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giovedì, dicembre 18, 2008

LEGGI RAZZIALI – IL VATICANO NON SI OPPOSE

Nonostante il sacrificio e l’impegno eroico di molti prelati che si dedicarono a salvare molti ebrei ed altri cittadini discriminati dalle carceri e dalla deportazione, quando ormai era già tardi, il Vaticano, vale a dire la chiesa ufficiale, non assunse mai, sin dagli inizi, una posizione di condanna contro quelle leggi vergognose e quindi contro Hitler e Mussolini davanti a tutto il mondo in particolare quello cattolico di cui i due dittatori pure facevano parte.

Questo iniziale comportamento, ignominioso per la chiesa che si richiama ai valori del cristianesimo ha notevolmente contribuito a “frenare” la ribellione del mondo cattolico contro quelle leggi e quelle le due dittature che le avevano generato impedendo sul nascere la Shoah e quindi un diverso corso storico.

Solo dopo, quando il danno era divenuto planetario ed irreversibile molti cattolici dovettero intervenire, la chiesa e il vaticano medesimi, eppure, persino in quella situazione, la chiesa ufficiale nella figura di Pio XII non ebbe ancora il coraggio di pronunciare parole di condanna. Si limitarono soltanto a salvare gli ebrei superstiti in segreto! Vedi “
La chiesa e la canonizzazione di Pio XII

Invece alla fine della guerra e con la sconfitta del nazismo e fascismo la chiesa ufficiale si prodigò con grande impegno a mettere in “salvo” molti “criminali nazisti” inviandoli segretamente e con falsi passaporti in vari paesi allora sicuri come l’Argentina e il Sud Africa nell’ambito del famigerato progetto
ODESSA. Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal spese tutta la sua vita per rintracciarli e per assicurare loro la giusta punizione.

La chiesa cattolica invece di “inveire” contro Fini rinfacciandogli un passato “fascista” per danneggiargli la credibilità, dovrebbe aprire l’archivio del Vaticano e dimostrare con documenti storici che al contrario ci furono le condanne ufficiali. Ma non lo fa perché quei documenti non esistono in effetti ed invece di fare il mea culpa riconoscendo gli errori come lo fa Fini coraggiosamente, preferisce perseverare nell’errore! Non è un bell’esempio per una istituzione millenaria.
Raffaele B.

GIANFRANCO FINI LEGGI RAZZIALI E CHIESA 16/12/2008

LASTAMPA
"La Chiesa si adeguò alle leggi razziali"
16/12/2008 (10:58) - FASCISMO E VATICANO - LA POLEMICA

Il presidente Fini accusa: l'ideologia fascista da sola non spiega l'infamia.
Veltroni: «E' verità storica, palmare». Ma il mondo cattolico difende Pio XI


ROMA
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, torna a condannare duramente «l’infamia» delle leggi razziali, ma questa volta lo fa tirando in ballo l’inattivismo della società italiana e della Chiesa cattolica contro la legislazione antiebraica. «L’ideologia fascista - afferma Fini parlando alla Camera nel corso di una celebrazione a 70 anni dalle leggi razziali - non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sua adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, e duole dirlo, da parte della Chiesa Cattolica».

«A giustificazione - ha aggiunto Fini - potremmo addurre il carattere autoritario del regime, oltre naturalmente alla propaganda pervasiva e al controllo totale dell’informazione e ancor più dell’educazione. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere: penso alla propensione al conformismo, a una possibile condivisione, sotterranea e oscura, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto a una vocazione all’indifferenza più o meno diffusa nella società di allora». Fini ha concluso: «Dobbiamo mantenere sempre desta e vigile la coscienza dei cittadini. Una democrazia vigile e attenta deve saper contrastare con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume».

Immediata la levata di scudi bipartisan dal mondo cattolico. Il Vaticano non ci sta e affida la propria risposta allo studioso di Civiltà Cattolica padre Giovanni Sale, che bolla l’uscita del presidente della Camera come «sconcertante» accusandolo di «non conoscere la pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI». Stessa reazione dagli storici della "Radio Vaticana", mentre anche "Avvenire" biasima quello che definisce uno «scivolone» di Fini. Non solo, i parlamentari cattolici del centrosinistra, ma soprattutto del centrodestra reagiscono in maniera durissima accusando di falso storico il numero uno di Montecitorio. «La Chiesa - attacca il vicepresidente della Camera, l’azzurro Maurizio Lupi - ha sempre con forza contrastato le leggi razziali. Spiace che anche il presidente Fini, di cui ho altissima stima, si sia adeguato a luoghi comuni che si sono imposti in questi anni». Le sue parole «non hanno un riscontro reale», anche per il presidente della federazione dei Cristiano Popolari, Mario Baccini.

