mercoledì, novembre 15, 2006

TICKET SANITARI E DISINFORMAZIONE

DIVERSI MEDIA E GIORNALI DI VARIE TENDENZE POLITICHE (IN PARTICOLARE MEDIASET) RIPORTANO NOTIZIA CHE QUESTA FINANZIARIA STIA PER AUMENTARE I TICKET SANITARI DI PRONTO SOCCORSO A CARICO DI TUTTI I CITTADINI DA 23 A 27 EURO.
LA PRECISAZIONE DELLO STESSO MINISTRO DELLA SALUTE TURCO IN QUESTO ARTICOLO RIVELA CHE IL PRELIEVO PASSA DA 100 MILIONI A 65 MILIONI PREVISTI CON UNA RIDUZIONE DEL 35%. È VERO CHE VIENE AUMENTATO IL TICKET DA 23 EURO A 27 (SEMPRE ESCLUSI TRAUMI E AVVELENAMENTI) MA È ANCHE VERO CHE DIMINUISCE QUELLO DA 41 EURO ED IN PIÙ L'ETÀ ESENTE PASSA DA 6 A 14 ANNI.
LA FINANZIARIA È IN CORSO D'OPERA E FINORA SONO STATI APPROVATI SOLO 4 ARTICOLI SU 200. RIMANGONO 4 GIORNI PER L'APPROVAZIONE CONCLUSIVA E CREDO PER QUESTO CHE SOLO ALLORA SI POTRÀ VALUTARE E GIUDICARE.
Raffaele B.


ILRESTODELCARLINO
Ticket più cari? Non è vero.
ROMA, 13 novembre 2006

Con l'emendamento alla Finanziaria votato ieri alla Camera « non si è elevato il carico del ticket sulle famiglie, ma si è drasticamente ridotto, sia intervenendo sulla quota fissa (ora unica a 27 euro), sia ampliando la fascia degli esenti a tutti i cittadini fino a 14 anni».
Lo precisa una nota del ministero della Salute a seguito delle notizie apparse oggi sulla stampa. « Prima dell'emendamento votato ieri - prosegue la nota - le quote a carico dei non esenti erano così articolate:
23 euro per le prestazioni non urgenti contrassegnate dal codice bianco,
41 euro per le prestazioni non urgenti contrassegnate dal codice verde (con l'esclusione dei traumi e degli avvelenamenti).
Con l'emendamento approvato ieri viene unificata a 27 euro la quota a carico dei non esenti, sia per i codici bianchi che per quelli verdi (sempre esclusi traumi e avvelenamenti).
Vengono inoltre esentati tutti i cittadini fino a 14 anni di età,indipendentemente dal reddito della famiglia (mentre prima erano esenti solo i bambini fino a 6 anni e con reddito familiare inferiore a 36.151,98 euro).
La prova che non ci sia stato nessun aumento con l'emendamento votato ieri, conclude il ministero, è data dal fatto che le entrate della manovra legate al ticket» passeranno dai 100 milioni di euro contemplati dal ddl finanziaria originale ai 65 milioni previsti a seguito di questo emendamento, con una diminuzione del gettito pari al 35%«.

LE FERROVIE AL COLLASSO FINANZIARIO

QUESTI DUE ARTICOLI RACCOLTI EVIDENZIANO DUE GRANDI QUESTIONI LEGATI FRA LORO:
PRIMO - VIENE COSÌ CONFERMATA L'EREDITÀ DEL GOVERNO BERLUSCONI DEL BUCO NASCOSTO E SEMPRE NEGATO DI 6 MILIARDI DI EURO SULLE FERROVIE TRA NON FINANZIAMENTI DI SPESE CORRENTI E INVESTIMENTI DA FARE.
SECONDO – SI CONTINUA CON LA GESTIONE “IRRESPONSABILE” E “SPERPERATRICE” DEL DENARO PUBBLICO. IL PRECEDENTE AMMNISTRATORE DELLE FFSS ELIO CATANIA, NOMINATO DA BERLUSCONI. ESEMPIO: COSTUI SI È DIMESSO LO SCORSO SETTEMBRE CON UNA LIQUIDAZIONE SPROPOSITATA DI 7 MILIONI EURO PURE PREVISTA DAL SUO CONTRATTO DI LAVORO.

AD UN INTERROGAZIONE DEL ON. DONATELLA PORETTI (ROSA NEL PUGNO), L’ATTUALE SOTTOSEGRETARIO MASSIMO TONONI HA DATO RISPOSTE CONSIDERATE “DISCUTIBILI” ED “INACCETTABILI”.
L’ON. BRUTTI (DS) VUOLE CHE IL GOVERNO FACCIA PIENA LUCE SUI CONTI, SULLE SCELTE MANAGERIALI E PER AVERE “TACIUTO” PER ANNI LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE.
BENE CHE SI PENSI A RIFINANZIARE LE FERROVIE MA A PATTO CHE SI FACCIA PULIZIA DEI “PRIVILEGI” E DEGLI “SPERPERI” CON NUOVE NORME SE NECESSARIO, E CHE FINALMENTE SI POSSA AVERE UN SERVIZIO DEGNO DI QUESTO PAESE.
Raffaele B.


LIBERTÀONLINE
Le Ferrovie sono vicine al collasso
Gigi Furini 15 novembre 2006
MILANO - «Le ferrovie sono sull'orlo del fallimento», dice Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs durante un'audizione al Senato. Le parole provocano l'ennesimo terremoto politico e, in serata, risponde Romano Prodi: «Dobbiamo provvedere; è un rischio grosso. Lavoreremo anche in questa direzione. Abbiamo lasciato apposta 6 miliardi per le strutture ferroviarie». Le parole del premier vanno incontro alle richieste dei vertici delle Fs. Poi, sui modi e sui tempi si vedrà. Resta il fatto che la denuncia è pesante: «Non ci sono più risorse (gli immobili sono stati tutti venduti) e i debiti sono tanti». Che la situazione fosse grave era noto a tutti, ma Moretti che di ferrovie se ne intende, adesso cita addirittura il codice civile, all'articolo 2447: «Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale».
Come dire che un'azienda privata avrebbe già portato i libri in tribunale. La relazione al Parlamento è dettagliata. Moretti parla di «eccedenze di manodopera», di zone di «non lavoro», e di clientelismo. Questo suscita reazioni politiche. La maggioranza punta il dito contro Elio Catania, il manager sostituito nel settembre scorso e che era stato messo alle Fs dal governo Berlusconi. «Che cosa ci aveva raccontato?», dicono gli esponenti del governo…
...Il segretario della Commissione, Paolo Brutti (Ds), dice che serve un piano del governo per far luce sui conti e sulle scelte manageriali. «E' singolare - spiega - che siano diminuite le manutenzioni sulle tratte e sui treni, con casi di notevoli disagi, mentre sono aumentati i costi per la manutenzione. Come è possibile?».
«La cura che era stata prevista dal governo Berlusconi per le Fs, ha messo l'azienda in enorme difficoltà, ma perchè il management per anni ha taciuto la gravità della situazione?», si domanda Brutti…
CONTINUA


