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domenica, febbraio 21, 2010

PROTEZIONE CIVILE E LA PROTESTA DEGLI AQUILANI

Cominciano a venire al pettine i 'nodi irrisolti' e per la verità neppure affrontati i problemi della città e della sua ricostruzione. Il fiato corto della propaganda mediatica del governo mostra così la 'corda' cui nemmeno i telegiornali che finora hanno taciuto su questo aspetto, riescono più a tacere.
http://www.youtube.com/watch?v=493Lm7LPQBc
cioccolatoevaniglia
21 febbraio 2010
Contestata troupe del Tg1: ''Scodinzolini!''

I media principali i TG (ad eccezione del TG3) e Mediaset e alcuni quotidiani di maggiore diffusione hanno dato un immagine completamente diversa dell’Aquila. La Protezione Civile si è occupata esclusivamente di fare le case nelle ‘new town’ (non per tutti ancora) e d’altronde si tratta di appalti milionari (fuori controllo) ai soliti costruttori-affaristi di 'corte' che ‘ridono’ delle disgrazie altrui nel motto: mors tua vita mea. Come le inchieste in corso stanno rivelando!

Sulla ricostruzione della città non si è ancora incominciato! Su questo aspetto si è taciuto ed è purtroppo molto grave perché per ricostruire il centro storico è cosa molto più difficile e richiede altissima qualità e professionalità, secondo me, sconosciuta a questi costruttori-affaristi, oltre ad ingenti risorse ‘indisponibili’ per questo governo.
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Infine se la città ‘muore’ cesseranno molte attività compresa l’università che è la risorsa maggiore. Di conseguenza molti saranno costretti a traslocare altrove per procacciarsi un reddito ed a lasciare le “nuove case” costruite in tempi record come 'strombazzate' con grande fragore propagandistico dai media sotto il controllo del governo e dallo stesso.

21 febbraio 2010
L'Aquila, mille chiavi per riaprire la città


L’emergenza delle case andava bene ma bisognava incominciare in parallelo anche la ricostruzione della città, ma è stato deciso di non farlo per motivi politici e mediatici e si è perso molto tempo.

Adesso i cittadini si sono stancati e cominciano ad aprire gli occhi ed agiscono. Capiscono che se non se ne occupano loro né il governo né la Protezione Civile lo farà nel modo che serve per far rivivere la città, ma solo per fare propaganda per guadagnare consensi e per consentire alla loro ‘corte’ illeciti guadagni milionari sulla loro pelle.

In “Presadiretta” su RaiTre di stasera 21-febbraio-2010 ore 21:30 andrà in onda “
La ricostruzione” che invito a vedere.
Raffaele B.

RAINEWS24
La protesta dell’Aquila
A dieci mesi di distanza dal sisma, il centro storico dell'Aquila è una città dimenticata, per la quale la parola ricostruzione è semplicemente impronunciabile. I cittadini hanno manifestato per chiedere interventi concreti, contestando il sindaco Cialente e il TG1 perchè - dicono- tratteggia una verità irreale. Enzo Cappucci, giornalista di Rainews24, racconta nel suo libro perchè il centro storico dell'aquila rischia di restare una città morta e perchè vengono contestate le scelte del Governo. Vi offriamo un'anteprima…
CONTINUA

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Riprendiamoci la città

mercoledì, febbraio 17, 2010

SCANDALO PROTEZIONE CIVILE – CHI RIDEVA È ALL’AQUILA

La notizia è fresca e viene riportata, al momento, solo dal quotidiano abruzzese ILCENTRO. Secondo questo giornale esiste una intercettazione di cui è venuto in possesso e che dimostra al di la di ogni ragionevole dubbio che “chi rideva del sisma dell’Aquila” lavora effettivamente nella città “smentendo” clamorosamente Gianni Letta che all’ANSA dichiara “indignato” che “nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l'avrà nella seconda”. E Bertolaso si dichiara ora perfino ‘vittima’.

Quindi, agli aquilani che hanno manifestato in questi giorni all’insegna del “noi non ridiamo” si aggiunge un ulteriore beffa perché chi “rideva” del sisma già lavora e lucra a L'Aquila, con buona pace di chi nel governo ‘indignato’ si è affrettato dire il contrario forse per ‘tenere’ buona la città.

Adesso il Procuratore dell'Aquila chiede gli atti dell’inchiesta sugli appalti (vedi
REUTERS) e vuole vederci chiaro.

Con le intercettazioni diventa difficile ed arduo continuare a ‘mentire’ senza cadere nel ridicolo. Se non ci fossero, tutto questo non sarebbe stato possibile. A noi non resta che vedere i prossimi sviluppi dell’inchiesta e se altri giornali e media pubblicheranno questa notizia.
Raffaele B.

In questo filmato da REPUBBLICA RADIOTV viene intervistato il direttore de ILCENTRO che conferma e arricchisce di dettagli di questa parte della vicenda.
kobrakhan74
17 febbraio 2010
Chi rideva del sisma lavora a L'Aquila
Le rivelazioni del quotidiano Il Centro che smentiscono le dichiarazioni di Gianni Letta. Il commento del direttore Luigi Vicinanza. Conduce Tiziana Testa

ANSA
Gianni Letta: speculatori non hanno mai messo piede all'Aquila
12 febbraio, 15:48

L'AQUILA - "Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore" rispetto a "quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell'Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l'avrà nella seconda". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, in occasione del premio innovazione di Finmeccanica a L'Aquila, aggiungendo che "questo grazie alla gestione oculata di Guido Bertolaso".

REUTERS
PERUGIA (Reuters) - Il procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, chiede ai magistrati fiorentini di avere accesso agli atti dell'inchiesta sui cosiddetti "grandi eventi", tra cui il G8 della Maddalena, per poter verificare l'esistenza di ipotesi di infiltrazioni mafiose negli appalti…CONTINUA

ILCENTRO
G8, l'inchiesta sul terremoto
Chi rideva del sisma lavora all’Aquila

Quelli che ridevano, la notte del terremoto, in Abruzzo ci sono stati e ci hanno lavorato. Dall’inchiesta sul G8 riemergono le intercettazioni che smentiscono le dichiarazioni di Gianni Letta. Piscicelli e altri imprenditori indagati operano nella ricostruzione. La toscana Btp sbarca in città grazie al consorzio Federico II di Barattelli, Marinelli e Vittorini
L'INTERCETTAZIONE
"Vinto il primo appalto, gli altri a breve. Ferie all'Aquila"
(All’articolo successivo oppure in web)
di Enrico Nardecchia
(17 febbraio 2010)

L’AQUILA. Ridevano e lavoravano, coronando il loro sogno. «Qua possiamo piglia’ quello che ci pare». «Qua c’è da fare per 10 anni». Le intercettazioni svelano che gli imprenditori-sciacalli non solo hanno riso nel letto, la notte del terremoto, ma hanno anche raggiunto l’obiettivo di prendere soldi, pubblici e privati, dalla grande torta degli affari della ricostruzione in Abruzzo. Il comizio di Gianni Letta («Nessuna di quelle persone e imprese ha messo mai piede all’Aquila e non hanno avuto e non avranno un euro») è di 5 giorni fa. Ma pare lontanissimo.
AL LAVORO. Sciacalli al lavoro nel cratere, nonostante quella che Letta ha definito «la gestione oculata di Bertolaso». Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’imprenditore che avrebbe riso la notte del terremoto parlando col cognato Pierfrancesco Gagliardi pensando agli affari che avrebbe potuto realizzare, tre giorni dopo il terremoto rincara la dose quando afferma che già gli sono stati chiesti «sei escavatori e venti camion». L’intercettazione è inserita nell’inchiesta di Firenze sui grandi appalti in cui Piscicelli è indagato.
FEDERICO II. Porta il nome del leggendario fondatore della città il consorzio attraverso il quale la toscana Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), i cui vertici sono indagati per i presunti rapporti di favore con il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per il quale si ipotizza la corruzione, ha messo radici in città. Il colosso dell’edilizia, tra i primi 10 in Italia, ha sposato i Barattelli (Ettore e Carlo), storici costruttori aquilani, e le imprese di Emidio Vittorini; Marinelli ed Equizi. Nomi, questi, estranei all’inchiesta fiorentina. Vittorini e Marinelli sono noti per il loro impegno nell’Aquila rugby. Battesimo del «Federico II» il 15 maggio. Un mese e 9 giorni dopo la catastrofe nasce un consorzio che «non ha fini di lucro» anche se è composto da società di capitali, e si prefigge «la promozione delle integrazioni e l’aggregazione tra i soggetti consorziati». Al di là dei propositi, il consorzio prende appalti pubblici e incarichi di natura privatistica. «Com’è facile immaginare», sostiene la Procura, «il terremoto ha momentaneamente spostato gli interessi dei soggetti coinvolti, tutti ben consapevoli che l’evento sismico potrà tradursi in commesse di lavori edili e, dunque, in profitti». Il consorzio avrebbe intascato, finora, circa 12 milioni dalla prima fase della ricostruzione. Ha lavorato alla costruzione di moduli scolastici provvisori; al restauro di alcuni alloggi della caserma Pasquali da destinare agli sfollati; alla messa in sicurezza (700mila euro) e al recupero di opere d’arte (578mila euro) nella sede della direzione generale della Cassa di risparmio della Provincia dell’A quila, in corso Vittorio Emanuele e a palazzo Branconi-Farinosi, di proprietà dell’istituto di credito, e già sede di rappresentanza della Regione. Barattelli è anche componente del Consiglio di amministrazione della Carispaq che ha confermato di aver affidato i lavori.
DI NARDO E I CASALESI. L’altro binario, inquietante, è quello che indaga sui rapporti tra imprese, funzionari pubblici ed esponenti del clan dei Casalesi. In un’indagine dei Ros il funzionario ministeriale Antonio Di Nardo, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma) viene descritto come «in rapporti» con esponenti della camorra. Di Nardo, dal Provveditorato Opere pubbliche con competenza su Lazio e Abruzzo, si sarebbe attivato con Piscicelli per «partecipare alle gare d’appalto».
SCUOLA DA 7 MILIONI. Scuola media Carducci, sede provvisoria al Torrione. Appalto da 7,3 milioni, la cifra più alta tra quelle destinate ai Musp. L’appalto è stato aggiudicato da un’associazione temporanea d’impresa Cmp-Btp-Vittorini Emidio costruzioni. Lotto 12, aggiudicato il 22 luglio. La sera stessa, il direttore tecnico-consigliere del consorzio Federico II, Liborio Fracassi, marsicano di Avezzano, 62 anni, scrive un sms a Riccardo Fusi della Btp. «Vinto il primo appalto. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila».

Dopo gli sciacalli gli avvoltoi?
Il commento di Giustino Parisse de ILCENTRO
Questi personaggi hanno tradito anche i giovani volontari

*** L'INTERCETTAZIONE ***
ILCENTRO
“Vinto il primo appalto, gli altri a breve. Ferie all'Aquila”
(17 febbraio 2010)
Telefonate tra referenti locali e imprese coinvolte: "Tanta roba"
L’AQUILA. «Primo appalto ok, ferie all’Aquila». Le risate proseguono via sms, quando l’imprenditore abruzzese comunica al suo corrispondente toscano che, sì, la prima bandierina è stata piazzata. E ora ne seguiranno delle altre. Tanto che le ferie toccherà passarle all’Aquila. Questi i contenuti di alcune intercettazioni inserite nel procedimento della procura di Firenze nell’inchiesta su appalti e corruzione. Imprenditori e funzionari pubblici parlano costantemente del sisma in Abruzzo e delle sue opportunità.«SEI ESCAVATORI». L’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli parla con il cognato Pierfrancesco Gagliardi. La telefonata è del 9 aprile.
Gagliardi: «...Senti un po’ ma... tu vuoi fare... un bel... un bell’ appalto sul lago di Garda... da 7 milioni... o è troppo lontano... è una rottura di c...»
Piscicelli: «... No... lascia perdere... mò c’é il terremoto da seguire...»
G.: «...Sì, giusto, bisogna concentrarsi lì...»

P.: «...Capito?»
G.: «...Perché lì partono a duemila all’ora adesso...»
P.: «...Ma già mi hanno chiamato a me...»
G.: «...ma veramente?»
P.: «...Sì, la prossima settimana devo dare sei escavatori... venti camion...»
G.: «...Li devi dare...?»
P.: «...Sì...»
G.: «...così...»
P.: «...Sì così funziona nelle emergenze... tutto in economia...»
G.: «...Ah!...glieli dai e poi dopo si fa in economia... cioè tot ore, tot al giorno...»
P.: «...Sì...sì, sì...»
G.: «...Ah...»
P.: «...Questo per le emergenze...»
G.: «...Uhm, uhm... certo lì adesso ci fanno carne da porco lì...»
P.: «...Eh là c’è da ricostruire dieci anni...».
DI NARDO. Il 16 aprile il funzionario ministeriale Antonio Di Nardo informa l’imprenditore Piscicelli che un incontro con Denis Verdini coordinatore Pdl si può organizzare al Circolo della caccia in piazza Fontanella Borghese, a Roma, per restare al riparo da occhi indiscreti.
Di Nardo: «...Senti io penso martedì facciamo quell’incontro... quello con Denis... con questo però andiamo al Circolo o no... hai detto così?... non vuole gente che vede...».
Piscicelli: «E allora ce ne andiamo al Circolo... noi tre».
SMS: FERIE ALL’AQUILA. Questa l’intercettazione dell’sms che Liborio Fracassi, di Avezzano, direttore tecnico del consorzio «Federico II», il 22 luglio 2009 spedisce all’ indagato Riccardo Fusi presidente della toscana Btp: «Abbiamo vinto il primo appalto: una scuola per 7,3 milioni da consegnare chiavi in mano il 10 settembre. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila».«LÌ TI CONOSCONO».

Fra i politici in contatto con Fusi c’è anche Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale della Toscana, che subito dopo una visita all’Aquila, il 16 luglio, nella quale consegna 500mila euro della sua Regione a Gianni Chiodi, chiama al telefono l’imprenditore.
Nencini: «Ascolta bello sto venendo via ora dall’Aquila... ho parlato di te... ma lì sei conosciuto...».
Fusi: «Sono conosciuto però murano quegli altri, capito... sì. sì... ma se tu ci metti le mani te è meglio».
Nencini fa capire che s’impegnerà per promuovere un incontro.«TANTA ROBA». Ecco il contenuto di un colloquio tra Liborio Fracassi (Consorzio Federico II) e l’i mprenditore toscano Riccardo Fusi considerato, insieme a Piscicelli e a Vincenzo Di Nardo, tra i «favoriti» del coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini. I due parlano dei lavori all’Aquila e in particolare negli immobili Carispaq.
Fusi: «Scusi, si è visto con quella persona di Vasto?».
Fracassi: «Sì, sono andato, l’ho incontrato, l’ho sentito, ma era impegnato con le elezioni e l’ho richiamato».
Fusi: «Va bene, ma lì come va?».
Fracassi: «Bene benissimo dico no bene, benissimo».
Fusi: «Ah».
Fracassi: «Già gliel’ho detto. L’ingegnere Marchetti ci ha firmato il nulla osta». Fusi: «Eh». Fracassi: «Stiamo già preparando tutti i preventivi adesso con la banca. Per cui abbiamo predisposto un po’ tutto... venerdì prossimo il consiglio d’amministrazione ci dà il via a fare sia l’opera dentro a palazzo Branconio che è quella della messa in salvaguardia di tutti i monumenti dentro a quel palazzo tutti affreschi, tutti decori... poi tutti i ponteggi sia del palazzo della banca sia del palazzo Branconio».
Fusi: «La perdo, va via la voce».
Fracassi: «Comunque c’è tanta roba. Stiamo facendo tanta roba».
Fusi: «Bravo».

sabato, febbraio 13, 2010

SCANDALO ALLA PROTEZIONE CIVILE

Invito a seguire il video TG3 qui sotto sulle “Intercettazioni Choc” che fornisce un quadro completo, a mio avviso, dell’intera vicenda fino a questo momento sullo scandalo che riguarda la Protezione Civile. Il servizio da spazio a tutte le voci comprese quelle degli inquisiti.
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Finora non si può sapere se Bertolaso sia colpevole, anzi spero per lui che non lo sia. Ma non si può accettare il sistema di corruzione, di appalti, di benefici che gravita intorno a lui. Allora i casi sono due o lo sapeva e allora è connivente oppure non lo sapeva e allora è un'incapace che non si è accorto di quello che accadeva sotto il suo naso. Il totale asservimento di una istituzione pubblica ad interessi privati di alcuni! Ma vediamo il video.
*** Video TG3 ***
Giustizia168
13 febbraio 2010
INTERCETTAZIONI CHOC - INCHIESTA PROTEZIONE CIVILE – BERTOLASO
Lavori alla Maddalena per il G8 costo totale € 600.000.000 alla faccia della crisi.. vedi da 4:02

Bertolaso dice: ”Non ho tradito gli italiani, morirei per dimostrarlo!". Allora che aspetta Bertolaso a “dimostrarlo” difendendosi nel processo e non dal processo come fa Berlusconi che attacca i magistrati dicendo “che dovrebbero vergognarsi”. Perché dovrebbero? I magistrati fanno il loro “lavoro”. Poi questo magistrato Roberto Lupo della procura di Firenze è lo stesso che aveva “assolto” Mediaset sul Lodo Mondadori, e il Cavaliere non può dire che anche questi è un'altra toga rossa politicizzata che lo “discrimina”.

L’unico modo che ha Bertolaso per farlo è quello intanto di 'dimettersi' e poi 'difendersi' all’interno del processo come un comune cittadino. Con le dimissioni irrevocabili egli restituirebbe alla istituzione della Protezione Civile l'alta reputazione rappresentata dai suoi compiti e dalle molte persone per bene e volontari che vi lavorano con grande serietà e senso di responsabilità.

Se invece al contrario Bertolaso non lo fa, seguendo i suggerimenti del Cavaliere e della sua maggioranza, compatti a difenderlo dalla giustizia come fosse al di sopra delle leggi (vedi Berlusconi) ‘difendendosi’ in TV e nei giornali, allora non va bene e a nulla valgono le ‘solenni frasi’ e ‘nuove promesse’ di riparare a certi errori, per scacciare i dubbi su di lui e sull’intera istituzione che opera, ricordiamolo, al di fuori di tutte le regole e controlli, quindi con un enorme potere!

Le accuse, le intercettazioni, tutto il quadro di prove ed indizi e con le prime ammissioni di Bertolaso che “non si occupa direttamente degli appalti” e che “ha riposto fiducia in persone che non lo meritavano” lo mette in una posizione molto difficile perché allora di che cosa si deve occupare? Specialmente ora che il Governo si appresta a trasformare la Protezione Civile in una S.p.A. Cosa grave cui anche parte della maggioranza comincia a prenderne le distanze.

Infine, una chicca: riguarda la ‘smentita farsa’ sulle risate di Piscicelli apparsa sull’
ANSA. Una smentita che non smentisce nulla, anzi conferma!
Raffaele B.

ANSA
Piscicelli si scusa: non ridevo sul terremoto (LA SMENTITA FARSA CHE NON SMENTISCE)
13 febbraio, 11:11
ROMA - "Non ridevo, ho solo detto vabbuo". Si difende così Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'imprenditore intercettato al telefono mentre parlava degli affari possibili subito dopo il terremoto dell'Aquila. In alcuni colloqui con i quotidiani l'imprenditore afferma che è stato il cognato a pronunciare la frase "alle tre e mezza ridevo nel letto" riferita al terremoto e che lui era "inorridito". "Quell'uomo - dice - è la metastasi della mia vita. I carabinieri devono aver fatto confusione"."Ho la coscienza a posto" ha ribadito intanto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, indagato nell'inchiesta che ha portato in carcere il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, l'imprenditore Diego Anemone e Fabio De Santis. Per Bertolaso se un errore c'é stato è quello di "un eccesso di fiducia" e di non "essere stato in grado di controllare tutto".

COMMENTI
TV - REPUBBLICA
Caso Bertolaso, il commento di Ezio Mauro del 12 febbraio 2010

Il direttore di Repubblica sullo scandalo che ha investito la Protezione civile: "Non si può liquidare con le promesse"

CORRIERE DELLA SERA
Appalti, soldi, feste e massaggi. Il caso Bertolaso tra certezze e dubbi
Di Lorenzo Salvia 13 del febbraio 2010

LA REPUBBLICA
La difesa fragile del Grande Capo che sapeva tutto
di GIUSEPPE D'AVANZO del 13 febbraio 2010

mercoledì, ottobre 14, 2009

IL CAVALIERE E IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

È fatta, il Premier annuncia l’inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera faraonica per dicembre-gennaio prossimi. Un opera che presenta grandi ostacoli di natura sia geologica (vedi sotto il filmato censurato) che economica (leggi sotto ‘WWF Impossibile aprire il cantiere) e che non trova alcuna ragione logica che ne giustifichi la realizzazione.

FILMATO CENSURATO *** FATE GIRARE ***
717399
09 ottobre 2009
Guardate che razza di casino vogliono fare col ponte sullo stretto
Un video che sputtana i nostri governanti sull'affare del ponte sullo stretto fate girare il video è importante.

A monte e a valle del ponte vi sono strutture stradali e ferroviarie obsolete e fatiscenti, quindi nulla. Diventerebbe la classica ‘cattedrale nel deserto’ destinata a non recuperare mai le enormi ‘spese’ che di fatto si tradurranno in un ulteriore ‘debito pubblico’ a carico di tutti i cittadini.

Inoltre, viene detto, l'emergenza alluvione a Messina non è ancora finita, Bertolaso ha sottolineato come la priorità per la Sicilia e il Mezzogiorno sia la messa in sicurezza del territorio, non il ponte di Messina.

Solo la mania di grandezza di un Capo di Governo e dei suoi sostenitori-complici può spiegare un tale accanimento che punta solo ed esclusivamente alla ‘valenza simbolica’ del ponte che ‘unisce’ il Paese.

Vi sono però ora altre ed urgenti ‘priorità’ per il Sud per le quali bisogna concentrarsi con il massimo sforzo e il massimo delle risorse cui però il Governo non predispone che di briciole. In questo modo non si supererà mai il divario strutturale che Berlusconi tanto ‘promette’ di voler raggiungere!

A chi servirà veramente il ponte di Messina?
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
UNA NOTA ELENCA LE RAGIONI CHE OSTACOLANO L'INIZIO DELLA COSTRUZIONE DEL PONTE
Il Wwf: «Impossibile aprire il cantiere»
14 ottobre 2009
Non esiste un progetto esecutivo che consenta di dare il via ai lavori e mancano anche le risorse finanziarie

MILANO - Secondo il Wwf Italia la
dichiarazione sull’apertura dei cantieri del ponte sullo Stretto di Messina tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 non è realistica. Per tre ragioni, elencate in una nota dell'associazione ambientalista:
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1. Non esiste ad oggi non solo un progetto esecutivo che consenta di aprire i cantieri del ponte, ma nemmeno il progetto definitivo che serve a completare la procedura di valutazione di impatto ambientale.
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2. Il Governo non ha risorse per realizzare il ponte: ad oggi ha deciso di immobilizzare, con la Delibera CIPE del 6 marzo scorso, 1,3 miliardi di euro (per un’opera come il ponte che costa 5 volte di più: 6,3 miliardi di euro); fondi che in realtà non sono immediatamente disponibili ma saranno centellinati di anno in anno dal CIPE, come stabilito dall’ultimo decreto anticrisi (decreto legge n. 185/2008).
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3. Si devono ancora rivedere e aggiornare i valori dell’offerta del General Contractor (GC) e le convenzioni tra la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA e il GC capeggiato da Impregilo, come ammesso anche dallo stesso ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteoli nell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013, visto che il GC ha vinto la gara sulle progettazioni definitiva ed esecutiva e la realizzazione del ponte e delle opere connesse, sulla base di un maxiribasso che stimava il costo dell’opera (valutato oggi dal Servizio studi della Camera dei Deputati 6, 3 miliardi di euro, all’aprile 2009) 3,9 miliardi di euro.

«Non vorremmo che pur di aprire un qualche cantiere, si spacciasse la realizzazione della bretellina ferroviaria di Cannitello (1-2 km di linea) in Calabria, opera connessa al ponte, come l’inizio dei lavoridichiara il Wwf -. Sarebbe una beffa che in qualche modo tende a nascondere il danno già fatto a Calabria e Sicilia dirottando 1,3 miliardi di euro di Fondi FAS destinati al Sud ad un’opera, irrealizzabile per vincoli tecnici, economico-finanziari ed ambientali, invece che destinarli al risanamento del territorio».

CORRIERE DELLA SERA
L'OPPOSIZIONE INSORGE: «IL SUD HA ALTRE PRIORITÀ, EMERGENZA ALLUVIONE NON È FINITA»
«Al via a dicembre i lavori per il Ponte»
14 ottobre 2009
L'annuncio di Berlusconi a margine del piano di rilancio degli aeroporti. E su Alitalia: «Una sfida quasi vinta»

ROMA - «A dicembre, massimo gennaio, inizieremo la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina». Lo annuncia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi partecipando all’iniziativa «Due hub», ovvero i piani di investimento per Malpensa e Fiumicino, presentata a Villa Madama dalle società che gestiscono i due scali, Sea e Adr.

«ALITALIA VERSO GESTIONE POSITIVA» - Quanto allo sviluppo del sistema aeroportuale italiano, Berlusconi ha sottolineato che «da parte del governo c'è l'impegno a garantire le infrastrutture di collegamento con gli aeroporti». Inoltre, «c'è l'impegno per Milano affinché le infrastrutture siano pronte per il 2015 quando sarà la vetrina dell'Italia in tutto il mondo». Il capo del governo ha poi commentato la situazione di Alitalia, definendola una compagnia «sicuramente avviata verso una gestione positiva che premia il coraggio di imprenditori che hanno saputo rischiare». «Siamo riusciti - ha sottolineato in particolare - a far restare l'Alitalia nelle nostre mani. La sfida sta per essere vinta, ho visto i risultati di Alitalia a ottobre e ci stiamo avviando verso una gestione positiva, che conferma la giustezza del progetto e premia il coraggio degli imprenditori che hanno saputo rischiare».

DEBITO PUBBLICO E INVESTIMENTI - Dobbiamo fare i conti con il debito pubblico, ha detto ancora il premier, «ma questa eredità non deve impedirci di innovare e di rimuovere gli ostacoli e non deve impedirci di stimolare investimenti pubblici e privati verso ciò che è più urgente». «Il nostro Paese - dice Berlusconi - si deve svegliare da un lungo sonno che lo ha portato anche ad avere condizioni di bilancio negative». L'obiettivo è «superare il gap infrastrutturale, della logistica e della mobilità, una strettoia che ha finora impedito di sfruttare appieno le ricchezze dell'Italia».

PD: «SUD HA ALTRE PRIORITÀ» - Per la realizzazione del ponte sullo Stretto Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina e commissario per la realizzazione dell'opera, ha detto che «entro il 2010 partirà il cantiere principale», ma prima sarà spostata la linea ferroviaria a Villa San Giovanni. «Per questa prima fase ci sono circa 30 milioni di euro disponibili - ha spiegato -, e sono previste altre opere a terra anche in Sicilia». Un annuncio, quello dell'inizio dei lavori, che scatena la condanna unanime dell'opposizione. Il segretario del Pd Dario Franceschini: «È veramente una presa in giro inqualificabile proporre un'opera faraonica mentre pochi giorni fa le case sono cadute sotto la frana a Messina. Si metta in campo un grande piano di manutenzione delle scuole italiane che cadono a pezzi». E Sergio D'Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd: «È davvero singolare che l'ennesimo proclama di Berlusconi sul ponte sia arrivato proprio nel giorno in cui l'associazione dei costruttori denuncia il totale azzeramento dei fondi per l'Anas. Le poche risorse a disposizione vanno concentrate su obiettivi prioritari, come un piano di risanamento delle aree a rischio idrogeologico». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: «L'emergenza alluvione a Messina non è ancora finita, Bertolaso ha sottolineato come la priorità per la Sicilia e il Mezzogiorno sia la messa in sicurezza del territorio, non il ponte di Messina».

«OPERA CONTRO IL BUON SENSO» - Il presidente dell'Idv al Senato Felice Belisario parla di «un'opera faraonica contro il buon senso, assolutamente non prioritaria per il Sud che in realtà ha bisogno di ben altre infrastrutture. Sarà una cattedrale nel deserto che collegherà il nulla con il nulla». Secondo il presidente dei senatori dell'Udc Gianpiero D'Alia «parlare del ponte oggi è pura follia. I morti di Messina devono farci capire che è necessario, prima di ogni altra cosa, mettere in sicurezza il territorio. Per questo ci vogliono tante risorse, anche quelle che sono state stanziate per il ponte». Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Berlusconi vuole sperperare i soldi dei cittadini italiani mentre la vera priorità dell'Italia e del Sud sono le infrastrutture da sempre inesistenti. Con i 7 miliardi di euro che servono per un'opera inutile e dannosa in Italia si sarebbero potuti costruire ben 80 chilometri di metropolitane e acquistare 27mila autobus ecologici. Ossia rivoluzionare il traffico nelle nostre città». Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del Pdci: «Berlusconi troverà un muro di persone a sbarrargli la strada, determinate a difendere il loro territorio da mostri di cemento inutili, dannosi e pericolosi».

giovedì, maggio 07, 2009

SISMA ABRUZZO - FUMOSO DECRETO PER LA RICOSTRUZIONE

Con le parole d'ordine di "100% Ricostruzione, 100% Trasparenza e 100% Partecipazione", le varie associazioni abruzzesi intendono mobilitare i cittadini e le istituzioni locali a sollecitare il Governo a correggere in modo significativo il decreto per la ricostruzione, per dare certezze con veri ed effettivi finanziamenti sufficienti per le necessità, tempi certi e rapidi.

BLKROLAND
06 maggio 2009
Comitato, Associazione, Ricostruiamo L'Aquila, Collettivo99, 3e32, Repubblica tv
Mercoledì 4 maggio 2009, alle ore 11.00, è andata in onda su REPUBBLICA TV una intervista con l'Associazione avente ad oggetto il contenuto del Decreto Abruzzo.

Il decreto infatti non solo non prevede copertura al 100% dei costi di ricostruzione mettendo a rischio la rinascita della città dell'Aquila e degli altri paesi duramente colpiti, ma anche l'aleatoria e ingiusta provenienza dei finanziamenti. La maggior parte di essi proverrebbero dai fondi Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate), soldi necessari per altre emergenze e una caterva di giochi e lotterie gratta e vinci. In altre parole i soldi verrebbero presi dai "poveri" e non dai "ricchi". Una ricostruzione finanziata dai "poveri" poiché tali sono le aree sottoutilizzate alias sottosviluppate, e tali sono chi tenta la fortuna al gioco.

Tutto il finanziamento è poi diluito in 23 anni (sic). Dulcis in fundo ci sarebbe una possibilità di ricorso alla evasione qualora i soldi non dovessero essere sufficienti. Tutto questo “stride” contro la necessità di tempi e finanziamenti certi. Ci sono poi i problemi legati all'utilizzo di questo fiume di soldi con la criminalità organizzata in agguato e le immancabili corruzioni a cui siamo purtroppo abituati.

Si è insomma di fronte ad un “fumoso”
decreto la cui funzione sembra essere mediatica e di annuncio solo per ottenere consensi e niente più. Questo la dice lunga sulla reale volontà del Governo di affrontare e risolvere il problema della ricostruzione.

Se non si riuscirà a modificare il decreto si rischierà un altro Belice, una diaspora o un accampamento definitivo per chi resta. Il G8 potrà fare ben poco se le cose resteranno così, anzi sarà solo d'intralcio all'azione degli operatori della protezione civile impegnati ad alleviare i terremotati, dovranno pensare anche alle migliaia di persone che il G8 attirerà. Servirà solo come cassa di risonanza per il Governo e il suo Capo (che tanto ha insistito) di spostarlo dalla Maddalena (Sardegna) dove i preparativi erano a buon punto con notevole disappunto dei sardi che avevamo creduto alle promesse del Cavaliere.
Raffaele B.

REPUBBLICA
I trucchi del "decreto abracadabra"
ricostruzione diluita in 23 anni

IL RETROSCENA. Il contributo statale effettivo per ogni famiglia non sarà di 150 mila euro, ma di un terzo. Fondi "virtuali" e stanziamenti basati su previsioni di incassi crescenti delle lotterie
di MASSIMO GIANNINI
7 maggio 2009

Impegni solenni, progetti altisonanti. Garantiti dalle solide certezze del presidente del Consiglio. Ma se scorri il testo del provvedimento, ti accorgi che lì dentro di veramente solido c'è poco e niente.

Tutto balla, in quello che è già stato ribattezzato il "Decreto Abracadabra". Le cifre, innanzitutto. Dopo il Consiglio dei ministri straordinario del 23 aprile, Berlusconi e Tremonti avevano annunciato uno stanziamento di 8 miliardi per la ricostruzione dell'Abruzzo: 1,5 per le spese correnti e 6,5 in conto capitale. A leggere il decreto 39, si scopre che lo stanziamento è molto inferiore, 5,8 miliardi, ed è spalmato tra il 2009 e il 2032. Di questi fondi, 1,152 miliardi sarebbero disponibili quest'anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011, 468 nel 2012, e via decrescendo, con pochi spiccioli, per i prossimi 23 anni. Da dove arrivano queste soldi? Il governo ha spiegato poco. Il premier, ancora una volta, ha rivendicato il merito di "non aver messo le mani nelle tasche degli italiani". Il ministro dell'Economia si è fregiato di aver reperito le risorse "senza aumentare le accise su benzina e sigarette, senza aumenti di tasse, ma spostando i fondi da una voce all'altra del bilancio".

Il "Decreto Abracadabra" non aiuta a capire. Il capitolo "Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria" dice ancora meno. Una prima, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 12, intitolato "Norme di carattere fiscale in materia di giochi") è che la ricostruzione in Abruzzo sarà davvero un terno al lotto: 500 milioni di fondi dovranno arrivare, entro 60 giorni dal varo del decreto, dall'indizione di "nuove lotterie ad estrazione istantanea", "ulteriori modalità di gioco del Lotto", nuove forme di "scommesse a distanza a quota fissa". E così via, giocando sulla pelle dei terremotati. Un "gioco" che non piace nemmeno agli esperti del Servizio Studi del Senato: "La previsione di una crescita del volume di entrate per l'anno in corso identica (500 milioni di euro) a quella prevista a regime per gli anni successivi - si legge nella relazione tecnica al decreto – potrebbe risultare in qualche modo problematica".

Una seconda, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 14, intitolato "Ulteriori disposizioni finanziarie") è che altre risorse, tra i 2 e i 4 miliardi di qui al 2013, dovranno essere attinte al Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, che dalla Finanziaria in poi è diventato un vero Pozzo di San Patrizio, dal quale il governo pompa denaro per ogni emergenza, senza che si capisca più qual è la sua vera dotazione strutturale. E questo è tutto. Per il resto, la copertura finanziaria disposta dal decreto è affidata a fonti generiche e fondi imprecisati: dai soldi dell'Istituto per la promozione industriale (trasferiti alla Protezione civile per "garantire l'acquisto da parte delle famiglie di mobili ad uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché di apparecchi televisivi e computer") al trasferimento agli enti locali dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.

A completare il gioco di prestigio contabile, non poteva mancare il solito, audace colpo a effetto, caro ai governi di questi ultimi anni: altri fondi (lo dice enfaticamente il comma 4 dell'articolo 14) potranno essere reperiti grazie alle "maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, anche internazionale, derivanti da futuri provvedimenti legislativi". Insomma, entrate scritte sull'acqua. A futura memoria. E a sicura amnesia.

Ma non è solo l'erraticità dei numeri, che spaventa e preoccupa nel "Pacchetto Ricostruzione". A parte gli interventi d'emergenza, ci sono altri due fronti aperti e dolenti per le popolazioni locali. Un fronte riguarda l'edificazione delle case provvisorie ("a durevole utilizzazione", secondo la stravagante formula del decreto) che dovrebbero garantire un tetto ad almeno 13 mila famiglie, pari a un totale di 73 mila senza tetto attualmente accampati nelle tendopoli. I fondi previsti per questi alloggi (nessuno ancora sa se di lamiera, di legno o muratura) ammonterebbero a circa 700 milioni. Ma 400 risultano spendibili quest'anno, 300 l'anno prossimo.

Questo, a dispetto del giuramento solenne rinnovato dal Cavaliere a "Porta a Porta" di due giorni fa, fa pensare che l'impegno di una "casetta" a tutti gli sfollati entro ottobre, o comunque prima del gelo invernale, andrà inevaso. Quasi la metà di loro (secondo il timing implicito nella ripartizione biennale dei fondi) avrà un tetto non prima della primavera del prossimo anno.

Un altro fronte, persino più allarmante, riguarda la ricostruzione delle case distrutte. Il governo ha annunciato "un contributo pubblico fino a 150 mila euro (80 mila per la ristrutturazione di immobili già esistenti), a condizione che le opere siano realizzate nel rispetto della normativa antisismica".

Basterà presentare le fatture relative all'opera da realizzare, e a tutto il resto penserà Fintecna, società pubblica controllata dal Tesoro, che regolerà i rapporti con le banche. Detta così sembra facilissima. Il problema è che quei 150 mila euro nel decreto non ci sono affatto. Risultano solo dalle schede tecniche che accompagnano il provvedimento. E dunque, sul piano legislativo, ancora non esistono. Non basta. Sul totale dei 150 mila euro, il contributo statale effettivo sarà pari solo a 50 mila euro. Altri 50 mila saranno concessi sotto forma di credito d'imposta (dunque sarà un risparmio su somme da versare in futuro, non una somma incassata oggi da chi ne ha bisogno) e altri 50 mila saranno erogati attraverso un mutuo agevolato, sempre a carico della famiglia che deve ricostruire, che dunque potrà farlo solo se ha già risparmi pre-esistenti. Se questo è lo schema, al contrario di quanto è accaduto per i terremoti dell'Umbria e del Friuli, i terremotati d'Abruzzo non avranno nessuna nuova casa ricostruita con contributo a fondo perduto. Anche perché nelle schede tecniche del decreto quei 150 mila euro sono intesi come "limite massimo" dell'erogazione. Ciò significa che lo Stato declina l'impegno a finanziare la copertura al 100% del valore dell'appartamento da riedificare.

Nel "Decreto Abracadabra", per ora, niente è ciò che appare. Man mano che si squarcia la cortina fumogena della propaganda, se ne cominciano ad accorgere non solo i "soliti comunisti-sfascisti" dell'opposizione come Pierluigi Bersani (che accusa l'esecutivo di trattare gli aquilani come "terremotati di serie B"), ma anche amministratori locali come Stefania Pezzopane, o perfino presidenti di Confindustria come Emma Marcegaglia, che l'altro ieri a L'Aquila ha ripetuto "qui servono soldi veri". C'è un obbligo morale, di verità e di responsabilità, al quale il governo non può sfuggire. Lo deve agli abruzzesi che soffrono, e a tutti gli italiani che giudicano. L'epicentro di una tragedia umana non può essere solo il palcoscenico di una commedia politica.

mercoledì, ottobre 11, 2006

IL PONTE SULLO STRETTO – STOP ALLA MEGAOPERA

IL TANTO SBANDIERATO PONTE NON SI FARÀ ALMENO PER ORA PERCHÉ È EVIDENTE CHE NON È PRIORITARIO, NON LO È MAI STATO. UN GIORNO FORSE LO DIVENTERÀ MA DOPO CHE SARANNO STATE REALIZZATE TUTTE LE INFRASTRUTTURE DI CUI LA SICILIA E LA CALABRIA SONO ENDEMICAMENTE CARENTI DA SEMPRE. PER CITARNE ALCUNE: FERROVIE, AUTOSTRADE E STRADE E NON SOLO…E INVECE QUEI SOLDI SERVIRANNO PROPRIO PER QUESTE OPERE.
A COSA SAREBBE SERVITO UN MAGNIFICO PONTE SE A MONTE E A VALLE NON C’È NULLA? E POI QUANTO SAREBBE COSTATO IL PEDAGGIO? LA MEGAOPERA SAREBBE STATA SOLO INUTILE E UN GROSSO ONERE PER LO STATO, CIOÈ PER TUTTI. ERA SOLO UNA BANDIERA DEMAGOGICA SVENTOLATA DAL GOVERNO BERLUSCONI NON CERTO PREOCCUPATO PER I MAGGIORI ONERI PER LO STATO GIÀ MOLTO GRAVIDO E NEMMENO PER I GRAVI RISCHI DI INFILTRAZIONI MAFIOSE. IL VOTO DELLA CAMERA SALVA IL VERO INTERESSE DEL SUD E DEI SUOI CITTADINI. BENE!
Raffaele B.


ANSA
Camera, stop a Ponte sullo Stretto
Priorita' e' il completamento della Salerno-Reggio Calabria
2006-10-11 13:34

(ANSA) - ROMA, 11 OTT - Con 272 voti favorevoli e 234 contrari, la Camera ha approvato la mozione del centrosinistra che 'stoppa' il ponte sullo stretto. La mozione giudica 'non prioritaria' la costruzione del ponte e impegna il governo a realizzare altri interventi per il miglioramento della viabilita' nel Mezzogiorno: in particolare il completamento della Salerno-Reggio Calabria e il miglioramento della rete autostradale siciliana. Bocciate le due risoluzioni di FI e Udc.


LAGAZZETTADELMEZZOGIORNO
A Montecitorio “crolla” il ponte sullo Stretto
11/10/2006
Bloccato dalla maggioranza della Camera dei deputati il progetto dell’opera edilizia che avrebbe dovuto unire la Penisola alla Sicilia, nella zona di Messina. Affonda il “sogno” del precedente governo di centrodestra (guidato da Silvio Berlusconi) con 272 voti contro 234. La Cdl infuriata, esultano i partiti “ambientalisti”. La Lega Nord si è astenuta
Il ponte sullo Stretto di Messina non si farà, almeno per ora. È questo il senso della risoluzione approvata dalla Camera sulla quale sono confluiti i voti dei contrari ad oltranza, come Verdi e Prc, e quelli di chi invece, pur favorevole o almeno disponibile, ritiene che si debba dare priorità ad altre opere. Un voto accolto, invece, dalle proteste dell’opposizione che (con l’eccezione della Lega, astenuta), contesta una decisione considerata il frutto dei veti incrociati nell’Unione e del cedimento dei moderati ai radicali...CONTINUA

mercoledì, dicembre 07, 2005

SINDROME DELL’ACCERCHIAMENTO

LA VICEPRESIDENTE DEI DEPUTATI DI “FORZA ITALIA” ISABELLA BERTOLINI “DENUNCIA” LA DOPPIEZZA DI PRODI E LA MANOVRA PROPAGANDISTICA CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI NELLE MANIFESTAZIONI DI PROTESTA E DI IMPEDIMENTO ALLA COSTRUZIONE DELLA GALLERIA DELLA TAV DA PARTE DEI MANIFESTANTI DELLA VAL DI SUSA.

LA SIGNORA HA “INVOLONTARIAMENTE” RAGIONE QUANDO DICE CHE SE CI FOSSE STATO IL CENTROSINISTRA AL GOVERNO NON CI SAREBBE STATA LA PROTESTA, MA SOLAMENTE PERCHÉ PRODI AVREBBE AGITO IN MODO DIVERSO NEL RISPETTO DELLE POPOLAZIONI DEL LUOGO. COSA CHE IL GOVERNO BERLUSCONI NON HA FATTO E NON FA, ANZI HA MANDATO I PLOTONI CON I MANGANELLI.  L’OSSERVATORIO ISTITUITO ERA TARDIVO E INSUFFICIENTE. UNA PRESA IN GIRO PER QUELLA GENTE!

INOLTRE COSA NON SECONDARIA, LA SIGNORA DOVREBBE SAPERE CHE I MANIFESTANTI NON SONO TUTTI DI SINISTRA. IL GRADO DI PARTECIPAZIONE È ALTISSIMO E COINVOLGE TUTTA LA POPOLAZIONE DELL’AREA IN MODO CHIARAMENTE TRASVERSALE. QUINDI NON PUÒ ESSERE UNA MANOVRA ORCHESTRATA DALLA SINISTRA.

IN REALTÀ CHI DIMOSTRA DI NON SAPER GOVERNARE QUI È PROPRIO IL SUO GOVERNO! ED È PROPRIO IL SUO “VITTIMISMO” NELLA SINDROME  DELL’ACCERCHIAMENTO CHE QUI LO DIMOSTRA IN MODO ECLATANTE!
Raffaele


TAV/ BERTOLINI: PRODI BIFRONTE, GIOCA NEL TORBIDO
"Ipocrisia e squallore politico, l'Unione mistifica"
07-12-2005 12:36

Roma, 7 dic. (Apcom) - "Il professore bifronte, dopo aver approvato la Tav, appoggia di fatto chi fa le barricate. Gioca nel torbido". Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, non ha dubbi: sulla Tav c'è "un' operazione di mistificazione dell'Unione, firmata Prodi e compagni".

"La verità - dichiara Bertolini - è che se al governo ci fosse stato il centro sinistra non ci sarebbe stata nessuna protesta. Si tratta dell'ennesima manovra propagandistica contro il Governo Berlusconi. I polveroni sollevati dalla sinistra ieri sono inqualificabili ed incivili. Come gli attacchi al ministro dell'Interno che solo ha tutelato la legalità. Prodi e company hanno messo in luce la loro doppiezza, ipocrisia e squallore politico".

"Prima i governi ulivisti - prosegue l'esponente azzurra - hanno firmato i protocolli d'intesa per la realizzazione della Torino-Lione, ed ora il professore bifronte, dopo aver approvato la Tav, appoggia di fatto chi fa le barricate. Gioca nel torbido. Per essere poi smentito clamorosamente dalla presidente della Regione Piemonte, che ha giudicato inevitabile il doveroso intervento delle Forze dell'Ordine. E' difficile dialogare con chi non vuole ascoltare. In sintesi: l'Unione - conclude Bertolini - finisce ancora una volta in frantumi. La verità è che anche sulla Tav la sinistra dimostra la propria totale incapacità a governare".
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martedì, dicembre 06, 2005

TAV – SCONTRO ANZICHÉ CONFRONTO

IL GOVERNO, NELLA PERSONA DEL MINISTRO DEGLI INTERNI PISANU, HA SCELTO COME MEZZO DI SOLUZIONE DEL PROBLEMA QUELLO DI INTERVENIRE CON UN BLITZ “CARICANDO” IN FORZE CON MANGANELLI GLI OCCUPANTI DEL PRESIDIO ALLE 3,30 DEL MATTINO. INVECE COSÌ NON HA FATTO NIENTE ALTRO CHE RENDERE PIÙ DIFFICILE LA EFFETTIVA SOLUZIONE DEL PROBLEMA DELLA TAV IN VAL DI SUSA.  ORA LE COSE SI COMPLICANO E CIÒ DIMOSTRA QUANTO QUESTO GOVERNO SIA INCAPACE E IRRESPONSABILE. NON SI PUÒ RIDURRE UN PROBLEMA DI “ORDINE POLITICO” AD UNO DI “ORDINE PUBBLICO”!
NON CI SI PUÒ SOTTRARRE AD UN “CONFRONTO POLITICO” CON LA POPOLAZIONE LOCALE, CHE SONO I PADRONI DI CASA.
IL GOVERNO CHE LO FA DIMOSTRA CHE NON HA NESSUN RISPETTO PER LA POPOLAZIONE E LA SUA PROTESTA RIVELANDO ANCORA UNA VOLTA LA SUA VENA AUTORITARIA ED ANTIDEMOCRATICA!
CHE ALTRO SE NO?
Raffaele


Tav, sale la tensione in Val di Susa

Manifestazioni di protesta contro il blitz compiuto dalle forze dell'ordine a Venaus: occupate strade, autostostrade e stazioni. Bloccati per oltre un'ora i treni a Porta Nuova

Torino, 6 dic. - (Adnkronos/Ign) - Sale la tensione in Val di Susa tra manifestanti no tav e forze dell'ordine, dopo il blitz notturno a Venaus. Centinaia di persone hanno occupato per più di un'ora tutti i binari della stazione ferroviaria Porta Nuova a Torino paralizzando la circolazione dei treni che non riuscivano nè ad entrare nè ad uscire dalla stazione. I manifestanti hanno quindi deciso di muoversi in corteo verso piazza Castello. Continua invece l'occupazione della stazione di Avigliana (Torino), dove da questa mattina rimane fermo il traffico ferroviario lungo la linea Torino-Bardonecchia-Modane (Francia).

Bloccata anche la stazione di Susa, mentre nelle fabbriche della valle sono stati indetti scioperi spontanei tra le 4 e le 8 ore. Ma la protesta non si ferma ai treni. Occupata, infatti, anche l'autostrada Torino-Bardonecchia, che porta al traforo del Frejus. Qui secondo quanto riferito da alcuni manifestanti, le forze dell'ordine avrebbero cercato di rimuovere i blocchi con la forza. Occupata l'autostrada A 32 tra Ulzio e Borgone di Susa in entrambi i sensi di marcia e la statale 25 ad Avigliana…CONTINUA
Clicca per l’intero articolo su ADNKRONOS

venerdì, dicembre 02, 2005

LA TAV – LE RAGIONI DELLA PROTESTA

DOPO MOLTE DICHIARAZIONI E NOTIZIE APPARSE SULLA STAMPA CONTRO GLI ABITANTI DELLA VALLE DI SUSA REI DI IMPEDIRE CON I LORO “PRESIDI” LA COSTRUZIONE DELLA GALLERIA (OLTRE 50 KM) PER LA TAV E QUINDI PER LA MODERNIZZAZIONE DEL PAESE E LA NOSTRA INTEGRAZIONE EFFETTIVA CON L’EUROPA, IL MINISTRO PISANU “SCOPRE” SBILANCIANDOSI, CHE LA PROTESTA È POPOLARE E NON FANATICA, CHE È LEGITTIMA E NON ILLEGALE, MA PER RIBILANCIARSI, SI AFFRETTA A DIRE, CHE VI POSSONO ESSERE INTRUSIONI EVERSIVE. INTANTO VERRÀ CEATO DAL GOVERNO UN OSSERVATORIO, AMMETTENDO COSÌ CHE CON QUEI CITTADINI E I LORO AMMINISTRATORI NON C’È MAI STATO UN DIALOGO!
LA TAV VA BENE COME INNOVAZIONE MA SI DEVE DISCUTERE CON TUTTI PER EVITARE CHE CI SIANO RISCHI E PER CAPIRE BENE DOVE VA A FINIRE IL MATERIALE ESTRATTO (AMIANTO E URANIO), LE FALDE ACQUIFERE E SOPRATTUTTO COME SARÀ GARANTITO CHE TUTTO IL TRASPORTO SU GOMMA FINISCA SU ROTAIA. ALTRIMENTI LA TAV SI TRASFORMA IN UN GROSSO PROBLEMA PER TUTTI, PER QUESTO MOTIVO ABBIAMO LA PROTESTA. GRAZIE AD ESSA CHE OGGI FORSE SI POTRÀ AFFRONTARE LA QUESTIONE IN MODO CORRETTO!  MEGLIO TARDI CHE MAI, VERREBBE DA DIRE!
Raffaele

NOTA: STASERA A TV7 (RAIUNO, ORE 23):   REPORTAGE DALLA VAL DI SUSA SUL POPOLO "NO TAV" DI PINO SCACCIA E FRANCESCO VOTANO.

DALL’AGENZIA ANSA
TAV: PISANU, INTRUSIONI EVERSIVE
(ANSA)-ROMA,2 DIC- Per Pisanu in Val di Susa c'e' una miscela preoccupante di legittima protesta popolare, speculazione politica e intrusioni eversive". Il ministro dell'Interno lo ha detto nella relazione al CdM. "Le forze dell'ordine -ha aggiunto- sono impegnate in un lavoro massacrante per evitare il peggio e il Governo creera' subito un osservatorio". Da Firenze Prodi: "Non possiamo tenere fuori l'Italia dai Corridoi europei ma dietro una protesta cosi' forte ci sono motivi che vanno almeno ascoltati".
Dal sito ANSA

mercoledì, ottobre 12, 2005

PONTE DI MESSINA - IL WWF STRONCA IL PROGETTO

LA FRITTATA E' FATTA ORMAI DICONO, MA NON E' DETTO CHE FINISCE QUI. LA BATTAGLIA CONTINUA BEN SAPENDO CHE NON SARA' POSSIBILE SOSTENERE QUESTI ALTI COSTI SIA ECONOMICI/FINANZIARI CHE AMBIENTALI DI GRAN LUNGA MAGGIORI.
L'OPERA NON PORTERA' NESSUN REALE VANTAGGIO AL CONTRARIO DIVENTERA' UN CANTIERE PERMANENTE CON I COSTI SEMPRE IN CRESCENDO.
NELLO STESSO TEMPO SI DENUNCIA NELL'ARTICOLO, TROPPI PERSONAGGI IN "CONFLITTO D'INTERESSE" SONO COINVOLTI IN QUESTO COLOSSALE AFFARE!
Raffaele

DA LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Ponte di Messina - Il Wwf stronca il progetto: «è ad alto rischio economico ed ambientale»
12/10/2005

ROMA - «Danni economici e non solo, ormai certi per la vittoria di Impregilo, una vittoria che era ampiamente annunciata.
La frittata è fatta ma i giochi non sono ancora chiusi: il Wwf chiederà al prossimo Governo, chiunque esso sia, di ripensare alla scelta del Ponte sullo Stretto e chiede oggi all’Unione Europea di esprimersi sulle procedure sin qui seguite» ha dichiarato Gaetano Benedetto, segretario aggiunto del Wwf Italia.

L’apertura dei cantieri è prevista entro il 2006, ma i lavori di progettazione definitiva ed esecutiva fanno parte dell’appalto vinto da Impregilo. Questo significa che si potranno evitare i danni ambientali ma non la grave ipoteca posta sui conti pubblici».

Il Wwf ritiene però che anche a costo di pagare le ingenti penali che oggi, assegnata l’opera, scattano automaticamente a favore di Impregilo, la realizzazione del Ponte sullo Stretto va comunque fermata.
«Il Ponte è infatti - si legge in una nota - un investimento in perdita e, quindi, il pagamento di penali anche ingenti, sarebbe comunque più conveniente che non dover far fronte alle perdite che la gestione del ponte provocherà a danno di tutti i contribuenti. Per non dire poi dell’aumento dei costi in corso d’opera che è pressoché certo. Il pagamento delle penali, quanto meno, impedirà uno scempio ambientale che senza alcun dubbio andrà ad alterare il contesto paesaggistico e naturale dello Stretto di Messina.

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