sabato, maggio 31, 2008

IL GOVERNO SI TIENE GLI INUTILI TRIBUNALI MILITARI

CONTRARIAMENTE A QUANTO PREVISTO NELLA FINANZIARIA DEL 2008 DEL PRECEDENTE GOVERNO PRODI CHE LI ABOLISCE, IL GOVERNO BERLUSCONI IV HA DECISO INVECE DI TENERSELI SENZA CHE VI SIA UNA RAGIONE DICHIARATA E CHE PER QUESTO VI SARÀ UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE.

LA SOPPRESSIONE DEI TRIBUNALI MILITARI, ORMAI INUTILI CON LA FINE DELLA LEVA OBBLIGATORIA, AVREBBE LIBERATO INGENTI RISORSE ECONOMICHE E UMANE CHE POTEVANO RAFFORZARE LA MAGISTRATURA ORDINARIA ORA QUANTO MAI NECESSARIE.

SONO STATI GLI STESSI MAGISTRATI MILITARI A DICHIARARE CHE NON HANNO LAVORO DA ESPLETARE E PER IL QUALE VENGONO PAGATI LO STESSO. IL GOVERNO PREFERISCE PERPETUARE QUESTA SITUAZIONE NEL MOMENTO IN CUI BRUNETTA, SUO MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, STA APPLICANDO IL "PUGNO DURO" PER CACCIARE VIA I COSIDDETTI "FANNULLONI".

NON C'È CHE DIRE, UN BELL'ESEMPIO DI COERENZA E DI SOSTEGNO ALL'AZIONE DI QUESTO MINISTRO E NEI CONFRONTI DI TUTTI I DIPENDENTI PUBBLICI.
Raffaele B.

STATO-OGGI AGI
TRIBUNALI MILITARI: PINOTTI, INCOMPRENSIBILI
DECISIONI GOVERNO

(AGI) - Roma, 31 mag. - “Non si comprendono le ragioni della decisione del Consiglio dei ministri di rimandare la chiusura dei tribunali militari, presente nella finanziaria del 2008″. Lo dichiara Roberta Pinotti, ministro della Difesa del governo ombra del Pd. “Con questa norma contenuta nella legge di bilancio approvata nella scorsa legislatura - rileva Pinotti - si sarebbero potuti risparmiare gia’ nel 2008 848 milioni di euro”: “non si tratta solo di uno spreco di risorse oggettivo - sottolinea il ministro ombra - i magistrati militari e il personale di cancelleria presente in questi tribunali sarebbe passato alla magistratura ordinaria con gli effetti positivi che ne sarebbero derivati. La prossima settimana gli organi delle due magistrature esaminato e licenziato la pratica attuativa di questo provvedimento. Stiamo parlando di 106 magistrati militari per un totale di 160 reati nello scorso anno, un indubbio utilizzo poco oculato delle risorse dello stato”. Per questo, “oltre a chiederci i motivi di questa decisione ci chiediamo anche dove il Governo trovera’ le risorse per avere la copertura finanziaria - aggiunge Pinotti - e queste mie domande saranno oggetto la prossima settimana di un’iniziativa parlamentare mirata a chiarire questa situazione che riteniamo assai grave e che pare essere in netto contrasto con le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito all’efficienza della Pubblica Amministrazione”. (AGI)
Red/Oll

L’UNITÀ
Tribunali militari, il governo si tiene i fannulloni
31.05.08
Non si chiudono i tribunali militari. Lo ha deciso il governo Berlusconi, in controtendenza con la norma approvata nella finanziaria 2008 del governo Prodi. Evidentemente al nuovo esecutivo non fanno gola quei 848 milioni di euro che lo Stato avrebbe risparmiato con la chiusura di molti tribunali militari che, da quando la leva non è più obbligatoria e la diserzione è sparita, sono ormai dei palazzoni con pochissime ragioni d’essere. E sì che di soldi da reperire per il taglio dell’ici ne servono, ma a palazzo Chigi preferiscono prenderli dal Fondo contro al violenza sulle donne e da quello per le infrastrutture in Sicilia.

Ma i Tribunali militari, no, quelli devono rimanere in vita. Anche se, come dichiarato da Roberta Pinotti, ministro ombra alla Difesa «non se ne comprendono le ragioni». Sono gli stessi magistrati militari ad aver ammesso che «sono pagati per non fare niente». Secondo quanto stabilito dal governo Prodi, i giudici dei Tribunali militari e il personale di cancelleria sarebbero passati alla magistratura ordinaria, «con gli effetti positivi che ne sarebbero derivati», sottolinea Pinotti.

«Stiamo parlando di 106 magistrati militari per un totale di 160 reati nello scorso anno – prosegue ancora il ministro ombra alla Difesa – un indubbio utilizzo poco oculato delle risorse dello Stato. Oltre a chiederci i motivi di questa decisione – prosegue – ci chiediamo anche dove il Governo troverà le risorse per avere la copertura finanziaria. Queste mie domande saranno oggetto, la prossima settimana di un'iniziativa parlamentare mirata a chiarire questa situazione che – conclude – riteniamo assai grave e che pare essere in netto contrasto con le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito all'efficienza della Pubblica Amministrazione».

giovedì, maggio 29, 2008

CAPOLAVORO DI IRONIA DI TRAVAGLIO

HO TROVATO QUESTO EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO SULL’UNITÀ CHE AFFRONTA CON GENIALE IRONIA GLI ATTUALISSIMI TEMI CHE PARTONO DALL’OCCULTAMENTO DELL’INFORMAZIONE RAI E MEDIASET PER COPRIRE LE ULTIME FIGURACCE DEL GOVERNO; LA MANIPOLAZIONE FATTA DAI GIORNALI SUGLI “OPPOSTI ESTREMISMI” E CORRUZIONE SULLA IMMONDIZIA; AI GUAI DEI MAGISTRATI CHE SI OCCUPANO DELLA MATERIA; DELL’INCHIESTA SULLE ISTITUZIONI NAPOLETANE, FINO AD ARRIVARE ALLA MAGISTRATURA CHE “INTRALCIA” CON LE SUE AZIONI L’ATTIVITÀ DEL GOVERNO SUL PROBLEMA CHE LA QUALIFICHEREBBE COME PROBABILE “CAPRIO ESPIATORIO” QUALORA "NON" SI DOVESSE RISOLVERE LA QUESTIONE MONNEZZA.

NON SONO SEMPRE D’ACCORDO CON TRAVAGLIO MA QUESTA VOLTA HA FATTO UN CAPOLAVORO DI PENNA ECCEZIONALE CHE VALE LA PENA DI LEGGERLO TUTTO DI UN FIATO.

UNA DESCRIZIONE TRAGICOMICA DEL LIVELLO DI EMERGENZA A CUI È CADUTO IL NOSTRO PAESE PRIMA ANCORA CHE SULLA SICUREZZA E SULL’ECONOMIA.

SIAMO ALLA NEGAZIONE DELL’EVIDENZA E ALL’INGANNO PIÙ SPUDORATO PUR DI “COPRIRE” LE BRUTTE FIGURE DEL BERLUSCONI IV NELLA SPERANZA CHE CHI L’HA VOTATO NON VEDA.

I VINCITORI POSSONO SCEGLIERE DI AGIRE COME VOGLIONO MA ALLA FINE NON POTRANNO “NASCONDERE” LA MANCANZA DI SOLUZIONI SUI PROBLEMI CHE PIÙ AFFLIGGONO I CITTADINI.
Raffaele B.

UNITA
Si prega di non disturbare
Marco Travaglio
29.05.08

L´altra sera il Tg1 aveva l´imbarazzo della scelta, per la notizia di apertura: il governo Berlusconi battuto alla Camera sul decreto che contiene pure la porcata salva-Rete4; il pestaggio di alcuni studenti di sinistra alla Sapienza da parte di una squadraccia fascista; i 25 arresti a Napoli per la monnezza. Non sapendo quale scegliere, l´anglosassone Johnny Raiotta ha optato per la vera notizia del giorno, forse dell´anno: i pirati nel Mar Rosso. Servizio di apertura e intervista a un esperto di alta strategia, per spiegare al cittadino come evitare l´assalto dei corsari, che può capitare a chiunque. Poi, con comodo, le notizie. Peccato avere sprecato un servizio sui 50 anni dell´orso Yoghi la sera prima, altrimenti per nascondere i primi disastri del Cainano III andava bene anche quello. È il «ritorno alla realtà» annunciato qualche giorno fa da Alberoni.

Qualche ora più tardi, Vespa tornava per la centoventesima volta sul luogo del delitto, cioè a Cogne, con un appassionante dibattito sulla grazia alla Franzoni. Che è in galera da ben cinque giorni per aver assassinato il figlio di tre anni, dunque va prontamente scarcerata (tesi sostenuta dalla vicepalombelli Ritanna Armeni).

Intanto, a Matrix, Mentana occultava i primi guai del governo con un puntatone sull´Inter: ospite il terzino Materazzi. Roba forte, questa sì è informazione. Tant´è che i vertici Rai non si sono scusati, i direttori di rete non han preso le distanze, l´Authority non ha minacciato multe. Va tutto bene.

Poi per completare l´opera sono usciti i giornali. Che, sia detto a loro onore, non hanno apprezzato lo scoop del Tg1 sui pirati del Mar Rosso. Ma hanno comunque trovato il modo di coprirsi di vergogna. Il primo premio spetta al fu Giornale. Prima pagina: «Proibito parlare alla Sapienza». Sommario: «Dopo la gazzarra che impedì l´intervento del Papa, salta anche il dibattito sulle foibe. Scontri tra studenti di sinistra e militanti di Forza Nuova: quattro feriti, sei arrestati». Il fatto che quelli di sinistra stessero incollando manifesti armati di pennello e quelli di destra siano scesi da un´auto armati di spranghe e manganelli è del tutto secondario. Come il fatto che, a suo tempo, nessuno abbia mai impedito al Papa di parlare (fu il Vaticano a rinunciare all´invito per evitare contestazioni). Ma che cosa contano i fatti? Nulla. Si scrive «scontri», «gazzarra», e così quel poveretto ricoverato con una svastica stampata nella carne è servito.

Anche il Corriere fa pari e patta: «rissa», «opposti estremismi». Ma il meglio lo dà Pierluigi Battista sugli arresti di Napoli nell´entourage di Bertolaso e nelle solite Fibe e Fisia del gruppo Impregilo che, quando vinsero l´appalto per non smaltire la monnezza, era della famiglia Romiti (presidente e poi presidente onorario del Corriere). Ora dalle intercettazioni si scopre che questa bella gente trafficava illegalmente in pattume, nascondeva monnezza non trattata («mucchi di merdaccia») nelle discariche e nei vagoni per la Germania, tentava di mascherarla sotto rari strati di roba bonificata o di profumarla con «polverine magiche», mentre la vice-Bertolaso chiedeva aiuto per «truccare la discarica» e Bertolaso si dedicava a «sputtanare i tecnici del ministero dell´ Ambiente» che pretendevano il rispetto delle leggi. Ora Bertolaso, l´ex-commissario che non risolse nulla, torna come sottosegretario-commissario-salvatore della Patria. Come chiamare Calisto Tanzi a risanare la Parmalat.

Di fronte a questo quadro devastante, anziché complimentarsi con gli autori delle indagini, Battista che fa? Se la prende con i magistrati. Non una parola su Impregilo. Non una sillaba su Bertolaso & his friends. E giù botte ai giudici che han dato «una frustata dall´impatto micidiale» (e allora? Non era proprio il Corriere ad accusare la Procura di Napoli di occuparsi troppo di Berlusconi e Saccà e poco della monnezza, tra l´altro dimenticando il processo a Bassolino+30, compresi i soliti vertici Impregilo?). Giudici che immaginano financo «una consorteria delittuosa ramificata e pervasiva nei gangli vitali degli apparati che hanno gestito l´intera vicenda dell´immondizia napoletana» (ma va? chi l´avrebbe mai detto). Giudici che hanno organizzato «addirittura una retata con la coreografia degli arresti di massa» (e che dovevano fare per arrestare 25 persone: andarle a prendere una alla settimana per non dar troppo nell´occhio?). Arresti per giunta «eseguiti con grande clamore» (forse che i poliziotti urlavano? le manette non eran bene oliate?). E «proprio adesso vengono eseguiti arresti chiesti dai pm a fine gennaio» (ma lo sa Battista quanto tempo occorre a un gip per leggere migliaia di pagine, più le perizie allegate? non ricorda le polemiche sul gip di S. Maria Capua Vetere per aver disposto «troppo presto» gli arresti in casa Mastella?).

