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venerdì, novembre 06, 2009

STATO LAICO E I CROCIFISSI

Dopo la sentenza della Corte Europea su ‘via i crocifissi dalle scuole italiane’, unanime la reazione sdegnata del Vaticano, del Governo, dei politici di estrazione cattolica ed in ultimo della stessa sinistra che in questo momento non vuole una ‘guerra di religione’ che dividerebbe l’opposizione in questa difficile situazione che attraversa il Paese.
girmawinetwo
03 novembre 2009
Sentenza UE: Via il Crocefisso dalle Scuole
Corte Ue: no al crocefisso a scuola. Governo: faremo ricorso:Secondo Strasburgo rappresenta "una violazione della libertà religiosa". Sconcerto in Vaticano. Il ministro dell'Istruzione Gelmini bestemmia: "Fa parte delle nostre tradizioni"

Quello che colpisce di più è la reazione del Vaticano che in teoria non c’entra nulla poiché la sentenza riguarda solo lo Stato Italiano. La giustificazione più usata è che il crocifisso rappresenta la nostra ‘tradizione’ e ‘cultura’ e che è presente ovunque nelle nostre piazze e nei nostri monumenti e perfino nelle bandiere di molti stati europei e non. Un ragionamento che mentre ‘svaluta’ il simbolo di religione è di ‘facile’ lettura per quei cittadini ‘sprovveduti’ sulla differenza fra ’diritto’ e ‘fede’ e dei fatti storici alla base di tutto questo.

Intanto diciamo che il crocifisso di cui si parla è senza dubbio un simbolo della religione cattolica. Inoltre la sentenza della Corte riguarda solo i crocifissi nelle aule scolastiche e non le ‘croci’ in altri luoghi. Poi quale tradizione? Quale cultura? I crocifissi nelle scuole furono introdotti obbligatoriamente con regi decreti (fascisti) nel 1924 e poi negli altri luoghi pubblici nel 1929. Prima i crocifissi non c'erano!

Con il primo Concordato tra Mussolini (FASCISMO) e il Vaticano la religione cattolica veniva elevata a Religione di Stato. Poi ci fu un nuovo Concordato nel 1984 tra Craxi e il Vaticano con il quale venne annullata quella norma. Modifica che adeguò il Concordato alla Costituzione sulla eguaglianza di tutte le religioni e non. Da quel momento in poi il simbolo religioso doveva essere ‘rimosso’ da tutti i luoghi pubblici, ma così non fu! Se si fosse fatto allora, ora il problema non esisterebbe.

Lo Stato confessionale che ‘consente’ solo una religione imposta per legge a tutti è un residuo medioevale superato. Il predominio di una religione sulle altre è uno stadio di poco più evoluto, ma anche questo è superato! Rifiutiamo però lo Stato laicista perché ‘negherebbe’ la religione a tutti.

Lo Stato può essere ‘solo laico’ perché deve garantire la libertà di tutte le religioni e non. La sentenza quindi non è contro la religione cattolica ma è a favore di tutte le religioni senza più alcun predominio dell’una sulle altre. Da molti lustri il nostro Paese è diventato multietnico e multireligioso.

I simboli religiosi hanno la loro casa naturale nei luoghi di culto e nelle case dei credenti. In più si possono pure indossare se si vuole e questo non viene impedito. Ma più di tutto la fede deve stare nel cuore del credente e nelle azioni coerenti.

Invito al leggere ‘
Povero Cristo in mano a Berlusconi di un prete famoso Paolo Farinella con la sua Lettera aperta al Cardinale Bagnasco sotto riportati.
Raffaele B.

ANTIMAFIA
Altrachiesa
Povero Cristo in mano a Berlusconi
di Paolo Farinella, (prete)
5 novembre 2009

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati correi di blasfemia e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.

Don Paolo Farinella, lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ”Bibbia, parole, segreti, misteri” e ”Ritorno all’antica Messa“, sempre editore Gabrielli. La sua lettera denuncia contro i vescovi, la chiesa, gli interessi superiori, il governo, lo sfruttamento di minori,non so perché ma difficilmente si avrà notizia di questa lettera sui vari organi ufficiali,allora facciamola girare noi....
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Lettera aperta al cardinale Bagnasco (alcuni stralci).
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Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro…
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mercoledì, luglio 29, 2009

LA LEGA E IL RAZZISMO SENZA LIMITI

Quando si concede al “razzismo” della Lega “spazio” di governo, si sprofonda in un luogo in cui non esiste limite. Prima via gli albanesi, poi i rumeni, poi i rom, i neri, gli arabi e così via dicendo. Ma quando si arriva in fondo alla lista cosa rimane? I terroni! Cioè gli italiani del centro-sud oppure quelli che non sono del nord.

La lega separatista e razzista non si smentisce mai. Rimanendo fedele a se stessa, ora propone per i professori un test di dialetto sulla storia e tradizione della regione dove andranno ad insegnare. Comunque la si vuole giustificare è chiaramente un progetto di divisione del Paese che “rimanda” a casa quelli che non sono della regione e per loro il nord, così come si fa con tutti gli immigrati!

Non solo è contro il principio dell’unità del Paese e contro l’eguaglianza di tutti gli italiani su tutto il territorio come stabilito dalla Costituzione, ma è anche una proposta “demenziale” e trasforma la politica di governo in “avanspettacolo”. Guardate qui sotto lo spezzone del filmato “Tre uomini e una gamba” di Aldo,Giovanni & Giacomo in cui chiedevano ad Aldo, che si proclamava settentrionale, di dire cos'era una "cadrega"?

È anche contro il principio di “meritocrazia” tanto sbandierato, anzi è l’esatto opposto, perché si preferirà assumere un professore “lumbard” anche se “asino” invece di un premio nobel napoletano!

Perfino il PDL ora se la prende con la Lega per questa “demenziale” proposta tanto che si riporta per l’occasione la notizia proprio da
ILGIORNALE, il quotidiano del fratello di Berlusconi.

Insomma sarà una proposta “indecente” perfino per i berluscones ma non dimentichiamoci che la Lega è una forza di governo necessaria per questa maggioranza e questo loro lo sanno bene! Dopo la boutade sul ritiro dall’Afghanistan di Bossi, sono curioso di vedere come faranno a ripianare anche quest’altra.
Raffaele B.

Aldo, Giovanni e Giacomo in: Tre uomini e una gamba - Il Conte Dracula alias "Brambilla Fumagalli"
FraTosten29 giugno 2009
Spezzone tratto dal film "Tre uomini e una gamba" del trio comico composto da Aldo, Giovanni e Giacomo.Il Conte Dracula si ritrova in un'osteria leghista della Transilvania i cui padroni, Michele e Gino, parlano in dialetto lombardo. Essendo lui un terrone (meridionale) cerca di nascondere la sua identità provando a parlare anche lui in dialetto lombardo e presentandosi col nome di Brambilla Fumagalli, ma i due osti scoprono l'inganno col trucco della "cadrega" e costringono il malcapitato alla fuga.


ILGIORNALE
Ma la Lega provoca: «Test di dialetto ai prof che lavorano al Nord»
mercoledì 29 luglio 2009, 07:00

Roma. È la scuola il nuovo terreno di scontro fra la Lega ed il Popolo della libertà. E la riforma del reclutamento dei docenti rischia di impantanarsi per una questione di vernacolo che va ad aggiungersi agli altri attriti del confronto politico Nord-Sud. In commissione Cultura della Camera si sta esaminando la legge per regolamentare oltre all’autogoverno delle istituzioni scolastiche, la libertà di scelta educativa delle famiglie e lo stato giuridico dei docenti. Tra i vari aspetti presi in esame per quanto riguarda il reclutamento dei docenti è piombata la proposta “indecente” della Lega.

Il Carroccio infatti chiede che gli aspiranti professori, per guadagnarsi il diritto a salire in cattedra, superino un «test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare». La Aprea, presidente della Commissione, propone di rimandare la discussione di quel particolare punto in aula. La Lega però vorrebbe vederla inserita nel testo unificato e non gradisce il rifiuto, quindi la discussione in commissione si ferma.

