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sabato, ottobre 31, 2009

STEFANO CUCCHI – UN ALTRO OMICIDIO DI STATO?

Come nel caso di Federico Aldrovandi avvenuto nel 2005 a Ferrara per il quale quattro poliziotti furono alla fine di una ‘lunga battaglia’ condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione per ‘eccesso colposo’ che però grazie all’indulto del 2006 non sconteranno la sentenza, leggi Wikipedia. Comunque se la famiglia non avesse ‘combattuto’ contro un muro di gomma il caso sarebbe stato archiviato come morte accidentale.

Anche questo caso stava per prendere la stessa ‘direzione’ ma di fronte all’insistenza della famiglia che è riuscita a coinvolgere i media ed internet divulgando le foto strazianti delle condizioni in cui era ridotto Stefano, ora la magistratura se ne occupa sebbene con una accusa contro ‘ignoti’ (ma non erano le forze dell’ordine che lo tenevano in custodia?) e l’interessamento di tutte le forze politiche, poi si vedrà quali effettivamente!

Sembra evidente, alla luce delle precedenti esperienze, che la vicenda potrà avere un esito ‘concludente’ e che si potrà arrivare all’accertamento della ‘verità’ solo se si manterrà viva l’attenzione dei media e della gente e di quelle forze politiche a cui stanno veramente a cuore il funzionamento della giustizia. Altrimenti finirà con un nulla di fatto ed i ‘colpevoli’ resteranno impuniti e dopo verrà il turno di qualcun altro.

Infatti il ministro
La Russa ha già la ‘certezza’ che i carabinieri non c’entrano! Ma allora se non sono stati loro che l’hanno arrestato, chi è stato? Se il ministro sa qualcosa lo deve dire! Molte persone ‘coinvolte’ in questo caso non ‘parlano’ oppure fanno a ‘scaricabarile’ di responsabilità. Anche qui c’è il muro di gomma da ‘superare’ altrimenti si aggiungerà un altro ‘mistero’ ai già tanti ‘misteri’ di omicidi ‘inspiegabili’ cui le forze dell’ordine e quindi lo Stato sono ‘implicati’.

Attenzione! Si raccomanda solo pubblico adulto per vedere le ‘
Le immagini del corpo di Stefano Cucchi’. Consiglio altresì di leggere questo articolo su l’Antefatto.
Raffaele B.

http://www.youtube.com/watch?v=4uBUwuB6S1E
cioccolatoevaniglia
28 ottobre 2009
I familiari di Stefano Cucchi: "Vogliamo sapere che cosa è successo"
"Vogliamo sapere che cosa è successo", il padre e la sorella di Stefano Cucchi, non si spiegano la morte del ragazzo di 31 anni, avvenuta in circostanze non chiare all'Ospedale Pertini di Roma dopo l'arresto per possesso di 20 gr. di marijuana. Rainews24

*** ULTIMISSIMA ***
ILSOLE24ORE
Caso Cucchi: i Nas al Pertini a prendere la cartella clinica
31 ottobre 2009

Il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, ha inviato i carabinieri del Nas al reparto destinato al ricovero dei detenuti dell'ospedale Pertini, dove è morto il detenuto Stefano Cucchi, per raccogliere tutta la documentazione disponibile presso il reparto stesso.

«La documentazione - ha sottolineato Marino - sarà messa a disposizione dell'ufficio di presidenza della commissione d'inchiesta per una prima istruttoria e mi auguro che dall'analisi del lavoro effettuato dai medici al momento del ricovero di stefano cucchi possano emergere elementi che aiutino a fare chiarezza su cosa sia realmente accaduto. Nei prossimi giorni la commissione deciderà anche se aprire formalmente un'inchiesta sulla vicenda dal punto di vista dell'efficienza, dell'efficacia e della qualità dell'assistenza medica.

