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venerdì, marzo 11, 2011

CONTRO IL TIRANNO MASSACRATORE DEL SUO POPOLO

Se il mondo occidentale e democratico non dovesse agire subito e con forza per ristabilire almeno una certa equità sul piano delle armi, si rischierà di ‘riconsegnare’ la Libia a Gheddafi con gravissime ed evidenti conseguenze, peraltro già annunciate dal figlio Saif al Islam, sul piano umanitario e della sicurezza dell’intera area.

Le conseguenze saranno di una gravità inaudite maggiormente per l’Europa tra cui per prima l’Italia per la sua vicinanza geografica. Il tiranno preannuncia massacri di tutti gli oppositori, cioè in pratica del suo popolo ‘contro’ cui ‘vorrà’ continuare a ‘governare’ nonostante non ne abbia più la legittimità e quindi il consenso. Questo provocherà la ‘fuga’ in massa dal Paese, dalla repressione e dalla morte certa, generando una emigrazione questa si biblica verso di noi per asilo politico.

Se a questo si aggiunge che Gheddafi non si opporrà più né alla normale emigrazione né a quella terroristica di Al-Qaeda che dovessero transitare per la Libia, il quadro si aggraverà. Inoltre chiuderà tutti i rapporti di affari con le Compagnie Europee a favore di altri (es. cinesi e indiane). L’Italia né avrà un danno maggiore perché ne era il maggior partner.

Insomma una bella gatta da pelare, una questione che se non affrontata in modo deciso oggi, domani diventerà una nuova Afghanistan mediterranea di cui l’Europa e per prima l’Italia dovranno per forza occuparsene direttamente con altissimi costi umani ed economici come l’esperienza tuttora in corso insegna.

Soltanto la fine del regime di Gheddafi può ora scongiurare tutto questo. Ciò potrà portare la Libia alla democrazia ed alla stabilità dell’area con beneficio per tutti.

Al momento Gheddafi, anche se non dispone della superiorità numerica, appannaggio degli insorti, dispone però quella delle armi. Ha una aviazione ed armi pesanti che gli insorti non hanno. Egli, grazie a ingenti possibilità finanziarie (nonostante il blocco di tutti gli assets) dispone di numerosi mercenari africani professionali che usa per massacrare il suo popolo. Molti dell’esercito libico o è passato dalla parte degli insorti oppure uccisi perché rifiutavano di uccidere i propri fratelli.

Un tiranno così, se dovesse riconquistare malauguratamente il potere, non potrà che continuare a governare con il terrore e con il sangue del suo Popolo. Il peggio del peggio delle dittature più sanguinarie.

Ecco perché l’USA, l’Europa dovranno fare di tutto ed agire subito prima che sia troppo tardi. La Francia dimostra di avere capito la posta in gioco: si fa leader di questo processo, riconosce il governo provvisorio e promette di intervenire direttamente se l’ONU dovesse fallire con la NO FLY ZONE. Domani ne raccoglierà i frutti.

Gli USA invece continuano a dilungarsi nelle elaborazioni sul come intervenire, mentre l’Italia è perfino contraria all’intervento e non attivamente impegnata perché occupata su ben altre questioni interne che riguardano esclusivamente il presidente del consiglio Berlusconi, grande ex-amico di Gheddafi a cui ha baciato la mano poco tempo fa, non dimentichiamolo mai, ne oggi, ne domani qualunque sarà l’esito in Libia.
Raffaele B.

lunedì, febbraio 21, 2011

BERLUSCONI E L’AMICO TIRANNO GHEDDAFI

Mentre bruciano i palazzi del potere a Tripoli, Gheddafi scappa e il suo degno figlio minaccia con mezza bocca l’annientamento dei ‘ribelli’ per mezzo di mercenari africani e con l’altra mezza bocca la disponibilità a discutere di costituzione e riforme, quanto di meno credibile ci sia. Il ministro Frattini, unico fra i ministri dell’EU, dichiara che la UE non debba interferire. Clamoroso, ieri Gheddafi uccide. Berlusconi non lo disturba, due giorni fa Berlusconi: Gheddafi? Non lo disturbo.

Oggi La Libia affonda Piazza Affari. Cadono Eni, UniCredit e i titoli dei costruttori. Su petrolio, oro ed euro. Tutto questo la dice lunga su quanto sta accadendo e sul livello di “smarrimento” in cui versa il Governo Italiano di Berlusconi, ormai sulle TV e giornali di tutto il mondo come l’amico preferito del tiranno Gheddafi. Il video più sfruttato è il suo devoto baciamano, vedi Quando Berlusconi baciò la mano a Gheddafi (Video). La rivolta travolge la Libia e sul web rimbalza la scena del 27 marzo 2010 al vertice della Lega Araba a Sirte, quando il premier italiano, abbracciato al colonnello, chinò il capo per baciargli la mano come fanno i mafiosi (Sic).

Sono più che amici, sono partners in mega affari (vedi Eni, Unicredit e titoli dei costruttori) e si suppone nemmeno tanto puliti fatti alle spalle dei popoli libico e italiano medesimo. Il nostro Parlamento non fu mai informato.

Il colonnello per Berlusconi era ed è un modello da emulare, avrebbe voluto essere uguale a lui per il suo potere senza limiti e controlli e per il suo harem elevato a guardie del corpo (foto), questa cosa l’aveva fatto sognare senza dubbio più di ogni altra cosa. Il famoso bunga bunga l’avrebbe appreso proprio da Gheddafi in Questo è l’uomo dal quale abbiamo importato il bunga bunga.

Insomma il cavaliere e con lui, il suo governo e la sua maggioranza si stanno giocando in questi giorni non solo la loro immagine ma tutti i cosiddetti affari tra petrolio e immigranti che stanno provocando sconquassi, vista la mole dei contratti che abbiamo stipulato con questo regime sanguinario. E continuano a perseverare nel pallone, smarcandosi negativamente dagli altri partners europei che invece hanno preso posizione contro le stragi e favorevole al popolo libico che chiede democrazia. In questo modo quali chances avrà l’Italia con la nuova Libia? Nessuna!