«Gli storici non la pensano come lui», attacca dall’altro lato Enzo Carra, cattolico del Pd. Mentre per l’ex vicepresidente della Camera, il democratico Pierluigi Castagnetti, Fini «ha perso il senso della misura». Una levata di scudi pesantissima che il primo inquilino di Montecitorio non si aspettava. «Ho espresso un convincimento - dice più tardi - quasi banale, non pensavo che potesse determinare delle polemiche politiche». Polemiche che la terza carica dello Stato bolla come dettate da una clima da costante campagna elettorale. Non a caso accanto a Fini si schiera anche il leader del Pd Walter Veltroni, con il quale ieri il presidente della Camera ha avuto un colloquio sul tema delle riforme, che sottolinea che le parole del presidente della Camera «sono una verità storica, palmare». Ad applaudire Fini è anche la comunità ebraica: le sue parole sono «di difficile contestazione», dice il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna. E anche Amos Luzzatto dichiara il suo apprezzamento.

sabato, novembre 08, 2008

LA CHIESA E LA CANONIZZAZIONE DI PIO XII

È stato lo stesso ministro israeliano per gli Affari sociali, Isaac Herzog, affiancato da altri esponenti della comunità ebraica, a contestare duramente il percorso verso la beatificazione di Papa Pacelli, accusato quantomeno di aver “taciuto” dinanzi ai crimini nazisti, denunciando con forza che “durante il periodo dell’olocausto il Vaticano sapeva molto bene quello che stava accadendo in Europa e non vi è alcuna prova, per ora, di alcun provvedimento preso dal Papa”. Eppure, come Santa Sede, “avrebbe potuto esigerlo”.

Dunque, ha proseguito il ministro israeliano, “il tentativo di far diventare santo Pio XII è una forma di ‘sfruttamento dell’oblio’ rispetto a quei fatti e testimonia una assenza di consapevolezza. Invece di essere coerente con il verso biblico nel quale si afferma ‘Tu non permetterai che si versi il sangue del vicino’, il Papa rimase in silenzio e forse fece anche peggio”. Vedere a questo proposito l’articolo dell’ANSA su
Pio XII nell'ottobre '43: tedeschi corretti con Vaticano riportato in fondo.

Solo l’apertura degli
archivi del Vaticano potrebbe diradare tutte le ombre su questo Papa (se veramente ci fossero quelle prove), ma purtroppo resteranno chiusi ancora per 6 – 7 anni e non pare che lo vogliono anticipare!

Certamente la chiesa è libera di canonizzare chi vuole ma sarebbe più saggio rimandare la canonizzazione alla apertura degli archivi se non altro per evitare di procedere ad una “indegna” santificazione contro la memoria dei nostri fratelli ebrei della Shoah.
Raffaele B.


Il vaticano: alleato del nazismo e del fascismo
Questo filmato è una raccolta di foto e di eventi che dimostrano la totale adesione del Vaticano al nazi-fascismo e alla loro ideologia a partire da Pio XI fino a tutto il papato di Pio XII. Il Vaticano era il più grande alleato dell'asse che di fatto sostenne fino all'ultimo con il piano segreto Odessa nel 1945. Tale piano permise la fuga in Argentina di molti gerarchi nazisti cattolici ricercati per crimini di guerra e grazie al Papa mai processati. Il nemico del Vaticano era invece il bolscevismo sovietico, comunista e ateo, contro cui il nazismo e il fascismo combattevano fuori e dentro le nazioni.

Pio XII e gli Ebrei
Dal filmato (fonte Vaticana) seguente viene si confermato l'aiuto che la chiesa cattolica ha dato agli ebrei in quegli anni bui di deportazioni, ma che il Papa Pio XII ha agito di "nascosto" tanto che si sarebbe guadagnato l'odio di Hitler (sic). In conclusione, lo stesso filmato “conferma” che mentre ci fu l'impegno della chiesa cattolica (in questo caso di base), non ci fu mai una presa di posizione aperta e diretta né del Vaticano né di Pio XII contro la Shoah e quindi contro il Nazi-Fascismo che avrebbe potuto fermare gli eccidi in tutta Europa non solo in Italia. Si disse che non lo fece per accorta diplomazia (paura dei nazisti). Una codardia riprovevole, non degna di una chiesa millenaria che ne ha visti tanti nei secoli precedenti. Altri capi di Stato (pure collaborazionisti) ebbero più coraggio. Si opposero alla deportazione dei loro cittadini ebrei e questi si salvarono.


