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giovedì, giugno 16, 2011
I REFERENDUM E IL PATETICO EXPLOIT DI BRUNETTA
domenica, giugno 13, 2010
IL GOVERNO E LA FARSA DELLE PENSIONI IN ITALIA
blasterfox2000 — 27 gennaio 2009
La faccia tosta di Berlusconi
Ma di questo, il Governo non si fa né ‘carico’ né ‘portavoce’ e invece addossa all’Europa tutta la colpa dell’innalzamento della pensione delle donne a 65 anni, per ora del pubblico impiego, ma questo farà certamente da battistrada anche nel settore privato. Con questa mossa il Governo ‘rimuove’ l’unico vantaggio di cui le donne godevano. Una profonda ingiustizia perché se si doveva equiparare si doveva farlo su tutte le questioni! Se no che equiparazione è?
IDVstaff — 07 giugno 2010 — http://www.italiadeivalori.it/
Donne in pensione a 65 anni - Belisario (Idv): "Serve parì dignità"
Dai dati ISTAT 2008 e dal Corriere della sera esse sono il 45,9% sotto le €500 mensili, il 26% tra €500 e €1000 mensili, 13,4% tra €1000 e €1500. Solo il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a €1.500. Se questa condizione permarrà ancora per i prossimi 10-15 anni il Paese sprofonderà a un livello paragonabile al terzo mondo. Scomparirà la classe media e vi saranno milioni di poveri ridotti alla fame che lo Stato e la Nazione intera non saranno in grado di provvedere.
Purtroppo è un tragico e verosimile futuro per tutti noi e per i nostri figli se non si dovesse cominciare già da oggi (anzi da ieri) ad affrontare con una seria e sana politica economica di ‘crescita’ di ‘equità’ e di ‘giustizia sociale’ cui non sembra essere priorità di questo Governo. Infatti esso si occupa, adesso apertamente, solo ed esclusivamente di ‘proteggersi’ dalla Giustizia e ora perfino dalla Stampa con la ‘legge bavaglio’ sulle intercettazioni dagli ormai numerosi casi di corruzione in cui è coinvolto, equiparandosi alle peggiori dittature asiatiche.
Che sia un ‘disperato’ espediente per ‘depistare’ l’informazione dalla tragica situazione economica ancora ben più grave dal punto di vista della perdita dei consensi? Se così fosse il Governo (dominato da Berlusconi) è alla frutta e con questa legge non farà altro che toccare il fondo ed accelerare così la sua fine ingloriosa!
Raffaele B.
ILSOLE24ORE
Dipendenti pubbliche in pensione a 65 anni dal 2012
di Claudio Tucci
10 giugno 2010
Via libera all'equiparazione dell'età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. Dopo una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia e vari solleciti arrivati da Bruxelles, il Consiglio dei ministri ha approvato l'accelerazione della crescita dell'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, adeguandosi così ai richiami dell'Europa.
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato che l'innalzamento avverrà con uno "scalone unico" a partire dal 2012, senza "fasi intermedie", ma ha assicurato che l'emendamento che sarà inserito nella manovra terrà conto «del diritto delle donne maturato fino al 31 dicembre 2011».
Al livello finale dei 65 anni si arriverà, quindi, a partire dal 2012 e non più dal 2018, come attualmente previsto. Questo significa, pertanto, che dal prossimo 1° gennaio 2012 le dipendenti pubbliche andranno in pensione a 65 anni, esattamente come i colleghi uomini.
La disposizione sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra e i risparmi di spesa così prodotti, stimati, nella fase transitoria 2012-2019 in 1,4 miliardi, confluiranno, fra l'altro, in un apposito Fondo vincolato per iniziative e «azioni positive a favore della famiglia e delle donne», così come richiesto dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna.
Sacconi ha poi stimanto la platea delle interessate al provvedimento in circa 25mila unità da qui al 2019 e ricordato che, attualmente, «l'età di pensionamento media di fatto é di 62,36 anni nel pubblico impiego tra le donne che restano, dunque, oltre i 60 anni». Il ministro ha poi specificato che sarebbe stato impossibile, per raggiungere l'equiparazione tra uomini e donne abbassare l'età degli uomini perché non lo avrebbero consentito "i mercati".
Dal canto suo, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta ha confermato che l'emendamento non servirà a far cassa e che, anzi, tutti i risparmi in arrivo con questo provvedimento saranno collocati per le funzioni sociali: e precisamente, «asili nido, politiche di conciliazione e non autosufficienza».
REPUBBLICA
ISTAT
Pensioni, il 72% non supera i 1000 euro.
Nel 2008 spesa previdenziale +3,5% sul 2007
Quasi un assegno mensile su due non supera i 550 euro. Le donne percepiscono in media il 30% in meno. Ci sono 70 pensionati per ogni 100 occupati, un quarto di loro ha un'età compresa tra i 40 e i 64 anni
11 giugno 2010
ROMA - Il 71,9% delle pensioni nel 2008 non ha superato i 1.000 euro mensili. E' quanto emerge dal rapporto su 'trattamenti pensionistici e beneficiari' elaborato dall'Istat in collaborazione con l'Inps. Il 45,9% delle pensioni ha, infatti, importi mensili inferiori a 500 euro, e il 26% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro. L'importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia (l'anno di riferimento è sempre il 2008) è di 241.109 milioni, pari al 15,38% del Prodotto Interno Lordo. La spesa complessiva è aumentata del 3,5% rispetto al 2007.
