Visualizzazione post con etichetta Ecologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ecologia. Mostra tutti i post

domenica, maggio 31, 2009

FERRANDELLE E I RIFIUTI SCOMPARSI DELLA CAMPANIA

Girano nel web vecchie notizie ancora attuali e che i maggiori media della TV e della stampa non riportano come dovuto. Per questo invito a vedere il video che una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a filmare a Ferrandelle, un area recintata e sotto sorveglianza militare dichiarata sito d’interesse strategico nazionale.

Una grande discarica a cielo aperto nelle cui vicinanze si continua a coltivare e a produrre le famose mozzarelle che continuiamo a mangiare. Naturalmente è tutto “legalmente” ILLEGALE perché realizzato i con decretazioni speciali che “sospendono” le leggi vigenti in quell’area specifica come nelle peggiori dittature!

Il governo Berlusconi “risolve” il problema dei rifiuti a Napoli e Campania “violando” le stesse leggi dello Stato cui pretende di guidare semplicemente facendoli “spostare” in “segreto” in zone altrettanto pericolose per la salute di tutti ma INVISIBILI “ingannando” così tutti gli italiani.


È il solito gioco politico “sporco” a cui purtroppo siamo ormai abituati e in cui a vincere è sempre il più disonesto, privo di scrupoli e per di più controlla le televisioni, mezzo principale cui una quota consistente di cittadini si serve per “informarsi” (sic).

Ora è il turno di Palermo guidata dalla destra e naturalmente non si fa gran chiasso come si fece allora a Napoli. E ancora emergenza a Palermo. Poi inchiesta sui rifiuti stoccati in siti sotto sequestro.
Raffaele B.


joiyce73
13 maggio 2009
La monnezza scomparsa della Campania? E' finita nella discarica di Ferrandelle.
Una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a compiere un sopralluogo a Ferrandelle, una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Ecco le immagini e il servizio che documentano come i rifiuti scomparsi dalle città della Campania siano tenuti 'sotto sorveglianza' in una grande discarica a cielo aperto, in un'area completamente recintata. L'area, dichiarata sito di interesse strategico nazionale e strettamente vigilata, era stata confiscata al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Doveva diventare una fattoria, invece è stata requisita dal Commissario straordinario per i rifiuti. E ora ospita, secondo le stime di Legambiente, almeno un milione di metri cubi di rifiuti indifferenziati. di RAFFAELE SARDO.


ESPRESSO. REPUBBLICA
Rifiuti senza fine
di Claudio Pappaianni
20 novembre 2008

Montagne di balle accatastate in una caserma. La discarica di Ferrandelle dove finisce di tutto. Euro 450 milioni già impegnati senza uscire dall'emergenza. Ecco la Campania sei mesi dopo Silvio

Sono stati in Bosnia, a Nassiriya, in Libano. Alcuni sono ancora in Afghanistan e in Kosovo. E c'è chi è rimasto in patria a montar di guardia alle discariche e chi quei rifiuti se li è ritrovati nel cortile della base. A Persano, all'interno dell'area militare che ospita tre caserme e duemila soldati, ogni giorno arrivano oltre trecento balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. Più o meno un decimo della monnezza della regione viene accumulata nella base dell'esercito. È questo il segreto che permette al governo Berlusconi di mantenere pulita Napoli, evitando che il sistema vada in tilt. Ma nonostante il ricorso a questa e ad altre soluzioni di emergenza, la situazione resta altamente precaria. Nella base di Persano una piazzola è già satura: contiene 9.103 balle, che ormai nessuno osa più chiamare 'eco'. Una seconda area di scarico, più grande, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti. "Ci hanno assicurato che saranno le prime a essere smaltite nell'inceneritore", dicono i soldati. Ma ci credono poco anche loro e il clima, fuori e dentro la caserma, è pessimo. Ogni giorno, in 12 della Brigata Garibaldi, mimetica e fez dei bersaglieri, si alternano in tre turni di guardia alla monnezza accatastata a ridosso di 42 case dove vivono le famiglie degli ufficiali.