Proprio in questo momento si apprende di raid aerei contro i manifestanti di una ferocia inimmaginabile mentre il dittatore sarebbe fuggito in Venezuela. È evidente che ha perso su tutti i fronti ma vuole lo stesso infliggere un inutile spargimento di sangue del suo stesso Popolo che lo iscriverà indelebilmente nella propria storia come il peggiore dei tiranni in assoluto.
Raffaele B.

martedì, gennaio 12, 2010

LA FARSA ANTIRAZZISTA DI ROSARNO

Certo la manifestazione ‘antirazzista’ nel paese dove le famiglie mafiose della ‘Ndrangheta dei Pesce e dei Bellocco controllano tutto e tutti non può che essere una ‘farsa’. La cittadina aveva una necessità di rifarsi un’immagine buonista dopo i gravi fatti accaduti con la rivolta degli africani immigrati ora ‘mandati’ via altrove. Anche per il fatto che lo stesso consiglio comunale è stato commissariato per mafia.

Tant’è che si tratta solo ed esclusivamente di una manifestazione delle cosche locali e ne è la prova la vicenda inquietante degli studenti del liceo che ingenuamente volevano marciare con lo striscione intitolato “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia” a cui è stato ‘impedito’ di farlo e che però alla fine è stato loro concesso di esporre un altro striscione sull’antirazzismo dei cittadini. Lo striscione sulla mafia invece viene in ultimo “rinnegato” dalla stessa studentessa la quale afferma poi che la mafia su quei fatti non c’entra niente. Inquietante, chissà che cosa le hanno detto per farle cambiare idea così rapidamente. Il video qui sotto lo documenta in modo inequivocabile.

kobrakhan74
11 gennaio 2010
Rosarno:"C'era una volta la mafia?"

Per quanto riguarda la ragione vera dei fatti accaduti e poi sulla sorte dei tremila immigrati africani la spiegazione risiede nell’articolo di Roberto Rossi sull’Unità “GLI IMMIGRATI NON SERVONO”. Più semplicemente da quando nel 2007 l’Europa ha modificato il criterio dell’elargizione dei sussidi agricoli, non più sulla produzione ma sugli ettari coltivati. In altre parole non conviene più fare la raccolta che in base ai prezzi di mercato della frutta, costa tre centesimi in più al chilo di quanto si ottiene con l’aiuto europeo che arriva comunque anche se non si raccoglie. Questo però fino al 2013. Ma fino ad allora ‘gli schiavi’ non servono. Trattati alla stregua di ‘animali’ per anni è bastata, data la loro ingenuità, qualche ‘provocazione’ per farli ‘reagire’ con ‘rabbia’ in modo da ‘suscitare’ tanta ‘reazione’ e dai cittadini e dal Governo per mandarli via definitivamente. E così infatti è stato! Missione compiuta!

Nella manifestazione, Rosarno ha cercato di dimostrare a tutti che così non è, che i cittadini sono stati accoglienti mentre i ‘neri’ sono stati ‘ingrati’ e più importante di tutto, che la mafia non c’entra niente (forse per evitare le inchieste e il blocco dei sussidi?).

Non c’è manifestazione più ‘RAZZISTA’ e IPOCRITA di questa perché si ammanta di parole ‘antirazziste’ strumentalizzando gli ingenui (impauriti) studenti. Ecco dove siamo arrivati!
Raffaele B.

L’ANTEFATTO
Duemila persone in strada per dire “non siamo razzisti” In un paese dominato dalla criminalità organizzata.
12 gennaio 2010

Rosarno. La Calabria è una bomba pronta ad esplodere e la miccia è a Rosarno. Bisogna venire qui per toccare con mano le piaghe provocate dall’abbandono: disperazione, bisogni veri, impotenza, rabbia antica. Una miscela pericolosissima che qualcuno sta maneggiando con estrema raffinatezza. Bastava vedere la manifestazione di ieri. Duemila persone. I negozi del paese sbarrati. Un corteo silenzioso e rabbioso. Contro “lo Stato che ci ha abbandonato”, “i mass media che ci criminalizzano”. Noi che “non siamo razzisti”. Questo diceva l’unico striscione che gli organizzatori del “comitato spontaneo” hanno consentito di esporre. Severamente vietati gli altri. Lo si è capito a metà corteo quando tre ragazze-tre del locale liceo srotolano il loro. “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia”. Un oltraggio nel paese dei Pesce e dei Bellocco, capi di quella ’Ndrangheta che qui è padrona di tutto. Della vita dei rosarnesi e del loro futuro, delle arance che marciscono sugli alberi e del destino dei “negri”. “Chiudetelo”, impone uno degli organizzatori, “abbiamo dato direttive precise”. Le ragazze capiscono e lo arrotolano mestamente. Non c’è libertà nel paese dei signori della ‘Ndrangheta, dove il ricordo di Peppino Valarioti, consigliere comunale del Pci, ucciso la sera dell’11 giugno 1980 dalla mafia delle arance a trent’anni, è ormai sbiadito…
CONTINUA

L’UNITÀ
GLI IMMIGRATI NON SERVONO I SOLDI ARRIVANO LO STESSO
Di Roberto Rossi 12/01/2010

Nella Piana di Gioia Tauro, quella degli agrumeti, la differenza tra la vita o la morte, tra la permanenza o la fuga, per tremila immigrati africani la fanno tre centesimi di euro. È lo scarto che corre tra il costo e il ricavo nella produzione di arance e clementine. Tra quello che si spende di manodopera per la raccolta e quello che si guadagna, invece, con la trasformazione. Ed è la ragione ultima della caccia al nero, gestita e coordinata dalle famiglie mafiose locali, avvenuta per le strade e le campagne di Rosarno la scorsa settimana.

Per spiegare le origini di un linciaggio di massa bisogna partire dal lontano. Dal Lussemburgo, per la precisione, a 2000 chilometri dalla Calabria. Nel Granducato, nel giugno del 2003, la Commissione Ue decide di riformare la Politica agricola comune (o Pac). Si tratta del sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo. È una delle politiche comunitarie più importanti, impegna il 44% del bilancio, prevede centinaia di miliardi in sussidi in tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia.

In questo quadro all’interno del pacchetto di «politica di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013», l’Unione europea apporta alcune modifiche al sistema di aiuti all’agricoltura. Uno di questi è il sostegno agli agricoltori in base al numero di ettari coltivati e non in base alla produzione. In sostanza se prima si finanziavano i chili, oggi gli aiuti sono a metro quadro. La riforma entra a regime nel 2007. Nel caso di Rosarno, dove si coltivano agrumi, l’Europa concede 800-1200 euro per ogni ettaro di terreno. La differenza sta nel tipo di coltivazione. 800-1200 euro, dunque, vanno in mano all’agricoltore solo per il possesso del terreno. Non conta poi se quel terreno dà frutti. Conta l’estensione dell’appezzamento.