70 pensionati ogni 100 occupati. In Italia i pensionati erano 70 ogni 100 occupati nel 2008, rileva l'Istat, precisando che il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno - dove il rapporto è di 79 pensionati ogni 100 occupati - mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto di dipendenza è di 65 a 100. A livello nazionale, tra il 2001 e il 2006 il rapporto di dipendenza è diminuito, passando da 74 a 70 pensionati ogni 100 occupati per poi mantenersi costante nei successivi due anni.
Le pensioni degli uomini sono più alte. Guardando ai pensionati, rileva sempre l'Istat, nel 2008 il numero dei titolari di prestazioni pensionistiche è di quasi 16,8 milioni, dato pressoché invariato rispetto al 2007 (+0,04%), con un numero di pensioni procapite pari a 1,4. Sebbene la quota di donne sia pari
al 53%, gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici, le donne vanno però in pensione con un assegno molto inferiore rispetto a quello dei colleghi uomini: 17.137 euro contro 11.906, cioè il 30,5% in meno.
Oltre un quarto dei pensionati tra i 40 e i 64 anni. Il 69,9% dei pensionati ha più di 64 anni mentre il 26,6% ha un'età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni. Se si analizzano i dati distinti per tipologia di prestazione, emerge che il maggior peso relativo dei pensionati con età inferiore a 40 anni si osserva tra i beneficiari di pensioni di invalidità civile (15,3%), così come tra i titolari di pensioni di guerra si registra, in termini relativi, la quota più elevata di persone con 80 anni e oltre (62,2%).
Quasi un pensionato su due vive con meno di 550 euro. Il 45,9% dei pensionati vive con meno di 550 euro al mese, cioè quasi uno su due. Mentre un altro 26% non raggiunge i mille euro che sommato al primo gruppo arriva a 71,9%. Un ulteriore 13,4 per cento di pensioni vigenti al 31 dicembre 2008 presenta importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili e il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro.
CORRIERE DELLA SERA
I DATI DI ISTAT E INPS. IL 30% DI QUANTI RICEVONO UN ASSEGNO HA MENO DI 64 ANNI
In Italia è povero un pensionato su due
In otto milioni ricevono un assegno di meno di 1000 euro al mese, ma il 21% del totale è anche sotto i 500
11 giugno 2010
ROMA - Sono oltre 8 milioni i pensionati che ricevono un assegno da poveri, che consente cioè una spesa inferiore a 1.000 euro al mese. Vale a dire quasi la metà dei 16,8 milioni di pensionati totali che si contano in Italia. Secondo le statistiche dell'Istat infatti, circa 3,6 milioni di lavoratori a riposo (pari al 21,4% del totale) percepiscono una o più prestazioni pensionistiche per un importo complessivo inferiore a 500 euro al mese ed altri 4,7 milioni (il 27,7% del totale) ricevono assegni compresi tra i 500 e i 1.000 euro. Considerando che la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera l'individuo povero è quella di una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), si può dedurre che, se la pensione rappresenta l'unica entrata, i pensionati poveri sono circa 8,3 milioni.
PENSIONATI GIOVANI - Quanto all'età di coloro che sono fuori dal ciclo produttivo e ricevono un assegno dallo stato, emerge che oltre il 30% (il 30,3%) ha meno di 64 anni. L'Istat precisa inoltre che a fine 2008 il 69,9% dei beneficiari dei trattamenti pensionistici risultava avere più di 64 anni, mentre il 26,6% aveva un'età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni.
«I PIU' POVERI D'EUROPA» - «I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Ma il Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l'importo di una pensione al netto delle tasse «è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l'1,6%». «Possiamo affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una vergogna in un Paese civile come l'Italia».
sabato, febbraio 20, 2010
AUMENTI AI MANAGERS E RIDUZIONI AGLI OPERAI
Ma se le cose non vanno bene per il gruppo che resta sempre comunque indebitato di svariati milioni di euro, chissà perché il conto viene ‘scaricato’ solo sulle maestranze mentre i managers si ‘premiano’ in modo cosi scandaloso e spudorato!
Naturalmente è tutto giustificato, secondo il nostro sistema italiano capitalistico-finanziario, tant’è che i quotidiani quali ANSA e IlSole24ore per citarne qualcuno, non fanno una piega. Questi giornali non si avvedono minimamente della spudorata e stridente ingiustizia che si consuma ai danni degli stessi dipendenti FIAT e dell’intero Paese che stanno affrontando la crisi con grande difficoltà.
Il gruppo ed i suoi capi avrebbero dovuto almeno dimostrare un minimo di sensibilità morale di fronte al dramma dei loro dipendenti e delle loro famiglie, invece no! Procedono cinicamente ed imperterriti a distribuirsi assurdi premi milionari che si aggiungono a stipendi già milionari anche se il gruppo rimane fortemente indebitato.
È SEMPLICEMENTE ASSURDO!
Su REPUBBLICA il sindacalista FIOM Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%" fornisce tutti i dettagli e cifre.
Dov’è la logica qui, capitalisticamente parlando? Così la legge di mercato si applica solo ai dipendenti, ai capi invece la stessa legge non vale! È uno scandalo inaudito a cui ci si dovrebbe ribellare!
Raffaele B.
REPUBBLICA
Le reazioni dei sindacati agli aumenti dei compensi dei dirigenti FiatIl segretario Fiom: "Per loro non c'è il mercato, ma il miglior socialismo possibile"
Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%"
di ROSARIA AMATO
20 febbraio 2010
ROMA - "Non mi scandalizzano gli alti compensi in sé, ma il fatto che quest'anno i bonus dei top manager della Fiat cresceranno di almeno un terzo, mentre contemporaneamente i premi dei dipendenti verranno ridotti del 30-40 per cento, e stiamo parlando di cifre già basse: l'anno scorso si erano attestati in media tra gli 800 e i 900 milioni". A Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, proprio non va giù la notizia secondo la quale quest'anno, nonostante la crisi e la cassa integrazione, i top manager incasseranno compensi che superano di almeno un terzo quelli dell'anno precedente.
