martedì, marzo 23, 2010

LA CHIESA DA UNA MANO AL CAVALIERE E POI PRECISA

Immancabile, come spesso avviene, arriva la Chiesa con il cardinale Bagnasco a dare una mano a Berlusconi in difficoltà, entrando pesantemente nell'agone politico e consigliando i cattolici a votare per chi è contro l'aborto e per chi difende la vita. Ciò è chiaramente una intromissione di natura politica per dire sostanzialmente di non votare per la Bonino nel Lazio e la Bresso in Piemonte, le due regioni chiave della competizione elettorale.

Cosa centrano le elezioni regionali con temi di natura etica come l'aborto?! E come se all'interno di un dibattito condominiale si volessero risolvere i problemi della disoccupazione. In ambito regionale si deve parlare di infrastrutture, di sanità, di occupazione etc.

Ma il cardinale Bagnasco, invita anche a non votare per coloro che non promuovono il valore della famiglia e l'integrazione degli immigrati, il lavoro etc. Insomma il Berlusconi pluri-divorziato, delle ‘escort’ e ora guaritore del cancro proprio non va e nemmeno tutta la sua maggioranza, in particolare sulla questione degli immigrati e del lavoro, etc.

Quindi il cardinale, nella foga di avvantaggiare il centrodestra, commette una vistosa leggerezza entrando in profonda contraddizione, oppure mette la questione dell'aborto prima di tutto. Ma nell’ultimo articolo sul CORRIERE DELLA SERA i vescovi ‘frenano’ precisando il concetto che seppur contrari all’aborto esso non viene prima delle questioni sociali! Un tentativo in extremis per recuperare una credibilità della Chiesa agli occhi degli stessi cattolici a cui parla e che ragionano con la loro testa. Leggi la lettera integrale di Bagnasco.

Sulla questione poi della pedofilia e della responsabilità della Chiesa (non solo dei preti pedofili) leggi "Viaggio nel silenzio" da BISPENSIERO, ci ritorneremo a parte con un altro apposito servizio. Intanto anche qui il furbo Berlusconi (delle escort minorenni) ha colto la palla al balzo per ingraziarsi il Vaticano! Leggi 'Pedofilia: premier, solidarietà al Papa' dall'ANSA.

Che messaggio allora ricevono i cattolici che volessero seguire le indicazioni della chiesa? Un messaggio ‘contrastante’ tanto che per questi sembrerebbe che l'unica soluzione possa essere, nella migliore delle ipotesi l'astensione, quindi un irresponsabile non voto, e nella peggiore votare per i sodali di Berlusconi, personaggi che di cristianità ne hanno solo un immagine caricaturale e strumentale!

*** L'ABORTO E LA DIFESA DELLA VITA ***
Inoltre tanto per chiarire, nessuno può essere a favore dell'aborto e contro la difesa della vita. Su questo non ci possono essere equivoci. La questione invece riguarda la Legge n.194 del 22 maggio 1978 sull'aborto che, ricordiamolo, è legge del nostro Stato Italiano e che vige ormai da 32 anni.

Questa legge è stata fatta per arginare l'aborto clandestino sempre esistente da secoli in segreto e che ‘mieteva’ molte vittime tra mamme e nascituri (tra i poveri). I ricchi ricorrevano ai cosiddetti 'cucchiai d'oro' o andavano all'estero ed avevano tutta l'assistenza necessaria a suon di milioni. I poveri o coloro che non potevano permetterselo ricorrevano alle rischiose ‘mammane’ per l’assenza di mezzi sanitari. Questo è il punto. La sola esistenza della legge che vietava l'aborto non fermava questa piaga (da secoli), anzi creava una disparità fra i censi.

Dopo tanti anni si può fare un bilancio: la legge 194 in effetti ha diminuito gli aborti dell'80% e se si facesse più prevenzione ed educazione sessuale si ridurrebbe ancora.

Nel terzo mondo la situazione è ancora più grave perché non hanno come noi la 194 e perché mancano di mezzi sanitari adeguati per tutti. In più se si fa di tutto per impedire l’uso del contraccettivo sia per legge sia per i prezzi proibitivi per loro il danno è ancora maggiore.

Perché s'insiste ancora su questo tema? Invece di rendere maggiormente operativa la 194 per ridurre ulteriormente gli aborti si vuole invece cancellare la legge e ritornare inevitabilmente all'aborto clandestino del passato. Quale concetto di difesa della vita e del no all'aborto è questo?

I cattolici italiani sono contro l'aborto clandestino e lo hanno provato con l'approvazione della legge 194 la cui maggioranza è rappresentata dalle donne, i soggetti principali di questa sofferenza e quindi gli unici titolari della scelta se abortire o meno (la RU486) rientra nello stesso concetto. Le donne (cattoliche o meno) che vogliono osservare i precetti della Chiesa semplicemente non richiedono di abortire. La legge non li obbliga a farlo! La legge permette alle donne solo di scegliere, non obbliga all’aborto!

Lo Stato infine si deve limitare a fornire l’assistenza per salvare le donne. Nell’assistenza c’è anche la prevenzione e l’educazione sessuale. Non sempre però la legge 194 è applicata al 100% proprio a causa di molti operatori ‘obiettori’ che in molte aree del paese si rifiutano di fornire assistenza.
Raffaele B.

ANSA
Cei: Bonino, con legge 194 meno aborti
La candidata,me lo aspettavo ma 80% italiani l'hanno confermata

ANSA) - ROMA, 23 MAR - La Bonino si aspettava la critica della Cei, 'ad ogni elezione e' così. Ma proprio 'la legge 194 ha diminuito gli aborti', dice.'L'80% degli italiani e' contro l'aborto clandestino'.Se si facesse piu' prevenzione 'diminuirebbero ancora','le donne italiane sanno quanto sia doloroso abortire', nessuno in Italia vuole 'tornare a mammane e cucchiai d'oro'. La Bonino non si pone il problema se la Cei sposti voti:'L'80% degli italiani che ha confermato la legge immagino sia cattolico'.

IL CORRIERE DELLA SERA
No all'aborto, la precisazione dei vescovi

«Non è un valore superiore ad altri»
«La Chiesa non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali»

23 marzo 2010
CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa è contro l'aborto, ma non considera i valori della bioetica più importanti di quelli sociali. È questo il cuore di un documento redatto dagli otto vescovi della Liguria in vista delle regionali, che ha come primo firmatario Angelo Bagnasco, e che è stato diffuso dalla Conferenza episcopale italiana. Le osservazioni sul «no all'aborto» contenute nel documento suonano come una precisazione rispetto a quanto affermato lunedì da Bagnasco. Il porporato aveva indicato infatti la difesa della vita, anche dal «delitto incommensurabile» dell'aborto, come un valore «non negoziabile» su cui basare le proprie scelte elettorali. Il documento dei presuli liguri parte invece da un appello alla riconciliazione degli animi, in vista dell'appuntamento delle regionali, arrivando a sostenere che il rispetto della vita umana e del matrimonio tra uomo e donna, ma anche il diritto al lavoro e alla casa, l'integrazione degli immigrati sono tutti «valori che non possono essere selezionati secondo la sensibilità personale, ma vanno assunti nella loro integralità». «A questo riguardo - si legge nel documento dei vescovi della Liguria - il criterio guida per un sapiente discernimento tra le diverse rappresentanze è l'impegno programmatico, chiaramente assunto, di assicurare il pieno rispetto di quei valori che esprimono le esigenze fondamentali della persona umana e della sua dignità, valori che sono la condizione e il fondamento di una società veramente solidale»… CONTINUA

IL CORRIERE DELLA SERA
I vescovi: «Il voto sia contro l'aborto»
22 MARZO 2010
CITTÀ DEL VATICANO - La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell'aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. È quanto ha indicato, in sintesi, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani (leggi la prolusione integrale). La candidata del centrosinistra alle Regionali del Lazio, Emma Bonino, ha replicato che si tratta di «un evergreen. Non mi sembra ci sia nessuna novità, sono le solite cose».

VALORI NON NEGOZIABILI - I valori «non negoziabili», ha elencato l'arcivescovo di Genova, sono «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». Su questo fondamento, ha spiegato, «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l'accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata».

ABORTO, «ECATOMBE PROGRESSIVA» - Durissime le sue parole contro l'aborto, descritto come «un'ecatombe progressiva», che si vuole rendere «invisibile» attraverso l'uso di pillole da assumere in casa. «Che cosa ci vorrà ancora - si è chiesto il presidente della Cei - per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?» «In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene - ha subito proseguito - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale». «L'evento del voto è - ha detto - un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare».

SULLA PEDOFILIA: TRASPARENZA MA NO A DISCREDITO - Il cardinal Bagnasco ha poi affrontato il tema dei recenti scandali di pedofilia. La Chiesa ha imparato da Benedetto XVI a non tacere o coprire la verità, «anche quando è dolorosa e odiosa»; «questo però non significa subire, qualora ci fossero, strategie di discredito generalizzate» ha affermato il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella relazione di apertura del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani. Il porporato ha anche espresso al Papa la «vicinanza» dell'episcopato italiano: «quanto più, da qualche parte, si tenta di sfiorare la sua limpida e amabile persona, tanto più il popolo di Dio a lui guarda commosso e fiero».

«NON SI METTA IN DISCUSSIONE IL CELIBATO» - «Nessun caso tragico» può oscurare «la bellezza» del ministero sacerdotale, ha detto il porporato. «Nè mettere in discussione il sacro celibato che ci scalda il cuore e ispira la vita», ha aggiunto. «Non sentitevi mai guardati con diffidenza o abbandonati, e - ha detto Bagnasco rivolgendosi agli uomini di Chiesa - non scoraggiatevi; siate sereni sapendo che le nostre comunità hanno fiducia in voi e vi affiancano con lo sguardo della fede e le esigenze dell'amore evangelico». Il sacerdote - ha scandito - non è «un disagiato, nè uno scompensato, benché il clima culturale odierno non faciliti certo la crescita armonica di alcuno. Il sacerdote è un uomo che, non solo nel tempo del seminario, coltiva la propria umanità nel fuoco dell'amore di Gesù».

domenica, marzo 21, 2010

LA MANIFESTAZIONE DEL CULTO DELLA PERSONALITÀ

La manifestazione di ieri, GUARDA, non più imponente come si pensava, e un milione dichiarato è risultato più che 'falso', per la Questura 150.000, ha dimostrato che al di la della celebrazione del capo e di vari gesti e slogan nostalgici, di non avere avuto alcun contenuto di proposte per affrontare i problemi gravi del Paese.