In realtà il «proprio adesso» ha un senso ben preciso: non disturbare il Nuovo Manovratore. Finchè c´era Prodi, manette a manetta. Ma ora che c´è Lui, caro lei… Il vicedirettore del Corriere denuncia (senza prove e senza contraddittorio) «una tempistica perfetta… per delegittimare chi sta conducendo una battaglia decisiva sui rifiuti di Napoli». Le toghe rosse han pianificato «l´azzoppamento preventivo delle istituzioni a cui gli italiani (ma quali? ma quando mai? ndr) stanno affidando il compito di risolvere la situazione», e financo la «demolizione delle strutture chiamate a eliminare le montagne di immondizia».

In realtà, secondo le indagini, quelle istituzioni e strutture le montagne di immondizia le hanno create. Ma Battista, che non ha mai messo piede a Napoli, ne sa più degl´inquirenti: ora che c´è il Cainano, «lo Stato sembra aver imboccato la strada per la soluzione dell´ emergenza». Ecco perché si muove la magistratura: per sabotare il governo. Ed ecco di chi sarà la colpa se il governo non risolverà l´emergenza: della magistratura.

La logica non fa una grinza. Non arresti i colpevoli della monnezza? Il colpevole sei tu. Arresti i colpevoli della monnezza? Il colpevole sei tu.

mercoledì, maggio 28, 2008

FINI ‘SPIAZZA’ ALEMANNO SU ALMIRANTE

LE DICHIARAZIONI DI FINI IN QUALITÀ PRIMA, DI PRESIDENTE DI AN E POI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI, “SPIAZZA” IN MODO “INEQUIVOCABILE” E SENZA APPELLO LE INTENZIONI DI GIANNI ALEMANNO, SINDACO DI ROMA E SUO PUPILLO DELLO STESSO PARTITO, A DEDICARE AD ALMIRANTE, LORO LEADER STORICO SCOMPARSO, UNA STRADA DI ROMA SEPPURE INSIEME AD ALTRI LEADERS POLITICI.

INCREDIBILE! PERSINO “IL GIORNALE”, QUOTIDIANO DI PROPRIETÀ DI BERLUSCONI, HA SENTITO LA NECESSITÀ DI PUBBLICARE QUEST’ARTICOLO INTITOLATO “
Alemanno si occupi di faccende più serie” CHE GLI RIMPROVERA DI ABBANDONARSI AL FESTIVAL DELL’EFFIMERO ANZICHÉ DEDICARSI AI PROBLEMI REALI DELLA CITTÀ PER LA QUALE I CITTADINI L’HANNO VOTATO!

SENZA PARLARE POI DELLA
COMUNITÀ EBRAICA ROMANA CHE “CONDANNA” SENZA MEZZI TERMINI LA PROPOSTA PER LA “STORICA COMPLICITÀ DI ALMIRANTE CON LA PERSECUZIONE E LO STERMINIO DEGLI EBREI”.

IL NUOVO SINDACO, DOVREBBE INVECE AFFRONTARE I REALI PROBLEMI DI ROMA IN PARTICOLARE LA “SICUREZZA”. IN QUESTI GIORNI LE AGGRESSIONI DI MATRICE “NAZI-FASCISTA” SI STANNO FACENDO SEMPRE PIÙ FREQUENTI ED INQUIETANTI, ED ALEMANNO MENTRE “GIUSTAMENTE” CONDANNA QUESTI FATTI, ALLO STESSO TEMPO PERÒ “INGIUSTAMENTE” NON GLI RICONOSCE LA MATRICE POLITICA CHE NE “DIMINUISCE” LA GRAVITÀ ALIMENTANDO IL CLIMA D’IMPUNITÀ NEL QUALE QUESTE SQUADRE DI “STORICA MEMORIA” AGISCONO.
Raffaele B.

ADNKRONOS
Fini: ''Vergognose le parole di Almirante sulla razza''
Lo ha detto nell'Aula di Montecitorio

L'ex delfino del segretario del MSI critica gli scritti del leader della destra, scomparso nell''88: ''Le sue parole del 1942 esprimono un sentimento razzista che albergava in tanti, troppi, esponenti che in quegli anni, dopo la guerra si collocavano a destra''

Roma, 28 mag. (Adnkronos/ign) - Fini contro Almirante le cui frasi sulla razza ''sono certamente vergognose ed esprimono un sentimento razzista che albergava in tanti, troppi, esponenti che in quegli anni, dopo la guerra si collocavano a destra e in altri casi in altre formazione politiche''. Avviene in Aula, a Montecitorio, dove il presidente Fini (nella foto insieme allo stesso Almirante e a Maurizio Gasparri nel 1980) dà ragione a Emanule Fiano del Pd, critico nei confronti dell'iniziativa di dedicare una via a Giorgio Almirante a Roma. Nel suo intervento Fiano cita alcuni passaggi di articoli pubblicati ne 'La Difesa della razza', di cui era vicedirettore proprio lo storico leader del Msi.

In uno degli articoli citati da Fiano scriveva Almirante: ''Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue''.
Parole che -conclude Fiano- ''bastano per non far dimenticare il leader del movimento sociale'', senza bisogno di dedicargli una strada.

REUTERS
Roma,comunità ebraica contraria a intitolare strada ad Almirante
martedì, 27 maggio 2008 6.14

ROMA (Reuters) - Il presidente della comunità ebraica di Roma ha condannato oggi l'idea di intitolare una strada della capitale al leader storico del Movimento Sociale Italiano Giorgio Almirante, sostenuta invece dal neo-eletto sindaco di Roma Gianni Alemanno.

"La mia opinione, così come quella della nostra comunità, è di totale condanna", ha detto oggi il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, alla fine della visita di oggi del ministro dell'Interno Roberto Maroni alla Sinagoga di Roma .

"Io conservo a casa i documenti della (rivista) 'La Difesa della Razza': lui (Almirante) è stato complice di un regime tirannico che ha portato alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei. Certo non è colpevole di aver ucciso nessuno, ma è stato complice di quel regime che credo non meriti di essere ricordato", ha continuato, riferendosi alla pubblicazione di epoca fascista di cui Almirante è stato segretario di redazione dal 1938 al 1942...
CONTINUA

ILGIORNALE
Alemanno si occupi di faccende più serie
mercoledì 28 maggio 2008, 07:00

La vicenda delle vie di Roma intitolate ai leader dei partiti della prima Repubblica - insieme ad Almirante anche Craxi, Fanfani e Berlinguer - sembra essere un altro festival dell'effimero su cui è inciampato il nuovo sindaco Gianni Alemanno, facendo quasi il verso al suo predecessore Veltroni.

Per anni i cittadini romani hanno dovuto sopportare la gestione del comune come politica dell'immagine mentre restavano irrisolti i grandi problemi della vita quotidiana di una città bellissima ma convulsa, deteriorata, e mai all'altezza delle sue funzioni. Noi intellettuali del centro storico apprezzavamo sì le iniziative culturali di Veltroni anche se orientate in maniera «strabicamente corretta», ma sapevamo anche che dietro di esse si nascondeva la realtà di un traffico impossibile, di trasporti pubblici primitivi, di una pulizia a singhiozzo, e di tanti altri gravi e meno gravi disservizi elementari che hanno reso Roma più vicina a Istanbul e al Cairo che non a Parigi, Londra e Berlino.

Con l'elezione di Gianni Alemanno, definitosi o definito il «Robespierre conservatore», speravamo che le fresche energie del sindaco si indirizzassero a quei problemi da sempre irrisolti, cominciando con il calibrare in tal senso le prime dichiarazioni che sono sempre significative del modo in cui un nuovo potere intende indirizzare la sua azione. Ed invece ecco che siamo qui a discutere dei nomi delle strade in un sorta di riffa tra gli eredi politici, ognuno dei quali vuole santificare anzitempo il suo illustre antenato. Il tutto condito con una retorica che non ha nulla da invidiare al veltronismo: «Città della solidarietà combinata alla sicurezza», «Roma città del festival del cinema, quello vero», «Città aperta al Mediterraneo» per finire con l'invocazione «Viva l'Urbe eterna» che ha il sapore del già sentito...
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sabato, maggio 24, 2008

DISCARICHE E PUGNO DURO A CHIAIANO

QUELLO CHE SI È FINORA EVITATO CHE ACCADESSE ORA STA ACCADENDO DAVANTI AI NOSTRI OCCHI. DOPO LA LUNGA STAGIONE DEI RIFIUTI E DEI VETI IL NUOVO GOVERNO BERLUSCONI PASSA ALLE MANIERE "FORTI" E PROCEDE AD "IMPORRE" IL DECRETO ANCHE A COSTO DI SCONTRI VIOLENTI CON LA POPOLAZIONE LOCALE.

LA RAGIONE VORREBBE CHE SI PROCEDESSE AD UNA ORDINATA DISCUSSIONE CON I RAPPRESENTANTI DELLE COMUNITÀ PER "TROVARE" SITI ALTERNATIVI OVE FARE LE DISCARICHE OPPURE IN CASO NEGATIVO, A SPOSTARE O RISARCIRE LA POPOLAZIONE FRONTALIZIA. INVECE SI PREFERISCE SPENDERE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO ALLA SETTIMANA PER TRASFERIRE LA SPAZZATURA IN GERMANIA. IN ALTRI CASI DI OPERE PUBBLICHE È PACIFICO INDENNIZZARE O TRASFERIRE GLI ABITANTI QUINDI NON SI CAPISCE QUESTO "IRRIGIDIMENTO" NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE LOCALE.

IL GOVERNO SCEGLIE ANCHE QUI IL "PUGNO DURO" COME PER GLI IMMIGRATI SENZA “DISTINGUERE” FRA LE LEGITTIME RAGIONI DEGLI ABITANTI CHE VIVONO A RIDOSSO DELLE DISCARICHE E GLI INTERESSI DELLA CAMORRA CHE "SPINGE" CONTRO LA COSTRUZIONE DI DISCARICHE LEGALI.

SE IL GOVERNO INTENDESSE PROSEGUIRE CON QUESTA MODALITÀ, NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI OTTERREBBE SOLO DISSENZI E MANCANZA DI COLLABORAZIONE QUANTO MAI “NECESSARI”. NELLA PEGGIORE DELLE IPOTESI INVECE CORREREBBE IL GROSSO RISCHIO DI "AGGRAVARE" SERIAMENTE LA SITUAZIONE "ALLARGANDOSI" IL FENOMENO IN TUTTI GLI ALTRI SITI PREVISTI DELLA REGIONE CON ESITI ASSOLUTAMENTE "IMPREVEDIBILI".

LA
DESCRIZIONE DI UNA TESTIMONE DEGLI "ATTACCHI" FATTI DALLA POLIZIA SUI CITTADINI CHE MANIFESTAVANO, NON DEPONE AFFATTO NELLA VOLONTA DEL GOVERNO DI AFFRONTARE LA DIFFICILE QUESTIONE CON "RAGIONEVOLEZZA" E PONE INVECE “INQUIETANTI” INTERROGATIVI SU QUANTO STIA EFFETTIVAMENTE AVVENENDO E SUI POSSIBILI “ESITI” NEFASTI A VENIRE.

PURE QUI IL GOVERNO È PRIGIONIERO DELLA SUA STESSA "DEMAGOGIA" CHE HA FATTO CREDERE AI SUOI ELETTORI CHE CON LA POLITICA DEL "PUGNO DURO" SI POTESSE "FACILMENTE" RISOLVERE IN QUATTRO E QUATTROTTO ANCHE IL PROBLEMA DEI RIFIUTI A NAPOLI E DINTORNI.
Raffaele B.

REPUBBLICA
Ecco il racconto di una docente di Storia testimone oculare
degli scontri dell'altra sera davanti alla discarica di Chiaiano


"Così ho visto i poliziotti scatenati picchiare donne e persone anziane"
24 maggio 2008

"Ho avuto la netta sensazione che tutto fosse preordinato. Una carica non motivata. La gente aveva le braccia alte, quelli strappavano gli orologi per farle abbassare"

NAPOLI - Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza sugli scontri di ieri sera a Chiaiano: "Io sono nata in quella zona - ci ha raccontato per telefono - ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto".

Ecco il racconto della professoressa Di Guida
"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".

"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".

"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi.
Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".

Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia - Napoli)

venerdì, maggio 23, 2008

ROM – MONTATURA ORGANIZZATA?

DALL’EXPRESSO.BLOG DI REPUBBLICA APPRENDIAMO UNA NOTIZIA CHE SE CONFERMATA È SCONVOLGENTE! LO RIPORTA IL SITO “EVERYONE” GRUPPO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LA CULTURA DEI DIRITTI UMANI.