In particolare, all'amministratore delegato Sergio Marchionne, per il fatto di aver raggiunto un utile di gestione di 1,1 miliardi e di aver tenuto l'indebitamento a 4,4 miliardi, è stato assegnato un bonus di 1,343 milioni, che si aggiunge ai 3,347 milioni percepiti per la carica ricoperta nel Gruppo. Luca di Montezemolo incasserà 5,2 milioni, di questi 550.000 euro sono la retribuzione per la presidenza, mentre 4,6 milioni comprendono l'emolumento per la presidenza Ferrari e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di bilancio di Maranello. Mentre al vicepresidente John Elkann vanno 'solo' 631.000 euro. In tutto, per i top manager di prima fascia il monte stipendi è salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del 2009. Gli aumenti verranno proposti all'assemblea degli azionisti della Fiat in calendario il 26 marzo.
"Per alcuni non c'è il mercato, c'è il miglior socialismo possibile - commenta amareggiato Cremaschi - per i dipendenti ci sono la cassa integrazione e i tagli, e per di più quest'estate avranno il premio ridotto. E' una situazione identica a quella dei manager bancari, sui quali si sono riversate però molte più critiche".
Il sindacalista non accetta l'obiezione che si tratti di premi 'di risultato': lo stesso Marchionne due anni fa al Festival dell'Economia di Trento si definì "il più precario della Fiat", sostenendo che veniva pagato molto, ma solo in base a quanto otteneva, e rischiava comunque il posto ogni giorno. "Per quattro milioni e mezzo l'anno si è precari volentieri...diciamo che si può pagare il mutuo", commenta sorridendo Cremaschi.Ancora più dura naturalmente la reazione segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone: "In due, Marchionne e Montezemolo, intascano 10 milioni di euro in un anno, ecco dove va a finire il sudore degli operai. Marchionne incassa persino un bonus da 1,3 milioni, sarà il premio che il Lingotto gli ha riconosciuto per chiudere la fabbrica di Termini Imerese. Un operaio metalmeccanico ha un salario di 1.200 euro, ma quando è in cassa integrazione, come purtroppo avviane ed è avvenuto spesso a Termini Imerese proprio nel corso del 2009, guadagna 700 euro".
IlSole24ore
Fiat aumenta i bonus a Marchionne e approva il dividendo
16 FEBBRAIO 2010
Aumentano i diritti (stock grant) destinati all'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, a seguito delle modifiche al piano di incentivazione 2009-2010 approvato dall'assemblea degli azionisti del 27 marzo 2009. Come precisa una nota del gruppo, il numero dei diritti complessivi cresce a 12 milioni… CONTINUA
ANSA
Fiat: nel 2009 Montezemolo incassa 5,2 mln, Marchionne 4,8 milioni
L'ad Elkann 631 mila euro
19 febbraio, 15:37
MILANO - Nel 2009 il compenso ricevuto dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è stato di 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ha percepito, anche in forza della carica rivestita nella Ferrari, 5,17 milioni di euro. Lo si legge nel progetto di bilancio della Fiat. Al vicepresidente John Elkann sono andati 631 mila euro.
venerdì, giugno 13, 2008
MORTI BIANCHE E SICUREZZA SUL LAVORO
SONO STATE NECESSARIE ALTRE ULTERIORI TRE MORTI A MINEO IN SICILIA, DOPO LA LUNGA SEQUELA INARRESTABILE DI INCIDENTI SUL LAVORO, PER FAR DIRE FINALMENTE AL NEO-MINISTRO SACCONI CHE FORSE LE SOLE REGOLE NON BASTANO MA CHE CI VOGLIONO PIÙ CONTROLLI ISPETTIVI SUI POSTI DI LAVORO IN MODO SISTEMATICO ALMENO SU QUELLI PIÙ A RISCHIO. TUTTE COSE TRITE E RITRITE DAI SINDACATI E DAI LAVORATORI PRATICAMENTE DA DIVERSI DECENNI. FINALMENTE NELL’ULTIMO GOVERNO PRODI È STATO LICENZIATO IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA CHE PERÒ È APPLICATO SOLO PARZIALMENTE. NEL FRATTEMPO L’ITALIA VINCE ANCHE QUESTO RECORD NEGATIVO DI MORTI SUL LAVORO.SI CONTINUA A NON VEDERE CHE GLI IMPRENDITORI HANNO LA MASSIMA RESPONSABILITÀ DELLA ATTUAZIONE DI TUTTE LE NORME E LA PREDISPOSIZIONE DI TUTTI I DISPOSITIVI PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI PERCHÉ È EVIDENTE CHE LA MANCATA E/O RIDUZIONE DELLA SICUREZZA SUL LAVORO SI TRAMUTA PER LORO IN MINORI SPESE QUINDI MAGGIORI PROFITTI, MENTRE AL CONTRARIO, PER I LAVORATORI C’È SOLO IL RISCHIO ALTISSIMO DI GRAVI MALATTIE E LA MORTE COME PURTROPPO REGISTRIAMO ORMAI GIORNALMENTE.
