mercoledì, novembre 08, 2006

SADDAM E SENTENZA DI MORTE

LA PENA DI MORTE NON PORTA MAGGIORE GIUSTIZIA, ANZI NE PORTEREBBE DI MENO. I FATTI DI DUJAIL PER I QUALI SADDAM È STATO CONDANNATO, È SOLO UNO DEI TANTI PERPETRATI E NEMMENO IL PIÙ GRAVE.
CON LA MORTE DEL DITTATORE NON SI POTRÀ PROSEGUIRE NEI PROCESSI PER L’ACCERTAMENTO DELLA “VERITÀ” CHE È LO SCOPO PRIORITARIO DEL PROCESSO MEDESIMO.
L’ESECUZIONE DELLA CONDANNA NON FARÀ CHE AGGIUNGERE INVECE BENZINA SUL FUOCO DELL’ODIO TRA SUNNITI E LE ALTRE ETNIE IN IRAQ ALLONTANANDO LA “RIAPPACIFICAZIONE”.
INFINE LA PENA DI MORTE È CONSIDERATA “ILLEGGITTIMA” ORMAI DAI TRIBUNALI INTERNAZIONALI E RIFIUTATA DALLE COSTITUZIONI DI MOLTI PAESI DEMOCRATICI CHE PURE SONO INTERVENUTI IN QUEL PAESE, VEDI L’INGHILTERRA, ITALIA, SPAGNA ED ALTRI.
PER CONCLUDERE, SI DEVE ANCHE DIRE, PER AMORE DI VERITÀ, CHE NON SI È AVUTO NEMMENO UN PROCESSO EQUO PERCHÈ SONO STATE “VIOLATE” ALLEGRAMENTE MOLTE PREROGRATIVE DELLA DIFESA, OLTRE AL FATTO CHE TRE AVVOCATI DIFENSORI SONO STATI “AMMAZZATI” DURANTE IL PROCESSO ED UN QUARTO HA DOVUTO “LASCIARE” IL PAESE PER EVITARE LO STESSO TRATTAMENTO.
NON C’È CHE DIRE, NON PROPRIO UN PROCESSO TRANQUILLO E REGOLARE. SE QUESTO È LA MODALITÀ DI PARTENZA DEL NUOVO CORSO DEMOCRATICO DELL’IRAQ C’È POCO DA STARE ALLEGRI.
Raffaele B.


REPUBBLICA
Il processo senza giustizia con un verdetto farsa
di ANTONIO CASSESE
6 novembre 2006
Anche a Norimberga i vincitori hanno processato i vinti. Ma almeno il processo è stato equo. A Bagdad si è invece celebrata, per i fatti di Dujail, una farsa. I giudici sono stati nominati dall'esecutivo (il Consiglio di governo) e da esso sostituiti quando non si allineavano sulle posizioni ufficiali delle autorità o si dimostravano scarsamente efficaci. Il tribunale sin dall'inizio è stato finanziato dagli Usa, che hanno anche elaborato il suo Statuto, poi formalmente approvato dall'Assemblea nazionale irachena, nell'agosto 2005. Imputazioni precise contro gli otto imputati sono state formulate solo a metà processo. La Corte non ha consentito alla difesa di convocare un certo numero di testimoni a discarico che dovevano ancora essere ascoltati.
Inoltre, molti documenti prodotti dall'accusa contro gli imputati (tra cui l'ordine di Saddam Hussein di eseguire la condanna a morte inflitta ai civili che avrebbero attentato alla vita del dittatore e l'ordine di conferire onorificenze alle forze di sicurezza che avevano arrestato e interrogato i presunti colpevoli), sono stati contestati dalla difesa, che ha affermato trattarsi di falsi. Per verificarne l'autenticità, il tribunale non ha convocato esperti internazionali (come sarebbe stato doveroso), ma esperti iracheni che, secondo la difesa, erano legati a filo doppio all'attuale ministero dell'interno iracheno. Insomma, un processo privo di qualsiasi seria garanzia dei diritti della difesa... CONTINUA


UNITA
Fausto Pocar: «Una sentenza troppo annunciata per essere giusta»
Umberto De Giovannangeli
06.11.06
…Basta pensare che tre degli avvocati difensori del dittatore iracheno sono stati uccisi durante il corso del processo, e un quarto ha dovuto lasciare il Paese per non fare la stessa fine. Mi domando se in queste condizioni la difesa sia stata del tutto efficace o non piuttosto limitata da preoccupazioni di altro genere»…CONTINUA


REUTERS
FACTBOX- Cosa succede dopo la sentenza a Saddam
domenica, 5 novembre 2006 6.32
(Reuters) - Informazioni sull'andamento delle procedure legali e sugli sviluppi del processo a Saddam Hussein, condannato oggi insieme ad altri coimputati per la strage di 148 abitanti del villaggio sciita di Dujail.
Durante il processo, la colpevolezza degli imputati non doveva essere dimostrata "oltre ogni ragionevole", formula usata nel sistema occidentale, ma doveva solo "soddisfare" l'opinione del giudice.
Saddam sta anche aspettando il verdetto di un'altra corte, davanti alla quale è imputato per il genocidio dell'etnia curda compiuto nella cosiddetta campagna militare di Anfal. Solo in caso di morte dell'imputato, questo altro processo si potrebbe chiudere prima che la giuria abbia emesso una sentenza finale…CONTINUA

sabato, novembre 04, 2006

IRAQ - COLPO DI STATO COME NEL VIETNAM

QUESTO ARTICOLO PUBBLICATO SU “OSSERVATORIOIRAQ” IPOTIZZA LA POSSIBILITÀ CHE CI POTRÀ ESSERE FRA BREVE UN “COLPO DI STATO” IN IRAQ PER RIMUOVERE IL PRIMO MINISTRO “SHIITA” NURI AL-MALIKI ORMAI D’IMPACCIO (INSUFFICIENTEMENTE FANTOCCIO) AGLI AMERICANI PER IL LORO CAMBIO DI STRATEGIA A 180 GRADI VERSO I “SUNNITI”.

MATERIALMENTE SARÀ L’ESERCITO IRACHENO A FARLO MA DIETRO SARÀ LA CIA A GUIDARLO. L’OBIETTIVO SARÀ QUELLO DI INSEDIARE UN UOMO PIU DUTTILE E QUINDI PIÙ “FANTOCCIO” DELL’ATTUALE PRIMO MINISTRO, VISTA L’IMPOSSIBILITÀ A CONDURRE IL CAMBIO IN MODO DEMOCRATICO PERCHÉ GLI SHIITI SONO MAGGIORANZA IN PARLAMENTO.