È la leghista Paola Goisis a spiegare perché questo test è considerato irrinunciabile dal partito di Umberto Bossi. «Noi avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola. Ma questa non è stata condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato che ora era all’esame della Commissione Cultura - spiega la Goisis -. Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che ad un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante».
Qual è lo scopo di una simile iniziativa? Il Carroccio, prosegue la Goisis «punta ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al Nord sia meridionale». In sostanza la Lega darà il suo sì alla riforma ed in particolare all’istituzione degli albi regionali soltanto se fra i requisiti per diventare professore verrà inserito anche il superamento del test sul dialetto e la cultura della regione nella quale si dovrà insegnare. Altrimenti la Lega è pronta a bocciare la riforma. Non è la prima volta che il Carroccio tenta di porre dei paletti all’«immigrazione» dei docenti di origine meridionale verso le cattedre del Nord.

Visto l’atteggiamento irremovibile della Lega, alla Aprea non è rimasto che sconvocare il comitato ristretto, che stava discutendo la legge in attesa di decisioni che dovrebbe prendere la conferenza dei capigruppo. Il contrasto tra Lega e Pdl poi scavalca i confini della commissione Cultura e rimbalza in aula. Alla deputata del Pd, Emilia De Biasi, che pone la questione del test in aula risponde il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che si affida alla Costituzione: «Durante l’esame della riforma la prima commissione e l’aula valutino il pieno e totale rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale».
Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, assicura che «non esistono ragioni di divisioni sulla scuola fra Lega e Pdl» dato che sono «prioritari i progetti di riforma portati avanti dal ministro Gelmini sulla riforma dell’università e quella sui licei». E quelle importanti riforme sono già state portate a casa e da tempo sono legge con il pieno appoggio della Lega.

lunedì, novembre 24, 2008

CROLLO DEL LICEO DI RIVOLI - FATALITÀ PER IL CAVALIERE

Prima di procedere alla lettura del commento, invito a guardare il filmato da YouTube con immagini della giovane vittima e della scuola dopo il crollo del soffitto avvenuto nella sua classe.
In memoria di Vito Scafidi::17 anni


Il capo del governo Berlusconi addebita la responsabilità dell’accaduto alla “fatalità” ovvero a “nessuno”. Solo un tragico incidente che poteva capitare altrove e a chiunque!

I cittadini e gli stessi studenti che seguono le vicende della scuola italiana invece sanno molto bene e da tanto tempo che la maggior parte degli edifici scolastici nel nostro paese versano in una drammatica condizione di abbandono non solo al sud ma anche al nord.

Coloro che sono più accorti sanno bene che i “tagli indiscriminati” di miliardi di euro fatti recentemente alla scuola dal ministro Gelmini (altro che riforma) mentre aggraveranno la condizione della didattica in generale non faranno certo bene alla ormai fatiscente edilizia scolastica.

Ora costoro si affrettano a “stanziare” alcuni “milioni” anziché “miliardi” tolti, per sanare solo un centinaio di scuole su 10.000 (diecimila) che necessiterebbero interventi seri ed urgenti! Propongono una miseria che grida vendetta per l’assoluta “insensibilità” di questo personale politico “predatore” e totalmente asservito a tutt’altri interessi.

Ora costoro si affrettano a “stanziare” alcuni “milioni” anziché “miliardi” tolti, per sanare solo un centinaio di scuole su 10.000 (diecimila) che necessiterebbero interventi seri ed urgenti! Propongono una miseria che grida vendetta per l’assoluta “insensibilità” di questo personale politico “predatore” e totalmente asservito a tutt’altri interessi.

Cittadinanzattiva nel blog scuola commenta il decreto Gelmini sui tagli dei fondi per la sicurezza degli edifici, un pessimo modo di onorare le vittime di San Giuliano. Leggi il comunicato stampa del 31 ottobre scorso.

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Altro che “fatalità”, vi sono responsabilità tecnico-amministrative precise ed individuabili cui la giustizia deve pervenire rapidamente. Ma sappiamo che la medesima giustizia non potrà colpire i responsabili “politici” di tale scempio. Su questo problema solo i cittadini elettori potranno fare qualcosa.

La politica a tutti i livelli è responsabile di omissioni, di insufficienti risorse e di assenza di controlli effettivi che hanno prodotto in tutti questi anni questo vergognoso degrado che pone da tempo un serio problema di sicurezza per i nostri studenti.
Raffaele B.

ANSA
Scuola: 10.000 gli edifici a rischio
2008-11-22 14:53

Circa 10.000 edifici scolastici italiani (il 24% del totale) necessitano di interventi di manutenzione urgenti. Il 42% degli edifici è privo del certificato di agibilità statica. In Piemonte - dove oggi è crollato il soffitto di una scuola di Rivoli (Torino) - ben il 62% non ha l'agibilità statica. I dati emergono dal rapporto 'Ecosistema scuola 2008' di Legambiente, che ha indagato sulla qualità dei 42.000 edifici scolastici presenti su tutto il territorio nazionale, in cui vivono ben 9 milioni di cittadini. Alto, segnala Legambiente, è il numero di scuole (il 52,82%) costruite prima del 1974, anno in cui entrò in vigore la legge che prevedeva prescrizioni per le costruzioni in zone sismiche. Ed il 75% si trova in zona ad alto rischio sismico. Mentre il 48% è privo di certificato prevenzione incendi. Meno della metà degli edifici scolastici ha goduto di interventi di cura negli ultimi cinque anni.

Ecco, regione per regione, la quota di edifici che possiedono il certificato di agibilità scolastica.

REGIONI EDIFICI CON CERTIFICATO DI AGIBILITA' STATICA
Abruzzo 8,51%
Basilicata 100%
Calabria 35,34%
Campania 100%
Emilia Romagna 87,97%
Friuli Venezia Giulia 67,95%
Lazio 47,98%
Liguria 74,03%
Lombardia 31,38%
Marche 41,86%
Molise 100%
Piemonte 38,38%
Puglia 12,73%
Sardegna 100%
Sicilia 25,32%
Toscana 90,15%
Trentino Alto Adige 98,31%
Umbria 70,45%
Valle d'Aosta 100%

ADNKRONOS
Scuole, polemica sulla sicurezza. Berlusconi: ''A Rivoli tragica fatalità''
Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio e disastro colposo
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Bonanni: ''Edifici scolastici fatiscenti, situazione da terzo mondo”. E attacca: ''Ci sono omissioni e responsabilità gravi''. Presidio a Torino contro il taglio dei fondi per la sicurezza. L'incidente nel liceo scientifico 'Darwin' ha provocato la morte di un ragazzo. Diciassette i feriti: uno rischia la paralisi. E sul web scoppia la protesta

Torino, 23 nov. (Adnkronos/Ign) - E' polemica sulla sicurezza degli edifici scolastici dopo il
tragico incidente di ieri nel liceo scientifico 'Darwin' di Rivoli, dove il crollo del controsoffitto di un'aula ha provocato la morte di un 17enne, Vito Scafidi, e il ferimento di altre diciassette persone. Uno dei feriti è grave e rischia la paralisi permanente. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, con l'ipotesi di reato di omicidio e disastro colposo.
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Sulla vicenda è oggi intervenuto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. ''Credo che ieri il crollo della scuola di Torino sia stata una drammatica fatalità", ha detto il premier ". "La sicurezza nelle scuole - avverte - è una condizione minima di fondo, ed è vero che esistono condizioni in diversi istituti scolastici in cui manca. E' una responsabilità delle province ma il governo ha già fatto un piano di verifica in un lotto di 100 scuole e intende intervenire". "In questo caso - spiega il presidente del Consiglio - si è trattato di una fatalità.
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Il preside è una persona avveduta, sensata e corretta. Anche i professori, come mi ha detto la Gelmini, non sarebbero mai entrati in un'aula dove ci fosse pericolo. Non si può che essere, da padri, molto vicini a quella famiglia".
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Secondo il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ''la scuola non può essere un luogo di morte e di dolore. Dovrebbe essere il luogo della vita e della crescita civile e culturale di un paese''. ''Il sindacato - continua - ha più volte denunciato la situazione fatiscente degli edifici scolastici nel nostro Paese''. ''E' una situazione da terzo mondo - insiste - che riguarda Nord, Centro e Sud senza distinzioni.
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Ci sono omissioni e responsabilità gravi degli organi di controllo, degli enti locali e delle istituzioni nazionali''. ''Da una parte c'è un discorso surreale di tagli alla scuola - continua -, e dall'altro su questo tema c'è una contrapposizione politica ed ideologica spesso strumentale ed esasperata. Invece sulla scuola - conclude - c'è bisogno di unità di intenti e di responsabilità collettive".
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Studenti e genitori in piazza oggi a Torino per protestare contro il taglio dei fondi per la sicurezza delle scuole. Mentre martedì diecimila istituti parteciperanno alla VI Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, promossa da Cittadinanzattiva per richiamare l'attenzione delle istituzioni dopo il tragico incidente di ieri.
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Intanto, ha passato una notte tranquilla Andrea, il ferito più grave, ricoverato sempre in prognosi riservata all'ospedale Cto di Torino dove i medici che già ieri lo avevano operato alla colonna vertebrale, lo sottoporranno nei primi giorni della settimana, a seconda delle condizioni del paziente, a un nuovo intervento per la stabilizzazione della colonna. Una valutazione neurologica sarà possibile solo dopo questa seconda operazione.
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Migliorano le condizioni delle altre due ragazze ricoverate al Cto. Netto il miglioramento per Cinzia che ha una prognosi di 20 giorni e che sarà dimessa nei prossimi giorni mentre Federica, che ha riportato una frattura vertebrale che non necessita di intervento chirurgico e senza danni neurologici, ha una prognosi di 60 giorni.