LE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO DEVONO TENERE IN PARTICOLARE CONTO QUESTO ASPETTO PER CONSENTIRE PUNIZIONI SEVERE PER GLI IMPRENDITORI CHE LE DISATTENDONO E ALLO STESSO TEMPO RIORGANIZZARE TUTTO IL SISTEMA DEI CONTROLLI PER RENDERLI PIENAMENTE EFFETTIVI STANZIANDO FONDI IMPORTANTI. REGISTRIAMO INVECE PUNIZIONI IRRISORIE ANCHE IN CASI GRAVI CHE INSIEME ALL’’AUMENTO DEGLI INCENTIVI AGLI STRAORDINARI PROMOSSO DA QUESTO GOVERNO CI SI MUOVE NELLA DIREZIONE CONTRARIA E CIOÈ VERSO UN MAGGIORE RISCHIO DI INCIDENTI. LEGGI LA VOCE DEL PADRONE DI NICOLA CACACE SULL’UNITÀ.
È EVIDENTE CHE SE NON SI CAMBIA IMPOSTAZIONE SU CHI COLPIRE E COME FARLO PER RENDERLO EFFETTIVO APPLICANDO INTEGRALMENTE IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA, SI FARANNO SOLO INUTILI E SOLENNI DICHIARAZIONI AD EFFETTO MEDIATICO SENZA REALE COSTRUTTO CON BUONA PACE DI CHI SI ASPETTA PIÙ SICUREZZA E CHI NON VORREBBE PIÙ MORIRE SUL LAVORO.
Raffaele B.
L’UNITÀ
Testo Unico, è scontro tra Damiano e Sacconi
13.06.08
Basta chiacchiere inutili, le norme sulla sicurezza ci sono, bisogna applicarle. L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ricorda al suo successore, Sacconi, quello che il governo Prodi ha fatto: «Altre morti sul lavoro, altri lutti, altre famiglie colpite dal dolore alle quali esprimiamo la nostra solidarietà.
Continua invece a parlare di emergenza e di «piano straordinario» il ministro Sacconi. Venerdì ha annunciato che verrà garantita «una corsia preferenziale» per i processi su reati legati a infortuni sul lavoro e ha confermato «la volontà di concordare con le regioni e le parti sociali un piano straordinario per la prevenzione, la formazione e l'informazione utili a rimuovere i rischi per le persone che lavorano». La legge c’è già, insomma, ma Sacconi «entro l’estate», vuole rifarla daccapo.
E proprio per chiedere l’applicazione immediata del Testo Unico, martedì 17 giugno sciopereranno per un’ora i metalmeccanici di tutta Italia. Lo hanno deciso i sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil: martedì incroceranno le braccia dalle 11 a mezzogiorno, per rinnovare l’urgenza di applicare il Testo unico sulla sicurezza voluto dal governo Prodi, «così com'è, in tutte le sue parti e con il massimo rigore». Insomma, un messaggio chiaro al ministro Sacconi che dopo la tragedia di Catania ha pensato bene di proporre modifiche al provvedimento, secondo lui troppo pieno di «formalità».
«Scioperiamo - affermano in una nota i segretari generali Gianni Rinaldini (Fiom), Giuseppe Farina (Fim) e Antonio Regazzi (Uilm) - contro questo atteggiamento degli imprenditori che, coprendo sempre tutto e tutti, finisce per penalizzare proprio le imprese che rispettano le norme e coinvolgono i lavoratori nella valutazione dei rischi. Sono quindi inaccettabili le richieste di modifica delle nuove normative sugli appalti e sulla sicurezza. Scioperiamo - aggiungono - per chiedere al governo immediate misure economiche a sostegno della salute e sicurezza sul lavoro, compresi i 12 miliardi di attivo accumulati nella gestione Inail, che vanno subito usati per investimenti nella prevenzione e nel risarcimento dei danni».
Fiom, Fim e Uilm vogliono riportare l’attenzione sul quotidiano stillicidio dei lavoratori, al di là delle tragedie che più fanno notizia, dalla Thyssen al depuratore di Mineo. Insomma, sul lavoro si muore tutti i giorni, quasi sempre da soli. «Di fronte a questa realtà - concludono i sindacati - non possiamo accettare la posizione dei leader di Confindustria, sempre pronti a biasimare certi comportamenti dei lavoratori e dei sindacati, ma poco inclini ad assumere fino in fondo la responsabilità d'impresa come discrimine tra le aziende virtuose e quelle che violano, per calcolo economico o per ignoranza, elementari regole di sicurezza sul lavoro».
ADNKRONOS
Morti bianche, Sacconi: ''Un piano straordinario''
Damiano (Pd): ''Niente deroghe a norme su sicurezza lavoro''
Dopo la tragedia di Mineo, il ministro del Welfare annuncia nuove misure per la sicurezza e convoca per oggi sindacati e imprese. ''Stato e parti sociali devono reagire''. Bonanni: ''A questi morti bisogna dare una risposta''
Roma, 12 giu. (Adnkronos/Ign) - "Stato e parti sociali devono reagire e oggi pomeriggio ho convocato un incontro per varare un piano straordinario per la sicurezza". E' il ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi (nella foto), a sollecitare così una reazione all'ondata di morti sul lavoro, gli ultimi ieri a Mineo.
"Dovremo realizzare - dice il titolare del dicastero di via Veneto - un'intesa tra Stato e Regioni e parti sociali per un piano straordinario che definisca azioni concrete che servano a creare un ambiente sicuro".
"Le regole da sole non bastano - aggiunge il ministro - devono essere sostituite da un più forte capacità ispettiva, soprattutto, tranne che nell'edilizia, delle Regioni attraverso le Asl", dice ancora Sacconi additando nella carenza di mezzi e risorse uno dei problemi principali. "C'è carenza di mezzi e risorse per quel che riguarda la prevenzione, la formazione e l'informazione''.
''Servono più investimenti", rimarca quindi il responsabile del Welfare ricordando come "moltissimi infortuni sono determinati da errori comportamentali". Bisogna cioè passare, in una parola, come ha spiegato il ministro, "da un approccio per regole a un approccio per obiettivi" secondo l'insegnamento di Marco Biagi.
Un ''piano straordinario per la cultura della sicurezza'' è necessario ''perché è evidente che c'è una scarsita''': a sottolinearlo, spiegando che il sindacato farà una richiesta in questo senso, è il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.
Quanto a un'eventuale revisione del testo unico sulla sicurezza, il numero uno della Confederazione di via Po sottolinea che ''non è una sfida tra chi la pensa in un modo e chi in un altro; ci sono dei morti e a questi morti bisogna dare una risposta. Ognuno abbassi la testa''.
Tra i punti cruciali da affrontare, a giudizio del leader della Cisl, vi è quello della ''selezione delle imprese, che devono rispondere alle regole, e quello dell'allargamento della formazione sulla sicurezza''. Questo, taglia corto il segretario della Cisl, al di là di ''norme più flessibili o più draconiane''.
Per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, ''quello che è accaduto in questa specie di cisterna in provincia di Catania, a Molfetta e nelle stive delle navi sono infortuni che si possono evitare''. L'episodio di Mineo, spiega il leader del sindacto di Corso d'Italia, ''è uno di quegli incidenti in cui lavorando sulla prevenzione si possono evitare le stragi. Bisogna pretendere dalle imprese, dalle amministrazioni e dai lavoratori che si rispettino le norme della sicurezza. Bisogna insistere e pretendere tutte le misure di sicurezza e prevenzione che sono necessarie''.
Quanto all'incontro con Sacconi, Epifani annuncia: ''Chiederemo al ministro di fare una campagna di informazione più estesa e di non cambiare le norme appena approvate del testo unico sulla sicurezza, perché se si da' l'impressione che le norme possono essere cambiate in continuazione, non ci sarà nessuna deterrenza nei confronti di chi non rispetta la legge, in una situazione che si mantiene particolarmente grave''.
Da parte sua, il capogruppo del Pd in commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, fa osservare che ''il Partito democratico e l'Udc hanno votato contro le norme del decreto rifiuti che prevedono deroghe alla normativa sulla sicurezza del lavoro". "Su un tema come quello della sicurezza non sono ammesse deroghe'', taglia corto l'ex ministro del Welfare.
domenica, febbraio 11, 2007
ALITALIA – ALTRA LIQUIDAZIONE MILIONARIA A CIMOLI
NEL MOMENTO IN CUI SI RICHIEDONO “SACRIFICI” AI CITTADINI SEPPURE IN MISURA DEL PROPRIO REDDITO, NON SI PUÒ CERTO CONSENTIRE CHE UN MANAGER LICENZIATO QUALE È STATO CIMOLI, PRIMA DALLE FERROVIE CON PESSIMI RISULTATI E POI DALL’ALITALIA PER AVERLA PORTATA ALLA BANCAROTTA FINALE, SI PORTI VIA UNA UN’ALTRA LIQUIDAZIONE, DOPO QUELLA DELLE FFSS, DA 5 MILIONI DI EURO.
I MANAGERS DI STATO GODONO DI UN PRIVILEGIO ASSURDO: I LORO STIPENDI E LIQUIDAZIONI NON SONO LEGATI AI RISULTATI EFFETTIVAMENTE RAGGIUNTI. PER I LAVORATORI INVECE È SUFFICIENTE LO “SCARSO RENDIMENTO” PER ESSERE LICENZIATI, NONOSTANTE L’ART. 18 DELLA LEGGE 300.
LA CSIL DI BONANNO RILANCIA ORA LA SUA PROPOSTA PER CHIUDERE DEFINITIVAMENTE CON QUESTO ASSURDO “PRIVILEGIO” E CONSENTIRE IL RILANCIO DELLA COMPAGNIA DESTINANDO UNA PARTE DELLE AZIONI AI DIPENDENTI.
Raffaele B.
ANSA
Legale Cimoli, nessuna buonuscita
2007-02-12 12:07
Non esiste clausola di 8 milioni per addio anticipato
(ANSA) - MILANO, 12 FEB - Cimoli non ricevera' alcuna buonuscita per l'addio anticipato dal vertice di Alitalia, afferma il legale del manager. Con riferimento alle notizie riportate dai media su un contratto tra Alitalia e Giancarlo Cimoli, l'avv.Trifiro' precisa che non vi e' alcun contratto che garantisca al manager 8 milioni di euro in caso di recesso anticipato: 'Ne' vi e' alcuna trattativa tra Cimoli e il ministero dell'Economia su una qualsiasi buonuscita'.
LA REPUBBLICA
ALITALIA: BONANNI, SCANDALOSA LA LIQUIDAZIONE DI CIMOLI
(AGI) - Roma, 11 Feb. - "Cinque milioni di euro di liquidazione per due anni e mezzo alla guida dell'Alitalia, se rispondesse alla verità, sono una cifra scandalosa e inconcepibile per una compagnia aerea che perde un milione di euro al giorno". E' quanto sottolinea il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, riguardo le indiscrezioni sulla liquidazione che sarebbe stata concessa all'ex amministratore delegato dell'Alitalia, Giancarlo Cimoli.
"Nessuno vuole aprire processi o fare della inutile demagogia sulla discutibile gestione manageriale di Cimoli ma il Tesoro, in quanto azionista pubblico, ha il dovere di fare chiarezza su questa incredibile vicenda", sottolinea il leader della Cisl. "Non possono essere i contribuenti italiani ne' tantomeno i dipendenti dell'Alitalia a pagare il conto salato di una gestione fallimentare della nostra compagnia di bandiera in questi anni.
Non si possono chiedere sacrifici ai lavoratori e poi dare questi segnali in controtendenza. Occorre legare gli stipendi e le liquidazioni dei manager ai risultati effettivamente raggiunti, come il sindacato propone che si faccia anche per i lavoratori.
Per questo la Cisl rilancia la sua proposta: se il Tesoro vuole dare un segnale nuovo e di responsabilità, invece di elargire ingiustificate liquidazioni milionarie, destini una parte delle azioni in vendita dell'Alitalia ai dipendenti, con il vincolo della incedibilità per almeno dieci anni, in modo da affrontare il tema del risanamento e del rilancio della nostra compagnia aerea con la partecipazione dei lavoratori al capitale di rischio.
Questo sarebbe un segnale davvero riformatore ed innovativo in vista della cessione ai privati dell'Alitalia e per tutto il nostro sistema economico".
venerdì, novembre 17, 2006
UNA LEGGE CONTRO LA SCHIAVITÙ NEL LAVORO
IL GOVERNO, CON IL DDL, VUOLE COINVOLGERE TUTTO IL PARLAMENTO SU UNA QUESTIONE CHE NON RIGUARDA CERTO LA SOLA MAGGIORANZA MA CHE ATTIENE ALLA “CULTURA CIVILE” DI TUTTO IL PAESE. CHI POTREBBE NON ESSERE D’ACCORDO E VOTARE CONTRO?
Raffaele B.
CORRIERE DELLA SERA
Approvato ddl contro sfruttamento lavoratori
Con almeno 3 lavoratori irregolari l'azienda può essere chiusa per un mese
Reclusione da 3 a 8 anni e multa di 9mila euro per ogni occupato irregolare. La pena aumenta in caso di stranieri e minori
17 novembre 2006
ROMA - Nuove norme contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori: il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ad un ddl che inasprisce le pene per chi sfrutta i lavoratori e stabilisce il reato di riduzione in schiavitù, prevedendo una serie di fattispecie che vanno dalla violenza alla minaccia fino all'intimidazione e al grave sfruttamento.
FERRERO - «Il ddl - ha spiegato il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri - prevede una reclusione da 3 a 8 anni e la multa di 9 mila euro per ogni persona reclutata e occupata irregolarmente. La pena viene aumentata se ad essere sfruttati sono ragazzi minori di 16 anni oppure stranieri irregolarmente presenti sul territorio italiano. Laddove si accerti che c'è l'occupazione irregolare di almeno tre lavoratori - ha spiegato ancora Ferrero - l'impresa, salvo che non si tratti di una impresa agricola, può essere chiusa per un mese». Il provvedimento, ha continuato Ferrero, «individua il reato di induzione alla schiavitù dei lavoratori e di fronte a questo reato si interviene in modo molto netto contro gli imprenditori che esercitano il caporalato». Il fenomeno, che secondo Ferrero non è limitato alla Puglia, ma si verifica anche in altre regioni italiane, riguarda anche il comparto dell'edilizia oltre a quello dell'agricoltura. «È inaccettabile - ha sottolineato il ministro di Rifondazione - che in un paese civile ci siano forme di lavoro schiavistico».
AMATO - Secondo il ministro del'Interno, Giuliano Amato, si tratta di un «disegno di legge talmente essenziale dal punto di vista della nostra civiltà che non lo riteniamo un indirizzo politico della sola maggioranza, ma crediamo debba avere il più largo consenso possibile». «È solo un primo passo - ha continuato in conferenza stampa il ministro del lavoro, Cesare Damiano - verso la giusta direzione di una giustizia ed equità nell'impiego di lavoratori. Quello del caporalato - ha proseguito Damiano - è un fenomeno indegno, è una nuova schiavitù. E questo ddl intende colpirlo duramente. Ci auguriamo che il provvedimento - ha concluso - possa avere un iter accelerato e il più ampio sostegno da parte di tutte le forze politiche».
lunedì, aprile 03, 2006
RETRIBUZIONI E NODO EVASIONE AL PETTINE
LA RIVALUTAZIONE DEI SALARI E DELLE PENSIONI SONO UNA NECESSITÀ ELEMENTARE PER REINSERIRCI FRA LE NAZIONI SVILUPPATE E PER FARE QUESTO È FONDAMENTALE FARE RIPARTIRE L’ECONOMIA (LA RIDUZIONE DEL CUNEO È UN INIZIO) PER RICREARE LA RICCHEZZA DA RIDISTRIBUIRE E ALLO STESSO TEMPO CONDURRE SERIAMENTE LA LOTTA ALLA EVASIONE FISCALE E CONTRIBUTIVA CHE DA NOI ORMAI VIAGGIA SUI 200 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO, INDEGNA DI UN PAESE CIVILE E INDUSTRIALIZZATO. SOLO COSÌ NE USCIAMO SENZA AUMENTARE OLTREMODO LE TASSE DI COLORO CHE GIÀ PAGANO.
ORMAI IL NODO DELLA EVASIONE È VENUTA AL PETTINE, NE VA DEL NOSTRO FUTURO, ORA!
Raffaele
ANSA
OCSE: CROLLANO I SALARI IN ITALIA, SORPASSO DELLA GRECIA
02/04/2006 14:03
ROMA - Crolla il potere di acquisto degli stipendi degli italiani: nella classifica Ocse, il livello delle nostre buste-paga scivola quasi in coda alla classifica. Siamo al 23/o posto tra i 30 paesi industrializzati, dietro non solo a Germania, Francia, Giappone, Usa ma anche Spagna e Grecia.
Lo dimostra una TABELLA contenuta nel rapporto Ocse sui prelievi fiscali sui salari.
ANSA
LAVORO: ISTAT, A GENNAIO-FEBBRAIO RETRIBUZIONI A +2,3%
31/03/2006 10:09
ROMA - Le retribuzioni contrattuali nel periodo gennaio-febbraio sono aumentate del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Lo comunica l'Istat, specificando che a gennaio sono aumentate dello 0,6% su base congiunturale e del 2,1% su base tendenziale. A febbraio, quando si era registrata un'inflazione del 2,1%, le retribuzioni sono aumentate dello 0,6% rispetto a gennaio 2006 e del 2,6% rispetto a febbraio 2005... CONTINUA
ILSOLE24ORE
24 marzo 2006
Perchè aumentare i salari? Lo spiega un calcolo elementare
di Stefano Natoli
Fondata sul lavoro? Macché, l’Italia è diventata ormai «una Repubblica fondata sulle rendite».
Lo dice Geminello Alvi, uno degli economisti più originali e acuti di questo periodo, in un libro - edito per i tipi della Mondadori – che senza ricorrere a teorie complicate – quelle per l’appunto degli economisti – o al linguaggio accademico degli "addetti ai lavori", spiega le aritmetiche che hanno impoverito il lavoro e fatto crescere le rendite rispetto agli altri redditi... CONTINUA
venerdì, novembre 25, 2005
TFR, LA FINTA LEGGE DI MARONI
IL MINISTRO FA FINTA DI DIMENTICARE LE SUE STESSE PAROLE DATE ALLA STAMPA SUL CORRIERE IL 6/11/2005 AL QUALE HA DICHIARATO CHE LE NUOVE NORME SUL TFR ENTRAVANO IN VIGORE DAL 1° GENNAIO 2006 E CHE SE CI FOSSE STATA UNA SUA BOCCIATURA CI SAREBBERO STATE CONSEGUENZE POLITICHE.
SI OBIETTA INVECE CHE LA LEGGE È STATA APPROVATA ANCHE SE ESSA ENTRA IN VIGORE FRA DUE ANNI. QUAL È LA DIFFERENZA? NESSUNA. NON CAMBIA NIENTE RISPETTO ALLA BOCCIATURA PERCHÉ FRA DUE ANNI CAMBIA TUTTO.
INSOMMA LA VECCHIA TECNICA COLLAUDATA DEI PEGGIORI GOVERNI TORNA IN AUGE: SI RIMANDA SEMPRE PER NON BOCCIARE, PER NON DECIDERE.
È DI FATTO UNA BOCCIATURA. I DIPENDENTI COSÌ NON HANNO OTTENUTO LA RESTITUZIONE DEL TFR (LORO SOLDI) NONOSTANTE L’IMPEGNO DEL MINISTRO ED ESSI PERDONO ALTRI DUE ANNI QUANDO ORMAI L’INTERA QUESTIONE ERA PIÙ CHE MATURA.
Raffaele
DAL CORRIERE DELLA SERA DEL 25 novembre 2005
Berlusconi: è assolutamente inutile Maroni: uno sciopero contro le riforme
ROMA - Lo sciopero generale, il sesto da quanto è in carica questo governo, è stato indetto contro la politica di riforme dell'attuale esecutivo da chi, come i sindacati, in realtà vuole mantenere lo status quo. Questo in sintesi il giudizio del ministro del Welfare Roberto Maroni sulla giornata di mobilitazione contro la Finanziaria omdetta da Cgil, Cisl e Uil. E ancora più caustico il premier Silvio Berlusconi che giudica cha mobilitazione di oggi «assolutamente inutile», una prova di forza «che fa parte di un rito trito che non ha nessun effetto»…CONTINUA
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DAL CORRIERE DELLA SERA DEL 6 novembre 2005
Maroni: «Riforma Tfr, varo a dicembre»
ROMA - Giovedì 10 dicembre sarà varato il decreto sulla previdenza complementare. Lo ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni, che annuncia la presentazione in Consiglio dei ministri dello «stesso testo» portato alla riunione dello scorso 5 ottobre e poi rinviato alle Camere con il voto contrario del ministro. «Presento lo stesso testo al Consiglio dei ministri - ha detto Maroni .
A questo punto, secondo Maroni, «non ci sono più obiezioni valide» e non dovrebbero esserci problemi nel via libera al decreto. «Se c'è stata una bocciatura - ha detto il ministro - è stata ai rilievi del governo su cui io non concordavo, quindi una conferma alle mie posizioni». «Il Parlamento - aggiunge Maroni - ci ha riflettuto e ha deciso che le obiezioni sulla non applicazione dei principi di delega non sono fondate». Nel caso in cui il provvedimento fosse bocciato in Consiglio dei ministri, sostiene Maroni, le conseguenze sarebbero «politiche».
Le nuove norme sulla previdenza complementare entreranno in vigore il primo gennaio 2006 e da quella data partiranno i sei mesi per il silenzio assenso (il periodo in cui il lavoratore decide se lasciare il suo Tfr in azienda o a quale forma di previdenza complementare destinarlo).
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venerdì, novembre 04, 2005
BERLUSCONI. LA PENSIONE A 68 ANNI
COSTORO NON IMMAGINANO CHE IL VERO PROBLEMA A MONTE È LA ASSOLUTA INSUFFICIENZA DI LAVORO PER TUTTI, GIOVANI, DONNE E ANZIANI E CHE PER RISOLVERLO SERVE UN NUOVO SVILUPPO CHE NON C’È E CHE NON SI FA NULLA PER AVERLO (NO INVESTIMENTI, SOLO TAGLI).
IN QUESTE CONDIZIONI, AUMENTANDO L’ETÀ PENSIONABILE (CIOÈ FACENDO LAVORARE DI PIÙ GLI ANZIANI) SI RIDUCE ANCORA DI PIÙ IL LAVORO PER LE NUOVE GENERAZIONI AGGRAVANDO I LORO PROBLEMI E QUELLO DELL’INTERO PAESE.
E POI NON SERVE ALL’INPS RIFORMATA PIÙ VOLTE. I CONTI VANNO BENE GRAZIE AL SACRIFICIO DI TANTI PENSIONATI CHE RISCUOTONO “PENSIONI” MISERE NON DEGNE DI UN PAESE CIVILE.
Raffaele
DALL’ ANSA
INPS, NO A ETA' PENSIONE A 68 ANNI
Il presidente Sassi replica a idea lanciata dal premier
(ANSA) - ROMA, 4 NOV – Il presidente dell'Inps, Giampaolo Sassi, non condivide l'ipotesi di aumento dell'eta' pensionabile a 68 anni lanciata ieri da premier. E sottolinea che una riforma e' gia' stata fatta e che per il momento va attuata quella'. Per quanto riguarda il bilancio: 'Il 2004 e' andato molto bene per l'Inps, ma anche il 2005 e sara' positivo', ha detto Sassi, spiegando che per l'anno in corso e' previsto un avanzo economico di esercizio di 2.142 milioni di euro, in miglioramento di 848 milioni.
Clicca ANSA
DA IL SOLE 24 ORE
4 novembre 2005
Primo bilancio positivo dopo 40 anni
N.Co.
Per la prima volta, dopo 40 anni, il bilancio Inps non si è chiuso in rosso: si registra un incremento dell’avanzo economico pari a 5.
264 milioni di euro e l'accertamento di un avanzo di competenza di 3.912 milioni di euro. Le entrate hanno registrato un incremento del 5,2%, passando dai 175.493 milioni di euro del 2003 ai 184.561 del 2004, pari, in valore assoluto a 9.068 milioni di euro. Anche per i primi 9 mesi del 2005 riscossioni in crescita del 3,1% su base annua (76.512 milioni), con una crescita dei pagamenti del 3,7%, per un totale di 122.789 milioni di euro. «Per il 2005 le previsioni sono abbastanza buone - sottolinea Giampaolo Sassi, presidente dell’Inps - si dovrebbe concludere con un risultato d'esercizio di circa 2 miliardi di euro».…CONTINUA
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venerdì, ottobre 28, 2005
VITROCISET. FERMATA L’ARROGANZA DELLA PROPRIETÀ
L’AZIENDA OPERA NEI SERVIZI TECNICI, IN UN MERCATO TECNOLOGICO STRATEGICO DI GRANDE IMPORTANZA PER IL NOSTRO PAESE (COMUNICAZIONI, TRAFFICO AEREO, SPAZIALE, METEO, AMBIENTE, LOGISTICA INTEGRATA, ETC.) ED É UN SUICIDIO PERMETTERE CHE LA PROPRIETÀ LA SVENDA A PEZZI E DISTRUGGA COSÌ QUESTA IMPORTANTE RISORSA INDUSTRIALE AL SOLO SCOPO DI OTTENERE IL MIGLIOR PREZZO PER SÉ.
Raffaele
VITROCISET/ CREMASCHI(FIOM):GOVERNO SI IMPEGNI PER FUTURO GRUPPO27/10/2005 16:46
Roma, 27 ott. (Apcom) - "La mobilitazione dei lavoratori della Vitrociset, il grande successo dello sciopero di 8 ore, le iniziative senza precedenti di sciopero della fame di alcuni lavoratori e delegati hanno dato il senso della gravità di quanto avviene nel Gruppo e fermato l'arroganza dell'Azienda, ma tutto può ancora accadere." Lo ha detto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom-Cgil, intervenendo oggi a Roma all'assemblea dei lavoratori Vitrociset in sciopero.
"I licenziamenti - ha proseguito Cremaschi - sono e restano privi di qualsiasi motivazione giuridica e produttiva. Essi fanno parte di un disegno della proprietà dell'azienda di mettersi sul mercato e di farne pagare ai lavoratori i costi. Per questo è giunto il momento della chiarezza." "All'Azienda - ha affermato Cremaschi - chiediamo il ritiro definitivo delle procedure di licenziamento e l'apertura di un confronto su tutte le prospettive produttive e occupazionali e sulle relazioni sindacali, da tempo compromesse da continue decisioni unilaterali dell'Azienda che hanno leso molti diritti dei lavoratori. Al Governo chiediamo finalmente l'apertura di un tavolo per discutere del futuro di un'azienda che organizza un servizio pubblico di valore strategico."
"L'incontro del 7 novembre - ha concluso Cremaschi - dovrà vedere quindi l'Azienda e il Governo disponibili a discutere e a impegnarsi sul futuro, togliendo di mezzo l'attacco all'occupazione e ai diritti dei lavoratori. Se non sarà così, la lotta continuerà senza escludere nessuna forma di mobilitazione". CLICCA Economia Virgilio