Fuori stagione A che servono allora gli immigrati che da oltre 20 anni stagionalmente arrivano in quelle terre? A nulla. Tanto più che produrre agrumi ora non conviene più. Se da una parte gli aiuti comunitari hanno impedito la ristrutturazione della filiera, dall’altra la frutta proveniente dal Marocco, Spagna, Brasile, ha fatto crollare il prezzo finale (a 25 centesimi). Il risultato? In Calabria per la trasformazione delle clementine i produttori prendono cinque centesimi. Per la raccolta ne spendono otto. Tre centesimi di differenza che segnano il destino degli immigrati.

«Gli africani un tempo - spiega Antonino Calogero della Flai Cgil locale - venivano tollerati anche se per pochi mesi. Poco dopo l’Epifania arrivava la solita retata della Polizia a sgomberare le baracche». Oggi, invece, non servono neanche per pochi mesi. E per questo gli sparano contro. «Lo scorso anno - dice Sergio Genco segretario regionale della Cgil - ci sono state sei persone “sparate”». Tutte africane. Due di queste in modo serio al braccio. «Li volevano cacciare per non farli tornare». E ci sono riusciti.

«Il ministro Maroni - spiega ancora Genco - porta addosso una grossa responsabilità. Con lo sgombero e la demolizione delle baracche si è piegato all’indirizzo delle cosche». Le quali stanno facendo incetta di terreni. «Produrre non conviene, il latifondo invece sì», chiosa Genco. Nella sola Piana di Gioia Tauro ci sono 29 famiglie appartenenti alle ‘ndrine. Alle quali, per rapporti di parentela, se ne collegano altre 70. In totale 100 famiglie controllano un territorio che ospita 180mila abitanti. E le famiglie possono decidere la vita o la morte di tremila braccianti africani. «Torneranno», dice Genco. Nel 2013 gli aiuti finiscono.

mercoledì, luglio 29, 2009

LA LEGA E IL RAZZISMO SENZA LIMITI

Quando si concede al “razzismo” della Lega “spazio” di governo, si sprofonda in un luogo in cui non esiste limite. Prima via gli albanesi, poi i rumeni, poi i rom, i neri, gli arabi e così via dicendo. Ma quando si arriva in fondo alla lista cosa rimane? I terroni! Cioè gli italiani del centro-sud oppure quelli che non sono del nord.

La lega separatista e razzista non si smentisce mai. Rimanendo fedele a se stessa, ora propone per i professori un test di dialetto sulla storia e tradizione della regione dove andranno ad insegnare. Comunque la si vuole giustificare è chiaramente un progetto di divisione del Paese che “rimanda” a casa quelli che non sono della regione e per loro il nord, così come si fa con tutti gli immigrati!

Non solo è contro il principio dell’unità del Paese e contro l’eguaglianza di tutti gli italiani su tutto il territorio come stabilito dalla Costituzione, ma è anche una proposta “demenziale” e trasforma la politica di governo in “avanspettacolo”. Guardate qui sotto lo spezzone del filmato “Tre uomini e una gamba” di Aldo,Giovanni & Giacomo in cui chiedevano ad Aldo, che si proclamava settentrionale, di dire cos'era una "cadrega"?

È anche contro il principio di “meritocrazia” tanto sbandierato, anzi è l’esatto opposto, perché si preferirà assumere un professore “lumbard” anche se “asino” invece di un premio nobel napoletano!

Perfino il PDL ora se la prende con la Lega per questa “demenziale” proposta tanto che si riporta per l’occasione la notizia proprio da
ILGIORNALE, il quotidiano del fratello di Berlusconi.

Insomma sarà una proposta “indecente” perfino per i berluscones ma non dimentichiamoci che la Lega è una forza di governo necessaria per questa maggioranza e questo loro lo sanno bene! Dopo la boutade sul ritiro dall’Afghanistan di Bossi, sono curioso di vedere come faranno a ripianare anche quest’altra.
Raffaele B.

Aldo, Giovanni e Giacomo in: Tre uomini e una gamba - Il Conte Dracula alias "Brambilla Fumagalli"
FraTosten29 giugno 2009
Spezzone tratto dal film "Tre uomini e una gamba" del trio comico composto da Aldo, Giovanni e Giacomo.Il Conte Dracula si ritrova in un'osteria leghista della Transilvania i cui padroni, Michele e Gino, parlano in dialetto lombardo. Essendo lui un terrone (meridionale) cerca di nascondere la sua identità provando a parlare anche lui in dialetto lombardo e presentandosi col nome di Brambilla Fumagalli, ma i due osti scoprono l'inganno col trucco della "cadrega" e costringono il malcapitato alla fuga.


ILGIORNALE
Ma la Lega provoca: «Test di dialetto ai prof che lavorano al Nord»
mercoledì 29 luglio 2009, 07:00

Roma. È la scuola il nuovo terreno di scontro fra la Lega ed il Popolo della libertà. E la riforma del reclutamento dei docenti rischia di impantanarsi per una questione di vernacolo che va ad aggiungersi agli altri attriti del confronto politico Nord-Sud. In commissione Cultura della Camera si sta esaminando la legge per regolamentare oltre all’autogoverno delle istituzioni scolastiche, la libertà di scelta educativa delle famiglie e lo stato giuridico dei docenti. Tra i vari aspetti presi in esame per quanto riguarda il reclutamento dei docenti è piombata la proposta “indecente” della Lega.

Il Carroccio infatti chiede che gli aspiranti professori, per guadagnarsi il diritto a salire in cattedra, superino un «test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare». La Aprea, presidente della Commissione, propone di rimandare la discussione di quel particolare punto in aula. La Lega però vorrebbe vederla inserita nel testo unificato e non gradisce il rifiuto, quindi la discussione in commissione si ferma.

