giovedì, febbraio 19, 2009

GAFFE - ENNESIMA DEL CAVALIERE SUI DESAPARECIDOS

Il 13 febbraio scorso, durante la campagna elettorale in Sardegna, il Presidente del Consiglio Berlusconi nella foga del discorso pronunciato in un comizio ha fatto un’ennesima gaffe ai danni, questa volta, dei desaparecidos in Argentina, provocando un altro incidente diplomatico. Il Governo argentino se n’è accorto ed ha così convocato l’ambasciatore italiano.

La cosa più inquietante però non è la gaffe in sé ma il fatto che non è stata riportata in nessuna notizia né in radio né in televisione in Italia. La notizia è riportata solo nei giornali non controllati da Berlusconi. Non solo, ora che è diventata notizia per la reazione del Governo argentino, il Cavaliere e i suoi uomini si apprestano come al solito a “smentire” fornendo una “diversa interpretazione” su quanto detto.

Per fortuna esiste il video di Youtube “Berlusconi ironizza sui "voli della morte" sotto-riportato che lo riprende proprio in quel comizio mentre pronuncia quella frase che lo inchioda alle sue responsabilità. Egli non avrebbe dovuto fare quella battuta per “scherzare” sulle vittime fatte scomparire dalla dittatura fascista argentina nemmeno se fosse stato un semplice cittadino. Leggi il commento di R. Cotroneo sull’Unità
“Berlusconi, Videla e le battute sui desaparecidos”.

Ma si sa ora che alla maggioranza degli italiani non importa molto che Berlusconi faccia gaffe e si comporti come una persona rozza ed insensibile per cui può fare ciò che vuole come un “monarca assoluto” a patto che vengano pubblicizzate solo le sue “smentite” ed “accuse” ad altri di “storcere” le sue parole. Su questo Berlusconi non ha problemi: controlla i mezzi d’informazione radio e tv come sta dimostrando (manca internet ma non per molto forse…).

Per questa ragione siamo già alla “dittatura dell’informazione” premessa necessaria per “estorcere” nonostante tutto, i consensi di coloro, numerosi, che si alimentano dai suoi poderosi mezzi di comunicazione per arrivare infine alla sua incoronazione. La nostra Repubblica potrebbe avere i giorni contati se il Paese non dovesse reagire in qualche modo per salvare la sua democrazia gravemente in pericolo.

Mi domando fino a quando potremo continuare a raccontare i fatti e ad esprimere le nostre opinioni senza essere multati o condannati. Chiediamocelo!
Raffaele B.

Berlusconi ironizza sui "voli della morte"
Da
karmelo7777
18 febbraio 2009
Quinews.it e chi scrive, per la propria responsabilità morale di far parte della nazione Italia, chiede scusa a tutti agli argentini ed a tutti i soggetti coinvolti nella tragedia dei Desaparecidos e di quegli anni bui della dittatura. Il video che state vedendo è rilasciato con licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy Il video e' tratto dal sito di Radio Radicale.

TGCOM
Argentina convoca ambasciatore Roma
Per frasi Berlusconi su desaparecidos

18/2/2009

Il ministero degli Esteri argentino ha convocato l'ambasciatore italiano, Stefano Ronca. L'incontro era teso ad esprimere "la profonda preoccupazione" per le presunte frasi attribuite al premier, Silvio Berlusconi, sulla tragedia dei desaparecidos. Berlusconi avrebbe detto delle persone sequestrate dai militari: "Erano belle giornate, li facevano scendere dall'aereo...". Fonti del governo di Roma hanno precisato che si tratta di un grande equivoco.

Tutto ha avuto inizio sabato scorso, durante la campagna elettorale a Cagliari, quando il premier Silvio Berlusconi ha ''scherzato'' sulla vicenda dei desaparecidos in Argentina e sulla fine delle persone sequestrate dai militari. Lo riporta il quotidiano di Buenos Aires Clarin, in una corrispondenza da Roma che cita un servizio dei giorni scorsi del quotidiano l'Unità.

''Erano belle giornate, li facevano scendere dall'aereo...", avrebbe detto, secondo quanto scrive Clarin basandosi sul servizio dell'Unità, il premier. Il riferimento è ai famigerati voli della morte, tramite i quali i militari argentini gettavano nelle acque del Rio de la Plata i sequestrati ancora vivi e addormentati. L'articolo di Clarin, mezza pagina, definisce Berlusconi, "macabro con i desaparecidos", e precisa che ''non è chiara la ragione'' per la quale il premier avrebbe parlato cosi'' dei desaparecidos.

L'articolo del quotidiano è stato ripreso dall'agenzia locale Telam ed ha subito avuto ampia eco nelle tv e gli on-line a Buenos Aires, dove la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha per esempio detto di ''sentirsi offesa'' dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano. "Nei confronti degli argentini - ha ricordato - c'è sempre stata grande solidarietà, sia dai precedenti governi italiani sia da parte della giustizia''.

Palazzo Chigi: "Un attacco calunnioso"
'Un attacco calunnioso e assolutamente ingiustificato, che provoca indignazione''. E' questa la reazione di Palazzo Chigi alle ''polemiche gonfiate su un finto 'caso Argentina''', si legge in una nota diffusa dalla presidenza del Consiglio che fa riferimento ad un servizio del quotidiano 'Clarin' in merito ad alcune affermazioni del presidente del Consiglio sui desaparecidos. ''Le parole del Presidente del Consiglio sono state, infatti, completamente stravolte e addirittura rovesciate, quando era chiarissimo che egli stava sottolineando la brutalità dei 'voli della morte' messi in opera dalla dittatura argentina di quel tempo'', conclude la nota.

mercoledì, febbraio 18, 2009

GIUSTIZIA – QUANDO L’IMMUNITÀ È IMPUNITÀ

La sentenza del processo sul caso di corruzione è stata pronunciata con la condanna del corrotto avvocato inglese David Mills da parte del corruttore Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio, immune dal provvedimento per la provvidenziale legge Alfano che non a caso è stata fatta proprio per proteggerlo da questa imminente sentenza.

Naturalmente il condannato ricorre in appello e sarà molto difficile che si potrà raggiungere la sentenza definitiva prima della prescrizione prevista per febbraio 2010, anche questa per via di un’altra legge provvidenziale ad hoc per cancellare questo reato.

Se la legge Alfano dovesse essere cancellata per incostituzionalità, per Berlusconi si dovrà addirittura ripetere l’intero processo con la ripetizione di tutte le procedure e richieste di nuove rogatorie e dulcis in fundo con nuovi giudici che dovranno ristudiarsi l’intero caso, grazie a nuove leggi ad hoc. Tutto questo allungherebbe tanto i tempi da raggiungere la nuova prescrizione prima della sentenza, cancellando il reato.

Tutto questo porterà certamente ad un nulla di fatto dal punto di vista giudiziario ma dal punto di vista politico l’impatto sarà di una gravità inaudita perché risulterà evidente che il “corruttore” è Berlusconi e che egli però sarà “graziato” o dalla sua “immunità” oppure dalla “prescrizione” volute dalle sue leggi ad personam. E qui il cerchio si chiude!
Raffaele B.

Mills condannato! Berlusconi salvato dal lodo Alfano
17 febbraio 2009
David Mills condannato a 4 anni e 6 mesi
l'avvocato Mills sarebbe stato corrotto da Silvio Berlusconi per dichiarare il falso
nei processi alla Guardia di Finanza e All Iberian

LASTAMPA
IL PROCESSO A MILANO
Mills condannato a 4 anni e sei mesi: "E' stato corrotto con 600mila dollari"
17/2/2009 (14:59)

MILANO - Dopo cinque ore di riunione in camera di consiglio il collegio presieduto da Nicoletta Gandus, il giudice che Silvio Berlusconi aveva cercato inutilmente di ricusare, legge la sentenza: David Mills è responsabile di corruzione in atti giudiziari e condannato a 4 anni e 6 mesi, e, ironia della sorte, dovrà risarcire la Presidenza del consiglio dei ministri, parte civile, con 250 mila euro. In più c’è l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, pressoché automatica in casi del genere.

I giudici danno ragione al pm Fabio De Pasquale che aveva chiesto una pena di 2 mesi superiore, 4 anni e 8 mesi, accogliendo in sostanza la sua tesi: Mills fu corrotto da Silvio Berlusconi «con almeno 600 mila dollari» in cambio di false testimonianze in due processi, tangenti alla GDF e All Iberian, dove era imputato il fondatore della Fininvest. Dall’ottobre scorso Berlusconi è stato il coimputato fantasma di questo processo dopo lo stralcio della sua posizione in attesa che la Corte Costituzionale decida sulla legittimità del lodo Alfano che consente di non procedere contro le quattro più alte cariche dello Stato.

