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martedì, gennaio 12, 2010

LA FARSA ANTIRAZZISTA DI ROSARNO

Certo la manifestazione ‘antirazzista’ nel paese dove le famiglie mafiose della ‘Ndrangheta dei Pesce e dei Bellocco controllano tutto e tutti non può che essere una ‘farsa’. La cittadina aveva una necessità di rifarsi un’immagine buonista dopo i gravi fatti accaduti con la rivolta degli africani immigrati ora ‘mandati’ via altrove. Anche per il fatto che lo stesso consiglio comunale è stato commissariato per mafia.

Tant’è che si tratta solo ed esclusivamente di una manifestazione delle cosche locali e ne è la prova la vicenda inquietante degli studenti del liceo che ingenuamente volevano marciare con lo striscione intitolato “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia” a cui è stato ‘impedito’ di farlo e che però alla fine è stato loro concesso di esporre un altro striscione sull’antirazzismo dei cittadini. Lo striscione sulla mafia invece viene in ultimo “rinnegato” dalla stessa studentessa la quale afferma poi che la mafia su quei fatti non c’entra niente. Inquietante, chissà che cosa le hanno detto per farle cambiare idea così rapidamente. Il video qui sotto lo documenta in modo inequivocabile.

kobrakhan74
11 gennaio 2010
Rosarno:"C'era una volta la mafia?"

Per quanto riguarda la ragione vera dei fatti accaduti e poi sulla sorte dei tremila immigrati africani la spiegazione risiede nell’articolo di Roberto Rossi sull’Unità “GLI IMMIGRATI NON SERVONO”. Più semplicemente da quando nel 2007 l’Europa ha modificato il criterio dell’elargizione dei sussidi agricoli, non più sulla produzione ma sugli ettari coltivati. In altre parole non conviene più fare la raccolta che in base ai prezzi di mercato della frutta, costa tre centesimi in più al chilo di quanto si ottiene con l’aiuto europeo che arriva comunque anche se non si raccoglie. Questo però fino al 2013. Ma fino ad allora ‘gli schiavi’ non servono. Trattati alla stregua di ‘animali’ per anni è bastata, data la loro ingenuità, qualche ‘provocazione’ per farli ‘reagire’ con ‘rabbia’ in modo da ‘suscitare’ tanta ‘reazione’ e dai cittadini e dal Governo per mandarli via definitivamente. E così infatti è stato! Missione compiuta!

Nella manifestazione, Rosarno ha cercato di dimostrare a tutti che così non è, che i cittadini sono stati accoglienti mentre i ‘neri’ sono stati ‘ingrati’ e più importante di tutto, che la mafia non c’entra niente (forse per evitare le inchieste e il blocco dei sussidi?).

Non c’è manifestazione più ‘RAZZISTA’ e IPOCRITA di questa perché si ammanta di parole ‘antirazziste’ strumentalizzando gli ingenui (impauriti) studenti. Ecco dove siamo arrivati!
Raffaele B.

L’ANTEFATTO
Duemila persone in strada per dire “non siamo razzisti” In un paese dominato dalla criminalità organizzata.
12 gennaio 2010

Rosarno. La Calabria è una bomba pronta ad esplodere e la miccia è a Rosarno. Bisogna venire qui per toccare con mano le piaghe provocate dall’abbandono: disperazione, bisogni veri, impotenza, rabbia antica. Una miscela pericolosissima che qualcuno sta maneggiando con estrema raffinatezza. Bastava vedere la manifestazione di ieri. Duemila persone. I negozi del paese sbarrati. Un corteo silenzioso e rabbioso. Contro “lo Stato che ci ha abbandonato”, “i mass media che ci criminalizzano”. Noi che “non siamo razzisti”. Questo diceva l’unico striscione che gli organizzatori del “comitato spontaneo” hanno consentito di esporre. Severamente vietati gli altri. Lo si è capito a metà corteo quando tre ragazze-tre del locale liceo srotolano il loro. “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia”. Un oltraggio nel paese dei Pesce e dei Bellocco, capi di quella ’Ndrangheta che qui è padrona di tutto. Della vita dei rosarnesi e del loro futuro, delle arance che marciscono sugli alberi e del destino dei “negri”. “Chiudetelo”, impone uno degli organizzatori, “abbiamo dato direttive precise”. Le ragazze capiscono e lo arrotolano mestamente. Non c’è libertà nel paese dei signori della ‘Ndrangheta, dove il ricordo di Peppino Valarioti, consigliere comunale del Pci, ucciso la sera dell’11 giugno 1980 dalla mafia delle arance a trent’anni, è ormai sbiadito…
CONTINUA

L’UNITÀ
GLI IMMIGRATI NON SERVONO I SOLDI ARRIVANO LO STESSO
Di Roberto Rossi 12/01/2010

Nella Piana di Gioia Tauro, quella degli agrumeti, la differenza tra la vita o la morte, tra la permanenza o la fuga, per tremila immigrati africani la fanno tre centesimi di euro. È lo scarto che corre tra il costo e il ricavo nella produzione di arance e clementine. Tra quello che si spende di manodopera per la raccolta e quello che si guadagna, invece, con la trasformazione. Ed è la ragione ultima della caccia al nero, gestita e coordinata dalle famiglie mafiose locali, avvenuta per le strade e le campagne di Rosarno la scorsa settimana.

Per spiegare le origini di un linciaggio di massa bisogna partire dal lontano. Dal Lussemburgo, per la precisione, a 2000 chilometri dalla Calabria. Nel Granducato, nel giugno del 2003, la Commissione Ue decide di riformare la Politica agricola comune (o Pac). Si tratta del sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo. È una delle politiche comunitarie più importanti, impegna il 44% del bilancio, prevede centinaia di miliardi in sussidi in tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia.

In questo quadro all’interno del pacchetto di «politica di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013», l’Unione europea apporta alcune modifiche al sistema di aiuti all’agricoltura. Uno di questi è il sostegno agli agricoltori in base al numero di ettari coltivati e non in base alla produzione. In sostanza se prima si finanziavano i chili, oggi gli aiuti sono a metro quadro. La riforma entra a regime nel 2007. Nel caso di Rosarno, dove si coltivano agrumi, l’Europa concede 800-1200 euro per ogni ettaro di terreno. La differenza sta nel tipo di coltivazione. 800-1200 euro, dunque, vanno in mano all’agricoltore solo per il possesso del terreno. Non conta poi se quel terreno dà frutti. Conta l’estensione dell’appezzamento.

Fuori stagione A che servono allora gli immigrati che da oltre 20 anni stagionalmente arrivano in quelle terre? A nulla. Tanto più che produrre agrumi ora non conviene più. Se da una parte gli aiuti comunitari hanno impedito la ristrutturazione della filiera, dall’altra la frutta proveniente dal Marocco, Spagna, Brasile, ha fatto crollare il prezzo finale (a 25 centesimi). Il risultato? In Calabria per la trasformazione delle clementine i produttori prendono cinque centesimi. Per la raccolta ne spendono otto. Tre centesimi di differenza che segnano il destino degli immigrati.

«Gli africani un tempo - spiega Antonino Calogero della Flai Cgil locale - venivano tollerati anche se per pochi mesi. Poco dopo l’Epifania arrivava la solita retata della Polizia a sgomberare le baracche». Oggi, invece, non servono neanche per pochi mesi. E per questo gli sparano contro. «Lo scorso anno - dice Sergio Genco segretario regionale della Cgil - ci sono state sei persone “sparate”». Tutte africane. Due di queste in modo serio al braccio. «Li volevano cacciare per non farli tornare». E ci sono riusciti.

«Il ministro Maroni - spiega ancora Genco - porta addosso una grossa responsabilità. Con lo sgombero e la demolizione delle baracche si è piegato all’indirizzo delle cosche». Le quali stanno facendo incetta di terreni. «Produrre non conviene, il latifondo invece sì», chiosa Genco. Nella sola Piana di Gioia Tauro ci sono 29 famiglie appartenenti alle ‘ndrine. Alle quali, per rapporti di parentela, se ne collegano altre 70. In totale 100 famiglie controllano un territorio che ospita 180mila abitanti. E le famiglie possono decidere la vita o la morte di tremila braccianti africani. «Torneranno», dice Genco. Nel 2013 gli aiuti finiscono.

mercoledì, maggio 13, 2009

IL CAVALIERE E LA NOSTRA MEMORIA CORTA

Dall’ ultima e recente posizione di Berlusconi sulla politica dei “respingimenti” tesa a “giustificarla” affermando che “i migranti sui barconi sono reclutati dalla criminalità e pertanto non hanno ragioni per chiedere asilo..”, ovviamente non è stato loro chiesto prima di respingerli riaccompagnandoli in Libia.

Il
Consiglio italiano rifugiati invece “smentisce” il Cavaliere in modo clamoroso affermando che il 70% di chi sbarca chiede asilo e un terzo l’ha ottenuto.

Adesso l’ONU chiede al Governo Italiano di “riammettere” i clandestini respinti ed anche la Santa Sede “richiama” il Governo al rispetto delle norme umanitarie internazionali cui l’Italia non aveva mai violato!

Certo si chiede anche che l’Europa faccia la sua parte e non lasci gli stati membri soli ad affrontare il “fenomeno” che non potrà essere arrestato fintanto che esisteranno condizioni difficili di sopravvivenza per quella moltitudine in disperata ricerca di una speranza di vita.

La Lega Nord sta imprimendo una svolta decisamente “razzista” e “xenofoba” alla politica internazionale del nostro paese e il Cavaliere contrariamente a quanto si vede in questo video (recuperato dal lontano 1997) incredibilmente “smentisce” se stesso con una convinta adesione. Vedere per credere a che livello di voltafaccia arriva il nostro premier:

VIDEO (clicca il titolo)
Quando Berlusconi piangeva per i migranti morti
Fonte You Tube
Lacrime da caimano. Era il 30 marzo 1997 e Berlusconi esordiva così in un'intervista parlando dei migranti: "Vorrei che tutti gli italiani avessero avuto l'incontro che ho avuto io con questa gente che ha perso tre figli, che ha perso la moglie, che sperava di venir qui a trovare un paese libero e democratico in cui poter lavorare, in cui potersi affermare... ecco queste son cose che noi non possiamo permettere che succedano più nel nostro paese...". Ecco il
video dal sito dell’Unità.it.

Altro che non succedono! Succedono eccome perfino con il suo avallo e quello di tutti coloro che hanno dimenticato la storia del nostro paese, che rinunciano ai principi di umanità e civiltà ed infine alla democrazia. Quando la memoria è corta!
Raffaele B.

ILMESSAGGERO
Consiglio italiano rifugiati: il 70% di chi sbarca chiede l'asilo

ROMA (13 maggio) - Il 70% degli immigrati arrivati in Italia nel 2008 con i barconi ha chiesto asilo politico, e un terzo del totale ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato, essendone stati verificati i requisiti: così il direttore del
Consiglio italiano per i rifugiati, Cristopher Hein, smentisce, in una intervista alla Radio Vaticana, la denuncia del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale tra gli irregolari non vi sarebbe alcun richiedente asilo.
«Questa affermazione - ha detto Hein all'emittente vaticana - è smentita dalle statistiche ufficiali: nel 2008 tra Lampedusa, le coste siciliane e la Sardegna sono arrivate 37 mila persone in forma di sbarchi. Facendo il calcolo risulta non solo che il 70 per cento di quelli che sono arrivati hanno fatto una richiesta d'asilo, ma che un terzo di tutti quelli che sono sbarcati ne ha ottenuto dallo Stato italiano il riconoscimento». Hein ha poi denunciato il sistema europeo di accesso: «il fatto che tanti africani paghino organizzazioni criminali per venire in Europa - ha osservato - è la conseguenza di una politica non solo italiana ma dell' Unione europea, anche attraverso il sistema di Schengen, che fa sì che nessun cittadino di un paese terzo, in particolare africano, riesca ad entrare sul territorio italiano o comunitario in modo regolare perché nessuno gli dà il visto».

ILMESSAGGERO
L'Onu scrive al governo italiano:
«Riammettete i clandestini respinti»

Berlusconi: «Sono il frutto di un'organizzazione criminale»
Maroni: «Dei richiedenti asilo si faccia carico la Ue»


ROMA (12 maggio) - Non si placano le polemiche sulla decisione adottata dall'Italia di respingere i barconi diretti in Italia. L'Onu invita il governo a riammetterli, l'Europa sostiene che il diritto all'asilo è un principio universale, Berlusconi tira dritto per la sua strada, mentre Maroni chiede che sia la Ue a farsi carico dei richiedenti asilo e assicura che i respingimenti in Libia proseguiranno.

Berlusconi: su barconi reclutati dal crimine. Il presidente del consiglio, in Egitto per un vertice con Mubarak, è tornato sul tema dei barconi che salpano verso l'Italia: «Non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale»: all'interno vi sono persone che «sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali che offrono a chi vuole venire in Italia la possibilità di venirci a pagamento». «Queste persone - ha rimarcato il premier - sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali».
CONTINUA

martedì, settembre 16, 2008

OMICIDIO ABDUL – NON PUÒ CHE ESSERE RAZZISMO

Alla luce delle tragiche vicende di questi ultimi anni in particolare al nord, nel milanese appunto, come si può pensare di escludere il “razzismo” e “xenofobia” come veri moventi dell’uccisione del ragazzo italiano con la pelle scura?

Molti fatti lo dimostrano. Chi ricorda, solo negli ultimi due anni, si sono avuti:
l’incendio del campo rom di Opera alle porte di Milano, la caccia al clandestino sui mezzi pubblici, ai pestaggi in piazza Prealpi di ragazzini italiani ma con la pelle più scura, l’uccisione di una transessuale pestata a morte dopo un rapporto sessuale, fino alle discriminazioni istituzionali, come il divieto di iscrivere agli asili nido i figli di genitori immigrati non ancora in regola con il permesso di soggiorno. Tanti episodi che “alimentano” il clima razzista e xenofobo e di ossessione securitaria che ingigantiscono la paura e portano gli individui più “fragili” a credere di potersi fare giustizia da soli con l’approvazione della loro gente e delle loro autorità che tanto hanno puntato ed ancora puntano su questi “sentimenti” per lucrare voti. Leggi
Abdul, ucciso a sprangate per il colore della sua pelle su Carta.Blog

Fausto e Daniele Cristofoli potevano chiamare la polizia e tutto si sarebbe risolto in modo normale. Ma no invece hanno voluto farsi giustizia da soli! Il clima lo consente! Rincorrere i presunti “ladri” di biscotti o anche fosse per i soldi, come credevano, per “accopparli”, specialmente se negri. Una follia! A meno che non fossero mossi allo stesso tempo dall’odio e dall’idea dell’impunità che deriva dal clima medesimo!

Ne il
ILGIORNO si denuncia che essi continuavano a picchiare la vittima anche dopo che cadde. Se fosse provato cadrebbe miseramente la scusa dell’unico colpo sfortunato! Insomma pare che l’intera dinamica sia tutta da verificare, come sotto riportato AGI perfino che ci sia stato il furto!

Escludere il movente del “razzismo” fa parte del clima teso a non voler riconoscere il problema che esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Il rifiuto di riconoscerlo significa almeno due cose:
1) non voler affrontare il problema
2) non volersi assumere la responsabilità della loro forsennata politica di esclusione.

A Milano c’è stato un sindaco leghista che, nel ’93, diede l’Ambrogino d’oro a tutte le vittime della strage di via Palestro, tranne una: il marocchino Driss Moussafir (non dimentichiamo il suo nome) dilaniato mentre dormiva su una panchina. E oggi c’è il sindaco Moratti, che ha cercato di cacciare dalle scuole i bambini immigrati, secondo lei «illegali». Leggi il commento
Il coraggio incivile sull’Unità sotto riportato.

Ancora la Moratti, sindaco di Milano non ha potuto che riconoscere la bestialità di tale atto, tanto che andrà a parlare con il padre della vittima in
Milano: Moratti, Incontrero' Il Padre Di Abdul su ASCA, ma tra le sue parole di condanna non vi è la parola “razzismo”.

Il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza
Riccardo De Corato su ASCA respinge con “sdegno” l’etichetta razzista alla città di Milano. Non è questa la realtà, dice. Ma qual è la realtà, allora? Quando non si voleva parlare di mafia si diceva che “parlandone” si faceva un torto alla Sicilia. È vero il contrario invece!

Infine dal
sondaggio ancora in corso del Corriere della Sera (giornale di Milano) sulla domanda :Abdul ucciso a Milano. Pensate che in Italia stia crescendo il razzismo? Sì =74.2% e No= 25.8%.
Raffaele B.
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ULTIMISSIMA DAL SOLE24ORE
Avvenire: «Aggressione razzista». I baristi «Solo paura»
17 settembre 2008 Paolo Crecchi

Ancora una volta, la Chiesa non ci sta. E se Famiglia Cristiana aveva evocato lo spettro fascista, parlando della nuova stagione politica italiana, stavolta scendono in campo i vescovi: il brutale assassinio di Abdul Guiebre, ha scritto ieri Avvenire, è razzismo eccome.

Una presa di posizione che sconfessa il coro di rassicurazioni intonato dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi, dal prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da una foltissima schiera di uomini politici e diretto, sembra incredibile, dal pm Roberta Brera. La quale ha soavemente spiegato di non aver concesso l’aggravante dell’odio razziale «perché un conto è dire sporco negro a uno mentre si sta sragionando per la rabbia, un conto è sprangarlo per il colore della sua pelle».

Dunque Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, stavano sragionando perché le ombre («negri? Sulle prime non ce ne siamo neanche accorti», hanno spiegato ieri al giudice per le indagini preliminari) si sono avventate su un pacchetto di biscotti e forse anche sull’incasso della nottata, lasciato inspiegabilmente in bella vista sul bancone. Non lo hanno preso, questo no, ma come potevano saperlo Fausto e Daniele? E dunque ecco l’inseguimento, gli insulti («negri di merda, adesso vi ammazziamo tutti e poi andiamo a scopare le vostre madri») e quindi le sprangate. «Una sola», si difende Daniele. «Legittima difesa», aggiungono i suoi avvocati. Difficile che il giudice accetti una simile giustificazione, ma l’accusa di omicio potrebbe essere derubricata da volontario a preterintenzionale: e chissà se reggerebbe a questo punto l’aggravante dei futili motivi, almeno quelli imputati alla coppia dal pm Roberta Brera. «Un furto è sempre un furto, no?», si sfoga amaro il padre di Abdul, Assane Guiebre: «Condanna a morte...».

«Ma non lo hanno ucciso per un pacco di biscotti», ha scritto Avvenire, che denuncia come sia stato il colore della pelle a scatenare la furia degli assassini: «Proprio per questa paura dello straniero che si respira qui e altrove occorre avere il coraggio di dire che il razzismo, con la file di Abdul Guiebre, c’entra».

Avrebbero infierito anche su un ragazzo milanese i due baristi? «Eccessiva», scrive l’organo dei vescovi, «quest’ansia di rassicurarsi che non è successo niente, il non voler vedere il segnale di un livido incanaglimento in una città che, una volta, per due pacchi di biscotti benevola avrebbe borbottato: ragazzo, va a lavura’».

In realtà, ancora domenica sera la signora Tina Cristofoli - moglie e madre dei due assassini - ribadiva come lei fosse ormai diventata «definitivamente razzista, perché degli immigrati non se ne può più: sporcano, rubano, sono strafottenti... Vadano a casa loro». Casa di Abdul era l’Italia, tuttavia, potendo vantare il ragazzo la cittadinanza italiana malgrado le radici affondassero nel Burkina Faso. Gli avvocati devono aver consigliato maggior prudenza alla signora Tina che ieri, dopo le prime ammissioni di rammarico, ha ulteriormente corretto il tiro: «Se potessi vorrei dire alla mamma del ragazzo ucciso che mi dispiace tantissimo. Non pretendo il perdono perché capisco che sia impossibile: mio figlio è ancora vivo e il suo no. Ma comprensione per quello che è successo... Se i ragazzi non fossero scappati sarebbe andata diversamente, è stata la fuga a scatenare la reazione».

Daniele, 31 anni, ha spiegato al gip di aver agito per difendere il padre Fausto, 51, curiosamente minacciato a duecento metri dal bar dove pensavano fosse avvenuto il furto: «Ho sferrato un colpo alla cieca, lui aveva davanti tre aggressori». E l’inseguimento, addirittura col furgone? «All’origine della tragedia - hanno spiegato i legali - c’era proprio il timore che fosse stato rubato l’incasso. C’è stata una rissa...».

Gli amici di Abdul, detto Abba, hanno fornito una ricostruzione diversa: «Siamo entrati nel bar e non c’era nessuno. Abba ha preso un pacchetto di Ringo, ma non l’ha nascosto: lo teneva in mano e l’avrebbe pagato se avesse visto i proprietari. Ma non c’era nessuno e allora sì, ce ne siamo andati... Neanche il tempo di uscire e hanno cominciato a gridarci negri di merda. Abbiamo reagito».

Reagito con il lancio di una bottiglia e la minaccia di un manico di scopa. Fausto e Daniele Cristofoli si sono lanciati all’inseguimento a bordo del furgoncino dal quale stavano scaricando le brioches. Abba è scivolato. Daniele lo ha colpito con la sbarra di ferro utilizzata per alzare e abbassare la saracinesca. Il ragazzo è entrato subito in coma, erano le sei del mattino, ed è morto all’ora di pranzo.

Il gip Micaela Curani deciderà domani se trattenere in carcere i due omicidi, ma il provvedimento cautelare appare probabile: sussiste il pericolo di fuga e né padre né figlio sono incensurati. Il primo, addirittura, ha scontato sette anni di reclusione per rapina a mano armata.

Resta inascoltato intanto l’appello del signor Assane a non trasformare la tragedia in una battaglia politica. Ma anche ieri è proseguito lo scambio di accuse tra centrodestra e centrosinistra, mentre proseguono le manifestazioni contro il razzismo. Il coordinamento dei collettivi studenteschi ha indetto un corteo per domani con partenza alle 9 da largo Cairoli. Il centro sociale Cantiere sta organizzando un secondo corteo per sabato. L’Associazione antirazzista invita per una manifestazione a Roma il 4 ottobre. Accuse al clima xenofobo arrivano pure dai sindacati confederali e dalle Acli milanesi.

Il centrodestra rigetta le accuse e replica imputando alla sinistra l’istigazione a «un odio gratuito», come ha ribadito il leghista Davide Boni. Probabile che i funerali di Abba si trasformino in una grande manifestazione: di certo l’uscita di Avvenire ha rotto il fronte del “non è successo niente”, e strappato ai nostalgici di falce e martello e agli antagonisti in genere il monopolio della protesta. Se i tre ragazzi fossero stati milanesi, ecco la convinzione che sta facendo breccia nel grande cuore lumbard, i due baristi non si sarebbero davvero accaniti così.
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ULTIMA DALL'ANSA ***
Avvenire: giovane ucciso, e' razzismo
'Avere il coraggio di dire che c'entra con la fine di Guiebre'
2008-09-16 13:06

(ANSA) - ROMA, 16 SET- Dietro l'assassinio di Abdul Guiebre, il giovane italiano di colore ucciso a Milano sabato notte, c'e' l'ombra del razzismo. Non ha dubbi il quotidiano Avvenire. La moglie dell'arrestato, nonche' madre dell'altro, avrebbe ammesso di essere razzista, e di esserlo diventata 'vedendo quello che succede nel quartiere'.'Proprio per questa paura dello straniero - osserva il giornale dei vescovi - occorre avere il coraggio di dire che il razzismo, con la fine di Abdul Guiebre, c'entra'.

ILGIORNO
RAGAZZO UCCISO / IL RACCONTO DELL'AMICO
"Abdul era steso a terra ma continuavano a picchiarlo"

Cernusco sul Naviglio, 16 settembre 2008 - Ripete gli insulti rivolti all’amico, ripercorre quel crescendo di violenza: "Hanno continuato a picchiarlo e insultarlo anche mentre era a terra, un occhio chiuso e uno aperto". Spiega che non sono stati loro i primi a colpire e che, alla vista delle spranghe, hanno cercato di difendersi con "le bottiglie trovate nel cestino dei rifiuti" e, alla fine, con "un manico di scopa trovato a terra". Ma senza successo.
CONTINUA

AGI
RAGAZZO UCCISO: DAL FURTO ALLA RISSA, TANTI I PUNTI DA CHIARIRE
(AGI) - Milano, 15 set. - Abdul Guibre sarebbe stato ucciso a sprangate perchè due baristi credevano avesse rubato l'incasso della serata e qualche pacco di biscotti. Non sarebbe morto perche' la sua pelle era nera. Restano tanti pero' i dubbi sulla ricostruzione di quanto accaduto domenica mattina, in via Zuretti, a Milano.

Tradotto in linguaggio giudiziario il quadro finora emerso e' che Fausto e Daniele Cristofoli, 51 e 31 anni, proprietari del bar milanese 'Shining', devono difendersi dall'accusa di concorso in omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi, ma non con quella dell'odio razziale.

Queste le prime conclusioni alle quali sono approdati gli investigatori che, tuttavia, per avere una prospettiva più nitida, attendono i risultati dell'autopsia e la visione dei filmati girati dalle telecamere delle banche e delle aziende vicine al luogo del delitto. Restano tanti i punti nebbiosi della vicenda. Anzitutto non e' certo che il furto ci sia stato davvero.

I Cristofoli, interrogati sia dal pm che dai poliziotti, dicono di avere visto Abdul e i due amici correre via con qualcosa tra le mani, ma il presunto bottino non e' stata trovato, tant'e' che i compagni della vittima non sono stati denunciati per furto. Quel che appare certo, stando ai racconti di padre e figlio, e' che i due hanno avuto la percezione di un furto, quando, mentre erano intenti alle operazioni di carico - scarico della merce dal loro chiosco mobile - hanno visto uscire quei ragazzi dal bar, senza averli scorti entrare. "I miei assistiti - ha rivelato l'avvocato, Marco Bolchini - non li avrebbero rincorsi se avessero creduto di essere stati derubati solo dei biscotti; li hanno inseguiti perchè avevano paura di aver perduto l'incasso della serata".

I soldi però non sono stati portati via. Altro aspetto poco chiaro e' la dinamica della rissa. Per Elisabetta Radici, l'altro legale dei commercianti, Abdul sarebbe stato colpito con un colpo soltanto, dall'asta di ferro usata per aprire e chiudere il chiosco di cui erano titolari.

Se davvero si fosse trattato di un sola sprangata, verrebbe dimostrata, e' l'argomento portato dagli avvocati, la non volontà di accanirsi sul ragazzo e ucciderlo. Un colpo sfortunato che, per il codice penale, potrebbe voler dire omicidio preterintenzionale e non volontario, qualora fosse stato sferrato nel corso di una rissa.

In proposito, bisognerà poi capire chi ha cominciato per primo a passare alle “vie di fatto” dopo una prima fase solo di insulti, tra cui anche quelli xenofobi. I ragazzi di origine africana hanno utilizzato come armi delle bottiglie e una scopa trovate nella spazzatura, i Cristofoli la spranga, ma i contendenti si attribuiscono a vicenda una mazza da baseball che, al momento, non si trova.

"L'ipotesi dell'eccesso di legittima difesa e', per ora, ancora tutta da maturare", puntualizza l'avvocato Radici, ma quella e' la strada per discolparsi che potrebbero seguire i due baristi.

Un percorso simile a quella che portò, in un'inchiesta dello stesso pm Roberta Brera, i gioiellieri Maiocchi, padre e figlio, a subire una condanna molto lieve per aver ucciso un ladro montenegrino che tentò una 'spaccata' nel loro negozio.

UNITA
Il coraggio incivile (Commento)
Maria Novella Oppo
16.09.08

A Milano non nascono i fiori, secondo una vecchia canzone. A Milano però nasce di tutto e non dal niente. A Milano c’è stato un sindaco leghista che, nel ’93, diede l’Ambrogino d’oro a tutte le vittime della strage di via Palestro, tranne una: il marocchino Driss Moussafir (non dimentichiamo il suo nome) dilaniato mentre dormiva su una panchina. E oggi c’è il sindaco Moratti, che ha cercato di cacciare dalle scuole i bambini immigrati, secondo lei «illegali». Ora, contro l’emergenza criminalità, ingiustamente assimilata all’immigrazione, ci sono perfino i soldati, mandati a farsi riprendere dalla tv proprio lì, dove è stato assassinato un ragazzo italiano, colpevole di essere nero. E il vicesindaco De Corato ha il coraggio incivile di andare in tv a dire che «parlare di razzismo a Milano è un’offesa per la città». Giusto la stessa reazione di chi, quando si parla di mafia, sostiene che si offende la Sicilia. Invece no, non si offende Milano dicendo la verità sui suoi amministratori che per anni hanno predicato e praticato il razzismo.

venerdì, settembre 05, 2008

VOTO AGLI IMMIGRATI – LA MOSSA DI VELTRONI

Con questa mossa, Veltroni del PD, ha voluto mettere a nudo e fare emergere lo “spirito razzista e xenofobo” che caratterizza sia il governo Berlusconi che “smentisce” Fini, sia Antonio Di Pietro dell’IDV suo difficile alleato, purtroppo.

Ma tutto ciò che fa emergere con chiarezza la “verità” sui reali intendimenti degli uomini politici di qualsiasi schieramento è un bene per tutti i cittadini e per la stessa democrazia.

Vi è però una differenza tra il Governo e Di Pietro! Il Governo si “nasconde” dietro l’alibi che la questione non è prioritaria e in più non fa parte del suo programma elettorale “isolando” Fini (loro presidente della camera) per la sua coerenza e responsabilità. Mal fingendo però in questo modo l’assenza del suo spirito razzista e xenofobo.

Di Pietro invece non ha bisogno di alibi perché è sempre stato favorevole alla introduzione del reato di “immigrazione clandestina” varato dal Governo, quindi mantiene una certa "coerenza", così come i leghisti dei quali sentimenti "ostili" non si possono avere dubbi!

Aggiungerei anche abbastanza “ingiusto” perché non si capisce per quale motivo non concedere il voto amministrativo (limitato ai comuni) agli immigrati regolari, onesti che pagano regolarmente le tasse e risiedono da almeno 5 anni in Italia.

Solo chi non vuole perseguire nei fatti l’integrazione ritiene che non si debba concedere agli immigrati questo elementare diritto tra l’altro riconosciuto in tutti i paesi democratici (noi italiani emigranti ne godiamo).

Come si può pensare di risolvere il “problema epocale” dell’immigrazione se alla base c’è la "cultura" di trattare tutti gli immigrati allo stesso modo, e cioè niente “diritti” e niente “integrazione” sia per i buoni che per i cattivi?

Come ne usciamo? Si pensa veramente che questo sia un problema piccolo cui non serve occuparsene ora?

Bravo Veltroni hai stanato la bestia che è in loro!
Raffaele B.


ILSECOLOXIX
Voto agli immigrati, il governo è contro Fini
05 settembre 2008
Angelo Bocconetti

Silvio Berlusconi ha detto “no”: «L’ipotesi di concedere il voto agli immigrati non è nel nostro programma. Credo che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, abbia quindi espresso un suo parere personale. Non mi risulta, peraltro, che anche da parte di esponenti dell’Anci (l’associazione tra i sindaci italiani n.d.r.) sia stato messo all’ordine del giorno del Parlamento un intervento legislativo».

L’idea di concedere il voto alle amministrative, solo per gli immigrati regolari ed a condizione che vivano in Italia da anni, è rimasta in piedi, solo lo spazio di poche ore. Fini, Presidente della Camera, aveva espresso il suo parere condizionato (peraltro era stato proprio lui a dirsi favorevole a questa soluzione quand’era ancora all’opposizione, sulla base della massima anglosassone che “si vota dove si pagano le tasse”) alla festa del Pd la sera di mercoledì. «Concedere questo diritto – aveva detto, rispondendo ad una sollecitazione rivoltagli dal segretario del Pd, Walter Veltroni – a certe condizioni, non mi pare un’ipotesi sciagurata, né un’idea criminale».

Ma il Presidente della Camera non aveva ben valutato le resistenze all’interno della sua stessa maggioranza. Fin dal mattino di ieri, quando i quotidiani hanno riportato le parole pronunciate in un dibattuto alla festa del Pd, la Lega aveva iniziato un fuoco di sbarramento. «Siamo sempre stati contrari – aveva spiegato subito Roberto Maroni, ministro degli Interni – e confermiamo, di conseguenza il nostro parere negativo. Non credo che questa iniziativa possa avere seguito. Anche perché non figura in alcuna parte del programma che abbiamo sottoscritto». Un “no” reso ancor più netto da tutto il Carroccio. «Ci stanno bene le leggi vigenti e non vediamo alcuna necessità di impegnare il Parlamento a perder tempo, e solo per dare un vantaggio a Veltroni – faceva sapere Roberto Castelli, ex Guardasigilli e sottosegretario alle Infrastrutture – Evidentemente Fini non può contraddirsi: aveva sposato questa idea in un’altra epoca storica, quando era politicamente corretto fare e dire “cose di sinistra”. Oggi tutto è cambiato: non se ne parla neppure». «Si può parlare solo di rispetto delle regole e, sicuramente, non di voto», ha rincarato la dose anche il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, anch’egli leghista.

Duro da digerire, per il presidente della Camera, anche il “pollice verso” del suo stesso partito: «Quella di Fini è l’opinione del Presidente della Camera – fa sapere Ignazio La Russa, nella sua veste di reggente di An – La nostra posizione è che la questione del voto agli immigrati non è una priorità». Voce dissonante, nella maggioranza, quella del ministro Gianfranco Rotondi: «Il voto, anche se limitato alle Comunali, sarebbe il suggello ad una corretta integrazione. E’ vero: non è questione del programma. Ma il Parlamento sarebbe sempre sovrano».

Per il centrosinistra, quel che accade nel centrodestra, è prova di confusione nella maggioranza. «In qualsiasi paese civile il voto agli immigrati è un diritto riconosciuto. Mi preoccupa che, a parte Fini che ha mostrato coerenza e responsabilità, si siano scatenati tutti. Mi ha colpito anche che a dire no sia stato Antonio Di Pietro. Ma lui, del resto, si era espresso a favore del reato di immigrazione clandestina», è stato il commento del segretario del Pd, Walter Veltroni. «Ed anche noi siamo convinti che chi lavora regolarmente, paga le tasse ed è da almeno cinque anni in Italia debba dire la sua quando si tratta di amministrare il comune dove abita. Questa è la posizione dell’Udc», aggiunge, a nome dell’Udc, il portavoce del partito Francesco Pionati.

venerdì, maggio 23, 2008

ROM – MONTATURA ORGANIZZATA?

DALL’EXPRESSO.BLOG DI REPUBBLICA APPRENDIAMO UNA NOTIZIA CHE SE CONFERMATA È SCONVOLGENTE! LO RIPORTA IL SITO “EVERYONE” GRUPPO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LA CULTURA DEI DIRITTI UMANI.

RICORDATE LA ROM 16ENNE CHE A PONTICELLI AVREBBE TENTATO DI RAPIRE UN BAMBINO DI SEI MESI? EBBENE PARE CHE SIA STATA UNA “MONTATURA” ORGANIZZATA PER “ISTIGARE” IL RAID AL CAMPO ROM POI EFFETTIVAMENTE INCENDIATO DA GRUPPI LOCALI MOSSI DALLA CAMORRA.

LA RAGAZZA DI NOME ANGELICA ARRESTATA NON È NEMMENO UNA “ROM” MA SEMPLICEMENTE UNA "SLAVA", NON PARLA ITALIANO E SEMBRA ABBIA COMMESSO SOLO UN PICCOLO FURTO.

PERSINO L’ALTRO TENTATIVO DI RAPIMENTO A CATANIA SEMBRA “SOSPETTO” ED APPARTENERE ALLO STESSO DISEGNO TESO A ISTIGARE ODIO E INDIGNAZIONE CONTRO I ROM PER FARLI CACCIARE VIA.


QUESTI FATTI STRANAMENTE SONO AVVENUTI A POCHI GIORNI L’UNO DALL’ALTRO E RIPORTATI DA TUTTI I MEDIA CON GRANDE RILEVANZA E CLAMORE PROPRIO MENTRE IL GOVERNO SI APPRESTAVA AD APPLICARE LE NUOVE MISURE CONTRO I ROM ED IMMIGRATI IRREGOLARI.

QUESTE NOTIZIE NON SONO STATE ANCORA DIVULGATE DAI MEDIA UFFICIALI MA C’È DA CREDERE CHE SE SARANNO “CONFERMATE” NON TUTTA LA STAMPA E TV ITALIANE POTRANNO NASCONDERLE! SUL FENOMENO CI SONO ORMAI GLI OCCHI PUNTATI DI TUTTA L’EUROPA.
Raffaele B.

ESPRESSOBLOG
La Rom non era una Rom
E non ha nemmeno tentato di rapire un bambino.

Un’associazione indipendente per i diritti umani
EVERYONE indaga sul presunto tentato rapimento di un bambino da parte a Ponticelli e scopre diverse cosucce interessanti.

Ps. Sia ben chiaro che qui non si sta santificando il popolo Rom. Si sta solo cercando di mettere in luce come nella triste guerra “tra ultimi e penultimi” (Adriano Sofri) ci sia stato un perverso e mostruoso effetto dei meccanismi mediatici nella creazione della famosa “percezione”, che poi si traduce in comportamenti e leggi…
CONTINUA

EVERYONE
Follia antizigana in Italia. EveryOne sul rapimento di Napoli
Sunday, May 18, 2008
Notizia dell'ultima ora. Il Gruppo EveryOne ha concluso la prima fase delle le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.

Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura.

La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria caccia al Rom, che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini, affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto.

Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli. Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali - ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva:

Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il comitato di Ponticelli è pericoloso. Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l'episodio, continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice. E' importante che l'avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l'eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani.

Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell'uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un'altra ingiustizia, di un'altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui. Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: Da anni lanciamo l'allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all'appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l'Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila 'zingari' presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un'incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un'altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli 'zingari'. L'abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali - a causa dell'emarginazione e della segregazione in cui versano i 'nomadi' - li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani.

EVERYONE
Allarme razzismo. Un altro rapimento-montatura
Tuesday 20 May 2008
E' importante che un deputato o un assessore regionale si rechi a visitare la coppia accusata del rapimento, fatto che si presenta nitidamente come un'ulteriore montatura.
Il Gruppo EveryOne ha già rivelato che le dinamiche del rapimento di Ponticelli sono frutto di invenzione; inoltre, ha segnalato...
CONTINUA

giovedì, maggio 15, 2008

ROM - GUERRA TRA POVERI E VIOLENZE INDISCRIMINATE

CHI CREDE CHE SI FACCIA PIÙ “SICUREZZA” SCATENANDOSI IN MODO INDISCRIMINATO CONTRO TUTTI I CAMPI ROM, ATTACCANDOLI E BRUCIANDOLI COME NELLA MIGLIORE TRADIZIONE RAZZISTA DEI KLU KLUX KLAN, SI SBAGLIA DI GROSSO ANCHE SE OGGI GRIDA “VITTORIA”. QUALE VITTORIA SE NON QUELLA DELLA “BARBARIE” E DELLA INCIVILTÀ PIÙ BIECA CUI NON FA ASSOLUTAMENTE ONORE ALLA NOSTRA TRADIZIONE DI CIVILTÀ E ALLO STATO DI DIRITTO CUI FA RIFERIMENTO LO STESSO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI.

PER ALCUNI DI LORO SI VUOLE COLPIRE L’INTERA COMUNITÀ SOLO PERCHÉ APPARTENENTI ALLO STESSO GRUPPO ETNICO. ESATTAMENTE COME AVVENIVA NELLA SERBIA DI MILOSEVICH CON LA PULIZIA ETNICA, COSA ANALOGA QUANTO FATTO DAI NAZISTI CON LA ELIMININAZIONE FISICA DI SEI MILIONI DI EBREI E MIGLIAIA DI ROM. SOLO CHE NOI PER ADESSO CI LIMITIAMO A “SCACCIARLI” MA PER MANDARLI DOVE? PER DISPERDERLI E RITORNARE POI IN LUOGHI DIVERSI.

NEMMENO FLORA MARTINELLI, LA MAMMA DELLA BAMBINA DI SEI MESI CHE STAVA PER ESSERE RAPITA DALLA ROM 17ENNE PENSAVA CHE SI ARRIVASSE A COSÌ TANTA VIOLENZA.

SCARICARE TUTTO IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA SUI ROM, POPOLO POVERO E NOMADE MA EUROPEO E “FOMENTARE” COME FA ABITUALMENTE LA DESTRA ESTREMA, I POVERI DEI QUARTIERI PIÙ ESPOSTI AI LORO CAMPI, PRODUCE SOLO GRANDE EFFETTO MOMENTANEO POICHÉ È UNA INUTILE GUERRA TRA POVERI CHE FA DIMENTICARE IL RESTO DELLA CRIMINALITÀ MAGGIORE PRODOTTA DA ALTRI NOSTRANI BEN PIÙ POTENTI. IN QUESTO CASO È IL PRINCIPIO DELLA LEGGE UGUALE PER TUTTI CHE VIENE VIOLATA.

SE LA GIUSTIZIA DEL NOSTRO PAESE FOSSE RAPIDA, EFFICIENTE E UGUALE PER TUTTI STRANIERI E NON, E LE ISTITUZIONI GARANTISSERO CONDIZIONI DI VIVIBILITÀ UMANE A TUTTE LE PERSONE, COME AVVIENE NEL RESTO DELL’EUROPA, QUESTI “FENOMENI” NON CI SAREBBERO.

ORA BISOGNA INTERVENIRE PER FERMARE TUTTO QUESTO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI ANCHE PER LE RIPERCUSSIONI A LIVELLO INTERNAZIONALE CHE PRODUCE. INTANTO L’ONU E LA COMUNITÀ EUROPEA CE LO CHIEDONO GIÀ.
Raffaele B.

ILTEMPO
NAPOLI: COMISSIONE UE CONDANNA VIOLENZE CONTRO CAMPI ROM
Bruxelles, 15 mag. - (Adnkronos/Aki) - La Commissione Europea ha espresso una dura condanna per le violenze in questi giorni contro i rom, soprattutto nell'area di Napoli. "Condanniamo molto fortemente -ha dichiarato Pia Ahrenkilde, una dei portavoce della Commissione- atti criminali di singoli che andranno perseguiti dalle autorita' competenti caso per caso, nel quadro dello stato di diritto". La portavoce ha reagito cosi' ai giornalisti che le chiedevano un commento ai roghi di campi nomadi. (Gdr/Col/Adnkronos)

ILMESSAGGERO
Rom, in arrivo una comunicazione della Ue
BRUXELLES (14 maggio) - La Commissione europea varerà, il prossimo 25 giugno, un documento dedicato alla popolazione Rom in Europa e ai gravi problemi di integrazione e di natura socio-economica e sanitaria. Lo ha comunicato oggi a Bruxelles il commissario per il Fondo sociale europeo Vladimir Spidla. Il documento della Commissione europea dedicato alla popolazione Rom - ha detto Spidla - prenderà in considerazione «in modo trasversale, tutte le politiche europee che possono venire in aiuto a questa popolazione che nella sua grande maggioranza vive nella povertà estrema. E questo non è accettabile»...
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NEWS.KATAWEB
Clima da “pogrom”: a Napoli a fuoco altri due campi rom
14 maggio 2008 alle 10:17
Clima da “pogrom” per gli zingari, tra ronde, prefetti con poteri speciali e allarmi sicurezza. Situazione tesa a Ponticelli, Napoli, dove dopo che una rom è stata accusata di tentato sequestro, gli abitanti organizzano roghi e pestaggi. Vertice sulla sicurezza in mattinata a Napoli. Alemanno: prefetto di Roma avrà poteri eccezionali come a Milano. Veltroni: no alla caccia all’immigrato.

CORRIERE DELLA SERA
La fuga dei rom dai campi sotto assedio
Napoli, altri due roghi. Fischi ai pompieri

Giusi Fasano 15 maggio 2008
NAPOLI — La grande fuga è cominciata all’alba. Una carovana di motocarri scortati dalla polizia ha lasciato l’accampamento rom di via Argine, quello assaltato dalle donne del quartiere Ponticelli martedì pomeriggio. Uomini alla guida, donne e bambini dietro, arrampicati su pile di materassi, coperte e vettovaglie.

Direzione: la scuola Deledda di Soccavo, zona dall’altra parte di Napoli. Quello era il gruppo più numeroso e più difficile da spostare, una sessantina in tutto. Gli altri, più di quattrocento persone, hanno scelto di abbandonare i campi nomadi a gruppetti più piccoli, una-due famiglie per volta. Lo hanno fatto in gran parte di notte, dopo i roghi di martedì sera. Chi si è sistemato da amici, in altri insediamenti della città; chi ha trovato rifugio in vecchi casolari di periferia; chi in campi nomadi fuori Napoli; in dieci hanno avuto ospitalità da un italiano che ha offerto accoglienza per una notte. Qualcuno ha invece deciso di rischiare, di dormire un’altra volta fra cartoni e compensato, sotto i raccordi autostradali di Ponticelli, a due passi da gente che ripete di non voler mai più accampamenti sotto casa.

Questione di ore, comunque, e nel quartiere della rivolta anti-nomadi non ci sarà più un solo rom. E, a giudicare dalla determinazione degli incendiari, non resterà in piedi neppure una baracca. Dopo quelle bruciate la sera dell’assalto a forza di benzina e bottiglie molotov, ieri è toccato ad altre due baraccopoli, abbandonate da poche ore e distrutte in una manciata di minuti, davanti a una ventina di donne e bambini che applaudivano le fiamme e fischiavano i pompieri. Gli attentatori dalle molotov facili avevano però progetti più ambiziosi: hanno provato a dar fuoco a un terzo campo, ma la pioggia battente ha ostacolato il piano. Contro un quarto avevano già pronte due bottiglie incendiarie, trovate nel pomeriggio e che ora la polizia sta esaminando.

«Mi dispiace molto per quello che sta succedendo, non volevo certo che si arrivasse a tanto », dice Flora Martinelli, la mamma della bambina di sei mesi che una ragazza rom di 17 anni avrebbe tentato di rapire, sabato scorso. Da quell’episodio è scaturita la rivolta contro i rom e Flora ora si dice convinta che «da qui se ne devono andare, ma in modo pacifico e civile ».

Sulla rappresaglia anti-nomadi l’assessore alle risorse provinciali Guglielmo Allodi parla di «un’evidente intromissione della camorra che da anni occupa con i suoi traffici illegali una parte di quel territorio ». Anche il governatore Bassolino ipotizza «forze in campo violente e criminali in nome di assurde vendette». L’Onu, attraverso la portavoce dell’agenzia per i rifugiati Laura Boldrini, esprime preoccupazione per lo «scenario balcanico» di Napoli e chiede che le istituzioni «condannino gli attacchi» di cui sono stati oggetto i rom.

CORRIERE DELLA SERA
Slitta la nomina dei superprefetti per i rom
Fiorenza Sarzanini 15 maggio 2008
Alemanno: si farà anche a Roma. Necessari 8 milioni di euro. Berlusconi: no a svolte repressive
ROMA — Slitta la nomina del prefetto di Milano a commissario straordinario sull’emergenza Rom. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva annunciato la firma del decreto entro la fine di questa settimana, ma la procedura prevede che debba essere il governo a ratificare l’incarico. E soprattutto che vengano stanziati otto milioni di euro per far fronte ai poteri che vengono concessi. Se ne riparlerà dunque durante la riunione del Consiglio dei ministri convocata a Napoli per mercoledì prossimo. E in quella sede si stabiliranno i criteri per altri provvedimenti analoghi. Maroni annuncia per i prossimi giorni una visita al procuratore di Mondovì che per primo ha contestato ai nomadi accusati di furto e rapina l’associazione per delinquere.

Gianni Alemanno ha chiesto che anche a Roma arrivi il commissario: «Si tratta solo di definire bene quali saranno i poteri da dare al prefetto o ad un altro funzionario». Il collega di Torino Sergio Chiamparino boccia invece l’idea: «Non mi pare che in Italia l’esperienza della gestione commissariale abbia dato risultati esaltanti, vedi il caso Napoli». Oggi i sindaci si riuniranno per cercare una linea comune e la maggioranza ribadirà la necessità di avere poteri più forti in materia di sicurezza.

La sistemazione dei nomadi nei campi autorizzati dai comuni rimane un problema che il Viminale vuole gestire in accordo con le amministrazioni locali. Oggi Maroni vedrà il collega rumeno Cristian David. L’ambasciatore in Italia Razvan-Victor Rusu ribadisce la richiesta di «essere coinvolti nella discussione sulle misure da adottare dal momento che riguardano anche cittadini comunitari ».

Resta aperto il dibattito sulla sicurezza e sui provvedimenti che l’esecutivo dovrà approvare la prossima settimana «senza mai adottare svolte repressive, incompatibili con la nostra tradizione liberale», come ha specificato il premier Silvio Berlusconi. Scartata la possibilità che il reato di immigrazione clandestina venga inserito nel decreto legge, si valuta l’ipotesi di prevederlo con un disegno di legge evitando così che la norma entri subito in vigore e prevedendo di applicarlo soltanto a chi commette anche un altro delitto, escludendo quindi le migliaia di stranieri che sono in Italia per lavorare, sia pur senza permesso di soggiorno come colf e badanti. Al di là delle posizioni personali favorevoli che sono già state espresse, nel Pdl sono in molti a mostrare perplessità su questa norma.

Confermata è invece l’idea di ampliare i tempi di permanenza nei Cpt e di prevedere espulsioni rapide con accompagnamento alla frontiera dopo l’accertamento dell’identità del clandestino. Le strutture esistenti non sono però sufficienti a contenere la massa di persone che prevedibilmente arriveranno in Italia nei prossimi mesi e dunque si sta valutando anche la possibilità di utilizzare le caserme dismesse.