Oggi nelle città campane la spazzatura è scomparsa: qualche problema resta solo nelle zone periferiche. Ma dopo sei mesi la gestione della crisi appare un misto di leggi speciali e antichi compromessi, con zone militarizzate e altre fuori controllo. A maggio il governo Berlusconi aveva indicato una data ben precisa per il ritorno alla normalità, il 31 dicembre 2009, e una cifra altrettanto netta: 150 milioni di euro. Pochi, paragonati ai due miliardi sperperati in 14 anni di un commissariamento senza fondo. Ma troppo pochi anche rispetto alla sfida titanica di mettere ordine all'anarchia campana. Dalla fine di maggio a oggi, le casse si sono praticamente svuotate e serviranno almeno altri 40 milioni per coprire le spese correnti fino a Capodanno. Questo senza contare che per completare l'inceneritore di Acerra e allestire le discariche di Chiaiano e di Terzigno bisogna trovare subito altri 200 milioni di euro. Mentre per quelle già attive, a Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte, i soldi - 70 milioni - ce li ha messi la Regione Campania. Sommati fanno quasi 450 milioni in tutto, tra risorse spese e stanziate fino ad ora. E la normalità appare lontana.

Brennero express Con due discariche su tre quasi esaurite continuano senza sosta i viaggi di treni colmi di rifiuti verso la Germania: 600 tonnellate al giorno a un costo, tra trasporto e smaltimento, di circa 150 mila euro. Così, in sei mesi, compresi gli spostamenti verso le altre regioni, sono andati in fumo i primi 40 milioni. Se i viaggi continueranno, ne serviranno un'altra decina fino a Capodanno. L'impegno dei mille militari della 'Missione Rifiuti' costa due milioni al mese e altri tre milioni se ne vanno per la gestione degli impianti che tritano l'immondizia. Ma la voce più pesante resta sempre il costo per i 3.500 lavoratori dei consorzi di bacino, pagati profumatamente per realizzare una raccolta differenziata che rimane bassa: ogni mese 13 milioni per gli stipendi. A dirigerli però non ci sono più amministratori di nomina politica, ma ufficiali dell'Esercito.

Corsa al buco Tutto questo con un'emergenza rifiuti tutt'altro che chiusa. L'avvio di un ciclo industriale dei rifiuti in Campania, l'inizio della normalità, è ancora troppo lontano e una nuova crisi è dietro l'angolo.

L'imperativo è accelerare. A Chiaiano si lavora per approntare la discarica di Cupa del Cane. Non è più un fatto di immagine, un segnale di forza contro le proteste. Quello spazio da 700mila tonnellate a nord del capoluogo è ormai determinante. Avanti tutta, dunque. Nonostante gli imprevisti, come le 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici trovati sepolti proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni. La magistratura indaga e vuole fare chiarezza anche sui proprietari dei suoli: chi ha seppellito lì quei detriti pericolosi, chi lo ha permesso? I terreni espropriati sono in buona parte dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, potente associazione di culto, e per il resto di rappresentanti di una stessa famiglia della zona, i Carandente Tartaglia, quasi tutti impegnati nel settore dei rifiuti. Su tutto questo si innesta anche il giallo della gara d'appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni della camorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto.

L'allerta a Chiaiano resta massima: è l'unico sito presidiato 24 ore al giorno dall'Esercito e persino dai cani antisommossa. La gara se l'aggiudica una ditta di Avellino, la 'Pescatore', che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: "Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell'appalto", dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla 'Pescatore' sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all'ultimo minuto dà forfait: "La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia", dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome 'al grave contesto di Chiaiano' alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l'azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? "È un fatto curioso, credo senza precedenti", dichiara l'ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: "Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi". Alla fine, l'incarico è andato a un'azienda napoletana, la Ibi, che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l'offerta più costosa.

sabato, gennaio 31, 2009

ECOLOGIA E NUOVO SVILUPPO ECONOMICO

A Davos si è incominciato a dire in modo esplicito ciò che per gli ambientalisti era ovvio da molti lustri, e cioè che non ci può essere un nuovo sviluppo economico che non tenga conto dell’ecologia. I due aspetti sono connessi strettamente. Vale a dire che non è più possibile rilanciare l’economia basato sul petrolio senza tenere conto dell’ambiente perché viene di fatto “limitato” dalle devastanti e costose conseguenze proprio dall’inquinamento globale prodotto.

