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martedì, maggio 04, 2010

DIMISSIONI SCAJOLA SBUGIARDATO E ISOLATO

Dopo tanta arroganza e tanto gridare al solito complotto mediatico contro di lui, invece di spiegare i famosi 80 assegni serviti (€900.000) per “comprare” la sua casa con vista Colosseo, ha ceduto alla fine con le dovute dimissioni. Era ora!
farabuttokomunista — 03 maggio 2010 — Dimissioni.
DA RAINEWS24
Scajola : testimone lo smentisce sugli assegni

Le dimissioni sono arrivate dopo che è stato isolato dalla sua stessa parte politica, nonostante avesse l’appoggio di Berlusconi. I finiani e parte del PDL e naturalmente tutta l’opposizione lo avevano invitato a chiarire in Parlamento.

Per lo stesso principio dovrebbero dimettersi lo stesso Presidente del Consiglio e il sottosegretario Cosentino per accuse ben più gravi di corruzione e di mafia pendenti a loro carico e invece non lo fanno in modo spudorato.

Ma torniamo a Scajola. La questione non è di poco conto perché configura almeno due reati gravi specialmente per un politico che fa il ministro.

Il primo è quello di avere dichiarato il falso importo di €600,000 per l’acquisto della casa invece di €1,700,000 come sembra delinearsi non solo dalle testimonianze che lo inchiodano ma anche dal mercato immobiliare. Si tratta di una evidente evasione fiscale.

Il secondo è quello più grave di “corruzione” per avere pagato con 80 assegni per un totale di €900,000 provenienti da Diego Amenone imprenditore ora in carcere per i fatti del G8. Un personaggio inquietante e avvezzo a corruttele per ottenere contratti milionari dallo Stato, cioè dal Ministro dello Sviluppo Economico, oggi Claudio Scajola.
pcamone — 29 aprile 2010 — Claudio Scajola, Banda Bassotti.
L'appartamento vista Colosseo del Ministro Scajola.

Questo signore ci ha abituati a certi suoi arroganti comportamenti, ricordiamoci la vicenda del consulente del lavoro Marco Biagi assassinato nel 2002 dalle brigate rosse di cui dopo morto disse che era ‘un rompicoglioni’ e per questo fu costretto a dimettersi da Ministro degli Interni. Poi una terribile gaffe che la dice lunga sul personaggio, vedi il filmato seguente, nel quale a proposito della difesa del nucleare, al 32’ disse che ‘grazie alla tecnologia, investimenti e con l’apporto di qualche vita umana si è riusciti a costruire una centrale forse più moderna al mondo ’. Per lui la vita umana vale meno!
RepubblicaTv — 31 luglio 2008 — TUTTI I VIDEO: http://tv.repubblica.it/
Il ministro all'inaugurazione di una centrale Enel: "Tecnologia, investimenti, e qualche vita umana"
Scajola, la nuova gaffe

Queste dimissioni arrivano in un momento in cui il governo versa in un marasma grave che ne offusca l’azione e la compattezza, vedi lo strappo dei finiani, in una difficile situazione in cui non riesce ad affrontare la crisi economica oltre a tutte le altre questioni che pure ne mettono in gioco la credibilità. Si è “incartato” su molte questioni: sul nucleare di cui Scajola ne era il promotore e si paventa una impossibilità ed una impopolarità forte sulle costruzioni delle centrali che nessuno vuole nel loro territorio; sull’intercettazioni, legge che limita gravemente la libertà d’informazione e l’azione d’indagine dei magistrati contro la corruzione e criminalità organizzata di cui non tutti (anche a destra) sono convinti e che la FNSI, ha detto, ricorrerà alla Corte Europea (che la boccerebbe di sicuro) qualora venisse malauguratamente promulgata.

Infine ci sono le dirimenti questioni del costo del federalismo fiscale posto dai finiani e dalle opposizioni e delle celebrazioni dell’unità d’Italia cui la Lega di Bossi “snobba” attaccando il tricolore in modo ignobile con il silenzio pavido del Cavaliere e con “grande imbarazzo” di gran parte del PDL (ex AN) e del suo elettorato oltre al disappunto dello stesso Presidente Napolitano. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi o forse giorni.
Raffaele B.

REPUBBLICA
Inchiesta G8, Scajola si dimette
"Lascio il governo per difendermi"

04 maggio 2010

ROMA - Claudio Scajola si dimette. Travolto dalla vicenda della compravendita, con presunti fondi neri, di una casa al Colosseo il ministro dello Sviluppo economico ha annunciato la rinuncia all'incarico di governo. "Per difendermi", ha detto in conferenza stampa, "non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni".

Scajola aveva resistito fino all'ultimo, ma alla fine la sua posizione è diventata insostenibile, costringendolo ad anticipare il rientro dalla Tunisia e a convocare i giornalisti per annunciare il passo indietro. "Da dieci giorni sono vittima di una campagna mediatica senza precedenti", ha detto ancora. "Vivo una grande sofferenza".

L'ex ministro ha comunque ribadito la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati, in particolare l'aver ricevuto denaro da imprenditori coinvolti nell'inchiesta sugli appalti del G8 per l'acquisto di un appartamento con vista sul Colosseo: "Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri", ha affermato. Scajola ha anche ringraziato Berlusconi e il Pdl per gli attestati di stima. "Le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti", ha concluso.

Prima della conferenza stampa, Scajola aveva parlato con Berlusconi. Pochi giorni fa il premier lo aveva incitato a resistere . Poi, soprattutto in seguito alle notizie che arrivavano dalla procura di Perugia, il clima è cambiato. Anche Il Giornale di Vittorio Feltri è stato netto: "Le risposte che ha dato fin qui non bastano. Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni". Anche Libero si è mosso sulla stessa linea: "Scajola - scrive il direttore Maurizo Belpietro - deve assolutamente uscire dall'angolo e combattere a viso aperto, tentando di smontare ad uno ad uno i dubbi che aleggiano da giorni sulle pagine dei giornali. Noi gli suggeriamo solo di non temporeggiare più perché attendere i 10 giorni che mancano all'interrogatorio sarebbe troppo".

Secondo il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, intervenuto in diretta a Repubblica Tv, Scajola "ha fatto bene a dimettersi", ma il suo passo indietro sarà uno scossone per la tenuta del governo. "Siamo in uno scenario a metà tra blocco e precipitare della situazione politica", ha detto Bersani.

Il passo indietro era stato suggerito anche dal capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: "Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico di ministro o senza"

CORRIERE DELLA SERA
L'ANNUNCIO DEL MINISTRO IN CONFERENZA STAMPA
Scajola: «Devo difendermi, mi dimetto»
Il ministro dello Sviluppo lascia: «Sto soffrendo. Il governo di andare avanti»
04 maggio 2010

ROMA - «Mi devo difendere, per difendermi non posso fare il ministro come ho fatto in questi due anni». Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, sotto pressione da giorni per essere rimasto coinvolto nelle indagini di Perugia sugli appalti per le grandi opere, ha convocato una conferenza stampa comunicando ai giornalisti le proprie dimissioni. «Mi trovo esposto ogni giorno - ha detto Scajola - a ricostruzioni giornalistiche contraddittorie. In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni, senza mai risparmiarmi. Ne siete testimoni, ho dedicato tutte le mie energie e il mio tempo commettendo sbagli ma pensando di fare il bene». «Sono certo che le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti con il lavoro che anche io ho contribuito».

BERLUSCONI - Le dimissioni dal Governo erano già state offerte al Premier a seguito delle notizie che riguardano Scajola nell’inchiesta G8 ma, secondo quanto si apprende in ambiente parlamentari di maggioranza molto vicini a Berlusconi, ancora in un colloquio martedì mattina, il Presidente del Consiglio avrebbe inviato Scajola a non lasciare l’incarico. Ma alla fine le dimissioni sono arrivate. «Ho avuto attestati di stima da Berlusconi, da colleghi di governo e da tutta la maggioranza» ha affermato Scajola in conferenza stampa.

