sabato, gennaio 26, 2008

NUOVA LEGGE ELETTORALE O ELEZIONI SUBITO?

VASTI SETTORI DELLA ECONOMIA E DELLA SOCIETÀ CIVILE TRA CUI LA CONFINDUSTRIA, I SINDACATI, E QUELLA POLITICA DI CUI IL PD E UDC DICHIARANO DI ESSERE PER UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE PRIMA DI ANDARE AL VOTO.

NELL'ARTICOLO DELL'ANSA, MONTEZEMOLO ENUNCIA LE RAGIONI DI QUESTA LINEA E RILEVA CHE L'UNICA POSSIBILITÀ È UN GOVERNO DI SCOPO O TECNICO O ISTITUZIONALE E CHE SI POTRÀ FARLO SOLO METTENDO DA PARTE GLI "EGOISMI" DEI PARTITI DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI.

CON LE ELEZIONI SUBITO INVECE SI “PERPETUEREBBE” LA CONDIZIONE DI “STALLO” RAGGIUNTO DAL NOSTRO SISTEMA POLITICO AUMENTANDO IL DANNO AL PAESE E ALLA IMMAGINE DELLA POLITICA AGGRAVANDO ULTERIORMENTE LA CRISI.

CHIUNQUE "VINCE" CON IL “PORCELLUM” VINCE A "METÀ" PERCHÈ È SEMPRE SOGGETTO AL POTERE DI “RICATTO” E DI “VETO” DEI PICCOLI PARTITI, INOLTRE I CANDIDATI SONO DECISI DALLE SEGRETERIE DEI PARTITI MEDESIMI PER I QUALI I CITTADINI NON POSSONO ESPRIMERE IL VOTO DI PREFERENZA.

QUESTI DUE PUNTI SONO DIVENTATI TALMENTE EVIDENTI CHE SONO ORA DI DOMINIO PUBBLICO E IL CORPO ELETTORALE NON PUÒ CHE AVERNE PIENA COSCIENZA. NE DERIVA CHE, ADESSO, CHI VUOLE ANDARE AL VOTO SUBITO, DIMOSTRA NON SOLO DI ESSERE "EGOISTA" VERSO IL PAESE MA ANCHE POCO “DEMOCRATICO” VERSO I CITTADINI.

QUESTO SLOGAN "SUBITO AL VOTO" NELLE ATTUALI CONDIZIONI POTREBBE ALLA FINE RIVELARSI "PENALIZZANTE" DAL CORPO ELETTORALE, SPECIALMENTE SE SI CONSIDERA IL "FALLIMENTO" DEI PRECEDENTI 5 ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI, E CHE PEGGIO ANCORA HA FATTO PROPRIO IL "PORCELLUM" L'ATTUALE “PESSIMA” LEGGE ELETTORALE CHE IL CORPO ELETTORALE VORREBBE CAMBIARE PRIMA DEL VOTO.

QUINDI SIAMO AD UN BIVIO IMPORTANTE: O SI FA UN NUOVO GOVERNO ANCHE TRANSITORIO PER FARE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE OPPURE ELEZIONI SUBITO. NEL PRIMO CASO SI COSTRUISCE UN NUOVO PERCORSO PER IL "RISANAMENTO" ISTITUZIONALE DEL PAESE.
NEL SECONDO CASO SI CONTINUA NEL VECCHIO PERCORSO PER IL SUO "AGGRAVAMENTO" E “DECLINO”.

SE DIETRO AI PARTITI CI SONO GLI UOMINI E LE DONNE “INTELLIGENTI” DI QUESTO PAESE, ESSI NON POTRANNO CHE “CONVENIRNE” ALTRIMENTI NON RESTA CHE "SPERARE" NEGLI UOMINI E NELLE DONNE “INTELLIGENTI” DEL CORPO ELETTORALE.
Raffaele B.

ANSA
Montezemolo: esecutivo tecnico per riforme
(dell'inviato Domenico Mugnaini)
2008-01-25 21:13

Andare al voto con questa riforma elettorale altro non farebbe che riproporre l'attuale situazione, quella che ha portato "all'indegno e indecoroso spettacolo visto ieri in Parlamento". Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, proprio all'indomani della caduta del Governo Prodi, rilancia la necessità di fare prima "una nuova legge elettorale che consenta agli elettori di decidere chi mandare in Parlamento e limiti il potere di veto dei micropartiti", per correggere "il bicameralismo perfetto che paralizza l'Italia". Per farlo l'unica possibilità è quella di "un governo di scopo, istituzionale, tecnico, lo si chiami come si vuole" che è convinto Montezemolo, troverebbe "una rapida sintonia" con tutto il Paese. Quasi un "appello disperato", come lui stesso lo definisce, vista la cronaca delle ultime ore. Ma se i partiti, di centrodestra e centrosinistra, non mettono da parte i propri "egoismi", difficilmente riusciranno a fare l'interesse dei cittadini, delle imprese, delle giovani generazioni". Poche cose, ma da fare subito, in "una breve ed efficace stagione di riforme condivise", ha precisato parlando all'assise degli industriali toscani, riuniti nell'auditorium della Banca Monte dei Paschi.

E comunque prima del voto, perché tornare alle elezioni così, "con questa legge elettorale, lo sappiamo per esperienza, la parola non torna ai cittadini ma alle segreterie dei partiti, con liste preconfezionate, per consentire altri giri di giostra a chi non vuole un vero rinnovamento". Una stagione che il presidente degli industriali non solo giudica "indispensabile, ma anche possibile". Tra le prime riforme da fare i regolamenti di Camera e Senato per "evitare la nefasta frammentazione e proliferazione dei gruppi". Non risparmia critiche a nessuno, Montezemolo: ricorda agli stessi industriali che devono continuare "ad impegnarsi per la crescita del Paese, come abbiamo fatto fino ad oggi" e, pur nella distinzione dei ruoli, senza voler sostituirsi a nessuno, Montezemolo chiede alla politica di cominciare "a fare" per risollevare l'economia. Per questo ricorda le critiche ricevute quando nei mesi scorsi richiamò i diversi governi che si sono succeduti "dall'entrata nell'euro", perché da allora "l'Italia non è stata governata, è mancato un grande progetto Paese, una missione, una sfida", ripete anche oggi, interrotto 12 volte dagli applausi. Al Governo Prodi, riconosce di aver realizzato almeno alcune cose utili alle imprese, "e quindi al Paese", come l'intervento per il credito d'imposta alle piccole imprese e aver avviato il risanamento dei conti. Tra i meriti degli industriali richiama anche quello di aver chiuso il contratto dei metalmeccanici, cosa resa difficile, aggiunge, "dalle resistenze di alcuni settori del sindacato, che hanno una cultura frenante, e da un meccanismo di contrattazione arcaico". Montezemolo torna anche sui problemi della Sicilia dove, gli imprenditori "combattono contro il pizzo" mentre il governatore "viene condannato a 5 anni di reclusione e decide di restare al suo posto". Una brutta istantanea, che "riassume bene i due volti del paese e la distanza sempre più grande di questa classe dirigente politica dal paese reale". Un'Italia dove, "per fortuna", Benedetto XVI ha deciso di non andare all'università La Sapienza. Montezemolo è convinto che in quel caso, oltre che per l'immondizia nelle strade di Napoli, "l'Italia sarebbe stata sulle pagine dei quotidiani internazionali anche per la contestazione al Papa", finendo per rovinare ancora di più l'immagine di un Paese che "non sa più attrarre né investitori né studenti stranieri", conclude prima lasciare Siena, salutando la neo presidente di Confindustria Toscana, Antonella Mansi, 33 anni.

domenica, gennaio 20, 2008

MAFIA - CUFFARO ‘FESTEGGIA’ LA CONDANNA

È IL TIPICO PARADOSSO ITALIANO, ANZI SICILIANO. IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA È STATO CONDANNATO A 5 ANNI DI CARCERE CON LA INTERDIZIONE AI PUBBLICI UFFICI E NONOSTANTE CIÒ LO “FESTEGGIA” COME FOSSE UNA VITTORIA.

LA RAGIONE DI TANTA ESULTANZA STA NEL FATTO INCREDIBILE CHE CUFFARO NON HA AVREBBE “AIUTATO” LA MAFIA MA SOLO ALCUNI PERSONAGGI FORTEMENTE INDIZIATI DI MAFIA. LI HA "INFORMATI" CHE I MAGISTRATI AVEVANO FATTO PIAZZARE DELLE "CIMICI" PER INTERCETTARE LE LORO TELEFONATE, FACENDO "SALTARE" L'INTERA INCHIESTA CHE DI FATTO HA "SALVATO" DA PROVE INECCEPIBILI PROPRIO I COSIDDETTI INDIZIATI DI MAFIA. PERFETTO NO?

COSA SI PUÒ DIRE DI PIÙ? IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA DICE CHE "AIUTARE" PERSONE INDIZIATE DI MAFIA (che "vanificano" la raccolta di "prove", grazie a lui, che “potevano sicuramente” dimostrare la loro appartenenza alla mafia, altrimenti perché “informare” e poi “vanificare”?) NON È AIUTARE LA MAFIA!

TALE DISPOSITIVO È UN GIOIELLO "GARANTISTA" DEL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO CHE NESSUNO CI INVIDIA. UN PARADOSSO ASSURDO CHE LA DICE LUNGA SUI RESIDUI DI INFLUENZA DELLA MAFIA NELL'ISOLA.

IN OGNI CASO IL PRESIDENTE HA COMMESSO UN GRAVE REATO DI "FAVOREGGIAMENTO" E DI "INTRALCIO ALLE INDAGINI" TANT'È CHE I GIUDICI LO HANNO ANCHE INTERDETTO DAI PUBBLICI UFFICI PER LA DURATA DELLA PENA. SOLO PER QUESTO CUFFARO AVREBBE DOVUTO "DIMETTERSI". NON LO FA PER UN ALTRO MECCANISMO "GARANTISTA" CHE NEMMENO QUESTO CI INVIDIANO: LA PENA NON È ESECUTIVA FINO AL TERZO GRADO CIOÈ DOPO LA CONDANNA DI CASSAZIONE.

OVVIAMENTE RICORRENDO IN APPELLO (SECONDO GRADO) LA PENA È SOSPESA! PASSERÀ DEL TEMPO PRIMA DI ARRIVARE ALLA PROSSIMA SENTENZA, POI SE CONFERMATA O AGGRAVATA, IL PRESIDENTE RICORRERÀ IN CASSAZIONE E PASSERANNO ALTRI ANNI ANCORA PRIMA DI ARRIVARE ALLA SENTENZA DEFINITIVA. PER FARE QUESTO CI VOGLIONO MOLTI SOLDI E POTERE CHE MOLTI COMUNI CITTADINI NON HANNO!