Il surriscaldamento con l’impazzimento del clima produce “costi colossali” per danni al territorio ed alla agricoltura per la produzione di cibo. Altri fattori d’inquinamento producono danni alla salute di tutti gli esseri viventi tra cui l’uomo con altrettanto “costi colossali” cui nessuno Stato può farvi fronte da solo.

La Terra è un sistema chiuso che va verso la “saturazione” e si rischia di raggiungere il punto di “non ritorno” se non si attua da subito l’inversione promuovendo in tutto il mondo un “nuovo sviluppo economico” basato su fonti energetiche rinnovabili.

I governi dei paesi industrializzati più avanzati, che hanno le maggiori colpe dell’inquinamento fin qui prodotto, devono farsi carico di condurre il nuovo corso aiutando gli altri paesi a fare lo stesso in particolare quelli più poveri.

Gli Stati Uniti con il nuovo presidente Obama si sta muovendo in questa direzione. Altri Stati Europei cominciano ad avviarsi nella stessa direzione. L’Italia di Berlusconi invece ritiene che l’ecologia sia un “lusso” che non si può permettere quando invece è proprio l’ecologia che potrà ridare sviluppo all’economia del Paese. Leggi “
Green economy, L'Italia non c'è”.

Al contrario invece il segretario del maggiore partito di opposizione Veltroni propone il nuovo modello di sviluppo: "
Con la green economy un milione di posti di lavoro" con alla base la rottamazione del petrolio.
Raffaele B.

FILMATO
Ecorivoluzione necessaria di Grammenos Mastrojeni
11 novembre 2008
TG2 (RaiDue)
Libro L'eco rivoluzione necessaria del Diplomatico Grammenos Mastrojeni
"L'eco rivoluzione necessaria", però, non intende lanciare l'ennesimo allarme per i mutamenti climatici.
Certo, nel libro si esplora un aspetto inquietante e poco conosciuto del problema, spiegando come le alterazioni ambientali - non solo il riscaldamento globale - potrebbero provocare conflitti bellici su larga scala. Ma l'obbiettivo non e' spaventare ancora di più; e' sottolineare che la Terra - il nostro habitat - e' un sistema causale globale e chiuso, ove ogni tipo di squilibrio si moltiplica e ne provoca altri. Nel XX secolo si e' capito, ad esempio, che gli squilibri economici favoriscono la guerra; e' ora di includere anche gli squilibri ambientali in questo tipo di analisi e modulare la politica su una prospettiva "eco sistemica", sul sistema terra nel suo insieme con tutta la sua complessità. Se si imbocca questa strada si arriva subito a una conclusione: pace, giustizia socio-economica, diritti dell'uomo e ambiente si tutelano tutti assieme e mai l'uno a discapito dell'altro. In altre parole: vogliamo conservare le foreste sud-americane? Il metodo più efficiente e' sradicare le forme di sfruttamento dei disperati che si accaniscono a bruciare ettaro dopo ettaro. (...) Economia" e "ecologia" sono discipline sorelle. Del resto la saggezza antica e nascosta delle parole ci rivela sempre molto: economia ed ecologia, entrambi i termini derivano dal greco "oikos", che vuol dire "casa"; entrambe le materie si occupano di tenere a posto la nostra casa comune Terra. (G.Mastrojeni)



REPUBBLICA
ECONOMIA
DIARIO DA DAVOS/4
L'urgenza dei temi ambientali
di KOFI ANNAN
31 gennaio 2009

DAVOS - Come era prevedibile, nelle conversazioni qui a Davos la crisi finanziaria e la crisi economica globale predominano su ogni altra cosa. Il cambiamento del clima merita un'attenzione quanto meno identica, non solo per l'enormità del problema, ma anche perché le soluzioni alla crisi economica devono in primis essere sostenibili da un punto di vista ambientale.

Il cambiamento del clima terrestre non è una questione che concerne il solo ambiente: ha implicazioni economiche sempre più profonde ed è un fattore che contribuisce a creare le situazioni sullo sfondo delle quali scoppiano i conflitti. Gli scontri per accaparrarsi le risorse disponibili si stanno intensificando ovunque e sempre più popoli sono costretti a trasferirsi. Il nostro ininterrotto ricorso ai combustibili fossili non danneggia soltanto l'ambiente in sé, ma è ormai all'origine dell'assetto politico, sia a livello internazionale, sia nell'ambito dei singoli Paesi.

