sabato, dicembre 13, 2008

ECOLOGIA – LA FALSA VITTORIA SUL PACCHETTO-CLIMA

Dopo una penosa figura fatta al vertice di Bruxelles, in cui solo alcune marginali richieste sono state accolte, (altri paesi hanno ottenuto molto di più) come al solito il nostro Capo del Governo, sostenuto dalla sua degna ministra Prestigiacomo e altri collaboratori, hanno “impunemente” inneggiato ad una loro “vittoria” nell’essere riusciti ad ottenere tutto quello che hanno richiesto per l’Italia.
Tutti i media con alcune eccezioni sono stati al “gioco” contando proprio sulla scarsa informazione fornita agli italiani su una materia come questa alquanto complessa e quindi di facile manipolazione mediatica.

Per contrastare allora questa “tecnica” che, grazie ai mezzi di comunicazione di cui dispone il Cavaliere, egli può facilmente trasformare questa “sconfitta” in “vittoria” per suscitare più consensi, è necessario evidenziare che questa sua presunta “vittoria” non si basa su nulla che avesse a che fare con la sua posizione espressa qualche giorno fa e riportata dal
REUTERS del 11-dic-2008.

L’articolo riporta l’intenzione di Berlusconi di
- “rimandare” la decisione alla conferenza di Copenhagen alla fine del 2009 data la situazione di crisi economica. “Con questa crisi” - ha detto- “è come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega”.
- di volere il pacchetto clima Ue fosse reso meno stringente nei suoi obbiettivi 20%-20%-20% nel 2020.
- revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue sugli obiettivi 20%-20%-20% nel 2020

Nessuna di queste richieste sono state ottenute (la Polonia ha ottenuto molto di più), anzi gli obiettivi sono stati confermati e la revisione per il 2010 riguarda solo gli aspetti tecnici su come meglio raggiungere quegli obiettivi qualora si fosse indietro. La decisione è stata presa e Berlusconi non ha avuto il coraggio di mettere il “veto” come annunciato, avrebbe aggravato la sua figura di chi si batte “contro” l’ambiente e quindi contro il
Protocollo di Kioto. Allora fa finta di avere ottenuto tutto e che ha “vinto” . Ma qui non può vincere o perdere qualcuno, qui vince o perde l’umanità intera perché se non salviamo il pianeta non ci può essere futuro per nessuno, nemmeno per Berlusconi e i suoi figli.

L'Italia con questo governo si mette con i paesi più arretrati d'Europa anziché puntare sull'innovazione come motore del nuovo sviluppo, così come fanno gli altri paesi più avanzati.
Raffaele B.

REPUBBLICA
CLIMA-ENERGIA
Accordo tra i paesi Ue al vertice di Bruxelles
12 dicembre 2008

Concessioni a Italia, Germania e Polonia, ma restano gli obiettivi 20-20-20. Berlusconi esulta: "Abbiamo avuto tutto quello che chiedevamo"

BRUXELLES - Accordo raggiunto sul pacchetto clima ed energia dell'Unione Europea. Il vertice di Bruxelles ha trovato un'intesa che mette d'accordo i 27 paesi Ue su come affrontare la lotta ai cambiamenti climatici e riconvertire il sistema energetico del Vecchio Continente. Un testo che il presidente di turno dell'Unione Nicolas Sarkozy ha definito "storico", mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha salutato come "una grande vittoria dell'Italia, abbiamo ottenuto tutto". E il premier italiano incassa anche il ringraziamento del presidente francese. "Grazie a Berlusconi - ha detto Sarkozy - abbiamo raggiunto l'accordo in tempi rapidi".

L'articolato finale ribadisce l'obiettivo di ridurre del 20% entro il 2020 le emissioni di gas serra, arrivando alla stessa scadenza a un'identica percentuale di efficienza energetica e di produzione da fonti rinnovabili. Il compromesso con i paesi che nelle ultime settimane avevano sollevato forti opposizioni è stato raggiunto piuttosto sulle modalità con cui arrivare a centrare le ambizioni ambientali europee. Tra questi anche l'Italia, arrivata a minacciare persino di far saltare l'intero tavolo di trattativa.

In particolare Roma nella versione finale porta a casa una maggiore gradualità nel processo di estensione delle quote di emissioni a pagamento. Si passerà, per le industrie giudicate non a rischio di delocalizzazione, dal 20% nel 2013 al 70% nel 2020, ma nel 2025 si arriverà al 100% dei diritti di emissione a pagamento. Una novità, questa, introdotta per non incappare in una bocciatura da parte dell'Europarlamento, schierato su posizioni decisamente più ambientaliste rispetto al Consiglio.

Sulla definizione delle industrie a rischio di delocalizzazione (carbon leakage) che potranno beneficiare dei diritti di emissione gratuiti al 100%, la nuova bozza accoglie soprattutto le richieste avanzate dalla Germania per tutelare le sue imprese manifatturiere e la produzione di cemento, acciaio e alluminio. Le rivendicazioni italiane a tutela di ceramica, vetro e carta saranno soggette invece a un complicato calcolo in base alla percentuale di extra costi che l'acquisto di certificati di emissione comporterebbero per i diversi settori e sottosettori.

Parlando in conferenza stampa subito dopo il raggiungimento dell'intesa, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha rivendicato come un grande successo italiano anche l'inserimento di "una clausola di revisione generale al marzo 2010 per l'intero pacchetto clima-energia dell'Ue estesa alla valutazione sull'impatto di competitività".

Secondo il responsabile della diplomazia italiana, la revisione sarà generale, mentre nella bozza circolata in mattinata ci si limitava a prendere in considerazione il rischio di delocalizzazione delle imprese, da rivalutare sulla base di un eventuale fallimento della conferenza Onu sul clima in programma a fine 2009 a Copenaghen.

Se fosse confermato il contenuto della bozza, che fissava tra l'altro la possibilità di revisione al regime di "codecisione" (quindi senza possibilità di opporre veti) il successo italiano sarebbe molto parziale. Le pretese di Palazzo Chigi erano infatti ben altre. L'Italia in teoria avrebbe voluto rinviare tutto il pacchetto 20-20-20 in blocco, rimandandolo a un'eventuale uscita dalla crisi economica. Senza timore di apparire in controtendenza rispetto a quanto stanno facendo Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna e persino Cina promuovendo con forza politiche di sostenibilità ambientale per rilanciare l'economia, Berlusconi non aveva esitato a definire le iniziative contro il riscaldamento globale in tempi di crisi "un malato di polmonite che pensa alla messa in piega".

Alla fine nel pomeriggio a mettere le cose in chiaro ci ha pensato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Gli obiettivi del pacchetto clima, ha avvisato, sono "giuridicamente vincolanti", ed eventuali violazioni di questi accordi da parte di uno Stato membro sarebbero sanzionate attraverso l'usuale procedura d'infrazione comunitaria. La "revisione" del sistema dei diritti di emissione, nel 2010, per tenere conto dei risultati della conferenza Onu di Copenaghen, ha puntalizzato ancora, potrà solo aumentare la percentuale di emissioni da tagliare entro il 2020, e non ridurla.

Sicuramente più corpose le concessioni fatte in sede di trattativa alla Polonia e agli ex paesi del blocco comunista che hanno ottenuto sostanziosi aiuti economici e agevolazioni per riconvertire il loro sistema energetico al momento prevalentemente a carbone.

Ora comunque il testo varato dal vertice dovrà passare al vaglio del "trilogo", ovvero di un ulteriore confronto con Consiglio Europeo, Europarlamento e Commissione. Se "ratificato" andrà in votazione mercoledì nella prevista seduta dell'assemblea di Strasburgo dopo la discussione in programma martedì. A quel punto il via libera definitivo, una semplice formalità, spetterebbe al Consiglio europeo. In realtà l'ok dell'Europarlamento è molto probabile ma non è del tutto scontato. L'assemblea, come detto, è schierata infatti su posizioni molto più esigenti dal punto di vista ambientale e potrebbe ritenere eccessive concessioni fatte dalla mediazione francese.

REUTERS
Clima, Berlusconi: pronti a veto, con crisi meglio rinvio
giovedì, 11 dicembre 2008 3.10

BRUXELLES (Reuters) - L'Italia ribadisce di essere pronta a mettere il veto sul pacchetto clima qualora l'Europa non accolga le proprie richieste, assumendo una posizione che per il momento appare isolata rispetto a quella di Francia e Germania.

Arrivando oggi a Bruxelles il Consiglio Ue, preceduto dal vertice Ppe, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha anche precisato di non ritenere che con la crisi economica mondiale in corso - che colpisce anche l'occupazione in Europa - sia molto opportuno prendere impegni stringenti sul clima. Meglio sarebbe rinviarli al termine della conferenza di Copenhagen alla fine del 2009.

"Se non riusciremo a ottenere quello che abbiamo chiesto con grande chiarezza dall'inizio siamo pronti al veto. Spero che non si debba arrivare a questo anche se sono molto perplesso sul fatto che questo sia il momento giusto. Prendere una decisione sul clima adesso non mi sembra che sia abbastanza opportuno", ha detto Berlusconi ai giornalisti.