NEL FRATTEMPO CI POTRANNO ESSERE INDULTI E RIDUZIONI DI PENA SENZA CONTARE CHE CON UN NUOVO GOVERNO DEL CAVALIERE BERLUSCONI (CAMPIONE DI CONDANNE E PRESCRIZIONI) PASSI TUTTO IN "CAVALLERIA" E ADDIO "GIUSTIZIA". DURANTE TUTTO QUESTO TEMPO IL PRESIDENTE POTREBBE CONTINUARE A "GOVERNARE" LA SICILIA COME FOSSE UN CITTADINO "ONESTO" E "DEGNO" DI POTERLO FARE!

ALLORA NIENTE CI IMPEDISCE DI CREDERE CHE VI POSSONO ESSERE TANTI PERSONAGGI SIMILI IN TUTTO IL PAESE CHE DI FATTO COSTITUISCONO UN "FORMIDABILE" SOSTEGNO “POLITICO” ALLA MAFIA IN SICILIA, 'NDRANGHETA IN CALABRIA, CAMORRA IN CAMPANIA E SACRA CORONA UNITA IN PUGLIA E CHISSÀ QUANTE ALTRE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI.

LA GIUSTIZIA SEMBRA ESSERE "POCO EFFICACE" CONTRO COSTORO, AL CONTRARIO "PIÙ EFFICACE" PER I COMUNI CITTADINI E PER I COSIDDETTI “PESCI PICCOLI”. DI QUESTO I CITTADINI NE HANNO COSCIENZA DA MOLTI LUSTRI EPPURE NON SI È MAI PROCEDUTO AD UNA SERIA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CHE RIMETTESSE IL NOSTRO PAESE IN EUROPA, SIA DAL PUNTO DI VISTA DELL'EFFICACIA PER TUTTI (LEGGE UGUALE PER TUTTI) CHE DEI TEMPI DI GIUDIZIO FINORA ANCORA TROPPO LUNGHI.

LA POLITICA HA PERÒ IL "DOVERE MORALE" QUINDI “ETICO” DI “ESCLUDERE” DALLE LISTE ELETTORALI E DALLA GESTIONE DEI PUBBLICI POTERI NON SOLTANTO COLORO CHE SONO "CONDANNATI" DI REATO CHE È NORMALE, MA PER FUGARE OGNI DUBBIO, ANCHE COLORO CHE NE SONO "ACCUSATI", A GARANZIA SIA DELLA INDIPENDENZA DEI GIUDICI CHE DEI CITTADINI MEDESIMI

IN QUESTO CASO È AVVENUTO IL "CONTRARIO" E SONO I GIUDICI A FINIRE ALLA GOGNA, INVECE! CON BUONA PACE DEL FATTO CHE NESSUNO IN ITALIA RITENGA LA "POLITICA" PIÙ "PULITA" DELLA MAGISTRATURA. È IL NOSTRO PARADOSSO ITALICO!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Mafia, Cuffaro condannato a 5 anni
"Riconosciuto che non sono colluso"
18 gennaio 2008

Processo talpe alla Dda, il presidente della Sicilia riconosciuto colpevole
di favoreggiamento ma non di aver avvantaggiato Cosa nostra. "Resto al mio posto"


Casini: "In appello cadranno anche le altre imputazioni"
Prestigiacomo: "Piena solidarietà all'uomo, ma serve discontinuità"


PALERMO - Il presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, è stato condannato a 5 anni nel processo per le 'talpe' alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. La terza sezione penale del Tribunale, presieduta da Vittorio Alcamo, ha escluso l'aggravante di aver favorito la mafia. A Cuffaro è stata applicata anche la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici.

Nel processo per le 'talpe' alla Direzione distrettuale antimafia, il presidente della Regione era imputato di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto e per questo i pm avevano chiesto otto anni di reclusione. La corte però, pur riconoscendo una condotta colpevole di favoreggiamento a favore degli altri imputati (alcuni dei quali condannati per associazione di tipo mafioso), non ha ritenuto dimostrata l'aggravante di aver favorito l'organizzazione criminale e quindi ha applicato una pena più bassa.

Cuffaro: "Resto presidente". Cuffaro, contrariamente a quanto egli stesso aveva annunciato, ha assistito alla lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli. "Sono confortato, non sono colluso con la mafia e per questo resto presidente della Regione. Da domani torno al lavoro". Queste le prime parole dell'esponente dell'Udc.

Il presidente della Regione Sicilia ha però anche annunciato che ricorrerà in appello: "Assieme ai miei avocati, lette le motivazioni della sentenza, ricorreremo in appello perché anche questi residui capi d'accusa possano cadere". Resta intanto aperta un'altra indagine per concorso in associazione mafiosa su Cuffaro, aperta nel maggio scorso dal gip Fabio Licata al termine di un dibattito interno alla Dda di Palermo, dopo che uno dei pm del processo alle "talpe", Nino Di Matteo, aveva chiesto di contestare a Cuffaro, imputato per favoreggiamento a Cosa nostra, l'accusa più grave di 110 e 416 bis.

Lo scontro con Grasso. Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, pur dichiarandosi riconoscente verso il presidente e ai giudici per come hanno condotto il procedimento, ha rilevato: "E' rimasto provato il favoreggiamento da parte del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, di singoli mafiosi come Guttadauro, Aragona, Greco, Aiello e Miceli, ma tutto ciò non è stato ritenuto sufficiente a integrare l'aggravante contestata di avere agevolato l'associazione mafiosa Cosa Nostra nel suo complesso". Ma Cuffaro ha replicato: "Non capisco perchè il procuratore Grasso sostenga che in base alla sentenza io abbia favorito singoli mafiosi. Il dispositivo, mi hanno spiegato i legali, non dice questo ed esclude ogni mio rapporto con la mafia e con singoli mafiosi. Evidentemente Grasso non ha letto appieno la sentenza".

I commenti. Palazzo Chigi non commenta la sentenza di condanna: le fonti della Presidenza del Consiglio si limitano a ribadire "il pieno rispetto per l'autonomia della magistratura". Esprime invece soddisfazione per l'esclusione dell'aggravante del favoreggiamento alla mafia per Cuffaro il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa: "Siamo compiaciuti che già dalla sentenza di primo grado sia stata esclusa ogni forma di collusione del Presidente Cuffaro con la mafia - scrive Cesa in una nota - Nell'esprimere piena solidarietà all'amico Toto sono certo che egli saprà ulteriormente dimostrare nei prossimi gradi di giudizio la sua estraneità ai fatti contestatigli". Analogo il commento del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato anche un tribunale della Repubblica. Sono certo che in appello cadranno anche le altre imputazioni".

"Ieri Mastella, oggi Cuffaro", ha commentato Silvio Berlusconi, ribadendo che serve "un risanamento di tutto l'ambito giudiziario". "Credo che gli italiani esprimano già con i numeri dei sondaggi - ha aggiunto - che siamo nella piena patologia e che c'è da fare un risanamento di tutto l'ambito giudiziario molto in profondità".

Pur esprimendo "piena solidarietà all'uomo Cuffaro", la deputata FI Stefania Prestigiacomo chiede invece "con la massima urgenza un vertice regionale di Forza Italia per riflettere sul nostro ruolo politico in Sicilia e rispetto al governo regionale e per porre con forza un'esigenza di cambiamento e di scelte nel segno della discontinuità".

Mentre il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro invita ad aver rispetto delle sentenze e della magistratura: "Non serve prendersela con la magistratura che fa semplicemente il proprio dovere. Bisogna impedire che si arrivi davvero alla crisi della democrazia. E l'unica soluzione è quella di mettere a punto un codice etico da proporre come patto con gli elettori".

Le altre condanne. Condannati anche tutti gli altri imputati. A 14 anni di reclusione è stato condannato l'ex manager della sanità privata Michele Aiello (associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio, truffa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura e corruzione); la pena di 7 anni è stata inflitta maresciallo del Ros Giorgio Riolo (associazione mafiosa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio, corruzione e interferenze illecite nella vita privata altrui); 4 anni e 6 mesi al radiologo Aldo Carcione (rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura).

Sei mesi la pena inflitta all'ex segretaria della Procura Antonella Buttitta (accesso abusivo al sistema informatico della Procura e rivelazione ed utilizzazione di segreto d'ufficio); 1 anno a Roberto Rotondo (favoreggiamento); 3 anni a Giacomo Venezia (favoreggiamento); 9 mesi a Michele Giambruno (truffa e corruzione); 9 mesi a Salvatore Prestigiacomo (corruzione); 2 anni ad Adriana La Barbera (corruzione); 2 anni ad Angelo Calaciura (corruzione); 4 anni e 6 mesi e 1500 euro di multa a Lorenzo Iannì (truffa).

REPUBBLICA
Ma una condanna non va celebrata
Commento di ANGELO MELONE
18 gennaio 2008

"E' una sentenza che mi conforta, non ho mai commesso atti tesi a favorire la mafia. Dunque non mi dimetto". Sono le parole a caldo di Salvatore Cuffaro pochi minuti dopo la lettura della sentenza a Palermo. E giù, in queste ore successive, un diluvio di congratulazioni. Da Casini all'intero centrodestra siciliano e nazionale.

Congratulazioni perché? E perché l'aria che giunge dalla Sicilia è quella di una vittoria?

E' chiaro che per qualunque cittadino - e in special modo per chi vive nella realtà siciliana - allontanare da sé il sospetto di avere traffici di qualunque genere con Cosa nostra è un decisivo recupero di dignità personale. Però la Sicilia resta governata ("fin da domattina", sottolinea il presidente) da una persona sulla cui testa pesa una condanna durissima per aver favorito uno dei personaggi accusati di diversi reati tra cui l'associazione mafiosa e per questo condannati nella stessa sentenza.

Stava a lui decidere se restare o no al proprio posto, e ha deciso. Sta alla sensibilità delle forze politiche valutare la decisione, anche se questo processo soprattutto negli ultimi mesi si era già trasformato in una campagna squisitamente politica riassumibile con "i giudici decidano se Cuffaro è mafioso o no, il resto non conta". Ma una condanna a 5 anni di reclusione per un importante personaggio politico nazionale non va certo celebrata come un vittoria
.

giovedì, gennaio 17, 2008

BENAZIR BHUTTO: "OSAMA BIN LADEN È STATO UCCISO"

È INCREDIBILE CHE UNA SIMILE NOTIZIA SIA PASSATA INOSSERVATA DA TUTTI I MEDIA NAZIONALI E INTERNAZIONALI E CHE SOLO ORA COMINCIA A TRAPELARE DA ALCUNI GIORNALI E TV A DISTANZA DI ALCUNI MESI. BENAZIR BHUTTO HA FATTO QUESTA DICHIARAZIONE ALLA TELEVISIONE ARABA AL JAZEERA IL 2 NOVEMBRE SCORSO SENZA CHE NESSUNO ABBIA BATTUTO CIGLIA E/O CHIESTO CHIARIMENTI O SAPERE QUANDO AVVENNE COME SE FOSSERO DISTRATTI O NON INTERESSATI.