Invece di combattere per conquistare l'accesso a un giacimento di petrolio o di gas, dovremmo fare a gara per potenziare e sfruttare sapientemente le energie rinnovabili, quali l'eolica, la termale e la solare. La tecnologia per riuscirci esiste e migliora di continuo, ma il mercato è ancora troppo limitato e gli investimenti dipendono ancora troppo dall'instabilità dei prezzi del petrolio.

È assurdo continuare a perdere tempo e trastullarci in mille discussioni mentre il mondo si surriscalda, sia politicamente sia letteralmente, mentre si moltiplicano le prove dell'impatto negativo dei combustibili fossili sulla vita, sulla salute del pianeta e sulla sicurezza dei generi alimentari. Ci serve niente di meno di un equivalente verde globale del Piano Marshall, che includa necessariamente un aiuto finanziario e un'assistenza tecnica ai Paesi più poveri, affinché possano adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico.

Senza questo aiuto sostanziale, la soluzione non sarà giusta. Per un accordo destinato a durare, al summit di Copenhagen si dovrà riconoscere che i 50 Paesi più poveri del mondo, a fronte di una loro responsabilità diretta quantificabile in meno dell'1 per cento delle emissioni di gas serra globali, subiranno le conseguenze più gravi del cambiamento climatico.

Ieri mattina Al Gore incontrando i vari consulenti ha detto che il Presidente Obama è "sempre il più ambientalista in questa sala". Questa notizia è molto incoraggiante e le speranze riposte in lui sono immense. È giunta l'ora di una leadership politica decisiva, ma i top manager delle grandi aziende e i leader del settore finanziario - che dopo tutto devono trovare una nuova legittimazione alla loro professione, come è stato detto da più parti in questa circostanza - potrebbero fare molto di più. Ad avere una visione sono ancora poche persone isolate: ci occorrono subito impegni concreti da sottoscrivere e auspichiamo che lo siano a livello ufficiale prima che il WEF di Davos chiuda i battenti.
(A cura della Kofi Annan Foundation) - AGRA - APP
Traduzione di Anna Bissanti

sabato, dicembre 13, 2008

ECOLOGIA – LA FALSA VITTORIA SUL PACCHETTO-CLIMA

Dopo una penosa figura fatta al vertice di Bruxelles, in cui solo alcune marginali richieste sono state accolte, (altri paesi hanno ottenuto molto di più) come al solito il nostro Capo del Governo, sostenuto dalla sua degna ministra Prestigiacomo e altri collaboratori, hanno “impunemente” inneggiato ad una loro “vittoria” nell’essere riusciti ad ottenere tutto quello che hanno richiesto per l’Italia.
Tutti i media con alcune eccezioni sono stati al “gioco” contando proprio sulla scarsa informazione fornita agli italiani su una materia come questa alquanto complessa e quindi di facile manipolazione mediatica.

Per contrastare allora questa “tecnica” che, grazie ai mezzi di comunicazione di cui dispone il Cavaliere, egli può facilmente trasformare questa “sconfitta” in “vittoria” per suscitare più consensi, è necessario evidenziare che questa sua presunta “vittoria” non si basa su nulla che avesse a che fare con la sua posizione espressa qualche giorno fa e riportata dal
REUTERS del 11-dic-2008.

L’articolo riporta l’intenzione di Berlusconi di
- “rimandare” la decisione alla conferenza di Copenhagen alla fine del 2009 data la situazione di crisi economica. “Con questa crisi” - ha detto- “è come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega”.
- di volere il pacchetto clima Ue fosse reso meno stringente nei suoi obbiettivi 20%-20%-20% nel 2020.
- revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue sugli obiettivi 20%-20%-20% nel 2020

Nessuna di queste richieste sono state ottenute (la Polonia ha ottenuto molto di più), anzi gli obiettivi sono stati confermati e la revisione per il 2010 riguarda solo gli aspetti tecnici su come meglio raggiungere quegli obiettivi qualora si fosse indietro. La decisione è stata presa e Berlusconi non ha avuto il coraggio di mettere il “veto” come annunciato, avrebbe aggravato la sua figura di chi si batte “contro” l’ambiente e quindi contro il
Protocollo di Kioto. Allora fa finta di avere ottenuto tutto e che ha “vinto” . Ma qui non può vincere o perdere qualcuno, qui vince o perde l’umanità intera perché se non salviamo il pianeta non ci può essere futuro per nessuno, nemmeno per Berlusconi e i suoi figli.