VOCEDITALIA
Ferrovie Spa: liquidazione da 7ml di euro per il Presidente Catania
Massimo Benvenuti 24/10/2006 14.30.05
In un intervento, l´On. Donatella Poretti (Rosa nel Pugno) mette in risalto l’iperbolica cifra percepita come liquidazione dal Presidente delle Ferrovie Spa, Elio Catania, e si domanda “non sono uno sproposito?"
L’On. Poretti ha sottoposto il quesito, con l’Aduc (associazione di difesa dei consumatori), al Ministero dell’Economia, il quale – per bocca del sottosegretario Massimo Tononi – fa sapere che la cifra della liquidazione “è relativa sia al rapporto di amministrazione che a quello di lavoro subordinato; non è possibile fornire ulteriori dettagli in quanto una clausola di riservatezza contenuta nel contratto di lavoro, stipulato in sede di assunzione dell´incarico, ne impedisce la diffusione”.
Nella risposta si precisa anche che, per quanto riguarda gli emolumenti, "in aggiunta alla remunerazione fissa, è sempre prevista la corresponsione di una remunerazione variabile... che si attesta nel 50% della parte fissa. La quota variabile è collegata al raggiungimento di obiettivi economico-finanziari o di qualità del servizio, ricavati dagli strumenti di pianificazione strategica ed operativa dell´azienda"...
CONTINUA

lunedì, novembre 13, 2006

ISRAELE - STACCARE LA MICCIA DELLA GUERRA

IL PREMIER ISRAELIANO È ARRIVATO LADDOVE NEMMENO GLI AMERICANI OSANO E CIOÈ ALLA POSSIBILITÀ REALE DI ATTACCARE L'IRAN PER BLOCCARE IL SUO PROGRAMMA NUCLEARE.
ISRAELE INVECE AVREBBE DOVUTO TACERE SU QUESTA "SCOTTANTE" QUESTIONE PROPRIO PERCHÈ È UN PESSIMO ESEMPIO. A DIFFERENZA DELL'IRAN È L'UNICO PAESE DELL'AREA A POSSEDERE GIÀ LA BOMBA NUCLEARE DA ANNI.
L'IRAN INTENDE PROBABILMENTE DOTARSI DELLA STESSA TECNOLOGIA PER EQUIPARARSI A ISRAELE E PER METTERSI AL RIPARO DA CHIUNQUE LO VOGLIA ATTACCARE MILITARMENTE. LA DICHIARAZIONE DI OLMERT QUINDI GETTA BENZINA SUL FUOCO AUMENTANDO LA "PAURA" DELL'IRAN (NON NUCLEARE) DI ESSERE “ATTACCATA” PROPRIO DA ISRAELE (GIÀ NUCLEARE).
QUESTA “IRRESPONSABILE DICHIARAZIONE” ISRAELIANA "AVVICINA" PERICOLOSAMENTE ALLA “GUERRA” CON CONSEGUENZE “IMPREVEDIBILI” ED “INIMMAGINABILI”.
L'IRAN NON È L'IRAQ, È UN PAESE IMMENSO DI OLTRE 60 MILIONI DI ABITANTI E ANCHE SE NON HA ANCORA LA BOMBA NUCLEARE HA UN APPARATO MILITARE DI TUTTO RISPETTO E POTENTE CHE POTREBBE METTERE IN DIFFICOLTÀ ISRAELE CHE CHIEDEREBBE OVVIAMENTE L'AIUTO DEGLI AMERICANI CHE A LORO VOLTA CHIEDEREBBE AIUTO A L'EUROPA A DARE MAN FORTE. NEL FRATTEMPO L'IRAN CHIEDEREBBE AIUTO A TUTTI I PAESI ARABI ED ALTRI ANTAGONISTI DELL'OCCIDENTE ETC... SCATENANDO COSÌ LA “3^ GUERRA MONDIALE” IL CUI ESITO LASCIO ALL’IMMAGINAZIONE DEL LETTORE.
INVECE IL SOLO MODO PER STACCARE LA MICCIA A QUESTA SITUAZIONE È QUELLA DI OPERARE CON LE ARMI DELLA POLITICA E DELLA DIPLOMAZIA DELL'ONU, CHE RIDIMENSIONI INNANZITUTTO LO “STRAPOTERE” DI ISRAELE E LA SUA “IMPUNITÀ”, CHE DENUCLEARIZZI L'INTERA AREA (COMPRESO ISRAELE) E CHE SI RISOLVA FINALMENTE LA QUESTIONE PALESTINESE CON DUE POPOLI E DUE STATI CONFINANTI E PACIFICI. LA “SOLUZIONE MILITARE” INVECE PORTA DRITTO AL DISASTRO MONDIALE!
Raffaele B.