43 ANNI FA IL PRESIDENTE “FANTOCCIO” SUD-VIETNAMITA NGO DINH DIEM VENNE DEPOSTO E ASSASSINATO IN UN COLPO DI STATO PILOTATO DALLA CIA, QUANDO GLI AMERICANI COMINCIARONO A VEDERLO COME UN IMPACCIO ALLE LORO IDEE CIRCA IL MODO MIGLIORE DI CONDURRE LA GUERRA IN VIETNAM VINTA POI DAI VIETCONG DEL NORD CON LA FUGA DEGLI AMERICANI. AL-MALIKI POTREBBE INSOMMA FARE LA STESSA FINE.

NON SO SE LA PREVISIONE È ATTENDIBILE, VI SONO PERÒ MOLTE SIMILITUDINI E CONDIZIONI ANALOGHE. SE DOVESSE VERIFICARSI SI DIMOSTREREBBE CHE LA “STORIA” ALLE VOLTE SI RIPETE!
Raffaele B.


OSSERVATORIOIRAQ
Iraq, un drammatico odore di colpo di stato
di Ezio Bonsignore
Pagine di Difesa, 3 novembre 2006

Le tensioni tra l’amministrazione Usa e il governo iracheno del primo ministro Nuri al-Maliki sono andate via via peggiorando nel corso delle ultime settimane e sembrano essere ormai arrivate al punto di rottura. Sulla grande stampa americana si moltiplicano le indicazioni, i commenti e le ‘soffiate’ secondo cui sarebbe prossimo un colpo di Stato (formalmente ad opera delle forze armate irachene, ma in realtà incoraggiato e guidato dalla CIA) per defenestrare al-Maliki e tutto il suo governo, e sostituirli con un nuovo ‘uomo forte’ con annesso regime che diano migliori garanzie di portare rapidamente a termine quella ‘irachizzazione’ del conflitto da cui ormai dipendono tutte le rimanenti speranze americane non più di arrivare a una vera vittoria, ma quanto meno di ridurre rapidamente il loro impegno diretto nella contro-guerriglia e salvare il salvabile… CONTINUA

venerdì, novembre 03, 2006

IRAQ - IL PENTAGONO SI CONFESSA

ORMAI PERSINO IL PENTAGONO LO CONFESSA MA LA NOTIZIA TRAPELA E RAGGIUNGE MOLTI GIORNALI DELLA STAMPA INTERNAZIONALE. MENO RISALTO INVECE VIENE DATO DALLA TV IN PARTICOLARE L'ITALIA. IN RADIO VA UN PO' MEGLIO. A 5 ANNI DALL'INTERVENTO SI È AD UNA SITUAZIONE DI RISCHIO CAOS E GUERRA CIVILE FRA I VARI GRUPPI.

NONOSTANTE LE VARIE TAPPE DI PROCESSI DI DEMOCRAZIA, NULLA DA FARE, IL PAESE È ORMAI NELLE MANI DELLA GUERRIGLIA PIÙ VARIEGATA E DEI FONDAMENDALISTI ISLAMICI E NON SI INTRAVEDE VIE D'USCITA, A MENO DI PROVOCARE UNA ESCALATION INVIANDO PIÙ MILITARI E MEZZI COME GIÀ COMINCIA A RICHIEDERE RUMSFELD.

DOVEVA ESSERE UNA GUERRA LAMPO ANCHE SE PROVOCATA CON LA MENZOGNA DELLE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA MAI TROVATE, SI RIVELA INVECE UNA LUNGA GUERRA SANGUINOSA SENZA USCITA CHE HA INVECE ACCESO TUTTI GLI ANIMI IRACHENI E MUSSULMANI CONTRO L'INTERO OCCIDENTE.

IL GOVERNO PRESIEDUTO DAL PRIMO MINISTRO NURI AL-MALIKI, ORMAI UN “FANTOCCIO”, HA CHIESTO AGLI AMERICANI DI RESTARE PERCHÈ SA CHE APPENA SE NE VANNO, GLI IRACHENI LO CACCIANO.

NELLE INTENZIONI DICHIARATE DAGLI USA L'INTERVENTO DOVEVA SERVIRE PER RIPRISTINARE LA DEMOCRAZIA E TRASFORMARE IL PAESE IN UNO CIVILE E MODERNO. RISULTATO È L'ESATTO OPPOSTO A COSTI UMANI E DI RISORSE MATERIALI “IMPRESSIONANTE”. INOLTRE A DIFFERENZA DI PRIMA IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO SI È PURE DIFFUSO IN TUTTO IL PAESE AUMENTANDO IL RISCHIO POTENZIALE DEL TERRORISMO DI QUESTA MATRICE.

ECCO, NON ABBIAMO CHE DESCRITTO LE CARATTERISTICHE DI UNA “GUERRA SBAGLIATA”. DA NESSUNA GUERRA SBAGLIATA SI ESCE “BENE”, LA STORIA INSEGNA: LA "CRISI DI SUEZ" DEL 1956 PRODUSSE L'ALLONTANAMENTO DEL PRIMO MINISTRO BRITANNICO ANTHONY EDEN CHE ORDINÒ L’INVASIONE DELL’EGITTO.
Raffaele B.



LASTAMPA
Il Pentagono: «L’Iraq è nel caos»
2/11/2006
di Maurizio Molinari

Un giornale britannico: tutte le strade per la capitale bloccate dai ribelli
RECORD DI MORTI AMERICANI A OTTOBRE: 104, MENTRE RUMSFELD ACCETTA LA RICHIESTA DI MANDARE NUOVE TRUPPE PER FERMARE LA GUERRA CIVILE