Marino ha sottolineato che «si tratta di una tragedia che lascia sgomenti e anche per questo serve il massimo rigore nell'appurare la verità e tutte le eventuali responsabilità».
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L’UNITÀ
Stefano è stato assassinato. La Russa assolve i carabinieri
di Toni Jop
31 ottobre 2009
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«Omicidio preterintenzionale», l’ipotesi di reato è questa, l’ha formulata il pm romano Vincenzo Barba per chiarire le cause e le responsabilità della morte di Stefano Cucchi. Ma se Luigi Manconi non avesse sbattuto in faccia all’opinione pubblica questa vergogna, come sarebbe andata? Come tutte le altre volte, tutto si sarebbe spento con una notizia in cronaca. Invece, ecco la magistratura al lavoro, per ora contro ignoti. L’avvocato Fabio Anselmo si chiede perché «contro ignoti», dal momento che tutti gli spostamenti del ragazzo sono avvenuti in tempi certi e sempre sotto il «controllo» delle forze dell’ordine, quindi... Ma intanto si apre il fascicolo sotto lo sguardo di qualche milione di esseri umani che non si spiegano come sia possibile, oggi, finire i propri giorni tanto brutalmente - ieri le foto del corpo di Stefanohanno fatto il giro di mezzo mondo - tra le braccia dello Stato. Mentre dal roof garden politico e istituzionale del paese si alza un coro discretamente solidale: tutti vogliono chiarezza. Per ora pochi si chiedono perché dovesse stare in cella, in attesa di giudizio, un ragazzo che aveva in tasca un po’ di droga per uso personale.
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Nel coro, anche la voce di La Russa che tuttavia ci tiene a far sapere due cose. La prima: la sua convinzione «del comportamento corretto dei Carabinieri in questa occasione»; la seconda, meno elegante, è una precisazione a proposito della sua non competenza nel caso, dal momento che lui è ministro della Difesa e non dell’Interno o della Giustizia. Ma come sa che i carabinieri non c’entrano? Cosa sa? E se non sono stati i Cc, chi è stato?
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Sempre in area di maggioranza, Capezzone, il portavoce, trova il tempo di invocare che si evitino «i festival delle risse...e delle speculazioni» sulla sorte di un povero ragazzo morto «distrattamente » per cause naturali, come lascia intravvedere il referto del medico dell’ospedale Pertini di Roma. Ma aveva due vertebre rotte, il volto tumefatto, un occhio rientrato, segni di impatti violenti su tutto il corpo. E in sei giorni - tanto è durata l’agonia - non è riuscito a comunicare con un avvocato e nemmeno con la famiglia, tenuta in scacco per motivi che ora si possono solo immaginare e non sono commoventi. Un intero sistema ha operato con coerenza attorno alla morte di Stefano, a cominciare dalla legge attuale sulla tossicodipendenza. Ma chi lo ha ridotto in quelle condizioni? Torniamo indietro. La sera del 15 ottobre Stefano viene fermato dai carabinieri. All’una e trenta, con lui presente, perquisiscono l’abitazione di famiglia senza trovar niente di più di quel che già gli avevano sfilato dalle tasche. «Stava bene - ricorda la sorella Ilaria - e ci è stato detto di non preoccuparci, tanto sarebbe tornato a casa il giorno dopo, per così poco gli avrebbero dato i domiciliari ». Lo riportano via e lo ripresentano nell’aula del tribunale, a mezzogiorno. Lì, i famigliari constatano che il loro caro o è andato a sbattere contro un tir oppure...«Mio padre - spiega Ilaria - ha raccontato che aveva il viso gonfio e gli occhi tumefatti, irriconoscibile. Ma non gli ha chiesto nulla, quando se lo è trovato davanti, perché c’erano sempre i carabinieri accanto a lui e pensava che in poche ore sarebbe tornato a casa, lì avrebbe potuto chiarire cosa era successo ».
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Stefano viene visitato una prima volta alle 14 dello stesso giorno presso l’ambulatorio del Palazzo di Giustizia. Un arco di poche ore in cui stringere le indagini. Ma giusto ieri sera, il comandante provinciale dei Carabinieri Vittorio Tomasone ribadiva che «i Cc non hanno nulla a che fare con la morte del ragazzo e nemmeno con le ecchimosi», e rilanciava sostenendo che «noi lo abbiamo portato in tribunale dove ha parlato con il padre, dopodiché lo abbiamo consegnato agli agenti della polizia penitenziaria ». «Quindi - incalza l’avvocato Fabio Anselmo - vuol dire che l’hanno pestato il giudice e il Pm. Ci fa piacere che i Carabinieri dicano queste cose, noi non accusiamo nessuno, cerchiamo di vederci chiaro e non ce la facciamo, sa perché?», no, perché? «Il Pm non ci ha consegnato cartelle cliniche, niente foto dell’autopsia, si fa così?». Del resto, per tornare alla sensibilità del «sistema», conviene ricordare che la madre di Stefano ha saputo della morte del figlio solo quando è stata coinvolta nella procedura dell’autopsia. A nessuno era venuto in mente di non tenere in carcere un ragazzo epilettico con un po’ di droga in tasca e che aveva senza ombra di dubbio le ossa rotte. È diventato un caso nella piazza di Facebook, 12mila interventi on line. Capissimo che questa è la normalità, e non un caso.
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REPUBBLICA
Per la morte del giovane Aldrovandi poliziotti condannati a tre anni e 6 mesi
6 luglio 2009
I quattro agenti accusati di eccesso colposo nell'omicidio del ragazzo di 18 anni avvenuto nel 2005 a Ferrara. I genitori: "Volevamo che fossero restituiti rispetto e dignità a nostro figlio".
FERRARA - Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sei mesi i
quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi.

