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mercoledì, marzo 03, 2010

CAOS NEL PDL PER LE LISTE ELETTORALI

Non era mai accaduto che ad essere estromesso alle elezioni fosse nientemeno che il maggior partito (PDL) per ‘inosservanza’ delle leggi che regolano la presentazione delle liste. È successo invece questa volta per le prossime regionali: la Lombardia e per il Lazio. Vi sono altre liste minori in Piemonte che subiscono la medesima sorte.
Non resta ora che i TAR, a cui hanno fatto ricorso i candidati nella tenue speranza di essere riammessi.

Le ragioni sono principalmente due. Il numero delle firme insufficienti o la mancata consegna della lista entro il termine previsto dalla legge in modo tassativo. La lista civica della Polverini è stata riammessa ma quella della PDL con lei capolista no. Quella non è stata consegnata per fuori tempo massimo. Per quella di Formigoni in Lombardia, per insufficiente numero di firme.

La Polverini ha tentato di aizzare la piazza contro la cosiddetta ‘burocrazia’ che impedirebbe la ‘democrazia’. Dell’importanza della ‘sostanza’ rispetto alla ‘forma’, parole di Schifani, Presidente del Senato. Lo stesso La Russa, Ministro della Difesa, ha detto che saranno ‘disposti a tutto’ se non riammetteranno la lista, affermazione ‘inquietante’ per un ministro del governo. Sono arrivati ad accusare perfino i radicali di avere impedito ad Alfredo Milioni (PDL) di consegnare le liste (naturalmente fuori tempo). Era andato a mangiare un panino, dice, poi si smentisce e dice di essere ‘confuso’. Insomma è diventato egli stesso oggetto di humour e di satira feroce nella rete, vedi video di YouTube allegato.

http://www.youtube.com/watch?v=5UTq9VyuVkA
lucakiri
03 marzo 2010
Il panino delle liberta'

Insomma costoro con cariche istituzionali stanno dicendo che la ‘legge’ in questo caso ‘non deve valere’ nonostante tutto. Gente che governa e che aspira a governare ancora ‘contro’ le loro stesse leggi. Assurdo! E poi, che fine ha fatto la destra tutta legge e ordine?

La forma, nelle leggi in particolare quelle sulle elezioni, è importante perché tende ad evitare ‘manipolazioni’ delle liste. Forse è quello che è o stava accadendo veramente, altro che mangiare il panino. Troppo poco per essere una valida giustificazione.

Lo stesso Berlusconi si lamenta di come il suo partito PDL a livello locale conduce la campagna elettorale e li accusa di ‘sciatteria.

Da tutto questo emerge una ‘rivalità’ fra le due componenti del PDL e ciò non fa che ‘disturbare’ ancora di più il proprio elettorato di centrodestra.
Raffaele B.

REPUBBLICA
Formigoni per ora escluso dal voto
E a Roma anche il Pdl resta fuori
La Corte d'appello di Milano boccia il listino del governatore, nella capitale i giudici respingono la richiesta del partito del premier. Partono i ricorsi al Tar


ROMA - Maggioranza sempre più nel caos elettorale. La Corte d'appello di Roma ha bocciato il ricorso - il secondo - presentato dal Pdl dopo l'esclusione della propria lista di Roma e provincia, a causa di un ritardo nella presentazione. E da Milano arriva un'altra pessima notizia, per il centrodestra: la Corte d'appello del capoluogo lombardo non ha riammesso la lista per la Lombardia di Roberto Formigoni, respingendo il ricorso contro il precedente provvedimento di esclusione (dovuto all'irregolarità di alcune firme). Un doppio stop che hanno fatto scattare il ricorso al Tar per cercare di recuperare la situazione.
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Le due bocciature. La più grave, da un punto di vista tecnico, è quella lombarda: al momento, senza il "suo" listino, il candidato del Pdl è escluso dalla competizione. Non può insomma essere votato. Analoga sorte per le liste a lui collegate. Ma i promotori hanno già annunciato un ulteriore ricorso, stavolta al Tar. Dal punto di vista politico, però, il caso Roma è altrettanto grave: l'esclusione del partito di maggioranza dalla capitale è una ferita difficile da sanare. Anche in questo caso, comunque, è stato annunciato il ricorso al Tar. 'Confidiamo nel Tar - dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa - Per quel poco che so di diritto amministrativo credo che il principio di conservazione prevalga su irregolarità meramente formali. Ma vi pare possibile che milioni di elettori possano essere privati del loro diritto perché il bollo è quadrato invece che tondo?". mentre Formigoni chiede che "venga fatta una verifica su tutte le liste".
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La lista civica Polverini.
I giudici della Corte d'appello di Roma hanno riammesso invece il ricorso della lista civica regionale per il Lazio di Renata Polverini, esclusa ieri. Per un altro caso, quello del 'listino' respinto della candidata governatrice (a cui mancava la firma del vice-coordinatore del Pdl) bisognerà invece attendere almeno domani: ma tra i promotori c'è grande ottimismo. "Pronunciamento atteso - dice la Polverini - aspettavamo solo la conferma. ma adesso siamo fiduciosi che al Tar le cose andranno diversamente".
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Milano, le ragioni dei giudici. Nel motivare la bocciatura del ricorso della lista 'Per la Lombardia' i giudici della Corte di Appello di Milano, ricordano che l'autenticazione delle sottoscrizioni delle firme "deve essere compiuta con le modalità" previste dalle normative specifiche. Queste formalità, non sarebbero state rispettate. "Queste modalità - è scritto ancora nella decisione di 5 pagine - costituiscono quindi il minimo essenziale per assicurare la certezza della provenienza della sottoscrizione dal soggetto che figura averla apposta e devono coesistere tutte". Per i giudici "la richiesta del legislatore di autenticazione delle firme dei sottoscrittori risponde all'imprescindibile necessità di verificare che la presentazione della lista corrisponda effettivamente alla volontà della quota di elettori in essa indicata".
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Piemonte. Sono cinque le liste provinciali escluse dalle prossime elezioni regionali dalla Corte d'appello di Torino e comunque sempre per l'insufficienza di firme raccolte. In tre casi, nelle province di Asti, Cuneo e Torino, a essere messa fuori corsa è stata la lista Fiamma Tricolore Destra Sociale. Nei due restanti, nelle province di Asti e Alessandria, invece, è toccato alla lista Lega Padana Piemont. Tutte le liste escluse sostengono il candidato presidente Renzo Rabellino. Resta invece in corsa la lista di Nadia Cota, sempre a sostegno di Rabellino, che inizialmente era stata esclusa. Dal simbolo, infatti, è stata cancellata la scritta "Pdl".


ILMESSAGGERO
Berlusconi: basta sciatterie. E chiama gli avvocati
di Marco Conti
ROMA (3 marzo) - A via dell’Umiltà, sede nazionale del Pdl, si attende lo tsunami, così come i giapponesi dopo il terremoto in Cile. Silvio Berlusconi è un furia e al sindaco di Roma non l’ha mandata a dire: «Io ti ho consegnato Roma, e guarda che mi avete combinato!».
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L’irritazione del Cavaliere investe e terremota tutta la classe dirigente del Pdl, non solo romana e laziale, che in questi mesi è riuscita «ad offuscare la mia leadership in un pasticcio che offende i miei elettori, e rischia di consegnare il Lazio alla Bonino».
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A Gianni Alemanno il presidente del Consiglio ha negato da subito la possibilità di qualunque intervento legislativo e ieri il ministro Maroni è stato ancora più esplicito, offrendo anche la sensazione di una Lega fortemente in imbarazzo per quei «comportamenti al limite del lecito» che il ministro La Russa ha bacchettato senza mezzi termini. Gli «errori raccapriccianti» che il ministro Zaia attribuisce ai massimi vertici del partito romano e laziale rischiano di produrre effetti devastanti sulla stessa maggioranza. Particolarmente critici i leghisti che ieri si chiedevano perché votare il ddl che assegnerà 600 milioni alle casse della Capitale.
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Comunque sia ciò che è accaduto sabato scorso dentro e fuori l’ufficio elettorale del tribunale, il Cavaliere lo ha ormai chiaro (Samuele Piccolo compreso), ma il terremoto che probabilmente investirà i massimi vertici del partito laziale (Pallone, Sammarco e Piso) è rinviato a dopo il voto e rischia di avere effetti non solo sul comune di Roma, ma anche sul gruppo della Camera visto che a via dell’Umiltà si è accumulato un forte nervosismo nei confronti di Fabrizio Cicchitto che nel Pdl romano ha più di qualche influenza. Al punto da riuscire a far entrare nel listino della Polverini il suo più stretto collaboratore e far fuori quello del ministro Scajola.
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Superata la fase dello sconforto per una classe dirigente «fatta di burocrati e candidati», Berlusconi ieri - annullata la visita in Brasile - è passato ad elaborare una strategia di uscita chiedendo ad Ignazio Abbrignani, responsabile elettorale del Pdl da tre giorni in prima linea, un resoconto dei ricorsi e chiamando al telefono più volte l’avvocato Grazia Volo. Ottimismo e incoraggiamenti alla Polverini («vedrai ce la faremo e comunque farò campagna elettorale per te»), mentre l’arrivo in serata dell’avvocato romano ed ex ministro Cesare Previti, che a suo tempo ”lanciò” Gianni Sammarco ai vertici del Pdl, conferma la voglia del premier di mettere nero su bianco una difesa in grado di convincere i giudici del Tar.
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«Ciò che è accaduto è un segnale che impone un rapido cambio nel partito», sosteneva ieri in Transatlantico il sottosegretario Aldo Brancher. Al complotto non crede nessuno e ieri alla Camera l’azzurra romana Beatrice Lorenzin era letteralmente assediata dai colleghi del Nord - soprattutto leghisti - che chiedevano di sapere se veramente il pasticcio è stato originato da un ritardo per ”aggiustamenti” nella lista. «No, la storia del panino non mi ha convinto molto», commenta l’onorevole ex An Viviana Beccalossi al termine della spiegazione.
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Al nervosismo di Berlusconi si unisce quello dell’altro fondatore del Pdl, ma se l’insoddisfazione li accomuna, la terapia li divide e dentro il Pdl sono ormai in molti a chiedere a Berlusconi di sciogliere il Pdl tornando a Forza Italia.

sabato, gennaio 03, 2009

EUTANASIA E ASSISTENZA SOCIALE INIQUA

Nei media TV la notizia è stata ignorata completamente. Angela, una signora malata e pensionata si è spinta a chiedere per se l’eutanasia pubblicamente perché una morte dignitosa è certamente meglio di una vita di stenti, di dolore e di umiliazioni". Non sa come mantenersi, figurarsi come potersi curare. La donna di cui si parla è sola, ha 58 anni, un tumore ai polmoni e con una misera pensione di €250 mensili.

La Sanità abruzzese le rifiuta incredibilmente l’indennità di accompagno perché “non ha i requisiti” e le trasferte a Pescara per l’accesso alle cure chemioterapiche diventano un problema in più. Eppure alla stessa paziente è stato riconosciuto il 100% di invalidità.

Di fronte ad un caso simile le leggi e la burocrazia si sommano ai problemi sia di sopravvivenza che di malattia di questa povera signora e di tante altre persone che versano in uno stato analogo.

La richiesta pubblica dell’eutanasia ha però fatto “scattare” qualcosa! Visto che Angela non può nemmeno sostenere le spese per presentare ricorso contro la decisione della Asl, allora per questo è intervenuto il Comune di Castel di Sangro, che ha annunciato la copertura delle spese legali (non molto ma il comune è senza soldi).

Anche la chiesa è intervenuta ma solo a parole però, niente atti concreti. Intanto in mancanza dello Stato e di altre istituzioni intervengono i cittadini e le associazioni volontarie che fanno già la raccolta fondi. È questa la reale situazione di assistenza sociale e sanitaria in Italia? Sembra di si.
Raffaele B.
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*** AGGIORNAMENTO ***
FILMATO: La confessione shock di Angela
(4 gennaio 2009)
Malata di tumore e con 250 euro al mese: "Non riesco a tirare avanti, meglio l'eutanasia". Intervista di Fabrizio Fusco.
La storia di Angela Scalzitti, di Castel di Sangro (L'Aquila), che non può pagarsi le cure, raccontata ieri da Repubblica: grazie alla solidarietà del Comune e della comunità montana,la donna avrà un autista per andare all'ospedale di Pescara.

REPUBBLICA
Malata e indigente chiede l'eutanasia
Il vescovo: "Un grido di dolore"
di GIUSEPPE CAPORALE
3 gennaio 2009

Polemica in Abruzzo. La donna, 58 anni, pensionata, ha un tumore
Vive con 250 euro al mese, le è stata negata l'indennità di accompagnamento

CASTEL DI SANGRO (L'AQUILA) - Indigente e malata di cancro. Per questo Angela S., 58 anni, pensionata, vuole morire e chiede l'eutanasia. "Non auguro a nessuno di vivere in queste condizioni", ripete dal giorno di Natale, quando per mettere assieme il pasto ha dovuto chiedere aiuto ai vicini. Ora il disperato appello è diventato un caso. La sua vita, già piena di difficoltà, da quando ha scoperto di essere gravemente malata è scivolata in un baratro. Ma il tumore ai polmoni e l'indigenza non sono i suoi unici nemici: c'è anche la burocrazia che acuisce il dolore.

Già, perché Angela vive con 250 euro al mese di pensione (ottenute per una invalidità) in un paese arroccato sulle montagne abruzzesi. Appena scoperta la malattia, ha chiesto alla Asl una semplice indennità di accompagnamento. Un modo per ottenere un aiuto nei lunghi viaggi (250 chilometri circa tra andata e ritorno) per sottoporsi alla chemioterapia che deve necessariamente svolgere a Pescara. Ma la sanità abruzzese - già sconquassata e priva di fondi, anche a causa degli scandali legati alle tangenti nella pubblica amministrazione - è stata irremovibile. La donna non può avere l'indennità. Al massimo può percepire un rimborso spese per i viaggi dovuti alle cure.

La commissione di medicina legale - assicurano dalla direzione della Asl - l'ha più volte visitata ed ha constatato la "mancanza dei requisiti di legge". Il "no" da parte dell'ente ha spinto la donna a chiedere pubblicamente una "morte dignitosa piuttosto che una vita di stenti, dolore e umiliazione". Non sa come mantenersi, figurarsi come potersi curare. Angela non può nemmeno sostenere le spese per presentare ricorso contro la decisione della Asl. Ma almeno per questo aspetto è intervenuto il Comune di Castel di Sangro, che ha annunciato la copertura delle spese legali.

Intanto lei continua a rivendicare i suoi diritti: "Non voglio essere di peso a nessuno, chiedo solo aiuto allo Stato. Me la sono sempre cavata da sola, con poco. Adesso però il male mi ha attaccato i polmoni e non mi consente di procacciarmi il necessario per vivere. Purtroppo non rientro in nessuna forma di ammortizzatore sociale". L'unico apporto concreto lo ha ricevuto da Comune e Comunità Montana che hanno messo a disposizione una vettura per consentirle di recarsi a Pescara e sottoporsi alle cure. Tutto per un importo massimo di 1800 euro frutto di un contratto di solidarietà, ormai esaurito. "Ora non so proprio come farò a continuare con i cicli antitumorali...".

L'assessore comunale Andrea Liberatore, uno dei primi ad occuparsi della vicenda, giudica la decisione della Asl "iniqua verso una persona che non riesce a sopravvivere. È il risultato di una sanità poco accorta. In passato sono stati concessi benefici a tutti, ora invece si negano quelli essenziali a chi ne ha bisogno".

Per il vescovo della diocesi di Sulmona, Angelo Spina, si tratta di "un grido di dolore, un grido di una persona sola che reclama il diritto alla vita e non alla morte". Ma anche la chiesa non è stata d'aiuto. La donna infatti si è rivolta anche al parroco del paese per cercare sostegno, senza ottenere risultati. Intanto in paese è scattata una raccolta fondi.

DIRITTO-OGGI
DONNA MALATA CHIEDE EUTANASIA: PEZZOPANE, MOBILITARE COSCIENZE
(AGI)- L’Aquila, 3 gen. - “La Provincia non ha competenze dirette in materia sanitaria o socio assistenziale, ma il caso della donna di Castel di Sangro che chiede una morte assistita perché le viene impedita una vita dignitosa chiama in causa tutte le coscienze, nessuna esclusa”. Lo afferma in una nota il Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane. ” “Angela - prosegue - e’ una donna forte ed intelligente che pur nelle continue difficoltà ha saputo andare avanti, facendosi bastare pochissimo. Conosciamo la sua storia e la Provincia e’ intervenuta in passato in un momento difficile della sua vita, per l’acquisto di una caldaia per la sua abitazione. La tremenda malattia che l’ha colpita aggrava una situazione già al limite, togliendole anche le sue personali risorse. Per questo, il minimo che possiamo fare e’ impegnarci per cercarle un lavoro compatibile con la sua situazione di salute, perché Angela non chiede elemosine, ma l’opportunità’ di rendersi autosufficiente. Nel contempo - prosegue Pezzopane -incalzeremo la ASL a riesaminare la richiesta di indennità di accompagnamento e a fare il possibile affinché, in quanto paziente indigente, le vengano facilitate le trasferte a Pescara per l’accesso alle cure chemioterapiche. E’ a dir poco astruso - secondo il Presidente della Provincia - che ad un paziente venga riconosciuto il 100% di invalidità ma non il diritto all’accompagnamento. E’ una logica disumana ed incomprensibile. Angela non e’ l’unico caso del genere, ma e’ ormai un caso simbolo che deve risvegliare la finalità sociale delle istituzioni che non possono essere solo burocrazia ed amministrazione. Mobiliteremo quei soggetti che hanno in capo gli strumenti per far fronte alle situazioni di disagio che con le previsioni economiche globali sembrano destinate ad aumentare. Alla Regione in particolare - conclude - chiediamo di istituire urgentemente un fondo di solidarietà per tale scopo e di definire in fretta chi guiderà il settore sociale e sanitario nella nuova giunta, per cercare tutti insieme delle correzioni ad un sistema sociale che permette che per Angela 250 euro siano una pensione e per pochi fortunati solo il costo di una bottiglia con cui brindare al nuovo anno”.(AGI)
Com/Plt

domenica, giugno 01, 2008

BRUNETTA E LA LOTTA AI FANNULLONI NELLA PA

IL MESSAGGERO PUBBLICA OGGI UNA LETTERA APERTA AL MINISTRO DA PARTE DI UN FUNZIONARIO CON TANTO DI NOME E COGNOME ED INCARICO. SI TRATTA DI UN CERTO SIG. UMBERTO FORTUNATI, FUNZIONARIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, PROPRIO NELLA FOSSA DEL LEONE.

BISOGNA RICONOSCERE AL FUNZIONARIO UN NOTEVOLE CORAGGIO NELL'ESPORSI IN QUESTO MODO COSÌ ECLATANTE E PUNGENTE NELLA SUA "DENUNCIA" ALLA COSIDDETTA EFFIMERA LOTTA AI “FANNULLONI” CHE IL SUO MINISTRO TENTA "SEMPLICISTICAMENTE" DI PORTARE AVANTI NELLA ASSOLUTA "IGNORANZA", NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI, OPPURE "COMPLICITÀ", NELLA PEGGIORE, DELLE “CAUSE” CHE STANNO EFFETTIVAMENTE ALLA BASE DI TALE FENOMENO.

I FANNULLONI SONO IL PRODOTTO DI UNA “CATTIVA” ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO LA CUI RESPONSABILITÀ RICADE PRINCIPALMENTE SUL SUO VERTICE DIRINGENZIALE A SCENDERE POI NELLA GERARCHIA.

LA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO DEVE PREVEDERE DEGLI OBIETTIVI PER TUTTI E SISTEMI DI CONTROLLO. A MONTE DEVE PURE CAMBIARE LA "CULTURA" E CIOÈ DEVE FINIRE IL SISTEMA DELLE "RACCOMANDAZIONI" SPECIALMENTE QUELLE "POLITICHE" E DEVE VALERE LA "COMPETENZA" E NON PIÙ IL "SERVILISMO" A CUI SIAMO ABITUATI ORMAI DA MOLTI LUSTRI.

INFINE CI VOGLIONO LEGGI E REGOLAMENTI SEMPLICI ED EFFICACI E NON IL MARASMA CHE ABBIAMO. SOPRATTUTTO CI VUOLE IL BUON ESEMPIO DAI POLITICI CHE HANNO INCARICHI ISTITUZIONALI.

ALTRO CHE FACILE, È UN COMPITO DIFFICILISSIMO. AUGURI AL MINISTRO PROFESSOR BRUNETTA.
Raffaele B.

ILMESSAGGERO
Lettera aperta al ministro Brunetta
31 maggio 2008

Grazie a Lei Professor Brunetta. Grazie perché, assieme alla immigrazione clandestina, alla emergenza rifiuti e alla riduzione in schiavitù delle prostitute albanesi, quella della pubblica amministrazione pare essere diventata una delle principali emergenze del Paese. Grazie, Signor Ministro, per avermi equiparato - nelle discussioni che ormai fanno i mass media - ad un traghettatore di poveri cristi, ad uno sfruttatore senza scrupoli, ad un crumiro al servizio della mafia o della camorra.

Eppure, dopo quasi trenta anni trascorsi, come molti, nella pubblica amministrazione, qualcosa ho imparato anche io e, tra l’altro, mi sono ormai convinto, come si suol dire, che la puzza (e l’esempio negativo) vengono quasi sempre dalla testa del pesce. Non ho mai seguito questi cattivi esempi e sono consapevole del fatto che molti sono come me, ed anche assai migliori. Vorrei sottolineare, Signor Ministro, che nulla si muove, nella pubblica amministrazione, se non in favore di chi appartenga a gruppi di potere, logge, loggette e consorterie varie, fino a ridurre coloro che assai spesso sono proprio i migliori ed i più meritevoli, a delle barche senza approdo e senza prospettiva.

Si parte, in questo, dalle cose più piccole e cioè dalla attribuzione di modeste posizioni di coordinamento, per procedere con la distribuzione dei permessi per parcheggiare veicoli e motoveicoli, per finire con l’ordine in cui sono indicati, negli uffici, i funzionari che occupano una determinata stanza: qui, in nome della ragion di Stato, l’amico del potente precederà, senza colpo ferire, il collega più anziano, più elevato in grado e con maggiore esperienza, in totale disprezzo di elementari principi. Consideriamo, poi, il caso in cui si tratti di andare in missione da qualche parte: l’amico del potente, anche se semplice archivista, alloggerà in alberghi di prim’ordine, mentre il funzionario, seppur apicale ma senza sponsor, si troverà a doversi accontentare di una misera topaia di quart’ordine.

Per non parlare poi del demansionamento, in virtù del quale il povero suddetto funzionario, apicale ma senza sponsor, potrà trovarsi a fare prevalentemente fotocopie, mentre l’amico del potente, circondato dall’apprezzamento e dal plauso generale, sarà libero di grattarsi la pancia teorizzando sui massimi sistemi. Ma il colmo dei colmi, Signor Ministro, è frutto di una personale esperienza: erano quasi le sette di sera ed ero ormai a casa, dopo otto ore di questo simpatico tran tran che molti si ostinano ancora a chiamare “lavoro” (in questo, forse, sono d’accordo con Lei).

Squillò il telefono e, non senza sorpresa, sentii dall’altro capo del filo la voce della mia dirigente dell’epoca. Pensai che fosse accaduto qualcosa di veramente grave! Fu grande la mia sorpresa quando la mia dirigente, con la voce più pacata e cordiale del mondo, mi chiese di ricordarmi, all’indomani, di assumere informazioni circa lo stato in cui si trovava la pratica riguardante il rinnovo del permesso di soggiorno della sua colf. Ebbene si… dopo trenta anni di servizio, giunto ormai al vertice della mia carriera, ero chiamato, in nome sempre della ragion di Stato, a pormi a disposizione di una badante. Con questo, Signor Ministro, La saluto cordialmente e Lei vorrà perdonarmi se, a seguito di questo ed altri episodi, mi sono ammalato di depressione e forse (sentendomi anche ormai bollato come un fannullone) non sarò in grado di soddisfare quegli obiettivi che Lei pone a sostegno della azione di rinnovamento di una pubblica amministrazione sempre più moderna ed al servizio del Paese. A meno che… qualcuno intenda…

Umberto Fortunati
funzionario della Presidenza del Consiglio dei Ministri

venerdì, ottobre 20, 2006

TAGLIO ALLA BUROCRAZIA DELLE CARTE

QUESTA SEMPLICE NOTIZIA È PASSATA SOTTO SILENZIO DEI MASS MEDIA AD ECCEZIONE DELLA STAMPA CUI RIPORTO QUI SOTTO L’ARTICOLO DELL’ANSA.
SOLO LE “NON NOTIZIE” NON VENGONO GRIDATE DAI TG PERCHÉ SI RITIENE NON INTERESSI A NESSUNO, MA QUESTA È UNA “VERA NOTIZIA” PER “DEFINIZIONE” PERCHÉ INTERESSA MILIONI DI PERSONE ALLE PRESE CON LA BUROCRAZIA E ALLO STESSO TEMPO “RIDUCE” DI 40 MILIONI DI EURO LE COSIDDETTE “SPESE INUTILI” DEL SISTEMA DI CUI TANTO CI SI LAMENTA.
POI PERÒ SI FA QUALCOSA DI CONCRETO SU QUESTO E LA NOTIZIA PASSA IN SORDINA, CURIOSO!
LA ON. TURCO SI È MESSA SULLA SCIA DELL’ON. BASSANINI CHE HA COMINCIATO CON LA INTRODUZIONE DELL’AUTOCERTIFICAZIONE PIÙ DI DIECI ANNI FA, BENE BISOGNEREBBE CONTINUARE COSÌ FINO ALLA ELIMINAZIONE DI TUTTE LE INUTILI CARTE CHE FANNO DEL NOSTRO PAESE IL PIÙ ARRETRATO E INEFFICIENTE D’EUROPA.
Raffaele B.


ANSA
Sanita': aboliti 5 mln certificati
Risparmio stimato in circa 40 milioni di euro
(ANSA) - ROMA, 19 ott - Stop, e per sempre, ai certificati inutili, grazie al ddl sulla semplificazione degli adempimenti amministrativi approvato oggi dal CdM. Il provvedimento, proposto dal ministro della Salute Turco, fa in modo che i cittadini non siano più obbligati a richiedere circa 5,5 mln di certificati. La misura comporterà un risparmio stimato per difetto in circa 40 mln di euro. Aboliti fra gli altri i certificati di idoneità al lavoro, di idoneità fisica alla pratica sportiva o di vaccinazione.