E proprio a Berlusconi fa riferimento Federico Cecconi, difensore di Mills, quando commentando la sentenza dice: «La presenza dell’altro soggetto in qualità di coimputato ha impedito serenità ai giudici». Per Cecconi «non ci sono prove documentali, non ci sono riscontri, ricorreremo sicuramente in Appello. Restiamo convinti dell’innocenza dell’avvocato Mills». E la prescrizione? «In questo momento non è al centro dei miei pensieri» risponde Cecconi. Ma la prescrizione scatterà per Mills a febbraio dell’anno prossimo e sarà molto difficile che entro quella data ci sia la sentenza definitiva della Cassazione. Mills da Londra aggiunge : «Sono molto deluso ovviamente da questo verdetto, sono innocente ma questo è un caso dalla forte valenza politica. I giudici non hanno ancora dato la loro motivazione per la decisione, così non posso dire come abbiano gestito l’ammissione dello stesso pm di non avere prove. Spero nel ricorso in Appello».

Il processo a Berlusconi, nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse invalidare il lodo Alfano, riprenderà con altri giudici, perché Gandus, Caccialanza e Dorigo sono diventati incompatibili essendosi già espressi con la sentenza sugli stessi fatti. La Consulta comunque non ha ancora fissato la data in cui discutere del lodo e non lo farà secondo i boatos prima del prossimo autunno. Su Berlusconi, questo va ricordato, c’è un problema di utilizzabilità della prova, la confessione di Mills in procura a Milano nel 2004 (poi ritrattata). L’avvocato inglese non venne a ripeterla in aula e i legali del Cavaliere non prestarono il consenso. Va anche considerato che con ogni probabilità gli avvocati di Berlusconi non riterranno valida l’attività istruttoria svolta nel processo Mills per cui bisognerà rifare tutte le rogatorie internazionali.

Il processo Mills intanto dà origine a un’altra inchiesta incentrata sulla presunta falsa testimonianza di Benjamin Marrache. I giudici infatti hanno deciso di trasmettere all’ufficio del pm di Milano le dichiarazioni rese in aula dall’uomo d’affari di Gibilterra. Probabilmente si tratta del passaggio in cui Marrache affermava di non sapere nulla del conto dal quale erano partite 1 milione 125 mila sterline, una delle piste indicate dall’accusa per spiegare la provenienza dei 600 mila dollari con cui Berlusconi avrebbe «comprato» le testimonianze di Mills. La sentenza di oggi mette un primo punto fermo in una vicenda giudiziaria nata come costola dell’inchiesta sui diritti tv sfociato in un altro processo dove Berlusconi risponde di frode fiscale, anche questo sospeso causa lodo. Il premier poi è indagato per appropriazione indebita nel fascicolo stralcio su Mediatrade, controllata al 100 per cento da Mediaset. Mills invece è indagato per falsa testimonianza in relazione alla deposizione resa a Londra nel processo Sme nel 2003, ma quell’accusa va verso l’archiviazione.

sabato, febbraio 07, 2009

CASO ELUANA E SCONTRO ISTITUZIONALE

Dopo un lungo silenzio sul caso durato anni, Berlusconi ora va allo scontro con il Capo dello Stato con la pretesa della “difesa della vita” contro chi invece “difenderebbe la morte”.

Napolitano “respinge” il decreto del Governo perché avrebbe “bloccato” una sentenza della Cassazione, inconcepibile in uno Stato democratico, quindi manifestamente “incostituzionale”. La indipendenza dei poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario sono il fondamento dello Stato democratico ed una garanzia dei diritti di tutti i cittadini di ogni credo nel Paese.

Se tutti i “poteri” cadessero sotto il controllo diretto o indiretto di un solo uomo, per quanto votato dalla maggioranza, produrrebbe di fatto una “dittatura” come la storia insegna. Per questa ragione viene rivolto un invito all’
Appello di "Libertà e Giustizia":"La democrazia è in bilico: salviamola"

Berlusconi ha avuto modo di dimostrare di non sopportare un “potere” che lo limiti e lo controlli come appunto la “Magistratura” e il suo Presidente che è anche quello della Repubblica. Il Parlamento è già sotto il suo controllo con la decretazione d’urgenza!

La sua idea è un “potere” presidenziale “assoluto” e senza controllo una volta “eletto” dal popolo (influenzato dalle sue TV) . Quindi il caso Englaro si presta quale ghiotto pretesto per tentare di “cambiare” la Costituzione e per spodestare il Capo dello Stato sull’onda emotiva rappresentata dall’approssimarsi del suo epilogo ed al dramma della sua famiglia.

Un “uso politico” di questo dramma a cui il Cavaliere ha sempre poco importato, non essendo certo lui né il paladino della morale sul valore della vita né quello della sofferenza. Paradossalmente ora la chiesa di Ratzinger non si vergogna di appoggiarlo e di spingerlo per imporre a tutti i cittadini di ogni credo la “privazione” dei propri e quella dei propri cari, dei “diritti di scelta” se volere o meno i “trattamenti terapeutici” (compresi l’idratazione e alimentazione ‘artificiali’) in casi estremi di malattia terminale o di stati vegetativi senza alcuna speranza di recupero alla vita cosciente. In questo modo “altri” scelgono per loro, prolungando inutilmente l’agonia e sofferenze del malato senza speranza.

Su questo cinico ed orribile sodalizio a danno dei cittadini si potrebbero sostenere e consolidare due “poteri” tra loro: quello di Berlusconi a capo supremo della nazione e quello del Vaticano a capo di tutti i cittadini “cattolici” che eleggono il dittatore. Un dittatore alle dipendenze del Vaticano per l’appunto, con la restaurazione dello Stato Confessionale di storica e triste memoria.

Ma a giudicare dai vari sondaggi tra cui quello di
Ipr Marketing per Repubblica.it sembra che gli italiani di destra e di sinistra, anche cattolici, siano più avanti e maturi dei loro rappresentanti politici e che con molta probabilità questa volta lo “scontro” istituzionale possa “rivelarsi” perdente per Berlusconi ed anche per la Chiesa di Ratzinger, già in gravi difficoltà su altri importanti fronti internazionali.
Raffaele B.

Eluana. Berlusconi: "Senza decreto torno dal popolo"
RaiNews24 06 febbraio 2009

ILSOLE24ORE
Una frattura istituzionale che divide le coscienze
di Stefano Folli
07 febbraio 2009

Per molti decenni, nella lunga storia del dopoguerra, l'equilibrio tra laici e cattolici è stato garantito in Italia, sia pure con qualche eccezione, dalla prudenza e dal senso dello Stato della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati. Si sono evitate le guerre di religione, le fratture fra italiani e gli strappi istituzionali: anche con il concorso della Santa Sede, nel complesso rispettosa della laicità della Repubblica e consapevole che il bene più prezioso era l'unità morale del Paese. Un patrimonio comune che, si poteva immaginare, nessuno avrebbe voluto disperdere.

Purtroppo da ieri questo scenario è andato in frantumi. Non solo le istituzioni sono ferite, anche la convivenza civile subisce un serio "vulnus" e non è chiaro chi e come potrà ricomporlo. Di sicuro ora lo Stato di diritto, cioè il fondamento delle garanzie democratiche, è più debole. Il tema cruciale della vita e della morte, che esige soprattutto sensibilità, rispetto delle coscienze e comprensione del dolore privato, è finito nel tritacarne dello scontro politico. Ed è difficile capire quanto abbiano pesato in questa sconcertante vicenda le questioni di principio e quanto le strumentalizzazioni di parte, volte a fini diversi da quelli dichiarati.

Di sicuro si sta compiendo ai danni della povera Englaro e della sua famiglia l'ultima crudeltà. Intorno a quelle sfortunate persone era tempo che si facesse silenzio e invece è esploso un clamore tanto assurdo quanto inutile. Assurdo perché è davvero singolare che il Parlamento abbia deciso di legiferare adesso, nel giro di poche ore, quando la legge sul testamento biologico è rimasta a prendere polvere nei cassetti per anni, mentre tutti i richiami al buon senso restavano lettera morta. La responsabilità delle forze politiche, sotto questo profilo, resta molto grave e non convince affatto che si sia voluto rovesciarla sul Quirinale, per via della mancata firma a un decreto dell'ultim'ora.

Quanto all'inutilità di questo atroce spettacolo, è penoso doverlo scrivere. Ma è evidente che, se la clinica di Udine va avanti nella procedura prevista (e gli avvocati della famiglia Englaro lo hanno confermato), il Parlamento non arriverà in tempo, per quanto si affretti, a varare lo stralcio del testamento biologico e a impedire che sia interrotta l'alimentazione prima del triste epilogo.