GASPARRI - La posizione del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola si era fatta sempre più delicata e il pressing non veniva più solo dal centrosinistra. Anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, intervenendo a «La Telefonata», su Canale 5 aveva preso le distanze. «Scajola ha sempre dimostrato grande serietà, in passato di fronte a una frase inopportuna si assunse le sue responsabilità. Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico di ministro o senza». Per Gasparri, nell'eventualità in cui Scajola si dimetta, «non servono rimpasti. Già ci sono polemiche quotidiane per dichiarazioni inopportune, ci manca solo il rito del rimpasto...». L'esponente del Pdl ha sottolineato poi che sulla vicenda Scajola «c'è una grande libertà di stampa, anche i giornali di centrodestra indagano su questa vicenda, non so se quelli vicini alla sinistra farebbero lo stesso a parti invertite».
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I GIORNALI DI CENTRODESTRA - Anche due editoriali dei direttori de «Il Giornale» e «Libero» il ministro martedì mattina lo invitavano a chiarire la sua posizione rispetto all'inchiesta del G8, in particolare alla compravendita dell'ormai famosa casa al Colosseo, oppure a dimettersi. Vittorio Feltri lo invita a non aspettare tra una settimana l'incontro con i magistrati ma «a fugare ogni sospetto» subito «o finirà male».

L’Antefatto
Scajola, troppe bugie per 80 assegni
3 maggio 2010
Il ministro per lo Sviluppo Economico, dopo una settimana di rivelazioni sui suoi rapporti con la “cricca”, pensa alle dimissioni. Ecco il rapporto della Guardia di Finanza (Pdf.4.29 Mb) che lo inchioda.

Il ministro Claudio Scajola sta pensando di dimettersi. Comunque si concluda questa vicenda, il caso Scajola sta diventando un buon test del rapporto tra politica e verità. Mai come in questo caso si è toccata con mano la distanza tra la prima e la seconda. Nemmeno di fronte all'evidenza i politici italiani accettano una verità che urta con i loro affari personali e politici. Scajola forse si dimetterà o forse resterà al suo posto. Non è questo il punto.

Il punto è che continua a negare la realtà con interviste a tutta pagina senza che nessuno gli ricordi i limiti della decenza. Scajola nega non solo di avere pagato un milione e 700 mila euro un appartamento con vista sul Colosseo per il quale ha dichiarato al fisco 610 mila euro. Ma nega persino che le venditrici, le sorelle Papa, abbiano dichiarato il contrario agli inquirenti. In una delle tante interviste concesse sabato scorso nel disperato tentativo di sostenere una tesi smentita da tre testimoni (l'architetto Angelo Zampolini e le sorelle Papa), Scajola sostiene che quello sarebbe il prezzo comune per un simile gioiellino e nega nell'ordine: 1) di avere pagato 1,7 milioni; 2) di avere versato 200 mila euro in contanti come acconto; 3) di avere ricevuto 80 assegni per complessivi 900 mila euro dall'architetto Zampolini per pagare la casa.

Per il ministro quella massa di soldi di dubbia provenienza monetizzati in contanti e assegni circolari (per complessivi 1,1 milioni) non sarebbe mai esistita. Per gli inquirenti invece queste somme sono state la contropartita dell'appartamento insieme ai 600 mila euro versati da Scajola in assegni circolari provenienti dal mutuo acceso con il Banco di Napoli e al bonifico di 10 mila euro proveniente dal conto del ministro. Ciascuna signora Papa ha dichiarato di avere ricevuto 100 mila euro in contanti più 750 mila in assegni circolari (450 mila provenienti dai conti di Zampolini e 300 mila provenienti dal mutuo di Scajola) mentre per Scajola gli assegni di Zampolini e il contante in questa storia non esistono. Qualcuno mente.

Ai quotidiani che chiedevano se avesse fatto un versamento di 200 mila euro in contanti, come dichiarato dalle venditrici, Scajola ha risposto: “assolutamente no. E comunque io non ho letto queste dichiarazioni delle sorelle Papa. Ho visto solo i resoconti giornalistici, tra l’altro contraddittori. Ad esempio sulla posizione del notaio, che secondo un giornale confermerebbe quanto sostenuto dalle sorelle Papa, mentre secondo un’altra testata lo negherebbe".

Mentre a chi gli chiedeva perché l'architetto di Diego Anemone, Angelo Zampolini, avesse consegnato 80 assegni al ministro per permettergli di comprare, Scajola ha risposto: "Ho appreso dell’esistenza di questi ottanta assegni dai quotidiani di questi giorni. Prima non ne sapevo nulla, e ora continuo a non capire perché sarebbero stati versati a mia insaputa. Io so solo come ho comprato l’appartamento, in quale data e a quale prezzo. Se poi è successo qualcos’altro, non è di mia conoscenza". Per Scajola, l'appartamento è stato pagato "esclusivamente la somma pattuita al momento del rogito: 610mila euro, reperiti quasi tutti attraverso un mutuo acceso con il Banco di Napoli. Si tratta di un ammezzato in uno stabile degli anni Sessanta, in condizioni non ottimali".

Chiunque conosce il mercato immobiliare romano sa dove sta la verità. Ma, visto che il ministro si ostina a negare persino che le dichiarazioni delle sorelle Papa esistano, a beneficio dei lettori, pubblichiamo qui sotto l'informativa della Guardia di Finanza di Roma nella quale sono riportati i contenuti delle dichiarazioni e gli accertamenti effettuati dal Nucleo Polizia Tributaria
Gli accertamenti della polizia giudiziaria sulla compravendita immobiliare del ministro (Pdf, 4.29 Mb)

sabato, gennaio 31, 2009

ECOLOGIA E NUOVO SVILUPPO ECONOMICO

A Davos si è incominciato a dire in modo esplicito ciò che per gli ambientalisti era ovvio da molti lustri, e cioè che non ci può essere un nuovo sviluppo economico che non tenga conto dell’ecologia. I due aspetti sono connessi strettamente. Vale a dire che non è più possibile rilanciare l’economia basato sul petrolio senza tenere conto dell’ambiente perché viene di fatto “limitato” dalle devastanti e costose conseguenze proprio dall’inquinamento globale prodotto.

Il surriscaldamento con l’impazzimento del clima produce “costi colossali” per danni al territorio ed alla agricoltura per la produzione di cibo. Altri fattori d’inquinamento producono danni alla salute di tutti gli esseri viventi tra cui l’uomo con altrettanto “costi colossali” cui nessuno Stato può farvi fronte da solo.

La Terra è un sistema chiuso che va verso la “saturazione” e si rischia di raggiungere il punto di “non ritorno” se non si attua da subito l’inversione promuovendo in tutto il mondo un “nuovo sviluppo economico” basato su fonti energetiche rinnovabili.

I governi dei paesi industrializzati più avanzati, che hanno le maggiori colpe dell’inquinamento fin qui prodotto, devono farsi carico di condurre il nuovo corso aiutando gli altri paesi a fare lo stesso in particolare quelli più poveri.

Gli Stati Uniti con il nuovo presidente Obama si sta muovendo in questa direzione. Altri Stati Europei cominciano ad avviarsi nella stessa direzione. L’Italia di Berlusconi invece ritiene che l’ecologia sia un “lusso” che non si può permettere quando invece è proprio l’ecologia che potrà ridare sviluppo all’economia del Paese. Leggi “
Green economy, L'Italia non c'è”.

Al contrario invece il segretario del maggiore partito di opposizione Veltroni propone il nuovo modello di sviluppo: "
Con la green economy un milione di posti di lavoro" con alla base la rottamazione del petrolio.
Raffaele B.

FILMATO
Ecorivoluzione necessaria di Grammenos Mastrojeni
11 novembre 2008
TG2 (RaiDue)
Libro L'eco rivoluzione necessaria del Diplomatico Grammenos Mastrojeni
"L'eco rivoluzione necessaria", però, non intende lanciare l'ennesimo allarme per i mutamenti climatici.
Certo, nel libro si esplora un aspetto inquietante e poco conosciuto del problema, spiegando come le alterazioni ambientali - non solo il riscaldamento globale - potrebbero provocare conflitti bellici su larga scala. Ma l'obbiettivo non e' spaventare ancora di più; e' sottolineare che la Terra - il nostro habitat - e' un sistema causale globale e chiuso, ove ogni tipo di squilibrio si moltiplica e ne provoca altri. Nel XX secolo si e' capito, ad esempio, che gli squilibri economici favoriscono la guerra; e' ora di includere anche gli squilibri ambientali in questo tipo di analisi e modulare la politica su una prospettiva "eco sistemica", sul sistema terra nel suo insieme con tutta la sua complessità. Se si imbocca questa strada si arriva subito a una conclusione: pace, giustizia socio-economica, diritti dell'uomo e ambiente si tutelano tutti assieme e mai l'uno a discapito dell'altro. In altre parole: vogliamo conservare le foreste sud-americane? Il metodo più efficiente e' sradicare le forme di sfruttamento dei disperati che si accaniscono a bruciare ettaro dopo ettaro. (...) Economia" e "ecologia" sono discipline sorelle. Del resto la saggezza antica e nascosta delle parole ci rivela sempre molto: economia ed ecologia, entrambi i termini derivano dal greco "oikos", che vuol dire "casa"; entrambe le materie si occupano di tenere a posto la nostra casa comune Terra. (G.Mastrojeni)



REPUBBLICA
ECONOMIA
DIARIO DA DAVOS/4
L'urgenza dei temi ambientali
di KOFI ANNAN
31 gennaio 2009

DAVOS - Come era prevedibile, nelle conversazioni qui a Davos la crisi finanziaria e la crisi economica globale predominano su ogni altra cosa. Il cambiamento del clima merita un'attenzione quanto meno identica, non solo per l'enormità del problema, ma anche perché le soluzioni alla crisi economica devono in primis essere sostenibili da un punto di vista ambientale.