Le aspettative del premier italiano sembrano gelate dal presidente francese e presidente di turno Ue, Nicolas Sarkozy, che ha invitato i leader europei a superare le proprie divergenze e a raggiungere un accordo sul pacchetto clima.

"L'Europa non ha altra scelta che raggiungere un accordo", ha detto Sarkozy arrivando al summit europeo.

La posizione della Francia è sostenuta anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che si è detta ottimista sulla possibilità di raggiungere una intesa che dovrà essere "senza condizioni".

CLIMA: ITALIA PROPONE DI RIMANDARE A VERTICE COPENHAGEN
"Mi risulta strano, da persona concreta, che, mentre tutti denunciano una crisi globale profonda che potrà portare a perdita di posti di lavoro in tutta Europa, si pensi a qualcosa che si poteva rimandare a Copenhagen. E' come uno che ha la polmonite e vuol farsi la messa in piega. Mi tocca fare il cattivo e così divento il più anti europeista", aveva in precedenza detto fermandosi a conversare con un gruppo di giovani fan riuniti davanti alle sede dell'Accademia Reale dove si tiene la riunione del leader del Ppe a Bruxelles.

Berlusconi ha detto ai giovani di essere pronto a "fare il cattivo" con gli altri 26 leader dell'Unione ed ha mostrato di voler svelenire il clima, che si prospetta teso, con alcune battute. Ha infatti mostrato ai giovani di avere portato con sé un orologio -- "me l'hanno regalato" -- con il quadrante a stelle e strisce e la faccia del presidente eletto degli Usa Barack Obama: "Non lo indosserò; l'ho portato per fare due risate con i colleghi", ha detto il Cavaliere.

Mentre Berlusconi parlava, sono ancora al lavoro gli sherpa per trovare un accordo sul clima. Berlusconi non si è detto del tutto pessimista ed ai cronisti ha aggiunto: "Abbiamo lavorato per trovare delle soluzioni che non appesantiscano le imprese e l'economia. Dobbiamo ancora approfondire alcuni temi molto importanti che riguardano le nostre industrie della ceramica, per esempio, del vetro e altro ancora".

L'Italia teme un costo eccessivo per la sua industria e vuole che il pacchetto clima Ue sia reso meno stringente nei suoi obbiettivi che puntano a ridurre le emissioni di gas serra e aumentare il ricorso alle energie rinnovabili e l'efficienza energetica del 20% entro il 2020.

In particolare, assieme a Germania e Polonia, l'Italia insiste per concedere deroghe ad alcuni settori industriali che consumano molta energia e che rischiano la delocalizzazione degli impianti in caso di norme troppo stringenti.

Inoltre suggerisce una clausola di revisione del pacchetto alla luce dei risultati della conferenza mondiale sul clima in Danimarca.

mercoledì, dicembre 10, 2008

ECOLOGIA - DEBOLEZZA DELL’ITALIA E DEL CAVALIERE

Certo il nostro Paese continua ad avere una grave deficienza sull’ecologia inizialmente per ragioni culturali ed ora per quelli politici ed economici. Tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi 30-35 anni dalla prima crisi del petrolio negli anni 70 hanno fatto ben poco per ridurre l’inquinamento. In questi anni però c’è stata una grande maturazione e crescita che però non trova riscontro nella politica.

In particolare i governi di centrodestra si sono dimostrati e tuttora si dimostrano assolutamente più insensibili al problema, anzi sono di fatto “contrari”.

In Europa, il governo Berlusconi si “oppone” chiedendo “flessibilità” sul pacchetto 20-20-20 su clima ed energia, l'ambizioso programma per ridurre entro il 2020 le emissioni di CO2 del 20% e contemporaneamente aumentare della stessa percentuale l'efficienza energetica e la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.

In Italia, come risposta alla crisi economica questo governo “cancella” la legge del bonus fiscale del 55% fatta dal precedente governo Prodi e addirittura farla valere retroattivamente, cosa anti-costituzionale, “penalizzando” tutti quei cittadini che hanno investito in efficienza energetica (in edilizia ed istallando pannelli solari e eolici etc…).

Dopo varie critiche lo stesso Tremonti “ammette” che la
retroattività va tolta. Ma la misura contraria "rimane" a tutto danno dei cittadini virtuosi e del Paese perché il nuovo mercato dell’energia delle fonti rinnovabili stava decollando creando molti posti di lavoro e come esito finale la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili di cui l’Italia ha assolutamente bisogno.

Allo stesso tempo il governo “ecologico” di Berlusconi “rivendica” come propria "politica ecologica" il ripristino delle centrali nucleari per recuperare un gap perso a causa di un referendum che li ha banditi 30 anni fa. Ma tutti sanno che le centrali nucleari non porteranno alcun beneficio né dal punto di vista ecologico, né economico. Porteranno solo più soldi e più potere alle grandi compagnie che i cittadini pagheranno tre volte: la prima con costi sempre maggiori dell’energia, la seconda con l’aumento dei rischi alla sicurezza sia per le persone e la terza per il territorio dove lo stoccaggio dei “rifiuti radioattivi” dovranno trovare posto.


ENERGIA, ALTERNATIVE POSSIBILI

Continuando così si continua a “perdere” ancora più posizioni, oggi siamo al 44° posto nel Climate Change perfomance index e di conseguenza oltre ad aggravare il livello d’inquinamento si aggrava pure la situazione economica, sprofondando ancora di più!
Raffaele B.

*** ULTIMISSIMA ***
NEWSITALIAPRESS
Clima: l'Europa non fa più sconti
Jose' Manuel Barroso: Non trovo giusto annacquare le ambizioni dell'Ue sul clima. Necessaria l'approvazione del Parlamento
10.12.2008 20:12:07

Bruxelles - Le richieste avanzate dall'Italia sulla revisione del pacchetto clima 20-20-20 sono state discusse in Commissione europea nella nottata di ieri. Dopo lunghe trattative i ministri Scajola e Frattini sono riusciti ad ottenere per l'Italia il raggiungimento di un accordo in sede di Commissione Europea sulla clausola di revisione e ristrutturazione del pacchetto clima entro il 2014, data in cui la Commissione Europea sarà chiamata a redigere un resoconto sullo stato di applicazione delle norme previste per i 27 paesi dal pacchetto 20-20-20. CONTINUA
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REPUBBLICA
L'Italia e la riduzione della CO2
"Kyoto sempre più lontana"

Il nostro Paese si piazza al 44esimo posto su 57 nel Climate change performance index. Legambiente: "Disastroso"
10 dicembre 2008

ROMA - Gli obiettivi del Protocollo di Kyoto? Sono sempre più distanti per l'Italia. Il nostro Paese prende voti scarsi nella lotta al surriscaldamento globale e, quel che è peggio, la soglia della sufficienza si allontana di anno in anno. A dare un giudizio negativo sulla performance italiana in quanto a misure per la riduzione dei gas serra è il rapporto internazionale Climate change performance index del German Watch, che mette l'Italia al 44esimo posto nella classifica dei 57 Stati a maggiori emissioni di CO2, cioè quelli che producono il 90% dei gas serra a livello mondiale.
In caduta libera. Nello studio, che si sofferma sugli interventi positivi e strutturali di ogni singola nazione nel campo del riscaldamento, l'Italia si piazza nel gruppo di coda e perde terreno rispetto alla scorso anno, quando era 41esima. Davanti a noi, India e Brasile. Poco dopo, Paesi noti per essere "grandi inquinatori" come la Polonia e la Cina. E comunque rimaniamo ben lontani dal terzetto di punta delle prime in classifica: le virtuose Svezia, Germania e Francia. Nelle ultime posizioni ci sono invece Arabia Saudita, Canada e Usa.
"Disastroso". Così Legambiente, una delle associazioni ambientaliste che hanno collaborato alla stesura del rapporto, definisce il nostro piazzamento, "che rispecchia il cronico ritardo nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto".
Le cause. A determinare questa situazione hanno contribuito l'assenza di una strategia complessiva per abbattere le emissioni di CO2, una politica energetica che punta sull'aumento dell'uso del carbone - una fonte non pulita - e il deficit di trasporti a basse emissioni. Non solo: su di noi pesa la constatazione che nella Ue siamo uno degli Stati dove i gas serra sono cresciuti di più rispetto ai livelli del 1990 (+9,9%). E questo in barba al taglio del 6,5% imposto dal trattato internazionale.
Punti di forza a rischio. Legambiente osserva che a salvare l'Italia dagli ultimissimi posti della classifica sono state "le poche ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55% per l'efficienza energetica". Ironia della sorte, fa notare Legambiente, queste sono proprio le misure finite nel mirino del governo, "che dopo aver eliminato l'obbligo della certificazione energetica degli edifici, ha tagliato il 55%".
Prospettive future. Il rapporto del del German Watch ipotizza che il giudizio in futuro potrebbe persino peggiorare e non lesina sulle critiche al comportamento del nostro Paese nei negoziati in corso sul pacchetto energia e clima dell'Unione Europea. Insieme alla Polonia, infatti, l'Italia si merita il giudizio più negativo sul piano internazionale per i ripetuti tentativi di sabotare il pacchetto. Come dire, abbiamo incassato anche uno zero in condotta.

ALTRO VIDEO
TG24
Energia, sparisce la retroattività sul taglio degli sgravi
Il governo ci ripensa ma Tremonti avverte: "I crediti di imposta non sono e non possono essere un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come tali".
03 dicembre, 2008

Il Parlamento correggerà la "retroattività" della norma che limita il bonus fiscale del 55 per cento sugli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico, che in un primo momento era esteso a tutto il 2008. Lo ha annunciato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in audizione alla Camera sul decreto anti-crisi, sottolineando però che "i crediti di imposta non possono essere un bancomat. Il credito d'imposta deve essere coperto altrimenti crea illusioni che deludono la gente".

mercoledì, dicembre 03, 2008

CONFLITTO D’INTERESSI E LA MISURA CONTRO SKY

Sky insiste e risponde con un nuovo spot. La critica è che è stata la stessa Mediaset a fare ricorso nel 2007 sull’IVA agevolata a Sky, che vi sono tanti altri prodotti e servizi al di sotto del 20% e il governo non interviene li, non solo, la Commissione Europea non dice che l’aliquota deve essere al 20% basta che sia uguale per tutti. Poteva decidere di mettere tutti al 10% ma si sa, con il conflitto d’interesse sarebbe stato accusato di favorire anche qui la sua Mediaset. E poi questa gran voglia di rispettare le decisioni della Commissione Europea mal si addice al “rifiuto”di restituire il canale occupato abusivamente da anni dalla sua Rete4 alla TV Europa7 come prescrive una tanto inascoltata sentenza europea.

Insomma c’è né abbastanza per dimostrare oltre il più ragionevole dubbio la strumentalità dell’azione del governo contro Sky e i suoi abbonati (che il governo e tutti i suoi uomini e donne affermano composti da “benestanti”) e quindi possono ben reggere un piccolo incremento di costi.

L’insensibilità di questo atteggiamento denuncia nella migliore delle ipotesi l’assoluta “incompetenza” di questo agire che in periodo di “crisi di domanda” vorrebbe al contrario una “riduzione” delle tasse per la classe media per la ripresa dei consumi, e nella peggiore, quella di un perverso disegno che tende a privilegiare i ceti ricchi e parassitari a danno dell’intero paese.
Raffaele B.

SKY INSISTE, NUOVO SPOT CONTRO L'AUMENTO DELL'IVA
Da stamattina un nuovo promo informativo ha preso il posto di quello mandato in onda negli ultimi giorni sui canali Sky. Il video, in due versioni, della durata di 30 e di 15 secondi, si apre con una serie di scritte che vanno a sovrapporsi e che mostrano una lista di prodotti che godono dell'Iva agevolata al 10%. Tra gli altri, francobolli, marionette, uova di struzzo, prodotti petroliferi, manifestazioni sportive, libri, tabacchi grezzi.


RAINEWS24
Ue: su Sky caso chiuso. Ma in aprile Bruxelles suggerì un'aliquota ridotta per tutti

Roma 3 dicembre 2008
"A questo punto il caso è chiuso": così Bruxelles prende atto della decisione di aumentare al 20% l'Iva su Sky, sottolineando come per la Commissione Ue l'unica cosa che conta è che si introduca un'aliquota unica per tutto il settore televisivo, a prescindere dalla piattaforma utilizzata. In caso contrario scatterebbe inevitabilmente una procedura di infrazione.

Ma lo scorso aprile, in una lettera inviata alle autorità italiane, l'esecutivo europeo suggeriva di adottare per le tv in digitale terrestre "un'aliquota Iva ridotta identica a quella applicata alle trasmissioni che utilizzano le piattaforme via cavo e via satellite", vale a dire il 10%. In pratica, un percorso contrario a quello deciso dal governo, che ha scelto di portare tutto al 20%...
CONTINUA

LASTAMPA
IVA PER LE PAY TV - E' SCONTRO
3/12/2008 (12:53) -
Nuovo spot anti-governo di Sky
La pay tv chiama in causa Tremonti:
«Scrivetegli: tanti casi di Iva al 10%»
ROMA
Sky non si arrende e prosegue la sua battaglia a colpi di spot contro la decisione del governo Berlusconi di aumentare l’Iva dal 10 al 20% alla televisione di Rupert Murdoch. Da questa mattina un nuovo promo informativo viene diffuso sui canali Sky con l’invito agli abbonati a scrivere una mail di protesta: nel mirino stavolta non più Palazzo Chigi ma il ministero dell’Economia. Il video, in due versioni, della durata di 30 e di 15 secondi, si apre con una serie di scritte che vanno a sovrapporsi. È una lista di prodotti che godono dell’Iva agevolata al 10%.

Tra gli altri, francobolli, marionette, uova di struzzo, prodotti petroliferi, manifestazioni sportive, libri, tabacchi grezzi. Il video ricostruisce anche brevemente la vicenda dell’Iva agevolata applicata alla pay tv, confutando la tesi di esponenti del Governo che sia stata introdotta dalla sinistra per favorire Sky, e si chiude con l’invito: «Se credete che la decisione di raddoppiare l’Iva sul vostro abbonamento Sky sia sbagliata scrivete una mail a portavoce tesoro.it». «Molti prodotti in Italia - è il testo del video - godono dell’Iva agevolata al 10% tra cui uova di struzzo, francobolli da collezione e tabacchi grezzi.

Inoltre tutti i prodotti editoriali su carta stampata e il canone Rai godono di un’aliquota ancora più bassa. In Italia l’Iva agevolata al 10% per i servizi televisivi è stata introdotta nel 1995 dal governo Dini, ben otto anni prima che nascesse Sky. Se credete che la decisione di raddoppiare l’Iva sul vostro abbonamento Sky sia sbagliata scrivete una mail a portavoce tesoro.it».

LASTAMPA
Sky, l'Ue si schiera con il governo:"Iva al 20% o partirà la procedura"
3/12/2008 (12:45)
La portavoce europea per il Fisco:
«A questo punto il caso è chiuso»

BRUXELLES
L’Italia rischiava una procedura di infrazione se non avesse armonizzato l’Iva per le tv satellitari e quelle sul digitale terrestre. È quanto ha confermato la portavoce Ue per il Fisco, Maria Assimakopoulou, spiegando che «a questo punto il caso è chiuso, dal momento che il governo ha ammesso il problema e ha cambiato la legge».

La portavoce ha confermato che nell’aprile 2007 è stato presentato un reclamo, ma non ha voluto confermare se il reclamante fosse o meno Mediaset. In Italia, secondo la portavoce, «venivano applicati due tassi Iva per la tv pay per view» spiegando che «per alcuni erano del 10 per cento e per altri del 20 per cento». «Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale», ha aggiunto la portavoce, precisando che «la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20 per cento, ma non è possibile applicare due tassi diversi».

martedì, dicembre 02, 2008

VATICANO – LA FORCA MEGLIO DELLE UNIONI GAY

Alla proposta francese all’ONU di mettere al bando le persecuzioni degli omosessuali nel mondo il Vaticano si oppone con un argomento che appare forse una “involontaria” ammissione: “vorrebbe dire mettere alla gogna i paesi che non riconoscono le unioni gay”. Sarebbe come dire di “mettere alla gogna i paesi che non rispettano la dichiarazione universale sui diritti della persona”.

Certo il Vaticano non vuole la pena di morte per gli omosessuali. Una cosa è condannare il “peccato” un’altra il “peccatore” fisicamente, dicono alla Santa Sede. Ma conferma lo stesso la sua “opposizione” al loro riconoscimento nella categoria dei “discriminati” da difendere perché altrimenti si dovrebbe riconoscere anche i matrimoni fra gay.

Il ragionamento è chiaro, la chiesa con queste parole afferma che è meglio la discriminazione dei gay nel mondo con tutte le conseguenze che ne derivano, che il matrimonio fra gay. Sarebbe a dire che se si comincia col salvare gli omosessuali dalla forca qualcuno poi finirà col pretendere di considerarli persone come tutti gli altri

Questa è una "clamorosa ammissione" che la chiesa cattolica “vuole” che gli individui abbiano trattamenti e diritti differenti a seconda del loro orientamento sessuale e si batte per questo nella sede dell’ONU. Per la chiesa di Ratzinger la forca e le discriminazioni per gli omosessuali che ancora perdurano in molti paesi possono “continuare” con buona pace di tutti i cristiani dell’alto valore della vita e della dignità umana, perché “male minore” rispetto al temibile “matrimonio gay”.

Ne deriva che il Vaticano "sceglie" così di non condannare quei paesi quali Mauritania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, Afghanistan, Nigeria e Somalia dove per l’omosessualità è prevista ancora oggi la pena di morte. Quei paesi dove per l’omosessualità è previsto l’ergastolo: India, Pakistan, Birmania, Guyana, Sierra Leone, Uganda, Tanzania, Bangladesh, Barbados. Infine quei paesi dove l’omosessualità porta ai lavori forzati o a lunghe pene detentive: Guinea Bissau, Angola, Mozambico, Malawi, Malesia, Maldive.
Raffaele B.

OMOSESSUALITA': il Vaticano contrario alla depenalizzazione
La richiesta di depenalizzazione, che è stata sottoscritta anche dal nostro governo, vuole cancellare la vergogna per cui in ben 91 paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale (10 paesi islamici) contro le persone omosessuali".


