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domenica, giugno 13, 2010

IL GOVERNO E LA FARSA DELLE PENSIONI IN ITALIA

Basta andare a rivedersi un video del Cavaliere dello scorso anno per ‘capire’ come intendono lui e il suo Governo la questione della parità tra uomini e donne, e cioè al contrario! Le donne sarebbero, secondo questa brillante ‘logica’, discriminate rispetto agli uomini perché vanno in pensione prima!

blasterfox2000 — 27 gennaio 2009
La faccia tosta di Berlusconi
Certo, ora lo richiede l’Europa altrimenti multe salate per l’Italia. Ma l’Europa chiede la fine della disparità fra i generi e questa disparità non può riguardare solo l’età di pensionamento delle donne (unico vantaggio) ma di tutti gli altri numerosi trattamenti normativi e salariali (di svantaggio) cui esse soffrono rispetto agli uomini. Inoltre le donne ‘sopportano’ la maggior parte del carico di assistenza sociale all’interno delle famiglie cui lo Stato si ‘sottrae’ risparmiando molti milioni di euro annualmente.

Ma di questo, il Governo non si fa né ‘carico’ né ‘portavoce’ e invece addossa all’Europa tutta la colpa dell’innalzamento della pensione delle donne a 65 anni, per ora del pubblico impiego, ma questo farà certamente da battistrada anche nel settore privato. Con questa mossa il Governo ‘rimuove’ l’unico vantaggio di cui le donne godevano. Una profonda ingiustizia perché se si doveva equiparare si doveva farlo su tutte le questioni! Se no che equiparazione è?

IDVstaff — 07 giugno 2010 — http://www.italiadeivalori.it/
Donne in pensione a 65 anni - Belisario (Idv): "Serve parì dignità"
(video rimosso)
Inoltre si fa un gran parlare di contenere i costi delle pensioni in Italia che ‘gravano’ pesantemente sul sistema produttivo e sulla spesa pubblica, ma si ‘nasconde’ volentieri il fatto che la maggior parte delle pensioni erogate sono di ‘fame’, non degne di un Paese civile.

Dai dati ISTAT 2008 e dal Corriere della sera esse sono il 45,9% sotto le €500 mensili, il 26% tra €500 e €1000 mensili, 13,4% tra €1000 e €1500. Solo il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a €1.500. Se questa condizione permarrà ancora per i prossimi 10-15 anni il Paese sprofonderà a un livello paragonabile al terzo mondo. Scomparirà la classe media e vi saranno milioni di poveri ridotti alla fame che lo Stato e la Nazione intera non saranno in grado di provvedere.

Purtroppo è un tragico e verosimile futuro per tutti noi e per i nostri figli se non si dovesse cominciare già da oggi (anzi da ieri) ad affrontare con una seria e sana politica economica di ‘crescita’ di ‘equità’ e di ‘giustizia sociale’ cui non sembra essere priorità di questo Governo. Infatti esso si occupa, adesso apertamente, solo ed esclusivamente di ‘proteggersi’ dalla Giustizia e ora perfino dalla Stampa con la ‘legge bavaglio’ sulle intercettazioni dagli ormai numerosi casi di corruzione in cui è coinvolto, equiparandosi alle peggiori dittature asiatiche.

Che sia un ‘disperato’ espediente per ‘depistare’ l’informazione dalla tragica situazione economica ancora ben più grave dal punto di vista della perdita dei consensi? Se così fosse il Governo (dominato da Berlusconi) è alla frutta e con questa legge non farà altro che toccare il fondo ed accelerare così la sua fine ingloriosa!
Raffaele B.

ILSOLE24ORE
Dipendenti pubbliche in pensione a 65 anni dal 2012
di Claudio Tucci
10 giugno 2010

Via libera all'equiparazione dell'età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. Dopo una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia e vari solleciti arrivati da Bruxelles, il Consiglio dei ministri ha approvato l'accelerazione della crescita dell'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, adeguandosi così ai richiami dell'Europa.

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato che l'innalzamento avverrà con uno "scalone unico" a partire dal 2012, senza "fasi intermedie", ma ha assicurato che l'emendamento che sarà inserito nella manovra terrà conto «del diritto delle donne maturato fino al 31 dicembre 2011».