martedì, novembre 04, 2008

RIFORMA SCUOLA - IL VIDEO MANCANTE DELLE VIOLENZE

Su Youtube troviamo il video di TG1 che commenta i fatti di violenza a piazza Navona mandati in onda la sera prima da RAI3 nel programma di Federica Sciarelli "Chi l'ha visto?".
Questo video è l'antefatto degli scontri a piazza Navona fra studenti ed è il video mancante che "denuncia" con estrema evidenza che a "causare" gli scontri avvenuti poco dopo con i collettivi di sinistra furono proprio loro, i teppisti di destra del "Blocco studentesco" che colpiscono con inaudita violenza i giovani studenti dei licei mentre la polizia se ne sta in disparte! Questa è in sintesi l'azione provocatoria che aveva come scopo di "attirare" il collettivo di sinistra agli scontri per ritorsione ed i fascisti si erano preparati a questo facendosi passare per vittime e allo stesso tempo rovinare l'immagine della manifestazione!
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NEOFASCISTI ALL' ATTACCO DEL PROGRAMMA " CHI L'HA VISTO?"

Naturalmente a costoro non è piaciuta la denuncia in video di RAI3 e così come è tipico del loro costume hanno fatto una IRRUZIONE ALLA RAI nella notte di lunedì 3, intorno alle 0:40, circa trenta giovani, alcuni dei quali a volto coperto, hanno fatto irruzione negli studi Rai di via Teulada a Roma. Cercavano la redazione, gli autori e la conduttrice del programma. Pretesto, le immagini inedite sugli scontri in piazza Navona alle 11 della mattina del 29 ottobre scorso, trasmesse dal programma poco prima. Nella mattinata di martedì una serie di telefonate anonime di minacce hanno raggiunto la redazione. Il testo è stato trasmesso alle autorità inquirenti.

Irruzione di un gruppo di Destra nelle sedi Rai

Raffaele B.

domenica, novembre 02, 2008

CASO COSSIGA E LA SUA INQUIETANTE AMMISSIONE

A seguito delle ultime ed inquietanti dichiarazioni del emerito Presidente della Repubblica, è stata fatta una interrogazione alla Commissione Europea per “istigazione alla violenza” e proposto una commissione d’inchiesta parlamentare sull’uccisione della diciottenne radicale Giorgiana Masi (nella foto) avvenuta il 12 Maggio 1977 quando Cossiga era Ministro degli Interni.

Allora il Ministro negò in modo categorico che il proiettile che uccise la donna, militante radicale, potesse essere sparato dalla polizia nonostante alcuni riscontri oggettivi abbiano poi portato all'identificazione di un poliziotto che in borghese si era “infiltrato” nella manifestazione dei radicali per “fomentare” i disordini.

Alla luce delle sue recenti e spavalde
dichiarazioni che “ammettono” a distanza di più di trent’anni ciò che egli “negò” su quei tragici eventi davanti al Parlamento e al Paese, si pone un problema di una gravità inaudita che non potrà essere “ignorato”.

Forse il senatore a vita
Francesco Cossiga si sente sicuro della possibile prescrizione del reato, ma è comunque necessario fare luce su quel fatto e su tanti altri avvenuti durante il suo incarico. Per questo si dovrà istituire la Commissione d’inchiesta parlamentare altrimenti rimarrà un’ombra “pericolosa” che peserà gravemente sulle nostre istituzioni democratiche.

Per quanto riguarda la Commissione Europea essa dovrà decidere sull’accusa di “Istigazione alla violenza” per impedire il libero esercizio di manifestare pacificamente come consentito nei paesi democratici quindi “lesive” per la democrazia e dei diritti umani cui la UE è chiamata a presiedere.
Raffaele B.

MICROMEGA
“Istigazione alla violenza”. Ricorso all’Ue contro Cossiga
"Connessione strettissima con Piazza Navona"
31 ottobre 2008

Intervista a Giusto Catania, l'europarlamentare del Prc che ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea sulle
dichiarazioni "gravemente lesive della democrazia" fatte qualche giorno fa dall'ex ministro: "Le sue inquietanti parole sono un'evidente istigazione alla violenza dello stato nei confronti dei cittadini. Mi auguro che la Commissione europea prenda iniziative, perché c'è un rapporto simmetrico tra le parole di Cossiga e la violenza di Piazza Navona. Uno scenario inquietante, in cui sono a repentaglio la tutela della libertà d'espressione, i diritti fondamentali e i diritti umani dei cittadini italiani che stanno manifestando, in particolare degli studenti".

OSSERVATORIO SULLA LEGALITÀ
Dichiarazioni Cossiga : presentato pdl per Commissione inchiesta Masi
di Mauro W. Giannini
25 ottobre 2008

Dopo l'intervista al Quotidiano Nazionale in cui il presidente emerito Francesco Cossiga consigliava al Ministro degli Interni di gestire le manifestazioni e le occupazioni delle scuole infiltrando agenti provocatori che suscitino la violenza necessaria a
giustificare l'uso contro di loro della forza pubblica, alcuni parlamentari dell'opposizione hanno depositato un pdl per l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull'uccisione, il 12 maggio 1977, della diciottenne Giorgiana Masi.

La ragazza, militante radicale, fu uccisa da un colpo di pistola vagante, mentre altre persone furono ferite in modo grave, partecipava ad una manifestazione non violenta in occasione dell'anniversario della vittoria del referendum sul divorzio.

Francesco Cossiga, allora ministro degli Interni, negò recisamente che il proiettile vagante potesse essere stato sparato dalla Polizia, nonostante alcuni riscontri oggettivi abbiano poi portato all'identificazione di un poliziotto che in borghese si era infiltrato nella manifestazione per fomentare i disordini.

Nella recente intervista, Cossiga ha ammesso genericamente di aver usato tali metodi mentre era ministro.

Il ddl per l'istituzione della commissione d'inchiesta e' stato proposto alla Camera da Maurizio Turco (PD-radicali) ed al Senato da Donatella Poretti e Marco Perduca (PD-radicali), Felice Casson e Gianrico Carofiglio (PD).

sabato, novembre 01, 2008

RIFORMA SCUOLA – VERITÀ VOLUTAMENTE MONCA DEL GOVERNO

Questi due articoli “denunciano” con molte foto in cui si vedono chiaramente gli elementi “fascisti” all’opera, armati di cinghia, prima di essere a loro volta “attaccati” dai gruppi della sinistra studentesca dei centri sociali “accorsi” per “cacciarli”.

Durante questi pestaggi, poco prima degli scontri finali, la polizia, stranamente non intervenne per difendere gli studenti e così alcuni di loro chiesero “aiuto” per telefono e poco dopo arrivò il gruppo antagonista per cacciare i fascisti. Leggi la lettera di uno studente del liceo Tasso che il 29/10/08 si trovava a manifestare a piazza Navona con il titolo:
Perché lo Stato non mi ha difeso?