LASTAMPA
Olmert accenna ad azione militare contro Iran
13/11/2006
Lo ha dichiarato il premier israeliano conversando con i giornalisti che ieri sera lo hanno accompagnato sull'aereo diretto per Washington
WASHINGTON. Il Premier israeliano, Ehud Olmert, ha accennato per la prima volta a una possibile azione militare di Tsahal contro l'Iran al fine di bloccare il programma nucleare di Teheran. «L'Iran accetterà una soluzione di compromesso sulla questione nucleare solo se avrà motivo di aver paura», ha dichiarato il premier israeliano rifiutandosi di elaborare, conversando con i giornalisti che ieri sera lo hanno accompagnato sull'aereo diretto per Washington, dove questa sera incontrerà il Presidente americano, George W. Bush, alla Casa Bianca.
Il dossier Iran, insieme all'attuazione del cessate il fuoco in Libano e alla situazione nei territori palestinesi, è uno dei temi principali dell'agenda dei colloqui fra Olmert e Bush.
In un'intervista rilasciata al Washington Post e a Newsweek prima di lasciare Gerusalemme, Olmert aveva paragonato Mahmoud Ahmadinejad ad Adolf Hitler e dichiarato che il Presidente iraniano «deve essere fermato».
«La mia posizione è chiara. Se è possibile arrivare a una soluzione di compromesso che fermi l'Iran prima che abbia varcato la soglia tecnologica che porterà il Paese ad avere capacità nucleari, io sono in favore di una tale soluzione», aveva spiegato.
«Ma non credo che l'Iran accetterà un tale compromesso se non ha una ragione molto valida per temere le conseguenze di un rifiuto. In altre parole, l'Iran deve cominciare ad avere paura», aveva aggiunto Olmert, precisando che esistono «numerose misure differenti» che possono essere adottate in questo senso, al fine cioè di far comprendere alla leadership iraniana che «se non accetta le richieste della comunità internazionale, la pagherà a caro prezzo».

sabato, novembre 11, 2006

ISRAELE – ENNESIMO VETO USA

PUNTUALE COME AVEVAMO GIÀ DETTO NEL COMMENTO PRECEDENTE, IL VETO AMERICANO È ARRIVATO A SALVARE DA UNA RISOLUZIONE DI CONDANNA PROMOSSA DAL QATAR A NOME DEI PAESI ARABI, CONTRO ISRAELE PER LA STRAGE DI BEIT HANOUN.
NON È STATO DIFFICILE PREVEDERLO VISTO I NUMEROSI PRECEDENTI. LE MOTIVAZIONI SONO SEMPRE LE STESSE: “PREVENUTA E MOTIVATA POLITICAMENTE”. NONOSTANTE FOSSE UN TESTO RIVISTO E MITIGATO INSOMMA NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE DA MOLTI LUSTRI.
NATURALMENTE L’ERRORE TECNICO DENUNCIATO È SOLO UN ESERCIZIO DI BIECO CINISMO PERCHÉ ALTRI CIVILI TRA DONNE E BAMBINI FURONO MASSACRATI NEI GIORNI PRECEDENTI, QUINDI È UN ERRORE CHE DURA DA TEMPO E CHE SI RIPETE OGNI VOLTA.
SI CONFERMA DI FATTO “L’IMPUNITÀ” ALLO STATO EBRAICO CHE GLI CONSENTE DI AGIRE, COME DA ANNI ORMAI, IN ASSOLUTA “IRRESPONSABILITÀ” TANTO CHE È DIVENTATO ESSO STESSO IL “PROBLEMA” PIÙ GRAVE NELLA CRITICA AREA MEDIORIENTALE.
Raffaele B.


ANSA
Onu: veto Usa a condanna Israele
Per attacco 8/11 a Gaza in cui sono morti 18 palestinesi
2006-11-11 19:09
(ANSA) - NEW YORK, 11 NOV - Gli Stati Uniti hanno messo il veto per bloccare una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu di condanna a Israele.La bozza, contro l'attacco israeliano dell'8 novembre a Gaza (18 civili palestinesi morti), era stata ammorbidita dagli stati arabi, ma prevedeva una condanna di Israele e una richiesta di ritiro da Gaza, inaccettabile per gli Usa. La risoluzione era 'prevenuta contro Israele e motivata politicamente', ha detto l'ambasciatore degli Usa all'Onu Bolton.

CORRIERE DELLA SERA
Usa: no a risoluzione di condanna per Israele
11 novembre 2006
L'attacco a Gaza provocò la morte di 18 palestinesi.
Usa: no a risoluzione di condanna per Israele La decisione degli Stati Uniti impedisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di approvare il testo sulla strage di Beit Hanun
WASHINGTON - Gli Stati Uniti si oppongono a una risoluzione di condanna nei confronti di Israele per la strage di Beit Hanun, avvenuta mercoledì scorso. E hanno imposto il veto nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu, impedendo così l'approvazione del testo che spingeva per un rapido ritiro delle forze israeliane dalla zona. La strage di Gaza ha provocato la morte di 18 persone, tra le quali molti bambini. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha spiegato che si è trattato di un «errore tecnico», assicurando che le forze israeliane avrebbero fatto «tutto il possibile» per evitare il ripetersi di un incidente simile. Ma per i leader palestinesi quelllo di Beit Hanun è stato un «massacro».
MOTIVAZIONI - La bozza di risoluzione prevedeva una condanna di Israele e una richiesta di ritiro delle truppe israeliane dalla striscia di Gaza che gli Usa hanno ritenuto inaccettabile. La risoluzione, promossa dal Qatar a nome dei paesi arabi, era «prevenuta contro Israele e motivata politicamente», ha detto l'ambasciatore degli Usa all'Onu, John Bolton. «Questa risoluzione - ha aggiunto - non mostra una descrizione imparziale degli eventi recenti a Gaza, né fa compiere passi avanti alla causa della pace israelo-palestinese, alla quale aspiriamo e per la quale lavoriamo intensamente».
IL TESTO BOCCIATO - Gli Stati arabi avevano chiesto inizialmente al Consiglio di adottare una risoluzione con la richiesta di cessate il fuoco immediato e l'invio di osservatori Onu sul modello dell'Unifil rafforzata nel Libano meridionale. Una nuova bozza circolata venerdì ha cancellato il riferimento al cessate il fuoco e alla forza delle Nazioni Unite. Il testo rivisto e ora bocciato chiedeva invece all'autorità palestinese di prendere misure immediate per por fine alla violenza, tra cu il lancio di razzi su territori di Israele. Tra le richieste c'era anche quella alla comunità internazionale di fare passi per stabilizzare la situazione, riavviare il processo di pace in Medio Oriente e considerare «la possibile istituzione di un meccanismo internazionale» per la protezione dei civili.