RAINEWS24
Roma 8 novembre 2008
Il Papa: basta polemiche su Pio XII, è stato un dono di Dio
Benedetto XVI respinge nuovamente le accuse rivolte alla memoria di Papa Pacelli, al quale, come e' noto, viene rimproverato un presunto silenzio sull'Olocausto.

"Negli ultimi anni - afferma Ratzinger - quando si e' parlato di Pio XII, l'attenzione si e' concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di piu' in maniera piuttosto unilaterale. A parte ogni altra considerazione, cio' ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico qual e' quella del Papa Pio XII".

"Prova eloquente" di tale spessore, secondo Benedetto XVI, sono invece, "l'insieme della imponente attività svolta da questo Pontefice e, in modo del tutto speciale, il suo magistero" che "si qualifica per la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro".

Benedetto XVI, concludendo oggi un importante convegno vaticano su Pio XII, ha detto che papa Pacelli e' stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio.

NOTIZIE.ALICE
Pio XII/ Pressing ebrei su archivi, Vaticano ancora non li apre
Papa: Basta equivoci. E pensa a rinviare apertura canonizzazione
Città del Vaticano, 30 ott. (Apcom) - Aprire gli archivi per fare chiarezza una volta per tutte sul passato e intrecciare rapporti più sereni, in futuro, tra figli dello stesso padre Abramo. Corre lungo il filo della riconciliazione storica l'ultima vampata di polemiche tra il Vaticano e gli ebrei sul pontificato di Pio XII. Un periodo storico (1939-1958) che copre gli anni della seconda guerra mondiale e della shoah. Papa Pacelli fece abbastanza per contrastare la furia nazista? Fu silente, ma perché? Come si comportò dietro le quinte?

Interrogativi che hanno spinto il rabbino David Rosen a chiedere direttamente, apertamente, al Papa di aprire gli archivi vaticani. "Ringraziamo i cristiani che, fedeli al più sublime degli insegnamenti della loro fede, hanno salvato tanti ebrei durante quel tempo terribile", ha detto oggi il presidente dell'International Jewish Committee for Interreligious Consultations durante l'udienza concessa da Benedetto XVI. Poi l'affondo: "A questo proposito ribadiamo il nostro rispettoso appello per un pieno e trasparente accesso degli studiosi a tutto il materiale d'archivio di quel periodo". Più esplicito un altro membro della delegazione. "Santità, non faccia avanzare la beatificazione di Pio XII prima che siano stati aperti gli archivi", ha detto al Papa al momento dei saluti. "Ci sto pensano seriamente, è un'idea che sto prendendo in considerazione" è stata, a quanto riferito da Rosen, la risposta di Ratzinger. La causa di canonizzazione, del resto, è "oggetto di approfondimento e di riflessione" da parte del Papa, come ha riferito di recente il suo portavoce. Motivo per cui, nonostante il via libera della Congregazione per la causa dei santi, Benedetto XVI ancora non ha apposto la sua firma sul decreto relativo alle eroiche virtù di Pacelli.

Gli archivi, ad ogni modo, non verranno aperti né oggi né prossimamente. Ci vorranno "almeno sei o sette anni", ha spiegato mons. Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio segreto vaticano. I motivi sono tecnici: la biblioteca sta ultimando l'apertura dei fondi d'archivio relativi a Pio XI e gli archivisti si dedicheranno solo dopo al pontificato del suo successore. Un lavoro minuzioso, svolto con risorse limitate, che richiederà, appunto, diversi anni. E poco importa che, per volontà di Paolo VI, tutti i documenti relativi agli ebrei e alla seconda guerra mondiale durante il pontificato di Pio XII siano già stati pubblicati in dodici volumi col titolo 'Actes et documents de Pie XII pendant la deuxieme guerre mondiale', poco importa che gli storici, con grande probabilità, non troveranno su Pacelli nulla di nuovo di quanto già si sa. E poco importa, ancora, che i dossier - già declassificati - relativi a Pio XI, al sorgere del totalitarismo, alle leggi razziali del fascismo, siano ancora poco consultati da parte degli storici. Gli "archivi segreti" di Pio XII sono diventati un fatto simbolico. "Siamo rimasti impressionati dalla spiegazione e dalla sincerità di mons. Pagano", ha commentato il Rosen, "ma naturalmente siamo delusi che ci voglia così tanto tempo".