La facile retorica dell’amore che ‘ovviamente’ vince contro l’odio e l’invidia promossa proprio dall’uomo delle escort di villa certosa la dice lunga e suona beffarda. Inoltre la condotta della kermesse non è stata affatto ‘amorevole’ e lo slogan è stato così molto contraddetto. Le domande retoriche alla folla alla maniera del duce. Poi la difesa del diritto al voto altri non è che ‘soprassedere’ alle leggi di presentazione delle liste elettorali da essi stessi violati. Quella della ‘privacy’ per il cavaliere significa riduzione delle intercettazioni. Poi riforme assurde che nulla hanno a che fare che i reali problemi del popolo. Un rituale senza senso all’insegna del vuoto totale di proposta per fare uscire il Paese dalla crisi.

Si è trattato insomma di una manifestazione del potere contro l’opposizione e contro la magistratura. Un fenomeno in linea con i peggiori sistemi populisti e del tutto estraneo a tutte le democrazie liberali. È stata una prova di forza di chi ha il potere politico contro chi non ce l’ha. Che ha preteso di zittire tutte le voci critiche e di chi non la pensa come il leader indiscusso, osannato al limite dell’adorazione da una massa di cittadini che ancora acriticamente crede in lui e le sue eclatanti bugie. Vedi questo filmato.
VeritaCelate
19 marzo 2010
Berlusconi sputtanato definitivamente

Nelle democrazie liberali invece manifesta chi il potere non ha, per farsi sentire e per influenzare il potere medesimo. Nello stesso tempo a Roma, mentre si manifestava per il Presidente del Consiglio, c’è stata un’altra manifestazione per l’acqua pubblica contro la sua privatizzazione. Un bene essenziale alla vita, come l’aria e che per questo deve restare lontano dagli effetti nefasti degli affari come invece insiste questo governo. Dunque due manifestazioni di cui solo una riguarda tutti, l’altra sicuramente no! A Milano, in 150.000 hanno sfilato contro le mafie, passata quasi in sordina!

L’altra è stata di parte ed è stata condotta dal Presidente del Consiglio che come tale ha commesso una incredibile scorrettezza istituzionale. Quindi ha agito come capo della PDL contro non solo le Opposizioni ma contro la Magistratura, altro potere dello Stato, un fatto mai visto nella storia della nostra repubblica, una vera violazione della Costituzione. Infatti Gianfranco Fini essendo presidente della Camera non ha presenziato e quindi assente ne tanto meno è stato citato!

Tra le altre cose, durante il suo discorso, il cavaliere si è abbandonato non solo alle solite promesse ma anche a quelle non proprio politiche quale per esempio che ‘sconfiggerà la malattia del cancro’ senza prevedere nessun finanziamento per la ricerca. Leggi 'Berlusconi Oncologo'.

È un delirio di onnipotenza a cui purtroppo ancora molti italiani credono ma che si riducono sempre più cominciando a stancare e provocando la inevitabile discesa del consenso a parere di molti commentatori per i quali la stessa manifestazione di oggi ne porta i segni di un tramonto vicino. Leggi l’ira di Verdini sull'Aquila.

Suggerisco anche la lettura di una lettera di un lettore con il titolo ITALIANISTAN in fondo al servizio. Il peggio deve ancora venire e nel frattempo aspettiamo le elezioni regionali con fiducia.
Raffaele B.

Il Messaggero
Berlusconi attacca opposizione e giudici
Pdl: 1 milione in piazza. Questura: 150mila

ROMA (20 marzo) - In piazza «per una grande festa di libertà, per riconfermare il diritto al voto e quello a non essere spiati». Silvio Berlusconi ha salutato così i suoi sostenitori in piazza a San Giovanni a Roma dove sono confluiti i due cortei del Pdl. Una manifestazione per la quale erano annunciati 500mila partecipanti e che secondo gli organizzatori ha superato quota un milione, ma i larghi vuoti e le vie circostanti sgombre testimoniano di cifre molto inferiori. In tarda serata la Questura di Roma ha comunicato che i partecipanti alla manifestazione del Pdl in piazza San Giovanni erano 150mila…CONTINUA

Il Messaggero
Berlusconi: «Sconfiggeremo anche il cancro»
ROMA (20 marzo) - Tre anni alla fine della legislatura. Tre anni «decisivi» per portare a termine la «rivoluzione liberale» che comprende le riforme delle istituzioni, della giustizia, del fisco e persino la vittoria su una malattia come il cancro. Silvio Berlusconi, dal palco di piazza San Giovanni, è tornato sul tema delle riforme. «Ci aspettano tre anni di lavoro - ha detto - Tre anni nei quali, uscendo via via dalla crisi, attueremo le grandi riforme. Le riforme istituzionali, dalla riduzione del numero dei parlamentari, all'elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica; la grande, grande, grande riforma della giustizia; la profonda riforma e l'ammodernamento del sistema fiscale, la questione del federalismo. Continueremo con la stessa determinazione la lotta contro la mafia e la criminalità organizzata. Vogliamo dare più sicurezza per i cittadini, vogliamo arrivare ad avere meno tasse, meno burocrazia, più infrastrutture e più verde. Vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini. Dobbiamo affrontare questi tre anni forti di un pieno mandato dagli italiani perché saranno tre anni decisivi per quella rivoluzione liberale che abbiamo promesso agli italiani».

Berlusconi e le domande alla folla (Youreporter.it)

Il Messaggero
L'ira di Verdini sul Pdl Abruzzo: dovevate andare col megafono sotto le case degli aquilani
Li. Mand.

PESCARA (20 marzo) - Che sono mai 50 pullman, almeno cento sarebbero dovuti partire all’alba di oggi da Bazzano, da Cese di Preturo da ogni insediamento giallo bianco o blu del piano Case destinazione Roma, che dico 100, 150, 5.000 persone tra madri padri nonne nipoti osannanti festeggianti bandiere in mano berlusconi nel cuore, sotto il palco di San Giovanni. E invece. Invece i parlamentari abruzzesi, il presidente della Regione, gli assessori e i consiglieri regionali non ci sono riusciti. Nè cinquanta nè cento.

Una delusione per Denis Verdini che ieri ha scritto a tutti. Il megafono, quello avrebbero dovuto prendere: tutti, a partire da Chiodi. La strigliata parte dopo la premessa: «Carissimi amici», dopo «aver fatto le telefonate per organizzare la manifestazione» e aver constatato il flop, «trovo che avete difficoltà a raggiungere l’obiettivo fissato di 50 pullman per l’Abruzzo». Eccola: «Mi pare impossibile che un gruppo così folto di deputati, senatori e consiglieri regionali non possa andare nei quartieri ricostruiti, dove sono state consegnate case a 40.000 persone, con un semplice megafono, reclamizzando la manifestazione e sollecitando quelle persone a ringraziare Berlusconi venendo in piazza San Giovanni».

Non può credere Verdini che quella popolazione (che per inciso è di 13 mila persone), «beneficiata dalla straordinaria azione di Berlusconi, non riempia cento pullman oltre quelli già organizzati». E siccome al telefono il coordinatore Piccone non rispondeva, e Chiodi si giustificava dicendo che i pullman non c’erano perchè sarebbero andati tutti in auto, Verdini aggiunge un po’ di sana economia domestico-costituzionale: «La casa è un bene primario di tutta una vita e soprattutto per quelle persone una casa ricostruita dopo un evento così disastroso vale almeno il doppio. Dovete provarci, una classe dirigente di un grande partito si misura anche su questo. Se non risponde l’Abruzzo non vale niente governare!». Ma sotto le case degli aquilani ieri di megafoni neanche l’ombra. Che smacco per l’orgoglio pidiellino.

ITALIANISTAN
Da SPARTACUS 19/03/2010 20:46per chi se lo fosse perso @ 2012 ore 14.51


"Salve, sono un cittadino dell'ITALIANISTAN.
Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.
Lavoro a Milano in un'azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.
Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio.
Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.
Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in ITALIANISTAN è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!"

mercoledì, marzo 03, 2010

CAOS NEL PDL PER LE LISTE ELETTORALI

Non era mai accaduto che ad essere estromesso alle elezioni fosse nientemeno che il maggior partito (PDL) per ‘inosservanza’ delle leggi che regolano la presentazione delle liste. È successo invece questa volta per le prossime regionali: la Lombardia e per il Lazio. Vi sono altre liste minori in Piemonte che subiscono la medesima sorte.
Non resta ora che i TAR, a cui hanno fatto ricorso i candidati nella tenue speranza di essere riammessi.

Le ragioni sono principalmente due. Il numero delle firme insufficienti o la mancata consegna della lista entro il termine previsto dalla legge in modo tassativo. La lista civica della Polverini è stata riammessa ma quella della PDL con lei capolista no. Quella non è stata consegnata per fuori tempo massimo. Per quella di Formigoni in Lombardia, per insufficiente numero di firme.

La Polverini ha tentato di aizzare la piazza contro la cosiddetta ‘burocrazia’ che impedirebbe la ‘democrazia’. Dell’importanza della ‘sostanza’ rispetto alla ‘forma’, parole di Schifani, Presidente del Senato. Lo stesso La Russa, Ministro della Difesa, ha detto che saranno ‘disposti a tutto’ se non riammetteranno la lista, affermazione ‘inquietante’ per un ministro del governo. Sono arrivati ad accusare perfino i radicali di avere impedito ad Alfredo Milioni (PDL) di consegnare le liste (naturalmente fuori tempo). Era andato a mangiare un panino, dice, poi si smentisce e dice di essere ‘confuso’. Insomma è diventato egli stesso oggetto di humour e di satira feroce nella rete, vedi video di YouTube allegato.

http://www.youtube.com/watch?v=5UTq9VyuVkA
lucakiri
03 marzo 2010
Il panino delle liberta'

Insomma costoro con cariche istituzionali stanno dicendo che la ‘legge’ in questo caso ‘non deve valere’ nonostante tutto. Gente che governa e che aspira a governare ancora ‘contro’ le loro stesse leggi. Assurdo! E poi, che fine ha fatto la destra tutta legge e ordine?