È la leghista Paola Goisis a spiegare perché questo test è considerato irrinunciabile dal partito di Umberto Bossi. «Noi avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola. Ma questa non è stata condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato che ora era all’esame della Commissione Cultura - spiega la Goisis -. Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che ad un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante».
Qual è lo scopo di una simile iniziativa? Il Carroccio, prosegue la Goisis «punta ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al Nord sia meridionale». In sostanza la Lega darà il suo sì alla riforma ed in particolare all’istituzione degli albi regionali soltanto se fra i requisiti per diventare professore verrà inserito anche il superamento del test sul dialetto e la cultura della regione nella quale si dovrà insegnare. Altrimenti la Lega è pronta a bocciare la riforma. Non è la prima volta che il Carroccio tenta di porre dei paletti all’«immigrazione» dei docenti di origine meridionale verso le cattedre del Nord.

Visto l’atteggiamento irremovibile della Lega, alla Aprea non è rimasto che sconvocare il comitato ristretto, che stava discutendo la legge in attesa di decisioni che dovrebbe prendere la conferenza dei capigruppo. Il contrasto tra Lega e Pdl poi scavalca i confini della commissione Cultura e rimbalza in aula. Alla deputata del Pd, Emilia De Biasi, che pone la questione del test in aula risponde il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che si affida alla Costituzione: «Durante l’esame della riforma la prima commissione e l’aula valutino il pieno e totale rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale».
Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, assicura che «non esistono ragioni di divisioni sulla scuola fra Lega e Pdl» dato che sono «prioritari i progetti di riforma portati avanti dal ministro Gelmini sulla riforma dell’università e quella sui licei». E quelle importanti riforme sono già state portate a casa e da tempo sono legge con il pieno appoggio della Lega.

mercoledì, maggio 13, 2009

IL CAVALIERE E LA NOSTRA MEMORIA CORTA

Dall’ ultima e recente posizione di Berlusconi sulla politica dei “respingimenti” tesa a “giustificarla” affermando che “i migranti sui barconi sono reclutati dalla criminalità e pertanto non hanno ragioni per chiedere asilo..”, ovviamente non è stato loro chiesto prima di respingerli riaccompagnandoli in Libia.

Il
Consiglio italiano rifugiati invece “smentisce” il Cavaliere in modo clamoroso affermando che il 70% di chi sbarca chiede asilo e un terzo l’ha ottenuto.

Adesso l’ONU chiede al Governo Italiano di “riammettere” i clandestini respinti ed anche la Santa Sede “richiama” il Governo al rispetto delle norme umanitarie internazionali cui l’Italia non aveva mai violato!

Certo si chiede anche che l’Europa faccia la sua parte e non lasci gli stati membri soli ad affrontare il “fenomeno” che non potrà essere arrestato fintanto che esisteranno condizioni difficili di sopravvivenza per quella moltitudine in disperata ricerca di una speranza di vita.

La Lega Nord sta imprimendo una svolta decisamente “razzista” e “xenofoba” alla politica internazionale del nostro paese e il Cavaliere contrariamente a quanto si vede in questo video (recuperato dal lontano 1997) incredibilmente “smentisce” se stesso con una convinta adesione. Vedere per credere a che livello di voltafaccia arriva il nostro premier:

VIDEO (clicca il titolo)
Quando Berlusconi piangeva per i migranti morti
Fonte You Tube
Lacrime da caimano. Era il 30 marzo 1997 e Berlusconi esordiva così in un'intervista parlando dei migranti: "Vorrei che tutti gli italiani avessero avuto l'incontro che ho avuto io con questa gente che ha perso tre figli, che ha perso la moglie, che sperava di venir qui a trovare un paese libero e democratico in cui poter lavorare, in cui potersi affermare... ecco queste son cose che noi non possiamo permettere che succedano più nel nostro paese...". Ecco il
video dal sito dell’Unità.it.

Altro che non succedono! Succedono eccome perfino con il suo avallo e quello di tutti coloro che hanno dimenticato la storia del nostro paese, che rinunciano ai principi di umanità e civiltà ed infine alla democrazia. Quando la memoria è corta!
Raffaele B.

ILMESSAGGERO
Consiglio italiano rifugiati: il 70% di chi sbarca chiede l'asilo

ROMA (13 maggio) - Il 70% degli immigrati arrivati in Italia nel 2008 con i barconi ha chiesto asilo politico, e un terzo del totale ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato, essendone stati verificati i requisiti: così il direttore del
Consiglio italiano per i rifugiati, Cristopher Hein, smentisce, in una intervista alla Radio Vaticana, la denuncia del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale tra gli irregolari non vi sarebbe alcun richiedente asilo.
«Questa affermazione - ha detto Hein all'emittente vaticana - è smentita dalle statistiche ufficiali: nel 2008 tra Lampedusa, le coste siciliane e la Sardegna sono arrivate 37 mila persone in forma di sbarchi. Facendo il calcolo risulta non solo che il 70 per cento di quelli che sono arrivati hanno fatto una richiesta d'asilo, ma che un terzo di tutti quelli che sono sbarcati ne ha ottenuto dallo Stato italiano il riconoscimento». Hein ha poi denunciato il sistema europeo di accesso: «il fatto che tanti africani paghino organizzazioni criminali per venire in Europa - ha osservato - è la conseguenza di una politica non solo italiana ma dell' Unione europea, anche attraverso il sistema di Schengen, che fa sì che nessun cittadino di un paese terzo, in particolare africano, riesca ad entrare sul territorio italiano o comunitario in modo regolare perché nessuno gli dà il visto».

ILMESSAGGERO
L'Onu scrive al governo italiano:
«Riammettete i clandestini respinti»

Berlusconi: «Sono il frutto di un'organizzazione criminale»
Maroni: «Dei richiedenti asilo si faccia carico la Ue»


ROMA (12 maggio) - Non si placano le polemiche sulla decisione adottata dall'Italia di respingere i barconi diretti in Italia. L'Onu invita il governo a riammetterli, l'Europa sostiene che il diritto all'asilo è un principio universale, Berlusconi tira dritto per la sua strada, mentre Maroni chiede che sia la Ue a farsi carico dei richiedenti asilo e assicura che i respingimenti in Libia proseguiranno.

Berlusconi: su barconi reclutati dal crimine. Il presidente del consiglio, in Egitto per un vertice con Mubarak, è tornato sul tema dei barconi che salpano verso l'Italia: «Non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale»: all'interno vi sono persone che «sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali che offrono a chi vuole venire in Italia la possibilità di venirci a pagamento». «Queste persone - ha rimarcato il premier - sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali».
CONTINUA

domenica, gennaio 25, 2009

SICUREZZA - GAFFE DEL CAVALIERE SUGLI STUPRI

Berlusconi è come al solito incontenibile! Ancora una volta si abbandona ad una gaffe che supera ogni limite di decenza perché fatta da un Capo di Governo a danno dei propri cittadini, in primo luogo le donne e poi gli uomini.