mercoledì, novembre 08, 2006

ISRAELE E IL MASSACRO DEI CIVILI

L’ENNESIMO BOMBARDAMENTO CONDOTTO DA ISRAELE A BEIT HANOUN NELLA STRISCIA DI GAZA, PROVOCANDO LA MORTE DI 18 CIVILI TRA CUI DONNE E BAMBINI, DOVEVA ESSERE LA “RISPOSTA” AGLI ATTACCHI DI RAZZI LANCIATI DA QUELLA CITTÀ.
ISRAELE SI “RAMMARICA” PER LE MORTI INNOCENTI E OFFERTO “AIUTI”. IL MINISTRO PEREZ HA ADDIRITTURA APERTO UN’INCHIESTA E ORDINATO ALL’ESERCITO DI INTERROMPERE IL BOMBARDAMENTO.
IL SOLITO CLICHÈ DI SEMPRE, TANTE “SCUSE” PER I COSIDETTI DANNI COLLATERALI E TUTTO “RICOMINCIA” COME IN PASSATO IN “DISPREZZO” ASSOLUTO DELLE REGOLE E ACCORDI INTERNAZIONALI.
ISRAELE HA IL PRIMATO DELLE VIOLAZIONI DELLE RISOLUZIONI DELL’ONU GRAZIE AI “VETI” AMERICANI.
DI CONSEGUENZA È L’UNICO TRA I PAESI “PICCOLI” AD ESSERE “IMMUNE” SOTTO IL PROFILO DI UN POSSIBILE INTERVENTO ONU.
L’IMPUNITÀ DI CUI GODE DA QUASI 60 ANNI GLI CONSENTE DI CONDURRE UNA “IMPARI GUERRA” (CARRI ARMATI, NAVI, AEREI E SOLDI...) CONTRO I “PALESTINESI” (PIETRE, FUCILI, RAZZI E POVERTÀ…) A CUI HANNO “SOTTRATTO” LA TERRA, SENZA CURARSI DEI “DANNI COLLATERALI” E/O “INCIDENTI” SEMPRE POSSIBILI.
IL PRIMO MINISTRO PALESTINESE ISMAIL HANIYEH HA CHIESTO L'IMMEDIATA CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE E PROCLAMATO TRE GIORNI DI LUTTO NAZIONALE
LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE DEVE INTERVENIRE IN QUESTO PERICOLOSO TEATRO DI GUERRA CON “FORTE SQUILIBRIO” MILITARE.
DA TROPPO TEMPO NON LO FA SERIAMENTE E, SE SI CONTINUA COSÌ, ASSISTEREMO PRESTO AD UN’ALTRA TERRIBILE “INTIFADA” FATTA DI “BOMBE” SUICIDE E TERRORISTICHE CHE PORTANO LA MORTE AD ALTRI CIVILI INNOCENTI IN ISRAELE COME GIÀ AVVENUTO IN PASSATO.
SOLO IL MINISTRO ITALIANO DEGLI ESTERI D’ALEMA SI È PRONUNCIATO DEFINENDO QUESTE “RITORSIONI” “INACCETTABILI” E CHIESTO UN’INIZIATIVA INTERNAZIONALE PER “SBLOCCARE” LA SITUAZIONE PALESTINESE. GLI ALTRI IN EUROPA COSA INTENDONO FARE?
Raffaele B.

REUTERS
Gaza, Israele uccide 18 civili in un attacco
mercoledì, 8 novembre 2006 12.11
BEIT HANOUN, Gaza (Reuters) - bombardamenti israeliani hanno ucciso oggi 18 civili, fra i quali donne e bambini, nella città di Beit Hanoun nella Striscia di Gaza, secondo quanto hanno riferito le autorità palestinesi e i testimoni, in uno dei più sanguinosi attacchi nel territorio costiero degli ultimi quattro anni.
"E' la scena più triste che io abbia mai visto. Abbiamo visto gambe, teste, mani sparse nelle strade", ha detto Attaf Hamad, 22 anni, a Beit Hanoun, una città nella zona settentrionale della Striscia di Gaza, base frequente dei militanti palestinesi per il lancio di missili contro Israele.
Israele dice che l'operazione è stata decisa per fermare il lancio di razzi contro lo stato di Israele da parte dei militanti.
Alcune persone sono morte nei loro letti, mentre altre sono scappate di casa invano in cerca di salvezza. Tredici membri di una famiglia sono stati uccisi. Fra le persone uccise nel bombardamento israeliano ci sono sette bambini e quattro donne, ha detto il portavoce del Ministero della Sanità palestinese, Khaled Rabi.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha descritto gli omicidi come un "orribile e orrendo massacro". Un dirigente di Hamas ha esortato i palestinesi a vendicarsi lanciando attacchi in Israele e il gruppo islamico Jihad ha promesso che condurrà attacchi kamikaze contro lo stato ebraico.
Il braccio armato di Hamas, nel condannare "il sostegno politico e finanziario" a Israele da parte di Washington, in un comunicato ha lanciato quello che sembra un appello ai palestinesi perché attacchino obiettivi statunitensi, chiedendo loro di "dare una dura lezione al nemico americano".
L'ufficio del primo ministro Ehud Olmert ha detto che lui e il ministro della Difesa Amir Peretz "esprimono rammarico per le morti di persone innocenti ... e offrono aiuti umanitari alle autorità palestinesi e cure mediche per i feriti".
Peretz ha aperto un'inchiesta sull'episodio e ha ordinato all'esercito di interrompere i bombardamenti a Gaza fino a quando l'inchiesta non sarà completata, secondo quanto riferito dal suo dicastero.
Una portavoce dell'esercito ha detto che le forze israeliane hanno bombardato la zona settentrionale di Gaza in risposta ai missili lanciati contro Israele.
I media israeliani hanno riferito che una batteria d'artiglieria ha mancato il suo obiettivo, un luogo dove venivano lanciati missili a circa un chilometro dalla città. La portavoce non ha potuto immediatamente confermare la veridicità della notizia.
L'esercito israeliano si è ritirato ieri dalla città settentrionale della Striscia dopo avere compiuto la più vasta offensiva a Gaza nell'ultimo anno.