"Volevo che a mio figlio fossero restituiti giustizia, rispetto e dignità", ha detto il padre di Federico. "Mio figlio non era un drogato, era un ragazzo di 18 anni che amava la vita e che quella mattina non voleva morire". Sua moglie è sembra stata convinta della colpevolezza degli agenti: "Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa".
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Inchiesta e processo hanno visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi lungo l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico.
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Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi a ciascuno dei quattro agenti. L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile, (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiunta la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.

Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) l'agitazione del ragazzo quella mattina, prima e durante l'intervento di polizia, era dovuta all'effetto di sostanze assunte la notte prima al Link di Bologna con gli amici. Sostanze che lo avrebbe portato a uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l'assoluzione piena degli imputati, che agirono rispettando le regole e il modus operandi previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo). Ancora oggi, tuttavia, nonostante l'intervento di oltre 15 tra i più affermati e riconosciuti esperti italiani (medico-legali, tossicologi, anestesiologi, cardiopatologi) non si è arrivati a chiarire con certezza le cause della morte.

Wikipedia
Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Aldrovandi. I quattro condannati, grazie all'indulto varato nel 2006, non sconteranno la loro pena.

venerdì, maggio 11, 2007

AUTOBUS-BIMBI E LA SPECULAZIONE SULLE DROGHE LEGGERE

CHI SCRIVE È PADRE DI UNA BIMBA CHE VA SPESSO IN GITA SCOLASTICA EPPURE VEDO UGUALMENTE E CHIARAMENTE LA “SPECULAZIONE POLITICA” CHE SI FA A SEGUITO DEL TERRIBILE INCIDENTE COSTATO LA VITA A DUE BAMBINI.

SI È SOLO ACCERTATO LA PRESENZA DI "TRACCE" DI "CANNABIS" NEL SANGUE DELL'AUTISTA, MA CIÒ NON VUOL DIRE CHE SIA STATA LA CAUSA EFFETTIVA CHE HA PRODOTTO L'INCIDENTE. LE DROGHE NON SONO LE SOLE CAUSE, LO SONO ANCHE GLI ALCOOLICI, FARMACI, ANCHE LA STANCHEZZA NATURALE CHE CAUSA IL SONNO OLTRE AD UNA MIRIADE DI ALTRE POSSIBILI CAUSE DOVUTE ALLE CONDIZIONI DEL MEZZO, DELLA STRADA E DAL COMPORTAMENTO DI ALTRI UTENTI.

GRIDARE ANZITEMPO COME FA LA CDL AL RIPRISTINO DELLA LEGGE FINI-GIOVANARDI CHE "PROIBISCE" ANCHE LE DROGHE LEGGERE COME LA "CANNABIS", È CHIARAMENTE UNA SPECULAZIONE POLITICA CHE NON TOCCA IL CUORE DEL PROBLEMA. SAREBBE COME DIRE CHE SE SI FOSSERO TROVATE "TRACCE" DI ALCOOL NEL SANGUE BISOGNEREBBE "PROIBIRE" IL VINO E TUTTI GLI ALCOOLICI? OVVIAMENTE NO! E OVVIO CHE DIPENDE DALL'USO E DALLE QUANTITÀ ASSUNTE.

