Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post

venerdì, marzo 26, 2010

IL VATICANO E PRETI PEDOFILI

Aiutiamo la Chiesa a eliminare questa terribile macchia. Non stiamo parlando di casi isolati, lo scandalo dei preti pedofili non riguarda solo gli Stati Uniti (5000 casi) i cui costi sono altissimi, leggi “USA: quanto costano gli abusi” . Sono migliaia in tutto il mondo, e molti in Italia. Un fenomeno e una malattia taciuti e sopportati per anni, nella vergogna e nel dolore. E coperti dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia dei loro paesi. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. Leggi questo in “Viaggio nel silenzio” su BISPENSIERO.
aliudcrimen
23 marzo 2010
Vaticano e Preti Pedofili - Sex Crimes and Vatican - 1 di 5

Lo scandalo sta montando a livello mondiale e solo in questi giorni l’informazione arriva in Italia anche se ridotta e/o attenuata e relegata tra le notizie meno importanti. Si sa il nostro Paese ospita il Vaticano e ne è in un certo senso controllato politicamente e socialmente più da vicino.

Purtroppo è una grave questione che va avanti da molti anni e per oltre 30 anni in molti Paesi a danni di bambini e ragazzi perpetrati da preti pedofili nelle scuole e nelle parrocchie. Da noi molti rimarranno impressionati da questo scandalo proprio perché i nostri media ci hanno tenuto sempre all’oscuro. Chi invece ha vissuto all’estero non ne sarà molto sorpreso.

Lo scandalo si avvicina pericolosamente a Ratzinger finora lambito indirettamente (prelati a lui vicini, vedi il fratello) e il Vaticano sembra dare l’impressione di tentare disperatamente di allontanare lo scandalo dal Papa che si limita a chiedere scusa e a “puntare il dito” solo contro i “preti pedofili” anziché assumersi la responsabilità di avere fornito loro protezione e copertura in tutti quegli anni quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Lo faceva solo per difendere il buon nome e l’immagine della Chiesa, dicono i suoi accusatori. Questo viene richiesto con forte insistenza sempre da più Paesi le cui vittime non si accontentano della lettera di scuse che pure il Papa ha loro inviato.

Queste accuse, che non si fermano, sono di una gravità inaudita anche perché provengono da fonti importanti, credibili e numerose. Solo la ‘verità’ per quanto terribile e le necessarie drastiche conseguenze del tipo sostituzione con ‘persone senza macchia’ (e ve ne sono certamente), possono salvare la istituzione della Chiesa e recuperarla alla fiducia dei credenti. Altrimenti balziamo indietro al medioevo del ‘mercato delle indulgenze’ che ha generato lo scisma del protestantesimo in Europa.

Dal commento di Carlo Maroni del Sole24ore ‘Qui è in gioco la presa planetaria della Chiesa, la sua presenza nella società, visto che la pedofilia è un tema che abbraccia la presenza dei bambini, dalle scuole alle parrocchie’.

Se il dubbio si insinuerà nelle famiglie nessuno si fiderà più a mandare i figli in parrocchia e/o alla loro scuola oltre che perdere la fede!
Raffaele B.

*** AGGIORNAMENTO ***
Non si riesce a tenere il ritmo di nuove accuse che continuano senza sosta ormai. In risposta alle smentite indignate ecco solo alcuni esempi di oggi 26/03/2010:


ILMESSAGGERO
Nyt rilancia: «Ratzinger sapeva
che il prete pedofilo era in attività»


ANSA
Pedofilia: Nyt rilancia, papa sapeva del
trasferimento di padre Hullermann

CORRIERE DELLA SERA
Pedofilia, nuove accuse a Ratzinger
Schifani: «Attacchi inaccettabili»


LASTAMPA
Dal New York Times accuse
anche su un caso in Germania


******
I - 67 - CASI DI PEDOFILIA SU BAMBINI SORDI A VERONA - LA STORIA OGGI SU RAITRE
CORRIERE DELLA SERA
Bambini e denunce: la diocesi indaga


*** IERI 25/03/2010 ***

ILSOLE24ORE
VISTI DA LONTANO / Fuoco incrociato su papa Ratzinger
di Elysa Fazzino
25 Marzo 2010
È in primo piano sui siti web di molta stampa estera il caso portato alla ribalta dal New York Times, secondo il quale i vertici del Vaticano, compreso il futuro papa Ratzinger, hanno protetto un prete pedofilo del Wisconsin. Padre Lawrence Murphy, accusato di avere molestato almeno 200 bambini sordi, è rimasto prete fino alla sua morte, nonostante le lettere di avvertimento mandate a Roma da vari vescovi americani.

"Il Papa ha omesso di agire sulle denunce di abusi sessuali negli Usa" titola sulla homepage il Times Online, sottolineando che lo scandalo si avvicina sempre più a Benedetto XVI. Il processo ecclesiastico – scrive il Times di Londra - "si fermò dopo che l'imputato supplicò il cardinale Ratzinger di clemenza". I documenti di Milwaukee, ottenuti dal New York Times, "emergono mentre papa Benedetto affronta altre accuse", puntualizza il Times: Ratzinger, come responsabile del Vaticano e come arcivescovo in Germania, "non ha punito preti accusati di abusi sessuali, né avvertito le autorità civili competenti".

Il Papa ha però accettato ieri le dimissioni del vescovo irlandese John Magee, sotto tiro per come ha gestito le accuse di abusi sessuali nella sua diocesi. Alle dimissioni di Magee il Times dedica un ampio servizio. Ora che il Papa ha accettato le dimissioni, "sale la pressione perché si dimetta il Cardinale Sean Brady, primate di Irlanda". Il sito propone un approfondimento sui "segreti della Chiesa cattolica irlandese".

"Pedofilia, Benedetto XVI di nuovo accusato", è il titolo, a grandi caratteri, che compare sulla prima pagine del sito del Nouvel Observateur. "L'attuale papa e altri responsabili del Vaticano avrebbero coperto gli abusi sessuali di un prete americano che avrebbe violentato circa 200 membri di una scuola per bambini sordi". Gli scandali si moltiplicano, osserva il Nouvel Obs. Le rivelazioni arrivano mentre vari scandali su abusi di minori da parte di religiosi cattolici scuotono l'Irlanda e altri paesi, tra cui l'Olanda, la Svizzera, La Spagna, l'Austria e la Germania.

Grosso richiamo anche sul sito di Le Figaro, che pubblica un'Afp col titolo: "Il Vaticano accusato di avere coperto gli abusi sessuali di un prete americano". Stesso lancio su Libération, con il neretto "Affare tragico per il Vaticano". "Di fronte all'ondata di scandali sessuali, Benedetto XVI naviga tra smentite e volontà di trasparenza", ha scritto di recente Eric Jozsef in un articolo riproposto sul sito.

Centinaia di commenti dei lettori inondano il sito di El Pais, che apre la homepage con questo caso. "Il Vaticano non castigò il prete accusato negli Stati Uniti perché era malato" è il titolo aggiornato nelle ultime ore.

Nel testo della risposta inviata al New York Times da Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana – scrive Miguel Mora - il Vaticano spiega che Murphy non fu punito perché "molto malato". Il sacerdote non fu espulso "perché il diritto canonico non prevede castighi automatici". In realtà, puntualizza il cronista, per alcuni reati è sì prevista la scomunica automatica. La corrispondenza dà notizia delle manifestazioni di protesta davanti al Vaticano e cita Roberto Mirabile, presidente dell'associazione italiana vittime della pederastia Caramelo Bueno: né i vescovi, né le curie, né i tribunali ecclesiastici hanno mai mandato in carcere un prete per un reato di pedofilia. La vicenda ha grande rilievo anche su El Mundo e altri siti spagnoli come Abc.

Tra i siti Usa, il Chicago Tribune e il Los Angeles Times pubblicano un'intervista dall'Irlanda a Sinead O'Connor, la cantante irlandese che fece scalpore anni fa quando alla tv americana strappò una foto di papa Giovanni Paolo II chiamandolo "il nemico" e esortò il pubblico a lottare contro gli abusi sessuali. "Dovrebbe esserci un'inchiesta penale sul papa", afferma la cantante, sempre ai ferri corti con la Chiesa cattolica. Il papa, secondo O' Connor, dovrebbe dimettersi per "non avere agito in modo cristiano per proteggere i bambini".

ILSOLE24ORE
Lo scandalo della pedofilia è una marea montante

commento di Carlo Marroni
25 Marzo 2010
Lo scandalo delle pedofilia nella chiesa è una marea montante che rischia di rappresentare il vero macigno del pontificato di Joseph Ratzinger, al di là della tragicità dei fatti via via rivelati. Benedetto XVI è stato sfiorato dal caso di Monaco, da quello di Ratisbona indirettamente (via fratello Georg) e ora di nuova tirato in ballo per una vicenda americana che mette in primo piano anche il cardinale Bertone.

Vicende che, a leggere bene le carte, sono difficilmente classificabili tra le operazioni di "insabbiamento" ma che oggettivamente non possono neppure iscriversi alla linea "tolleranza zero" che è diventato lo slogan vaticano sugli abusi.

In parte è un po' paradossale che Ratzinger sia messo sulla scena mediatica mondiale – e il New York Times ha di certo questo potere – proprio per gli abusi, vista la mano ferma avuta sin dall'inizio del suo pontificato (emblematico il caso del fondatore dei Legionari di Cristo), di certo più severa di quella del suo predecessore.

Ma tant'è, e ora lo scandalo si globalizza, riaccendendo i riflettori anche sulle possibili ripercussioni in Curia. Già perché una governance abbastanza debole – come evidenziato bene dal caso Williamson di un anno fa – deve dare una risposta forte alle continue emergenze: passi quando le beghe sono più riferite all'Italia (anche se gravi, come il caso Boffo) ma qui è in gioco la presa planetaria della Chiesa, la sua presenza nella società, visto che la pedofilia è un tema che abbraccia la presenza dei bambini, dalle scuole alle parrocchie. Insomma, a fatti eclatanti (con una risonanza che dentro la Chiesa viene vissuta sempre più spesso come un sorta di attacco "laicista") servono gesti simbolici molto forti e concreti.

LASTAMPA
USA: quanto costano gli abusi

25/3/2010
Una reazione dei vescovi americani sui costi relativi allo scandalo pedofilia fra il 2004 e il 2009.
MARCO TOSATTI
Lo scandalo degli abusi è costato alle diocesi americane 104,439 milioni di dollari nel 2009, secondo il rapporto annuale preparato dalla Conferenza Episcopale Usa. Solo il 59% di questi fondi erano destinati ad accordi con le vittime ($55.0 milioni) e terapie per le vittime degli abusi ($6.5 milioni); il resto era per le parcelle degli avvocati ($28.7 milioni), terapie per i responsabili ($10.9 milioni), e altri costi ($3.3 milioni). Il che fa salire il coso globale dello scandalo per gli abusi del clero nelle diocesi americane e in istituti religiosi tra il 2004 e il 2009 a 2.194.729.859 di dollari; 1.897.599.482 dollari per le diocesi e le eparchie, e 297.130.377 per gli istituti religiosi. Inoltre, le diocesi americane hanno speso più di 21 milioni nel 2009 sui programmi per un “ambiente sicuro” e di controllo dei precedenti.

