner Avallone dell'Arpac (l'agenzia regionale dell'ambiente). Il primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente. Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di lire. L'ingegner Avallone era praticamente 'stipendiato' con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i rifiuti".
Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini delle forze dell'ordine 'a disposizione e di decine di sindaci prezzolati. Ci sono persino funzionaridella provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori. Una lista sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si parte dalle fideiussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di Rosario Gava, fratello del patriarca DC, fino alla partecipazione occulta dell'ultima leva politica alle società dell'immondizia.