Una franchezza che fa pendant a quella dispiegata dal Papa durante l'udienza odierna. Il primo appuntamento con una sigla ebraica dopo settimane di polemiche tra Roma e Gerusalemme, tra membri del governo israeliano e difensori della causa di beatificazione di Pacelli, tra recriminazioni e precisazioni. La "capacità di accettarsi e rispettarsi reciprocamente e di dire la verità con amore - ha scandito Ratzinger - è essenziale per superare le differenze, prevenire gli equivoci ed evitare inutili scontri".

ANSA
2008-10-18 14:37
Pio XII nell'ottobre '43: tedeschi corretti con Vaticano
di Paolo Cucchiarelli
ROMA - C'è un nuovo tassello da inserire nel cangiante e spesso contraddittorio mosaico del rapporto tra Pio XII e gli ebrei nell'autunno del 1943, quando le Ss di Herbert Kappler arrestarono poco più di mille romani nel ghetto e nei quartieri della "città aperta" e li spedirono ad Auschwitz.

Si tratta di documenti che arrivano dagli archivi inglesi e americani, visto che quelli vaticani sono tuttora inaccessibili. Uno di questi illustra l'incontro avvenuto due giorni dopo la retata nel ghetto, il 18 ottobre '43, tra il Papa e l'inviato straordinario della Gran Bretagna presso la Santa Sede: in quella occasione Pio XII tace sulla retata e il diplomatico gli chiede di interpretare con maggior determinazione il suo ruolo. In quel contesto Pacelli afferma che i tedeschi si sono comportati "correttamente" con il Vaticano.

In quelle ore il treno con gli ebrei romani sta per partire verso Auschwitz. Due mesi dopo la deportazione degli ebrei romani il Papa, il 13 dicembre del '43, conversando con l'ambasciatore tedesco Ernest von Weiszaecker, che aveva cercato di opporsi alla deportazione, aveva illustrato la sua posizione sugli sviluppi della guerra. Il diplomatico aveva riassunto il tutto in un rapporto che è stato rintracciato durante alcune ricerche dagli studiosi Mario J. Cereghino e Giuseppe Casarrubea che le pubblicheranno in un prossimo volume.

"Il Papa si augura - afferma il rapporto fatto avere ai servizi americani da Fritz Kolpe, la più importante 'talpa' che gli Usa avevano all' interno del ministero degli Esteri tedesco - che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l'unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l'unione delle antiche Nazioni civilizzate dell'Occidente per isolare il bolscevismo ad Oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente (l'Europa) contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna".

Proveniente dagli archivi inglesi è invece il resoconto dell'incontro del 18 ottobre del '43 tra l'inviato straordinario inglese Sir D'Arcy Osborne e il Papa. Da due giorni gli ebrei romani sono stati prelevati dalle loro case; lo stesso giorno, alle 14, partiranno dalla stazione Tiburtina verso il campo di concentramento. Nulla il Papa dice di quanto è avvenuto in quelle ore. Pio XII parla della difficile situazione alimentare a Roma che potrebbe portare a tumulti e della sua volontà di non abbandonare la città a meno di non essere "rimosso con la forza".

L'ambasciatore è colpito dall'atteggiamento del Papa che gli dice di non avere elementi per lamentarsi del generale Von Stahel, comandante della piazza militare di Roma, e degli uomini della polizia tedesca "che finora hanno rispettato la neutralità" della Santa Sede. "Io ho replicato - scrive il diplomatico nel rapporto indirizzato al ministro degli Esteri Eden - di aver capito che quando il Vaticano parlava di preservare 'Roma citta' apertà, si riferisse alle operazioni militari. A parte il fatto che la denominazione 'Citta' apertà è una farsa, l'Urbe è alla mercé dei tedeschi che sistematicamente la privano di tutti i rifornimenti e della manodopera, che arrestano ufficiali italiani, giovani e carabinieri e che applicano metodi spietati nella persecuzione degli ebrei. (...)".

Il diplomatico cerca di far uscire Pio XII dal suo atteggiamento. "Io ho affermato che Egli dovrebbe fare tutto il possibile per salvaguardare lo Stato della Città del Vaticano e i suoi diritti alla neutralità. Egli ha replicato che in tal senso e fino a questo momento, i tedeschi si sono comportati correttamente", aggiunge nuovamente il diplomatico. Una affermazione fatta mentre la città è ancora sotto choc per la retata arrivata dopo il ricatto dei 50, inutili, kg di oro chiesti agli ebrei per evitare la deportazione. "A mio parere - scrive ancora il rappresentante inglese - molta gente ritiene che Egli sottostimi la Sua autorità morale e il rispetto riluttante di cui Egli è oggetto da parte dei nazisti, dal momento che la popolazione tedesca è cattolica. Ho aggiunto di essere incline a condividere questa opinione e l'ho esortato a tenerlo bene in mente nel corso dei futuri avvenimenti, nel caso emergesse una situazione in cui fosse necessario applicare una linea forte".

