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Ora che la legge anti-corruzione ha incassato la fiducia al Senato, c’è da chiedersi se il provvedimento sia soltanto inutile o addirittura dannoso, come ha spiegato il Consiglio Superiore della Magistratura. Analizziamo la legge sotto tre punti: quello che c’è, quello che manca e quello che verrà. Alla presenza di una concussione per induzione, definitiva “gentile”, un regalo che inciderà su processi noti, non sono stati invece proposti il reinserimento del reato di falso in bilancio e l’auto-riciclaggio. Mentre il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha promesso che si occuperà dell'incandidabilità dei condannati con pena definitiva superiore ai 2 anni di reclusione. Per ora dei 21 condannati che siedono in Parlamento, quelli che non sarebbero ricandidabili sono soltanto 3...CONTINUA
Invece sul quotidiano dell'Unità (PD) di oggi 19/10(2012, sull'argomento vi è solo un link in prima pagina, sotto l'articolo di "Berlusconi: Mai sesso con Ruby; con il titolo roboante: Passa Anticorruzione: tutte le novità.
19/10/2012
L'articolo è un canto al sostegno di questa legge con alcune non verità come quella dei "Niente più condannati in Parlamento" perché l'incadidabilità dei condannati con pene superiori a 2 anni (sic) non è nella legge ma un impegno del Ministro di Giustizia Paola Severino, (un altro sic). Di seguito però è scritto; Ma a far parlare sono state anche le norme che nel maxi-emendamento alla fine non sono entrate: voto di scambio; falso in bilancio; auto-riciclaggio Il ministro alla Giustizia Paola Severino, che con il collega alla Pubblica amministrazione ha seguito passo passo l'iter a Palazzo Madama, si è detta comunque disponibile a riparlare di voto di scambio in un provvedimento ad hoc se avrà una sollecitazione in tal senso dal parlamento;
Insomma non un giudizio negativo proprio del quotidiano ma degli altri perché non sono state introdotti quei reati importanti.
Questa legge, senza quei reati, è come ovvio inefficace e l'incadidabilità dei condannati oltre 2 anni rimane fuori al buon cuore del Ministro di Giustizia. Anche se questa venisse approvata, solo 3 sarebbero non più ricandidabili su 21 che siedono in Parlamento. Ma non è finita: un non meno importante reato che si chiama <concussione per induzione> è stato addirittura addolcito e ridotto nella pena e prescrizione, diversamente richiesto dalla UE. Un regalo che inciderà nei processi in corso su Berlusconi, Penati, Lusi, Fiorito etc.. Questo ultimo rende l'intera legge una beffa inaccettabile per il Paese nel momento in cui si aspetta di colpire la corruzione, di fatto l'assolve! Una vera presa in giro per la quale persino il Partito Democratico se ne rende complice. Basta leggere alcuni commenti in fondo all'articolo per rendersene conto.
Dobbiamo solo sperare, con scarsa probabilità purtroppo, che la Camera la modifichi e la raddrizzi introducendo tutti gli altri reati così da renderla efficace. Improbabile perché se il governo Monti avesse voluto una vera legge anti-corruzione avrebbe messo la fiducia sin dall'inizio dell'iter (come per molti provvedimenti sulle pensioni e salari, etc.) e non alla fine a danno già fatto, avrebbe così 'costretto' i partiti a votarla senza modifiche pena la fine della legislatura e nuove elezioni subito cui i partiti medesimi temono fortemente! Non avendolo fatto ma scegliendo invece di trattare con i partiti nelle cui fila si annida la corruzione, ha scelto il compromesso al ribasso per rimanere tutti a galla ancora un po'. Così facendo però si uccide il futuro, la democrazia e le istituzioni. Altro che l'anti-politica.
Leggi questa 'patetica' scusa di Monti che è poi la stessa degli altri partiti.
Il premier: "Nessun governo ha fatto provvedimenti più esemplari di questo". Il vicepresidente del CSM Michele Vietti, fa alcune puntualizzazioni sul parere che Palazzo dei Marescialli darà la prossima settimana in merito al disegno di legge, in particolare sulla prescrizione breve. Dalla norma mancherebbero anche un ritorno all'antico per ilfalso in bilancio e il reato di auto-riciclaggio... CONTINUA
Ecco il parere che l'organismo di autogoverno della magistratura voterà lunedì: "Pene troppo lievi, così il sistema gira a vuoto". Perplessità sulla scelta di punire anche chi subisce la concussione per induzione
"Arretramento particolarmente significativo", detto della concussione per induzione a causa della sua pena troppo bassa. "Segnale simbolico incoerente", detto sempre dello stesso reato. "Rischio di far lavorare a vuoto il sistema", detto della riforma delle pene per la corruzione. Questo, ma anche molto altro. Di fatto una stroncatura. Stavolta a fare il "grillo parlante" - fastidioso animale polemicamente citato al Senato dal Guardasigilli Severino appena un giorno fa contro i suoi detrattori - è il Csm. Che finalmente, quando rischia di essere troppo tardi, piglia in mano il disegno di legge anti-corruzione e dice la sua. Un parere di sole otto pagine, perché ormai a palazzo dei Marescialli non vanno più di moda i rapporti monstre. Ma l'effetto, a ben vedere, è ancor più tranchant. Lunedì il testo sarà definitivamente votato nella commissione per le Riforme... CONTINUA
All’indomani della strepitosa vittoria dei 4 referendum andati ben oltre ogni aspettativa al 57% che segnala senza alcuna ombra di dubbio la bocciatura di Berlusconi, del suo governo e per una certa misura anche del PD riguardo alle politiche dell’acqua a livello locale fin qui seguite a cui ora il partito dichiara di adeguarsi alla lettera.
Il responso per il nucleare e per il legittimo impedimento, sui quali si era finora incentrata la politica del governo, costringerà quest’ultimo a cambiare politica diametralmente di 180°. Cosa impossibile per due ragioni:
1.Sul nucleare il governo ha firmato molti contratti miliardari (ovviamente a spese dei contribuenti) con la Francia (fornitrici di impianti ‘obsoleti’ e con diversi privati). La rinuncia a tutti quegli affari miliardari provocherà molti mal di pancia e calo di consensi.
2.Sul legittimo impedimento, una legge ad personam che rientra fra quelle tese a salvaguardare il premier dai processi a suo carico. La sua abrogazione restaura il principio che la ‘legge è uguale per tutti’ che renderà difficile d’ora in avanti legiferare ad personam. Questo per Berlusconi è dirimente perché egli si serve della carica politica principalmente per sfuggire ai tribunali.
Ora, mentre tutti stanno ancora ‘digerendo’ i risultati referendari che, insieme a quelli delle amministrative parziali, ‘rivelano’ un Italia profondamente ‘diversa’ da quella che ha consegnato il governo a Berlusconi, il ministro Brunetta non trova di meglio che ‘offendere’ i ‘precari’ come mostra questo video di Youtube e poi con il video successivo sempre, il ministro ‘risponde’ mentendo in modo spudorato con una ricostruzione fantasiosa e patetica che rende l’idea di che livello di persona egli sia. Non tiene conto che il video del suo misfatto che lo smentisce è pubblico, è in rete e tutti possono vederlo.
Nell’articolo del Corriere della sera tenta addirittura una retromarcia dopo migliaia d’insulti ricevuti sul suo Facebook.
Come si può ben vedere, non esiste limite alla menzogna con questo personale politico senza etica né vergogna. Non possono essere più degni di governare questo paese. Devono andare via e finalmente il popolo l’ha detto il 13 giugno 2011.
Raffaele B.
Brunetta ai precari: "Siete la peggiore Italia"
Caricato da rai in data 15/06/2011 Tg3
I precari sono la parte peggiore dell'Italia. Parola del ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che ha cosi apostrofato alcuni lavoratori appartenenti alla rete dei precari che hanno avuto l'ardire di volergli porre una domanda durante il Convegno Nazionale dell'Innovazione svoltosi a Roma.
La risposta del ministro Renato Brunetta dopo le polemiche scatenate dalla frase rivolta ai precari alla fine del convegno «I giovani innovatori», nell'ambito della Giornata nazionale dell'innovazione 2011.