RICORDATE LA ROM 16ENNE CHE A PONTICELLI AVREBBE TENTATO DI RAPIRE UN BAMBINO DI SEI MESI? EBBENE PARE CHE SIA STATA UNA “MONTATURA” ORGANIZZATA PER “ISTIGARE” IL RAID AL CAMPO ROM POI EFFETTIVAMENTE INCENDIATO DA GRUPPI LOCALI MOSSI DALLA CAMORRA.

LA RAGAZZA DI NOME ANGELICA ARRESTATA NON È NEMMENO UNA “ROM” MA SEMPLICEMENTE UNA "SLAVA", NON PARLA ITALIANO E SEMBRA ABBIA COMMESSO SOLO UN PICCOLO FURTO.

PERSINO L’ALTRO TENTATIVO DI RAPIMENTO A CATANIA SEMBRA “SOSPETTO” ED APPARTENERE ALLO STESSO DISEGNO TESO A ISTIGARE ODIO E INDIGNAZIONE CONTRO I ROM PER FARLI CACCIARE VIA.


QUESTI FATTI STRANAMENTE SONO AVVENUTI A POCHI GIORNI L’UNO DALL’ALTRO E RIPORTATI DA TUTTI I MEDIA CON GRANDE RILEVANZA E CLAMORE PROPRIO MENTRE IL GOVERNO SI APPRESTAVA AD APPLICARE LE NUOVE MISURE CONTRO I ROM ED IMMIGRATI IRREGOLARI.

QUESTE NOTIZIE NON SONO STATE ANCORA DIVULGATE DAI MEDIA UFFICIALI MA C’È DA CREDERE CHE SE SARANNO “CONFERMATE” NON TUTTA LA STAMPA E TV ITALIANE POTRANNO NASCONDERLE! SUL FENOMENO CI SONO ORMAI GLI OCCHI PUNTATI DI TUTTA L’EUROPA.
Raffaele B.

ESPRESSOBLOG
La Rom non era una Rom
E non ha nemmeno tentato di rapire un bambino.

Un’associazione indipendente per i diritti umani
EVERYONE indaga sul presunto tentato rapimento di un bambino da parte a Ponticelli e scopre diverse cosucce interessanti.

Ps. Sia ben chiaro che qui non si sta santificando il popolo Rom. Si sta solo cercando di mettere in luce come nella triste guerra “tra ultimi e penultimi” (Adriano Sofri) ci sia stato un perverso e mostruoso effetto dei meccanismi mediatici nella creazione della famosa “percezione”, che poi si traduce in comportamenti e leggi…
CONTINUA

EVERYONE
Follia antizigana in Italia. EveryOne sul rapimento di Napoli
Sunday, May 18, 2008
Notizia dell'ultima ora. Il Gruppo EveryOne ha concluso la prima fase delle le proprie indagini relative alla presunta rapitrice di Ponticelli.

Oltre alla conferma che si tratta di una montatura, Angelica è risultata essere una giovane slava e non una Romnì. Non è la prima volta che reati commessi da altre etnie (ma nel caso di Angelica si conferma anche la sua estraneità ai fatti delittuosi che le sono stati attribuiti) vengono addossati ai Rom al fine di giustificarne la persecuzione.

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura.

La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull'evento che ha scatenato una vera e propria caccia al Rom, che da Napoli si è diffusa a macchia d'olio in tutta Italia. Fin dall'inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l'attenta sorveglianza degli inquilini, affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso - passati almeno venti secondi - la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto.

Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l'hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli. Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne - che può contare su attivisti e organizzazioni locali - ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva:

Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il comitato di Ponticelli è pericoloso. Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l'episodio, continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice. E' importante che l'avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l'eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani.

Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell'uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un'altra ingiustizia, di un'altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui. Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: Da anni lanciamo l'allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all'appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l'Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila 'zingari' presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un'incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un'altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli 'zingari'. L'abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali - a causa dell'emarginazione e della segregazione in cui versano i 'nomadi' - li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani.

EVERYONE
Allarme razzismo. Un altro rapimento-montatura
Tuesday 20 May 2008
E' importante che un deputato o un assessore regionale si rechi a visitare la coppia accusata del rapimento, fatto che si presenta nitidamente come un'ulteriore montatura.
Il Gruppo EveryOne ha già rivelato che le dinamiche del rapimento di Ponticelli sono frutto di invenzione; inoltre, ha segnalato...
CONTINUA

giovedì, maggio 22, 2008

IMMIGRAZIONE E LA DEMAGOGIA DEL GOVERNO

BENE IL PACCHETTO DI SICUREZZA VARATO DAL GOVERNO BERLUSCONI CHE RIPRENDE SOSTANZIALMENTE QUELLO DI AMATO DEL GOVERNO PRODI (TANTO CRITICATO E MAI APPROVATO) AD ECCEZIONE DEL “REATO DI CLANDESTINITÀ”.

L'INTRODUZIONE DI QUESTO REATO, DA UN LATO "SODDISFA" LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI, DALL'ALTRO INVECE "CREA" NUOVI PROBLEMI AL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO, ALLUNGANDO ANCORA DI PIÙ I TEMPI GIÀ LUNGHI FINENDO PER PRODURRE MENO "SICUREZZA".

TANT'È VERO CHE NEL GOVERNO SI È DECISO DI “RIMANDARE” QUESTA QUESTIONE AL PARLAMENTO CON UN DDL ANZICHÈ PROCEDERE IMMEDIATAMENTE CON UN DECRETO PER LE DIVERSE OPINIONI DEI MINISTRI. NEL DECRETO VARATO LA CLANDESTINITÀ VIENE CONSIDERATA SOLO UN AGGRAVANTE.

IL “REATO DI CLANDESTINITÀ”, SENZA UNA “SANATORIA” A PRECEDERLA, E UN SISTEMA GIUDIZIARIO IMPECCABILE, UNA VOLTA INTRODOTTO, FA DIVENTARE "CRIMINALI" TUTTI GLI IMMIGRATI CHE SI TROVANO NEL NOSTRO PAESE SENZA “PERMESSO DI SOGGIORNO” CHE SI STIMA INTORNO A 700.000 PERSONE E BLOCCA LA GIUSTIZIA.

LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI LAVORANO IN NERO E QUINDI NON POSSONO AVERE IL PERMESSO PERCHÈ NON REGOLARIZZATI DAGLI ITALIANI LORO DATORI DI LAVORO, E SONO BADANTI, GOLF, EDILI, ETC... ANCHE PERCHÈ LA STESSA LEGGE BOSSI-FINI LO RENDE MOLTO DIFFICILE.

QUESTI IMMIGRATI DOVREBBERO TORNARE AL LORO PAESE, FARE RICHIESTA DI LAVORO PRESSO L'AMBASCIATA, ASPETTARE IL PERMESSO CHE POTREBBE ESSERE RIFIUTATO PRIMA DI POTER RITORNARE A RIPRENDERE L'OCCUPAZIONE. TUTTO QUESTO COSTA MOLTO IN TERMINI DI SOLDI, TEMPO OLTRE CHE AL RISCHIO DI NON POTER TORNARE. NON TUTTI POSSONO OVVIAMENTE PERMETTERSELO.

ALLA FINE LA NUOVA LEGGE NON DISTINGUERÀ FRA GLI IMMIGRATI CHE LAVORANO ONESTAMENTE (SEPPURE IN NERO) DA QUELLI CHE "DELINGUONO" CON L'AGGRAVANTE CHE LA LEGGE SI ABBATTERÀ PRINCIPALMENTE SUI PRIMI PERCHÈ I SECONDI HANNO PIÙ FACILITÀ A SOTTRARVISI POICHÈ NON HANNO FISSA DIMORA.

QUINDI INVECE DI PRODURRE PIÙ “SICUREZZA” SI FINIRÀ PER "CREARE" NUOVI PROBLEMI ALL'ECONOMIA DELLE IMPRESE E DELLE FAMIGLIE E ALLO STESSO TEMPO S'INTASERANNO LE AULE DI GIUSTIZIA E LE CARCERI GIÀ ORA INSUFFICIENTI. INOLTRE I RICORSI AI TRE GRADI DI GIUDIZIO RENDERÀ IMPRATICABILE PERSINO LE “ESPULSIONI”.

INSOMMA È UNA MISURA CONTROPRODUCENTE OLTRE CHE INIQUA. DI QUESTO, IL GOVERNO BERLUSCONI “COMINCIA” A RENDERSI CONTO, MA ESSENDO PRIGIONIERO DELLA SUA "DEMAGOGIA" CHE LO HA PORTATO A VINCERE LE ELEZIONI, ORA NON PUÒ FARNE A MENO, PENA LA PERDITA DEL CONSENSO.

LA SCELTA DI “RIMANDARE” AL PARLAMENTO L'APPROVAZIONE DI QUESTO NUOVO REATO, CON LA “GIUSTIFICAZIONE” DELLA DISCUSSIONE APERTA A TUTTI I CONTRIBUTI È UN ESEMPIO EVIDENTE DI QUESTA "INCERTEZZA".

L’IMMIGRAZIONE È UNA “GRANDE RISORSA” SE ACCOMPAGNATA DA UNA SAGGIA POLITICA DI “INTEGRAZIONE”, CHE PURTROPPO MANCA, SI TRASFORMA IN UN “INFERNO” SE VIENE “ABBANDONATA” A SE STESSA O VIENE “CRIMINALIZZATA”, COME INVECE STA AVVENENDO.
Raffaele B.

APRILEONLINE
Pd: si al decreto, no al reato di clandestinità
Marzia Bonacci, 21 maggio 2008, 20:36

Il governo ombra, per voce del suo responsabile degli Interni Minniti, boccia il provvedimento che criminalizza gli stranieri presenti illegalmente nel nostro Paese. Mentre approva il resto del pacchetto che si pone in continuità con quanto stabilito da quello Amato varato dal precedente esecutivo

A commentare il pacchetto sicurezza licenziato oggi dal Consiglio dei ministri a nome del governo ombra ci pensa, come è logico che sia, il suo ministro degli Interni Minniti. Dopo aver precisato la necessità della cautela nel formulare un giudizio, perché "bisogna prima leggere le carte", il responsabile del Viminale virtuale ha comunque espresso una valutazione positiva: "gran parte delle questioni sono già contenute nel pacchetto sicurezza Amato, varato dal governo Prodi", ha affermato infatti in conferenza stampa.

Maggiori poteri ai sindaci, la cancellazione del patteggiamento in appello per i reati di mafia, il ruolo della Dia e la banca dati del dna, così come le misure prese in materia di sicurezza urbana: sono questi alcuni degli elementi di continuità con il precedente decreto del centrosinistra a cui va la benedizione dell'attuale opposizione. Ma c'è un aspetto, non secondario, che rimane oggetto di scetticismo e polemica: l'introduzione del reato di clandestinità.

Una misura che Minniti non solo giudica "inconcludente" ma anche "inefficace" e "controproducente", perché "non distingue i criminali dai lavoratori, badanti in testa, che non hanno regolare permesso per colpa della legge Bossi-Fini". Il punto è che la penalizzazione della clandestinità, secondo il ministro ombra, "rischia di rendere impraticabile, se non in un tempo lontano, e cioè fino al terzo grado di giudizio, l'espulsione". Con conseguenze drammatiche sul settore della giustizia, dove "si rischia il collasso", così come su quello carcerario, dove verrebbe a crearsi un "sovraffollamento" drammatico.

Diversamente per il Pd la lotta alla presenza irregolare straniera va perseguita percorrendo due strade, che Minniti ha indicato con chiarezza: "l'effettività delle espulsioni" e "l'integrazione di chi lavora e non delinque". Per questo il responsabile degli interni democratico avverte che la scelta appare più "come una bandiera politica che un provvedimento in cui si crede davvero". Come a dire: quando il documento verrà discusso in Parlamento e l'opposizione proporrà l'abrogazione della penalizzazione della clandestinità, l'esecutivo dovrà trovare giustificazioni adatte a motivare la decisione.

Anche il vicepresidente del partito Latorre ha focalizzato la critica sul reato di immigrazione clandestina.

"Al di là degli aspetti di rispetto delle regole democratiche", ha detto, la misura presa dal governo "è un errore perchè aggraverà invece che risolvere il problema della sicurezza nel nostro Paese". La ricetta è si quella del pugno di ferro verso gli extracomunitari che delinquono e che "vanno assicurati alla giustizia in modo rigoroso", oltre a "dover essere espulsi", ma al contempo si deve comprendere che il problema più globale della sicurezza "non è riconducibile esclusivamente all'immigrazione", visto che sono moltissimi gli immigrati irregolari che lavorano in Italia e "che non possiamo identificare come delinquenti", ma al contrario bisogna "regolarizzare e integrare".

Anche per lui l'effetto da temere è che la clandestinità penalizzata non solo sovraccarichi il sistema carceri, ma spinga anche nelle braccia della delinquenza. Distinguere tra chi delinque e chi lavora all'interno del vasto e molteplice mondo della presenza straniera clandestina è, secondo Latorre, necessario "per una questione di giustizia" ma anche "perchè le famiglie e la nostra economia hanno bisogno del lavoro di queste persone".

Achille Serra, ex prefetto capitolino e oggi senatore democratico, boccia il provvedimento governativo: "Non è la ‘galera per tutti” la soluzione al problema". Al contrario si dovrebbe puntare "al recupero del controllo sul territorio, prevedendo pene immediate e certe per quanti commettono reati" e seguire la politica "degli accordi bilaterali con i Paesi di maggiore provenienza".

Del resto, la paralisi della giustizia, il lavoro in eccesso delle forze dell'ordine e il carico sul sistema carcerario sono, secondo l'ex prefetto, un pericolo che non farebbe altro che "esasperare la tensione sociale".

venerdì, maggio 16, 2008

BERLUSCONI E VELTRONI - INIZIA IL DIALOGO

IN ALCUNI AMBIENTI DELLA SINISTRA SI PARLA IN MODO "CARICATURALE" DI “GOVERNO VELTRUSCONI” DEL "DIALOGO" TRA IL CAPO DEL GOVERNO BERLUSCONI E VELTRONI “DIMOSTRANDO” DI ESSERE ANCORA "LEGATI" ALLA "VECCHIA POLITICA" DEL MURO CONTRO MURO CHE NON HA PORTATO DA NESSUNA PARTE.

LA NECESSITÀ DEL DIALOGO È DI AMBEDUE LE PARTI, LORO MALGRADO!
.
BERLUSCONI, CON LA SUA AMPIA MAGGIORANZA NON HA PIÙ "SCUSE" E SA DI "GIOCARSI" TUTTO IN CASO DI INSUCCESSO E PERCHÈ IL PAESE ATTRAVERSA UNA SITUAZIONE PARTICOLARMENTE DIFFICILE.

VELTRONI SA CHE LE RIFORME ISTITUZIONALI IMPORTANTI PER IL PAESE NON SI POSSONO CERTAMENTE FARE CON IL MURO CONTRO MURO MA CON UNA NUOVA POLITICA DI "DIALOGO" E DI "RISPETTO" DELL'AVVERSARIO POLITICO SENZA CHE CIÒ IMPLICHI ALCUN "INCIUCIO".

NATURALMENTE CIÒ È MOLTO PIÙ DIFFICILE E IMPEGNATIVO DEL SEMPLICE "RIFIUTO" CHE NON PORTA DA NESSUNA PARTE E AGGRAVEREBBE INVECE I PROBLEMI DEL PAESE.

E' UNA "VERA" SFIDA CON LA QUALE IL CAVALIERE "TENTA" DI "SCARICARE" ALCUNE RESPONSABILITÀ, E VELTRONI "TENTA" DI OTTENERE "RIFORME" ALTRIMENTI IMPOSSIBILI.

DALL'OPPOSIZIONE QUINDI SI GIOCA UGUALMENTE LA "PARTITA" MA PER IL BENE DEL PAESE E NON ALTRO.
Raffaele B.

ILSOLE24ORE
Berlusconi e Veltroni: «Subito le riforme»
di Nicoletta Cottone
16 maggio 2008


È durato 35 minuti il faccia a faccia a Palazzo Chigi tra il premier Silvio Berlusconi e il leader del Pd Walter Veltroni. Al centro dell'incontro le riforme istituzionali. «Io e Berlusconi - spiega il leader del Pd nel corso della conferenza stampa - ci siamo trovati d'accordo sulla necessità di ripartire dal pacchetto di riforme licenziato dalla commissione Affari costituzionali nella scorsa legislatura e portarlo avanti». Sulle riforme che sono «urgenze del Paese e vanno fatte insieme», si riparte dal pacchetto che prevede la «riduzione del numero dei parlamentari, una sola camera che fa le leggi, il governo ha tempi certi per l'approvazione dei decreti legge».

Dal Governo, ha detto Veltroni, mi aspetto che presenti delle proposte per far fronte alla vera emergenza, che è la condizione sociale ed economica delle famiglie italiane. «Ho ribadito a Berlusconi - sottolinea il leader del Pd - che in Italia c'è un'emergenza e si chiama condizione di vita degli italiani, dei precari, delle famiglie e dei pensionati». A chi gli chiede se in aula appoggerà il taglio del Pd risponde che sarà valutata la norma e la sua copertura, ma «se ci sono risorse, le si devono destinare per aumentare i salari, gli stipendi, le pensioni e far uscire tanti giovani dal precariato».

Nell'incontro anche un accenno alla riforma della legge elettorale per le europee. Il leader del Pd spiega di considerare giusta «l'introduzione di una soglia di sbarramento. Ma non sono d'accordo che questa soglia, come ho sentito da esponenti del centrodestra, sia del 5 per cento». Sulla vicenda Alitalia Veltroni ribadisce di considerare «un grave errore aver fatto fuggire Air France», sulla Rai, tema solo sfiorato, chiede che il nuovo Cda sia nominato con una nuova normativa, auspicando la fuoriuscita dei partiti. Il premier Silvio Berlusconi è rientrato a Palazzo Grazioli senza rilasciare dichiarazioni.

giovedì, maggio 15, 2008

ROM - GUERRA TRA POVERI E VIOLENZE INDISCRIMINATE

CHI CREDE CHE SI FACCIA PIÙ “SICUREZZA” SCATENANDOSI IN MODO INDISCRIMINATO CONTRO TUTTI I CAMPI ROM, ATTACCANDOLI E BRUCIANDOLI COME NELLA MIGLIORE TRADIZIONE RAZZISTA DEI KLU KLUX KLAN, SI SBAGLIA DI GROSSO ANCHE SE OGGI GRIDA “VITTORIA”. QUALE VITTORIA SE NON QUELLA DELLA “BARBARIE” E DELLA INCIVILTÀ PIÙ BIECA CUI NON FA ASSOLUTAMENTE ONORE ALLA NOSTRA TRADIZIONE DI CIVILTÀ E ALLO STATO DI DIRITTO CUI FA RIFERIMENTO LO STESSO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI.

PER ALCUNI DI LORO SI VUOLE COLPIRE L’INTERA COMUNITÀ SOLO PERCHÉ APPARTENENTI ALLO STESSO GRUPPO ETNICO. ESATTAMENTE COME AVVENIVA NELLA SERBIA DI MILOSEVICH CON LA PULIZIA ETNICA, COSA ANALOGA QUANTO FATTO DAI NAZISTI CON LA ELIMININAZIONE FISICA DI SEI MILIONI DI EBREI E MIGLIAIA DI ROM. SOLO CHE NOI PER ADESSO CI LIMITIAMO A “SCACCIARLI” MA PER MANDARLI DOVE? PER DISPERDERLI E RITORNARE POI IN LUOGHI DIVERSI.

NEMMENO FLORA MARTINELLI, LA MAMMA DELLA BAMBINA DI SEI MESI CHE STAVA PER ESSERE RAPITA DALLA ROM 17ENNE PENSAVA CHE SI ARRIVASSE A COSÌ TANTA VIOLENZA.

SCARICARE TUTTO IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA SUI ROM, POPOLO POVERO E NOMADE MA EUROPEO E “FOMENTARE” COME FA ABITUALMENTE LA DESTRA ESTREMA, I POVERI DEI QUARTIERI PIÙ ESPOSTI AI LORO CAMPI, PRODUCE SOLO GRANDE EFFETTO MOMENTANEO POICHÉ È UNA INUTILE GUERRA TRA POVERI CHE FA DIMENTICARE IL RESTO DELLA CRIMINALITÀ MAGGIORE PRODOTTA DA ALTRI NOSTRANI BEN PIÙ POTENTI. IN QUESTO CASO È IL PRINCIPIO DELLA LEGGE UGUALE PER TUTTI CHE VIENE VIOLATA.

SE LA GIUSTIZIA DEL NOSTRO PAESE FOSSE RAPIDA, EFFICIENTE E UGUALE PER TUTTI STRANIERI E NON, E LE ISTITUZIONI GARANTISSERO CONDIZIONI DI VIVIBILITÀ UMANE A TUTTE LE PERSONE, COME AVVIENE NEL RESTO DELL’EUROPA, QUESTI “FENOMENI” NON CI SAREBBERO.

ORA BISOGNA INTERVENIRE PER FERMARE TUTTO QUESTO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI ANCHE PER LE RIPERCUSSIONI A LIVELLO INTERNAZIONALE CHE PRODUCE. INTANTO L’ONU E LA COMUNITÀ EUROPEA CE LO CHIEDONO GIÀ.
Raffaele B.

ILTEMPO
NAPOLI: COMISSIONE UE CONDANNA VIOLENZE CONTRO CAMPI ROM
Bruxelles, 15 mag. - (Adnkronos/Aki) - La Commissione Europea ha espresso una dura condanna per le violenze in questi giorni contro i rom, soprattutto nell'area di Napoli. "Condanniamo molto fortemente -ha dichiarato Pia Ahrenkilde, una dei portavoce della Commissione- atti criminali di singoli che andranno perseguiti dalle autorita' competenti caso per caso, nel quadro dello stato di diritto". La portavoce ha reagito cosi' ai giornalisti che le chiedevano un commento ai roghi di campi nomadi. (Gdr/Col/Adnkronos)

ILMESSAGGERO
Rom, in arrivo una comunicazione della Ue
BRUXELLES (14 maggio) - La Commissione europea varerà, il prossimo 25 giugno, un documento dedicato alla popolazione Rom in Europa e ai gravi problemi di integrazione e di natura socio-economica e sanitaria. Lo ha comunicato oggi a Bruxelles il commissario per il Fondo sociale europeo Vladimir Spidla. Il documento della Commissione europea dedicato alla popolazione Rom - ha detto Spidla - prenderà in considerazione «in modo trasversale, tutte le politiche europee che possono venire in aiuto a questa popolazione che nella sua grande maggioranza vive nella povertà estrema. E questo non è accettabile»...
CONTINUA

NEWS.KATAWEB
Clima da “pogrom”: a Napoli a fuoco altri due campi rom
14 maggio 2008 alle 10:17
Clima da “pogrom” per gli zingari, tra ronde, prefetti con poteri speciali e allarmi sicurezza. Situazione tesa a Ponticelli, Napoli, dove dopo che una rom è stata accusata di tentato sequestro, gli abitanti organizzano roghi e pestaggi. Vertice sulla sicurezza in mattinata a Napoli. Alemanno: prefetto di Roma avrà poteri eccezionali come a Milano. Veltroni: no alla caccia all’immigrato.

CORRIERE DELLA SERA
La fuga dei rom dai campi sotto assedio
Napoli, altri due roghi. Fischi ai pompieri

Giusi Fasano 15 maggio 2008
NAPOLI — La grande fuga è cominciata all’alba. Una carovana di motocarri scortati dalla polizia ha lasciato l’accampamento rom di via Argine, quello assaltato dalle donne del quartiere Ponticelli martedì pomeriggio. Uomini alla guida, donne e bambini dietro, arrampicati su pile di materassi, coperte e vettovaglie.

Direzione: la scuola Deledda di Soccavo, zona dall’altra parte di Napoli. Quello era il gruppo più numeroso e più difficile da spostare, una sessantina in tutto. Gli altri, più di quattrocento persone, hanno scelto di abbandonare i campi nomadi a gruppetti più piccoli, una-due famiglie per volta. Lo hanno fatto in gran parte di notte, dopo i roghi di martedì sera. Chi si è sistemato da amici, in altri insediamenti della città; chi ha trovato rifugio in vecchi casolari di periferia; chi in campi nomadi fuori Napoli; in dieci hanno avuto ospitalità da un italiano che ha offerto accoglienza per una notte. Qualcuno ha invece deciso di rischiare, di dormire un’altra volta fra cartoni e compensato, sotto i raccordi autostradali di Ponticelli, a due passi da gente che ripete di non voler mai più accampamenti sotto casa.

Questione di ore, comunque, e nel quartiere della rivolta anti-nomadi non ci sarà più un solo rom. E, a giudicare dalla determinazione degli incendiari, non resterà in piedi neppure una baracca. Dopo quelle bruciate la sera dell’assalto a forza di benzina e bottiglie molotov, ieri è toccato ad altre due baraccopoli, abbandonate da poche ore e distrutte in una manciata di minuti, davanti a una ventina di donne e bambini che applaudivano le fiamme e fischiavano i pompieri. Gli attentatori dalle molotov facili avevano però progetti più ambiziosi: hanno provato a dar fuoco a un terzo campo, ma la pioggia battente ha ostacolato il piano. Contro un quarto avevano già pronte due bottiglie incendiarie, trovate nel pomeriggio e che ora la polizia sta esaminando.

«Mi dispiace molto per quello che sta succedendo, non volevo certo che si arrivasse a tanto », dice Flora Martinelli, la mamma della bambina di sei mesi che una ragazza rom di 17 anni avrebbe tentato di rapire, sabato scorso. Da quell’episodio è scaturita la rivolta contro i rom e Flora ora si dice convinta che «da qui se ne devono andare, ma in modo pacifico e civile ».

Sulla rappresaglia anti-nomadi l’assessore alle risorse provinciali Guglielmo Allodi parla di «un’evidente intromissione della camorra che da anni occupa con i suoi traffici illegali una parte di quel territorio ». Anche il governatore Bassolino ipotizza «forze in campo violente e criminali in nome di assurde vendette». L’Onu, attraverso la portavoce dell’agenzia per i rifugiati Laura Boldrini, esprime preoccupazione per lo «scenario balcanico» di Napoli e chiede che le istituzioni «condannino gli attacchi» di cui sono stati oggetto i rom.

CORRIERE DELLA SERA
Slitta la nomina dei superprefetti per i rom
Fiorenza Sarzanini 15 maggio 2008
Alemanno: si farà anche a Roma. Necessari 8 milioni di euro. Berlusconi: no a svolte repressive
ROMA — Slitta la nomina del prefetto di Milano a commissario straordinario sull’emergenza Rom. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva annunciato la firma del decreto entro la fine di questa settimana, ma la procedura prevede che debba essere il governo a ratificare l’incarico. E soprattutto che vengano stanziati otto milioni di euro per far fronte ai poteri che vengono concessi. Se ne riparlerà dunque durante la riunione del Consiglio dei ministri convocata a Napoli per mercoledì prossimo. E in quella sede si stabiliranno i criteri per altri provvedimenti analoghi. Maroni annuncia per i prossimi giorni una visita al procuratore di Mondovì che per primo ha contestato ai nomadi accusati di furto e rapina l’associazione per delinquere.

Gianni Alemanno ha chiesto che anche a Roma arrivi il commissario: «Si tratta solo di definire bene quali saranno i poteri da dare al prefetto o ad un altro funzionario». Il collega di Torino Sergio Chiamparino boccia invece l’idea: «Non mi pare che in Italia l’esperienza della gestione commissariale abbia dato risultati esaltanti, vedi il caso Napoli». Oggi i sindaci si riuniranno per cercare una linea comune e la maggioranza ribadirà la necessità di avere poteri più forti in materia di sicurezza.

La sistemazione dei nomadi nei campi autorizzati dai comuni rimane un problema che il Viminale vuole gestire in accordo con le amministrazioni locali. Oggi Maroni vedrà il collega rumeno Cristian David. L’ambasciatore in Italia Razvan-Victor Rusu ribadisce la richiesta di «essere coinvolti nella discussione sulle misure da adottare dal momento che riguardano anche cittadini comunitari ».

Resta aperto il dibattito sulla sicurezza e sui provvedimenti che l’esecutivo dovrà approvare la prossima settimana «senza mai adottare svolte repressive, incompatibili con la nostra tradizione liberale», come ha specificato il premier Silvio Berlusconi. Scartata la possibilità che il reato di immigrazione clandestina venga inserito nel decreto legge, si valuta l’ipotesi di prevederlo con un disegno di legge evitando così che la norma entri subito in vigore e prevedendo di applicarlo soltanto a chi commette anche un altro delitto, escludendo quindi le migliaia di stranieri che sono in Italia per lavorare, sia pur senza permesso di soggiorno come colf e badanti. Al di là delle posizioni personali favorevoli che sono già state espresse, nel Pdl sono in molti a mostrare perplessità su questa norma.

Confermata è invece l’idea di ampliare i tempi di permanenza nei Cpt e di prevedere espulsioni rapide con accompagnamento alla frontiera dopo l’accertamento dell’identità del clandestino. Le strutture esistenti non sono però sufficienti a contenere la massa di persone che prevedibilmente arriveranno in Italia nei prossimi mesi e dunque si sta valutando anche la possibilità di utilizzare le caserme dismesse.

lunedì, maggio 12, 2008

ABORTO - LA LEGGE 194: CAUSA O CURA?

PER LA PRIMA VOLTA A TRENT’ANNI DALLA SUA APPLICAZIONE IL PAPA “ATTACCA” LA LEGGE 194 SULL’INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA COME LA “CAUSA” DEL PROGRESSIVO “SVILIMENTO” DEL VALORE DELLA VITA.

NON UNA PAROLA SUL FATTO CHE LA LEGGE 194 HA “RIDOTTO” EFFETTIVAMENTE GLI ABORTI DAL 1982 AL 2007 DEL 45,9% E CONTINUA A RIDURLA NELLA MISURA DEL 3% ANNUO. TUTTO CIÒ NONOSTANTE SIA “OSTACOLATA” FORTEMENTE DAI MOLTI GINECOLOGI “OBIETTORI” CHE FANNO RICADERE TUTTO IL PESO DELL’APPLICAZIONE DELLA LEGGE SUI POCHI GINECOLOGI DISPONIBILI NELLE STRUTTURE PUBBLICHE ADIBITE, IN BASE ALLA RELAZIONE ANNUALE PRESENTATA AL PARLAMENTO, LEGGI SU TGCOM “
Legge 194, aborto in calo in Italia”.

QUESTA “ANOMALA” SITUAZIONE È LA CAUSA DELLA “RIPRESA” DEGLI ABORTI CLANDESTINI NEL MEZZOGIORNO DA COME SI VEDE NELL’ARTICOLO “
Duemila euro per un aborto clandestino” SUL CORRIERE. UN AFFARE LUCROSO CHE DI FATTO SI “ALIMENTA” CON L’INSUFFICIENZA DELLE STRUTTURE AL SUD DI CUI GLI STESSI “OBIETTORI” NE PORTANO LA RESPONSABILITÀ.

LA STRUTTURA PUBBLICA HA INFATTI CONTINUATO AD ASSUMERE GINECOLOGI “OBIETTORI” CHE POI SI “RIFIUTANO” DI APPLICARE LA LEGGE DELLO STATO. POI, MAGARI, MOLTI DI COSTORO EFFETTUANO “ABORTI” CLANDESTINI DIETRO LAUTI COMPENSI.

LA POSIZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA E DEGLI “OBIETTORI” LEALI SULLA LEGGE 194 È “IDEOLOGICA” POICHÉ NON CORRISPONDE ALLA REALTÀ. NON È LA LEGGE LA “CAUSA” DEGLI ABORTI, GLI ABORTI CI SONO SEMPRE STATI ANCHE QUANDO ERA PROIBITO. AI RICCHI BASTAVA ANDARE ALL’ESTERO ED AVERE TUTTE LE CURE E L’ASSISTENZA OPPURE L’ABORTO CLANDESTINO. AI POVERI INVECE NON RESTAVA CHE L’ABORTO CLANDESTINO DELLE “MAMMANE” SENZA LE CURE MEDICHE ADEGUATE PER CUI IL TASSO DI MORTALITÀ DELLE DONNE ERA ALTISSIMO.

LO SCOPO DELLA LEGGE 194 È QUELLO DI EDUCARE LE DONNE ALLA MATERNITÀ “CONSAPEVOLE” PER “RIDURRE” GLI ABORTI E DI FORNIRE ASSISTENZA MEDICA NELLE STRUTTURE PUBBLICHE PER DEBELLARE LA PIAGA DELL’ABORTO CLANDESTINO.

SU QUESTO MI PARE CHE LA LEGGE SIA LA “CURA”. SE SI VUOLE OTTENERE RISULTATI MIGLIORI BISOGNA RENDERLA PIENAMENTE “OPERATIVA” “SOLLEVANDO” DAL RUOLO I GINECOLOGI “OBIETTORI” CHE LA “OSTACOLANO” ED ASSUMERNE DEI NUOVI NON OBIETTORI. E NON VICEVERSA LA “SOPPRESSIONE” DELLA LEGGE CHE CI RIPORTEREBBE INDIETRO AL TEMPO DELLE “MAMMANE”, ALTRO CHE DIFESA DELLA VITA!
Raffaele B.

ADNKRONOS
Il Papa: ''La legge 194 ha aperto una ferita nella società''

Il Pontefice attacca la legge sull'aborto: ''L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza non solo non ha risolto i problemi'' ma negli ultimi 30 anni ha creato una ''mentalità di progressivo svilimento della vita''

Città del Vaticano, 12 mag. (Adnkronos) - Negli ultimi trent'anni, da quando è stata introdotta la legge 194 che permette l'interruzione di gravidanza, si è creata una mentalità di progressivo svilimento del valore della vita.

E' quanto ha affermato questa mattina Benedetto XVI(nella foto) ricevendo in udienza i membri del Movimento per la vita. Il Pontefice ha sottolineato come, permettendo di ricorrere all'interruzione di gravidanza, non solo non siano stati risolti i problemi che affliggono molte donne, ma si sia aperta ''una ulteriore ferita nelle nostre società''.

''La vostra visita - ha detto Ratzinger - cade a trent'anni da quando in Italia venne legalizzato l'aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo''. ''Guardando ai passati tre decenni e considerando l'attuale situazione - ha osservato Benedetto XVI - non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa''.

Quindi il Papa ha rilevato che "certamente molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l'aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell'esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall'altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna".

"L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza - ha affermato ancora il Papa - non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze"…
CONTINUA

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
Duemila euro per un aborto clandestino
Antonella Salese 12 maggio 2008

Indagini in corso della Procura
Denuncia shock di un ginecologo a Napoli Denuncia di un medico ai carabinieri: cinque suoi colleghi avrebbero realizzato una sorta di «centrale» in violazione alla 194


NAPOLI – Duemila euro per un aborto. E’ la denuncia shock, riportata sul quotidiano «Il Mattino», di un coraggioso ginecologo napoletano, che solleva il sipario su un’oscura realtà di aborti clandestini operati da strutture private napoletane. Il professionista, di cui restano celate le generalità, avrebbe riferito al comando provinciale dei carabinieri, dove si sarebbe recato dopo lunghe riflessioni e titubanze, i nomi di almeno cinque suoi colleghi, basandosi sulle «confidenze» che quest’ultimi gli avrebbero rivelato, su alcune interruzioni illegali di gravidanza, «ma solo per fare un favore a qualcuno».

Di qui le indagini. Nel mirino quattro centri privati, su cui gli inquirenti avrebbero concentrato le indagini, ambulatori nei quali si praticherebbero aborti in violazione alla legge 194, che prevede l’interruzione entro e non oltre il novantesimo giorno di gestazione.

L’inchiesta, il cui fascicolo è ora nelle mani del pubblico ministero Graziella Arlomede, fa quindi luce su un fenomeno sommerso, a quanto pare molto diffuso in Campania. Il j’accuse del ginecologo napoletano contiene però alcuni particolari inquietanti. I timori che hanno ritardato la denuncia del professionista erano causati da possibili collegamenti con persone importanti e potenti.

Perché numerosi sono i casi di aborti illeciti richiesti e praticati su donne, amanti di personaggi influenti, innescando così un rapporto clientelare tra il medico e l’autorevole assistito di turno. «Chi esegue l’aborto per una persona influente si garantisce il suo appoggio su qualsiasi situazione futura. – denuncia il ginecologo – Ci sono le amanti di persone influenti, quando loro usufruiscono di un servizio simile, è inevitabile che si stabilisca un rapporto stretto con chi ha offerto questi favori».

Favori, peraltro, davvero esosi. Le cifre del traffico parlano chiaro: ogni struttura incasserebbe duemila euro per ciascun intervento. E la colpa, a sentire il professionista, è anche dell’inefficienza delle strutture sanitarie campane, dove le liste d’attesa sono eccessivamente lunghe, proprio perché la disponibilità del servizio è troppo limitata, e i medici obiettori rappresentano spesso la totalità degli specialisti operanti. «Il settore è fiorente perché i privati giocano sulle inadempienze di tanti ospedali campani che non attivano il servizio, mentre in altre regioni, soprattutto del Nord, quasi tutte le strutture sono attrezzate».

TGCOM.MEDIASET
Legge 194, aborto in calo in Italia
23/4/2008
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Sempre più medici obiettori: 7 su 10
In calo gli aborti in Italia, compresi quelli clandestini: il dato - secondo la relazione sulla legge 194 del ministero della Salute - fa segnalare un -3% nel 2007 rispetto al 2006. In controtendenza, d'altro canto, le percentuali relative alle donne straniere. Ha invece segnato un boom il fronte del no all'aborto tra i medici: i ginecologi obiettori in Italia nel 2007 hanno raggiunto quasi il 70% (69,2%), contro il 58,7% del 2003.

Meno aborti, ma non fra le straniere
A delineare il quadro sull'applicazione della legge 194 è la relazione annuale 2006-2007, inviata dal ministro della Salute, Livia Turco, al Parlamento. Il dato indiscutibile è che nel nostro Paese il numero degli aborti continua a scendere. In totale nel 2007 le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 127.038 contro i 131.018 casi del 2006 (-3%), e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso (234.801 casi).

Tuttavia il calo è da imputare soprattutto alle donne italiane (- 3,7% rispetto al 2005), soprattutto se istruite, occupate o coniugate, mentre tra le straniere il ricorso all'aborto continua a salire (+ 4,5% rispetto al 2005). Nel 2006 sono state il 31,6% delle ivg totali, contro il 10,1% del 1998. In calo anche il numero degli aborti clandestini, che si stima siano stati nel 2005 circa 15mila (mentre nella relazione dell'anno passato si pensava fossero 20mila). Stabile il numero degli aborti terapeutici effettuati dopo il 90/mo giorno di gravidanza, nel 2006 pari al 2,9% del totale. Rimane invece sul terreno della sperimentazione l'aborto farmacologico con la pillola RU486. Dal 2005 al 2007 sono state 2353 in totale le donne che vi hanno fatto ricorso, e sei complessivamente le regioni che l'hanno adoperata (Piemonte, Trento, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Puglia).

In crescita i ginecologi obiettori
Sono sempre più numerosi i medici a definirsi obiettori di coscienza. I ginecologi obiettori, precisa il Ministero, risultano 3.780, pari al 69,2 % del totale dei 5.462 ginecologi che operano nei servizi pubblici e privati in cui si effettua l'interruzione volontaria di gravidanza. La crescita delle obiezioni è stata molto marcata nel Sud, con punte elevate in alcune regioni dove i dati sono raddoppiati, come la Campania, dove i ginecologi obiettori sono saliti dal 44,1% all' 83%, e la Sicilia (dal 44,1% al 84,2%).

Gli anestesisti obiettori sono invece 3.434, pari al 50,4 % dei 6.813 anestesisti in servizio. Per quanto riguarda infine il personale non medico gli obiettori sono 12.102, pari al 42,6 % dei 28.408 operatori non medici nei servizi dove si effettua l'Ivg.

venerdì, maggio 09, 2008

DATI FISCALI - TRA PRIVACY E TRASPARENZA

L'ARTICOLO 69 DEL DPR 600 DEL 1973 (PRIMA DELL'AVVENTO DI INTERNET) CONSENTE LA PUBBLICAZIONE DEGLI ELENCHI DEI CONTRIBUENTI. IN PIÙ UNA DISPOSIZIONE VARATA GIÀ DAL PRECEDENTE GOVERNO DI CENTRODESTRA RACCOMANDAVA ALLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE DI RICORRERE A STRUMENTI TELEMATICI DI COMUNICAZIONE (ANCHE PER RISPARMIARE TONNELLATE DI CARTA).

L'UNICO FATTO CONTESTABILE NEL CASO DELLA PUBBLICAZIONE NEL WEB È LA SUA MODALITÀ D'ACCESSO CHE NON SI AVVALE DELLA IDENTIFICAZIONE DI CHI CONSULTA COME AVVIENE NORMALMENTE PER LA CONSULTAZIONE DEGLI ARCHIVI ON LINE. MA LE DICHIARAZIONI FISCALI DEI CONTRIBUENTI SONO PUBBLICHE, SU QUESTO NON CI PIOVE.

IL GARANTE INFATTI CONTESTA LA MODALITÀ DELLA PUBBLICAZIONE E NON IL FATTO CHE SIANO STATE PUBBLICATE. MA SU QUESTO SI SCONTA UN'ARRETRATEZZA LEGISLATIVA CHE NON STA AL PASSO CON LE NUOVE TECNOLOGIE.

NORMALMENTE PER POTER ACCEDERE AI DATI FISCALI BISOGNA RECARSI AL COMUNE O ALLA AGENZIA DELLE ENTRATE DELLA PROPRIA CITTÀ, SEGUIRE L'ITER PER L’IDENTIFICAZIONE RIEMPIENDO UN MODULO E FIRMARLO. NON SI PUÒ CERTO DIRE CHE QUESTO SISTEMA SIA MOLTO UTILIZZATO DAI CITTADINI.
CERTO DA NOI PRIMA SI FA LA LEGGE E POI L'INGANNO! LE LEGGE VUOLE CHE SI PUBBLICHI E POI QUESTO AVVIENE CON QUEL SISTEMA MACCHINOSO CHE POCHI UTILIZZANO. CON INTERNET INVECE È PIÙ SEMPLICE ED IMMEDIATO.

LA PUBBLICAZIONE DEI DATI FISCALI HA LO SCOPO DI CONSENTIRE UN "CONTROLLO DAL BASSO" DA PARTE DEI CITTADINI COME ALTRO STRUMENTO DI TRASPARENZA PER COMBATTERE L'EVASIONE E L'ELUSIONE. INFATTI QUESTI ULTIMI SONO I VERI E GRAVI “MALI ENDEMICI” CHE ATTANAGLIANO IL NOSTRO SISTEMA FISCALE ED È PROPRIO PER QUESTO CHE LA PUBBLICAZIONE VIA INTERNET SUSCITA DA NOI TANTO INTERESSE FINO A RASENTARE LA MORBOSITÀ.

DALLA LETTURA DEI DATI POI COSTATIAMO CHE UNA MOLE VASTISSIMA DI DICHIARAZIONI SONO MOLTO AL DI SOTTO DEL RAGIONEVOLE. PROFESSIONISTI E COMMERCIANTI “DENUNCIANO” SFACCIATAMENTE REDDITI “INFERIORI” DEI LORO STESSI DIPENDENTI. UNA COSA DI CUI ESSI STESSI SI "VERGOGNANO" MA SOLO SE I DATI VENGONO EFFETTIVAMENTE LETTI DAI CITTADINI. ALTRI, CUI REDDITI SONO SORPRENDENTEMENTE ALTI, PERCHÈ MAGARI NON GIUSTIFICATI PER LE APPARENZE, NON VOGLIONO CHE VENGANO PUBBLICATI PERCHÈ NON GRADISCONO IL "CONTROLLO" DA PARTE DEI LORO CONCITTADINI E GRIDANO PER QUESTO ALLA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY. QUI LA PRIVACY NON C'ENTRA! ESSA VIENE VIOLATA SOLO CON L'USO DIVERSO E ILLEGALE DEI SINGOLI DATI.

UNA NUOVA LEGGE CHE SALVAGUARDI LA PUBBLICAZIONE SU INTERNET E CHE PREVEDA DEI CRITERI ANCHE TECNOLOGICI CHE “IMPEDISCA” EFFICACEMENTE UN USO DEI DATI PER SCOPI DIVERSI ED ILLEGALI, SAREBBE AUSPICABILE. SI SALVEREBBERO COSÌ INSIEME LA PRIVACY E LA TRASPARENZA!

AL CONTRARIO SE SI “IMPEDISCE” SEMPLICEMENTE LA PUBBLICAZIONE VIA INTERNET, SI TORNA AL VECCHIO ED INEFFICACE SISTEMA INUTILE, SALVAGUARDANDO LA PRIVACY A SPESE DELLA TRASPARENZA CON BUONA PACE DI CHI PAGA TUTTE LE TASSE FINO ALL'ULTIMO CENTESIMO PERCHÈ PAGANO ALLA FONTE E I LORO REDDITI SONO NOTI AI DATORI DI LAVORO.

IL CODACONS POI STA SOLLEVANDO UN POLVERONE ASSURDO: SE TUTTI DOVESSERO AVERE UN RIMBORSO, POI SI DOVREBBERO DARE ALLO STATO I SOLDI PER PAGARLO. I SOLDI DELLO STATO VENGONO DA CHI PAGA LE TASSE!

INFINE I MALINTENZIONATI NON HANNO BISOGNO DI LEGGERE LE PUBBLICAZIONI PER SAPERE QUANTO GUADAGNA UNA PERSONA, PRIMO PERCHÈ SONO NOTORIAMENTE QUASI MAI VERITIERI E SECONDO SI VEDE MEGLIO DAL TENORE DI VITA CHE CONDUCE SUL POSTO.
Raffaele B.

ILTEMPO
Redditi on line, è scontro fra le Entrate e il Garante
06/05/2008

La polemica sulla pubblicazione on line dei redditi degli italiani accende lo scontro tra l'Agenzia delle entrate e il Garante della privacy.

Lo stop dell'Authority era arrivato già poco dopo la notizia della circolazione in Rete dei 740 dei cittadini della Penisola. Ma ancora ieri il presidente contestava il fatto di non essere stato informato e consultato prima di prendere l'iniziativa. Così la stessa Agenzia non ha tardato a precisare che la pubblicazione è stata effettuata a norma di legge e, soprattutto, che «internet è trasparenza». «La diffusione dei dati reddituali con modalità telematiche - viene spiegato - da parte dell'autorità pubblica costituisce un elemento di garanzia, trasparenza e affidabilità dell'informazione». Insomma, l'Agenza non ci sta e spedisce la sua risposta al Garante.

Ma intanto continua un altro scontro. Sono le associazioni dei consumatori ora a spaccarsi a metà, tra chi è dalla parte di Vincenzo Visco e chi prepara i moduli per fare causa. Partiamo dai favorevoli. L'Unione nazionale dei consumatori è decisamente in controtendenza rispetto alle altre associazioni che curano gli interessi dei propri associati. È «un gesto concreto a favore della trasparenza amministrativa, che andrebbe sempre difesa ed incentivata», spiegano. Anzi, chiedono «al prossimo ministro dell'Economia di autorizzare la diffusione dei dati per periodi anche più lunghi. A tale proposito - propone l'Unc - si potrebbero rendere note le dichiarazioni dei redditi a partire dal 2001, così da consentire, a chi fosse interessato, una comparazione tra anni diversi». E anche il Movimento di difesa dei cittadini si schiera dalla parte di Visco «che peraltro sembra in sintonia con la maggior parte dei cittadini».

Ma un muro nei confronti del viceministro del governo uscente c'è. E arriva sempre dal mondo delle associazioni dei consumatori. A iniziare dal Codacons, che da oggi sul proprio sito metterà a disposizione degli italiani «un modulo che gli utenti possono scaricare per avviare le dovute azioni contro l'Agenzia delle entrate e chiedere un minimo di 500 euro di indennizzo per la grave violazione della privacy subita». Anche Federconsumatori ribadisce la sua contrarietà in merito alla pubblicazione on-line dei redditi, anche se non avvierà nessuna iniziativa di contrasto o rischiesta di risarcimenti. «Ribadisco la mia contrarietà alla pubblicazione degli elenchi - precisa il presidente Rosario trefiletti - Riteniamo sia possibile individuare altre strade per combattere l'evasione fiscale, migliorando l'efficienza della macchina fiscale attraverso il rafforzamento del rapporto tra Agenzia ed Enti territoriali».

L'altra stoccata alla pubblicazione arriva dall'Adoc che presenta una denuncia per violazione della privacy alla polizia postale. Secondo l'associazione «è necessario che venga attivato un meccanismo di identificazione e tracciatura delle operazioni effettuate, a tutela della privacy e come prevenzione per eventuali episodi di criminalità legati alla consultazione dei redditi». E intanto è al vaglio della procura di Roma una prima informativa della polizia postale.

mercoledì, maggio 07, 2008

LA VIOLENZA - LINGUAGGIO FASCISTA DEI NAZISKIN

UN ARTICOLO DEL QUOTIDIANO LIBERTÀ DEL 18 APRILE SCORSO CON IL TITOLO "Naziskin, in Alto Adige 16 arresti e 100 indagati" PARLA DI FABIO TOMMASELLI, VITTIMA DI UN ANALOGO PESTAGGIO SEGUITO DA MORTE NEL TRENTINO. IL COGNOME TOMMASELLI, IRONIA DELLA SORTE È SIMILE A QUELLO DI NICOLA TOMMASOLI LA VITTIMA DI VERONA. UN FATTO CHE LETTO ORA ALLA LUCE DI QUELLO AVVENUTO A VERONA LASCIA SCONCERTATI ED INORIDITI.