Con la frase “dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai”, egli in realtà “confessa” più cose di quanto sembrerebbe in un primo momento, e poi con il “chiarimento” di
Capezzone si va oltre il “ridicolo” al punto che ribadisce la solita solfa che è colpa degli altri che stravolgono le parole del Cavaliere (vedere il filmato per questo).

La gaffe consiste nel fatto che secondo Berlusconi lo stupro avverrebbe perché la vittima è “bella”. E questo vorrebbe anche dire che gli uomini, di fronte ad una bella donna non sanno “resistere”. Suona come una tetra “giustificazione” per gli uomini (stupratori) a ”violentare” le donne (vittime) perché hanno la colpa di essere “belle”.

Essa rivela una “mentalità” del vecchio costume maschilista dei tempi andati che addossa solo alla “donna” la colpa della “violenza carnale” che subisce, perché è proprio lei a “provocarla” con il suo corpo. L’uomo è maschio e cacciatore e non ha colpa alcuna. Il Cavaliere si identifica spesso con questo modello, quindi senz’altro ci vede se stesso.

Oltre alla gaffe, il Cavaliere, con quella frase, “confessa” inconsapevolmente che il problema della sicurezza non si può affrontare con i militari, come avevano “tuonato” nella campagna elettorale e tanto da volere moltiplicare per dieci i soldati già impiegati nelle città. Ce ne vorrebbero milioni che non ci sono! In nessun paese democratico ed avanzato si affronta la sicurezza interna con l’Esercito. Non si possono certo acchiappare ladri e stupratori con i carri armati, è ridicolo!

Hanno fatto e continuano a fare solo “demagogia” e tanti “annunci” vani “ingannando” facilmente tutti quei milioni cittadini la cui opinione viene costantemente “manipolata” e “costruita” dalle televisioni di Berlusconi medesimo (conflitto d’interessi) e dalla grande stampa asservita allo stesso quale dispensatore di quote di pubblicità (finanziamenti).

Quello che serve è un insieme di politiche della “sicurezza” e della “immigrazione” che rimettono al centro le forze di polizia con finanziamenti adeguati per pattugliamenti frequenti e capacità d’intervento rapido che non ci sono, l’efficacia della giustizia più giusta e rapida che non è, il rifinanziamento dei comuni “depotenziati” per rimetterli in condizioni di affrontare i bisogni veri delle città tra cui l’illuminazione, la viabilità, servizi sociali, i controlli del territorio comprese le stazioni con videocamere e quant’altro possa servire per aumentare la sicurezza a tutte le ore ed in tutti i luoghi.
Raffaele B.


Berlusconi sugli stupri
«Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» - Silvio Berlusconi - 25 Gennaio 2009

CORRIERE DELLA SERA
Stupri e donne, Berlusconi sotto accusa
Veltroni: «Offende le donne». Il leader del Pd: «Quella del premier è l'ennesima battuta su un dramma e dimostra scarsa sensibilità»
25 Gennaio 2009

MILANO - Hanno suscitato non poche polemiche le parole del premier Silvio Berlusconi
sull'allarme sicurezza e in particolare sulla vicenda degli stupri nella Capitale e a Guidonia. «Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» ha detto il Cavaliere. Pd e Udc hanno immediatamente replicato alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, apostrofandole come «offensive e volgari». «L'ennesima battuta del premier di fronte al dramma delle tante donne violentate in questi giorni - ha sottolineato il segretario del Pd Walter Veltroni in una nota - è una dimostrazione ulteriore di scarsa responsabilità e di scarsa sensibilità per una forma di violenza che segna la vita delle persone che la subiscono». Per Veltroni Berlusconi «ignora il dramma della violenza sessuale, offende le donne italiane e smentisce se stesso sull'utilità dell'impiego dei militari».

«SI EVITINO LE BATTUTACCE» - «Berlusconi farebbe meglio a tacere invece di dire cose offensive nei confronti delle donne» ha detto Vittoria Franco, ministro delle Pari Opportunità nel governo ombra, secondo la quale «in buona sostanza, stando alle sue parole, se le donne escono di casa da sole devono mettere in conto di poter essere violentate o aggredite perché non è possibile presidiare il territorio». «Il premier straparla» gli fa eco Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa. «Un soldato per ogni bella donna? Forse Berlusconi pensa che tutti uomini italiani siano incontinenti e irresponsabili o forse è una autodenuncia di incapacità a governare in sicurezza» ha dichiarato Luca Volonté, dell'Udc, in una nota. «Si evitino battutacce e, senza polemiche, si affrontino veri nodi» è l'invito di Volonté. «La battuta sui soldati e le belle donne, Berlusconi se la poteva risparmiare, essendo di pessimo gusto ed offensiva in un momento in cui le italiane sono fatte oggetto di violenze quotidiane» è il punto di vista del segretario ed eurodeputato di Forza Nuova, Roberto Fiore.

IL CHIARIMENTO DI CAPEZZONE - D'altro canto il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone spiega che «il premier ha detto una verità evidente e di buon senso: purtroppo non basterebbero milioni di militari per evitare alcuni fatti criminali e sciagurati, che vorremmo non avvenissero mai, ma invece a volte accadono, procurando dolore e indignazione». «Tutti gli italiani - ha aggiunto Capezzone - capiscono questo concetto, tranne i dirigenti della sinistra. È davvero avvilente che una sinistra allo sbando provi a stravolgere il senso delle parole dette da Silvio Berlusconi».

venerdì, settembre 05, 2008

VOTO AGLI IMMIGRATI – LA MOSSA DI VELTRONI

Con questa mossa, Veltroni del PD, ha voluto mettere a nudo e fare emergere lo “spirito razzista e xenofobo” che caratterizza sia il governo Berlusconi che “smentisce” Fini, sia Antonio Di Pietro dell’IDV suo difficile alleato, purtroppo.

Ma tutto ciò che fa emergere con chiarezza la “verità” sui reali intendimenti degli uomini politici di qualsiasi schieramento è un bene per tutti i cittadini e per la stessa democrazia.