La relazione ha rilevato che 398 nuove accuse credibili di abusi sessuali su minori sono state presentate contro 286 sacerdoti diocesani e diaconi nel 2009. Solo sei delle 398 accuse coinvolgono persone che sono attualmente i minori; le altre accuse sono state fatte da adulti che sostengono di essere stati abusati quando erano minori. In tutto, 65 accuse di abusi a partire dal 2004 hanno coinvolto coloro che erano minorenni nell'anno della denuncia.

Di 398 nuove accuse credibili, l’83% dei coinvolti sono vittime di sesso maschile, e solo il 15% delle vittime erano di età inferiore ai dieci anni. Questo è quanto afferma un rapporto preparato dai vescovi americani sul tema. "Per la maggior parte delle nuove accuse (71 per cento), l'abuso si è verificato o è iniziato tra il 1960 e il 1984", prosegue il rapporto. "Il periodo di tempo più comune per le accuse riportate nel 2009 è stato quello 1975-1979.

Questo è approssimativamente lo stesso modello di tempo che è stato segnalato negli anni precedenti, con la maggior parte delle accuse riportate che si sono verificate fra la metà del 1960 e la metà del 1980. " "Tra le 398 nuove accuse credibili segnalati nel 2009, 48 nuove accuse (12 per cento) sono state trovate infondate o chiaramente false entro il 31 dicembre 2009," aggiunge il rapporto. "Inoltre, 23 denunce ricevute antecedenti il 2009 sono state trovate prive di fondamento o chiaramente false nel corso del 2009."

martedì, marzo 23, 2010

LA CHIESA DA UNA MANO AL CAVALIERE E POI PRECISA

Immancabile, come spesso avviene, arriva la Chiesa con il cardinale Bagnasco a dare una mano a Berlusconi in difficoltà, entrando pesantemente nell'agone politico e consigliando i cattolici a votare per chi è contro l'aborto e per chi difende la vita. Ciò è chiaramente una intromissione di natura politica per dire sostanzialmente di non votare per la Bonino nel Lazio e la Bresso in Piemonte, le due regioni chiave della competizione elettorale.

Cosa centrano le elezioni regionali con temi di natura etica come l'aborto?! E come se all'interno di un dibattito condominiale si volessero risolvere i problemi della disoccupazione. In ambito regionale si deve parlare di infrastrutture, di sanità, di occupazione etc.

Ma il cardinale Bagnasco, invita anche a non votare per coloro che non promuovono il valore della famiglia e l'integrazione degli immigrati, il lavoro etc. Insomma il Berlusconi pluri-divorziato, delle ‘escort’ e ora guaritore del cancro proprio non va e nemmeno tutta la sua maggioranza, in particolare sulla questione degli immigrati e del lavoro, etc.

Quindi il cardinale, nella foga di avvantaggiare il centrodestra, commette una vistosa leggerezza entrando in profonda contraddizione, oppure mette la questione dell'aborto prima di tutto. Ma nell’ultimo articolo sul CORRIERE DELLA SERA i vescovi ‘frenano’ precisando il concetto che seppur contrari all’aborto esso non viene prima delle questioni sociali! Un tentativo in extremis per recuperare una credibilità della Chiesa agli occhi degli stessi cattolici a cui parla e che ragionano con la loro testa. Leggi la lettera integrale di Bagnasco.

Sulla questione poi della pedofilia e della responsabilità della Chiesa (non solo dei preti pedofili) leggi "Viaggio nel silenzio" da BISPENSIERO, ci ritorneremo a parte con un altro apposito servizio. Intanto anche qui il furbo Berlusconi (delle escort minorenni) ha colto la palla al balzo per ingraziarsi il Vaticano! Leggi 'Pedofilia: premier, solidarietà al Papa' dall'ANSA.

Che messaggio allora ricevono i cattolici che volessero seguire le indicazioni della chiesa? Un messaggio ‘contrastante’ tanto che per questi sembrerebbe che l'unica soluzione possa essere, nella migliore delle ipotesi l'astensione, quindi un irresponsabile non voto, e nella peggiore votare per i sodali di Berlusconi, personaggi che di cristianità ne hanno solo un immagine caricaturale e strumentale!

*** L'ABORTO E LA DIFESA DELLA VITA ***
Inoltre tanto per chiarire, nessuno può essere a favore dell'aborto e contro la difesa della vita. Su questo non ci possono essere equivoci. La questione invece riguarda la Legge n.194 del 22 maggio 1978 sull'aborto che, ricordiamolo, è legge del nostro Stato Italiano e che vige ormai da 32 anni.

Questa legge è stata fatta per arginare l'aborto clandestino sempre esistente da secoli in segreto e che ‘mieteva’ molte vittime tra mamme e nascituri (tra i poveri). I ricchi ricorrevano ai cosiddetti 'cucchiai d'oro' o andavano all'estero ed avevano tutta l'assistenza necessaria a suon di milioni. I poveri o coloro che non potevano permetterselo ricorrevano alle rischiose ‘mammane’ per l’assenza di mezzi sanitari. Questo è il punto. La sola esistenza della legge che vietava l'aborto non fermava questa piaga (da secoli), anzi creava una disparità fra i censi.

Dopo tanti anni si può fare un bilancio: la legge 194 in effetti ha diminuito gli aborti dell'80% e se si facesse più prevenzione ed educazione sessuale si ridurrebbe ancora.

Nel terzo mondo la situazione è ancora più grave perché non hanno come noi la 194 e perché mancano di mezzi sanitari adeguati per tutti. In più se si fa di tutto per impedire l’uso del contraccettivo sia per legge sia per i prezzi proibitivi per loro il danno è ancora maggiore.

Perché s'insiste ancora su questo tema? Invece di rendere maggiormente operativa la 194 per ridurre ulteriormente gli aborti si vuole invece cancellare la legge e ritornare inevitabilmente all'aborto clandestino del passato. Quale concetto di difesa della vita e del no all'aborto è questo?

I cattolici italiani sono contro l'aborto clandestino e lo hanno provato con l'approvazione della legge 194 la cui maggioranza è rappresentata dalle donne, i soggetti principali di questa sofferenza e quindi gli unici titolari della scelta se abortire o meno (la RU486) rientra nello stesso concetto. Le donne (cattoliche o meno) che vogliono osservare i precetti della Chiesa semplicemente non richiedono di abortire. La legge non li obbliga a farlo! La legge permette alle donne solo di scegliere, non obbliga all’aborto!

Lo Stato infine si deve limitare a fornire l’assistenza per salvare le donne. Nell’assistenza c’è anche la prevenzione e l’educazione sessuale. Non sempre però la legge 194 è applicata al 100% proprio a causa di molti operatori ‘obiettori’ che in molte aree del paese si rifiutano di fornire assistenza.
Raffaele B.

ANSA
Cei: Bonino, con legge 194 meno aborti
La candidata,me lo aspettavo ma 80% italiani l'hanno confermata

ANSA) - ROMA, 23 MAR - La Bonino si aspettava la critica della Cei, 'ad ogni elezione e' così. Ma proprio 'la legge 194 ha diminuito gli aborti', dice.'L'80% degli italiani e' contro l'aborto clandestino'.Se si facesse piu' prevenzione 'diminuirebbero ancora','le donne italiane sanno quanto sia doloroso abortire', nessuno in Italia vuole 'tornare a mammane e cucchiai d'oro'. La Bonino non si pone il problema se la Cei sposti voti:'L'80% degli italiani che ha confermato la legge immagino sia cattolico'.

IL CORRIERE DELLA SERA
No all'aborto, la precisazione dei vescovi

«Non è un valore superiore ad altri»
«La Chiesa non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali»

23 marzo 2010
CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa è contro l'aborto, ma non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali. È questo il cuore di un documento redatto dagli otto vescovi della Liguria in vista delle regionali, che ha come primo firmatario Angelo Bagnasco, e che è stato diffuso dalla Conferenza episcopale italiana. Le osservazioni sul «no all'aborto» contenute nel documento suonano come una precisazione rispetto a quanto affermato lunedì da Bagnasco. Il porporato aveva indicato infatti la difesa della vita, anche dal «delitto incommensurabile» dell'aborto, come un valore «non negoziabile» su cui basare le proprie scelte elettorali. Il documento dei presuli liguri parte invece da un appello alla riconciliazione degli animi, in vista dell'appuntamento delle regionali, arrivando a sostenere che il rispetto della vita umana e del matrimonio tra uomo e donna, ma anche il diritto al lavoro e alla casa, l'integrazione degli immigrati sono tutti «valori che non possono essere selezionati secondo la sensibilità personale, ma vanno assunti nella loro integralità». «A questo riguardo - si legge nel documento dei vescovi della Liguria - il criterio guida per un sapiente discernimento tra le diverse rappresentanze è l'impegno programmatico, chiaramente assunto, di assicurare il pieno rispetto di quei valori che esprimono le esigenze fondamentali della persona umana e della sua dignità, valori che sono la condizione e il fondamento di una società veramente solidale»… CONTINUA

IL CORRIERE DELLA SERA
I vescovi: «Il voto sia contro l'aborto»
22 MARZO 2010
CITTÀ DEL VATICANO - La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell'aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. È quanto ha indicato, in sintesi, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani (leggi la prolusione integrale). La candidata del centrosinistra alle Regionali del Lazio, Emma Bonino, ha replicato che si tratta di «un evergreen. Non mi sembra ci sia nessuna novità, sono le solite cose».

VALORI NON NEGOZIABILI - I valori «non negoziabili», ha elencato l'arcivescovo di Genova, sono «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». Su questo fondamento, ha spiegato, «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l'accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata».

ABORTO, «ECATOMBE PROGRESSIVA» - Durissime le sue parole contro l'aborto, descritto come «un'ecatombe progressiva», che si vuole rendere «invisibile» attraverso l'uso di pillole da assumere in casa. «Che cosa ci vorrà ancora - si è chiesto il presidente della Cei - per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?» «In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene - ha subito proseguito - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale». «L'evento del voto è - ha detto - un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare».