D'ALEMA CHIEDE INIZIATIVA INTERNAZIONALE
Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema D'Alema intanto ha chiesto un'iniziativa internazionale per sbloccare la situazione palestinese, definendo inaccettabile la scalata di violenze di oggi....CONTINUA

ANSA
D'ALEMA: SCALATA VIOLENZE INACCETTABILE
2006-11-08 11:18
ROMA - Siamo "al culmine di una scalata di violenze che io credo non sia accettabile". Questo il commento del ministro degli Esteri Massimo D'Alema al massacro questa mattina all' alba di 18 persone, tra cui donne e bambini, a Beit Hanun, nella Striscia di Gaza, da parte dei carri armati israeliani. "Spero - è stato l'auspicio di D'Alema - che queste operazioni militari cessino di fronte alla tragedia accaduta e si possa riprendere la via del rapporto negoziale tra le parti".
Il ministro degli Esteri ritiene che ''in questo momento e' fondamentale un'iniziativa internazionale per sbloccare la situazione palestinese''.''In queste ore - ha detto D'Alema - si parla di un nuovo governo palestinese per fermare la spirale della violenza. Speriamo che il governo israeliano voglia agire in questo senso. In queste ore abbiamo visto dichiarazioni contraddittorie: il ministro della Difesa Amir Peretz aveva annunciato la cessazione delle operazioni a Gaza dopo il massacro di stamani; il ministro degli Esteri Tzipi Livni ha espresso il suo rammarico, altre fonti governative israeliane hanno annunciato che invece le operazioni continuano''.

SADDAM E SENTENZA DI MORTE

LA PENA DI MORTE NON PORTA MAGGIORE GIUSTIZIA, ANZI NE PORTEREBBE DI MENO. I FATTI DI DUJAIL PER I QUALI SADDAM È STATO CONDANNATO, È SOLO UNO DEI TANTI PERPETRATI E NEMMENO IL PIÙ GRAVE.
CON LA MORTE DEL DITTATORE NON SI POTRÀ PROSEGUIRE NEI PROCESSI PER L’ACCERTAMENTO DELLA “VERITÀ” CHE È LO SCOPO PRIORITARIO DEL PROCESSO MEDESIMO.
L’ESECUZIONE DELLA CONDANNA NON FARÀ CHE AGGIUNGERE INVECE BENZINA SUL FUOCO DELL’ODIO TRA SUNNITI E LE ALTRE ETNIE IN IRAQ ALLONTANANDO LA “RIAPPACIFICAZIONE”.
INFINE LA PENA DI MORTE È CONSIDERATA “ILLEGGITTIMA” ORMAI DAI TRIBUNALI INTERNAZIONALI E RIFIUTATA DALLE COSTITUZIONI DI MOLTI PAESI DEMOCRATICI CHE PURE SONO INTERVENUTI IN QUEL PAESE, VEDI L’INGHILTERRA, ITALIA, SPAGNA ED ALTRI.
PER CONCLUDERE, SI DEVE ANCHE DIRE, PER AMORE DI VERITÀ, CHE NON SI È AVUTO NEMMENO UN PROCESSO EQUO PERCHÈ SONO STATE “VIOLATE” ALLEGRAMENTE MOLTE PREROGRATIVE DELLA DIFESA, OLTRE AL FATTO CHE TRE AVVOCATI DIFENSORI SONO STATI “AMMAZZATI” DURANTE IL PROCESSO ED UN QUARTO HA DOVUTO “LASCIARE” IL PAESE PER EVITARE LO STESSO TRATTAMENTO.
NON C’È CHE DIRE, NON PROPRIO UN PROCESSO TRANQUILLO E REGOLARE. SE QUESTO È LA MODALITÀ DI PARTENZA DEL NUOVO CORSO DEMOCRATICO DELL’IRAQ C’È POCO DA STARE ALLEGRI.
Raffaele B.


REPUBBLICA
Il processo senza giustizia con un verdetto farsa
di ANTONIO CASSESE
6 novembre 2006
Anche a Norimberga i vincitori hanno processato i vinti. Ma almeno il processo è stato equo. A Bagdad si è invece celebrata, per i fatti di Dujail, una farsa. I giudici sono stati nominati dall'esecutivo (il Consiglio di governo) e da esso sostituiti quando non si allineavano sulle posizioni ufficiali delle autorità o si dimostravano scarsamente efficaci. Il tribunale sin dall'inizio è stato finanziato dagli Usa, che hanno anche elaborato il suo Statuto, poi formalmente approvato dall'Assemblea nazionale irachena, nell'agosto 2005. Imputazioni precise contro gli otto imputati sono state formulate solo a metà processo. La Corte non ha consentito alla difesa di convocare un certo numero di testimoni a discarico che dovevano ancora essere ascoltati.
Inoltre, molti documenti prodotti dall'accusa contro gli imputati (tra cui l'ordine di Saddam Hussein di eseguire la condanna a morte inflitta ai civili che avrebbero attentato alla vita del dittatore e l'ordine di conferire onorificenze alle forze di sicurezza che avevano arrestato e interrogato i presunti colpevoli), sono stati contestati dalla difesa, che ha affermato trattarsi di falsi. Per verificarne l'autenticità, il tribunale non ha convocato esperti internazionali (come sarebbe stato doveroso), ma esperti iracheni che, secondo la difesa, erano legati a filo doppio all'attuale ministero dell'interno iracheno. Insomma, un processo privo di qualsiasi seria garanzia dei diritti della difesa... CONTINUA


UNITA
Fausto Pocar: «Una sentenza troppo annunciata per essere giusta»
Umberto De Giovannangeli
06.11.06
…Basta pensare che tre degli avvocati difensori del dittatore iracheno sono stati uccisi durante il corso del processo, e un quarto ha dovuto lasciare il Paese per non fare la stessa fine. Mi domando se in queste condizioni la difesa sia stata del tutto efficace o non piuttosto limitata da preoccupazioni di altro genere»…CONTINUA


REUTERS
FACTBOX- Cosa succede dopo la sentenza a Saddam
domenica, 5 novembre 2006 6.32
(Reuters) - Informazioni sull'andamento delle procedure legali e sugli sviluppi del processo a Saddam Hussein, condannato oggi insieme ad altri coimputati per la strage di 148 abitanti del villaggio sciita di Dujail.
Durante il processo, la colpevolezza degli imputati non doveva essere dimostrata "oltre ogni ragionevole", formula usata nel sistema occidentale, ma doveva solo "soddisfare" l'opinione del giudice.
Saddam sta anche aspettando il verdetto di un'altra corte, davanti alla quale è imputato per il genocidio dell'etnia curda compiuto nella cosiddetta campagna militare di Anfal. Solo in caso di morte dell'imputato, questo altro processo si potrebbe chiudere prima che la giuria abbia emesso una sentenza finale…CONTINUA

sabato, novembre 04, 2006

IRAQ - COLPO DI STATO COME NEL VIETNAM

QUESTO ARTICOLO PUBBLICATO SU “OSSERVATORIOIRAQ” IPOTIZZA LA POSSIBILITÀ CHE CI POTRÀ ESSERE FRA BREVE UN “COLPO DI STATO” IN IRAQ PER RIMUOVERE IL PRIMO MINISTRO “SHIITA” NURI AL-MALIKI ORMAI D’IMPACCIO (INSUFFICIENTEMENTE FANTOCCIO) AGLI AMERICANI PER IL LORO CAMBIO DI STRATEGIA A 180 GRADI VERSO I “SUNNITI”.

MATERIALMENTE SARÀ L’ESERCITO IRACHENO A FARLO MA DIETRO SARÀ LA CIA A GUIDARLO. L’OBIETTIVO SARÀ QUELLO DI INSEDIARE UN UOMO PIU DUTTILE E QUINDI PIÙ “FANTOCCIO” DELL’ATTUALE PRIMO MINISTRO, VISTA L’IMPOSSIBILITÀ A CONDURRE IL CAMBIO IN MODO DEMOCRATICO PERCHÉ GLI SHIITI SONO MAGGIORANZA IN PARLAMENTO.

43 ANNI FA IL PRESIDENTE “FANTOCCIO” SUD-VIETNAMITA NGO DINH DIEM VENNE DEPOSTO E ASSASSINATO IN UN COLPO DI STATO PILOTATO DALLA CIA, QUANDO GLI AMERICANI COMINCIARONO A VEDERLO COME UN IMPACCIO ALLE LORO IDEE CIRCA IL MODO MIGLIORE DI CONDURRE LA GUERRA IN VIETNAM VINTA POI DAI VIETCONG DEL NORD CON LA FUGA DEGLI AMERICANI. AL-MALIKI POTREBBE INSOMMA FARE LA STESSA FINE.

NON SO SE LA PREVISIONE È ATTENDIBILE, VI SONO PERÒ MOLTE SIMILITUDINI E CONDIZIONI ANALOGHE. SE DOVESSE VERIFICARSI SI DIMOSTREREBBE CHE LA “STORIA” ALLE VOLTE SI RIPETE!
Raffaele B.


OSSERVATORIOIRAQ
Iraq, un drammatico odore di colpo di stato
di Ezio Bonsignore
Pagine di Difesa, 3 novembre 2006

Le tensioni tra l’amministrazione Usa e il governo iracheno del primo ministro Nuri al-Maliki sono andate via via peggiorando nel corso delle ultime settimane e sembrano essere ormai arrivate al punto di rottura. Sulla grande stampa americana si moltiplicano le indicazioni, i commenti e le ‘soffiate’ secondo cui sarebbe prossimo un colpo di Stato (formalmente ad opera delle forze armate irachene, ma in realtà incoraggiato e guidato dalla CIA) per defenestrare al-Maliki e tutto il suo governo, e sostituirli con un nuovo ‘uomo forte’ con annesso regime che diano migliori garanzie di portare rapidamente a termine quella ‘irachizzazione’ del conflitto da cui ormai dipendono tutte le rimanenti speranze americane non più di arrivare a una vera vittoria, ma quanto meno di ridurre rapidamente il loro impegno diretto nella contro-guerriglia e salvare il salvabile… CONTINUA

venerdì, novembre 03, 2006

IRAQ - IL PENTAGONO SI CONFESSA

ORMAI PERSINO IL PENTAGONO LO CONFESSA MA LA NOTIZIA TRAPELA E RAGGIUNGE MOLTI GIORNALI DELLA STAMPA INTERNAZIONALE. MENO RISALTO INVECE VIENE DATO DALLA TV IN PARTICOLARE L'ITALIA. IN RADIO VA UN PO' MEGLIO. A 5 ANNI DALL'INTERVENTO SI È AD UNA SITUAZIONE DI RISCHIO CAOS E GUERRA CIVILE FRA I VARI GRUPPI.

NONOSTANTE LE VARIE TAPPE DI PROCESSI DI DEMOCRAZIA, NULLA DA FARE, IL PAESE È ORMAI NELLE MANI DELLA GUERRIGLIA PIÙ VARIEGATA E DEI FONDAMENDALISTI ISLAMICI E NON SI INTRAVEDE VIE D'USCITA, A MENO DI PROVOCARE UNA ESCALATION INVIANDO PIÙ MILITARI E MEZZI COME GIÀ COMINCIA A RICHIEDERE RUMSFELD.

DOVEVA ESSERE UNA GUERRA LAMPO ANCHE SE PROVOCATA CON LA MENZOGNA DELLE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA MAI TROVATE, SI RIVELA INVECE UNA LUNGA GUERRA SANGUINOSA SENZA USCITA CHE HA INVECE ACCESO TUTTI GLI ANIMI IRACHENI E MUSSULMANI CONTRO L'INTERO OCCIDENTE.

IL GOVERNO PRESIEDUTO DAL PRIMO MINISTRO NURI AL-MALIKI, ORMAI UN “FANTOCCIO”, HA CHIESTO AGLI AMERICANI DI RESTARE PERCHÈ SA CHE APPENA SE NE VANNO, GLI IRACHENI LO CACCIANO.

NELLE INTENZIONI DICHIARATE DAGLI USA L'INTERVENTO DOVEVA SERVIRE PER RIPRISTINARE LA DEMOCRAZIA E TRASFORMARE IL PAESE IN UNO CIVILE E MODERNO. RISULTATO È L'ESATTO OPPOSTO A COSTI UMANI E DI RISORSE MATERIALI “IMPRESSIONANTE”. INOLTRE A DIFFERENZA DI PRIMA IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO SI È PURE DIFFUSO IN TUTTO IL PAESE AUMENTANDO IL RISCHIO POTENZIALE DEL TERRORISMO DI QUESTA MATRICE.

ECCO, NON ABBIAMO CHE DESCRITTO LE CARATTERISTICHE DI UNA “GUERRA SBAGLIATA”. DA NESSUNA GUERRA SBAGLIATA SI ESCE “BENE”, LA STORIA INSEGNA: LA "CRISI DI SUEZ" DEL 1956 PRODUSSE L'ALLONTANAMENTO DEL PRIMO MINISTRO BRITANNICO ANTHONY EDEN CHE ORDINÒ L’INVASIONE DELL’EGITTO.
Raffaele B.