Ma crede veramente che noi possiamo credere a queste parole? Il video è pubblico, chiunque può giudicare. Non mi capacito come possa mentire così spudoratamente
Il ministro della Funzione pubblica ribadisce la sua versione dell'episodio. "Mica sono così stupido da attaccare tutti gli atipici". Poi il monito: "Attenti Bersani e Camusso, chi di agguato ferisce di agguato perisce". Il segretario Cgil: "Parole insopportabili". Bonanni: "Sgradevole". Landini: "Che decadenza". Avvenire: "Destinato ad altre sberle"…
(IL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA A RADIO24 DOPO AVERLI DEFINITI «L'ITALIA PEGGIORE»)
«Privilegiati di cui Roma è piena. Io lavoro per precari veri. La contestatrice? Guadagna 1.800 euro al mese»
Nell'articolo:
AVVENIRE, CHI NON ASCOLTA PRENDE SBERLE - «Chi non sa ascoltare le persone - che non sono certo il Paese "peggiore" - oggi si candida solo a ricevere altre sberle…
Come è sua abitudine il Cavaliere ha fatto la telefonata a sorpresa a Ballarò per ‘attaccare’ Massimo Giannini, giornalista di Repubblica, ‘accusandolo’ di ‘mentire spudoratamente’, in una televisione pubblica, nei suoi riguardi perché, a suo dire, egli non avrebbe mai ‘giustificato’ l’evasione fiscale. Ha sfornato anche i suoi dati di sondaggio contro quelli di Pagnoncelli tacciandoli ‘falsi’ come se solo i suoi fossero gli unici validi. Insomma la logica del ‘pensiero unico’, della ‘verità assoluta’, naturalmente la sua e poi a riattaccato!
In quel momento Giannini non aveva con se le prove di agenzia per provare quanto da lui affermato ma dopo il caustico ed improvvido intervento di Berlusconi, la prova che lo incastra è venuta fuori.
L’ACCUSA DEL CAVALIERE BERLUSCONI CONTRO GIANNINI A BALLARO elisir222 — 01 giugno 2010 Berlusconi-Ballarò, telefonata a sorpresa «Sondaggi fasulli». E riattacca. Telefonata a sorpresa del premier: «Sono al 62%, inaccettabile sentire in una tv di Stato certe menzogne»Berlusconi polemizza con Repubblica per telefono, in diretta tv. Poi butta giù, senza attendere la replica.
IL VIDEO CHE LO INCASTRA Berlusconi: "mi sento moralmente autorizzato ad evadere"
Da questo momento in poi sarà assai difficile al Cavaliere ‘smentire’ il suo video che lo inchioda in modo inequivocabile. Chissà se questo suo improvvido intervento che come Capo del Governo che ‘attacca’ in tv un comune cittadino, anche se giornalista, cosa grave di per sé (Berlusconi gode dell’immunità, il cittadino no) sia dovuto alla sua sempre possibile ‘memoria corta’ oppure semplicemente al suo ‘delirio di onnipotenza’.
Presto lo sapremo! Se si tratta del ‘primo caso’ non tarderà a inviare le scuse e fare ammenda della gaffe! Se invece si tratta del ‘secondo caso’ assisteremo o a ‘smentite patetiche’ cui siamo ormai abituati oppure al ‘silenzio’ come se la cosa non fosse mai avvenuta. Raffaele B.
L'ANTEFATTO B. 'mai sostenuta l'evasione' ma un video lo incastra 2 giugno 2010
Silvio Berlusconi torna in tv a sorpresa. Intervento da cartellino rosso, quello che il premier ha inscenato ieri sera durante la trasmissione Ballarò condotta da Giovanni Floris su Raitre. Il presidente del Consiglio ha voluto difendere la sua politica contro l’evasione fiscale. Politica poco prima messa in discussione dal vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini che aveva parlato di “incentivo” da parte di B. all’evasione. “Vorrei dire - ha spiegato il Cavaliere - che Giannini ha mentito spudoratamente: da parte mia non c'è mai stato un sostegno all'evasione fiscale”. Peccato però che uno suo vecchio intervento passato direttamente sul Tg1 racconti un’altra vicenda.
Comunque sia, il premier durante il suo intervento ha proseguito dicendo che lui “è il primo contribuente d'Italia. Il mio esecutivo ha aumentato gli introiti provenienti dall'evasione fiscale come il ministro Tremonti ha ricordato. Sono cresciuti di più, e questo decreto darà un altro colpo. Quindi - ha concluso il premier senza attendere la risposta e riattaccando il telefono - è menzogna assoluta dire, come è stato fatto, che io avrei in qualche modo giustificato e sostenuto l'evasione fiscale”.
REPUBBLICA Berlusconi in tv contro Repubblica "Mai sostenuta evasione fiscale" 02/06/2010 Il premier chiama in diretta dopo l'intervento del vicedirettore Massimo Giannini che ricordava la frase del premier: "Evadere in Italia è inevitabile": "Non è accettabile sentire in una Tv di Stato certe menzogne". Floris gli ribatte: "Inaccettabile che si inizi un dialogo ma poi si insulti e si butti giù il telefono prima che arrivi la risposta". Le repliche di Giannini e Pagnoncelli, i testi originali delle agenzie...CONTINUA
Aiutiamo la Chiesa a eliminare questa terribile macchia. Non stiamo parlando di casi isolati, lo scandalo dei preti pedofili non riguarda solo gli Stati Uniti (5000 casi) i cui costi sono altissimi, leggi “USA: quanto costano gli abusi” . Sono migliaia in tutto il mondo, e molti in Italia. Un fenomeno e una malattia taciuti e sopportati per anni, nella vergogna e nel dolore. E coperti dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia dei loro paesi. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. Leggi questo in “Viaggio nel silenzio” su BISPENSIERO. aliudcrimen 23 marzo 2010 Vaticano e Preti Pedofili - Sex Crimes and Vatican - 1 di 5
Lo scandalo sta montandoa livello mondiale e solo in questi giorni l’informazione arriva in Italia anche se ridotta e/o attenuata e relegata tra le notizie meno importanti. Si sa il nostro Paese ospita il Vaticano e ne è in un certo senso controllato politicamente e socialmente più da vicino.
Purtroppo è una grave questione che va avanti da molti anni e per oltre 30 anni in molti Paesi a danni di bambini e ragazzi perpetrati da preti pedofili nelle scuole e nelle parrocchie. Da noi molti rimarranno impressionati da questo scandalo proprio perché i nostri media ci hanno tenuto sempre all’oscuro. Chi invece ha vissuto all’estero non ne sarà molto sorpreso.
Lo scandalo si avvicina pericolosamente a Ratzinger finora lambito indirettamente (prelati a lui vicini, vedi il fratello) e il Vaticano sembra dare l’impressione di tentare disperatamente di allontanare lo scandalo dal Papa che si limita a chiedere scusa e a “puntare il dito” solo contro i “preti pedofili” anziché assumersi la responsabilità di avere fornito loro protezione e copertura in tutti quegli anni quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Lo faceva solo per difendere il buon nome e l’immagine della Chiesa, dicono i suoi accusatori. Questo viene richiesto con forte insistenza sempre da più Paesi le cui vittime non si accontentano della lettera di scuse che pure il Papa ha loro inviato.
Queste accuse, che non si fermano, sono di una gravità inaudita anche perché provengono da fonti importanti, credibili e numerose. Solo la ‘verità’ per quanto terribile e le necessarie drastiche conseguenze del tipo sostituzione con ‘persone senza macchia’ (e ve ne sono certamente), possono salvare la istituzione della Chiesa e recuperarla alla fiducia dei credenti. Altrimenti balziamo indietro al medioevo del ‘mercato delle indulgenze’ che ha generato lo scisma del protestantesimo in Europa.
Dal commento di Carlo Maroni del Sole24ore‘Qui è in gioco la presa planetaria della Chiesa, la sua presenza nella società, visto che la pedofilia è un tema che abbraccia la presenza dei bambini, dalle scuole alle parrocchie’.
