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mercoledì, febbraio 04, 2009

SHOAH - PAPA RATZINGER E IL NEGAZIONISMO

Oltre ad Israele che minaccia la rottura dei rapporti con il Vaticano, perfino il primo ministro Angela Merkel dello stesso paese del Papa, cioè la Germania, ha sentito la necessità di chiedere ulteriori chiarimenti a Benedetto XVI per avere riammesso nella chiesa i lefebvriani tra cui il negazionista Richard Williamson (vedere i filmati) oggi sotto inchiesta a Ratisbona, città bavarese perché negare la Shoah in Germania è un reato.

In sostanza la Merkel rimprovera al pontefice mentre afferma più volte che chi "nega la Shoah nega la croce" una stridente ambiguità nel riammettere proprio i negazionisti lefebvriani al suo interno. In pratica il papa afferma a "parole" ciò che smentisce con la sua "azione" di riammissione. Di solito di fronte ad ambiguità quello che conta di più sono le azioni e non le parole. Da qui la richiesta di ulteriori chiarimenti perchè a questo punto, dice la Merkel non si è più sicuri che la chiesa cattolica non sia negazionista.

A questo punto è ovvio che questa ambiguità non potrà essere risolta con altre "parole" che hanno comunque sempre un valore inferiore delle "azioni", ma da altrettante "azioni" in grado di annullare l'ambiguità. Se Benedetto XVI e la chiesa cattolica non imboccano questa strada, la rottura definitiva dei rapporti con i fratelli maggiori ebrei sarà inevitabile e con essa tutto lo sforzo fatto da Giovanni Paolo II per la riconciliazione con gli ebrei andrà perduto irrimediabilmente.
É questo ciò che vuole la nuova chiesa di Papa Ratzinger?
Raffaele B.


(Filmati)
Richard Williamson: Camere a gas? Mai esistite
Si nega l'esistenza delle camere a gas, e l'uccisione di 6 milioni di ebrei. I revisionisti parlano di 200.000 morti nei campi di concentramento.
27 gennaio 2009



Il Vaticano e la Shoah: a chi bisogna credere?
Moni Ovadia parla del caso della riabilitazione dei Lefebvriani, e delle posizioni contrastanti all'interno del mondo cattolico rispetto alla Shoah. http://www.youblob.org
27 gennaio 2009


ILSOLE24ORE
Merkel: più chiarezza sull'Olocausto
Mercoledí 04 Febbraio 2009

FRANCOFORTE - Raramente il tono di un alto dirigente politico europeo è stato così netto e così secco nei confronti di un Papa, almeno nel recente passato. Ieri il Cancelliere Angela Merkel ha rimproverato con insolita durezza Benedetto XVI, un suo compatriota, criticato per non chiarire con sufficiente fermezza che la Chiesa cattolica non è negazionista.

«È necessario che da parte del Papa e del Vaticano sia detto chiaramente che non può esserci negazione dell'Olocausto», ha avvertito la signora Merkel durante una conferenza stampa con il presidente kazako Nursultan Nazarbayev in visita a Berlino, sottolineando che dal suo punto di vista questo chiarimento è ancora "insufficiente".

La reazione è giunta dopo la decisione di Benedetto XVI di revocare la scomunica a quattro vescovi lefebvriani, tra cui Richard Williamson che ha negato l'esistenza delle camere a gas. Nel respingere le critiche subito fioccate, il Papa ha biasimato il prelato attraverso un portavoce – «Chi nega la Shoah non sa nulla né del mistero di Dio né della Croce di Cristo» – ma ha confermato la sua scelta.

«Se l'atteggiamento del Vaticano - ha continuato ieri il Cancelliere - può dare l'impressione che l'Olocausto può essere negato, allora siamo di fronte a questioni fondamentali». Nel contempo, la signora Merkel ha ricordato che «in linea generale» preferisce non commentare le decisioni della Chiesa cattolica romana. In un messaggio email, ieri sera il Vaticano ha risposto che la recente condanna dell'Olocausto da parte di Benedetto XVI non poteva essere «più chiara». La reazione della signora Merkel, figlia di un pastore protestante, è solo l'ultima di una serie.

Nel corso degli ultimi giorni, molte personalità cattoliche tedesche hanno criticato Benedetto XVI più o meno indirettamente. Gebhard Fürst, vescovo di Stoccarda, ha spiegato che la scelta di Benedetto XVI «ha allontanato molti credenti dalla Chiesa, provocato una perdita di fiducia nelle istituzioni cattoliche e peggiorato fortemente il dialogo tra ebrei e cristiani». In un commento intitolato Die Papastrophe, un gioco di parole tra Papa e catastrofe, il Financial Times Deutschland sottolineava ieri che Benedetto XVI può anche essere «un grande teologo», ma è «un pessimo politico».

Dietro alle prese di posizione dell'establishment tedesco si nasconde chiaramente il nervo scoperto dell'Olocausto. Negare la Shoah è in Germania un reato, tanto che lo stesso Williamson è oggi sotto inchiesta a Ratisbona, città bavarese in cui Benedetto XVI ha insegnato per molti anni.

LASTAMPA
IL CASO DEI LEFEBVRIANI
Israele minaccia rottura col Vaticano
1/2/2009 (7:40) di GIACOMO GALEAZZI
Il ministro Cohen: "E' una corporazione in cui stanno negazionisti e antisemiti"

CITTA’ DEL VATICANO
Dopo le relazioni messe in discussione dal Gran Rabbinato di Gerusalemme, la minaccia di rompere i rapporti con il Vaticano arriva anche dal governo israeliano. A tre mesi dalla programmata visita papale in Terra Santa, la riammissione del vescovo negazionista lefebvriano Richard Williamson attira sulla Chiesa ulteriori proteste dallo Stato ebraico. Ieri il ministro israeliano per gli Affari religiosi Yitzhak Cohen ha alzato la posta e ha chiesto all’esecutivo uscente (l’11 febbraio si vota) di porre fine alle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. In un’intervista al settimanale tedesco «Der Spiegel», Cohen ha annunciato di aver sollecitato il suo governo «a rompere completamente i rapporti con una corporazione in cui sono presenti membri negazionisti dell’Olocausto e antisemiti».

L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechai Lewy si chiama fuori dalla mischia: «Non posso pronunciarmi su frasi di un ministro israeliano, comunque io dipendo dal dicastero degli Esteri». Intanto, con un’altra decisione che ha suscitato polemiche in Austria, Benedetto XVI ha nominato vescovo ausiliare di Linz un prelato ultraconservatore, Gerhard Wagner, passato alle cronache per aver tacciato di «satanismo» i libri di Harry Potter e affermato che l’uragano Katrina è stato una punizione divina per l’immoralità di New Orleans. Ma a preoccupare la Santa Sede è soprattutto la pioggia di reazioni negative dal mondo ebraico per le tesi negazioniste di Williamson e le dichiarazioni di identico tenore di numerosi esponenti della comunità lefebvriana. Il vicepresidente della comunità ebraica tedesca, Salomon Korn, definisce la grazia accordata da Benedetto XVI «un ritorno agli oscuri secoli passati». Korn bolla come «imperdonabile» l’atto del Pontefice perché così «mette in discussione la riconciliazione con gli ebrei, portata avanti dal suo predecessore Karol Wojtyla».

Attacca Ratzinger anche Israel Meir Lau, ex rabbino capo di Israele e sopravvissuto al lager di Buchenwald: «Come può un negazionista ottenere la protezione e la riabilitazione dal capo della Chiesa cattolica?». Non meno dure le rimostranze all’interno della Chiesa. E’ molto pesante la critica al Papa anche da parte del presidente del Bundestag, il cristiano-democratico Norbert Lammert. Il leader del Parlamento tedesco imputa a Benedetto XVI di «mettere a rischio il dialogo con le organizzazioni ebraiche, qualificato espressamente come irrinunciabile dalla Santa Sede». Mentre anche l’ex segretario della Cdu, Heiner Geissler, denuncia la visione conservatrice di Benedetto XVI: «Si ha l’impressione che preferisca un vescovo cattolico antisemita e di estrema destra a un vescovo protestante donna». E il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, protesta che «nella Chiesa cattolica non c’è posto né per l’antisemitismo né per la negazione dell’Olocausto». 200 sacerdoti e teologi hanno espresso in una lettera alla Conferenza episcopale svizzera (dove hanno base i lefebvriani) la loro preoccupazione per la «svolta fortemente regressiva del pontificato».

giovedì, dicembre 18, 2008

LEGGI RAZZIALI – IL VATICANO NON SI OPPOSE

Nonostante il sacrificio e l’impegno eroico di molti prelati che si dedicarono a salvare molti ebrei ed altri cittadini discriminati dalle carceri e dalla deportazione, quando ormai era già tardi, il Vaticano, vale a dire la chiesa ufficiale, non assunse mai, sin dagli inizi, una posizione di condanna contro quelle leggi vergognose e quindi contro Hitler e Mussolini davanti a tutto il mondo in particolare quello cattolico di cui i due dittatori pure facevano parte.

Questo iniziale comportamento, ignominioso per la chiesa che si richiama ai valori del cristianesimo ha notevolmente contribuito a “frenare” la ribellione del mondo cattolico contro quelle leggi e quelle le due dittature che le avevano generato impedendo sul nascere la Shoah e quindi un diverso corso storico.

Solo dopo, quando il danno era divenuto planetario ed irreversibile molti cattolici dovettero intervenire, la chiesa e il vaticano medesimi, eppure, persino in quella situazione, la chiesa ufficiale nella figura di Pio XII non ebbe ancora il coraggio di pronunciare parole di condanna. Si limitarono soltanto a salvare gli ebrei superstiti in segreto! Vedi “
La chiesa e la canonizzazione di Pio XII

Invece alla fine della guerra e con la sconfitta del nazismo e fascismo la chiesa ufficiale si prodigò con grande impegno a mettere in “salvo” molti “criminali nazisti” inviandoli segretamente e con falsi passaporti in vari paesi allora sicuri come l’Argentina e il Sud Africa nell’ambito del famigerato progetto
ODESSA. Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal spese tutta la sua vita per rintracciarli e per assicurare loro la giusta punizione.

La chiesa cattolica invece di “inveire” contro Fini rinfacciandogli un passato “fascista” per danneggiargli la credibilità, dovrebbe aprire l’archivio del Vaticano e dimostrare con documenti storici che al contrario ci furono le condanne ufficiali. Ma non lo fa perché quei documenti non esistono in effetti ed invece di fare il mea culpa riconoscendo gli errori come lo fa Fini coraggiosamente, preferisce perseverare nell’errore! Non è un bell’esempio per una istituzione millenaria.
Raffaele B.

GIANFRANCO FINI LEGGI RAZZIALI E CHIESA 16/12/2008

LASTAMPA
"La Chiesa si adeguò alle leggi razziali"
16/12/2008 (10:58) - FASCISMO E VATICANO - LA POLEMICA

Il presidente Fini accusa: l'ideologia fascista da sola non spiega l'infamia.
Veltroni: «E' verità storica, palmare». Ma il mondo cattolico difende Pio XI


ROMA
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, torna a condannare duramente «l’infamia» delle leggi razziali, ma questa volta lo fa tirando in ballo l’inattivismo della società italiana e della Chiesa cattolica contro la legislazione antiebraica. «L’ideologia fascista - afferma Fini parlando alla Camera nel corso di una celebrazione a 70 anni dalle leggi razziali - non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sua adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, e duole dirlo, da parte della Chiesa Cattolica».

«A giustificazione - ha aggiunto Fini - potremmo addurre il carattere autoritario del regime, oltre naturalmente alla propaganda pervasiva e al controllo totale dell’informazione e ancor più dell’educazione. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere: penso alla propensione al conformismo, a una possibile condivisione, sotterranea e oscura, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto a una vocazione all’indifferenza più o meno diffusa nella società di allora». Fini ha concluso: «Dobbiamo mantenere sempre desta e vigile la coscienza dei cittadini. Una democrazia vigile e attenta deve saper contrastare con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume».

Immediata la levata di scudi bipartisan dal mondo cattolico. Il Vaticano non ci sta e affida la propria risposta allo studioso di Civiltà Cattolica padre Giovanni Sale, che bolla l’uscita del presidente della Camera come «sconcertante» accusandolo di «non conoscere la pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI». Stessa reazione dagli storici della "Radio Vaticana", mentre anche "Avvenire" biasima quello che definisce uno «scivolone» di Fini. Non solo, i parlamentari cattolici del centrosinistra, ma soprattutto del centrodestra reagiscono in maniera durissima accusando di falso storico il numero uno di Montecitorio. «La Chiesa - attacca il vicepresidente della Camera, l’azzurro Maurizio Lupi - ha sempre con forza contrastato le leggi razziali. Spiace che anche il presidente Fini, di cui ho altissima stima, si sia adeguato a luoghi comuni che si sono imposti in questi anni». Le sue parole «non hanno un riscontro reale», anche per il presidente della federazione dei Cristiano Popolari, Mario Baccini.

«Gli storici non la pensano come lui», attacca dall’altro lato Enzo Carra, cattolico del Pd. Mentre per l’ex vicepresidente della Camera, il democratico Pierluigi Castagnetti, Fini «ha perso il senso della misura». Una levata di scudi pesantissima che il primo inquilino di Montecitorio non si aspettava. «Ho espresso un convincimento - dice più tardi - quasi banale, non pensavo che potesse determinare delle polemiche politiche». Polemiche che la terza carica dello Stato bolla come dettate da una clima da costante campagna elettorale. Non a caso accanto a Fini si schiera anche il leader del Pd Walter Veltroni, con il quale ieri il presidente della Camera ha avuto un colloquio sul tema delle riforme, che sottolinea che le parole del presidente della Camera «sono una verità storica, palmare». Ad applaudire Fini è anche la comunità ebraica: le sue parole sono «di difficile contestazione», dice il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna. E anche Amos Luzzatto dichiara il suo apprezzamento.

sabato, novembre 08, 2008

LA CHIESA E LA CANONIZZAZIONE DI PIO XII

È stato lo stesso ministro israeliano per gli Affari sociali, Isaac Herzog, affiancato da altri esponenti della comunità ebraica, a contestare duramente il percorso verso la beatificazione di Papa Pacelli, accusato quantomeno di aver “taciuto” dinanzi ai crimini nazisti, denunciando con forza che “durante il periodo dell’olocausto il Vaticano sapeva molto bene quello che stava accadendo in Europa e non vi è alcuna prova, per ora, di alcun provvedimento preso dal Papa”. Eppure, come Santa Sede, “avrebbe potuto esigerlo”.

Dunque, ha proseguito il ministro israeliano, “il tentativo di far diventare santo Pio XII è una forma di ‘sfruttamento dell’oblio’ rispetto a quei fatti e testimonia una assenza di consapevolezza. Invece di essere coerente con il verso biblico nel quale si afferma ‘Tu non permetterai che si versi il sangue del vicino’, il Papa rimase in silenzio e forse fece anche peggio”. Vedere a questo proposito l’articolo dell’ANSA su
Pio XII nell'ottobre '43: tedeschi corretti con Vaticano riportato in fondo.

Solo l’apertura degli
archivi del Vaticano potrebbe diradare tutte le ombre su questo Papa (se veramente ci fossero quelle prove), ma purtroppo resteranno chiusi ancora per 6 – 7 anni e non pare che lo vogliono anticipare!

Certamente la chiesa è libera di canonizzare chi vuole ma sarebbe più saggio rimandare la canonizzazione alla apertura degli archivi se non altro per evitare di procedere ad una “indegna” santificazione contro la memoria dei nostri fratelli ebrei della Shoah.
Raffaele B.


Il vaticano: alleato del nazismo e del fascismo
Questo filmato è una raccolta di foto e di eventi che dimostrano la totale adesione del Vaticano al nazi-fascismo e alla loro ideologia a partire da Pio XI fino a tutto il papato di Pio XII. Il Vaticano era il più grande alleato dell'asse che di fatto sostenne fino all'ultimo con il piano segreto Odessa nel 1945. Tale piano permise la fuga in Argentina di molti gerarchi nazisti cattolici ricercati per crimini di guerra e grazie al Papa mai processati. Il nemico del Vaticano era invece il bolscevismo sovietico, comunista e ateo, contro cui il nazismo e il fascismo combattevano fuori e dentro le nazioni.

Pio XII e gli Ebrei
Dal filmato (fonte Vaticana) seguente viene si confermato l'aiuto che la chiesa cattolica ha dato agli ebrei in quegli anni bui di deportazioni, ma che il Papa Pio XII ha agito di "nascosto" tanto che si sarebbe guadagnato l'odio di Hitler (sic). In conclusione, lo stesso filmato “conferma” che mentre ci fu l'impegno della chiesa cattolica (in questo caso di base), non ci fu mai una presa di posizione aperta e diretta né del Vaticano né di Pio XII contro la Shoah e quindi contro il Nazi-Fascismo che avrebbe potuto fermare gli eccidi in tutta Europa non solo in Italia. Si disse che non lo fece per accorta diplomazia (paura dei nazisti). Una codardia riprovevole, non degna di una chiesa millenaria che ne ha visti tanti nei secoli precedenti. Altri capi di Stato (pure collaborazionisti) ebbero più coraggio. Si opposero alla deportazione dei loro cittadini ebrei e questi si salvarono.


RAINEWS24
Roma 8 novembre 2008
Il Papa: basta polemiche su Pio XII, è stato un dono di Dio
Benedetto XVI respinge nuovamente le accuse rivolte alla memoria di Papa Pacelli, al quale, come e' noto, viene rimproverato un presunto silenzio sull'Olocausto.

"Negli ultimi anni - afferma Ratzinger - quando si e' parlato di Pio XII, l'attenzione si e' concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di piu' in maniera piuttosto unilaterale. A parte ogni altra considerazione, cio' ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico qual e' quella del Papa Pio XII".

"Prova eloquente" di tale spessore, secondo Benedetto XVI, sono invece, "l'insieme della imponente attività svolta da questo Pontefice e, in modo del tutto speciale, il suo magistero" che "si qualifica per la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro".

Benedetto XVI, concludendo oggi un importante convegno vaticano su Pio XII, ha detto che papa Pacelli e' stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio.

NOTIZIE.ALICE
Pio XII/ Pressing ebrei su archivi, Vaticano ancora non li apre
Papa: Basta equivoci. E pensa a rinviare apertura canonizzazione
Città del Vaticano, 30 ott. (Apcom) - Aprire gli archivi per fare chiarezza una volta per tutte sul passato e intrecciare rapporti più sereni, in futuro, tra figli dello stesso padre Abramo. Corre lungo il filo della riconciliazione storica l'ultima vampata di polemiche tra il Vaticano e gli ebrei sul pontificato di Pio XII. Un periodo storico (1939-1958) che copre gli anni della seconda guerra mondiale e della shoah. Papa Pacelli fece abbastanza per contrastare la furia nazista? Fu silente, ma perché? Come si comportò dietro le quinte?

Interrogativi che hanno spinto il rabbino David Rosen a chiedere direttamente, apertamente, al Papa di aprire gli archivi vaticani. "Ringraziamo i cristiani che, fedeli al più sublime degli insegnamenti della loro fede, hanno salvato tanti ebrei durante quel tempo terribile", ha detto oggi il presidente dell'International Jewish Committee for Interreligious Consultations durante l'udienza concessa da Benedetto XVI. Poi l'affondo: "A questo proposito ribadiamo il nostro rispettoso appello per un pieno e trasparente accesso degli studiosi a tutto il materiale d'archivio di quel periodo". Più esplicito un altro membro della delegazione. "Santità, non faccia avanzare la beatificazione di Pio XII prima che siano stati aperti gli archivi", ha detto al Papa al momento dei saluti. "Ci sto pensano seriamente, è un'idea che sto prendendo in considerazione" è stata, a quanto riferito da Rosen, la risposta di Ratzinger. La causa di canonizzazione, del resto, è "oggetto di approfondimento e di riflessione" da parte del Papa, come ha riferito di recente il suo portavoce. Motivo per cui, nonostante il via libera della Congregazione per la causa dei santi, Benedetto XVI ancora non ha apposto la sua firma sul decreto relativo alle eroiche virtù di Pacelli.

Gli archivi, ad ogni modo, non verranno aperti né oggi né prossimamente. Ci vorranno "almeno sei o sette anni", ha spiegato mons. Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio segreto vaticano. I motivi sono tecnici: la biblioteca sta ultimando l'apertura dei fondi d'archivio relativi a Pio XI e gli archivisti si dedicheranno solo dopo al pontificato del suo successore. Un lavoro minuzioso, svolto con risorse limitate, che richiederà, appunto, diversi anni. E poco importa che, per volontà di Paolo VI, tutti i documenti relativi agli ebrei e alla seconda guerra mondiale durante il pontificato di Pio XII siano già stati pubblicati in dodici volumi col titolo 'Actes et documents de Pie XII pendant la deuxieme guerre mondiale', poco importa che gli storici, con grande probabilità, non troveranno su Pacelli nulla di nuovo di quanto già si sa. E poco importa, ancora, che i dossier - già declassificati - relativi a Pio XI, al sorgere del totalitarismo, alle leggi razziali del fascismo, siano ancora poco consultati da parte degli storici. Gli "archivi segreti" di Pio XII sono diventati un fatto simbolico. "Siamo rimasti impressionati dalla spiegazione e dalla sincerità di mons. Pagano", ha commentato il Rosen, "ma naturalmente siamo delusi che ci voglia così tanto tempo".

Una franchezza che fa pendant a quella dispiegata dal Papa durante l'udienza odierna. Il primo appuntamento con una sigla ebraica dopo settimane di polemiche tra Roma e Gerusalemme, tra membri del governo israeliano e difensori della causa di beatificazione di Pacelli, tra recriminazioni e precisazioni. La "capacità di accettarsi e rispettarsi reciprocamente e di dire la verità con amore - ha scandito Ratzinger - è essenziale per superare le differenze, prevenire gli equivoci ed evitare inutili scontri".

ANSA
2008-10-18 14:37
Pio XII nell'ottobre '43: tedeschi corretti con Vaticano
di Paolo Cucchiarelli
ROMA - C'è un nuovo tassello da inserire nel cangiante e spesso contraddittorio mosaico del rapporto tra Pio XII e gli ebrei nell'autunno del 1943, quando le Ss di Herbert Kappler arrestarono poco più di mille romani nel ghetto e nei quartieri della "città aperta" e li spedirono ad Auschwitz.

Si tratta di documenti che arrivano dagli archivi inglesi e americani, visto che quelli vaticani sono tuttora inaccessibili. Uno di questi illustra l'incontro avvenuto due giorni dopo la retata nel ghetto, il 18 ottobre '43, tra il Papa e l'inviato straordinario della Gran Bretagna presso la Santa Sede: in quella occasione Pio XII tace sulla retata e il diplomatico gli chiede di interpretare con maggior determinazione il suo ruolo. In quel contesto Pacelli afferma che i tedeschi si sono comportati "correttamente" con il Vaticano.

In quelle ore il treno con gli ebrei romani sta per partire verso Auschwitz. Due mesi dopo la deportazione degli ebrei romani il Papa, il 13 dicembre del '43, conversando con l'ambasciatore tedesco Ernest von Weiszaecker, che aveva cercato di opporsi alla deportazione, aveva illustrato la sua posizione sugli sviluppi della guerra. Il diplomatico aveva riassunto il tutto in un rapporto che è stato rintracciato durante alcune ricerche dagli studiosi Mario J. Cereghino e Giuseppe Casarrubea che le pubblicheranno in un prossimo volume.