MEMPHIS. Baghdad è assediata dalla guerriglia, le condizioni di sicurezza continuano a peggiorare e ottobre si è concluso con la morte di 104 soldati americani: le brutte notizie in arrivo dall'Iraq segnano la campagna elettorale americana e mettono in crescente difficoltà i repubblicani ma provocano anche una gaffe di John Kerry che crea imbarazzo in casa democratica. A descrivere l'«assedio di Baghdad» da parte dei gruppi della guerriglia sunnita è un reportage pubblicato ieri dal quotidiano britannico «The Independent» nel quale si descrive come le strade che collegano la capitale al resto del Paese siano state bloccate dalle bande armate, che riescono così a condizionare l'arrivo di ogni tipo di rifornimenti per la popolazione.
Secondo la ricostruzione del giornale inglese i guerriglieri sunniti gestirebbero in particolare dei posti di blocco sull'autostrada che collega Baghdad alla Giordania, ostruendo quella che è la principale via di comunicazione terrestre anche per le forze americane. Ad avvalorare questa descrizione della realtà sarebbe anche un grafico redatto da analisti del Pentagono, e reso noto dal «New York Times», che descrive la situazione assai più vicina al «caos» che alla «pace». Sono questi i motivi che hanno spinto Donald Rumsfeld, capo del Pentagono, a rompere gli indugi ed accettare la richiesta dei comandi militare di inviare più truppe in tempi brevi: potrebbe trattarsi di almeno 30 mila uomini con un costo iniziale aggiuntivo previsto di almeno 1 miliardo di dollari...
CONTINUA

giovedì, novembre 02, 2006

CALDEROLI – ENNESIMA GAFFE SU NAPOLI

ORMAI COSTUI È UN PERSONAGGIO INCONTENIBILE NELLE SUE GAFFE CHE HANNO TUTTE UN UNICO MOTIVO COMUNE: L’ODIO PER GLI ALTRI.
IL QUALUNQUISMO, IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA SONO LE SUE BUSSOLE CON LE QUALI NAVIGA NEL MARE DELLA POLITICA FACENDO DANNI DOVUNQUE, ANCHE AL SUO INTERNO (SE C’ERA QUALCHE LEGHISTA CAMPANO O DEL SUD ORA FORSE NON CE NE SONO PIÙ). COSÌ FACENDO PERÒ SI “ATTIZZA” QUELLA PARTE DELL’ELETTORATO PIÙ RAZZISTA, XENOFOBO E QUALUNQUISTA CHE MILITA ANCHE IN ALTRI PARTITI E NON, ASSEMBLANDO IL PEGGIO DELLA SOCIETÀ CHE DI CIVILE NON HA NULLA.
COSTUI È DANNOSO PER TUTTI, PER IL SUO PARTITO E PER IL PAESE. COSA ASPETTA LA LEGA A SCARICARLO?
Raffaele B.

Precedenti commenti su Calderoli
Addio Calderoli
La seconda porcata di Calderoli
Calderoli e la vignetta anti-islamica
La bufala di Calderoli e la minaccia del Cavaliere
La benzina sul fuoco dell’islam
La Cassazione – Ha vinto l’Unione
Candidati a prova di legge


TGCOM.MEDIASET
Calderoli:"Napoli fogna",è polemica
Anche gli alleati lo scaricano
1/11/2006
Il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Roberto Calderoli dice la sua su Napoli e scatena la bufera. Per Calderoli la città partenopea è ''una fogna che va bonificata'', infestata da ''topi da eliminare con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perche' magari anche i topi votano". An e Fi: dichiarazioni sbagliate, si danno alibi all'Unione. L'Udc: "Becero". Tutto il centrosinistra condanna il leghista.

Per Forza Italia si tratta quindi di ''parole evidentemente sbagliate''. Anche An critica Calderoli parlando di ''linguaggio che non aiuta alla soluzione dei problemi'', mentre e' l'Udc a condannare senza mezzi termini l'ex ministro leghista bollando il suo intervento come ''inqualificabile, becero e qualunquista''.

Contro il vicepresidente del Senato l'Unione e' durissima. Sconsolato il commento di Gianni Giovannetti, portavoce del segretario dei Ds, Piero Fassino: ''Povero Calderoli e povera Italia, con un ex ministro e attuale parlamentare come lui, il cui ultimo, ignorante pensiero definisce Napoli come una fogna da bonificare. Il suo alleato politico Marcello Pera giustamente lo chiama 'cavadenti senza cultura'. A noi mancano le parole per esprimergli il disprezzo dell'Italia civile''...
CONTINUA


CASERTASETTE
DICHIARAZIONI NON IPOCRITE. CALDEROLI: 'NAPOLI E' UNA FOGNA DA BONIFICARE'*
1° novembre 2006-20:15
Roma -Molti non hanno il coraggio di dirle certe cose, ma le pensano o se le dicono fra di loro. Gli stessi napoletani. Ma oggi Calderoli ha fatto imbestialire un po' tutti: in molti hanno dovuto criticare le dichiarazioni del leghista. Napoli è "una fogna che va bonificata", infestata da "topi da eliminare con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano.... Qualsiasi trasferimento di risorse a questa città, che rappresenta un insulto del paese intero, sarebbe assurdo e ingiustificato". Alla vigilia della visita di Romano Prodi a Napoli, ancora sconvolta dalla guerra di camorra, il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Roberto Calderoli usa questa immagine aspra per dire la sua sull'emergenza sicurezza. Parole nette che scatenano una bufera politica. L'Unione compatta replica indignata, ma anche l'opposizione reagisce negativamente. L'unico a tentare una difesa di Calderoli è Roberto Cota, vicepresidente dei deputati del Carroccio: "E' singolare - osserva - come tanti si indignino per le parole di Calderoli , però intanto noi ci teniamo i loro rifiuti". Le polemiche non smuovono Calderoli, che in serata conferma per filo e per segno il senso delle sue dichiarazioni: "Non sono le mie parole a essere scandalose. Scandaloso è che si sia accettato questo stato di cose. Confermo che Napoli oggi è una fogna perché è stata ridotta a esserlo. Là, e non a casa mia, i cittadini sono costretti a camminare tra cadaveri e rifiuti. Ho voluto difendere e non attaccare Napoli, ma dicendo la verità - aggiunge Calderoli - Solo io posso parlare perché a differenza di altri non devo prendere i voti dei delinquenti che ammazzano per strada o mangiano sui rifiuti abbandonati. E questo voglio dirlo a tutti quelli che oggi, a destra come a sinistra, mi attaccano"

MICROSOFT – LIBERTÀ O CENSURA

CI SIAMO, LA MICROSOFT DI BILL GATES ORA SEMBRA VOLERE ABBANDONARE IL RICCO MERCATO DELLA CINA PER LE TROPPE "CENSURE" IMPOSTE SU INTERNET DALLE AUTORITÀ CINESI E DI CONSEGUENZA PER IL CLAMORE SUSCITATO DAI BLOGGERS E DALLE OPINIONI PUBBLICHE DI TUTTI I PAESI OCCIDENTALI CHE “CONDANNANO” QUESTA PRATICA DELLE MULTINAZIONALI QUALI MICROSOFT, GOOGLE, YAHOO E CISCO.