Se il dubbio si insinuerà nelle famiglie nessuno si fiderà più a mandare i figli in parrocchia e/o alla loro scuola oltre che perdere la fede! Raffaele B.
*** AGGIORNAMENTO *** Non si riesce a tenere il ritmo di nuove accuse che continuano senza sosta ormai. In risposta alle smentite indignate ecco solo alcuni esempi di oggi 26/03/2010:
ILMESSAGGERO Nyt rilancia: «Ratzinger sapeva che il prete pedofilo era in attività»
ANSA Pedofilia: Nyt rilancia, papa sapeva del trasferimento di padre Hullermann
CORRIERE DELLA SERA Pedofilia, nuove accuse a Ratzinger Schifani: «Attacchi inaccettabili»
LASTAMPA Dal New York Times accuse anche su un caso in Germania
****** I - 67 - CASI DI PEDOFILIA SU BAMBINI SORDI A VERONA - LA STORIA OGGI SU RAITRE CORRIERE DELLA SERA Bambini e denunce: la diocesi indaga
*** IERI 25/03/2010 ***
ILSOLE24ORE VISTI DA LONTANO / Fuoco incrociato su papa Ratzinger di Elysa Fazzino 25 Marzo 2010 È in primo piano sui siti web di molta stampa estera il caso portato alla ribalta dal New York Times, secondo il quale i vertici del Vaticano, compreso il futuro papa Ratzinger, hanno protetto un prete pedofilo del Wisconsin. Padre Lawrence Murphy, accusato di avere molestato almeno 200 bambini sordi, è rimasto prete fino alla sua morte, nonostante le lettere di avvertimento mandate a Roma da vari vescovi americani.
"Il Papa ha omesso di agire sulle denunce di abusi sessuali negli Usa" titola sulla homepage il Times Online, sottolineando che lo scandalo si avvicina sempre più a Benedetto XVI. Il processo ecclesiastico – scrive il Times di Londra - "si fermò dopo che l'imputato supplicò il cardinale Ratzinger di clemenza". I documenti di Milwaukee, ottenuti dal New York Times, "emergono mentre papa Benedetto affronta altre accuse", puntualizza il Times: Ratzinger, come responsabile del Vaticano e come arcivescovo in Germania, "non ha punito preti accusati di abusi sessuali, né avvertito le autorità civili competenti".
Il Papa ha però accettato ieri le dimissioni del vescovo irlandese John Magee, sotto tiro per come ha gestito le accuse di abusi sessuali nella sua diocesi. Alle dimissioni di Magee il Times dedica un ampio servizio. Ora che il Papa ha accettato le dimissioni, "sale la pressione perché si dimetta il Cardinale Sean Brady, primate di Irlanda". Il sito propone un approfondimento sui "segreti della Chiesa cattolica irlandese".
"Pedofilia, Benedetto XVI di nuovo accusato", è il titolo, a grandi caratteri, che compare sulla prima pagine del sito del Nouvel Observateur. "L'attuale papa e altri responsabili del Vaticano avrebbero coperto gli abusi sessuali di un prete americano che avrebbe violentato circa 200 membri di una scuola per bambini sordi". Gli scandali si moltiplicano, osserva il Nouvel Obs. Le rivelazioni arrivano mentre vari scandali su abusi di minori da parte di religiosi cattolici scuotono l'Irlanda e altri paesi, tra cui l'Olanda, la Svizzera, La Spagna, l'Austria e la Germania.
Grosso richiamo anche sul sito di Le Figaro, che pubblica un'Afp col titolo: "Il Vaticano accusato di avere coperto gli abusi sessuali di un prete americano". Stesso lancio su Libération, con il neretto "Affare tragico per il Vaticano". "Di fronte all'ondata di scandali sessuali, Benedetto XVI naviga tra smentite e volontà di trasparenza", ha scritto di recente Eric Jozsef in un articolo riproposto sul sito.
Centinaia di commenti dei lettori inondano il sito di El Pais, che apre la homepage con questo caso. "Il Vaticano non castigò il prete accusato negli Stati Uniti perché era malato" è il titolo aggiornato nelle ultime ore.
Nel testo della risposta inviata al New York Times da Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana – scrive Miguel Mora - il Vaticano spiega che Murphy non fu punito perché "molto malato". Il sacerdote non fu espulso "perché il diritto canonico non prevede castighi automatici". In realtà, puntualizza il cronista, per alcuni reati è sì prevista la scomunica automatica. La corrispondenza dà notizia delle manifestazioni di protesta davanti al Vaticano e cita Roberto Mirabile, presidente dell'associazione italiana vittime della pederastia Caramelo Bueno: né i vescovi, né le curie, né i tribunali ecclesiastici hanno mai mandato in carcere un prete per un reato di pedofilia. La vicenda ha grande rilievo anche su El Mundo e altri siti spagnoli come Abc.
Tra i siti Usa, il Chicago Tribune e il Los Angeles Times pubblicano un'intervista dall'Irlanda a Sinead O'Connor, la cantante irlandese che fece scalpore anni fa quando alla tv americana strappò una foto di papa Giovanni Paolo II chiamandolo "il nemico" e esortò il pubblico a lottare contro gli abusi sessuali. "Dovrebbe esserci un'inchiesta penale sul papa", afferma la cantante, sempre ai ferri corti con la Chiesa cattolica. Il papa, secondo O' Connor, dovrebbe dimettersi per "non avere agito in modo cristiano per proteggere i bambini".
ILSOLE24ORE Lo scandalo della pedofilia è una marea montante commento di Carlo Marroni 25 Marzo 2010 Lo scandalo delle pedofilia nella chiesa è una marea montante che rischia di rappresentare il vero macigno del pontificato di Joseph Ratzinger, al di là della tragicità dei fatti via via rivelati. Benedetto XVI è stato sfiorato dal caso di Monaco, da quello di Ratisbona indirettamente (via fratello Georg) e ora di nuova tirato in ballo per una vicenda americana che mette in primo piano anche il cardinale Bertone.
Vicende che, a leggere bene le carte, sono difficilmente classificabili tra le operazioni di "insabbiamento" ma che oggettivamente non possono neppure iscriversi alla linea "tolleranza zero" che è diventato lo slogan vaticano sugli abusi.
In parte è un po' paradossale che Ratzinger sia messo sulla scena mediatica mondiale – e il New York Times ha di certo questo potere – proprio per gli abusi, vista la mano ferma avuta sin dall'inizio del suo pontificato (emblematico il caso del fondatore dei Legionari di Cristo), di certo più severa di quella del suo predecessore.
Ma tant'è, e ora lo scandalo si globalizza, riaccendendo i riflettori anche sulle possibili ripercussioni in Curia. Già perché una governance abbastanza debole – come evidenziato bene dal caso Williamson di un anno fa – deve dare una risposta forte alle continue emergenze: passi quando le beghe sono più riferite all'Italia (anche se gravi, come il caso Boffo) ma qui è in gioco la presa planetaria della Chiesa, la sua presenza nella società, visto che la pedofilia è un tema che abbraccia la presenza dei bambini, dalle scuole alle parrocchie. Insomma, a fatti eclatanti (con una risonanza che dentro la Chiesa viene vissuta sempre più spesso come un sorta di attacco "laicista") servono gesti simbolici molto forti e concreti.
LASTAMPA USA: quanto costano gli abusi 25/3/2010 Una reazione dei vescovi americani sui costi relativi allo scandalo pedofilia fra il 2004 e il 2009. MARCO TOSATTI Lo scandalo degli abusi è costato alle diocesi americane 104,439 milioni di dollari nel 2009, secondo il rapporto annuale preparato dalla Conferenza Episcopale Usa. Solo il 59% di questi fondi erano destinati ad accordi con le vittime ($55.0 milioni) e terapie per le vittime degli abusi ($6.5 milioni); il resto era per le parcelle degli avvocati ($28.7 milioni), terapie per i responsabili ($10.9 milioni), e altri costi ($3.3 milioni). Il che fa salire il coso globale dello scandalo per gli abusi del clero nelle diocesi americane e in istituti religiosi tra il 2004 e il 2009 a 2.194.729.859 di dollari; 1.897.599.482 dollari per le diocesi e le eparchie, e 297.130.377 per gli istituti religiosi. Inoltre, le diocesi americane hanno speso più di 21 milioni nel 2009 sui programmi per un “ambiente sicuro” e di controllo dei precedenti.