Al livello finale dei 65 anni si arriverà, quindi, a partire dal 2012 e non più dal 2018, come attualmente previsto. Questo significa, pertanto, che dal prossimo 1° gennaio 2012 le dipendenti pubbliche andranno in pensione a 65 anni, esattamente come i colleghi uomini.

La disposizione sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra e i risparmi di spesa così prodotti, stimati, nella fase transitoria 2012-2019 in 1,4 miliardi, confluiranno, fra l'altro, in un apposito Fondo vincolato per iniziative e «azioni positive a favore della famiglia e delle donne», così come richiesto dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna.

Sacconi ha poi stimanto la platea delle interessate al provvedimento in circa 25mila unità da qui al 2019 e ricordato che, attualmente, «l'età di pensionamento media di fatto é di 62,36 anni nel pubblico impiego tra le donne che restano, dunque, oltre i 60 anni». Il ministro ha poi specificato che sarebbe stato impossibile, per raggiungere l'equiparazione tra uomini e donne abbassare l'età degli uomini perché non lo avrebbero consentito "i mercati".

Dal canto suo, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta ha confermato che l'emendamento non servirà a far cassa e che, anzi, tutti i risparmi in arrivo con questo provvedimento saranno collocati per le funzioni sociali: e precisamente, «asili nido, politiche di conciliazione e non autosufficienza».

REPUBBLICA
ISTAT
Pensioni, il 72% non supera i 1000 euro.
Nel 2008 spesa previdenziale +3,5% sul 2007
Quasi un assegno mensile su due non supera i 550 euro. Le donne percepiscono in media il 30% in meno. Ci sono 70 pensionati per ogni 100 occupati, un quarto di loro ha un'età compresa tra i 40 e i 64 anni
11 giugno 2010

ROMA - Il 71,9% delle pensioni nel 2008 non ha superato i 1.000 euro mensili. E' quanto emerge dal rapporto su 'trattamenti pensionistici e beneficiari' elaborato dall'Istat in collaborazione con l'Inps. Il 45,9% delle pensioni ha, infatti, importi mensili inferiori a 500 euro, e il 26% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro. L'importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia (l'anno di riferimento è sempre il 2008) è di 241.109 milioni, pari al 15,38% del Prodotto Interno Lordo. La spesa complessiva è aumentata del 3,5% rispetto al 2007.

70 pensionati ogni 100 occupati. In Italia i pensionati erano 70 ogni 100 occupati nel 2008, rileva l'Istat, precisando che il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno - dove il rapporto è di 79 pensionati ogni 100 occupati - mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto di dipendenza è di 65 a 100. A livello nazionale, tra il 2001 e il 2006 il rapporto di dipendenza è diminuito, passando da 74 a 70 pensionati ogni 100 occupati per poi mantenersi costante nei successivi due anni.

Le pensioni degli uomini sono più alte. Guardando ai pensionati, rileva sempre l'Istat, nel 2008 il numero dei titolari di prestazioni pensionistiche è di quasi 16,8 milioni, dato pressoché invariato rispetto al 2007 (+0,04%), con un numero di pensioni procapite pari a 1,4. Sebbene la quota di donne sia pari
al 53%, gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici, le donne vanno però in pensione con un assegno molto inferiore rispetto a quello dei colleghi uomini: 17.137 euro contro 11.906, cioè il 30,5% in meno.

Oltre un quarto dei pensionati tra i 40 e i 64 anni. Il 69,9% dei pensionati ha più di 64 anni mentre il 26,6% ha un'età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni. Se si analizzano i dati distinti per tipologia di prestazione, emerge che il maggior peso relativo dei pensionati con età inferiore a 40 anni si osserva tra i beneficiari di pensioni di invalidità civile (15,3%), così come tra i titolari di pensioni di guerra si registra, in termini relativi, la quota più elevata di persone con 80 anni e oltre (62,2%).

Quasi un pensionato su due vive con meno di 550 euro. Il 45,9% dei pensionati vive con meno di 550 euro al mese, cioè quasi uno su due. Mentre un altro 26% non raggiunge i mille euro che sommato al primo gruppo arriva a 71,9%. Un ulteriore 13,4 per cento di pensioni vigenti al 31 dicembre 2008 presenta importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili e il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro.

