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mercoledì, dicembre 16, 2009

ODIO E AMORE IN POLITICA, SOLO NELLE DITTATURE

Come già paventato nel precedente articolo inizia la fase della ‘criminalizzazione’ del ‘dissenso’ e delle ‘opposizioni’ con liste di proscrizione di “mandanti morali” dell’attentato, dei ‘cattivi’ che l’odiano e di ‘buoni’ che l’amano.

Stanno tentando di fare entrare queste due categorie di
ODIO e AMORE nella politica in modo ‘furbesco’ ed ‘irresponsabile’ senza tenere conto della storia del nostro Paese e del pericolo che rappresentano. Proprio l’esatto contrario di quanto chiede il Presidente della Repubblica. Vedi questo filmato.
http://www.youtube.com/watch?v=-IOdFp1Ptec
shrek0105
16 dicembre 2009
Berlusconi e l'amore
Amore e odio. Contrapposizioni e relativi ruoli assegnati da arbitri auto-proclamati, come si conviene a chi si crede un Re. Sullo sfondo un paese in difficoltà. Né amato né odiato. Ignorato.
L'amore. La contrapposizione con l'odio. La strategia comunicativa che mira ad essere individuati come i difensori del bene, che proteggono i cittadini dal male, dall'odio che caratterizza "gli altri", chiunque essi siano. un monito: SVEGLIA! SVEGLIA! SVEGLIA!!!!!!!

Come dice Marco Travaglio in YouTube ne Il più amato dagli italiani: (35minuti)
La politica e il sentimento non c’entrano niente, la politica è un fatto tecnico, per cui ti voto affinché tu faccia delle cose, ma tu non puoi chiedermi di amarti, tu puoi chiedermi di votarti, ma non mi puoi chiedere di amarti, non esiste l’amore dell’elettore per il suo eletto, esiste soltanto nelle dittature, quando appunto il populismo carismatico del capo riesce addirittura a attirare l’amore degli elettori, che non sono più neanche cittadini, sono proprio sudditi, sono un’altra cosa, sono acritici, sono pecore che adorano il capo”…
CONTINUA

Tutti i politici dovrebbero assumere questo senso di responsabilità ognuno per se e farsi carico di abbassare i toni ed evitare accuse e offese ad altri. Leggi
Da voi una campagna d'odio di Cicchitto del PDL su REPUBBLICA. Ritornare tutti ad un linguaggio 'civile' che da tempo ormai è quasi sparito nella politica italiana. Le liste di proscrizione di ‘mandanti morali’ vanno nella direzione opposta! Se si persegue tutti questa via si va verso il ‘baratro’ senza FUTURO e senza VINCITORI. La storia ce lo insegna!
Leggi
Coglioni, kapò e mentecatti“, l'amore secondo B. sul FATTO QUOTIDIANO.

È irresponsabile ‘sfruttare politicamente’ a proprio gretto vantaggio di parte, l’attentato a Berlusconi per lanciare una sorta di ‘resa dei conti’ contro l’altra metà del Paese. L’inevitabile esito sarà ‘nefasto’ per tutti. La politica deve ritrovare il suo naturale terreno di confronto civile e di critica che non possono essere i ‘sentimenti’ di odio e amore che al contrario distruggendo la capacità critica dei cittadini portano solo alla dittatura. Leggi sull’Espresso
L'odio e l'amore sono categorie politiche?
Raffaele B.

REUTERS
Berlusconi: amore vince sempre su odio, state sereni
martedì 15 dicembre 2009 14:01

ROMA (Reuters) - Ringrazia per i messaggi, invita a stare sereni e dice che "l'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio".
Sono le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scritte in un suo messaggio che compare sul sito del Popolo della Libertà.
"Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio", si legge nel messaggio firmato Silvio Berlusconi.

L’ANTEFATTO DE IL FATTO QUOTIDIANO
"Coglioni, kapò e mentecatti“, l'amore secondo B.
16 dicembre 2009
Dal ‘94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi
di Peter Gomez e Marco Travaglio

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia "una campagna d’odio" contro Silvio Berlusconi. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che "l’amore vince sull’odio". Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione. Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore…
CONTINUA con la lista di molte frasi pronunciate da Berlusconi, da Bossi, Vittorio Sgarbi e da tre leghisti eurodeputati.

L’ESPRESSO
L'odio e l'amore sono categorie politiche?
16 Dic 2009
L'emotività e i sentimenti sono entrati di prepotenza nel dibattito di questi giorni. E' giusto che sia così? Ed è un bene o un male per la qualità del confronto e del dibattito civile?

«L'amore vince sempre sull'odio», ha fatto sapere Silvio Berlusconi via Internet dal suo letto d'ospedale. Un appello all'emotività e un riferimento alla presunta capacità del premier di diffondere "amore" contro quelle che lui e i suoi chiamano "campagne di odio". Del resto, fin dalla sua discesa in campo il premier aveva iniziato a far entrare la categoria dei sentimenti nel dibattito politico, baciando bambini, spargendo sorrisi, facendo battute e soprattutto accentrando il dibattito attorno alla sua persona anziché all'attività politica della sua parte.
Ma mai come in questi giorni la componente prerazionale sembra diventata fondante nel confronto fra destra e sinistra, e più in generale tra governo e opposizione: con gli esponenti della maggioranza che accusano tutti coloro che sono all'opposizione di "spargere odio". Ovviamente, da più parti si fa notare che chiamare "coglioni" gli elettori avversari non è il miglior modo per dare amore, così come piene di livore sono - specie con la gestione di Vittorio Feltri - le pagine del "Giornale", di proprietà del presidente del Consiglio e della sua famiglia.
Una volta si diceva che in politica non ci sono nemici ma solo avversari, cioè persone che hanno un programma diverso dal nostro contro il quale dunque ci si batte - nelle sedi istituzionali, sui giornali e in ogni altro consesso civile - per affermarne un altro. Adesso non si sa più quali siano le differenze di programma politico tra un partito e l'altro, in compenso ci si divide brutalmente tra chi ama Berlusconi e chi lo odia.
E' giusto ed è sano per la democrazia che sia così? Si può essere di centrodestra o di destra senza amare Berlusconi? E si può essere di sinistra o di centrosinistra senza odiare Berlusconi come persona, ma opponendosi al modello culturale e politico che lui ha imposto? E che cosa si può fare perché la categorie razionali in politica prevalgano su quelle emotive? Che cosa ne pensate?

REPUBBLICA
Pdl, Cicchitto a Repubblica
"Da voi una campagna d'odio"
Il capogruppo a Montecitorio replica all'editoriale di Ezio Mauro
"Attacco alla libertà di stampa? E' solo l'ennesima mistificazione"
16 dic. 09
ROMA - "Abbiamo ricordato agli italiani la campagna di odio e di disprezzo contro Berlusconi che ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno portato al gesto di Tartaglia, alla sua esaltazione su Facebook da parte di migliaia di estremisti". Dopo aver usato l'aula di Montecitorio per puntare il dito contro
"i mandanti morali" dell'aggressione al Cavaliere, mettendo in fila Repubblica, Santoro, Travaglio e il Fatto, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto torna ad alzare i toni. Lo fa per rispondere all'editoriale del direttore di Repubblica Ezio Mauro che, dalle colonne del quotidiani, lo ha accusato di voler creare "un clima di guerra".
Un clima che Cicchitto non accenna a voler abbandonare neanche oggi. "Capiamo come dopo quello che è accaduto c'è chi ha la coscienza sporca ed è alla ricerca di un alibi e quindi di un altro bersaglio. Nessuna intimidazione e anche nessun 'fuoco amico' ci chiuderà la bocca - dice il capogruppo - Detto tutto questo, l'evocazione dell'attacco alla libertà di stampa è l'ennesima mistificazione: una catena editoriale sviluppa contro un leader politico una forsennata campagna di stampa, ma se qualcuno osa rispondere allora la medesima catena editoriale grida all'attentato alla libertà di stampa. Sulla base di questa logica 'Repubblica' ha licenza di attacco e coloro che sono oggetto di esso dovrebbero solo accettare, riverenti, insulti e scomuniche e poi ringraziare per l'onore ricevuto". A fianco di Cicchito si schiera uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini: "Ha solo fotografato la realtà Repubblica non può tirarsi fuori". Al fianco di Repubblica e il Gruppo L'Espresso si schiera, invece, la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro: "Basta con questa campagna accusatoria".

Insomma, nonostante la delicatezza del momento i vertici del Pdl scelgono la linea dello scontro frontale. E dopo il discorso di Cicchitto a Montecitorio, criticato anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini, non arretrano di un centimetro. Mentre sullo sfondo restano, inascoltati, gli appelli alla moderazione del capo dello Stato.

sabato, ottobre 31, 2009

STEFANO CUCCHI – UN ALTRO OMICIDIO DI STATO?

Come nel caso di Federico Aldrovandi avvenuto nel 2005 a Ferrara per il quale quattro poliziotti furono alla fine di una ‘lunga battaglia’ condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione per ‘eccesso colposo’ che però grazie all’indulto del 2006 non sconteranno la sentenza, leggi Wikipedia. Comunque se la famiglia non avesse ‘combattuto’ contro un muro di gomma il caso sarebbe stato archiviato come morte accidentale.

Anche questo caso stava per prendere la stessa ‘direzione’ ma di fronte all’insistenza della famiglia che è riuscita a coinvolgere i media ed internet divulgando le foto strazianti delle condizioni in cui era ridotto Stefano, ora la magistratura se ne occupa sebbene con una accusa contro ‘ignoti’ (ma non erano le forze dell’ordine che lo tenevano in custodia?) e l’interessamento di tutte le forze politiche, poi si vedrà quali effettivamente!

Sembra evidente, alla luce delle precedenti esperienze, che la vicenda potrà avere un esito ‘concludente’ e che si potrà arrivare all’accertamento della ‘verità’ solo se si manterrà viva l’attenzione dei media e della gente e di quelle forze politiche a cui stanno veramente a cuore il funzionamento della giustizia. Altrimenti finirà con un nulla di fatto ed i ‘colpevoli’ resteranno impuniti e dopo verrà il turno di qualcun altro.

Infatti il ministro
La Russa ha già la ‘certezza’ che i carabinieri non c’entrano! Ma allora se non sono stati loro che l’hanno arrestato, chi è stato? Se il ministro sa qualcosa lo deve dire! Molte persone ‘coinvolte’ in questo caso non ‘parlano’ oppure fanno a ‘scaricabarile’ di responsabilità. Anche qui c’è il muro di gomma da ‘superare’ altrimenti si aggiungerà un altro ‘mistero’ ai già tanti ‘misteri’ di omicidi ‘inspiegabili’ cui le forze dell’ordine e quindi lo Stato sono ‘implicati’.

Attenzione! Si raccomanda solo pubblico adulto per vedere le ‘
Le immagini del corpo di Stefano Cucchi’. Consiglio altresì di leggere questo articolo su l’Antefatto.
Raffaele B.

http://www.youtube.com/watch?v=4uBUwuB6S1E
cioccolatoevaniglia
28 ottobre 2009
I familiari di Stefano Cucchi: "Vogliamo sapere che cosa è successo"
"Vogliamo sapere che cosa è successo", il padre e la sorella di Stefano Cucchi, non si spiegano la morte del ragazzo di 31 anni, avvenuta in circostanze non chiare all'Ospedale Pertini di Roma dopo l'arresto per possesso di 20 gr. di marijuana. Rainews24

*** ULTIMISSIMA ***
ILSOLE24ORE
Caso Cucchi: i Nas al Pertini a prendere la cartella clinica
31 ottobre 2009

Il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, ha inviato i carabinieri del Nas al reparto destinato al ricovero dei detenuti dell'ospedale Pertini, dove è morto il detenuto Stefano Cucchi, per raccogliere tutta la documentazione disponibile presso il reparto stesso.

«La documentazione - ha sottolineato Marino - sarà messa a disposizione dell'ufficio di presidenza della commissione d'inchiesta per una prima istruttoria e mi auguro che dall'analisi del lavoro effettuato dai medici al momento del ricovero di stefano cucchi possano emergere elementi che aiutino a fare chiarezza su cosa sia realmente accaduto. Nei prossimi giorni la commissione deciderà anche se aprire formalmente un'inchiesta sulla vicenda dal punto di vista dell'efficienza, dell'efficacia e della qualità dell'assistenza medica.

Marino ha sottolineato che «si tratta di una tragedia che lascia sgomenti e anche per questo serve il massimo rigore nell'appurare la verità e tutte le eventuali responsabilità».
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L’UNITÀ
Stefano è stato assassinato. La Russa assolve i carabinieri
di Toni Jop
31 ottobre 2009
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«Omicidio preterintenzionale», l’ipotesi di reato è questa, l’ha formulata il pm romano Vincenzo Barba per chiarire le cause e le responsabilità della morte di Stefano Cucchi. Ma se Luigi Manconi non avesse sbattuto in faccia all’opinione pubblica questa vergogna, come sarebbe andata? Come tutte le altre volte, tutto si sarebbe spento con una notizia in cronaca. Invece, ecco la magistratura al lavoro, per ora contro ignoti. L’avvocato Fabio Anselmo si chiede perché «contro ignoti», dal momento che tutti gli spostamenti del ragazzo sono avvenuti in tempi certi e sempre sotto il «controllo» delle forze dell’ordine, quindi... Ma intanto si apre il fascicolo sotto lo sguardo di qualche milione di esseri umani che non si spiegano come sia possibile, oggi, finire i propri giorni tanto brutalmente - ieri le foto del corpo di Stefanohanno fatto il giro di mezzo mondo - tra le braccia dello Stato. Mentre dal roof garden politico e istituzionale del paese si alza un coro discretamente solidale: tutti vogliono chiarezza. Per ora pochi si chiedono perché dovesse stare in cella, in attesa di giudizio, un ragazzo che aveva in tasca un po’ di droga per uso personale.
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Nel coro, anche la voce di La Russa che tuttavia ci tiene a far sapere due cose. La prima: la sua convinzione «del comportamento corretto dei Carabinieri in questa occasione»; la seconda, meno elegante, è una precisazione a proposito della sua non competenza nel caso, dal momento che lui è ministro della Difesa e non dell’Interno o della Giustizia. Ma come sa che i carabinieri non c’entrano? Cosa sa? E se non sono stati i Cc, chi è stato?
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Sempre in area di maggioranza, Capezzone, il portavoce, trova il tempo di invocare che si evitino «i festival delle risse...e delle speculazioni» sulla sorte di un povero ragazzo morto «distrattamente » per cause naturali, come lascia intravvedere il referto del medico dell’ospedale Pertini di Roma. Ma aveva due vertebre rotte, il volto tumefatto, un occhio rientrato, segni di impatti violenti su tutto il corpo. E in sei giorni - tanto è durata l’agonia - non è riuscito a comunicare con un avvocato e nemmeno con la famiglia, tenuta in scacco per motivi che ora si possono solo immaginare e non sono commoventi. Un intero sistema ha operato con coerenza attorno alla morte di Stefano, a cominciare dalla legge attuale sulla tossicodipendenza. Ma chi lo ha ridotto in quelle condizioni? Torniamo indietro. La sera del 15 ottobre Stefano viene fermato dai carabinieri. All’una e trenta, con lui presente, perquisiscono l’abitazione di famiglia senza trovar niente di più di quel che già gli avevano sfilato dalle tasche. «Stava bene - ricorda la sorella Ilaria - e ci è stato detto di non preoccuparci, tanto sarebbe tornato a casa il giorno dopo, per così poco gli avrebbero dato i domiciliari ». Lo riportano via e lo ripresentano nell’aula del tribunale, a mezzogiorno. Lì, i famigliari constatano che il loro caro o è andato a sbattere contro un tir oppure...«Mio padre - spiega Ilaria - ha raccontato che aveva il viso gonfio e gli occhi tumefatti, irriconoscibile. Ma non gli ha chiesto nulla, quando se lo è trovato davanti, perché c’erano sempre i carabinieri accanto a lui e pensava che in poche ore sarebbe tornato a casa, lì avrebbe potuto chiarire cosa era successo ».
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Stefano viene visitato una prima volta alle 14 dello stesso giorno presso l’ambulatorio del Palazzo di Giustizia. Un arco di poche ore in cui stringere le indagini. Ma giusto ieri sera, il comandante provinciale dei Carabinieri Vittorio Tomasone ribadiva che «i Cc non hanno nulla a che fare con la morte del ragazzo e nemmeno con le ecchimosi», e rilanciava sostenendo che «noi lo abbiamo portato in tribunale dove ha parlato con il padre, dopodiché lo abbiamo consegnato agli agenti della polizia penitenziaria ». «Quindi - incalza l’avvocato Fabio Anselmo - vuol dire che l’hanno pestato il giudice e il Pm. Ci fa piacere che i Carabinieri dicano queste cose, noi non accusiamo nessuno, cerchiamo di vederci chiaro e non ce la facciamo, sa perché?», no, perché? «Il Pm non ci ha consegnato cartelle cliniche, niente foto dell’autopsia, si fa così?». Del resto, per tornare alla sensibilità del «sistema», conviene ricordare che la madre di Stefano ha saputo della morte del figlio solo quando è stata coinvolta nella procedura dell’autopsia. A nessuno era venuto in mente di non tenere in carcere un ragazzo epilettico con un po’ di droga in tasca e che aveva senza ombra di dubbio le ossa rotte. È diventato un caso nella piazza di Facebook, 12mila interventi on line. Capissimo che questa è la normalità, e non un caso.
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REPUBBLICA
Per la morte del giovane Aldrovandi poliziotti condannati a tre anni e 6 mesi
6 luglio 2009
I quattro agenti accusati di eccesso colposo nell'omicidio del ragazzo di 18 anni avvenuto nel 2005 a Ferrara. I genitori: "Volevamo che fossero restituiti rispetto e dignità a nostro figlio".
FERRARA - Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sei mesi i
quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi.

"Volevo che a mio figlio fossero restituiti giustizia, rispetto e dignità", ha detto il padre di Federico. "Mio figlio non era un drogato, era un ragazzo di 18 anni che amava la vita e che quella mattina non voleva morire". Sua moglie è sembra stata convinta della colpevolezza degli agenti: "Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa".
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Inchiesta e processo hanno visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi lungo l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico.
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Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi a ciascuno dei quattro agenti. L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile, (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiunta la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.

Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) l'agitazione del ragazzo quella mattina, prima e durante l'intervento di polizia, era dovuta all'effetto di sostanze assunte la notte prima al Link di Bologna con gli amici. Sostanze che lo avrebbe portato a uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l'assoluzione piena degli imputati, che agirono rispettando le regole e il modus operandi previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo). Ancora oggi, tuttavia, nonostante l'intervento di oltre 15 tra i più affermati e riconosciuti esperti italiani (medico-legali, tossicologi, anestesiologi, cardiopatologi) non si è arrivati a chiarire con certezza le cause della morte.

Wikipedia
Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Aldrovandi. I quattro condannati, grazie all'indulto varato nel 2006, non sconteranno la loro pena.

venerdì, giugno 12, 2009

INTERCETTAZIONI – FINE DELLA SICUREZZA

Passa alla Camera anche la legge sulle intercettazioni e perfino con il contributo di 21 deputati delle opposizioni! È una legge che secondo le intenzioni dei loro autori avrebbe il compito di “migliorarla” salvaguardando la “privacy” dei cittadini messa a rischio da “intercettazioni” eccessive ed abusate.

In realtà invece si “depotenzia” solamente lo strumento investigativo della magistratura rendendolo “inutile e inefficace” consentendo sin dal primo giorno della sua applicazione via libera per
tutte le criminalità anche quelle più pericolose!

Ddl intercettazioni regalo alla criminalità Giuseppe Cascini
ItalianSpot
11 giugno 2009
Passa alla Camera il ddl Alfano sulle intercettazioni: "è la fine del contrasto alla criminalità, un regalo alla Mafia!"

L’attuale legge sulle intercettazione telefoniche e la nuova legge approvata ora alla camera Intercettazioni, ecco cosa dice il testo riportata al momento solo dal quotidiano l’Unità.

Quale privacy si vuole proteggere? Altro che protezione della “privacy” dei cittadini, con questa legge, se passerà definitivamente, si proteggerà solamente la “privacy” di tutti i “criminali” a danno questo si, della sicurezza di tutti i cittadini onesti. Non solo, ma con questa stessa legge i medesimi cittadini non potranno nemmeno essere informati su quanto avviene nei tribunali a carico di chi commette reati. Insomma una vera legge “censoria” del tipo che credevamo ci fossero solo in certi paesi asiatici o in repubbliche delle banane!

Il presidente della Repubblica ha detto che si riserverà di esaminarlo attentamente ed eserciterà i poteri che gli competono! Speriamo che ne rileverà la ovvia e manifesta incostituzionalità.

Ma non possiamo farci illusioni. La legge per bloccare di fatto le intercettazioni serve esclusivamente al Cavaliere per “zittire” la stampa e la Tv su tutto ciò che lo può danneggiare agli occhi degli elettori. La sua sopravvivenza al potere dipende da questo e quindi non vorrà rinunciare a questa legge liberticida che per salvare lui condanna tutto il Paese.

Per questo invito tutti voi a firmare
l’appello di Repubblica come ho fatto anch’io (vedere a pagina 84 al numero 41646 raffaele bonaffini – guidonia)
Raffaele B.

REPUBBLICA
Intercettazioni, oltre 70 mila firmeper l'appello di Repubblica
11/06/2009
L'autore di "Gomorra": "Si cancella un importante strumento per la ricerca della verità"
ROMA - Oltre 70mila adesioni in poche ore. Settantamila cittadini che ci mettono la faccia con nome, cognome, città e professione per affermare che il disegno di legge sulle intercettazioni approvato oggi alla Camera "è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini". Cittadini qualsiasi e, insieme, intellettuali, magistrati, politici, uomini e donne di spettacolo. A cominciare da Roberto Saviano. L'autore di "Gomorra" ha detto: "Sulle intercettazioni ci vuole più rigore: da parte di tutti, procure e giornalisti. Questo è certo. Ma quello che sta avvendendo con questa legge è rischiosissimo: così si cancella un importante strumento per la ricerca della verità".
FIRMA L'APPELLO DI REPUBBLICA.IT
CONTINUA

REPUBBLICA
Ieri la fiducia, oggi l'approvazione a Montecitorio. Sì al voto segreto. L'Idv espone cartelli listati a lutto.
Intercettazioni, via libera al ddl
Napolitano si riserva di esaminarlo
Il ministro Alfano: "21 deputati dell'opposizione con noi"
11/06/2009
ROMA - Via libera della Camera, tra bagarre e contestazioni, al ddl sulle intercettazioni. Si è votato con il voto segreto e i sì sono stati 318, i no 224 (un solo astenuto): numeri parlamentari alla mano, vuol dire che 21 deputati dell'opposizione - come non manca di sottolineare il ministro della Giustizia, Angelino Alfano - hanno agito da franchi tiratori, votando a favore del provvedimento. Adesso il testo passa al Senato. E nel clima di scontro sul provvedimento in serata il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia: "Mi riservo di esaminare il testo approvato e di seguire l'iter che avrà in Parlamento, per prendere poi le decisioni che mi competono. Certo, ci sono molte cose da difendere e molte cose da rinnovare". Parole che giungono poche ore dopo il voto e all'indomani dell'iniziativa dell'opposizione che ha scritto al capo dello Stato per esprimere il "profondo disagio" per un testo definito "politicamente eversivo"…
CONTINUA

CORRIERE DELLA SERA
IL MAGISTRATO MARIA CORDOVA
«Abbiamo arrestato ottanta pedofili. Ora sarà impossibile»
di Lavinia Di Gianvito
12/06/2009
ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».
Quanto tempo sono durati gli «ascolti»? «Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».
I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».
Com’è cominciata l’inchiesta «Fiori nel fango»?«Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera. Poi si è scoperto che maneggiavano un po’ di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate ad adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni».
Non c’è mai stato il rischio di violare la privacy?«No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile» .
Questo è successo in quell’inchiesta. E in generale?«È sempre così».
Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più «tradizionali»? «E quali? Sono in magistratura dal ’67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l’autorizzazione di un giudice».
Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura. «Vent’anni fa c’era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi.Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?».

REPUBBLICA
Intercettazioni, ecco come la riforma toglie spazio ai pm e limita la stampaDa Lady Asl agli immobiliaristi: l'obbligo di indizi "evidenti" impedirebbe molti controlli
Tangenti, "furbetti" e Calciopoli
le verità che non avremmo saputo

12/06/2009
ROMA - Gli orrori della clinica Santa Rita di Milano? Sarebbero rimasti ben segreti. Le partite truccate di Calciopoli? Avrebbero continuato a essere giocate. L'odioso stupro della Caffarella? Gli autori sarebbero ancora liberi. Il sequestro dell'imam Abu Omar? I pm di Milano non l'avrebbero mai scoperto. E gli agenti del Sismi che collaborarono con la Cia non avrebbero mai lasciata impressa sul nastro la fatidica frase "quell'operazione è stata illegale".
Lady Asl e la truffa della sanità nel Lazio? La cupola degli amministratori regionali avrebbe continuato ad operare indisturbata. I furbetti del quartierino? Per le scalate Antonveneta e Bnl forse non ci sarebbero stati gli "evidenti indizi di colpevolezza" per mettere i telefoni sotto controllo. A rischio le inchieste potentine di Henry John Woodcock, Vallettopoli, Savoiopoli, affaire Total, tangenti Inail, dove i nastri hanno continuato a girare per otto-nove mesi prima di produrre prove, e quelle calabresi (Poseidone, Toghe lucane, Why not) dell'ormai deputato europeo Luigi De Magistris.
Una moria impressionante, in cui cadono processi famosi e meno famosi, in cui le indagini sulla mafia sono messe a rischio perché non si potrà più mettere sotto controllo telefoni per truffa ed estorsione. Si salva Parmalat dove, come assicurano i pm di Milano e di Parma, le intercettazioni non furono determinanti né per arrestare Calisto Tanzi in quel dicembre 2003, né per accertare ragioni e colpevoli del crack. Ha detto e continua a dire l'Anm con una frase ad effetto, "è la morte della giustizia penale in Italia".
Nelle stesse ore in cui alla Camera, con il concorso dell'opposizione nonostante l'appello del giorno prima a Napolitano di Pd, Idv, Udc, si approva la legge sugli ascolti, nelle procure italiane, tra lo sconcerto e l'irritazione delle toghe, si fanno i conti delle intercettazioni che non si potranno più fare in futuro e di quelle che, in un passato recente, non sarebbero mai state possibili. E, anche se fossero state fatte, non si sarebbero mai potute pubblicare, né nella versione integrale, né tantomeno per riassunto. Le indagini cadono su due punti chiave della legge: "evidenti indizi di colpevolezza" per ottenere un nastro, solo 60 giorni per registrare. Così schiatta l'indagine sulla clinica Santa Rita che parte con una truffa ai danni dello Stato per via dei rimborsi gonfiati e finisce per rivelare che si operava anche quando non era necessario. Non solo sarebbero mancati gli "evidenti indizi" (se ci fossero stati i pm Pradella e Siciliano avrebbero proceduto con gli arresti), ma non si sarebbe andati avanti per undici mesi, dal 4 luglio 2007 al 24 giugno 2008. Giusto a metà, era settembre, ecco le prime allusioni a un reparto dove accadevano "fatti gravi". Niente ascolti, niente testi sui giornali, niente versione integrale letta al processo, niente clinica costretta a cambiare nome per la vergogna.
Cambia corso il caso Abu Omar, nato come un sequestro di persona semplice contro ignoti. Solo due mesi di tape. Ma la telefonata chiave, quando l'imam libero per una settimana racconta alla moglie la dinamica del sequestro, giunge solo allo scadere dei 12 mesi d'ascolto. In più la signora, in quanto vittima, non avrebbe mai dato l'ok a sentire il suo telefono, come stabilisce la nuova legge.
Per un traffico organizzato di rifiuti a Milano, dove arrivava abusivamente anche la monnezza della Campania, hanno fatto 1.500 intercettazioni per sei mesi. Solo dopo i primi due s'è scoperto cosa arrivava dal Sud. In futuro impossibile. Come gli accertamenti che fanno scoprire i mafiosi. A Palermo hanno intercettato l'imprenditore Benedetto Valenza per quattro mesi: dalla truffa e dalla frode nelle pubbliche forniture sono arrivati a scoprire che riciclava i soldi del clan Vitale e forniva cemento depotenziato pure agli aeroporti di Birgi e Punta Raisi. Idem per l'inchiesta contro gli amministratori di Canicattì e Comitini che inizia per abuso d'ufficio e corruzione e approda a un maxi processo contro le cosche di Agrigento. Telefoni sotto controllo per sei mesi, ormai niente da fare.
"La gente sarà meno sicura" dicono i magistrati. E citano lo stupro della Caffarella d'inizio anno. Due arresti sbagliati (i rumeni Ractz e Loyos), il vanto di aver fatto tutto "senza intercettazioni", poi il ricorso all'ascolto sul telefono rubato alla vittima. Domani impossibile perché in un delitto contro ignoti si può intercettare solo il numero "nella disponibilità della persona offesa". Assurdo? Contraddittorio? Sì, ma ormai è legge.

domenica, gennaio 25, 2009

SICUREZZA - GAFFE DEL CAVALIERE SUGLI STUPRI

Berlusconi è come al solito incontenibile! Ancora una volta si abbandona ad una gaffe che supera ogni limite di decenza perché fatta da un Capo di Governo a danno dei propri cittadini, in primo luogo le donne e poi gli uomini.

Con la frase “dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai”, egli in realtà “confessa” più cose di quanto sembrerebbe in un primo momento, e poi con il “chiarimento” di
Capezzone si va oltre il “ridicolo” al punto che ribadisce la solita solfa che è colpa degli altri che stravolgono le parole del Cavaliere (vedere il filmato per questo).

La gaffe consiste nel fatto che secondo Berlusconi lo stupro avverrebbe perché la vittima è “bella”. E questo vorrebbe anche dire che gli uomini, di fronte ad una bella donna non sanno “resistere”. Suona come una tetra “giustificazione” per gli uomini (stupratori) a ”violentare” le donne (vittime) perché hanno la colpa di essere “belle”.

Essa rivela una “mentalità” del vecchio costume maschilista dei tempi andati che addossa solo alla “donna” la colpa della “violenza carnale” che subisce, perché è proprio lei a “provocarla” con il suo corpo. L’uomo è maschio e cacciatore e non ha colpa alcuna. Il Cavaliere si identifica spesso con questo modello, quindi senz’altro ci vede se stesso.

Oltre alla gaffe, il Cavaliere, con quella frase, “confessa” inconsapevolmente che il problema della sicurezza non si può affrontare con i militari, come avevano “tuonato” nella campagna elettorale e tanto da volere moltiplicare per dieci i soldati già impiegati nelle città. Ce ne vorrebbero milioni che non ci sono! In nessun paese democratico ed avanzato si affronta la sicurezza interna con l’Esercito. Non si possono certo acchiappare ladri e stupratori con i carri armati, è ridicolo!

Hanno fatto e continuano a fare solo “demagogia” e tanti “annunci” vani “ingannando” facilmente tutti quei milioni cittadini la cui opinione viene costantemente “manipolata” e “costruita” dalle televisioni di Berlusconi medesimo (conflitto d’interessi) e dalla grande stampa asservita allo stesso quale dispensatore di quote di pubblicità (finanziamenti).

Quello che serve è un insieme di politiche della “sicurezza” e della “immigrazione” che rimettono al centro le forze di polizia con finanziamenti adeguati per pattugliamenti frequenti e capacità d’intervento rapido che non ci sono, l’efficacia della giustizia più giusta e rapida che non è, il rifinanziamento dei comuni “depotenziati” per rimetterli in condizioni di affrontare i bisogni veri delle città tra cui l’illuminazione, la viabilità, servizi sociali, i controlli del territorio comprese le stazioni con videocamere e quant’altro possa servire per aumentare la sicurezza a tutte le ore ed in tutti i luoghi.
Raffaele B.


Berlusconi sugli stupri
«Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» - Silvio Berlusconi - 25 Gennaio 2009

CORRIERE DELLA SERA
Stupri e donne, Berlusconi sotto accusa
Veltroni: «Offende le donne». Il leader del Pd: «Quella del premier è l'ennesima battuta su un dramma e dimostra scarsa sensibilità»
25 Gennaio 2009

MILANO - Hanno suscitato non poche polemiche le parole del premier Silvio Berlusconi
sull'allarme sicurezza e in particolare sulla vicenda degli stupri nella Capitale e a Guidonia. «Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» ha detto il Cavaliere. Pd e Udc hanno immediatamente replicato alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, apostrofandole come «offensive e volgari». «L'ennesima battuta del premier di fronte al dramma delle tante donne violentate in questi giorni - ha sottolineato il segretario del Pd Walter Veltroni in una nota - è una dimostrazione ulteriore di scarsa responsabilità e di scarsa sensibilità per una forma di violenza che segna la vita delle persone che la subiscono». Per Veltroni Berlusconi «ignora il dramma della violenza sessuale, offende le donne italiane e smentisce se stesso sull'utilità dell'impiego dei militari».

«SI EVITINO LE BATTUTACCE» - «Berlusconi farebbe meglio a tacere invece di dire cose offensive nei confronti delle donne» ha detto Vittoria Franco, ministro delle Pari Opportunità nel governo ombra, secondo la quale «in buona sostanza, stando alle sue parole, se le donne escono di casa da sole devono mettere in conto di poter essere violentate o aggredite perché non è possibile presidiare il territorio». «Il premier straparla» gli fa eco Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa. «Un soldato per ogni bella donna? Forse Berlusconi pensa che tutti uomini italiani siano incontinenti e irresponsabili o forse è una autodenuncia di incapacità a governare in sicurezza» ha dichiarato Luca Volonté, dell'Udc, in una nota. «Si evitino battutacce e, senza polemiche, si affrontino veri nodi» è l'invito di Volonté. «La battuta sui soldati e le belle donne, Berlusconi se la poteva risparmiare, essendo di pessimo gusto ed offensiva in un momento in cui le italiane sono fatte oggetto di violenze quotidiane» è il punto di vista del segretario ed eurodeputato di Forza Nuova, Roberto Fiore.

IL CHIARIMENTO DI CAPEZZONE - D'altro canto il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone spiega che «il premier ha detto una verità evidente e di buon senso: purtroppo non basterebbero milioni di militari per evitare alcuni fatti criminali e sciagurati, che vorremmo non avvenissero mai, ma invece a volte accadono, procurando dolore e indignazione». «Tutti gli italiani - ha aggiunto Capezzone - capiscono questo concetto, tranne i dirigenti della sinistra. È davvero avvilente che una sinistra allo sbando provi a stravolgere il senso delle parole dette da Silvio Berlusconi».

lunedì, novembre 24, 2008

CROLLO DEL LICEO DI RIVOLI - FATALITÀ PER IL CAVALIERE

Prima di procedere alla lettura del commento, invito a guardare il filmato da YouTube con immagini della giovane vittima e della scuola dopo il crollo del soffitto avvenuto nella sua classe.
In memoria di Vito Scafidi::17 anni


Il capo del governo Berlusconi addebita la responsabilità dell’accaduto alla “fatalità” ovvero a “nessuno”. Solo un tragico incidente che poteva capitare altrove e a chiunque!

I cittadini e gli stessi studenti che seguono le vicende della scuola italiana invece sanno molto bene e da tanto tempo che la maggior parte degli edifici scolastici nel nostro paese versano in una drammatica condizione di abbandono non solo al sud ma anche al nord.

Coloro che sono più accorti sanno bene che i “tagli indiscriminati” di miliardi di euro fatti recentemente alla scuola dal ministro Gelmini (altro che riforma) mentre aggraveranno la condizione della didattica in generale non faranno certo bene alla ormai fatiscente edilizia scolastica.

Ora costoro si affrettano a “stanziare” alcuni “milioni” anziché “miliardi” tolti, per sanare solo un centinaio di scuole su 10.000 (diecimila) che necessiterebbero interventi seri ed urgenti! Propongono una miseria che grida vendetta per l’assoluta “insensibilità” di questo personale politico “predatore” e totalmente asservito a tutt’altri interessi.

Ora costoro si affrettano a “stanziare” alcuni “milioni” anziché “miliardi” tolti, per sanare solo un centinaio di scuole su 10.000 (diecimila) che necessiterebbero interventi seri ed urgenti! Propongono una miseria che grida vendetta per l’assoluta “insensibilità” di questo personale politico “predatore” e totalmente asservito a tutt’altri interessi.

Cittadinanzattiva nel blog scuola commenta il decreto Gelmini sui tagli dei fondi per la sicurezza degli edifici, un pessimo modo di onorare le vittime di San Giuliano. Leggi il comunicato stampa del 31 ottobre scorso.

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Altro che “fatalità”, vi sono responsabilità tecnico-amministrative precise ed individuabili cui la giustizia deve pervenire rapidamente. Ma sappiamo che la medesima giustizia non potrà colpire i responsabili “politici” di tale scempio. Su questo problema solo i cittadini elettori potranno fare qualcosa.

La politica a tutti i livelli è responsabile di omissioni, di insufficienti risorse e di assenza di controlli effettivi che hanno prodotto in tutti questi anni questo vergognoso degrado che pone da tempo un serio problema di sicurezza per i nostri studenti.
Raffaele B.

ANSA
Scuola: 10.000 gli edifici a rischio
2008-11-22 14:53

Circa 10.000 edifici scolastici italiani (il 24% del totale) necessitano di interventi di manutenzione urgenti. Il 42% degli edifici è privo del certificato di agibilità statica. In Piemonte - dove oggi è crollato il soffitto di una scuola di Rivoli (Torino) - ben il 62% non ha l'agibilità statica. I dati emergono dal rapporto 'Ecosistema scuola 2008' di Legambiente, che ha indagato sulla qualità dei 42.000 edifici scolastici presenti su tutto il territorio nazionale, in cui vivono ben 9 milioni di cittadini. Alto, segnala Legambiente, è il numero di scuole (il 52,82%) costruite prima del 1974, anno in cui entrò in vigore la legge che prevedeva prescrizioni per le costruzioni in zone sismiche. Ed il 75% si trova in zona ad alto rischio sismico. Mentre il 48% è privo di certificato prevenzione incendi. Meno della metà degli edifici scolastici ha goduto di interventi di cura negli ultimi cinque anni.

Ecco, regione per regione, la quota di edifici che possiedono il certificato di agibilità scolastica.

REGIONI EDIFICI CON CERTIFICATO DI AGIBILITA' STATICA
Abruzzo 8,51%
Basilicata 100%
Calabria 35,34%
Campania 100%
Emilia Romagna 87,97%
Friuli Venezia Giulia 67,95%
Lazio 47,98%
Liguria 74,03%
Lombardia 31,38%
Marche 41,86%
Molise 100%
Piemonte 38,38%
Puglia 12,73%
Sardegna 100%
Sicilia 25,32%
Toscana 90,15%
Trentino Alto Adige 98,31%
Umbria 70,45%
Valle d'Aosta 100%

ADNKRONOS
Scuole, polemica sulla sicurezza. Berlusconi: ''A Rivoli tragica fatalità''
Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio e disastro colposo
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Bonanni: ''Edifici scolastici fatiscenti, situazione da terzo mondo”. E attacca: ''Ci sono omissioni e responsabilità gravi''. Presidio a Torino contro il taglio dei fondi per la sicurezza. L'incidente nel liceo scientifico 'Darwin' ha provocato la morte di un ragazzo. Diciassette i feriti: uno rischia la paralisi. E sul web scoppia la protesta

Torino, 23 nov. (Adnkronos/Ign) - E' polemica sulla sicurezza degli edifici scolastici dopo il
tragico incidente di ieri nel liceo scientifico 'Darwin' di Rivoli, dove il crollo del controsoffitto di un'aula ha provocato la morte di un 17enne, Vito Scafidi, e il ferimento di altre diciassette persone. Uno dei feriti è grave e rischia la paralisi permanente. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, con l'ipotesi di reato di omicidio e disastro colposo.
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Sulla vicenda è oggi intervenuto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. ''Credo che ieri il crollo della scuola di Torino sia stata una drammatica fatalità", ha detto il premier ". "La sicurezza nelle scuole - avverte - è una condizione minima di fondo, ed è vero che esistono condizioni in diversi istituti scolastici in cui manca. E' una responsabilità delle province ma il governo ha già fatto un piano di verifica in un lotto di 100 scuole e intende intervenire". "In questo caso - spiega il presidente del Consiglio - si è trattato di una fatalità.
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Il preside è una persona avveduta, sensata e corretta. Anche i professori, come mi ha detto la Gelmini, non sarebbero mai entrati in un'aula dove ci fosse pericolo. Non si può che essere, da padri, molto vicini a quella famiglia".
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Secondo il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ''la scuola non può essere un luogo di morte e di dolore. Dovrebbe essere il luogo della vita e della crescita civile e culturale di un paese''. ''Il sindacato - continua - ha più volte denunciato la situazione fatiscente degli edifici scolastici nel nostro Paese''. ''E' una situazione da terzo mondo - insiste - che riguarda Nord, Centro e Sud senza distinzioni.
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Ci sono omissioni e responsabilità gravi degli organi di controllo, degli enti locali e delle istituzioni nazionali''. ''Da una parte c'è un discorso surreale di tagli alla scuola - continua -, e dall'altro su questo tema c'è una contrapposizione politica ed ideologica spesso strumentale ed esasperata. Invece sulla scuola - conclude - c'è bisogno di unità di intenti e di responsabilità collettive".
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Studenti e genitori in piazza oggi a Torino per protestare contro il taglio dei fondi per la sicurezza delle scuole. Mentre martedì diecimila istituti parteciperanno alla VI Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, promossa da Cittadinanzattiva per richiamare l'attenzione delle istituzioni dopo il tragico incidente di ieri.
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Intanto, ha passato una notte tranquilla Andrea, il ferito più grave, ricoverato sempre in prognosi riservata all'ospedale Cto di Torino dove i medici che già ieri lo avevano operato alla colonna vertebrale, lo sottoporranno nei primi giorni della settimana, a seconda delle condizioni del paziente, a un nuovo intervento per la stabilizzazione della colonna. Una valutazione neurologica sarà possibile solo dopo questa seconda operazione.
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Migliorano le condizioni delle altre due ragazze ricoverate al Cto. Netto il miglioramento per Cinzia che ha una prognosi di 20 giorni e che sarà dimessa nei prossimi giorni mentre Federica, che ha riportato una frattura vertebrale che non necessita di intervento chirurgico e senza danni neurologici, ha una prognosi di 60 giorni.

mercoledì, giugno 25, 2008

CSM – INCOSTITUZIONALE LA NORMA BLOCCA PROCESSI

Come era fin troppo prevedibile la norma blocca processi contenuta nel decreto sicurezza approvato al Senato ed ora si appresta di esserla anche alla Camera riceve un PARERE di INCOSTITUZIONALITÀ dal CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA con ampie e dettagliate motivazioni.

Naturalmente l’attacco alla MAGISTRATURA fatta da Berlusconi all’assemblea nazionale degli esercenti con il quale il CAPO DEL GOVERNO “accusa” i magistrati che lo vogliono “processare” di SOVVERTIRE il voto popolare e di essere una “metastasi della democrazia”, contribuisce ad acuire sempre più lo scontro fra i due poteri che, ricordiamoci, la COSTITUZIONE vuole INDIPENDENTI.

È una grave ANOMALIA in una DEMOCRAZIA che due POTERI INDIPENDENTI quali L’ESECUTIVO e la GIUSTIZIA si scontrino. Lo scontro anche aspro e duro, ma pur sempre civile e dialettico, deve avvenire solo nell’ambito circoscritto della politica, cioè fra i politici con o senza cariche istituzionali di OPPOSTE TENDENZE per contendersi IL CONSENSO dei cittadini per governare. Quindi esso può avvenire all’interno del Parlamento, nel Governo e in tutti gli altri organismi elettivi dove esiste una MAGGIORANZA e una OPPOSIZIONE, ma mai SCONFINARE in altri ambiti e peggio ancora in altri POTERI dello Stato, pena la sua DISSOLUZIONE e la FINE DELLA DEMOCRAZIA.

I MAGISTRATI, al di là delle proprie convinzioni politiche personali, che ci sono sempre (inutile la finzione di neutralità che non esiste) perché non sono robots, sono persone in carne ed ossa come tutti noi quindi soggetti alle proprie convinzioni, hanno una COMPETENZA SPECIFICA IN MATERIA GIURIDICA.
Quello a cui si deve fare riferimento è la propria “PROFESSIONALITÀ” e “CORRETTEZZA” nell’applicazione delle leggi che i “POLITICI” fanno in PARLAMENTO.

In nessun altro paese democratico avanzato un POTERE POLITICO “attacca” persone o organismi che NON sono nella COMPETIZIONE POLITICA. Tanto meno costituisce motivo di “ATTACCO” o di “RICUSAZIONE” dei giudici (come fa il Cavaliere) le loro CONVINZIONI POLITICHE. Altre invece possono essere i motivi, per esempio conflitti in affari, legami di famiglia o di relazioni sentimentali, etc…Questioni cosiddette circoscritte alla fattispecie della persona del giudice.

Se si “ATTACCANO” o si “RICUSANO” i GIUDICI per le loro convinzioni di natura “POLITICA” allora non si finisce MAI. Chiunque allora potrebbe farlo perché non esiste un giudice senza una convinzione di natura politica e tutto questo porta dritto alla “DISSOLUZIONE” del POTERE GIUDIZIARIO a tutto VANTAGGIO dei POTENTI, dei CRIMINALI e dei LADRI che RINGRAZIANO SENTITAMENTE e a tutto SVANTAGGIO dei CITTADINI ONESTI che non vedranno mai riconosciute le loro ragioni.
Raffaele B.

NOTIZIE.YAHOO
Blocca-processi, presentata bozza Csm: "E' incostituzionale"
25/06/2008

ROMA (Reuters) - E' stata presentata oggi alla sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura la bozza di parere sulla norma che sospende i processi per reati punibili con meno di dieci anni di reclusione, in cui si sostiene che il provvedimento è incostituzionale.

Lo dicono fonti del Csm, dopo che nei giorni scorsi il contenuto della bozza era già filtrato sui media.

La cosiddetta norma blocca processi -- inserita nel decreto legge sulla sicurezza già approvato dal Senato e che ora passerà all'esame della Camera e che sospende per un anno i processi per reati puniti con meno di 10 anni di reclusione commessi entro il 2002 -- è potenzialmente in conflitto con l'articolo 111 della Costituzione (ragionevole durata del processo) e con l'articolo 3 (uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge), dice la bozza di parere.

L'emendamento blocca processi ha raffreddato il dialogo fra l'opposizione, che accusa il governo di averlo ideato per bloccare il processo Berlusconi-Mills -- in cui il premier è imputato di corruzione giudiziaria -- e la maggioranza, che sostiene invece che la norma serva a trattare prima i processi di "maggiore allarme sociale".

A surriscaldare ulteriormente il clima sono state poi diverse dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi -- l'ultima oggi all'assemblea nazionale della Confesercenti che lo ha fischiato sonoramente -- contro la magistratura, accusata a vario titolo di "sovvertire il voto popolare" o di essere "una metastasi della democrazia".

I due relatori della bozza -- Fabio Roia e Livio Pepino -- ritengono inoltre che la materia, completamente estranea al decreto sulla sicurezza, non possa essere affrontata per decreto legge.

Altra perplessità contenuta nella bozza di parere è relativa all'arco temporale scelto per la sospensione dei processi, cioè per reati commessi fino al giugno 2002.

"Non si capisce perché, da un punto di vista logico, sia stato individuato quel periodo", dice una fonte.

L'opposizione ha sottolineato che i reati contestati nel processo Berlusconi-Mills sono compresi in quell'arco temporale.

L'ultimo appunto contenuto nella bozza si riferisce alla contrapposizione fra la norma e le linee guida dell'Unione Europea. L'Europa, che ha messo formalmente sotto accusa l'Italia per la lentezza della giustizia, avrebbe difficoltà a capire un provvedimento che allunga i tempi dei processi, dicono le fonti.

martedì, giugno 24, 2008

IL CAVALIERE AL DI SOPRA DELLA LEGGE

Dopo l’approvazione del “DECRETO SICUREZZA” con all’interno le norme “BLOCCA PROCESSI” possiamo stare “tranquilli” perché il Cavaliere fa sapere che non la userà per sottrarsi al prossimo processo Berlusconi/Mills. Ovviamente dovrà essere un ALTRO GIUDICE a giudicarlo altrimenti non va bene. Ve lo immaginate se tutti gli imputati facessero lo stesso?

Perché allora inserire in un documento di tutt’altra materia una norma che blocca per un anno un certo tipo di processi penali, per certi reati e fino ad una certa data, diciamo al 30 giugno 2002, è perché non un’altra data? Che senso ha “COMPLICARE” ulteriormente le leggi penali più di quanto non lo siano già?

Ovviamente renderle “COMPLICATE” rende più agevole la “DIFESA” dell’imputato ricco e potente, allo stesso tempo però si rende la giustizia più “LENTA” e “INEFFICIENTE” per tutti i comuni cittadini. Evidentemente al politico Berlusconi ed ai suoi sostenitori non fa né caldo né freddo questo “EFFETTO COLLATERALE” che si tramuta tutto sommato in “MINORE SICUREZZA” per tutti perché alla fine della catena ci sono i “PROCESSI”. Se questi sono lenti e non funzionano, l’intero sistema della sicurezza non funziona!

Ora, far dichiarare che non se ne servirà, si fa “OLTRAGGIO” alla intelligenza degli italiani oltre che scadere in un assurdo “RIDICOLO”. Sarebbe come se la volpe, dopo aver fatto tanto per guadagnare l’ingresso del pollaio, non se ne volesse servire per catturare le sue prede! Suvvia, questo è troppo anche per gli stolti!

Se il Cavaliere afferma di essere “INNOCENTE”, giurandolo perfino sui suoi figli, ha la grande occasione per dimostrarlo ampiamente nel processo, anche grazie alla “ENORME DIFESA” rappresentata dal suo stuolo di avvocati-parlamentari super pagati e su cui pochi altri possono contare. Con una simile difesa è un gioco da ragazzi dimostrare di essere innocente, specialmente se lo si è veramente!

Invece insistere sulla “MODIFICA DELLE LEGGI PENALI” che regolano i processi e i reati non possono che avere un “UNICO FINE” e cioè quello di “SOTTRARSI ALLA GIUSTIZIA”, punto. Altrimenti si affronta il “PROCESSO” come tutti per la semplice ragione che la legge è uguale per tutti.

Solo i re delle monarchie assolute e i dittatori si “CONSIDERANO” al di sopra della legge e dei cittadini. Con questa ennesima “LEGGE VERGOGNA” la destra vuole “RIAFFERMARE” questo principio “MEDIOEVALE” e “INCOSTITUZIONALE” proprio perché viola il “PRINCIPIO DELL’UGUAGLIANZA”, principio al quale il Cavaliere in persona non fa mai mistero di esserne “CONTRARIO”.

Fino a quando il Paese può sopportare un simile scempio delle “REGOLE” senza avvitarsi ad una preoccupante “DECADENZA” senza ritorno?
Raffaele B.

AGI
GHEDINI: BERLUSCONI NON USERA' 'BLOCCA PROCESSI'
(AGI) - Roma, 23 giugno -

"Quella legge che chiamate blocca processi, Berlusconi non la usera'". Lo garantisce Niccolo' Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Silvio Berlusconi, in un'intervista alla 'Stampa'. "E' l'opposizione - osserva - che strumentalizza leggi pensate a favore di tutti gli italiani che poi, incidentalmente, vanno ad incidere anche nel processo al presidente del Consiglio". Si tratta del caso Mills e Ghedini "come avvocato" si dice "sicuro che Berlusconi verra' assolto. Certo, non questo giudice dopo quello che ha scritto...". Ghedini lamenta anche che "fuori dalle stanze dei palazzi di giustizia c'e' un cartello 'chi tocca la sinistra muore, chi tocca Silvio Berlusconi, invece, va in Parlamento'". Un riferimento diretto a Gerardo D'Ambrosio "che mi e' anche simpatico, pero' deve la sua elezione esattamente alla guerra da magistrato contro Berlusconi".

PANORAMA
Decreto sicurezza, ok dal Senato. C’è anche il “blocca-processi”
Governo blindato in Senato: sì al
decreto sicurezza, incluso l’emendamento della discordia già ribattezzato “blocca-processi”.
A Palazzo Madama la maggioranza vota compatta a favore: 166 voti da Pdl, Lega, Mpa. Voti contrari (123) da Pd, Udc, Idv. Si è astenuto l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Cossiga che ha esordito con un duro attacco all’Anm, definita una ‘’potente lobby politico-sindacale ai limiti dell’eversione”. Il suo dissenso dal decreto, ha spiegato Cossiga, viene dal suo essere ‘’un cristiano e un antirazzista'’, dunque contrario alle norme anti-immigrazione. Bagarre al momento del voto, con i senatori dell’Idv che si sono alzati in piedi e hanno esposto una decina di cartelli recanti le scritte ‘’Vergogna!'’ e ‘’Il caimano è tornato!'’. Dai banchi della maggioranza, i senatori hanno risposto al grido di ‘’Buffoni'’.
Soddisfatto il ministro Maroni, autore di gran parte delle proposte contenute nel decreto, che alla proposta presentata dall’Anm e fatta propria dall’opposizione di stralciare la norma che sospende i processi di minore gravità per un anno risponde che “il decreto sicurezza è un’altra cosa” e “la proposta è pretestuosa”. Il decreto ora va alla Camera per la conversione in legge.
Il punto più contestato dell’intero decreto è quello riguardante la sospensione dei processi. Saranno infatti sospesi per un anno tutti i processi per reati punibili con meno di dieci anni di reclusione che si trovano in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. Sono esclusi dal rinvio i processi in cui gli imputati sono detenuti, quelli per terrorismo, contro minori, quelli della criminalità organizzata e tutti quelli commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, le cosiddette morti bianche. L’imputato può rinunciare alla sospensione e nel caso la prescrizione resta sospesa. Si amplia anche il numero dei reati per i quali non è concessa la sospensione della pena. Non sarà quindi più possibile sospendere la pena detentiva per atti osceni, violenza sessuale, singola e di gruppo, furto, e tutti i delitti aggravati dalla clandestinità nonché produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti.
Un altro argomento che ha fatto molto discutere maggioranza e opposizione è l’uso dell’esercito per motivi di ordine pubblico nelle grandi città. Saranno circa
tremila gli uomini delle Forze Armate per un periodo di massimo sei mesi e rinnovabile una sola volta che saranno a disposizione dei prefetti delle aree metropolitane o delle zone densamente popolate per servizi di vigilanza, a siti e obiettivi sensibili. Gli uomini delle Forze Armate potranno anche svolgere compiti di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Il decreto contempla anche l’ergastolo per chi uccide un agente delle forze dell’ordine in servizio.
Il decreto sicurezza contiene inoltre l’aggravante della
clandestinità, cioè pene aggravate di un terzo se a compiere il reato è una persona presente illegalmente in Italia. La nuova aggravante di clandestinità viene applicata sia agli immigrati extracomunitari che ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea irregolarmente entrati in Italia. Una nuova figura è anche quella della pena del carcere e della confisca dell’immobile per chi affitta immobili a cittadini stranieri irregolari. Si va dal carcere da sei mesi a tre anni e la confisca del bene per chi “al fine di trarre ingiusto profitto” dà alloggio ad uno straniero privo di titolo di soggiorno o cede l’immobile in locazione. Badanti e colf sono escluse da questa figura criminosa.
Aumentano infine di due anni le pene per l’associazione mafiosa e si estende il reato anche alle mafie straniere. Sono anche previsti la confisca dei patrimoni mafiosi in via definitiva e i mafiosi già condannati non potranno più avvalersi del gratuito patrocinio. Il decreto sicurezza contempla anche procedure più snelle per l’espulsione degli stranieri. Sarà espulso chi è condannato a più di due anni di reclusione a fronte dei 10 anni previsti fino ad oggi.

lunedì, giugno 16, 2008

IL CAVALIERE E IL SUO PERENNE CONFLITTO D’INTERESSI

Siamo al punto più basso mai toccato da qualsiasi governo che abbia mai governato questo nostro “martoriato” paese che pure di “pessimi” governi ne ha avuto tanti negli ultimi 60 anni.

Il governo del cavaliere “approfitta” della sua schiacciante maggioranza e delle “finte emergenze” in cui ha trascinato il paese per far passare in “modo subdolo” nel “decreto sicurezza” due emendamenti presentati dai suoi due “vassalli” e solerti relatori.

Se dovessero venire approvati, come effetto immediato, si avrebbe lo “slittamento”’ del processo milanese Berlusconi/Mills che vede come imputato proprio il Presidente del Consiglio.

Niente male come “furbata”, solo che la stampa ne parla tanto e si sta facendo molto “rumore” a tal punto che gli stessi membri del governo sono in difficoltà ad “approvarlo” visto scoperto l’arcano di cui ora l’opinione pubblica ne è stata informata. Sarebbe passata tranquillamente “sottobanco” se ci fosse stato il “silenzio” stampa.

Se si vuole fare una legge per rendere il Capo del Governo “immune” alla giustizia, che lo facciano dandogli però il giusto titolo e vedremo se ne hanno la faccia per farlo. Preferiscono invece inserire di “nascosto” le modifiche in leggi “esistenti” o che magari nulla hanno a che fare con quella materia. Significa allora che ne hanno “coscienza” e per questo se ne “vergognano”.

Il lodo Schifani fu la legge che rendeva le alte cariche dello stato immuni alla giustizia. Fu fatta proprio dal precedente governo Berlusconi ma fu “cancellata” dalla Corte Costituzionale per “illegittimità” e per questo non più “presentabile”. Ma ci riprovano comunque anche se per salvare il solo Capo del governo.

Siamo quindi alle solite, il governo con il potere che ha, invece di occuparsi delle cose per il quale ha ottenuto il pieno consenso dei suoi elettori, lo usa principalmente per salvare se stesso e il suo capo con buona pace di quei cittadini che “sperano” in lui come salvatore della patria.

Questo si chiama “conflitto d’interessi” con la giustizia perché il cavaliere ha problemi con la giustizia e allora legifera contro i giudici. Il cavaliere però ha altri conflitti in particolare con la “informazione” perché controlla le televisioni, l’editoria e la pubblicità e dal governo può legiferare a suo “vantaggio” contro altri operatori.

Ora sembra abbia superato il limite anche per Veltroni del PD, che di fronte a tutti gli atti fin qui compiuti dal governo e alla sua “sordità” rispetto alla “disponibilità” di dialogo con la maggiore opposizione, lancia un vero e proprio “ultimatum” a Berlusconi. Sarà la fine della opposizione dialogante e costruttiva allorché non si dovesse cambiare linea. Vedremo presto!
Raffaele B.


CORRIERE DELLA SERA
Stop ai processi, c'è l'emendamento
ESCLUSI QUELLI CHE RIGUARDANO DELITTI DI RILEVANTE GRAVITÀ
Sospensione per reati commessi fino a giugno '02. Se approvato farebbe slittare dibattimento Berlusconi-Mills

16 Giugno 2008

ROMA - Sospensione per un anno dei processi penali per fatti commessi fino al 30 giugno 2002 e riguardanti delitti di non rilevante gravità, cioè con pene detentive inferiori ai 10 anni in svolgimento e compresi tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. È quanto prevede uno dei due emendamenti presentati lunedì mattina dai relatori Carlo Vizzini e Filippo Berselli al decreto sicurezza. I due testi, se approvati, aprirebbero di fatto la strada allo slittamento del processo milanese Berlusconi-Mills che vede coinvolto il presidente del Consiglio.

DUE EMENDAMENTI - Nel primo emendamento si prevede che, nella formazione dei ruoli d'udienza e nella trattazione dei processi, il giudice assegni precedenza assoluta «ai procedimenti relativi ai delitti puniti con l'ergastolo o la reclusione superiore nel massimo a 10 anni, ai delitti di cui agli articoli 51 comma 3 bis-3 quater e 407 comma 2, lettera "a" del Codice di procedura penale, ai delitti di criminalità organizzata, ai procedimenti con imputati detenuti anche per reati diversi da quelli per cui si procede e ai procedimenti da celebrarsi con giudizi direttissimi e con giudizi immediati». Nella seconda proposta di modifica, invece, si prevede la sospensione dei processi penali «relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002, che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattito di primo grado». «Sono immediatamente sospesi al momento dell'entrata in vigore della presente legge - si legge ancora nell'emendamento - per la durata di anni uno». «In caso di pluralità di reati contestati - scrivono ancora i relatori - si ha riguardo alla data dell'ultimo reato». Il corso della prescrizione, si legge nella norma, «rimane sospeso durante la sospensione del procedimento o del processo penale». La prescrizione riprenderà il suo corso dal giorno in cui cesserà la sospensione. «La sospensione non opera nei processi per la criminalità organizzata, l'ergastolo, la reclusione superiore ai 10 anni e nei procedimenti relativi agli infortuni sul lavoro». «Per assicurare priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui al comma 1, il presidente del tribunale può sospendere i processi quando i reati in essi contestati sono prossimi alla prescrizione e la pena da infliggere non sarebbe eseguibile». L'imputato può anche chiedere che il suo processo non venga sospeso e il patteggiamento può essere fatto entro tre giorni dalla notifica della sospensione.
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«ENNESIMA LEGGE AD PERSONAM» - Dure critiche dal Pd. «L'emendamento presentato al Senato dai relatori del decreto sicurezza è l'ennesima norma "ad personam" che prevede una sospensione generalizzata di tutti i processi, cominciando da quelli che vedono imputato il premier» ha dichiarato Lanfranco Tenaglia.
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VELTRONI - Più duro del ministro ombra del Pd, il leader del Partito democraticoVeltroni: ««In questi giorni si decide il futuro di questa legislatura: se il comportamento (di governo e maggioranza, ndr) rimane come quello delle ultime settimane, cioè una sequenza di incidenti assolutamente eccessivi ed inaccettabili il clima non potrà che cambiare». Un vero e proprio ultimatum quello che Veltroni ha lanciato all'esecutivo Berlusconi, dicendosi «molto sorpreso e colpito dalla protervia con cui alcune normette vengono introdotte di nascosto», criticando decisamente il primo mese di azione del governo, e in particolare le scelte che riguardano «il decreto su Retequattro, le uscite della Lega sull'Europa, le intercettazioni e l'intenzione di inserire il lodo Schifani nel decreto

venerdì, giugno 13, 2008

MORTI BIANCHE E SICUREZZA SUL LAVORO

SONO STATE NECESSARIE ALTRE ULTERIORI TRE MORTI A MINEO IN SICILIA, DOPO LA LUNGA SEQUELA INARRESTABILE DI INCIDENTI SUL LAVORO, PER FAR DIRE FINALMENTE AL NEO-MINISTRO SACCONI CHE FORSE LE SOLE REGOLE NON BASTANO MA CHE CI VOGLIONO PIÙ CONTROLLI ISPETTIVI SUI POSTI DI LAVORO IN MODO SISTEMATICO ALMENO SU QUELLI PIÙ A RISCHIO. TUTTE COSE TRITE E RITRITE DAI SINDACATI E DAI LAVORATORI PRATICAMENTE DA DIVERSI DECENNI. FINALMENTE NELL’ULTIMO GOVERNO PRODI È STATO LICENZIATO IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA CHE PERÒ È APPLICATO SOLO PARZIALMENTE. NEL FRATTEMPO L’ITALIA VINCE ANCHE QUESTO RECORD NEGATIVO DI MORTI SUL LAVORO.

SI CONTINUA A NON VEDERE CHE GLI IMPRENDITORI HANNO LA MASSIMA RESPONSABILITÀ DELLA ATTUAZIONE DI TUTTE LE NORME E LA PREDISPOSIZIONE DI TUTTI I DISPOSITIVI PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI PERCHÉ È EVIDENTE CHE LA MANCATA E/O RIDUZIONE DELLA SICUREZZA SUL LAVORO SI TRAMUTA PER LORO IN MINORI SPESE QUINDI MAGGIORI PROFITTI, MENTRE AL CONTRARIO, PER I LAVORATORI C’È SOLO IL RISCHIO ALTISSIMO DI GRAVI MALATTIE E LA MORTE COME PURTROPPO REGISTRIAMO ORMAI GIORNALMENTE.

LE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO DEVONO TENERE IN PARTICOLARE CONTO QUESTO ASPETTO PER CONSENTIRE PUNIZIONI SEVERE PER GLI IMPRENDITORI CHE LE DISATTENDONO E ALLO STESSO TEMPO RIORGANIZZARE TUTTO IL SISTEMA DEI CONTROLLI PER RENDERLI PIENAMENTE EFFETTIVI STANZIANDO FONDI IMPORTANTI. REGISTRIAMO INVECE PUNIZIONI IRRISORIE ANCHE IN CASI GRAVI CHE INSIEME ALL’’AUMENTO DEGLI INCENTIVI AGLI STRAORDINARI PROMOSSO DA QUESTO GOVERNO CI SI MUOVE NELLA DIREZIONE CONTRARIA E CIOÈ VERSO UN MAGGIORE RISCHIO DI INCIDENTI. LEGGI LA VOCE DEL PADRONE DI NICOLA CACACE SULL’UNITÀ.

È EVIDENTE CHE SE NON SI CAMBIA IMPOSTAZIONE SU CHI COLPIRE E COME FARLO PER RENDERLO EFFETTIVO APPLICANDO INTEGRALMENTE IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA, SI FARANNO SOLO INUTILI E SOLENNI DICHIARAZIONI AD EFFETTO MEDIATICO SENZA REALE COSTRUTTO CON BUONA PACE DI CHI SI ASPETTA PIÙ SICUREZZA E CHI NON VORREBBE PIÙ MORIRE SUL LAVORO.
Raffaele B.

L’UNITÀ
Testo Unico, è scontro tra Damiano e Sacconi
13.06.08
Basta chiacchiere inutili, le norme sulla sicurezza ci sono, bisogna applicarle. L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ricorda al suo successore, Sacconi, quello che il governo Prodi ha fatto: «Altre morti sul lavoro, altri lutti, altre famiglie colpite dal dolore alle quali esprimiamo la nostra solidarietà.
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Questi tragici fatti – spiega – rendono necessario passare dalle parole ai fatti senza invocare interventi di emergenza perché l'emergenza è quotidiana». E «passare ai fatti» per Damiano significa «non rallentare l'applicazione del Testo unico sulla sicurezza in vigore dal mese di maggio ma, viceversa, attuarlo integralmente a partire dall'erogazione degli stanziamenti previsti per le imprese che realizzano formazione sulla sicurezza per i propri dipendenti, dall'attuazione di progetti sperimentali nelle scuole, nelle università e nei percorsi di formazione professionale volti a favorire la conoscenza di queste tematiche ai giovani. Pare, invece, inutile – prosegue ancora Damiano – la discussione sulle sanzioni che, secondo il governo, dovrebbero essere ridefinite».
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Al governo, rileva l’ex ministro, piacciono le sanzioni dure «nei confronti dell'immigrazione clandestina e delle intercettazioni», mentre vorrebbe usare la mano morbida «quando si tratta di morti sul lavoro». Per Damiano si tratta di «un errore e un’incomprensibile contraddizione».

Continua invece a parlare di emergenza e di «piano straordinario» il ministro Sacconi. Venerdì ha annunciato che verrà garantita «una corsia preferenziale» per i processi su reati legati a infortuni sul lavoro e ha confermato «la volontà di concordare con le regioni e le parti sociali un piano straordinario per la prevenzione, la formazione e l'informazione utili a rimuovere i rischi per le persone che lavorano». La legge c’è già, insomma, ma Sacconi «entro l’estate», vuole rifarla daccapo.

E proprio per chiedere l’applicazione immediata del Testo Unico, martedì 17 giugno sciopereranno per un’ora i metalmeccanici di tutta Italia. Lo hanno deciso i sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil: martedì incroceranno le braccia dalle 11 a mezzogiorno, per rinnovare l’urgenza di applicare il Testo unico sulla sicurezza voluto dal governo Prodi, «così com'è, in tutte le sue parti e con il massimo rigore». Insomma, un messaggio chiaro al ministro Sacconi che dopo la tragedia di Catania ha pensato bene di proporre modifiche al provvedimento, secondo lui troppo pieno di «formalità».

«Scioperiamo - affermano in una nota i segretari generali Gianni Rinaldini (Fiom), Giuseppe Farina (Fim) e Antonio Regazzi (Uilm) - contro questo atteggiamento degli imprenditori che, coprendo sempre tutto e tutti, finisce per penalizzare proprio le imprese che rispettano le norme e coinvolgono i lavoratori nella valutazione dei rischi. Sono quindi inaccettabili le richieste di modifica delle nuove normative sugli appalti e sulla sicurezza. Scioperiamo - aggiungono - per chiedere al governo immediate misure economiche a sostegno della salute e sicurezza sul lavoro, compresi i 12 miliardi di attivo accumulati nella gestione Inail, che vanno subito usati per investimenti nella prevenzione e nel risarcimento dei danni».

Fiom, Fim e Uilm vogliono riportare l’attenzione sul quotidiano stillicidio dei lavoratori, al di là delle tragedie che più fanno notizia, dalla Thyssen al depuratore di Mineo. Insomma, sul lavoro si muore tutti i giorni, quasi sempre da soli. «Di fronte a questa realtà - concludono i sindacati - non possiamo accettare la posizione dei leader di Confindustria, sempre pronti a biasimare certi comportamenti dei lavoratori e dei sindacati, ma poco inclini ad assumere fino in fondo la responsabilità d'impresa come discrimine tra le aziende virtuose e quelle che violano, per calcolo economico o per ignoranza, elementari regole di sicurezza sul lavoro».

ADNKRONOS
Morti bianche, Sacconi: ''Un piano straordinario''

Damiano (Pd): ''Niente deroghe a norme su sicurezza lavoro''
Dopo la tragedia di Mineo, il ministro del Welfare annuncia nuove misure per la sicurezza e convoca per oggi sindacati e imprese. ''Stato e parti sociali devono reagire''. Bonanni: ''A questi morti bisogna dare una risposta''

Roma, 12 giu. (Adnkronos/Ign) - "Stato e parti sociali devono reagire e oggi pomeriggio ho convocato un incontro per varare un piano straordinario per la sicurezza". E' il ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi (nella foto), a sollecitare così una reazione all'ondata di morti sul lavoro, gli ultimi ieri a Mineo.
"Dovremo realizzare - dice il titolare del dicastero di via Veneto - un'intesa tra Stato e Regioni e parti sociali per un piano straordinario che definisca azioni concrete che servano a creare un ambiente sicuro".

"Le regole da sole non bastano - aggiunge il ministro - devono essere sostituite da un più forte capacità ispettiva, soprattutto, tranne che nell'edilizia, delle Regioni attraverso le Asl", dice ancora Sacconi additando nella carenza di mezzi e risorse uno dei problemi principali. "C'è carenza di mezzi e risorse per quel che riguarda la prevenzione, la formazione e l'informazione''.

''Servono più investimenti", rimarca quindi il responsabile del Welfare ricordando come "moltissimi infortuni sono determinati da errori comportamentali". Bisogna cioè passare, in una parola, come ha spiegato il ministro, "da un approccio per regole a un approccio per obiettivi" secondo l'insegnamento di Marco Biagi.
Un ''piano straordinario per la cultura della sicurezza'' è necessario ''perché è evidente che c'è una scarsita''': a sottolinearlo, spiegando che il sindacato farà una richiesta in questo senso, è il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

Quanto a un'eventuale revisione del testo unico sulla sicurezza, il numero uno della Confederazione di via Po sottolinea che ''non è una sfida tra chi la pensa in un modo e chi in un altro; ci sono dei morti e a questi morti bisogna dare una risposta. Ognuno abbassi la testa''.

Tra i punti cruciali da affrontare, a giudizio del leader della Cisl, vi è quello della ''selezione delle imprese, che devono rispondere alle regole, e quello dell'allargamento della formazione sulla sicurezza''. Questo, taglia corto il segretario della Cisl, al di là di ''norme più flessibili o più draconiane''.

Per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, ''quello che è accaduto in questa specie di cisterna in provincia di Catania, a Molfetta e nelle stive delle navi sono infortuni che si possono evitare''. L'episodio di Mineo, spiega il leader del sindacto di Corso d'Italia, ''è uno di quegli incidenti in cui lavorando sulla prevenzione si possono evitare le stragi. Bisogna pretendere dalle imprese, dalle amministrazioni e dai lavoratori che si rispettino le norme della sicurezza. Bisogna insistere e pretendere tutte le misure di sicurezza e prevenzione che sono necessarie''.

Quanto all'incontro con Sacconi, Epifani annuncia: ''Chiederemo al ministro di fare una campagna di informazione più estesa e di non cambiare le norme appena approvate del testo unico sulla sicurezza, perché se si da' l'impressione che le norme possono essere cambiate in continuazione, non ci sarà nessuna deterrenza nei confronti di chi non rispetta la legge, in una situazione che si mantiene particolarmente grave''.

Da parte sua, il capogruppo del Pd in commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, fa osservare che ''il Partito democratico e l'Udc hanno votato contro le norme del decreto rifiuti che prevedono deroghe alla normativa sulla sicurezza del lavoro". "Su un tema come quello della sicurezza non sono ammesse deroghe'', taglia corto l'ex ministro del Welfare.