La relazione ha rilevato che 398 nuove accuse credibili di abusi sessuali su minori sono state presentate contro 286 sacerdoti diocesani e diaconi nel 2009. Solo sei delle 398 accuse coinvolgono persone che sono attualmente i minori; le altre accuse sono state fatte da adulti che sostengono di essere stati abusati quando erano minori. In tutto, 65 accuse di abusi a partire dal 2004 hanno coinvolto coloro che erano minorenni nell'anno della denuncia.
Di 398 nuove accuse credibili, l’83% dei coinvolti sono vittime di sesso maschile, e solo il 15% delle vittime erano di età inferiore ai dieci anni. Questo è quanto afferma un rapporto preparato dai vescovi americani sul tema. "Per la maggior parte delle nuove accuse (71 per cento), l'abuso si è verificato o è iniziato tra il 1960 e il 1984", prosegue il rapporto. "Il periodo di tempo più comune per le accuse riportate nel 2009 è stato quello 1975-1979.
Questo è approssimativamente lo stesso modello di tempo che è stato segnalato negli anni precedenti, con la maggior parte delle accuse riportate che si sono verificate fra la metà del 1960 e la metà del 1980. " "Tra le 398 nuove accuse credibili segnalati nel 2009, 48 nuove accuse (12 per cento) sono state trovate infondate o chiaramente false entro il 31 dicembre 2009," aggiunge il rapporto. "Inoltre, 23 denunce ricevute antecedenti il 2009 sono state trovate prive di fondamento o chiaramente false nel corso del 2009."
Immancabile, come spesso avviene, arriva la Chiesa con il cardinale Bagnasco a dare una mano a Berlusconi in difficoltà, entrando pesantemente nell'agone politico e consigliando i cattolici a votare per chi è contro l'aborto e per chi difende la vita. Ciò è chiaramente una intromissione di natura politica per dire sostanzialmente di non votare per la Bonino nel Lazio e la Bresso in Piemonte, le due regioni chiave della competizione elettorale.
Cosa centrano le elezioni regionali con temi di natura etica come l'aborto?! E come se all'interno di un dibattito condominiale si volessero risolvere i problemi della disoccupazione. In ambito regionale si deve parlare di infrastrutture, di sanità, di occupazione etc.
Ma il cardinale Bagnasco, invita anche a non votare per coloro che non promuovono il valore della famiglia e l'integrazione degli immigrati, il lavoro etc. Insomma il Berlusconi pluri-divorziato, delle ‘escort’ e ora guaritore del cancroproprio non va e nemmeno tutta la sua maggioranza, in particolare sulla questione degli immigrati e del lavoro, etc.
Quindi il cardinale, nella foga di avvantaggiare il centrodestra, commette una vistosa leggerezza entrando in profonda contraddizione, oppure mette la questione dell'aborto prima di tutto. Ma nell’ultimo articolo sul CORRIERE DELLA SERA i vescovi ‘frenano’ precisando il concetto che seppur contrari all’aborto esso non viene prima delle questioni sociali! Un tentativo in extremis per recuperare una credibilità della Chiesa agli occhi degli stessi cattolici a cui parla e che ragionano con la loro testa. Leggi la lettera integrale di Bagnasco.
Sulla questione poi della pedofilia e della responsabilità della Chiesa (non solo dei preti pedofili) leggi "Viaggio nel silenzio" da BISPENSIERO, ci ritorneremo a parte con un altro apposito servizio. Intanto anche qui il furbo Berlusconi (delle escort minorenni) ha colto la palla al balzo per ingraziarsi il Vaticano! Leggi 'Pedofilia: premier, solidarietà al Papa' dall'ANSA.
Che messaggio allora ricevono i cattolici che volessero seguire le indicazioni della chiesa? Un messaggio ‘contrastante’ tanto che per questi sembrerebbe che l'unica soluzione possa essere, nella migliore delle ipotesi l'astensione, quindi un irresponsabile non voto, e nella peggiore votare per i sodali di Berlusconi, personaggi che di cristianità ne hanno solo un immagine caricaturale e strumentale!
*** L'ABORTO E LA DIFESA DELLA VITA *** Inoltre tanto per chiarire, nessuno può essere a favore dell'aborto e contro la difesa della vita. Su questo non ci possono essere equivoci. La questione invece riguarda la Legge n.194 del 22 maggio 1978 sull'aborto che, ricordiamolo, è legge del nostro Stato Italiano e che vige ormai da 32 anni.
Questa legge è stata fatta per arginare l'aborto clandestino sempre esistente da secoli in segreto e che ‘mieteva’ molte vittime tra mamme e nascituri (tra i poveri). I ricchi ricorrevano ai cosiddetti 'cucchiai d'oro' o andavano all'estero ed avevano tutta l'assistenza necessaria a suon di milioni. I poveri o coloro che non potevano permetterselo ricorrevano alle rischiose ‘mammane’ per l’assenza di mezzi sanitari. Questo è il punto. La sola esistenza della legge che vietava l'aborto non fermava questa piaga (da secoli), anzi creava una disparità fra i censi.
Dopo tanti anni si può fare un bilancio: la legge 194 in effetti ha diminuito gli aborti dell'80% e se si facesse più prevenzione ed educazione sessuale si ridurrebbe ancora.
Nel terzo mondo la situazione è ancora più grave perché non hanno come noi la 194 e perché mancano di mezzi sanitari adeguati per tutti. In più se si fa di tutto per impedire l’uso del contraccettivo sia per legge sia per i prezzi proibitivi per loro il danno è ancora maggiore.
Perché s'insiste ancora su questo tema? Invece di rendere maggiormente operativa la 194 per ridurre ulteriormente gli aborti si vuole invece cancellare la legge e ritornare inevitabilmente all'aborto clandestino del passato. Quale concetto di difesa della vita e del no all'aborto è questo?
I cattolici italiani sono contro l'aborto clandestino e lo hanno provato con l'approvazione della legge 194 la cui maggioranza è rappresentata dalle donne, i soggetti principali di questa sofferenza e quindi gli unici titolari della scelta se abortire o meno (la RU486) rientra nello stesso concetto. Le donne (cattoliche o meno) che vogliono osservare i precetti della Chiesa semplicemente non richiedono di abortire. La legge non li obbliga a farlo! La legge permette alle donne solo di scegliere, non obbliga all’aborto!
Lo Stato infine si deve limitare a fornire l’assistenza per salvare le donne. Nell’assistenza c’è anche la prevenzione e l’educazione sessuale. Non sempre però la legge 194 è applicata al 100% proprio a causa di molti operatori ‘obiettori’ che in molte aree del paese si rifiutano di fornire assistenza. Raffaele B.
ANSA Cei: Bonino, con legge 194 meno aborti La candidata,me lo aspettavo ma 80% italiani l'hanno confermata
ANSA) - ROMA, 23 MAR - La Bonino si aspettava la critica della Cei, 'ad ogni elezione e' così. Ma proprio 'la legge 194 ha diminuito gli aborti', dice.'L'80% degli italiani e' contro l'aborto clandestino'.Se si facesse piu' prevenzione 'diminuirebbero ancora','le donne italiane sanno quanto sia doloroso abortire', nessuno in Italia vuole 'tornare a mammane e cucchiai d'oro'. La Bonino non si pone il problema se la Cei sposti voti:'L'80% degli italiani che ha confermato la legge immagino sia cattolico'.