Il rapporto del governo è volutamente “monco” perché manca della parte precedente di cui però non sembra ci siano i filmati, anche se ci sono
foto e numerose testimonianze.

Addirittura in quest’altro filmato si sente chiaramente uno dei poliziotti che chiama per nome uno dei fascisti
Scontri a piazza Navona-Altre immagini. Un fatto questo “inquietante” che rafforza il sospetto di effettive “infiltrazioni” della polizia nel gruppo armato, checché se ne dica!

Insomma è ormai evidente che c’è stata una “regia” degli eventi di una strategia classica della “provocazione” per “spingere” la parte più “radicale” del movimento a “rispondere” agli attacchi dei fascisti per addossargli tutta la “responsabilità” degli scontri ed allo stesso tempo avvalorare l’idea del governo che la protesta degli studenti è violenta, minoritaria e quindi ingiusta!

Per questo è indispensabile che ci sia una inchiesta della magistratura per ristabilire la completa verità su questi fatti anche per salvaguardare la democrazia e quindi la libertà di tutti. Allo stesso tempo è necessario che il movimento degli studenti “bandisca” ogni forma di “violenza” per evitare in futuro queste “provocazioni” il cui solo scopo è quello di far defluire la protesta per sconfiggerla!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Scontri di Piazza Navona
la verità monca del governo

31 ottobre 2008
Una serie di immagini dimostrano che prima i giovani di estrema destra
picchiano a sprangate alcuni studenti medi senza che nessuno intervenga
di ANDREA DI NICOLA
ROMA - Uno scontro, anzi un assalto dei centri sociali contro i ragazzi pacifici di Blocco studentesco. La verità costruita dalla polizia e confezionata dal governo è bell'e pronta per andare in onda su Tg e televisioni. Tutto vero: gli universitari sono entrati in piazza Navona ed hanno affrontato i neofascisti di Blocco studentesco. Tutto vero, ma solo una parte della verità. Una parte perché non dice cosa è successo in quella piazza romana prima dello scontro. Non dice insomma, come ricostruito da
un ragazzo che ha scritto a Repubblica e come testimoniato da decine di foto che, prima dell'azione degli universitari, un camioncino pieno di mazzieri aveva aggredito a cinghiate e a sprangate gruppi di quindicenni che fino a quel momento avevano giocosamente, accompagnati dai loro professori, contestato il decreto Gelmini.
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Dal famigerato pulmino bianco sono scesi studenti, molti evidentemente fuoricorso, che a botte e calci si sono posizionati nel cuore dell'assembramento di ragazzini delle medie superiori spargendo violenza e terrore allo scopo di connotare a destra la protesta studentesca. Solo a questo punto intervengono gli universitari chiamati dai più giovani per cercare una difesa che la polizia non ha saputo offrire. Dal corteo della Sapienza arriva un gruppone, a mani nude tanto che per attaccare usano i tavolini e le sedie dei bar che trovano in piazza e inizia il confronto con i neofascisti.

Per motivi oscuri le forze dell'ordine si accorgono solo di questa seconda fase della prima, dell'attacco ai liceali da parte di Blocco studentesco non si accorgono. I funzionari di polizia, che pure non erano distanti da dove avveniva il macello dei diritti, dicono di non essersene accorti e non ne fanno cenno nelle loro ricostruzioni. Tanto meno ne fa cenno in Parlamento il sottosegretario Nitto Palma vendendo al Parlamento e al Paese una verità monca che però le tecnologie smontano nel giro di poche ore. Le foto parlano chiaro e, a meno che questo non sia un Paese di maestri di Photoshop, ci dicono che quella del governo e della questura è una verità monca. Quasi una menzogna.

LA7
Scuola:le cinghiate del Blocco prima della rissa, foto su Flickr
Roma, 31 ott
. (Apcom) - Una quindicina di giovani di destra in Piazza Navona mercoledì scorso, prima che il decreto Gelmini diventasse legge e prima della rissa con i ragazzi di sinistra: tra di loro si riconoscono alcuni elementi del Blocco studentesco, in seguito fermati dalla polizia per gli scontri. Occhi torvi, denti che digrignano, in mano delle cinte di cuoio. Alla fine della sequenza per terra c'è un ragazzo, in stato di semi-incoscienza, soccorso da altri. Dopo le polemiche seguite all'intervento di Nitto Palma di questa mattina alla Camera, dove il sottosegretario all'Interno ha spiegato che gli scontri più duri avvenuti due giorni fa a Roma sono stati avviati dai collettivi universitari e della sinistra antagonista, una serie di fotografie pubblicate on-line sul
sito di condivisione Flickr riaccende la disputa su come siano andate davvero le cose.

Le fotografie - postate da drugo008, certo non vicino alla destra visto il suo blog pieno di bandiere rosse - vorrebbero testimoniare che i primi ad aggredire sarebbero stati i ragazzi del Blocco: "I 'Bloccati' - scrive - non sono 'in linea' (o in posa?) con le spranghe in mano (hanno solo le cinghie, prego notare il ragazzo in primo piano con il cappuccio nero), non sono sul lato della piazza in cui sono stati fotografati da tutte le agenzie di stampa", si legge nelle didascalie, "al centro, sotto i piedi e le cinghie dei 'Bloccati' c'è un ragazzo: 20 contro 1".

Quella mattina diversi studenti avevano effettivamente denunciato di aver visto studenti di destra picchiare altri giovani in piazza. Gli eventi precedono la rissa che si è poi scatenata: in una foto si intravede in fondo alla piazza l'arredo esterno del bar, ancora intatto, che poi sarà distrutto dalla furia dei giovani.
Fonte: Apcom

giovedì, ottobre 30, 2008

RIFORMA SCUOLA – L’AGENTE PROVOCATORE E IL VIDEO SCOMPARSO

Aggiornamento!
Ecco il video grazie a L'Unità che lo pubblica sul suo sito con il titolo: Youtube sospetta, un infiltrato negli scontri a piazza Navona .
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Il post su Youtube è stato rimosso, però, quasi subito, è riapparso poco dopo, postato da altri utenti. A dimostrazione di come sia difficile "cancellare" qualcosa dal web...CONTINUA
.......parte precedente............................
Purtroppo apprendiamo che questo video Scontri Piazza Navona:MANIFESTAZIONE ROMA 29 OTTOBRE: COME COSSIGA INSEGNA è stato "rimosso" da Youtube con la dicitura “rimosso dall’utente”.

Nella foto il collegamento del video su Youtube a dimostrazione che c’era!
Era un video di “denuncia” palese e il personaggio è un giovane con una maglietta blu con strisce bianche con il telefonino, visibile tra i violenti anche in questo altro video Scuola, scontri in piazza Navona di Repubblica.
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Nel video "rimosso" è ripreso molto bene in atteggiamenti inequivocabili che rileva familiarità con i poliziotti.
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La polizia poi si vede chiaramente che difende i provocatori attorno al camion pieno di spranghe che non sarebbe potuto entrare in area pedonale di piazza Navona senza il consenso della polizia stessa.
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Se ne deduce con certezza che è uno di loro “infiltrato” fra i provocatori per far degenerare la piazza e consentire così l’intervento della polizia contro gli studenti.
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Se il video fosse caduto nelle mani di un magistrato avrebbe per legge dovuto procedere all’arresto e al procedimento penale contro costui chiaramente riconoscibile. Vedi nella foto dedotta dal video suddetto.
Raffaele B.

RIFORMA SCUOLA - AGENTI PROVOCATORI CONTRO GLI STUDENTI

Come volevasi dimostrare, è avvenuto ciò che si poteva temere, specialmente a seguito di quanto dichiarato a più riprese da Cossiga (ex-Presidente della Repubblica negli anni di piombo). Vedi su Youtube: Cossiga: "Massacrare i manifestanti senza pietà!" e Cossiga il P2ista. Consigli per l'ORDINE.
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In questo video invece: Scontri Piazza Navona:MANIFESTAZIONE ROMA 29 OTTOBRE: COME COSSIGA INSEGNA viene evidenziato un personaggio tra i gruppi che hanno provocato le violenze e che poi si vede chiaramente essere un uomo della polizia medesima! Vedere per credere! Serve un’inchiesta per accertarne l’identificazione.
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I poliziotti a piazza Navona hanno permesso ai “violenti” del cosiddetto “blocco studentesco” di provocare la piazza per poter “intervenire” contro gli studenti che manifestavano pacificamente.
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La polizia ha consentito per questo ai “provocatori” di passare con il camion cariche di spranghe e difesi consentendo loro di passare in mezzo alle file dei poliziotti per potersi radunare con il resto del gruppo. Costoro hanno tentato di “appropriarsi” della manifestazione dei primi ignari studenti raccolti nella piazza al solo scopo di “provocare” il grosso del movimento che è poco dopo arrivato.

C’è stato all’inizio un tentativo di calmare gli animi ma poi sono naturalmente “scoppiati” gli incidenti. Era quello che si voleva. I violenti del “blocco studentesco” non hanno nulla di “studentesco” ma tanto di “blocco” e non c’entrano affatto con gli studenti che manifestano in questi giorni contro la riforma Gelmini.

È stato quindi messo in atto la strategia della provocazione teorizzato da Cossiga già ampiamente sperimentato negli anni di piombo e più recentemente con le violenze al G8 di Genova.
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Il giornalista Curto Maltese riporta in modo dettagliato i fatti avvenuti nella piazza ed in particolare il vergognoso e colpevole comportamento della polizia che se non fosse per le numerose testimonianze e filmati di cui internet è piena, non si saprebbe, avvalorando l’idea propagandata da Berlusconi che gli studenti e i loro insegnanti sono solo “facinorosi” che meritano questo trattamento.

Mi auguro che gli studenti stiano “attenti” d’ora in poi ed “evitare” di farsi infiltrare da “provocatori” disposti a tutto, organizzando un loro “servizio d’ordine”, mantenendo il carattere “pacifico” delle loro manifestazioni e anche alleandosi con il sindacato confederale dei lavoratori della scuola che su queste cose ha una “esperienza” secolare!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE (30 ottobre 2008)

AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

mercoledì, ottobre 22, 2008

SCUOLA E LA RIFORMA IMPOSTA CON LA FORZA

*** AGGIORNAMENTO DEL 24/10/2008
Come volevasi dimostrare il Cavaliere, come al solito “smentisce se stesso” nel suo tipico modo abituale tale da negare la stessa evidenza del video trasmesso
da tutti i media. Qualcuno deve avergli detto della “sparata provocatoria” e “pericolosa” per le stesse sorti del suo governo ed ha “cambiato idea”. Ci fa piacere, ma perbacco un po’ di serietà e dignità da una carica così importante. Ammettere di avere sbagliato è un segno di onestà e di saggezza. Invece l’irrefrenabile Cavaliere continua a coprirsi di ridicolo in particolare di fronte al mondo intero.
…………
Di fronte alla reazione dell'intero corpo della scuola a tutti i livelli sulla "riforma" Gelmini, Berlusconi e quindi tutto il governo, risponde che impiegherà le forze dell'ordine per impedire l'occupazione di scuole e università.

Nessun governo finora si è spinto a tanto! Eppure quasi tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi 50 anni hanno dovuto fronteggiare manifestazioni e mobilitazioni studentesche contro le loro "riforme". Berlusconi ora lo fa! Cosa spinge un governo per quanto di destra a rispondere in questo modo? É una strada questa senza uscita, una volta imboccata porta ad esiti imprevedibili, è la storia a dircelo!

Che sia un bluff? Anche in questo caso Berlusconi dimostra una grande "irresponsabilità". Egli non comprende che in un paese "democratico" ed industrializzato come il nostro, il governo, per quanto investito di legittimità dal voto dei cittadini non può "imporre" nessuna riforma senza dialogo e senza consenso in particolare di coloro cui la riforma interessa.

La può fare approvare dal Parlamento a colpi di fiducia ma non può aspettarsi che i cittadini interessati accettino supinamente senza reagire. Poi in un sistema democratico tutte le manifestazioni di dissenso sono legittimi per cui è naturale la reazione degli studenti e dei docenti. E
non sono affatto sparuti gruppi minoritari che impediscono ad altri di studiare.

Il governo dovrebbe invece raccogliere le ragioni del dissenso e aprirsi al dialogo invece di chiudersi ancora di più o peggio ancora mandare la polizia a reprimerli con i manganelli. Un governo democratico non agisce così perché non può, altrimenti smette di essere democratico e si pone contro i cittadini e la costituzione.

A quel punto ha due sole possibilità: dialogo e modifica della riforma - oppure - la forza dei manganelli come fosse un problema di ordine pubblico.
Nel primo caso c'è un ravvedimento tardivo che espone il governo al proprio fallimento.
Nel secondo caso imbocca "irresponsabilmente" una strada gravida di pericoli il cui esito è nefasto innanzitutto per il governo medesimo prima ancora che per il Paese.

Perciò in ambedue i casi il governo perde! Un errore politico grave! Succede quando a governare è una sola persona e gli altri sono solo degli “yesman” ben pagati.
Raffaele B.

*** AGGIORNAMENTO *** DEL 24/10/2008
CORRIERE DELLA SERA
RIFORMA CONTESTATA
BERLUSCONI: «IN PIAZZA FRA GLI STUDENTI CI SONO ANCHE GRUPPI DI FACINOROSI»
09:55 CRONACHE Il premier: «Hanno l'appoggio dell'estrema sinistra e dei giornali». Poi precisa: «Mai parlato di polizia nelle scuole». Viminale: «Sì al dissenso, ma fermezza contro le degenerazioni». Il ministro Gelmini: «Convoco gli studenti». Ecco il video che tutti hanno visto e sentito:Video-Le parole di Berlusconi.
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UNIVERSITA-OGGI
UNIVERSITA’: RETTORE AQUILA, ESTERREFATTO DA PAROLE BERLUSCONI
(AGI) Roma, 22 ott. - ‘Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio lasciano esterrefatti. Che non si voglia comprendere il significato di una protesta che interessa trasversalmente tutte le componenti accademiche, dagli studenti al personale docente, puo’ rientrare nelle logiche del gioco democratico e delle opzioni politiche. Ma e’ davvero incomprensibile, e per certi versi irresponsabile, volere trasformare una civilissima e legittima mobilitazione di tutta l’Università italiana in un problema di ordine pubblico.

Il rettore dell’Universita’ dell’Aquila prof. Ferdinando di Orio interviene in merito alla dichiarazione del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, che ha prospettato la possibilità di un ricorso alle forze dell’ordine per impedire l’occupazione di scuole e università. ‘Non solo e’ sconcertante - continua il rettore Ferdinando di Orio - ma e’ davvero pericoloso drammatizzare il livello dello scontro che, come tutti rettori e tutti coloro che hanno a cuore l’Università pubblica ripetono ormai da anni, vuole sostanzialmente portare al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica la drammatica situazione in cui versa l’Università.

Una situazione che i recenti provvedimenti governativi rischiano di compromettere definitivamente’. ‘Ciò che trovo, inoltre, inaccettabile e’ voler forzatamente accreditare l’immagine di un’Università spaccata al suo interno, nella quale una piccola frangia di estremisti impedisce agli “studenti modello” di poter frequentare le lezioni.

Così non e’, perché la stragrande maggioranza degli studenti vuole soltanto una Università migliore e, soprattutto, vorrebbe essere ascoltata dai suoi naturali interlocutori politici e governativi’. ‘Stia tranquillo il Presidente del Consiglio - conclude il rettore Ferdinando di Orio - perché i rettori delle Università italiane, nell’esercizio della loro autonomia istituzionale, sapranno vigilare e non permetteranno che la legittima protesta determini discriminazioni nei confronti di alcuno’. (AGI)
Red/Noc

EURONEWS
Italia
Italia, Berlusconi pronto a inviare polizia contro occupazioni atenei
22/10 18:58 CET

Forze dell’ordine contro le occupazioni delle università. Le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio italianoinfiammano il dibattito sulla riforma della scuola annunciata dal governo.

Da Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi respinge l’invito del centrosinistra a ritirare il decreto e attacca giornali e tv, accusati di dar voce solo a chi protesta.

“Vorrei dare un avviso ai naviganti. Non permetteremo l’occupazione di università e di scuole, perché non è una dimostrazione di libertà, non è un fatto di democrazia, ma è pura violenza nei confronti degli altri studenti, delle famiglie, delle istituzioni e nei confronti dello Stato”.

Dopo i disordini che hanno accompagnato le manifestazioni di martedì a Milano, le mobilitazioni si moltiplicano in tutta la penisola. I portavoce delle associazioni di studenti e insegnanti criticano duramente le parole di Berlusconi, definendole diseducative e provocatorie.

In conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha confermato i tagli alla scuola pubblica e la soppressione di ottantaseimila posti di lavoro, tra insegnanti e personale non docente.

mercoledì, settembre 17, 2008

SCUOLA – MINISTRA GELMINI E IL MAESTRO UNICO

Ho pensato di inserire due commenti presi da un unico quotidiano il messaggero di cui il primo è di Giorgio Israel in “Maestro unico/1: una cura razionale” favorevole alla politica del ministro dell’istruzione Gelmini e l’altro di Vincenzo Cerami in “Maestro unico/2: così non va, solo indietro” totalmente contro la ministra.

L’idea di mettere a confronto due visioni opposte della scuola mi pare interessante perché permette di cogliere le sostanziali differenze fra i due opposti ragionamenti.

Il
primo commento si basa sull’attribuzione al solo personale docente “sindacalizzato” la colpa del cattivo stato della scuola ma non ancora allo sfascio solo grazie ad una quota di docenti eroi che <<continuano a concepire la loro professione come una missione educativa basata sulla trasmissione della conoscenza>> frase retorica in realtà per evitare di dire quelli “non sindacalizzati”. insomma docenti che non discutono mai le misure che i ministri (tutti) fanno sulla scuola. Obbediscono e insegnano! Inoltre non dice che la scuola è fondamentale per lo sviluppo del paese.

Il
secondo commento si basa sull’attribuzione alla politica (ai governi) la colpa maggiore del cattivo stato della scuola con continue “riforme” e “controriforme” ad ogni legislazione per cui tutte le politiche su di essa si sono dimostrate inadeguate. Si basa sul concetto che la scuola è la chiave di volta del paese che non può mai essere “definanziata” ma “finanziata” sempre nell’ambito della “razionalizzazione” beninteso per evitare gli sprechi, per meglio adeguare i propri standard che servono per vincere le sfide della competizione mondiale in un progresso che non si arresta mai, altrimenti si perde. Riconosce il diritto di critica da parte di tutti gli operatori della scuola sulle misure adottate dai governi, perché stare zitti se si pensa che siano sbagliate? Evidenzia che le ultime misure della ministra, quali il grembiulini, il voto in condotta e il maestro unico, peggiorano addirittura la situazione perché si fermano solo alla facciata del problema senza risolverlo. Infine rivaluta i valori e le differenze fra le persone perché portatrici di “cultura” contro una omologazione che è solo deleteria ed asservimento, cioè il suo contrario.

La scuola viene invece vista da questo governo e quindi dalla Gelmini come un “costo” da ridurre anziché un “investimento” da accrescere e per questo prevede una riduzione sostanziale dei fondi con la scusa di “razionalizzare” per eliminare gli “sprechi”. I soldi così “risparmiati” possono essere dirottati ad altre priorità quale per esempio la copertura dell’ICI abolita anzichè "reinvestirli" nella scuola!
Raffaele B.

ILMESSAGGERO
Maestro unico/1: una cura razionale (favorevole alla Gelmini)
di Giorgio Israel

ROMA (15 settembre) - L’anno scolastico si apre in una fase cruciale per il futuro della scuola italiana. È da augurarsi che prevalgano atteggiamenti razionali e costruttivi, che si prenda atto dei problemi anziché oscurarli con gli slogan, le fasce nere al braccio e le occupazioni di scuole. Si ripete ogni giorno che nessun paese come l'Italia ha tanti insegnanti mal pagati e frustrati. Non è razionale ignorarlo e chiedere altre infornate di precari.

L'era della scuola come ammortizzatore sociale è finita ed è irresponsabile tentare di perpetuarla. La nostra scuola è afflitta dal bullismo, dalla mancanza di disciplina e dal disordine. Non è razionale opporre alle misure del ministro Gelmini sul ripristino del voto in condotta, dei voti in pagella e del recuperi dei debiti formativi, il solito "ben altro servirebbe" , che si riduce a riproporre ostinatamente le ricette che hanno condotto all'attuale situazione. Grandinano sulla nostra scuola valutazioni negative che collocano a livelli molto bassi i nostri studenti, soprattutto per le conoscenze matematiche e linguistiche.

Nell'impossibilità di ignorare questi fatti, troppi si comportano come se dipendessero da tutto salvo che dalla scuola: per loro, è come se si trattasse degli effetti di una grandinata su un magnifico vigneto. Tutto ciò è ridicolo. I pessimi rendimenti della scuola italiana non sono effetto del destino cinico e baro.

È quindi da sperare che, di fronte ai provvedimenti presi dal Ministro Gelmini e da quelli che seguiranno ci si astenga da agitazioni inconsulte e irragionevoli; tanto più in quanto basta guardare ai sondaggi in rete dei maggiori quotidiani per constatare che questi primi provvedimenti ottengono gradimenti dall'80% al 90%. È inutile illudersi di essere maggioranza solo perché si strilla di più, parlare a sproposito di "rivolta delle famiglie", opporsi a tutti i costi avanzando quelle che Mario Pirani ha definito critiche "fastidiose e inconcludenti mosse in nome di uno slogan tipico degli eserciti destinati alla sconfitta: "indietro non si torna"". Quando "Famiglia Cristiana" accusa il Ministro di procedere senza dibattiti e confronti con il mondo della scuola, e senza consultare esperti, "solo con le competenze di casa sua, la madre e la sorella maestre" non soltanto ricorre a polemiche di infimo livello, ma rivela il vero intento: quel che si vuole non è tanto il dialogo quanto il continuare a considerare come referente principale e unico "competente" quel complesso sindacale-psico-pedagogico-docimologico che domina la scuola da trent'anni e che è responsabile del suo stato attuale. Altrimenti, si dice, "la scuola resterà, come diceva don Milani, un ospedale che cura i sani e rifiuta i malati". Il fatto è che la scuola che cura i sani e rifiuta i malati è proprio quella di oggi, più di quella di ieri. Dopo aver predicato per decenni contro la "scuola di classe", essa è stata finalmente realizzata, appiattendo tutti verso il livello più basso anziché motivare tutti a elevarsi verso l'alto. In nome dell'interesse primario per il "malato" abbiamo creato una scuola dequalificata che lascia soltanto ai figli dei colti e dei ricchi la possibilità di andare avanti mentre i "malati" sono condannati a restare tali, se non ad ammalarsi più gravemente. È probabile che oggi don Milani, da persona intelligente e intellettualmente onesta, si metterebbe le mani nei capelli nel vedere a cosa ha condotto la demagogia egualitarista e prenderebbe le distanze dal "donmilanismo", a differenza chi si crogiola nel conservatorismo delle idee preconcette e degli interessi costituiti.

Il conservatorismo si nutre di slogan ripetuti ossessivamente senza riguardo ai fatti. Il più clamoroso di questi slogan è la formula secondo cui la scuola elementare italiana sarebbe una delle migliori del mondo e l'introduzione del maestro unico distruggerebbe il "fiore all'occhiello" della nazione. Si citano statistiche che proverebbero tale qualità, tra cui un recentissimo rapporto Ocse che, nel sottolineare la generale catastrofe della scuola italiana, salverebbe le primarie. Non si dice però che anche questo rapporto riguarda dati meramente strutturali e non ha preso in esame la qualità degli apprendimenti: che l'Italia investa nella scuola primaria più risorse della media Ocse è evidente (visto il numero di maestri!) e soltanto per questo si colloca in buona posizione. Ma ciò non dice nulla sui risultati di tali investimenti! Difatti, la stessa Ocse ha osservato che il vero problema è che i fondi sono spesi esattamente all'opposto di quanto fa la Corea del Sud dove vi sono meno professori e meglio pagati. E pure entro il quadro Ocse - le cui primarie sfigurano rispetto a quelle di diversi paesi emergenti - le classi elementari italiane hanno un numero di alunni inferiore alla media e tempi netti di insegnamento molto bassi.

Chi ripete lo slogan che la scuola primaria italiana è tra le migliori del mondo sfrutta la buona fede di chi crede che essa sia sempre la stessa e non sa che è stata rivoltata come un calzino dal 1985 in poi. Essa è piuttosto il fiore all'occhiello del pedagogismo dell'autoapprendimento, dell'"apprendere ad apprendere" in barba alle conoscenze, del "meglio una testa vuota ben fatta che una testa piena". È la scuola in cui non si insegnano i "fatterelli" della storia come ha scritto una maestra su questo giornale bensì si studia la linea del tempo, le dinamiche astratte dei processi storici, le "cause" del crollo degli imperi senza conoscere un solo impero reale. È la scuola in cui la geografia è studio astratto della "spazialità", analisi del "davanti", "dietro", "sopra" e "sotto" (orrendamente chiamati "indicatori topologici"). È la scuola in cui la matematica è ridotta a manipolazioni con disegni e colori. È una scuola frantumata in miriadi di "offerte formative" disparate: sicurezza, privacy, prevenzione incendi, progetti di canto, teatro, danza, fotografia ecc.
Si guardi inoltre al percorso formativo attuale di un maestro. Non sono pochi i corsi di laurea che permettono di diventare maestri seguendo una trentina di ore di matematica e di storia moderna (soltanto moderna), con casi limite in cui la matematica è opzionale rispetto a materie come la pediatria. La componente psicopedagogica è dilatata in modo esorbitante fino a occupare l'80% del corso di studio relegando la parte disciplinare alla misera quota restante. Così otterremmo maestri specializzati capaci di produrre un mirabile intreccio di competenze? In realtà, oggi noi formiamo psicopedagoghi dotati di un'evanescente infarinatura di conoscenze disciplinari. Per cui, la polemica contro il maestro unico "tuttologo" è priva di qualsiasi serio fondamento.

Va comunque detto che se la scuola italiana (non soltanto la primaria) non va a fondo del tutto è per merito di migliaia di insegnanti che continuano a concepire la loro professione come una missione educativa basata sulla trasmissione della conoscenza e che, non a caso, sono considerati da certi teorici dell' "apprendere ad apprendere" come il più grande ostacolo al dominio incontrastato delle loro fallimentari teorie.

ILMESSAGGERO
Maestro unico/2: così non va, solo indietro (contro Gelmini)
di Vincenzo Cerami

ROMA (15 settembre) - È innegabile che la nostra scuola ha urgente bisogno di sostanziali riforme per risalire la graduatoria europea che ci vede agli ultimi posti. Servono interventi strutturali capaci di restituire dignità e credibilità alle nostre aule scolastiche e alle nostre università. È impresa delicata perché sono in gioco il nostro futuro e la futura classe dirigente.

Tutte le politiche fin qui adottate si sono dimostrate inadeguate, e quest’ultima del Ministro Gelmini peggiora addirittura le cose. Le peggiora perché si ferma alla facciata del problema, non affronta la questione in senso risolutivo, rimandando alle calende greche una vera rinascita dell’istruzione pubblica italiana. In questi giorni, infatti, non si parla d’altro che di grembiulini e di maestro unico, come se fossero la panacea d’ogni male. È solo fumo negli occhi.

Alla notizia dei provvedimenti sul tavolo del governo che riguardano la scuola e l’Università, l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, si è affrettata a chiedere in maniera netta e inequivocabile al Ministro Gelmini di tornare indietro nelle sue decisioni. Ci ricorda che pur occupando, nella classifica internazionale, il posto umiliante dopo il Cile, abbiamo forse le più funzionali ed eccellenti elementari del pianeta. Guai a toccarle. Tornare all’insegnante unico è andare indietro, per più ragioni. Oggi il mondo è più complesso e rapido rispetto all’epoca dei grembiulini col fiocco. Accanto alla didattica classica sono necessari gli insegnamenti dell’inglese e dell’informatica, ad alto livello. Difficile trovare in un unico docente tutte le conoscenze necessarie. Senza contare che bene fa ai bambini adeguare il proprio carattere alle diverse personalità degli insegnanti. Anzi, più maestri cambiano in aula, meno corrono il rischio di incappare in quello sbagliato, capace di far danni irreversibili, vista la tenera età della scolaresca. Non si vede poi come garantire il tempo pieno con i tagli pesantissimi al corpo docente. Sempre l’Ocse ci ricorda l’utilità di estendere al pomeriggio le attività pedagogiche. Se ne giovano i bambini, che possono approfondire il lavoro mattutino e imparare anche a convivere nella socialità. Se ne giovano le famiglie e specialmente le madri lavoratrici, visto che non sono costrette ad abbandonare l’impiego.

La messa in disparte di ben 87.000 insegnanti sembra più una vendetta che un provvedimento razionale, come se le colpe del mal funzionamento della scuola fosse tutta loro, individualmente. È una visione semplicistica e riduttiva del problema. Se molti docenti hanno difficoltà a fare il loro mestiere è perché sono carenti le strutture e i metodi; sono fatiscenti le scuole, specialmente in periferia. Non si può insegnare bene in una scuola che perde dignità e autorevolezza. Senza contare che le mitologie consumistiche della nostra società tolgono carisma e importanza al sapere. Difficile insegnare oggi ai ragazzi che nella vita ci sono valori più importanti del denaro. Non dimentichiamo l’inchiesta condotta tra le ragazzine delle medie, di cui il settanta per cento sogna di diventare una Velina per fidanzarsi con un Vip e fare la spesa con la sua carta di credito. La desolazione di valori in cui i ragazzi si trovano a vivere non ha come responsabile soltanto la scuola, ma anche le famiglie, la televisione, il mito dilagante della ricchezza. In quasi tutte le aule del Paese l’insegnante è più povero dello studente, e in una realtà dove il denaro è l’unica cosa che conta, quale potere di convinzione può mai avere l’insegnante? È un clima diverso che va instaurato nel nostro Paese. È necessario tornare a vergognarsi di essere ignoranti, e ridare speranze al futuro.

Una riforma della scuola non può essere separata da un’analisi accorta della società. Competitività e merito vanno portati in primo piano, guai a quella scuola che vuole omologare i ragazzi e renderli tutti uguali. In classe vanno esaltate le differenze, per accrescere il senso critico degli alunni. Come ha scritto opportunamente De Rita, bisogna rifondare la nostra scuola ricominciando da zero, altro che grembiulino e taglio di risorse. Non si abbia fretta, perché si fa peggio. Ma è certo che bisogna agire subito, con calma e oculatezza. Per non sbagliare un’altra volta.

mercoledì, giugno 11, 2008

LA SCUOLA A SVANTAGGIO DEI POVERI E DEL SUD

CHE NELLA SCUOLA ITALIANA PERMANESSE IL "CLASSISMO" A TUTTO SVANTAGGIO DEI “POVERI” E DEL “SUD”, LO HA SCOPERTO ORA PERFINO LA BANCA D'ITALIA.

NONOSTANTE LE TANTE "RIFORME" A TUTTI I LIVELLI CONDOTTE DA MOLTI GOVERNI DAL DOPOGUERRA IN POI, NON SI RIESCE A FAR DIVENTARE LA NOSTRA SCUOLA COME VORREBBE LA COSTITUZIONE. CIOÈ UNA SCUOLA PUBBLICA PER TUTTI, TESA AL SUPERAMENTO DEL "CLASSISMO", CHE PERMETTA A TUTTI I RAGAZZI, “INDIPENDENTEMENTE” DALLE LORO CONDIZIONI SOCIALI, DI AMBIRE AI MASSIMI LIVELLI.

PRIMA DELL'AVVENTO DELLA SCUOLA "PUBBLICA" SOSTENUTA DALLO STATO, ESISTEVA QUELLA "PRIVATA" D'ELITE, A PAGAMENTO, FRUIBILE SOLO DA CHI POTEVA OVVIAMENTE PERMETTERSELO. CIÒ HA SEMPRE PRODOTTO L'INAMOVIBILITÀ SOCIALE TIPICA DELLE SOCIETÀ ARRETRATE E MEDIOEVALI.