DURANTE TUTTO QUESTO TEMPO NON È SUCCESSO NULLA, NESSUNO HA RIPORTATO LA NOTIZIA, NESSUNO NEMMENO LA CIA O L’FBI NEMMENO PER SMENTIRE. OSAMA BIN LADEN AVEVA UNA TAGLIA DI 25 MILIONI DI DOLLARI VIVO O MORTO CHE DOVRÀ ESSERE PAGATA AL SUO UCCISORE OMAR SHEIKH LO STESSO CHE CONSEGNÒ 100MILA DOLLARI A MOHAMMED ATTA, SECONDO L'INCHIESTA UFFICIALE QUALCHE GIORNO PRIMA DELL 11 SETTEMBRE.

BENAZIR BHUTTO ORA NON POTRÀ DIRE PIÙ NULLA, NON POTRÀ RIVELARE LE SUE FONTI D'INFORMAZIONE PERCHÈ È STATA, COME SI SA, ASSASSINATA.
MA FORSE ADESSO RISULTA PIÙ CHIARO PERCHÈ L’HANNO AMMAZZATA. SAPEVA TROPPE COSE E UNA DI QUESTE L’HA DETTA. ED È BASTATA.
NOTA: SUL SITO DI “
ZERO” SI PUÒ VEDERE IL VIDEO
Raffaele B.


LASTAMPA
Omar Sheikh è «l'uomo che ha ucciso bin Laden»
GIULIETTO CHIESA
17/1/08

Ieri sera ricevo una mail da un amico: «Hai visto? Osama bin Laden è stato ucciso». C'è un link. Vado a vedere. È Benazir Bhutto che parla, intervistata da Al Jazeera in lingua inglese. Dice, testualmente, tra molte altre cose, che Omar Sheikh è «l'uomo che ha ucciso Osama bin Laden». Riguardo, straluno. Controllo una seconda volta.

Inequivocabile. Un lapsus? Non sembra: Benazir parla con assoluta calma e indica nomi con perfetta precisione. Controllo la data. È il 2 novembre 2007, due mesi e dodici giorni fa. L'intervistatore, David Frost, è giornalista esperto. Ma assorbe la notizia come se non l'avesse sentita. Non chiede nemmeno «quando?». Passa oltre. Sbalorditivo. Guardo il contatore delle persone che, nel frattempo, sono andate a vedere quel filmato: in quel momento sono 292.364. Altre decine di siti web stanno commentando quello che vedo io su You Tube.

Ma anche Wikipedia ne è pieno. Decine di migliaia di persone ne discutono. Ma non un solo giornale ha ripreso la notizia. Da due mesi. Non un solo telegiornale l'ha fatta vedere. Da oltre due mesi. Nemmeno Al Jazeera, stavolta molto distratta. Non un solo governo commenta. Nemmeno la Cia, nemmeno l’Fbi. Neppure per smentire. Un silenzio assordante come pochi. Eppure Osama aveva sulla sua testa una taglia americana da 25 milioni di dollari, dead or alive, vivo o morto. Come minimo dovrebbero accertare se devono erogarla a Omar Sheikh, quello stesso che, per inciso, consegnò a Mohammed Atta, secondo l'inchiesta ufficiale, 100 mila dollari qualche giorno prima dell'11 settembre, e che era a Washington, quel giorno fatale, guarda caso. Poi Benazir è stata ammazzata, al secondo tentativo.

E non ci potrà più dire nulla delle sue fonti d'informazione. Nessuno di coloro che l'hanno pianta, o commemorata, ha ricordato la sua rivelazione del 2 novembre. Nemmeno l'illustre Economist - che ha dedicato al Pakistan la copertina del penultimo suo numero, con il titolo «Il paese più pericoloso del mondo» - si è accorto di quelle parole di Benazir. Tutti molto distratti. Resta solo da chiedere al presidente Musharraf - non senza avergli augurato lunga vita - di fornirci qualche ulteriore informazione sul signor Omar Sheikh, che lavorava allora per i suoi servizi segreti. Qualcosa deve saperne, almeno lui, visto che nel suo libro del 2006 («In the line of fire: a memoir», Free Press) affermava di sospettare che avesse lavorato, negli anni ‘90, per il servizio segreto di Sua Maestà britannica, il famoso Mi 6.


ZERO
Osama bin Laden è stato ammazzato. (CON VIDEO)
15 Gennaio 2008 di Giulietto Chiesa
(*questo articolo è uscito anche, leggermente modificato e integrato, su La Stampa del 15-1-08)

Dovrei mettere il punto interrogativo, per prudenza. Io non l’ho visto, non ho le prove. Ma chi lo dice è stata ammazzata e non era l’ultima arrivata sulla scena pachistana. E la sua morte, molto recente, mi pare come una conferma indiretta della validità della sua rivelazione. Per questo non metto il punto interrogativo. Lo mettano i maestri del giornalismo - italiano e mondiale - che hanno taciuto, insieme alle mille verità dell’11 settembre, anche questa notizia. Per oltre due mesi. Esattamente per due mesi e 11 giorni. Perchè questa notizia, con la “N” maiuscola, risale al 2 novembre 2007.

L’autrice si chiamava Benazir Bhutto. Il luogo della rivelazione il programma in lingua inglese di Al Jazeera “Over the World” condotto da David Frost, che appunto commenta con Benazir l’attentato dell’ottobre precedente che aveva fatto 158 morti, al suo primo ritorno in patria.

Benazir dice, testualmente che “the man who murdered Osama bin Laden” è Omar Sheikh. Ho controllato (e molti prima di me): le labbra dicono proprio così. Qualcuno ricorderà che Omar Sheikh è quell’alto ufficiale del servizio segreto militare pakistano ISI che consegnò 100 mila dollari a Mohammed Atta nei giorni immediatamente precedenti l’attentato dell’11/9. Qui finisce la notizia e comincia lo scandalo, anzi una matrioshka infinita di scandali, uno dentro l’altro.

Il primo è sbalorditivo. Al Jazeera ha la notizia in diretta. Il suo conduttore, David Frost, uomo esperto, sembra non accorgersene. Non interrompe Benazir, non chiede chiarimenti.
Il secondo scandalo è il silenzio di tutti i media occidentali (e ovviamente italiani). Anche se Benazir Bhutto avesse detto il falso la sua dichiarazione sarebbe stata una bomba atomica nel panorama mondiale.

Se non altro per essere smentita. Invece nulla. Silenzio. Non se ne sono accorti? Guardo sul contatore di You Tube, questa sera, 13 gennaio 2007, e vedo che 292.364 persone hanno visto quel video. Tutti meno i direttori di tutti i giornali e di tutte le tv dell’occidente. Altre decine di file tv, su You Tube, su Wikipedia, altrove, analizzano, commentano, da due mesi, e nessuno scrive una riga, nessuno dei media del “mainstream” dedica una riga, un ‘immagine all’esplosione di interrogativi contenuta in quelle parole.

L’ “Economist”, illustre paravento quant’altri mai, ha appena dedicato una copertina del suo penultimo numero al Pakistan, definendolo “il luogo più pericoloso del mondo”, ma non ha dedicato nemmeno una mezza riga a questa notizia. E noi siamo tutti impegnati nella lotta mondiale contro il terrorismo, ma nessun governo, nemmeno il governo americano, nemmeno la Cia, nemmeno l’Fbi, si accorgono che colui che ci hanno additato come capo del terrorismo mondiale è stato ammazzato, o potrebbe essere stato ammazzato.

Il presidente George Bush continua a ripetere le sue giaculatorie sul terrorismo e le sue minacce all’Iran e nessuno gli ha detto niente. Nemmeno quel dio sulla spalla del quale, quando è di cattivo umore, piange la mattina, dopo averlo pregato di scendere a fargli compagnia. Non chiedono nemmeno di sapere quando, eventualmente, sarebbe stato ammazzato. Forse perchè qualcuno teme di avere mandato in onda una sua dichiarazione in video post mortem senza saperlo.

Chissà se adesso Umberto Eco andrà a rivedere i suoi commenti sulla mancanza della “gola profonda” per l’11 settembre. Certo la povera Benazir Bhutto non era, finchè fu viva, una gola profonda. Lei non c’entrava con l’11 settembre.

Ma adesso a me risulta più chiaro perchè l’hanno ammazzata. Sapeva troppe cose e una di queste l’ha detta. Ed è bastata. Il resto ci riguarda. Come possiamo tollerare ancora di essere costretti a lasciare nelle mani di bugiardi e cialtroni l’informazione nel nostro paese?

LA LAICITÀ, IL VERO OBIETTIVO DA COLPIRE

È TIPICO DI TUTTI GLI ESTREMISMI "SCONFINARE" APPRODANDO COSÌ SUL LATO OPPOSTO DI CIÒ CHE SI VUOLE PROPORRE!

LE MANIFESTAZIONI DI OSTILITÀ CONTRO IL PAPA, DA PARTE DEI COSIDDETTI "LAICI" DELLA SAPIENZA, CIRCA UN CENTINAIO DI PERSONE FRA STUDENTI E PROFESSORI, QUINDI UNA PICCOLISSIMA MINORANZA, ERANO PER IMPEDIRE L'INTERVENTO DEL PAPA NON PER CONTESTARE IL SUO INTERVENTO. PER QUESTO MOTIVO QUEL COMPORTAMENTO NON PUÒ CONFIGURARSI "LAICO" PERCHÈ "LA LAICITÀ" È TERRENO NEUTRALE DI CONFRONTO ALLA PARI DI TUTTE LE IDEE, QUINDI È DEMOCRAZIA INNANZITUTTO. SENZA LA DEMOCRAZIA NON ESISTE LA LAICITÀ, E QUI SI SCONFINA NEL "LAICISMO" O “BIGOTTISMO LAICO”.

QUI È STATO COMMESSO ANCHE UN GRAVE ERRORE "POLITICO" DA PARTE DI QUELLA MINORANZA CHE CON QUEL GESTO HA OFFERTO UNA INASPETTATA OCCASIONE AL PAPA DI SFRUTTARLO MEDIATICAMENTE CON LA "RINUNCIA" DI ANDARE ALLA SAPIENZA SEBBENE NON CI FOSSERO IMPEDIMENTI DI SORTA, NÈ DAL PUNTO DI VISTA DEI POSSIBILI DISORDINI NÈ PER LA SUA SICUREZZA PERSONALE.

LA CONTESTAZIONE ERA MOLTO CIRCOSCRITTA E POI I SERVIZI DI SICUREZZA PREVISTI ERANO IMPONENTI. LO STESSO PAPA È ANDATO IN TURCHIA DOVE LÌ RISCHIAVA ADDIRITTURA LA VITA. PAPA WOJTLA ANDÒ INVECE ALLA SAPIENZA "AFFRONTANDO" LA CONTESTAZIONE STUDENTESCA SENZA PROBLEMI. PERCHÈ ALLORA RINUNCIARE?

LA RINUNCIA HA VALORE MEDIATICO PERCHÈ VEICOLA L'IDEA CHE L'UNIVERSITÀ DELLA SAPIENZA (LA SCIENZA) ABBIA TOLTO AL PAPA IL DIRITTO DI PAROLA ASSESTANDO UN DURO COLPO, QUESTO SI, ALLA "LAICITÀ".