IL CORRIERE DELLA SERA No all'aborto, la precisazione dei vescovi «Non è un valore superiore ad altri» «La Chiesa non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali» 23 marzo 2010 CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa è contro l'aborto, ma non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali. È questo il cuore di un documento redatto dagli otto vescovi della Liguria in vista delle regionali, che ha come primo firmatario Angelo Bagnasco, e che è stato diffuso dalla Conferenza episcopale italiana. Le osservazioni sul «no all'aborto» contenute nel documento suonano come una precisazione rispetto a quanto affermato lunedì da Bagnasco. Il porporato aveva indicato infatti la difesa della vita, anche dal «delitto incommensurabile» dell'aborto, come un valore «non negoziabile» su cui basare le proprie scelte elettorali. Il documento dei presuli liguri parte invece da un appello alla riconciliazione degli animi, in vista dell'appuntamento delle regionali, arrivando a sostenere che il rispetto della vita umana e del matrimonio tra uomo e donna, ma anche il diritto al lavoro e alla casa, l'integrazione degli immigrati sono tutti «valori che non possono essere selezionati secondo la sensibilità personale, ma vanno assunti nella loro integralità». «A questo riguardo - si legge nel documento dei vescovi della Liguria - il criterio guida per un sapiente discernimento tra le diverse rappresentanze è l'impegno programmatico, chiaramente assunto, di assicurare il pieno rispetto di quei valori che esprimono le esigenze fondamentali della persona umana e della sua dignità, valori che sono la condizione e il fondamento di una società veramente solidale»… CONTINUA
IL CORRIERE DELLA SERA I vescovi: «Il voto sia contro l'aborto» 22 MARZO 2010 CITTÀ DEL VATICANO - La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell'aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. È quanto ha indicato, in sintesi, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani (leggi la prolusione integrale). La candidata del centrosinistra alle Regionali del Lazio, Emma Bonino, ha replicato che si tratta di «un evergreen. Non mi sembra ci sia nessuna novità, sono le solite cose».
VALORI NON NEGOZIABILI - I valori «non negoziabili», ha elencato l'arcivescovo di Genova, sono «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». Su questo fondamento, ha spiegato, «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l'accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata».
ABORTO, «ECATOMBE PROGRESSIVA» - Durissime le sue parole contro l'aborto, descritto come «un'ecatombe progressiva», che si vuole rendere «invisibile» attraverso l'uso di pillole da assumere in casa. «Che cosa ci vorrà ancora - si è chiesto il presidente della Cei - per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?» «In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene - ha subito proseguito - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale». «L'evento del voto è - ha detto - un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare».
SULLA PEDOFILIA: TRASPARENZA MA NO A DISCREDITO - Il cardinal Bagnasco ha poi affrontato il tema dei recenti scandali di pedofilia. La Chiesa ha imparato da Benedetto XVI a non tacere o coprire la verità, «anche quando è dolorosa e odiosa»; «questo però non significa subire, qualora ci fossero, strategie di discredito generalizzate» ha affermato il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella relazione di apertura del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani. Il porporato ha anche espresso al Papa la «vicinanza» dell'episcopato italiano: «quanto più, da qualche parte, si tenta di sfiorare la sua limpida e amabile persona, tanto più il popolo di Dio a lui guarda commosso e fiero».
«NON SI METTA IN DISCUSSIONE IL CELIBATO» - «Nessun caso tragico» può oscurare «la bellezza» del ministero sacerdotale, ha detto il porporato. «Nè mettere in discussione il sacro celibato che ci scalda il cuore e ispira la vita», ha aggiunto. «Non sentitevi mai guardati con diffidenza o abbandonati, e - ha detto Bagnasco rivolgendosi agli uomini di Chiesa - non scoraggiatevi; siate sereni sapendo che le nostre comunità hanno fiducia in voi e vi affiancano con lo sguardo della fede e le esigenze dell'amore evangelico». Il sacerdote - ha scandito - non è «un disagiato, nè uno scompensato, benché il clima culturale odierno non faciliti certo la crescita armonica di alcuno. Il sacerdote è un uomo che, non solo nel tempo del seminario, coltiva la propria umanità nel fuoco dell'amore di Gesù».
La Fiat distribuisce compensi milionari all’amministratore delegato Sergio Marchionne, al presidente Luca Cordero di Montezemolo ed al vicepresidente John Elkann mentre agli operai e impiegati solo riduzioni di bonus, stipendi e/o cassa integrazioni senza chiare prospettive per il futuro.
Ma se le cose non vanno bene per il gruppo che resta sempre comunque indebitato di svariati milioni di euro, chissà perché il conto viene ‘scaricato’ solo sulle maestranze mentre i managers si ‘premiano’ in modo cosi scandaloso e spudorato!
Naturalmente è tutto giustificato, secondo il nostro sistema italiano capitalistico-finanziario, tant’è che i quotidiani quali ANSA e IlSole24ore per citarne qualcuno, non fanno una piega. Questi giornali non si avvedono minimamente della spudorata e stridente ingiustizia che si consuma ai danni degli stessi dipendenti FIAT e dell’intero Paese che stanno affrontando la crisi con grande difficoltà.
Il gruppo ed i suoi capi avrebbero dovuto almeno dimostrare un minimo di sensibilità morale di fronte al dramma dei loro dipendenti e delle loro famiglie, invece no! Procedono cinicamente ed imperterriti a distribuirsi assurdi premi milionari che si aggiungono a stipendi già milionari anche se il gruppo rimane fortemente indebitato. È SEMPLICEMENTE ASSURDO!
Su REPUBBLICA il sindacalista FIOM Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%" fornisce tutti i dettagli e cifre.
Dov’è la logica qui, capitalisticamente parlando? Così la legge di mercato si applica solo ai dipendenti, ai capi invece la stessa legge non vale! È uno scandalo inaudito a cui ci si dovrebbe ribellare! Raffaele B.
REPUBBLICA Le reazioni dei sindacati agli aumenti dei compensi dei dirigenti FiatIl segretario Fiom: "Per loro non c'è il mercato, ma il miglior socialismo possibile" Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%" di ROSARIA AMATO 20 febbraio 2010
ROMA - "Non mi scandalizzano gli alti compensi in sé, ma il fatto che quest'anno i bonus dei top manager della Fiat cresceranno di almeno un terzo, mentre contemporaneamente i premi dei dipendenti verranno ridotti del 30-40 per cento, e stiamo parlando di cifre già basse: l'anno scorso si erano attestati in media tra gli 800 e i 900 milioni". A Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, proprio non va giù la notizia secondo la quale quest'anno, nonostante la crisi e la cassa integrazione, i top manager incasseranno compensi che superano di almeno un terzo quelli dell'anno precedente. In particolare, all'amministratore delegato Sergio Marchionne, per il fatto di aver raggiunto un utile di gestione di 1,1 miliardi e di aver tenuto l'indebitamento a 4,4 miliardi, è stato assegnato un bonus di 1,343 milioni, che si aggiunge ai 3,347 milioni percepiti per la carica ricoperta nel Gruppo. Luca di Montezemolo incasserà 5,2 milioni, di questi 550.000 euro sono la retribuzione per la presidenza, mentre 4,6 milioni comprendono l'emolumento per la presidenza Ferrari e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di bilancio di Maranello. Mentre al vicepresidente John Elkann vanno 'solo' 631.000 euro. In tutto, per i top manager di prima fascia il monte stipendi è salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del 2009. Gli aumenti verranno proposti all'assemblea degli azionisti della Fiat in calendario il 26 marzo.
"Per alcuni non c'è il mercato, c'è il miglior socialismo possibile - commenta amareggiato Cremaschi - per i dipendenti ci sono la cassa integrazione e i tagli, e per di più quest'estate avranno il premio ridotto. E' una situazione identica a quella dei manager bancari, sui quali si sono riversate però molte più critiche". Il sindacalista non accetta l'obiezione che si tratti di premi 'di risultato': lo stesso Marchionne due anni fa al Festival dell'Economia di Trento si definì "il più precario della Fiat", sostenendo che veniva pagato molto, ma solo in base a quanto otteneva, e rischiava comunque il posto ogni giorno. "Per quattro milioni e mezzo l'anno si è precari volentieri...diciamo che si può pagare il mutuo", commenta sorridendo Cremaschi.Ancora più dura naturalmente la reazione segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone: "In due, Marchionne e Montezemolo, intascano 10 milioni di euro in un anno, ecco dove va a finire il sudore degli operai. Marchionne incassa persino un bonus da 1,3 milioni, sarà il premio che il Lingotto gli ha riconosciuto per chiudere la fabbrica di Termini Imerese. Un operaio metalmeccanico ha un salario di 1.200 euro, ma quando è in cassa integrazione, come purtroppo avviane ed è avvenuto spesso a Termini Imerese proprio nel corso del 2009, guadagna 700 euro".