SULLA PEDOFILIA: TRASPARENZA MA NO A DISCREDITO - Il cardinal Bagnasco ha poi affrontato il tema dei recenti scandali di pedofilia. La Chiesa ha imparato da Benedetto XVI a non tacere o coprire la verità, «anche quando è dolorosa e odiosa»; «questo però non significa subire, qualora ci fossero, strategie di discredito generalizzate» ha affermato il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella relazione di apertura del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani. Il porporato ha anche espresso al Papa la «vicinanza» dell'episcopato italiano: «quanto più, da qualche parte, si tenta di sfiorare la sua limpida e amabile persona, tanto più il popolo di Dio a lui guarda commosso e fiero».

«NON SI METTA IN DISCUSSIONE IL CELIBATO» - «Nessun caso tragico» può oscurare «la bellezza» del ministero sacerdotale, ha detto il porporato. «Nè mettere in discussione il sacro celibato che ci scalda il cuore e ispira la vita», ha aggiunto. «Non sentitevi mai guardati con diffidenza o abbandonati, e - ha detto Bagnasco rivolgendosi agli uomini di Chiesa - non scoraggiatevi; siate sereni sapendo che le nostre comunità hanno fiducia in voi e vi affiancano con lo sguardo della fede e le esigenze dell'amore evangelico». Il sacerdote - ha scandito - non è «un disagiato, nè uno scompensato, benché il clima culturale odierno non faciliti certo la crescita armonica di alcuno. Il sacerdote è un uomo che, non solo nel tempo del seminario, coltiva la propria umanità nel fuoco dell'amore di Gesù».

venerdì, novembre 06, 2009

STATO LAICO E I CROCIFISSI

Dopo la sentenza della Corte Europea su ‘via i crocifissi dalle scuole italiane’, unanime la reazione sdegnata del Vaticano, del Governo, dei politici di estrazione cattolica ed in ultimo della stessa sinistra che in questo momento non vuole una ‘guerra di religione’ che dividerebbe l’opposizione in questa difficile situazione che attraversa il Paese.
girmawinetwo
03 novembre 2009
Sentenza UE: Via il Crocefisso dalle Scuole
Corte Ue: no al crocefisso a scuola. Governo: faremo ricorso:Secondo Strasburgo rappresenta "una violazione della libertà religiosa". Sconcerto in Vaticano. Il ministro dell'Istruzione Gelmini bestemmia: "Fa parte delle nostre tradizioni"

Quello che colpisce di più è la reazione del Vaticano che in teoria non c’entra nulla poiché la sentenza riguarda solo lo Stato Italiano. La giustificazione più usata è che il crocifisso rappresenta la nostra ‘tradizione’ e ‘cultura’ e che è presente ovunque nelle nostre piazze e nei nostri monumenti e perfino nelle bandiere di molti stati europei e non. Un ragionamento che mentre ‘svaluta’ il simbolo di religione è di ‘facile’ lettura per quei cittadini ‘sprovveduti’ sulla differenza fra ’diritto’ e ‘fede’ e dei fatti storici alla base di tutto questo.

Intanto diciamo che il crocifisso di cui si parla è senza dubbio un simbolo della religione cattolica. Inoltre la sentenza della Corte riguarda solo i crocifissi nelle aule scolastiche e non le ‘croci’ in altri luoghi. Poi quale tradizione? Quale cultura? I crocifissi nelle scuole furono introdotti obbligatoriamente con regi decreti (fascisti) nel 1924 e poi negli altri luoghi pubblici nel 1929. Prima i crocifissi non c'erano!

Con il primo Concordato tra Mussolini (FASCISMO) e il Vaticano la religione cattolica veniva elevata a Religione di Stato. Poi ci fu un nuovo Concordato nel 1984 tra Craxi e il Vaticano con il quale venne annullata quella norma. Modifica che adeguò il Concordato alla Costituzione sulla eguaglianza di tutte le religioni e non. Da quel momento in poi il simbolo religioso doveva essere ‘rimosso’ da tutti i luoghi pubblici, ma così non fu! Se si fosse fatto allora, ora il problema non esisterebbe.

Lo Stato confessionale che ‘consente’ solo una religione imposta per legge a tutti è un residuo medioevale superato. Il predominio di una religione sulle altre è uno stadio di poco più evoluto, ma anche questo è superato! Rifiutiamo però lo Stato laicista perché ‘negherebbe’ la religione a tutti.

Lo Stato può essere ‘solo laico’ perché deve garantire la libertà di tutte le religioni e non. La sentenza quindi non è contro la religione cattolica ma è a favore di tutte le religioni senza più alcun predominio dell’una sulle altre. Da molti lustri il nostro Paese è diventato multietnico e multireligioso.

I simboli religiosi hanno la loro casa naturale nei luoghi di culto e nelle case dei credenti. In più si possono pure indossare se si vuole e questo non viene impedito. Ma più di tutto la fede deve stare nel cuore del credente e nelle azioni coerenti.

Invito al leggere ‘
Povero Cristo in mano a Berlusconi di un prete famoso Paolo Farinella con la sua Lettera aperta al Cardinale Bagnasco sotto riportati.
Raffaele B.

ANTIMAFIA
Altrachiesa
Povero Cristo in mano a Berlusconi
di Paolo Farinella, (prete)
5 novembre 2009

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati correi di blasfemia e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.

Don Paolo Farinella, lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ”Bibbia, parole, segreti, misteri” e ”Ritorno all’antica Messa“, sempre editore Gabrielli. La sua lettera denuncia contro i vescovi, la chiesa, gli interessi superiori, il governo, lo sfruttamento di minori,non so perché ma difficilmente si avrà notizia di questa lettera sui vari organi ufficiali,allora facciamola girare noi....
.
Lettera aperta al cardinale Bagnasco (alcuni stralci).
Leggi tutto
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro…
Leggi tutto

giovedì, settembre 03, 2009

BERLUSCONI ‘SUPERMAN’ CONTRO LA UE E LA CHIESA

Questa volta il Cavaliere supera se stesso definendosi ‘Superman’ anzi di più. Con il video qui sotto il TG1 lo tratta addirittura da ‘supereroe’ regalandogli un ‘servilissimo’ servizio a tutto campo senza contraddittorio come nelle peggiori tradizioni populiste in cui le voci critiche e/o di opposizione sono o ridotte al lumicino o assente del tutto come in questo caso.

luxorl02 settembre 2009
Berlusconi è Superman. Il Tg1 lo tratta da Supereroe
http://www.byteliberi.com/ - Silvio Berlusconi si dice più potente di Superman... e infatti il TG1 lo tratta da 'supereroe'.

Tutto questo per non voler rispondere alle famose 10 domande ‘scomode’ di Repubblica. In paesi ‘democratici’ i governanti ‘rispondono’ sempre alla stampa, a qualunque stampa. Da noi invece non solo non rispondono ma addirittura ‘denunciano’ il giornale e i giornalisti per le domande! I governanti, in paesi democratici, mai denunciano né la stampa né giornalisti e né tantomeno comuni cittadini.

Ora però non pago di ciò il Cavaliere se la prende anche con i Commissari UE, rei di fargli domande sui respingimenti degli immigrati. Berlusconi ‘conferma’ in questo modo la sua indole a non rispondere a domande ‘scomode’ a chiunque glie le faccia e per questo ‘pretende’ di farli “zittire” come suo stile, 'minacciando' altrimenti di bloccare i lavori in seno all’Unione Europea, come riportato dal
MESSAGGERO e mostrato in questo video:
aieiesbrazorf01 settembre 2009
Immigrazione, Berlusconi contro la Ue "Stop ai portavoce o bloccheremo lavori"
IL NUOVO EDITTO POLACCO DI BERLUSCONI . QUESTA VOLTA CONTRO L'UNIONE EUROPEA.

Ma la secca risposta del presidente della Commissione José Manuel Barroso non si fa attendere ed egli rivendica il diritto-dovere dei portavoce di parlare e si dice "intransigente difensore" della Ue, vedi articolo dell’Ansa sotto riportato.
È un salto di qualità questo di Berlusconi perché dopo la Stampa Internazionale ora per la prima volta ‘attacca’ direttamente anche organi dell’istituzione UE ma ottiene una secca ‘risposta’ da parte di Barroso (che è pure di centrodestra) e quindi non ha alibi politici come spesso fa in Italia.
Dopo i recenti ‘incidenti’ con la Chiesa cattolica a seguito dei quali vi sono le dimissioni irrevocabili del direttore dell'Avvenire Dino Boffo. «Boffo è l'ultima vittima di Berlusconi» riportato dal Corriere della Sera proprio un ora fa, si apre una fase veramente ‘difficile’ e di ‘accerchiamento’ per il Governo e il Cavaliere comincia a ‘mostrare’ segni preoccupanti di ‘nervosismo’ al punto che comincia a diventare ‘ingombrante’ per la sua stessa maggioranza.
Raffaele B.

ANSA
UE, BARROSO: FIERO DI PORTAVOCE, HANNO MIA FIDUCIA
2009-09-03 19:55
BRUXELLES - Nuovo botta e risposta tra Europa e Italia dopo le polemiche scaturite dalle critiche di Berlusconi sui portavoce europei. Sulla questione interviene nuovamente Barroso, dicendosi "molto fiero" del servizio dei portavoce dell'esecutivo europeo e sottolineando che questo gode di "tutta la sua fiducia e il suo appoggio". "La Commissione europea è un'istituzione molto originale e proprio per questo ci sono talvolta persone che non la capiscono", aggiunge.
Il ministro Frattini però insiste: "Se la Commissione Europea é un organo politico è giusto che parlino i politici, non i portavoce. Barroso - prosegue il titolare della Farnesina - ha detto cose ovvie, che é fiero ed ha fiducia nei propri portavoce, ci mancherebbe altro".
SCHULZ A FRATTINI, MI ASPETTAVO DIFESA ISTITUZIONI EUROPA - Il capogruppo dei socialisti e democratici all'Europarlamento, Martin Schulz, ha scritto una lettera aperta al ministro degli Esteri Franco Frattini, nella quale afferma che si sarebbe aspettato la difesa delle istituzioni europee davanti alla ''gravita' delle parole del presidente Berlusconi'' a proposito dei portavoce della Commissione Ue. ''Mi sarei atteso che, cogliendo la gravità delle parole del presidente Berlusconi, avesse preso le difese delle istituzioni europee e nello stesso tempo compreso la mia reazione'', scrive Schulz ricordando di avere definito la presa di posizione di Berlusconi come un ''attacco inaudito'' alle istituzioni Ue.
''Non l'ha fatto, dimenticando i suoi anni passati nell'esecutivo e dimenticando anche il sostegno che il nostro gruppo le ha assicurato in Parlamento sugli importanti e delicati dossier portati avanti dal suo ufficio, prosegue Schulz. ''Mi chiedo, signor ministro, se lo fa perché obbligato dalla sua nuova posizione di subalternità o se, nel passato, ha operato positivamente in Europa celando una differente visione. Avendo avuto la felice opportunità di conoscerla e di cooperare in maniera fattiva le confesso di essere tentato di preferire la prima ipotesi'', conclude la lettera.
FRANCESCHINI, BARROSO HA RAGIONE, BERLUSCONI SI CALMI - ''Barroso ha detto una cosa assolutamente giusta e il presidente della commissione Ue non mi sembra un pericoloso estremista. E' un esponente dei Popolari europei, ma quando scatta un problema di dignità delle istituzioni negli altri paesi e nell'Unione europea sanno quando c'e' il dovere di reagire''. Lo ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini, commentando le dichiarazioni del presidente della Commissione europea, dopo l'attacco ai portavoce dell'Ue da parte del premier Silvio Berlusconi.
Franceschini ha poi rivolto un invito al presidente del Consiglio italiano: ''Si dia una calmata perché di mezzo c'e' la credibilità e l'autorevolezza del nostro paese non solo la sua''. ''Il presidente Berlusconi - ha aggiunto Franceschini - mostra che gli da' fastidio un po' tutto: l'opposizione, la stampa libera, le organizzazioni internazionali, l'Onu e le organizzazioni dei rifugiati quando criticano le politiche dell'immigrazione e addirittura i portavoce dell'Unione europea. Si dia una calmata''.

ILMESSAGGERO
Stampa estera: Berlusconi vuole imbavagliare i commissari Ue
ROMA (2 settembre) - Anche oggi la stampa estera si occupa dell'attacco del quotidiano "Il Giornale" al direttore dell'Avvenire, Dino Boffo, e dei suoi strascichi nel rapporto tra Palazzo Chigi e Vaticano. Occhi puntati anche sulle dichiarazioni di ieri del premier Silvio Berlusconi sulle esternazioni dei portavoce europei dopo le polemiche sul dossier immigrazione. «Si allarga la crepa tra Berlusconi e il Vaticano» è il titolo del britannico
The Times, secondo cui «mentre Il Giornale, quotidiano della famiglia di Berlusconi, continua a presentare Dino Boffo come un omosessuale schedato dalla polizia, le più alte figure della Chiesa si sono unite nella difesa dell'editore cattolico». E il quotidiano riporta le parole del cardinale Stanislao Dziwisz, ex segretario di papa Giovanni Paolo II e attuale arcivescovo di Cracovia: «Sono molto preoccupato per la decadenza morale in cui sta scivolando l' Italia a causa del comportamento di certi importanti leader politici».
The Guardian si sofferma invece sulle dichiarazioni rilasciate ieri dal premier: «Berlusconi chiede che i commissari europei siano imbavagliati» è il titolo dell'articolo. Il quotidiano londinese riporta quindi le «stupefacenti» parole del premier che «ha minacciato di bloccare i lavori della Ue a meno che i commissari e i suoi portavoce non siano impediti di pronunciarsi su qualsiasi questione».
Anche
El Pais, partendo dalla festa a Tripoli per i 40 anni della Rivoluzione verde e dagli ultimi 73 immigrati respinti in Libia dalle autorità italiane, riporta le dichiarazioni del premier, che «ieri, contrattaccando alla richiesta di spiegazioni, espressa dall'Ue, sull'ennesimo respingimento di immigrati, ha minacciato di bloccare l'Unione europea se i portavoce non la smetteranno di parlare».
Sempre in Spagna,
El Mundo, attenendosi alla mera cronaca, titola «Berlusconi minaccia di bloccare l'Unione europea, irritato con i portavoce».
Il catalano
La Vanguardia si sofferma invece su un altro passo delle dichiarazioni fatte dal premier a Danzica: «Non solo non sono malato, ma sono Superman», è il titolo dell'articolo. Lo stesso quotidiano, in un altro articolo, torna sulle polemiche tra Il Giornale e la Chiesa, e scrive: «Il direttore dell'Avvenire Dino Boffo accusa il principale quotidiano dello schieramento berlusconiano di aver montato tutto».
In Francia,
Liberation in un articolo intitolato «La torbida risposta di Berlusconi», scrive che il premier, mentre la Chiesa «si scaglia contro il suo quotidiano, Il Giornale, moltiplica i colpi bassi, rifiutandosi ostinatamente di rispondere alle domande sulla sua vita privata».

martedì, marzo 17, 2009

PAPA RATZINGER E LOTTA A L’AIDS IN AFRICA

In aereo verso il Camerum, prima tappa del suo viaggio in Africa, il Papa ha affermato che l’aids non si combatte con i preservativi e che anzi aumentano i problemi. L’unica strada efficace è quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità, vale a dire “astinenza” o al massimo “fedeltà” all’interno della coppia (eterosessuale e obbligatoriamente sposata).

Con tutta la concentrazione di cui penso di essere capace, proprio non riesco a capire perché la chiesa ufficiale si ostina a “rifiutare” il preservativo come una facile e semplice barriera alla diffusione del virus (specialmente in Africa dove di aids si muore a milioni) in grado di salvare milioni di persone e bambini solo perché sarebbe un atto contro Dio? Mi domando: può un Dio volere la morte dei propri figli? Ovviamente no! Da qui la difficoltà di capire.

Ma la cosa ancora più difficile da capire è la frase successiva che il Papa ha pronunciato: “che aumentano i problemi” riferito all’uso dei profilattici. Quali problemi non è dato conoscere, i giornalisti che lo hanno intervistato non hanno pensato di chiederglielo. Veramente qui si rimane senza una risposta chiarificatrice, ora chi ce lo spiega?

Ma salvare subito milioni di prossimi infettati dall’epidemia non sarebbe di per sé una emergenza la cui priorità è senz’altro al primo posto? Oppure bisogna prima “risolvere” la questione dell’uso o non uso dei preservativi con una grande ed ampia "teologica" riflessione che richiede certamente tempi biblici, ammesso che lo si voglia fare?
Raffaele B.

IENE LA CHIESA E I METODI CONTRACCETTIVI
zoagli81
16 ottobre 2008

ILMESSAGGERO
Benedetto XVI in viaggio verso l'Africa:
«L'aids non si batte con i preservativi»

ROMA (17 marzo) - Benedetto XVI è partito per il Camerun, prima tappa del viaggio apostolico in Africa che da oggi al 23 marzo lo porterà anche in Angola. Sul Boeing 777 dell'Alitalia il Pontefice si è intrattenuto con la stampa, affrontando uno dei temi chiave del suo viaggio nel continente africano: la piaga dell'Aids. «L'epidemia di Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi - ha detto Benedetto XVI - che, anzi aumentano i problemi. L'unica strada efficace è quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità».

Il Papa ha lanciato anche un appello alla solidarietà internazionale, perché non lasci sprofondare l'Africa sotto il peso della crisi economica. «Questa crisi economica - ha osservato - è il prodotto di un deficit dell'etica». Benedetto XVI annunciato che di questo parlerà nella sua prossima enciclica. «Era quasi pronta - ha rivelato - ma poi è intervenuta la recessione globale e abbiamo dovuto rilavorarci proprio per offrire un messaggio all'umanità in questa congiuntura».

Il Pontefice ha rivolto un messaggio «alla Chiesa che in Africa è vicina ai poveri e ai sofferenti, ma non è esente da peccati e deve purificarsi. La chiesa non è una società perfetta. Piuttosto che la purificazione delle strutture occorre però una purificazione dei cuori».

I saluti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Benedetto XVI. «Santità - scrive il Capo dello Stato - Ella si appresta a visitare due paesi che testimoniano la determinazione dell'Africa di superare i drammatici problemi che la affliggono e di imboccare il cammino di un progresso economico, sociale e civile mettendo a frutto le sue straordinarie risorse. In questa occasione, desidero confermarle il pieno sostegno dell'Italia, anche nella sua veste di presidente di turno del G8, a contribuire in ogni modo alle iniziative poste in essere dalla comunità internazionale a sostegno dell'Africa».

sabato, febbraio 07, 2009

CASO ELUANA E SCONTRO ISTITUZIONALE

Dopo un lungo silenzio sul caso durato anni, Berlusconi ora va allo scontro con il Capo dello Stato con la pretesa della “difesa della vita” contro chi invece “difenderebbe la morte”.

Napolitano “respinge” il decreto del Governo perché avrebbe “bloccato” una sentenza della Cassazione, inconcepibile in uno Stato democratico, quindi manifestamente “incostituzionale”. La indipendenza dei poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario sono il fondamento dello Stato democratico ed una garanzia dei diritti di tutti i cittadini di ogni credo nel Paese.

Se tutti i “poteri” cadessero sotto il controllo diretto o indiretto di un solo uomo, per quanto votato dalla maggioranza, produrrebbe di fatto una “dittatura” come la storia insegna. Per questa ragione viene rivolto un invito all’
Appello di "Libertà e Giustizia":"La democrazia è in bilico: salviamola"

Berlusconi ha avuto modo di dimostrare di non sopportare un “potere” che lo limiti e lo controlli come appunto la “Magistratura” e il suo Presidente che è anche quello della Repubblica. Il Parlamento è già sotto il suo controllo con la decretazione d’urgenza!

La sua idea è un “potere” presidenziale “assoluto” e senza controllo una volta “eletto” dal popolo (influenzato dalle sue TV) . Quindi il caso Englaro si presta quale ghiotto pretesto per tentare di “cambiare” la Costituzione e per spodestare il Capo dello Stato sull’onda emotiva rappresentata dall’approssimarsi del suo epilogo ed al dramma della sua famiglia.

Un “uso politico” di questo dramma a cui il Cavaliere ha sempre poco importato, non essendo certo lui né il paladino della morale sul valore della vita né quello della sofferenza. Paradossalmente ora la chiesa di Ratzinger non si vergogna di appoggiarlo e di spingerlo per imporre a tutti i cittadini di ogni credo la “privazione” dei propri e quella dei propri cari, dei “diritti di scelta” se volere o meno i “trattamenti terapeutici” (compresi l’idratazione e alimentazione ‘artificiali’) in casi estremi di malattia terminale o di stati vegetativi senza alcuna speranza di recupero alla vita cosciente. In questo modo “altri” scelgono per loro, prolungando inutilmente l’agonia e sofferenze del malato senza speranza.

Su questo cinico ed orribile sodalizio a danno dei cittadini si potrebbero sostenere e consolidare due “poteri” tra loro: quello di Berlusconi a capo supremo della nazione e quello del Vaticano a capo di tutti i cittadini “cattolici” che eleggono il dittatore. Un dittatore alle dipendenze del Vaticano per l’appunto, con la restaurazione dello Stato Confessionale di storica e triste memoria.

Ma a giudicare dai vari sondaggi tra cui quello di
Ipr Marketing per Repubblica.it sembra che gli italiani di destra e di sinistra, anche cattolici, siano più avanti e maturi dei loro rappresentanti politici e che con molta probabilità questa volta lo “scontro” istituzionale possa “rivelarsi” perdente per Berlusconi ed anche per la Chiesa di Ratzinger, già in gravi difficoltà su altri importanti fronti internazionali.
Raffaele B.

Eluana. Berlusconi: "Senza decreto torno dal popolo"
RaiNews24 06 febbraio 2009

ILSOLE24ORE
Una frattura istituzionale che divide le coscienze
di Stefano Folli
07 febbraio 2009

Per molti decenni, nella lunga storia del dopoguerra, l'equilibrio tra laici e cattolici è stato garantito in Italia, sia pure con qualche eccezione, dalla prudenza e dal senso dello Stato della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati. Si sono evitate le guerre di religione, le fratture fra italiani e gli strappi istituzionali: anche con il concorso della Santa Sede, nel complesso rispettosa della laicità della Repubblica e consapevole che il bene più prezioso era l'unità morale del Paese. Un patrimonio comune che, si poteva immaginare, nessuno avrebbe voluto disperdere.

Purtroppo da ieri questo scenario è andato in frantumi. Non solo le istituzioni sono ferite, anche la convivenza civile subisce un serio "vulnus" e non è chiaro chi e come potrà ricomporlo. Di sicuro ora lo Stato di diritto, cioè il fondamento delle garanzie democratiche, è più debole. Il tema cruciale della vita e della morte, che esige soprattutto sensibilità, rispetto delle coscienze e comprensione del dolore privato, è finito nel tritacarne dello scontro politico. Ed è difficile capire quanto abbiano pesato in questa sconcertante vicenda le questioni di principio e quanto le strumentalizzazioni di parte, volte a fini diversi da quelli dichiarati.

Di sicuro si sta compiendo ai danni della povera Englaro e della sua famiglia l'ultima crudeltà. Intorno a quelle sfortunate persone era tempo che si facesse silenzio e invece è esploso un clamore tanto assurdo quanto inutile. Assurdo perché è davvero singolare che il Parlamento abbia deciso di legiferare adesso, nel giro di poche ore, quando la legge sul testamento biologico è rimasta a prendere polvere nei cassetti per anni, mentre tutti i richiami al buon senso restavano lettera morta. La responsabilità delle forze politiche, sotto questo profilo, resta molto grave e non convince affatto che si sia voluto rovesciarla sul Quirinale, per via della mancata firma a un decreto dell'ultim'ora.

Quanto all'inutilità di questo atroce spettacolo, è penoso doverlo scrivere. Ma è evidente che, se la clinica di Udine va avanti nella procedura prevista (e gli avvocati della famiglia Englaro lo hanno confermato), il Parlamento non arriverà in tempo, per quanto si affretti, a varare lo stralcio del testamento biologico e a impedire che sia interrotta l'alimentazione prima del triste epilogo.

Comunque sia, alla fine resteranno solo le macerie della convivenza civile e i danni della rottura istituzionale. Non era proprio di questo che aveva bisogno l'Italia nel momento in cui sta affrontando una delle più gravi congiunture economiche e quindi sociali che la storia recente ricordi. L'idea di dividere il Paese con la spada, di qui i difensori della vita e di là i fautori della morte, è quanto di più pericoloso si possa immaginare. E sta accadendo. Ma c'è di peggio.
Quasi sempre le battaglie sui principi nascondono obiettivi politici che ai più sfuggono. Sarebbe interessante capire a chi giova lo scontro istituzionale tra Governo e presidenza della Repubblica. Senza dubbio a nessuno, ma può darsi che qualcuno ritenga di trarne vantaggio. E su questo punto è bene essere chiari.

Che la tensione tra i due palazzi romani stesse crescendo ben oltre i limiti, era lampante. Tuttavia si poteva supporre che sarebbe esplosa su di un altro terreno, più strettamente politico-costituzionale: ad esempio, la riforma della giustizia. Invece è deflagrata in tempi e modi imprevedibili, su di un aspetto etico di drammatica profondità; come tale in grado di lacerare i rapporti e di incrinare il patto di fondo che regola la Repubblica più di quanto sarebbe accaduto in circostanze tradizionali.

Può darsi che tutto dipenda da una sequenza di errori, in una spirale imprevedibile. Da un lato i ritardi del Governo, l'iniziale sottovalutazione del caso e poi il desiderio di venire incontro alle gerarchie ecclesiastiche e alle organizzazioni cattoliche. Dall'altro quella lettera scritta da Napolitano e recapitata prima del Consiglio dei ministri, che rendeva pubblica e ufficiale la contrarietà del Quirinale al decreto, con ciò mettendo in imbarazzo Berlusconi. O magari gli ha offerto l'arma per sferrare l'offensiva.

Ma non si sfugge alla sensazione che il caso Englaro abbia fatto emergere una crisi istituzionale comunque matura. Il presidente del Consiglio non ha mai nascosto la sua insofferenza per i vincoli e i limiti del suo mandato. Quella sorta di diarchia al vertice dello Stato, che la Costituzione in qualche misura impone, è sempre apparsa inaccettabile agli occhi di Berlusconi. E nessuno dimentica i conflitti con Scalfaro e le tensioni con Ciampi, lungo l'arco di un quindicennio. Così come nessuno ignora che il premier è determinato in cuor suo a sanare la contraddizione andando a occupare egli stesso la poltrona di Capo dello Stato in un futuro indistinto, ma forse nei suoi piani meno remoto di quanto non dica il calendario della legislatura.

Il presidenzialismo è nel carattere e nella natura di Berlusconi. Viceversa non lo è affatto il ritmo lento di un'azione di governo faticosa e quotidiana, costretta sul sentiero degli equilibri istituzionali. Anche per questo da ieri l'Italia è entrata in una crisi senza precedenti, da cui non sarà facile uscire. Il ruolo supremo di garanzia al di sopra delle parti, che è l'essenza della presidenza della Repubblica secondo l'attuale Costituzione, è stato scalfito e forse compromesso. A sostegno di Giorgio Napolitano c'è l'opposizione di centrosinistra, i radicali, l'estrema sinistra: nonché, ed è molto significativo, il presidente della Camera Fini. Dietro al presidente del Consiglio c'è la maggioranza, l'Udc di Casini, il Vaticano . Schieramenti inediti per una brutta storia dai contorni opachi, di cui non si conosce l'esito.

REPUBBLICA
Caso Englaro, un Paese oltre la politica
La maggioranza è con Napolitano

7 febbraio 2009
Il sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it mostra che la gente ha idee molto chiare sulla vicenda e condivide la scelta della famiglia.
Sul conflitto Quirinale-Governo, la percentuale favorevole a Berlusconi è del 30%


ROMA - Lasciare andare Eluana Englaro, farla finita con l'uso politico della sua vicenda e piena ragione al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto istituzionale con il governo Berlusconi.

Sono i risultati del sondaggio in tempo reale di Ipr Marketing per Repubblica. it, condotto ieri sera con il sistema del "Panel telematico tempo reale" interrogando mille persone disaggregate per sesso, età ed area di residenza.

Ne esce un Paese con le idee piuttosto chiare su questa vicenda. Un Paese come sempre più avanti della politica e, in questo caso, anche delle posizioni espresse dalle gerarchie vaticane. I risultati, tra l'altro, non mostrano grandi differenze anche se si guarda alle preferenze politiche degli intervistati. Una trasversalità, dunque, che sembra corrispondere a un'opinione tanto salda quanto diffusa.

Alimentazione e idratazione. Le prime due domande riguardano esplicitamente il caso di Eluana. Il 61% è favorevole a interrompere alimentazione e idratazione della ragazza in coma da 17 anni; solo il 26% esprime contrarietà, il 13% non ha un'opinione in merito a testimonianza che anche il dubbio ha un suo spazio in questa drammatica vicenda. Dal punto di vista politico, non c'è praticamente differenza: gli elettori di centrodestra e quelli di centrosinistra sono favorevoli all'interruzione in percentuali pressoché identiche (62% e 63%). Risultati identici per quanto riguarda il concetto di "terapia medica" riferibile o meno all'alimentazione e all'idratazione di una persona nelle condizioni di Eluana. Per il 61%, in questo caso, si tratta di terapie mediche che, quindi, possono essere sospese. Il 27% la pensa diversamente e il 12% non ha opinione.

Testamento biologico. Sul testamento biologico, inteso come la possibilità di una persona di indicare in vita i limiti delle cure che s'intende ricevere in casi estremi, la maggioranza è addirittura schiacciante: l'84 per cento è a favore di un provvedimento in materia, appena il 7% è contrario e il 9% non ha opinione.

La politica e il conflitto Quirinale-Palazzo Chigi. La maggioranza degli intervistati condivide la scelta del capo dello Stato di non firmare il decreto e ritiene "non opportuna" la decisione di Berlusconi di intervenire con un decreto d'urgenza. Più in generale, il 50% del campione ritiene addirittura che sulla questione non si doveva intervenire per legge e che, semmai (27%) l'intervento spettava al Parlamento. Solo il 15% ritiene legittimo l'intervento d'urgenza dell'esecutivo. L'8% non ha opinione.

Più nel merito, il decreto d'urgenza di Berlusconi viene ritenuto "non opportuno" dal 56% del campione e "opportuno" dal 32%, mentre il 12% non ha opinione.

A una domanda esplicita sul conflitto istituzionale, il 55% condivide la scelta di Napolitano di non controfirmare il decreto e il 29% non la condivide. Il 16% non sceglie.

In entrambe queste domande, la trasversalità notata precedentemente, scende con l'elettorato di centrodestra che si divide praticamente a metà tra Colle e Palazzo Chigi. Quello di centrosinistra, ovviamente, è quasi tutto dalla parte di Napolitano.

mercoledì, febbraio 04, 2009

SHOAH - PAPA RATZINGER E IL NEGAZIONISMO

Oltre ad Israele che minaccia la rottura dei rapporti con il Vaticano, perfino il primo ministro Angela Merkel dello stesso paese del Papa, cioè la Germania, ha sentito la necessità di chiedere ulteriori chiarimenti a Benedetto XVI per avere riammesso nella chiesa i lefebvriani tra cui il negazionista Richard Williamson (vedere i filmati) oggi sotto inchiesta a Ratisbona, città bavarese perché negare la Shoah in Germania è un reato.

In sostanza la Merkel rimprovera al pontefice mentre afferma più volte che chi "nega la Shoah nega la croce" una stridente ambiguità nel riammettere proprio i negazionisti lefebvriani al suo interno. In pratica il papa afferma a "parole" ciò che smentisce con la sua "azione" di riammissione. Di solito di fronte ad ambiguità quello che conta di più sono le azioni e non le parole. Da qui la richiesta di ulteriori chiarimenti perchè a questo punto, dice la Merkel non si è più sicuri che la chiesa cattolica non sia negazionista.