QUESTI IN EFFETTI "COLLABORANO" EFFETTIVAMENTE PER RENDERE "INTERNET" UN LUOGO DOVE NON PUÒ CIRCOLARE NESSUNA INFORMAZIONE "CONTRO" IL GOVERNO ED INOLTRE HANNO PERFINO "PASSATO" INFORMAZIONI PER FARE CATTURARE I "DISSIDENTI" O SEMPLICI BLOGGERS CRITICI VERSO IL GOVERNO. UN FATTO MOSTRUOSO ED INAUDITO PER LA OPINIONE PUBBLICA DEMOCRATICA.

SEMBRA CHE LA MICROSOFT STIA PER ARRIVARE AD UN PUNTO CRITICO DI SCELTA: TENERSI IL MERCATO CINESE CON LA CENSURA E ALIENARSI IL MERCATO OCCIDENTALE OPPURE ABBANDONARE LA CINA E TENERSI IL MERCATO OCCIDENTALE.

FORSE CI SIAMO, VISTO CHE QUI TOCCHIAMO LE “CORDE SENSIBILI” DELLE MULTINAZIONALI CHE NON SONO CERTAMENTE QUELLE DELLA LIBERTÀ DI COMUNICAZIONE E D’INFORMAZIONE MA I “PROFITTI SEMPRE” E NIENTE ALTRO.

COMUNQUE SIAMO ALLA PROMESSA, VEDREMO SE LA MICROSOFT LO FARÀ VERAMENTE, E COSA FARANNO LE ALTRE MULTINAZIONALI.
Raffaele B.


CORRIERE DELLA SERA
Microsoft: via dalla Cina, troppa censura
02 novembre 2006
Svolta del colosso informatico americano. Un funzionario: troppi vincoli alla libertà di informare, potremmo decidere di andarcene

ATENE (Grecia) - Le società di informatica e quelle che muovono Internet sono da sempre nel mirino, accusate di chiudere gli occhi di fronte al mancato rispetto dei diritti umani in Cina pur di non scontrarsi con le autorità locali e rischiare di essere allontanate dal ricco e crescente mercato asiatico. Ma ora qualcosa sembra che stia per cambiare e a produrre l'inversione di tendenza potrebbe essere la Microsoft di Bill Gates, la prima società tecnologica di rilievo mondiale pronta a ribellarsi alle censure imposte dal regime cinese al libero flusso delle informazion su Internet.
ARGOMENTI PROIBITI - Microsoft aveva a sua volta ammesso, non più tardi del gennaio di quest'anno, di aver bloccato di sua iniziativa il blog «scomodo» del dissidente cinese Zhao Jing, troppo critico verso il governo di Pechino. Cisco, dal canto suo, è stata ripetutamente accusata di aver fornito alla Cina i sistemi tecnologici per filtrare il web, quando non erano le stesse società a denunciare le «teste calde» alle autorità di Pechino: è il caso, quest'ultimo, dell'ufficio di Hong Kong di Yahoo! che ha fornito l'anno scorso alla polizia cinese l'indirizzo del giornalista Shi Tao, «reo» di aver diffuso sulla rete una circolare governativa con la quale si vietava ai giornalisti di parlare dell'anniversario del massacro di Tienanmen del 1989. Ad aprile del 2005, Shi Tao è stato condannato a dieci anni di carcere per aver «divulgato segreti di Stato».
LA GRADUATORIA DI RSF - La Cina, del resto, si trova al 163esimo posto nella graduatoria per la libertà di stampa redatta ogni anno da Reporters sans frontieres, l'organizzazione parigina per la libertà di informazione, che vede al primo posto la FInlandia.. In posizione peggiore risultano solo Myanmar, Cuba, Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord. E proprio Rsf ha spesso preso posizione contro il controllo del flusso e dei contenuti delle informazioni praticato da Pechino.
IL «MALE MINORE» - Microsoft e gli altri colossi tecnologici si erano sempre difesi sostenendo la teoria del male minore, ovvero il fatto che Internet, nonostante i filtri imposti dal regime, sia comunque una valida fonte di raccolta di informazioni per la popolazione, che malgrado le limitazioni può accedere a contenuti che esulano dalle veline dei media controllati da Pechino, le sole che circolano attraverso giornali, radio e tv. Si calcola infatti che siano almeno 120 milioni i cinesi che possono accedere a internet e che quindi possono leggere e informarsi. Ma proprio Microsoft ha deciso di impegnarsi a fare qualcosa di più per dare seguito alle proteste di ong e associazioni come Amnesty International. E per la prima volta si è detta pronta a fare il fatidico passo indietro. Resta ora da vedere se ai buoni propositi seguiranno i fatti e, soprattutto, quali saranno le mosse degli altri operatori del settore.

lunedì, ottobre 30, 2006

LE IENE E L'OMERTÀ DEI PRETI

CON QUESTO NUOVO COLPO LE IENE "SMASCHERANO" 7 PRETI SU 10 NELL'INTERLAND MILANESE. COSTORO CONSIGLIANO OMERTÀ SUGLI ABUSI SESSUALI CONTRO I BAMBINI CON BUONA PACE DEL PAPA RATZINGER CHE HA DEFINITO IL REATO DI PEDOFILA UN "CRIMINE ENORME".

IN CHE COSA CONSISTE L'OMERTÀ? NESSUNO DI LORO CONSIGLIA DI RIVOLGERSI ALLA POLIZIA O ALLA MAGISTRATURA E CHE SE IL PADRE DEL BAMBINO NON NE È A CONOSCENZA DI NON DIRGLIELO AFFATTO. PIUTTOSTO RIFERIRE ALLA GERARCHIA ECCLESIASTICA CHE PROVVEDERÀ CON TUTTA PROBABILITÀ, PENSATE, A "TRASFERIRE" IL PRETE PEDOFILO COSÌ CHE POTRÀ “PERPETRARE” LO STESSO REATO ALTROVE.

CONSIGLIO A TUTTI DI VEDERE IL SERVIZIO MARTEDI 31 SU "ITALIA 1" DOPO LE 21, SEMPRE CHE IL GARANTE LO PERMETTA. SPERIAMO DI SI.
Raffaele B.


ANSA
NUOVO COLPO DELLE IENE, PRETI CONSIGLIANO OMERTA' SU MOLESTIE
2006-10-30 18:21
ROMA - Nuovo colpo delle 'Iene': stavolta le 'vittime' sono alcuni preti dell'hinterland lombardo che, sollecitati da una mamma, il cui bambino sarebbe stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di sacerdoti di parrocchie vicine, consigliano di non dire niente al proprio marito e parlarne al responsabile della diocesi.