IlSole24ore Fiat aumenta i bonus a Marchionne e approva il dividendo 16 FEBBRAIO 2010 Aumentano i diritti (stock grant) destinati all'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, a seguito delle modifiche al piano di incentivazione 2009-2010 approvato dall'assemblea degli azionisti del 27 marzo 2009. Come precisa una nota del gruppo, il numero dei diritti complessivi cresce a 12 milioni… CONTINUA ANSA Fiat: nel 2009 Montezemolo incassa 5,2 mln, Marchionne 4,8 milioni L'ad Elkann 631 mila euro 19 febbraio, 15:37 MILANO - Nel 2009 il compenso ricevuto dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è stato di 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ha percepito, anche in forza della carica rivestita nella Ferrari, 5,17 milioni di euro. Lo si legge nel progetto di bilancio della Fiat. Al vicepresidente John Elkann sono andati 631 mila euro.
Dopo la sentenza della Corte Europea su ‘via i crocifissi dalle scuole italiane’, unanime la reazione sdegnata del Vaticano, del Governo, dei politici di estrazione cattolica ed in ultimo della stessa sinistra che in questo momento non vuole una ‘guerra di religione’ che dividerebbe l’opposizione in questa difficile situazione che attraversa il Paese. girmawinetwo
03 novembre 2009 Sentenza UE: Via il Crocefisso dalle Scuole Corte Ue: no al crocefisso a scuola. Governo: faremo ricorso:Secondo Strasburgo rappresenta "una violazione della libertà religiosa". Sconcerto in Vaticano. Il ministro dell'Istruzione Gelmini bestemmia: "Fa parte delle nostre tradizioni"
Quello che colpisce di più è la reazione del Vaticano che in teoria non c’entra nulla poiché la sentenza riguarda solo lo Stato Italiano. La giustificazione più usata è che il crocifisso rappresenta la nostra ‘tradizione’ e ‘cultura’ e che è presente ovunque nelle nostre piazze e nei nostri monumenti e perfino nelle bandiere di molti stati europei e non. Un ragionamento che mentre ‘svaluta’ il simbolo di religione è di ‘facile’ lettura per quei cittadini ‘sprovveduti’ sulla differenza fra ’diritto’ e ‘fede’ e dei fatti storici alla base di tutto questo.
Intanto diciamo che il crocifisso di cui si parla è senza dubbio un simbolo della religione cattolica. Inoltre la sentenza della Corte riguarda solo i crocifissi nelle aule scolastiche e non le ‘croci’ in altri luoghi. Poi quale tradizione? Quale cultura? I crocifissi nelle scuole furono introdotti obbligatoriamente con regi decreti (fascisti) nel 1924 e poi negli altri luoghi pubblici nel 1929. Prima i crocifissi non c'erano!
Con il primo Concordato tra Mussolini (FASCISMO) e il Vaticano la religione cattolica veniva elevata a Religione di Stato. Poi ci fu un nuovo Concordato nel 1984 tra Craxi e il Vaticano con il quale venne annullata quella norma. Modifica che adeguò il Concordato alla Costituzione sulla eguaglianza di tutte le religioni e non. Da quel momento in poi il simbolo religioso doveva essere ‘rimosso’ da tutti i luoghi pubblici, ma così non fu! Se si fosse fatto allora, ora il problema non esisterebbe.
Lo Stato confessionale che ‘consente’ solo una religione imposta per legge a tutti è un residuo medioevale superato. Il predominio di una religione sulle altre è uno stadio di poco più evoluto, ma anche questo è superato! Rifiutiamo però lo Stato laicista perché ‘negherebbe’ la religione a tutti.
Lo Stato può essere ‘solo laico’ perché deve garantire la libertà di tutte le religioni e non. La sentenza quindi non è contro la religione cattolica ma è a favore di tutte le religioni senza più alcun predominio dell’una sulle altre. Da molti lustri il nostro Paese è diventato multietnico e multireligioso.
I simboli religiosi hanno la loro casa naturale nei luoghi di culto e nelle case dei credenti. In più si possono pure indossare se si vuole e questo non viene impedito. Ma più di tutto la fede deve stare nel cuore del credente e nelle azioni coerenti.
ANTIMAFIA Altrachiesa Povero Cristo in mano a Berlusconi di Paolo Farinella, (prete) 5 novembre 2009
I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.
Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati correi di blasfemia e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.
Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.
Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà! Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.
Don Paolo Farinella, lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ”Bibbia, parole, segreti, misteri” e ”Ritorno all’antica Messa“, sempre editore Gabrielli. La sua lettera denuncia contro i vescovi, la chiesa, gli interessi superiori, il governo, lo sfruttamento di minori,non so perché ma difficilmente si avrà notizia di questa lettera sui vari organi ufficiali,allora facciamola girare noi....
. Lettera aperta al cardinale Bagnasco (alcuni stralci). Leggi tutto Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro…Leggi tutto
Da questa vicenda che ha dell’incredibile e che ancora deve dipanarsi tutta, emerge in tutta evidenza, la differenza di comportamenti fra i due uomini politici. Beninteso, anche l’ex-presidente Marrazzo aveva tutte le intenzioni di rimanere ‘attaccato alla poltrona’ della Regione Lazio, imperterrito e sprezzante della ‘verità’ circa il suo comportamento ‘indegno’ per la sua carica istituzionale.
Ma il partito e il popolo della sinistra non gli ha ‘concesso’ tale ‘privilegio’ e pertanto ha dovuto ‘dimettersi’ e ‘chiudere’ per sempre con la politica comunque sarà l’esito dell’inchiesta.
Mentre il partito e il popolo della destra sembra ‘concedere’ a Berlusconi quel ‘privilegio’ di rimanere attaccato alla poltrona del Governo del Paese non solo per fatti di cronaca di costume con le escort, sufficiente per sé, ma anche per avere molti conti con la giustizia penale a cui non vuole ‘sottomettersi’ prima perché i giudici non sono affidabili’ e poi perché essendo ‘eletto dal popolo’ pensa di essere al di sopra della legge.
Comunque l’inchiesta sul caso Marrazzo dovrà accertare tutte le responsabilità penali di attori ‘inquietanti’ quali quei ‘carabinieri infedeli’ ed altri estorsori, ricettatori e si spera fino ai ‘mandanti’ dentro un altrettanto inquietante sistema ‘estorsivo’ (vedi, Boffi, giudice Mesiano, etc..) che non lesina mezzi e che gode di una certa ‘impunità’ facili da ‘immaginare’ ma purtroppo difficili da ‘assicurare’ alla giustizia. Non ci facciamo illusioni!
Su Rainews vi è un articolo nel quale si ‘teorizza’ in modo argomentato, addirittura il ‘reato di ricettazione’ commesso proprio da Berlusconi con il ‘trattenimento’ per alcuni giorni del video incriminato prima e dopo per avere ‘informato’ Marrazzo chi ‘pagare’ e ‘dove’ andare a ‘prenderlo’ per ritirarlo dal ‘mercato’, ‘favore’ che lui vanta di aver fatto, il cosiddetto metodo Corona (‘pagare’ per il ‘favore’ di ritirarlo dal ‘mercato’, anziché ‘pagare’ per non ‘divulgarlo’ = di fatto stessa cosa). Inoltre nel filmato, lo stesso Corona ‘afferma’ ad Annozero che il valore del video di Marrazzo sulla piazza vale qualcosa, solo a ‘politici’ ma rischioso da piazzare! Ma allora perché l’estorsione in ‘proprio’ da parte dei carabinieri infedeli? A meno che essi non siano stati ‘pilotati’ da ‘mandanti’ con interessi ‘politici’. Vedremo se i prossimi sviluppi andranno in questa direzione. Raffaele B.