LA MISURA DA ATTUARE INVECE E CHE VA A TOCCARE IL CUORE DEL FENOMENO È L'ISTITUZIONE DI CONTROLLI PERIODICI AL MEZZO E ALL'AUTISTA OGNI VOLTA CHE DEVE PARTIRE UNA GITA SCOLASTICA E/O METTERE SOTTO CONTROLLO QUELLE AGENZIE CHE NON RISPETTANO LE LEGGI.

TUTTO QUESTO PERÒ RISOLVE SOLO LA QUESTIONE DELLA SOBRIETÀ E CONDIZIONI DELL'AUTISTA E DEL MEZZO, NON RISOLVE LA QUESTIONE DELLA PERICOLOSITÀ DELLE STRADE SULLE QUALI SI DOVREBBE FARE MOLTO DI PIÙ (A PROPOSITO DI CIÒ INVITIAMO A FIRMARE LA PETIZIONE, IN ALTO ALL'ARTICOLO, SU OBIETTIVO 2010).

SIAMO QUINDI DI FRONTE AD UNA BASSA STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA IL CUI SOLO SCOPO NON È QUELLO DI RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA DEI TRASPORTI MA SOLO QUELLA DI "DANNEGGIARE" A PROPRIO "VANTAGGIO", L'IMMAGINE DEL GOVERNO CHE HA "CANCELLATO" LA LEGGE FINI-GIOVANARDI LA QUALE HA SOLO RIEMPITO INUTILMENTE LE CARCERI DI DROGATI.

INOLTRE IL COMUNE DI MILANO HA INTENZIONE DI NON FORNIRE PIÙ LE SIRINGHE GRATIS AI TOSSICODIPENDENTI. SECONDO
ACHILLE SALETTI DELLA COMUNITÀ 'SAMAN', QUESTA CONDOTTA SE ATTUATA "CONDANNERÀ MIGLIAIA DI CONSUMATORI PROBLEMATICI A SVILUPPARE MALATTIE, EMARGINAZIONE E ULTERIORE SOFFERENZA".
Raffaele B.

REPUBBLICA
Droghe leggere, bufera sulla legge
Ferrero: "La destra specula"
11 maggio 2007

Milano, dal Comune niente più siringhe gratis ai tossicomani
Luxuria: "Basta fare i moralisti, in Parlamento molti si drogano"


ROMA - "Sono sporche di sangue le mani dei legalizzatori d'erba". Va giù pesante l'opposizione. L'incidente di Vercelli in cui hanno perso la vita due bambini è il pretesto per riaprire senza mezze misure lo scontro sulle norme in materia di stupefacenti tra proibizionisti e antiproibizionisti.

La polemica sulla liberalizzazione delle droghe leggere, sulle quantità di uso personale, si riaccende attorno al corpo delle giovani vittime, alle famiglie straziate dal dolore. Con l'opposizione all'attacco del "governo di giardinieri", tra richieste di test per chi lavora al pubblico servizio, la volontà di mettere fuori legge qualsiasi tipo stupefacente.

Col sindaco di Milano Letizia Moratti che dopo aver proposto il kit test anti droga nelle scuole annuncia che i Sert non distribuiranno più siringhe pulite gratis ai tossicodipendenti e accusa il governo. "L'incidente in cui sono morti i due bambini dimostra che questo governo sottovaluta il problema della cannabis. Se prosegue la politica del ministro Turco, e se va avanti il disegno di legge Ferrero che vuole depenalizzare le cosiddette droghe leggere, questo è il rischio che ci troviamo: molti più episodi di questo tipo, perché a questo punto le droghe saranno legittime".