CORRIERE DELLA SERA
I DATI DI ISTAT E INPS. IL 30% DI QUANTI RICEVONO UN ASSEGNO HA MENO DI 64 ANNI
In Italia è povero un pensionato su due
In otto milioni ricevono un assegno di meno di 1000 euro al mese, ma il 21% del totale è anche sotto i 500
11 giugno 2010

ROMA - Sono oltre 8 milioni i pensionati che ricevono un assegno da poveri, che consente cioè una spesa inferiore a 1.000 euro al mese. Vale a dire quasi la metà dei 16,8 milioni di pensionati totali che si contano in Italia. Secondo le statistiche dell'Istat infatti, circa 3,6 milioni di lavoratori a riposo (pari al 21,4% del totale) percepiscono una o più prestazioni pensionistiche per un importo complessivo inferiore a 500 euro al mese ed altri 4,7 milioni (il 27,7% del totale) ricevono assegni compresi tra i 500 e i 1.000 euro. Considerando che la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera l'individuo povero è quella di una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), si può dedurre che, se la pensione rappresenta l'unica entrata, i pensionati poveri sono circa 8,3 milioni.

PENSIONATI GIOVANI - Quanto all'età di coloro che sono fuori dal ciclo produttivo e ricevono un assegno dallo stato, emerge che oltre il 30% (il 30,3%) ha meno di 64 anni. L'Istat precisa inoltre che a fine 2008 il 69,9% dei beneficiari dei trattamenti pensionistici risultava avere più di 64 anni, mentre il 26,6% aveva un'età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni.

«I PIU' POVERI D'EUROPA» - «I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Ma il Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l'importo di una pensione al netto delle tasse «è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l'1,6%». «Possiamo affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una vergogna in un Paese civile come l'Italia».

sabato, febbraio 20, 2010

AUMENTI AI MANAGERS E RIDUZIONI AGLI OPERAI

La Fiat distribuisce compensi milionari all’amministratore delegato Sergio Marchionne, al presidente Luca Cordero di Montezemolo ed al vicepresidente John Elkann mentre agli operai e impiegati solo riduzioni di bonus, stipendi e/o cassa integrazioni senza chiare prospettive per il futuro.

Ma se le cose non vanno bene per il gruppo che resta sempre comunque indebitato di svariati milioni di euro, chissà perché il conto viene ‘scaricato’ solo sulle maestranze mentre i managers si ‘premiano’ in modo cosi scandaloso e spudorato!

Naturalmente è tutto giustificato, secondo il nostro sistema italiano capitalistico-finanziario, tant’è che i quotidiani quali
ANSA e IlSole24ore per citarne qualcuno, non fanno una piega. Questi giornali non si avvedono minimamente della spudorata e stridente ingiustizia che si consuma ai danni degli stessi dipendenti FIAT e dell’intero Paese che stanno affrontando la crisi con grande difficoltà.

Il gruppo ed i suoi capi avrebbero dovuto almeno dimostrare un minimo di sensibilità morale di fronte al dramma dei loro dipendenti e delle loro famiglie, invece no! Procedono cinicamente ed imperterriti a distribuirsi assurdi premi milionari che si aggiungono a stipendi già milionari anche se il gruppo rimane fortemente indebitato.
È SEMPLICEMENTE ASSURDO!

Su
REPUBBLICA il sindacalista FIOM Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%" fornisce tutti i dettagli e cifre.

Dov’è la logica qui, capitalisticamente parlando? Così la legge di mercato si applica solo ai dipendenti, ai capi invece la stessa legge non vale! È uno scandalo inaudito a cui ci si dovrebbe ribellare!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Le reazioni dei sindacati agli aumenti dei compensi dei dirigenti FiatIl segretario Fiom: "Per loro non c'è il mercato, ma il miglior socialismo possibile"
Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%"
di ROSARIA AMATO
20 febbraio 2010