Il cambiamento del clima terrestre non è una questione che concerne il solo ambiente: ha implicazioni economiche sempre più profonde ed è un fattore che contribuisce a creare le situazioni sullo sfondo delle quali scoppiano i conflitti. Gli scontri per accaparrarsi le risorse disponibili si stanno intensificando ovunque e sempre più popoli sono costretti a trasferirsi. Il nostro ininterrotto ricorso ai combustibili fossili non danneggia soltanto l'ambiente in sé, ma è ormai all'origine dell'assetto politico, sia a livello internazionale, sia nell'ambito dei singoli Paesi.

Invece di combattere per conquistare l'accesso a un giacimento di petrolio o di gas, dovremmo fare a gara per potenziare e sfruttare sapientemente le energie rinnovabili, quali l'eolica, la termale e la solare. La tecnologia per riuscirci esiste e migliora di continuo, ma il mercato è ancora troppo limitato e gli investimenti dipendono ancora troppo dall'instabilità dei prezzi del petrolio.

È assurdo continuare a perdere tempo e trastullarci in mille discussioni mentre il mondo si surriscalda, sia politicamente sia letteralmente, mentre si moltiplicano le prove dell'impatto negativo dei combustibili fossili sulla vita, sulla salute del pianeta e sulla sicurezza dei generi alimentari. Ci serve niente di meno di un equivalente verde globale del Piano Marshall, che includa necessariamente un aiuto finanziario e un'assistenza tecnica ai Paesi più poveri, affinché possano adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico.

Senza questo aiuto sostanziale, la soluzione non sarà giusta. Per un accordo destinato a durare, al summit di Copenhagen si dovrà riconoscere che i 50 Paesi più poveri del mondo, a fronte di una loro responsabilità diretta quantificabile in meno dell'1 per cento delle emissioni di gas serra globali, subiranno le conseguenze più gravi del cambiamento climatico.

Ieri mattina Al Gore incontrando i vari consulenti ha detto che il Presidente Obama è "sempre il più ambientalista in questa sala". Questa notizia è molto incoraggiante e le speranze riposte in lui sono immense. È giunta l'ora di una leadership politica decisiva, ma i top manager delle grandi aziende e i leader del settore finanziario - che dopo tutto devono trovare una nuova legittimazione alla loro professione, come è stato detto da più parti in questa circostanza - potrebbero fare molto di più. Ad avere una visione sono ancora poche persone isolate: ci occorrono subito impegni concreti da sottoscrivere e auspichiamo che lo siano a livello ufficiale prima che il WEF di Davos chiuda i battenti.
(A cura della Kofi Annan Foundation) - AGRA - APP
Traduzione di Anna Bissanti

sabato, dicembre 13, 2008

ECOLOGIA – LA FALSA VITTORIA SUL PACCHETTO-CLIMA

Dopo una penosa figura fatta al vertice di Bruxelles, in cui solo alcune marginali richieste sono state accolte, (altri paesi hanno ottenuto molto di più) come al solito il nostro Capo del Governo, sostenuto dalla sua degna ministra Prestigiacomo e altri collaboratori, hanno “impunemente” inneggiato ad una loro “vittoria” nell’essere riusciti ad ottenere tutto quello che hanno richiesto per l’Italia.
Tutti i media con alcune eccezioni sono stati al “gioco” contando proprio sulla scarsa informazione fornita agli italiani su una materia come questa alquanto complessa e quindi di facile manipolazione mediatica.

Per contrastare allora questa “tecnica” che, grazie ai mezzi di comunicazione di cui dispone il Cavaliere, egli può facilmente trasformare questa “sconfitta” in “vittoria” per suscitare più consensi, è necessario evidenziare che questa sua presunta “vittoria” non si basa su nulla che avesse a che fare con la sua posizione espressa qualche giorno fa e riportata dal
REUTERS del 11-dic-2008.

L’articolo riporta l’intenzione di Berlusconi di
- “rimandare” la decisione alla conferenza di Copenhagen alla fine del 2009 data la situazione di crisi economica. “Con questa crisi” - ha detto- “è come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega”.
- di volere il pacchetto clima Ue fosse reso meno stringente nei suoi obbiettivi 20%-20%-20% nel 2020.
- revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue sugli obiettivi 20%-20%-20% nel 2020

Nessuna di queste richieste sono state ottenute (la Polonia ha ottenuto molto di più), anzi gli obiettivi sono stati confermati e la revisione per il 2010 riguarda solo gli aspetti tecnici su come meglio raggiungere quegli obiettivi qualora si fosse indietro. La decisione è stata presa e Berlusconi non ha avuto il coraggio di mettere il “veto” come annunciato, avrebbe aggravato la sua figura di chi si batte “contro” l’ambiente e quindi contro il
Protocollo di Kioto. Allora fa finta di avere ottenuto tutto e che ha “vinto” . Ma qui non può vincere o perdere qualcuno, qui vince o perde l’umanità intera perché se non salviamo il pianeta non ci può essere futuro per nessuno, nemmeno per Berlusconi e i suoi figli.

L'Italia con questo governo si mette con i paesi più arretrati d'Europa anziché puntare sull'innovazione come motore del nuovo sviluppo, così come fanno gli altri paesi più avanzati.
Raffaele B.

REPUBBLICA
CLIMA-ENERGIA
Accordo tra i paesi Ue al vertice di Bruxelles
12 dicembre 2008

Concessioni a Italia, Germania e Polonia, ma restano gli obiettivi 20-20-20. Berlusconi esulta: "Abbiamo avuto tutto quello che chiedevamo"

BRUXELLES - Accordo raggiunto sul pacchetto clima ed energia dell'Unione Europea. Il vertice di Bruxelles ha trovato un'intesa che mette d'accordo i 27 paesi Ue su come affrontare la lotta ai cambiamenti climatici e riconvertire il sistema energetico del Vecchio Continente. Un testo che il presidente di turno dell'Unione Nicolas Sarkozy ha definito "storico", mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha salutato come "una grande vittoria dell'Italia, abbiamo ottenuto tutto". E il premier italiano incassa anche il ringraziamento del presidente francese. "Grazie a Berlusconi - ha detto Sarkozy - abbiamo raggiunto l'accordo in tempi rapidi".

L'articolato finale ribadisce l'obiettivo di ridurre del 20% entro il 2020 le emissioni di gas serra, arrivando alla stessa scadenza a un'identica percentuale di efficienza energetica e di produzione da fonti rinnovabili. Il compromesso con i paesi che nelle ultime settimane avevano sollevato forti opposizioni è stato raggiunto piuttosto sulle modalità con cui arrivare a centrare le ambizioni ambientali europee. Tra questi anche l'Italia, arrivata a minacciare persino di far saltare l'intero tavolo di trattativa.

In particolare Roma nella versione finale porta a casa una maggiore gradualità nel processo di estensione delle quote di emissioni a pagamento. Si passerà, per le industrie giudicate non a rischio di delocalizzazione, dal 20% nel 2013 al 70% nel 2020, ma nel 2025 si arriverà al 100% dei diritti di emissione a pagamento. Una novità, questa, introdotta per non incappare in una bocciatura da parte dell'Europarlamento, schierato su posizioni decisamente più ambientaliste rispetto al Consiglio.