È strumentalizzazione", ribatte il ministro Ferrero, che alla Moratti chiede "cosa direbbe se risultasse che l'autista del bus aveva bevuto troppo: forse che si deve proibire il vino? È evidente come anche su questo tema la destra preferisca la speculazione e la propaganda a ogni seria riflessione". E propone sanzioni diverse per chi usa sostanze psicotrope, alcol o cannabis, in casa o alla guida mettendo a rischio la vita altrui. Sanzioni per aumentare il senso di responsabilità dei consumatori.

Ieri è stata una lunga giornata segnata da polemiche e accuse. Con Biancofiore di Forza Italia che parla di "mani sporche di sangue", Gasparri di Alleanza Nazionale che chiede la messa al bando di "tutte le sostanze stupefacenti". Mentre il centrodestra sottolinea gli "effetti devastanti" delle cosiddette droghe leggere e chiede il ritorno alla legge Fini-Giovanardi, ma anche controlli severi per gli autisti di bus pubblici e privati. Dai banchi dell'opposizione Elisabetta Gardini (Fi) ribadisce la necessità di non legalizzare le dosi minime di droga e Alfredo Mantovano (An) chiede se dopo quanto accaduto il ministro Ferrero intenda ancora cambiare la norma della legge sulla droga.

"Piuttosto che tentare di cancellarla, la Fini Giovanardi andava sostenuta", aggiunge Maurizio Gasparri (An), mentre l'eurodeputata Alessandra Mussolini (Alternativa sociale) sottolinea che drogarsi è un reato, "perché chi si droga mette in pericolo la vita propria e quella degli altri. Per Silvana Mura (Idv) se l'assunzione di droga da parte dell'autista è alla base dell'incidente, sarà necessario "aprire una seria riflessione sull'ipotesi di rendere illegale sempre e comunque anche il consumo di droga, cancellando il concetto di quantità per uso personale".

Voci fuori dal coro quella di Vladimir Luxuria del Prc ("Secondo me, in Parlamento ci sono alcuni che si drogano. la smettano di fare i moralisti sull'uso delle droghe"). E in serata dal ministro della Salute Turco arriva la prima risposta concreta. Dice immediatamente sì ai "test periodici obbligatori per verificare l'assunzione di stupefacenti, alcol e farmaci che possono compromettere la capacità di guida degli autisti".
(c. p.)

ANSA
Droga, e' polemica
2007-05-10 20:07

ROMA - L'autista del bus che si è ribaltato con a bordo 41 bambini in gita scolastica, uccidendo due ragazzini, è risultato positivo alla cannabis e immediata scoppia la polemica politica sulle norme antidroga. Il centro destra sottolinea gli "effetti devastanti" dell'uso anche delle cosiddette droghe leggere e chiede il ritorno alla legge Fini-Giovanardi, ma anche controlli severi per gli autisti di bus pubblici e privati. La prima risposta arriva dal ministro della Salute, Livia Turco che dice immediatamente sì ai "test periodici obbligatori per verificare l'assunzione di stupefacenti, alcol e farmaci che possono compromettere la capacità di guida degli autisti"...
CONTINUA

domenica, novembre 19, 2006

CANNABIS - RADDOPPIA LA QUANTITÀ CONSENTITA

CON IL DECRETO IL MINISTRO RADDOPPIA LA DOSE CONSENTITA DA 0,5 GRAMMO A 1 GRAMMO DI PRINCIPIO ATTIVO DELLA CANNABIS IN ATTESA DELLA MODIFICA DELLA LEGGE "FINI-GIOVANARDI" CHE CON QUEL BASSO VALORE DI SOGLIA, OLTRE IL QUALE C'ERA LA PRESUNZIONE DI "SPACCIO", SCATTAVA IL REATO PENALE E LA PRIGIONE.
MOLTI GIOVANI FINISCONO COSÌ IN CARCERE PER AVERE SOLAMENTE FUMATO LA CANNABIS POSSEDENDONE APPENA OLTRE IL MEZZO GRAMMO, CON BUONA PACE DEI VERI SPACCIATORI. L'INIZIATIVA È INSERITA NEL PROGRAMMA DELL´UNIONE SULLA DEPENALIZZAZIONE QUALE PARTE DI UNA PIÙ AMPIA STRATEGIA DI EDUCAZIONE E PREVENZIONE» E SENZA PREVEDERE OVVIAMENTE IL CARCERE PER I “TOSSICODIPENDENTI” CONTRARIAMENTE A QUANTO INVECE AVVIENE ORA.
CHI POTREBBE NON ESSERE D'ACCORDO? SOLO CHI È PER INCARCERARE I DROGATI, NO?
A QUESTO PROPOSITO C'È STATO UN INCREDIBILE TENTATIVO DI SFIDUCIA DA PARTE DI 51 SENATORI DELLA MARGHERITA TRA CUI PAOLA BINETTI E CASTAGNETTI COME RACCONTA LA STESSA ON. LIVIA TURCO NELL'INTERVISTA SULL'UNITÀ SOTTO RIPORTATA.
Raffaele B.


CORRIERE DELLA SERA
Raddoppia la quantità consentita di cannabis
Livia Turco: «Migliaia di giovani non devono finire in carcere o essere vittime di un procedimento penale per uno spinello»
14 novembre 2006

ROMA - Sale da 500 a 1.000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis espresso in principio attivo detenibile ad uso esclusivamente personale. Lo ha deciso, di concerto con il ministro della Giustizia e sentito il ministero della Solidarietà sociale, un decreto del ministro della Salute Livia Turco. «In attesa del provvedimento di riforma della legge Fini-Giovanardi, che resta nostro obiettivo modificare profondamente come previsto dal programma di Governo - precisa in una nota la responsabile della sanità italiana - ho ritenuto di intervenire per far sì che migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello, come sta purtroppo avvenendo ora a seguito della legge del centro destra».
SANZIONI AMMINISTRATIVE - Pertanto i cittadini che saranno trovati in possesso di quantitativi di cannabis al di sotto del nuovo limite di 1.000 milligrammi, «potranno essere oggetto solo di sanzioni amministrative - si legge nella nota del ministero - senza incorrere nelle presunzione di spaccio e nei provvedimenti punitivi che, in base alla legge Fini-Giovanardi, potevano arrivare fino all'arresto e al carcere per quantitativi realisticamente ascrivibili ad un uso personale». Il nuovo valore soglia contenuto nel decreto emanato «deriva dalla moltiplicazione per 40, anzichè per 20 come previsto dalla vecchia tabella varata dal precedente Governo, della "dose media singola" che è pari a 25 milligrammi. Secondo l'attuale legge sulla droga - ricorda il ministero della Salute - per "dose media singola si intende la quantità di principio attivo per singola assunzione idonea a produrre in un soggetto tollerante e dipendente un effetto stupefacente e psicotropo»

UNITA
Livia Turco: «Cannabis, hanno cercato di sfiduciarmi»
Anna Tarquini
Pubblicato il: 18.11.06 Modificato il: 18.11.06 alle ore 10.41


«C´è una cosa che mi ha ferita: è la mancanza di fiducia. Ma insomma, pensi che un tuo ministro abbia sbagliato e che fai: non solo non mi telefoni, ma marchi la distinzione?». Livia Turco spiega: «Così hanno voluto sfiduciarmi e con la sfiducia non solo non si fa il Partito Democratico, ma non si governa».
Dice che vuole comunque pensare positivo il ministro della Salute; ai 51 senatori che ieri le hanno dichiarato guerra per il decreto sulla droga risponde «parliamone». Ma quella lettera firmata da mezza Margherita e l´avvertimento della senatrice Paola Binetti «attenzione che siamo in tanti a pensarla così» è un preciso atto politico che non può non avere risposta. Ancora ieri il vicepresidente della Camera Castagnetti seminava mine: «Il provvedimento Turco è inadeguato. Nel programma dell´Unione la depenalizzazione è solo una parte di una più ampia strategia di educazione e prevenzione». Sì certo - replica il ministro della Salute - , su tutto questo siamo d´accordo, ma siamo certi di esserlo anche sul fatto che bisogna evitare il carcere ai tossicodipendenti? Domani Livia Turco riferirà alle Camere. La spallata della Margherita è riuscita lì dove non erano riusciti altri: e cioè a mettere in discussione un atto su cui il ministro ha competenze e poteri...
CONTINUA

