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venerdì, novembre 14, 2008

G8 GENOVA - L'ASSURDA SENTENZA DEL TRIBUNALE

La sentenza del tribunale di Genova è assurdamente incredibile perché mentre “riconosce” le responsabilità di 13 poliziotti e due soli dirigenti nel aver compiuto ripetutamente gravi reati di violenza contro persone inermi davanti ad altri poliziotti, non riconosce “nessuna colpa” ai loro "vertici" come fossero stati all’oscuro e/o non ne sapessero nulla!
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Quei due dirigenti Michelangelo Fournier che aveva definito quella notte di botte e violenza, tra il 21 e il 22 luglio del 2001, una "macelleria messicana" e l'ex capo del reparto Mobile di Roma, Vincenzo Canterini non ci stanno a fare da capri espiatori e sono decisi ad andare fino in fondo. Leggi Canterini: "Io capro espiatorio della Diaz".
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Ma purtroppo non ci saranno nemmeno questi “capri espiatori”, visto che le pene lievi per gli altri imputati non saranno scontate e nessuno sarà interdetto dai pubblici uffici. Inoltre la prescrizione incombe a marzo del 2009.
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Anche Amnesty International “denuncia” che per 7 anni le autorità non hanno voluto cercare la verità né mai istituita una commissione d’inchiesta, nulla che avesse permesso di identificare i responsabili dei pestaggi e delle false prove. Intanto si ricorre in appello e si richiede una improbabile commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sull’intera vicenda che il processo purtroppo non ha fatto!

La sentenza - Il fatto non sussiste

La sentenza è talmente parziale che non è stata di conseguenza "capace" di ricostruire una "verità giuridica" semplicemente perché quei giudici non hanno voluto considerare valide al 100% le numerose prove a carico sia in video sia fotografiche che testimoniali.

Le hanno però ritenute valide solo fino al punto di condannare quei "poliziotti" che hanno perpetrato direttamente le violenze come fossero degli "indisciplinati" che hanno violato le direttive dei loro dirigenti. Insomma nessun complotto ordito dai vertici ma atti di indisciplinatezza di alcuni.

Se così fosse stato, quei poliziotti avrebbero dovuto essere "rimossi" da tempo, invece hanno potuto continuare le loro carriere con il benestare dei loro "dirigenti" a cui hanno tanto "disubbidito" appunto!

Tutto questo è fuori da qualunque logica giuridica e risulta assolutamente monca e non credibile. Anzi la medesima sentenza lascia intravedere inaudite e inaccettabili coperture "politiche".

Non deve finire qui altrimenti si da il via "irresponsabile" ad un uso spregiudicato delle forze dell'ordine in funzione "antidemocratica" contro il dissenso, aprendo la strada alla dittatura di tipo argentino, dando così valenza di prova generale riuscita di fattibilità!
Raffaele B.

Inferno Bolzaneto: la verità di Nando Dalla Chiesa


AMNESTY INTERNATIONAL
G8: AMNESTY, PER 7 ANNI AUTORITA' NON HANNO VOLUTO CERCARE VERITÀ
(ASCA) - Roma, 14 nov - ''Occorrerebbe chiedersi se una sentenza diversa, nella quale fossero state accertate ulteriori responsabilità penali nella catena di comando, avrebbe potuto essere favorita da un diverso comportamento delle autorità italiane che mai, in questi sette anni, hanno voluto contribuire alla ricerca della verità e della giustizia''. Così, Amnesty International commenta in una nota la sentenza di primo grado sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto, ''quella emessa ieri sulle violenze nella scuola Diaz - scrive - conferma che qualcosa di grave accadde a Genova nel luglio di sette anni fa''. Ma ''in questi anni non abbiamo sentito una parola forte di condanna per il comportamento tenuto dalle forze dell'ordine nel luglio 2001, non c'e' stata una commissione d'inchiesta, non si e' risolto il problema dell'identificazione dei funzionari delle forze dell'ordine, non sono stati istituiti organi di monitoraggio indipendenti ne' meccanismi correttivi interni''.

''Davanti a questo quadro preoccupante - conclude Amnesty - pesano le condanne e pesano le assoluzioni''.
res-mpd/dnp/ss
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REPUBBLICA
Diaz, polemiche dopo la sentenza
Il Pdl esulta, la sinistra: "Vergogna"
Il Comitato verità e giustizia: "I condannati dovrebbero essere sospesi dal servizio"
Forza Nuova: "Vergognoso. Le istituzioni non devono più coprire i macellai"

13 novembre 2008

GENOVA - "E' morta la giustizia" continua a ripetere un ragazzo fuori dal tribunale di Genova dove da poco è stata emessa
la sentenza per quello che è stato definito "il massacro della Diaz". Una sentenza, come ovvio, destinata a dividere, con il centrodestra ad esultare e le vittime di quei giorni infuriate e deluse.
Per il governo il primo a parlare è il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano che sottolinea: "Le responsabilità penali sono individuali, non è stato ordito alcun complotto. La polizia di Stato merita la gratitudine di tutti". Insomma a fare quel macello sono stati Canterini, all'epoca capo del VII nucleo (la Celere, in sostanza) ed i suoi uomini ma senza altre responsabilità. Sulla stessa falsariga Pierferdinando Casini all'epoca dei fatti presidente della Camera per il centrodestra. "Al vertice della Polizia - dice Casini ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di Genova, i vertici delle forze dell'ordine si è rivelato per quello che era: un'autentica persecuzione".
Di tutt'altro tenore i commenti di quelli che alla Diaz stavano dalla parte di chi manganellate e insulti le ha prese. Luca Casarini parla di nuova amnistia. "In questo paese, si è fatta un'amnistia a senso unico su Genova - dice l'ex leader dei Disobbedienti - nei confronti di dirigenti della polizia e del potere politico. E invece ci si è accaniti sui capri espiatori che sono i manifestanti, condannati pesantemente dallo stesso tribunale". Secco Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione: "Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine". Per il Pdci si tratta di una "sentenza vergognosa". "Pagano sempre i sottoposti, mai i capi", ha detto Oliviero Diliberto.

"Nessuno degli imputati oggi è presente in aula. Era un loro dovere stare di fronte al tribunale ed alle parti civili", ha detto Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato verità e giustizia per Genova che è anche parte civile per i danni subiti dalla figlia, percossa nella scuola Diaz. "I poliziotti condannati dovrebbero essere sospesi dal servizio", ha aggiunto. "Le condanne per i fatti di Bolzaneto - ha proseguito Enrica Bartesaghi - ci sono state ma nessuno è stato sospeso compreso il medico della caserma che continua a fare il suo lavoro".
Parla di sentenza "vergognosa" anche il coordinatore nazionale di Forza Nuova Paolo Caratossidis. "Non ci resta altro che pensare che i vertici della polizia e dei servizi in Italia sono praticamente intoccabili", ha aggiunto Caratossidis. Pur essendo "una formazione politica lontana anni luce da coloro che furono vittime delle angherie degli agenti alla Diaz, - ha sottolineato - quello che è successo nella scuola non è stato in Italia un fatto isolato. Le istituzioni non devono più coprire i macellai".

mercoledì, novembre 12, 2008

G8 GENOVA – GRAVI RESPONSABILITÀ DELLA POLIZIA

Domani 13 novembre 2008 è attesa la sentenza contro alcuni poliziotti tra cui importanti dirigenti che si sarebbero resi responsabili di “mattanza” e di “tortura” alla scuola Diaz contro studenti italiani e stranieri a sera tarda. A giustificazione di questo assalto al dormitorio, tale era adibita la struttura, fu il ritrovamento di due bottiglie molotov come prova poi risultata essere “falsa” come i video della BBC dimostrano. Le molotov sembrano essere state messe li dai poliziotti medesimi proprio per costruirsi la giustificazione dell’intervento.

Una strategia analoga avvenne nel pomeriggio dello stesso giorno. Le forze dell’ordine, intervennero pesantemente contro i pacifici manifestanti dopo che la città di Genova venne devastata e messa a ferro e fuoco da gruppi cosiddetti “Black Block” estranei ai cortei ma che guarda un po’ “parlavano” e davano persino “ordini” ai poliziotti schierati che ubbidivano!
Raffaele B.