"Mettendo a raffronto i due documenti - commentano gli studiosi - risulta chiaro che Pacelli si sente a suo agio con l'ambasciatore tedesco. Con il rappresentante inglese assume un atteggiamento freddo, facendo leva su un giudizio del tutto formale tanto da suscitare la inusitata reazione del diplomatico". I due studiosi, già autori di un volume sulla guerra al comunismo in Italia tra il '43 e il '46, "Tango connection", sottolineano la difficoltà di raccogliere in Italia elementi documentali sulla questione ebrei-Vaticano: "Tuttavia migliaia di documenti sulla situazione della Santa Sede negli anni della seconda guerra mondiale sono da tempo disponibili negli Archivi di College Park negli Stati Uniti e di Kew Gardens in Gran Bretagna. Sono carte provenienti dai fondi dei servizi segreti angloamericani, del Dipartimento di Stato Usa e del Foreign Office britannico", spiegano. "Il nostro archivio ww.casarrubea.wordpress.com), conserva rapporti dei Servizi Usa sulle pesanti ingerenze esercitate dalla Santa Sede e in particolare da Pio XII e da Montini, il futuro Paolo VI, nella formazione del primo governo De Gasperi".

martedì, novembre 04, 2008

RIFORMA SCUOLA - IL VIDEO MANCANTE DELLE VIOLENZE

Su Youtube troviamo il video di TG1 che commenta i fatti di violenza a piazza Navona mandati in onda la sera prima da RAI3 nel programma di Federica Sciarelli "Chi l'ha visto?".
Questo video è l'antefatto degli scontri a piazza Navona fra studenti ed è il video mancante che "denuncia" con estrema evidenza che a "causare" gli scontri avvenuti poco dopo con i collettivi di sinistra furono proprio loro, i teppisti di destra del "Blocco studentesco" che colpiscono con inaudita violenza i giovani studenti dei licei mentre la polizia se ne sta in disparte! Questa è in sintesi l'azione provocatoria che aveva come scopo di "attirare" il collettivo di sinistra agli scontri per ritorsione ed i fascisti si erano preparati a questo facendosi passare per vittime e allo stesso tempo rovinare l'immagine della manifestazione!
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NEOFASCISTI ALL' ATTACCO DEL PROGRAMMA " CHI L'HA VISTO?"

Naturalmente a costoro non è piaciuta la denuncia in video di RAI3 e così come è tipico del loro costume hanno fatto una IRRUZIONE ALLA RAI nella notte di lunedì 3, intorno alle 0:40, circa trenta giovani, alcuni dei quali a volto coperto, hanno fatto irruzione negli studi Rai di via Teulada a Roma. Cercavano la redazione, gli autori e la conduttrice del programma. Pretesto, le immagini inedite sugli scontri in piazza Navona alle 11 della mattina del 29 ottobre scorso, trasmesse dal programma poco prima. Nella mattinata di martedì una serie di telefonate anonime di minacce hanno raggiunto la redazione. Il testo è stato trasmesso alle autorità inquirenti.

Irruzione di un gruppo di Destra nelle sedi Rai

Raffaele B.

giovedì, ottobre 30, 2008

RIFORMA SCUOLA - AGENTI PROVOCATORI CONTRO GLI STUDENTI

Come volevasi dimostrare, è avvenuto ciò che si poteva temere, specialmente a seguito di quanto dichiarato a più riprese da Cossiga (ex-Presidente della Repubblica negli anni di piombo). Vedi su Youtube: Cossiga: "Massacrare i manifestanti senza pietà!" e Cossiga il P2ista. Consigli per l'ORDINE.
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In questo video invece: Scontri Piazza Navona:MANIFESTAZIONE ROMA 29 OTTOBRE: COME COSSIGA INSEGNA viene evidenziato un personaggio tra i gruppi che hanno provocato le violenze e che poi si vede chiaramente essere un uomo della polizia medesima! Vedere per credere! Serve un’inchiesta per accertarne l’identificazione.
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I poliziotti a piazza Navona hanno permesso ai “violenti” del cosiddetto “blocco studentesco” di provocare la piazza per poter “intervenire” contro gli studenti che manifestavano pacificamente.
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La polizia ha consentito per questo ai “provocatori” di passare con il camion cariche di spranghe e difesi consentendo loro di passare in mezzo alle file dei poliziotti per potersi radunare con il resto del gruppo. Costoro hanno tentato di “appropriarsi” della manifestazione dei primi ignari studenti raccolti nella piazza al solo scopo di “provocare” il grosso del movimento che è poco dopo arrivato.

C’è stato all’inizio un tentativo di calmare gli animi ma poi sono naturalmente “scoppiati” gli incidenti. Era quello che si voleva. I violenti del “blocco studentesco” non hanno nulla di “studentesco” ma tanto di “blocco” e non c’entrano affatto con gli studenti che manifestano in questi giorni contro la riforma Gelmini.

È stato quindi messo in atto la strategia della provocazione teorizzato da Cossiga già ampiamente sperimentato negli anni di piombo e più recentemente con le violenze al G8 di Genova.
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Il giornalista Curto Maltese riporta in modo dettagliato i fatti avvenuti nella piazza ed in particolare il vergognoso e colpevole comportamento della polizia che se non fosse per le numerose testimonianze e filmati di cui internet è piena, non si saprebbe, avvalorando l’idea propagandata da Berlusconi che gli studenti e i loro insegnanti sono solo “facinorosi” che meritano questo trattamento.

Mi auguro che gli studenti stiano “attenti” d’ora in poi ed “evitare” di farsi infiltrare da “provocatori” disposti a tutto, organizzando un loro “servizio d’ordine”, mantenendo il carattere “pacifico” delle loro manifestazioni e anche alleandosi con il sindacato confederale dei lavoratori della scuola che su queste cose ha una “esperienza” secolare!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE (30 ottobre 2008)

AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

domenica, settembre 07, 2008

ALEMANNO - FASCISMO TRA CINISMO E IDIOZIA

Affermare come fa Alemanno che furono le “leggi razziali” il male assoluto e non il “fascismo” come invece fece Fini nel recarsi in Israele 2003, dimostra o uno “smisurato cinismo” oppure una “assoluta idiozia” che disgiunge la causa dall’effetto.

Sarebbe come a dire che è l’arma il male e non invece l’assassino che lo usa! Una retorica tipica di una certa destra nostalgica che non vuole fare i conti fino in fondo con la storia.

Le “leggi razziali” furono emanate dal “fascismo” per usarle come arma di discriminazione e di sterminio. Quindi fu il “fascismo” l’autore e responsabile, nelle persone che lo costituivano e che lo appoggiavano anche “inconsapevolmente” e nessun altro.

Inoltre parlare di “cedimento” al “nazismo” germanico non diminuisce quella responsabilità ma anzi lo “aggrava” perché in più il fascismo “abdicò” in favore dei tedeschi consegnando loro (per collaborazione o per codardia non fa differenza) tutti i deportati, compresi i cittadini italiani destinati ai loro “forni crematori”.

Infine fu il fascismo di Mussolini, già al potere in Italia, ad aiutare il nazismo di Hitler a guadagnare il potere in Germania! Come si vede la storia “dimostra” in questo modo che la causa prima fu proprio il fascismo italiano!

Cosa vuole fare Alemanno? Revisionare la storia scambiando le cause con l’effetto? Sembra di si!
Raffaele B.


LASTAMPA
"Le leggi razziali un male assoluto, fascismo fenomeno più complesso"
7/9/2008

Il sindaco di Roma Alemanno in visita a Gerusalemme: «Molta gente aderì al progetto in buona fede»

MILANO
Le leggi razziali furono un male assoluto, il fascismo un fenomeno più complesso. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a poche ore dalla visita al museo dell’Olocausto di Gerusalemme, dove si trova in pellegrinaggio con altri esponenti politici italiani. Nel febbraio del 2003 Gianfranco Fini, in procinto di recarsi in Israele, parlò del «fascismo come male assoluto», definizione criticata all’epoca proprio da Alemanno.

«Mi sembrava sbrigativo definirlo il male assoluto», spiega il primo cittadino della capitale. Un’affermazione «eccessiva» e «ingenerosa nei confronti di tanti che avevano aderito a quell’esperienza». Tuttavia, ricorda, «non criticai il viaggio di Fini». «Il fascismo fu un fenomeno più complesso» aggiunge. «Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale».

Il perché lo precisa subito: «Fu un cedimento al nazismo e al razzismo biologico, che non era nelle corde iniziali del fascismo». In definitiva Alemanno appoggia la quella visita di Fini allo Yad Vashem. «Quella scelta, di dare un segnale così chiaro, è stata giusta. Ha contribuito a creare quella destra democratica che era mancata».

Comunità ebraica: "E' difficile separare le due cose "
«Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista». Lo ha sottolineato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, a Milano per la Giornata europea della Cultura Ebraica, a proposito delle dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno sulle leggio razziale definite «male assoluto». «Le leggi razziali sono state emanate dal regime fascista, convalidate dalla monarchia - ha detto Gattegna - quindi mi sembra difficile separare le due cose: ritengo che quando si tratta di argomenti così importanti è necessario anche essere molto cauti nelle dichiarazioni e più che singole frasi bisognerebbe approfondire la parte storica, gli avvenimenti e insegnare ai giovani questo passato tragico perchè non si ripeta mai più».


REPUBBLICA
Leggi razziali e fascismo
Irritazione ebraica per Alemanno

7 settembre 2008

Irritazione dopo le dichiarazioni del sindaco di Roma da Gerusalemme. Il presidente delle Comunità: "Mi sembra difficile separare le due cose"

Si accende la polemica dopo le dichiarazioni di Gianni Alemanno su fascismo e leggi razziali. Il sindaco di Roma, in visita in Israele con una delegazione politica italiana guidata dal presidente del Senato Schifani, ha rilasciato una intervista in cui condanna le leggi razziali, definendole il "male assoluto". Non così il fascismo. Il sindaco distingue la sua posizione da quella di Fini. Al giornalista del Corriere della Sera spiega: "Fu un fenomeno più complesso, caduto anche in seguito a quell'errore".
Una distinzione che non piace a molti esponenti della Comunità ebraica. Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche taglia corto: "Le leggi furono emanate dal regime fascista, mi sembra difficile separare le due cose. Bisogna essere cauti". Così Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, che taglia corto: "Le leggi razziali ci sono state perché c'è stato il fascismo".
Duro il Pd. "Alemanno smentisca", chiede più di un esponente.

mercoledì, maggio 28, 2008

FINI ‘SPIAZZA’ ALEMANNO SU ALMIRANTE

LE DICHIARAZIONI DI FINI IN QUALITÀ PRIMA, DI PRESIDENTE DI AN E POI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, “SPIAZZA” IN MODO “INEQUIVOCABILE” E SENZA APPELLO LE INTENZIONI DI GIANNI ALEMANNO, SINDACO DI ROMA E SUO PUPILLO DELLO STESSO PARTITO, A DEDICARE AD ALMIRANTE, LORO LEADER STORICO SCOMPARSO, UNA STRADA DI ROMA SEPPURE INSIEME AD ALTRI LEADERS POLITICI.

INCREDIBILE! PERSINO “IL GIORNALE”, QUOTIDIANO DI PROPRIETÀ DI BERLUSCONI, HA SENTITO LA NECESSITÀ DI PUBBLICARE QUEST’ARTICOLO INTITOLATO “
Alemanno si occupi di faccende più serie” CHE GLI RIMPROVERA DI ABBANDONARSI AL FESTIVAL DELL’EFFIMERO ANZICHÉ DEDICARSI AI PROBLEMI REALI DELLA CITTÀ PER LA QUALE I CITTADINI L’HANNO VOTATO!

SENZA PARLARE POI DELLA
COMUNITÀ EBRAICA ROMANA CHE “CONDANNA” SENZA MEZZI TERMINI LA PROPOSTA PER LA “STORICA COMPLICITÀ DI ALMIRANTE CON LA PERSECUZIONE E LO STERMINIO DEGLI EBREI”.

IL NUOVO SINDACO, DOVREBBE INVECE AFFRONTARE I REALI PROBLEMI DI ROMA IN PARTICOLARE LA “SICUREZZA”. IN QUESTI GIORNI LE AGGRESSIONI DI MATRICE “NAZI-FASCISTA” SI STANNO FACENDO SEMPRE PIÙ FREQUENTI ED INQUIETANTI, ED ALEMANNO MENTRE “GIUSTAMENTE” CONDANNA QUESTI FATTI, ALLO STESSO TEMPO PERÒ “INGIUSTAMENTE” NON GLI RICONOSCE LA MATRICE POLITICA CHE NE “DIMINUISCE” LA GRAVITÀ ALIMENTANDO IL CLIMA D’IMPUNITÀ NEL QUALE QUESTE SQUADRE DI “STORICA MEMORIA” AGISCONO.
Raffaele B.