L'Italia con questo governo si mette con i paesi più arretrati d'Europa anziché puntare sull'innovazione come motore del nuovo sviluppo, così come fanno gli altri paesi più avanzati.
Raffaele B.

REPUBBLICA
CLIMA-ENERGIA
Accordo tra i paesi Ue al vertice di Bruxelles
12 dicembre 2008

Concessioni a Italia, Germania e Polonia, ma restano gli obiettivi 20-20-20. Berlusconi esulta: "Abbiamo avuto tutto quello che chiedevamo"

BRUXELLES - Accordo raggiunto sul pacchetto clima ed energia dell'Unione Europea. Il vertice di Bruxelles ha trovato un'intesa che mette d'accordo i 27 paesi Ue su come affrontare la lotta ai cambiamenti climatici e riconvertire il sistema energetico del Vecchio Continente. Un testo che il presidente di turno dell'Unione Nicolas Sarkozy ha definito "storico", mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha salutato come "una grande vittoria dell'Italia, abbiamo ottenuto tutto". E il premier italiano incassa anche il ringraziamento del presidente francese. "Grazie a Berlusconi - ha detto Sarkozy - abbiamo raggiunto l'accordo in tempi rapidi".

L'articolato finale ribadisce l'obiettivo di ridurre del 20% entro il 2020 le emissioni di gas serra, arrivando alla stessa scadenza a un'identica percentuale di efficienza energetica e di produzione da fonti rinnovabili. Il compromesso con i paesi che nelle ultime settimane avevano sollevato forti opposizioni è stato raggiunto piuttosto sulle modalità con cui arrivare a centrare le ambizioni ambientali europee. Tra questi anche l'Italia, arrivata a minacciare persino di far saltare l'intero tavolo di trattativa.

In particolare Roma nella versione finale porta a casa una maggiore gradualità nel processo di estensione delle quote di emissioni a pagamento. Si passerà, per le industrie giudicate non a rischio di delocalizzazione, dal 20% nel 2013 al 70% nel 2020, ma nel 2025 si arriverà al 100% dei diritti di emissione a pagamento. Una novità, questa, introdotta per non incappare in una bocciatura da parte dell'Europarlamento, schierato su posizioni decisamente più ambientaliste rispetto al Consiglio.

Sulla definizione delle industrie a rischio di delocalizzazione (carbon leakage) che potranno beneficiare dei diritti di emissione gratuiti al 100%, la nuova bozza accoglie soprattutto le richieste avanzate dalla Germania per tutelare le sue imprese manifatturiere e la produzione di cemento, acciaio e alluminio. Le rivendicazioni italiane a tutela di ceramica, vetro e carta saranno soggette invece a un complicato calcolo in base alla percentuale di extra costi che l'acquisto di certificati di emissione comporterebbero per i diversi settori e sottosettori.

Parlando in conferenza stampa subito dopo il raggiungimento dell'intesa, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha rivendicato come un grande successo italiano anche l'inserimento di "una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto di competitività".

Secondo il responsabile della diplomazia italiana, la revisione sarà generale, mentre nella bozza circolata in mattinata ci si limitava a prendere in considerazione il rischio di delocalizzazione delle imprese, da rivalutare sulla base di un eventuale fallimento della conferenza Onu sul clima in programma a fine 2009 a Copenaghen.

Se fosse confermato il contenuto della bozza, che fissava tra l'altro la possibilità di revisione al regime di "codecisione" (quindi senza possibilità di opporre veti) il successo italiano sarebbe molto parziale. Le pretese di Palazzo Chigi erano infatti ben altre. L'Italia in teoria avrebbe voluto rinviare tutto il pacchetto 20-20-20 in blocco, rimandandolo a un'eventuale uscita dalla crisi economica. Senza timore di apparire in controtendenza rispetto a quanto stanno facendo Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna e persino Cina promuovendo con forza politiche di sostenibilità ambientale per rilanciare l'economia, Berlusconi non aveva esitato a definire le iniziative contro il riscaldamento globale in tempi di crisi "un malato di polmonite che pensa alla messa in piega".