Sulla definizione delle industrie a rischio di delocalizzazione (carbon leakage) che potranno beneficiare dei diritti di emissione gratuiti al 100%, la nuova bozza accoglie soprattutto le richieste avanzate dalla Germania per tutelare le sue imprese manifatturiere e la produzione di cemento, acciaio e alluminio. Le rivendicazioni italiane a tutela di ceramica, vetro e carta saranno soggette invece a un complicato calcolo in base alla percentuale di extra costi che l'acquisto di certificati di emissione comporterebbero per i diversi settori e sottosettori.

Parlando in conferenza stampa subito dopo il raggiungimento dell'intesa, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha rivendicato come un grande successo italiano anche l'inserimento di "una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto di competitività".

Secondo il responsabile della diplomazia italiana, la revisione sarà generale, mentre nella bozza circolata in mattinata ci si limitava a prendere in considerazione il rischio di delocalizzazione delle imprese, da rivalutare sulla base di un eventuale fallimento della conferenza Onu sul clima in programma a fine 2009 a Copenaghen.

Se fosse confermato il contenuto della bozza, che fissava tra l'altro la possibilità di revisione al regime di "codecisione" (quindi senza possibilità di opporre veti) il successo italiano sarebbe molto parziale. Le pretese di Palazzo Chigi erano infatti ben altre. L'Italia in teoria avrebbe voluto rinviare tutto il pacchetto 20-20-20 in blocco, rimandandolo a un'eventuale uscita dalla crisi economica. Senza timore di apparire in controtendenza rispetto a quanto stanno facendo Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna e persino Cina promuovendo con forza politiche di sostenibilità ambientale per rilanciare l'economia, Berlusconi non aveva esitato a definire le iniziative contro il riscaldamento globale in tempi di crisi "un malato di polmonite che pensa alla messa in piega".

Alla fine nel pomeriggio a mettere le cose in chiaro ci ha pensato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Gli obiettivi del pacchetto clima, ha avvisato, sono "giuridicamente vincolanti", ed eventuali violazioni di questi accordi da parte di uno Stato membro sarebbero sanzionate attraverso l'usuale procedura d'infrazione comunitaria. La "revisione" del sistema dei diritti di emissione, nel 2010, per tenere conto dei risultati della conferenza Onu di Copenaghen, ha puntalizzato ancora, potrà solo aumentare la percentuale di emissioni da tagliare entro il 2020, e non ridurla.

Sicuramente più corpose le concessioni fatte in sede di trattativa alla Polonia e agli ex paesi del blocco comunista che hanno ottenuto sostanziosi aiuti economici e agevolazioni per riconvertire il loro sistema energetico al momento prevalentemente a carbone.

Ora comunque il testo varato dal vertice dovrà passare al vaglio del "trilogo", ovvero di un ulteriore confronto con Consiglio Europeo, Europarlamento e Commissione. Se "ratificato" andrà in votazione mercoledì nella prevista seduta dell'assemblea di Strasburgo dopo la discussione in programma martedì. A quel punto il via libera definitivo, una semplice formalità, spetterebbe al Consiglio europeo. In realtà l'ok dell'Europarlamento è molto probabile ma non è del tutto scontato. L'assemblea, come detto, è schierata infatti su posizioni molto più esigenti dal punto di vista ambientale e potrebbe ritenere eccessive concessioni fatte dalla mediazione francese.

REUTERS
Clima, Berlusconi: pronti a veto, con crisi meglio rinvio
giovedì, 11 dicembre 2008 3.10

BRUXELLES (Reuters) - L'Italia ribadisce di essere pronta a mettere il veto sul pacchetto clima qualora l'Europa non accolga le proprie richieste, assumendo una posizione che per il momento appare isolata rispetto a quella di Francia e Germania.

Arrivando oggi a Bruxelles il Consiglio Ue, preceduto dal vertice Ppe, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha anche precisato di non ritenere che con la crisi economica mondiale in corso - che colpisce anche l'occupazione in Europa - sia molto opportuno prendere impegni stringenti sul clima. Meglio sarebbe rinviarli al termine della conferenza di Copenhagen alla fine del 2009.

"Se non riusciremo a ottenere quello che abbiamo chiesto con grande chiarezza dall'inizio siamo pronti al veto. Spero che non si debba arrivare a questo anche se sono molto perplesso sul fatto che questo sia il momento giusto. Prendere una decisione sul clima adesso non mi sembra che sia abbastanza opportuno", ha detto Berlusconi ai giornalisti.

Le aspettative del premier italiano sembrano gelate dal presidente francese e presidente di turno Ue, Nicolas Sarkozy, che ha invitato i leader europei a superare le proprie divergenze e a raggiungere un accordo sul pacchetto clima.

"L'Europa non ha altra scelta che raggiungere un accordo", ha detto Sarkozy arrivando al summit europeo.

La posizione della Francia è sostenuta anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che si è detta ottimista sulla possibilità di raggiungere una intesa che dovrà essere "senza condizioni".

CLIMA: ITALIA PROPONE DI RIMANDARE A VERTICE COPENHAGEN
"Mi risulta strano, da persona concreta, che, mentre tutti denunciano una crisi globale profonda che potrà portare a perdita di posti di lavoro in tutta Europa, si pensi a qualcosa che si poteva rimandare a Copenhagen. E' come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega. Mi tocca fare il cattivo e così divento il più anti europeista", aveva in precedenza detto fermandosi a conversare con un gruppo di giovani fan riuniti davanti alle sede dell'Accademia Reale dove si tiene la riunione del leader del Ppe a Bruxelles.

Berlusconi ha detto ai giovani di essere pronto a "fare il cattivo" con gli altri 26 leader dell'Unione ed ha mostrato di voler svelenire il clima, che si prospetta teso, con alcune battute. Ha infatti mostrato ai giovani di avere portato con sé un orologio -- "me l'hanno regalato" -- con il quadrante a stelle e strisce e la faccia del presidente eletto degli Usa Barack Obama: "Non lo indosserò; l'ho portato per fare due risate con i colleghi", ha detto il Cavaliere.

Mentre Berlusconi parlava, sono ancora al lavoro gli sherpa per trovare un accordo sul clima. Berlusconi non si è detto del tutto pessimista ed ai cronisti ha aggiunto: "Abbiamo lavorato per trovare delle soluzioni che non appesantiscano le imprese e l'economia. Dobbiamo ancora approfondire alcuni temi molto importanti che riguardano le nostre industrie della ceramica, per esempio, del vetro e altro ancora".

L'Italia teme un costo eccessivo per la sua industria e vuole che il pacchetto clima Ue sia reso meno stringente nei suoi obbiettivi che puntano a ridurre le emissioni di gas serra e aumentare il ricorso alle energie rinnovabili e l'efficienza energetica del 20% entro il 2020.

In particolare, assieme a Germania e Polonia, l'Italia insiste per concedere deroghe ad alcuni settori industriali che consumano molta energia e che rischiano la delocalizzazione degli impianti in caso di norme troppo stringenti.

Inoltre suggerisce una clausola di revisione del pacchetto alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul clima in Danimarca.

mercoledì, dicembre 10, 2008

ECOLOGIA - DEBOLEZZA DELL’ITALIA E DEL CAVALIERE

Certo il nostro Paese continua ad avere una grave deficienza sull’ecologia inizialmente per ragioni culturali ed ora per quelli politici ed economici. Tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi 30-35 anni dalla prima crisi del petrolio negli anni 70 hanno fatto ben poco per ridurre l’inquinamento. In questi anni però c’è stata una grande maturazione e crescita che però non trova riscontro nella politica.

In particolare i governi di centrodestra si sono dimostrati e tuttora si dimostrano assolutamente più insensibili al problema, anzi sono di fatto “contrari”.

In Europa, il governo Berlusconi si “oppone” chiedendo “flessibilità” sul pacchetto 20-20-20 su clima ed energia, l'ambizioso programma per ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 20% e contemporaneamente aumentare della stessa percentuale l'efficienza energetica e la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.

In Italia, come risposta alla crisi economica questo governo “cancella” la legge del bonus fiscale del 55% fatta dal precedente governo Prodi e addirittura farla valere retroattivamente, cosa anti-costituzionale, “penalizzando” tutti quei cittadini che hanno investito in efficienza energetica (in edilizia ed istallando pannelli solari e eolici etc…).