Il servizio andrà in onda nella puntata di martedì su Italia 1 e presenta la reazione di sette preti sui dieci effettivamente contattati dalla mamma-iena. Bloccate dal garante della privacy per il servizio sul test anti-droga alla Camera, le Iene non si sono date per vinte. E stavolta sono andate a verificare "la sensibilità sul tema della pedofilia" in alcune parrocchie lombarde all'indomani delle parole si papa Benedetto XVI sulla pedofilia dei preti, definita "crimine enorme".

Naturalmente il servizio che andrà in onda martedì è rigorosamente 'schermato': non si vedranno le facce dei sacerdoti né si potrà individuare la loro vera voce che è stata debitamente distorta. Protagonista è la iena Elena Di Cioccio, finta mamma mite e timorata di Dio, devota e un po' dimessa, con impermeabile e foulard. Incontra alcuni preti di parrocchie lombarde mai nel segreto del confessionale ma sempre in un ufficio, un corridoio o davanti all' ingresso della chiesa.

La storia che racconta è sempre la stessa: ha una bambino piccolo, che va alle elementari e frequenta un parrocchia vicina ma le lo vorrebbe spostare e trasferire. Perché? chiedono invariabilmente i preti. Dopo aver finto un po' di ritrosia, la 'mamma' confessa: è stato vittima di attenzioni sessuali da parte di un prete di un comune dal nome inventato ma che per assonanza con i vari Mezzago, Lurago ecc. sembra vero. A questo punto, raccontano le Iene, iniziano i 'consigli' dei preti.
Tutti, invariabilmente, chiedono se anche il papà del bambino è a conoscenza dei fatti e, alla risposta negativa della 'mamma', suggeriscono intanto di non farne parola col marito. Poi iniziano a spiegare, secondo il racconto delle Iene, che ci sono vari modi per affrontare la situazione ma, sottolineano i responsabili del programma, nessuno di loro suggerisce di rivolgersi a polizia e magistratura.

Piuttosto, la 'mamma' farà meglio a parlarne ad un superiore del prete, al responsabile della diocesi. Ma cosa accadrà a questo prete? chiede allora la donna. La maggior parte dei preti risponde che, forse, potrebbe essere trasferito. Martedì il servizio dovrebbe andare in onda su Italia 1, dopo le 21, all'interno di Le iene show. Garante permettendo.

BERLUSCONI E MILLS RINVIATI A GIUDIZIO

A DISTANZA DI OLTRE 8 MESI DAGLI ARTICOLI APPARSI SULLA STAMPA IL 26/02/06 E INSERITI PURE IN QUESTO BLOG, VEDI PRECEDENTE COMMENTO “IL FINTO PRESTITO DI DAVID MILLS”, IL GIUDICE FABIO PAPARELLA HA “RINVIATO A GIUDIZIO” SIA BERLUSCONI CHE L'AVVOCATO INGLESE MILLS CON L'ACCUSA DI CONCORSO IN CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI A PARTIRE DAL 13 MARZO 2007.

NATURALMENTE I LEGALI DI BERLUSCONI, COME D'ALTRONDE CI HANNO ABITUATI DA TEMPO, NON SOLO NON "RICONOSCONO" LEGITTIMA LA DECISIONE DEL GIUDICE MA VOGLIONO "RICUSARE" LA SUA PERSONA PER LA SECONDA VOLTA ALLA CASSAZIONE PER LA CUI DECISIONE SIAMO ANCORA IN ATTESA.

LA RICHIESTA SI BASA SULLA PRESUNTA "INCOMPATIBILITÀ" DEL GIUDICE CHE SI È GIÀ ESPRESSO "CONTRO" IL CAVALIERE CON IL SUO "RINVIO" A GIUDIZIO NELL'AMBITO DEL TRONCONE PRINCIPALE DELL'INCHIESTA, (ERA SUO LAVORO). INSOMMA QUANDO NON SI RIESCE A "CONTRASTARE" LA GIUSTIZIA NEL "PROCESSO" SI CONTRASTANO I GIUDICI PER FARLI "ALLONTANARE" DAL PROCESSO.

CHI HA I SOLDI PER PAGARSI STUOLI DI AVVOCATI E PERCHÈ NO, ANCHE “FALSI TESTIMONI” PIUTTOSTO "CARI" NON C'È LIMITE ALLE POSSIBILITÀ CHE OFFRE IL CODICE DI PROCEDURA.

ATTENDIAMO CON ANSIA LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE NELLA SPERANZA CHE PREVALGA LA "REGOLA" CHE TUTTI DEVONO POTERSI "DIFENDERE NEL PROCESSO" E A NESSUNO DOVREBBE ESSERE CONSENTITO DI “DIFENDERSI DAL PROCESSO”.

Raffaele B.


REPUBBLICA
Inchiesta Mediaset, processo a Berlusconi
con l'avvocato inglese Mills per corruzione

30-10-2006
MILANO - Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio, con l'accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari, per la vicenda delle presunte dichiarazioni reticenti fatte dall'avvocato inglese David Mills in due processi milanesi. La decisione è stata presa dal gup Fabio Paparella che, con la stessa accusa, ha mandato a giudizio anche Mills. I due verranno processati, a partire dal 13 marzo prossimo, dai giudici della Decima sezione penale del Tribunale di Milano. "E' un'altro colpo basso contro Silvio Berlusconi che non ha niente a che fare con la giustizia e molto con la politica", è il commento di Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente di Forza Italia.

Durante l'udienza preliminare, i legali di Berlusconi hanno interrotto l'ordinanza con la quale il gup si accingeva a chiedere il processo per i due imputati chiedendone nuovamente la ricusazione. In particolare, secondo l'accusa, Berlusconi avrebbe 'comprato', pagando 600mila dollari, la falsa testimonianza del legale inglese per essere favorito nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza.

Si tratta di un'inchiesta stralcio rispetto al filone principale relativo alle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Sulla data di inizio del processo stralci, pesa però l'incognita della Cassazione, dove la difesa di Berlusconi ha presentato un'istanza di ricusazione nei confronti del gup Paparella che, per i legali del leader di Forza Italia, è ''incompatibile'' considerato che il magistrato si era già espresso nei confronti di Berlusconi, rinviandolo a giudizio, nell'ambito del troncone principale dell'inchiesta Mediaset.

