venerdì, gennaio 19, 2007

BENZINAI – CONTRO LA LIBERALIZZAZIONE

PUNTUALE DOPO I TAXI QUESTA VOLTA TOCCA AI BENZINAI “DIFENDERE” IL LORO “INTERESSE” CORPORATIVO CON LO “SCIOPERO” DI 48 ORE DA FARSI QUANTO PRIMA.

L’ALLARGAMENTO DELLA DISTRIBUZIONE AI SUPERMERCATI E IPERMERATI, COME AVVIENE DA ANNI NEL RESTO DELLA UE, INSIEME ALLA ELIMINAZIONE DEGLI ORARI DI CHIUSURA, PORTERÀ AD UNA MAGGIORE CONCORRENZA “ABBASSANDO” I PREZZI E "MIGLIORANDO" LA QUALITÀ DEL SERVIZIO.

LA DIFESA "CORPORATIVA" DELLE PROPRIE POSIZIONI DI “RENDITA” COSTITUISCE CERTAMENTE UN “VANTAGGIO” PERCHÉ “SOSTIENE” I PREZZI DEI PROPRI PRODOTTI E SERVIZI, MA ALLO STESSO TEMPO PERÒ QUESTI STESSI “VENDITORI” SONO “CONSUMATORI” DI TUTTI GLI ALTRI PRODOTTI E SERVIZI FORNITI DA ALTRETTANTI “VENDITORI” CORPORATIVI.

ALLA FINE IL “VANTAGGIO” COME VENDITORE VIENE “SUPERATO” DALLO “SVANTAGGIO” COME CONSUMATORE. IN CONCLUSIONE LA DIFESA CORPORATIVA È “EFFIMERA” E NON SERVE PIÙ GLI INTERESSI DEI “VENDITORI” MEDESIMI PERCHÉ SONO ANCH’ESSI, RICORDIAMOCELO, DEI “CONSUMATORI”.
Raffaele B.

CORRIERE CANADESE
Liberalizzazioni- Il governo vuole aprire più impianti e creare l'orario libero
Benzina libera nei supermercati Distributori, sciopero per 48 ore
Venerdì 19, Gennaio, 20

ROMA - No all'apertura del settore alla grande distribuzione sollecitata dall'Antitrust ed a possibili provvedimenti del governo sulla rete di distribuzione senza un "confronto". I benzinai rinviano al mittente qualsiasi ipotesi di misure sulla rete e proclamano uno sciopero di 48 ore. Una serrata, le cui modalità e calendario saranno stabiliti lunedì prossimo, che rischia di lasciare gli automobilisti a "secco" per due giorni di seguito.
Ad infuocare il clima, è stato prima un'incontro al ministero per lo Sviluppo Economico - disatteso dal ministro Pierluigi Bersani e dal suo consulente per l'energia, Umberto Carpi, e quindi abbandonato anzitempo dai gestori - poi l'Antitrust, che ha preso carta e penna e inviato una segnalazione a Governo, Parlamento e Regioni per sollecitare una serie di misure.

Un pacchetto che, dall'apertura alla grande distribuzione (la vendita cioè in supermercati e ipermercati) alla liberalizzazione degli orari, superi lo stallo e l'arretratezza della rete dei benzinai italiani rispetto agli standard Ue, contribuendo - scrive l'Antitrust - a fare scendere i prezzi e migliorare i servizi. "Per ottenere un'effettiva razionalizzazione e ristrutturazione della rete - ribadisce il Garante - occorre utilizzare la leva della grande distribuzione", la cui presenza oggi è pari allo 0,5% del totale dei punti vendita.

Non solo, occorre l'eliminazione "dell'orario massimo giornaliero", dell'intervallo di chiusura all'ora di pranzo e dei turni obbligatori. Tutti vincoli che limitano "la possibilità di scelta dei consumatori e garantiscono agli operatori la stabilizzazione della clientela".
Le richieste di Catricalà arrivano all'indomani del monito di Bersani sui prezzi di benzina e gasolio, per i quali il ministro ha annunciato di chiedere un intervento della stessa autorità di mercato. Richieste che hanno ulteriormente contribuito a infuocare l'animo dei gestori, che non hanno tardato a leggere nelle righe della nota del Garante una "sponda" o una "volata" al governo il quale, si ventila da più parti, starebbe a sua volta preparando una serie di provvedimenti sulle liberalizzazioni che toccherebbero anche il capitolo "rete distribuzione". «È finito il tempo dei tavoli tecnici», hanno dichiarato i gestori, perché «il problema non è più tecnico, ma politico».

giovedì, gennaio 18, 2007

G8 DI GENOVA – SPARITA LA PROVA CONTRO GLI AGENTI

C’ERA D’ASPETTARSELO CHE DI FRONTE ALLE GRAVI RESPONSABILITÀ DI UNA PARTE CONSISTENTE DELLA POLIZIA SUI FATTI DI GENOVA ORA “SPARISSE” LA “PROVA REGINA” A LORO CARICO.

È EVIDENTE CHE SE NON VERRÀ “RITROVATA” L’ESITO DEL PROCESSO NON POTRÀ CHE ESSERE SIMILE A QUELLI DI ALTRI FINITI IN “NULLA” E NEI QUALI SONO COINVOLTI PEZZI DEI “SERVIZI” DEVIATI E PERSONAGGI ECCELLENTI. SE A CIÒ AGGIUNGIAMO LA “SCARSA” COLLABORAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE IL GIOCO È FATTO!

IL CASO G8 DI GENOVA ANDRÀ COSI AD AGGIUNGERSI AD ALTRI NUMEROSI INSOLUTI MISTERI ITALIANI “SENZA COLPEVOLI” E I RESPONSABILI DI QUELLE NEFANDEZZE CONTINUERANNO A SVOLGERE “IMPUNEMENTE” LE LORO “FUNZIONI” NELLO STATO “DEVIANDOLO” E “DEVASTANDOLO” ULTERIORMENTE.

DI GRANDE UTILITÀ IL SITO
SUPPORTO LEGALE REALIZZATO DA UN GRUPPO DI VOLONTARI CHE SEGUE I PROCESSI E DIFFONDE LE NOTIZIE IN RETE.
Raffaele B.

LAVOCEDITALIA
Processo G8: blitz alla Diaz, scompare la prova contro gli agenti
L’irruzione nella scuola durante il G8: non si trovano le molotov che sarebbero state portate dagli investigatori. Gli avvocati difensori:

Genova, 18 gen. - Le due molotov del G8 sono sparite. Le due bottiglie incendiarie rappresentano una delle prove a carico più pesanti nel processo contro i 29 poliziotti, imputati della irruzione nella scuola Diaz e di aver falsificato gli indizi per incastrare 93 ragazzi. Scomparse, svanite nel nulla. Ieri mattina, nel corso di un´udienza del processo, lo si e’ scoperto. Il presidente Gabrio Barone ha dato incarico alla procura di rintracciarle e i magistrati oggi chiederanno ufficialmente spiegazioni al questore Salvatore Presenti. Le prove possono essere svanite in molti modi e altrettanti uffici: all´ufficio corpi di reato di palazzo di giustizia il responsabile ha allargato sconsolato le braccia; alla questura, spiega il vice-dirigente della mobile Francesco Borré, "io sono arrivato alla squadra mobile nel 2002, un anno dopo il G8. Non abbiamo mai trattato quel reperto. Ma esiste un registro di carico e scarico. Ritengo che teoricamente dovrebbero essere agli atti della Digos". Inizia lo scaricabarile.
Le due bottiglie molotov addebitate ai 93 ragazzi arrestati durante l’irruzione alla scuola Diaz, dovevano essere la “prova regina”, la conferma della pericolosità di quegli studenti finiti in manette. Divennero invece il centro dell’inchiesta sui poliziotti coinvolti in quella sanguinosa perquisizione, perchè la “prova regina” era falsa. Fabbricata ad arte per incastrare i 93 no global e giustificare così il violentissimo pestaggio a freddo. I pubblici ministeri e i legali delle parti offese però al momento non perdono la pazienza: "Forse uno dei tanti pasticci della pubblica amministrazione, le molotov salteranno fuori nei prossimi giorni e comunque su quelle bottiglie, filmate e fotografate da ogni angolazione, sono stati fatti tutti gli accertamenti previsti". Gli avvocati difensori però non perdono l’occasione: "Le fotografie non possono sostituire l´oggetto. Senza corpo del reato il processo è finito". "Le fotografie di un oggetto - ha commentato l´avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani - non possono sostituire l´oggetto corpo del reato, che deve essere materialmente riconosciuto".
Nella storia di quest’inchiesta non è la prima volta che accedono misteriose sparizioni, poco prima del rinvio a giudizio dei poliziotti, accadde una cosa simile. Erano scomparsi i tabulati telefonici ottenuti dalla Wind. La questura di Genova sosteneva di averli inviati in procura. Alla fine, vennero ritrovati negli uffici della Squadra mobile. Incuria quindi, pressappochismo. Di certo però salta all’occhio la scarsa volontà a collaborare delle forze dell’ordine quando sono chiamate a indagare su se stesse.
Non riconoscono i compagni. Nelle ultime udienze infatti, è stata certificata l’impossibilità di identificare un poliziotto dalla fluente coda di cavallo fotografato in primo piano durante l’irruzione. Parla con altri agenti, dà ordini, ma nessuno l’ha riconosciuto. Stesso discorso per i firmatari del falsissimo verbale di arresto dei 93 no global ha saputo indicare di chi è la quindicesima firma posta sul documento.

CORRIERE DELLA SERA
Blitz alla Diaz, sparita la prova contro gli agenti
18 gennaio 2007
GENOVA — Dopo l’agente con la coda da cavallo e le firme sui verbali di arresto, ci siamo giocati anche Gutturnio e Colli Piacentini. Sparite nel nulla. Le due bottiglie molotov addebitate ai 93 ragazzi arrestati durante la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz, non si trovano più. In quell’ormai lontano G8, luglio 2001, una vita fa, dovevano essere la «prova regina», la conferma della pericolosità dei giovani finiti in manette. Divennero invece il fulcro dell’inchiesta sui poliziotti coinvolti in quella sanguinosa perquisizione. La «prova regina» era falsa. Fabbricata ad arte per incastrare i 93 no global e giustificare così un pestaggio a freddo, violentissimo, una specie di rappresaglia…
CONTINUA

mercoledì, gennaio 17, 2007

INTERNET – HOTSPOT WIRELESS GRATIS

UNA BUONA NOTIZIA PER GLI INTERNAUTI. IL NETWORK FREE-HOTSPOT.COM LANCIA IL WIRELESS LIBERO (GRATIS) AVVALENDOSI DI UNA SOLUZIONE TECNOLOGICA CHE “SUPERA” IL LIMITE POSTO DAL DECRETO PISANU MINISTRO DELL’EX-GOVERNO BERLUSCONI.

TALE DECRETO COSTRINGE TUTTI I PROVIDER A FORNIRE L’IDENTITÀ DEGLI UTENTI E RENDE ONEROSO E COMPLICATO LA GESTIONE DEGLI “ACCESSI PUBBLICI” AD INTERNET OSTACOLANDO DI FATTO LA DIFFUSIONE E QUINDI LO SVILUPPO DI HOTSPOT NEL NOSTRO PAESE A DIFFERENZA DI ALTRI CHE INVECE NON HANNO QUESTO LIMITE.

GRAZIE ALLA INTRODUZIONE DELLE “SCRATCH CARD” NUMERATE E ASSOCIATE AL DOCUMENTO D’IDENTITÀ SI VELOCIZZA E SI SEMPLIFICA LA PROCEDURA SENZA VIOLARE LA LEGGE.

NATURALMENTE SAREBBE ANCORA MEGLIO ABOLIRE QUEST’OBBLIGO PERCHÉ SI È DIMOSTRATO ASSOLUTAMENTE “INEFFICACE” CONTRO I “CRIMINALI” E I “TERRORISTI” CHE LO AGGIRANO FACILMENTE.

È UN BUON SEGNALE CHE VA NELLA DIREZIONE GIUSTA DI MAGGIORE SVILUPPO E CONCORRENZA SUGLI ACCESSI A INTERNET IN ITALIA.
Raffaele B.

PUNTO-INFORMATICO
Free-hotspot.com lancia il WiFi libero
L'azienda realizza una soluzione ad hoc per il WiFi italico. I dettagli
Anno XI n. 2687 di mercoledì 17 gennaio 2007

Dublino - Anche nella nostra penisola è sbarcato il network wireless di
Free-hotspot.com, che annuncia la creazione di una soluzione creata espressamente per il mercato italiano. Presupposto della nuova soluzione, come dichiara Free-hotspot.com, è l'intento di "rispondere in modo adeguato alla normativa riguardante il WiFi in Italia".
Secondo quanto prescritto dal
decreto Pisanu, infatti, l'operatore che fornisce un servizio di connettività è tenuto ad identificare l'utente. Nel caso di utenti di hotspot gratuiti in locali pubblici, spiega l'azienda, "la procedura di registrazione degli utenti dell'hotspot gratuito era completamente a carico del proprietario del locale. Ciò rendeva la gestione dell'HotSpot complicata e, di conseguenza, non permetteva una rapida diffusione degli HotSpot gratuiti sul territorio nazionale".
Da qui nasce la soluzione di Free-hotspot.com, che prevede la distribuzione agli utenti di "scratch card" numerate in cambio di una fotocopia del documento d'identità, per consentire un accesso ad Internet controllato e gratuito. "Nel nostro Paese gli HotSpot gratuiti sono ancora abbastanza rari - dichiara Francesco Di Prima, fresco di nomina in qualità di HotSpot Market Development Director - e sono convinto che la soluzione sviluppata da free-hotspot.com, perfettamente adatta alle esigenze del mercato e della società italiana, avrà un grande successo".
Il problema dell'identificazione "onerosa" dell'utente viene in tal modo considerato superato, secondo Free-hotspot.com, per i 56 hot spot gratuiti presenti in Italia. La soluzione rende così più agevole l'accesso WiFi agli utenti dei locali pubblici, anche se - in virtù della vigente legislazione - non è paragonabile alla semplicità di fruizione degli hot spot presenti in altri Paesi, gratuitamente come in altre nazioni in cui è presente Free-hotspot.com o con un piccolo sovrapprezzo, come nella catena internazionale di caffetterie
Starbucks. Dove però, segnalano in molti, molti locali pubblici sembrano perdere la propria natura e avviarsi alla trasformazione in piccoli ISP.
D.B.

domenica, gennaio 14, 2007

IRAQ – BUSH SEMPRE PIÙ ISOLATO

NONOSTANTE AVESSE RICONOSCIUTO GLI “ERRORI”, IL PRESIDENTE AMERICANO BUSH VUOLE NON SOLO CONTINUARE MA ADDIRITTURA “AUMENTARE” L’INTERVENTO MILITARE IN IRAQ DI 21.500 SOLDATI.

SECONDO BUSH L’ERRORE DI CUI SI ASSUME PER INTERO LA RESPONSABILITÀ, LO ATTRIBUISCE ALLA SOTTOVALUTAZIONE DELLE FORZE IN CAMPO E DAI “LIMITI DI INTERVENTO” DELLE FORZE MILITARI, VALE A DIRE CHE NON SAREBBERO STATE SUFFICIENTEMENTE “VIOLENTE” E “RISOLUTE”.

AFFERMAZIONE QUESTA ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE SE SI CONSIDERA CHE IN IRAQ GLI INTERVENTI MILITARI SONO STATE DI UNA “VIOLENZA INAUDITA” E DI UNA “POTENZA DI FUOCO” TALE DA PROVOCARE “DISTRUZIONI” E MORTI A MIGLIAIA SOPRATTUTTO FRA I “CIVILI”. I MILITARI NON HANNO NEMMENO RISPETTATO LE NORME INTERNAZIONALI CHE VIETANO L’USO DI “ARMI PROIBITE” E TANTOMENO I “DIRITTI UMANI”.

CHE “ALTRO” VORREBBE FARE DI PIÙ PER “VINCERE” QUESTA GUERRA ORMAI “PERSA” E NELLA QUALE IN VERITÀ BUSH VI È RIMASTO SEMPLICEMENTE “INTRAPPOLATO” AL PUNTO IN CUI NON SA COME “USCIRNE” SENZA “PERDERE LA FACCIA”. PER QUESTO VUOLE “SACRIFICARE” ALTRI “SOLDATI” ED ALTRE “VITE” ALLARGANDO LA GUERRA IN UNA ESCALATION GIÀ SPERIMENTATA IN VIETNAM TANTI ANNI FA.

SIAMO ALLA FOLLIA! QUALCUNO LO FERMI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

ORMAI BUSH È AL MINIMO DEL CONSENSO IN PATRIA ED È STATO ABBANDONATO DA QUASI TUTTI AD ECCEZIONE DEI PRIMI MINISTRI AUSTRALIANO HOWARD, GIAPPONESE ABE, E DEL PRESIDENTE SUDCOREANO ROH MOOHYUN. PERFINO GLI INGLESI SI APPRESTANO AD ABBANDONARLO!
IN ITALIA SOLO BERLUSCONI LO “APPROVA” MA PER FORTUNA È ALL’OPPOSIZIONE!

NON RESTA CHE SPERARE CHE IL CONGRESSO AMERICANO GLI “BOCCI” I “NECESSARI FINANZIAMENTI” GRAZIE ALLA NUOVA MAGGIORANZA DEI DEMOCRATICI “CONTRARIA” ALLA GUERRA IN IRAQ.
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
Bush: «Responsabile degli errori in Iraq»
Il discorso del presidente americano in diretta tv è durato venti minuti
«Non esiste formula magica per il successo, ma un fiasco sarebbe disastroso». Molto critici i democratici e anche alcuni repubblicani

12 gennaio 2007
WASHINGTON -
Oltre 21 mila soldati in più in Iraq e azioni contro le ingerenze siriane e iraniane, ammissione di responsabilità per gli errori commessi, come anticipato, ma anche il dislocamento di batterie di missili Patriot in Medio Oriente per «rassicurare gli amici e gli alleati di Washington e rafforzare la sicurezza in Iraq». È stato questo il cuore del discorso di una ventina di minuti che il presidente americano George W. Bush ha tenuto mercoledì sera (giovedì notte in Italia) alla nazione per spiegare la nuova strategia in Iraq, parlando in diretta tv dalla libreria della Casa Bianca arredata di nuovo secondo i dettami della moglie Laura.
ERRORI - «Dove sono stati commessi errori, la responsabilità è mia», ha detto Bush. «Dobbiamo cambiare strategia in Iraq, non esiste una formula magica per il successo in Iraq, ma un fiasco in Iraq sarebbe un disastro per gli Stati Uniti». Secondo il capo della Casa Bianca le forze armate Usa sono impegnate in una battaglia «che determinerà la direzione della guerra globale al terrorismo e la nostra sicurezza in patria». Bush ha tuttavia ammesso che «nel 2006 la violenza in Iraq, in particolare a Bagdad, ha sovrastato la politica».
IRACHENI - L'azione americana in Iraq è «fallita» per due ragioni: insufficiente numero di militari iracheni e americani, e troppi limiti alle operazioni delle truppe sul campo. Il presidente ha affermato che il governo iracheno assumerà il controllo militare di tutte le province entro il prossimo novembre. Ma ora un ritiro americano dall'Iraq «provocherebbe il collasso del governo iracheno, lo smembramento dell'Iraq e stragi su proporzioni inimmaginabili». Perciò, ha detto Bush, saranno inviati 21.500 soldati in più. «La vittoria in Iraq sarà diversa da quella che hanno conosciuto i nostri padri e i nostri nonni. Non ci saranno cerimonie di resa sul ponte di una nave da guerra, ma la vittoria porterà al mondo arabo qualcosa di nuovo, una democrazia che funziona», ha aggiunto il presidente Usa. Per «rassicurare gli amici e gli alleati e rafforzare la sicurezza in Iraq» invierà perciò anche batterie di missili Patriot in Medio Oriente. Inoltre Siria e Iran «consentono a terroristi e insorti di usare il loro territorio per entrare in Iraq. Impediremo questi attacchi e bloccheremo il flusso di aiuti».
CRITICHE DAI DEMOCRATICI - «L'escalation militare manda il messaggio sbagliato all'Iraq e noi siamo contro», hanno commentato il discorso di Bush i leader democratici al Senato Harry Reid e alla Camera Nancy Pelosi. I democratici hanno anche sottolineato come il presidente abbia del tutto ignorato l’indicazione degli elettori, che in novembre hanno punito la strategia in Iraq della Casa Bianca e la politica del partito repubblicano. «Bush ha riconosciuto ciò che la maggior parte degli americani già sanno: in Iraq non stiamo vincendo, malgrado il coraggio e l'immenso sacrificio dei nostri soldati. In realtà la situazione è grave, e sta peggiorando», ha commentato Dick Durbin, numero due dei democratici al Senato. Duro il commento della senatrice Hillary Clinton: «Discorso viziato da incompetenza e arroganza. Occorre un nuovo corso e la fine dell'attuale politica fallimentare».
APPREZZAMENTI E DISTINGUO - Critici anche alcuni repubblicani, come i senatori Brownback, Coleman e Gordon Smith: «Mandare nuove truppe non è la risposta. L'Iraq ha bisogno di una soluzione politica, non militare».
Apprezzamenti al discorso di Bush sono stati espressi dai primi ministri australiano Howard, giapponese Abe, e del presidente sudcoreano Roh Moohyun.
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ANSA
Iraq: costi Usa vicini a Vietnam
660 mld dollari contro Hanoi, quasi 600 mld Iraq 2007
(ANSA) - NEW YORK, 14 GEN - Il cartellino del prezzo della della guerra al terrorismo sta avvicinandosi per gli Stati Uniti a quello della guerra del Vietnam. Quel conflitto costo' agli Usa, oltre a 58mila morti, l'equivalente odierno di 660 miliardi di dollari. Secondo una stima del Los Angeles Times, dal primo stanziamento subito dopo l'11 settembre, l'America ha speso 400 miliardi di dollari che salgono a 570 se si includono i 70 gia' stanziati dal Congresso e i 100 che Bush dovrebbe richiedere per il 2007.

BIODIESEL – PRIMO PASSO DELL’ITALIA

COGLIAMO CON GRANDE PIACERE QUESTA NOTIZIA PASSATA IN SORDINA PERCHÉ FINALMENTE DOPO TANTI DIBATTITI E DISCUSSIONI INCONCLUDENTI SI INIZIA CON UN PRIMO CONTRATTO SUI BIOCARBURANTI PRESENTATO DAL MINISTRO DE CASTRO COME PRIMO PASSO CONCRETO PER LA COSTRUZIONE DI UNA FILIERA NAZIONALE DELLE AGROENERGIE.

A DIFFERENZA DI ALTRI PAESI EUROPEI, IL NOSTRO DEVE RECUPERARE MOLTO RITARDO RISPETTO AGLI OBBIETTIVI DI KIOTO E DEVE COMINCIARE A RIDURRE SENSIBILMENTE IL CONSUMO DA FOSSILI VALE A DIRE PETROLIO E CARBONE.

PER DIVERSI ANNI NON SI È FATTO NULLA. LA POLITICA AVEVA FINORA DIMENTICATO I PROBLEMI DELL’AMBIENTE E DEI SEMPRE CRESCENTI CONSUMI ENERGETICI DA FOSSILI AGGRAVANDO SEMPRE PIÙ L’INQUINAMENTO E I COSTI SEMPRE MENO SOSTENIBILI.

IL GOVERNO SEMBRA PUNTARE SERIAMENTE SULLE ENERGIE ALTERNATIVE. IN CAMPO AGRICOLO VUOLE ASSEGNARE UN NUOVO RUOLO ALL’AGRICOLTURA IN CRISI CON LE BIOMASSE E BIOCARBURANTI, INSOMMA ENERGIA VERDE A VANTAGGIO DI TUTTI.

LO STUDIO E LA RICERCA DI FONTI ALTERNATIVE RINNOVABILI INSIEME AL RISPARMIO ENERGETICO SONO INDISPENSABILI GIA DA OGGI. ESSE RAPPRESENTANO GIÀ IL CENTRO ATTORNO AL QUALE RUOTA L’INTERA ECONOMIA MONDIALE E LA NOSTRA STESSA ESISTENZA PERCHÉ SE IL PIANETA MUORE NESSUNO POTRÀ SOPRAVVIVERE.
Raffaele B.

LAGAZZETTADELMEZZOGIORNO
Per l'agricoltura l'Italia punta su biodiesel
10/01/2007
ROMA – Un nuovo capitolo sul fronte dell’ energia verde che fa bene all’ambiente e all’agricoltura. Su questo non ha dubbi il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, che oggi ha presentato la firma del primo contratto di filiera per lo sviluppo del biodiesel. «La firma del primo contratto quadro sui biocarburanti rappresenta un risultato molto importante – ha detto De Castro illustrando il contratto – perché segna il primo passo concreto verso la costruzione di una filiera nazionale delle agroenergie».
D’altra parte proprio il ministro ha rimarcato che si tratta di «un obiettivo ritenuto prioritario nell’azione del Governo e inserito nel Dpef 2007-2011, e sul quale l’Italia sconta ancora forti ritardi in assoluto rispetto agli obiettivi di Kyoto, e relativi rispetto agli altri partner comunitari». Con la finanziaria 2007 il governo ha messo in campo provvedimenti importanti a favore della produzione e della gestione di energie alternative. In campo agricolo sono state previste risorse per biocarburanti da coltivazioni energetiche (in particolare colza), con l’obiettivo definito di raggiungere nel 2007 i 70.000 ettari.
Su questa base il contratto quadro è una prima risposta sulla filiera che, cogliendo le nuove opportunità della finanziaria, punta a raggiungere 240.000 ettari nel 2010, un passo fondamentale per rispettare gli obiettivi di Kyoto. Soggetti interessati dal contratto quadro sono le Associazioni agricole, l’Unione Seminativi (produttori di semi oleosi) e sul versante industriale Assitol, Assobiodiesel, Assocostieri.
L' accordo quadro firmato oggi fornisce indirizzi per la produzione, orientamento sulla formazione dei prezzi – che in ogni caso vengono lasciati alla libera contrattazione tra le parti -, sulle caratteristiche del prodotto come tecniche di produzione e consegna. A fronte di tale accordo potranno essere siglati i contratti di coltivazione.
Per l’Italia, ha rimarcato il ministro – si tratta di una mossa concreta nel segno della tutela ambientale, anche verso la riduzione della dipendenza dalle fonti energetiche non rinnovabili. Per l’agricoltura, in particolare, sembra essere invece un momento fondante per l’affermazione di una filiera innovativa. «Stiamo andando nella direzione di un nuovo ruolo per l’agricoltura – ha aggiunto De Castro che diventa anche attrice primaria nelle politiche di tutela ambientale e risparmio energetico. Dopo questo primo accordo stiamo lavorando su forme di contratti quadro per altre tipologie di biomasse. Il futuro dell’energia verde è finalmente cominciato».
L'iniziativa è stata salutata con favore da tutte le organizzazioni di categoria. Per la Coldiretti si tratta di un accordo che «colma le lacune italiane nel settore e contribuisce a salvare il clima» poichè, con l’alimentazione delle auto a biodiesel, «è possibile ridurre dell’80% le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e del 50% le polveri sottili».
Soddisfatta la Cia-Confederazione italiana agricoltori che parla di «un primo importante passo per lo sviluppo delle agroenergie, per dare vita ad una filiera nazionale e per rispondere agli obiettivi posti dal Protocollo di Kyoto». Confagricoltura parla di «una giornata fondamentale per lo sviluppo delle bioenergie in Italia», mentre per Copagri si tratta di «un concreto passo avanti» che «costituisce una buona base di partenza su cui sviluppare una politica nazionale ad hoc».

giovedì, gennaio 11, 2007

USTICA – ENNESIMA VERGOGNA

DOPO UN LUNGHISSIMO PROCESSO (27 ANNI) COME SPESSO AVVIENE QUANDO SONO COINVOLTI I “POTERI OCCULTI” E “NON”, COSTELLATO NON A CASO DI “DEPISTAGGI” E “RINVII CONTINUI” E ADDIRITTURA CON MODIFICHE DI LEGGE PENALE A FAVORE DEGLI IMPUTATI ECCELLENTI FATTE POCO PRIMA DELLA SENTENZA D’APPELLO DEL 15-DIC-2005, NON POTEVA CONCLUDERSI CHE IN QUESTO MODO VERGOGNOSO!

DATE LE PREMESSE NON POTEVAMO ILLUDERCI CHE I GENERALI RETICENTI E RESPONSABILI E QUANTI ALTRI, PAGASSERO PER I LORO MISFATTI. AD UNO AD UNO SONO ANDATI ASSOLTI DIVERSI DI LORO PER “PRESCRIZIONE DEI TEMPI”. QUESTI ULTIMI INVECE “BENEFICIANO” ADDIRITTURA DELLA MODIFICA DI LEGGE CHE “DEPENALIZZA” ALCUNI REATI MILITARI TRA CUI PROPRIO IL “DEPISTAGGIO” E LA “TURBATIVA”.

LA CASSAZIONE RIGETTA PERSINO LA RICHIESTA DELL’AVVOCATURA DELLO STATO DI RISCRIVERE LA FORMULA DELL’ASSOLUZIONE CON LA FRASE “PERCHÈ IL FATTO NON È PIÙ PREVISTO DALLA LEGGE COME REATO”. CIÒ AVREBBE DATO ALMENO ALLE PARTI LESE LA POSSIBILITÀ DI MUOVERE CAUSA PER RISARCIMENTI.

LA CHIUSURA DEL CASO IN QUESTO MODO LASCIA I FAMIGLIARI DELLE VITTIME SENZA VERITÀ E SENZA RISARCIMENTI CON TUTTE LE INGENTI SPESE LEGALI E PROCESSUALI DA SOSTENERE.

IL GOVERNO PERÒ RENDE NOTO CHE NELLA FINANZIARIA APPROVATA VI È UNA NORMA CHE EQUIPARA COSTORO ALLE VITTIME DEL TERRORISMO E STRAGI ED IN BASE A CIÒ POTRANNO RICHIEDERE I RISARCIMENTI.

QUI AVVIENE UN FATTO INEDITO: LA POLITICA VIENE INCONTRO ALLE VITTIME LADDOVE LA GIUSTIZIA DELLA CASSAZIONE LI RESPINGE CON INAUDITO CINISMO.
Raffaele B.

LASTAMPA
Ustica ultimo atto: nessun colpevole
La Cassazione rigetta il ricorso finale. No al processo per il risarcimento delle vittime.
FRANCESCO LA LICATA

ROMA 11/01/07 - La strage di Ustica verrà archiviata senza colpevoli e senza che ne siano state accertate le cause. Non si saprà mai cos’è accaduto nel cielo, tra Ponza e Ustica, la sera del 27 giugno 1980. Né perché si disintegrò il Dc9 dell’Itavia che era partito da Bologna alle 20,08 diretto a Palermo. Un altro mistero si aggiunge alla lunga lista di «buchi neri» della storia della Repubblica. La definitiva archiviazione arriva con la sentenza della Corte di Cassazione che, ieri pomeriggio, ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura generale di Roma contro la decisione della Corte d’Appello che aveva assolto i generali dell’aeronautica Lamberto Bertolucci e Franco Ferri dall’accusa di «alto tradimento». La sentenza di ieri, letta dal presidente della I sezione Torquato Gemelli, preclude così ai familiari delle vittime la possibilità di iniziare un processo civile per ottenere il risarcimento. Ma una nota di Palazzo Chigi ricorda che, in ogni caso, i familiari della vicenda di Ustica potranno chiedere il risarcimento come «vittime del terrorismo e delle stragi» grazie alla Finanziaria.

I generali Bertolucci e Ferri, quindi, all’epoca dei fatti rispettivamente capo e sottocapo di stato maggiore dell’Aeronautica, escono dalla vicenda con un’assoluzione piena «perché il fatto non sussiste». La Corte di Cassazione ha rigettato anche il ricorso delle parti civili, la Presidenza del Consiglio e la Difesa. L’avvocatura dello Stato aveva cercato di far riscrivere la formula con cui i due militari erano stati assolti in Appello, il 15 dicembre del 2005. Secondo i legali Massimo Giannuzzi e Giovanni De Figuereido l’assoluzione avrebbe dovuto essere riproposta con la formula «perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Ciò perché prima che venisse depositata la motivazione dell’Appello è stata approvata una legge che ha depenalizzato alcuni reati militari, tra questi il depistaggio e la turbativa. In questo modo si sarebbe consentito ai familiari l’avvio dell’azione civile. «Che ovviamente - commenta amaro il prof. Alfredo Galasso, uno degli avvocati di parte civile - non voleva essere la ricerca di una soddisfazione economica, ma il tentativo di lasciare aperto uno spiraglio contro il definitivo insabbiamento di una vicenda scandalosa». La storia della strage di Ustica è lunga 27 anni e ha ruotato sempre attorno all’ipotesi accusatoria - a suo tempo sostenuta dal giudice Rosario Priore, giunto dopo un certo periodo in cui le indagini non si può dire siano state molto efficaci - che l’accertamento della verità sia stato impedito dai vertici dell’Aeronautica.

L’inchiesta è andata avanti imbrigliata nelle difficoltà sempre in agguato quando le indagini entrarono nei segreti delle strutture militari. L’istruttoria si chiuse il 31 agosto del 1999 con l’ipotesi che l’aereo fosse rimasto coinvolto in uno scenario di battaglia in cielo. Un aereo civile, cioè, sarebbe stato risucchiato durante una non meglio identificata «azione» tra aerei militari (italiani? stranieri?) uscendone polverizzato o perché colpito da un missile o per una «quasi collisione». Dentro questa ipotesi acquistò grande visibilità il sospetto che nella vicenda fosse stato coinvolto il Mig libico caduto tra i monti della Calabria e trovato il 18 luglio di quell’anno.

La lentezza del processo procurò la perdita di una serie di imputati minori, graziati dalle prescrizioni, quasi tutti militari ritenuti reticenti, se non addirittura depistatori. In primo grado l’accusa sarà di alto tradimento, riconosciuto dalla Corte d’Assise per Bertolucci e Ferri ma nell’accezione meno grave (aver «turbato» e non «impedito» le funzioni di governo) e quindi prescritta per il tempo trascorso. I generali Melillo e Tascio, invece, verranno assolti «per non aver commesso il fatto», sentenza non appellata. Gli ufficiali «prescritti», invece, faranno ricorso e saranno assolti in Appello e ieri in Cassazione, tanto da poter esternare tutta la loro soddisfazione per «essere usciti da un incubo».

mercoledì, gennaio 10, 2007

CELLULARI – VERSO ABOLIZIONE COSTI DI RICARICA

A SEGUITO DELLA PETIZIONE SUL WEB LANCIATA DALLO STUDENTE ISCHITANO ANDREA D’ADDA DEL BLOG DI BEPPE GRILLO, RAITRE E RAINEWS24, VEDI "CELLULARI - COSTI DI RICARICA", FINALMENTE ORA IL GOVERNO INTENDE PROCEDERE CON UN DISEGNO DI LEGGE, QUALORA L’AUTHORITY NON RIUSCISSE A FARLO, AD ABOLIRE LA TANTO ODIATA “TASSA A ROVESCIO” DEI COSTI DI RICARICA.

IL MINISTRO BERSANI HA CONIATO TALE FRASE ALLA TRASMISSIONE DI IERI SERA SU RAITRE “BALLARÒ” PERCHÉ IL COSTO FISSO DI RICARICA PENALIZZA CHI CONSUMA MENO, UN’ANOMALIA TUTTA ITALIANA DA “ABOLIRE” QUANTO PRIMA.

NON RESTA CHE AUGURARCI ORA CHE LE NUOVE DISPOSIZIONI SIANO FATTE IN MODO TALE CHE L’ELIMINAZIONE DEI COSTI DI RICARICA NON PERMETTA AI GESTORI DI ALZARE ALTRI COSTI PER RECUPERARE I COSPIQUI INTROITI CHE IL BALZELLO DAVA LORO IN CAMBIO DI NULLA!

A QUESTO PROBLEMA LA SOLUZIONE È UNA SOLA: LA CONCORRENZA, QUELLA VERA PERÒ, NON QUELLA FINTA CUI SIAMO TANTO ABITUATI, VALE A DIRE AD UN CARTELLO DI "TARIFFE NON COMPARABILI" E QUINDI "INESTRICABILE" ALL’INTERNO DEI QUALI SI CELANO I PEGGIORI "TRUCCHI" AI DANNI DEL CONSUMATORE.
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
Due strade, un obiettivo: eliminare lo scalino
Le nuove norme sulle ricariche dei cellulari saranno varate con un provvedimento dell'Authority; in alternativa con ddl del governo
10 gennaio 2007
(Ansa)
ROMA - Sarà l'Autorità garante per le telecomunicazioni a proporre un provvedimento per la riduzione dei costi di ricarica per la telefonia cellulare. Ma se la stessa Authority non fosse in grado di individuare una soluzione condivisa per il superamento del problema, della questione si farà carico direttamente il governo con un disegno di legge che sarà poi vagliato dal Parlamento. È quanto emerso oggi dopo che martedì sera, nel corso di Ballarò, il ministro Pierluigi Bersani aveva anticipato l'intenzione dell'esecutivo di porre rimedio a quella che considera una «tassa ridistributiva a rovescio» perché di fatto, con il meccanismo del costo fisso di ricarica indipendentemente dal taglio della ricarica acquistata - penalizza chi consuma meno.
«TASSA A ROVESCIO» - «E' un meccanismo che va eliminato» aveva spiegato Bersani durante la trasmissione di Giovanni Floris. Lo stesso ministro ha poi precisato che le autorithy coinvolte - ovvero il garante per le comunicazioni e l'Antitrust - stanno valutando se hanno la possibilità di apportare correzioni. «Altrimenti - ha detto il responsabile dello Sviluppo economico - proporremo al Parlamento una norma, all'interno del prossimo pacchetto sulle liberializzazioni, che superi questa tassa ridistributiva a rovescio che colpisce soprattutto i giovani. Fosse per me - ha aggiunto il ministro - un provvedimento del genere lo farei subito, anzi ieri. Ma tali misure vanno vagliate dalle Camere».
«ANOMALIA ITALIANA» - La stessa Authority aveva avuto modo di definire una «anomalia italiana» il meccanismo di ricarica, con il suo «scalino» di 5 euro che penalizza il consumatore in maniera inversamente proporzionale al costo della ricarica. E proprio il suo superamento è considerato uno dei punti essenziali delle nuove norme, assieme all'imposizione ai gestori di maggiore trasparenza nella comunicazione di costi e tariffe. Già lo scorso novembre il presidente dell'autorità garante, Corrado Calabrò, aveva annunciato il varo di «regole vincolanti». Il provvedimento dovrebbe essere varato a giorni e publicato sia sulla gazzetta ufficiale sia sul sito web dell'Authority. Una volta pubblicato sarà in consultazione pubblica per 30 giorni e in questo intervallo aziende e consumatori potranno presentare le proprie osservazioni. Passati i 30 giorni, il provvedimento sarà votato dal consiglio dei ministri.