La forma, nelle leggi in particolare quelle sulle elezioni, è importante perché tende ad evitare ‘manipolazioni’ delle liste. Forse è quello che è o stava accadendo veramente, altro che mangiare il panino. Troppo poco per essere una valida giustificazione.

Lo stesso Berlusconi si lamenta di come il suo partito PDL a livello locale conduce la campagna elettorale e li accusa di ‘sciatteria.

Da tutto questo emerge una ‘rivalità’ fra le due componenti del PDL e ciò non fa che ‘disturbare’ ancora di più il proprio elettorato di centrodestra.
Raffaele B.

REPUBBLICA
Formigoni per ora escluso dal voto
E a Roma anche il Pdl resta fuori
La Corte d'appello di Milano boccia il listino del governatore, nella capitale i giudici respingono la richiesta del partito del premier. Partono i ricorsi al Tar


ROMA - Maggioranza sempre più nel caos elettorale. La Corte d'appello di Roma ha bocciato il ricorso - il secondo - presentato dal Pdl dopo l'esclusione della propria lista di Roma e provincia, a causa di un ritardo nella presentazione. E da Milano arriva un'altra pessima notizia, per il centrodestra: la Corte d'appello del capoluogo lombardo non ha riammesso la lista per la Lombardia di Roberto Formigoni, respingendo il ricorso contro il precedente provvedimento di esclusione (dovuto all'irregolarità di alcune firme). Un doppio stop che hanno fatto scattare il ricorso al Tar per cercare di recuperare la situazione.
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Le due bocciature. La più grave, da un punto di vista tecnico, è quella lombarda: al momento, senza il "suo" listino, il candidato del Pdl è escluso dalla competizione. Non può insomma essere votato. Analoga sorte per le liste a lui collegate. Ma i promotori hanno già annunciato un ulteriore ricorso, stavolta al Tar. Dal punto di vista politico, però, il caso Roma è altrettanto grave: l'esclusione del partito di maggioranza dalla capitale è una ferita difficile da sanare. Anche in questo caso, comunque, è stato annunciato il ricorso al Tar. 'Confidiamo nel Tar - dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa - Per quel poco che so di diritto amministrativo credo che il principio di conservazione prevalga su irregolarità meramente formali. Ma vi pare possibile che milioni di elettori possano essere privati del loro diritto perché il bollo è quadrato invece che tondo?". mentre Formigoni chiede che "venga fatta una verifica su tutte le liste".
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La lista civica Polverini.
I giudici della Corte d'appello di Roma hanno riammesso invece il ricorso della lista civica regionale per il Lazio di Renata Polverini, esclusa ieri. Per un altro caso, quello del 'listino' respinto della candidata governatrice (a cui mancava la firma del vice-coordinatore del Pdl) bisognerà invece attendere almeno domani: ma tra i promotori c'è grande ottimismo. "Pronunciamento atteso - dice la Polverini - aspettavamo solo la conferma. ma adesso siamo fiduciosi che al Tar le cose andranno diversamente".
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Milano, le ragioni dei giudici. Nel motivare la bocciatura del ricorso della lista 'Per la Lombardia' i giudici della Corte di Appello di Milano, ricordano che l'autenticazione delle sottoscrizioni delle firme "deve essere compiuta con le modalità" previste dalle normative specifiche. Queste formalità, non sarebbero state rispettate. "Queste modalità - è scritto ancora nella decisione di 5 pagine - costituiscono quindi il minimo essenziale per assicurare la certezza della provenienza della sottoscrizione dal soggetto che figura averla apposta e devono coesistere tutte". Per i giudici "la richiesta del legislatore di autenticazione delle firme dei sottoscrittori risponde all'imprescindibile necessità di verificare che la presentazione della lista corrisponda effettivamente alla volontà della quota di elettori in essa indicata".
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Piemonte. Sono cinque le liste provinciali escluse dalle prossime elezioni regionali dalla Corte d'appello di Torino e comunque sempre per l'insufficienza di firme raccolte. In tre casi, nelle province di Asti, Cuneo e Torino, a essere messa fuori corsa è stata la lista Fiamma Tricolore Destra Sociale. Nei due restanti, nelle province di Asti e Alessandria, invece, è toccato alla lista Lega Padana Piemont. Tutte le liste escluse sostengono il candidato presidente Renzo Rabellino. Resta invece in corsa la lista di Nadia Cota, sempre a sostegno di Rabellino, che inizialmente era stata esclusa. Dal simbolo, infatti, è stata cancellata la scritta "Pdl".


ILMESSAGGERO
Berlusconi: basta sciatterie. E chiama gli avvocati
di Marco Conti
ROMA (3 marzo) - A via dell’Umiltà, sede nazionale del Pdl, si attende lo tsunami, così come i giapponesi dopo il terremoto in Cile. Silvio Berlusconi è un furia e al sindaco di Roma non l’ha mandata a dire: «Io ti ho consegnato Roma, e guarda che mi avete combinato!».
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L’irritazione del Cavaliere investe e terremota tutta la classe dirigente del Pdl, non solo romana e laziale, che in questi mesi è riuscita «ad offuscare la mia leadership in un pasticcio che offende i miei elettori, e rischia di consegnare il Lazio alla Bonino».
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A Gianni Alemanno il presidente del Consiglio ha negato da subito la possibilità di qualunque intervento legislativo e ieri il ministro Maroni è stato ancora più esplicito, offrendo anche la sensazione di una Lega fortemente in imbarazzo per quei «comportamenti al limite del lecito» che il ministro La Russa ha bacchettato senza mezzi termini. Gli «errori raccapriccianti» che il ministro Zaia attribuisce ai massimi vertici del partito romano e laziale rischiano di produrre effetti devastanti sulla stessa maggioranza. Particolarmente critici i leghisti che ieri si chiedevano perché votare il ddl che assegnerà 600 milioni alle casse della Capitale.
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Comunque sia ciò che è accaduto sabato scorso dentro e fuori l’ufficio elettorale del tribunale, il Cavaliere lo ha ormai chiaro (Samuele Piccolo compreso), ma il terremoto che probabilmente investirà i massimi vertici del partito laziale (Pallone, Sammarco e Piso) è rinviato a dopo il voto e rischia di avere effetti non solo sul comune di Roma, ma anche sul gruppo della Camera visto che a via dell’Umiltà si è accumulato un forte nervosismo nei confronti di Fabrizio Cicchitto che nel Pdl romano ha più di qualche influenza. Al punto da riuscire a far entrare nel listino della Polverini il suo più stretto collaboratore e far fuori quello del ministro Scajola.
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Superata la fase dello sconforto per una classe dirigente «fatta di burocrati e candidati», Berlusconi ieri - annullata la visita in Brasile - è passato ad elaborare una strategia di uscita chiedendo ad Ignazio Abbrignani, responsabile elettorale del Pdl da tre giorni in prima linea, un resoconto dei ricorsi e chiamando al telefono più volte l’avvocato Grazia Volo. Ottimismo e incoraggiamenti alla Polverini («vedrai ce la faremo e comunque farò campagna elettorale per te»), mentre l’arrivo in serata dell’avvocato romano ed ex ministro Cesare Previti, che a suo tempo ”lanciò” Gianni Sammarco ai vertici del Pdl, conferma la voglia del premier di mettere nero su bianco una difesa in grado di convincere i giudici del Tar.
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«Ciò che è accaduto è un segnale che impone un rapido cambio nel partito», sosteneva ieri in Transatlantico il sottosegretario Aldo Brancher. Al complotto non crede nessuno e ieri alla Camera l’azzurra romana Beatrice Lorenzin era letteralmente assediata dai colleghi del Nord - soprattutto leghisti - che chiedevano di sapere se veramente il pasticcio è stato originato da un ritardo per ”aggiustamenti” nella lista. «No, la storia del panino non mi ha convinto molto», commenta l’onorevole ex An Viviana Beccalossi al termine della spiegazione.
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Al nervosismo di Berlusconi si unisce quello dell’altro fondatore del Pdl, ma se l’insoddisfazione li accomuna, la terapia li divide e dentro il Pdl sono ormai in molti a chiedere a Berlusconi di sciogliere il Pdl tornando a Forza Italia.

domenica, febbraio 21, 2010

PROTEZIONE CIVILE E LA PROTESTA DEGLI AQUILANI

Cominciano a venire al pettine i 'nodi irrisolti' e per la verità neppure affrontati i problemi della città e della sua ricostruzione. Il fiato corto della propaganda mediatica del governo mostra così la 'corda' cui nemmeno i telegiornali che finora hanno taciuto su questo aspetto, riescono più a tacere.
http://www.youtube.com/watch?v=493Lm7LPQBc
cioccolatoevaniglia
21 febbraio 2010
Contestata troupe del Tg1: ''Scodinzolini!''

I media principali i TG (ad eccezione del TG3) e Mediaset e alcuni quotidiani di maggiore diffusione hanno dato un immagine completamente diversa dell’Aquila. La Protezione Civile si è occupata esclusivamente di fare le case nelle ‘new town’ (non per tutti ancora) e d’altronde si tratta di appalti milionari (fuori controllo) ai soliti costruttori-affaristi di 'corte' che ‘ridono’ delle disgrazie altrui nel motto: mors tua vita mea. Come le inchieste in corso stanno rivelando!

Sulla ricostruzione della città non si è ancora incominciato! Su questo aspetto si è taciuto ed è purtroppo molto grave perché per ricostruire il centro storico è cosa molto più difficile e richiede altissima qualità e professionalità, secondo me, sconosciuta a questi costruttori-affaristi, oltre ad ingenti risorse ‘indisponibili’ per questo governo.
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Infine se la città ‘muore’ cesseranno molte attività compresa l’università che è la risorsa maggiore. Di conseguenza molti saranno costretti a traslocare altrove per procacciarsi un reddito ed a lasciare le “nuove case” costruite in tempi record come 'strombazzate' con grande fragore propagandistico dai media sotto il controllo del governo e dallo stesso.