Dopo varie critiche lo stesso Tremonti “ammette” che la
retroattività va tolta. Ma la misura contraria "rimane" a tutto danno dei cittadini virtuosi e del Paese perché il nuovo mercato dell’energia delle fonti rinnovabili stava decollando creando molti posti di lavoro e come esito finale la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili di cui l’Italia ha assolutamente bisogno.

Allo stesso tempo il governo “ecologico” di Berlusconi “rivendica” come propria "politica ecologica" il ripristino delle centrali nucleari per recuperare un gap perso a causa di un referendum che li ha banditi 30 anni fa. Ma tutti sanno che le centrali nucleari non porteranno alcun beneficio né dal punto di vista ecologico, né economico. Porteranno solo più soldi e più potere alle grandi compagnie che i cittadini pagheranno tre volte: la prima con costi sempre maggiori dell’energia, la seconda con l’aumento dei rischi alla sicurezza sia per le persone e la terza per il territorio dove lo stoccaggio dei “rifiuti radioattivi” dovranno trovare posto.


ENERGIA, ALTERNATIVE POSSIBILI

Continuando così si continua a “perdere” ancora più posizioni, oggi siamo al 44° posto nel Climate Change perfomance index e di conseguenza oltre ad aggravare il livello d’inquinamento si aggrava pure la situazione economica, sprofondando ancora di più!
Raffaele B.

*** ULTIMISSIMA ***
NEWSITALIAPRESS
Clima: l'Europa non fa più sconti
Jose' Manuel Barroso: Non trovo giusto annacquare le ambizioni dell'Ue sul clima. Necessaria l'approvazione del Parlamento
10.12.2008 20:12:07

Bruxelles - Le richieste avanzate dall'Italia sulla revisione del pacchetto clima 20-20-20 sono state discusse in Commissione europea nella nottata di ieri. Dopo lunghe trattative i ministri Scajola e Frattini sono riusciti ad ottenere per l'Italia il raggiungimento di un accordo in sede di Commissione Europea sulla clausola di revisione e ristrutturazione del pacchetto clima entro il 2014, data in cui la Commissione Europea sarà chiamata a redigere un resoconto sullo stato di applicazione delle norme previste per i 27 paesi dal pacchetto 20-20-20. CONTINUA
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REPUBBLICA
L'Italia e la riduzione della CO2
"Kyoto sempre più lontana"

Il nostro Paese si piazza al 44esimo posto su 57 nel Climate change performance index. Legambiente: "Disastroso"
10 dicembre 2008

ROMA - Gli obiettivi del Protocollo di Kyoto? Sono sempre più distanti per l'Italia. Il nostro Paese prende voti scarsi nella lotta al surriscaldamento globale e, quel che è peggio, la soglia della sufficienza si allontana di anno in anno. A dare un giudizio negativo sulla performance italiana in quanto a misure per la riduzione dei gas serra è il rapporto internazionale Climate change performance index del German Watch, che mette l'Italia al 44esimo posto nella classifica dei 57 Stati a maggiori emissioni di CO2, cioè quelli che producono il 90% dei gas serra a livello mondiale.
In caduta libera. Nello studio, che si sofferma sugli interventi positivi e strutturali di ogni singola nazione nel campo del riscaldamento, l'Italia si piazza nel gruppo di coda e perde terreno rispetto alla scorso anno, quando era 41esima. Davanti a noi, India e Brasile. Poco dopo, Paesi noti per essere "grandi inquinatori" come la Polonia e la Cina. E comunque rimaniamo ben lontani dal terzetto di punta delle prime in classifica: le virtuose Svezia, Germania e Francia. Nelle ultime posizioni ci sono invece Arabia Saudita, Canada e Usa.
"Disastroso". Così Legambiente, una delle associazioni ambientaliste che hanno collaborato alla stesura del rapporto, definisce il nostro piazzamento, "che rispecchia il cronico ritardo nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto".
Le cause. A determinare questa situazione hanno contribuito l'assenza di una strategia complessiva per abbattere le emissioni di CO2, una politica energetica che punta sull'aumento dell'uso del carbone - una fonte non pulita - e il deficit di trasporti a basse emissioni. Non solo: su di noi pesa la constatazione che nella Ue siamo uno degli Stati dove i gas serra sono cresciuti di più rispetto ai livelli del 1990 (+9,9%). E questo in barba al taglio del 6,5% imposto dal trattato internazionale.
Punti di forza a rischio. Legambiente osserva che a salvare l'Italia dagli ultimissimi posti della classifica sono state "le poche ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55% per l'efficienza energetica". Ironia della sorte, fa notare Legambiente, queste sono proprio le misure finite nel mirino del governo, "che dopo aver eliminato l'obbligo della certificazione energetica degli edifici, ha tagliato il 55%".
Prospettive future. Il rapporto del del German Watch ipotizza che il giudizio in futuro potrebbe persino peggiorare e non lesina sulle critiche al comportamento del nostro Paese nei negoziati in corso sul pacchetto energia e clima dell'Unione Europea. Insieme alla Polonia, infatti, l'Italia si merita il giudizio più negativo sul piano internazionale per i ripetuti tentativi di sabotare il pacchetto. Come dire, abbiamo incassato anche uno zero in condotta.

ALTRO VIDEO
TG24
Energia, sparisce la retroattività sul taglio degli sgravi
Il governo ci ripensa ma Tremonti avverte: "I crediti di imposta non sono e non possono essere un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come tali".
03 dicembre, 2008

Il Parlamento correggerà la "retroattività" della norma che limita il bonus fiscale del 55 per cento sugli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico, che in un primo momento era esteso a tutto il 2008. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in audizione alla Camera sul decreto anti-crisi, sottolineando però che "i crediti di imposta non possono essere un bancomat. Il credito d'imposta deve essere coperto altrimenti crea illusioni che deludono la gente".

sabato, febbraio 17, 2007

ENERGIA – IL SOLARE TERMODINAMICO DI RUBBIA

IL PREMIO NOBEL CARLO RUBBIA NEL ORMAI GIÀ LONTANO 2004 EBBE A DICHIARARE IN UN INTERVISTA A REPUBBLICA SOTTO RIPORTATA CHE “LA QUANTITÀ DI ENERGIA CHE SI PUÒ PRODURRE CON LE CENTRALI SOLARI TERMODINAMICHE (CUI STA SVILUPPANDO) IN USO INDUSTRIALE SU LARGA SCALA, IN REGIONI CON UNA BUONA INSOLAZIONE COME IL SUD DELL'ITALIA, È TALE DA “SOSTITUIRE” SUFFICIENTEMENTE IL CARBONE, PETROLIO E METANO".
SI TRATTA SEMPLICEMENTE DI LAVORARCI SOPRA PER MIGLIORARNE LE PRESTAZIONI E I COSTI COME INVECE HA FATTO LA SPAGNA LA QUALE A DIFFERENZA DELL’ALLORA GOVERNO ITALIANO, VI INVESTÌ RACCOGLIENDO LE PROPOSTE DEL PROFESSORE.
Raffaele B.

INTERVISTA A REPUBBLICA IL 19 MAGGIO 2004
Rubbia e la centrale di Archimede "Così catturerò l'energia del sole"
Vicino a Siracusa un impianto all'avanguardia: oggi l'inaugurazione, parla il Nobel che lo ha progettato. È la terza via delle rinnovabili. Una fonte pulita perfettamente competitiva, abbondante e sicura.
DI ANTONIO CIANCIULLO
19 maggio 2004