mercoledì, aprile 05, 2006

LA LEGGE SULLA DROGA E LA GIOA DEGLI SPACCIATORI

LA LEGGE FINI SULLA DROGA VA IN VIGORE. CIO CHE FA LA DIFFERENZA È IL “PRINCIPIO ATTIVO” CHE SCONVOLGE IN MODO INQUIETANTE L’OBIETTIVO CHE LA LEGGE STESSA PRETENDE DI PERSEGUIRE.
FINIRÀ INVECE PARADOSSALMENTE PER AVANTAGGIARE PROPRIO GLI SPACCIATORI E RIEMPIRÀ LE CARCERI DI CONSUMATORI, CHE AL CONTRARIO, ALMENO PER QUELLI CHE ADOPERANO LE DROGHE PESANTI, NECESSITANO DI CURE.
LA LEGGE PRESENTA EVIDENTI FORZATURE ANCHE RISPETTO ALLE ALTRE LEGGI IN VIGORE IN EUROPA E IN USA. LA POLIZIA, LA MAGISTRATURA E LE CARCERI SARANNO MESSI A DURA PROVA, COSÌ LE FAMIGLIE, PERCHÉ DOVRANNO SUBIRE, OLTRE ALLA DISGRAZIA DEI FIGLI SUCCUBI DELLA DROGA, ANCHE LE MAGLIE DELLA GIUSTIZIA PENALE E LE NOTEVOLI SPESE DA SOSTENERE. TUTTO QUESTO DARÀ, LORO MALGRADO, IL COLPO DI GRAZIA. ALTRO CHE AIUTO ALLE FAMIGLIE, LA FINE DI ESSE.
Raffaele

UNITA
Cancrini: «Una legge che aiuta gli spacciatori»
di red 04.04.2006
«Si tratta di calcoli totalmente arbitrari che vanno a tutto vantaggio degli spacciatori». Luigi Cancrini, psichiatra, professore universitario ed esperto di disagio sociale e tossicodipendenze, non ha dubbi: le tabelle che fanno entrare in vigore la legge Fini-Giovanardi faranno solo la gioia di chi la droga la vende.
«Il risultato è solo uno – sottolinea ancora Cancrini – Si crea una situazione in cui lo spacciatore sa esattamente quanta roba può portare con se senza rischiare mentre il consumatore no. Perchè è lo spacciatore che taglia lo stupefacente e quindi sa quanto principio attivo ha con sé»...CONTINUA

RAINEWS24
Droga. Legge Fini, ecco le quantita' massime. Giovanardi: carcere per chi spaccia, multe per chi consuma
Roma, 4 aprile 2006
La cosiddetta legge Fini entra definitivamente in vigore. Gli undici esperti della commissione ministeriale hanno messo a punto le tabelle della legge sulla droga, calcolando il principio attivo degli stupefacenti. Le tabelle sono state presentate alla stampa a Palazzo Chigi dal ministro Giovanardi.
Queste le quote di stupefacente considerate per consumo personale e quindi punibili solo con sanzioni amministrative:
500 milligrammi di cannabis;
750 milligrammi di cocaina;
250 milligrammi di eroina;
750 milligrammi di MDMA (ecstasy);
500 milligrammi amfetamina
e 150 microgrammi di Lsd.
Le "soglie" indicate dal governo si riferiscono al principio attivo dello stupefacente e non al peso reale della sostanza sequestrata...CONTINUA

ANSA
Droga: consentiti 15-20 spinelli
Capezzone 'limite basso', Giovanardi 'parametri ragionevoli'

(ANSA)-ROMA,4 APR- Da 15 a 20 spinelli, 5 dosi di cocaina, 10 di eroina, 5 pasticche di ecstasy e amfetamina, 3 di Lsd: e' il massimo consentito dalla nuova legge. Secondo il leader dei Radicali, Capezzone, le tabelle presentate oggi a Palazzo Chigi sarebbero troppo severe: a New York - dice in una nota - il limite e' '56 volte piu' alto, nel resto d'Europa 30 volte'. Ma il ministro Giovanardi ribadisce che quelli stabiliti dal governo sono 'parametri ragionevoli'.