"Il Papa si augura - afferma il rapporto fatto avere ai servizi americani da Fritz Kolpe, la più importante 'talpa' che gli Usa avevano all' interno del ministero degli Esteri tedesco - che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l'unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l'unione delle antiche Nazioni civilizzate dell'Occidente per isolare il bolscevismo ad Oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente (l'Europa) contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna".

Proveniente dagli archivi inglesi è invece il resoconto dell'incontro del 18 ottobre del '43 tra l'inviato straordinario inglese Sir D'Arcy Osborne e il Papa. Da due giorni gli ebrei romani sono stati prelevati dalle loro case; lo stesso giorno, alle 14, partiranno dalla stazione Tiburtina verso il campo di concentramento. Nulla il Papa dice di quanto è avvenuto in quelle ore. Pio XII parla della difficile situazione alimentare a Roma che potrebbe portare a tumulti e della sua volontà di non abbandonare la città a meno di non essere "rimosso con la forza".

L'ambasciatore è colpito dall'atteggiamento del Papa che gli dice di non avere elementi per lamentarsi del generale Von Stahel, comandante della piazza militare di Roma, e degli uomini della polizia tedesca "che finora hanno rispettato la neutralità" della Santa Sede. "Io ho replicato - scrive il diplomatico nel rapporto indirizzato al ministro degli Esteri Eden - di aver capito che quando il Vaticano parlava di preservare 'Roma citta' apertà, si riferisse alle operazioni militari. A parte il fatto che la denominazione 'Citta' apertà è una farsa, l'Urbe è alla mercé dei tedeschi che sistematicamente la privano di tutti i rifornimenti e della manodopera, che arrestano ufficiali italiani, giovani e carabinieri e che applicano metodi spietati nella persecuzione degli ebrei. (...)".

Il diplomatico cerca di far uscire Pio XII dal suo atteggiamento. "Io ho affermato che Egli dovrebbe fare tutto il possibile per salvaguardare lo Stato della Città del Vaticano e i suoi diritti alla neutralità. Egli ha replicato che in tal senso e fino a questo momento, i tedeschi si sono comportati correttamente", aggiunge nuovamente il diplomatico. Una affermazione fatta mentre la città è ancora sotto choc per la retata arrivata dopo il ricatto dei 50, inutili, kg di oro chiesti agli ebrei per evitare la deportazione. "A mio parere - scrive ancora il rappresentante inglese - molta gente ritiene che Egli sottostimi la Sua autorità morale e il rispetto riluttante di cui Egli è oggetto da parte dei nazisti, dal momento che la popolazione tedesca è cattolica. Ho aggiunto di essere incline a condividere questa opinione e l'ho esortato a tenerlo bene in mente nel corso dei futuri avvenimenti, nel caso emergesse una situazione in cui fosse necessario applicare una linea forte".

"Mettendo a raffronto i due documenti - commentano gli studiosi - risulta chiaro che Pacelli si sente a suo agio con l'ambasciatore tedesco. Con il rappresentante inglese assume un atteggiamento freddo, facendo leva su un giudizio del tutto formale tanto da suscitare la inusitata reazione del diplomatico". I due studiosi, già autori di un volume sulla guerra al comunismo in Italia tra il '43 e il '46, "Tango connection", sottolineano la difficoltà di raccogliere in Italia elementi documentali sulla questione ebrei-Vaticano: "Tuttavia migliaia di documenti sulla situazione della Santa Sede negli anni della seconda guerra mondiale sono da tempo disponibili negli Archivi di College Park negli Stati Uniti e di Kew Gardens in Gran Bretagna. Sono carte provenienti dai fondi dei servizi segreti angloamericani, del Dipartimento di Stato Usa e del Foreign Office britannico", spiegano. "Il nostro archivio ww.casarrubea.wordpress.com), conserva rapporti dei Servizi Usa sulle pesanti ingerenze esercitate dalla Santa Sede e in particolare da Pio XII e da Montini, il futuro Paolo VI, nella formazione del primo governo De Gasperi".