Alla fine nel pomeriggio a mettere le cose in chiaro ci ha pensato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Gli obiettivi del pacchetto clima, ha avvisato, sono "giuridicamente vincolanti", ed eventuali violazioni di questi accordi da parte di uno Stato membro sarebbero sanzionate attraverso l'usuale procedura d'infrazione comunitaria. La "revisione" del sistema dei diritti di emissione, nel 2010, per tenere conto dei risultati della conferenza Onu di Copenaghen, ha puntalizzato ancora, potrà solo aumentare la percentuale di emissioni da tagliare entro il 2020, e non ridurla.

Sicuramente più corpose le concessioni fatte in sede di trattativa alla Polonia e agli ex paesi del blocco comunista che hanno ottenuto sostanziosi aiuti economici e agevolazioni per riconvertire il loro sistema energetico al momento prevalentemente a carbone.

Ora comunque il testo varato dal vertice dovrà passare al vaglio del "trilogo", ovvero di un ulteriore confronto con Consiglio Europeo, Europarlamento e Commissione. Se "ratificato" andrà in votazione mercoledì nella prevista seduta dell'assemblea di Strasburgo dopo la discussione in programma martedì. A quel punto il via libera definitivo, una semplice formalità, spetterebbe al Consiglio europeo. In realtà l'ok dell'Europarlamento è molto probabile ma non è del tutto scontato. L'assemblea, come detto, è schierata infatti su posizioni molto più esigenti dal punto di vista ambientale e potrebbe ritenere eccessive concessioni fatte dalla mediazione francese.

REUTERS
Clima, Berlusconi: pronti a veto, con crisi meglio rinvio
giovedì, 11 dicembre 2008 3.10

BRUXELLES (Reuters) - L'Italia ribadisce di essere pronta a mettere il veto sul pacchetto clima qualora l'Europa non accolga le proprie richieste, assumendo una posizione che per il momento appare isolata rispetto a quella di Francia e Germania.

Arrivando oggi a Bruxelles il Consiglio Ue, preceduto dal vertice Ppe, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha anche precisato di non ritenere che con la crisi economica mondiale in corso - che colpisce anche l'occupazione in Europa - sia molto opportuno prendere impegni stringenti sul clima. Meglio sarebbe rinviarli al termine della conferenza di Copenhagen alla fine del 2009.

"Se non riusciremo a ottenere quello che abbiamo chiesto con grande chiarezza dall'inizio siamo pronti al veto. Spero che non si debba arrivare a questo anche se sono molto perplesso sul fatto che questo sia il momento giusto. Prendere una decisione sul clima adesso non mi sembra che sia abbastanza opportuno", ha detto Berlusconi ai giornalisti.

Le aspettative del premier italiano sembrano gelate dal presidente francese e presidente di turno Ue, Nicolas Sarkozy, che ha invitato i leader europei a superare le proprie divergenze e a raggiungere un accordo sul pacchetto clima.

"L'Europa non ha altra scelta che raggiungere un accordo", ha detto Sarkozy arrivando al summit europeo.

La posizione della Francia è sostenuta anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che si è detta ottimista sulla possibilità di raggiungere una intesa che dovrà essere "senza condizioni".

CLIMA: ITALIA PROPONE DI RIMANDARE A VERTICE COPENHAGEN
"Mi risulta strano, da persona concreta, che, mentre tutti denunciano una crisi globale profonda che potrà portare a perdita di posti di lavoro in tutta Europa, si pensi a qualcosa che si poteva rimandare a Copenhagen. E' come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega. Mi tocca fare il cattivo e così divento il più anti europeista", aveva in precedenza detto fermandosi a conversare con un gruppo di giovani fan riuniti davanti alle sede dell'Accademia Reale dove si tiene la riunione del leader del Ppe a Bruxelles.

Berlusconi ha detto ai giovani di essere pronto a "fare il cattivo" con gli altri 26 leader dell'Unione ed ha mostrato di voler svelenire il clima, che si prospetta teso, con alcune battute. Ha infatti mostrato ai giovani di avere portato con sé un orologio -- "me l'hanno regalato" -- con il quadrante a stelle e strisce e la faccia del presidente eletto degli Usa Barack Obama: "Non lo indosserò; l'ho portato per fare due risate con i colleghi", ha detto il Cavaliere.

Mentre Berlusconi parlava, sono ancora al lavoro gli sherpa per trovare un accordo sul clima. Berlusconi non si è detto del tutto pessimista ed ai cronisti ha aggiunto: "Abbiamo lavorato per trovare delle soluzioni che non appesantiscano le imprese e l'economia. Dobbiamo ancora approfondire alcuni temi molto importanti che riguardano le nostre industrie della ceramica, per esempio, del vetro e altro ancora".

L'Italia teme un costo eccessivo per la sua industria e vuole che il pacchetto clima Ue sia reso meno stringente nei suoi obbiettivi che puntano a ridurre le emissioni di gas serra e aumentare il ricorso alle energie rinnovabili e l'efficienza energetica del 20% entro il 2020.

In particolare, assieme a Germania e Polonia, l'Italia insiste per concedere deroghe ad alcuni settori industriali che consumano molta energia e che rischiano la delocalizzazione degli impianti in caso di norme troppo stringenti.

Inoltre suggerisce una clausola di revisione del pacchetto alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul clima in Danimarca.

mercoledì, dicembre 10, 2008

ECOLOGIA - DEBOLEZZA DELL’ITALIA E DEL CAVALIERE

Certo il nostro Paese continua ad avere una grave deficienza sull’ecologia inizialmente per ragioni culturali ed ora per quelli politici ed economici. Tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi 30-35 anni dalla prima crisi del petrolio negli anni 70 hanno fatto ben poco per ridurre l’inquinamento. In questi anni però c’è stata una grande maturazione e crescita che però non trova riscontro nella politica.

In particolare i governi di centrodestra si sono dimostrati e tuttora si dimostrano assolutamente più insensibili al problema, anzi sono di fatto “contrari”.

In Europa, il governo Berlusconi si “oppone” chiedendo “flessibilità” sul pacchetto 20-20-20 su clima ed energia, l'ambizioso programma per ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 20% e contemporaneamente aumentare della stessa percentuale l'efficienza energetica e la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.

In Italia, come risposta alla crisi economica questo governo “cancella” la legge del bonus fiscale del 55% fatta dal precedente governo Prodi e addirittura farla valere retroattivamente, cosa anti-costituzionale, “penalizzando” tutti quei cittadini che hanno investito in efficienza energetica (in edilizia ed istallando pannelli solari e eolici etc…).

Dopo varie critiche lo stesso Tremonti “ammette” che la
retroattività va tolta. Ma la misura contraria "rimane" a tutto danno dei cittadini virtuosi e del Paese perché il nuovo mercato dell’energia delle fonti rinnovabili stava decollando creando molti posti di lavoro e come esito finale la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili di cui l’Italia ha assolutamente bisogno.

Allo stesso tempo il governo “ecologico” di Berlusconi “rivendica” come propria "politica ecologica" il ripristino delle centrali nucleari per recuperare un gap perso a causa di un referendum che li ha banditi 30 anni fa. Ma tutti sanno che le centrali nucleari non porteranno alcun beneficio né dal punto di vista ecologico, né economico. Porteranno solo più soldi e più potere alle grandi compagnie che i cittadini pagheranno tre volte: la prima con costi sempre maggiori dell’energia, la seconda con l’aumento dei rischi alla sicurezza sia per le persone e la terza per il territorio dove lo stoccaggio dei “rifiuti radioattivi” dovranno trovare posto.


ENERGIA, ALTERNATIVE POSSIBILI

Continuando così si continua a “perdere” ancora più posizioni, oggi siamo al 44° posto nel Climate Change perfomance index e di conseguenza oltre ad aggravare il livello d’inquinamento si aggrava pure la situazione economica, sprofondando ancora di più!
Raffaele B.