31 ottobre 2009 Fabrizio Corona sul caso Marrazzo - Intervista tratta da AnnoZero - 29/10/2009
RAINEWS24 Video su Marrazzo, per Repubblica Berlusconi è ricettatore Roma, 30-10-2009
Per Giuseppe D'Avanzo non ci sono dubbi: "Quel che è avvenuto è chiaro alla luce del codice penale. Articolo 640, ricettazione". Il video compromettente che ritraeva il presidente del Lazio Piero Marrazzo con un trans è stato nelle mani del premier Silvio Berlusconi per "troppo tempo", e ora la magistratura deve agire di conseguenza. Con una incriminazione per ricettazione.
Cosa dice il codice penale E' passibile di ricettazione, per il nostro codice penale, "chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque s'intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni". .
Le certezze di Repubblica "È indubbio - scrive D'Avanzo -che Signorini, Marina Berlusconi e Maurizio Costa, per procurarsi un profitto, hanno ricevuto quel video palesemente ottenuto con un delitto (con la violenza e la violazione del domicilio). È indubbio che Silvio Berlusconi si sia intromesso per far acquistare, prima, e occultare, poi, quella "cosa proveniente da un delitto". Se la legge è uguale per tutti, è ragionevole pensare che la procura di Roma cercherà di capire chi ha "pilotato" i falsi ricattatori mentre invierà a Milano, per competenza, le carte di una ipotetica ricettazione".
. Le premesse di Anno Zero La lettura dei fatti di Repubblica oggi in edicola era stata in buona parte anticipata dalla puntata di ieri sera di Anno Zero. Ospiti in studio, l'ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, l'eurodeputata del Pd Deborah Serracchiani, il direttore del Riformista, Antonio Polito, e il direttore di Libero, Maurizio Belpietro. La puntata - seguita da oltre 6 milioni di spettatori con il 24,5% di share per RaiDue - ha ricostruito dal 3 luglio ad oggi il percorso del video incriminato, visionato da diversi giornalisti, direttori di giornali e da Berlusconi in persona con un incessante interrogativo: perche' nessuno ha denunciato l'evidente ricatto? .
Da Giangavino Sulas, giornalista di Oggi, a due croniste di Libero con Vittorio Feltri direttore, fino ad arrivare a Belpietro che fa sapere di aver visto il filmato solo a fine settembre ad Alfonso Signorini, direttore di 'Chi', che il video lo vede il 5 ottobre: nessuno lo ritiene pubblicabile.
Due i filmati Il video originale che ha messo nei guai Piero Marrazzo è molto più lungo di quello messo in vendita. A confessarlo, scrive il Corriere della Sera, è stato il carabiniere Nicola Testini, "durante la perquisizione effettuata nel suo appartamento il giorno prima di essere arrestato: 'Quello che ho visionato io aveva una durata di circa 13 minuti. Non so chi l’abbia fatto, so soltanto che era a spezzoni, molto mosso. Noi lo abbiamo avuto da un confidente che poi è morto e volevamo farci almeno 60 mila euro'. Il resto lo aggiunge il suo collega Carlo Tagliente rivelando di custodirlo nel computer: 'D’accordo con i miei colleghi feci una copia del video attraverso il masterizzatore del mio pc portatile che ho tuttora a casa mia e vi consegnerò spontaneamente. Le altre due copie sono state invece distrutte da me e Testini'. Lo stesso Tagliente avrebbe confidato al fotografo Max Scarfone che nel filmato 'ci sono voci e volti che non possono essere visti' ".
. Come andarono le cose il pomeriggio del 3 luglio? E' piena estate quando i carabinieri entrano nell'appartamento di via Gradoli dove Piero Marrazzo si intrattiene con un transessuale. Annozero cerca di ricostruire i fatti di quel giorno, in un video con attori che hanno recitato sulla base dei documenti a disposizione dei magistrati romani e delle informazioni raccolte dai giornalisti che compongono la redazione. In particolare, Sandro Ruotolo fornisce elementi nuovi grazie a fonti vicine alla famiglia Marrazzo. .
Nella prima ricostruzione, quella basata sugli atti giudiziari, i carabinieri bussano alla porta dell'appartamento di via Gradoli, entrano e con modi ruvidi intimano a Marrazzo di pagare senza fare resistenza.
. Ma c'è anche una seconda versione dei fatti, e va in scena un'irruzione violenta: i carabinieri sono armati di pistola e minacciano brutalmente l'allora governatore del Lazio.Nella puntata di Anno zero è stata anche eseguita una simulazione del video fatto con il telefonino, quello che ritrae Marrazzo nell'appartamento di via Gradoli. Poche immagini, anche un po' sgranate, e una voce: "Ci sono giornalisti la' fuori? Non mi rovinate ragazzi...". Nelle immagini, riprese con un telefonino, si vedono in successione il pavimento dell'appartamento, le gambe nude di un uomo in piedi, quindi l'obiettivo si sposta in un altro ambiente dove su un tavolino ci sono tre strisce di polvere bianca e che si ritiene fosse cocaina ed anche due cannule per aspirare.
Capolinea
Il percorso di interrogativi sollevati da Michele Santoro porta inevitabilmente a Palazzo Chigi: perché una volta che Signorini ha avvertito Marina Berlusconi e quest'ultima il padre dell'esistenza di tale video, la telefonata di Berlusconi è arrivata solo il 19 ottobre e perché il presidente del Consiglio non ha denunciato il ricatto?
. Conflitto di interessi "E' la prova che c'è enorme conflitto di interessi", dichiara l'europarlamentare Pd Debora Serracchiani, ospite di Annozero. "Berlusconi ha ripetuto che non sa nemmeno cosa fanno le sue aziende - ha detto Serracchiani - e poi viene fuori che le sue aziende lo informano di fatti riservati".
. Prime reazioni "Anche questa sera abbiamo dovuto assistere ad una puntata di Annozero, durante la quale una trasmissione dedicata alle dimissioni del presidente della Regione Lazio viene trasformata, con un impressionante cinismo nei confronti del caso Marrazzo, nell`ennesima occasione per attaccare il Presidente del Consiglio", denuncia in una nota Bondi. .
L'esperto
Interpellato sul caso, Fabrizio Corona dice la sua: "In Italia un video del genere non l'avrebbe comprato nessuno perché Marrazzo non lo conosce nessuno, non ha vendita. Chi ha portato quel video a Signorini lo ha fatto perché sa che il direttore di Chi prende il materiale e lo da a chi lo deve dare. Berlusconi ha fatto un gesto d'amicizia. E' una questione di favori, in Italia funziona così: la libertà di stampa non esiste".
Questa notizia, secondo me, sembra la più grave rispetto a quanto sta succedendo in questo momento nello scenario nazionale a partire dalla visita di Gheddafi all’insegna della teatralità più becera di un dittatore con un seguito incredibile di persone e di una guardia del corpo addetto alla sua sicurezza composta di sole donne cosiddette “amazzoni” che sono sicuro suscita molta invidia e ammirazione da parte del Cavaliere (segretamente vorrebbe essere come lui). Infine alla legge sulle intercettazioni che priverà la magistratura di un strumento formidabile di giustizia e i cittadini di essere informati.
Qui invece si tratta di Grillo interpellato dalla Commissione Affari del Senato per la proposta di legge popolare per un Parlamento Pulito che riassumo in questi punti fondamentali condivisibili: 1. Limite di due legislature per parlamentare 2. Elezione nominale del parlamentare 3. Nessun condannato in Parlamento
Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali, Senato StaffGrillo
10 giugno 2009 Beppe Grillo è ascoltato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato sulla proposta di legge popolare Parlamento Pulito.
Ora si può non essere d’accordo sul suo modo di esprimersi perché essendo un comico e non un politico gli si può benissimo concedergli la licenza tra l’altro mai disdegnata a certi politici che pure si sono espressi da “comici” in Parlamento, ma da questo a querelarlo per avere “diffamato” le donne e gli uomini è semplicemente troppo!
Posso capire le donne e gli uomini della PDL avvezzi alla “querela” per zittire chi parla contro di loro ma mai mi sarei aspettato da alcune donne e uomini del PD (Donatella Ferranti, Paola Concia, Sandra Zampa e Roberto Zaccaria) unirsi a questo “ignobile” atto contro un “cittadino” per di più con la beffa di dare mandato alla Presidente Giustizia della Camera avv. Giulia Bongiorno (noto personaggio della pattuglia berlusconiana difensore dei potenti). Si distingue invece l’IDV che non partecipa.