Genoa G8 secret police in action. Why?
Questo video titolato in inglese ma l'audio in italiano, testimonia chiaramente l'azione devastatrice dei "Black Block" senza alcun intervento della polizia. La polizia e i carabinieri sono invece intervenuti più tardi, dopo che i “Black Block” se ne erano andati, attaccando ingiustificatamente i pacifici manifestanti. I black block sono risultati "estranei" ai manifestanti, ma risultano invece collegati in modo inquietante con la polizia schierata a cui danno perfino “ordini” che vengono eseguiti! Infiltrati della polizia medesima? Che altro se no?

G8 Genova 2001- Testimonianza di una ragazza arrestata
Arianna Subri studentessa da Blu Notte - Misteri Italiani (RaiTre) il 20 luglio 2008
Il racconto è una denuncia di comportamenti violenti con espressioni volgari di agenti di polizia ai suoi danni e quelli di altri studenti. Picchiavano e minacciavano di violentare le donne continuamente per ore anche in presenza di poliziotte. Costretti a fare ciò che i poliziotti “ordinavano” loro di fare, in particolare il saluto romano ripetutamente. Un fatto inaudito ed inquietante per una democrazia.

ASCA
G8: DOMANI SENTENZA DIAZ, NUOVO FOTOGRAMMA DELL'UOMO DELLE MOLOTOV

(ASCA) - Roma, 12 nov - E' prevista per domani mattina a Genova la sentenza del collegio presieduto dal dottor Gabrio Barone sul pestaggio avvenuto nel luglio 2008 all'interno della scuola Diaz. A giudizio ci sono a vario titolo per falso, calunnia e lesioni i poliziotti coinvolti nell'irruzione in quello che all'epoca era il dormitorio del movimento riunito a Genova per manifestare contro il vertice G8. Alcuni importanti dirigenti di Polizia, tra cui Francesco Gratteri, Giovanni Luperi e Gilberto Calderozzi, sono accusati di essere stato coinvolti nella vicenda contribuendo alla falsificazione delle presunte armi trovate all'interno della scuola. In particolare i poliziotti presenti avrebbero arbitrariamente deciso di aggiungere al materiale ritrovato due bottiglie molotov. A quest'ultimo particolare e' dedicata l'ultima perizia consegnata questa mattina dal pm Francesco Cardona Albini e Enrico Zucca che hanno rintracciato su un
documentario della BBC un fotogramma in cui si distingue con chiarezza il volto di un dirigente della Digos di Napoli che avrebbe portato le due bottiglie all'interno della scuola. sar/mcc/alf

KATAWEB
G8, ecco la foto del poliziotto che portò le molotov dentro la Diaz
12 novembre 2008 alle 09:21

Ecco l´immagine-simbolo della notte dell'irruzione alla Diaz: un poliziotto in borghese che indossa un casco blu e porta all´interno l´istituto il sacchetto azzurro con le due molotov, la «regina» delle prove false. Si tratta del fantomatico ispettore della Digos di Napoli che introduce materialmente nella scuola le molotov della vergogna, una della prove fasulle con cui la Polizia di Stato avrebbe voluto "giustificare" le violenze e le manette ai 93 no-global. L'immagine è stata estrapolata da un filmato girato da un operatore Rai e depositato dalle parti civili il mese scorso e fa parte di un´inchiesta giornalistica della Bbc di prossima pubblicazione.
Leggi l'articolo di Massimo Calandri su REPUBBLICA.

Si riconoscono (
nelle 8 foto dalla BBC) il cortile della Diaz, le sagome dei funzionari di polizia che si allontanano. Sullo sfondo le finestre dell´istituto, le stanze illuminate. E a sinistra - piccolino, cerchiato di rosso - il profilo di un uomo sulla soglia dell´ingresso laterale. È di spalle, in borghese, indossa un casco protettivo. Nella mano sinistra stringe qualcosa. È il sacchetto azzurro delle molotov… CONTINUA

martedì, novembre 04, 2008

RIFORMA SCUOLA - IL VIDEO MANCANTE DELLE VIOLENZE

Su Youtube troviamo il video di TG1 che commenta i fatti di violenza a piazza Navona mandati in onda la sera prima da RAI3 nel programma di Federica Sciarelli "Chi l'ha visto?".
Questo video è l'antefatto degli scontri a piazza Navona fra studenti ed è il video mancante che "denuncia" con estrema evidenza che a "causare" gli scontri avvenuti poco dopo con i collettivi di sinistra furono proprio loro, i teppisti di destra del "Blocco studentesco" che colpiscono con inaudita violenza i giovani studenti dei licei mentre la polizia se ne sta in disparte! Questa è in sintesi l'azione provocatoria che aveva come scopo di "attirare" il collettivo di sinistra agli scontri per ritorsione ed i fascisti si erano preparati a questo facendosi passare per vittime e allo stesso tempo rovinare l'immagine della manifestazione!
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NEOFASCISTI ALL' ATTACCO DEL PROGRAMMA " CHI L'HA VISTO?"

Naturalmente a costoro non è piaciuta la denuncia in video di RAI3 e così come è tipico del loro costume hanno fatto una IRRUZIONE ALLA RAI nella notte di lunedì 3, intorno alle 0:40, circa trenta giovani, alcuni dei quali a volto coperto, hanno fatto irruzione negli studi Rai di via Teulada a Roma. Cercavano la redazione, gli autori e la conduttrice del programma. Pretesto, le immagini inedite sugli scontri in piazza Navona alle 11 della mattina del 29 ottobre scorso, trasmesse dal programma poco prima. Nella mattinata di martedì una serie di telefonate anonime di minacce hanno raggiunto la redazione. Il testo è stato trasmesso alle autorità inquirenti.

Irruzione di un gruppo di Destra nelle sedi Rai

Raffaele B.

domenica, novembre 02, 2008

CASO COSSIGA E LA SUA INQUIETANTE AMMISSIONE

A seguito delle ultime ed inquietanti dichiarazioni del emerito Presidente della Repubblica, è stata fatta una interrogazione alla Commissione Europea per “istigazione alla violenza” e proposto una commissione d’inchiesta parlamentare sull’uccisione della diciottenne radicale Giorgiana Masi (nella foto) avvenuta il 12 Maggio 1977 quando Cossiga era Ministro degli Interni.

Allora il Ministro negò in modo categorico che il proiettile che uccise la donna, militante radicale, potesse essere sparato dalla polizia nonostante alcuni riscontri oggettivi abbiano poi portato all'identificazione di un poliziotto che in borghese si era “infiltrato” nella manifestazione dei radicali per “fomentare” i disordini.

Alla luce delle sue recenti e spavalde
dichiarazioni che “ammettono” a distanza di più di trent’anni ciò che egli “negò” su quei tragici eventi davanti al Parlamento e al Paese, si pone un problema di una gravità inaudita che non potrà essere “ignorato”.

Forse il senatore a vita
Francesco Cossiga si sente sicuro della possibile prescrizione del reato, ma è comunque necessario fare luce su quel fatto e su tanti altri avvenuti durante il suo incarico. Per questo si dovrà istituire la Commissione d’inchiesta parlamentare altrimenti rimarrà un’ombra “pericolosa” che peserà gravemente sulle nostre istituzioni democratiche.

Per quanto riguarda la Commissione Europea essa dovrà decidere sull’accusa di “Istigazione alla violenza” per impedire il libero esercizio di manifestare pacificamente come consentito nei paesi democratici quindi “lesive” per la democrazia e dei diritti umani cui la UE è chiamata a presiedere.
Raffaele B.

MICROMEGA
“Istigazione alla violenza”. Ricorso all’Ue contro Cossiga
"Connessione strettissima con Piazza Navona"
31 ottobre 2008

Intervista a Giusto Catania, l'europarlamentare del Prc che ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea sulle
dichiarazioni "gravemente lesive della democrazia" fatte qualche giorno fa dall'ex ministro: "Le sue inquietanti parole sono un'evidente istigazione alla violenza dello stato nei confronti dei cittadini. Mi auguro che la Commissione europea prenda iniziative, perché c'è un rapporto simmetrico tra le parole di Cossiga e la violenza di Piazza Navona. Uno scenario inquietante, in cui sono a repentaglio la tutela della libertà d'espressione, i diritti fondamentali e i diritti umani dei cittadini italiani che stanno manifestando, in particolare degli studenti".

OSSERVATORIO SULLA LEGALITÀ
Dichiarazioni Cossiga : presentato pdl per Commissione inchiesta Masi
di Mauro W. Giannini
25 ottobre 2008

Dopo l'intervista al Quotidiano Nazionale in cui il presidente emerito Francesco Cossiga consigliava al Ministro degli Interni di gestire le manifestazioni e le occupazioni delle scuole infiltrando agenti provocatori che suscitino la violenza necessaria a
giustificare l'uso contro di loro della forza pubblica, alcuni parlamentari dell'opposizione hanno depositato un pdl per l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull'uccisione, il 12 maggio 1977, della diciottenne Giorgiana Masi.

La ragazza, militante radicale, fu uccisa da un colpo di pistola vagante, mentre altre persone furono ferite in modo grave, partecipava ad una manifestazione non violenta in occasione dell'anniversario della vittoria del referendum sul divorzio.

Francesco Cossiga, allora ministro degli Interni, negò recisamente che il proiettile vagante potesse essere stato sparato dalla Polizia, nonostante alcuni riscontri oggettivi abbiano poi portato all'identificazione di un poliziotto che in borghese si era infiltrato nella manifestazione per fomentare i disordini.

Nella recente intervista, Cossiga ha ammesso genericamente di aver usato tali metodi mentre era ministro.

Il ddl per l'istituzione della commissione d'inchiesta e' stato proposto alla Camera da Maurizio Turco (PD-radicali) ed al Senato da Donatella Poretti e Marco Perduca (PD-radicali), Felice Casson e Gianrico Carofiglio (PD).

sabato, novembre 01, 2008

RIFORMA SCUOLA – VERITÀ VOLUTAMENTE MONCA DEL GOVERNO

Questi due articoli “denunciano” con molte foto in cui si vedono chiaramente gli elementi “fascisti” all’opera, armati di cinghia, prima di essere a loro volta “attaccati” dai gruppi della sinistra studentesca dei centri sociali “accorsi” per “cacciarli”.

Durante questi pestaggi, poco prima degli scontri finali, la polizia, stranamente non intervenne per difendere gli studenti e così alcuni di loro chiesero “aiuto” per telefono e poco dopo arrivò il gruppo antagonista per cacciare i fascisti. Leggi la lettera di uno studente del liceo Tasso che il 29/10/08 si trovava a manifestare a piazza Navona con il titolo:
Perché lo Stato non mi ha difeso?

Il rapporto del governo è volutamente “monco” perché manca della parte precedente di cui però non sembra ci siano i filmati, anche se ci sono
foto e numerose testimonianze.

Addirittura in quest’altro filmato si sente chiaramente uno dei poliziotti che chiama per nome uno dei fascisti
Scontri a piazza Navona-Altre immagini. Un fatto questo “inquietante” che rafforza il sospetto di effettive “infiltrazioni” della polizia nel gruppo armato, checché se ne dica!

Insomma è ormai evidente che c’è stata una “regia” degli eventi di una strategia classica della “provocazione” per “spingere” la parte più “radicale” del movimento a “rispondere” agli attacchi dei fascisti per addossargli tutta la “responsabilità” degli scontri ed allo stesso tempo avvalorare l’idea del governo che la protesta degli studenti è violenta, minoritaria e quindi ingiusta!

Per questo è indispensabile che ci sia una inchiesta della magistratura per ristabilire la completa verità su questi fatti anche per salvaguardare la democrazia e quindi la libertà di tutti. Allo stesso tempo è necessario che il movimento degli studenti “bandisca” ogni forma di “violenza” per evitare in futuro queste “provocazioni” il cui solo scopo è quello di far defluire la protesta per sconfiggerla!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Scontri di Piazza Navona
la verità monca del governo

31 ottobre 2008
Una serie di immagini dimostrano che prima i giovani di estrema destra
picchiano a sprangate alcuni studenti medi senza che nessuno intervenga
di ANDREA DI NICOLA
ROMA - Uno scontro, anzi un assalto dei centri sociali contro i ragazzi pacifici di Blocco studentesco. La verità costruita dalla polizia e confezionata dal governo è bell'e pronta per andare in onda su Tg e televisioni. Tutto vero: gli universitari sono entrati in piazza Navona ed hanno affrontato i neofascisti di Blocco studentesco. Tutto vero, ma solo una parte della verità. Una parte perché non dice cosa è successo in quella piazza romana prima dello scontro. Non dice insomma, come ricostruito da
un ragazzo che ha scritto a Repubblica e come testimoniato da decine di foto che, prima dell'azione degli universitari, un camioncino pieno di mazzieri aveva aggredito a cinghiate e a sprangate gruppi di quindicenni che fino a quel momento avevano giocosamente, accompagnati dai loro professori, contestato il decreto Gelmini.
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Dal famigerato pulmino bianco sono scesi studenti, molti evidentemente fuoricorso, che a botte e calci si sono posizionati nel cuore dell'assembramento di ragazzini delle medie superiori spargendo violenza e terrore allo scopo di connotare a destra la protesta studentesca. Solo a questo punto intervengono gli universitari chiamati dai più giovani per cercare una difesa che la polizia non ha saputo offrire. Dal corteo della Sapienza arriva un gruppone, a mani nude tanto che per attaccare usano i tavolini e le sedie dei bar che trovano in piazza e inizia il confronto con i neofascisti.

Per motivi oscuri le forze dell'ordine si accorgono solo di questa seconda fase della prima, dell'attacco ai liceali da parte di Blocco studentesco non si accorgono. I funzionari di polizia, che pure non erano distanti da dove avveniva il macello dei diritti, dicono di non essersene accorti e non ne fanno cenno nelle loro ricostruzioni. Tanto meno ne fa cenno in Parlamento il sottosegretario Nitto Palma vendendo al Parlamento e al Paese una verità monca che però le tecnologie smontano nel giro di poche ore. Le foto parlano chiaro e, a meno che questo non sia un Paese di maestri di Photoshop, ci dicono che quella del governo e della questura è una verità monca. Quasi una menzogna.

LA7
Scuola:le cinghiate del Blocco prima della rissa, foto su Flickr
Roma, 31 ott
. (Apcom) - Una quindicina di giovani di destra in Piazza Navona mercoledì scorso, prima che il decreto Gelmini diventasse legge e prima della rissa con i ragazzi di sinistra: tra di loro si riconoscono alcuni elementi del Blocco studentesco, in seguito fermati dalla polizia per gli scontri. Occhi torvi, denti che digrignano, in mano delle cinte di cuoio. Alla fine della sequenza per terra c'è un ragazzo, in stato di semi-incoscienza, soccorso da altri. Dopo le polemiche seguite all'intervento di Nitto Palma di questa mattina alla Camera, dove il sottosegretario all'Interno ha spiegato che gli scontri più duri avvenuti due giorni fa a Roma sono stati avviati dai collettivi universitari e della sinistra antagonista, una serie di fotografie pubblicate on-line sul
sito di condivisione Flickr riaccende la disputa su come siano andate davvero le cose.

Le fotografie - postate da drugo008, certo non vicino alla destra visto il suo blog pieno di bandiere rosse - vorrebbero testimoniare che i primi ad aggredire sarebbero stati i ragazzi del Blocco: "I 'Bloccati' - scrive - non sono 'in linea' (o in posa?) con le spranghe in mano (hanno solo le cinghie, prego notare il ragazzo in primo piano con il cappuccio nero), non sono sul lato della piazza in cui sono stati fotografati da tutte le agenzie di stampa", si legge nelle didascalie, "al centro, sotto i piedi e le cinghie dei 'Bloccati' c'è un ragazzo: 20 contro 1".

Quella mattina diversi studenti avevano effettivamente denunciato di aver visto studenti di destra picchiare altri giovani in piazza. Gli eventi precedono la rissa che si è poi scatenata: in una foto si intravede in fondo alla piazza l'arredo esterno del bar, ancora intatto, che poi sarà distrutto dalla furia dei giovani.
Fonte: Apcom

giovedì, ottobre 30, 2008

RIFORMA SCUOLA – L’AGENTE PROVOCATORE E IL VIDEO SCOMPARSO

Aggiornamento!
Ecco il video grazie a L'Unità che lo pubblica sul suo sito con il titolo: Youtube sospetta, un infiltrato negli scontri a piazza Navona .
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Il post su Youtube è stato rimosso, però, quasi subito, è riapparso poco dopo, postato da altri utenti. A dimostrazione di come sia difficile "cancellare" qualcosa dal web...CONTINUA
.......parte precedente............................
Purtroppo apprendiamo che questo video Scontri Piazza Navona:MANIFESTAZIONE ROMA 29 OTTOBRE: COME COSSIGA INSEGNA è stato "rimosso" da Youtube con la dicitura “rimosso dall’utente”.

Nella foto il collegamento del video su Youtube a dimostrazione che c’era!
Era un video di “denuncia” palese e il personaggio è un giovane con una maglietta blu con strisce bianche con il telefonino, visibile tra i violenti anche in questo altro video Scuola, scontri in piazza Navona di Repubblica.
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Nel video "rimosso" è ripreso molto bene in atteggiamenti inequivocabili che rileva familiarità con i poliziotti.
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La polizia poi si vede chiaramente che difende i provocatori attorno al camion pieno di spranghe che non sarebbe potuto entrare in area pedonale di piazza Navona senza il consenso della polizia stessa.
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Se ne deduce con certezza che è uno di loro “infiltrato” fra i provocatori per far degenerare la piazza e consentire così l’intervento della polizia contro gli studenti.
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Se il video fosse caduto nelle mani di un magistrato avrebbe per legge dovuto procedere all’arresto e al procedimento penale contro costui chiaramente riconoscibile. Vedi nella foto dedotta dal video suddetto.
Raffaele B.

RIFORMA SCUOLA - AGENTI PROVOCATORI CONTRO GLI STUDENTI

Come volevasi dimostrare, è avvenuto ciò che si poteva temere, specialmente a seguito di quanto dichiarato a più riprese da Cossiga (ex-Presidente della Repubblica negli anni di piombo). Vedi su Youtube: Cossiga: "Massacrare i manifestanti senza pietà!" e Cossiga il P2ista. Consigli per l'ORDINE.
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In questo video invece: Scontri Piazza Navona:MANIFESTAZIONE ROMA 29 OTTOBRE: COME COSSIGA INSEGNA viene evidenziato un personaggio tra i gruppi che hanno provocato le violenze e che poi si vede chiaramente essere un uomo della polizia medesima! Vedere per credere! Serve un’inchiesta per accertarne l’identificazione.
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I poliziotti a piazza Navona hanno permesso ai “violenti” del cosiddetto “blocco studentesco” di provocare la piazza per poter “intervenire” contro gli studenti che manifestavano pacificamente.
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La polizia ha consentito per questo ai “provocatori” di passare con il camion cariche di spranghe e difesi consentendo loro di passare in mezzo alle file dei poliziotti per potersi radunare con il resto del gruppo. Costoro hanno tentato di “appropriarsi” della manifestazione dei primi ignari studenti raccolti nella piazza al solo scopo di “provocare” il grosso del movimento che è poco dopo arrivato.

C’è stato all’inizio un tentativo di calmare gli animi ma poi sono naturalmente “scoppiati” gli incidenti. Era quello che si voleva. I violenti del “blocco studentesco” non hanno nulla di “studentesco” ma tanto di “blocco” e non c’entrano affatto con gli studenti che manifestano in questi giorni contro la riforma Gelmini.

È stato quindi messo in atto la strategia della provocazione teorizzato da Cossiga già ampiamente sperimentato negli anni di piombo e più recentemente con le violenze al G8 di Genova.
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Il giornalista Curto Maltese riporta in modo dettagliato i fatti avvenuti nella piazza ed in particolare il vergognoso e colpevole comportamento della polizia che se non fosse per le numerose testimonianze e filmati di cui internet è piena, non si saprebbe, avvalorando l’idea propagandata da Berlusconi che gli studenti e i loro insegnanti sono solo “facinorosi” che meritano questo trattamento.

Mi auguro che gli studenti stiano “attenti” d’ora in poi ed “evitare” di farsi infiltrare da “provocatori” disposti a tutto, organizzando un loro “servizio d’ordine”, mantenendo il carattere “pacifico” delle loro manifestazioni e anche alleandosi con il sindacato confederale dei lavoratori della scuola che su queste cose ha una “esperienza” secolare!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE (30 ottobre 2008)

AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

venerdì, luglio 04, 2008

G8 GENOVA – LE PROVE DELLA VERGOGNA NASCOSTA

La magistratura inquirente nella persona del pm Francesco Cardona Albini, dopo lunghe indagini con acquisizioni di notevole materiale video ed audio, ha messo insieme una mole di prove che inchioderebbero gli imputati (tra poliziotti e loro dirigenti) a responsabilità gravissime sul MASSACRO alla Diaz di Genova.

Le indagini smentiscono clamorosamente tutte le dichiarazioni della polizia che giustificò l’assalto ai NO-GLOBAL che invece dormivano all’interno della scuola Diaz. In aggiunta il magistrato ha incontrato numerosi ostacoli e collaborazione nulla da parte della polizia.

In tutti questi anni si fece di tutto per impedire che la GIUSTIZIA facesse il suo corso e ci furono perfino coperture politiche vergognose tese a “PROTEGGERE” coloro che all’interno del corpo si fossero macchiati di gravi reati di violenza inaudita con la classica scusa che non si potevano processare i poliziotti che nel fare il loro “dovere” nel contrastare i violenti NO-GLOBAL ne avessero maltrattati alcuni e che avessero addirittura “PIAZZATO FALSE PROVE” per giustificare l’irruzione alla scuola.

È stato fatto di tutto perché la VERITÀ dei fatti non venisse fuori eppure a distanza di 7 anni, con lentezza ma allo stesso tempo con grande tenacia, il pm Francesco Cardona Albini arriva a pronunciare ACCUSE così gravi nei confronti di 29 poliziotti tra dirigenti e funzionari che sono INIMMAGINABILI per un PAESE civile e democratico.

Nel frattempo queste persone hanno goduto di una “IMPUNITÀ” vergognosa al punto che oggi occupano posti importanti nelle istituzioni ed alcuni di loro hanno fatto perfino carriera.

Non ci resta che attendere ora il PROCESSO perché sia accertata finalmente tutta la verità dei fatti del G8 di Genova e le giuste condanne per tutti i responsabili che hanno commesso il massacro e di coloro che potevano ma non hanno fatto nulla per impedirlo.

C’è un solo pericolo all’orizzonte: la legge BLOCCA-PROCESSI che il governo vuole approvare per salvare Berlusconi. Se venisse approvata in tempo farebbe SALTARE il processo di UN ANNO allungando ulteriormente i tempi per l’accertamento della verità e quelli della vergognosa impunità degli imputati.
Raffaele B.

ANSA
G8, "ALLA DIAZ E' STATO UN MASSACRO"
di Paola Mattarana
2008-07-04 20:25

GENOVA - Manganelli Tonfa impugnati al contrario per picchiare più forte, calci, pugni e capigliature tagliate esibite come trofei, mobilia e sedie spaccate addosso: è il quadro del "massacro" della polizia sui no global nella scuola Diaz, durante il G8, dipinto oggi dal pm Francesco Cardona Albini nel corso della requisitoria. Nel processo sono imputati 29 poliziotti tra alti dirigenti, funzionari e capisquadra e 98 sono le parti lese. Le accuse sono a vario titolo violenza privata, lesioni gravi, abuso d'ufficio falso, calunnia, porto abusivo di armi da guerra. Al "massacro" - secondo il pm - assistevano indifferenti, come hanno evidenziato testimonianze e filmati, dirigenti e funzionari di polizia in borghese che stavano a guardare o giravano la testa dall'altra parte. "Il primo poliziotto ad entrare nella scuola - ha ricostruito il pm - è stato un agente del I Reparto Mobile di Roma, ai comandi di Vincenzo Canterini, seguito da altri colleghi anche in borghese". "Dentro la palestra - ha proseguito - c'erano cittadini turchi, statunitensi e 11 spagnoli, dentro ai sacchi a pelo per dormire. Alla vista dei poliziotti si misero in ginocchio invocando la non violenza. Come risposta sono stati colpiti con sedie e mobilia e poi presi a manganellate". "In pochi minuti - ha sottolineato il pm - la scena si trasformò in un feroce pestaggio da parte dei poliziotti travisati da caschi e da bandane".
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Anche il pentimento tardivo di Michelangelo Fournier, vice di Canterini, che in una dichiarazione spontanea definì l'irruzione una "macelleria messicana" non ha convinto il pm. "Se Fournier - si è chiesto il pm - è stato con i suoi uomini tra i primi ad entrare come si conciliano le gravi lesioni subite dagli occupanti?. Anche in questa occasione - ha detto - Fournier non ha voluto coinvolgere il proprio reparto e se stesso, parlando solo di altri colleghi che avrebbero picchiato a sangue i no global". Solo ad un certo punto Fournier, secondo alcune dichiarazioni rese dai testi, gridò "Basta, basta". Il pm ha smantellato la tesi della presunta resistenza opposta dai no global: con dichiarazioni di testi e filmati è stato smentito il lancio di bottiglie e oggetti vari che sarebbe avvenuto prima e dopo l'irruzione.
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"Il bilancio di 79 feriti nella scuola, di altri fuori dell'edificio, il 'martirio' di Mark Covell (il giornalista free lance inglese massacrato di botte) e soprattutto il terrore degli occupanti, molti dei quali non poterono trattenere i loro sfinteri, non sembra congruo - ha detto il pm - neppure se ci fosse stata resistenza". "Non c'é stato da parte della polizia alcun 'assalto al castello' asserragliato da occupanti - ha aggiunto - ma solo un' irruzione a freddo, decisa a tavolino". Cardona Albini ha anche confutato le dichiarazioni rese il 3 agosto 2001 dal prefetto Arnaldo La Barbera (morto durante le indagini preliminari),a sua volta indagato, il quale sostenne di essersi messo il casco per ripararsi dal lancio di pietre e oggetti gettati dalle finestre della scuola. "Da filmati in nostro possesso si vede La Barbera davanti alla scuola senza casco e nessun lancio di oggetti". Davanti alla scuola erano inoltre presenti Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all' epoca rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell' Ucigos, a loro volta imputati nel processo, oggi ai vertici dell' Antiterrorismo e dei servizi segreti. Il pm ha ribadito, come già detto ieri dal collega Enrico Zucca, di aver trovato molta difficoltà in queste indagini, se non dei veri e propri "ostacoli" a causa dell'omertà degli imputati e della polizia che non ha reso noto neppure i nomi di chi partecipò all'irruzione.
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"Ad oggi - ha concluso il pm - non sappiamo neppure in quanti vi parteciparono". La requisitoria, che si concluderà il 10 con le richieste di condanna, ha suscitato anche oggi commenti politici. L'on. Giovanna Melandri (Pd), Ermete Realacci (Pd) e Paolo Cento (Verdi) hanno ribadito che la pagina della Diaz è una ferita ancora da sanare con l'accertamento delle responsabilità e una pagina vergognosa della nostra Repubblica.

giovedì, novembre 01, 2007

G8 - COMMISSIONE D'INCHIESTA E LA VERITÀ SU GENOVA

DOPO LA BOCCIATURA DA PARTE DI DI PIETRO E MASTELLA SULLA ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA (CURIOSO, I DUE NON SI PARLANO NEMMENO), PRODI È DECISO AD ANDARE AVANTI FINO IN FONDO E RIPROPORLA ALLE CAMERE PERCHÈ È PREVISTO NEL PROGRAMMA DI GOVERNO SOTTOSCRITTO DA TUTTI GLI ALLEATI, ANCHE DA LORO!

MENTRE LA ROSA NEL PUGNO ERA “ASSENTE”, I DUE MINISTRI HANNO VOTATO INSIEME ALLA CDL E QUINDI “CONTRO” LA COMMISSIONE PERCHÈ, DICONO, NON VOGLIONO METTERE ULTERIORMENTE SOTTO INCHIESTA LA POLIZIA CHE INVECE HA DOVUTO FAR FRONTE AI DISORDINI DI QUEI GIORNI ED ANCHE PERCHÈ SONO GIÀ IN CORSO DEI PROCESSI CONTRO POLIZIOTTI A TUTTI I LIVELLI E LA MAGISTRATURA QUINDI ACCERTERÀ LE LORO RESPONSABILITÀ.

ORA È CHIARO CHE NON È COSÌ PERCHÈ LO SCOPO DELLA COMMISSIONE È QUELLO DI ACCERTARE RESPONSABILITÀ POLITICHE MENTRE LA MAGISTRATURA QUELLE PENALI CHE SONO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PERSONALI. QUESTO DI PIETRO CHE È STATO MAGISTRATO E MASTELLA MINISTRO DELLA GIUSTIZIA NON POTEVANO NON SAPERLO DATE LE LORO COMPETENZE IN MATERIA!

NON SI PUÒ A PRIORI ESCLUDERE UN SETTORE (QUELLO DELLA POLIZIA) DALL'INCHIESTA PER ACCERTARE TUTTA LA VERITÀ DEI FATTI ACCADUTI. LA COMMISSIONE DEVE POTER INVESTIGARE IN TUTTE LE DIREZIONI PER ACCERTARE LA VERITÀ ALTRIMENTI NON SARÀ POSSIBILE E ALLA FINE SARANNO, NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI "CONDANNATI" SOLO QUEI POLIZIOTTI E QUEI CIVILI CHE HANNO COMMESSO DEI "REATI" E BASTA.

VI SONO MOLTE E CIRCOSTANZIATE DENUNCE E FATTI ACCERTATI CON I MEDIA E TESTIMONIANZE PERFINO DI POLIZIOTTI DI "COINVOLGIMENTI" DI "POLITICI" ALL'INTERNO DEI CENTRI OPERATIVI DURANTE GLI AVVENIMENTI, FATTO ANOMALO IN UNO STATO DEMOCRATICO. MAI ACCADUTO PRIMA AD ECCEZIONE DEL PERIODO "FASCISTA".

VI SONO INSOMMA DELLE RESPONSABILITÀ "POLITICHE" CHE DEVONO ESSERE "ACCERTATE" E CHE POTREBBERO AVERE "DEVIATO" IL COMPORTAMENTO DELLA POLIZIA CON QUELLE NOTE CONSEGUENZE

LA COMMISSIONE SERVIREBBE A FARE “PIENA LUCE” SU TUTTE QUELLE OMBRE CHE STANNO "OFFUSCANDO" L'IMMAGINE DELLA POLIZIA ACCERTANDO EVENTUALI "INTERFERENZE" DI POLITICI CHE NE HANNO "ALTERATO" “ILLEGALMENTE” LA LINEA DI COMANDO FINO A PRODURRE QUELLA GRANDE "CONFUSIONE" CHE STAREBBE ALLA BASE DELLE VIOLAZIONI DI LEGGE DI DIVERSI POLIZIOTTI E QUESTORI CHE SONO OGGI SOTTO PROCESSO.

SI POTREBBE FARE COSÌ LA NECESSARIA “PULIZIA” PER RESTITUIRE SIA ALLA POLIZIA MEDESIMA CHE AL PAESE TUTTO QUELLA IMMAGINE DI “DEMOCRAZIA” E DI CIVILTÀ AL MOMENTO "COMPROMESSI" SIA ALL'INTERNO CHE ALL'ESTERO. ANCHE PER EVITARE CHE SIMILI FENOMENI ABBIANO A RIPETERSI IN ALTRI MOMENTI DIFFICILI.
Raffaele B.

LASTAMPA
G8, Prodi blinda la commissione
Il premier: «E' nel programma,vogliamo la verità su Gonova»
31/10/2007 (20:54)

ROMA
«La commissione d’inchiesta sul G8 di Genova è un impegno preso con il programma del governo che non intendiamo disattendere. La ricerca della verità deve continuare». Il premier Romano Prodi, il giorno dopo la bocciatura nella commissione Affari Costituzionali della Camera della pdl per istituire la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova, fa sentire la sua voce e ’bacchettà gli alleati ’disobbedientì: l’Idv e l’Udeur, che hanno votato contro il provvedimento insieme alla Cdl, e la Rosa nel Pugno che era assente.

Anche il segretario del Pd Walter Veltroni prende posizione scrivendo una lunga lettera al sindaco di Genova Marta Vincenzi nella quale afferma che della commissione d’inchiesta «Genova non può fare a meno». La scuola Diaz, la Caserma di Bolzaneto, Piazza Alimonda e Carlo Giuliani, aggiunge, sono ferite che «non si sono ancora rimarginate», per le quali «non c’è che una cura: l’accertamento della verità, di tutta la verità su quanto accadde in quei giorni».

E questo, incalza il capogruppo dell’Ulivo alla Camera Dario Franceschini, può avvenire solo con una commissione d’inchiesta la cui proposta di legge istitutrice verrà comunque portata in Aula, nonostante la bocciatura di ieri. Perchè anche il capo della polizia Antonio Manganelli, ricorda il sindaco di Roma, disse proprio al «giornale di Genova di non avere timori, ma di auspicare anzi l’accertamento» della verità. Anche il Prc e il Pdci, che avevano chiesto l’intervento di Prodi, fanno sapere di essere pronti a chiedere alla prossima conferenza dei capigruppo di Montecitorio che la proposta di legge venga inserita all’ordine del giorno dei lavori dell’Aula.

La Cdl insorge e protesta contro quella che definisce «una forzatura». L’Udc si appella al presidente della commissione Affari Costituzionali Luciano Violante affinchè archivi il testo bocciato, mentre FI chiede a gran voce che si faccia una commissione «equilibrata» che indaghi cioè soprattutto sui manifestanti. Una richiesta pressochè analoga a quella dell’Idv e dell’Udeur. Antonio Di Pietro infatti vuole «una commissione che non sia di parte», mentre il capogruppo del Campanile Mauro Fabris dà la disponibilità dei deputati Udeur a votare un «testo rivisto» con una commissione che non indaghi «solo sulle forze dell’ordine». Clemente Mastella però insiste sul ’nò al testo affermando che «il programma non è certo la bibbia e che può essere cambiato».

Le rassicurazioni del premier, di Veltroni e anche di Massimo D’Alema sul fatto che la pdl arriverà comunque in Aula sembrano rasserenare la sinistra radicale, soprattutto al Senato dove il governo è a ’rischio-Finanziarià. La senatrice del Prc Heidi Giuliani, che aveva minacciato di dimettersi per protesta, definisce «rassicuranti» le loro parole. E proprio di lei si era parlato, secondo quanto si è appreso, nell’incontro di oggi tra il segretario del Prc Franco Giordano e Walter Veltroni. Alla Camera però Francesco Caruso (Prc) conferma la sua intenzione di aderire alla manifestazione del 17 novembre a Genova «contro il tentativo di criminalizzare i movimenti». Oggi intanto, mentre si arroventano le polemiche tra i poli, la Corte d’Assise di Cosenza acquisisce intercettazioni telefoniche e ambientali relative ai G8 di Genova e Napoli; e l’ex carabiniere Mario Placanica, accusato di aver ucciso Carlo Giuliani, annuncia una nuova perizia balistica che potrebbe dimostrare come non siano stati suoi i colpi che hanno tolto la vita al giovane manifestante.

giovedì, giugno 21, 2007

G8 GENOVA - INDAGATO IL CAPO DELLA POLIZIA

COSI COME FECE PER IL GEN. SPECIALE, LA CDL FA QUADRATO A DIFESA DEL CAPO DELLA POLIZIA GIANNI DE GENNARO "CONTRO" IL PRESUNTO COMPORTAMENTO DEL GOVERNO PRODI CHE HA ANNUNCIATO ALLA CAMERA LA SUA “SOSTITUZIONE” ALLA SCADENZA DEL MANDATO DI 7 ANNI (DI FATTO GIÀ SCADUTO LO SCORSO 26 MAGGIO).

A SEGUITO DELLA SUA ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DA PARTE DELLA PROCURA DI GENOVA PER UN IPOTESI DI REATO DI “ISTIGAZIONE ALLA FALSA TESTIMONIANZA”, VI È UN CERTO IMBARAZZO SIA DA PARTE DELLA CDL PER LA SUA DIFESA CHE DAL GOVERNO PRODI.

IL CAPO DELLA POLIZIA AVREBBE “ISTIGATO ALLA FALSA TESTIMONIANZA” PER "DEPISTARE" L'ACCERTAMENTO DELLA VERITÀ ALLE INDAGINI SVOLTE ALLORA E SOPRATUTTO PER COPRIRE ALTRE RESPONSABILITÀ.

DOPO LA STRENUA DIFESA LA CDL ORA OSSERVA SUL CASO UN SILENZIO ASSORDANTE.

IL GOVERNO PRODI INVECE SI "DIMOSTRA" FIN TROPPO "INDULGENTE" NEL NON AVERLO GIÀ RIMOSSO IN FRETTA PER IL MANDATO GIÀ SCADUTO E PER ESSERE ORA INDAGATO PER I GRAVI FATTI DI GENOVA.

INOLTRE NESSUN CAPO DELLA POLIZIA RESTA IN CARICA PIÙ DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (7 ANNI).

LA QUESTIONE CHE STA VENENDO FUORI È CHE IL "COMPORTAMENTO" DELLA POLIZIA E DEI CARABINIERI NON È STATO AFFATTO "LIMPIDO" PER STESSA AMMISSONE DEL CAPO DELLA POLIZIA.

SI È QUINDI DI FRONTE AD UNA SITUAZIONE DI QUESTO TIPO:
O DE GENNARO HA UNA RESPONSABILITÀ DIRETTA SU QUEL "COMPORTAMENTO" OPPURE NON È STATO CAPACE DI "CONTROLLARLO".

NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI È STATO "INCAPACE" ED ANCHE “RETICENTE” PERCHÈ ALLORA NON DENUNCIÒ NESSUNA "INTERFERENZA" CON IL SUO UFFICIO.

È AUSPICABILE L'ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA AL PIÙ PRESTO PER ACCERTARE TUTTA LA VERITÀ E TUTTE LE RESPONSABILITÀ ANCHE “POLITICHE” DI QUEGLI AVVENIMENTI.
Raffaele B.

ILMESSAGGERO
Il capo della Polizia indagato per il G8 di Genova:
"istigazione alla falsa testimonianza"
Prodi: «De Gennaro lascia a fine mandato, il successore scelto consultando l'opposizione»

ROMA (20 giugno) - Il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Genova nell'ambito dell'inchiesta sul G8. Secondo fonti ufficiose ma autorevoli, l'iscrizione, alcuni giorni fa, sarebbe stata fatta con l'ipotesi di reato di istigazione alla falsa testimonianza. La situazione intorno ai fatti di Genova si era accesa una settimana fa dopo la deposizione in aula, del vicequestore Michelangelo Fournier intorno ai fatti accaduti all'interno della scuola Diaz, proprio in occasione del G8 tenutosi nel 2000 a Genova. L'iscrizione del prefetto De Gennaro nel registro degli indagati sarebbe di poco precedente o immediatamente successiva alla deposizione di Fournier.

Nel pomeriggio, durante il question time alla Camera, Romano Prodi ha reso noto che Gianni De Gennaro, sarà sostituito al termine del suo settimo anno di mandato. Prodi ha parlato di atto "concordemente convenuto". Gianni De Gennaro è stato nominato capo della polizia il 26 maggio del 2000 dal presidente del consiglio Giuliano Amato, come successore del prefetto Fernando Masone. Prodi, che ha ribadito all'attuale capo della Polizia completa e totale fiducia, ha anche aggiunto che il successore di De Gennaro sarà scelto dopo ampia consultazione con l'opposizione.

Queste le parole testuali di Prodi: «Quanto alla durata del suo mandato lo stesso dottor De Gennaro lo aveva messo a disposizione contemporaneamente alla nascita del mio governo e quando fece questo, in risposta alla conferma della nostra fiducia, il dottor De Gennaro aveva convenuto che alla scadenza del settimo anno di incarico sarebbe maturato il momento del suo avvicendamento. Così sarà senza polemiche, in completo accordo fra il governo e il capo della Polizia, nel solo interesse del Paese».

Pier Ferdinando Casini si dice «sconcertato» e ricorda «la campagna di discredito subita dalla Polizia di Stato ad opera di chi in quest'Aula propone continuamente una commissione d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, da chi è avaro di solidarietà verso chi opera ogni giorno a tutela della sicurezza dei cittadini, da chi destabilizza alcune istituzioni del nostro Paese con continui ricatti, dicendo ai quattro venti che esse vanno rimosse». Casini afferma che, durante la risposta di Prodi, stava per esprimere «solidarietà» al presidente del Consiglio che confermava «piena fiducia a De Gennaro. Improvvisamente scopriamo che lei ci è venuto a dire che sarà sostituito il capo della Polizia. E' un ulteriore atto di arroganza che deve essere stigmatizzato da tutti i deputati».

Controreplicando a Casini, Romano Prodi ha ricordato che «i sette anni di De Gennaro sono già scaduti, ma noi non abbiamo proceduto alla sostituzione. Nel cambiamento che ci sarà ci sarà un'ampia consultazione con l'opposizione».

E in serata non sono mancati i commenti di Berlusconi. «Dopo la Guardia di Finanza, con la rimozione di Speciale, ora occupano anche la polizia. Quello che succede è gravissimo». «È l'ennesimo ricatto fatto dalla sinistra estrema e subito da questo governo», ha sottolineato il leader di Forza Italia, secondo quanto riferito da chi ha avuto modo di parlargli in queste ore. Quella stessa sinistra, ha aggiunto, «che si vendica per il G8 di Genova»

mercoledì, giugno 13, 2007

G8 A GENOVA – ORA COMMISSIONE D’INCHIESTA

IL VICE QUESTORE AGGIUNTO FOURNIER “AMMETTE” ORA A DISTANZA DI SEI ANNI IL “FATTO” SEMPRE DENUNCIATO DALLE “VITTIME” DEI PESTAGGI E SEMPRE “NEGATO” DALLA POLIZIA E DA TUTTA LA CDL CHE FINORA HA SEMPRE RIFIUTATO DI ISTITUIRE LA COMMISSIONE D’INCHIESTA SU QUEGLI AVVENIMENTI.

ALLA LUCE DI QUESTA ULTIMA E TARDIVA "TESTIMONIANZA CHOC" DI UN VICE QUESTORE SI RENDE ORA “IRRINUNCIABILE” L’ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE PERCHÉ SI ACCERTINO TUTTI I FATTI E LE RESPONSABILITÀ ANCHE POLITICHE A COMINCIARE DALLA DINAMICA DELLA UCCISIONE DI GIULIANI MAI CHIARITA DEL TUTTO.

SONO PASSATI SEI ANNI, UN TEMPO INCREDIBILMENTE LUNGO DURANTE IL QUALE SONO STATE RACCONTATE MOLTE “BUGIE”, “VERITÀ INCOMPLETE” E FORNITE “PROVE FALSE” POI FATTE SPARIRE. ATTARDARSI ANCORA NUOCEREBBE ALLA GIUSTIZIA.

LE “VITTIME” ED ALTRI TESTIMONI OCULARI PRESENTI NELLA PIAZZA COMPRESI I GIORNALISTI STRANIERI SONO STATI FINORA “IGNORATI” ANCHE DAI MEDIA E STAMPA NAZIONALI.

LA VERITÀ COMINCIA AD EMERGERE GRAZIE AL PROCESSO ISTITUITO DALLE DENUNCE DELLE VITTIME E DALLA FAMIGLIA DI GIULIANI.
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
G8 a Genova, «la polizia ha infierito»
13 giugno 2007
«Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave: la scuola Diaz come una macelleria»

GENOVA - Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è arrivata un'ammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza». È questa la testimonianza resa da Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 a Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto.

«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».

«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».

«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". L'attuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre all'esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione all'italiana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione d'inchiesta?

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA - «La testimonianza resa da Michelangelo Fournier è l'ennesima conferma della necessità di istituire quella commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, prevista nel programma di governo dell'Unione e che il centrodestra, nella precedente legislatura, ha sempre negato». Lo afferma il vice presidente della Camera e parlamentare della Sd, Carlo Leoni, commentando la deposizione di oggi presso il tribunale penale di Genova.

giovedì, gennaio 18, 2007

G8 DI GENOVA – SPARITA LA PROVA CONTRO GLI AGENTI

C’ERA D’ASPETTARSELO CHE DI FRONTE ALLE GRAVI RESPONSABILITÀ DI UNA PARTE CONSISTENTE DELLA POLIZIA SUI FATTI DI GENOVA ORA “SPARISSE” LA “PROVA REGINA” A LORO CARICO.

È EVIDENTE CHE SE NON VERRÀ “RITROVATA” L’ESITO DEL PROCESSO NON POTRÀ CHE ESSERE SIMILE A QUELLI DI ALTRI FINITI IN “NULLA” E NEI QUALI SONO COINVOLTI PEZZI DEI “SERVIZI” DEVIATI E PERSONAGGI ECCELLENTI. SE A CIÒ AGGIUNGIAMO LA “SCARSA” COLLABORAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE IL GIOCO È FATTO!

IL CASO G8 DI GENOVA ANDRÀ COSI AD AGGIUNGERSI AD ALTRI NUMEROSI INSOLUTI MISTERI ITALIANI “SENZA COLPEVOLI” E I RESPONSABILI DI QUELLE NEFANDEZZE CONTINUERANNO A SVOLGERE “IMPUNEMENTE” LE LORO “FUNZIONI” NELLO STATO “DEVIANDOLO” E “DEVASTANDOLO” ULTERIORMENTE.

DI GRANDE UTILITÀ IL SITO
SUPPORTO LEGALE REALIZZATO DA UN GRUPPO DI VOLONTARI CHE SEGUE I PROCESSI E DIFFONDE LE NOTIZIE IN RETE.
Raffaele B.

LAVOCEDITALIA
Processo G8: blitz alla Diaz, scompare la prova contro gli agenti
L’irruzione nella scuola durante il G8: non si trovano le molotov che sarebbero state portate dagli investigatori. Gli avvocati difensori:

Genova, 18 gen. - Le due molotov del G8 sono sparite. Le due bottiglie incendiarie rappresentano una delle prove a carico più pesanti nel processo contro i 29 poliziotti, imputati della irruzione nella scuola Diaz e di aver falsificato gli indizi per incastrare 93 ragazzi. Scomparse, svanite nel nulla. Ieri mattina, nel corso di un´udienza del processo, lo si e’ scoperto. Il presidente Gabrio Barone ha dato incarico alla procura di rintracciarle e i magistrati oggi chiederanno ufficialmente spiegazioni al questore Salvatore Presenti. Le prove possono essere svanite in molti modi e altrettanti uffici: all´ufficio corpi di reato di palazzo di giustizia il responsabile ha allargato sconsolato le braccia; alla questura, spiega il vice-dirigente della mobile Francesco Borré, "io sono arrivato alla squadra mobile nel 2002, un anno dopo il G8. Non abbiamo mai trattato quel reperto. Ma esiste un registro di carico e scarico. Ritengo che teoricamente dovrebbero essere agli atti della Digos". Inizia lo scaricabarile.
Le due bottiglie molotov addebitate ai 93 ragazzi arrestati durante l’irruzione alla scuola Diaz, dovevano essere la “prova regina”, la conferma della pericolosità di quegli studenti finiti in manette. Divennero invece il centro dell’inchiesta sui poliziotti coinvolti in quella sanguinosa perquisizione, perchè la “prova regina” era falsa. Fabbricata ad arte per incastrare i 93 no global e giustificare così il violentissimo pestaggio a freddo. I pubblici ministeri e i legali delle parti offese però al momento non perdono la pazienza: "Forse uno dei tanti pasticci della pubblica amministrazione, le molotov salteranno fuori nei prossimi giorni e comunque su quelle bottiglie, filmate e fotografate da ogni angolazione, sono stati fatti tutti gli accertamenti previsti". Gli avvocati difensori però non perdono l’occasione: "Le fotografie non possono sostituire l´oggetto. Senza corpo del reato il processo è finito". "Le fotografie di un oggetto - ha commentato l´avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani - non possono sostituire l´oggetto corpo del reato, che deve essere materialmente riconosciuto".
Nella storia di quest’inchiesta non è la prima volta che accedono misteriose sparizioni, poco prima del rinvio a giudizio dei poliziotti, accadde una cosa simile. Erano scomparsi i tabulati telefonici ottenuti dalla Wind. La questura di Genova sosteneva di averli inviati in procura. Alla fine, vennero ritrovati negli uffici della Squadra mobile. Incuria quindi, pressappochismo. Di certo però salta all’occhio la scarsa volontà a collaborare delle forze dell’ordine quando sono chiamate a indagare su se stesse.
Non riconoscono i compagni. Nelle ultime udienze infatti, è stata certificata l’impossibilità di identificare un poliziotto dalla fluente coda di cavallo fotografato in primo piano durante l’irruzione. Parla con altri agenti, dà ordini, ma nessuno l’ha riconosciuto. Stesso discorso per i firmatari del falsissimo verbale di arresto dei 93 no global ha saputo indicare di chi è la quindicesima firma posta sul documento.

CORRIERE DELLA SERA
Blitz alla Diaz, sparita la prova contro gli agenti
18 gennaio 2007
GENOVA — Dopo l’agente con la coda da cavallo e le firme sui verbali di arresto, ci siamo giocati anche Gutturnio e Colli Piacentini. Sparite nel nulla. Le due bottiglie molotov addebitate ai 93 ragazzi arrestati durante la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz, non si trovano più. In quell’ormai lontano G8, luglio 2001, una vita fa, dovevano essere la «prova regina», la conferma della pericolosità dei giovani finiti in manette. Divennero invece il fulcro dell’inchiesta sui poliziotti coinvolti in quella sanguinosa perquisizione. La «prova regina» era falsa. Fabbricata ad arte per incastrare i 93 no global e giustificare così un pestaggio a freddo, violentissimo, una specie di rappresaglia…
CONTINUA

giovedì, novembre 30, 2006

G8 DI GENOVA – PLACANICA RITRATTA

DICHIARAZIONI CLAMOROSE DELL’EX CARABINIERE MARIO PLACANICA A DISTANZA DI ANNI DAI FATTI INQUIETANTI DI GENOVA PERCHÉ AVREBBE TROVATO SOLO ORA LA SICUREZZA E IL CORAGGIO NECESSARI PER FARLO.

DICHIARA, CONTRARIAMENTE A QUANTO FINORA NOTO CHE EGLI NON HA POTUTO UCCIDERE CARLO GIULIANI IN QUANTO AVREBBE SPARATO I DUE COLPI IN ALTO.

INSOMMA PLACANICA SAREBBE STATO IL “CAPRO ESPIATORIO” DI QUESTA VICENDA PROBABILMENTE PER COPRIRE QUALCUN ALTRO A SUA INSAPUTA. È SUA L’ESPRESSIONE DI “ESSERSI TROVATO IN UN INGRANAGGIO PIÙ GRANDE DI LUI”.

PLACANICA HA DECISO DI “PARLARE” E DIRE TUTTO QUELLO CHE SA. HA PARLATO ANCHE A RAI3 PRIMO PIANO CON IL PADRE DI CARLO QUESTA SERA ALLE 23,30.

NON RESTA CHE RIAPRIRE DUNQUE IL CASO E PROCEDERE CON LA ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA PERCHÉ SI FACCIA PIENA LUCE E SI RISTABILISCA LA VERITÀ DEI FATTI E CON ESSE LE VERE RESPONSABILITÀ PER TROPPO TEMPO DISATTESE E SOTTOVALUTATE.
Raffaele B.


CORRIERE DELLA SERA
Sparai in aria e non contro Giuliani
29 novembre 2006

L' ex carabiniere accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani, avvenuta il 20 luglio del 2001 durante il G8 a Genova.
CATANZARO - «Continuavano con il lancio di oggetti, io ho gridato che avrei sparato. Poi ho sparato in aria. Due colpi, tutti e due in aria». È quanto racconta in una lunga intervista (due pagine) al quotidiano Calabria Ora, Mario Placanica, l' ex carabiniere accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani, avvenuta il 20 luglio del 2001 durante il G8 a Genova.

Placanica ricostruisce il suo arrivo a Genova ed il rapporto con i suoi superiori che «gridavano sempre. Ci dicevano di stare attenti, ci raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra». Sui fatti di Piazza Alimonda, l'ex carabiniere aggiunge: «Ci hanno lasciati soli, ci hanno abbandonato. Potevano intervenire perchè c'erano i carabinieri e anche gli agenti della polizia. Potevano fare una carica per disperdere i manifestanti e invece non hanno fatto niente. Quel momento è durato una vita».

Al rientro di Placanica in caserma, i colleghi «mi chiamavano - racconta - il killer. Hanno fatto una festa, mi hanno regalato un basco del Tuscania, "benvenuto tra gli assassini", mi hanno detto. Si, erano contenti. Dicevano: "Morte sua vita mia", cantavano canzoni. Hanno fatto una canzone anche su Carlo Giuliani. Io ero assente, non volevo stare con nessuno, mi sentivo troppo male». L'ex carabiniere illustra anche la vicenda relativa al congedo dall'Arma e dice di essere «un capro espiatorio usato per coprire qualcuno. Le porte sono chiuse per Placanica. Però se vengo congedato per problemi psichici chi mi crede».

A distanza di cinque anni dalla morte di Carlo Giuliani, Placanica ritiene di essersi trovato in «un ingranaggio più grande di me. Ero nel posto sbagliato, non si potevano mandare ragazzi inesperti e armati in quella situazione. Secondo me sul G8 non è stata detta tutta la verità. Ci sono troppe cose che non sono chiare, come ad esempio: perchè alcuni militari hanno "lavorato" sul corpo di Giuliani? Perchè gli hanno fracassato la testa con una pietra? Ritengo che cremare il corpo di Giuliani sia stato un errore, forse si sarebbe potuto scoprire di più. Sono alla ricerca della verità. Come fanno a dire che l'ho sparato in faccia. Non è vero. È impossibile. Non potevo colpire Giuliani. Ho sparato sopra la ruota di scorta del Defender». Oggi sul Quotidiano della Calabria si riferisce, inoltre, che questa «nuova verità» di Placanica sarebbe circolata ieri «negli ambienti del Viminale» e si parla di un «colloquio confidenziale» dello stesso Placanica.

Le sue parole non sono passate sotto silenzio. «Le rivelazioni dell'ex carabiniere Placanica rivelano un inquietante tessuto di menzogne da parte delle forze dell'ordine nei confronti dell'omicidio di Carlo Giuliani al G8 di Genova - ha dichiarato Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato -. serve una commissione parlamentare d'inchiesta sul G8, sempre più indispensabile, concordata nel programma dell'Unione. Finora ci sono state delle resistenze ad istituirla. Devono immediatamente cessare». Sulla commissione d'inchiesta si sono dette d'accordo diverse forze del centrosinistra, la proposta solleva però perplessità nella Cdl. Per il capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa, «si trasformerebbe in un tentativo di mettere sotto accusa le forze dell’ordine, secondo una vecchia abitudine». Lo stesso Placanica ha però commentato positivamente: «Ben venga, sarebbe l' occasione per fare luce su quello che è accaduto quel giorno».

martedì, settembre 27, 2005

G8 GENOVA - PROCESSO

SI STA PROFILANDO UN FATTO INASPETTATO E INQUIETANTE AL PROCESSO DI GENOVA. L'EX-CARABINIERE MARIO PLACANICA CHE UCCISE CARLO GIULIANI SI RIFIUTA DI RISPONDERE AGLI INTERROGATORI NONOSTANTE AVESSE ANNUNCIATO TRAMITE IL SUO AVVOCATO CHE DIRA' TUTTO QUELLO CHE SA'. INVECE NON E' COSI'. PERCHE' ALLORA?
Raffaele

DALL'UNITA'

G8 di Genova, Placanica testimone ma si rifuta di rispondere
di red

Scena muta per Mario Placanica nell’aula del tribunale di Genova alla 59ma udienza del processo in corso contro 25 manifestanti anti G8 accusati di «devastazione e saccheggio». L’ex carabiniere che uccise con un colpo di pistola in piazza Alimonda Carlo Giuliani durante il G8 si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Risponderà a tutte le domande dei cento avvocati dei no global, del pubblico ministero e del presidente del tribunale. Dirà tutto quello che sa come ha fatto fin dall' inizio» aveva annunciato nei giorni scorsi l’avvocato di Placanica Vittorio Colosimo ma così non è stato...CONTINUA
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DALLA NAZIONE

Placanica in aula come teste, ma sceglie di non rispondere al giudice

Genova, 27 settembre 2005 - Il presidente del Tribunale di Genova, Marco Devoto, si è ritirato in camera di consiglio, per decidere se ammettere o meno la testimonianza di Mario Placanica (nella foto), il carabiniere che uccise Carlo Giuliani durante gli incidenti del luglio 2001 al G8 di Genova.
Placanica era stato convocato come teste in base all'articolo 210 del Codice di procedura penale dai due Pm Anna Canepa e Andrea Canciani.
La testimonianza di Placanica poteva essere rilevante nell'analizzare gli incidenti che precedettero e seguirono l'uccisione di Giuliani e che portarono, in seguito, alla denuncia di 25 no global per devastazione e saccheggio.
Placanica, assistito dall'avvocato del Forum di Catanzaro, Vittorio Colosimo, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
E' la terza volta che il carabiniere viene convocato dalla Corte per rendere testimonianza. Mentre nelle due occasioni precedenti aveva esibito un certificato medico, questa volta si è presentato.
Di fronte al rifiuto di Placanica di essere esaminato da accusa e difesa, alcuni degli avvocati che difendono i 25 no global, hanno chiesto al Tribunale di procedere comunque all'interrogatorio del teste.
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