ROMA - "Non mi scandalizzano gli alti compensi in sé, ma il fatto che quest'anno i bonus dei top manager della Fiat cresceranno di almeno un terzo, mentre contemporaneamente i premi dei dipendenti verranno ridotti del 30-40 per cento, e stiamo parlando di cifre già basse: l'anno scorso si erano attestati in media tra gli 800 e i 900 milioni". A Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, proprio non va giù la notizia secondo la quale quest'anno, nonostante la crisi e la cassa integrazione, i top manager incasseranno compensi che superano di almeno un terzo quelli dell'anno precedente.
In particolare, all'amministratore delegato Sergio Marchionne, per il fatto di aver raggiunto un utile di gestione di 1,1 miliardi e di aver tenuto l'indebitamento a 4,4 miliardi, è stato assegnato un bonus di 1,343 milioni, che si aggiunge ai 3,347 milioni percepiti per la carica ricoperta nel Gruppo. Luca di Montezemolo incasserà 5,2 milioni, di questi 550.000 euro sono la retribuzione per la presidenza, mentre 4,6 milioni comprendono l'emolumento per la presidenza Ferrari e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di bilancio di Maranello. Mentre al vicepresidente John Elkann vanno 'solo' 631.000 euro. In tutto, per i top manager di prima fascia il monte stipendi è salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del 2009. Gli aumenti verranno proposti all'assemblea degli azionisti della Fiat in calendario il 26 marzo.

"Per alcuni non c'è il mercato, c'è il miglior socialismo possibile - commenta amareggiato Cremaschi - per i dipendenti ci sono la cassa integrazione e i tagli, e per di più quest'estate avranno il premio ridotto. E' una situazione identica a quella dei manager bancari, sui quali si sono riversate però molte più critiche".
Il sindacalista non accetta l'obiezione che si tratti di premi 'di risultato': lo stesso Marchionne due anni fa al Festival dell'Economia di Trento si definì
"il più precario della Fiat", sostenendo che veniva pagato molto, ma solo in base a quanto otteneva, e rischiava comunque il posto ogni giorno. "Per quattro milioni e mezzo l'anno si è precari volentieri...diciamo che si può pagare il mutuo", commenta sorridendo Cremaschi.Ancora più dura naturalmente la reazione segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone: "In due, Marchionne e Montezemolo, intascano 10 milioni di euro in un anno, ecco dove va a finire il sudore degli operai. Marchionne incassa persino un bonus da 1,3 milioni, sarà il premio che il Lingotto gli ha riconosciuto per chiudere la fabbrica di Termini Imerese. Un operaio metalmeccanico ha un salario di 1.200 euro, ma quando è in cassa integrazione, come purtroppo avviane ed è avvenuto spesso a Termini Imerese proprio nel corso del 2009, guadagna 700 euro".

IlSole24ore
Fiat aumenta i bonus a Marchionne e approva il dividendo

16 FEBBRAIO 2010
Aumentano i diritti (stock grant) destinati all'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, a seguito delle modifiche al piano di incentivazione 2009-2010 approvato dall'assemblea degli azionisti del 27 marzo 2009. Come precisa una nota del gruppo, il numero dei diritti complessivi cresce a 12 milioni…
CONTINUA

ANSA
Fiat: nel 2009 Montezemolo incassa 5,2 mln, Marchionne 4,8 milioni
L'ad Elkann 631 mila euro
19 febbraio, 15:37
MILANO - Nel 2009 il compenso ricevuto dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è stato di 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ha percepito, anche in forza della carica rivestita nella Ferrari, 5,17 milioni di euro. Lo si legge nel progetto di bilancio della Fiat. Al vicepresidente John Elkann sono andati 631 mila euro.

mercoledì, luglio 29, 2009

LA LEGA E IL RAZZISMO SENZA LIMITI

Quando si concede al “razzismo” della Lega “spazio” di governo, si sprofonda in un luogo in cui non esiste limite. Prima via gli albanesi, poi i rumeni, poi i rom, i neri, gli arabi e così via dicendo. Ma quando si arriva in fondo alla lista cosa rimane? I terroni! Cioè gli italiani del centro-sud oppure quelli che non sono del nord.

La lega separatista e razzista non si smentisce mai. Rimanendo fedele a se stessa, ora propone per i professori un test di dialetto sulla storia e tradizione della regione dove andranno ad insegnare. Comunque la si vuole giustificare è chiaramente un progetto di divisione del Paese che “rimanda” a casa quelli che non sono della regione e per loro il nord, così come si fa con tutti gli immigrati!