Al di là delle espressioni colorite, gli argomenti sono sacrosanti e lui, Grillo, chiedeva alla fine, la data ed orario precise della discussione della proposta alla Camera per potere essere presente. A questo la Commissione non è stata in grado di farlo. Per tutta risposta invece “querela” il primo firmatario per diffamazione! Non mi sembra un buon inizio post-elettorale purtroppo per il PD che ne offusca l’identità politica e lo confonde con quella dell’avversario. Raffaele B.
IL MESSAGGERO Querela bipartisan contro Grillo: «Aggressione al Parlamento, ci diffama»
ROMA (11 giugno) - Lo show di Beppe Grillo contro deputati e senatori scatena una compatta reazione bipartisan. Decine di donne parlamentari (ma anche qualche uomo) di diversi schieramenti politici hanno dato mandato al presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno di querelare il comico genovese Beppe Grillo che ieri, in una sua audizione al Senato, aveva detto che il Parlamento è popolato da «amici, avvocati e qualche zoccola...» e fatto altre considerazioni già aspramente criticate dal presidente dell'assemblea di palazzo Madama, Renato Schifani.
Adesione trasversale. Hanno aderito all'iniziativa, tra gli altri, anche il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti, Viviana Beccalossi (Pdl), Alessandra Mussolini (Pdl), Paola Concia (Pd), Sandra Zampa (Pd), Nunzi Di Girolamo (Pdl), Barbara Saltamartini (Pdl), Roberto Zaccaria (Pd) e Nino Lo Presti (Pdl). Nel documento, firmato da decine di deputati, si legge che nel comportamento di Beppe Grillo si ravvisa «un'aggressione all'intero Parlamento» integrando il «reato di diffamazione».
Mussolini: deputate siano audite su Grillo. «Gli epiteti con i quali Beppe Grillo ha definito i membri del Parlamento italiano la dicono lunga sul personaggio che, d'altra parte, si è caratterizzato politicamente per il “Vaffaday”»: ha detto Beatrice Lorenzin, del Pdl, sostenendo che le parole contro le donne parlamentari offendono tutte le donne. «C'è stato un attacco gravissimo a tutte noi donne elette, da parte di una persona che io considero ciarpame. Chiedo, pertanto, che ognuna di noi sia audita presso la commissione Affari costituzionali del Senato in merito ai nostri progetti di legge e al nostro impegno, dal momento che anche in campagna elettorale qualcuno ha detto che noi non contiamo niente», ha aggiunto Alessandra Mussolini (Pdl).
Senatrici Idv: non ci sentiamo chiamate in causa mentre le senatrici Idv Patrizia Bugnano e Giuliana Carlino non parteciperanno alla querela. «Nessuno ci ha contattato per farlo e comunque non abbiamo alcuna intenzione di querelare Beppe Grillo per quanto detto ieri in commissione Affari Costituzionali al Senato», hanno dichiarato Bugnano e Carlino, sottolineando che «per quanto riguarda i suoi apprezzamenti sulle parlamentari non ci sentiamo chiamate in causa e quindi non ci riteniamo offese».
La sacralità della vita privata delle persone va rispettata e perciò mai violata, giustamente! Ma se si tratta di una persona pubblica quale un capo di un Governo di una Nazione quale Berlusconi è, la questione cambia e pure di molto.
Questa figura dovrebbe rappresentare l’esempio positivo di una morale di condotta scevra da comportamenti ritenuti in genere “scorretti” e “moralmente” degradati dal pubblico che ha tutto il diritto di essere informato sul suo comportamento anche nella sua vita privata tanto più se trapelano notizie di scandali.
Il pubblico, attraverso la stampa e la tv, vuole sapere e conoscere i fatti per capire cosa avviene veramente e se il Capo del Governo ne è responsabile o meno.
D’altronde lo stesso Berlusconi ha “messo in piazza” in tv tramite Porta a Porta del compiacente Bruno Vespa una penosa e patetica “difesa” contro la propria moglie Veronica Lario, vittima del solito inganno della sinistra, per avere chiesto pubblicamente il divorzio da lui perché frequenta le minorenni e perché malato e bisognoso di aiuto. A Veronica invece non le fu data la stessa possibilità di andare a Porta a Porta il giorno dopo. Niente par condicio!
Dopo le foto di Villa Certosa si comprende meglio il significato di quelle parole. Ella era a conoscenza di quella condotta da tempo, altro che essere “inforcata” dalla sinistra la quale invece certamente non poteva sapere.
Adesso il solerte avvocato di Berlusconi, Ghedini, con la scusa della privacy “querela” i giornali e i siti web che riportano le foto e le notizie, anziché “rispondere” nel merito per “smentire” con i propri argomenti.
Ciò per fare in modo che le foto medesime diventino “corpo di reato” per fare scattare la CENSURA. Si, la censura per “impedire” al pubblico di informarsi, per evitare che si vedano le immagini specialmente durante le elezioni. Poi si vedrà.
In nessun paese civile e democratico il Governo “attacca” la Stampa con la querela e la censura. Peggio ancora se una delle parti: il Capo del Governo è “immune” alla giustizia e l’altra: la Stampa no!
Nei paesi civili e democratici la Stampa è libera e può dire ciò che vuole e risponde solo alla sua opinione pubblica e il Governo se vuole, risponde alla stampa se no lascia perdere.
Cosa vuole fare ora Ghedini visto che è solo riuscito a FERMARE la Stampa Italiana e le televisioni ma non è riuscito a fermare INTERNET perché nella RETE MONDIALE quelle foto imperversano a tutta birra. Cosa vorrà fare ora?
NON POTRÀ CERTO QUERELARE TUTTO IL MONDO PER FERMARE INTERNET!
Fermare internet è impossibile! L’unica cosa che potrebbe fare è richiedere l’isolamento dell’Italia IMPEDENDO così l’accesso ai SITI ESTERI. Se il Governo facesse questo butterebbe veramente la maschera e si rivelerebbe per quello che è: ANTIDEMOCRATICO, ILLIBERALE e CENSORIO. Insomma proprio come la Cina e similari. Raffaele B.
C’è qualcosa di grandioso e di struggente nella duplice guerra dichiarata dall’avvocato Nicolò Ghedini alla Spagna e al Web. I cittadini iberici ne saranno entusiasti perché somiglia molto a quella combattuta dal loro don Chisciotte contro i mulini a vento. D’altra parte l’hidalgo della Mancha era descritto da Cervantes come “Il Cavaliere della triste figura”. Nel disperato tentativo di limitare i danni causati dalla “triste figura” del suo Cavaliere, lo scudiero Ghedini ha annunciato che non solo denuncerà El Pais per aver pubblicato le immagini del party a Villa Certosa del club di Topolanek ma intenterà una “azione civile contro chiunque ri-pubblichi in Italia le fotografie pubblicate dal quotidiano spagnolo”. L’annuncio di una azione finalmente “civile” da parte dei sostenitori di Berlusconi ci sorprende a ci rassicura. Al punto che, grati, riveliamo a Sancho Ghedini un piccolo segreto: Web è l’abbreviazione di World wide web che significa “Grande ragnatela mondiale” . Mondiale, avvocato. Questo vuol dire che se anche lei riuscisse a intimidire la stampa e i siti Internet italiani fino al punto di indurli a non pubblicare niente, i lettori italiani potrebbero con un semplice clic andare sul sito Internet di El Pais, e vedere quelle foto “innocenti”, come il suo datore di lavoro le ha definite. E questo accadrà sempre, anche in futuro, perché censurare il Web è molto complicato. E’ proprio come combattere contro i mulini a vento. A meno che, in un aggiornamento del “pacchetto sicurezza” o in qualche piega della futura legge anti-intercettazioni, non non pensiate di inserire un codicillo che consenta alla presidenza del Consiglio di bloccare l’accesso dall’Italia ai siti esteri. Ma un’azione di questo genere non sarebbe affatto “civile” e siamo certi che non la metterete mai in atto.