Vi è però una differenza tra il Governo e Di Pietro! Il Governo si “nasconde” dietro l’alibi che la questione non è prioritaria e in più non fa parte del suo programma elettorale “isolando” Fini (loro presidente della camera) per la sua coerenza e responsabilità. Mal fingendo però in questo modo l’assenza del suo spirito razzista e xenofobo.

Di Pietro invece non ha bisogno di alibi perché è sempre stato favorevole alla introduzione del reato di “immigrazione clandestina” varato dal Governo, quindi mantiene una certa "coerenza", così come i leghisti dei quali sentimenti "ostili" non si possono avere dubbi!

Aggiungerei anche abbastanza “ingiusto” perché non si capisce per quale motivo non concedere il voto amministrativo (limitato ai comuni) agli immigrati regolari, onesti che pagano regolarmente le tasse e risiedono da almeno 5 anni in Italia.

Solo chi non vuole perseguire nei fatti l’integrazione ritiene che non si debba concedere agli immigrati questo elementare diritto tra l’altro riconosciuto in tutti i paesi democratici (noi italiani emigranti ne godiamo).

Come si può pensare di risolvere il “problema epocale” dell’immigrazione se alla base c’è la "cultura" di trattare tutti gli immigrati allo stesso modo, e cioè niente “diritti” e niente “integrazione” sia per i buoni che per i cattivi?

Come ne usciamo? Si pensa veramente che questo sia un problema piccolo cui non serve occuparsene ora?

Bravo Veltroni hai stanato la bestia che è in loro!
Raffaele B.


ILSECOLOXIX
Voto agli immigrati, il governo è contro Fini
05 settembre 2008
Angelo Bocconetti

Silvio Berlusconi ha detto “no”: «L’ipotesi di concedere il voto agli immigrati non è nel nostro programma. Credo che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, abbia quindi espresso un suo parere personale. Non mi risulta, peraltro, che anche da parte di esponenti dell’Anci (l’associazione tra i sindaci italiani n.d.r.) sia stato messo all’ordine del giorno del Parlamento un intervento legislativo».

L’idea di concedere il voto alle amministrative, solo per gli immigrati regolari ed a condizione che vivano in Italia da anni, è rimasta in piedi, solo lo spazio di poche ore. Fini, Presidente della Camera, aveva espresso il suo parere condizionato (peraltro era stato proprio lui a dirsi favorevole a questa soluzione quand’era ancora all’opposizione, sulla base della massima anglosassone che “si vota dove si pagano le tasse”) alla festa del Pd la sera di mercoledì. «Concedere questo diritto – aveva detto, rispondendo ad una sollecitazione rivoltagli dal segretario del Pd, Walter Veltroni – a certe condizioni, non mi pare un’ipotesi sciagurata, né un’idea criminale».

Ma il Presidente della Camera non aveva ben valutato le resistenze all’interno della sua stessa maggioranza. Fin dal mattino di ieri, quando i quotidiani hanno riportato le parole pronunciate in un dibattuto alla festa del Pd, la Lega aveva iniziato un fuoco di sbarramento. «Siamo sempre stati contrari – aveva spiegato subito Roberto Maroni, ministro degli Interni – e confermiamo, di conseguenza il nostro parere negativo. Non credo che questa iniziativa possa avere seguito. Anche perché non figura in alcuna parte del programma che abbiamo sottoscritto». Un “no” reso ancor più netto da tutto il Carroccio. «Ci stanno bene le leggi vigenti e non vediamo alcuna necessità di impegnare il Parlamento a perder tempo, e solo per dare un vantaggio a Veltroni – faceva sapere Roberto Castelli, ex Guardasigilli e sottosegretario alle Infrastrutture – Evidentemente Fini non può contraddirsi: aveva sposato questa idea in un’altra epoca storica, quando era politicamente corretto fare e dire “cose di sinistra”. Oggi tutto è cambiato: non se ne parla neppure». «Si può parlare solo di rispetto delle regole e, sicuramente, non di voto», ha rincarato la dose anche il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, anch’egli leghista.

Duro da digerire, per il presidente della Camera, anche il “pollice verso” del suo stesso partito: «Quella di Fini è l’opinione del Presidente della Camera – fa sapere Ignazio La Russa, nella sua veste di reggente di An – La nostra posizione è che la questione del voto agli immigrati non è una priorità». Voce dissonante, nella maggioranza, quella del ministro Gianfranco Rotondi: «Il voto, anche se limitato alle Comunali, sarebbe il suggello ad una corretta integrazione. E’ vero: non è questione del programma. Ma il Parlamento sarebbe sempre sovrano».

Per il centrosinistra, quel che accade nel centrodestra, è prova di confusione nella maggioranza. «In qualsiasi paese civile il voto agli immigrati è un diritto riconosciuto. Mi preoccupa che, a parte Fini che ha mostrato coerenza e responsabilità, si siano scatenati tutti. Mi ha colpito anche che a dire no sia stato Antonio Di Pietro. Ma lui, del resto, si era espresso a favore del reato di immigrazione clandestina», è stato il commento del segretario del Pd, Walter Veltroni. «Ed anche noi siamo convinti che chi lavora regolarmente, paga le tasse ed è da almeno cinque anni in Italia debba dire la sua quando si tratta di amministrare il comune dove abita. Questa è la posizione dell’Udc», aggiunge, a nome dell’Udc, il portavoce del partito Francesco Pionati.

venerdì, maggio 23, 2008

ROM – MONTATURA ORGANIZZATA?

DALL’EXPRESSO.BLOG DI REPUBBLICA APPRENDIAMO UNA NOTIZIA CHE SE CONFERMATA È SCONVOLGENTE! LO RIPORTA IL SITO “EVERYONE” GRUPPO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LA CULTURA DEI DIRITTI UMANI.

RICORDATE LA ROM 16ENNE CHE A PONTICELLI AVREBBE TENTATO DI RAPIRE UN BAMBINO DI SEI MESI? EBBENE PARE CHE SIA STATA UNA “MONTATURA” ORGANIZZATA PER “ISTIGARE” IL RAID AL CAMPO ROM POI EFFETTIVAMENTE INCENDIATO DA GRUPPI LOCALI MOSSI DALLA CAMORRA.

LA RAGAZZA DI NOME ANGELICA ARRESTATA NON È NEMMENO UNA “ROM” MA SEMPLICEMENTE UNA "SLAVA", NON PARLA ITALIANO E SEMBRA ABBIA COMMESSO SOLO UN PICCOLO FURTO.