Non solo è contro il principio dell’unità del Paese e contro l’eguaglianza di tutti gli italiani su tutto il territorio come stabilito dalla Costituzione, ma è anche una proposta “demenziale” e trasforma la politica di governo in “avanspettacolo”. Guardate qui sotto lo spezzone del filmato “Tre uomini e una gamba” di Aldo,Giovanni & Giacomo in cui chiedevano ad Aldo, che si proclamava settentrionale, di dire cos'era una "cadrega"?

È anche contro il principio di “meritocrazia” tanto sbandierato, anzi è l’esatto opposto, perché si preferirà assumere un professore “lumbard” anche se “asino” invece di un premio nobel napoletano!

Perfino il PDL ora se la prende con la Lega per questa “demenziale” proposta tanto che si riporta per l’occasione la notizia proprio da
ILGIORNALE, il quotidiano del fratello di Berlusconi.

Insomma sarà una proposta “indecente” perfino per i berluscones ma non dimentichiamoci che la Lega è una forza di governo necessaria per questa maggioranza e questo loro lo sanno bene! Dopo la boutade sul ritiro dall’Afghanistan di Bossi, sono curioso di vedere come faranno a ripianare anche quest’altra.
Raffaele B.

Aldo, Giovanni e Giacomo in: Tre uomini e una gamba - Il Conte Dracula alias "Brambilla Fumagalli"
FraTosten29 giugno 2009
Spezzone tratto dal film "Tre uomini e una gamba" del trio comico composto da Aldo, Giovanni e Giacomo.Il Conte Dracula si ritrova in un'osteria leghista della Transilvania i cui padroni, Michele e Gino, parlano in dialetto lombardo. Essendo lui un terrone (meridionale) cerca di nascondere la sua identità provando a parlare anche lui in dialetto lombardo e presentandosi col nome di Brambilla Fumagalli, ma i due osti scoprono l'inganno col trucco della "cadrega" e costringono il malcapitato alla fuga.


ILGIORNALE
Ma la Lega provoca: «Test di dialetto ai prof che lavorano al Nord»
mercoledì 29 luglio 2009, 07:00

Roma. È la scuola il nuovo terreno di scontro fra la Lega ed il Popolo della libertà. E la riforma del reclutamento dei docenti rischia di impantanarsi per una questione di vernacolo che va ad aggiungersi agli altri attriti del confronto politico Nord-Sud. In commissione Cultura della Camera si sta esaminando la legge per regolamentare oltre all’autogoverno delle istituzioni scolastiche, la libertà di scelta educativa delle famiglie e lo stato giuridico dei docenti. Tra i vari aspetti presi in esame per quanto riguarda il reclutamento dei docenti è piombata la proposta “indecente” della Lega.

Il Carroccio infatti chiede che gli aspiranti professori, per guadagnarsi il diritto a salire in cattedra, superino un «test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare». La Aprea, presidente della Commissione, propone di rimandare la discussione di quel particolare punto in aula. La Lega però vorrebbe vederla inserita nel testo unificato e non gradisce il rifiuto, quindi la discussione in commissione si ferma.

È la leghista Paola Goisis a spiegare perché questo test è considerato irrinunciabile dal partito di Umberto Bossi. «Noi avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola. Ma questa non è stata condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato che ora era all’esame della Commissione Cultura - spiega la Goisis -. Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che ad un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante».
Qual è lo scopo di una simile iniziativa? Il Carroccio, prosegue la Goisis «punta ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al Nord sia meridionale». In sostanza la Lega darà il suo sì alla riforma ed in particolare all’istituzione degli albi regionali soltanto se fra i requisiti per diventare professore verrà inserito anche il superamento del test sul dialetto e la cultura della regione nella quale si dovrà insegnare. Altrimenti la Lega è pronta a bocciare la riforma. Non è la prima volta che il Carroccio tenta di porre dei paletti all’«immigrazione» dei docenti di origine meridionale verso le cattedre del Nord.