A questo punto è ovvio che questa ambiguità non potrà essere risolta con altre "parole" che hanno comunque sempre un valore inferiore delle "azioni", ma da altrettante "azioni" in grado di annullare l'ambiguità. Se Benedetto XVI e la chiesa cattolica non imboccano questa strada, la rottura definitiva dei rapporti con i fratelli maggiori ebrei sarà inevitabile e con essa tutto lo sforzo fatto da Giovanni Paolo II per la riconciliazione con gli ebrei andrà perduto irrimediabilmente.
É questo ciò che vuole la nuova chiesa di Papa Ratzinger?
Raffaele B.


(Filmati)
Richard Williamson: Camere a gas? Mai esistite
Si nega l'esistenza delle camere a gas, e l'uccisione di 6 milioni di ebrei. I revisionisti parlano di 200.000 morti nei campi di concentramento.
27 gennaio 2009



Il Vaticano e la Shoah: a chi bisogna credere?
Moni Ovadia parla del caso della riabilitazione dei Lefebvriani, e delle posizioni contrastanti all'interno del mondo cattolico rispetto alla Shoah. http://www.youblob.org
27 gennaio 2009


ILSOLE24ORE
Merkel: più chiarezza sull'Olocausto
Mercoledí 04 Febbraio 2009

FRANCOFORTE - Raramente il tono di un alto dirigente politico europeo è stato così netto e così secco nei confronti di un Papa, almeno nel recente passato. Ieri il Cancelliere Angela Merkel ha rimproverato con insolita durezza Benedetto XVI, un suo compatriota, criticato per non chiarire con sufficiente fermezza che la Chiesa cattolica non è negazionista.

«È necessario che da parte del Papa e del Vaticano sia detto chiaramente che non può esserci negazione dell'Olocausto», ha avvertito la signora Merkel durante una conferenza stampa con il presidente kazako Nursultan Nazarbayev in visita a Berlino, sottolineando che dal suo punto di vista questo chiarimento è ancora "insufficiente".

La reazione è giunta dopo la decisione di Benedetto XVI di revocare la scomunica a quattro vescovi lefebvriani, tra cui Richard Williamson che ha negato l'esistenza delle camere a gas. Nel respingere le critiche subito fioccate, il Papa ha biasimato il prelato attraverso un portavoce – «Chi nega la Shoah non sa nulla né del mistero di Dio né della Croce di Cristo» – ma ha confermato la sua scelta.

«Se l'atteggiamento del Vaticano - ha continuato ieri il Cancelliere - può dare l'impressione che l'Olocausto può essere negato, allora siamo di fronte a questioni fondamentali». Nel contempo, la signora Merkel ha ricordato che «in linea generale» preferisce non commentare le decisioni della Chiesa cattolica romana. In un messaggio email, ieri sera il Vaticano ha risposto che la recente condanna dell'Olocausto da parte di Benedetto XVI non poteva essere «più chiara». La reazione della signora Merkel, figlia di un pastore protestante, è solo l'ultima di una serie.

Nel corso degli ultimi giorni, molte personalità cattoliche tedesche hanno criticato Benedetto XVI più o meno indirettamente. Gebhard Fürst, vescovo di Stoccarda, ha spiegato che la scelta di Benedetto XVI «ha allontanato molti credenti dalla Chiesa, provocato una perdita di fiducia nelle istituzioni cattoliche e peggiorato fortemente il dialogo tra ebrei e cristiani». In un commento intitolato Die Papastrophe, un gioco di parole tra Papa e catastrofe, il Financial Times Deutschland sottolineava ieri che Benedetto XVI può anche essere «un grande teologo», ma è «un pessimo politico».

Dietro alle prese di posizione dell'establishment tedesco si nasconde chiaramente il nervo scoperto dell'Olocausto. Negare la Shoah è in Germania un reato, tanto che lo stesso Williamson è oggi sotto inchiesta a Ratisbona, città bavarese in cui Benedetto XVI ha insegnato per molti anni.

LASTAMPA
IL CASO DEI LEFEBVRIANI
Israele minaccia rottura col Vaticano
1/2/2009 (7:40) di GIACOMO GALEAZZI
Il ministro Cohen: "E' una corporazione in cui stanno negazionisti e antisemiti"

CITTA’ DEL VATICANO
Dopo le relazioni messe in discussione dal Gran Rabbinato di Gerusalemme, la minaccia di rompere i rapporti con il Vaticano arriva anche dal governo israeliano. A tre mesi dalla programmata visita papale in Terra Santa, la riammissione del vescovo negazionista lefebvriano Richard Williamson attira sulla Chiesa ulteriori proteste dallo Stato ebraico. Ieri il ministro israeliano per gli Affari religiosi Yitzhak Cohen ha alzato la posta e ha chiesto all’esecutivo uscente (l’11 febbraio si vota) di porre fine alle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. In un’intervista al settimanale tedesco «Der Spiegel», Cohen ha annunciato di aver sollecitato il suo governo «a rompere completamente i rapporti con una corporazione in cui sono presenti membri negazionisti dell’Olocausto e antisemiti».

L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechai Lewy si chiama fuori dalla mischia: «Non posso pronunciarmi su frasi di un ministro israeliano, comunque io dipendo dal dicastero degli Esteri». Intanto, con un’altra decisione che ha suscitato polemiche in Austria, Benedetto XVI ha nominato vescovo ausiliare di Linz un prelato ultraconservatore, Gerhard Wagner, passato alle cronache per aver tacciato di «satanismo» i libri di Harry Potter e affermato che l’uragano Katrina è stato una punizione divina per l’immoralità di New Orleans. Ma a preoccupare la Santa Sede è soprattutto la pioggia di reazioni negative dal mondo ebraico per le tesi negazioniste di Williamson e le dichiarazioni di identico tenore di numerosi esponenti della comunità lefebvriana. Il vicepresidente della comunità ebraica tedesca, Salomon Korn, definisce la grazia accordata da Benedetto XVI «un ritorno agli oscuri secoli passati». Korn bolla come «imperdonabile» l’atto del Pontefice perché così «mette in discussione la riconciliazione con gli ebrei, portata avanti dal suo predecessore Karol Wojtyla».

Attacca Ratzinger anche Israel Meir Lau, ex rabbino capo di Israele e sopravvissuto al lager di Buchenwald: «Come può un negazionista ottenere la protezione e la riabilitazione dal capo della Chiesa cattolica?». Non meno dure le rimostranze all’interno della Chiesa. E’ molto pesante la critica al Papa anche da parte del presidente del Bundestag, il cristiano-democratico Norbert Lammert. Il leader del Parlamento tedesco imputa a Benedetto XVI di «mettere a rischio il dialogo con le organizzazioni ebraiche, qualificato espressamente come irrinunciabile dalla Santa Sede». Mentre anche l’ex segretario della Cdu, Heiner Geissler, denuncia la visione conservatrice di Benedetto XVI: «Si ha l’impressione che preferisca un vescovo cattolico antisemita e di estrema destra a un vescovo protestante donna». E il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, protesta che «nella Chiesa cattolica non c’è posto né per l’antisemitismo né per la negazione dell’Olocausto». 200 sacerdoti e teologi hanno espresso in una lettera alla Conferenza episcopale svizzera (dove hanno base i lefebvriani) la loro preoccupazione per la «svolta fortemente regressiva del pontificato».

martedì, dicembre 23, 2008

RATZINGER E L'OMAGGIO SFRONTATO A GALILEO

È davvero incredibile sfrontatezza l’omaggio della Chiesa a Galileo! Dopo il danno la beffa. Perché mai si parla di riabilitazione di Galileo Galilei da parte del Vaticano? Lo scienziato pisano venne condannato al silenzio il 22 giugno 1633 dal Sant' Uffizio (La “temibile” Santa Inquisizione rinominata poi "Congregazione per la dottrina della fede" cui proprio Ratzinger dirigeva prima della sua elezione) la stessa che mise al rogo Giordano Bruno e tanti altri eretici che si posero contro la gerarchia ecclesiastica.

La chiesa riabilitò Galileo solo recentemente nel 31 ottobre 1992 con papa Giovanni Paolo II, dopo la bellezza di 359 anni, niente male!

Cosa aveva commesso di tanto grave il genio Galileo, per essere riabilitato? E' mai possibile riabilitare una persona che ha detto una verità inconfutabile? Per la condanna ingiusta che Galileo ha subito è la Chiesa che deve recitare il mea culpa e chiedere la propria riabilitazione a tutta l'umanità.

La Chiesa quindi non solo non lo fa ma si “appropria” persino del lavoro di Galileo per rafforzare la sua posizione tra i fedeli sempre più “secolarizzati” a dimostrazione che dietro a tutto c’è sempre Dio, come d’altronde c’era prima a giustificazione della condanna! Non c’è che dire, un bell’esempio di capovolgimento della logica e della ragione.

Il compito della scienza è di scoprire le vere leggi della natura e sgombrare il campo da condizionamenti e interpretazioni "fideistiche". La conoscenza scientifica non ha bisogno di nessuna fede per esistere ed è l'unico vero linguaggio universale.

Adesso a quando la riabilitazione di Giordano Bruno?
Raffaele B.


Condanna e abiura di Galileo Galilei
30 aprile 2008
Dal film "Galileo" (1968) di Liliana Cavani, la condanna per eresia di Galileo Galilei da parte dell Chiesa cattolica e conseguente abiura avvenuta nel 1633.


REPUBBLICA
Galileo, l'omaggio di Ratzinger
"La scienza ci insegna la natura"

21 dicembre 2008
Il Papa i nell'Angelus parla della figura del grande scienziato perseguitato
Nessun accenno alle polemiche: "La sua opera non era contro la fede”

"Galileo e gli altri scienziati ci hanno insegnato le leggi della natura e l'opera di Dio". Non accenna alle polemiche che lo hanno direttamente coinvolto, né alle scuse della Chiesa al grande scienziato del Seicento, ma Benedetto XVI sfrutta una occasione astronomica - il solstizio d'inverno - e la ricorrenza simbolo della cristianità - il Natale - per riaffermare la riabilitazione di uno dei simboli dei periodi bui della Chiesa.
"Il fatto che proprio oggi, 21 dicembre, in questa stessa ora, cade il solstizio d'inverno - dice il Papa - mi offre l'opportunità di salutare tutti coloro che parteciperanno a vario titolo alle iniziative per l'anno mondiale dell'astronomia, il 2009, indetto nel quarto centenario delle prime osservazioni al telescopio di Galileo Galilei". Pur senza accennare alla riabilitazione decisa da Papa Wojtyla, Ratzinger ha ricordato che la sua ricerca non era contro la fede ma finalizzata a comprendere meglio le leggi della Natura creata da Dio. "Se i cieli narrano la gloria di Dio, anche le leggi della natura, che nel corso dei secoli tanti uomini e donne di scienza ci hanno fatto capire sempre meglio, sono un grande stimolo - a scandire - a contemplare con gratitudine le opere del Signore".