Comunque sia, alla fine resteranno solo le macerie della convivenza civile e i danni della rottura istituzionale. Non era proprio di questo che aveva bisogno l'Italia nel momento in cui sta affrontando una delle più gravi congiunture economiche e quindi sociali che la storia recente ricordi. L'idea di dividere il Paese con la spada, di qui i difensori della vita e di là i fautori della morte, è quanto di più pericoloso si possa immaginare. E sta accadendo. Ma c'è di peggio.
Quasi sempre le battaglie sui principi nascondono obiettivi politici che ai più sfuggono. Sarebbe interessante capire a chi giova lo scontro istituzionale tra Governo e presidenza della Repubblica. Senza dubbio a nessuno, ma può darsi che qualcuno ritenga di trarne vantaggio. E su questo punto è bene essere chiari.

Che la tensione tra i due palazzi romani stesse crescendo ben oltre i limiti, era lampante. Tuttavia si poteva supporre che sarebbe esplosa su di un altro terreno, più strettamente politico-costituzionale: ad esempio, la riforma della giustizia. Invece è deflagrata in tempi e modi imprevedibili, su di un aspetto etico di drammatica profondità; come tale in grado di lacerare i rapporti e di incrinare il patto di fondo che regola la Repubblica più di quanto sarebbe accaduto in circostanze tradizionali.

Può darsi che tutto dipenda da una sequenza di errori, in una spirale imprevedibile. Da un lato i ritardi del Governo, l'iniziale sottovalutazione del caso e poi il desiderio di venire incontro alle gerarchie ecclesiastiche e alle organizzazioni cattoliche. Dall'altro quella lettera scritta da Napolitano e recapitata prima del Consiglio dei ministri, che rendeva pubblica e ufficiale la contrarietà del Quirinale al decreto, con ciò mettendo in imbarazzo Berlusconi. O magari gli ha offerto l'arma per sferrare l'offensiva.

Ma non si sfugge alla sensazione che il caso Englaro abbia fatto emergere una crisi istituzionale comunque matura. Il presidente del Consiglio non ha mai nascosto la sua insofferenza per i vincoli e i limiti del suo mandato. Quella sorta di diarchia al vertice dello Stato, che la Costituzione in qualche misura impone, è sempre apparsa inaccettabile agli occhi di Berlusconi. E nessuno dimentica i conflitti con Scalfaro e le tensioni con Ciampi, lungo l'arco di un quindicennio. Così come nessuno ignora che il premier è determinato in cuor suo a sanare la contraddizione andando a occupare egli stesso la poltrona di Capo dello Stato in un futuro indistinto, ma forse nei suoi piani meno remoto di quanto non dica il calendario della legislatura.

Il presidenzialismo è nel carattere e nella natura di Berlusconi. Viceversa non lo è affatto il ritmo lento di un'azione di governo faticosa e quotidiana, costretta sul sentiero degli equilibri istituzionali. Anche per questo da ieri l'Italia è entrata in una crisi senza precedenti, da cui non sarà facile uscire. Il ruolo supremo di garanzia al di sopra delle parti, che è l'essenza della presidenza della Repubblica secondo l'attuale Costituzione, è stato scalfito e forse compromesso. A sostegno di Giorgio Napolitano c'è l'opposizione di centrosinistra, i radicali, l'estrema sinistra: nonché, ed è molto significativo, il presidente della Camera Fini. Dietro al presidente del Consiglio c'è la maggioranza, l'Udc di Casini, il Vaticano . Schieramenti inediti per una brutta storia dai contorni opachi, di cui non si conosce l'esito.

REPUBBLICA
Caso Englaro, un Paese oltre la politica
La maggioranza è con Napolitano

7 febbraio 2009
Il sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it mostra che la gente ha idee molto chiare sulla vicenda e condivide la scelta della famiglia.
Sul conflitto Quirinale-Governo, la percentuale favorevole a Berlusconi è del 30%


ROMA - Lasciare andare Eluana Englaro, farla finita con l'uso politico della sua vicenda e piena ragione al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto istituzionale con il governo Berlusconi.

Sono i risultati del sondaggio in tempo reale di Ipr Marketing per Repubblica. it, condotto ieri sera con il sistema del "Panel telematico tempo reale" interrogando mille persone disaggregate per sesso, età ed area di residenza.

Ne esce un Paese con le idee piuttosto chiare su questa vicenda. Un Paese come sempre più avanti della politica e, in questo caso, anche delle posizioni espresse dalle gerarchie vaticane. I risultati, tra l'altro, non mostrano grandi differenze anche se si guarda alle preferenze politiche degli intervistati. Una trasversalità, dunque, che sembra corrispondere a un'opinione tanto salda quanto diffusa.

Alimentazione e idratazione. Le prime due domande riguardano esplicitamente il caso di Eluana. Il 61% è favorevole a interrompere alimentazione e idratazione della ragazza in coma da 17 anni; solo il 26% esprime contrarietà, il 13% non ha un'opinione in merito a testimonianza che anche il dubbio ha un suo spazio in questa drammatica vicenda. Dal punto di vista politico, non c'è praticamente differenza: gli elettori di centrodestra e quelli di centrosinistra sono favorevoli all'interruzione in percentuali pressoché identiche (62% e 63%). Risultati identici per quanto riguarda il concetto di "terapia medica" riferibile o meno all'alimentazione e all'idratazione di una persona nelle condizioni di Eluana. Per il 61%, in questo caso, si tratta di terapie mediche che, quindi, possono essere sospese. Il 27% la pensa diversamente e il 12% non ha opinione.

Testamento biologico. Sul testamento biologico, inteso come la possibilità di una persona di indicare in vita i limiti delle cure che s'intende ricevere in casi estremi, la maggioranza è addirittura schiacciante: l'84 per cento è a favore di un provvedimento in materia, appena il 7% è contrario e il 9% non ha opinione.

La politica e il conflitto Quirinale-Palazzo Chigi. La maggioranza degli intervistati condivide la scelta del capo dello Stato di non firmare il decreto e ritiene "non opportuna" la decisione di Berlusconi di intervenire con un decreto d'urgenza. Più in generale, il 50% del campione ritiene addirittura che sulla questione non si doveva intervenire per legge e che, semmai (27%) l'intervento spettava al Parlamento. Solo il 15% ritiene legittimo l'intervento d'urgenza dell'esecutivo. L'8% non ha opinione.

Più nel merito, il decreto d'urgenza di Berlusconi viene ritenuto "non opportuno" dal 56% del campione e "opportuno" dal 32%, mentre il 12% non ha opinione.

A una domanda esplicita sul conflitto istituzionale, il 55% condivide la scelta di Napolitano di non controfirmare il decreto e il 29% non la condivide. Il 16% non sceglie.

In entrambe queste domande, la trasversalità notata precedentemente, scende con l'elettorato di centrodestra che si divide praticamente a metà tra Colle e Palazzo Chigi. Quello di centrosinistra, ovviamente, è quasi tutto dalla parte di Napolitano.

mercoledì, febbraio 04, 2009

SHOAH - PAPA RATZINGER E IL NEGAZIONISMO

Oltre ad Israele che minaccia la rottura dei rapporti con il Vaticano, perfino il primo ministro Angela Merkel dello stesso paese del Papa, cioè la Germania, ha sentito la necessità di chiedere ulteriori chiarimenti a Benedetto XVI per avere riammesso nella chiesa i lefebvriani tra cui il negazionista Richard Williamson (vedere i filmati) oggi sotto inchiesta a Ratisbona, città bavarese perché negare la Shoah in Germania è un reato.

In sostanza la Merkel rimprovera al pontefice mentre afferma più volte che chi "nega la Shoah nega la croce" una stridente ambiguità nel riammettere proprio i negazionisti lefebvriani al suo interno. In pratica il papa afferma a "parole" ciò che smentisce con la sua "azione" di riammissione. Di solito di fronte ad ambiguità quello che conta di più sono le azioni e non le parole. Da qui la richiesta di ulteriori chiarimenti perchè a questo punto, dice la Merkel non si è più sicuri che la chiesa cattolica non sia negazionista.

A questo punto è ovvio che questa ambiguità non potrà essere risolta con altre "parole" che hanno comunque sempre un valore inferiore delle "azioni", ma da altrettante "azioni" in grado di annullare l'ambiguità. Se Benedetto XVI e la chiesa cattolica non imboccano questa strada, la rottura definitiva dei rapporti con i fratelli maggiori ebrei sarà inevitabile e con essa tutto lo sforzo fatto da Giovanni Paolo II per la riconciliazione con gli ebrei andrà perduto irrimediabilmente.
É questo ciò che vuole la nuova chiesa di Papa Ratzinger?
Raffaele B.