ROMA - "Il nuovo solare termodinamico ad alta temperatura, l'energia catturata dagli specchi parabolici e immagazzinata da un fluido salino, è la terza via delle rinnovabili. Una fonte pulita, perfettamente competitiva, abbondante e sicura. Basta un quadrato di tre chilometri di lato, la lunghezza di una pista di aeroporto, per ottenere la stessa energia di una centrale nucleare. E per giunta è tecnologia italiana: una ricchezza che possiamo utilizzare direttamente ed esportare". E' un Carlo Rubbia in grande forma quello che si accinge a battezzare la fase uno del suo sogno. A meno di quattro anni dall'ideazione del progetto Archimede, il premio Nobel che guida l'Enea festeggerà oggi l'inaugurazione della nuova centrale elettrica di Priolo, in provincia di Siracusa, l'impianto Enel ristrutturato per far posto al sole. Si tratta della prima dimostrazione della realizzabilità del programma solare dell'Enea, un primo passo concreto che potrebbe aprire la strada a una filiera energetica made in Italy.
Eppure, dopo Archimede che l'aveva usata per altri scopi, questa forma di energia solare ha avuto poco successo. E l'esperienza della centrale siciliana a specchi di Adrano, che ha inghiottito molti fondi e prodotto poca energia, aveva indotto al pessimismo. Cosa è cambiato?
"Lasciando da parte Archimede, troviamo che il primo brevetto per gli specchi solari risale al 1860. Da allora è stato un succedersi di prove ed errori. Per esempio vent'anni fa, in California, avevano costruito centrali ibride che usavano il solare e il gas naturale, ma bastava una nuvoletta per bloccare il solare e far partire l'impianto a gas: il rendimento era scarso. E poi come fluido per accumulare il calore si usava un olio minerale poco sicuro e ad alto impatto ambientale. Oggi parliamo di una tecnologia completamente diversa".
Molto più affidabile?
"Non c'è paragone. Noi usiamo specchi di nuova progettazione che si muovono lungo l'arco della giornata seguendo il sole e quindi riescono a catturare più luce. Al posto del vecchio olio infiammabile abbiamo una miscela di sali fusi che non causa problemi e consente di accumulare l'energia in moda da renderla disponibile in ogni momento, anche quando non c'è il sole, in modo da ottenere la flessibilità richiesta dal mercato. E infine c'è il fattore temperatura che è fondamentale perché lo scopo finale è produrre vapore per far girare le turbine: la vecchia tecnologia solare non arrivava a superare i 350 gradi; ora raggiungiamo i 550 gradi, la stessa temperatura che si usa negli impianti a combustibili fossili".
Siamo comunque ancora alla fase di sperimentazione.
"Come esperimento pilota i 20 megawatt aggiunti dalle tecnologie solari alla centrale di Priolo non sono da buttar via: bastano a una città di 20 mila abitanti, consentono di risparmiare 12.500 tonnellate equivalenti di petrolio l'anno ed evitano l'emissione di 40 mila tonnellate l'anno di anidride carbonica. E il bello è che questo tipo di energia è conveniente: ai prezzi attuali l'impianto si ripaga in 6 anni e ne dura 30. Oltretutto, una volta avviata la produzione di massa, i prezzi di costruzione tenderanno al dimezzamento".
Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi?
"Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell'impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un'energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un'area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno".
Per esempio?
"Non si producono rifiuti né emissioni. L'energia è abbondante e rinnovabile. Non bisogna costruire sistemi di trasporto per i combustibili perché il sole arriva da solo. Gli investimenti e i costi sono più bassi rispetto alle centrali convenzionali. Il sistema è estremamente flessibile e si presta ad essere usato con impianti di piccola taglia in località isolate. I tempi di costruzione sono brevi, circa tre anni".
Ritiene che questa tecnologia cambi il ruolo delle rinnovabili?
"Secondo le previsioni dell'Iaea le rinnovabili di nuovo tipo, escludendo dunque l'idroelettrico e la biomassa tradizionale, non supereranno il 3,5 per cento del totale energetico nel 2030. Per andare oltre occorrono due condizioni. La prima è che i costi siano competitivi. La seconda è che il sistema sia flessibile: non a caso l'unica rinnovabile che ha mercato è l'idroelettrico perché le dighe consentono di usare l'acqua quando ce n'è bisogno. La tecnologia che si sperimenta a Priolo soddisfa entrambe queste condizioni".
Quanta energia si può produrre con questo tipo di centrali?
"In prospettiva, arrivando a un'applicazione industriale su larga scala, si può pensare che in regioni con una buona insolazione come il Sud dell'Italia si ricavi energia sufficiente a sostituire carbone, petrolio e metano".
Ma se la tecnologia è così semplice e i costi così bassi, perché il sistema non si è già imposto?
"Perché è un'idea nuova, e come tutte le idee nuove fatica ad essere assimilata. Noi stiamo aprendo un mercato dalle potenzialità enormi in un momento in cui c'è un disperato bisogno di un'energia non inquinante. Decidere tempi e modi spetta ai politici. Certo dal punto di vista scientifico una cosa va detta: o si lavora seriamente alla costruzione di un sistema energetico diverso da quello attuale, più pulito e in grado di ottenere più consenso, oppure si va avanti continuando a immettere gas serra nell'atmosfera e ci si assume il rischio dell'instabilità climatica legata a questo processo".

ENERGIA – MISURE SUL SOLARE E ALTRE FONTI PULITE

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE PECORARO SCANIO ANNUNCIA UN PACCHETTO CONSISTENTE DI “FINANZIAMENTI” SULLE FONTI RINNOVABILI APPROVATE DAL GOVERNO CHE MOLTIPLICHERÀ PER CENTO IL SOLARE IN 10 ANNI NEL NOSTRO PAESE.

L’ITALIA DEVE AL PIÙ PRESTO RECUPERARE UN RITARDO CRONICO DI ALMENO DUE ANNI SUGLI ALTRI PAESI EUROPEI RISPETTO AL PROTOCOLLO DI KYOTO.

PER LA PRIMA VOLTA S’INCOMINCIA A “LEGIFERARE” IN MODO SERIO SULL’AMBIENTE E SUL SISTEMA ENERGETICO (ANCHE SUL LATO DELLE LIBERALIZZAZIONI) RISPETTO AL PASSATO.

LA OPINIONE PUBBLICA È ORA BEN COSCIENTE DELLA POSTA IN GIOCO NEI PROSSIMI ANNI, E COSÌ ANCHE I GOVERNI DI MOLTI PAESI AVANZATI COMINCIANO A RENDERSENE CONTO. LO SCONVOLGIMENTO DEL CLIMA STA PRODUCENDO COSTI SEMPRE PIÙ INSOSTENIBILI SIA UMANI CHE FINANZIARI.

LO STESSO MERCATO MONDIALE OGGI “INTRAVEDE” UN “GRANDE SVILUPPO” IN QUESTO CAMPO “SUSCETTIBILE” DI GENERARE MOLTA RICCHEZZA E POSTI DI LAVORO “POSITIVI” ALTAMENTE “QUALIFICATI” ALL’INTERNO DI UNA NUOVA CONCEZIONE DI SVILUPPO COSIDDETTO “COMPATIBILE” E NON PIÙ “INFINITO” COME TUTT’ORA ANCORA AVVIENE A “DANNO” DEL PIANETA E QUINDI DEI PROPRI ABITANTI.

TUTTI POTRANNO PRESENTARE DOMANDA PER USUFRUIRE DI QUESTI FINANZIAMENTI PER L’USO DI FONTI RINNOVABILI E SOLARE: LE FAMIGLIE, CONDOMINI, ENTI E IMPRESE I CUI COSTI SI PREVEDONO AMMORTIZZABILI IN 5-6 ANNI DI “RISPARMI” PERENNI.
Raffaele B.

ANSA
ECO-ENERGIA: ITALIA CENTUPLICHERA' SOLARE IN 10 ANNI /ANSA
(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Dai penitenziari alle scuole, ai parchi, alle piccole e medie imprese: arrivano 60 milioni di euro per interventi sul solare e fonti di energia pulite. Questo il pacchetto messo a punto dal ministero dell'Ambiente e annunciato a Palazzo Chigi dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio.

L'occasione, il secondo compleanno, oggi, dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Obiettivo principale, ha detto Pecoraro Scanio, che ha anche distribuito lampadine a basso consumo davanti a Montecitorio, ''e' centuplicare il solare in 10 anni passando da 30 a 3.000 MW''. E per questo e' in arrivo, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la prossima settimana, il nuovo decreto degli incentivi al fotovoltaico dopo l'ok della Conferenza Stato-Regioni. Intanto il Consiglio dei Ministri fa registrare una novita'. ''E' la prima volta in assoluto - ha riferito il ministro - che un Consiglio dei Ministri italiano fa una riflessione sul tema dei cambiamenti climatici'.

Alla riflessione seguira' un seminario del Governo ad hoc sul clima. ''Tre ore di riflessione coordinate con il contributo di autorevoli esperti'', ha detto Pecoraro Scanio. E per il compleanno di Kyoto arriva anche il messaggio del Presidente della Repubblica, letto dal ministro dell'Ambiente nella riunione dell'esecutivo. ''Il Governo va nella stessa direzione indicata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - ha detto Pecoraro Scanio - quella delle energie rinnovabili e di una politica sempre più attenta alle esigenze ambientali''.