PERSINO L’ALTRO TENTATIVO DI RAPIMENTO A CATANIA SEMBRA “SOSPETTO” ED APPARTENERE ALLO STESSO DISEGNO TESO A ISTIGARE ODIO E INDIGNAZIONE CONTRO I ROM PER FARLI CACCIARE VIA.


QUESTI FATTI STRANAMENTE SONO AVVENUTI A POCHI GIORNI L’UNO DALL’ALTRO E RIPORTATI DA TUTTI I MEDIA CON GRANDE RILEVANZA E CLAMORE PROPRIO MENTRE IL GOVERNO SI APPRESTAVA AD APPLICARE LE NUOVE MISURE CONTRO I ROM ED IMMIGRATI IRREGOLARI.

QUESTE NOTIZIE NON SONO STATE ANCORA DIVULGATE DAI MEDIA UFFICIALI MA C’È DA CREDERE CHE SE SARANNO “CONFERMATE” NON TUTTA LA STAMPA E TV ITALIANE POTRANNO NASCONDERLE! SUL FENOMENO CI SONO ORMAI GLI OCCHI PUNTATI DI TUTTA L’EUROPA.
Raffaele B.

ESPRESSOBLOG
La Rom non era una Rom
E non ha nemmeno tentato di rapire un bambino.

Un’associazione indipendente per i diritti umani
EVERYONE indaga sul presunto tentato rapimento di un bambino da parte a Ponticelli e scopre diverse cosucce interessanti.

Ps. Sia ben chiaro che qui non si sta santificando il popolo Rom. Si sta solo cercando di mettere in luce come nella triste guerra “tra ultimi e penultimi” (Adriano Sofri) ci sia stato un perverso e mostruoso effetto dei meccanismi mediatici nella creazione della famosa “percezione”, che poi si traduce in comportamenti e leggi…
CONTINUA

EVERYONE
Follia antizigana in Italia. EveryOne sul rapimento di Napoli
Sunday, May 18, 2008
Notizia dell'ultima ora. Il Gruppo EveryOne ha concluso la prima fase delle le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.

Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura.

La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria caccia al Rom, che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini, affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto.

Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli. Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali - ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva:

Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il comitato di Ponticelli è pericoloso. Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l'episodio, continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice. E' importante che l'avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l'eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani.

Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell'uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un'altra ingiustizia, di un'altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui. Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: Da anni lanciamo l'allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all'appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l'Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila 'zingari' presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un'incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un'altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli 'zingari'. L'abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali - a causa dell'emarginazione e della segregazione in cui versano i 'nomadi' - li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani.

EVERYONE
Allarme razzismo. Un altro rapimento-montatura
Tuesday 20 May 2008
E' importante che un deputato o un assessore regionale si rechi a visitare la coppia accusata del rapimento, fatto che si presenta nitidamente come un'ulteriore montatura.
Il Gruppo EveryOne ha già rivelato che le dinamiche del rapimento di Ponticelli sono frutto di invenzione; inoltre, ha segnalato...
CONTINUA

giovedì, maggio 22, 2008

IMMIGRAZIONE E LA DEMAGOGIA DEL GOVERNO

BENE IL PACCHETTO DI SICUREZZA VARATO DAL GOVERNO BERLUSCONI CHE RIPRENDE SOSTANZIALMENTE QUELLO DI AMATO DEL GOVERNO PRODI (TANTO CRITICATO E MAI APPROVATO) AD ECCEZIONE DEL “REATO DI CLANDESTINITÀ”.

L'INTRODUZIONE DI QUESTO REATO, DA UN LATO "SODDISFA" LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI, DALL'ALTRO INVECE "CREA" NUOVI PROBLEMI AL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO, ALLUNGANDO ANCORA DI PIÙ I TEMPI GIÀ LUNGHI FINENDO PER PRODURRE MENO "SICUREZZA".

TANT'È VERO CHE NEL GOVERNO SI È DECISO DI “RIMANDARE” QUESTA QUESTIONE AL PARLAMENTO CON UN DDL ANZICHÈ PROCEDERE IMMEDIATAMENTE CON UN DECRETO PER LE DIVERSE OPINIONI DEI MINISTRI. NEL DECRETO VARATO LA CLANDESTINITÀ VIENE CONSIDERATA SOLO UN AGGRAVANTE.

IL “REATO DI CLANDESTINITÀ”, SENZA UNA “SANATORIA” A PRECEDERLA, E UN SISTEMA GIUDIZIARIO IMPECCABILE, UNA VOLTA INTRODOTTO, FA DIVENTARE "CRIMINALI" TUTTI GLI IMMIGRATI CHE SI TROVANO NEL NOSTRO PAESE SENZA “PERMESSO DI SOGGIORNO” CHE SI STIMA INTORNO A 700.000 PERSONE E BLOCCA LA GIUSTIZIA.

LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI LAVORANO IN NERO E QUINDI NON POSSONO AVERE IL PERMESSO PERCHÈ NON REGOLARIZZATI DAGLI ITALIANI LORO DATORI DI LAVORO, E SONO BADANTI, GOLF, EDILI, ETC... ANCHE PERCHÈ LA STESSA LEGGE BOSSI-FINI LO RENDE MOLTO DIFFICILE.

QUESTI IMMIGRATI DOVREBBERO TORNARE AL LORO PAESE, FARE RICHIESTA DI LAVORO PRESSO L'AMBASCIATA, ASPETTARE IL PERMESSO CHE POTREBBE ESSERE RIFIUTATO PRIMA DI POTER RITORNARE A RIPRENDERE L'OCCUPAZIONE. TUTTO QUESTO COSTA MOLTO IN TERMINI DI SOLDI, TEMPO OLTRE CHE AL RISCHIO DI NON POTER TORNARE. NON TUTTI POSSONO OVVIAMENTE PERMETTERSELO.

ALLA FINE LA NUOVA LEGGE NON DISTINGUERÀ FRA GLI IMMIGRATI CHE LAVORANO ONESTAMENTE (SEPPURE IN NERO) DA QUELLI CHE "DELINGUONO" CON L'AGGRAVANTE CHE LA LEGGE SI ABBATTERÀ PRINCIPALMENTE SUI PRIMI PERCHÈ I SECONDI HANNO PIÙ FACILITÀ A SOTTRARVISI POICHÈ NON HANNO FISSA DIMORA.

QUINDI INVECE DI PRODURRE PIÙ “SICUREZZA” SI FINIRÀ PER "CREARE" NUOVI PROBLEMI ALL'ECONOMIA DELLE IMPRESE E DELLE FAMIGLIE E ALLO STESSO TEMPO S'INTASERANNO LE AULE DI GIUSTIZIA E LE CARCERI GIÀ ORA INSUFFICIENTI. INOLTRE I RICORSI AI TRE GRADI DI GIUDIZIO RENDERÀ IMPRATICABILE PERSINO LE “ESPULSIONI”.

INSOMMA È UNA MISURA CONTROPRODUCENTE OLTRE CHE INIQUA. DI QUESTO, IL GOVERNO BERLUSCONI “COMINCIA” A RENDERSI CONTO, MA ESSENDO PRIGIONIERO DELLA SUA "DEMAGOGIA" CHE LO HA PORTATO A VINCERE LE ELEZIONI, ORA NON PUÒ FARNE A MENO, PENA LA PERDITA DEL CONSENSO.

LA SCELTA DI “RIMANDARE” AL PARLAMENTO L'APPROVAZIONE DI QUESTO NUOVO REATO, CON LA “GIUSTIFICAZIONE” DELLA DISCUSSIONE APERTA A TUTTI I CONTRIBUTI È UN ESEMPIO EVIDENTE DI QUESTA "INCERTEZZA".

L’IMMIGRAZIONE È UNA “GRANDE RISORSA” SE ACCOMPAGNATA DA UNA SAGGIA POLITICA DI “INTEGRAZIONE”, CHE PURTROPPO MANCA, SI TRASFORMA IN UN “INFERNO” SE VIENE “ABBANDONATA” A SE STESSA O VIENE “CRIMINALIZZATA”, COME INVECE STA AVVENENDO.
Raffaele B.

APRILEONLINE
Pd: si al decreto, no al reato di clandestinità
Marzia Bonacci, 21 maggio 2008, 20:36

Il governo ombra, per voce del suo responsabile degli Interni Minniti, boccia il provvedimento che criminalizza gli stranieri presenti illegalmente nel nostro Paese. Mentre approva il resto del pacchetto che si pone in continuità con quanto stabilito da quello Amato varato dal precedente esecutivo

A commentare il pacchetto sicurezza licenziato oggi dal Consiglio dei ministri a nome del governo ombra ci pensa, come è logico che sia, il suo ministro degli Interni Minniti. Dopo aver precisato la necessità della cautela nel formulare un giudizio, perché "bisogna prima leggere le carte", il responsabile del Viminale virtuale ha comunque espresso una valutazione positiva: "gran parte delle questioni sono già contenute nel pacchetto sicurezza Amato, varato dal governo Prodi", ha affermato infatti in conferenza stampa.

Maggiori poteri ai sindaci, la cancellazione del patteggiamento in appello per i reati di mafia, il ruolo della Dia e la banca dati del dna, così come le misure prese in materia di sicurezza urbana: sono questi alcuni degli elementi di continuità con il precedente decreto del centrosinistra a cui va la benedizione dell'attuale opposizione. Ma c'è un aspetto, non secondario, che rimane oggetto di scetticismo e polemica: l'introduzione del reato di clandestinità.

Una misura che Minniti non solo giudica "inconcludente" ma anche "inefficace" e "controproducente", perché "non distingue i criminali dai lavoratori, badanti in testa, che non hanno regolare permesso per colpa della legge Bossi-Fini". Il punto è che la penalizzazione della clandestinità, secondo il ministro ombra, "rischia di rendere impraticabile, se non in un tempo lontano, e cioè fino al terzo grado di giudizio, l'espulsione". Con conseguenze drammatiche sul settore della giustizia, dove "si rischia il collasso", così come su quello carcerario, dove verrebbe a crearsi un "sovraffollamento" drammatico.

Diversamente per il Pd la lotta alla presenza irregolare straniera va perseguita percorrendo due strade, che Minniti ha indicato con chiarezza: "l'effettività delle espulsioni" e "l'integrazione di chi lavora e non delinque". Per questo il responsabile degli interni democratico avverte che la scelta appare più "come una bandiera politica che un provvedimento in cui si crede davvero". Come a dire: quando il documento verrà discusso in Parlamento e l'opposizione proporrà l'abrogazione della penalizzazione della clandestinità, l'esecutivo dovrà trovare giustificazioni adatte a motivare la decisione.

Anche il vicepresidente del partito Latorre ha focalizzato la critica sul reato di immigrazione clandestina.

"Al di là degli aspetti di rispetto delle regole democratiche", ha detto, la misura presa dal governo "è un errore perchè aggraverà invece che risolvere il problema della sicurezza nel nostro Paese". La ricetta è si quella del pugno di ferro verso gli extracomunitari che delinquono e che "vanno assicurati alla giustizia in modo rigoroso", oltre a "dover essere espulsi", ma al contempo si deve comprendere che il problema più globale della sicurezza "non è riconducibile esclusivamente all'immigrazione", visto che sono moltissimi gli immigrati irregolari che lavorano in Italia e "che non possiamo identificare come delinquenti", ma al contrario bisogna "regolarizzare e integrare".

Anche per lui l'effetto da temere è che la clandestinità penalizzata non solo sovraccarichi il sistema carceri, ma spinga anche nelle braccia della delinquenza. Distinguere tra chi delinque e chi lavora all'interno del vasto e molteplice mondo della presenza straniera clandestina è, secondo Latorre, necessario "per una questione di giustizia" ma anche "perchè le famiglie e la nostra economia hanno bisogno del lavoro di queste persone".

Achille Serra, ex prefetto capitolino e oggi senatore democratico, boccia il provvedimento governativo: "Non è la ‘galera per tutti” la soluzione al problema". Al contrario si dovrebbe puntare "al recupero del controllo sul territorio, prevedendo pene immediate e certe per quanti commettono reati" e seguire la politica "degli accordi bilaterali con i Paesi di maggiore provenienza".

Del resto, la paralisi della giustizia, il lavoro in eccesso delle forze dell'ordine e il carico sul sistema carcerario sono, secondo l'ex prefetto, un pericolo che non farebbe altro che "esasperare la tensione sociale".