Secondo il legale di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, il rinvio a giudizio del cavaliere è "tutto come da copione, una decisione annunciata". L'avvocato storico dell'ex premier contesta il fatto che il gup non abbia aspettato la decisione della Corte di Cassazione su un ricorso su un'istanza presentata dalle difese nella quale si chiedeva la ricusazione del giudice perché si era già espresso in altri procedimenti che riguardavano il leader di Forza Italia.

"Il gup ha deciso di non aspettare la decisione della Cassazione come gli ha chiesto il pm ma si è contraddetto dal momento che, in precedenza, aveva affermato che avrebbe atteso la pronuncia della Suprema Corte". Durante l'udienza preliminare di oggi la difesa di Berlusconi ha, quindi, presentato una seconda, nuova, ricusazione.

giovedì, ottobre 26, 2006

VIA IL COMPENSO DALLE RASSEGNE STAMPA

QUESTA NORMA DELL’ART. 32 SAREBBE FORSE "PASSATA" NEL SILENZIO DI TUTTA LA STAMPA, SE NON FOSSE STATA PER LA "PETIZIONE" VIA WEB ORGANIZZATA DA PEACELINK E DA ALTRI BLOGGERS INDYMEDIA CRITICI VERSO IL GOVERNO E ALTRI TRA CUI QUELLO DEI GIOVANI DEL CENTROSINISTRA DI AREA DI GOVERNO.

E' POSSIBILE CHE LA NORMA SERVISSE, NELLE INTENZIONI, A PROTEGGERE IL DIRITTO D'AUTORE DA FORME DI COPIATURA A SCOPO DI LUCRO. MA IL RISULTATO È UN ATTENTATO ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE E DI COMUNICAZIONE.

IL WEB DEI BLOGGERS (TRASVERSALE AI PARTITI) HA DUNQUE PRODOTTO IL “RIPENSAMENTO” E QUINDI LA “SOPPRESSIONE” DELLA NORMA. CI AUGURIAMO CHE IL PERICOLO SIA SCONGIURATO IN MODO DEFINITIVO PER LA LIBERTÀ DI COMUNICAZIONE E D’INFORMAZIONE IN PARTICOLARE NEL WEB CHE DIMOSTRA IN QUESTO CASO TUTTA LA SUA VITALITÀ E ATTENZIONE A QUESTO PROBLEMA.
Raffaele B.

N.B. PENSATE, AVREI DOVUTO “PAGARE” PER QUESTO COMMENTO AGLI EDITORI DI PEACELINK, ANSA, UNITÀ, GIOVANI DEL CENTROSINISTRA, ANCHE SE LO FACCIO SENZA LUCRO. MA DATA L’IMPOSSIBILITÀ DI ESEGUIRE I PAGAMENTI:, QUALE PREZZO? COME FARLO? QUANDO? ALLORA AVREI COMMESSO UN ABUSO E QUINDI SAREI STATO CONDANNABILE!

Alcuni significati delle parole utilizzate
COPYRIGHT; DIRITTO D'AUTORE; COPYLEFT


PEACELINK
------------------ PETIZIONE VIA WEB ------------------
NO alla tassa sulle rassegne stampa
Sono contrario all'imposizione di una tassa sulle rassegne stampa realizzate senza scopo di lucro. Chiedo pertanto che il Parlamento abolisca con un opportuno provvedimento il primo comma dell'articolo 32 del capo IX del decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, recante "Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria", con cui sono state anticipate alcune delle misure previste dal disegno di legge finanziaria 2007.
Questa tassa non aggiungerebbe niente al lavoro dei giornalisti e degli scrittori, ma sarebbe solo un ingiusto guadagno per i gruppi editoriali a cui questi autori hanno ceduto la gestione dei loro diritti.
Chiedo che la legge sul
diritto d'autore venga ripristinata nella sua precedente formulazione, in base alla quale "gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l'utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell'autore, se riportato"…CONTINUA
Adesioni dal 4 ottobre 2006: 4018 persone


ILCENTROSINISTRADEIGIOVANI
di Giulietto Chiesa da Bruxelles sul copyleft
DALLA FINANZIARIA NUOVE MINACCE ALLA LIBERA INFORMAZIONE
Bruxelles 18 Ottobre 2006
Leggo, con stupore e sbalordimento, il decreto legge 262 del 3 ottobre 2006, aggregato alla finanziaria, che in un articolo di sole dieci righe ("Riproduzione di articoli di riviste o giornali"), travolge alla chetichella la legge del 1941 sul
diritto d'autore.
La nuova norma, in vigore appunto dal 3 ottobre, stabilisce che ogni riproduzione, anche parziale, di articoli di riviste o giornali, venga pagata agli editori.
La formulazione precedente prevedeva, come unico obbligo per chi riproduceva l'articolo, la citazione della fonte e dell'autore…
CONTINUA


ANSA
No diritto autore articoli giornali
ROMA 17 OTT - Nel decreto fiscale via libera all'abolizione di 'una sorta di
diritto d'autore'' per la riproduzione di articoli di riviste e giornali. Che di fatto ''avrebbe fatto saltare il sistema Internet'', spiega il verde Bonelli al termine della riunione dell'Unione sul decreto fiscale. L'articolo in esame prevede infatti che i soggetti che realizzano con qualsiasi mezzo la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste e giornali debbano corrispondere un compenso agli editori.


UNITA
Diritto d'autore, l'emendamento che venne dal web
Pierluigi Regoli 25.10.06
Tra le modifiche introdotte al testo della Legge Finanziaria, una in particolare ha visto il popolo del web in prima linea. Si tratta della soppressione dell'articolo 32 del decreto fiscale collegato. L'articolo 32 prevedeva che "i soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti". La soppressione definitiva di tale articolo sarà adesso rimessa al voto dell'Aula.
Questa decisione arriva dopo una campagna di sensibilizzazione che ha coinvolto diversi attori, tra cui molti blogger del centrosinistra.
Appena uscito il testo del collegato, infatti, si è diffuso in rete il timore che questo provvedimento avrebbe potuto limitare la circolazione di notizie e informazioni sul web. Alcuni hanno evidenziato come questa modifica della legge (n. 633 del 1941) sul
diritto d´autore avrebbe avuto conseguenze principalmente per le rassegne stampa, mentre altri hanno paventato l´ipotesi che questo provvedimento avrebbe potuto fare da "apripista" ad altre restrizioni alla libera circolazione delle notizie on line...CONTINUA


INDYMEDIA
Resta allarme sull'art. 32 del diritto d'autore
by viviana vivarelli Sunday, Oct. 22, 2006 at 8:18 AM
Resta vivo l'allarme sul decreto che sottopone ogni riferimento ad articolo di stampa a previo pagamento di una gabella agli editori, tuttora vigente, malgrado il suo stralcio dalla Finanziaria. Oltre all'impossibilita' materiale di applicarlo, esso costituisce una incredibile attentato alla libertà del web, al diritto di informazione, alla possibilità di fare ricerche, denunce, tesi di laurea, libri, siti, rassegne stampa, analisi...
Un decreto e' in vigore per 60 giorni, dopo di che viene convertito in legge. Dunque il pericolo non e' stato scongiurato, ma solo rimandato…
CONTINUA

martedì, ottobre 24, 2006

SANTANCHÈ E LA FINTA POLEMICA MEDIATICA

LA VICENDA DI SANTANCHÈ HA ODORE DI FACILE PUBBLICITÀ MEDIATICA AL SOLO SCOPO DI “RENDERSI VISIBILE” PONENDOSI SOTTO I RIFLETTORI DEI MEDIA.