LA MOBILITÀ SOCIALE CONSENTE INVECE IL RINNOVAMENTO E LA CRESCITA, MENTRE L'INAMOVIBILITÀ PROVOCA IL BLOCCO E L'ARRETRAMENTO DELL'INTERO PAESE.

LA SCUOLA DEVE INVECE CONSENTIRE QUESTA MOBILITÀ ATTRAVERSO IL SUPERAMENTO DELLE "DIFFERENZE" CONOSCITIVE DI PARTENZA E METTERE TUTTI NELLE CONDIZIONI DI POTER "COMPETERE" ALLA PARI. IN QUESTO MODO VARRÀ VERAMENTE IL "MERITO" ED ANCHE IL FIGLIO DELL'OPERAIO O DELL'ULTIMO CITTADINO POTRÀ AMBIRE A POSTI PIÙ IMPORTANTI ESATTAMENTE COME I FIGLI DELLE RICCHE FAMIGLIE.

INVECE NONOSTANTE TUTTI GLI SFORZI FINORA FATTI IN QUESTA DIREZIONE NON CI SIAMO ANCORA. ANZI REGISTRIAMO UN "DEPOTENZIAMENTO" DELLA SCUOLA MEDESIMA PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI ESSA PIÙ S'AVVICINA AL DETTATO COSTITUZIONALE.

SE NE RIDUCE LA SPESA PER L'EDUCAZIONE PUBBLICA E ALLO STESSO TEMPO LA SI VUOLE "AUMENTARE" PER QUELLA "PRIVATA". QUESTO ADDIRITTURA AVVANTAGGIA I “RICCHI” A SPESE DEI “POVERI”. L'ESATTO CONTRARIO DI QUELLO CHE DEVE FARE LA SCUOLA. INFATTI LA COSTITUZIONE RECITA CHE LA SUOLA PRIVATA È CONSENTITA MA SENZA SPESE PER LO STATO!

NELLE SCUOLE PUBBLICHE GLI INSEGNANTI SONO I MENO "PAGATI", MOLTO MENO DEI LORO PARI NEL RESTO DELL'EUROPA. PER QUESTA RAGIONE ED ANCHE PER L'ASSENZA DELLA "MERITOCRAZIA", GLI EDUCATORI SONO SCARSAMENTE MOTIVATI AD "AGGIORNARSI" E QUINDI "MENO" PREPARATI A SVOLGERE IL LORO COMPITO CON LA NECESSARIA COMPETENZA.

NON SI INVESTE SERIAMENTE NÈ SULL'AGGIORNAMENTO DEGLI INSEGNANTI NÈ SULLA DIDATTICA PER ADEGUARSI ALLE NUOVE TECNOLOGIE E SI CONTINUA AD INSEGNARE UNA CULTURA "DEBOLE" CHE NON PERMETTE AI GIOVANI DI FARE FRONTE ALLA REALTÀ CON LA QUALE DEVONO MISURARSI ORA E NEL PROSSIMO FUTURO IN CONTINUA EVOLUZIONE.

INFINE SE SI AGGIUNGE PURE CHE LA SCUOLA PUBBLICA SI LEGA "SCARSAMENTE" AL MONDO PRODUTTIVO SE NE CONCLUDE CHE IL PERMANERE DI QUESTA SITUAZONE METTE IL NOSTRO PAESE SU UN PERICOLOSO PIANO INCLINATO DELLA "INEVITABILE" INVOLUZIONE ECONOMICA NIENT'AFFATTO AUSPICABILE.

AUGURIAMOCI CHE LA SCUOLA RITORNI PRESTO AD ESSERE AL “CENTRO” DI TUTTE LE "INIZIATIVE" POLITICHE IMPORTANTI TESE A FARE USCIRE IL NOSTRO PAESE DALLA CONDIZIONE DI "ARRETRATEZZA" IN CUI VERSA RISPETTO AGLI ALTRI PAESI EUROPEI, ALTRIMENTI CI SARÀ POCO DA SPERARE PER IL FUTURO NOSTRO E DEI NOSTRI GIOVANI.
Raffaele B.

repubblica
SCUOLA & GIOVANI
Bankitalia: "Soprattutto al Sud la scuola discrimina i poveri"
I ragazzi di provenienza socio-economica svantaggiata sono meno bravi
Studio dalla Banca d'Italia sui divari territoriali e familiari
Le differenze si attenuerebbero alla media superiore ma i più abbienti sono portati a scegliere gli istituti migliori.

di ROSARIA AMATO
10 giugno 2008


ROMA - Svantaggiati dalla nascita. Gli studenti del Mezzogiorno provenienti da famiglie povere, o in condizioni economiche modeste, a scuola sono meno bravi. Un divario che incide su quello, più generale, tra Nord e Sud, e che si attenua solo alle scuole medie superiori. Lì a contare è soprattutto la scelta dell'istituto: sono più bravi gli studenti dei licei, meno quelli degli istituti tecnici (frequentati peraltro dal 70% degli studenti italiani). Ma anche in questo la provenienza socio-economica dello studente incide pesantemente, perché sono soprattutto i ragazzi che vengono da famiglie agiate a essere spinti dalla famiglia verso i licei. Sono le conclusioni alle quali arriva uno studio pubblicato dalla Banca d'Italia, condotto da Pasqualino Montanaro, che mette a confronto le principali indagini internazionali sulla scuola, da quella dell'Ocse (Pisa) alla Timss e Invalsi.

Dall'analisi incrociata delle rilevazioni, spiega Montanaro, del Nucleo per la ricerca economica della sede di Ancona della Banca d'Italia, emerge che "il livello di proficiency nel Mezzogiorno è significativamente più basso rispetto agli standard internazionali e a quelli delle regioni settentrionali, in tutti gli ambiti di valutazione considerati (comprensione del testo, matematica, scienze, problem solving), "il grado di dispersione dei punteggi è più elevato al Sud" (cioè al Sud sono molto significative le differenze), "i divari territoriali tendono a crescere durante il percorso scolastico".

Un quadro desolante, nel quale incide pesantemente la situazione economica delle famiglie. "E' ampiamente riconosciuto - si legge nello studio - che le differenti condizioni sociali e culturali, già a partire dall'età prescolare, influiscono in maniera decisiva sulle abilità cognitive, sulla capacità di esprimere se stessa, di percepire i colori, di comprendere spazi e forme, di rappresentare fenomeni di natura quantitativa".

Gli svantaggi nell'apprendimento dei meno abbienti sono evidenti soprattutto nei primi anni di scuola. Per quanto riguarda la matematica, per esempio, "in media il punteggio ottenuto da uno studente con lo status sociale più elevato supera del 25% circa quello ottenuto da uno studente con lo status sociale più basso". Peraltro in generale gli studenti meridionali sono meno bravi anche quando possono beneficiare delle più favorevoli condizioni sociali, ma "il divario Nord-Sud è più ampio nelle classi sociali più basse e ridotto in quelle più elevate".

Andando però più avanti negli studi, pesa invece soprattutto la scelta del tipo di scuola. Tutte le indagini dimostrano che sono più elevati i rendimenti degli studenti dei licei, anche se "non è chiaro se essere iscritti a un liceo o frequentare comunque una buona scuola effettivamente determini, in maniera diretta, una migliore performance scolastica, o se al contrario questa sia una semplice correlazione spuria, dovuta al fatto che gli studenti migliori tendono, per varie ragioni, a frequentare le scuole migliori, soprattutto se si tratta di licei".

Ma per gli studenti adolescenti la provenienza familiare pesa a quel punto nella scelta della scuola: "In base ai dati Pisa 2003, la probabilità di uno studente appartenente alla classe sociale più elevata di essere iscritto a un liceo è sette volte più alta di quella di uno studente con le più sfavorevoli condizioni familiari. Tali evidenze sono ricorrenti in tutte le aree geografiche".

In altre parole, quando uno studente proveniente da una famiglia povera potrebbe finalmente lasciarsi alle spalle lo svantaggio che gli deriva dalle condizioni sociali, scegliendo un liceo, invece viene spinto a scegliere una scuola professionale, perpetuando così il suo deficit di apprendimento.