LASTAMPA
Il Pentagono: «L’Iraq è nel caos»
2/11/2006
di Maurizio Molinari

Un giornale britannico: tutte le strade per la capitale bloccate dai ribelli
RECORD DI MORTI AMERICANI A OTTOBRE: 104, MENTRE RUMSFELD ACCETTA LA RICHIESTA DI MANDARE NUOVE TRUPPE PER FERMARE LA GUERRA CIVILE

MEMPHIS. Baghdad è assediata dalla guerriglia, le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare e ottobre si è concluso con la morte di 104 soldati americani: le brutte notizie in arrivo dall'Iraq segnano la campagna elettorale americana e mettono in crescente difficoltà i repubblicani ma provocano anche una gaffe di John Kerry che crea imbarazzo in casa democratica. A descrivere l'«assedio di Baghdad» da parte dei gruppi della guerriglia sunnita è un reportage pubblicato ieri dal quotidiano britannico «The Independent» nel quale si descrive come le strade che collegano la capitale al resto del Paese siano state bloccate dalle bande armate, che riescono così a condizionare l'arrivo di ogni tipo di rifornimenti per la popolazione.
Secondo la ricostruzione del giornale inglese i guerriglieri sunniti gestirebbero in particolare dei posti di blocco sull'autostrada che collega Baghdad alla Giordania, ostruendo quella che è la principale via di comunicazione terrestre anche per le forze americane. Ad avvalorare questa descrizione della realtà sarebbe anche un grafico redatto da analisti del Pentagono, e reso noto dal «New York Times», che descrive la situazione assai più vicina al «caos» che alla «pace». Sono questi i motivi che hanno spinto Donald Rumsfeld, capo del Pentagono, a rompere gli indugi ed accettare la richiesta dei comandi militare di inviare più truppe in tempi brevi: potrebbe trattarsi di almeno 30 mila uomini con un costo iniziale aggiuntivo previsto di almeno 1 miliardo di dollari...
CONTINUA

giovedì, novembre 02, 2006

CALDEROLI – ENNESIMA GAFFE SU NAPOLI

ORMAI COSTUI È UN PERSONAGGIO INCONTENIBILE NELLE SUE GAFFE CHE HANNO TUTTE UN UNICO MOTIVO COMUNE: L’ODIO PER GLI ALTRI.
IL QUALUNQUISMO, IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA SONO LE SUE BUSSOLE CON LE QUALI NAVIGA NEL MARE DELLA POLITICA FACENDO DANNI DOVUNQUE, ANCHE AL SUO INTERNO (SE C’ERA QUALCHE LEGHISTA CAMPANO O DEL SUD ORA FORSE NON CE NE SONO PIÙ). COSÌ FACENDO PERÒ SI “ATTIZZA” QUELLA PARTE DELL’ELETTORATO PIÙ RAZZISTA, XENOFOBO E QUALUNQUISTA CHE MILITA ANCHE IN ALTRI PARTITI E NON, ASSEMBLANDO IL PEGGIO DELLA SOCIETÀ CHE DI CIVILE NON HA NULLA.
COSTUI È DANNOSO PER TUTTI, PER IL SUO PARTITO E PER IL PAESE. COSA ASPETTA LA LEGA A SCARICARLO?
Raffaele B.

Precedenti commenti su Calderoli
Addio Calderoli
La seconda porcata di Calderoli
Calderoli e la vignetta anti-islamica
La bufala di Calderoli e la minaccia del Cavaliere
La benzina sul fuoco dell’islam
La Cassazione – Ha vinto l’Unione
Candidati a prova di legge


TGCOM.MEDIASET
Calderoli:"Napoli fogna",è polemica
Anche gli alleati lo scaricano
1/11/2006
Il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Roberto Calderoli dice la sua su Napoli e scatena la bufera. Per Calderoli la città partenopea è ''una fogna che va bonificata'', infestata da ''topi da eliminare con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perche' magari anche i topi votano". An e Fi: dichiarazioni sbagliate, si danno alibi all'Unione. L'Udc: "Becero". Tutto il centrosinistra condanna il leghista.

Per Forza Italia si tratta quindi di ''parole evidentemente sbagliate''. Anche An critica Calderoli parlando di ''linguaggio che non aiuta alla soluzione dei problemi'', mentre e' l'Udc a condannare senza mezzi termini l'ex ministro leghista bollando il suo intervento come ''inqualificabile, becero e qualunquista''.

Contro il vicepresidente del Senato l'Unione e' durissima. Sconsolato il commento di Gianni Giovannetti, portavoce del segretario dei Ds, Piero Fassino: ''Povero Calderoli e povera Italia, con un ex ministro e attuale parlamentare come lui, il cui ultimo, ignorante pensiero definisce Napoli come una fogna da bonificare. Il suo alleato politico Marcello Pera giustamente lo chiama 'cavadenti senza cultura'. A noi mancano le parole per esprimergli il disprezzo dell'Italia civile''...
CONTINUA


CASERTASETTE
DICHIARAZIONI NON IPOCRITE. CALDEROLI: 'NAPOLI E' UNA FOGNA DA BONIFICARE'*
1° novembre 2006-20:15
Roma -Molti non hanno il coraggio di dirle certe cose, ma le pensano o se le dicono fra di loro. Gli stessi napoletani. Ma oggi Calderoli ha fatto imbestialire un po' tutti: in molti hanno dovuto criticare le dichiarazioni del leghista. Napoli è "una fogna che va bonificata", infestata da "topi da eliminare con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano.... Qualsiasi trasferimento di risorse a questa città, che rappresenta un insulto del paese intero, sarebbe assurdo e ingiustificato". Alla vigilia della visita di Romano Prodi a Napoli, ancora sconvolta dalla guerra di camorra, il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Roberto Calderoli usa questa immagine aspra per dire la sua sull'emergenza sicurezza. Parole nette che scatenano una bufera politica. L'Unione compatta replica indignata, ma anche l'opposizione reagisce negativamente. L'unico a tentare una difesa di Calderoli è Roberto Cota, vicepresidente dei deputati del Carroccio: "E' singolare - osserva - come tanti si indignino per le parole di Calderoli , però intanto noi ci teniamo i loro rifiuti". Le polemiche non smuovono Calderoli, che in serata conferma per filo e per segno il senso delle sue dichiarazioni: "Non sono le mie parole a essere scandalose. Scandaloso è che si sia accettato questo stato di cose. Confermo che Napoli oggi è una fogna perché è stata ridotta a esserlo. Là, e non a casa mia, i cittadini sono costretti a camminare tra cadaveri e rifiuti. Ho voluto difendere e non attaccare Napoli, ma dicendo la verità - aggiunge Calderoli - Solo io posso parlare perché a differenza di altri non devo prendere i voti dei delinquenti che ammazzano per strada o mangiano sui rifiuti abbandonati. E questo voglio dirlo a tutti quelli che oggi, a destra come a sinistra, mi attaccano"

MICROSOFT – LIBERTÀ O CENSURA

CI SIAMO, LA MICROSOFT DI BILL GATES ORA SEMBRA VOLERE ABBANDONARE IL RICCO MERCATO DELLA CINA PER LE TROPPE "CENSURE" IMPOSTE SU INTERNET DALLE AUTORITÀ CINESI E DI CONSEGUENZA PER IL CLAMORE SUSCITATO DAI BLOGGERS E DALLE OPINIONI PUBBLICHE DI TUTTI I PAESI OCCIDENTALI CHE “CONDANNANO” QUESTA PRATICA DELLE MULTINAZIONALI QUALI MICROSOFT, GOOGLE, YAHOO E CISCO.

QUESTI IN EFFETTI "COLLABORANO" EFFETTIVAMENTE PER RENDERE "INTERNET" UN LUOGO DOVE NON PUÒ CIRCOLARE NESSUNA INFORMAZIONE "CONTRO" IL GOVERNO ED INOLTRE HANNO PERFINO "PASSATO" INFORMAZIONI PER FARE CATTURARE I "DISSIDENTI" O SEMPLICI BLOGGERS CRITICI VERSO IL GOVERNO. UN FATTO MOSTRUOSO ED INAUDITO PER LA OPINIONE PUBBLICA DEMOCRATICA.

SEMBRA CHE LA MICROSOFT STIA PER ARRIVARE AD UN PUNTO CRITICO DI SCELTA: TENERSI IL MERCATO CINESE CON LA CENSURA E ALIENARSI IL MERCATO OCCIDENTALE OPPURE ABBANDONARE LA CINA E TENERSI IL MERCATO OCCIDENTALE.

FORSE CI SIAMO, VISTO CHE QUI TOCCHIAMO LE “CORDE SENSIBILI” DELLE MULTINAZIONALI CHE NON SONO CERTAMENTE QUELLE DELLA LIBERTÀ DI COMUNICAZIONE E D’INFORMAZIONE MA I “PROFITTI SEMPRE” E NIENTE ALTRO.

COMUNQUE SIAMO ALLA PROMESSA, VEDREMO SE LA MICROSOFT LO FARÀ VERAMENTE, E COSA FARANNO LE ALTRE MULTINAZIONALI.
Raffaele B.


CORRIERE DELLA SERA
Microsoft: via dalla Cina, troppa censura
02 novembre 2006
Svolta del colosso informatico americano. Un funzionario: troppi vincoli alla libertà di informare, potremmo decidere di andarcene

ATENE (Grecia) - Le società di informatica e quelle che muovono Internet sono da sempre nel mirino, accusate di chiudere gli occhi di fronte al mancato rispetto dei diritti umani in Cina pur di non scontrarsi con le autorità locali e rischiare di essere allontanate dal ricco e crescente mercato asiatico. Ma ora qualcosa sembra che stia per cambiare e a produrre l'inversione di tendenza potrebbe essere la Microsoft di Bill Gates, la prima società tecnologica di rilievo mondiale pronta a ribellarsi alle censure imposte dal regime cinese al libero flusso delle informazion su Internet.
ARGOMENTI PROIBITI - Microsoft aveva a sua volta ammesso, non più tardi del gennaio di quest'anno, di aver bloccato di sua iniziativa il blog «scomodo» del dissidente cinese Zhao Jing, troppo critico verso il governo di Pechino. Cisco, dal canto suo, è stata ripetutamente accusata di aver fornito alla Cina i sistemi tecnologici per filtrare il web, quando non erano le stesse società a denunciare le «teste calde» alle autorità di Pechino: è il caso, quest'ultimo, dell'ufficio di Hong Kong di Yahoo! che ha fornito l'anno scorso alla polizia cinese l'indirizzo del giornalista Shi Tao, «reo» di aver diffuso sulla rete una circolare governativa con la quale si vietava ai giornalisti di parlare dell'anniversario del massacro di Tienanmen del 1989. Ad aprile del 2005, Shi Tao è stato condannato a dieci anni di carcere per aver «divulgato segreti di Stato».
LA GRADUATORIA DI RSF - La Cina, del resto, si trova al 163esimo posto nella graduatoria per la libertà di stampa redatta ogni anno da Reporters sans frontieres, l'organizzazione parigina per la libertà di informazione, che vede al primo posto la FInlandia.. In posizione peggiore risultano solo Myanmar, Cuba, Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord. E proprio Rsf ha spesso preso posizione contro il controllo del flusso e dei contenuti delle informazioni praticato da Pechino.
IL «MALE MINORE» - Microsoft e gli altri colossi tecnologici si erano sempre difesi sostenendo la teoria del male minore, ovvero il fatto che Internet, nonostante i filtri imposti dal regime, sia comunque una valida fonte di raccolta di informazioni per la popolazione, che malgrado le limitazioni può accedere a contenuti che esulano dalle veline dei media controllati da Pechino, le sole che circolano attraverso giornali, radio e tv. Si calcola infatti che siano almeno 120 milioni i cinesi che possono accedere a internet e che quindi possono leggere e informarsi. Ma proprio Microsoft ha deciso di impegnarsi a fare qualcosa di più per dare seguito alle proteste di ong e associazioni come Amnesty International. E per la prima volta si è detta pronta a fare il fatidico passo indietro. Resta ora da vedere se ai buoni propositi seguiranno i fatti e, soprattutto, quali saranno le mosse degli altri operatori del settore.