*** ULTIMISSIMA ***
NEWSITALIAPRESS
Clima: l'Europa non fa più sconti
Jose' Manuel Barroso: Non trovo giusto annacquare le ambizioni dell'Ue sul clima. Necessaria l'approvazione del Parlamento
10.12.2008 20:12:07

Bruxelles - Le richieste avanzate dall'Italia sulla revisione del pacchetto clima 20-20-20 sono state discusse in Commissione europea nella nottata di ieri. Dopo lunghe trattative i ministri Scajola e Frattini sono riusciti ad ottenere per l'Italia il raggiungimento di un accordo in sede di Commissione Europea sulla clausola di revisione e ristrutturazione del pacchetto clima entro il 2014, data in cui la Commissione Europea sarà chiamata a redigere un resoconto sullo stato di applicazione delle norme previste per i 27 paesi dal pacchetto 20-20-20. CONTINUA
.
REPUBBLICA
L'Italia e la riduzione della CO2
"Kyoto sempre più lontana"

Il nostro Paese si piazza al 44esimo posto su 57 nel Climate change performance index. Legambiente: "Disastroso"
10 dicembre 2008

ROMA - Gli obiettivi del Protocollo di Kyoto? Sono sempre più distanti per l'Italia. Il nostro Paese prende voti scarsi nella lotta al surriscaldamento globale e, quel che è peggio, la soglia della sufficienza si allontana di anno in anno. A dare un giudizio negativo sulla performance italiana in quanto a misure per la riduzione dei gas serra è il rapporto internazionale Climate change performance index del German Watch, che mette l'Italia al 44esimo posto nella classifica dei 57 Stati a maggiori emissioni di CO2, cioè quelli che producono il 90% dei gas serra a livello mondiale.
In caduta libera. Nello studio, che si sofferma sugli interventi positivi e strutturali di ogni singola nazione nel campo del riscaldamento, l'Italia si piazza nel gruppo di coda e perde terreno rispetto alla scorso anno, quando era 41esima. Davanti a noi, India e Brasile. Poco dopo, Paesi noti per essere "grandi inquinatori" come la Polonia e la Cina. E comunque rimaniamo ben lontani dal terzetto di punta delle prime in classifica: le virtuose Svezia, Germania e Francia. Nelle ultime posizioni ci sono invece Arabia Saudita, Canada e Usa.
"Disastroso". Così Legambiente, una delle associazioni ambientaliste che hanno collaborato alla stesura del rapporto, definisce il nostro piazzamento, "che rispecchia il cronico ritardo nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto".
Le cause. A determinare questa situazione hanno contribuito l'assenza di una strategia complessiva per abbattere le emissioni di CO2, una politica energetica che punta sull'aumento dell'uso del carbone - una fonte non pulita - e il deficit di trasporti a basse emissioni. Non solo: su di noi pesa la constatazione che nella Ue siamo uno degli Stati dove i gas serra sono cresciuti di più rispetto ai livelli del 1990 (+9,9%). E questo in barba al taglio del 6,5% imposto dal trattato internazionale.
Punti di forza a rischio. Legambiente osserva che a salvare l'Italia dagli ultimissimi posti della classifica sono state "le poche ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55% per l'efficienza energetica". Ironia della sorte, fa notare Legambiente, queste sono proprio le misure finite nel mirino del governo, "che dopo aver eliminato l'obbligo della certificazione energetica degli edifici, ha tagliato il 55%".
Prospettive future. Il rapporto del del German Watch ipotizza che il giudizio in futuro potrebbe persino peggiorare e non lesina sulle critiche al comportamento del nostro Paese nei negoziati in corso sul pacchetto energia e clima dell'Unione Europea. Insieme alla Polonia, infatti, l'Italia si merita il giudizio più negativo sul piano internazionale per i ripetuti tentativi di sabotare il pacchetto. Come dire, abbiamo incassato anche uno zero in condotta.

ALTRO VIDEO
TG24
Energia, sparisce la retroattività sul taglio degli sgravi
Il governo ci ripensa ma Tremonti avverte: "I crediti di imposta non sono e non possono essere un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come tali".
03 dicembre, 2008

Il Parlamento correggerà la "retroattività" della norma che limita il bonus fiscale del 55 per cento sugli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico, che in un primo momento era esteso a tutto il 2008. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in audizione alla Camera sul decreto anti-crisi, sottolineando però che "i crediti di imposta non possono essere un bancomat. Il credito d'imposta deve essere coperto altrimenti crea illusioni che deludono la gente".