(Filmati)
Richard Williamson: Camere a gas? Mai esistite
Si nega l'esistenza delle camere a gas, e l'uccisione di 6 milioni di ebrei. I revisionisti parlano di 200.000 morti nei campi di concentramento.
27 gennaio 2009



Il Vaticano e la Shoah: a chi bisogna credere?
Moni Ovadia parla del caso della riabilitazione dei Lefebvriani, e delle posizioni contrastanti all'interno del mondo cattolico rispetto alla Shoah. http://www.youblob.org
27 gennaio 2009


ILSOLE24ORE
Merkel: più chiarezza sull'Olocausto
Mercoledí 04 Febbraio 2009

FRANCOFORTE - Raramente il tono di un alto dirigente politico europeo è stato così netto e così secco nei confronti di un Papa, almeno nel recente passato. Ieri il Cancelliere Angela Merkel ha rimproverato con insolita durezza Benedetto XVI, un suo compatriota, criticato per non chiarire con sufficiente fermezza che la Chiesa cattolica non è negazionista.

«È necessario che da parte del Papa e del Vaticano sia detto chiaramente che non può esserci negazione dell'Olocausto», ha avvertito la signora Merkel durante una conferenza stampa con il presidente kazako Nursultan Nazarbayev in visita a Berlino, sottolineando che dal suo punto di vista questo chiarimento è ancora "insufficiente".

La reazione è giunta dopo la decisione di Benedetto XVI di revocare la scomunica a quattro vescovi lefebvriani, tra cui Richard Williamson che ha negato l'esistenza delle camere a gas. Nel respingere le critiche subito fioccate, il Papa ha biasimato il prelato attraverso un portavoce – «Chi nega la Shoah non sa nulla né del mistero di Dio né della Croce di Cristo» – ma ha confermato la sua scelta.

«Se l'atteggiamento del Vaticano - ha continuato ieri il Cancelliere - può dare l'impressione che l'Olocausto può essere negato, allora siamo di fronte a questioni fondamentali». Nel contempo, la signora Merkel ha ricordato che «in linea generale» preferisce non commentare le decisioni della Chiesa cattolica romana. In un messaggio email, ieri sera il Vaticano ha risposto che la recente condanna dell'Olocausto da parte di Benedetto XVI non poteva essere «più chiara». La reazione della signora Merkel, figlia di un pastore protestante, è solo l'ultima di una serie.

Nel corso degli ultimi giorni, molte personalità cattoliche tedesche hanno criticato Benedetto XVI più o meno indirettamente. Gebhard Fürst, vescovo di Stoccarda, ha spiegato che la scelta di Benedetto XVI «ha allontanato molti credenti dalla Chiesa, provocato una perdita di fiducia nelle istituzioni cattoliche e peggiorato fortemente il dialogo tra ebrei e cristiani». In un commento intitolato Die Papastrophe, un gioco di parole tra Papa e catastrofe, il Financial Times Deutschland sottolineava ieri che Benedetto XVI può anche essere «un grande teologo», ma è «un pessimo politico».

Dietro alle prese di posizione dell'establishment tedesco si nasconde chiaramente il nervo scoperto dell'Olocausto. Negare la Shoah è in Germania un reato, tanto che lo stesso Williamson è oggi sotto inchiesta a Ratisbona, città bavarese in cui Benedetto XVI ha insegnato per molti anni.

LASTAMPA
IL CASO DEI LEFEBVRIANI
Israele minaccia rottura col Vaticano
1/2/2009 (7:40) di GIACOMO GALEAZZI
Il ministro Cohen: "E' una corporazione in cui stanno negazionisti e antisemiti"

CITTA’ DEL VATICANO
Dopo le relazioni messe in discussione dal Gran Rabbinato di Gerusalemme, la minaccia di rompere i rapporti con il Vaticano arriva anche dal governo israeliano. A tre mesi dalla programmata visita papale in Terra Santa, la riammissione del vescovo negazionista lefebvriano Richard Williamson attira sulla Chiesa ulteriori proteste dallo Stato ebraico. Ieri il ministro israeliano per gli Affari religiosi Yitzhak Cohen ha alzato la posta e ha chiesto all’esecutivo uscente (l’11 febbraio si vota) di porre fine alle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. In un’intervista al settimanale tedesco «Der Spiegel», Cohen ha annunciato di aver sollecitato il suo governo «a rompere completamente i rapporti con una corporazione in cui sono presenti membri negazionisti dell’Olocausto e antisemiti».

L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechai Lewy si chiama fuori dalla mischia: «Non posso pronunciarmi su frasi di un ministro israeliano, comunque io dipendo dal dicastero degli Esteri». Intanto, con un’altra decisione che ha suscitato polemiche in Austria, Benedetto XVI ha nominato vescovo ausiliare di Linz un prelato ultraconservatore, Gerhard Wagner, passato alle cronache per aver tacciato di «satanismo» i libri di Harry Potter e affermato che l’uragano Katrina è stato una punizione divina per l’immoralità di New Orleans. Ma a preoccupare la Santa Sede è soprattutto la pioggia di reazioni negative dal mondo ebraico per le tesi negazioniste di Williamson e le dichiarazioni di identico tenore di numerosi esponenti della comunità lefebvriana. Il vicepresidente della comunità ebraica tedesca, Salomon Korn, definisce la grazia accordata da Benedetto XVI «un ritorno agli oscuri secoli passati». Korn bolla come «imperdonabile» l’atto del Pontefice perché così «mette in discussione la riconciliazione con gli ebrei, portata avanti dal suo predecessore Karol Wojtyla».

Attacca Ratzinger anche Israel Meir Lau, ex rabbino capo di Israele e sopravvissuto al lager di Buchenwald: «Come può un negazionista ottenere la protezione e la riabilitazione dal capo della Chiesa cattolica?». Non meno dure le rimostranze all’interno della Chiesa. E’ molto pesante la critica al Papa anche da parte del presidente del Bundestag, il cristiano-democratico Norbert Lammert. Il leader del Parlamento tedesco imputa a Benedetto XVI di «mettere a rischio il dialogo con le organizzazioni ebraiche, qualificato espressamente come irrinunciabile dalla Santa Sede». Mentre anche l’ex segretario della Cdu, Heiner Geissler, denuncia la visione conservatrice di Benedetto XVI: «Si ha l’impressione che preferisca un vescovo cattolico antisemita e di estrema destra a un vescovo protestante donna». E il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, protesta che «nella Chiesa cattolica non c’è posto né per l’antisemitismo né per la negazione dell’Olocausto». 200 sacerdoti e teologi hanno espresso in una lettera alla Conferenza episcopale svizzera (dove hanno base i lefebvriani) la loro preoccupazione per la «svolta fortemente regressiva del pontificato».

sabato, gennaio 31, 2009

ECOLOGIA E NUOVO SVILUPPO ECONOMICO

A Davos si è incominciato a dire in modo esplicito ciò che per gli ambientalisti era ovvio da molti lustri, e cioè che non ci può essere un nuovo sviluppo economico che non tenga conto dell’ecologia. I due aspetti sono connessi strettamente. Vale a dire che non è più possibile rilanciare l’economia basato sul petrolio senza tenere conto dell’ambiente perché viene di fatto “limitato” dalle devastanti e costose conseguenze proprio dall’inquinamento globale prodotto.

Il surriscaldamento con l’impazzimento del clima produce “costi colossali” per danni al territorio ed alla agricoltura per la produzione di cibo. Altri fattori d’inquinamento producono danni alla salute di tutti gli esseri viventi tra cui l’uomo con altrettanto “costi colossali” cui nessuno Stato può farvi fronte da solo.

La Terra è un sistema chiuso che va verso la “saturazione” e si rischia di raggiungere il punto di “non ritorno” se non si attua da subito l’inversione promuovendo in tutto il mondo un “nuovo sviluppo economico” basato su fonti energetiche rinnovabili.

I governi dei paesi industrializzati più avanzati, che hanno le maggiori colpe dell’inquinamento fin qui prodotto, devono farsi carico di condurre il nuovo corso aiutando gli altri paesi a fare lo stesso in particolare quelli più poveri.

Gli Stati Uniti con il nuovo presidente Obama si sta muovendo in questa direzione. Altri Stati Europei cominciano ad avviarsi nella stessa direzione. L’Italia di Berlusconi invece ritiene che l’ecologia sia un “lusso” che non si può permettere quando invece è proprio l’ecologia che potrà ridare sviluppo all’economia del Paese. Leggi “
Green economy, L'Italia non c'è”.

Al contrario invece il segretario del maggiore partito di opposizione Veltroni propone il nuovo modello di sviluppo: "
Con la green economy un milione di posti di lavoro" con alla base la rottamazione del petrolio.
Raffaele B.

FILMATO
Ecorivoluzione necessaria di Grammenos Mastrojeni
11 novembre 2008
TG2 (RaiDue)
Libro L'eco rivoluzione necessaria del Diplomatico Grammenos Mastrojeni
"L'eco rivoluzione necessaria", però, non intende lanciare l'ennesimo allarme per i mutamenti climatici.
Certo, nel libro si esplora un aspetto inquietante e poco conosciuto del problema, spiegando come le alterazioni ambientali - non solo il riscaldamento globale - potrebbero provocare conflitti bellici su larga scala. Ma l'obbiettivo non e' spaventare ancora di più; e' sottolineare che la Terra - il nostro habitat - e' un sistema causale globale e chiuso, ove ogni tipo di squilibrio si moltiplica e ne provoca altri. Nel XX secolo si e' capito, ad esempio, che gli squilibri economici favoriscono la guerra; e' ora di includere anche gli squilibri ambientali in questo tipo di analisi e modulare la politica su una prospettiva "eco sistemica", sul sistema terra nel suo insieme con tutta la sua complessità. Se si imbocca questa strada si arriva subito a una conclusione: pace, giustizia socio-economica, diritti dell'uomo e ambiente si tutelano tutti assieme e mai l'uno a discapito dell'altro. In altre parole: vogliamo conservare le foreste sud-americane? Il metodo più efficiente e' sradicare le forme di sfruttamento dei disperati che si accaniscono a bruciare ettaro dopo ettaro. (...) Economia" e "ecologia" sono discipline sorelle. Del resto la saggezza antica e nascosta delle parole ci rivela sempre molto: economia ed ecologia, entrambi i termini derivano dal greco "oikos", che vuol dire "casa"; entrambe le materie si occupano di tenere a posto la nostra casa comune Terra. (G.Mastrojeni)



REPUBBLICA
ECONOMIA
DIARIO DA DAVOS/4
L'urgenza dei temi ambientali
di KOFI ANNAN
31 gennaio 2009

DAVOS - Come era prevedibile, nelle conversazioni qui a Davos la crisi finanziaria e la crisi economica globale predominano su ogni altra cosa. Il cambiamento del clima merita un'attenzione quanto meno identica, non solo per l'enormità del problema, ma anche perché le soluzioni alla crisi economica devono in primis essere sostenibili da un punto di vista ambientale.

Il cambiamento del clima terrestre non è una questione che concerne il solo ambiente: ha implicazioni economiche sempre più profonde ed è un fattore che contribuisce a creare le situazioni sullo sfondo delle quali scoppiano i conflitti. Gli scontri per accaparrarsi le risorse disponibili si stanno intensificando ovunque e sempre più popoli sono costretti a trasferirsi. Il nostro ininterrotto ricorso ai combustibili fossili non danneggia soltanto l'ambiente in sé, ma è ormai all'origine dell'assetto politico, sia a livello internazionale, sia nell'ambito dei singoli Paesi.

Invece di combattere per conquistare l'accesso a un giacimento di petrolio o di gas, dovremmo fare a gara per potenziare e sfruttare sapientemente le energie rinnovabili, quali l'eolica, la termale e la solare. La tecnologia per riuscirci esiste e migliora di continuo, ma il mercato è ancora troppo limitato e gli investimenti dipendono ancora troppo dall'instabilità dei prezzi del petrolio.

È assurdo continuare a perdere tempo e trastullarci in mille discussioni mentre il mondo si surriscalda, sia politicamente sia letteralmente, mentre si moltiplicano le prove dell'impatto negativo dei combustibili fossili sulla vita, sulla salute del pianeta e sulla sicurezza dei generi alimentari. Ci serve niente di meno di un equivalente verde globale del Piano Marshall, che includa necessariamente un aiuto finanziario e un'assistenza tecnica ai Paesi più poveri, affinché possano adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico.

Senza questo aiuto sostanziale, la soluzione non sarà giusta. Per un accordo destinato a durare, al summit di Copenhagen si dovrà riconoscere che i 50 Paesi più poveri del mondo, a fronte di una loro responsabilità diretta quantificabile in meno dell'1 per cento delle emissioni di gas serra globali, subiranno le conseguenze più gravi del cambiamento climatico.

Ieri mattina Al Gore incontrando i vari consulenti ha detto che il Presidente Obama è "sempre il più ambientalista in questa sala". Questa notizia è molto incoraggiante e le speranze riposte in lui sono immense. È giunta l'ora di una leadership politica decisiva, ma i top manager delle grandi aziende e i leader del settore finanziario - che dopo tutto devono trovare una nuova legittimazione alla loro professione, come è stato detto da più parti in questa circostanza - potrebbero fare molto di più. Ad avere una visione sono ancora poche persone isolate: ci occorrono subito impegni concreti da sottoscrivere e auspichiamo che lo siano a livello ufficiale prima che il WEF di Davos chiuda i battenti.
(A cura della Kofi Annan Foundation) - AGRA - APP
Traduzione di Anna Bissanti

domenica, gennaio 25, 2009

SICUREZZA - GAFFE DEL CAVALIERE SUGLI STUPRI

Berlusconi è come al solito incontenibile! Ancora una volta si abbandona ad una gaffe che supera ogni limite di decenza perché fatta da un Capo di Governo a danno dei propri cittadini, in primo luogo le donne e poi gli uomini.

Con la frase “dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai”, egli in realtà “confessa” più cose di quanto sembrerebbe in un primo momento, e poi con il “chiarimento” di
Capezzone si va oltre il “ridicolo” al punto che ribadisce la solita solfa che è colpa degli altri che stravolgono le parole del Cavaliere (vedere il filmato per questo).

La gaffe consiste nel fatto che secondo Berlusconi lo stupro avverrebbe perché la vittima è “bella”. E questo vorrebbe anche dire che gli uomini, di fronte ad una bella donna non sanno “resistere”. Suona come una tetra “giustificazione” per gli uomini (stupratori) a ”violentare” le donne (vittime) perché hanno la colpa di essere “belle”.

Essa rivela una “mentalità” del vecchio costume maschilista dei tempi andati che addossa solo alla “donna” la colpa della “violenza carnale” che subisce, perché è proprio lei a “provocarla” con il suo corpo. L’uomo è maschio e cacciatore e non ha colpa alcuna. Il Cavaliere si identifica spesso con questo modello, quindi senz’altro ci vede se stesso.

Oltre alla gaffe, il Cavaliere, con quella frase, “confessa” inconsapevolmente che il problema della sicurezza non si può affrontare con i militari, come avevano “tuonato” nella campagna elettorale e tanto da volere moltiplicare per dieci i soldati già impiegati nelle città. Ce ne vorrebbero milioni che non ci sono! In nessun paese democratico ed avanzato si affronta la sicurezza interna con l’Esercito. Non si possono certo acchiappare ladri e stupratori con i carri armati, è ridicolo!

Hanno fatto e continuano a fare solo “demagogia” e tanti “annunci” vani “ingannando” facilmente tutti quei milioni cittadini la cui opinione viene costantemente “manipolata” e “costruita” dalle televisioni di Berlusconi medesimo (conflitto d’interessi) e dalla grande stampa asservita allo stesso quale dispensatore di quote di pubblicità (finanziamenti).

Quello che serve è un insieme di politiche della “sicurezza” e della “immigrazione” che rimettono al centro le forze di polizia con finanziamenti adeguati per pattugliamenti frequenti e capacità d’intervento rapido che non ci sono, l’efficacia della giustizia più giusta e rapida che non è, il rifinanziamento dei comuni “depotenziati” per rimetterli in condizioni di affrontare i bisogni veri delle città tra cui l’illuminazione, la viabilità, servizi sociali, i controlli del territorio comprese le stazioni con videocamere e quant’altro possa servire per aumentare la sicurezza a tutte le ore ed in tutti i luoghi.
Raffaele B.


Berlusconi sugli stupri
«Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» - Silvio Berlusconi - 25 Gennaio 2009

CORRIERE DELLA SERA
Stupri e donne, Berlusconi sotto accusa
Veltroni: «Offende le donne». Il leader del Pd: «Quella del premier è l'ennesima battuta su un dramma e dimostra scarsa sensibilità»
25 Gennaio 2009

MILANO - Hanno suscitato non poche polemiche le parole del premier Silvio Berlusconi
sull'allarme sicurezza e in particolare sulla vicenda degli stupri nella Capitale e a Guidonia. «Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» ha detto il Cavaliere. Pd e Udc hanno immediatamente replicato alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, apostrofandole come «offensive e volgari». «L'ennesima battuta del premier di fronte al dramma delle tante donne violentate in questi giorni - ha sottolineato il segretario del Pd Walter Veltroni in una nota - è una dimostrazione ulteriore di scarsa responsabilità e di scarsa sensibilità per una forma di violenza che segna la vita delle persone che la subiscono». Per Veltroni Berlusconi «ignora il dramma della violenza sessuale, offende le donne italiane e smentisce se stesso sull'utilità dell'impiego dei militari».

«SI EVITINO LE BATTUTACCE» - «Berlusconi farebbe meglio a tacere invece di dire cose offensive nei confronti delle donne» ha detto Vittoria Franco, ministro delle Pari Opportunità nel governo ombra, secondo la quale «in buona sostanza, stando alle sue parole, se le donne escono di casa da sole devono mettere in conto di poter essere violentate o aggredite perché non è possibile presidiare il territorio». «Il premier straparla» gli fa eco Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa. «Un soldato per ogni bella donna? Forse Berlusconi pensa che tutti uomini italiani siano incontinenti e irresponsabili o forse è una autodenuncia di incapacità a governare in sicurezza» ha dichiarato Luca Volonté, dell'Udc, in una nota. «Si evitino battutacce e, senza polemiche, si affrontino veri nodi» è l'invito di Volonté. «La battuta sui soldati e le belle donne, Berlusconi se la poteva risparmiare, essendo di pessimo gusto ed offensiva in un momento in cui le italiane sono fatte oggetto di violenze quotidiane» è il punto di vista del segretario ed eurodeputato di Forza Nuova, Roberto Fiore.

IL CHIARIMENTO DI CAPEZZONE - D'altro canto il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone spiega che «il premier ha detto una verità evidente e di buon senso: purtroppo non basterebbero milioni di militari per evitare alcuni fatti criminali e sciagurati, che vorremmo non avvenissero mai, ma invece a volte accadono, procurando dolore e indignazione». «Tutti gli italiani - ha aggiunto Capezzone - capiscono questo concetto, tranne i dirigenti della sinistra. È davvero avvilente che una sinistra allo sbando provi a stravolgere il senso delle parole dette da Silvio Berlusconi».

venerdì, gennaio 16, 2009

ISRAELE - ANNUNZIATA E LA STRAGE DEI BAMBINI A GAZA

Di fronte ai massacri di civili e soprattutto bambini non c'è nessuna politica o strategia militare che tenga per quanto elaborata. Anzi, chi tenta di equiparare la situazione di Gaza "attaccata" dagli israeliani da quella di Israele "attaccata" dai missili di Hamas, "perpetua" il grande inganno che sta alla base del conflitto israelo-palestinese.

L'intervento armato a Gaza con l'aviazione, marina ed esercito ha fatto finora oltre 1000 morti e quasi 4000 feriti, oltre 350 sono bambini e centinaia di donne tutti nel campo palestinese. Israele conta finora una decina di morti di cui 4-5 da fuoco amico.

Questo dato inconfutabile, da solo, ci dice in modo inequivocabile, che quello che sta succedendo non è una guerra tra Israele e palestinesi come tutti i maggiori media tendono di accreditare, ma una spietata "mattanza" camuffata da azione di "guerra giustificata" dagli attacchi di Hamas.

No, non è una guerra perché la guerra si fa tra eserciti contrapposti! Qui solo Israele possiede l'esercito, non solo ma anche l'aviazione e la marina con le armi più moderne e sofisticate, mentre i palestinesi non hanno niente di tutto questo, punto. Quindi rispetto al suo armamento, Israele sta facendo la facile "guerra" a gente "inerme" come di fatto i dati dimostrano.

Questi "massacri" non faranno che aumentare l'odio degli arabi e dei palestinesi contro Israele alimentando sempre più proprio il "terrorismo" che Israele dice di combattere.

Ad AnnoZero Santoro se la prende con coloro che fanno tanta retorica sulla politica e sulle ragioni delle guerre e di chi le fa (Annunziata lascia per questo lo studio in polemica) e con la politica e la comunità internazionale, in particolare il Partito Socialista Europeo, che "non fanno un tubo" - dice- fanno solo chiacchiere, ma nulla di più, mentre a Gaza muoiono tanti bambini e civili nessuno né i potenti della terra fanno nulla per fermare il massacro. Siamo tutti colpevoli di questo!
Raffaele B.

Annunziata vs Santoro
Lucia Annunziata litiga durante la trasmissione "Annozero" con Michele Santoro e lascia lo studio.

REPUBBLICA
La Annunziata lascia Annozero
"Santoro, sei filo-palestinese"
15 gennaio 2009
Scontro fra i due giornalisti durante il programma su RaiDue
"Sei di parte". "Non dire le cose che dicono tutti"

ROMA - La giornalista Lucia Annunziata ha abbandonato la trasmissione Anno Zero, condotta da Michele Santoro su Raidue, accusando il giornalista di aver realizzato una puntata dedicata alla situazione a Gaza, "al 99,9 per cento schierata" a favore dei palestinesi.

Santoro ha polemicamente risposto alla Annunziata invitando la collega ad entrare nel merito e discutere di contenuti, evitando alla trasmissione critiche "che vengono avanzate da anni nei nostri confronti".

Alla conduttrice di "in mezz'ora", in particolare non sono piaciuti i commenti dei ragazzi della comunità palestinese di Milano, intervistati da Corrado Formigli. "Non si possono affidare a due ragazzine" questioni così importanti, aveva detto. Lucia Annunziata si è quindi alzata e ha lasciato la trasmissione.

Nel finale di trasmissione Santoro si è lasciato andare, quasi gridando, a un attacco alla politica, che "su queste tragedie non fa un tubo", e personale a Veltroni: "Andasse a Gaza invece di andare in Africa". Santoro ha criticato anche il PSE, che "da anni non fa niente... perché non convoca una riunione e decide quali azioni politiche intraprendere?". "Non accetto - ha scandito Santoro - che questi bambini muoiano e i potenti della terra non fanno niente per fermare questo massacro".

ASCOLTA L’INTERVISTA A MONI OVADIO
REPUBBLICA.IT/MICROMEGA-ONLINE
Il calvario di Gaza sarà un boomerang per Israele
16 gennaio 2009

"Le giustificazioni di questa guerra sono inaccettabili. Una democrazia non colonizza un altro popolo, trova altri modi per difendere la propria sicurezza. La soluzione militare getta soltanto benzina sul fuoco. Con Hamas bisognerà trattare. E spero che Obama non cominci con i piccoli passi, serve un accordo definitivo".

giovedì, gennaio 08, 2009

ISRAELE - NON SI ARRESTA LA MATTANZA A GAZA

Il rapporto di 700 morti e 3000 feriti “palestinesi” e 10 morti di cui 4 da "fuoco amico" e decine di feriti “israeliani”, rende evidente anche a chi non vuol vedere che non si tratta di una guerra tra "pari" ma di una vera "strage" condotta da Israele con le armi più moderne e sofisticate, anche "proibite" come quelle al “fosforo bianco” cui gli israeliani ora "negano" come fecero pure a Gaza e in Libano e poi però "ammisero" di fronte a prove schiaccianti. Vedi l'articolo dello scorso 12-ott-2006 "NUOVE ARMI - IL VIDEO SHOCK DI RAINEWS24"

L'assedio di Gaza e della Palestina, il muro che li imprigiona, le continue violazioni delle risoluzioni ONU da parte di Israele, i lunghi ed estenuanti negoziati di pace "inconcludenti" hanno "indebolito" i fautori della pace e “rafforzato” invece i fautori della soluzione "militare" da ambe le parti. Queste sono le vere cause del conflitto e non altre.

Ora se la Comunità Internazionale non riesce a "fermarlo" si rischia l'escalation che metterà in serio pericolo la pace non solo in tutta l'area mediorientale ma in tutto il mondo!
Raffaele B.

Gaza, sale il bilancio delle vittime
il corrispondente Filippo Landi
Fonte: RaiNews24 08 gennaio 2009


Trascrizione del parlato:
A 12 giorni dall'inizio dell'attacco a Gaza è giusto chiedersi: qual'è l'obiettivo dei governanti israeliani?
Molte intenzioni sono state da loro manifestate:
1. fermare i lanci di razzi qassam, anzi di più
2. rovesciare il governo di hamas a Gaza, qualcosa di meno...
3. infliggere una dura lezione ad hamas
Adesso "scioccare" i razzi qassam ed insieme il contrabbando di armi verso Gaza. Intenzioni come si vede tra di loro contrastanti.
Adesso il cessate il fuoco proposto da Sarkozy e Mubarak offre agli israeliani la chiusura dei tunnel che collegano Gaza all'Egitto. Ma dai quei tunnel tutti lo sanno, in primo luogo gli egiziani che li hanno tollerati, sono passate armi ma anche cibo per la popolazione di Gaza chiusa in "prigione" dagli israeliani. La chiusura dei tunnel, c'è ora da chiedersi,vorrà dire anche la riapertura del valico di Rafah con l'Egitto e forse degli altri valichi con Israele? Il "si" di Abu Mazen alla tregua e anche il "si" alla riapertura di Rafah chiuso per colpire hamas? C'é voluta forse un'altra guerra quasi 700 morti e 3000 feriti tra i palestinesi, 10 morti e decine di feriti tra gli israeliani per capire che l'assedio di Gaza non poteva durare all'infinito. Ma forse in Israele e in Europa non tutti lo hanno ancora compreso. Quell'assedio a Gaza volutamente ignorato dalla Comunità Internazionale anche quando i razzi non esplodevano tra i civili israeliani di Sderot o di Ashken.
Se questo conflitto però troverà una tregua lo dovremo anche all'impatto delle immagini delle 43 vittime innocenti della scuola di Gaza. Ed è per questo che un grazie va oggi agli oscuri cameramen che ci obbligano a vedere.


RAINEWS24
Gaza. 700 morti in 12 giorni. Dal Libano razzi su Israele
Geruselemme, 8 gennaio 2009

L'esercito israeliano ha risposto agli attacchi di stamattina con razzi Katyusha contro il nord di Israele, aprendo il fuoco in direzione del Libano. Cinque razzi da 120 millimetri sparati dal Libano hanno colpito il nord di Israele, sono stati lanciati dalla citta' di Dhayra. Lo riferisce l'emittente tv di hezbollah al Manara. Smentito, invece, il lancio di altri razzi a metà mattinata, dal Libano verso il nord di Israele. La Finul, Forza delle Nazioni Unite in Libano, è stata posta in "stato di allerta rafforzato", secondo fonti militari francesi.

Almeno cinque persone sono rimaste ferite dai razzi Katyusha sparati stamattina dal Libano del sud contro il nord di Israele. Fonti militari israeliane hanno riferito che almeno quattro Katyusha sono caduti nel settore ovest della Galilea, nei pressi della città di Nahariya e del kibbutz Kabri. Dopo gli attacchi, le autorità di Nahariya hanno invitato i residenti della regione a restare nei rifugi anti-missile.

Si tratta del primo attacco del genere dall'estate 2006, quando si combatté la guerra di 34 giorni tra le forze israeliane e le milizie sciite libanesi di Hezbollah. Il movimento sciita libanese, peraltro, nega ogni responsabilità nel lancio di razzi di oggi. Sembrerebbero dunque essersi avverati i timori dell'apertura nello Stato ebraico di un fronte settentrionale, mentre per il tredicesimo giorno consecutivo al sud è in corso l'offensiva nella Striscia di Gaza.

Nel sud di Israele, razzi sparati da Gaza sono caduti stamane nelle citta' di Ashqelon e Ashdod e nelle aree limitrofe. Non si ha notizia di vittime.

Un ufficiale dell'esercito israeliano è morto oggi nel corso di violenti scontri con i miliziani di Hamas nel nord della Striscia di Gaza. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz. Feriti anche altri soldati. Il militare ucciso si trovava a bordo di un carro armato nell'area dell'ex insediamento di Netzarim, colpito da missili anti-carro. Si tratta della settimo soldato israeliano ucciso dall'inizio dell'operazione di terra nella Striscia, lo scorso sabato.

domenica, gennaio 04, 2009

ISRAELE - QUALCUNO FERMI LA GUERRA A GAZA

Guardiamo questo filmato STOP WAR AT GAZA
del 04 gennaio 2009
Oltre 500 uccisi e più di 2000 feriti.
Quando finirà? L'assassinio di queste anime innocenti?
Fermate questa guerra sproporzionata. Fermate questa ingiustizia
.

Dal TG24 un reportage su Gaza. Il presidente francese Sarkozy critica l'offensiva Israeliana e il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni "nega" con incredibile cinismo che l'offensiva sia sproporzionata.

Crisi Gaza, Ue divisa: due delegazioni in Medioriente del 4/12/2009
Tra 24 ore la partenza del presidente francese Sarkozy, che da subito ha criticato duramente l'offensiva israeliana. Gaza, 500 morti dall'inizio dell'offensiva aggressiva sciolto, 87 sono bambini. Inascoltato l'appello del Papa per la pace in Medioriente. Le forze israeliane avanzano nella zona centrale della Striscia.
Un carro armato israeliano ha colpito un'auto vicino Gaza City, uccidendo 5 persone di un nucleo familiare. Intanto l'esercito di Tel Aviv ha confermato la morte di un soldato israeliano. Il presidente Peres ha dichiarato che l'operazione di terra era necessaria e non si fermerà perché occorre dare un segnale chiaro agli estremisti di Hamas, che hanno violato la tregua. "L'offensiva non è sproporzionata", ha dichiarato il ministro degli esteri Tzipi Livni.

Un reportage di TG2 sulle manifestazioni nel mondo contro la guerra a Gaza.
Tensione altissima in tutti i paesi del mondo per l'escalation della guerra a gaza del 4/12/2009

Intanto l’odio cresce alimentando tutti gli estremismi ed i terrorismi riducendo sempre più i consensi per una pace negoziata e valida per entrambe le parti. L’imposizione della forza non avvicina la pace ma aumenta invece l’odio e le vendette e quindi il terrorismo che si alimenta di nuovi e massici consensi. Il “terrorismo” di Hamas non è altri che la risposta “sbagliata” alla sovrastante forza militare di Israele che mantiene la Palestina sotto assedio da più di 60 anni.
.
Se la comunità internazionale non trova il modo di fermare il “massacro” (per ogni israeliano morto ci sono centinaia di palestinesi morti oltre a donne e bambini e distruzioni) metterà a dura prova l’intero mondo arabo che potrebbe “destabilizzarsi” e quindi alla fine “costretto” ad “intervenire” in qualche modo. Se lo farà allora l’occidente si muoverà a sua volta e ciò costringerà anche la Russia ad intervenire e così via fino ad arrivare alla terza guerra mondiale?

Infine un articolo sull'
UNITÀ sulla "paura che uccide" i bambini a Gaza insieme ai bombardamenti. Da Padre Manuel Musallam, parroco di Gaza e direttore della scuola cristiana Holy Family.

UNITA
Il parroco di Gaza: «I bambini muoiono anche di paura»
04 gennaio 2009

«Qui non si muore solo per i bombardamenti ma anche per la paura e i bambini sono le prime vittime». Lo ha detto Padre Manuel Musallam, parroco di Gaza e direttore della scuola cristiana Holy Family, intervistato al telefono da un giornalista dell'Agenzia Italia. Domenica mattina, ha raccontato il prete palestinese, una bambina di 12 anni della famiglia Abu Ras è morta di infarto nella sua abitazione: «Non l'hanno potuta nemmeno portare in ospedale perchè è troppo lontano», ha spiegato. Lo scorso venerdì un'altra studentessa della scuola cristiana Holy Family , Christine Ouadiah Turk è morta per la paura, in seguito a un bombardamento.

«I bambini stanno letteralmente impazzendo a causa dei bombardamenti - ha spiegato padre Musallam - Piangono e gridano continuamente. Sono in una condizione di stress costante», ha spiegato il prete palestinese che è anche preside dell'unica scuola cristiana di Gaza. La notte precedente una bomba è caduta a circa 50 metri dalla chiesa e a 30 metri dalla casa delle suore. Secondo il religioso palestinese a Gaza è in corso una crisi umanitaria senza precedenti: «La gente usa la farina destinata agli animali per cucinare. L'altro giorno un panettiere si vergognava a darmi il pane perchè diceva che era troppo impuro per un prete».

In città la corrente elettrica manca per parecchie ore ma nella parrocchia di padre Musallam c'è un generatore elettrico a gasolio: «Molta gente viene qui per cucinare o per ricaricare il telefonino». In nove giorni di assedio oltre a obiettivi militari sono state colpite diverse case, strade, caserme della polizia, uffici governativi e sette moschee. «È vero, ci sono i miliziani qua ma la maggior parte degli abitanti di Gaza sono povere persone, innocenti. Anche i poliziotti uccisi i primi giorni. Loro lavoravano per Hamas ma non appartenevano a quel movimento. Anch'io sono sotto il governo di Hamas. Questo significa che sono un terrorista?».

Sono parole amare quelle di Padre Musallam nei confronti delle autorità israeliane . «Diventa sempre più difficile parlare di perdono sia ai cristiani che ai musulmani» commenta il prete palestinese secondo il quale gli attacchi israeliani degli ultimi giorni contribuiscono ad aumentare il consenso della popolazione nei confronti del partito guidato da Ismail Haniye: «Se volevano distruggere Hamas, sono riusciti invece a rafforzarlo. Oggi la gente è più estremista e fondamentalista di un tempo». Il religioso
sostiene che la situazione di Gaza sta danneggiando gli stessi israeliani: «Se dai fuoco alla casa del vicino , prenderà fuoco anche la tua. Questa guerra porta solo vittime. La pace è possibile - conclude - ma come si può raggiungere in una tale condizione di sofferenza e umiliazione per i palestinesi?»

sabato, gennaio 03, 2009

EUTANASIA E ASSISTENZA SOCIALE INIQUA

Nei media TV la notizia è stata ignorata completamente. Angela, una signora malata e pensionata si è spinta a chiedere per se l’eutanasia pubblicamente perché una morte dignitosa è certamente meglio di una vita di stenti, di dolore e di umiliazioni". Non sa come mantenersi, figurarsi come potersi curare. La donna di cui si parla è sola, ha 58 anni, un tumore ai polmoni e con una misera pensione di €250 mensili.

La Sanità abruzzese le rifiuta incredibilmente l’indennità di accompagno perché “non ha i requisiti” e le trasferte a Pescara per l’accesso alle cure chemioterapiche diventano un problema in più. Eppure alla stessa paziente è stato riconosciuto il 100% di invalidità.

Di fronte ad un caso simile le leggi e la burocrazia si sommano ai problemi sia di sopravvivenza che di malattia di questa povera signora e di tante altre persone che versano in uno stato analogo.

La richiesta pubblica dell’eutanasia ha però fatto “scattare” qualcosa! Visto che Angela non può nemmeno sostenere le spese per presentare ricorso contro la decisione della Asl, allora per questo è intervenuto il Comune di Castel di Sangro, che ha annunciato la copertura delle spese legali (non molto ma il comune è senza soldi).

Anche la chiesa è intervenuta ma solo a parole però, niente atti concreti. Intanto in mancanza dello Stato e di altre istituzioni intervengono i cittadini e le associazioni volontarie che fanno già la raccolta fondi. È questa la reale situazione di assistenza sociale e sanitaria in Italia? Sembra di si.
Raffaele B.
.
*** AGGIORNAMENTO ***
FILMATO: La confessione shock di Angela
(4 gennaio 2009)
Malata di tumore e con 250 euro al mese: "Non riesco a tirare avanti, meglio l'eutanasia". Intervista di Fabrizio Fusco.
La storia di Angela Scalzitti, di Castel di Sangro (L'Aquila), che non può pagarsi le cure, raccontata ieri da Repubblica: grazie alla solidarietà del Comune e della comunità montana,la donna avrà un autista per andare all'ospedale di Pescara.

REPUBBLICA
Malata e indigente chiede l'eutanasia
Il vescovo: "Un grido di dolore"
di GIUSEPPE CAPORALE
3 gennaio 2009

Polemica in Abruzzo. La donna, 58 anni, pensionata, ha un tumore
Vive con 250 euro al mese, le è stata negata l'indennità di accompagnamento

CASTEL DI SANGRO (L'AQUILA) - Indigente e malata di cancro. Per questo Angela S., 58 anni, pensionata, vuole morire e chiede l'eutanasia. "Non auguro a nessuno di vivere in queste condizioni", ripete dal giorno di Natale, quando per mettere assieme il pasto ha dovuto chiedere aiuto ai vicini. Ora il disperato appello è diventato un caso. La sua vita, già piena di difficoltà, da quando ha scoperto di essere gravemente malata è scivolata in un baratro. Ma il tumore ai polmoni e l'indigenza non sono i suoi unici nemici: c'è anche la burocrazia che acuisce il dolore.

Già, perché Angela vive con 250 euro al mese di pensione (ottenute per una invalidità) in un paese arroccato sulle montagne abruzzesi. Appena scoperta la malattia, ha chiesto alla Asl una semplice indennità di accompagnamento. Un modo per ottenere un aiuto nei lunghi viaggi (250 chilometri circa tra andata e ritorno) per sottoporsi alla chemioterapia che deve necessariamente svolgere a Pescara. Ma la sanità abruzzese - già sconquassata e priva di fondi, anche a causa degli scandali legati alle tangenti nella pubblica amministrazione - è stata irremovibile. La donna non può avere l'indennità. Al massimo può percepire un rimborso spese per i viaggi dovuti alle cure.

La commissione di medicina legale - assicurano dalla direzione della Asl - l'ha più volte visitata ed ha constatato la "mancanza dei requisiti di legge". Il "no" da parte dell'ente ha spinto la donna a chiedere pubblicamente una "morte dignitosa piuttosto che una vita di stenti, dolore e umiliazione". Non sa come mantenersi, figurarsi come potersi curare. Angela non può nemmeno sostenere le spese per presentare ricorso contro la decisione della Asl. Ma almeno per questo aspetto è intervenuto il Comune di Castel di Sangro, che ha annunciato la copertura delle spese legali.

Intanto lei continua a rivendicare i suoi diritti: "Non voglio essere di peso a nessuno, chiedo solo aiuto allo Stato. Me la sono sempre cavata da sola, con poco. Adesso però il male mi ha attaccato i polmoni e non mi consente di procacciarmi il necessario per vivere. Purtroppo non rientro in nessuna forma di ammortizzatore sociale". L'unico apporto concreto lo ha ricevuto da Comune e Comunità Montana che hanno messo a disposizione una vettura per consentirle di recarsi a Pescara e sottoporsi alle cure. Tutto per un importo massimo di 1800 euro frutto di un contratto di solidarietà, ormai esaurito. "Ora non so proprio come farò a continuare con i cicli antitumorali...".

L'assessore comunale Andrea Liberatore, uno dei primi ad occuparsi della vicenda, giudica la decisione della Asl "iniqua verso una persona che non riesce a sopravvivere. È il risultato di una sanità poco accorta. In passato sono stati concessi benefici a tutti, ora invece si negano quelli essenziali a chi ne ha bisogno".

Per il vescovo della diocesi di Sulmona, Angelo Spina, si tratta di "un grido di dolore, un grido di una persona sola che reclama il diritto alla vita e non alla morte". Ma anche la chiesa non è stata d'aiuto. La donna infatti si è rivolta anche al parroco del paese per cercare sostegno, senza ottenere risultati. Intanto in paese è scattata una raccolta fondi.

DIRITTO-OGGI
DONNA MALATA CHIEDE EUTANASIA: PEZZOPANE, MOBILITARE COSCIENZE
(AGI)- L’Aquila, 3 gen. - “La Provincia non ha competenze dirette in materia sanitaria o socio assistenziale, ma il caso della donna di Castel di Sangro che chiede una morte assistita perché le viene impedita una vita dignitosa chiama in causa tutte le coscienze, nessuna esclusa”. Lo afferma in una nota il Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane. ” “Angela - prosegue - e’ una donna forte ed intelligente che pur nelle continue difficoltà ha saputo andare avanti, facendosi bastare pochissimo. Conosciamo la sua storia e la Provincia e’ intervenuta in passato in un momento difficile della sua vita, per l’acquisto di una caldaia per la sua abitazione. La tremenda malattia che l’ha colpita aggrava una situazione già al limite, togliendole anche le sue personali risorse. Per questo, il minimo che possiamo fare e’ impegnarci per cercarle un lavoro compatibile con la sua situazione di salute, perché Angela non chiede elemosine, ma l’opportunità’ di rendersi autosufficiente. Nel contempo - prosegue Pezzopane -incalzeremo la ASL a riesaminare la richiesta di indennità di accompagnamento e a fare il possibile affinché, in quanto paziente indigente, le vengano facilitate le trasferte a Pescara per l’accesso alle cure chemioterapiche. E’ a dir poco astruso - secondo il Presidente della Provincia - che ad un paziente venga riconosciuto il 100% di invalidità ma non il diritto all’accompagnamento. E’ una logica disumana ed incomprensibile. Angela non e’ l’unico caso del genere, ma e’ ormai un caso simbolo che deve risvegliare la finalità sociale delle istituzioni che non possono essere solo burocrazia ed amministrazione. Mobiliteremo quei soggetti che hanno in capo gli strumenti per far fronte alle situazioni di disagio che con le previsioni economiche globali sembrano destinate ad aumentare. Alla Regione in particolare - conclude - chiediamo di istituire urgentemente un fondo di solidarietà per tale scopo e di definire in fretta chi guiderà il settore sociale e sanitario nella nuova giunta, per cercare tutti insieme delle correzioni ad un sistema sociale che permette che per Angela 250 euro siano una pensione e per pochi fortunati solo il costo di una bottiglia con cui brindare al nuovo anno”.(AGI)
Com/Plt