Visto l’atteggiamento irremovibile della Lega, alla Aprea non è rimasto che sconvocare il comitato ristretto, che stava discutendo la legge in attesa di decisioni che dovrebbe prendere la conferenza dei capigruppo. Il contrasto tra Lega e Pdl poi scavalca i confini della commissione Cultura e rimbalza in aula. Alla deputata del Pd, Emilia De Biasi, che pone la questione del test in aula risponde il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che si affida alla Costituzione: «Durante l’esame della riforma la prima commissione e l’aula valutino il pieno e totale rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale».
Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, assicura che «non esistono ragioni di divisioni sulla scuola fra Lega e Pdl» dato che sono «prioritari i progetti di riforma portati avanti dal ministro Gelmini sulla riforma dell’università e quella sui licei». E quelle importanti riforme sono già state portate a casa e da tempo sono legge con il pieno appoggio della Lega.

mercoledì, aprile 15, 2009

SISMA ABRUZZO – GRAVE CENSURA SULLA SATIRA

Puntuale come si prevedeva è arrivata la censura contro il vignettista Vauro Senesi. Il direttore della RAI Mauro Masi (ex-Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal Presidente On. Silvio Berlusconi) ha dato corso ai voleri del suo Capo. Ha valutato, bontà sua, che la vignetta di Vauro Senesi "Aumento delle cubature. Dei cimiteri" sia gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e per questo viene sospeso. Santoro invece è obbligato ad attivare i necessari e doverosi riequilibri informativi (sic).

Al di la del fatto che qualunque censura sulla satira è manifestazione di DERIVA AUTORITARIA DI REGIME, la vignetta in questione si riferisce alla possibile conseguenza del famigerato disegno di legge di Berlusconi sull’aumento delle cubature delle case (poi convertito a furore di popolo solo alle ville). Se realizzato in zone sismiche causerebbe più morti di quanti ve ne sono stati. Una denuncia “graffiante” contro il Governo, tipica della satira e niente affatto contro i defunti come si vuol far credere. Vedere il filmato per valutare di persona.

Poi, non si capisce perché non ci dovrebbe essere una voce critica anche sull’operato della Protezione Civile. Nessuno è perfetto e possa quindi escludersi dalla critica. Santoro non ha fatto altro che far parlare le vittime del terremoto. Sono stati loro che hanno denunciato l’assenza della prevenzione e di tante inefficienze che hanno subito certamente sulla loro pelle. Perché tacere o farli tacere solo per uniformarsi al coro dell’auto-strombazzo e del pensiero unico tipico dei regimi autoritari?

Dobbiamo forse celebrare il funerale della democrazia e della fine della libertà di espressione? Forse si, se non succede subito qualcosa che arresti questa pericolosa deriva! Ora vi sono reazioni. Il
PDL sostiene Masi e il PD è contro!
Raffaele B.

lomiolithrevenge
10 aprile 2009
Vauro - Annozero - 09/04/2009
Le vignette di Vauro Senesi.


REPUBBLICA
Santoro, il Pdl sostiene Masi
Ma il Pd: "Sconcertante censura"
15 aprile 2009
Polemiche su "Annozero", coro di reazioni dopo la decisione del dg Rai
che chiede una "riparazione" al giornalista e ha sospeso il vignettista Vauro


ROMA - Non si fanno attendere le reazioni dopo la
decisione della direzione della Rai di chiedere a Michele Santoro di "riparare" e riequilibrare i servizi sul terremoto, in seguito alle polemiche dopo la trasmissione Annozero dello scorso 9 aprile. E di sospendere il vignettista Vauro, per una vignetta in cui si parlava di "Aumento delle cubature. Dei cimiteri", giudicata "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico". E se il Pdl sostiene con decisione i provvedimenti adottati da viale Mazzini, l'opposizione si schiera dalla parte della libertà d'informazione e parla di "censura" e "inquisizione". CONTINUA

ANSA
Annozero: Vauro, sono a Pietroburgo
Autore ironico dopo annuncio sospensione decisa da vertici Rai
2009-04-15 14:51

(ANSA) - ROMA, 15 APR - La decisione dei vertici Rai di sospendere Vauro per una vignetta ad Annozero non ha fatto perdere ironia all'autore. 'Sono ancora a San Pietroburgo e la notizia si commenta da sola' ha risposto il vignettista alla richiesta di un commento. Nella puntata dedicata all'Abruzzo, Vauro aveva mostrato una vignetta ('Aumento delle cubature. Dei cimiteri') che e' stata valutata dai vertici Rai 'gravemente lesiva dei sentimenti di pieta' dei defunti'.

TGCOM
Dg Rai: "Riequilibrare Annozero"
Sospeso subito il vignettista Vauro

15/4/2009

Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha chiesto a Michele Santoro che "sin dalla prossima puntata" di Annozero "siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi" dopo le polemiche sul sisma dell'Abruzzo". Il dg lo ha chiesto in una lettera inviata a Santoro e ai direttori del Tg3 e di Raidue. Valutata "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti la vignetta di Vauro Senesi". Di qui la decisione di sospendere il vignettista.

Dopo le critiche del presidente della Camera Gianfranco Fini e del premier Silvio Berlusconi, il direttore generale di Viale Mazzini e il presidente, Paolo Garimberti, avevano immediatamente espresso solidarietà alla Protezione civile - finita nel mirino di AnnoZero per la mancata pianificazione dell'intervento sul territorio - e attivato un'istruttoria per valutare le eventuali violazioni delle normative e dei regolamenti aziendali. Ieri pomeriggio c'era stato un primo incontro - aggiornato a questa mattina - al quale - oltre a Masi e Garimberti - avevano partecipato anche il vice dg Giancarlo Leone, il responsabile Risorse artistiche Lorenza Lei e i rappresentanti dell'ufficio legale.

''Il direttore generale, Mauro Masi, con tutte le strutture aziendali competenti - spiega la nota diffusa oggi da Viale Mazzini - ha esaminato alla luce delle normative di legge vigenti e i regolamenti aziendali la puntata di giovedì scorso di AnnoZero. Fatte salve le valutazioni di competenza del cda, il direttore generale ha inviato a Michele Santoro e ai direttori del Tg3, Antonio Di Bella (testata sotto la quale è ricondotto Annozero in periodo di par condicio, ndr) e di Raidue, Antonio Marano, una lettera sulla necessità che sin dalla prossima puntata siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall'Abruzzo. Non sono stati invece ravvisati - si sottolinea - sostanziali elementi di squilibrio nel dibattito svolto in studio nel corso della trasmissione''.

Sempre in relazione alla puntata di giovedì scorso ''è stata invece valutata gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico la vignetta di Vauro Senesi "Aumento delle cubature. Dei cimiteri". Il direttore generale ha quindi comunicato ai direttori Antonio Di Bella e Antonio Marano e allo stesso Senesi che la Rai in via cautelativa e da subito non intende avvalersi delle prestazioni dello stesso Vauro Senesi''.

Capezzone: "Iniziativa equilibrata"
"Mi pare assolutamente saggia ed equilibrata l'iniziativa del Direttore generale della Rai Masi rispetto ad Annozero. Nessuno potrà lamentare alcuna lesione della libertà d'informazione, che resta pienamente salvaguardata: semmai, attraverso la richiesta di riequilibrio, si conferma la necessità che il servizio pubblico radiotelevisivo rispetti i canoni fondamentali di imparzialità, completezza e correttezza dell'informazione".
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Gentiloni: "Decisione che lascia sconcertati"
"La strada burocratico-disciplinare imboccata dalla direzione generale della Rai lascia sconcertati. E' assurdo pensare di affrontare problemi editoriali con provvedimenti censori. E' ancora più inspiegabile che tali provvedimenti riguardino la satira".

Gasparri sarcastico: "Meravigliato da sospensione Vauro"
"Sono meravigliato della sospensione di Vauro, un uomo noto per l'equilibrio, la serenità, il buon gusto e l'assenza di faziosità. Tutti abbiamo apprezzato queste sue virtù delle quali non vogliamo essere in alcun modo privati".

Donadi: "Solo regimi censurano la satira"
''Solo i regimi censurano la satira. La sospensione del vignettista Vauro è un fatto gravissimo, la dimostrazione della deriva autoritaria di questo governo e della volontà del centrodestra di controllare l'informazione e far tacere ogni voce di dissenso''

martedì, dicembre 02, 2008

VATICANO – LA FORCA MEGLIO DELLE UNIONI GAY

Alla proposta francese all’ONU di mettere al bando le persecuzioni degli omosessuali nel mondo il Vaticano si oppone con un argomento che appare forse una “involontaria” ammissione: “vorrebbe dire mettere alla gogna i paesi che non riconoscono le unioni gay”. Sarebbe come dire di “mettere alla gogna i paesi che non rispettano la dichiarazione universale sui diritti della persona”.