21 febbraio 2010
L'Aquila, mille chiavi per riaprire la città


L’emergenza delle case andava bene ma bisognava incominciare in parallelo anche la ricostruzione della città, ma è stato deciso di non farlo per motivi politici e mediatici e si è perso molto tempo.

Adesso i cittadini si sono stancati e cominciano ad aprire gli occhi ed agiscono. Capiscono che se non se ne occupano loro né il governo né la Protezione Civile lo farà nel modo che serve per far rivivere la città, ma solo per fare propaganda per guadagnare consensi e per consentire alla loro ‘corte’ illeciti guadagni milionari sulla loro pelle.

In “Presadiretta” su RaiTre di stasera 21-febbraio-2010 ore 21:30 andrà in onda “
La ricostruzione” che invito a vedere.
Raffaele B.

RAINEWS24
La protesta dell’Aquila
A dieci mesi di distanza dal sisma, il centro storico dell'Aquila è una città dimenticata, per la quale la parola ricostruzione è semplicemente impronunciabile. I cittadini hanno manifestato per chiedere interventi concreti, contestando il sindaco Cialente e il TG1 perchè - dicono- tratteggia una verità irreale. Enzo Cappucci, giornalista di Rainews24, racconta nel suo libro perchè il centro storico dell'aquila rischia di restare una città morta e perchè vengono contestate le scelte del Governo. Vi offriamo un'anteprima…
CONTINUA

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Riprendiamoci la città

sabato, febbraio 20, 2010

AUMENTI AI MANAGERS E RIDUZIONI AGLI OPERAI

La Fiat distribuisce compensi milionari all’amministratore delegato Sergio Marchionne, al presidente Luca Cordero di Montezemolo ed al vicepresidente John Elkann mentre agli operai e impiegati solo riduzioni di bonus, stipendi e/o cassa integrazioni senza chiare prospettive per il futuro.

Ma se le cose non vanno bene per il gruppo che resta sempre comunque indebitato di svariati milioni di euro, chissà perché il conto viene ‘scaricato’ solo sulle maestranze mentre i managers si ‘premiano’ in modo cosi scandaloso e spudorato!

Naturalmente è tutto giustificato, secondo il nostro sistema italiano capitalistico-finanziario, tant’è che i quotidiani quali
ANSA e IlSole24ore per citarne qualcuno, non fanno una piega. Questi giornali non si avvedono minimamente della spudorata e stridente ingiustizia che si consuma ai danni degli stessi dipendenti FIAT e dell’intero Paese che stanno affrontando la crisi con grande difficoltà.

Il gruppo ed i suoi capi avrebbero dovuto almeno dimostrare un minimo di sensibilità morale di fronte al dramma dei loro dipendenti e delle loro famiglie, invece no! Procedono cinicamente ed imperterriti a distribuirsi assurdi premi milionari che si aggiungono a stipendi già milionari anche se il gruppo rimane fortemente indebitato.
È SEMPLICEMENTE ASSURDO!

Su
REPUBBLICA il sindacalista FIOM Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%" fornisce tutti i dettagli e cifre.

Dov’è la logica qui, capitalisticamente parlando? Così la legge di mercato si applica solo ai dipendenti, ai capi invece la stessa legge non vale! È uno scandalo inaudito a cui ci si dovrebbe ribellare!
Raffaele B.

REPUBBLICA
Le reazioni dei sindacati agli aumenti dei compensi dei dirigenti FiatIl segretario Fiom: "Per loro non c'è il mercato, ma il miglior socialismo possibile"
Cremaschi: "Ai manager bonus più alti per i dipendenti premi giù del 30-40%"
di ROSARIA AMATO
20 febbraio 2010

ROMA - "Non mi scandalizzano gli alti compensi in sé, ma il fatto che quest'anno i bonus dei top manager della Fiat cresceranno di almeno un terzo, mentre contemporaneamente i premi dei dipendenti verranno ridotti del 30-40 per cento, e stiamo parlando di cifre già basse: l'anno scorso si erano attestati in media tra gli 800 e i 900 milioni". A Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, proprio non va giù la notizia secondo la quale quest'anno, nonostante la crisi e la cassa integrazione, i top manager incasseranno compensi che superano di almeno un terzo quelli dell'anno precedente.
In particolare, all'amministratore delegato Sergio Marchionne, per il fatto di aver raggiunto un utile di gestione di 1,1 miliardi e di aver tenuto l'indebitamento a 4,4 miliardi, è stato assegnato un bonus di 1,343 milioni, che si aggiunge ai 3,347 milioni percepiti per la carica ricoperta nel Gruppo. Luca di Montezemolo incasserà 5,2 milioni, di questi 550.000 euro sono la retribuzione per la presidenza, mentre 4,6 milioni comprendono l'emolumento per la presidenza Ferrari e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di bilancio di Maranello. Mentre al vicepresidente John Elkann vanno 'solo' 631.000 euro. In tutto, per i top manager di prima fascia il monte stipendi è salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del 2009. Gli aumenti verranno proposti all'assemblea degli azionisti della Fiat in calendario il 26 marzo.

"Per alcuni non c'è il mercato, c'è il miglior socialismo possibile - commenta amareggiato Cremaschi - per i dipendenti ci sono la cassa integrazione e i tagli, e per di più quest'estate avranno il premio ridotto. E' una situazione identica a quella dei manager bancari, sui quali si sono riversate però molte più critiche".
Il sindacalista non accetta l'obiezione che si tratti di premi 'di risultato': lo stesso Marchionne due anni fa al Festival dell'Economia di Trento si definì
"il più precario della Fiat", sostenendo che veniva pagato molto, ma solo in base a quanto otteneva, e rischiava comunque il posto ogni giorno. "Per quattro milioni e mezzo l'anno si è precari volentieri...diciamo che si può pagare il mutuo", commenta sorridendo Cremaschi.Ancora più dura naturalmente la reazione segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone: "In due, Marchionne e Montezemolo, intascano 10 milioni di euro in un anno, ecco dove va a finire il sudore degli operai. Marchionne incassa persino un bonus da 1,3 milioni, sarà il premio che il Lingotto gli ha riconosciuto per chiudere la fabbrica di Termini Imerese. Un operaio metalmeccanico ha un salario di 1.200 euro, ma quando è in cassa integrazione, come purtroppo avviane ed è avvenuto spesso a Termini Imerese proprio nel corso del 2009, guadagna 700 euro".

IlSole24ore
Fiat aumenta i bonus a Marchionne e approva il dividendo

16 FEBBRAIO 2010
Aumentano i diritti (stock grant) destinati all'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, a seguito delle modifiche al piano di incentivazione 2009-2010 approvato dall'assemblea degli azionisti del 27 marzo 2009. Come precisa una nota del gruppo, il numero dei diritti complessivi cresce a 12 milioni…
CONTINUA

ANSA
Fiat: nel 2009 Montezemolo incassa 5,2 mln, Marchionne 4,8 milioni
L'ad Elkann 631 mila euro
19 febbraio, 15:37
MILANO - Nel 2009 il compenso ricevuto dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è stato di 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ha percepito, anche in forza della carica rivestita nella Ferrari, 5,17 milioni di euro. Lo si legge nel progetto di bilancio della Fiat. Al vicepresidente John Elkann sono andati 631 mila euro.

mercoledì, febbraio 17, 2010

SCANDALO PROTEZIONE CIVILE – CHI RIDEVA È ALL’AQUILA

La notizia è fresca e viene riportata, al momento, solo dal quotidiano abruzzese ILCENTRO. Secondo questo giornale esiste una intercettazione di cui è venuto in possesso e che dimostra al di la di ogni ragionevole dubbio che “chi rideva del sisma dell’Aquila” lavora effettivamente nella città “smentendo” clamorosamente Gianni Letta che all’ANSA dichiara “indignato” che “nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l'avrà nella seconda”. E Bertolaso si dichiara ora perfino ‘vittima’.

Quindi, agli aquilani che hanno manifestato in questi giorni all’insegna del “noi non ridiamo” si aggiunge un ulteriore beffa perché chi “rideva” del sisma già lavora e lucra a L'Aquila, con buona pace di chi nel governo ‘indignato’ si è affrettato dire il contrario forse per ‘tenere’ buona la città.

Adesso il Procuratore dell'Aquila chiede gli atti dell’inchiesta sugli appalti (vedi
REUTERS) e vuole vederci chiaro.

Con le intercettazioni diventa difficile ed arduo continuare a ‘mentire’ senza cadere nel ridicolo. Se non ci fossero, tutto questo non sarebbe stato possibile. A noi non resta che vedere i prossimi sviluppi dell’inchiesta e se altri giornali e media pubblicheranno questa notizia.
Raffaele B.

In questo filmato da REPUBBLICA RADIOTV viene intervistato il direttore de ILCENTRO che conferma e arricchisce di dettagli di questa parte della vicenda.
kobrakhan74
17 febbraio 2010
Chi rideva del sisma lavora a L'Aquila
Le rivelazioni del quotidiano Il Centro che smentiscono le dichiarazioni di Gianni Letta. Il commento del direttore Luigi Vicinanza. Conduce Tiziana Testa

ANSA
Gianni Letta: speculatori non hanno mai messo piede all'Aquila
12 febbraio, 15:48

L'AQUILA - "Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore" rispetto a "quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell'Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l'avrà nella seconda". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, in occasione del premio innovazione di Finmeccanica a L'Aquila, aggiungendo che "questo grazie alla gestione oculata di Guido Bertolaso".

REUTERS
PERUGIA (Reuters) - Il procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, chiede ai magistrati fiorentini di avere accesso agli atti dell'inchiesta sui cosiddetti "grandi eventi", tra cui il G8 della Maddalena, per poter verificare l'esistenza di ipotesi di infiltrazioni mafiose negli appalti…CONTINUA

ILCENTRO
G8, l'inchiesta sul terremoto
Chi rideva del sisma lavora all’Aquila

Quelli che ridevano, la notte del terremoto, in Abruzzo ci sono stati e ci hanno lavorato. Dall’inchiesta sul G8 riemergono le intercettazioni che smentiscono le dichiarazioni di Gianni Letta. Piscicelli e altri imprenditori indagati operano nella ricostruzione. La toscana Btp sbarca in città grazie al consorzio Federico II di Barattelli, Marinelli e Vittorini
L'INTERCETTAZIONE
"Vinto il primo appalto, gli altri a breve. Ferie all'Aquila"
(All’articolo successivo oppure in web)
di Enrico Nardecchia
(17 febbraio 2010)

L’AQUILA. Ridevano e lavoravano, coronando il loro sogno. «Qua possiamo piglia’ quello che ci pare». «Qua c’è da fare per 10 anni». Le intercettazioni svelano che gli imprenditori-sciacalli non solo hanno riso nel letto, la notte del terremoto, ma hanno anche raggiunto l’obiettivo di prendere soldi, pubblici e privati, dalla grande torta degli affari della ricostruzione in Abruzzo. Il comizio di Gianni Letta («Nessuna di quelle persone e imprese ha messo mai piede all’Aquila e non hanno avuto e non avranno un euro») è di 5 giorni fa. Ma pare lontanissimo.
AL LAVORO. Sciacalli al lavoro nel cratere, nonostante quella che Letta ha definito «la gestione oculata di Bertolaso». Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’imprenditore che avrebbe riso la notte del terremoto parlando col cognato Pierfrancesco Gagliardi pensando agli affari che avrebbe potuto realizzare, tre giorni dopo il terremoto rincara la dose quando afferma che già gli sono stati chiesti «sei escavatori e venti camion». L’intercettazione è inserita nell’inchiesta di Firenze sui grandi appalti in cui Piscicelli è indagato.
FEDERICO II. Porta il nome del leggendario fondatore della città il consorzio attraverso il quale la toscana Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello), i cui vertici sono indagati per i presunti rapporti di favore con il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per il quale si ipotizza la corruzione, ha messo radici in città. Il colosso dell’edilizia, tra i primi 10 in Italia, ha sposato i Barattelli (Ettore e Carlo), storici costruttori aquilani, e le imprese di Emidio Vittorini; Marinelli ed Equizi. Nomi, questi, estranei all’inchiesta fiorentina. Vittorini e Marinelli sono noti per il loro impegno nell’Aquila rugby. Battesimo del «Federico II» il 15 maggio. Un mese e 9 giorni dopo la catastrofe nasce un consorzio che «non ha fini di lucro» anche se è composto da società di capitali, e si prefigge «la promozione delle integrazioni e l’aggregazione tra i soggetti consorziati». Al di là dei propositi, il consorzio prende appalti pubblici e incarichi di natura privatistica. «Com’è facile immaginare», sostiene la Procura, «il terremoto ha momentaneamente spostato gli interessi dei soggetti coinvolti, tutti ben consapevoli che l’evento sismico potrà tradursi in commesse di lavori edili e, dunque, in profitti». Il consorzio avrebbe intascato, finora, circa 12 milioni dalla prima fase della ricostruzione. Ha lavorato alla costruzione di moduli scolastici provvisori; al restauro di alcuni alloggi della caserma Pasquali da destinare agli sfollati; alla messa in sicurezza (700mila euro) e al recupero di opere d’arte (578mila euro) nella sede della direzione generale della Cassa di risparmio della Provincia dell’A quila, in corso Vittorio Emanuele e a palazzo Branconi-Farinosi, di proprietà dell’istituto di credito, e già sede di rappresentanza della Regione. Barattelli è anche componente del Consiglio di amministrazione della Carispaq che ha confermato di aver affidato i lavori.
DI NARDO E I CASALESI. L’altro binario, inquietante, è quello che indaga sui rapporti tra imprese, funzionari pubblici ed esponenti del clan dei Casalesi. In un’indagine dei Ros il funzionario ministeriale Antonio Di Nardo, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma) viene descritto come «in rapporti» con esponenti della camorra. Di Nardo, dal Provveditorato Opere pubbliche con competenza su Lazio e Abruzzo, si sarebbe attivato con Piscicelli per «partecipare alle gare d’appalto».
SCUOLA DA 7 MILIONI. Scuola media Carducci, sede provvisoria al Torrione. Appalto da 7,3 milioni, la cifra più alta tra quelle destinate ai Musp. L’appalto è stato aggiudicato da un’associazione temporanea d’impresa Cmp-Btp-Vittorini Emidio costruzioni. Lotto 12, aggiudicato il 22 luglio. La sera stessa, il direttore tecnico-consigliere del consorzio Federico II, Liborio Fracassi, marsicano di Avezzano, 62 anni, scrive un sms a Riccardo Fusi della Btp. «Vinto il primo appalto. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila».

Dopo gli sciacalli gli avvoltoi?
Il commento di Giustino Parisse de ILCENTRO
Questi personaggi hanno tradito anche i giovani volontari

*** L'INTERCETTAZIONE ***
ILCENTRO
“Vinto il primo appalto, gli altri a breve. Ferie all'Aquila”
(17 febbraio 2010)
Telefonate tra referenti locali e imprese coinvolte: "Tanta roba"
L’AQUILA. «Primo appalto ok, ferie all’Aquila». Le risate proseguono via sms, quando l’imprenditore abruzzese comunica al suo corrispondente toscano che, sì, la prima bandierina è stata piazzata. E ora ne seguiranno delle altre. Tanto che le ferie toccherà passarle all’Aquila. Questi i contenuti di alcune intercettazioni inserite nel procedimento della procura di Firenze nell’inchiesta su appalti e corruzione. Imprenditori e funzionari pubblici parlano costantemente del sisma in Abruzzo e delle sue opportunità.«SEI ESCAVATORI». L’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli parla con il cognato Pierfrancesco Gagliardi. La telefonata è del 9 aprile.
Gagliardi: «...Senti un po’ ma... tu vuoi fare... un bel... un bell’ appalto sul lago di Garda... da 7 milioni... o è troppo lontano... è una rottura di c...»
Piscicelli: «... No... lascia perdere... mò c’é il terremoto da seguire...»
G.: «...Sì, giusto, bisogna concentrarsi lì...»

P.: «...Capito?»
G.: «...Perché lì partono a duemila all’ora adesso...»
P.: «...Ma già mi hanno chiamato a me...»
G.: «...ma veramente?»
P.: «...Sì, la prossima settimana devo dare sei escavatori... venti camion...»
G.: «...Li devi dare...?»
P.: «...Sì...»
G.: «...così...»
P.: «...Sì così funziona nelle emergenze... tutto in economia...»
G.: «...Ah!...glieli dai e poi dopo si fa in economia... cioè tot ore, tot al giorno...»
P.: «...Sì...sì, sì...»
G.: «...Ah...»
P.: «...Questo per le emergenze...»
G.: «...Uhm, uhm... certo lì adesso ci fanno carne da porco lì...»
P.: «...Eh là c’è da ricostruire dieci anni...».
DI NARDO. Il 16 aprile il funzionario ministeriale Antonio Di Nardo informa l’imprenditore Piscicelli che un incontro con Denis Verdini coordinatore Pdl si può organizzare al Circolo della caccia in piazza Fontanella Borghese, a Roma, per restare al riparo da occhi indiscreti.
Di Nardo: «...Senti io penso martedì facciamo quell’incontro... quello con Denis... con questo però andiamo al Circolo o no... hai detto così?... non vuole gente che vede...».
Piscicelli: «E allora ce ne andiamo al Circolo... noi tre».
SMS: FERIE ALL’AQUILA. Questa l’intercettazione dell’sms che Liborio Fracassi, di Avezzano, direttore tecnico del consorzio «Federico II», il 22 luglio 2009 spedisce all’ indagato Riccardo Fusi presidente della toscana Btp: «Abbiamo vinto il primo appalto: una scuola per 7,3 milioni da consegnare chiavi in mano il 10 settembre. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila».«LÌ TI CONOSCONO».

Fra i politici in contatto con Fusi c’è anche Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale della Toscana, che subito dopo una visita all’Aquila, il 16 luglio, nella quale consegna 500mila euro della sua Regione a Gianni Chiodi, chiama al telefono l’imprenditore.
Nencini: «Ascolta bello sto venendo via ora dall’Aquila... ho parlato di te... ma lì sei conosciuto...».
Fusi: «Sono conosciuto però murano quegli altri, capito... sì. sì... ma se tu ci metti le mani te è meglio».
Nencini fa capire che s’impegnerà per promuovere un incontro.«TANTA ROBA». Ecco il contenuto di un colloquio tra Liborio Fracassi (Consorzio Federico II) e l’i mprenditore toscano Riccardo Fusi considerato, insieme a Piscicelli e a Vincenzo Di Nardo, tra i «favoriti» del coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini. I due parlano dei lavori all’Aquila e in particolare negli immobili Carispaq.
Fusi: «Scusi, si è visto con quella persona di Vasto?».
Fracassi: «Sì, sono andato, l’ho incontrato, l’ho sentito, ma era impegnato con le elezioni e l’ho richiamato».
Fusi: «Va bene, ma lì come va?».
Fracassi: «Bene benissimo dico no bene, benissimo».
Fusi: «Ah».
Fracassi: «Già gliel’ho detto. L’ingegnere Marchetti ci ha firmato il nulla osta». Fusi: «Eh». Fracassi: «Stiamo già preparando tutti i preventivi adesso con la banca. Per cui abbiamo predisposto un po’ tutto... venerdì prossimo il consiglio d’amministrazione ci dà il via a fare sia l’opera dentro a palazzo Branconio che è quella della messa in salvaguardia di tutti i monumenti dentro a quel palazzo tutti affreschi, tutti decori... poi tutti i ponteggi sia del palazzo della banca sia del palazzo Branconio».
Fusi: «La perdo, va via la voce».
Fracassi: «Comunque c’è tanta roba. Stiamo facendo tanta roba».
Fusi: «Bravo».

sabato, febbraio 13, 2010

SCANDALO ALLA PROTEZIONE CIVILE

Invito a seguire il video TG3 qui sotto sulle “Intercettazioni Choc” che fornisce un quadro completo, a mio avviso, dell’intera vicenda fino a questo momento sullo scandalo che riguarda la Protezione Civile. Il servizio da spazio a tutte le voci comprese quelle degli inquisiti.
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Finora non si può sapere se Bertolaso sia colpevole, anzi spero per lui che non lo sia. Ma non si può accettare il sistema di corruzione, di appalti, di benefici che gravita intorno a lui. Allora i casi sono due o lo sapeva e allora è connivente oppure non lo sapeva e allora è un'incapace che non si è accorto di quello che accadeva sotto il suo naso. Il totale asservimento di una istituzione pubblica ad interessi privati di alcuni! Ma vediamo il video.
*** Video TG3 ***
Giustizia168
13 febbraio 2010
INTERCETTAZIONI CHOC - INCHIESTA PROTEZIONE CIVILE – BERTOLASO
Lavori alla Maddalena per il G8 costo totale € 600.000.000 alla faccia della crisi.. vedi da 4:02

Bertolaso dice: ”Non ho tradito gli italiani, morirei per dimostrarlo!". Allora che aspetta Bertolaso a “dimostrarlo” difendendosi nel processo e non dal processo come fa Berlusconi che attacca i magistrati dicendo “che dovrebbero vergognarsi”. Perché dovrebbero? I magistrati fanno il loro “lavoro”. Poi questo magistrato Roberto Lupo della procura di Firenze è lo stesso che aveva “assolto” Mediaset sul Lodo Mondadori, e il Cavaliere non può dire che anche questi è un'altra toga rossa politicizzata che lo “discrimina”.

L’unico modo che ha Bertolaso per farlo è quello intanto di 'dimettersi' e poi 'difendersi' all’interno del processo come un comune cittadino. Con le dimissioni irrevocabili egli restituirebbe alla istituzione della Protezione Civile l'alta reputazione rappresentata dai suoi compiti e dalle molte persone per bene e volontari che vi lavorano con grande serietà e senso di responsabilità.

Se invece al contrario Bertolaso non lo fa, seguendo i suggerimenti del Cavaliere e della sua maggioranza, compatti a difenderlo dalla giustizia come fosse al di sopra delle leggi (vedi Berlusconi) ‘difendendosi’ in TV e nei giornali, allora non va bene e a nulla valgono le ‘solenni frasi’ e ‘nuove promesse’ di riparare a certi errori, per scacciare i dubbi su di lui e sull’intera istituzione che opera, ricordiamolo, al di fuori di tutte le regole e controlli, quindi con un enorme potere!

Le accuse, le intercettazioni, tutto il quadro di prove ed indizi e con le prime ammissioni di Bertolaso che “non si occupa direttamente degli appalti” e che “ha riposto fiducia in persone che non lo meritavano” lo mette in una posizione molto difficile perché allora di che cosa si deve occupare? Specialmente ora che il Governo si appresta a trasformare la Protezione Civile in una S.p.A. Cosa grave cui anche parte della maggioranza comincia a prenderne le distanze.

Infine, una chicca: riguarda la ‘smentita farsa’ sulle risate di Piscicelli apparsa sull’
ANSA. Una smentita che non smentisce nulla, anzi conferma!
Raffaele B.

ANSA
Piscicelli si scusa: non ridevo sul terremoto (LA SMENTITA FARSA CHE NON SMENTISCE)
13 febbraio, 11:11
ROMA - "Non ridevo, ho solo detto vabbuo". Si difende così Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'imprenditore intercettato al telefono mentre parlava degli affari possibili subito dopo il terremoto dell'Aquila. In alcuni colloqui con i quotidiani l'imprenditore afferma che è stato il cognato a pronunciare la frase "alle tre e mezza ridevo nel letto" riferita al terremoto e che lui era "inorridito". "Quell'uomo - dice - è la metastasi della mia vita. I carabinieri devono aver fatto confusione"."Ho la coscienza a posto" ha ribadito intanto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, indagato nell'inchiesta che ha portato in carcere il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, l'imprenditore Diego Anemone e Fabio De Santis. Per Bertolaso se un errore c'é stato è quello di "un eccesso di fiducia" e di non "essere stato in grado di controllare tutto".

COMMENTI
TV - REPUBBLICA
Caso Bertolaso, il commento di Ezio Mauro del 12 febbraio 2010

Il direttore di Repubblica sullo scandalo che ha investito la Protezione civile: "Non si può liquidare con le promesse"

CORRIERE DELLA SERA
Appalti, soldi, feste e massaggi. Il caso Bertolaso tra certezze e dubbi
Di Lorenzo Salvia 13 del febbraio 2010

LA REPUBBLICA
La difesa fragile del Grande Capo che sapeva tutto
di GIUSEPPE D'AVANZO del 13 febbraio 2010

lunedì, febbraio 01, 2010

GIUSTIZIA – L’INGANNO DEL PROCESSO BREVE

La trovata mediatica di chiamare questo disegno di legge ‘processo breve’ è già di per sé significativa dell’intendimento ‘ingannevole’ dei loro propugnatori. Far credere che si debba fare una legge per accorciare i processi perché la loro durata è troppo lunga è fin troppo ovvia per la sua retorica-mediatica causa-effetto suscettibile solo di ‘ingannare’ i più sprovveduti e i meno informati. Questi purtroppo in Italia sono tanti e per lo più s’informano esclusivamente con le TV Rai-Mediaset controllate proprio dalla parte che più vuole e propone questa legge.

Chi non vorrebbe quindi accelerare e rendere più veloci i processi? È chiaro che qui si sta giocando con la retorica al solo scopo di ‘carpire’ un consenso contro i Giudici e la Magistratura nel suo insieme. In realtà non esiste nessuna legge che possa ridurre la durata dei processi se non interviene sui fattori che ne allungano i tempi. Difatti il ddl sul cosiddetto ‘processo breve’ fissa solo dei tempi massimi definiti, oltre i quali il processo viene ‘cancellato’ a totale ‘danno’ delle ‘vittime’. Disposizione ‘sconosciuta’ in altri ordinamenti giudiziari.

Se dovessimo fare un’altra analogia più calzante del motore Ferrari nella 500, si potrebbe dire per assurdo che un treno verrebbe ‘cancellato’ se dovesse arrivare tardi alla sua destinazione (a vantaggio delle ferrovie) anziché ‘indennizzare’ i passeggeri ‘vittime’ del ritardo.

Sull’organico della magistratura, sui mezzi informatici, sui finanziamenti ed infine un’ampia semplificazione delle leggi e procedure per dotare il nostro sistema giudiziario di un livello di qualità europeo, neanche un articolo, nemmeno un euro.

Lo stesso Cavaliere ed altri eccellenti imputati di ogni colore, con i loro avvocati, hanno fatto spesso ricorso a rinvii e ricusazioni di ogni tipo che leggi e procedure eccessivamente garantiste permettono, allungando di parecchio la durata dei loro processi.

Sarebbe come se si chiedesse ai Giudici di fare presto e agli Avvocati di tirarla per le lunghe sperando di arrivare alla prescrizione del reato. Cos’è allora se non la solita legge ad personam? È non è finita! È in partenza anche un altro treno-legge del famigerato ‘
legittimo impedimento in caso non dovesse andare in porto questa per motivi costituzionali. Insomma è la solita solfa!

Nessuna meraviglia che siamo al 156esimo posto nella classifica di 181 Paesi dopo Angola, Gabon, Sao Tomè e Guinea come dichiarato dal primo presidente della Cassazione,
Vincenzo Carbone.
Raffaele B.


http://www.youtube.com/watch?v=-zMHyQwcwvA
cioccolatoevaniglia
28 gennaio 2010
L'Aquila, i parenti delle vittime contro il processo breve
No al processo breve, no a chi vuole mettere a rischio i procedimenti sui crolli del sei aprile 2009, questo il concetto espresso dai familiari delle vittime della Casa dello Studente che hanno manifestato davanti al teatro dell'Aquila dove si svolgeva la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario dell'Unione camere penali. Gli avvocati, giunti nel capoluogo abruzzese, si sono dichiarati solidali con i manifestanti e si sono uniti nel critica al processo breve.
Gli avvocati penalisti, che chiedono con urgenza una riforma della giustizia, hanno poi bollato per bocca del presidente dell'Unione Camere Penali Oreste Dominioni come politica la protesta che l'Anm ha deciso di inscenare all'apertura dell'anno giudiziario alla presenta del ministro Alfano.

NOTIZIE.VIRGILIO
Giustizia/ Corte Bologna: Processo breve,motore Ferrari in una 500
"Si sbandiera tanto il processo telematico, e mancano i computer"
30/01/2010

Tutti "sarebbero felici" se si potessero ridurre i tempi della giustizia italiana, ma poi "tra il dire e il fare... ci sono di mezzo degli ostacoli insormontabili". Per il presidente della Corte d'Appello di Bologna, Giuliano Lucentini, insistere con l'idea del "processo breve" è come "mettere il motore di una Ferrari dentro ad una Cinquecento: non serve a farla viaggiare più velocemente".

Durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario a Bologna, il presidente della Corte d'appello ha elencato i "disagi" in cui sono costretti ad operare giudici e magistrati, che causano i rallentamenti della giustizia. Aumentano gli "affari civili" e rimangono ancora vacanti i posti di magistrati, prestati ad altri territori. Ma quello che più ferisce il sistema è la "mancanza di mezzi materiali": "Per dare un'idea della situazione - dice Lucentini - mi sono indotto a rivolgermi ad una Fondazione bancaria per avere dei computer, perché quelli esistenti, peraltro vecchi e mal funzionanti, non bastavano per tutti.

Sono diventato un esperto in materia di buone pratiche, ovvero nell'arte di arrangiarsi. Si sbandiera tanto il processo telematico, niente più carte, tutto con il web. E mancano i computer". "Alfano qualche settimana fa in visita alla Corte - ha aggiunto il presidente - disse che sapeva della situazione: 'non credete che se potessi vi accontenterei, anche perché si ridurrebbero gli strumenti di protesta, ma le risorse di bilancio non lo permettono'. Peccato che la politica in pubblico questa discussione non la faccia".

In un altro passaggio Lucentini si è soffermato sul disegno di legge del 'processo breve'. "Un simile istituto - ha spiegato - peraltro non conosciuto da alcun altro ordinamento europeo o di Common Low, determinerebbe, se calato nell'attuale sistema giudiziario, la perenzione d'un gran numero di processi, impedendo per l'effetto il perseguimento di quella che è la primaria finalità di ogni processo penale, ossia la verifica della fondatezza dell'ipotesi d'accusa".

In sostanza, per il presidente della Corte bolognese, "mettere il motore di una Ferrari dentro ad una Cinquecento non serve a farla viaggiare più velocemente. Tale entusiasmo mi sembra in gran parte fuori luogo". "A prescindere da talune pur buone disposizioni", non sembra proprio che la norma "possa nel complesso apportare decisivi benefici: le numerose disposizioni che riducono i tempi per il compimento di atti processuali, gioverebbero assai poco - sono solo apparenza - tenuto conto dei lunghi rinvii che i giudici, oberati da carichi di lavoro pesantissimi, sono di norma costretti a fare".

Per iniziare "occorrerebbe una riconsiderazione delle piante organiche dei magistrati e del personale amministrativo di pressoché tutti gli uffici giudiziari". Del "collasso" degli uffici ha parlato anche il neo procuratore generale di
Bologna, Emilio Ledonne: "In queste condizioni, discutere in astratto di standard di produttività è poco realistico" e non si può "nascondere" la situazione reale "con la favola dei magistrati fannulloni". "Non possiamo vivere sempre di emergenza e non possiamo aspettare gli attentati ai Palazzi di giustizia per avere l'aumento della pianta organiche dei magistrati. Si pensi subito ad un piano straordinario per la giustizia".

martedì, gennaio 19, 2010

ATTENTATO – DECISO ESAME MEDICO LEGALE A BERLUSCONI

Mi sembra una notizia importante che viene riportata per il momento dal Il Fatto Quotidiano, Julie News e anche dal Corriere della sera. Altri giornali seguiranno forse, ma la notizia della decisione del magistrato Spataro è stata una cattiva sorpresa per il PDL che chiede l’intervento di Mancino (vice-presidente del CSM) per bloccare tale decisione. In realtà anche se è una sorpresa difatti la decisione rientra negli obblighi del magistrato inquirente perché la perizia mira innanzitutto a stabilire l’entità del danno per valutare il reato da attribuire all’attentatore Tartaglia per il quale si dovrà istruire il processo.

È ovvio che se il Cavaliere e i suoi avessero qualcosa da nascondere, se l’attentato fosse stato in realtà una ‘sceneggiata’ come viene diffuso ogni giorno da i media stranieri e da moltissimi blogs in internet, questa visita medico-legale si rivelerebbe ‘pericolosa’ per il premier. Ecco che si tenta di correre ai ripari con la ‘solita solfa’ del rispetto della carica istituzionale contro l’arroganza delle toghe. Perché poi? Il PM Spataro non sta facendo altro che il suo mestiere che è quello di indagare sull’attentato a Berlusconi. Strano che le ‘vittime’ non vogliono che s’indaghi seriamente! Vigiliamo sugli sviluppi.
Raffaele B.

JULIE NEWS
Milano: PM Spataro decide esame medico-legale su Berlusconi
Di Antonio Rispoli
19/01/2010, ore 20:13

MILANO - Dopo
tanti dubbi espressi da molti sulla veridicità dell'aggressione del 13 dicembre scorso a piazza Duomo, quando Massimo Tartaglia ha lanciato - apparentemente - un souvenir in faccia al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, adesso il dubbio raggiunge anche la magistratura. Infatti il Pubblico Ministero milanese Armando Spataro, incaricato di investigare sull'accaduto, ha deciso di mandare una visita medico legale al premier, per valutare esattamente quali danni ha subito. Si tratta di un medico e di un esperto di chirurgia maxillo-facciale. Si tratta di mettere ordine tra i vari certificati medici del medico personale di Berlusconi che, partiti da una prognosi iniziale di 25 giorni, sono arrivati a 90 giorni. La differenza non è da poco: 25 giorni è il reato di lesioni; se sono più di 40, sono lesioni gravi, con una pena molto più elevata. Chissà se i medici hanno avuto l'incarico anche di verificare il mistero dei cerotti vaganti sul viso del Presidente del Consiglio.
Intanto, è stato deciso anche il trasferimento di Massimo Tartaglia in ospedale psichiatrico, per poter essere curato. Infatti una relazione dei medici che lo tengono in cura ha evidenziato che Tartaglia soffre di una psicopatologia che deve essere curata in ospedale. inoltre ultimamente ha mostrato anche segni di depressione. Per cui il Gip Di Censo ha autorizzato il trasferimento nel reparto psichiatrico dell'ospedale San Carlo.
La notizia ha scatenato l'ira del Pdl, espressa in una nota del vice-capogruppo dei senatori del Pdl, Francesco Casoli: "Quanto stabilito da Spataro è al limite di ogni buon senso istituzionale. Il Tribunale di Milano mette in dubbio lo stato di salute del premier tanto da stabilire una visita medica. I giudici della procura del capoluogo lombardo continuano a sentirsi superiori a qualsiasi legge e autorità eletta democraticamente dal popolo italiano. Chiediamo un intervento fermo di Mancino non solo a difesa della carica istituzionale che ricopre Berlusconi ma anche per difendere il premier dall'arroganza di alcune toghe".

Che sia un tentativo per impedire ai medici nominati dal Tribunale di investigare se per caso quella del 13 dicembre è stata solo una sceneggiata?

JULIENEWS
Ancora una prova che mostra la falsa aggressione a Berlusconi
di: Antonio Rispoli 09/01/2010, ore 18:42

Sarà che sono testardo, ma io non mi fermo. E se ci sono ulteriori prove che mostrano una certa cosa, io le condivido con voi. In questo caso non è una vera prova. E' un video già conosciuto (quello mostrato su RAI News 24), ma si tratta di guardarlo con attenzione. Permettete che vi guidi.

Le immagini del video all'inizio sono velocizzate, poi quando rallentano, si può notare Berlusconi che si gira verso la sua destra e dà un colpetto di gomito alla guardia del corpo dietro di sè. E' il classico gesto con cui si stabilisce il "contatto visivo". Cioè per dire: "Io ti vedo, tu mi vedi?". Pochi istanti dopo appare una persona di spalle che, a giudicare dalla struttura fisica e dalla barba che si vede sul volto, sembra essere il Ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Quest'ultimo tocca la schiena di una delle guardie del corpo, che alza il braccio, come a chiamare qualcuno (Nel video esce scritto "Ehy, siamo qui", ed effettivamente è qualcosa del genere quel gesto). Dopo di che appare un gesto che mi è stato segnalato da tante persone ma a cui io finora non ho dato peso: il microfonista - che inspiegabilmente sta tra la gente, mai vista prima una cosa del genere - che fa un cenno del capo guardando verso Tartaglia.

A quel punto Tartaglia solleva qualcosa, lo tiene in bella vista per almeno 4-5 secondi e poi lo lancia. Ecc. ecc. Finora non avevo dato peso al gesto del microfonista perché è abbastanza impercettibile e può essere un gesto naturale. Inoltre non può essere delegato un segnale ad una persona lontana da Berlusconi, perché è evidente che il premier, nella mia idea di falsa aggressione, doveva essere necessariamente avvertito, concorde e pronto a fingere iin quel momento. Ma se è una catena partita da Berlusconi e di cui Tartaglia è l'ultimo anello, allora le cose cambiano. E tantissimo.

Sinceramente, mi piacerebbe che la magistratura, che sta indagando sui fatti, cominci a guardare le cose da tutti i punti di vista. Infatti Tartaglia è psicolabile, ma è una persona già conosciuta dal Giornale di Vittorio Feltri, che tempo fa fece un articolo su di lui nel suo ruolo di inventore un po' balzano.

Sia ben chiaro, le prove che ho, sono filmati presi da Internet, documenti ufficiali come il certificato medico e le foto scattate a Berlusconi; il tutto interpretato nella maniera più logica. Ma il fatto che Libero abbia messo un articolo in cui ammette che Berlusconi non ha un graffio 48 ore dopo l'uscita al centro commerciale, quando è uscito in giro con una benda che gli copriva mezza faccia, vuol dire che ci sono solo due ipotesi: o Berlusconi ha ritenuto che non ce ne fosse più bisogno; oppure ritiene gli italiani così idioti da credere a tutto. E a giudicare dai commenti che mi sono arrivati, propendo per la seconda.

GUARDA IL VIDEO
Berlusconi, al mio segnale... Chiamate Tartaglia! Lo Start!
Censurato video tagliati cut tagliato
Ecco come il nostro premier ha preso in giro gli Italiani!
Gomitata alla guardia del corpo che avverte La Russa, che a sua volta da "bussa" sulla spalla di una seconda guardia del corpo, che alza il braccio e ... chiama qualcuno! Avete mai visto guardie del corpo chiamare qualcuno???

FIRMA LA PETIZIONE http://www.petizionionline.it/petizio...

CORRIERE DELLA SERA
L'uomo che ha aggredito il premier si trovava a San Vittore: ora è nel reparto di psichiatria del San Carlo
Redazione Online 19 gennaio 2010

Tartaglia trasferito in ospedale. Spataro chiede perizia su Berlusconi. Il pm affida una consulenza per stabilire l'entità del danno. Il Pdl: intervenga Mancino

MILANO - Massimo Tartaglia,
l'uomo in carcere dallo scorso 13 dicembre per aver aggredito e ferito Silvio Berlusconi al termine di un comizio in Piazza Duomo, è stato trasferito da San Vittore al reparto di psichiatria dell'ospedale San Carlo.

LA RELAZIONE DEI MEDICI - Il trasferimento è stato deciso dal Gip Cristina Di Censo in base a una relazione dei medici psichiatri della casa circondariale milanese, dove Tartaglia è detenuto nel centro di osservazione neuropsichiatrica. L'uomo è arrivato nell'ospedale milanese intorno alle 15,30. Tartaglia, che è in stato di detenzione, si trova piantonato nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Carlo. Il Gip Di Censo ha disposto il suo trasferimento in quanto nella loro relazione i medici di San Vittore hanno segnalato una condizione psicopatologica tale da dover essere curata in una struttura ospedaliera. Inoltre, i medici hanno rilevato che Tartaglia attualmente si trova in stato depressivo.

CONSULENZA SU PROGNOSI - Nel frattempo, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha disposto una consulenza medico-legale per accertare la prognosi di Silvio Berlusconi dopo l'aggressione da parte di Massimo Tartaglia, l'uomo che ha ferito il premier al volto colpendolo con un souvenir lo scorso 13 dicembre in piazza Duomo dopo un comizio. La consulenza dovrà chiarire la durata della malattia e i tempi di guarigione del presidente del Consiglio oltre alla sussistenza di eventuali postumi permanenti per le ferite riportate al viso. Spataro, come ha pubblicato oggi «
Il Fatto Quotidiano», ha incaricato due esperti medico-legali che dovranno visitare Berlusconi.

LA REAZIONE DEL PDL - «Quanto stabilito da Spataro è al limite di ogni buon senso istituzionale. Il tribunale di Milano mette in dubbio lo stato di salute del premier tanto da stabilire una visita medica» ha sottolineato in una nota il vice-capogruppo dei senatori Pdl, Francesco Casoli. E ancora: «I giudici della procura del capoluogo lombardo continuano a sentirsi superiori a qualsiasi legge e autorità eletta democraticamente dal popolo italiano». «Chiediamo - si legge nella nota di Casoli - un intervento fermo di Mancino non solo a difesa della carica istituzionale che ricopre Berlusconi ma anche a difesa dell'arroganza di alcune toghe».

martedì, gennaio 12, 2010

LA FARSA ANTIRAZZISTA DI ROSARNO

Certo la manifestazione ‘antirazzista’ nel paese dove le famiglie mafiose della ‘Ndrangheta dei Pesce e dei Bellocco controllano tutto e tutti non può che essere una ‘farsa’. La cittadina aveva una necessità di rifarsi un’immagine buonista dopo i gravi fatti accaduti con la rivolta degli africani immigrati ora ‘mandati’ via altrove. Anche per il fatto che lo stesso consiglio comunale è stato commissariato per mafia.

Tant’è che si tratta solo ed esclusivamente di una manifestazione delle cosche locali e ne è la prova la vicenda inquietante degli studenti del liceo che ingenuamente volevano marciare con lo striscione intitolato “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia” a cui è stato ‘impedito’ di farlo e che però alla fine è stato loro concesso di esporre un altro striscione sull’antirazzismo dei cittadini. Lo striscione sulla mafia invece viene in ultimo “rinnegato” dalla stessa studentessa la quale afferma poi che la mafia su quei fatti non c’entra niente. Inquietante, chissà che cosa le hanno detto per farle cambiare idea così rapidamente. Il video qui sotto lo documenta in modo inequivocabile.

kobrakhan74
11 gennaio 2010
Rosarno:"C'era una volta la mafia?"

Per quanto riguarda la ragione vera dei fatti accaduti e poi sulla sorte dei tremila immigrati africani la spiegazione risiede nell’articolo di Roberto Rossi sull’Unità “GLI IMMIGRATI NON SERVONO”. Più semplicemente da quando nel 2007 l’Europa ha modificato il criterio dell’elargizione dei sussidi agricoli, non più sulla produzione ma sugli ettari coltivati. In altre parole non conviene più fare la raccolta che in base ai prezzi di mercato della frutta, costa tre centesimi in più al chilo di quanto si ottiene con l’aiuto europeo che arriva comunque anche se non si raccoglie. Questo però fino al 2013. Ma fino ad allora ‘gli schiavi’ non servono. Trattati alla stregua di ‘animali’ per anni è bastata, data la loro ingenuità, qualche ‘provocazione’ per farli ‘reagire’ con ‘rabbia’ in modo da ‘suscitare’ tanta ‘reazione’ e dai cittadini e dal Governo per mandarli via definitivamente. E così infatti è stato! Missione compiuta!

Nella manifestazione, Rosarno ha cercato di dimostrare a tutti che così non è, che i cittadini sono stati accoglienti mentre i ‘neri’ sono stati ‘ingrati’ e più importante di tutto, che la mafia non c’entra niente (forse per evitare le inchieste e il blocco dei sussidi?).

Non c’è manifestazione più ‘RAZZISTA’ e IPOCRITA di questa perché si ammanta di parole ‘antirazziste’ strumentalizzando gli ingenui (impauriti) studenti. Ecco dove siamo arrivati!
Raffaele B.

L’ANTEFATTO
Duemila persone in strada per dire “non siamo razzisti” In un paese dominato dalla criminalità organizzata.
12 gennaio 2010

Rosarno. La Calabria è una bomba pronta ad esplodere e la miccia è a Rosarno. Bisogna venire qui per toccare con mano le piaghe provocate dall’abbandono: disperazione, bisogni veri, impotenza, rabbia antica. Una miscela pericolosissima che qualcuno sta maneggiando con estrema raffinatezza. Bastava vedere la manifestazione di ieri. Duemila persone. I negozi del paese sbarrati. Un corteo silenzioso e rabbioso. Contro “lo Stato che ci ha abbandonato”, “i mass media che ci criminalizzano”. Noi che “non siamo razzisti”. Questo diceva l’unico striscione che gli organizzatori del “comitato spontaneo” hanno consentito di esporre. Severamente vietati gli altri. Lo si è capito a metà corteo quando tre ragazze-tre del locale liceo srotolano il loro. “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia”. Un oltraggio nel paese dei Pesce e dei Bellocco, capi di quella ’Ndrangheta che qui è padrona di tutto. Della vita dei rosarnesi e del loro futuro, delle arance che marciscono sugli alberi e del destino dei “negri”. “Chiudetelo”, impone uno degli organizzatori, “abbiamo dato direttive precise”. Le ragazze capiscono e lo arrotolano mestamente. Non c’è libertà nel paese dei signori della ‘Ndrangheta, dove il ricordo di Peppino Valarioti, consigliere comunale del Pci, ucciso la sera dell’11 giugno 1980 dalla mafia delle arance a trent’anni, è ormai sbiadito…
CONTINUA

L’UNITÀ
GLI IMMIGRATI NON SERVONO I SOLDI ARRIVANO LO STESSO
Di Roberto Rossi 12/01/2010

Nella Piana di Gioia Tauro, quella degli agrumeti, la differenza tra la vita o la morte, tra la permanenza o la fuga, per tremila immigrati africani la fanno tre centesimi di euro. È lo scarto che corre tra il costo e il ricavo nella produzione di arance e clementine. Tra quello che si spende di manodopera per la raccolta e quello che si guadagna, invece, con la trasformazione. Ed è la ragione ultima della caccia al nero, gestita e coordinata dalle famiglie mafiose locali, avvenuta per le strade e le campagne di Rosarno la scorsa settimana.

Per spiegare le origini di un linciaggio di massa bisogna partire dal lontano. Dal Lussemburgo, per la precisione, a 2000 chilometri dalla Calabria. Nel Granducato, nel giugno del 2003, la Commissione Ue decide di riformare la Politica agricola comune (o Pac). Si tratta del sistema con il quale l’Europa finanzia e aiuta il settore agricolo. È una delle politiche comunitarie più importanti, impegna il 44% del bilancio, prevede centinaia di miliardi in sussidi in tutto il continente, dei quali quasi trenta in Italia.

In questo quadro all’interno del pacchetto di «politica di sviluppo rurale per il periodo 2007-2013», l’Unione europea apporta alcune modifiche al sistema di aiuti all’agricoltura. Uno di questi è il sostegno agli agricoltori in base al numero di ettari coltivati e non in base alla produzione. In sostanza se prima si finanziavano i chili, oggi gli aiuti sono a metro quadro. La riforma entra a regime nel 2007. Nel caso di Rosarno, dove si coltivano agrumi, l’Europa concede 800-1200 euro per ogni ettaro di terreno. La differenza sta nel tipo di coltivazione. 800-1200 euro, dunque, vanno in mano all’agricoltore solo per il possesso del terreno. Non conta poi se quel terreno dà frutti. Conta l’estensione dell’appezzamento.

Fuori stagione A che servono allora gli immigrati che da oltre 20 anni stagionalmente arrivano in quelle terre? A nulla. Tanto più che produrre agrumi ora non conviene più. Se da una parte gli aiuti comunitari hanno impedito la ristrutturazione della filiera, dall’altra la frutta proveniente dal Marocco, Spagna, Brasile, ha fatto crollare il prezzo finale (a 25 centesimi). Il risultato? In Calabria per la trasformazione delle clementine i produttori prendono cinque centesimi. Per la raccolta ne spendono otto. Tre centesimi di differenza che segnano il destino degli immigrati.

«Gli africani un tempo - spiega Antonino Calogero della Flai Cgil locale - venivano tollerati anche se per pochi mesi. Poco dopo l’Epifania arrivava la solita retata della Polizia a sgomberare le baracche». Oggi, invece, non servono neanche per pochi mesi. E per questo gli sparano contro. «Lo scorso anno - dice Sergio Genco segretario regionale della Cgil - ci sono state sei persone “sparate”». Tutte africane. Due di queste in modo serio al braccio. «Li volevano cacciare per non farli tornare». E ci sono riusciti.

«Il ministro Maroni - spiega ancora Genco - porta addosso una grossa responsabilità. Con lo sgombero e la demolizione delle baracche si è piegato all’indirizzo delle cosche». Le quali stanno facendo incetta di terreni. «Produrre non conviene, il latifondo invece sì», chiosa Genco. Nella sola Piana di Gioia Tauro ci sono 29 famiglie appartenenti alle ‘ndrine. Alle quali, per rapporti di parentela, se ne collegano altre 70. In totale 100 famiglie controllano un territorio che ospita 180mila abitanti. E le famiglie possono decidere la vita o la morte di tremila braccianti africani. «Torneranno», dice Genco. Nel 2013 gli aiuti finiscono.