Per quanto riguarda in particolare il piano d'azione da 60 milioni di euro su solare e rinnovabili, si tratta di 11 bandi. Il più consistente e' quello per le piccole e medie imprese con 25,8 milioni di euro. Per il sole negli enti pubblici ci sono 10,3 milioni di euro; altri 20 milioni riguardano le rinnovabili nelle città mentre per i parchi ci sono 1,2 milioni di euro.

Per il sole a scuola bando da 4,6 milioni di euro mentre per i penitenziari sono previsti 5.000 metri quadrati di impianti solari per acqua calda con oltre 700 mila euro di stanziamento. Interventi anche nell' architettura con 2,6 milioni di euro. Nel piano del ministero dell'Ambiente anche gli edifici pubblici con 1,5 milioni di euro per l'audit energetico.

Un milione di euro ciascuno per il capitoli della casa ecologica e per quello degli impianti sportivi. Infine ammonta a 900 mila euro il contributo del bando riferito a Università e associazioni per promuovere la formazione e l'informazione. Un'impronta sul solare che avrà il suo clou con il nuovo decreto di incentivi al fotovoltaico. ''L'obiettivo nazionale - ha detto Pecoraro Scanio - e' di 3.000 MW entro il 2016''. E l'Italia può farcela visto che, dicono i tecnici, l'Italia ha un'insolazione media di circa 125 ore l'anno, pari a quasi il doppio rispetto alle 72 ore l'anno della Germania.

Sul fronte del risparmio, il conto energia permette di rientrare nell'investimento in 5-6 anni con un bilancio in attivo negli anni successivi. Tutti possono presentare domanda; famiglie condomini, enti e imprese.

mercoledì, febbraio 14, 2007

ENERGIA SOLARE – IL RIENTRO IN ITALIA DI CARLO RUBBIA

È UNA BUONA NOTIZIA IL RIENTRO IN ITALIA DEL PREMIO NOBEL CARLO RUBBIA CHE ACCETTA DI DIVENTARE IL CONSIGLIERE DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE PECORARO SCANIO.

LO SCIENZIATO COLLABORERÀ ALLA REALIZZAZIONE ED AL RILANCIO DELLE POLITICHE SULLE FONTI DI ENERGIA RINNOVABILI IN PARTICOLARE QUELLA SOLARE DI CUI L’ ITALIA NE È RICCA MA NON VIENE PERÒ UTILIZZATA!

IL RITORNO DEL PREMIO NOBEL ITALIANO “MARCA” UNA NOTEVOLE DIFFERENZA CON IL PRECEDENTE GOVERNO BERLUSCONI CHE INVECE AVEVA PENSATO DI FARE A MENO DELLA SUA COLLABORAZIONE (A DENUNCIA DELL’ASSENZA DI UNA POLITICA SULL’AMBIENTE) DI CUI GUARDA CASO INVECE SE NE È SUBITO SERVITA LA SPAGNA.

A SEGUITO DI CIÒ, QUESTO PAESE HA FATTO UN BALZO IN AVANTI SUL FOTOVOLTAICO, TECNOLOGIA D’AVANGUARDIA DI CUI RUBBIA SI OCCUPA IN PARTICOLARE.

CON QUESTA COLLABORAZIONE E CON LE NUOVE POLITCHE SULL’AMBIENTE ED ENERGIE RINNOVABILI POTREMO ALLO STESSO TEMPO “RIDURRE” IL CONSUMO DI PETROLIO, L’INQUINAMENTO, I SUOI COSTI SEMPRE CRESCENTI, E “RECUPERARE” POSIZIONI SULLE NUOVE ECO-TECNOLOGIE NEL MERCATO MONDIALE SU CUI È GIÀ INIZIATA LA CORSA.
Raffaele B.

ATENEONLINE
Il Nobel Rubbia torna in Italia "Il futuro è l'energia solare"
Mario Basile (12 feb 2007)
Lo scienziato rientra alle dipendenze del ministero dell'Ambiente, in qualità di collaboratore del ministro. Per Pecoraro Scanio, il ritorno del professore è l'occasione per promuovere lo sviluppo del fotovoltaico nel nostro Paese e dare un forte segnale di impegno nel tentativo di riportare in italia i grandi cervelli

Il premio Nobel Carlo Rubbia ritorna in Italia come consigliere del ministero dell’Ambiente per le energie rinnovabili. Il ministro Pecoraro Scanio ha mostrato la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto: “Sono contento che il professore abbia accettato di dare un contributo al lavoro del ministero per rilanciare le nuove tecnologie nel settore delle fonti rinnovabili nel nostro Paese. Tutti si lamentavano che avevamo perso il professore Rubbia. Oggi lo riportiamo in Italia. L'obiettivo - per Pecoraro Scanio - è quello di acquisire e portare a collaborare con il governo italiano, e, in particolare, con il ministero dell'Ambiente, una personalità di grande prestigio e capacità internazionale come Rubbia che si era dovuto allontanare. Questo - ha proseguito il ministro - è importante per quella che viene chiamata la grande sfida per riportare in Italia i grandi cervelli. Bisogna ripulire l’ambiente, salvare il clima del mondo ma soprattutto dare all’Italia energia pulita, rinnovabile e disponibile”.

Lo scienziato ha da parte sua ribadito il suo impegno nell’adempimento del nuovo ruolo assegnatogli all’interno del ministero: “Ringrazio il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Ho buttato la spugna un anno e mezzo fa, ora torno con lo spirito giusto. L’Italia è un Paese che ha una grande risorsa nel Sole e il Sole è qualcosa che noi dobbiamo poter utilizzare. E’ l’unica forma di energia indigena che abbiamo – ha aggiunto Rubbia – e quindi è giusto sviluppare una tecnologia di avanguardia ma anche una tecnologia di collaborazione con gli altri Paesi. Abbiamo assistito allo shock petrolifero e questo è solo l'inizio". Secondo il premio Nobel, "cosa farebbero i 10 miliardi di abitanti del Pianeta se non avessero un'energia disponibile a basso costo? Sarebbe la fine della civilizzazione umana. Abbiamo bisogno di preparare per il futuro”.

Le tappe verso la diffusione dell’utilizzo dell’energia solare prevedono già a marzo un incontro con il mondo imprenditoriale per incentivare gli investimenti nel settore. Per il ministro Pecoraro Scanio, bisogna prendere esempio dalla Spagna, evitando di puntare sul carbone: “In Spagna, non è il governo, ma sono gli imprenditori ad investire. Con il paese iberico, accettiamo la competizione e mettiamo in campo progetti comuni per vincere insieme. L'Italia può sfruttare questa tecnologia anche in iniziative di cooperazione internazionale perché si tratta di una tecnologia che può aiutare molti Paesi poveri che hanno tanto Sole ma, paradossalmente, devono abbattere le foreste per cucinare". Intanto, è stato già allestito un piano di incentivi per il fotovoltaico. Secondo il ministro dell’Ambiente, “ci saranno contributi e fondi per sbloccare in Italia non solo il fotovoltaico, il solare termico tradizionale, ma abbiamo anche previsto un sostegno per realizzare fino a 100 Megawatt di solare termodinamico”.

Si dovrebbe così arrivare a raddoppiare la produzione del volume di potenza fotovoltaica.

domenica, gennaio 14, 2007

BIODIESEL – PRIMO PASSO DELL’ITALIA

COGLIAMO CON GRANDE PIACERE QUESTA NOTIZIA PASSATA IN SORDINA PERCHÉ FINALMENTE DOPO TANTI DIBATTITI E DISCUSSIONI INCONCLUDENTI SI INIZIA CON UN PRIMO CONTRATTO SUI BIOCARBURANTI PRESENTATO DAL MINISTRO DE CASTRO COME PRIMO PASSO CONCRETO PER LA COSTRUZIONE DI UNA FILIERA NAZIONALE DELLE AGROENERGIE.

A DIFFERENZA DI ALTRI PAESI EUROPEI, IL NOSTRO DEVE RECUPERARE MOLTO RITARDO RISPETTO AGLI OBBIETTIVI DI KIOTO E DEVE COMINCIARE A RIDURRE SENSIBILMENTE IL CONSUMO DA FOSSILI VALE A DIRE PETROLIO E CARBONE.