Certo il Vaticano non vuole la pena di morte per gli omosessuali. Una cosa è condannare il “peccato” un’altra il “peccatore” fisicamente, dicono alla Santa Sede. Ma conferma lo stesso la sua “opposizione” al loro riconoscimento nella categoria dei “discriminati” da difendere perché altrimenti si dovrebbe riconoscere anche i matrimoni fra gay.

Il ragionamento è chiaro, la chiesa con queste parole afferma che è meglio la discriminazione dei gay nel mondo con tutte le conseguenze che ne derivano, che il matrimonio fra gay. Sarebbe a dire che se si comincia col salvare gli omosessuali dalla forca qualcuno poi finirà col pretendere di considerarli persone come tutti gli altri

Questa è una "clamorosa ammissione" che la chiesa cattolica “vuole” che gli individui abbiano trattamenti e diritti differenti a seconda del loro orientamento sessuale e si batte per questo nella sede dell’ONU. Per la chiesa di Ratzinger la forca e le discriminazioni per gli omosessuali che ancora perdurano in molti paesi possono “continuare” con buona pace di tutti i cristiani dell’alto valore della vita e della dignità umana, perché “male minore” rispetto al temibile “matrimonio gay”.

Ne deriva che il Vaticano "sceglie" così di non condannare quei paesi quali Mauritania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, Afghanistan, Nigeria e Somalia dove per l’omosessualità è prevista ancora oggi la pena di morte. Quei paesi dove per l’omosessualità è previsto l’ergastolo: India, Pakistan, Birmania, Guyana, Sierra Leone, Uganda, Tanzania, Bangladesh, Barbados. Infine quei paesi dove l’omosessualità porta ai lavori forzati o a lunghe pene detentive: Guinea Bissau, Angola, Mozambico, Malawi, Malesia, Maldive.
Raffaele B.

OMOSESSUALITA': il Vaticano contrario alla depenalizzazione
La richiesta di depenalizzazione, che è stata sottoscritta anche dal nostro governo, vuole cancellare la vergogna per cui in ben 91 paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale (10 paesi islamici) contro le persone omosessuali".


Omocristiani 1-3 (Vaticano,Chiesa&Omosessualita')
Rotocalco su Vaticano, Chiesa, Clero e omosessualita'. Per loro c'e' posto, ma non nel sacerdozio????!!!! No ai preti gay dice la Chiesa, ma c'e' chi il sacerdozio ce l'ha nel sangue, quindi...non accetta regole.

REPUBBLICA
Depenalizzazione dell'omosessualità
No del Vaticano alla proposta Onu

1 dicembre 2008

La richiesta è stata presentata dalla Francia: "La sua approvazione
porterebbe "alla gogna" gli Stati che non riconoscono le unioni gay"
Poi la Santa Sede: "Non difendiamo la pena di morte contro i gay"


CITTA' DEL VATICANO - E' scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni".

Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt'altro che una retromarcia. "Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali", afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta - ma la proposta cerca di 'introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo''. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano "mesi alla gogna".
Toni non dissimili da quelli usati da monsignor Migliore che parla di "una dichiarazione di valore politico" che aggiunge "nuove categorie protette dalla discriminazione senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni".

Durissima la replica dell'associazione Arcigay: "È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari".
L'Arcigay ricorda che in decine di
Paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale contro le persone omosessuali. "La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali".

ASCA
VATICANO: SE ONU DEPENALIZZA OMOSESSUALITA', MATRIMONIO DISCRIMINATO

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 1 dic - Netta contrarieta' da parte di mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite nei confronti di una proposta presentata dalla Francia a nome dell'Unione Europea, per la depenalizzazione in tutto il mondo dell'omosessualita'. ''Tutto cio' che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale'', argomenta il diplomatico vaticano in un'intervista all'agenzia francese I.Media, ricordando come nel Catechismo della Chiesa cattolica condanni ''ogni marchio di ingiusta discriminazione''nei confronti delle persone omosessuali.

Ma, aggiunge, il rischio di una simile ''dichiarazione di valore politico'' e' che creera' ''nuove e implacabili discriminazioni''. Ad esempio nei confronti ''gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni''