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lunedì, ottobre 22, 2007

IRAQ - SI ALLARGA IL CONFLITTO CON LA TURCHIA

STA AVVENENDO CIÒ CHE SI ERA SEMPRE PAVENTATO! CON L'INVASIONE E DESTABILIZZAZIONE DELL'IRAQ, L'AREA È DIVENTATA VULNERABILE AD ATTACCHI ED APPETITI DI PAESI CONFINANTI TRA I QUALI L'IRAN AD EST E LA TURCHIA AL NORD.

PARADOSSALMENTE IL PERICOLO MAGGIORE NON POTEVA CHE VENIRE PROPRIO DALLA TURCHIA A CAUSA DEL PROBLEMA CON I CURDI. LA FORMAZIONE CURDA DEL PKK LOTTA DA DIVERSI LUSTRI PER UN KURDISTAN INDIPENDENTE CONTRO LA TURCHIA. QUESTO SCONTRO SI TRASFERISCE ORA NEL NORD DELL'IRAQ PERCHÈ QUI I CURDI IRACHENI HANNO COSTITUITO IL LORO TERRITORIO CON UN LORO ESERCITO E PERFINO IL CAPO DEL GOVERNO IRACHENO A BAGHDAD È CURDO: TALABANI.

COSTORO NON SONO AFFATTO DISPONIBILI A CUOR LEGGERO A COMBATTERE I LORO FRATELLI DEL PKK PER ACQUIETARE GLI ODIATI TURCHI.

LA TURCHIA NON PUÒ NON FAR NULLA SENZA SUSCITARE LA SOLLEVAZIONE DEL SUO POPOLO. SARÀ QUINDI INEVITABILE CHE INVADA IL TERRITORIO IRACHENO PROVOCANDO DI CONSEGUENZA UNA NUOVA GUERRA CHE COMPLICHERÀ LA SITUAZONE GIÀ PERICOLOSA NELL'AREA.

LA SPERANZA È ULTIMA A MORIRE E PER QUESTO SPERIAMO CHE POSSANO ESSERE FERMATI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.
Raffaele B.

RAINEWS24
Veicoli militari turchi diretti verso il confine con l'Iraq
Ankara 22 ottobre 2007

Decine di veicoli militari turchi si stanno dirigendo verso il confine con l'Iraq. Secondo quanto riferito da un reporter dell'agenzia stampa 'Associated Press' si tratta di una cinquantina di veicoli, carichi di soldati e di armi, provenienti dalla citta' di Sirnak (sud-est dell'Anatolia) e diretti verso Uludere, al confine iracheno.

Non e' chiaro se i convogli siano stati inviati a sostegno delle truppe impegnate nella difesa degli attacchi dei ribelli curdi sul suolo turco, oppure se Ankara si stia preparando ad un possibile intervento militare oltre confine, in territorio iracheno. Decine di migliaia di soldati turchi si trovano già nella zona.

Quattro giorni fa il parlamento ha autorizzato il governo di Ankara a dispiegare truppe al confine e ad intervenire militarmente sul territorio iracheno.

Ieri morti 16 soldati turchi e e 32 uomini del Pkk
L'agguato teso ieri dai guerriglieri del Pkk (il Movimento dei lavoratori del Kurdistan) e' costato la vita ad almeno 16 soldati turchi. Un numero imprecisato di soldati turchi sarebbe stato rapito dai guerriglieri curdi.

Ieri l'esercito turco, supportato dall'aviazione, ha sferrato una rappresaglia al confine, uccidendo 32 uomini del Pkk.

Manifestazioni in Turchia
In diverse citta' della Turchia si sono svolte, fin da ieri, manifestazioni spontanee di protesta da parte della popolazione turca, che chiede un'immediata risposta militare contro le basi del Pkk in Iraq, nonostante gli appelli alla calma rivolti da americani ed europei alla leadership turca. Ad Istanbul, circa 2.000 persone sono scese in piazza per denunciare l'attacco, invitando il governo di Recep Tayyip a dimettersi.

lunedì, ottobre 01, 2007

IRAQ - LA GUERRA SI POTEVA EVITARE

UNA NOTIZIA QUESTA PASSATA IN SILENZIO. LE TV NON NE HANNO PARLATO A SUFFICIENZA, I GIORNALI INVECE SI MA NON IN PRIMA PAGINA, QUINDI PASSATA IN SORDINA. QUANTI LA CONOSCONO?

EPPURE È AVVENUTO! ED È TUTTO DOCUMENTATO: SADDAM HUSSEIN STAVA PER ANDARSENE. AVEVA ACCETTATO DI LASCIARE IL POTERE E ANDARE IN ESILIO. VOLEVA SOLO UNA BUONA USCITA DI UN MILIARDO DI DOLLARI.

COSA SONO UN MILIARDO DI DOLLARI RISPETTO A TUTTI I MORTI (AMERICANI E NON), LE DISTRUZIONI E LE CENTINAIA DI MILIARDI DI DOLLARI GIÀ SPESI (CHISSÀ QUANTI ANCORA) PER LA GUERRA CHE BUSH HA VOLUTO FARE COMUNQUE OTTENENDO PERFINO L'APPOGGIO DEGLI ALTRI CAPI DI STATO QUALI AZNAR (SPAGNA), BERLUSCONI (ITALIA) E BLAIR (INGHILTERRA) NONOSTANTE SAPESSERO.

ESSI FECERO CARTE FALSE (VEDI ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA) PER OTTENERE L'APPOGGIO DELL'ONU CHE AVVENNE PERÒ SOLO A GUERRA GIÀ FATTA! MA CONVINSERO L'OPINIONE PUBBLICA E MOLTI GOVERNI E COSÌ L'IRAQ FU ATTACCATA SENZA L'AVALLO DELL'ONU CON IL NUOVO PRINCIPIO DELLA GUERRA PREVENTIVA CON LA SCUSA DI COMBATTERE IL TERRORISMO. INVECE IL TERRORISMO È AUMENTATO.

SE COSÌ È STATO, ALLORA SU QUESTI UOMINI GRAVA UNA GRANDE RESPONSABILITÀ CHE SOLO LA STORIA POTRÀ DOMANI GIUDICARE ED ESSERE ACCOSTATI AI PEGGIORI ED LUGUBRI PERSONAGGI DEL PASSATO.
Raffaele B.

RAINEWS24
Bush rivelo' ad Aznar: Saddam pronto all'esilio in cambio di 1mld di dollari
Londra 29 settembre 2007

Una trascrizione di un colloquio tra George W. Bush e Jose Maria Aznar alla vigilia della guerra in Iraq ha portato alla luce un'iniziativa per evitare il conflitto armato portando via dal Paese Saddam Hussein. Lo rivela il quotidiano britannico 'The Independent'.
"Sì, e' possibile", disse il presidente degli Stati Uniti all'allora primo ministro spagnolo: "Gli egiziani stanno parlando con Saddam Hussein... Sembra aver indicato di essere disponibile all'esilio se gli permetteranno di prendere un miliardo di dollari e tutte le informazioni che vuole sulle armi di distruzione di massa".
Ma Bush bocciò l'idea, sostenendo che "è inoltre possibile che venga assassinato" e ribadendo che in ogni caso gli Stati Uniti non avrebbero dato "alcuna garanzia" al presidente iracheno.
"E' un ladro, un terrorista e un criminale di guerra. Paragonato a Saddam, (Slobodan) Milosevic sarebbe madre Teresa".

RAINEWS24
El Pais: ecco come Bush convinse Aznar sull'Iraq.
E gli rivelo' che la guerra era gia' decisa
Madrid 26 settembre 2007

Strette di mano, photo opportunity, battute fra amici. Ma quella fine settimana al ranch texano di Crawford, in Texas, il 22 febbraio 2003, il premier spagnolo José Maria Aznar aveva appena saputo dal presidente americano George W. Bush che gli USA avrebbero invaso l'Iraq, con o senza l'avvallo Onu.
Quattro settimane prima dell'invasione dell'Iraq, che avvenne nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003, Bush illustrò ad Aznar le condizioni poste a Saddam Hussein: disarmo o guerra. A porte chiuse, scrive il quotidiano spagnolo El Pais, il presidente degli Stati Uniti sosteneva che orami la guerra era inevitabile. El Pais rivela che nel corso di una lunga conversazione privata con Aznar Bush indicò con chiarezza che era arrivato il momento di disfarsi di Saddam. "Rimangono due settimane. Tra due settimane saremo militarmente pronti. Saremo a Baghdad a fine marzo", spiegò al fedele alleato Aznar...
CONTINUA

VOCEDITALIA
Iraq: Hussein era pronto all'esilio
Chiese di portare con se' un miliardo di dollari
Aznar tento' di dissuadere il presidente Usa, per poi sostenerlo in sede del Consiglio di Sicurezza


Madrid, 27 set.- Il quotidiano spagnolo El Pais ha rivelato che poche settimane prima dell’inizio dell’invasione americana in Iraq, George W. Bush illustrò ad Aznar, allora capo del governo spagnolo, le condizioni di Saddam Hussein per evitare di cadere nelle mani dell’esercito a stelle e strisce. La richiesta posta da Saddm era quella di poter andare in esilio, lasciando in balia lo stato iracheno, portando però con sé un miliardo di dollari, oltre alla documentazione che lo incastrava sulle armi di sterminio di massa. Aznar cercò di limitare Bush chiedendogli di “avere pazienza”, ma il presidente americano sosteneva che ormai il paese era pronto alla guerra e che entro marzo l’esercito avrebbe invaso l’Iraq, “cambiando la politica estera amercana degli ultimi 200 anni”.

ILSECOLOXIX
Bush e Aznar avevano già deciso
27 settembre 2007

Saddam Hussein aveva lasciato intendere di esser pronto ad andarsene in esilio se gli fosse stato consentito di portare con sé un miliardo di dollari, ma il presidente degli Stati Uniti George W. Bush era ormai deciso alla guerra. È quanto emerge dal testo di un incontro alla casa Bianca fra George W. Bush e l’allora premier spagnolo José Maria Aznar il 23 febbraio del 2003, poche settimane prima dell’invasione, di cui il quotidiano El Pais ha pubblicato ieri la minuta...
CONTINUA

mercoledì, maggio 09, 2007

CALIPARI – LA GROTTESCA ACCUSA DI LOZANO

DOPO L’INGANNO DOVEVAMO ASPETTARCI LA BEFFA CHE PUNTUAMENTE È ARRIVATA. ORA MARIO LOZANO SI “PENTE” E “SOFFRE” PER AVERE “UCCISO” SUO MALGRADO UN “EROE” COME CALIPARI, UN “SEMIDIO” CHE HA SEMPRE SOGNATO DI ESSERE, DICE.

E NON PAGO DI UNA SIMILE E GROTTESCA DICHIARAZIONE, RINCARA LA DOSE ACCUSANDO GIULIANA SGRENA, PROPRIO L’OSTAGGIO, DELLA RESPONSABILITÀ DEL SUO ATTO CRIMINALE.

SE LOZANO È VERAMENTE PENTITO È SICURO DI CIÒ CHE DICE, DOVREBBE VENIRE AL PROCESSO E NON NASCONDERSI DIETRO LA LEGGE AMERICANA CHE “PROTEGGE” I PROPRI MILITARI DALLA GIUSTIZIA ITALIANA COME DI ALTRI PAESI ALLEATI, MENTRE NON È VERO L’INVERSO.

INVECE LOZANO PREFERISCE “SPARARE” LE SUE ACCUSE DA UN “POSTO SICURO” COME HA FATTO CON LE "PALLOTTOLE" A CALIPARI VIOLANDO LE SUE STESSE “REGOLE D’INGAGGIO” SENZA CORRERE ALCUN RISCHIO DI DOVERNE “RISPONDERE” NE ALLORA E NE ADESSO CON BUONA PACE DI CHI CREDE AL SUO IMPROBABILE PENTIMENTO!
Raffaele B.

MAGAZINE.EXCITE.IT/NEWS
Mario Lozano: "Giuliana Sgrena è colpevole"
10:04 MER 09 maggio 2007

Mario Lozano, ovvero il militare americano che sparò il colpo che uccise Nicola Calipari.
Il Tg5 per la prima volta mostra in video il volto e la voce del marine incriminato per la morte del nostro agente in Iraq.
La breve intervista è stata fatta in un centralissimo studio del suo avvocato, il celebre penalista Ed Hayes.

"Capisco benissimo che l'Italia sia arrabbiata con me", ha detto il militare 37enne. "Ho ucciso uno dei vostri eroi. L'uomo, o meglio il semidio che ho sempre sognato di essere".

Lozano si è presentato con delle foto sotto braccio, immagini tratte da un video (guarda la sequenza) che dimostrerebbero senza alcun dubbio che "l'auto era vicinissima al check-point quando ho sparato una dozzina di colpi in tutto. Non per uccidere ma per difendermi".
"Due giorni prima della tragedia", ha spiegato il marine, "due miei amici erano saltati in aria al checkpoint per un'auto bomba.
Ma il nostro, quel terribile 4 marzo 2005, era un blocking point, non un checkpoint. Avevamo ricevuto l'ordine di non far passare alcun veicolo perché l'ambasciatore John Negroponte era in zona. E, infatti, appena hanno avvistato il nostro faro di segnalazione, sinonimo inequivocabile di stop, una trentina di auto avevano già fatto dietrofront. Tutte, tranne quella dove viaggiavano Sgrena, Calipari e Carpani".

Secondo un'inchiesta italiana l'auto viaggiava a velocità ridotta e stava addirittura rallentando al momento degli spari. "L'auto viaggiava intorno agli 80 chilometri orari. Come mostrano le mie foto, ho sparato quando era a un centinaio di metri e, a differenza delle altre auto visibili all'orizzonte, non si era fermata neppure dopo i miei colpi d'avvertimento in aria. Alla fine l'autista ha sventagliato il telefonino. Avrei dovuto sparare ancora, come ordina il protocollo, visto che i cellulari in Iraq sono spesso detonatori di autobomba. Invece ho preferito rischiare la mia vita".

Il militare non risparmia critiche alla Sgrena: "Ha un'agenda politica. Mi sta usando come un capro espiatorio per il suo anti-americanismo. Vuole colpire gli Usa ma se la prende con un povero diavolo, che ha solo ubbidito agli ordini. Bella comunista! Ha distrutto il mio matrimonio e la mia carriera e oggi le mie due figlie vivono nel terrore che finirò in carcere. La colpa di tutto ciò è della Sgrena che ha avuto la malaugurata idea di andare in un Paese off limits ai giornalisti, costringendo un eroe come Calipari a morire per liberarla. Oggi lui è in paradiso, io sono il mostro di un'intera nazione e lei, che è la causa di tutto, è viva, vegeta e fa soldi raccontando bugie".

Come si vive dopo un episodio del genere? "Malissimo. Il volto di Calipari mi perseguiterà per il resto della mia vita. Aveva un'espressione seria ma piena di serenità e pace, come quella di un guerriero che sa di essere morto per una causa in cui credeva. Ho letto tutto ciò che ho potuto trovare su di lui e ci sono pochi eroi che stimo tanto. Lo sogno la notte.
Mi piacerebbe incontrare la moglie, se ciò può aiutarla ad alleviare il dolore. Ho visto le sue foto: piange in tutte. Mi spezza il cuore".

giovedì, febbraio 08, 2007

CALIPARI – PER GLI AMERICANI IL CASO È CHIUSO

COME VOLEVASI DIMOSTRARE, NIENTE ESTRADIZIONE DEL SOLDATO USA LOZANO PER L’OMICIDIO DI CALIPARI E IL FERIMENTO DELLA SGRENA IN IRAQ.

SI PROSEGUE IL GIUDIZIO IN “CONTUMACIA” ANCHE SENZA LA PRESENZA DELL’IMPUTATO PERCHÉ È ACCERTATO DAI GIUDICI CHE SI È TRATTATO PROPRIO DI OMICIDIO POLITICO E CHE FU LESO, CON L’UCCISIONE DI UN AGENTE, GLI INTERESSI DELLO STATO ITALIANO.

SI È ACCERTATO ANCHE CHE SONO STATE FATTE “SPARIRE” MOLTE PROVE SUL POSTO PER RENDERE PIÙ DIFFICILE LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI.

LO STESSO SOLDATO ORA CI FA SAPERE CHE “SI RICONOSCE COMPLETAMENTE” NEL RAPPORTO DEGLI INQUIRENTI. INSOMMA I NOSTRI GIUDICI HANNO RAGIONE!

GLI USA, COME È NOTO, NON HANNO ADERITO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA PERCHÉ NON VOGLIONO CHE I LORO CITTADINI ED IN PARTICOLARE I LORO SOLDATI POSSANO ESSERE GIUDICATI DA ALTRI TRIBUNALI CHE NON SIANO I LORO.

QUESTA CONDIZIONE RENDE DI FATTO “PROBLEMATICA” L’ALLEANZA MILITARE CON LORO PERCHÉ A DIFFERENZA DEI NOSTRI SOLDATI, GLI AMERICANI SONO E RESTANO “IMMUNI E NON ESTRADABILI”. VI SONO NUMEROSI ESEMPI DI REATI ANCHE GRAVI COMMESSI DAI MILITARI AMERICANI IN ITALIA ED IN ALTRI PAESI CHE HANNO POTUTO “BENEFICIARE” DI “PROCESSI BENEVOLI” A CASA LORO CAVANDOSELA CON “CONDANNE” RIDICOLE, VEDI IL
MASSACRO DEL CERMIS NEL 1998.

VEDREMO COME ANDRÀ A FINIRE UNA VOLTA ACCERTATA L’INTERA VERITÀ E FINO A QUANDO GLI AMERICANI POTRANNO INSISTERE SULLA IMMUNITÀ DEI LORO SOLDATI SENZA INCIDERE GRAVEMENTE SUI LORO RAPPORTI CON GLI ALLEATI.

IL CENTRODESTRA NATURALMENTE NON PERDE NESSUNA OCCASIONE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DEL GOVERNO PRODI PERCHÉ CON LA SUA POLITICA ESTERA, NON PIÙ SUPINA E SUBALTERNA COME FU LA LORO, STANNO METTENDO, SECONDO LORO, IN SERIO PERICOLO LE NOSTRE RELAZIONI CON L’IMPORTANTE E POTENTE ALLEATO.
Raffaele B.

LASTAMPA
Il Pentagono: "Storia chiusa. Non vi daremo il soldato"
PAOLO MASTROLILLI
NEW YORK
8/2/2007 (7:15)


Il caso è chiuso e l'estradizione è esclusa. Così le autorità americane rispondono al rinvio a giudizio di Mario Lozano, mentre il soldato fa sapere che si riconosce «completamente nel rapporto degli inquirenti». A nome del Pentagono, ha parlato il comandante di Marina Joe Carpenter: «Il nostro governo ha espresso a suo tempo le condoglianze, che ribadiamo, per una morte tragica. Tuttavia noi restiamo ai risultati dell'inchiesta che fu condotta dalle forze della Coalizione nel 2005, incluse le conclusioni ufficiali che sottolineavano come nessuna ulteriore azione fosse richiesta contro i soldati di quel checkpoint». Carpenter ha detto che «non è utile aggiungere ulteriori commenti. Tocca ad altri elementi del governo Usa, in particolare il Dipartimento di Stato, discuterne con le autorità in Italia».
Ma la posizione del «ministero degli Esteri» non è diversa dal Pentagono. Secondo Terry Davidson, responsabile delle comunicazioni per l'Europa, il suo governo «è dispiaciuto per la tragica morte di Calipari, considerato un eroe dai funzionari americani che hanno lavorato con lui. Gli Stati Uniti e l'Italia hanno condotto insieme un'approfondita inchiesta congiunta su questo caso, che consideriamo chiuso». Davidson ha dichiarato di non poter commentare gli aspetti legali della vicenda, però una fonte anonima ha precisato all'Ansa che non c'è alcuna possibilità di estradizione. Il trattamento giuridico dei soldati americani all'estero, infatti, è un tema su cui Washington ha sempre avuto una posizione rigida, per evitare che possano essere portati in tribunale. Anche per questa ragione gli Usa non hanno aderito alla Corte penale internazionale dell'Aja. Il portavoce delle Casa Bianca Tony Snow ha evitato di commentare gli aspetti legali della vicenda: «Non intendo parlare di attività giudiziarie però intendo sottolineare che noi continueremo a lavorare molto strettamente con gli alleati degli Stati Uniti». Il colega del Dipartimento di Stato, Sean McCormack, ha aggiunto: «I soldati americani hanno agito in linea con le regole di ingaggio. Persone ragionevoli possono giungere a conclusioni diverse partendo dagli stessi fatti: penso che ciò sia accaduto in questo caso».
Il nome di Mario Lozano si è saputo solo per un errore nella criptazione dei documenti che lo citavano. Lui ha 35 anni, è originario del Bronx e ha due figlie, di 12 e 15 anni. Era andato in Iraq come specialist nel 69th Infantry Regiment della New York State National Guard. Secondo il tenente colonnello Paul Fanning, portavoce del reggimento, Lozano serve ancora nella sua unità. La Guardia Nazionale fa parte della riserva, e quindi i suoi membri non sono soldati a tempo pieno. Mario vive con la famiglia e lavora, e ogni tanto si addestra. Il portavoce non è sicuro, ma sarebbe stato promosso sergente. Lozano ha sempre rifiutato di parlare in pubblico della morte di Calipari, ma ieri Fanning lo ha sentito e ha raccolto questa dichiarazione: «Il rapporto frutto dell'investigazione è accurato». Dunque l'incidente, secondo il soldato di New York, è andato come ha scritto la commissione d'inchiesta.
Qualche tempo fa un suo compagno di reparto aveva detto al giornale Daily News che Mario era «devastato» dalla morte di Calipari. Fanning conferma che «tragedie così non le superi mai, anche perché il nostro reparto ha perso undici uomini in Iraq». Il tenente colonnello descrive Lozano come «una persona normalissima», al corrente degli sviluppi legali e politici del suo caso. Proprio perciò chiede di essere lasciato in pace. La questione dei grilletti facili in Iraq, però, sta avendo un impatto negli Usa. Secondo Marla Bertagnolli, direttrice associata della Campaign for Innocent Victims in Conflict, «il Pentagono tiene una statistica di questi casi, che sono molto più numerosi di quanto ammetta. Perciò in primavera verrà presentata una legge in Congresso, per ottenere almeno che i militari rivelino i loro errori e compensino i famigliari delle vittime».

domenica, gennaio 14, 2007

IRAQ – BUSH SEMPRE PIÙ ISOLATO

NONOSTANTE AVESSE RICONOSCIUTO GLI “ERRORI”, IL PRESIDENTE AMERICANO BUSH VUOLE NON SOLO CONTINUARE MA ADDIRITTURA “AUMENTARE” L’INTERVENTO MILITARE IN IRAQ DI 21.500 SOLDATI.

SECONDO BUSH L’ERRORE DI CUI SI ASSUME PER INTERO LA RESPONSABILITÀ, LO ATTRIBUISCE ALLA SOTTOVALUTAZIONE DELLE FORZE IN CAMPO E DAI “LIMITI DI INTERVENTO” DELLE FORZE MILITARI, VALE A DIRE CHE NON SAREBBERO STATE SUFFICIENTEMENTE “VIOLENTE” E “RISOLUTE”.

AFFERMAZIONE QUESTA ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE SE SI CONSIDERA CHE IN IRAQ GLI INTERVENTI MILITARI SONO STATE DI UNA “VIOLENZA INAUDITA” E DI UNA “POTENZA DI FUOCO” TALE DA PROVOCARE “DISTRUZIONI” E MORTI A MIGLIAIA SOPRATTUTTO FRA I “CIVILI”. I MILITARI NON HANNO NEMMENO RISPETTATO LE NORME INTERNAZIONALI CHE VIETANO L’USO DI “ARMI PROIBITE” E TANTOMENO I “DIRITTI UMANI”.

CHE “ALTRO” VORREBBE FARE DI PIÙ PER “VINCERE” QUESTA GUERRA ORMAI “PERSA” E NELLA QUALE IN VERITÀ BUSH VI È RIMASTO SEMPLICEMENTE “INTRAPPOLATO” AL PUNTO IN CUI NON SA COME “USCIRNE” SENZA “PERDERE LA FACCIA”. PER QUESTO VUOLE “SACRIFICARE” ALTRI “SOLDATI” ED ALTRE “VITE” ALLARGANDO LA GUERRA IN UNA ESCALATION GIÀ SPERIMENTATA IN VIETNAM TANTI ANNI FA.

SIAMO ALLA FOLLIA! QUALCUNO LO FERMI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

ORMAI BUSH È AL MINIMO DEL CONSENSO IN PATRIA ED È STATO ABBANDONATO DA QUASI TUTTI AD ECCEZIONE DEI PRIMI MINISTRI AUSTRALIANO HOWARD, GIAPPONESE ABE, E DEL PRESIDENTE SUDCOREANO ROH MOOHYUN. PERFINO GLI INGLESI SI APPRESTANO AD ABBANDONARLO!
IN ITALIA SOLO BERLUSCONI LO “APPROVA” MA PER FORTUNA È ALL’OPPOSIZIONE!

NON RESTA CHE SPERARE CHE IL CONGRESSO AMERICANO GLI “BOCCI” I “NECESSARI FINANZIAMENTI” GRAZIE ALLA NUOVA MAGGIORANZA DEI DEMOCRATICI “CONTRARIA” ALLA GUERRA IN IRAQ.
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
Bush: «Responsabile degli errori in Iraq»
Il discorso del presidente americano in diretta tv è durato venti minuti
«Non esiste formula magica per il successo, ma un fiasco sarebbe disastroso». Molto critici i democratici e anche alcuni repubblicani

12 gennaio 2007
WASHINGTON -
Oltre 21 mila soldati in più in Iraq e azioni contro le ingerenze siriane e iraniane, ammissione di responsabilità per gli errori commessi, come anticipato, ma anche il dislocamento di batterie di missili Patriot in Medio Oriente per «rassicurare gli amici e gli alleati di Washington e rafforzare la sicurezza in Iraq». È stato questo il cuore del discorso di una ventina di minuti che il presidente americano George W. Bush ha tenuto mercoledì sera (giovedì notte in Italia) alla nazione per spiegare la nuova strategia in Iraq, parlando in diretta tv dalla libreria della Casa Bianca arredata di nuovo secondo i dettami della moglie Laura.
ERRORI - «Dove sono stati commessi errori, la responsabilità è mia», ha detto Bush. «Dobbiamo cambiare strategia in Iraq, non esiste una formula magica per il successo in Iraq, ma un fiasco in Iraq sarebbe un disastro per gli Stati Uniti». Secondo il capo della Casa Bianca le forze armate Usa sono impegnate in una battaglia «che determinerà la direzione della guerra globale al terrorismo e la nostra sicurezza in patria». Bush ha tuttavia ammesso che «nel 2006 la violenza in Iraq, in particolare a Bagdad, ha sovrastato la politica».
IRACHENI - L'azione americana in Iraq è «fallita» per due ragioni: insufficiente numero di militari iracheni e americani, e troppi limiti alle operazioni delle truppe sul campo. Il presidente ha affermato che il governo iracheno assumerà il controllo militare di tutte le province entro il prossimo novembre. Ma ora un ritiro americano dall'Iraq «provocherebbe il collasso del governo iracheno, lo smembramento dell'Iraq e stragi su proporzioni inimmaginabili». Perciò, ha detto Bush, saranno inviati 21.500 soldati in più. «La vittoria in Iraq sarà diversa da quella che hanno conosciuto i nostri padri e i nostri nonni. Non ci saranno cerimonie di resa sul ponte di una nave da guerra, ma la vittoria porterà al mondo arabo qualcosa di nuovo, una democrazia che funziona», ha aggiunto il presidente Usa. Per «rassicurare gli amici e gli alleati e rafforzare la sicurezza in Iraq» invierà perciò anche batterie di missili Patriot in Medio Oriente. Inoltre Siria e Iran «consentono a terroristi e insorti di usare il loro territorio per entrare in Iraq. Impediremo questi attacchi e bloccheremo il flusso di aiuti».
CRITICHE DAI DEMOCRATICI - «L'escalation militare manda il messaggio sbagliato all'Iraq e noi siamo contro», hanno commentato il discorso di Bush i leader democratici al Senato Harry Reid e alla Camera Nancy Pelosi. I democratici hanno anche sottolineato come il presidente abbia del tutto ignorato l’indicazione degli elettori, che in novembre hanno punito la strategia in Iraq della Casa Bianca e la politica del partito repubblicano. «Bush ha riconosciuto ciò che la maggior parte degli americani già sanno: in Iraq non stiamo vincendo, malgrado il coraggio e l'immenso sacrificio dei nostri soldati. In realtà la situazione è grave, e sta peggiorando», ha commentato Dick Durbin, numero due dei democratici al Senato. Duro il commento della senatrice Hillary Clinton: «Discorso viziato da incompetenza e arroganza. Occorre un nuovo corso e la fine dell'attuale politica fallimentare».
APPREZZAMENTI E DISTINGUO - Critici anche alcuni repubblicani, come i senatori Brownback, Coleman e Gordon Smith: «Mandare nuove truppe non è la risposta. L'Iraq ha bisogno di una soluzione politica, non militare».
Apprezzamenti al discorso di Bush sono stati espressi dai primi ministri australiano Howard, giapponese Abe, e del presidente sudcoreano Roh Moohyun.
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ANSA
Iraq: costi Usa vicini a Vietnam
660 mld dollari contro Hanoi, quasi 600 mld Iraq 2007
(ANSA) - NEW YORK, 14 GEN - Il cartellino del prezzo della della guerra al terrorismo sta avvicinandosi per gli Stati Uniti a quello della guerra del Vietnam. Quel conflitto costo' agli Usa, oltre a 58mila morti, l'equivalente odierno di 660 miliardi di dollari. Secondo una stima del Los Angeles Times, dal primo stanziamento subito dopo l'11 settembre, l'America ha speso 400 miliardi di dollari che salgono a 570 se si includono i 70 gia' stanziati dal Congresso e i 100 che Bush dovrebbe richiedere per il 2007.

mercoledì, novembre 08, 2006

SADDAM E SENTENZA DI MORTE

LA PENA DI MORTE NON PORTA MAGGIORE GIUSTIZIA, ANZI NE PORTEREBBE DI MENO. I FATTI DI DUJAIL PER I QUALI SADDAM È STATO CONDANNATO, È SOLO UNO DEI TANTI PERPETRATI E NEMMENO IL PIÙ GRAVE.
CON LA MORTE DEL DITTATORE NON SI POTRÀ PROSEGUIRE NEI PROCESSI PER L’ACCERTAMENTO DELLA “VERITÀ” CHE È LO SCOPO PRIORITARIO DEL PROCESSO MEDESIMO.
L’ESECUZIONE DELLA CONDANNA NON FARÀ CHE AGGIUNGERE INVECE BENZINA SUL FUOCO DELL’ODIO TRA SUNNITI E LE ALTRE ETNIE IN IRAQ ALLONTANANDO LA “RIAPPACIFICAZIONE”.
INFINE LA PENA DI MORTE È CONSIDERATA “ILLEGGITTIMA” ORMAI DAI TRIBUNALI INTERNAZIONALI E RIFIUTATA DALLE COSTITUZIONI DI MOLTI PAESI DEMOCRATICI CHE PURE SONO INTERVENUTI IN QUEL PAESE, VEDI L’INGHILTERRA, ITALIA, SPAGNA ED ALTRI.
PER CONCLUDERE, SI DEVE ANCHE DIRE, PER AMORE DI VERITÀ, CHE NON SI È AVUTO NEMMENO UN PROCESSO EQUO PERCHÈ SONO STATE “VIOLATE” ALLEGRAMENTE MOLTE PREROGRATIVE DELLA DIFESA, OLTRE AL FATTO CHE TRE AVVOCATI DIFENSORI SONO STATI “AMMAZZATI” DURANTE IL PROCESSO ED UN QUARTO HA DOVUTO “LASCIARE” IL PAESE PER EVITARE LO STESSO TRATTAMENTO.
NON C’È CHE DIRE, NON PROPRIO UN PROCESSO TRANQUILLO E REGOLARE. SE QUESTO È LA MODALITÀ DI PARTENZA DEL NUOVO CORSO DEMOCRATICO DELL’IRAQ C’È POCO DA STARE ALLEGRI.
Raffaele B.


REPUBBLICA
Il processo senza giustizia con un verdetto farsa
di ANTONIO CASSESE
6 novembre 2006
Anche a Norimberga i vincitori hanno processato i vinti. Ma almeno il processo è stato equo. A Bagdad si è invece celebrata, per i fatti di Dujail, una farsa. I giudici sono stati nominati dall'esecutivo (il Consiglio di governo) e da esso sostituiti quando non si allineavano sulle posizioni ufficiali delle autorità o si dimostravano scarsamente efficaci. Il tribunale sin dall'inizio è stato finanziato dagli Usa, che hanno anche elaborato il suo Statuto, poi formalmente approvato dall'Assemblea nazionale irachena, nell'agosto 2005. Imputazioni precise contro gli otto imputati sono state formulate solo a metà processo. La Corte non ha consentito alla difesa di convocare un certo numero di testimoni a discarico che dovevano ancora essere ascoltati.
Inoltre, molti documenti prodotti dall'accusa contro gli imputati (tra cui l'ordine di Saddam Hussein di eseguire la condanna a morte inflitta ai civili che avrebbero attentato alla vita del dittatore e l'ordine di conferire onorificenze alle forze di sicurezza che avevano arrestato e interrogato i presunti colpevoli), sono stati contestati dalla difesa, che ha affermato trattarsi di falsi. Per verificarne l'autenticità, il tribunale non ha convocato esperti internazionali (come sarebbe stato doveroso), ma esperti iracheni che, secondo la difesa, erano legati a filo doppio all'attuale ministero dell'interno iracheno. Insomma, un processo privo di qualsiasi seria garanzia dei diritti della difesa... CONTINUA


UNITA
Fausto Pocar: «Una sentenza troppo annunciata per essere giusta»
Umberto De Giovannangeli
06.11.06
…Basta pensare che tre degli avvocati difensori del dittatore iracheno sono stati uccisi durante il corso del processo, e un quarto ha dovuto lasciare il Paese per non fare la stessa fine. Mi domando se in queste condizioni la difesa sia stata del tutto efficace o non piuttosto limitata da preoccupazioni di altro genere»…CONTINUA


REUTERS
FACTBOX- Cosa succede dopo la sentenza a Saddam
domenica, 5 novembre 2006 6.32
(Reuters) - Informazioni sull'andamento delle procedure legali e sugli sviluppi del processo a Saddam Hussein, condannato oggi insieme ad altri coimputati per la strage di 148 abitanti del villaggio sciita di Dujail.
Durante il processo, la colpevolezza degli imputati non doveva essere dimostrata "oltre ogni ragionevole", formula usata nel sistema occidentale, ma doveva solo "soddisfare" l'opinione del giudice.
Saddam sta anche aspettando il verdetto di un'altra corte, davanti alla quale è imputato per il genocidio dell'etnia curda compiuto nella cosiddetta campagna militare di Anfal. Solo in caso di morte dell'imputato, questo altro processo si potrebbe chiudere prima che la giuria abbia emesso una sentenza finale…CONTINUA

sabato, novembre 04, 2006

IRAQ - COLPO DI STATO COME NEL VIETNAM

QUESTO ARTICOLO PUBBLICATO SU “OSSERVATORIOIRAQ” IPOTIZZA LA POSSIBILITÀ CHE CI POTRÀ ESSERE FRA BREVE UN “COLPO DI STATO” IN IRAQ PER RIMUOVERE IL PRIMO MINISTRO “SHIITA” NURI AL-MALIKI ORMAI D’IMPACCIO (INSUFFICIENTEMENTE FANTOCCIO) AGLI AMERICANI PER IL LORO CAMBIO DI STRATEGIA A 180 GRADI VERSO I “SUNNITI”.

MATERIALMENTE SARÀ L’ESERCITO IRACHENO A FARLO MA DIETRO SARÀ LA CIA A GUIDARLO. L’OBIETTIVO SARÀ QUELLO DI INSEDIARE UN UOMO PIU DUTTILE E QUINDI PIÙ “FANTOCCIO” DELL’ATTUALE PRIMO MINISTRO, VISTA L’IMPOSSIBILITÀ A CONDURRE IL CAMBIO IN MODO DEMOCRATICO PERCHÉ GLI SHIITI SONO MAGGIORANZA IN PARLAMENTO.

43 ANNI FA IL PRESIDENTE “FANTOCCIO” SUD-VIETNAMITA NGO DINH DIEM VENNE DEPOSTO E ASSASSINATO IN UN COLPO DI STATO PILOTATO DALLA CIA, QUANDO GLI AMERICANI COMINCIARONO A VEDERLO COME UN IMPACCIO ALLE LORO IDEE CIRCA IL MODO MIGLIORE DI CONDURRE LA GUERRA IN VIETNAM VINTA POI DAI VIETCONG DEL NORD CON LA FUGA DEGLI AMERICANI. AL-MALIKI POTREBBE INSOMMA FARE LA STESSA FINE.

NON SO SE LA PREVISIONE È ATTENDIBILE, VI SONO PERÒ MOLTE SIMILITUDINI E CONDIZIONI ANALOGHE. SE DOVESSE VERIFICARSI SI DIMOSTREREBBE CHE LA “STORIA” ALLE VOLTE SI RIPETE!
Raffaele B.


OSSERVATORIOIRAQ
Iraq, un drammatico odore di colpo di stato
di Ezio Bonsignore
Pagine di Difesa, 3 novembre 2006

Le tensioni tra l’amministrazione Usa e il governo iracheno del primo ministro Nuri al-Maliki sono andate via via peggiorando nel corso delle ultime settimane e sembrano essere ormai arrivate al punto di rottura. Sulla grande stampa americana si moltiplicano le indicazioni, i commenti e le ‘soffiate’ secondo cui sarebbe prossimo un colpo di Stato (formalmente ad opera delle forze armate irachene, ma in realtà incoraggiato e guidato dalla CIA) per defenestrare al-Maliki e tutto il suo governo, e sostituirli con un nuovo ‘uomo forte’ con annesso regime che diano migliori garanzie di portare rapidamente a termine quella ‘irachizzazione’ del conflitto da cui ormai dipendono tutte le rimanenti speranze americane non più di arrivare a una vera vittoria, ma quanto meno di ridurre rapidamente il loro impegno diretto nella contro-guerriglia e salvare il salvabile… CONTINUA

venerdì, novembre 03, 2006

IRAQ - IL PENTAGONO SI CONFESSA

ORMAI PERSINO IL PENTAGONO LO CONFESSA MA LA NOTIZIA TRAPELA E RAGGIUNGE MOLTI GIORNALI DELLA STAMPA INTERNAZIONALE. MENO RISALTO INVECE VIENE DATO DALLA TV IN PARTICOLARE L'ITALIA. IN RADIO VA UN PO' MEGLIO. A 5 ANNI DALL'INTERVENTO SI È AD UNA SITUAZIONE DI RISCHIO CAOS E GUERRA CIVILE FRA I VARI GRUPPI.

NONOSTANTE LE VARIE TAPPE DI PROCESSI DI DEMOCRAZIA, NULLA DA FARE, IL PAESE È ORMAI NELLE MANI DELLA GUERRIGLIA PIÙ VARIEGATA E DEI FONDAMENDALISTI ISLAMICI E NON SI INTRAVEDE VIE D'USCITA, A MENO DI PROVOCARE UNA ESCALATION INVIANDO PIÙ MILITARI E MEZZI COME GIÀ COMINCIA A RICHIEDERE RUMSFELD.

DOVEVA ESSERE UNA GUERRA LAMPO ANCHE SE PROVOCATA CON LA MENZOGNA DELLE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA MAI TROVATE, SI RIVELA INVECE UNA LUNGA GUERRA SANGUINOSA SENZA USCITA CHE HA INVECE ACCESO TUTTI GLI ANIMI IRACHENI E MUSSULMANI CONTRO L'INTERO OCCIDENTE.

IL GOVERNO PRESIEDUTO DAL PRIMO MINISTRO NURI AL-MALIKI, ORMAI UN “FANTOCCIO”, HA CHIESTO AGLI AMERICANI DI RESTARE PERCHÈ SA CHE APPENA SE NE VANNO, GLI IRACHENI LO CACCIANO.

NELLE INTENZIONI DICHIARATE DAGLI USA L'INTERVENTO DOVEVA SERVIRE PER RIPRISTINARE LA DEMOCRAZIA E TRASFORMARE IL PAESE IN UNO CIVILE E MODERNO. RISULTATO È L'ESATTO OPPOSTO A COSTI UMANI E DI RISORSE MATERIALI “IMPRESSIONANTE”. INOLTRE A DIFFERENZA DI PRIMA IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO SI È PURE DIFFUSO IN TUTTO IL PAESE AUMENTANDO IL RISCHIO POTENZIALE DEL TERRORISMO DI QUESTA MATRICE.

ECCO, NON ABBIAMO CHE DESCRITTO LE CARATTERISTICHE DI UNA “GUERRA SBAGLIATA”. DA NESSUNA GUERRA SBAGLIATA SI ESCE “BENE”, LA STORIA INSEGNA: LA "CRISI DI SUEZ" DEL 1956 PRODUSSE L'ALLONTANAMENTO DEL PRIMO MINISTRO BRITANNICO ANTHONY EDEN CHE ORDINÒ L’INVASIONE DELL’EGITTO.
Raffaele B.



LASTAMPA
Il Pentagono: «L’Iraq è nel caos»
2/11/2006
di Maurizio Molinari

Un giornale britannico: tutte le strade per la capitale bloccate dai ribelli
RECORD DI MORTI AMERICANI A OTTOBRE: 104, MENTRE RUMSFELD ACCETTA LA RICHIESTA DI MANDARE NUOVE TRUPPE PER FERMARE LA GUERRA CIVILE

MEMPHIS. Baghdad è assediata dalla guerriglia, le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare e ottobre si è concluso con la morte di 104 soldati americani: le brutte notizie in arrivo dall'Iraq segnano la campagna elettorale americana e mettono in crescente difficoltà i repubblicani ma provocano anche una gaffe di John Kerry che crea imbarazzo in casa democratica. A descrivere l'«assedio di Baghdad» da parte dei gruppi della guerriglia sunnita è un reportage pubblicato ieri dal quotidiano britannico «The Independent» nel quale si descrive come le strade che collegano la capitale al resto del Paese siano state bloccate dalle bande armate, che riescono così a condizionare l'arrivo di ogni tipo di rifornimenti per la popolazione.
Secondo la ricostruzione del giornale inglese i guerriglieri sunniti gestirebbero in particolare dei posti di blocco sull'autostrada che collega Baghdad alla Giordania, ostruendo quella che è la principale via di comunicazione terrestre anche per le forze americane. Ad avvalorare questa descrizione della realtà sarebbe anche un grafico redatto da analisti del Pentagono, e reso noto dal «New York Times», che descrive la situazione assai più vicina al «caos» che alla «pace». Sono questi i motivi che hanno spinto Donald Rumsfeld, capo del Pentagono, a rompere gli indugi ed accettare la richiesta dei comandi militare di inviare più truppe in tempi brevi: potrebbe trattarsi di almeno 30 mila uomini con un costo iniziale aggiuntivo previsto di almeno 1 miliardo di dollari...
CONTINUA

lunedì, ottobre 23, 2006

GLI STATI DEL CATTIVO ESEMPIO

IL 11 OTTOBRE SCORSO RAINEWS24 PUBBLICÒ UN ARTICOLO DAL TITOLO "GAZA. FERITE INSPIEGABILI E NUOVE ARMI" RIPORTATO POI IN QUESTO SITO NEL MIO COMMENTO "NUOVE ARMI - IL VIDEO SHOCK DI RAINEWS24" DEL GIORNO DOPO. DA ALLORA SONO PASSATI 12 GIORNI DI SMENTITE DA PARTE DI ISRAELE, E MESI DALL’EVENTO IN LIBANO.

IERI INVECE L'AMMISSIONE DAL MINISTRO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO YAAKOV EDRI SULL'UTILIZZO DELLE “BOMBE A FOSFORO” ANCHE SE PARZIALI, IN RISPOSTA AD UN'INTERPELLANZA PRESENTATA DA UN DEPUTATO DEL PARTITO DI SINISTRA ISRAELIANO MERETZ. PARZIALI PERCHÈ IL MINISTRO “NEGA” ADESSO CHE TALE ARMA SIA STATA USATA ANCHE NEI CENTRI ABITATI E CONTRO I CIVILI COME INVECE TUTTE LE EVIDENZE DIMOSTRANO.

ANCHE GLI STATI UNITI AMMISERO LO SCORSO ANNO L'UTILIZZO NEL NOVEMBRE 2004 DI BOMBE AL FOSFORO IN UN'OFFENSIVA CONTRO LA ROCCAFORTE RIBELLE DI FALLUJA, IN IRAQ.
VEDI IN QUESTO SITO NEL MIO COMMENTO "IL PENTAGONO AMMETTE L’USO DEL FOSFORO BIANCO SUI CIVILI.

INSOMMA NON C'È CHE DIRE, QUESTI DUE STATI DIMOSTRANO COSI DI ESSERE VERAMENTE IL “CATTIVO ESEMPIO” CHE GLI STATI DEMOCRATICI NON DOVREBBERO MAI DARE. IN QUESTO MODO ESSI PERDONO L'AUTORITÀ E LA CREDIBILITÀ DI ESPORTARE DEMOCRAZIA E CIVILTÀ AD ALTRI PAESI E DI PRETENDERNE IL LORO DISARMO. NON FUNZIONERÀ MAI COSI SENZA DARE IL BUON ESEMPIO PER PRIMI.
Raffaele B.


ANSA
DOPO MESI ISRAELE AMMETTE, IN LIBANO USATO FOSFORO
2006-10-22 21:33

ROMA - Per la prima volta oggi il governo di Israele ha ammesso l'utilizzo di bombe al fosforo bianco in Libano, durante l'offensiva militare contro i guerriglieri Hezbollah dell'estate scorsa. Le autorità di Beirut avevano a più riprese accusato i comandi di Tsahal di aver impiegato nel conflitto questo tipo di ordigno: un'arma capace di provocare gravi ustioni, il cui utilizzo è vietato dalla Convenzione internazionale di Ginevra contro la popolazione civile o militari che si trovano in zone abitate.

A rivelare l'utilizzo delle bombe al fosforo è stato il ministro per i Rapporti con il parlamento Yaakov Edri, in risposta a un'interpellanza presentata da un deputato del partito di sinistra Meretz. "Tsahal dispone di munizioni al fosforo di vario tipo" ha detto il ministro, citato dal quotidiano Haaretz. "Nel recente conflitto con Hezbollah ha fatto ricorso a bombe al fosforo per colpire obiettivi militari in zone aperte".

Secondo Edri l'utilizzo degli ordigni in queste circostanze è consentito dal diritto internazionale. Dopo il lancio nel luglio scorso dell'operazione militare "Giusta retribuzione", il premier libanese Fuad Siniora aveva denunciato una violazione degli accordi di Ginevra da parte delle forze armate di Israele. "L'impiego di bombe al fosforo e al laser contro civili e bambini - si era chiesto il primo ministro - è consentito dalla Convenzione?".
Nel Libano meridionale, diversi medici avevano sostenuto che molti feriti ricoverati negli ospedali riportavano 'strane' ustioni, causate probabilmente dal fosforo bianco. L'esecutivo di Beirut aveva inoltre denunciato l'ampio ricorso di Tsahal al lancio di ordigni esplosivi a frammentazione nel sud del Libano. Militari e civili libanesi sono rimasti uccisi a causa della deflagrazione di ordigni rimasti inesplosi di questo tipo.

Gli Stati Uniti ammisero lo scorso anno l'utilizzo nel novembre 2004 di bombe al fosforo in un'offensiva contro la roccaforte ribelle di Falluja, in Iraq. Dopo ripetute smentite e di fronte a risultanze di inchieste giornalistiche, Washington riconobbe il lancio di questo tipo di ordigni ma solo contro "combattenti nemici". Gli Usa non hanno sottoscritto la Convenzione di Ginevra.

sabato, settembre 30, 2006

LA GUERRA SBAGLIATA ALL’IRAQ

ORA PERSINO I SERVIZI SEGRETI AMERICANI “DENUNCIANO”, SMENTENDO BUSH, DEI TERRIBILI “RISULTATI” OTTENUTI CON L’INTERVENTO MILITARE IN IRAQ ALL’INSEGNA DELLA GUERRA CONTRO IL TERRORISMO. IN REALTÀ, DICONO TUTTI I SERVIZI D’INTELLIGENCE, SI STA OTTENENDO L’ESATTO CONTRARIO, CIOÈ LA SUA ESPANSIONE SU LARGA SCALA AUMENTANDONE I RISCHI ANCHE LADDOVE NON ESISTEVANO. L’IRAQ DI SADDAM ERA PRIVO DI “FONDAMENTALISTI” ORA INVECE IL PAESE NE È DIVENTATO UN GROSSO VIVAIO.
IL PRESIDENTE BUSH NEL GOFFO TENTATIVO DI SMENTIRE IL RAPPORTO NON FA CHE CONFERMARLO. UN’ALTRA UNA BRUTTA PAGINA PER LA STORIA DI QUESTO GRANDE PAESE DOPO QUELLA DEL VIETNAM.
Raffaele B.


CORRIERE DELLA SERA
Pubblicato il rapporto sulla guerra in Iraq
Nel testo dei servizi segreti Usa: «I terroristi si espandono: se la tendenza continua ci saranno più attentati nel mondo» di Ennio Caretto.
27 settembre 2006

WASHINGTON — La guerra in Iraq ha contribuito a rafforzare il terrorismo globale «forgiando una nuova generazione di leader e di combattenti», e ha esposto l'Europa a maggiori pericoli: è divenuta una «cause célèbre» che alimenta il risentimento contro gli Usa. I jihadisti «si stanno espandendo e adattando alle nostre strategie e se questa tendenza continuerà la minaccia agli interessi americani aumenterà e produrrà più attentati in tutto il mondo». L'Ue — Italia inclusa — è tra le aree più a rischio perché «la diaspora musulmana facilita il terrorismo».
A sorpresa, per smentire le rivelazioni del New York Times, George Bush martedì ha fatto pubblicare tre pagine e mezzo del rapporto riservato dei servizi, il National Intelligence estimate. Ma i passi scelti dal presidente confermano più che smentire. Dicono sì che se i jihadisti lasciassero l'Iraq sconfitti «meno combattenti ne abbraccerebbero la causa» e che l'uccisione di Bin Laden «porterebbe allo sgretolamento di Al Qaeda». Ma nel complesso il rapporto è molto negativo. Due punti cruciali: «La comunanza di obbiettivi e la disparità dei protagonisti rendono più arduo neutralizzare i vari gruppi». E questi gruppi «potrebbero compiere stragi fuori dell'area tradizionale delle loro operazioni».

domenica, settembre 03, 2006

I NOSTRI SOLDATI SI RITIRANO DALL’IRAQ

GLI ARTICOLI RIPORTATI CONFERMANO IL RITIRO DEI NOSTRI SOLDATI DALL’IRAQ. L’UNITÀ COMUNICA PERFINO LA DATA DEL 10 OTTOBRE MENTRE GLI ALTRI GIORNALI NON SI SBILANCIANO MA DICONO ALLA METÀ DI OTTOBRE CON LA FIRMA DEL MEMORANDUM.
SI STA QUINDI PER CHIUDERE QUESTA VICENDA NEGATIVA CHE HA VISTO I NOSTRI SOLDATI SOSTENERE DI FATTO L’OCCUPAZIONE DELL’IRAQ DA PARTE DEGLI AMERICANI ED INGLESI. GLI ITALIANI OPERAVANO SOTTO QUEST'ULTIMI CHE A LORO VOLTA PRENDEVANO ORDINI DAGLI AMERICANI.
GLI ITALIANI ORA VANNO IN LIBANO INSIEME AD ALTRI COME “CASCHI BLU” COME “VERA” FORZA DI PACE PERCHÉ VANNO A FRAPPORSI FRA I BELLIGERANTI ISRAELIANI E HERZBOLLAH LIBANESI PER GARANTIRE LA TREGUA CONDIZIONE NECESSARIA PER FARE LA PACE.
Raffaele B.
(Appena rientrato da una lunga vacanza all’estero e senza computer)

L’UNITÀ
Iniziato il ritiro italiano. Il 10 ottobre via dall'Iraq
Pubblicato il: 01.09.06 Modificato il: 02.09.06 alle ore 14.27
Adesso c´è una data per il ritiro: il 10 ottobre. Entro quel giorno la responsabilità militare della provincia irachena di Dhi Qar passerà dalle forze armate italiane a quelle irachene. E con l´atto formale della sigla di un protocollo di intesa tra il comando britannico e il governatore della provincia, il lavoro delle truppe italiane sarà terminato. E i nostri soldati potranno rientrare definitivamente, come annunciato dal Governo quando è stato votato il decreto sulle missioni. Il processo di trasferimento della responsabilità dall'Italia all'Iraq è iniziato ufficialmente il 1° settembre e dovrà concludersi entro 45 giorni. Da metà ottobre circa gli italiani, dunque, non saranno più Iraq. CONTINUA

LA STAMPA WEB
IL PRIMO MINISTRO DELL'IRAQ «INIZIATO IL RITIRO ITALIANO»
L’annuncio e’ il primo atto formale verso la fine dell’operazione antica babilonia. previsto anche il passaggio dei poteri di polizia nelle mani del nuovo esecutivo.
E domani i nostri «caschi blu» sbarcheranno in Libano
01/09/2006
di Francesco Grignetti

ROMA. E’ iniziato ieri il ritiro dall’Iraq. Con un annuncio ufficiale del premier iracheno Al Maliki, s’è dato avvio a un processo formale che nel giro di quarantacinque giorni vedrà passare la responsabilità della sicurezza dagli italiani alle forze locali. Non soltanto uomini e mezzi si vanno trasferendo a plotoni verso l’Italia, quindi, ma le cose stanno evolvendo anche dal punto di vista giuridico. Il trasferimento delle consegne si concluderà con la firma di un memorandum tra il comandante della divisione britannica, sotto il cui comando opera il contingente italiano, e il governatore della provincia del Dhi Qar, a metà ottobre. Per l’occasione ci sarà a Nassiriya una solenne cerimonia che sancirà l’uscita di scena dall’esercito italiano. CONTINUA

mercoledì, giugno 14, 2006

IRAQ - ENNESIMO INGANNO DELLA CDL

A GIUDICARE DALL'ARTICOLO DE LASTAMPA SI SCOPRE CHE IL RITIRO ANNUNCIATO DA BERLUSCONI PRIMA E DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE DI APRILE FOSSE "FINTO".
NON LO SI VEDE SOLO DALLA REAZIONE SCOMPOSTA DELLA CDL ALL'AZIONE DEL GOVERNO PRODI E DI D’ALEMA PER IL RITIRO DI TUTTI I SOLDATI DALL’IRAQ, MA ANCHE DAI COLLOQUI AVUTI CON GLI INTERLOCUTORI AMERICANI CHE AVREBBERO FATTO EMERGERE “ACCORDI SEGRETI” PER MANTENERE UNA PRESENZA MILITARE DI ALMENO 1000 UOMINI COME SCORTA AI CIVILI DEL PRT-PROVINCIAL RECONSTRUCTION TEAM.
LA CDL DI BERLUSCONI INSOMMA SI PREPARAVA AD UN ALTRO “INGANNO” CONTRO GLI ELETTORI E SULLA PELLE DEI NOSTRI SOLDATI. PER FORTUNA SEPPURE DI MISURA, HA PERSO LE ELEZIONI.  
Raffaele B.


LASTAMPA
«Iraq, era finto il ritiro di Berlusconi»
D’Alema: alla Rice dirò che parteciperemo solo a missioni con l’Onu. La Cdl: politica estera allo sbando
Francesco Grignetti
13/6/2006

ROMA. Con l’amministrazione statunitense erano stati stipulati impegni segreti, o quantomeno riservati, all’insegna della diplomazia da caminetto che tanto piaceva a Berlusconi, per far restare mille soldati in Iraq anche dopo lo sbandierato «ritiro» da Nassiriya? E’ quanto denuncia Massimo D’Alema, vicepremier e ministro degli Esteri, polemico con la «virulenza» dell’opposizione: «L’annuncio del ritiro entro l’anno - sostiene D’Alema, dal Lussemburgo - era stato dato dallo stesso governo Berlusconi. Salvo che poi erano stati presi impegni non discussi in Parlamento, né resi pubblici, che contrastavano con le dichiarazioni pubbliche». A che si riferisce? L’ex governo Berlusconi, come si ricorderà, era stato chiaro: dimezzeremo il numero di soldati in estate, e poi tutti via entro la fine dell’anno.

Ma c’era una postilla, ovvero una seconda fase affidata a esperti civili. Diceva all’epoca Antonio Martino: «Trasformeremo la missione da prevalentemente militare a prevalentemente civile». C’era pronta anche una sigla per la missione: Prt-Provincial Reconstruction Team. Sennonché il nuovo governo ha scoperto che in quei vecchi piani c’era una consistente aliquota militare. Molto consistente. «Mantenere mille soldati - dice infatti D’Alema - non è un ritiro. Noi ci siamo dunque trovati di fronte a impegni che sono in chiara contraddizione con quanto dichiarato pubblicamente dal governo Berlusconi». La prima esperienza di questi cosiddetti Prt sta avvenendo in Afghanistan...CONTINUA

mercoledì, giugno 07, 2006

IRAQ – RITIRO DELLA MISSIONE AL PIÙ PRESTO

DOPO QUESTO ULTIMO SACRIFICIO ORMAI LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEL POPOLO ITALIANO L’HA CAPITO. PERFINO “BOSSI” DELLA LEGA SI RENDE CONTO ORA CHE LA MISSIONE DI “PACE” IN IRAQ È “VIZIATA” DA UN EQUIVOCO CHE ALIMENTA LA “INCOMPRENSIONE” DEGLI IRACHENI E NON SOLO.
INDUBBIAMENTE I NOSTRI SOLDATI SONO STATI INVIATI IN QUEL PAESE PER OPERARE IN QUALITÀ DI “PEACE KEEPING”, MA NON BISOGNA “DIMENTICARE” E NEPPURE “OMETTERE” CHE SONO ANDATI LA AL SEGUITO DELL’INTERVENTO “PREVENTIVO” DEGLI AMERICANI E “POSTI” SOTTO IL LORO COMANDO.
LA NOSTRA MISSIONE INFATTI “AGISCE” SOTTO COMANDO DIRETTO “INGLESE” CHE A LORO VOLTA PRENDONO ORDINI DAGLI AMERICANI.
QUINDI È EVIDENTE CHE I NOSTRI SOLDATI NON “OPERANO” COME UNA FORZA “NEUTRALE” NONOSTANTE LA LORO “BUONA VOLONTÀ”.
UNA FORZA DI PACE CHE ARRIVA AL SEGUITO DI CHI “INVADE” E SI METTE AI SUOI ORDINI, È UN “CONTROSENSO” ALTRO CHE INCOMPRENSIONE!
È STATO COMMESSO UN GRAVE “ERRORE” POLITICO E STRATEGICO INSIEME: LA NOSTRA MISSIONE È DI PACE MA È STATA MESSA AGLI ORDINI DI UNA FORZA DI “GUERRA” IN UNO SCENARIO DI “GUERRA” E I NOSTRI SOLDATI STANNO CORRENDO DEI “RISCHI INUTILI” SIN DAL PRIMO GIORNO DELLE OPERAZIONI.
FINO A QUANDO DOBBIAMO ANCORA ATTENDERE PERCHÉ LO CAPISCANO TUTTI GLI ALTRI CHE ANCORA LO “DEVONO” CAPIRE?
DOBBIAMO SOLO SPERARE DI FARE PRESTO A FARLI TORNARE COSI COME CHIEDE IL PADRE DI ALESSANDRO E TUTTI GLI ITALIANI CHE HANNO CAPITO.
Raffaele B.

LASTAMPA
Il papà di Alessandro: «Ora devono tornare subito tutti a casa»
7/6/2006
CAGLIARI. Marco Pibiri racconta quel suo figlio morto lontano che rientrerà oggi dentro una bara avvolta nel tricolore, e pensa agli altri ragazzi: «Devono tornare, devono tornare subito. Lì non ci fanno nulla, non ha più senso lasciare i nostri soldati in Iraq, ci sono troppe concas maccas (teste matte) in giro». Il padre di Alessandro, direttore del coro di Selargius, apre con dignità la sua casa alle porte di Cagliari: «Lui è partito a gennaio perché non poteva farne a meno – racconta – visto che l’intera Brigata era impegnata nell’operazione. Stavamo contando i giorni, il 28 sarebbe tornato e avevamo diversi progetti. Finalmente aveva uno stipendio»...
CONTINUA

ILRESTODELCARLINO
BOSSI PER IL RITIRO
"L'Iraq è pericoloso, tornino a casa'
ROMA, 7 giugno 2006 - « Ma tornino indietro, cosa ci stanno a fare lì? È troppo pericoloso». In un'intervista al 'Corriere della Sera, il leader della Lega, Umberto Bossi, parla di ritiro del Contingente italiano, all'indomani del tragico attentato, in cui ha perso la vita un nostro militare.
«Visto quello che succede - aggiunge - dico che sarebbe meglio tornare a casa. Naturalmente, se civsono accordi internazionali da rispettare, è giusto rispettarli. Però non posso non vedere quanto sia pericoloso mandare i nostri ragazzi in una zona dove c'è la guerra».
Il fatto che i nostri soldati non sono in Iraq per fare la guerra, dice Bossi, « purtroppo non è chiaro a tutti. Bisognerebbe fare una campagna informativa per spiegare che i nostri ragazzi sono lì per dare una mano - conclude il leader del Carroccio - ci scambiano per truppe occupanti. E dato che ci vedono così, si sentono legittimati ad ammazzarci».

sabato, giugno 03, 2006

IRAQ - MILITARI USA SCAGIONATI PER ISHAQI

A QUANTO PARE IN IRAQ LA SITUAZIONE TRA AMERICANI ED IRACHENI SI "AGGRAVA" A CAUSA DELL'INSENSIBILITÀ DEI MILITARI E GIUDICI AMERICANI E DELLA LORO “INTRANSIGENZA” A NON TENERE IN NESSUN CONTO DEL “VIDEO DENUNCIA” PRESENTATO DAGLI IRACHENI SUNNITI ATTRAVERSO LA BBC.
ANZI GLI AMERICANI INSISTONO NELLA LORO VERSIONE E NON SONO DISPOSTI A "CEDERE" SUL PIANO DELLE RESPONSABILITÀ DEI LORO SOLDATI A NESSUNO STATO (VEDI ITALIA SUL CASO CALIPARI), TANTO MENO ALL'IRAQ CHE IN QUESTO MODO "DIMOSTRA" DI ESSERE MERO TERRITORIO DI CONQUISTA.
IL GOVERNO IRACHENO, BONTÀ SUA, AFFERMA DI "NON CREDERE" ALLA INCHIESTA AMERICANA CHE "ASSOLVE" I SUOI SOLDATI E VUOLE PROSEGUIRE L'INDAGINE E CHIEDERE COSÌ RISARCIMENTI E SCUSE DA LORO.
MA IL GOVERNO IRACHENO È “IMPOTENTE” CON GLI "OCCUPANTI" E IN MODO PARTICOLARE CON GLI AMERICANI. E QUESTA CONDIZIONE DI “IMPOTENZA” NON FA CHE PORTARE ACQUA AL MULINO DELL’ODIO DEGLI IRACHENI CONTRO GLI OCCUPANTI E AI TERRORISTI FONDAMENTALISTI DI BIN LADEN.  
Raffaele B.


ESTENSE
Iraq, scagionati militari Usa sotto accusa per raid a Ishaqi
3/6/2006
Baghdad. I militari statunitensi messi sotto accusa per il raid del 15 marzo scorso a Ishaqi, nelle vicinanze di Samarra, a circa 100 chilometri a nord della capitale, sono stati scagionati. Un video consegnato all'emittente Bbc da un gruppo radicale sunnita contestava il numero delle vittime civili dell'operazione, ma secondo le conclusioni dell'inchiesta i militari hanno seguito le normali procedure, alzando il livello dello scontro quando sono diventati obiettivo dei colpi mentre si avvicinavano all'edificio in cui ritenevano si nascondesse un militante di al-Qaeda. E' quanto ha sostenuto un portavoce militare, il generale William Caldwell. In un primo momento, le vittime dell'operazione dei militari della 101ma Divisione aviostrasportata erano state indicate in due donne, un bambino e il presunto terrorista di al Qaeda, morti per il crollo della casa. Per la polizia irachena, invece, le vittime civili deliberatamente uccise erano 11, sei adulti e cinque ragazzi. Caldwell ha ammesso che ci sono state "fino a 11 possibili vittime collaterali", oltre alle quattro annunciate subito dopo il raid.


ANSA
Ishaqi:l'Iraq non crede all'America
2006-06-03
Baghdad:proseguiremo nostra inchiesta.Vogliamo scuse da Usa
(ANSA)-BAGHDAD, 3 GIU-L'Iraq non crede all'inchiesta Usa che ha assolto le truppe americane dall'accusa di aver ucciso civili a Ishaqi e proseguira' l'indagine. Lo ha annunciato il collaboratore del premier iracheno definendo l'inchiesta Usa 'non corretta' e annunciando che Baghdad chiedera' le scuse degli Usa e l'indennizzo per le vittime di massacri come quello commesso ad Haditha ('05). Il portavoce militare Usa ha ribadito che i soldati Usa 'agirono correttamente rispettando le regole d'ingaggio'.  

venerdì, giugno 02, 2006

LA GUERRA DI BUSH CONTRO GLI IRACHENI

NUOVE ACCUSE A MILITARI USA PER L’UCCISIONE DEI CIVILI IN UN VIDEO FILMATO CONSIDERATO “GENUINO” E CONSEGNATO ALLA BBC DA UN GRUPPO RADICALE SUNNITA.
COSÌ MENTRE MONTA LO SCANDALO PER LA STRAGE DI 24 CIVILI IRACHENI AD HADITA LO SCORSO NOVEMBRE 2005, UN VIDEO DIFFUSO DALLA BBC DIMOSTREREBBE CHE, IN UN'OPERAZIONE CONDOTTA IL 15 MARZO 2006, ALTRE 11 PERSONE, AD ISHAQI, SONO STATE UCCISE ''DELIBERATAMENTE'' DAI SOLDATI AMERICANI.
IL VIDEO “SMENTIREBBE” CLAMOROSAMENTE LA VERSIONE UFFICIALE AMERICANA.  ORMAI EVENTI SIMILI SI RIPETONO CONTINUAMENTE E STANNO A “CONFERMARE”, NEL CASO CE NE FOSSE ANCORA BISOGNO, CHE GLI AMERICANI NON “DISTINGUONO” I “TERRORISTI” DAI “CIVILI INERMI” DONNE E BAMBINI COMPRESI.
Raffaele B.


CORRIERE
Iraq, nuove accuse in un video ai marines
Forze Usa accusate dell’omicidio di altri 11 civili a Ishaqi: messa in dubbio la versione dei fatti fornita dal comando Usa.  
02 giugno 2006
Le immagini del video circolato nei giorni scorsi che mostrano i corpi di civili iracheni uccisi dalle truppu USa nella città di Haditha. Oggi la Bbc ha messo on line un nuovo video Ishaqi footage che accusa gli Usa di altre stragi di civili (Ansa)

ROMA - Oggi, la Bbc ha annunciato di essere entrata in possesso di un video che accuserebbe le forze americane dell’omicidio di altri 11 civili nella città di Ishaqi e metterebbe in dubbio la versione dei fatti fornita dal comando Usa. All’epoca dei fatti, gli Usa sostennero che quattro persone erano morte nel corso di una operazione militare, mentre la polizia irachena affermò che le 11 vittime erano state deliberatamente uccise dai soldati americani.

Secondo il racconto degli americani, lo scorso 15 marzo a Ishaqi i soldati rimasero coinvolti in un duro scontro a fuoco, dopo aver ricevuto una soffiata sulla presenza in città di una persona vicina all’organizzazione terroristica di al Qaida. Stando alla versione Usa, i militari circondarono l’edificio dove pensavano si nascondesse il sospetto e aprirono il fuoco, facendo crollare lo stabile e uccidendo quattro persone: un sospetto, due donne e un bambino. Diversa la versione fornita allora dalla polizia irachena: i soldati Usa avrebbero circondato l’edificio e aperto il fuoco, uccidendo le 11 persone che si trovavano all’interno, tra cui cinque bambini e quattro donne, prima di far saltare in aria l’edificio…CONTINUA


NEWS.BBC (english)
Iraqi PM angry at 'US violence'  
Last Updated: Friday, 2 June 2006, 10:52 GMT 11:52 UK
Ishaqi footage
Iraqi PM Nouri Maliki has criticised the US military for what he described as habitual attacks against civilians. His comments came as his government launched an investigation into an alleged massacre by US marines of up to 24 Iraqi civilians in Haditha.
Mr Maliki told reporters violence against civilians was "common among many of the multinational forces". He said many troops had "no respect for citizens, smashing civilian cars and killing on a suspicion or a hunch". Mr Maliki said on Friday he would ask the US for the investigative files into the Haditha incident, which took place last November.

New claims
The US military has also told the BBC that it is investigating new claims that 11 civilians may have been deliberately killed by US troops in the town of Ishaqi in March.
Video footage Ishaqi footage obtained by the BBC appears to challenge the US account of the events in Ishaqi, about 100km (60 miles) north of Baghdad. The US said at the time that four people died during a raid, but Iraqi police said 11 were shot by US troops.
The US authorities said they were involved in a firefight after a tip-off that an al-Qaeda supporter was visiting the house. According to the Americans, the building collapsed under heavy fire killing four people - a suspect, two women and a child.
But a report filed by Iraqi police accused US troops of rounding up and deliberately shooting 11 people in the house, including five children and four women, before blowing up the building.
The video material obtained by the BBC shows a number of dead adults and children at the site with what our world affairs editor John Simpson says were clearly gunshot wounds. The pictures came from a hardline Sunni group opposed to coalition forces.
It has been cross-checked with other images taken at the time of events and is believed to be genuine.

giovedì, aprile 27, 2006

ITALIA E IL VICOLO CIECO DELLA GUERRA SBAGLIATA

MENTRE CI ASSOCIAMO AL CORDOGLIO PER LA MORTE DEI NOSTRI MILITARI IN IRAQ, VORREMMO RIFLETTERE ANCORA UNA VOLTA SULLE EFFETTIVE RAGIONI DI QUESTA “GUERRA” E QUINDI DEL NOSTRO INTERVENTO IN QUEL PAESE.
IL CENTRODESTRA SI OSTINA A “GIUSTIFICARE” L’INTERVENTO COME “MISSIONE DI PACE” AVENDO INIZIATO L’AZIONE LI DOPO LA FINE DEL INTERVENTO AMERICANO NEL QUADRO DELLA FAMOSA “GUERRA PREVENTIVA” GIUSTIFICATA PER LA PRESENZA DI ARMI DI “DISTRUZIONE DI MASSA” POI RIVELATASI “FALSA” E NON APPROVATA INIZIALMENTE DALL’ONU.
A SEGUITO DI CIÒ L’AMMINISTRAZIONE BUSH UTILIZZÒ UN’ALTRA INCREDIBILE GIUSTIFICAZIONE: ABBATTERE LA DITTATURA DI SADDAM HUSSEIN ED ESPORTARVI LA DEMOCRAZIA. SE FOSSE VERO DOVREBBERO ABBATTERE LE TANTISSIME ALTRE DITTATURE CHE ANCORA ESISTONO NEL MONDO.
MA COSÌ NON È. E NON È NEMMENO LA RAGIONE ULTIMA: QUELLA DELLA GUERRA CONTRO IL TERRORRISMO FONDAMENDALISTA. NO, IL TERRORISMO AUMENTA E SI ALLARGA NELL’AREA E NEL MONDO INTERO.
LE RAGIONI SONO BEN ALTRE. NOI ITALIANI CON QUESTA “GUERRA PREVENTIVA” NON C’ENTRIAMO NULLA. COME NON C’ENTRAVANO NULLA TUTTI GLI ALTRI PAESI CHE POI SE NE SONO ANDATI, ULTIMA LA SPAGNA DI ZAPATERO.
TUTTI COSTORO OPERAVANO AGLI ORDINI DEGLI AMERICANI COSÌ COME I NOSTRI SOLDATI LO FANNO TUTTORA! CHE MISSIONE DI PACE È SE SI OPERA AL COMANDO DEGLI “ATTACCANTI”?
AUSPICHIAMO CHE PRODI TIRI FUORI L’ITALIA DA QUESTO “VICOLO CIECO” IN CUI BERLUSCONI L’HA CACCIATA SEGUENDO SUPINAMENTE BUSH NELLA SUA “GUERRA SBAGLIATA” COSÌ COME RICONOSCONO ORA DUE AMERICANI SU TRE.
POSTO SU QUESTA LINEA BUSH VORRÀ FARE LA “GUERRA PREVENTIVA” ANCHE ALL’IRAN, COME SI ERA GIÀ DA TEMPO PURTROPPO TEMUTO.
Raffaele


ADNKRONOS
Iraq, Ciampi: ''Sgomento e immenso dolore''
Benedetto XVI: ''Grande dolore''. Casini: ''Il più vivo cordoglio della Camera''. Prodi: ''Questa tragedia colpisce tutta l'Italia''. Berlusconi: ''Profondamente addolorato''
Roma, 27 apr. (Adnkronos/Ign) - ''Sgomento e immenso dolore'' è stato espresso dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, dopo aver appreso dal ministero della Difesa le prime notizie del grave attentato di Nassiriya.
Il presidente della Repubblica è in costante contatto con le autorità competenti per seguire gli sviluppi della vicenda. "Il mio pensiero - si legge in un comunicato della presidenza della Repubblica - va alle famiglie delle nuove vittime di Nassiriya. Sento con loro un immenso dolore per la perdita di questi giovani che operavano con onore al servizio della patria''. ''La mia solidarietà va all'Esercito italiano e all'Arma dei Carabinieri, ancora una volta duramente colpiti.
Tutta l'Italia, unita, si stringe attorno alle Forze Armate per piangere i nostri caduti. Ho fiducia - sottolinea il capo dello Stato - che i responsabili di questo vile attentato saranno individuati e perseguiti".
Ciampi ha osservato un minuto di silenzio per commemorare le vittime di Nassiriya, sul palco allestito di fronte al Colosseo in occasione della festa dei Vigili del Fuoco...CONTINUA


ANSA
Dopo Usa e GB, sono 29 i connazionali caduti
(ANSA) - ROMA, 27 APR -Sono 29 le perdite militari italiane totali in Iraq: il nostro Paese e' il terzo per contributo di sangue dopo Usa e Gran Bretagna. Il contingente Usa - stando alle cifre ufficiali del Pentagono aggiornate al 25 aprile citate dal sito della Bbc - dall'inizio della guerra fino ad oggi ha perso 2.391 soldati; quello britannico, secondo la Bbc, e' a quota 104 mentre l'Italia, al terzo posto, precede l'Ucraina, che a dicembre ha ritirato il proprio contingente dopo aver perso 18 uomini.


INTERNAZIONALE
Bush sempre più solo
Continua a far discutere la politica estera del presidente George W. Bush, sempre più condizionata dagli scontri a distanza con il governo di Teheran.
24/04/2006
Lo storico Arthur Schlesinger Jr., ex consigliere di John F. Kennedy, ripercorre sul Washington Post le tappe della recente storia statunitense, e critica Bush, a meno di tre anni dalla conclusione del suo mandato. "Gli restano ancora mille giorni da passare alla Casa Bianca. Ma su questo periodo aleggia lo spettro una guerra preventiva contro l'Iran. Significa che il presidente non ha imparato niente dai suoi predecessori. Nel 1848 Abraham Lincoln si dichiarava contrario alla guerra contro il Messico perché avrebbe costituito un pericoloso precedente. Dopo di lui, anche Harry S. Truman e Dwight D. Eisenhower hanno rinunciato a fermare con le maniere forti le mire espansionistiche di Stalin in Europa"…CONTINUA

mercoledì, febbraio 22, 2006

ABU GHRAIB – TORTURATORI ITALIANI

QUESTA NOTIZIA HA DEL CLAMOROSO. NON RESTA CHE VEDERCI L’INTERVISTA CHE ANDRÀ IN ONDA SU RAINEWS24 GIOVEDÌ 23 ALLE 7:40, ANCHE SU RAITRE ALLE 17:45 ED ATTENDERE SUCCESSIVI SVILUPPI. PER IL MOMENTO SOLO QUESTE TRE FONTI RIPORTANO QUESTA GRAVE DENUNCIA.
Raffaele


TGCOM
Abu Ghraib: interrogati da italiani
Dichiarazioni dell'uomo incappucciato
22/2/2006

Il prigioniero incappucciato, con le braccia legate ai fili della corrente, tra le foto-simbolo delle violenze da parte dei carcerieri americani nel famigerato penitenziario di Abu Ghraib, alle porte di Baghdad, si chiama Ali Shalal el Kaissi e ha 42 anni. L'uomo, un'autorità amministrativa e religiosa, ha dichiarato di aver saputo che a condurre gli interrogatori c'erano anche contractors italiani ingaggiati da ditte americane…CONTINUA


L’UNITA
Abu Ghraib, tra i torturatori anche mercenari italiani
22 Febbraio 2006
Anche i mercenari italiani hanno torturato i prigionieri in Iraq. Gente pagata tanti dollari per sparare, uccidere e fare la guerra sotto la bandiera Usa ha condotto interrogatori e seviziato i prigionieri nel carcere di Abu Ghraib. A rivelarlo è “l'incappucciato di Abu Ghraib”, l’uomo ritratto nella fotografia che ha fatto il giro del mondo ed è divenuta il simbolo di quegli eventi.
Ali Shalal al Kaisi, in un'intervista esclusiva a Rainews24, racconta per la prima volta le terribili torture a cui è stato sottoposto nel carcere iracheno…CONTINUA


RAINEWS24
Iraq. Parla a Rainews24 Ali Shalal el Kaissi, il prigioniero incappucciato di Abu Ghraib
Roma, 22 febbraio 2006
Il prigioniero incappucciato, con le braccia aperte  legate ai fili della corrente, una delle foto-simbolo delle violenze di Abu Ghraib, ha un nome e un volto. Si chiama Ali Shalal el Kaissi, ha 42 anni,  ed è stato arrestato nell’ ottobre 2003 a Bagdhad  con l'accusa di far parte della guerriglia. Dopo essere stato rilasciato aveva denunciato le torture subite alle autorità irachene, ma nessuno gli aveva creduto perchè le foto dell’ orrore dovevano essere  ancora pubblicate. Doveva venire nel nostro paese  a raccontare la sua storia ma il consolato italiano gli ha negato il visto.

Sigfrido Ranucci, inviato di Rainews24, l'ha intervistato ad Amman, in Giordania dove Ali Shalal stava seguendo un corso per ‘Non violent action for Iraqi’, tenuto da alcune Ong europee e dove ha fondato l’ Associazione delle vittime delle prigioni americane.
Tutte le carceri in Irak  sono  sotto il controllo degli americani. Due compagnie private  La Caci international e la Titan Corp  avevano contratti con  mercenari di diverse nazionalità. Tra le testimonianze raccolte da Ali Shalal el Kaissi c'è anche quella di un  ex diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, secondo il quale a condurre gli  interrogatori dei prigionieri c' erano anche contractors italiani, ingaggiati da ditte americane, colpevoli, di aver commesso le stesse torture. Ma Ali Shalal el Kaissi non perdona ai nostri connazionali di aver trafugato soldi e reperti archeologici.
"Noi amiamo il popolo italiano, conosciamo la differenza tra la popolazione civile e chi compie questi gesti, ma questo non ci impedisce di denunciare cosa facevano gli italiani...CONTINUA

lunedì, febbraio 13, 2006

IRAQ - ENNESIMO VIDEO DI BRUTALITÀ

DOPO I FATTI DESCRITTI NEI PRECEDENTI COMMENTI:

1. NASSIRIYA – ITALIANI CRIMINI DI GUERRA
2. LA CIA E LA VIOLAZIONE DELLA SOVRANITÀ
3. NASSIRIYA – LA FALSA MISSIONE DI PACE (CON VIDEO DA RAINEWS24)
4. CIA – VOLI SEGRETI E TORTURE
5. IL PENTAGONO AMMETTE L’USO DEL FOSFORO BIANCO SUI CIVILI
6. IRAQ, ADDIO VERITÀ (LA CACCIATA DEI GIORNALISTI)

OLTRE ALLE TORTURE NEL CARCERE DI ABU GHRAIB CHE FECE TANTO SCANDALO, SI HA ORA NOTIZIA CON VIDEO ON LINE DI VIOLENZE DI SOLDATI INGLESI SU RAGAZZI IRACHENI.
NONOSTANTE LA FERREA CENSURA DELL'INFORMAZIONE PRATICATA IN IRAQ, RIESCONO AD ARRIVARE TESTIMONIANZE DOCUMENTATE AL DI LA DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO CHE MOSTRANO LA BRUTALITA DI QUESTA GUERRA E LE CUI GRAVISSIME RESPONSABILITA NON POSSONO ESSERE SOLO DI SPARUTI GRUPPI E/O INDIVIDUI CHE AGISCONO ALL'INSAPUTA DEI LORO CAPI, COME GIÀ SI VORREBBE FAR CREDERE RIPETENDO IL VECCHIO RITORNELLO PRATICATO NEI PRECEDENTI CASI IN CUI A PAGARE(POCO) SONO STATI SOLO I PESCI PICCOLI.
COME SI VEDE SI CONTINUA AD OFFENDERE L'INTELLIGENZA DELLA OPINIONE PUBBLICA.
Raffaele


Iraq, online il video del disonore violenze di soldati Gb su ragazzi
12 febbraio 2006

ROMA - Un video in cui si vedono militari britannici che picchiano selvaggiamente ragazzini iracheni è oggetto di indagini da parte del ministero della Difesa britannico. Lo scrive la Bbc nella sua edizione online. Foto e video sono state pubblicate oggi dal domenicale News of the world, secondo cui i fatti sono avvenuti nel sud dell'Iraq due anni fa. Nel filmato si sente anche una persona non identificata che fa le riprese ridere in maniera sguaiata ed esortare i colleghi a andare avanti. Il ministero della Difesa ha dichiarato di essere a conoscenza del video e che la polizia militare sta indagando.
Secondo il giornale, le riprese sarebbero state fatte da un caporale "per divertimento" e mostrerebbero proteste in una strada fuori da un centro militare. Si vedono soldati che inseguono ragazzi, ne trascinano quattro nel centro militare e li picchiano in varie parti del corpo con bastoni, prendendoli anche a calci, uno nei genitali.
News of the World, che dichiara di aver fatto numerosi controlli per verificare l'autenticità del filmato, dice che si vede anche un soldato che dà calci in faccia a un iracheno morto.
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venerdì, febbraio 03, 2006

NASSIRIYA – ITALIANI CRIMINI DI GUERRA

LE RIVELAZIONI DEL CAPORALMAGGIORE CHE AMMETTE DI AVER SPARATO SU UN’AMBULANZA DIETRO ORDINI SUPERIORI NELLA BATTAGLIA DEI PONTI NELL’AGOSTO 2004 A  NASSIRIYA E DOPO IL VIDEO DI RAINEWS24 SUL MEDESIMO SCENARIO TOLGONO UNA VOLTA PER TUTTE IL SIPARIO SULLA ORRENDA REALTÀ IN IRAQ E SULLA REALE FUNZIONE DELLE NOSTRE TRUPPE IN QUEL PAESE TENUTA FINORA NASCOSTA. CERTO NON PUÒ ESSERE UNA MISSIONE DI PACE SE SI SPARA PERFINO SULL’AMBULANZA E BADATE BENE NON PER ERRORE MA SU ORDINI SUPERIORI. IL GOVERNO ITALIANO DOVRÀ PRIMA O POI ASSUMERSI QUESTA RESPONSABILITÀ, COSÌ COME QUELLO AMERICANO CON LE TORTURE E L’NVASIONE. LA PACE E LIBERTÀ NON C’ENTRANO NULLA. È OVVIO!
Raffaele


DA NOTIZIE VIRGILIO
IRAQ/ BULGARELLI: A NASSIRIYA CRIMINI DI GUERRA ITALIANI
"Dopo rivelazioni Allocca Governo dica la verità"
03-02-2006 15:50

Roma, 3 feb. (Apcom) - "Le rivelazioni del caporalmaggiore Allocca confermano che a Nassiriya le nostre truppe si resero protagoniste di crimini di guerra".Lo afferma in una nota il verde Mauro Bulgarelli a proposito dell'articolo apparso sul Corriere della Sera (in basso), in cui si afferma che il caporalmaggiore Raffaele Allocca avrebbe ammesso il 25 gennaio scorso, davanti ai giudici della Procura militare, di aver obbedito all'ordine di sparare su un'ambulanza e che i soldati italiani avrebbero ucciso alcuni civili inermi durante la cosiddetta battaglia dei ponti.

"Le dichiarazioni del soldato sono gravissime - prosegue Bulgarelli - e impongono che il Governo riferisca al più presto al parlamento. Non è più tollerabile che la missione italiana in Iraq continui a essere camuffata da 'operazione di pace'. Già il video di Rainews 24 aveva mostrato i nostri soldati a Nassiriya intenti ad 'annichilire i nemici', ora questa nuova testimonianza documenta che furono compiuti veri e propri crimini. Il governo si decida dunque a dire la verità chiarendo ruoli e responsabilità di questa pagina vergognosa".
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DAL CORRIERE DELLA SERA
A Nassiriya sparammo su civili e ambulanza
03 febbraio 2006
di Fiorenza Sarzanini

La battaglia dei ponti nell'agosto 2004. La versione dei militari: abbiamo fermato un'autobomba. Almeno 5 le vittime

Soldato sotto inchiesta: eseguii un ordine. L'esercito lo premiò per l'operazione  

ROMA — «Sparai contro il mezzo perché così mi fu ordinato dal maresciallo Stival. Se mi fossi accorto che si trattava di un'ambulanza mai e poi mai avrei sparato e avrei chiesto spiegazioni al superiore». È il 25 gennaio scorso. Davanti ai magistrati della procura militare il caporalmaggiore Raffaele Allocca ammette che a Nassiriya, durante la battaglia dei Ponti della notte tra il 5 e il 6 agosto del 2004, i soldati italiani fecero fuoco contro i civili. Conferma la versione sempre negata dalle Forze Armate e dall'allora ministro degli Esteri Franco Frattini che in Parlamento dichiarò: «Non è vero che si trattava di un mezzo di soccorso, era un'autobomba».

L'ENCOMIO — Il sottufficiale, in Iraq con il reggimento Lagunari «Serenissima» di Venezia, è accusato dalla procura di «uso aggravato delle armi contro ambulanze e contro il personale addetto». Ma l'Esercito lo ha di fatto già assolto e premiato…CONTINUA
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martedì, dicembre 20, 2005

IL VERO NEMICO DI BUSH

UN EDITORIALE SCRITTO DA ROBERT B. REICH SULLA GUERRA IN IRAQ E SULLE REALI DIFFICOLTÀ IN CUI L’AMMINISTRAZIONE BUSH SI DIBATTE. BUSH SI È CACCIATO IN UN VICOLO CIECO E LA SUA UNICA POSSIBILITÀ È DI USCIRNE AL PIÙ PRESTO PRIMA DI ESSERNE COSTRETTO DALLA GRAVE SITUAZIONE DI INDEBITAMENTO IN CUI VERSA IL BILANCIO FEDERALE. IL SUO VERO NEMICO ADESSO È IL TEMPO!
Raffaele

ROBERT B. REICH - EX SEGRETARIO AL DIPARTIMENTO DEL LAVORO SOTTO L’AMMINISTRAZIONE CLINTON, È DOCENTE DI POLITICA SOCIALE ED ECONOMICA PRESSO LA BRANDEIS UNIVERSITY ED AUTORE DI «REASON: WHY LIBERALS WILL WIN THE BATTLE FOR AMERICA»


VERSIONE TRADOTTA IN ITALIANO

DALL’UNITÀ
La guerra costa troppo, caro Bush
19.12.2005
La guerra in Iraq prima o poi finirà verosimilmente più prima che poi. E non perché un eminente rappresentante al Congresso americano o un qualche esperto militare dichiari autorevolmente che ce ne dobbiamo andare da lì, e nemmeno perché il popolo americano sta perdendo la pazienza. No, si concluderà relativamente presto per il semplice fatto che non possiamo permetterci il costo che comporterebbe reclutare nuove forze in numero sufficiente per continuare a combatterla… CONTINUA
Clicca per leggere l’intero editoriale in italiano su L’UNITÀ


VERSIONE ORIGINALE IN INGLESE

Pubblicato in Novembre 23, 2005 da CommonDreams.org  
The End Of The War  
by Robert B. Reich
  
The War in Iraq may end sooner rather than later – not because prominent congressmen or military experts say we should get out, and not because the American public is losing patience. It will end relatively soon because we can’t afford the price tag of recruiting enough soldiers to fight it… CONTINUA
Clicca per leggere l’intero editoriale in inglese su COMMONDREAMS