QUEST'ULTIMA NON HA MAI AVUTO NULLA DA TEMERE DALLA RELIGIONE, MENTRE LA RELIGIONE HA QUALCHE PROBLEMA CON LA LAICITÀ, SPECIALMENTE NEL NOSTRO PAESE. PER QUESTO CREDO CHE ESSA SIA STATO IL VERO OBIETTIVO DA COLPIRE.

IN SINTESI I FATTI SONO QUESTI:
AL PAPA NON È STATO AFFATTO "IMPEDITO" DI ANDARE ALLA UNIVERSITÀ MA SOLO "CONTESTATO" AD ANDARCI DA UNA ESIGUA MINORANZA CHE NON RAPPRESENTA LA SAPIENZA. È STATA SOLO UNA LIBERA SCELTA DEL PAPA A "RINUNCIARE" DI ANDARCI. TUTTO QUI.
IL RESTO È TRISTEMENTE STRUMENTALE E MEDIATICO.
Raffaele B.

UNITA
Il Papa non va a La Sapienza
Grave errore contestarlo
Ferdinando Camon (scrittore contemporaneo. Insegna “Procedura penale”)
16.01.08

Il Papa ha rinunciato a parlare all’Università di Roma: troppi ostacoli, troppi nemici, troppa ostilità. Troppi errori. All’inizio era stato invitato a tenere la Lectio magistralis, che è come dire a tracciare il solco, col senso che su quel solco sarebbe passato il sapere che l’università impartisce ai suoi studenti. In un secondo momento fu spostato in coda, non avrebbe parlato alle 9,30 ma alle 11: ma questo non cambiava nulla, chiunque avesse parlato prima di lui era destinato a sparire dopo che avesse parlato lui.

Infine si stabilì che mentre lui parlava potesse svolgersi una manifestazione di dissenso dentro lo spazio universitario, dissenso che non avrebbe contestato i contenuti del suo discorso (ancora sconosciuti), ma il suo diritto di parlare, la sua persona, la sua presenza, la sua biografia. A questo punto, il Papa ha deciso di rifiutare l’invito.

E così diventa il Papa a cui non è stato permesso di parlare in una università italiana, gli è stato confezionato un invito in maniera tale che lui ha considerato più dignitoso respingerlo. Una università italiana ha chiuso la bocca al capo della Cristianità. Per quell’università, per l’università in generale, per la cultura, per la libertà di parola, ma anche per il rapporto laici-cattolici, è un naufragio. Bisognava evitarlo. Era meglio che parlasse. Era giusto che parlasse. E questo non significa (a priori) che lui avrebbe detto cose giuste: sulle cose si poteva poi discutere, come scienza e coscienza impongono. E come ogni università, formatrice della scienza e della coscienza, insegna.

Il rifiuto al Papa di parlare all’Università non è un rifiuto in nome dell’università, è contrario al principio dal quale nasce l’istituto dell’università; non è un rifiuto nel nome di Galileo, ma nel nome di coloro che costrinsero Galileo all’abiura; chi dice che rifiuta l’entrata del Papa così come la rifiuterebbe ai leader che ritiene illiberali, non oppone a quei leader illiberali l’atteggiamento della libertà, ma adotta il loro stesso sistema. Perciò il dubbio è che coloro che si oppongono oggi a che il Papa parli all’università, sarebbero stati contrari ieri a che Galileo pubblicasse le sue tesi.

Vietare che un oratore parli, e vietare che chi vuole ascoltarlo lo ascolti, è come vietare che uno scrittore scriva, e che chi vuole leggerlo lo legga. È come bruciare i libri. Hanno bruciato il libro del Papa. Dal rogo dei libri non viene nessuna civiltà, viene la fine della civiltà. Hanno osteggiato il Papa all’università ufficialmente per il suo atteggiamento verso Galileo. La frase del filosofo austriaco Paul Feyerabend (un anarchico della scienza) su Galileo («La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo»), Ratzinger l’ha fatta sua ipotizzando che il galileismo possa essere stato smentito dal relativismo: come se questo potesse sminuire l’errore della Chiesa.

In realtà Galileo scavalcò la razionalità dell’epoca, e non solo la Chiesa, ma l’epoca tutta ebbe difficoltà a seguirlo. Galileo aveva capito una cosa «troppo grande». Ma proprio perché la cosa era troppo grande, aver sbagliato su quella cosa fu per la Chiesa un errore troppo grande. Più che un errore di scienza, fu un errore di metodo. Perché non solo costrinse Galileo ad abiurare alle sue scoperte, ma lo costrinse a giurare di non indagare più su quella materia, e a denunciare i colleghi scienziati, di cui fosse venuto a conoscenza, che svolgevano le stesse indagini.

Non condannò una scoperta, condannò la scienza. Il risultato fu l’entrata del dubbio nel sistema cattolico. Se la Chiesa ha sbagliato con Galileo, può aver sbagliato con Darwin. Marx. Freud. Se ha sbagliato su come vanno le cose in cielo, può sbagliare su come si va in cielo. Il che vuol dire che si può essere cattolico discutendo e confliggendo con la Chiesa cattolica. Sui gay. Sull’eutanasia. Sull’aborto. Perfino sull’Inferno. C’era un vescovo che predicava la non-esistenza dell’Inferno, gli fu tolta la cattedra, fu minacciato di scomunica, ai tempi di Galileo lo avrebbero mandato al rogo, al tempo di Giovanni Paolo II è stato fatto cardinale (Hans Urs Von Balthasar). Se su Galileo la Chiesa ha commesso un errore di metodo, la cultura laica che adesso costringe il Papa a rinunciare a parlare all’università commette lo stesso errore di metodo. Se è un errore del bigottismo, questi sono i bigotti laici.
.
UNITA
Sapienza e ironia
di Giulio Ferrosi (docente di letteratura italiana all’università “La Sapienza” di Roma)
Pubblicato il: 17.01.08

EMERGENZA RIFIUTI A NAPOLI

DA VARIE PARTI SI GRIDA ALLE DIMISSONI DI BASSOLINO DA GOVERNATORE DELLA CAMPANIA C0ME SE FOSSE L'UNICO RESPONSABILE DELLA SITUAZIONE ASSURDA IN CUI VERSA NAPOLI ED ALTRE TRE PROVINCE DELLA REGIONE.

SI DIMENTICA CHE DOPO DI LUI CI FURONO ALTRI COMMISSARI CON POTERI PERSINO PIÙ AMPI CHE HANNO BUTTATO LA SPUGNA PER LE FORTI OPPOSIZIONI DI COMUNITÀ LOCALI CAPEGGIATI DA LEADERS DELLA DESTRA, DELLA CHIESA E DI ECOLOGISTI MASSIMALISTI DI SINSTRA CHE HANNO ALLA FINE IMPEDITO DI PORTARE A TERMINE LA COSTRUZIONE DEL TERMOVALORIZZATORE E LA RIAPERTURA DELLE DISCARICHE CHIUSE DIVERSI ANNI PRIMA.

QUESTO HA PROVOCATO L'ACCUMULO DEI RIFIUTI SULLE STRADE CHE SONO DIVENTATE DI FATTO "DISCARICHE ABUSIVE" COME ALTRE DISSEMINATE NEL TERRITORIO (VEDI CAMORRA…) CON GRAVI RISCHI PER LA SALUTE. NON VOLENDO "DISCARICHE", QUELLE COSTRUITE A NORMA DI LEGGE NEL PROPRIO QUARTIERE E SI FINISCE CHE TUTTA LA CITTÀ DIVENTI UNA DISCARICA ABUSIVA.

FINO A QUANDO NON SI AVVIA TUTTO IL CICLO DELLA "RACCOLTA DIFFERENZIATA" SERVONO PIÙ "DISCARICHE" PERCHÈ LA CITTÀ PRODUCE SEMPRE RIFIUTI IN NOTEVOLE QUANTITÀ E SENZA SOSTA. BASTA UN BLOCCO, UNA INDECISIONE ANCHE MOMENTANEA SULL'APERTURA DI UNA NUOVA DISCARICA E SI CREA IMPROVVISAMENTE L'EMERGENZA!
IN UNA CERTA MISURA LA SITUAZIONE DI NAPOLI PUÒ ESSERE "ANTICIPATRICE" DI QUELLO CHE POTRÀ ACCADERE IN ALTRE CITTÀ PERCHÈ MOLTE DI QUESTE SONO MOLTO INDIETRO SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA ED HANNO DIFFICOLTÀ AD APRIRE ALTRI SITI PER LA FORTE OPPOSIZIONE DELLE COMUNITÀ LOCALI. VEDREMO COSA SUCCEDERÀ APPENA TUTTI I SITI ATTUALI SARANNO COLMI.

ORA È CURIOSO CHE PROPRIO COLORO CHE ERANO E CONTINUANO AD ESSERE IN PRIMA FILA "CONTRO" LE DISCARICHE, "CONTRO" LA SOLIDARIETÀ NAZIONALE, PRETENDONO LE DIMISSIONI DI BASSOLINO PER NON AVERE RISOLTO IL PROBLEMA. IN FONDO NAPOLI E LA CAMPANIA TUTTA HA ASSORBITO, VOLENTE O NOLENTE, PER MOLTI ANNI L'IMMONDIZIA DI TUTTA L'ITALIA.

NATURALMENTE L'INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA CONTINUA ED ACCERTERÀ TUTTE LE RESPONSABILITÀ IN TEMPI DECENTI SI SPERA, MA È CHIARO CHE LA STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA RISULTA COSÌ EVIDENTE CHE NON SI PUÒ NEGARE.
Raffaele B.


ANSA
Bassolino: "Dimissioni sarebbero fuga da realta'"
2008-01-12 17:41

NAPOLI - "Le dimissioni? Ci ho anche pensato, ma sarebbe fuga dalla realtà. Il punto non è difendere le poltrone. Siamo in trincea. Ora, la priorità assoluta è quella di togliere i rifiuti dalle strade. Dire 'basta', a questo punto, sarebbe la cosa più semplice. Invece, siamo in battaglia". Lo afferma il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in una videochat su l'Unità.it assieme al direttore del quotidiano Antonio Padellaro.

"Il paradosso - aggiunge Bassolino - è che io non sono più commissario da ben quattro anni. Io adesso non ho grandi poteri. Sono stato commissario del governo sotto il centrodestra. Sul termovalorizzatore di Acerra, Letta e Matteoli erano con me, ma i parlamentari di centrodestra e anche di centrosinistra erano contro. E molti amministratori locali manifestavano sia contro che a favore del termovalorizzatore.
Per questo motivo - ricorda il governatore della Campania -, io chiesi al governo di nominare come commissario un tecnico... Per 'spoliticizzare', perché un tecnico avrebbe avuto più ascolto. Ma anche loro (Catenacci e Bertolaso, ndr), seppure con poteri molto più grandi dei miei, si sono dovuti dimettere perché fermati dai 'no' sul territorio".

"Il paradosso della mozione di sfiducia che ci sarà in Regione - conclude Bassolino - è che la mia colpa è non aver completato Acerra, ma voteranno contro di me coloro che hanno fatto in modo che non si aprisse".

mercoledì, dicembre 19, 2007

ECONOMIA - IL SORPASSO DELLA SPAGNA

NONOSTANTE LA SPAGNA PARTA DA UNA CONDIZIONE STORICA PEGGIORE, OGGI ESSA SUPERA L'ITALIA SUL PIL PRO-CAPITE.

NEGLI ULTIMI TRENT'ANNI, DALLA FINE DEL FRANCHISMO, I NOSTRI CUGINI HANNO FATTO PASSI DA GIGANTE RECUPERANDO L'ARRETRATEZZA SIA NEL CAMPO DELL'ECONOMIA CHE IN QUELLO DELLA DEMOCRAZIA.

NEGLI ULTIMI 10 ANNI LA CRESCITA SPAGNOLA È STATA IN MEDIA PIÙ DEL DOPPIO DELL'ITALIA E NEGLI ULTIMISSIMI LA CRESCITA ITALIANA È ANDATA DIMINUENDO. ERA QUINDI PREVEDIBILE CHE CI SAREBBE STATO IL SORPASSO.

L'ITALIA SCONTA UN "IMMOBILISMO" DEL SISTEMA POLITICO DA OLTRE 15 ANNI. IN QUESTI ANNI IL PAESE HA "DILAPIDATO" IL TEMPO E LE RISORSE A "LITIGARE" IN CONTINUAZIONE TRA LE COALIZIONI E LE VARIE FAZIONI POLITICHE.

NEL FRATTEMPO GLI ALTRI PAESI E LA SPAGNA IN PARTICOLARE, HANNO REALIZZATO UN SISTEMA POLITICO "STABILE" ED "EFFICIENTE" CHE HA PERMESSO IN POCHI ANNI A QUESTO PAESE, COME A TUTTI GLI ALTRI, D'ALTRONDE, DI "RIORGANIZZARE" IL SISTEMA "AMMINISTRATIVO" E "PRODUTTIVO" IN MODO TALE DA ESSERE OGGI IN GRADO DI REGGERE IL “MERCATO GLOBALE”.

LA MAGGIOR PARTE DEL CENTRO E DELLA SINISTRA SPAGNOLA HANNO AVUTO LA CAPACITÀ DI ORGANIZZARSI DENTRO UN UNICO GRANDE PARTITO SOCIALISTA CONTENDENDOSI IL POTERE CON UN ALTRO GRANDE PARTITO POPOLARE DI CENTRO-DESTRA.

INSIEME HANNO DATO VITA AD ALTERNANZE VIRTUOSE CHE HANNO PRODOTTO QUESTI RISULTATI. LA SPAGNA PERÒ NON SI FERMA, CONTINUA COME UN TRENO, MENTRE L'ITALIA RESTA PRATICAMENTE FERMA.

È EVIDENTE ALLORA CHE FINTANTO CHE IL NOSTRO PAESE RESTA IN "BALIA" DI UN SISTEMA "BLOCCATO" CHE NON GLI PERMETTE DI "DECIDERE" "RAPIDAMENTE" SULLE "RIFORME IMPORTANTI" NON SE NE ESCE E IL "DECLINO ECONOMICO" SARÀ LA CONSEGUENZA LOGICA CHE NE SEGUIRÀ CON GRAVE RIPERCUSSIONE SUL FUTURO DEI CITTADINI E SULLA NOSTRA DEMOCRAZIA.

NE GONSEGUE ORMAI CHE ABBIAMO RAGGIUNTO IL "PUNTO DI NON RITORNO" OLTRE IL QUALE O SI "RIORGANIZZA" IL "SISTEMA POLITICO" OPPURE NON VE NE SARÀ PIÙ IL TEMPO PER FARLO, PERCHÈ DA NOI I "GOVERNI" A TUTTI I LIVELLI, CON I POTERI CHE HANNO, POSSONO SOLO FARE "PICCOLE RIFORME" (QUANDO VA BENE), PER QUANTO "NECESSARI" MA NON PIÙ "SUFFICIENTI" PER RISOLLEVARE LE SORTI DEL PAESE.

LA POLITICA È COSÌ "MALATA" CHE NON POTRÀ MAI "GUARIRE" IL PAESE. NEMMENO SE CI PROVASSE VERAMENTE.

SOLO SE LA POLITICA "GUARISCE" SE STESSA “AUTORIFORMANDOSI” IN MODO ADEGUATO POTRÀ A SUA VOLTA "GUARIRE" IL PAESE FACENDOLO DIVENTARE UN "PAESE NORMALE" IN POCHI ANNI. PROPRIO COME HA FATTO LA SPAGNA.
Raffaele B.

ILSOLE24ORE
La lunga marcia di Madrid
di Mario Margiocco
19 Dicembre 2007


La marcia economica dell'Italia è stata assai più lunga e di maggior successo di quella spagnola, più di un secolo contro 40 anni. Con l'ingresso quasi mezzo secolo fa fra le maggiori potenze economiche mondiali. Ma l'indicazione data due giorni fa da Eurostat secondo cui il Pil pro capite spagnolo ha battuto quello italiano, fatto senza precedenti nel 900, lancia un segnale di allarme. Abituati a confrontarsi con la Francia, più strutturata ma con una ricchezza media delle famiglie assolutamente analoga a quella italiana, ci si trova battuti su una classifica non onnicomprensiva, ma citatissima e indicativa, dalla Spagna. Vuol dire che l'anno scorso gli spagnoli hanno prodotto più ricchezza, a testa, degli italiani. Il che implica alle spalle un sistema economico e amministrativo che, sia pure più piccolo di un quarto rispetto a quello italiano, ha funzionato assai meglio.
La ricetta è nota: classe politica e amministrativa migliore, banche più strutturate, maggiore apertura internazionale. In media la crescita del Pil è stata del 3,8% all'anno negli ultimi 10 anni, più del doppio di quella italiana. I consumi privati sono aumentati del 4% all'anno contro una media del 2% nell'area euro. Il debito pubblico è sceso dal 70% del Pil nel 96 al 40%, in forte contrasto con la persistenmza in Italia di un debito oltre il 100% della ricchezza prodotta. «Le quattro chiavi del successo spagnolo sono l'aumento della forza lavoro, grazie a maggiori impieghi nazionali, immigrazione, minore disoccupazione, migliore qualità di operai e impiegati, più apertura internazionale, e più innovazione", dice Stefan Bergheim, economista di Deutsche Bank Reserach, autore di un recente ed elogiativo studio sull'economia spagnola, destinata a crescere «e a superare non solo l'Italia, ma anche la Germania come Pil pro capite nel 2020».
La Spagna, a differenza dell'Italia, non ha trascorso gli ultimi 15 anni della politica a decidere poco e a litigare, astiosamente e senza esclusione di colpi a volte, molto.Il sorpasso ricorda inoltre che nelle grandi classifiche, quelle che l'Italia è stata ed è così fiera di avere scalato a partire dalla fine degli anni 50, si entra ma anche si esce.Al momento la fiducia internazionale nella capacità dell'Italia di mantenere la posizione acquisita fra le nazioni più ricche della terra è bassa. Goldman Sachs, McKinsey e altri ancora hanno fatto proiezioni di come potrebbe essere ripartita la ricchezza nel Globo fra 30-40 anni: tutti fanno compiere all'Italia un salto di categoria, al ribasso. Verso la metà dell'attuale secolo, secondo queste proiezioni sempre da prendere con le pinze, l'Italia lascerebbe il club dei Paesi ricchi, dove tutti gli altri attuali soci saranno riusciti a rimanere nonostante le grosse redistribuzioni internazionali dei capitali, e passerebbe in quella dei semi-ricchi. Non saremmo più in compagnia di Francia e Germania ma di Messico e Corea del Sud.
La demografia, con l'eccezionale peso dell'invecchiamento in Italia, condiziona molto il gudizio. E così le debolezze del sistema universitario e di ricerca, che spende sproporzionatamente rispetto a quanto produce. «Per anni pensavo che in Italia ci fosse soltanto la Bocconi, perché quasi tutti gli allievi italiani che avevo avuto venivano da quella scuola», ha detto recentemente il Nobel 2007 per l'economia, Eric Maskin.
L'unica cosa che si può aggiungere è che c'è sempre stato scetticismo sulle capacità italiane di arrivare ad essere una importante nazione industriale e, da 30 anni, di riuscire a mantenere quel ruolo. Uno scetticismo causato probabilmente anche dal fatto che l'Italia ufficiale sembra spesso non adatta al compito.
La Spagna ha i suoi punti deboli, e al momento il forte squilibrio delle partite correnti, che hanno un rosso più che triplo di quello italiano nel 2007, è pari a quasi il 10% del Pil contro il 2,4% italiano. Sono l'altra faccia dell'ottimismo spagnolo, che consuma più di quanto produce. Ma il debito pubblico indica che, a differenza di quanto fatto dall'Italia, gli spagnoli non presentano il conto allo Stato.

domenica, dicembre 09, 2007

UNIONE DELLE SINISTRE MA NELLA FEDERAZIONE

IL VENTO DELLE UNIFICAZIONI E SEMPLIFICAZIONE DEL QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE VA AVANTI E SI FA SENTIRE ANCHE ALLA SINISTRA DEL PD, E QUESTO È UN BENE.

MA QUELLO CHE SI PROFILA È AL MASSIMO UNA FEDERAZIONE DI PARTITI CON ALTRETTANTI CAPI E GRUPPI DIRIGENTI TANTI QUANTI SONO I PARTITI CHE LO COSTITUISCONO E CHE PER QUESTO NON SI SCIOLGONO.

LO STESSO DIRIGENTE STORICO DELLA SINISTRA PIETRO INGRAO AUSPICA UNA VERA UNITÀ PERCHÈ IL TEMPO SI È ESAURITO. LE INSANABILI DIVERSITÀ RENDONO PERÒ DIFFICILE QUESTO COMPITO A QUESTI PARTITI.

LA VERA UNITÀ SAREBBE STATA LA “CONFLUENZA” IN UN “SOLO PARTITO” CON UN “SOLO CAPO” E UN “SOLO GRUPPO DIRIGENTE”. UN GRANDE INVESTIMENTO POLITICO CHE HA FATTO FINORA SOLO IL PD E CHE NON SEMBRA SIANO IN GRADO DI FARE GLI ALTRI PARTITI DI QUESTO PAESE.

QUINDI CON LA "FEDERAZIONE" SI “FABBRICA” SOLO LA FACCIATA DELL'UNITÀ MA SI LASCIA DENTRO LE COSE COME PRIMA.

ANCHE A DESTRA AVREBBERO VOLUTO LA FEDERAZIONE PER LO STESSO PRINCIPIO. TUTTO CIÒ PERÒ NON SEMPLIFICA IL SISTEMA POLITICO-ISTITUZIONALE ED A SOFFRIRNE E' LO STATO, OVVERO IL PAESE INTERO ED I SUOI CITTADINI.

ORMAI È DIVENTATO CHIARO ANCHE AI PIÙ DISATTENTI CHE UN SISTEMA POLITICO CON TANTI PARTITI PICCOLI SIA A DESTRA CHE A SINISTRA "IMPEDISCE" LO “SVILUPPO” IN TUTTI I “CAMPI” E NON PERMETTE PIÙ ALL’ITALIA DI “COMPETERE” EFFICACEMENTE CON GLI ALTRI PAESI EUROPEI E DEL RESTO DEL MONDO.

SE SI CONTINUA COSI ANCORA PER QUALCHE ANNO IL “DECLINO” DIVENTERÀ “INEVITABILE” CON GRAVI CONSEGUENZE PER TUTTI.

L'INTERA MACCHINA STATALE DOVRÀ ESSERE "RIDISEGNATA" PER ADEGUARLA ALLE NUOVE “CONDIZIONI”, PER ESSERE IN GRADO DI GUIDARE UN “NUOVO SVILUPPO”, LA NECESSARIA “RIDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA” E INFINE LA “GIUSTIZIA GIURIDICA E SOCIALE”.

LA LEGGE ELETTORALE È LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME E QUELLA ATTUALMENTE IN VIGORE “LA PORCATA” VA CAMBIATA, LO RICONOSCONO TUTTI. I PARTITI PERCIÒ DEVONO AVERE IL CORAGGIO DI "PENSARE" AL PAESE ANZICHÈ AI PROPRI “INTERESSI DI BOTTEGA” NEL CAMBIARLA.

SE INVECE SI RIPROPORRÀ UN “FALSO CAMBIAMENTO” CON GLI STESSI NUMEROSI SOGGETTI DENTRO MENTITE SPOGLIE DI “FEDERAZIONI” CON LA "SCUSA" ORMAI NON PIÙ SOSTENIBILE CHE BISOGNA DARE “RAPPRESENTANZA” A TUTTI I CITTADINI (VALE A DIRE ANCHE A PICCOLI GRUPPI), IL SISTEMA NON SI SEMPLIFICHERÀ E CONTINUERANNO I “VETI” DEI PICCOLI PARTITI IN OGNI “SEDE DECISIONALE” E TUTTI I GOVERNI E/O ISTITUZIONI NON RIUSCIRANNO A CONTRASTARE IN MODO EFFICACE LA “PARALISI” CHE ATTANAGLIA IL PAESE ORMAI DA ANNI.

SE VOGLIAMO DIVENTARE UN PAESE “NORMALE” ED “EUROPEO” PER DAVVERO E RECUPERARE IL TERRENO PERDUTO, I PARTITI PICCOLI DEVONO ACQUISIRE IL “CORAGGIO” DI SACRIFICARE LE LORO "IDENTITÀ" ORMAI "OBSOLETE" (UTILE SOLO A SE STESSI MA NON AL PAESE) A SOGGETTI UNICI CHE PARLANO CON UNA SOLA VOCE
.

SE SI FACESSE ANCHE E SOLO QUESTO SAREMMO GIÀ A METÀ DELL'OPERA
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
Sinistra Arcobaleno, «puntiamo al 15%»
I leader: «Competeremo da sinistra col Pd».
Ingrao: «Unitevi». Giordano: «Lavoriamo per liste comuni»

09 dicembre 2007

ROMA - Non è un partito ma un "soggetto unitario", non ha la falce e il martello nel simbolo (o forse, come dice Diliberto, ne ha due), vuole competere da sinistra con il Partito Democratico di Walter Veltroni puntando a raccogliere il 15% dei voti, e dice che non intende far cadere il governo di Romano Prodi, a cui chiede però una "svolta" a gennaio. È la Sinistra - l'Arcobaleno, nata ufficialmente alla Fiera di Roma dopo due giorni di assemblea e tenuta a battesimo al canto di "Bella Ciao" (intonata dai leader di Rifondazione Comunista, Pdci, Sinistra Democratica, mentre i Verdi hanno preferito non cantare).

LA CARTA - «Siamo impegnati nella costruzione di un un nuovo soggetto unitario, plurale, federativo», che punta alla costruzione di una «sinistra politica rinnovata», recita la "Carta d'intenti" letta alla fine degli "Stati generali" della nuova formazione. "Sa" avrà come simbolo l'arcobaleno e non la falce e martello, che però spicca ancora sui distintivi di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti italiani. I principi a cui fa riferimento la nuova formazione sono "uguaglianza, giustizia, libertà", ma anche "pace, dialogo di civiltà, valore del lavoro e del sapere, centralità dell'ambiente" e ancora "laicità dello stato" e "critica dei modelli patriarcali e maschilisti", dice ancora la Carta, letta dal palco della Fiera alla presenza del segretario del Prc Franco Giordano, del leader del Pdci Oliviero Diliberto, del presidente dei Verdi, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, e del coordinatore di Sd, il ministro dell'Università Fabio Mussi.

"LANCIAMO UNA SFIDA AL PD" - Se Pecoraro Scanio ha detto esplicitamente nel suo intervento che Sinistra Arcobaleno deve «puntare a superare il 15% dei voti per essere una forza di governo», Giordano, che guida il partito più grande della federazione, ha aggiunto che «da oggi lanciamo una sfida sull'egemonia al Pd», il nuovo partito di centrosinistra nato dall'incontro di Ds e Margherita. «Lavoriamo per presentare alle prossime scadenze elettorali liste comuni con un simbolo comune», ha spiegato Giordano (il prossimo importante turno elettorale previsto è quello del 2009, con il voto per il Parlamento europeo, dove le quattro formazioni di "Sa" siedono attualmente in gruppi diversi). Il leader del Prc ha anche difeso la richiesta di una verifica di governo a gennaio, e ha detto che gli attacchi alla stabilità dell'esecutivo vengono non dalla sinistra ma da "voltagabbana" di centro, in chiara polemica con la senatrice del Pd Paola Binetti, che in settimana non ha votato la fiducia al governo sul decreto sicurezza per un passaggio relativo alla discriminazione degli omosessuali, ma anche con i liberaldemocratici di Dini e con l'Udeur. «Abbiamo riconquistato un peso, non possiamo accettare che un voltagabbana di turno conti più di un terzo della coalizione» ha detto Giordano. E a proposito dei rapporti con il governo Prodi, il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, ha ribadito il suo scetticismo sulla verifica: «Bisogna vedere i fatti concreti che ci verranno proposti. Prima della verifica c'è stato il programma elettorale, poi Caserta, poi il dodecalogo ma dopo di allora non è stato fatto nulla». «Allora è inutile vedersi - conclude - se poi non si rispettano gli accordi».

INGRAO: UNITEVI - Grande protagonista della giornata di chiusura è stato Pietro Ingrao. Sciarpa rossa al collo e bastone in mano, è arrivato all'assemblea dopo la "diserzione" del sabato e il colloquio con 'La Stampa' in cui criticava il progetto di aggregazione con l'ala radicale per la sua eccessiva lentezza. Parole che non hanno però raffreddato l'affetto del suo "popolo": Ingrao è stato infatti accolto da una lunghissima ovazione delle migliaia di militanti presenti. «Io vi dico solo una cosa - ha scandito Ingrao ai presenti - unitevi, unitevi. Dovete fare presto perché la situazione urge e i problemi della vita quotidiana non possono ritardare».

VENDOLA - Applausi anche per Nicky Vendola. «Questo deve essere il nostro cimento del futuro - ha affermato il Governatore della Puglia -. Un parto, un partire, non so se un partito, ma certo una costituente, un soggetto che sappia leggere il cuore della nostra società. Una sinistra - scandisce Vendola - che non è un bignami di ciò che fummo. È doloroso uscire da se stessi, si teme di perdere il proprio patrimonio, ma oggi è necessario. C'è una poesia di Pasolini che dice che "il vento del futuro non cessa di ferire". Ecco, nel parto c'è il dolore, c'è sempre, ma c'è anche la gioia di una nascita». All'assemblea ha partecipato anche Fausto Bertinotti. Ai giornalisti il presidente della Camera ha riservato poche battute: «Sono molto contento, per imparare a nuotare bisogna buttarsi nell'acqua. Oggi mi pare ci sia un grande tuffo».

IRRUZIONE COMITATI - Durante i lavori c'è stato anche un fuori-programma: i 300 manifestanti del comitato "No Dal Molin", giunti da Vicenza per chiedere risposte sulla sospensione dei lavori per la costruzione della base Nato Usa, hanno fatto irruzione nella sala plenaria dove si sta svolgendo l’assemblea. I manifestanti hanno bloccato per un po' gli interventi previsti in scaletta e sono stati accolti dai militanti delle sinistre da fischi e applausi.

domenica, dicembre 02, 2007

ETICA - PAPA RATZINGER CONTRO L'ONU

LA DENUNCIA DI PAPA RATZINGER, SECONDO LA QUALE LE AZIONI DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI TRA CUI L'ONU SONO IMPRONTATE SOLTANTO SULLE RAGIONI POLITICHE E NON ETICHE CIOÈ AL "RELATIVISMO ETICO", HA PRODOTTO UNA SORTA DI INCIDENTE DIPLOMATICO COME MAI AVVENUTO IN PASSATO.

SECONDO IL PAPA QUESTE ORGANIZZAZIONI NON TENGONO CONTO DELLA “LEGGE MORALE NATURALE” E DELLA “DIGNITÀ DELL'UOMO” E SONO PER QUESTO INCURANTI DEI BISOGNI DEI POPOLI PIÙ POVERI.

L'ONU RISPONDE CHE LA SUA ETICA È QUELLA DELLA “DIFESA DEI DIRITTI UMANI” SANCITI DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO FIRMATA A PARIGI IL 10-DIC-1948. RIBADISCE INOLTRE CHE I PRINCIPII CONTENUTI IN QUELLA CARTA COSTITUISCONO ORMAI IL PROPRIO DNA CHE NE GUIDA L'AZIONE DA ALLORA E CHE TALI PRINCIPII NON SONO MAI NEGOZIABILI.

QUINDI L'ONU RESPINGE SIA LE ACCUSE DI RIFIUTARE LA "LEGGE MORALE NATURALE" CHE DI ESSERE CONDIZIONATO DALLA “PRESSIONE IDEOLOGICA”.

IL VATICANO RENDENDOSI CONTO DI AVERLA FATTA GROSSA CORRE AI RIPARI CON PRECISAZIONI E DISTINGUO AL FINE DI RIDURRE LA PORTATA DELL'INCIDENTE ANCHE NELLA PROSPETTIVA DELLA VISITA ALL'ONU DEL PAPA IL 18 APRILE PROSSIMO.
Raffaele B.

NOI PRESS LA FAMIGLIA ITALIANA
La denuncia del Papa: “Il relativismo etico domina l’Onu”
sabato 1 dicembre 2007

Le discussioni in seno all’Onu e alle altre organizzazioni internazionali sono carenti perché sono improntate al “relativismo etico” e cercano un consenso “manipolato dalla pressione ideologica” o “condizionato da interessi di breve termine”.
Lo ha denunciato Papa Benedetto XVI parlando ad un centinaio di rappresentanti delle più importanti Ong di ispirazione cattolica accreditate presso le istituzioni delle Nazioni Unite.
Secondo Benedetto XVI, infatti “le discussioni internazionali sembrano caratterizzate da una logica relativistica che vorrebbe considerare come sola garanzia di una pacifica coesistenza tra i popoli un rifiuto di ammettere la verità sull’uomo e la sua dignità, senza dire nulla sulla possibilità di un’etica fondata sul riconoscimento di una legge morale naturale”.
“Ciò ha condotto, in realtà, - ha evidenziato il Santo Padre- all’imposizione di una nozione della legge e della politica che alla fine genera consenso tra gli Stati - un consenso condizionato da interessi di breve termine o manipolato dalla pressione ideologica - considerato l’unica vera base delle norme internazionali”.

E “i frutti amari di questa logica relativistica - ha osservato Papa Ratzinger - sono purtroppo evidenti”.
Il Papa ha citato quindi come esempi palesi di quest’atteggiamento il “tentativo di considerare come diritti umani le conseguenze di certi stili di vita auto-centrati” (con chiaro riferimento all’interruzione di gravidanza), la “mancanza di preoccupazione per i bisogni economici e sociali delle nazioni più povere”, il “disprezzo per la legge umanitaria e la difesa selettiva dei diritti umani”.

Benedetto XVI ha pertanto incoraggiato le Ong cattoliche a “contrastare il relativismo in modo creativo, presentando la grande verità sull’innata dignità dell’uomo e i diritti derivati da questa dignità”.
Per il Papa bisogna infatti “promuovere come un insieme quei principi etici che, per la loro natura e il loro ruolo di fondamento della vita sociale, rimangono non negoziabili”.
Questo, a sua volta, permetterà di costruire una risposta più adeguata sui molti temi oggi in discussione a livello internazionale e, soprattutto, aiuterà a portare avanti specifiche iniziative segnate “dallo spirito della solidarietà e della libertà”.


UNITA
L'Onu risponde al Papa La nostra etica? I diritti umani
L'accusa di «relativismo morale»

Altro che relativismo morale, noi siamo fondati sui diritti umani. Le Nazioni Unite non ci stanno a subire le accuse che arrivano dalla Santa Sede e rivendicano il fondamento dell’Onu, la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Un botta e risposta che non capita tutti i giorni, certo. Da una parte Papa Benedetto XVI e le sue critiche alle organizzazioni internazionali che «mancano di etica». Dall’altra, le Nazioni Unite che un’etica ce l’hanno eccome, ed è quella della difesa dei diritti umani.

A rispondere al Papa è il portavoce dell’Onu, Farhan Haq: «Le Nazioni Unite – ha detto – nascono da un accordo tra Stati, ma non dimenticano che una delle pietre miliari dell'Onu è la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo». Ovvero, quel documento firmato a Parigi quasi sessant'anni fa, il 10 dicembre 1948, che ha «innestato nel dna» dell'Onu quegli stessi principi etici di cui parla il Papa. Le Nazioni Unite, aggiungono dal Palazzo di Vetro, «ascoltano i popoli, le ong, gli attivisti per i diritti umani e i singoli parlamentari. Dobbiamo fare di più – spiegano – ma l'Onu cerca sempre di includere il maggior numero possibile di interlocutori».

Respinte così al mittente le accuse di rifiutare la «legge morale naturale» e di essere «manipolati dalla pressione ideologica», come aveva detto sabato mattina Benedetto XVI a un centinaio di rappresentanti delle ong cattoliche più importanti del mondo. I diritti umani, rivendicano da New York, «non sono negoziabili per loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale».

Nel pomeriggio, prima che l’Onu esprimesse il suo dissenso, il Vaticano si era probabilmente già reso contro dell’incidente diplomatico scatenato dalle parole del Papa: Benedetto XIV, precisavano dalla Santa Sede, «non ha affermato che il relativismo morale domina le Nazioni unite e le altre organizzazioni internazionali ma che spesso “il dibattito internazionale appare segnato da una logica relativistica”». Il Papa, a dire il vero, aveva parlato dell’«imposizione di una nozione della legge e della politica che alla fine genera consenso tra gli Stati - un consenso condizionato da interessi di breve termine o manipolato dalla pressione ideologica - considerato l'unica vera base delle norme internazionali».

Dopo le polemiche tra Vaticano e Amnesty international sull'inclusione o meno dell'aborto tra i diritti umani, insomma, un’altra brutta giornata in Vaticano. Ma per qualcuno è solo colpa dei media. Sul blog Paparatzinger, un post dice: «Chiaramente i media non possono a lungo sopportare il concerto di lodi sull'Enciclica che sta riempiendo le loro pagine, allora si gettano, che dico, si inventano, una ragione per di nuovo attaccare il Santo Padre, cercare di discreditarlo. Posso dirlo? Mi fanno schifo».

Pubblicato il: 01.12.07
Modificato il: 01.12.07 alle ore 21.27

REPUBBLICA
Duro attacco del Papa all'Onu
"Dimentica la dignità dell'uomo"
1 dicembre 2007

Stizzita replica del palazzo di Vetro: "Il nostro è un accordo tra Stati. Siamo fondati
sui diritti umani e cerchiamo di parlare con il più alto numero di interlocutori"


ROMA - Papa Benedetto XVI denuncia la logica del "relativismo morale" che a suo avviso domina l'Onu e gli altri organismi internazionali. C'è un rifiuto, ha detto, a riconoscere la centralità della "legge morale naturale" e la difesa della "dignità dell'uomo". Le regole internazionali - ha proseguito il Pontefice - si basano solo su una ragione politica e non etica e ciò porta ad "amari risultati". E con il palazzo di Vetro si apre una lacerazione che se non è una frattura poco ci manca. Lo staff del segretario generale Ban Ki-Moon ci ha pensato su quasi mezza giornata e in serata è stato mandato avanti il portavoce dell'Onu Farhan Haq per precisare che "le Nazioni Unite nascono da un accordo tra Stati e si fondano sui diritti dell'uomo".
CONTINUA
……
Il prossimo 18 aprile il Pontefice visiterà il Palazzo di Vetro. "Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon vuole parlare con il Papa di una grande varietà di argomenti" ha riferito Haq. L'agenda dell'incontro deve essere ancora discussa in dettaglio. E' possibile che sia posto anche per il "relativismo morale" delle organizzazioni internazionali.

venerdì, novembre 16, 2007

LE RIFORME E IL CAVALIERE SOLITARIO

NONOSTANTE L'ULTIMA DEFIANCE SULLA FINE PREMATURA DEL GOVERNO PRODI, IL CAVALIERE INSISTE QUESTA VOLTA SOLITARIO NELLA SUA “PREDIZIONE” E RIFIUTA IL “CONFRONTO” SULLE RIFORME, RICONOSCIUTE DA TUTTI, NECESSARIE AL PAESE.

IL CAPO DEL PIÙ GRANDE PARTITO DEL CENTRODESTRA NON RIESCE A PENSARE AD UNA ALTERNATIVA POLITICA DA CONTRAPPORRE AL GOVERNO CHE NON SIA QUELLA DI RICHIEDERNE LE PRECOCI DIMISSIONI, VEDI LA INSOLITA RACCOLTA DI FIRME A QUESTO SCOPO.

UNA STRATEGIA MOLTO DISCUTIBILE NON SOLO SUL PIANO DEMOCRATICO MA ANCHE POLITICO. COSA SUCCEDEREBBE SE OGNI OPPOSIZIONE FACESSE LA STESSA COSA?

IL COMPITO DELL'OPPOSIZIONE IN UNA DEMOCRAZIA MATURA È QUELLO DEL CONFRONTO “PROPOSITIVO” CON IL GOVERNO SUI PROBLEMI DEL PAESE E SULLE POSSIBILI SOLUZIONI. NON PUÒ CERTO ESSERE SOLO QUELLO ASPETTARSI CHE POSSA CADERE AD OGNI OCCASIONE, DATA LA SUA ESIGUA MAGGIORANZA AL SENATO. VISTO CHE NONOSTANTE CIÒ ANCORA NON AVVIENE, PROMUOVE UNA RACCOLTA FIRME A QUESTO SCOPO. UNA FATTO PIÙ UNICO CHE RARO.

NEMMENO UN AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO SI PUÒ MANDARE VIA COSÌ. E POI I CITTADINI GIUDICANO ALLA FINE DELLA LEGISLATURA DI 5 ANNI COME È AVVENUTO PER BERLUSCONI, MENTRE IL GOVERNO PRODI È IN CARICA DA 18 MESI SOLTANTO. PERCHÈ QUESTA FRETTA? A MENO CHE CADA DA SOLO, MA FINORA HA RETTO!

INSISTERE A LUNGO CON LA STRATEGIA DELLA SPALLATA O DELL'ATTESA DELLA CADUTA DEL GOVERNO SI RIVELA “CONTROPRODUCENTE” PER IL CENTRODESTRA CHE COMINCIA AD APPARIRE COME UNA FORZA CHE PUNTA A "SFASCIARE" ANZICHÈ "COSTRUIRE" AL SOLO SCOPO DI "RICONQUISTARE" IL GOVERNO DEL PAESE, MA PER FARE COSA? È UNA LINEA PERDENTE CHE "STANCA" E "MORTIFICA" IL SUO ELETTORATO MODERATO E RESPONSABILE.

PARADOSSALMENTE È PROPRIO LA DEBOLEZZA DEL GOVERNO PRODI A COSTITUIRE LA “TRAPPOLA” PER IL CAVALIERE. I SUOI ALLEATI ORA VOGLIONO CHE SI VOLTI PAGINA E SI RECUPERI IL TERRENO PERDUTO.

IL CAVALIERE PERÒ CONTINUA INCURANTE CON LA SUA UNICA STRATEGIA DI CUI È CAPACE E NON RIESCE A LIBERARSI DALLA TRAPPOLA CHE LO PORTERÀ INEVITABILMENTE AL DECLINO.
Raffaele B.

REUTERS
Berlusconi: crisi solo rinviata. Fini: cambiare strategia
venerdì, 16 novembre 2007 9.18

MILANO (Reuters) - La crisi del governo Prodi è solo rinviata, ha detto oggi il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che aveva ipotizzato una "spallata" in Senato in occasione del voto sulla Finanziaria, la cui approvazione, ieri sera, ha invece consolidato l'esecutivo.

Intanto, però, il leader di An Gianfranco Fini avverte: il centrodestra cambi strategia, e non si limiti ad aspettare che il governo cada.

"La crisi di governo è solo rinviata, la maggioranza non c'è più", ha detto Berlusconi oggi intervenendo al telefono alla trasmissione "Panorama del giorno" su Canale 5, e ha aggiunto che "si può prevedere che al Senato, al prossimo provvedimento presentato dal governo, non ci sarà la maggioranza che lo approverà, e il governo cadrà".

"Non ho mai parlato di spallata, ma di implosione del centrosinistra. E l'implosione c'è stata: due formazioni della maggioranza [i Liberaldemocratici di Lamberto Dini e l'Unione democratica di Willer Bordon] hanno annunciato di non farne più parte", ha proseguito Berlusconi.

FINI: OPPOSIZIONE CAMBI STRATEGIA
Oggi il leader di Alleanza Nazionale ed ex ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha detto che è necessario che il centrodestra cambi strategia e si concentri sul varo di necessarie riforme, in primis quella della legge elettorale, anziché attendere sterilmente il crollo del governo Prodi.

In quello che suona un appello al leader dell'opposizione Silvio Berlusconi, che continua a chiedere di andare al voto subito e senza riforme, Fini, dalle pagine del Corriere della Sera, ha detto che per il centrodestra è "doveroso riflettere e cambiare strategia" adottandone una "semplice e chiara che parta da un dato politico tanto ovvio quanto fin qui pervicacemente negato da Berlusconi. Il governo cadrà un secondo dopo che si avrà certezza che dopo Prodi non si torna subito alle urne con l'attuale legge elettorale".

Alla richiesta di un commento alla lettera aperta di Fini, Berlusconi ha detto solo: "Se ci sono nuove idee che finora sono mancate io sono pronto a prenderle in considerazione".

Ma, ha aggiunto, "l'unico che si è dato da fare sono io. Credo di esserci riuscito a far implodere la maggioranza. Finora l'unico che si è mobilitato per dare voce alla volontà degli italiani sono io".
.
LASTAMPA
Prodi e Veltroni: "La Cdl dialoghi"
Lega, An e Udc: pronti al confronto

Venerdì 16/11/07

Riforme, Berlusconi resta solo.
Casini incalza: «Alla fine anche Forza Italia si siederà al tavolo»


ROMA
La spallata non c’è stata, l’affondo di Silvio Berlusconi è andato a vuoto e ora bisogna sfruttare il 2007 per fare le riforme necessarie al Paese: la modifica della Carta, la revisione dei regolamenti parlamentari e una nuova legge elettorale. Questo il senso delle parole del segretario del Pd, Walter Veltroni, nel giorno dopo l'approvazione della Finanziaria.

«Le regole si scrivono insieme»
«Il dato politico (del voto di ieri sera sulla Finanziaria, ndr) è che la famosa spallata non c’è stata», dice Veltroni. «Ed era stata annunciata più volte». Per Veltroni la la legge elettorale «va cambiata in tempi rapidi», considerando anche che nella Cdl solo Silvio Berlusconi «dice che "quella attuale funziona benissimo"». E la riforma è urgente anche perché, sottolinea Veltroni, se si fosse fatta adesso «avremmo guadagnato molto tempo». E questo vale su tutte le riforme, che, ribadisce Veltroni, vanno fatte sulla base di un dialogo perché «le regole del gioco si scrivono insieme»…
CONTINUA

giovedì, novembre 01, 2007

G8 - COMMISSIONE D'INCHIESTA E LA VERITÀ SU GENOVA

DOPO LA BOCCIATURA DA PARTE DI DI PIETRO E MASTELLA SULLA ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA (CURIOSO, I DUE NON SI PARLANO NEMMENO), PRODI È DECISO AD ANDARE AVANTI FINO IN FONDO E RIPROPORLA ALLE CAMERE PERCHÈ È PREVISTO NEL PROGRAMMA DI GOVERNO SOTTOSCRITTO DA TUTTI GLI ALLEATI, ANCHE DA LORO!

MENTRE LA ROSA NEL PUGNO ERA “ASSENTE”, I DUE MINISTRI HANNO VOTATO INSIEME ALLA CDL E QUINDI “CONTRO” LA COMMISSIONE PERCHÈ, DICONO, NON VOGLIONO METTERE ULTERIORMENTE SOTTO INCHIESTA LA POLIZIA CHE INVECE HA DOVUTO FAR FRONTE AI DISORDINI DI QUEI GIORNI ED ANCHE PERCHÈ SONO GIÀ IN CORSO DEI PROCESSI CONTRO POLIZIOTTI A TUTTI I LIVELLI E LA MAGISTRATURA QUINDI ACCERTERÀ LE LORO RESPONSABILITÀ.

ORA È CHIARO CHE NON È COSÌ PERCHÈ LO SCOPO DELLA COMMISSIONE È QUELLO DI ACCERTARE RESPONSABILITÀ POLITICHE MENTRE LA MAGISTRATURA QUELLE PENALI CHE SONO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PERSONALI. QUESTO DI PIETRO CHE È STATO MAGISTRATO E MASTELLA MINISTRO DELLA GIUSTIZIA NON POTEVANO NON SAPERLO DATE LE LORO COMPETENZE IN MATERIA!

NON SI PUÒ A PRIORI ESCLUDERE UN SETTORE (QUELLO DELLA POLIZIA) DALL'INCHIESTA PER ACCERTARE TUTTA LA VERITÀ DEI FATTI ACCADUTI. LA COMMISSIONE DEVE POTER INVESTIGARE IN TUTTE LE DIREZIONI PER ACCERTARE LA VERITÀ ALTRIMENTI NON SARÀ POSSIBILE E ALLA FINE SARANNO, NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI "CONDANNATI" SOLO QUEI POLIZIOTTI E QUEI CIVILI CHE HANNO COMMESSO DEI "REATI" E BASTA.

VI SONO MOLTE E CIRCOSTANZIATE DENUNCE E FATTI ACCERTATI CON I MEDIA E TESTIMONIANZE PERFINO DI POLIZIOTTI DI "COINVOLGIMENTI" DI "POLITICI" ALL'INTERNO DEI CENTRI OPERATIVI DURANTE GLI AVVENIMENTI, FATTO ANOMALO IN UNO STATO DEMOCRATICO. MAI ACCADUTO PRIMA AD ECCEZIONE DEL PERIODO "FASCISTA".

VI SONO INSOMMA DELLE RESPONSABILITÀ "POLITICHE" CHE DEVONO ESSERE "ACCERTATE" E CHE POTREBBERO AVERE "DEVIATO" IL COMPORTAMENTO DELLA POLIZIA CON QUELLE NOTE CONSEGUENZE

LA COMMISSIONE SERVIREBBE A FARE “PIENA LUCE” SU TUTTE QUELLE OMBRE CHE STANNO "OFFUSCANDO" L'IMMAGINE DELLA POLIZIA ACCERTANDO EVENTUALI "INTERFERENZE" DI POLITICI CHE NE HANNO "ALTERATO" “ILLEGALMENTE” LA LINEA DI COMANDO FINO A PRODURRE QUELLA GRANDE "CONFUSIONE" CHE STAREBBE ALLA BASE DELLE VIOLAZIONI DI LEGGE DI DIVERSI POLIZIOTTI E QUESTORI CHE SONO OGGI SOTTO PROCESSO.

SI POTREBBE FARE COSÌ LA NECESSARIA “PULIZIA” PER RESTITUIRE SIA ALLA POLIZIA MEDESIMA CHE AL PAESE TUTTO QUELLA IMMAGINE DI “DEMOCRAZIA” E DI CIVILTÀ AL MOMENTO "COMPROMESSI" SIA ALL'INTERNO CHE ALL'ESTERO. ANCHE PER EVITARE CHE SIMILI FENOMENI ABBIANO A RIPETERSI IN ALTRI MOMENTI DIFFICILI.
Raffaele B.

LASTAMPA
G8, Prodi blinda la commissione
Il premier: «E' nel programma,vogliamo la verità su Gonova»
31/10/2007 (20:54)

ROMA
«La commissione d’inchiesta sul G8 di Genova è un impegno preso con il programma del governo che non intendiamo disattendere. La ricerca della verità deve continuare». Il premier Romano Prodi, il giorno dopo la bocciatura nella commissione Affari Costituzionali della Camera della pdl per istituire la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova, fa sentire la sua voce e ’bacchettà gli alleati ’disobbedientì: l’Idv e l’Udeur, che hanno votato contro il provvedimento insieme alla Cdl, e la Rosa nel Pugno che era assente.

Anche il segretario del Pd Walter Veltroni prende posizione scrivendo una lunga lettera al sindaco di Genova Marta Vincenzi nella quale afferma che della commissione d’inchiesta «Genova non può fare a meno». La scuola Diaz, la Caserma di Bolzaneto, Piazza Alimonda e Carlo Giuliani, aggiunge, sono ferite che «non si sono ancora rimarginate», per le quali «non c’è che una cura: l’accertamento della verità, di tutta la verità su quanto accadde in quei giorni».

E questo, incalza il capogruppo dell’Ulivo alla Camera Dario Franceschini, può avvenire solo con una commissione d’inchiesta la cui proposta di legge istitutrice verrà comunque portata in Aula, nonostante la bocciatura di ieri. Perchè anche il capo della polizia Antonio Manganelli, ricorda il sindaco di Roma, disse proprio al «giornale di Genova di non avere timori, ma di auspicare anzi l’accertamento» della verità. Anche il Prc e il Pdci, che avevano chiesto l’intervento di Prodi, fanno sapere di essere pronti a chiedere alla prossima conferenza dei capigruppo di Montecitorio che la proposta di legge venga inserita all’ordine del giorno dei lavori dell’Aula.

La Cdl insorge e protesta contro quella che definisce «una forzatura». L’Udc si appella al presidente della commissione Affari Costituzionali Luciano Violante affinchè archivi il testo bocciato, mentre FI chiede a gran voce che si faccia una commissione «equilibrata» che indaghi cioè soprattutto sui manifestanti. Una richiesta pressochè analoga a quella dell’Idv e dell’Udeur. Antonio Di Pietro infatti vuole «una commissione che non sia di parte», mentre il capogruppo del Campanile Mauro Fabris dà la disponibilità dei deputati Udeur a votare un «testo rivisto» con una commissione che non indaghi «solo sulle forze dell’ordine». Clemente Mastella però insiste sul ’nò al testo affermando che «il programma non è certo la bibbia e che può essere cambiato».

Le rassicurazioni del premier, di Veltroni e anche di Massimo D’Alema sul fatto che la pdl arriverà comunque in Aula sembrano rasserenare la sinistra radicale, soprattutto al Senato dove il governo è a ’rischio-Finanziarià. La senatrice del Prc Heidi Giuliani, che aveva minacciato di dimettersi per protesta, definisce «rassicuranti» le loro parole. E proprio di lei si era parlato, secondo quanto si è appreso, nell’incontro di oggi tra il segretario del Prc Franco Giordano e Walter Veltroni. Alla Camera però Francesco Caruso (Prc) conferma la sua intenzione di aderire alla manifestazione del 17 novembre a Genova «contro il tentativo di criminalizzare i movimenti». Oggi intanto, mentre si arroventano le polemiche tra i poli, la Corte d’Assise di Cosenza acquisisce intercettazioni telefoniche e ambientali relative ai G8 di Genova e Napoli; e l’ex carabiniere Mario Placanica, accusato di aver ucciso Carlo Giuliani, annuncia una nuova perizia balistica che potrebbe dimostrare come non siano stati suoi i colpi che hanno tolto la vita al giovane manifestante.