ADNKRONOS
Fini: ''Vergognose le parole di Almirante sulla razza''
Lo ha detto nell'Aula di Montecitorio

L'ex delfino del segretario del MSI critica gli scritti del leader della destra, scomparso nell''88: ''Le sue parole del 1942 esprimono un sentimento razzista che albergava in tanti, troppi, esponenti che in quegli anni, dopo la guerra si collocavano a destra''

Roma, 28 mag. (Adnkronos/ign) - Fini contro Almirante le cui frasi sulla razza ''sono certamente vergognose ed esprimono un sentimento razzista che albergava in tanti, troppi, esponenti che in quegli anni, dopo la guerra si collocavano a destra e in altri casi in altre formazione politiche''. Avviene in Aula, a Montecitorio, dove il presidente Fini (nella foto insieme allo stesso Almirante e a Maurizio Gasparri nel 1980) dà ragione a Emanule Fiano del Pd, critico nei confronti dell'iniziativa di dedicare una via a Giorgio Almirante a Roma. Nel suo intervento Fiano cita alcuni passaggi di articoli pubblicati ne 'La Difesa della razza', di cui era vicedirettore proprio lo storico leader del Msi.

In uno degli articoli citati da Fiano scriveva Almirante: ''Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue''.
Parole che -conclude Fiano- ''bastano per non far dimenticare il leader del movimento sociale'', senza bisogno di dedicargli una strada.

REUTERS
Roma,comunità ebraica contraria a intitolare strada ad Almirante
martedì, 27 maggio 2008 6.14

ROMA (Reuters) - Il presidente della comunità ebraica di Roma ha condannato oggi l'idea di intitolare una strada della capitale al leader storico del Movimento Sociale Italiano Giorgio Almirante, sostenuta invece dal neo-eletto sindaco di Roma Gianni Alemanno.

"La mia opinione, così come quella della nostra comunità, è di totale condanna", ha detto oggi il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, alla fine della visita di oggi del ministro dell'Interno Roberto Maroni alla Sinagoga di Roma .

"Io conservo a casa i documenti della (rivista) 'La Difesa della Razza': lui (Almirante) è stato complice di un regime tirannico che ha portato alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei. Certo non è colpevole di aver ucciso nessuno, ma è stato complice di quel regime che credo non meriti di essere ricordato", ha continuato, riferendosi alla pubblicazione di epoca fascista di cui Almirante è stato segretario di redazione dal 1938 al 1942...
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ILGIORNALE
Alemanno si occupi di faccende più serie
mercoledì 28 maggio 2008, 07:00

La vicenda delle vie di Roma intitolate ai leader dei partiti della prima Repubblica - insieme ad Almirante anche Craxi, Fanfani e Berlinguer - sembra essere un altro festival dell'effimero su cui è inciampato il nuovo sindaco Gianni Alemanno, facendo quasi il verso al suo predecessore Veltroni.

Per anni i cittadini romani hanno dovuto sopportare la gestione del comune come politica dell'immagine mentre restavano irrisolti i grandi problemi della vita quotidiana di una città bellissima ma convulsa, deteriorata, e mai all'altezza delle sue funzioni. Noi intellettuali del centro storico apprezzavamo sì le iniziative culturali di Veltroni anche se orientate in maniera «strabicamente corretta», ma sapevamo anche che dietro di esse si nascondeva la realtà di un traffico impossibile, di trasporti pubblici primitivi, di una pulizia a singhiozzo, e di tanti altri gravi e meno gravi disservizi elementari che hanno reso Roma più vicina a Istanbul e al Cairo che non a Parigi, Londra e Berlino.

Con l'elezione di Gianni Alemanno, definitosi o definito il «Robespierre conservatore», speravamo che le fresche energie del sindaco si indirizzassero a quei problemi da sempre irrisolti, cominciando con il calibrare in tal senso le prime dichiarazioni che sono sempre significative del modo in cui un nuovo potere intende indirizzare la sua azione. Ed invece ecco che siamo qui a discutere dei nomi delle strade in un sorta di riffa tra gli eredi politici, ognuno dei quali vuole santificare anzitempo il suo illustre antenato. Il tutto condito con una retorica che non ha nulla da invidiare al veltronismo: «Città della solidarietà combinata alla sicurezza», «Roma città del festival del cinema, quello vero», «Città aperta al Mediterraneo» per finire con l'invocazione «Viva l'Urbe eterna» che ha il sapore del già sentito...
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