Omocristiani 1-3 (Vaticano,Chiesa&Omosessualita')
Rotocalco su Vaticano, Chiesa, Clero e omosessualita'. Per loro c'e' posto, ma non nel sacerdozio????!!!! No ai preti gay dice la Chiesa, ma c'e' chi il sacerdozio ce l'ha nel sangue, quindi...non accetta regole.

REPUBBLICA
Depenalizzazione dell'omosessualità
No del Vaticano alla proposta Onu

1 dicembre 2008

La richiesta è stata presentata dalla Francia: "La sua approvazione
porterebbe "alla gogna" gli Stati che non riconoscono le unioni gay"
Poi la Santa Sede: "Non difendiamo la pena di morte contro i gay"


CITTA' DEL VATICANO - E' scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni".

Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt'altro che una retromarcia. "Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali", afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta - ma la proposta cerca di 'introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo''. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano "mesi alla gogna".
Toni non dissimili da quelli usati da monsignor Migliore che parla di "una dichiarazione di valore politico" che aggiunge "nuove categorie protette dalla discriminazione senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni".

Durissima la replica dell'associazione Arcigay: "È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari".
L'Arcigay ricorda che in decine di
Paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale contro le persone omosessuali. "La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali".

ASCA
VATICANO: SE ONU DEPENALIZZA OMOSESSUALITA', MATRIMONIO DISCRIMINATO

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 1 dic - Netta contrarieta' da parte di mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite nei confronti di una proposta presentata dalla Francia a nome dell'Unione Europea, per la depenalizzazione in tutto il mondo dell'omosessualita'. ''Tutto cio' che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale'', argomenta il diplomatico vaticano in un'intervista all'agenzia francese I.Media, ricordando come nel Catechismo della Chiesa cattolica condanni ''ogni marchio di ingiusta discriminazione''nei confronti delle persone omosessuali.

Ma, aggiunge, il rischio di una simile ''dichiarazione di valore politico'' e' che creera' ''nuove e implacabili discriminazioni''. Ad esempio nei confronti ''gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni''

lunedì, dicembre 01, 2008

CONFLITTO D’INTERESSI E LE STRANE MISURE ANTI-CRISI

Dopo la crisi finanziaria siamo entrati in crisi economica che deve ancora raggiungere il suo culmine. La “riduzione” del potere d’acquisto delle famiglie italiane, quelle cosiddette di ceto “medio” (numeroso) che “mantiene” il “consumo” e quindi il “mercato interno”, è arrivato al punto di non essere più capace di sostenerlo.

In questa ultima decade, grazie al “liberismo senza regole” più selvaggio, è avvenuto un impressionante spostamento di risorse a favore dei più ricchi (pochi) e la conseguenza di ciò è che si è creata una crisi di liquidità rispetto agli attuali costi della vita che si chiama “crisi di domanda”.

L’unico modo per riavviare l’economia è di immettere più “liquidità nel mercato” a favore innanzitutto della classe media la sola in grado di riattivare i consumi e quindi il mercato. Le famiglie “povere” vanno sempre aiutate, e durante le crisi anche di più ma solo per se stessi, perché dato l’esiguo numero, l’aiuto a loro non può tramutarsi in una ripresa economica.

Quindi l’operazione che si deve fare è quella di riequilibrare la ricchezza attraverso una minore tassazione per i ceti medi (95%) e maggiore per quelli ricchi (5%) come il nuovo Presidente USA Barak Obama insegna. Il 5% dei ricchi possiede quanto o addirittura più dei 95% di altri ceti.

Invece da noi il nostro governo non ridistribuisce affatto anzi vuole “aumentare” la tassazione ai ceti medi, non solo, ma trattandosi di un concorrente Sky ottiene il duplice scopo di avvantaggiare la sua azienda Mediaset che viene “colpita in misura cento volte minore” con il raddoppio dell’IVA. Si fa giustizia, dicono, sull’Iva di favore di cui Sky godeva (10%). Tale aumento si scaricherà però sul popolo della pay-tv, un ceto medio costituito da oltre 4,6 milioni di famiglie.

Ad onore del vero, l’Iva di favore alla pay-tv fatta nel 1995 (non c'era ancora Sky) fu proprio la norma che doveva incentivare l’uso dei nuovi media, ma soprattutto il grimaldello per convincere Telepiù ad abbandonare le frequenze terrestri per la nuova piattaforma nel gennaio del ’96, con lo “sconto” dell’Iva. E Telepiù era pure di Berlusconi insieme a Vittorio Cecchi Gori e al tedesco Leo Kirch. Quindi quel “favore” fu fatto proprio e sempre a lui, il Cavaliere! Leggi tutta la storia.

Poi, per Berlusconi che ha sempre “sbandierato” la riduzione delle tasse per tutti e che continua spudoratamente ad attaccare la sinistra per volerla “aumentare”, è proprio il massimo della “falsità” e “doppiezza” cui si spera che i cittadini gli presenteranno il conto prima o poi. Così non si esce dalla crisi e il governo con questa misura dimostra che è in totale confusione!
Raffaele B.

La guerra tra Sky e Berlusconi sull'Iva raddoppiata


ADNKRONOS
SKY: ''Il raddoppio dell'Iva è una tassa sulle famiglie''
La pay tv: se il provvedimento sarà confermato, a partire dal primo gennaio ogni cliente avrà un aumento sull'abbonamento pari al 10%. Poi invita a scrivere una mail al governo ''se credete che questa decisione sia sbagliata''

Roma, 1 dic. (Adnkronos) - SKY torna all'attacco del governo sul provvedimento approvato che prevede un
raddoppio dell'Iva per oltre 4 milioni di famiglie ''che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti'' ribadisce la pay tv in un comunicato. ''Si tratta - si precisa - di un aumento delle imposte per gli abbonati e dunque, come qualsiasi aumento dell'Iva, è integralmente a carico del consumatore. Ciò significa che qualora questo provvedimento fosse confermato dal Parlamento, a partire dal primo gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle imposte sul suo abbonamento pari al 10%''.

E' da oggi in programmazione sui canali della piattaforma uno spot di informazione agli abbonati sulla vicenda. Immagini di una conferenza stampa della Presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti si succedono ad altre, tratte da programmi SKY, con il testo che recita: ''In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese. Il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio delle tasse sul vostro abbonamento a SKY che va dal 10 al 20%''.
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''Un aumento delle tasse per 4 milioni e 600mila famiglie. Questo, anche se durante la scorsa campagna elettorale il governo aveva promesso di non aumentare le tasse alle famiglie italiane. Dal 2003 SKY ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell'intero settore televisivo, senza utilizzare sussidi da parte del governo, creando migliaia di nuovi posti di lavoro ma soprattutto offrendo a tutti gli italiani la possibilità di scegliere i programmi televisivi che preferiscono in piena libertà''.
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''Se il Parlamento non lo bloccherà - conclude lo spot - questo aumento delle tasse sul vostro abbonamento SKY entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio. Se credete che questa decisione sia sbagliata scrivete una mail a: segreteria.presidente@governo.it. Per dire al governo la vostra opinione''.

lunedì, novembre 24, 2008

CROLLO DEL LICEO DI RIVOLI - FATALITÀ PER IL CAVALIERE

Prima di procedere alla lettura del commento, invito a guardare il filmato da YouTube con immagini della giovane vittima e della scuola dopo il crollo del soffitto avvenuto nella sua classe.
In memoria di Vito Scafidi::17 anni


Il capo del governo Berlusconi addebita la responsabilità dell’accaduto alla “fatalità” ovvero a “nessuno”. Solo un tragico incidente che poteva capitare altrove e a chiunque!

I cittadini e gli stessi studenti che seguono le vicende della scuola italiana invece sanno molto bene e da tanto tempo che la maggior parte degli edifici scolastici nel nostro paese versano in una drammatica condizione di abbandono non solo al sud ma anche al nord.

Coloro che sono più accorti sanno bene che i “tagli indiscriminati” di miliardi di euro fatti recentemente alla scuola dal ministro Gelmini (altro che riforma) mentre aggraveranno la condizione della didattica in generale non faranno certo bene alla ormai fatiscente edilizia scolastica.

Ora costoro si affrettano a “stanziare” alcuni “milioni” anziché “miliardi” tolti, per sanare solo un centinaio di scuole su 10.000 (diecimila) che necessiterebbero interventi seri ed urgenti! Propongono una miseria che grida vendetta per l’assoluta “insensibilità” di questo personale politico “predatore” e totalmente asservito a tutt’altri interessi.

Ora costoro si affrettano a “stanziare” alcuni “milioni” anziché “miliardi” tolti, per sanare solo un centinaio di scuole su 10.000 (diecimila) che necessiterebbero interventi seri ed urgenti! Propongono una miseria che grida vendetta per l’assoluta “insensibilità” di questo personale politico “predatore” e totalmente asservito a tutt’altri interessi.

Cittadinanzattiva nel blog scuola commenta il decreto Gelmini sui tagli dei fondi per la sicurezza degli edifici, un pessimo modo di onorare le vittime di San Giuliano. Leggi il comunicato stampa del 31 ottobre scorso.

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Altro che “fatalità”, vi sono responsabilità tecnico-amministrative precise ed individuabili cui la giustizia deve pervenire rapidamente. Ma sappiamo che la medesima giustizia non potrà colpire i responsabili “politici” di tale scempio. Su questo problema solo i cittadini elettori potranno fare qualcosa.

La politica a tutti i livelli è responsabile di omissioni, di insufficienti risorse e di assenza di controlli effettivi che hanno prodotto in tutti questi anni questo vergognoso degrado che pone da tempo un serio problema di sicurezza per i nostri studenti.
Raffaele B.

ANSA
Scuola: 10.000 gli edifici a rischio
2008-11-22 14:53

Circa 10.000 edifici scolastici italiani (il 24% del totale) necessitano di interventi di manutenzione urgenti. Il 42% degli edifici è privo del certificato di agibilità statica. In Piemonte - dove oggi è crollato il soffitto di una scuola di Rivoli (Torino) - ben il 62% non ha l'agibilità statica. I dati emergono dal rapporto 'Ecosistema scuola 2008' di Legambiente, che ha indagato sulla qualità dei 42.000 edifici scolastici presenti su tutto il territorio nazionale, in cui vivono ben 9 milioni di cittadini. Alto, segnala Legambiente, è il numero di scuole (il 52,82%) costruite prima del 1974, anno in cui entrò in vigore la legge che prevedeva prescrizioni per le costruzioni in zone sismiche. Ed il 75% si trova in zona ad alto rischio sismico. Mentre il 48% è privo di certificato prevenzione incendi. Meno della metà degli edifici scolastici ha goduto di interventi di cura negli ultimi cinque anni.

Ecco, regione per regione, la quota di edifici che possiedono il certificato di agibilità scolastica.

REGIONI EDIFICI CON CERTIFICATO DI AGIBILITA' STATICA
Abruzzo 8,51%
Basilicata 100%
Calabria 35,34%
Campania 100%
Emilia Romagna 87,97%
Friuli Venezia Giulia 67,95%
Lazio 47,98%
Liguria 74,03%
Lombardia 31,38%
Marche 41,86%
Molise 100%
Piemonte 38,38%
Puglia 12,73%
Sardegna 100%
Sicilia 25,32%
Toscana 90,15%
Trentino Alto Adige 98,31%
Umbria 70,45%
Valle d'Aosta 100%

ADNKRONOS
Scuole, polemica sulla sicurezza. Berlusconi: ''A Rivoli tragica fatalità''
Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio e disastro colposo
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Bonanni: ''Edifici scolastici fatiscenti, situazione da terzo mondo”. E attacca: ''Ci sono omissioni e responsabilità gravi''. Presidio a Torino contro il taglio dei fondi per la sicurezza. L'incidente nel liceo scientifico 'Darwin' ha provocato la morte di un ragazzo. Diciassette i feriti: uno rischia la paralisi. E sul web scoppia la protesta

Torino, 23 nov. (Adnkronos/Ign) - E' polemica sulla sicurezza degli edifici scolastici dopo il
tragico incidente di ieri nel liceo scientifico 'Darwin' di Rivoli, dove il crollo del controsoffitto di un'aula ha provocato la morte di un 17enne, Vito Scafidi, e il ferimento di altre diciassette persone. Uno dei feriti è grave e rischia la paralisi permanente. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, con l'ipotesi di reato di omicidio e disastro colposo.
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Sulla vicenda è oggi intervenuto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. ''Credo che ieri il crollo della scuola di Torino sia stata una drammatica fatalità", ha detto il premier ". "La sicurezza nelle scuole - avverte - è una condizione minima di fondo, ed è vero che esistono condizioni in diversi istituti scolastici in cui manca. E' una responsabilità delle province ma il governo ha già fatto un piano di verifica in un lotto di 100 scuole e intende intervenire". "In questo caso - spiega il presidente del Consiglio - si è trattato di una fatalità.
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Il preside è una persona avveduta, sensata e corretta. Anche i professori, come mi ha detto la Gelmini, non sarebbero mai entrati in un'aula dove ci fosse pericolo. Non si può che essere, da padri, molto vicini a quella famiglia".
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Secondo il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ''la scuola non può essere un luogo di morte e di dolore. Dovrebbe essere il luogo della vita e della crescita civile e culturale di un paese''. ''Il sindacato - continua - ha più volte denunciato la situazione fatiscente degli edifici scolastici nel nostro Paese''. ''E' una situazione da terzo mondo - insiste - che riguarda Nord, Centro e Sud senza distinzioni.
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Ci sono omissioni e responsabilità gravi degli organi di controllo, degli enti locali e delle istituzioni nazionali''. ''Da una parte c'è un discorso surreale di tagli alla scuola - continua -, e dall'altro su questo tema c'è una contrapposizione politica ed ideologica spesso strumentale ed esasperata. Invece sulla scuola - conclude - c'è bisogno di unità di intenti e di responsabilità collettive".
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Studenti e genitori in piazza oggi a Torino per protestare contro il taglio dei fondi per la sicurezza delle scuole. Mentre martedì diecimila istituti parteciperanno alla VI Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, promossa da Cittadinanzattiva per richiamare l'attenzione delle istituzioni dopo il tragico incidente di ieri.
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Intanto, ha passato una notte tranquilla Andrea, il ferito più grave, ricoverato sempre in prognosi riservata all'ospedale Cto di Torino dove i medici che già ieri lo avevano operato alla colonna vertebrale, lo sottoporranno nei primi giorni della settimana, a seconda delle condizioni del paziente, a un nuovo intervento per la stabilizzazione della colonna. Una valutazione neurologica sarà possibile solo dopo questa seconda operazione.
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Migliorano le condizioni delle altre due ragazze ricoverate al Cto. Netto il miglioramento per Cinzia che ha una prognosi di 20 giorni e che sarà dimessa nei prossimi giorni mentre Federica, che ha riportato una frattura vertebrale che non necessita di intervento chirurgico e senza danni neurologici, ha una prognosi di 60 giorni.

mercoledì, novembre 19, 2008

VIGILANZA RAI - GRAVE SCORRETTEZZA DI NICOLA LATORRE (PD)

Questo filmato rilasciato da "Striscia" dimostra inequivocabilmente una “grave scorrettezza” di Nicola Latorre del PD che "suggerisce" con un “pizzino” l'on. Bocchino di AN, suo avversario politico, una difesa efficace contro Donadi IDV suo alleato il 14 nov scorso ad Omnibus di La7!

Tana per Latorre e Bocchino Vs Donadi Idv, P2 Veltrusconi

Da qui si capisce che Latorre è uno di quelli che all'interno del PD era "contro" Orlando IDV, ma ovviamente non poteva dirlo "ufficialmente" e pur di perseguire il suo desiderio non esita ad "aiutare" "salvandolo", il suo avversario che stava “soccombendo” sotto la pressione delle ragioni di Donadi a sostenere il suo candidato!

Un fatto gravissimo che "rivela" che all'interno del PD, non bastava un Riccardo Villari che si fa eleggere dalla maggioranza, ma ancora "esistono" e "persistono" personaggi dediti ai doppi giochi e disposti a tutto pur di salvaguardare il loro potere politico e personale.

A nulla varranno le "spiegazioni" che Latorre giustamente ha diritto di dare come tutti coloro che vengono accusati di qualcosa perché qui vi è una prova video difficile da "smentire".

Ci aspettiamo a questo punto le "sue scuse" e la "radiazione" dal partito democratico. Una persona così non merita di considerarsi nella propria casa nel PD alla stessa stregua di Riccardo Villari. Da ora in poi fino a quando questi individui rimarranno in questo partito nonostante queste vicende rivelatrici, sarà difficile al PD "conservare" il sostegno di coloro che lo hanno sostenuto a partire dal popolo delle primarie di cui io stesso faccio parte.

Al segretario del partito Walter Veltroni l'onere di affrontare queste questioni con la dovuta fermezza e lavorare perché si faccia “pulizia” fino in fondo altrimenti sarà impossibile mantenere l’unità nel PD. Attendiamo fiduciosi.
Raffaele B.

Il video da Repubblica. Ecco il ''pizzino'' Latorre-Bocchino. Il direttore del tg di La7 Antonello Piroso mostra a Omnibus il contenuto del famoso bigliettino

REPUBBLICA
Rai, spunta il biglietto di Latorre
Consigli ad An contro Di Pietro
di MARCO BRACCONI
19 novembre 2008

ROMA - C'è il "pizzino" incriminato. C'è il testo vergato di proprio pugno da Nicola Latorre. E ora c'è una nuova, grossa grana nel partito democratico.

Nella vicenda della commissione di Vigilanza Rai di giochi, trame e "complotti" trasversali si era parlato da subito. Ma finora eravamo rimasti ai boatos di palazzo e ai sussurri dei media. Adesso invece, arriva quella striscia di carta sottile. Che sta a dimostrare che nel Partito democratico c'era qualcuno cui la soluzione Orlando prioprio non piaceva. O piaceva talmente poco da consigliare in tv, tramite appunto "pizzino", la risposta ad un parlamentare dello schieramento avversario.

I personaggi e gli interpeti. Intanto Nicola Latorre, vicecapogruppo del Pd al Senato e dalemiano di ferro. Poi il vicecapogruppo del Pdl alla Camera Italo Bocchino. E infine capogruppo dell'Italia dei Valori Massimo Donadi. La scena si svolge negli studi de La7. La trasmissione è Omnibus. Il conduttore Antonello Piroso.

Davanti alle telecamere si parla di Rai e della presidenza della Vigilanza. La soluzione sembra ancora lontana. Il dipietrista attacca quelli del Pdl. E insiste sul loro dovere istituzionale di votare un candidato dell'opposizione e scelto dall'opposizione. In questo caso, come l'Idv ripete da settimane, Leoluca Orlando.

Bocchino, davanti alla verve polemica di Donadi, sembra in difficoltà. Ed è a questo punto che scatta il "soccorso" di Latorre. Che almeno ufficialmente sostiene Orlando, ma che in quello studio tv sembra invece più preoccupato di togliere le castagne dal fuoco all'avversario di An.

E infatti. Il parlamentare del Pd prende carta e penna e manda un messaggio a Bocchino. Il cui contenuto è stato svelato oggi, mostrando anche il "reperto" originale, dallo stesso Piroso. Vi si legge: "Io non posso dirlo, ma il precedente della Corte? Pecorella?".

Insomma, Latorre consiglia a Bocchino una risposta politicamente efficace. nel caso specifico, gli suggerisce di usare il rifiuto del Pd di votare alla Consulta per Gaetano Pecorella (che era stato indicato da Berlusconi) per giustificare il suo no ad Orlando.

L'avversario ora ha un argomento per contrastare efficacemente Donadi che sponsorizza l'ex sindaco di Palermo. La cosa, evidentemente, non dispiace affatto a Latorre. Ma rischia oggi, dopo la pubblicizzazione della vicenda, con tanto di filmato tv, di scatenare una polemica rovente nel partito democratico. E logorare ulteriormente i rapporti con il nemico-alleato Antonio Di Pietro.

Un assaggio? La reazione di Donadi è furibonda: "Lo scambio del pizzino è la dimostrazione che in questo paese esiste un rapporto malato tra media, politica ed affari. Che un rappresentante dell'opposizione, mio alleato, suggerisca ad un autorevole esponente della maggioranza come attaccarmi durante un dibattito televisivo, è una rappresentazione visiva della politica del compromesso che mira solo all'esercizio del potere".

Ma anche dalle parti del Pd il caso monta. "Sono incredulo - dice Stefano Ceccanti - e ora mi attendo che Latorre smentisca tale ricostruzione che gli farebbe assumere il ruolo di suggeritore nei confronti di un esponente della maggioranza".

BALLARÒ - INCREDIBILE IRRUZIONE TELEFONICA DEL CAPO DEL GOVERNO

A nessuno sarebbe stato permesso “irrompere” telefonicamente in una trasmissione TV come ha fatto ieri sera a Ballarò (pure altre volte) Berlusconi, violando tutte le regole di un regolare dibattito fra tutti gli attori di ambedue le parti che rispondono alle domande del conduttore. No, lui si comporta da “padrone” e fa quindi sostanzialmente il suo intervento e quando ritiene di avere finito chiude la comunicazione bruscamente. Una “irruzione” in piena regola (si fa per dire), non degna di un Capo di Governo di un Paese democratico.

In nessun altro paese democratico sarebbe potuto succedere lo stesso senza una forte penalizzazione in termini di consensi da parte dei cittadini. Ma da noi è “diverso”’? Nel commento di Roberto Cotroneo sull’UNITÀ Berlusconi viene definito “soltanto una parentesi storica” e che dopo si tornerà alla normalità. Sarà vero? Speriamolo!

Come dicevo, con quella incredibile irruzione telefonica a Ballarò di ieri sera, Berlusconi “minaccia” di querelare DI PIETRO che l’aveva definito un “corruttore” ma lui ha L'IMMUNITÀ e può fare quello che vuole e non rispondere delle sue parole, mentre “minaccia” gli altri che possono essere denunciati? Grandioso, il nostro Presidente del Consiglio che vuole denunciare gli altri e poi lui non si fa “processare”.

Poi “ammette” l’incontro informale (segreto) con Cisl e Uil che Bonanni e Angeletti hanno sempre "negato" e tuttora “negano” con indignazione. Leggi l’intervista a Bonanni su Repubblica dello scorso 14/11/2008: In quell’intervista ha dichiarato:"Io a quella cena non c'ero. Questa vicenda è tutta una messinscena di Epifani che usa una vecchia tecnica: di una “falsa notizia” fa un fatto. Ma la verità è un'altra: è che lui sta commettendo un errore capitale perseguendo una politica velleitaria e senza sbocco".


Berlusconi irrompe a Ballaro' e annuncia querela a Di Pietro

Ha ammesso di aver ricevuto a casa sua, la settimana scorsa, i leader di Cisl e Uil (e questo è un fatto che Luigi Angeletti dell'Uil ancora oggi nega) ma ha fatto capire di averli trovati a casa sua quasi per caso e di aver dialogato con loro solo per dovere di ospitalità. Insomma Bonanni e Angeletti si sarebbero invitati da soli a casa Berlusconi! In questo filmato in una precedente puntata di Ballarò, Angeletti "nega" (senza troppa convinzione) l'incontro segreto.

Angeletti a Ballarò cerca di mentire su incontro senza CGIL

A questo punto Pier Luigi Bersani, ministro ombra del Pd, anche lui invitato a Ballarò, ha chiesto a Berlusconi se non è il caso - davanti a una crisi che si annuncia durissima - interrompere gli atti di ostilità con l'opposizione e cercare su alcune scelte le convergenze più larghe possibili.

Berlusconi ha risposto che questa sarebbe la cosa giusta da fare se l'opposizione fosse quella di un partito socialdemocratico. Invece è un'opposizione “irresponsabile” che lo attacca tutti i giorni e gli impedisce di dialogare.

Nel bel mezzo del suo acceso “monologo” e, ritenendo di aver detto tutto quello che voleva dire ai telespettatori di Ballarò, ha chiuso bruscamente la telefonata a Floris tra i brusii di protesta dello studio televisivo. Floris voleva chiedergli chiarimenti su una sua battuta infelice contro il TG3 a cui vorrebbe togliere il canone TV.
Raffaele B.

UNITA
Undicietrenta: Se telefonando
di Roberto Cotroneo COMMENTI
19 Nov 2008

Devo dire che questo modo del presidente Berlusconi di apparire in voce nelle trasmissioni televisive mi ha sempre incuriosito. Ogni tanto accade, lui vede le trasmissioni politiche, si arrabbia alza il telefono e chiama. Mi domando come faccia, se è la sua segretaria ad avere i numeri delle redazioni, o se invece ha personalmente i telefonini dei conduttori, che a rigore dovrebbero essere spenti. E se chiama la redazione come fa, che in Rai prima che ti risponde un centralino o un interno è finita la trasmissione? Lui ci riesce: chiama e dice che vuole intervenire. Immagino che venga messa in piedi una sorta di tecnostruttura per fare in modo che la voce del presidente appaia forte, chiara e soprattutto giovane. Dopodiché, mentre tutti in studio fissano il pavimento, lui comincia a dire cose varie, ogni tanto minaccia qualche querela, ed esprime tutto per “punti” come fosse a un consiglio di amministrazione o a una riunione di condominio (primo, secondo, terzo…).

E il punto vero è che Berlusconi parla come un capo azienda, non come un capo del governo. Il suo modo di esprimersi è affettato - di chi non è abituato all’idea del potere - e nello stesso tempo aggressivo e senza un vero controllo dei nervi e delle parole. Ieri a Ballarò ha perso ancora una volta le staffe con Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cgil.

Che cosa vuol dire? Talvolta nei dettagli si capiscono molte cose, la prima fra tutte, che è la più paradossale, sta in questo: Berlusconi è un uomo di potere che non si sente un uomo di potere. Nel senso che non si comporta in questo modo. Un uomo di potere, un uomo che ha il senso delle istituzioni, non parla in televisione al telefono, non perde le staffe, non dice “dottor Di Pietro”, quando Di Pietro è un deputato e un membro del Parlamento, semmai dice “l’onorevole Di Pietro”. Non è una strategia come tendono a pensare in molti. È una cultura precisa, una cultura che mal si adatta alle regole del Palazzo, e non perché sono vecchie o antiquate mentre lui è “moderno”, ma perché non le capisce, non le conosce, e non sa farle funzionare.

La telefonata di ieri è l’ennesima di un uomo lontanissimo dalla sua carica e dal mondo a cui ormai appartiene. La telefonata di ieri, e lo scherzo dietro la tenda al Cancelliere tedesco, e Obama abbronzato ci dicono soltanto che la sua è, e rimarrà, una parentesi. Dopo Berlusconi le istituzioni, il potere, il modo formale di gestire la dialettica politica tornerà a essere qualcosa di diverso. E Berlusconi, soltanto una parentesi storica. Non un cambiamento delle regole in una direzione da cui non si può tornare indietro.

domenica, novembre 16, 2008

CASO ENGLARO - BASTA PROLUNGAMENTO VITA ARTIFICIALE

Prima di leggere il commento invito a guardare questo filmato in cui a parlare è il padre di Eluana, Beppino Englaro.

Eluana Englaro 1la lotta di un padre

La proposta delle suore di Lecco, apparentemente giusta e misericordiosa per salvarle la "vita", di lasciarla affidata a loro risparmiando così alla famiglia gli oneri e le fatiche di una situazione insostenibile, risulta, nella migliore delle ipotesi, "ingenua" e nella peggiore quantomeno "non rispettosa" nè per il valore della vita di Eluana né per le sofferenze della famiglia.

La proposta parte dalla premessa che Eluana sia "viva" e "cosciente" ma solo in "coma". Così non è purtroppo! Eluana non vive in modo cosciente da 17 anni ormai. Ella è mantenuta in vita in modo artificiale da un sondino gastrico innestato chirurgicamente nello stomaco.
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Attraverso questa apparecchiatura viene fatta l'alimentazione e l'idratazione "forzate" che mantengono "artificialmente" in vita il suo corpo. Si, proprio così, sono effettivamente "trattamenti sanitari" perché avvengono tramite “tecnologia medica” e “chirurgica” e quindi non naturali.

La sua "mente" invece non c'è più da tanto tempo ormai in una condizione dichiarata irreversibile da tutti i medici, quindi senza alcuna speranza.

Per alcuni, la vita senza coscienza ed inumana (artificiale) non è affatto dignitosa per valere la pena di viverla, per altri forse si. Il prolungamento della vita artificiale oltre la morte è semplicemente una “mostruosità” per alcuni, forse per altri no.
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Accettare la “morte naturale” dopo oltre ogni possibile speranza, è normale, umano e non è affatto “eutanasia”. Eutanasia è procurarsi la morte artificialmente, prima del suo corso naturale. Leggi l'Intervista del Corriere della Sera al teologo cattolico Vito Mancuso “Non è omicidio né eutanasia” del 16/11/2008.

Nel caso specifico di Eluana si è potuto accertare dopo anni di processi e ricorsi che la sua volontà è quella del primo caso. Quindi non si sta facendo altro che dare corso alla sua volontà di “accettare” finalmente la "morte naturale" ponendo fine ad un calvario senza fine e senza senso alcuno. Che senso ha prendersi in affidamento un “corpo” per salvarle la "vita" senza mai avere la “persona in se”? Nessun senso! Sarebbe una “cosa” non una “persona”! Chi di voi vorrebbe vivere così? Quale padre vorrebbe continuare così?

Che si faccia quindi la legge ma senza esautorare il diritto del malato che la Costituzione già oggi gli riconosce. Già dal nome che si vuole dare alla legge ne caratterizzerà il segno. Per esempio, se si chiamerà "Testamento biologico" sarà in linea con la volontà del malato, se invece lo si vorrà chiamare "Legge sul fine vita" allora lo esautorerà trasferendo tutte le scelte ad altri e/o alle istituzioni con la “scusa” di “evitare” l’eutanasia. Leggi commento di Stefano Rodotà su
L'invadenza delle regole

Per fortuna, come dicevo, la Costituzione “riconosce” il primato della volontà del "malato" su tutti gli altri per cui la Corte “
ordina” che si faccia quella “volontà” a cui nessuna regione o istituzione può sottrarsi per "obiezione di coscienza" perché la legge attuale lo prevede solo per l'aborto e per la leva. Vedi "Le Regioni non possono bloccarci:qui non vale l'obiezione di coscienza.
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Nella stampa e nei media si legge e si sente tanto di "orrore", di "omicidio di Stato", di "scelta di eutanasia", c'è chi si è addirittura appellato a papà Peppino chiedendogli di non eseguire la "sentenza", come se fosse il boia che porta al patibolo una condannata a morte. Peppino Englaro ha solo chiesto di lasciare morire sua figlia in pace. Che senso ha reputare con sdegno "irragionevole" e "violenta" la decisione di interrompere una vita, interrotta dal destino già 17 anni fa?

Quindi è bene che ora tutti si tengano per se stessi le loro "verità" e "tacciano" per "rispetto" sia di Eluana che di suo padre Beppino che l'ha certamente amata, pianto ed accudita per tanti anni più di chiunque altro al mondo!
Raffaele B.


LASTAMPA
Eluana, Alfano in pressing: "Il Parlamento intervenga"
16/11/2008
…«I politici che oggi si scagliano contro la sentenza della Cassazione» sul caso Englaro «sono corresponsabili di questo esito», afferma la Finocchiaro del PD puntando il dito contro chi «non ha voluto, già dalla scorsa legislatura, approvare una legge sul testamento biologico». «Trovo sinceramente fuori luogo le violente reazioni che sono venute specialmente dal centrodestra - aggiunge -. I toni da crociata, termini come assassinio o eutanasia non aiutano a comprendere la vicenda nella sua difficoltà e nella sua realtà. La sentenza di ieri - sottolinea Finocchiaro - è una sconfitta della politica. La Cassazione si è dovuta sostituire al legislatore dal momento che vi era una precisa richiesta della famiglia di Eluana e non c’è una legge che regola la materia. L’unico riferimento per la Corte è stata la Costituzione»…
(Asca)

ASCA
ELUANA: VERONESI, SUO CASO NON HA NIENTE A CHE FARE CON EUTANASIA
(ASCA) - Roma, 14 nov - La sentenza della Cassazione su Eluana Englaro, in coma da 17 anni, e' ''una vittoria dei principi della Costituzione e una dimostrazione di grande coerenza ed anche di coraggio dei giudici che al di la' delle pressioni ideologiche sono rimasti fedeli alla Costituzione''. Lo afferma Umberto Veronesi in una intervista al quotidiano la Stampa.

''Il caso di Eluana - sottolinea - nasce dall'assenza di volontà espresse per iscritto in situazione di piena lucidità''. Se ci fosse stato ''il testamento biologico di Eluana - aggiunge - non sarebbe stata indispensabile una legge per attuarlo'', ma ''certo una legge semplificherebbe le cose. Sarebbe un atto di civiltà''. Il senatore del PDF ed ex ministro della Salute spiega anche che il caso di Eluana non ha niente a che vedere con l'eutanasia che, invece, ''e' l'interruzione di una vita giudicata insopportabile da un malato terminale che chiede ripetutamente e in piena lucidità di porre fine alle sue sofferenze. Il testamento biologico, al contrario, si applica proprio nei casi in cui il malato non ha piu' coscienza, ne' del dolore ne' di altro, e riguarda il prolungamento dell'esistenza in modo artificiale''.
res-mpd/dnp/alf

ILSOLE24ORE
Il Card. Tettamanzi: «Non intervengo»
12 ottobre 2008
Il cardinale "non interviene". Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, con una mossa forse prevedibile per la sua storia e le sue posizioni non sempre del tutto allineate con Roma, ma certamente destinata a lasciare traccia in questo momento, sui drammatici sviluppi del caso di Eluana Englaro ha gettato un nuovo sasso nello stagno. Nessuna trasfusione per Eluana, la giovane donna in stato vegetativo permanente da 16 anni, in fin di vita dopo che una emorragia l'ha colpita due giorni fa? «Questo è un campo nel quale il vescovo non interviene» ha risposto il porporato ad una specifica domanda, al termine della celebrazione della Santa Messa di Valgreghentino, paese a 10 chilometri da Lecco, dove Eluana è da molti anni ricoverata. A decidere, secondo il cardinale, deve essere «il medico in scienza e coscienza nel suo rapporto con il paziente e con la famiglia».

Il caso di Eluana ha accesso in forte dibattito dentro la Chiesa (dei cattolici verso i laici), tanto da portare la Cei alla richiesta di una legislazione specifica sul ‘fine vita' (e non sul testamento biologico, come ha più volte sottolineato il vertice della Conferenza Episcopale) che eviti in futuro che la sentenza di un giudice possa in qualche modo stabilire tempo e modalità. La Chiesa chiede che non sia ‘autodeterminazione' del paziente, che sfocerebbe secondo la Cei, in eutanasia, ma neppure accanimento terapeutico. Un vicolo stretto, da qualche Tettamanzi è uscito con destrezza, ma che non mancherà di aprire nuovi dibattiti.
(Ca.Mar.)

ASCA
ELUANA: BOSCAGLI (LOMBARDIA), SUORE DI LECCO INDICANO STRADA GIUSTA
(ASCA) - Milano, 14 nov - ''La sentenza della Cassazione sembra abbia perso di vista la realta'. E la realta' e' che Eluana e' viva, anche se versa in una condizione di grave disabilita', condizione nella quale, peraltro, si trovano almeno altre 500 persone solo in Lombardia''. L'assessore alla Famiglia e Solidarieta' sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, ha parole di approvazione per la posizione espressa dalle suore Misericordine di Lecco.

''Nel sovrapporsi di commenti - sottolinea Boscagli - le suore Misericordine hanno detto la cosa giusta, ribadendo quello che da sempre sostengono: affidate Eluana a noi che da 16 anni la curiamo e le vogliamo bene come ad una figlia.

Questa e' la strada giusta, la strada intrapresa da tutti quelli che quotidianamente si prendono cura di persone che versano in stato vegetativo e disabilita' gravissime e ai quali Regione Lombardia assicura la sua vicinanza e appoggio''. Per Boscagli, ''la forza del sistema sociale lombardo sta soprattutto nella capacita' di dedizione di persone come le suore Misericordine. Se per la famiglia Englaro la situazione di Eluana e' diventata insostenibile - si chiede l'assessore lombardo concludendo - perche' non lasciarla affidata a chi da tanti anni la sta curando con amore'?''.
fcz/res/ss

REPUBBLICA
Caso Englaro, ecco la sentenza
"Ora il malato può scegliere"

di PIERO COLAPRICO
14 novembre 2008
IL TESTO DELLA SENTENZA

Al centro della decisione il "consenso informato". Così il paziente può rifiutare le cure. E il cittadino ha un po' più di potere sui medici

MILANO - Con la sentenza di ieri, la Cassazione sembra aver dato ai cittadini un po' più di potere sui medici. Il cardine della sentenza Englaro è il "consenso informato" e cioè il fatto che il paziente può accettare o rifiutare le cure, una volta che il medico gli ha spiegato che cosa succede. La Cassazione si era occupata di questo tema negli anni Novanta, quando alcuni pazienti, scontenti del medico, l'avevano citato in giudizio. E erano state sentenze "a cose fatte". La novità è che, in questo caso specifico, il "consenso" ferma la mano del medico: no al trattamento, no alla nutrizione forzata, no alle cure che non portano a niente.

In altre parole, la libertà di coscienza del medico resta intatta, ma il paziente può dire no a quanto ritiene "invasivo". Inoltre la Cassazione non ha esitazioni, questo rifiuto delle cure (pagina 6) "non può essere scambiato per un'ipotesi di eutanasia".
L'eutanasia è infatti un "comportamento che intende abbreviare la vita". Mentre esiste "un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale". Sulla condizione fisica e mentale di Eluana c'è una relazione "di sicuro valore scientifico" (pagina 13).

E nemmeno la procura generale ha sollevato la questione sulla "volontà presunta di Eluana", dandola per scontata. Anche questo è un punto importante, perché non pochi politici discutono ancora se questa volontà di rifiutare le cure sia valida o no: per sentenza, nata dopo un'indagine, questa volontà c'era, è stata verificata attraverso le testimonianze, dunque è valida.

Il ricorso viene rigettato perché i magistrati (la procura generale che ha fatto ricorso) non hanno da tutelare un interesse generale nel caso di Eluana: perché è il caso umano, giudiziario, clinico di una singola persona.

venerdì, novembre 14, 2008

G8 GENOVA - L'ASSURDA SENTENZA DEL TRIBUNALE

La sentenza del tribunale di Genova è assurdamente incredibile perché mentre “riconosce” le responsabilità di 13 poliziotti e due soli dirigenti nel aver compiuto ripetutamente gravi reati di violenza contro persone inermi davanti ad altri poliziotti, non riconosce “nessuna colpa” ai loro "vertici" come fossero stati all’oscuro e/o non ne sapessero nulla!
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Quei due dirigenti Michelangelo Fournier che aveva definito quella notte di botte e violenza, tra il 21 e il 22 luglio del 2001, una "macelleria messicana" e l'ex capo del reparto Mobile di Roma, Vincenzo Canterini non ci stanno a fare da capri espiatori e sono decisi ad andare fino in fondo. Leggi Canterini: "Io capro espiatorio della Diaz".
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Ma purtroppo non ci saranno nemmeno questi “capri espiatori”, visto che le pene lievi per gli altri imputati non saranno scontate e nessuno sarà interdetto dai pubblici uffici. Inoltre la prescrizione incombe a marzo del 2009.
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Anche Amnesty International “denuncia” che per 7 anni le autorità non hanno voluto cercare la verità né mai istituita una commissione d’inchiesta, nulla che avesse permesso di identificare i responsabili dei pestaggi e delle false prove. Intanto si ricorre in appello e si richiede una improbabile commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sull’intera vicenda che il processo purtroppo non ha fatto!

La sentenza - Il fatto non sussiste

La sentenza è talmente parziale che non è stata di conseguenza "capace" di ricostruire una "verità giuridica" semplicemente perché quei giudici non hanno voluto considerare valide al 100% le numerose prove a carico sia in video sia fotografiche che testimoniali.

Le hanno però ritenute valide solo fino al punto di condannare quei "poliziotti" che hanno perpetrato direttamente le violenze come fossero degli "indisciplinati" che hanno violato le direttive dei loro dirigenti. Insomma nessun complotto ordito dai vertici ma atti di indisciplinatezza di alcuni.

Se così fosse stato, quei poliziotti avrebbero dovuto essere "rimossi" da tempo, invece hanno potuto continuare le loro carriere con il benestare dei loro "dirigenti" a cui hanno tanto "disubbidito" appunto!

Tutto questo è fuori da qualunque logica giuridica e risulta assolutamente monca e non credibile. Anzi la medesima sentenza lascia intravedere inaudite e inaccettabili coperture "politiche".

Non deve finire qui altrimenti si da il via "irresponsabile" ad un uso spregiudicato delle forze dell'ordine in funzione "antidemocratica" contro il dissenso, aprendo la strada alla dittatura di tipo argentino, dando così valenza di prova generale riuscita di fattibilità!
Raffaele B.

Inferno Bolzaneto: la verità di Nando Dalla Chiesa


AMNESTY INTERNATIONAL
G8: AMNESTY, PER 7 ANNI AUTORITA' NON HANNO VOLUTO CERCARE VERITÀ
(ASCA) - Roma, 14 nov - ''Occorrerebbe chiedersi se una sentenza diversa, nella quale fossero state accertate ulteriori responsabilità penali nella catena di comando, avrebbe potuto essere favorita da un diverso comportamento delle autorità italiane che mai, in questi sette anni, hanno voluto contribuire alla ricerca della verità e della giustizia''. Così, Amnesty International commenta in una nota la sentenza di primo grado sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto, ''quella emessa ieri sulle violenze nella scuola Diaz - scrive - conferma che qualcosa di grave accadde a Genova nel luglio di sette anni fa''. Ma ''in questi anni non abbiamo sentito una parola forte di condanna per il comportamento tenuto dalle forze dell'ordine nel luglio 2001, non c'e' stata una commissione d'inchiesta, non si e' risolto il problema dell'identificazione dei funzionari delle forze dell'ordine, non sono stati istituiti organi di monitoraggio indipendenti ne' meccanismi correttivi interni''.

''Davanti a questo quadro preoccupante - conclude Amnesty - pesano le condanne e pesano le assoluzioni''.
res-mpd/dnp/ss
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REPUBBLICA
Diaz, polemiche dopo la sentenza
Il Pdl esulta, la sinistra: "Vergogna"
Il Comitato verità e giustizia: "I condannati dovrebbero essere sospesi dal servizio"
Forza Nuova: "Vergognoso. Le istituzioni non devono più coprire i macellai"

13 novembre 2008

GENOVA - "E' morta la giustizia" continua a ripetere un ragazzo fuori dal tribunale di Genova dove da poco è stata emessa
la sentenza per quello che è stato definito "il massacro della Diaz". Una sentenza, come ovvio, destinata a dividere, con il centrodestra ad esultare e le vittime di quei giorni infuriate e deluse.
Per il governo il primo a parlare è il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano che sottolinea: "Le responsabilità penali sono individuali, non è stato ordito alcun complotto. La polizia di Stato merita la gratitudine di tutti". Insomma a fare quel macello sono stati Canterini, all'epoca capo del VII nucleo (la Celere, in sostanza) ed i suoi uomini ma senza altre responsabilità. Sulla stessa falsariga Pierferdinando Casini all'epoca dei fatti presidente della Camera per il centrodestra. "Al vertice della Polizia - dice Casini ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di Genova, i vertici delle forze dell'ordine si è rivelato per quello che era: un'autentica persecuzione".
Di tutt'altro tenore i commenti di quelli che alla Diaz stavano dalla parte di chi manganellate e insulti le ha prese. Luca Casarini parla di nuova amnistia. "In questo paese, si è fatta un'amnistia a senso unico su Genova - dice l'ex leader dei Disobbedienti - nei confronti di dirigenti della polizia e del potere politico. E invece ci si è accaniti sui capri espiatori che sono i manifestanti, condannati pesantemente dallo stesso tribunale". Secco Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione: "Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine". Per il Pdci si tratta di una "sentenza vergognosa". "Pagano sempre i sottoposti, mai i capi", ha detto Oliviero Diliberto.

"Nessuno degli imputati oggi è presente in aula. Era un loro dovere stare di fronte al tribunale ed alle parti civili", ha detto Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato verità e giustizia per Genova che è anche parte civile per i danni subiti dalla figlia, percossa nella scuola Diaz. "I poliziotti condannati dovrebbero essere sospesi dal servizio", ha aggiunto. "Le condanne per i fatti di Bolzaneto - ha proseguito Enrica Bartesaghi - ci sono state ma nessuno è stato sospeso compreso il medico della caserma che continua a fare il suo lavoro".
Parla di sentenza "vergognosa" anche il coordinatore nazionale di Forza Nuova Paolo Caratossidis. "Non ci resta altro che pensare che i vertici della polizia e dei servizi in Italia sono praticamente intoccabili", ha aggiunto Caratossidis. Pur essendo "una formazione politica lontana anni luce da coloro che furono vittime delle angherie degli agenti alla Diaz, - ha sottolineato - quello che è successo nella scuola non è stato in Italia un fatto isolato. Le istituzioni non devono più coprire i macellai".