PER DIVERSI ANNI NON SI È FATTO NULLA. LA POLITICA AVEVA FINORA DIMENTICATO I PROBLEMI DELL’AMBIENTE E DEI SEMPRE CRESCENTI CONSUMI ENERGETICI DA FOSSILI AGGRAVANDO SEMPRE PIÙ L’INQUINAMENTO E I COSTI SEMPRE MENO SOSTENIBILI.

IL GOVERNO SEMBRA PUNTARE SERIAMENTE SULLE ENERGIE ALTERNATIVE. IN CAMPO AGRICOLO VUOLE ASSEGNARE UN NUOVO RUOLO ALL’AGRICOLTURA IN CRISI CON LE BIOMASSE E BIOCARBURANTI, INSOMMA ENERGIA VERDE A VANTAGGIO DI TUTTI.

LO STUDIO E LA RICERCA DI FONTI ALTERNATIVE RINNOVABILI INSIEME AL RISPARMIO ENERGETICO SONO INDISPENSABILI GIA DA OGGI. ESSE RAPPRESENTANO GIÀ IL CENTRO ATTORNO AL QUALE RUOTA L’INTERA ECONOMIA MONDIALE E LA NOSTRA STESSA ESISTENZA PERCHÉ SE IL PIANETA MUORE NESSUNO POTRÀ SOPRAVVIVERE.
Raffaele B.

LAGAZZETTADELMEZZOGIORNO
Per l'agricoltura l'Italia punta su biodiesel
10/01/2007
ROMA – Un nuovo capitolo sul fronte dell’ energia verde che fa bene all’ambiente e all’agricoltura. Su questo non ha dubbi il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, che oggi ha presentato la firma del primo contratto di filiera per lo sviluppo del biodiesel. «La firma del primo contratto quadro sui biocarburanti rappresenta un risultato molto importante – ha detto De Castro illustrando il contratto – perché segna il primo passo concreto verso la costruzione di una filiera nazionale delle agroenergie».
D’altra parte proprio il ministro ha rimarcato che si tratta di «un obiettivo ritenuto prioritario nell’azione del Governo e inserito nel Dpef 2007-2011, e sul quale l’Italia sconta ancora forti ritardi in assoluto rispetto agli obiettivi di Kyoto, e relativi rispetto agli altri partner comunitari». Con la finanziaria 2007 il governo ha messo in campo provvedimenti importanti a favore della produzione e della gestione di energie alternative. In campo agricolo sono state previste risorse per biocarburanti da coltivazioni energetiche (in particolare colza), con l’obiettivo definito di raggiungere nel 2007 i 70.000 ettari.
Su questa base il contratto quadro è una prima risposta sulla filiera che, cogliendo le nuove opportunità della finanziaria, punta a raggiungere 240.000 ettari nel 2010, un passo fondamentale per rispettare gli obiettivi di Kyoto. Soggetti interessati dal contratto quadro sono le Associazioni agricole, l’Unione Seminativi (produttori di semi oleosi) e sul versante industriale Assitol, Assobiodiesel, Assocostieri.
L' accordo quadro firmato oggi fornisce indirizzi per la produzione, orientamento sulla formazione dei prezzi – che in ogni caso vengono lasciati alla libera contrattazione tra le parti -, sulle caratteristiche del prodotto come tecniche di produzione e consegna. A fronte di tale accordo potranno essere siglati i contratti di coltivazione.
Per l’Italia, ha rimarcato il ministro – si tratta di una mossa concreta nel segno della tutela ambientale, anche verso la riduzione della dipendenza dalle fonti energetiche non rinnovabili. Per l’agricoltura, in particolare, sembra essere invece un momento fondante per l’affermazione di una filiera innovativa. «Stiamo andando nella direzione di un nuovo ruolo per l’agricoltura – ha aggiunto De Castro che diventa anche attrice primaria nelle politiche di tutela ambientale e risparmio energetico. Dopo questo primo accordo stiamo lavorando su forme di contratti quadro per altre tipologie di biomasse. Il futuro dell’energia verde è finalmente cominciato».
L'iniziativa è stata salutata con favore da tutte le organizzazioni di categoria. Per la Coldiretti si tratta di un accordo che «colma le lacune italiane nel settore e contribuisce a salvare il clima» poichè, con l’alimentazione delle auto a biodiesel, «è possibile ridurre dell’80% le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e del 50% le polveri sottili».
Soddisfatta la Cia-Confederazione italiana agricoltori che parla di «un primo importante passo per lo sviluppo delle agroenergie, per dare vita ad una filiera nazionale e per rispondere agli obiettivi posti dal Protocollo di Kyoto». Confagricoltura parla di «una giornata fondamentale per lo sviluppo delle bioenergie in Italia», mentre per Copagri si tratta di «un concreto passo avanti» che «costituisce una buona base di partenza su cui sviluppare una politica nazionale ad hoc».

giovedì, ottobre 13, 2005

IL FUTURO E' NELL'IDROGENO?

QUESTA NOTIZIA MI SEMBRA MOLTO IMPORTANTE E NELLO STESSO TEMPO POCO DIVULGATA DAI MEDIA UFFICIALI. SI VUOLE QUI TENTARE DI DIVULGARLA ANCHE PERCHE' VI E' UN ATTEGGIAMENTO GENERALE NEGATIVO (DAI PETROLIERI, MERCATO FINANZIARIO MONDIALE, ETC..) CHE TENDE A MINIMIZZARE SE NON ADDIRITTURA A CONSIDERARE L'IDROGENO NON COME UNA VALIDA ALTERNATIVA AL PETROLIO NEI PROSSIMI 5-15 ANNI.

SAPPIAMO CHE L'IDROGENO E' UN VETTORE DI ENERGIA COME D'ALTRONDE LO E' PURE IL PETROLIO.
LA DIFFERENZA E CHE ESTRARRE IL PETROLIO COSTA MENO MA PRODUCE INQUINAMENTO DAL COSTO INESTIMABILE!

L'IDROGENO COSTA DI PIU' E' VERO MA NON PRODUCE INQUINAMENTO.

CONCLUSIONE IL COSTO FINALE DI QUEST'ULTIMO E' DI MOLTO INFERIORE ED E' A BENEFICIO DI TUTTI. CIO' IMPLICA SCELTE POLITICHE ED ECONOMICHE EPOCALI DIFFICILI DA FARE PER LE FORTI RESISTENZE MA CHE ALLA FINE DOVRANNO ESSERE FATTI SE NON SI VUOLE LA FINE DELLA CIVILTA'.

IN FONDO ALL'ARTICOLO VI SONO ALTRI DUE COLLEGAMENTI: UNA TESI A FAVORE E UNA CONTRARIA.
Raffaele
Idrogeno, carburante per un lavoro futuro
13 ottobre 2005

L’idrogeno “s’impara” in un ateneo italiano. A partire da quest’anno accademico, l’Università del Sannio ha organizzato infatti a Benevento un master universitario in energia dell’idrogeno, che fornirà ai partecipanti la preparazione per valutare correttamente gli aspetti economici e di impatto ambientale del gas, in alternativa ai convenzionali vettori energetici utilizzati.
Responsabile del master è Filippo De Rossi, ordinario di fisica tecnica ambientale all’Università beneventina. “Il master – spiega – è frutto di una collaborazione tra il Cesi, ente impegnato da decenni nella ricerca di fonti alternative di energia, la Regione Campania e il nostro ateneo. Si tratta del primo corso universitario di questo tipo che viene avviato in Italia. Ma la cooperazione tra questi enti e istituzioni è più ampia, e riguarda diverse iniziative comuni”.

Le sole attività di ricerca e sviluppo e di produzione dell’idrogeno da fonti rinnovabili (irraggiamento solare, flusso delle acque, vento, biomasse) potrebbero creare nuovi posti di lavoro – le ricerche congiunte di Enea e Cnr parlano addirittura di 70mila nuovi occupati nell’arco di due-tre anni – , in maggioranza proprio al Sud, dove le risorse sono disponibili in misura superiore che in altre parti d’Italia. Per non parlare dello sviluppo delle infrastrutture e dei sistemi di stoccaggio, trasporto e distribuzione. “E’ indispensabile però che gli enti locali siano disponibili ad appoggiare iniziative legate all’idrogeno – sottolinea De Rossi – così come è avvenuto in Campania, dove Regione e Provincia hanno sostenuto l’Università del Sannio. Il nostro è un prototipo di piccole dimensioni; se si dimostrerà valido potrà essere sviluppato”...CONTINUA
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Intervista all’ingegnere Nicola Contrisciani, dell’Enea