DUNQUE QUESTI FENOMENI AVVENGONO CON UNA CERTA FREQUENZA E CIRCOSCRITTI IN CERTE ZONE DEL NORD ITALIA E CHE GRAZIE ALLA POLIZIA VENGONO "REPRESSI" SOLO QUANDO PURTROPPO LA "VIOLENZA" ARRIVA A CAUSARE LA "MORTE" DELLA VITTIMA DI TURNO.

DALLE ALTRE ISTITUZIONI, QUALI LA POLITICA, LA MAGISTRATURA E I CITTADINI MEDESIMI, IL FENOMENO NAZISKIN VIENE DEL TUTTO “SOTTOVALUTATO”, CONSIDERATO TUTTO AL PIÙ UNA "BRAVATA" FATTA DAI SOLITI TEPPISTI CHE SE LA PRENDONO CON I “DIVERSI”. PER ALCUNI CITTADINI RAZZISTI O SPAVENTATI DAI ROM E/O DALLA IMMIGRAZIONE, QUESTI "TEPPISTI" POSSONO RAPPRESENTARE UN UTILE “SPAURACCHIO”.

ATTENZIONE PERÒ LA VIOLENZA CONTRO IL "DIVERSO" NON SI FERMA QUI, PERCHÈ COME DIMOSTRANO LE STESSE CRONACHE, ESSA SI ESERCITA CONTRO TUTTI: NERI, ARABI, EBREI, NON CRISTIANI, ITALIANI "TERRONI" PERCHÈ VENGONO DAL SUD, PAESANI MA CON IDEE DIVERSE, POI CON CHI VESTE OPPURE MANGIA O PARLA DIVERSAMENTE...ETC. IN UN ASSURDO TENTATIVO DI "CONSERVARE" LA PUREZZA DEL TERRITORIO E DELLA GENTE DEL LUOGO, COME A "RIFIUTARE" LE MODIFICHE ESERCITATE DAL TEMPO E DAL MONDO.

UNA FORTE "SEDUZIONE" PER MOLTI "NOSTALGICI" CHE VORREBBERO RIMETTERE INDIETRO L'OROLOGIO DELLA STORIA. UNA SEDUZIONE PERÒ “PERICOLOSA” PERCHÈ, COME LA STESSA STORIA HA DIMOSTRATO AMPIAMENTE, QUESTO TIPO DI "VIOLENZA" PORTA INEVITABILMENTE ALLA FINE DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA SPAZZANDO VIA TUTTE LE NOSTRE CONQUISTE DI CIVILTÀ ORIGINATE DALL’ANTIFASCISMO E DALLA RESISTENZA CHE SONO ALLA BASE DELLA NOSTRA COSTITUZIONE.

PERCIÒ, ATTENZIONE! LA STORIA DEL NOSTRO PAESE C'INSEGNA CHE QUESTO TIPO DI "VIOLENZA" NON PUÒ ESSERE UNA "BRAVATA" MA È UN PRECISO LINGUAGGIO FASCISTA DEI NAZISKIN ORA IN “RIMONTA” E "SUPPORTATO" PERFINO CON ALLEANZE POLITICHE “NOSTALGICHE” SIA DI GOVERNO NAZIONALE CHE QUELLE LOCALI. RICORDIAMOCI LA
INCREDIBILE GAFFE DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA GIANFRANCO FINI.
Raffaele B.

ANSA
Antiterrorismo: atto di violenza contro i diversi
di Anna Lisa Antonucci
2008-05-05 18:09

ROMA - Da Nicola Tommasoli, il giovane in coma dopo l'aggressione a Verona, forse non volevano neppure la sigaretta che gli hanno chiesto ma era solo un pretesto per attaccar briga con qualcuno considerato diverso da loro, dunque ostile. "Il motivo unico che ispira questi gruppi di skinheads - spiega Carlo De Stefano, direttore della Polizia di Prevenzione - è la violenza fine a se stessa, contro il 'diverso' per colore di pelle, credo religioso o semplicemente per abbigliamento".
Molti sono i gruppi attivi in Italia, soprattutto al nord, in Trentino Alto Adige e in Veneto ma anche in Emilia Romagna e Toscana, che si rifanno alla tradizione tedesca dei 'Blood and Honor' e ai gruppi inglesi e olandesi Hammerskin. Gruppi oggetto di indagini approfondite e che hanno portato anche di recente a numerosi arresti e perquisizioni. "Formazioni che si ritrovano in raduni e concerti di area, occasioni di proselitismo e propaganda, prive di valori culturali e politici di riferimento" aggiunge il capo dell'antiterrorismo italiano, anche se spesso sono stati sequestrati nel corso delle perquisizioni materiale e simboli nazisti.

"La discriminazione, la xenofobia, il razzismo sono gli elementi su cui si scatena la violenza - dice ancora De Stefano -, la stessa che pervade gli stadi di calcio. Spesso, infatti, gli skinheads la domenica si trasformano in ultrà con lo stesso fine: la violenza fine a se stessa, il tifo non c'entra niente". Violenza, dunque, contro il diverso ma anche contro lo Stato e le sue istituzioni, come la polizia.

"Anche se gli ultrà, specie i più attivi sono in diminuzione, siamo a circa 56 mila adepti contro gli 80 mila di due anni fa - spiega De Stefano -, il panorama resta vasto e con una caratteristica nuova: abbiamo arrestato ultrà in contesti violenti estranei al calcio, come a Pianura e nel porto di Cagliari durante gli scontri per l'emergenza rifiuti".

E anche Raffaele Delle Donne, che ha confessato l'aggressione di Verona era stato sottoposto ad un Daspo, scaduto nel febbraio 2008. Un fenomeno che, secondo gli analisti dell' antiterrorismo, ha come unico obiettivo alzare la tensione e provocare scontri, "tanto più pericoloso - dice De Stefano - quanto meno organizzato.

Dunque, difficile da prevenire e molto aggregante per tanti più giovani perché senza una motivazione precisa". Un fenomeno in crescita, conclude De Stefano, perché "quando mancano punti di riferimento e valori culturali si generano mostri".

QUOTIDIANO.LIBERTÀ
Naziskin, in Alto Adige
16 arresti e 100 indagati
18/04/2008
Pestaggi di stranieri e italiani a Merano
BOLZANO - Sedici giovani arrestati, un centinaio di indagati per la violazione della Legge Mancino sull'istigazione all'odio razziale. È questo il bilancio di un'operazione della polizia contro un gruppo consistente di teste rasate altoatesine accusate di aver compito pestaggi nella zona di Merano ai danni di extracomunitari, di italiani e di chiunque non la pensasse come loro.

Come ha detto il procuratore di Bolzano Cuno Tarfusser, dall'inchiesta è emerso il quadro di una situazione «preoccupante», nella quale - ha sottolineato - sono chiamate in causa le strutture della società e della famiglia. Alcuni degli indagati avevano già avuto a che fare con analoghe inchieste, in un Alto Adige dove periodicamente vengono a galla episodi di intolleranza a sfondo nazista. Il più grave di questi accadde pochi anni fa: un ragazzo del Trentino, Fabio Tommaselli, di 26 anni, venne pestato a sangue e morì dopo essere capitato casualmente in un bar con un gruppo di naziskin avvinazzati. L'operazione ha preso il via da una serie di aggressioni nella zona di Merano contro extracomunitari o giovani italiani. Dalle indagini è emerso un gruppo di personaggi che si richiamano all'ideologia nazista con simpatie pantirolesi.

Nel corso delle indagini, la polizia ha rilevato anche tentativi di infiltrazione all'interno di formazioni della locale estrema destra di lingua tedesca, subito bloccate - hanno detto Tarfusser e il questore di Bolzano Piero Innocenti, quest'ultimo fino a poco tempo fa questore a Piacenza - anche per l'intervento delle formazioni politiche stesse.

Che le derive naziste non siano gradite dall'establishment locale lo ha dimostrato chiaramente il comandante degli Schuetzen altoatesini Paul Bacher, che pochi giorni fa aveva detto con chiarezza: «Chi elogia Hitler non è un buon tirolese». L'operazione si è svolta in collegamento con le autorità di polizia tedesche e austriache.

martedì, maggio 06, 2008

FINI E LA SUA INCREDIBILE GAFFE

SECONDO GIANFRANCO FINI, NUOVO PRESIDENTE DELLA CAMERA, L'AVER DATO ALLE FIAMME LE BANDIERE DI ISRAELE DA PARTE DI GRUPPI DELLA SINISTRA RADICALE A TORINO È PIÙ GRAVE DEL “PESTAGGIO” DI TOMMASOLI CHE NE HA PROVOCATO LA MORTE, DA PARTE DI NAZISKIN A VERONA.

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA È CERTAMENTE INCAPPATO IN UN CLASSICO INCIDENTE NEL MOMENTO IN CUI FA L'ACCOSTAMENTO DEI DUE EVENTI, ENTRAMBI ESECRABILI E CONDANNABILI. IL CONFRONTO FRA QUESTI DUE EVENTI PER STABILIRE QUAL'È PIÙ GRAVE È ASSOLUTAMENTE IMPROPRIO E IRRAGIONEVOLE. LA "VIOLENZA" A TORINO SI È MANIFESTATA CONTRO IL “SIMBOLO”, MENTRE QUELLA DI VERONA CONTRO LA “PERSONA”.

NEL INCAUTO GIUDIZIO HA PESATO LA SUA "NECESSITÀ" DI RISALTARE DI PIÙ LA GRAVITÀ DELL'ATTO COMMESSO SU UN SIMBOLO DA UN GRUPPO DI SINISTRA PIUTTOSTO CHE QUELLO COMMESSO PER UCCIDERE UNA PERSONA DA UN GRUPPO CHE SI RICHIAMA ALLA DESTRA ESTREMA. PERCHÉ?

EVIDENTEMENTE IL SIGNOR FINI È ANCORA “SUCCUBE” DI ALCUNE TRACCE CONSISTENTI DI "CULTURA FASCISTA" DALLA QUALE PROVIENE, NONOSTANTE CHE IN QUESTI ULTIMI 15 ANNI HA TANTO FATTO PER "LIBERARSENE" PER APPRODARE FINALMENTE A QUELLA "DEMOCRATICA" E DI "LIBERTÀ" DOVE IL VALORE DELLA VITA DELLE PERSONE È AL DI SOPRA DI OGNI COSA. GRAZIE A QUESTO CHE ORA OCCUPA LO SCRANNO PIÙ ALTO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DI UNO STATO DEMOCRATICO.

INFINE LA DIFESA D'UFFICIO DI ALEMANNO È QUANTO DI PIÙ PATETICO CI POSSA ESSERE. COME D'ALTRONDE TUTTI GLI ALTRI SUOI AMICI CHE A TURNO SI AVVICENDANO PER DIFENDERLO TENTANDO UNA IMPOSSIBILE SMENTITA BASATA SULLA NEGAZIONE DEL FATTO AVVENUTO IN TV SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI E RIPORTATO SU TUTTI GIORNALI.

INSOMMA ANCHE QUESTA VOLTA QUESTI PERSONAGGI SONO DEGNI DEL LORO LEADER CAPO BERLUSCONI. SI OSTINANO SEMPRE A NEGARE L'EVIDENZA AGGRAPPANDOSI SUI VETRI CON ASSURDE SMENTITE E NON VOGLIONO MAI AMMETTERE LE GAFFE CHE FANNO. NE GUADAGNEREBBERO SE NON ALTRO ALMENO IN DIGNITÀ.
Raffaele B.

REUTERS
Pestaggio Verona, presi ultimi due aggressori. Polemiche su Fini
martedì, 6 maggio 2008 9.12

VENEZIA (Reuters) - Si sono consegnati gli ultimi due giovani naziskin ricercati per il pestaggio di Nicola Tommasoli, il 29enne barbaramente aggredito a Verona il 1 Maggio, dichiarato morto ieri sera. Lo riferisce la Digos veronese.

"Sono stati presi, si chiamano Federico Perini, 20 anni, e Nicolò Veneri, 19", ha detto al telefono Luciano Iaccarino, dirigente della Digos di Verona.

I due, entrambi veronesi, "alla presenza del loro avvocato si sono consegnati alla polizia" all'aeroporto di Orio al Serio, in arrivo da Londra con un volo charter.

"Hanno confessato dinanzi al pubblico ministero, e sono stati portati in carcere", aggiunge Iaccarino.

Domenica si era presentato in questura e aveva confessato di aver preso parte all'aggressione Raffaele Dalle Donne, 19 anni, studente al quarto anno delle scuole superiori, mentre ieri erano stati arrestati Andrea Vesentini, 20 anni, promoter finanziario, e Guglielmo Corsi, 19 anni, operaio metalmeccanico.

Perini e Veneri, invece, si erano recati all'estero.

Tommasoli, aggredito perché non aveva offerto una sigaretta al gruppo, è stato dichiarato morto alle 18 di ieri.

I giovani che hanno preso parte al pestaggio sono degli ultras di estrema destra che già in passato avevano dato problemi alle forze dell'ordine, ha detto la Digos.

E' POLEMICA SULLE PAROLE DI FINI

Intanto è polemica sulla parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ieri ha definito "più grave", rispetto all'aggressione di Verona che ha provocato la morte di Tommasoli, il fatto che a Torino siano state date alle fiamme bandiere di Israele.

"Quel gruppo che si definisce neonazista va punito, ma quello che accade a Torino è più grave", ha detto Fini nel corso della trasmissione "Porta a porta".

Fini ha sottolineato che "non sono paragonabili... la bestiale violenza di Verona" e la protesta di Torino, dove "frange violente della sinistra radicale danno vita ad azioni che cercano di giustificarsi con una politica antisionista".

A Torino, il 1 Maggio, giovani della sinistra radicale hanno dato fuoco a bandiere israeliane e americane, e giovedì, giorno di inaugurazione della Fiera del Libro che quest'anno ha scelto Israele come stato ospite, si temono disordini.

"Credo che quelle di Fini siano parole incredibili e indegne di chi occupa un ruolo istituzionale di quel peso", ha detto in una nota il ministro uscente della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione comunista.

Per il neo sindaco di Roma Gianni Alemanno, di An, "Fini non ha detto che il reato di bruciare le bandiere sia più grave di un'aggressione".

In un'intervista a RaiTre, Alemanno spiega che "il concetto che sottolineava Fini è ... che quelle bandiere bruciate avvenivano nel contesto di una manifestazione politica, in un richiamo di aggressione, in un dibattito politicamente molto forte dove c'è purtroppo un problema di fondamentalismo e terrorismo internazionale".

Intanto, questa mattina, Palazzo Chigi ha reso noto il testo del telegramma inviato dal premier uscente Romano prodi ai genitori del giovane ucciso.

"Eprimo la profonda partecipazione mia e dell'intero Governo per la tragica morte di Nicola Tommasoli vittima di una violenza inumana ed insensata che deve essere eliminata per sempre", ha scritto Prodi, che ha richiamato anche i "valori fondanti della costituzione" come " faro sicuro per la società civile italiana".

domenica, maggio 04, 2008

BEPPE GRILLO CONTRO L'INFORMAZIONE IN RETE

SIAMO DI FRONTE ALLA CADUTA DELL'IDOLO DELLA COSIDDETTA "LIBERTÀ DELLA RETE", DEL COMICO POLITICO CHE "RIVENDICAVA" LA SUPREMAZIA DI INTERNET SU TUTTI GLI ALTRI MEZZI D'INFORMAZIONE "CONTROLLATI" DAI POTENTI CHE "CENSURANO" NOTIZIE "SCOMODE".

LA SUA RETE CON IL SUO BLOG "DIMOSTRAVA" CHE SI PUÒ CREARE UN GRANDE MOVIMENTO DI MASSA CONTRO I POTENTI E I POLITICI FACENDO "CONTROINFORMAZIONE" LADDOVE NON CI PUÒ ESSERE LA "CENSURA" PERCHÈ LA RETE È LIBERA PER DEFINIZIONE.

MA A SEGUITO DELLA PUBBLICAZIONE IN RETE DEI "DATI FISCALI" IL SUO ATTEGGIAMENTO "VIRA" IMPROVVISAMENTE DI 180 GRADI. LANCIA STRALI CONTRO VISCO E CHIEDE AL SUO POPOLO D'INVIARE UNA E-MAIL A TREMONTI, NUOVO MINISTRO DELL'ECONOMIA, SUO NEMICO GIURATO, D'INTERVENIRE PER TOGLIERE DALLA RETE QUELL'INFAMIA.

LA RAGIONE DEL VOLTAFACCIA DI GRILLO STA NEL FATTO CHE IN QUEI "DATI FISCALI" C'È LA NOTIZIA DEL SUO REDDITO, OLTRE 4 MILIONI DI EURO NEL 2005. UNA COSA CHE HA SBALORDITO MOLTI "GRILLINI" CHE ORA SONO "SCONCERTATI" E NON "RISPONDONO" COME GRILLO SI ASPETTAVA. D'ALTRONDE IN TUTTI I SONDAGGI ON LINE DI TUTTI I MEDIA I FAVOREVOLI ALLA PUBBLICAZIONE IN RETE DEI DATI FISCALI SONO IN NETTA MAGGIORANZA.

NATURALMENTE CHI HA UN REDDITO ELEVATO O SPROPORZIONATO NON HA INTERESSE CHE VENGA DIVULGATO IN RETE E BEPPE GRILLO, CAMPIONE DEI PRECARI EVIDENTEMENTE NON FA ECCEZIONE. CERTO ORA SI GRIDA ALLO SCANDALO SULLA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY E DEL FATTO CHE SI STA DANDO UNA MANO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA E COME SI VEDE IL "SISTEMA" EX-NEMICO DI GRILLO SI "MUOVE" IN QUESTO SENSO "BLOCCANDO" LE INFORMAZIONI IN RETE E MINACCIANDO PERFINO CHI "SCARICA" QUEI DATI DI ARRESTO FINO A QUANDO LA SITUAZIONE NON VERRÀ CHIARITA.

MA POSSIAMO GIURARCI CHE IL NUOVO GOVERNO BERLUSCONI RISOLVERÀ QUESTA QUESTIONE UNA VOLTA PER TUTTE CON UNA LEGGE CHE PROIBIRÀ LA PUBBLICAZIONE DEI PROSSIMI DATI FISCALI IN RETE FACENDO FELICI TUTTI COLORO CON GUADAGNI SPROPORZIONATI ED EVASORI DI TURNO, GRILLO COMPRESO.

ORA AL DI LA DELL'ESITO DELLA QUESTIONE SE PUBBLICARE O NO IN RETE QUESTO TIPO D'INFORMAZIONI CHE SULLA CARTA INVECE È PUBBLICABILE PER LEGGE, SI VEDRÀ NEI PROSSIMI GIORNI, IL DESTINO DI GRILLO È SEGNATO!

È STATO "SMASCHERATO" NELL'AMBITO DELLA STESSA RETE E SI È RIVELATO AGLI OCCHI DEI SUOI STESSI SEGUACI PER QUELLO CHE È: UN RICCO BUFFONE OPPORTUNISTA, UN DOPPIO GIOCHISTA NON PIÙ CREDIBILE!

SE NON ALTRO SU UNA COSA GRILLO AVEVA RAGIONE ERA CHE LA RETE È VERAMENTE UNO STRUMENTO DEMOCRATICO, DI TRASPARENZA E DI LIBERTÀ TANTO È VERO CHE CI HA PERMESSO DI SCOPRIRE LA VERITÀ PERSINO SU DI LUI CHE NON VOLEVA CHE SI SAPESSE!
Raffaele B.

CORRIERE DELLA SERA
I redditi degli italiani su Internet
poi arriva lo stop del Garante

30 aprile 2008

per alcune ore disponibili quelli del 2005 . Visco: «fatto di democrazia»
L'Agenzia delle Entrate rende consultabili da chiunque
le dichiarazioni. Poche ore dopo la sospensione


CORRIERE DELLA SERA
Redditi sul Web, Grillo: «È una follia»
30 aprile 2008
Ma tra il popolo dei "grillini" è bufera
Il comico: «Facilitati pizzo, rapimenti e odi familiari». E in molti sul blog chiedono di eliminare il post


MILANO - Grillo Giuseppe. Data di nascita: 21 luglio 1948. Reddito di lavoro autonomo dichiarato nel 2005: 4.272.591. Imposta netta: 1.823.010. Carta, anzi Web canta. I redditi degli italiani finiscono online e la curiosità patrimoniale dei cittadini non risparmia nessuno. Dal vicino di casa al politico, ai vip. Nel calderone anche il comico genovese, che vanta per il 2005 un reddito di tutto rispetto. E che dalle pagine multimediali del suo blog non lascia passare inosservato il polverone sollevato dalla scelta presa e difesa dal viceministro uscente Visco.

«UNA FOLLIA» - «Follia, questa è follia» scrive Grillo, riferendosi a quanto deciso dalla agenzia delle entrate. «Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito» prosegue il comico genovese, secondo il quale «dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso - scrive - meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento». Secondo Grillo infatti con la pubblicazione online dei redditi «i rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate. I nullatenetenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato».

LA RIVOLTA DEI "GRILLINI"- Grillo fa la sua proposta: «Inviamo una mail al prossimo ministro dell’Economia Giulio Tremonti perché ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l’accesso a chiunque di dati sensibili privati» e annuncia: «Nei prossimi giorni cercherò di capire chi è l’ispiratore di questa schifezza. È giusto che tutti lo vengano a sapere e che risponda delle eventuali». Ma il post non riscuote tra gli affezionati sostenitori del comico il solito successo. E così tra quanti hanno commentato il post «La colonna infame» c'è per esempio chi si domanda come mai «prima Grillo dice che bisogna mettere tutto sulla rete e ora invoca il nemico Tremonti perche ciò non accada». O chi più semplice afferma «Questo post puzza» e si chiede «Cosa c'e dietro?». E poi ancora chi con disincanto domanda: «Voi che rimanete a bocca aperta davanti al reddito di Grillo ma non lo sapevate? Pensavate fosse senza un soldo?». Molti quelli che chiedono che il post venga tolto dalla pagina, pochi quelli che difendono il comico genovese («Beppe ha completamente ragione, le dichiarazioni debbono rimanere segrete, fatevi i cavoli vostri. Spero di essere stato esaustivo. Cordialità»). Diversi gli attacchi diretti al personaggio: «Grillo, ma sarai mica di destra?», oppure: «Penso che Beppe Grillo abbia bisogno di riposo». O ancora: «Ti brucia il cu... che si veda quanto guadagni, San Paladino dei Precari?». E c'è anche chi con ironia prova a spiegare il perché di un intervento giudicato dai più in controtendenza rispetto agli altri: «Da buon genovese - si legge in un commento - Grillo dimentica tutto il resto quando si tratta di soldi».

PRIMADANOI
Redditi on line, Grillo si prende un mega vaffa dalla "sua" Rete
04 Maggio 2008 12:46:00

REDDITI ON LINE. Il suo è uno dei blog italiani più visitati della Rete. Negli ultimi due anni viene osannato dalle folle per i suoi discorsi sempre sul filo della demagogia. Manda a quel paese la casta della politica italiana in nome della «trasparenza» e della «correttezza» verso gli italiani.

Ma due giorni fa, Beppe Grillo, l'idolo delle folle incazzate ha compiuto un passo falso e adesso rischia di perdere in un solo colpo tutta la credibilità che si era guadagnato. Cose che capitano nella Rete…
Dopo la messa on line delle dichiarazioni dei redditi da parte del ministro Visco qualche giornale nazionale ha dato i numeri anche della sua dichiarazione dei redditi del 2005: 4 milioni di euro.
Lui ha alzato la voce (come sempre) e ha attaccato il provvedimento ma senza mai chiaramente parlare del suo fastidio per la cifra messa “in piazza”.
«I rapimenti di persone saranno facilitati», ha scritto sul suo blog, «il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Dopo l'indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l'indirizzo di casa dei contribuenti».
Il rituale è sempre quello e anche questa volta ha seguito il copione: attaccare strenuamente il "potere" e se gli insulti ci sono meglio ancora così la gente si esalta.
Puntuale come al solito è scattata anche l'iniziativa per i suoi "adepti": «spediamo tutti una email al prossimo ministro dell'Economia Giulio Tremonti perché ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l'accesso a chiunque di dati sensibili privati».
Ma questa volta gli utenti non lo hanno seguito. I grillini si sono ribellati e un vaffa glielo hanno rifilato a lui.
Un passo falso ancor più grande se si considera che Grillo è un grande conoscitore del web e dei suoi meccanismi: una vicenda che deve far riflettere quanti credono che possano sopravvivere proprio in Rete gli imbonitori, i “ducetti” o i capipopolo che ipnotizzano.
I navigatori hanno invece dimostrato di continuare sempre a ragionare con la loro testa e dove non sono d’accordo lo dicono… e molto chiaramente.
Come un mare d'acqua gonfiato ad arte, adesso Grillo deve fare i conti con un'onda anomala, uno tsunami, un getto così pesante e potente che rischia di risucchiare lui, la sua simpatia, la sua verve, i suoi vaffa, i suoi referendum popolari, la sua credibilità e soprattutto le sue verità.

IL VAFFA DEI GRILLINI
Degli oltre 5mila commenti ricevuti il 70% sono più che negativi
CONTINUA