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giovedì, giugno 16, 2011

I REFERENDUM E IL PATETICO EXPLOIT DI BRUNETTA

All’indomani della strepitosa vittoria dei 4 referendum andati ben oltre ogni aspettativa al 57% che segnala senza alcuna ombra di dubbio la bocciatura di Berlusconi, del suo governo e per una certa misura anche del PD riguardo alle politiche dell’acqua a livello locale fin qui seguite a cui ora il partito dichiara di adeguarsi alla lettera.

Il responso per il nucleare e per il legittimo impedimento, sui quali si era finora incentrata la politica del governo, costringerà quest’ultimo a cambiare politica diametralmente di 180°. Cosa impossibile per due ragioni:

1.  Sul nucleare il governo ha firmato molti contratti miliardari (ovviamente a spese dei contribuenti) con la Francia (fornitrici di impianti ‘obsoleti’ e con diversi privati). La rinuncia a tutti quegli affari miliardari provocherà molti mal di pancia e calo di consensi.

2. Sul legittimo impedimento, una legge ad personam che rientra fra quelle tese a salvaguardare il premier dai processi a suo carico. La sua abrogazione restaura il principio che la ‘legge è uguale per tutti’ che renderà difficile d’ora in avanti legiferare ad personam. Questo per Berlusconi è dirimente perché egli si serve della carica politica principalmente per sfuggire ai tribunali.

Ora, mentre tutti stanno ancora ‘digerendo’ i risultati referendari che, insieme a quelli delle amministrative parziali, ‘rivelano’ un Italia profondamente ‘diversa’ da quella che ha consegnato il governo a Berlusconi, il ministro Brunetta non trova di meglio che ‘offendere’ i ‘precari’ come mostra questo video di Youtube e poi con il video successivo sempre, il ministro ‘risponde’ mentendo in modo spudorato con una ricostruzione fantasiosa e patetica che rende l’idea di che livello di persona egli sia. Non tiene conto che il video del suo misfatto che lo smentisce è pubblico, è in rete e tutti possono vederlo.

Nell’articolo del Corriere della sera tenta addirittura una retromarcia dopo migliaia d’insulti ricevuti sul suo Facebook.

Come si può ben vedere, non esiste limite alla menzogna con questo personale politico senza etica né vergogna. Non possono essere più degni di governare questo paese. Devono andare via e finalmente il popolo l’ha detto il 13 giugno 2011.
Raffaele B.

Brunetta ai precari: "Siete la peggiore Italia"
Caricato da rai in data 15/06/2011 Tg3

I precari sono la parte peggiore dell'Italia. Parola del ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che ha cosi apostrofato alcuni lavoratori appartenenti alla rete dei precari che hanno avuto l'ardire di volergli porre una domanda durante il Convegno Nazionale dell'Innovazione svoltosi a Roma.

Brunetta risponde ai precari su YouTube
Caricato da rai in data 15/giu/2011

La risposta del ministro Renato Brunetta dopo le polemiche scatenate dalla frase rivolta ai precari alla fine del convegno «I giovani innovatori», nell'ambito della Giornata nazionale dell'innovazione 2011.

Uno dei commenti:
Ma crede veramente che noi possiamo credere a queste parole? Il video è pubblico, chiunque può giudicare. Non mi capacito come possa mentire così spudoratamente

Brunetta e i precari, "the day after"
"Sul mio FB 10mila post insulti"
16 giugno 2011

Il ministro della Funzione pubblica ribadisce la sua versione dell'episodio. "Mica sono così stupido da attaccare tutti gli atipici". Poi il monito: "Attenti Bersani e Camusso, chi di agguato ferisce di agguato perisce". Il segretario Cgil: "Parole insopportabili". Bonanni: "Sgradevole". Landini: "Che decadenza". Avvenire: "Destinato ad altre sberle"…

La retromarcia di Brunetta: «I precari
sono vittime, io ce l'ho con casta romana»
16 giugno 2011
(IL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA A RADIO24 DOPO AVERLI DEFINITI «L'ITALIA PEGGIORE»)
«Privilegiati di cui Roma è piena. Io lavoro per precari veri. La contestatrice? Guadagna 1.800 euro al mese»
Nell'articolo:
AVVENIRE, CHI NON ASCOLTA PRENDE SBERLE - «Chi non sa ascoltare le persone - che non sono certo il Paese "peggiore" - oggi si candida solo a ricevere altre sberle…

mercoledì, giugno 08, 2011

I Referendum del 12 e 13 giugno 2011

Ecco cosa prevedono i quattro quesiti per cui gli italiani saranno chiamati alle urne il domenica 12 dalle 8 alle 22 e lunedì 13 giugno dalle 7 alle 15

1.  PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA (SCHEDA ROSSA)
Il titolo completo del quesito è "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" e si riferisce all'abrogazione dell'art. 23 bis della Legge n. 133/2008. Sono le norme che permettono l'affidamento dei servizi idrici ai privati. Votando , si vota contro la privatizzazione dell'acqua. Votando No, si lascia intatta la possibilità di affidare i servizi idrici ai privati.

1.  OSSERVAZIONE:
Se l'acqua è per definizione un "bene comune" come lo è l'aria allora la gestione privata in qualunque forma è esclusa con la vittoria del SI. Se la gestione pubblica non funziona bisogna riformarla e renderla trasparente al controllo democratico, non vi sono altre vie. L'acqua è di tutti!

2. PROFITTI SULL'ACQUA (SCHEDA GIALLA)
Il secondo quesito propone l'abrogazione di una parte dell'art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006. Nello specifico, se vincessero i sarebbe abrogata la norma che prevede che i privati possano stabilire una tariffa per il servizio idrico tenendo conto dell'"adeguatezza della remunerazione del capitale investito", ovvero garantendosi un profitto. Votando No, la norma rimarrebbe valida.

2. OSSERVAZIONE:
Oltre a quanto detto prima, la vittoria del SI a questo altro quesito impedirà di trasferire sulla bolletta, oltre ai possibili investimenti di sicuro il profitto per i privati. Laddove ha operato e ancora opera il privato sono aumentate le bollette considerevolmente senza che siano mai stati fatti investimenti per migliorare gli impianti e la qualità dell'acqua. Molti comuni sono per questo sul lastrico. La legge non  obbliga il privato a fare investimenti. Infine la logica del profitto spingerebbe al massimo consumo (spreco) che invece bisogna evitare. Con la gestione pubblica il profitto non c'è perché verrebbe riutilizzato nell’acquedotto e per le tariffe si potrebbero prevederne due: una per chi consuma normalmente e l'altra per chi la spreca.

3. NUCLEARE (SCHEDA GRIGIA)
Il titolo del quesito, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto 'Omnibus', sarà "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare". Per votare contro il nucleare in Italia, gli elettori dovranno scegliere il .

3. OSSERVAZIONE:
Senza entrare nel merito della sicurezza nostra e dei nostri posteri di cui non c'è più molto da dire, il cittadino deve rivendicare il diritto di decidere direttamente su questa questione (come per l'acqua) attraverso il referendum e non lasciare ad altri, chiunque sia, il potere di farlo in sua vece, perché è in gioco il suo futuro e quello dei suoi figli. La vittoria del SI impedirà di costruire centrali nucleari per almeno 5 anni. La ricerca sul nucleare invece non verrà toccata. Ciò costringerà ad attivare una politica energetica sulle rinnovabili e a ridurre gli sprechi.

4. LEGITTIMO IMPEDIMENTO (SCHEDA VERDE CHIARO)
Il quesito sul legittimo impedimento mira ad abrogare una parte della legge nr. 51 del 7 aprile 2010 dal titolo 'Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza'. È la norma che introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo di non comparire nelle aule di giustizia. Per abrogarla bisogna votare SI.

4. OSSERVAZIONE:
Questo è l'unico quesito "politico" dei tre precedenti. La vittoria del SI costringerà i membri del governo a comparire nelle aule di giustizia come avviene per tutti i cittadini. La riaffermazione del principio costituzionale della legge uguale per tutti.   


ESERCITIAMO TUTTI NOI IL DIRITTO DI DECIDERE ANDANDO A VOTARE E FAR VOTARE QUANTO PIÙ POSSIBILE I NOSTRI AMICI E PARENTI. 
Raffaele B.

mercoledì, maggio 20, 2009

IL CAVALIERE E LO SCANDALOSO LODO ALFANO

Era stato preannunciato lo scorso 18 febbraio 2009 con il commento in questo sito GIUSTIZIA – QUANDO L’IMMUNITÀ È IMPUNITÀ allorché fu emessa la sentenza ed ora arriva la motivazione con la quale si dichiara che Mills era il falso testimone corrotto e Berlusconi il suo corruttore. Il sig. Mills viene condannato e Berlusconi invece resta fuori dal processo per il Lodo Alfano che lo rende immune (o meglio impunibile). Il lodo Alfano è al vaglio della Corte Costituzionale per incostituzionalità ed ha anche un referendum pendente. Tale legge infatti, approvata in fretta in furia in soli tre giorni fa a pezzi il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Il Cavaliere si tiene ben lontano dal processo ma vorrebbe andare in Parlamento per “riferire” e “spiegare” forse il contenuto di quella sentenza, ma è molto più probabile che egli preferisca quella sede a lui più “favorevole” per attaccare il Giudice che ha emesso quella sentenza senza che quello stesso Giudice abbia alcuna possibilità di fare altrettanto! Se ne preannuncia già dalle sue dichiarazioni ai media in cui grida allo scandalo. Ma lo scandalo è il suo Lodo Alfano!

Caso Mills: Berlusconi minaccia e sbrocca contro i giudici - Reazioni di servi PDL e opposizione
ladygroove71b
19 maggio 2009
Nell'ennesimo delirio di onnipotenza, il premier sbrocca, vomitando le solite sciocchezze ciclopiche contro la magistratura. Nel frattempo, Tabacci e Franceschini chiedono a Berlusconi di farsi processare, Pierfurby Casini "apprezza" il gesto del nano di render conto al parlamento, Di Pietro, intervistato da Bianca Berlinguer, ne reclama le dimissioni, la corte del nano, patani in testa, giustifica l'indifendibile.

Il Cavaliere dovrebbe fare come se fosse in un paese “normale”. Dovrebbe rinunciare al Lodo Alfano e presentarsi ai suoi giudici per farsi processare come avviene per tutti i cittadini anziché “difendersi” in Parlamento. Ma visto che non siamo ancora un paese normale questo non avverrà.

Ora la speranza di una possibile assoluzione è demandata al ricorso in appello, naturalmente solo per il sig. Mills, Berlusconi, come si diceva, ne resta sempre fuori.

Se lo fa Berlusconi, perché non lo dovrebbero fare tutti i criminali “condannati” e cioè presentarsi in Parlamento per “attaccare” i propri giudici di essere stati “prevenuti” nei loro confronti?
Così la giustizia non esiste più!
Raffaele B.


REUTERS
Caso Mills, Pd-Di Pietro:no a premier in Aula.Protesta anche Anm
mercoledì 20 maggio 2009 14:45

ROMA (Reuters) - Dopo che ieri Silvio Berlusconi ha annunciato che parlerà in Parlamento del processo di David Mills, condannato in primo grado con l'accusa di falsa testimonianza a favore dell'attuale premier, oggi sia il leader del Pd che quello dell'Italia dei Valori hanno chiesto che non intervenga in aula, mentre l'Associazione nazionale magistrati ha protestato contro le sue "invettive".
"Ho trovato tra la gente un senso di grande indignazione, perché le persone si aspettano che i politici si occupino dei loro problemi", ha detto oggi il segretario del Partito democratico Dario Franceschini parlando coi giornalisti nel corso di un'iniziativa elettorale in quartiere popolare della Capitale.

"Invece Berlusconi dall'inizio della legislatura non ha trovato nemmeno due minuti per venire in Parlamento a parlare della crisi ... ed ora vuole venire in aula per autoassolversi e sollevare un polverone. E il Lodo Alfano lo ha fatto approvare in tre giorni".

Il cosiddetto Lodo Alfano è la legge che garantisce alle principali cariche dello Stato l'immunità nel corso del loro mandato. Il lodo è anche al centro di una proposta di referendum abrogativo su cui probabilmente l'elettorato sarà chiamato a votare nella primavera del 2010.

"Berlusconi come tutti gli italiani deve andare a difendersi in tribunale", ha detto stamani il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro durante una trasmissione radiofonica. "Se Berlusconi viene ad accusare la magistratura in Parlamento è un attacco alla Costituzione e una violazione al principio della divisione dei poteri".

"I presidenti delle Camere non devono permettere che avvenga, altrimenti si rendono assenti nel difendere le prerogative del Parlamento", ha aggiunto.

Intanto, con un comunicato, l'Anm ha affermato di ritenere "inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano ed in particolare del suo presidente".

Ieri, commentando le motivazioni della sentenza che nel febbraio scorso ha condannato Mills, Berlusconi ha detto che si tratta di "una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà come sono assolutamente sicuro sarà accertato in appello".

Secondo i giudici Mills, condannato a quattro anni e mezzo per corruzione giudiziaria, agì come falso testimone per assicurare l'impunità a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest sulla creazione di alcune società off-shore usate per gestire fondi neri.

CORRIERE DELLA SERA
Franceschini: «Berlusconi non pensidi autoassolversi in Parlamento»
Il leader del Pd: «Non è venuto in Aula neanche a parlare di crisi». Anm: «Inaccettabili invettive contro i giudici»

ROMA - C'è «grande indignazione» tra le persone comuni perché Berlusconi «pensa ai propri problemi e non a quelli delle persone, come dimostra la sollecitudine con cui ha fatto approvare il Lodo Alfano». Dopo
la pubblicazione delle motivazioni della sentenza sul caso Mills (l'avvocato inglese condannato per corruzione perché, secondo i giudici, avrebbe mentito al fine di proteggere il Cavaliere), Dario Franceschini attacca il premier. Al termine di una visita al mercato rionale di Centocelle, un quartiere popolare della Capitale, il segretario del Partito democratico riferisce di un «senso di grande indignazione, perché le persone si aspettano che i politici si occupino dei loro problemi». Il documento - Il testo della sentenza (in pdf)
CONTINUA

giovedì, aprile 16, 2009

SISMA ABRUZZO - IL CAVALIERE, LA LEGA E LO SPERPERO REFERENDUM

Dal quotidiano Il Giornale della famiglia di Berlusconi ed anche dal TG1 di oggi, il Cavaliere “ammette” tranquillamente che non può accorpare il referendum con le europee del 7 giugno pv per “risparmiare” i 460milioni per l'Abruzzo perché la Lega di Bossi “ritirerebbe” il suo appoggio alla maggioranza e il Governo “cadrebbe”. Accorpare il referendum in qualunque altra data non elimina lo sperpero!

Il ragionamento di Berlusconi ed in generale di tutta la maggioranza (con la sola eccezione di
Gianfranco Fini) è che la caduta del Governo in questo momento si rivelerebbe “più dispendiosa" per il Paese e allora tanto vale scegliere il cosiddetto "male minore" e cioè lo "sperpero" di tutti quei milioni "sottratti" alla ricostruzione delle zone terremotate dell'Abruzzo.

Il Premier avrebbe potuto fare una scelta "diversa" se non altro per “dimostrare” la sua reale volontà alla ricostruzione, “imponendo” l'accorpamento e lasciando alla Lega la difficile "responsabilità" di rompere l'alleanza di Governo per "egoismo politico". Ne sarebbe uscito “vincitore” a pieno titolo quale “statista” a cui tiene a cuore l'interesse generale del Paese e dei sui cittadini “contro” chi invece punta solo al proprio interesse politico e di potere.

Purtroppo il Cavaliere sembra fare la scelta di "condividere" invece quella "responsabilità" con la Lega a “difesa” del proprio interesse politico di parte e "contro" i cittadini dell'Abruzzo. Egli pertanto non può dire che sceglie il "male minore" e quindi farebbe "bene", ma si "assume" così, insieme alla Lega, la stessa grave responsabilità dello "sperpero" anche se attua la strategia dello schiaffo a Bossi e un siluro a Fini.

Berlusconi perde così una “storica” occasione per riscattarsi, altro che Statista! A lui preme salvaguardare il suo "potere", non importa quel che costa! E con questo il Cavaliere si conferma ciò che è sempre stato (per chi lo critica) e non si smentisce mai purtroppo nemmeno davanti ad un evento così drammatico come il terremoto che ha devastato l’Abruzzo che da lui si aspetta il massimo impegno (sic).

Per quanto mi riguarda, da abruzzese (critico), non sono "sorpreso" perché ciò mi fornisce un ulteriore conferma sulla qualità del personaggio, ma ne sono "disgustato", questo si.

Tutti gli altri partiti piccoli interessati al "fallimento" del referendum sono dalla stessa parte di Berlusconi e della Lega ma "tacciono" per pura "convenienza" politica.

Se tutti costoro fossero realmente democratici "voterebbero" per far valere le loro ragioni al referendum con il quorum e non piuttosto “mirare” alla sua “invalidazione” incentivando alla non partecipazione! Un bell'esempio di democrazia, non c'è che dire!
Raffaele B.


Sardalien
14 aprile 2009
Referendum e/o soldi all' Abruzzo? (Guzzetta, Sindaco de L'Aquila, Maroni) - Ballarò 14.04.09
Aiutiamo terremotati... Destiniamo all'Abruzzo i soldi dei referendum!!
non tutti però sono daccordo...Prof. Giovanni Guzzetta (presidente comitato per i referendum) al telefono cerca di convincere Maroni

politichiamo
13 aprile 2009
IL COMITATO PROMOTORE DEL REFERENDUM
No agli sprechi! Referendum + Europee = risparmiati 400 milioni di euro !
Diffondete queste notizie, abbiamo pochissimo tempo !

ASCA
REFERENDUM: FINOCCHIARO, PAROLE FINI DI BUON SENSO MA STA VINCENDO LEGA
15-04-09
(ASCA) - Roma, 15 apr - ''Il Pd aveva già espresso la propria posizione sulla data del referendum. Si trattava di una posizione responsabile ed in sintonia con il sentire dei cittadini di queste settimane. Si deve e si può evitare uno spreco di risorse pubbliche, che sarebbero invece assolutamente necessarie per rispondere all'emergenza in Abruzzo''. Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.

''La dichiarazione di Fini di questa sera - continua Anna Finocchiaro - che nasce dal buon senso e da un'analisi responsabile dell'attuale situazione, smaschera il patto politico, il gioco di potere e il prezzo che il Pdl deve pagare alla Lega''.
red-njb/cam/ss

IL GIORNALE
Referendum Ecco perché si voterà il 21 giugno
giovedì 16 aprile 2009, 07:00

Silvio Berlusconi mastica amaro. Avrebbe anche accettato il voto accorpato con le europee al 7 giugno. Ma non l’ha potuto fare. La Lega minacciava di uscire dalla maggioranza. E l’Italia, con la crisi economica in atto e l’emergenza terremoto in Abruzzo, non può precipitare nel vuoto di potere. Ecco perché il premier ha ceduto a quello che qualcuno ha definito il «ricatto» di Bossi. «Va bene, va bene. Vada per il referendum il 21 giugno». Ma sia chiaro, il motivo è uno solo. «In questo momento è il male minore per l’Italia, che non si può permettere una crisi di governo». Che costerebbe molto più di quanto si risparmierebbe con l’election day.
«Non possiamo fare altro - si è sfogato - dobbiamo concentrarci sulle esigenze del Paese». Insomma, «abbiamo l’obbligo di mantenere i nervi saldi per senso di responsabilità». Perché una crisi di governo, oggi, paventata a chiare lettere dall’alleato in caso di accorpamento, rappresenta una «ipotesi da scongiurare in tutti i modi». E pur cosciente che con l’accorpamento si sarebbe potuto risparmiare una bella cifra, anche se solo cento milioni di euro e non i trecento urlati dai referendari, dà il via libera al Carroccio.
Il referendum, dunque, non si terrà il 7 giugno, quando si voterà solo per le Europee e, ove previsto, per le Amministrative. Ma quasi certamente il 21 giugno, data fissata per gli eventuali ballottaggi locali. È questa l’intesa che Berlusconi non può che siglare, bollata subito dal centrosinistra come un successo del Senatur, da sempre contrario allo schema bipartitico che uscirebbe fuori dal referendum. Anche se, a sentire proprio un bossiano doc, Roberto Calderoli, non si tratta di «vittoria della Lega», ma di «rispetto della Costituzione».
Ma tant’è. «Si è presa una decisione di maggioranza in relazione alla data del 21 giugno», spiega il ministro per la Semplificazione, lasciando palazzo Grazioli, poco dopo Roberto Maroni, al termine di una lunga riunione con il presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, i sottosegretari alla presidenza Gianni Letta e Aldo Brancher, i capigruppo del Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.
«Per fare questo, però - prosegue Calderoli - c’è la necessità di varare un provvedimento legislativo che fissi quella data», dato che il periodo utile per la consultazione scade, per legge, il 15 giugno. A tal proposito, riferisce, «il ministro dell’Interno è stato incaricato» di portare avanti «una consultazione tra le forze di maggioranza e di opposizione, per arrivare ad un largo consenso rispetto a questa decisione». Altrimenti, si dovranno chiamare gli italiani ai seggi pure il 14 giugno: per la terza volta in tre settimane, in alcuni casi, se si considerano primo e secondo turno delle Amministrative.
Dal canto suo, Cicchitto riassume l’esito dell’incontro: «C’è accordo su tutti i punti qualificanti ed è stata confermata la solidità della maggioranza» e il referendum «si terrà il 21 o il 14 giugno». Ma «per scegliere la data ci consulteremo anche con le forze dell’opposizione». «Se si vuole risparmiare», aggiunge Gasparri, meglio scegliere il 21.

In ogni caso, è pura utopia immaginare al momento un accordo con il centrosinistra. «Berlusconi ci tiene tanto a far sapere che lui comanda, ma poi ogni volta si piega ai ricatti di Bossi», attacca il leader del Pd, Dario Franceschini, secondo cui siamo dinanzi ad un «ricatto».
A far notizia, però, è il commento di Gianfranco Fini. «Sarebbe un peccato se, per la paura di pochi - scrive in una nota il presidente della Camera - il governo rinunciasse a tenere il referendum il 7 giugno, spendendo centinaia di milioni che potrebbero essere risparmiati».

AFFARITALIANI
Da Berlusconi schiaffo a Bossi e siluro a Fini
Giovedí 16.04.2009 14:54

L'uscita a sorpresa di Silvio Berlusconi ("Sul referendum la Lega era pronta a far cadere il governo") serve a scaricare i costi del mancato election-day sul Carroccio. La competizione elettorale nella maggioranza alle Europee è serrata e il premier, pur accontentando Bossi, mediaticamente vuol far apparire i padani come i responsabili delle spese superiori che lo Stato dovrà affrontare per referendum ed elezioni separati. Una mossa studiata a tavolino che punta a mettere nell'angolo l'alleato e a comunicare agli elettori che per garantire la stabilità del governo nei prossimi mesi e anni bisogna votare il principale partito, ovvero il Popolo della Libertà.

Si tratta di una strategia collegata all'ammorbidimento di alcune delle richieste leghiste, in particolare sulla sicurezza: accantonamento delle ronde e niente detenzione prolungata nei centri di identificazione dei clandestini. Quella del premier, però, è anche una stoccata al presidente della Camera, che si era detto "dispiaciuto" per il mancato accorpamento. Un modo per ribadire a Gianfranco Fini di non intromettersi nell'azione e nelle scelte dell'esecutivo.

giovedì, aprile 09, 2009

SISMA ABRUZZO – MARONI NEGA I SOLDI DEL REFERENDUM

Come se ce ne fosse bisogno, e come volevasi dimostrare, al ministro Maroni della Lega ed alla Lega tutta interessa più invalidare il referendum voluto dagli italiani che del destino dei terremotati d’Abruzzo. Il sig. Maroni dice che non è necessario mettere a disposizione quella cifra che lui corregge essere di 174M di euro anziché 460M perché ci saranno sufficienti disponibilità finanziarie. Finora vi sono state diverse riunioni di Governo e raccolte di fondi e non si è ancora arrivati a 40M di euro. Dire che quei soldi “pubblici” (quali che siano 174M o 460M) non servano all’Abruzzo e che possono essere tranquillamente “buttati via” dalla finestra è molto grave e suona come una grande offesa alla sofferenza e alle speranze di ricostruzione.

Basterebbe accorpare il referendum alle europee per “risparmiare” e liberare quindi quei soldi per metterli a disposizione subito ed iniziare così la ricostruzione almeno degli edifici e servizi essenziali. Invece NO, non si vuole accorpare ma insistere di mantenere la data separata e sperare così che i cittadini “disertano” dopo il voto delle europee in modo che venga “invalidato” per mancanza di quorum.

A costoro e a tutto il Governo interessa più questo cinico tatticismo politico che il destino dei propri cittadini. Il Governo avrebbe dovuto per prima e di sua iniziativa offrire questa offerta per dimostrare la sua civiltà. Invece non lo ha ancora fatto anzi tace in modo colpevole al “diniego” della Lega di Maroni. Dovrebbe distrarre perfino i fondi del ponte sullo stretto di Messina (oltre il Miliardo di euro) molto meno prioritario al momento. Ma da questo orecchio il Governo Berlusconi non ci sente!
------------------- VERGOGNA! ------------------------
Raffaele B.


WALLSTREETITALIA
Election Day/ Promotori referendum: Maroni offende terremotati
di Apcom
Segni-Guzzetta: Inconcepibile negare esigenza risparmi

Roma, 8 apr. (Apcom) - Replica dei promotori del referendum elettorale al ministro Maroni che ha escluso la necessità di reperire fondi aggiuntivi a seguito del terremoto abruzzese, accorpando referendum ed amministrative. "Avevamo deciso - dice Mario Segni - di non parlare di questo problema per rispetto della tragedia abruzzese. Ma la dichiarazione del Ministro Maroni, secondo il quale anche di fronte ad una tragedia immane si possono buttare dalla finestra soldi pubblici, è un insulto» dichiara Mario Segni, coordinatore nazionale del Comitato Promotore per i Referendum elettorali.

Dire che non c'è un problema di soldi quando un'intera regione avrà bisogno di grande soccorso pubblico è assolutamente inconcepibile. E' incredibile che un ministro della Repubblica parli a questo modo. La richiesta di accorpamento, prosegue il leader del movimento referendario, va quindi ripetuta e rafforzata. Dovevamo farlo già prima per rispetto degli Italiani, dobbiamo farlo ancor più oggi per chi ha bisogno di tutto il nostro aiuto". "Dopo le parole di Maroni - fa ecco Giovanni Guzzetta - non posso più tacere. E' alquanto raccapricciante constatare che un ministro della Repubblica dimostri tanto cinismo ed insensibilità.

Sostenere la tesi che le centinaia di milioni risparmiati con l'election day non servano per fronteggiare il terremoto e che possano essere buttati dalla finestra offende l'intelligenza degli italiani e cozza con l'evidenza della realtà. I dirigenti della Lega stanno facendo un calcolo cinico ed egoistico, con il solo obiettivo di affossare il referendum, e vedo che nemmeno un terremoto dalla drammatiche dimensioni che sono sotto i nostri occhi riesce a farli deflettere da una strumentalizzazione opportunistica della propria posizione istituzionale e del proprio potere di veto. Ormai è diventata una Lega di palazzo. I cittadini ne stanno prendendo coscienza".

martedì, aprile 07, 2009

SISMA ABRUZZO - SUBITO 460 M STANZIATI PER IL REFERENDUM

Arriva puntuale la proposta da più parti (dall’ UNITÀ e dall’ Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) di devolvere l’intera somma già stanziata e disponibile di 460 Milioni di euro per il referendum da effettuarsi separatamente dalle elezioni europee. Tale somma verrebbe risparmiata e quindi disponibile già da ora se il referendum venisse deciso di effettuarlo insieme alle europee.

Questa somma (a differenza degli iniqui 30M di euro stanziati) rappresenta un primo PASSO CONCRETO alla ricostruzione delle città e un segnale di reale solidarietà e di presenza dello Stato a favore dei propri cittadini e della sua terra.

Dopo reiterati rifiuti del Governo ad accorpare i due momenti (conterebbe sul mancato quorum al referendum per invalidarlo) ed oggi a causa del terremoto si invitano tutti gli italiani a firmare l’appello a devolvere quella somma all’Abruzzo. Questo è ciò che conta adesso!

Se il Governo e la maggioranza tutta, nonostante la grave emergenza, dovessero rifiutare, si assumerebbero una TREMENDA RESPONSABILITÀ a compiere un COLPEVOLE SPRECO in totale spregio di un pezzo d’Italia e di nostri connazionali e minerebbe gravemente la propria credibilità sull’effettiva volontà di aiutare l’Abruzzo. Perciò siete tutti invitati a
firmare l’appello inserendo nel commento nome e cognome e la frase: Sottoscrivo l'appello ad accorpare il referendum con l'europee e devolvere così la somma stanziata ai terremotati d'Abruzzo”.
Raffaele B.

Terremoti dall’Italia e dal Mondo

UNITÀ
Appello al governo, i 460 milioni del referendum vadano ai terremotati
07 aprile 2009
FIRMA L’APPELLO

Il tam tam sta crescendo sempre di più. La domanda è semplice e le risposte date finora dalla politica appaiono, in queste ore, sempre più insensate. Perché devono andare sprecati quei 460 milioni di euro per organizzare il voto dei referendum, quando potrebbero essere accorpati con le elezioni europee. Quella cifra potrebbe essere impiegata immediatamente per ricostruire le case degli abruzzesi, le decine di scuole indispensabili per far riprendere l'anno scolastico ai bambini de L'Aquila, rimettere a posto le strade, ristrutturare e rimettere in funzione l'ospedale danneggiato dal terremoto.
Per il sisma abruzzese il governo ieri ha stanziato 30 milioni di euro. Altri fondi si attendono dall'Unione europea, ma chissà quando arriveranno e chissà quanti saranno. Appaiono misure insufficienti paragonate ai 460 milioni preventivati per il referendum che, inoltre, invece sarebbero immediatamente disponibili.
L'Unità rilancia con forza questo appello e in queste ore non siamo gli unici. «Accorpare elezioni e referendum e destinare le somme risparmiate agli italiani colpiti dal terremoto in Abruzzo» dice anche Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, al governo.
Margherita Mastromauro, esponente de Pd barese e imprenditrice, ha già scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo che «i 400 milioni già stanziati per il referendum sulla legge elettorale abbiano un uso utile e alternativo, e siano destinati all'emergenza terremoto». Ricordano la richiesta dei promotori del referendum di abbinare la consultazione alle europee del 6 e 7 giugno, la parlamentare chiede a Napolitano «che attraverso di lei questo paese dimostri la responsabilità di cui molte volte ha dimostrato di essere capace. Che operi uno scatto di lealtà, di solidarietà, di correttezza».
«Quei 400 milioni di euro che, così come destinati, rappresenterebbero un colpevole spreco, indirizzati all'Abruzzo, invece, ci farebbero sentire tutti più vicini e in qualche modo utili ai nostri connazionali colpiti dal terremoto», afferma la parlamentare, per la quale «non sarebbe una vittoria politica, ma un gesto in nome dell'unità nazionale. È un appello al buon senso quello che faccio, signor presidente. Non abbiamo molto tempo. Confido nella sua attenzione e nella sua sensibilità».
Insomma, in queste ore nessuno ha voglia dei tatticismi politici di fronte alle immagini e alle storie drammatiche che arrivano dall'Abruzzo. Quello che si chiede allo Stato è una risposta concreta. Quei 460 milioni possono essere un primo, importante, passo.
FIRMA L’APPELLO

ASCA.IT
TERREMOTO: ANFP, ELECTION DAY E RISPARMI AD ABRUZZESI COLPITI
06-04-2009

(ASCA) - Roma, 6 apr - ''Visto che il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa vuole mostrare di intendersi di cose di Polizia, noi ci permettiamo, di rimando, di dargli un consiglio politico: siano immediatamente accorpate elezioni e referendum così da destinare le somme risparmiate agli italiani colpiti in Abruzzo dal terremoto''. E' quanto ha affermato oggi il segretario nazionale dell'Associazione nazionale Funzionari di polizia (Anfp), Enzo Marco Letizia rispondendo ad alcune prese di posizione dello stesso ministro.

''Non concordiamo con le valutazioni comparative del Ministro La Russa, tanto meno quando vuole imputare al sindacato la supposta inefficienza della Polizia di Stato, in una sorta di spottone comparativo con l'Arma dei Carabinieri di cui e' responsabile. - sottolinea Letizia a nome della sua organizzazione - La Russa sembra, infatti, scendere dal pianeta Marte quando sciolina le sue critiche dimenticando che le inefficienze e le carenze organizzative delle Polizia di Stato sono effetto diretto della cattiva politica che, in questi anni, ha blandito le Forze dell'Ordine senza pensare in alcun modo ad incentivarne l'efficienza''. L'Anfp parla di contratti di lavoro ''pessimi'' per la specificità delle Forze dell'Ordine e della mancanza di una ''visione strategica nella dislocazione delle forze sul territorio e del loro impiego'' che sono, ormai, si sottolinea ''responsabilità' enormi che ricadono sui politici che contrariamente al ben governare spacciano la loro confusione per geniale progettualità. Dunque - si conclude - scaricare tale peso su più o meno influenti funzionari sarebbe riduttivo, come fa La Russa''.
gc/mcc/alf
(Asca)

sabato, giugno 24, 2006

NO A RIFORMA COSTITUZIONE DELLA LEGA

CERTO CHE ALLA MASSA DELL’ELETTORATO È ALQUANTO DIFFICILE CAPIRE LA TECNICITÀ DELLA “RIFORMA DELLA COSTITUZIONE” VOLUTA DALLA CDL IN PARTICOLARE DALLA LEGA CON LA “DEVOLUTION”.
SUPERFICIALMENTE SIA LE RAGIONI DEL “SI” CHE QUELLE DEL “NO” SEMBRANO ALTRETTANDO “VALIDE” ALL’ORECCHIO DEI NON ADDETTI AI LAVORI. DAL LATO DEL “SI” VIENE DETTO CHE SOLO “CONFERMANDOLO” AVREMO FINALMENTE UNA COSTITUZIONE “MODIFICATA” E QUINDI “MODERNA”, MENTRE DAL “NO” SI OTTERREBBE LA “CONFERMA” A NON MODIFICARLA MAI PIÙ VISTO ANCHE LA POSIZIONE DELLA SINISTRA RADICALE SUL LASCIARE LA COSTITUZIONE COSÌ COM’È.
DAL LATO DEL “NO” VIENE DETTO CHE IL “NO” NON IMPEDISCE AFFATTO UNA MODIFICA RIFORMATRICE DELLA COSTITUZIONE. INSOMMA UN DILEMMA PER MOLTI ABBASTANZA DIFFICILE. COME DISTRICARSI?
IL MODO MIGLIORE È QUELLO DI DOMANDARSI CHI SONO GLI AUTORI DI UNA OPERA DI CUI NON SIAMO “COMPETENTI”.
È SCONTATO CHE LA COSTITUZIONE ITALIANA È QUELLO INSIEME DI LEGGI CHE REGOLANO LA FUNZIONALITÀ DELLO STATO ITALIANO.
LA RIFORMA L’HA FATTA LA CDL, CON LA DIRETTA RESPONSABILITÀ DELLA LEGA LOMBARDA: IL PARTITO PIÙ ANTI-ITALIANO E SECESSIONISTA CHE C’È. LO STESSO PARTITO HA FATTO LA RIFORMA ELETTORALE DEFINITA “PORCATA” DALLO STESSO AUTORE EX-MINISTRO CALDEROLI.
LA STRAGANDE MAGGIORANZA DI COSTITUZIONALISTI È CONTRO QUESTA “RIFORMA” PERCHÉ È “PASTICCIATA” E NON POTRÀ MAI FUNZIONARE ANCHE PER I COSTI AGGIUNTIVI DIFFICILI DA QUANTIFICARE. POI LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI È PREVISTA SOLO PER IL 2016.
CI SI È MESSO ANCHE L’EX-PRESIDENTE CIAMPI TANTO BEN VOLUTO ANCHE DALLA CDL E ORA IMPROVVISAMENTE “MALVOLUTO”.  STRANO NO?
INSOMMA PER UN ELETTORE NORMALE QUESTE RAGIONI SONO PIÙ CHE SUFFICIENTI PER “RIGETTARE” LA RIFORMA DELLA LEGA CON UN BEL “NO” SULLA SCHEDA.
DOPO È SEMPRE POSSIBILE “AGGIORNARLA” CON MODIFICHE FATTE BENE DA “COMPETENTI” DI SICURA FEDE “ITALIANA” E DELLA UNITÀ DEL SUO STATO.
Raffaele B.


REPUBBLICA
Ciampi: "Una riforma fuori dalle regole
“ecco perché voterò contro"
di MASSIMO GIANNINI
23 giugno 2006

ROMA - "L'ho già detto pubblicamente, e non ho mai avuto dubbi: andrò a votare al referendum, perché sono un cittadino italiano. E voterò "no", per difendere la nostra Costituzione, che è bella, è viva e più attuale che mai". Nel giorno della qualificazione della nazionale italiana ai mondiali di calcio, e a due giorni dal referendum sulla riforma del Polo, che riscrive ben 54 articoli della nostra Carta fondamentale, in casa Ciampi circola un'aria di sano "patriottismo costituzionale", secondo la felice definizione di Jurgen Habermas rilanciata ieri su questo giornale da Pietro Scoppola e sul "Corriere della Sera" da Claudio Magris.

L'ex presidente della Repubblica non fa mistero della sua soddisfazione per la vittoria degli azzurri, ma non nasconde la sua preoccupazione per i ripetuti tentativi, sempre più frequenti in queste ultime ore, di politicizzare e insieme svalorizzare la Costituzione. Di piegarla a strumento di propaganda politica. Di farne un uso "congiunturale", di parte e di partito.

"Lo sapete - ripete ancora una volta Carlo Azeglio Ciampi - nel corso del mio settennato la Costituzione è sempre stata la mia Bibbia civile. E continuerà ad esserlo". Per questo il predecessore di Giorgio Napolitano al Quirinale è più che mai convinto di dover votare no al "colpo di spugna" voluto dal centrodestra nella passata legislatura. Per questo l'attuale senatore a vita non raccoglie l'ultima provocazione lanciata da Silvio Berlusconi, che aveva definito "indegno" chi non voterà sì a quella sedicente "riforma"...CONTINUA

giovedì, giugno 15, 2006

REFERENDUM – IL BIDONE MONUMENTALE DEL SI

IL CARATTERE “ANTI-NAZIONALE” CONTRARIO AL RISORGIMENTO CHE HA PORTATO ALL’UNITÀ DELL’ITALIA E QUELLO “EVERSIVO” E “SECESSIONISTA” EMERGONO CON GRANDE ED INQUIETANTE CHIAREZZA DALLE PAROLE DI BOSSI CHE IN UN SUO COMIZIO A BRESCIA AFFERMA PERSINO CHE SE NON SI CAMBIERÀ “DEMOCRATICAMENTE” BISOGNERÀ FARLO IN ALTRO MODO.  

È LA STESSA (CDL) CHE HA FATTO SCRIVERE LA RIFORMA PROPRIO DA QUESTA LEGA COSI COME LA “PORCATA” DELLA LEGGE ELETTORALE (AMMESSO CANDIDAMENTE DALLO STESSO AUTORE CALDEROLI) CHE AFFERMA ASSURDAMENTE CHE SI POTRÀ MODIFICARE LA RIFORMA SOLO SE VINCERANNO I “SI”.  AL CONTRARIO SE SARANNO I “NO” A VINCERE NON LA SI POTRÀ PIÙ MODIFICARE.  

GIOVANNI SARTORI NELL’ARTICOLO IN FONDO, PARLA DI “BIDONE MONUMENTALE” PROMETTERE CHE UNA COSTITUZIONE APPROVATA IN PARLAMENTO E POI CONFERMATA DA UN REFERENDUM VERRÀ SUBITO DOPO RITOCCATA È DAVVERO UNA PROMESSA A CREDIBILITÀ ZERO.

LA VITTORIA DEL “NO”, INVECE, NON PRECLUDEREBBE NULLA. CADREBBE IL FEDERALISMO 2 DI BOSSI; E ANCHE SE COSÌ, RESTEREBBE IN VIGORE L’ALTRETTANTO SBAGLIATO FEDERALISMO 1 DELLA SINISTRA, A QUESTO LA SINISTRA HA LARGAMENTE CONVENUTO DA TEMPO, DI AVERE SBAGLIATO.

IL “NO” APRE DUNQUE UNA SPERANZA CREDIBILE DI BUONE RIFORME; IL “SÌ” CI INCHIODEREBBE INVECE SENZA SCAMPO A UNA COSTITUZIONE DISASTROSA.

A PROPOSITO DELLA LA “RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI”, TANTO SBANDIERATA DALLA CDL, ESSA È PREVISTA SOLO NEL LONTANO 2016 CIOÈ FRA 10 ANNI.
Raffaele B.


RAINEWS24
Referendum. Bossi: stavamo meglio sotto l'Austria.
Brescia, 15 giugno 2006

"Una grande vittoria del sì al Nord è molto importante: se passa il sì in tutto il Nord e' come avere un passaporto per andare all'Onu a far sentire che la nostra gente ne ha piene le scatole e vuole un cambiamento".

Umberto Bossi al termine del comizio tenuto ieri sera nel Bresciano, a Montichiari, riaccende la miccia del separatismo nella campagna referendaria. Ai microfoni del Tg1 il leader della Lega Nord è ancora più esplicito: se vincono i 'no' non si aprirà un confronto sulle riforme con l'Unione: "No, non ci credo - afferma Bossi - li ho visti in aula, faranno delle regole per non toccare mai piu' la Costituzione, il Paese non cambiera' mai più democraticamente. Bisognerà trovare altre vie, perche' democraticamente non cambierà piu' niente. E questo è un dramma".  

Per Bossi "al sud il sì per vincere dovrà lottare contro tutte le balle che sono state raccontate". E ancora, rivolgendosi ai simpatizzanti di Montichiari: "Stavamo meglio quando eravamo sotto l'Austria. Se lo avessero saputo quelli che sono andati a combattere sul Piave, forse giravano i fucili dall'altra parte"...CONTINUA


CORRIERE
Referendum: giudichiamo la riforma. E basta
Le promesse non contano
di Giovanni Sartori
04 giugno 2006

Le costituzioni non sono né di destra né di sinistra. O sono ben fatte (accettabili) o sono malfatte (inaccettabili). Il che sottintende che una costituzione dovrebbe essere giudicata secondo criteri funzionali. Funzionerà bene? Funzionerà male?

La sinistra (da sola) ha votato una riforma federalista nel 2001; dopodichè la destra (da sola) ha modificato la riforma federalista della sinistra e, per di più, ha anche radicalmente modificato la forma di governo.

A questo punto ci casca addosso il 25 giugno un referendum che dovrà approvare o rifiutare la Carta imposta a colpi di maggioranza blindata dalla destra sulla sinistra.
Se sia il No (rifiuto) oppure il Sì (approvazione) a meglio garantire una ripresa costruttiva del processo di riforma costituzionale.  Un dibattito che viene subito falsato dall’argomento che la vittoria del No darebbe il potere di bloccare tutto ai conservatori costituzionali a oltranza. E chi sarebbero?

Esiste un volume curato da Bassanini nel quale 63 costituzionalisti dichiarano che la nuova Costituzione è «sbagliata» ma ritengono al tempo stesso che la Costituzione del ’48 debba essere migliorata e corretta. L’altro giorno l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti si è espressa nello stesso senso.

Dal che si ricava che gli immobilisti costituzionali sono un’invenzione di comodo che fa comodo—cito per tutti il Tremonti inedito di ieri— per sostenere che bisogna «votare sì al referendum per non interrompere il cammino delle riforme».

A me, confesso, il bidone sembra monumentale. Promettere che una Costituzione approvata in Parlamento e poi confermata da un referendum verrà subito dopo ritoccata è davvero una promessa a credibilità zero.

Sì, è vero che d’un tratto i Berlusconi boys si dichiarano accomodanti e pronti a negoziare. Persino Bossi, figurarsi. D’un tratto perché sinora hanno fatto la faccia feroce. Pertanto, è di tutta evidenza che se ora si trasformano in agnellini è perché temono di perdere il referendum.

Ma se lo vincessero, direbbero subito che la volontà popolare è intoccabile. Come scrivono Bassanini ed Elia, «la priorità assoluta è la vittoria del No. In caso contrario prevarrebbe la conservazione di una riforma sbagliata e ingestibile».

La vittoria del No, invece, non precluderebbe nulla. Cadrebbe il Federalismo 2 di Bossi; e anche se così, resterebbe in vigore l’altrettanto sbagliato Federalismo 1 della sinistra, a questo effetto la sinistra ha largamente convenuto da tempo, di avere sbagliato.

Il No apre dunque una speranza credibile di buone riforme; il Sì ci inchioderebbe invece senza scampo a una Costituzione disastrosa.

sabato, giugno 10, 2006

REFERENDUM - FURBESCA AZIONE TATTICA DEL SI

IL PROSSIMO 25 GIUGNO SI TORNA ALLE URNE PER IL REFERENDUM CONFERMATIVO SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE FATTA A MAGGIORANZA DAL GOVERNO BERLUSCONI IN CUI LA LEGA DI BOSSI VI HA IMPRESSO IL SUO MARCHIO “ANTI-NAZIONALE”.  

COME FANNO BERLUSCONI E I SUOI ALLEATI A CHIEDERE AI CITTADINI DI VOTARE "SI" AL REFERENDUM PER CONFERMARE LA RIFORMA E POI DIRE DI ESSERE DISPOSTI A SEDERSI AD UN TAVOLO PER "CAMBIARLA"? SE LA SI VUOLE CAMBIARE, PERCHE “APPROVARLA” COSÌ?

È UN “CONTROSENSO” CHE FA A PUGNI CON LA INTELLIGENZA DEGLI ELETTORI.

UNA VOLTA "APPROVATO" DAL REFERENDUM, DIVENTA POI DIFFICILE "VOLERLA" CAMBIARE SIA PER RAGIONI DI OPPORTUNITÀ POLITICA DA PARTE DELLA EX-MAGGIORANZA CHE PER RAGIONI SQUISITAMENTE GIURIDICHE: NON SI MODIFICA UNA LEGGE APPROVATA DA UN REFERENDUM.

SE SIAMO TUTTI VERAMENTE "INTENZIONATI" A MODIFICARE LA RIFORMA PER MIGLIORARLA, LA LOGICA E LA CORRETTEZZA RECLAMANO UN VOTO "NO" AL REFERENDUM PER “DISAPPROVARLA” PROPRIO PER POTER RIFARE LA "NUOVA RIFORMA" QUESTA VOLTA "INSIEME".

INFATTI AL CONTRARIO DEL "SI", LA VITTORIA DEL "NO" NON PONE NESSUN TIPO DI “IMPEDIMENTO” ALLE “MODIFICHE” CHE ANCHE IL CENTROSINISTRA VUOLE PER MODERNIZZARE LO STATO.

AFFERMARE IL CONTRARIO "RIVELA" UNA “FURBESCA AZIONE TATTICA” AL SOLO SCOPO DI “CARPIRE” QUEI VOTI IN PIÙ PER “VINCERE”.
PER FORTUNA GLI ITALIANI NON SONO STUPIDI E AL REFERENDUN VOTERANNO “NO” A GRANDE MAGGIORANZA CONTRO LA RIFORMA DELLA LEGA.
Raffaele B.


ADNKRONOS
REFERENDUM: BERLUSCONI, SE VINCE SI' PRONTI A DIALOGO SU RIFORME

Roma, 10 giu. (Adnkronos) - Solo in caso di vittoria del si' al referendum sara' possibile aprire un tavolo di confronto con la maggioranza. Parola di Silvio Berlusconi, che in una intervista a 'Telecamere' apre all'Unione sul fronte delle riforme.
Il Cavaliere premette che ''una modifica della Costituzione e' indispensabile perche' la sinistra negli ultimi giorni della passata Legislatura ha modificato il Titolo V della seconda parte della Costituzione creando un caos incredibile nelle competenze tra lo Stato e le Regioni''.
Pero', precisa il presidente di Fi, ''ci dichiariamo dispostissimi dopo l'approvazione di questa modifica costituzionale a sederci intorno ad un tavolo e discutere di eventuali correzioni perche' tutte le disposizioni previste dalla riforma costituzionale andranno in vigore tra cinque anni quindi avremo ancora cinque anni di tempo per poterle migliorare''.

domenica, giugno 04, 2006

REFERENDUM - NO A QUESTA RIFORMA PASTICCIATA

IL PROSSIMO 25 GIUGNO SI VOTERÀ AL REFERENDUM PER LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE VARATA A MAGGIORANZA DAL GOVERNO BERLUSCONI E IMPOSTA DALLA LEGA COME È DOVEROSO RICORDARE. INFATTI IL PARTITO DELLA LEGA CIRCOSCRITTO SOLO ALLA "PADANIA" RAPPRESENTA UN GRUPPO CHE PUR ESSENDO "ITALIANO" SI CONSIDERA "STRANIERO" E DISPREZZA SIA LA BANDIERA NAZIONALE (LA VORREBBERO NEL CESSO…) CHE I CONNAZIONALI MEDESIMI IN PARTICOLARE QUELLI DEL SUD. COSTORO ASSURDAMENTE HANNO PRETESO E PROPOSTO UNA RIFORMA COSTITUZIONALE MODIFICANDO BEN 50 ARTICOLI, (DIECI VOLTE LA MODIFICA NEL TITOLO V VOTATA DAL CENTROSINISTRA MA APPROVATA DA TUTTI NELLA BICAMERALE), CHE "SCONVOLGE" LA STRUTTURA DEI POTERI DELLO STATO E L'EGUAGLIANZA DI TUTTI I CITTADINI FRA LE REGIONI.
UNA LEGGE FONDAMENTALE NAZIONALE COSÌ FATTA PRESENTA “DIFETTI” DA TUTTE LE PARTI COME LO RICONOSCE PERFINO IL CAPO DELLA LEGA BOSSI QUANDO PARLA DI MIGLIORARLA NELL’ARTICOLO AL FONDO.
CERTO DALLA LEVATURA ANTINAZIONALE DELLA "LEGA DELLA PADANIA" NON POTEVA CHE VENIRE UN "PASTICCIO" CONTROPRODUCENTE, È COME SE LA "VOLPE" AVESSE DETTATO LE REGOLE CHE LE GALLINE DEVONO RISPETTARE. EPPURE IL GOVERNO BERLUSCONI L'HA FATTO E PORTATO AVANTI.
ORA ANCHE TREMONTI RICONOSCE L'ERRORE E CORRE AI RIPARI PROPONENDO ASSURDAMENTE UNA MODIFICA PRIMA DEL REFERENDUM.
È CHIARO CHE LA PROPOSTA COSÌ FORMULATA È PURA "TATTICA FURBESCA” PERCHÈ QUALSIASI MODIFICA CONDIVISA NON PUÒ PRESCINDERE DAL REFERENDUM ED UNA EVENTUALE VITTORIA DEI "SI" RENDEREBBE LA NUOVA COSTITUZIONE "IMMODIFICABILE" VANIFICANDO QUALSIASI "ACCORDO".
SE INVECE SI AFFRONTA IL TEMA DOPO, SGOMBRANDO IL CAMPO DAL REFERENDUM A CUI AVRANNO VINTO I "NO" BOCCIANDO LA RIFORMA DELLA LEGA, ALLORA POSSIAMO COMINCIARE E FINIRE BENE NEL REALIZZARE UN TESTO VALIDO PER TUTTI E PER LA DEMOCRAZIA DI QUESTO PAESE.

Raffaele B.


CORRIERE
Il segretario dei Ds risponde al'ex ministro Giulio Tremonti
Fassino: «Prima il referendum, poi dialogo» «Il confronto sulla riforma costituzionale può partire solo dopo il voto dei cittadini.
04 giugno 2006

Segretario Fassino, l'ex ministro Tremonti propone un patto tra i Poli per migliorare la riforma costituzionale prima del referendum. Lei che cosa risponde?
«Apprezzo il tono di Tremonti, e anche l'intenzione. Ma mi pare che la soluzione indicata sia contraddittoria. Trovo significativo che Tremonti riconosca che la revisione costituzionale proposta agli elettori dalla destra sia da modificare: questo indica che pure loro sono consapevoli che la riforma elaborata da Calderoli e altri è un brutto pasticcio, che non garantisce né il federalismo vero né più efficienza a chi governa. Per questo non si può chiedere ai cittadini: approvatela così com'è, poi noi la cambiamo»... CONTINUA


CORRIERE
Tremonti: favorevoli a una mozione parlamentare aperta sui punti da ritoccare Presentiamola prima del sì al referendum. Poi via libera anche a una Convenzione
03 giugno 2006
ROMA - Angelo Panebianco ha indicato la strada: votare sì al referendum per non interrompere il cammino delle riforme. I leader della Cdl, e con loro Umberto Bossi, hanno accolto il suggerimento, e hanno abbandonato l’idea di trasformare il 25 giugno nel giorno della possibile spallata al governo. Ora è Giulio Tremonti, che in questo percorso ha avuto un ruolo cruciale, a compiere un passo decisivo. Partendo dalla convinzione che «sul fronte del referendum si confrontano due schieramenti, ma paradossalmente ciò che unisce è più di ciò che divide», il vicepresidente di Forza Italia propone una prospettiva diversa alla contrapposizione tra sì e no su un referendum che potrebbe ulteriormente dividere le forze politiche e bloccare il cammino delle riforme: una «mozione parlamentare aperta» a tutti i partiti in cui, prima del voto, si indicano «i punti da cambiare» della riforma istituzionale e si scelgono gli strumenti per farlo. In alternativa, un giorno di «libero e pubblico dibattito tra persone di buona volontà». L’obiettivo «ideale»? Svelenire il clima, «pacificare» il Paese e aprire una nuova stagione di dialogo. Non «sull’attività di governo: faremo opposizione dura e pura», ma sulla Costituzione...CONTINUA


ADNKRONOS
REFERENDUM: BOSSI, VOTARE SI' PER POI MIGLIORARE RIFORMA
4 Giugno 2006 ore 15:06
Roma, 1 giu (Adnkronos) - Si' al referendum costituzionale in programma il prossimo 25 giugno, per poi migliorare e completare la riforma approvata nella scorsa legislatura. Lo dice Umberto Bossi, in un'intervista a 'La Padania' che verra' pubblicata domani.