E proprio nei primi mesi di quest'anno Galileo fu di nuovo al centro della polemica con il Vaticano: nella protesta che in gennaio portò una parte dei docenti dell'Università La Sapienza di Roma a opporsi alla presenza del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico, molti accusarono di oscurantismo Ratzinger per aver definito nel 1990, quando era cardinale, "equo" il processo di Galilei. Un punto su cui il Vaticano rispose puntigliosamente: "Fu invece proprio il cardinale Ratzinger, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede - risposero in sintesi da San Pietro - il primo ad affiancare il Papa nel processo che cancellò l'antica condanna ecclesiale". Affermazioni a cui seguì un atto piccolo, ma simbolico: l'entrata in Vaticano della figura dello scienziato attraverso una statua nei giardini vaticani, presso la Casina di San Pio V, dietro al Cupolone.

Galileo è tornato a essere nuovamente "figlio legittimo" della Chiesa cattolica il 31 ottobre del 1992, dopo ben 359 anni, 4 mesi e 9 giorni dalla condanna "al silenzio" inflitta allo scienziato pisano il 22 giugno 1633 dal Sant' Uffizio. Una condanna decisa nel vano tentativo di tappare la bocca al fondatore dell'astronomia e della fisica moderne, accusato di aver sposato quelle tesi copernicane che, in contrapposizione alle autorità ecclesiastiche di allora, sostenevano che è la Terra, insieme agli altri pianeti, a girare intorno al sole, e non viceversa. Galileo Galilei, come si sa, per salvarsi fu costretto a pronunciare la storica "abiura" davanti al tribunale vaticano, diventando automaticamente l'esempio tangibile di una delle più grandi ingiustizie perpetrate dalle autorità ecclesiastiche. La riabilitazione avvenne con una storica ammissione pubblica dell'errore in una solenne cerimonia, presenti i membri della Pontificia accademia delle scienze, presieduta da Giovanni Paolo II.

giovedì, dicembre 18, 2008

LEGGI RAZZIALI – IL VATICANO NON SI OPPOSE

Nonostante il sacrificio e l’impegno eroico di molti prelati che si dedicarono a salvare molti ebrei ed altri cittadini discriminati dalle carceri e dalla deportazione, quando ormai era già tardi, il Vaticano, vale a dire la chiesa ufficiale, non assunse mai, sin dagli inizi, una posizione di condanna contro quelle leggi vergognose e quindi contro Hitler e Mussolini davanti a tutto il mondo in particolare quello cattolico di cui i due dittatori pure facevano parte.

Questo iniziale comportamento, ignominioso per la chiesa che si richiama ai valori del cristianesimo ha notevolmente contribuito a “frenare” la ribellione del mondo cattolico contro quelle leggi e quelle le due dittature che le avevano generato impedendo sul nascere la Shoah e quindi un diverso corso storico.

Solo dopo, quando il danno era divenuto planetario ed irreversibile molti cattolici dovettero intervenire, la chiesa e il vaticano medesimi, eppure, persino in quella situazione, la chiesa ufficiale nella figura di Pio XII non ebbe ancora il coraggio di pronunciare parole di condanna. Si limitarono soltanto a salvare gli ebrei superstiti in segreto! Vedi “
La chiesa e la canonizzazione di Pio XII

Invece alla fine della guerra e con la sconfitta del nazismo e fascismo la chiesa ufficiale si prodigò con grande impegno a mettere in “salvo” molti “criminali nazisti” inviandoli segretamente e con falsi passaporti in vari paesi allora sicuri come l’Argentina e il Sud Africa nell’ambito del famigerato progetto
ODESSA. Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal spese tutta la sua vita per rintracciarli e per assicurare loro la giusta punizione.

La chiesa cattolica invece di “inveire” contro Fini rinfacciandogli un passato “fascista” per danneggiargli la credibilità, dovrebbe aprire l’archivio del Vaticano e dimostrare con documenti storici che al contrario ci furono le condanne ufficiali. Ma non lo fa perché quei documenti non esistono in effetti ed invece di fare il mea culpa riconoscendo gli errori come lo fa Fini coraggiosamente, preferisce perseverare nell’errore! Non è un bell’esempio per una istituzione millenaria.
Raffaele B.

GIANFRANCO FINI LEGGI RAZZIALI E CHIESA 16/12/2008

LASTAMPA
"La Chiesa si adeguò alle leggi razziali"
16/12/2008 (10:58) - FASCISMO E VATICANO - LA POLEMICA

Il presidente Fini accusa: l'ideologia fascista da sola non spiega l'infamia.
Veltroni: «E' verità storica, palmare». Ma il mondo cattolico difende Pio XI


ROMA
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, torna a condannare duramente «l’infamia» delle leggi razziali, ma questa volta lo fa tirando in ballo l’inattivismo della società italiana e della Chiesa cattolica contro la legislazione antiebraica. «L’ideologia fascista - afferma Fini parlando alla Camera nel corso di una celebrazione a 70 anni dalle leggi razziali - non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sua adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, e duole dirlo, da parte della Chiesa Cattolica».

«A giustificazione - ha aggiunto Fini - potremmo addurre il carattere autoritario del regime, oltre naturalmente alla propaganda pervasiva e al controllo totale dell’informazione e ancor più dell’educazione. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere: penso alla propensione al conformismo, a una possibile condivisione, sotterranea e oscura, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto a una vocazione all’indifferenza più o meno diffusa nella società di allora». Fini ha concluso: «Dobbiamo mantenere sempre desta e vigile la coscienza dei cittadini. Una democrazia vigile e attenta deve saper contrastare con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume».

Immediata la levata di scudi bipartisan dal mondo cattolico. Il Vaticano non ci sta e affida la propria risposta allo studioso di Civiltà Cattolica padre Giovanni Sale, che bolla l’uscita del presidente della Camera come «sconcertante» accusandolo di «non conoscere la pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI». Stessa reazione dagli storici della "Radio Vaticana", mentre anche "Avvenire" biasima quello che definisce uno «scivolone» di Fini. Non solo, i parlamentari cattolici del centrosinistra, ma soprattutto del centrodestra reagiscono in maniera durissima accusando di falso storico il numero uno di Montecitorio. «La Chiesa - attacca il vicepresidente della Camera, l’azzurro Maurizio Lupi - ha sempre con forza contrastato le leggi razziali. Spiace che anche il presidente Fini, di cui ho altissima stima, si sia adeguato a luoghi comuni che si sono imposti in questi anni». Le sue parole «non hanno un riscontro reale», anche per il presidente della federazione dei Cristiano Popolari, Mario Baccini.

«Gli storici non la pensano come lui», attacca dall’altro lato Enzo Carra, cattolico del Pd. Mentre per l’ex vicepresidente della Camera, il democratico Pierluigi Castagnetti, Fini «ha perso il senso della misura». Una levata di scudi pesantissima che il primo inquilino di Montecitorio non si aspettava. «Ho espresso un convincimento - dice più tardi - quasi banale, non pensavo che potesse determinare delle polemiche politiche». Polemiche che la terza carica dello Stato bolla come dettate da una clima da costante campagna elettorale. Non a caso accanto a Fini si schiera anche il leader del Pd Walter Veltroni, con il quale ieri il presidente della Camera ha avuto un colloquio sul tema delle riforme, che sottolinea che le parole del presidente della Camera «sono una verità storica, palmare». Ad applaudire Fini è anche la comunità ebraica: le sue parole sono «di difficile contestazione», dice il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna. E anche Amos Luzzatto dichiara il suo apprezzamento.

sabato, novembre 08, 2008

LA CHIESA E LA CANONIZZAZIONE DI PIO XII

È stato lo stesso ministro israeliano per gli Affari sociali, Isaac Herzog, affiancato da altri esponenti della comunità ebraica, a contestare duramente il percorso verso la beatificazione di Papa Pacelli, accusato quantomeno di aver “taciuto” dinanzi ai crimini nazisti, denunciando con forza che “durante il periodo dell’olocausto il Vaticano sapeva molto bene quello che stava accadendo in Europa e non vi è alcuna prova, per ora, di alcun provvedimento preso dal Papa”. Eppure, come Santa Sede, “avrebbe potuto esigerlo”.

Dunque, ha proseguito il ministro israeliano, “il tentativo di far diventare santo Pio XII è una forma di ‘sfruttamento dell’oblio’ rispetto a quei fatti e testimonia una assenza di consapevolezza. Invece di essere coerente con il verso biblico nel quale si afferma ‘Tu non permetterai che si versi il sangue del vicino’, il Papa rimase in silenzio e forse fece anche peggio”. Vedere a questo proposito l’articolo dell’ANSA su
Pio XII nell'ottobre '43: tedeschi corretti con Vaticano riportato in fondo.

Solo l’apertura degli
archivi del Vaticano potrebbe diradare tutte le ombre su questo Papa (se veramente ci fossero quelle prove), ma purtroppo resteranno chiusi ancora per 6 – 7 anni e non pare che lo vogliono anticipare!

Certamente la chiesa è libera di canonizzare chi vuole ma sarebbe più saggio rimandare la canonizzazione alla apertura degli archivi se non altro per evitare di procedere ad una “indegna” santificazione contro la memoria dei nostri fratelli ebrei della Shoah.
Raffaele B.


Il vaticano: alleato del nazismo e del fascismo
Questo filmato è una raccolta di foto e di eventi che dimostrano la totale adesione del Vaticano al nazi-fascismo e alla loro ideologia a partire da Pio XI fino a tutto il papato di Pio XII. Il Vaticano era il più grande alleato dell'asse che di fatto sostenne fino all'ultimo con il piano segreto Odessa nel 1945. Tale piano permise la fuga in Argentina di molti gerarchi nazisti cattolici ricercati per crimini di guerra e grazie al Papa mai processati. Il nemico del Vaticano era invece il bolscevismo sovietico, comunista e ateo, contro cui il nazismo e il fascismo combattevano fuori e dentro le nazioni.

Pio XII e gli Ebrei
Dal filmato (fonte Vaticana) seguente viene si confermato l'aiuto che la chiesa cattolica ha dato agli ebrei in quegli anni bui di deportazioni, ma che il Papa Pio XII ha agito di "nascosto" tanto che si sarebbe guadagnato l'odio di Hitler (sic). In conclusione, lo stesso filmato “conferma” che mentre ci fu l'impegno della chiesa cattolica (in questo caso di base), non ci fu mai una presa di posizione aperta e diretta né del Vaticano né di Pio XII contro la Shoah e quindi contro il Nazi-Fascismo che avrebbe potuto fermare gli eccidi in tutta Europa non solo in Italia. Si disse che non lo fece per accorta diplomazia (paura dei nazisti). Una codardia riprovevole, non degna di una chiesa millenaria che ne ha visti tanti nei secoli precedenti. Altri capi di Stato (pure collaborazionisti) ebbero più coraggio. Si opposero alla deportazione dei loro cittadini ebrei e questi si salvarono.


RAINEWS24
Roma 8 novembre 2008
Il Papa: basta polemiche su Pio XII, è stato un dono di Dio
Benedetto XVI respinge nuovamente le accuse rivolte alla memoria di Papa Pacelli, al quale, come e' noto, viene rimproverato un presunto silenzio sull'Olocausto.

"Negli ultimi anni - afferma Ratzinger - quando si e' parlato di Pio XII, l'attenzione si e' concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di piu' in maniera piuttosto unilaterale. A parte ogni altra considerazione, cio' ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico qual e' quella del Papa Pio XII".

"Prova eloquente" di tale spessore, secondo Benedetto XVI, sono invece, "l'insieme della imponente attività svolta da questo Pontefice e, in modo del tutto speciale, il suo magistero" che "si qualifica per la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro".

Benedetto XVI, concludendo oggi un importante convegno vaticano su Pio XII, ha detto che papa Pacelli e' stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio.

NOTIZIE.ALICE
Pio XII/ Pressing ebrei su archivi, Vaticano ancora non li apre
Papa: Basta equivoci. E pensa a rinviare apertura canonizzazione
Città del Vaticano, 30 ott. (Apcom) - Aprire gli archivi per fare chiarezza una volta per tutte sul passato e intrecciare rapporti più sereni, in futuro, tra figli dello stesso padre Abramo. Corre lungo il filo della riconciliazione storica l'ultima vampata di polemiche tra il Vaticano e gli ebrei sul pontificato di Pio XII. Un periodo storico (1939-1958) che copre gli anni della seconda guerra mondiale e della shoah. Papa Pacelli fece abbastanza per contrastare la furia nazista? Fu silente, ma perché? Come si comportò dietro le quinte?

Interrogativi che hanno spinto il rabbino David Rosen a chiedere direttamente, apertamente, al Papa di aprire gli archivi vaticani. "Ringraziamo i cristiani che, fedeli al più sublime degli insegnamenti della loro fede, hanno salvato tanti ebrei durante quel tempo terribile", ha detto oggi il presidente dell'International Jewish Committee for Interreligious Consultations durante l'udienza concessa da Benedetto XVI. Poi l'affondo: "A questo proposito ribadiamo il nostro rispettoso appello per un pieno e trasparente accesso degli studiosi a tutto il materiale d'archivio di quel periodo". Più esplicito un altro membro della delegazione. "Santità, non faccia avanzare la beatificazione di Pio XII prima che siano stati aperti gli archivi", ha detto al Papa al momento dei saluti. "Ci sto pensano seriamente, è un'idea che sto prendendo in considerazione" è stata, a quanto riferito da Rosen, la risposta di Ratzinger. La causa di canonizzazione, del resto, è "oggetto di approfondimento e di riflessione" da parte del Papa, come ha riferito di recente il suo portavoce. Motivo per cui, nonostante il via libera della Congregazione per la causa dei santi, Benedetto XVI ancora non ha apposto la sua firma sul decreto relativo alle eroiche virtù di Pacelli.

Gli archivi, ad ogni modo, non verranno aperti né oggi né prossimamente. Ci vorranno "almeno sei o sette anni", ha spiegato mons. Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio segreto vaticano. I motivi sono tecnici: la biblioteca sta ultimando l'apertura dei fondi d'archivio relativi a Pio XI e gli archivisti si dedicheranno solo dopo al pontificato del suo successore. Un lavoro minuzioso, svolto con risorse limitate, che richiederà, appunto, diversi anni. E poco importa che, per volontà di Paolo VI, tutti i documenti relativi agli ebrei e alla seconda guerra mondiale durante il pontificato di Pio XII siano già stati pubblicati in dodici volumi col titolo 'Actes et documents de Pie XII pendant la deuxieme guerre mondiale', poco importa che gli storici, con grande probabilità, non troveranno su Pacelli nulla di nuovo di quanto già si sa. E poco importa, ancora, che i dossier - già declassificati - relativi a Pio XI, al sorgere del totalitarismo, alle leggi razziali del fascismo, siano ancora poco consultati da parte degli storici. Gli "archivi segreti" di Pio XII sono diventati un fatto simbolico. "Siamo rimasti impressionati dalla spiegazione e dalla sincerità di mons. Pagano", ha commentato il Rosen, "ma naturalmente siamo delusi che ci voglia così tanto tempo".

Una franchezza che fa pendant a quella dispiegata dal Papa durante l'udienza odierna. Il primo appuntamento con una sigla ebraica dopo settimane di polemiche tra Roma e Gerusalemme, tra membri del governo israeliano e difensori della causa di beatificazione di Pacelli, tra recriminazioni e precisazioni. La "capacità di accettarsi e rispettarsi reciprocamente e di dire la verità con amore - ha scandito Ratzinger - è essenziale per superare le differenze, prevenire gli equivoci ed evitare inutili scontri".

ANSA
2008-10-18 14:37
Pio XII nell'ottobre '43: tedeschi corretti con Vaticano
di Paolo Cucchiarelli
ROMA - C'è un nuovo tassello da inserire nel cangiante e spesso contraddittorio mosaico del rapporto tra Pio XII e gli ebrei nell'autunno del 1943, quando le Ss di Herbert Kappler arrestarono poco più di mille romani nel ghetto e nei quartieri della "città aperta" e li spedirono ad Auschwitz.

Si tratta di documenti che arrivano dagli archivi inglesi e americani, visto che quelli vaticani sono tuttora inaccessibili. Uno di questi illustra l'incontro avvenuto due giorni dopo la retata nel ghetto, il 18 ottobre '43, tra il Papa e l'inviato straordinario della Gran Bretagna presso la Santa Sede: in quella occasione Pio XII tace sulla retata e il diplomatico gli chiede di interpretare con maggior determinazione il suo ruolo. In quel contesto Pacelli afferma che i tedeschi si sono comportati "correttamente" con il Vaticano.

In quelle ore il treno con gli ebrei romani sta per partire verso Auschwitz. Due mesi dopo la deportazione degli ebrei romani il Papa, il 13 dicembre del '43, conversando con l'ambasciatore tedesco Ernest von Weiszaecker, che aveva cercato di opporsi alla deportazione, aveva illustrato la sua posizione sugli sviluppi della guerra. Il diplomatico aveva riassunto il tutto in un rapporto che è stato rintracciato durante alcune ricerche dagli studiosi Mario J. Cereghino e Giuseppe Casarrubea che le pubblicheranno in un prossimo volume.

"Il Papa si augura - afferma il rapporto fatto avere ai servizi americani da Fritz Kolpe, la più importante 'talpa' che gli Usa avevano all' interno del ministero degli Esteri tedesco - che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l'unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l'unione delle antiche Nazioni civilizzate dell'Occidente per isolare il bolscevismo ad Oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente (l'Europa) contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna".

Proveniente dagli archivi inglesi è invece il resoconto dell'incontro del 18 ottobre del '43 tra l'inviato straordinario inglese Sir D'Arcy Osborne e il Papa. Da due giorni gli ebrei romani sono stati prelevati dalle loro case; lo stesso giorno, alle 14, partiranno dalla stazione Tiburtina verso il campo di concentramento. Nulla il Papa dice di quanto è avvenuto in quelle ore. Pio XII parla della difficile situazione alimentare a Roma che potrebbe portare a tumulti e della sua volontà di non abbandonare la città a meno di non essere "rimosso con la forza".

L'ambasciatore è colpito dall'atteggiamento del Papa che gli dice di non avere elementi per lamentarsi del generale Von Stahel, comandante della piazza militare di Roma, e degli uomini della polizia tedesca "che finora hanno rispettato la neutralità" della Santa Sede. "Io ho replicato - scrive il diplomatico nel rapporto indirizzato al ministro degli Esteri Eden - di aver capito che quando il Vaticano parlava di preservare 'Roma citta' apertà, si riferisse alle operazioni militari. A parte il fatto che la denominazione 'Citta' apertà è una farsa, l'Urbe è alla mercé dei tedeschi che sistematicamente la privano di tutti i rifornimenti e della manodopera, che arrestano ufficiali italiani, giovani e carabinieri e che applicano metodi spietati nella persecuzione degli ebrei. (...)".

Il diplomatico cerca di far uscire Pio XII dal suo atteggiamento. "Io ho affermato che Egli dovrebbe fare tutto il possibile per salvaguardare lo Stato della Città del Vaticano e i suoi diritti alla neutralità. Egli ha replicato che in tal senso e fino a questo momento, i tedeschi si sono comportati correttamente", aggiunge nuovamente il diplomatico. Una affermazione fatta mentre la città è ancora sotto choc per la retata arrivata dopo il ricatto dei 50, inutili, kg di oro chiesti agli ebrei per evitare la deportazione. "A mio parere - scrive ancora il rappresentante inglese - molta gente ritiene che Egli sottostimi la Sua autorità morale e il rispetto riluttante di cui Egli è oggetto da parte dei nazisti, dal momento che la popolazione tedesca è cattolica. Ho aggiunto di essere incline a condividere questa opinione e l'ho esortato a tenerlo bene in mente nel corso dei futuri avvenimenti, nel caso emergesse una situazione in cui fosse necessario applicare una linea forte".

"Mettendo a raffronto i due documenti - commentano gli studiosi - risulta chiaro che Pacelli si sente a suo agio con l'ambasciatore tedesco. Con il rappresentante inglese assume un atteggiamento freddo, facendo leva su un giudizio del tutto formale tanto da suscitare la inusitata reazione del diplomatico". I due studiosi, già autori di un volume sulla guerra al comunismo in Italia tra il '43 e il '46, "Tango connection", sottolineano la difficoltà di raccogliere in Italia elementi documentali sulla questione ebrei-Vaticano: "Tuttavia migliaia di documenti sulla situazione della Santa Sede negli anni della seconda guerra mondiale sono da tempo disponibili negli Archivi di College Park negli Stati Uniti e di Kew Gardens in Gran Bretagna. Sono carte provenienti dai fondi dei servizi segreti angloamericani, del Dipartimento di Stato Usa e del Foreign Office britannico", spiegano. "Il nostro archivio ww.casarrubea.wordpress.com), conserva rapporti dei Servizi Usa sulle pesanti ingerenze esercitate dalla Santa Sede e in particolare da Pio XII e da Montini, il futuro Paolo VI, nella formazione del primo governo De Gasperi".