ELLA PUNTA AD ACQUISIRE PIÙ NOTORIETÀ E POTERE PER SE NELL'AMBITO DEL SUO GRUPPO POLITICO E LA TECNICA È PIUTTOSTO FACILE E CONSUMATA. A FURIA DI STARE CON BERLUSCONI S'IMPARA.

LE È BASTATO UNA “FACILE” POLEMICA CON UN FACILE BERSAGLIO QUAL'È L'IMAM DI SEGRATE ALI ABU SHWAIMA E L’OCCASIONE GLIE L'HA FORNITA LA DIRETTA TV SU SKY, POI RIPETUTA SU PORTA A PORTA IERI SERA.

LA ON. DANIELA ORA SI FA “PALADINA” DELLA LIBERTÀ E DEI DIRITTI DELLE DONNE, ARRIVANDO PERFINO A PARAGONARE IL VELO ISLAMICO ALLA STELLA GIALLA DEGLI EBREI COME SIMBOLO DI DISCRIMINAZIONE.

SU QUESTO LA ON. DANIELA ABREBBE DOVUTO AVERE LA PRUDENZA DI TACERE PERCHE "MILITA" IN UN PARTITO CHE PORTA LA PESANTE EREDITÀ DELLE “LEGGI RAZZIALI”, GUARDA CASO PROPRIO CONTRO GLI EBREI, (anche se solo qualche anno fa e con molte sofferenze interne “AN” ha fatto "penitenza" in Israele). UN PARTITO CHE NON HA MAI VOLUTO RICONOSCERE IL VOTO ALLE DONNE, ETC…INSOMMA L’EREDITÀ DEL FASCISMO!

POI, OLTRE AL VELO ISLAMICO VI È QUELLO EBRAICO ORTODOSSO, QUELLE DELL'INDIA DOVE LE DONNE OLTRE AL VELO SONO COSTRETTE A SUBIRE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI COME SPOSE-BAMBINE E VEDOVE-SEGREGATE, ECT... E LA LUNGA LISTA CONTINUEREBBE…. SU QUESTI CASI NON UNA PAROLA.

QUINDI LA SANTANCHÈ NON PUÒ APPARTENERE AL GRUPPO CHE DIFENDE I DIRITTI DELLE DONNE, PERCHÈ NON FA PARTE DI QUELLA CULTURA, ALTRIMENTI AVREBBE FATTO SCELTE DIVERSE.

ECCO PERCHÈ CREDO CHE LA QUESTIONE DEI “DIRITTI DELLE DONNE” SIA “STRUMENTALE” E CHE LA VICENDA SIA STATA SUSCITATA AD ARTE CON UNA SOFISTICATA "PROVOCAZIONE" E CON LA COMPLICITÀ DELLA TV.

SONO STATI TALMENTE BRAVI CHE CI SONO CASCATI TUTTI, GOVERNO COMPRESO, IL QUALE SI È SUBITO AFFRETTATO A FORNIRE LA SCORTA E CHE FRA QUALCHE GIORNO, APPENA SI DIRADERÀ LA "FINTA" POLEMICA, SI SCOPRIRÀ DEL TUTTO “INUTILE”.

Raffaele B.


OSSERVATORIOSULLALEGALITA
Il velo islamico e la Santanche' : ancora una volta pregiudizi
di Rita Guma 23 ottobre 2006
La vicenda della Santanche' e della disputa sul velo dimostra quanto strumentale e quanto poco sincero sia lo schierarsi per i diritti delle donne da parte di certi personaggi e di certe forze politiche e quanto si cerchi invece lo scandalo e la rissa per farsi pubblicita' presso quella parte di Italiani che e' ancora vittima del pregiudizio e della disinformazione.
I fatti. Durante il programma di approfondimento 'Controcorrente' di Sky Tv sono in studio la deputata Daniela Santanchè, l'imam di Segrate Abu Shwaima e la figlia del presidente dell'UCOII, Asmae Dachan. Rispondendo alle parole della Dachan secondo cui "il velo è un atto di fede come la preghiera e l’elemosina, è un fattore di adorazione di Dio", Santanchè replica: "Il velo non è un simbolo religioso, non è prescritto dal Corano". Abu Shwaima risponde: "Non è vero che nel Corano non ci sia l’obbligo del velo. Io sono un imam e non permetto a degli ignoranti di parlare di islam... non avete il diritto di interpretare il Corano", e successivamente la definisce infedele.
Da qui parte lo scandalo. Secondo alcuni le parole dell'imam velano una minaccia, una vera e propria fatwa, e si muove parte del mondo politico (che probabilmente non ha visto la trasmissione) che parla di minacce e di reazioni doverose a queste da parte dello Stato italiano ed esprime solidarietà alla deputata di AN…
CONTINUA


ILGIORNALE
Santanchè minacciata ora l’imam provoca: «Anche a me la scorta»
Fabrizio De Feo
n. 251 del 24-10-2006 pagina 8
Roma - Daniela Santanchè, da ieri mattina, è ufficialmente sotto scorta. La misura di protezione - disposta dal ministero dell'Interno in tempi rapidissimi - è scattata dopo lo scontro in diretta tv su Sky tra la parlamentare di An e Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate. Durante la trasmissione «Controcorrente» l'esponente islamico aveva attaccato la deputata, «colpevole» di aver sostenuto che «il velo non è un simbolo religioso e non è prescritto dal Corano». Di qui la secca condanna dell'imam: «Lei è un'ignorante, falsa, semina odio, è un'infedele». Accusa che, potenzialmente, rischia di essere percepita come una fatwa, ovvero una implicita condanna a morte. È stata questa frase e, in particolare, la definizione di «infedele» a far scattare l'allarme al Viminale e l'attivazione delle misure di protezione, come la scorta, che scattano subito quando c'è un pericolo di vita e poi, successivamente, vengono sottoposte al vaglio e alla valutazione del Comitato per l'Ordine pubblico e la Sicurezza di Milano. Al momento, però, nell'agenda del prefetto, Gian Valerio Lombardi, l'appuntamento non è stato ancora fissato. Se le manifestazioni di solidarietà bipartisan verso Daniela Santanchè si susseguono, con pochissime eccezioni, l'imam di Segrate cerca di stemperare i toni. «Non c'è nessuna fatwa contro Daniela Santanchè», sottolinea Ali Abu Shwaima. «Non c'è alcuna minaccia e mi dispiace che venga strumentalizzata una mia frase detta in un dibattito televisivo dove possono esserci parole del genere».


REPUBBLICA
ISLAM: SANTANCHE', DA STAMATTINA ATTIVATA LA SCORTA
martedi 24.10.2006 ore 13.23
Da questa mattina Daniela Santanche' ha la scorta. Lo ha confermato la parlamentare di An contattata telefonicamente dall'Agi. La misura e' stata attivata d'urgenza dopo lo scontro in tv tra la Santanche' e l'Imam della moschea di Segrate Abu Shwaima, sul velo per le donne. L'esponente islamico ha reagito alle dichiarazioni dell'esponente di Alleanza nazionale, che sosteneva che il velo non e' prescritto dal Corano, dandole dell'"ignorante, falsa, che semina odio, un'infedele". Da qui la necessità di prendere delle misure di protezione, come la scorta, che scattano subito quando c'e' un pericolo di vita e poi, successivamente vengono sottoposte al vaglio e alla valutazione del Comitato per l'Ordine pubblico e la Sicurezza di Milano. Al momento però nell'agenda del prefetto, Gian Valerio Lombardi, l'appuntamento non e' stato ancora fissato. O meglio e' in programma la riunione del Comitato per mercoledì a Monza per affrontare problemi a livello locale. Nulla toglie che una seconda riunione del Comitato possa essere fissata in settimana con i vertici delle forze dell'Ordine e il presidente della Provincia.

lunedì, ottobre 23, 2006

LE GAFFE DI PUTIN E L'AMICO CAVALIERE

TUTTA LA STAMPA INTERNAZIONALE E NAZIONALE RIPORTA L’ULTIMA GAFFE DI PUTIN CONTRO L’ITALIA E LA SPAGNA. IL CORRIERE DELLA SERA PUBBLICA PERFINO TUTTE LE GAFFE DI VLADIMIR PUTIN. INSOMMA QUELLO CHE SI VUOLE DIRE È CHE PUTIN ABBIA VERAMENTE PRONUNCIATO QUELLA GAFFE COME L’ALTRA “MACHISTA” SUL PRESIDENTE ISRAELIANO SOTTO INCHIESTA KATSAV, «Che invidia! Mi saluti il suo presidente, si è rivelato davvero un uomo potente! Ha stuprato dieci donne, non me l'aspettavo da lui. Ci ha colpiti, siamo tutti invidiosi». FIN QUI TUTTO “SQUALLIDAMENTE” NORMALE, MA LA QUESTIONE DIVENTA “PATETICA” QUANDO ENTRA IN GIOCO IL SUO GRANDE AMICO BERLUSCONI IMPROVVISANDOSI SUO AVVOCATO DIFENSORE IN UNA “DISPERATA” DIFESA DI CUI PERÒ È MOLTO ESPERTO. TENTA L’IMPOSSIBILE DICENDO CHE NON È VERO E CHE SI TRATTA DELLA SOLITA DISINFORMAZIONE! SE LO POTEVA RISPARMIARE, IL SUO AMICO PUTIN NON HA CERTAMENTE BISOGNO DI LUI.
Raffaele B.

ILTEMPO
L’ultima «uscita» di Putin durante la cena di venerdì al Consiglio europeo in Finlandia
lunedì 23 ottobre 2006
di ANNA GENTILE MADRID — La mafia? «È nata in Italia, non in Russia». Il presidente russo Vladimir Putin, infuriato dalle lamentele dei leader europei sulla situazione dei diritti umani nel suo Paese, non si fa processare dagli altri potenti del continente, anzi reagisce giocando pesante. È così che, alla cena di venerdì durante il Consiglio europeo di Lathi, in Finlandia, il leader del Cremlino ha detto di non accettare lezioni di democrazia da nessuno e ha sparato a zero contro tutto e contro tutti. Le parole sferzanti sono state riferite ieri dal giornale spagnolo El Pais, che - riservando una pagina intera alla ricostruzione della serata finlandese - cita in proposito fonti diplomatiche. Di parole dure Putin ne ha avuto in primo luogo contro la Spagna, «dove molti sindaci sono in carcere per corruzione», e poi contro l'Italia «culla della mafia», ha detto Putin «lasciando senza parole Prodi», scrive El Pais...CONTINUA

CORRIERE DELLA SERA
D'Alema-Bertinotti, critiche e accuse a Putin
23 ottobre 2006
Il presidente della Camera sulla gaffe del leader russo: «Parole squalificanti».
Il ministro: «Così non giova al suo prestigio»

ROMA - Mentre da Palazzo Chigi si cerca di disinnescare la miccia, Fausto Bertinotti non fa sconti a Vladimir Putin e bolla l'uscita anti-italiana del leader russo come «squalificante». Il presidente di Montecitorio non ci sta a derubricare l'equazione mafia uguale Italia, sostenuta durante una cena al vertice Ue di Lahti, come una gaffe o come una «frase ironica», secondo la definizione usata dal portavoce di Prodi, Sircana. Più sfumata la critica del ministro degli Esteri D'Alema secondo cui l'accostamento di Putin è figlio «di una durezza di linguaggio in varie direzioni, che sicuramente non giova al suo prestigio di uomo di stato»...CONTINUA

ADNKRONOS
MAFIA: BERLUSCONI, PUTIN NON HA DETTO QUELLE COSE
LA SOLITA DISINFORMAZIONE
Milano, 23 ott. - (Adnkronos) - ''Putin non ha detto quelle cose sull'Italia, e' la solita disinformazione''. Cosi' l'ex capo del governo Silvio Berlusconi valuta le frasi attribuite al presidente russo Vladimir Putin sul nostro Paese. Berlusconi ha parlato a margine della presentazione del libro dell'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini.