Girano nel web vecchie notizie ancora attuali e che i maggiori media della TV e della stampa non riportano come dovuto. Per questo invito a vedere il video che una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a filmare a Ferrandelle, un area recintata e sotto sorveglianza militare dichiarata sito d’interesse strategico nazionale.Una grande discarica a cielo aperto nelle cui vicinanze si continua a coltivare e a produrre le famose mozzarelle che continuiamo a mangiare. Naturalmente è tutto “legalmente” ILLEGALE perché realizzato i con decretazioni speciali che “sospendono” le leggi vigenti in quell’area specifica come nelle peggiori dittature!
Il governo Berlusconi “risolve” il problema dei rifiuti a Napoli e Campania “violando” le stesse leggi dello Stato cui pretende di guidare semplicemente facendoli “spostare” in “segreto” in zone altrettanto pericolose per la salute di tutti ma INVISIBILI “ingannando” così tutti gli italiani.
Ora è il turno di Palermo guidata dalla destra e naturalmente non si fa gran chiasso come si fece allora a Napoli. E ancora emergenza a Palermo. Poi inchiesta sui rifiuti stoccati in siti sotto sequestro.
Raffaele B.
joiyce73
La monnezza scomparsa della Campania? E' finita nella discarica di Ferrandelle.
Una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a compiere un sopralluogo a Ferrandelle, una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Ecco le immagini e il servizio che documentano come i rifiuti scomparsi dalle città della Campania siano tenuti 'sotto sorveglianza' in una grande discarica a cielo aperto, in un'area completamente recintata. L'area, dichiarata sito di interesse strategico nazionale e strettamente vigilata, era stata confiscata al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Doveva diventare una fattoria, invece è stata requisita dal Commissario straordinario per i rifiuti. E ora ospita, secondo le stime di Legambiente, almeno un milione di metri cubi di rifiuti indifferenziati. di RAFFAELE SARDO.
Rifiuti senza fine
di Claudio Pappaianni
20 novembre 2008
Montagne di balle accatastate in una caserma. La discarica di Ferrandelle dove finisce di tutto. Euro 450 milioni già impegnati senza uscire dall'emergenza. Ecco la Campania sei mesi dopo Silvio
Sono stati in Bosnia, a Nassiriya, in Libano. Alcuni sono ancora in Afghanistan e in Kosovo. E c'è chi è rimasto in patria a montar di guardia alle discariche e chi quei rifiuti se li è ritrovati nel cortile della base. A Persano, all'interno dell'area militare che ospita tre caserme e duemila soldati, ogni giorno arrivano oltre trecento balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. Più o meno un decimo della monnezza della regione viene accumulata nella base dell'esercito. È questo il segreto che permette al governo Berlusconi di mantenere pulita Napoli, evitando che il sistema vada in tilt. Ma nonostante il ricorso a questa e ad altre soluzioni di emergenza, la situazione resta altamente precaria. Nella base di Persano una piazzola è già satura: contiene 9.103 balle, che ormai nessuno osa più chiamare 'eco'. Una seconda area di scarico, più grande, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti. "Ci hanno assicurato che saranno le prime a essere smaltite nell'inceneritore", dicono i soldati. Ma ci credono poco anche loro e il clima, fuori e dentro la caserma, è pessimo. Ogni giorno, in 12 della Brigata Garibaldi, mimetica e fez dei bersaglieri, si alternano in tre turni di guardia alla monnezza accatastata a ridosso di 42 case dove vivono le famiglie degli ufficiali.
L'imperativo è accelerare. A Chiaiano si lavora per approntare la discarica di Cupa del Cane. Non è più un fatto di immagine, un segnale di forza contro le proteste. Quello spazio da 700mila tonnellate a nord del capoluogo è ormai determinante. Avanti tutta, dunque. Nonostante gli imprevisti, come le 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici trovati sepolti proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni. La magistratura indaga e vuole fare chiarezza anche sui proprietari dei suoli: chi ha seppellito lì quei detriti pericolosi, chi lo ha permesso? I terreni espropriati sono in buona parte dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, potente associazione di culto, e per il resto di rappresentanti di una stessa famiglia della zona, i Carandente Tartaglia, quasi tutti impegnati nel settore dei rifiuti. Su tutto questo si innesta anche il giallo della gara d'appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni della camorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto.
L'allerta a Chiaiano resta massima: è l'unico sito presidiato 24 ore al giorno dall'Esercito e persino dai cani antisommossa. La gara se l'aggiudica una ditta di Avellino, la 'Pescatore', che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: "Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell'appalto", dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla 'Pescatore' sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all'ultimo minuto dà forfait: "La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia", dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome 'al grave contesto di Chiaiano' alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l'azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? "È un fatto curioso, credo senza precedenti", dichiara l'ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: "Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi". Alla fine, l'incarico è andato a un'azienda napoletana, la Ibi, che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l'offerta più costosa.