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domenica, maggio 31, 2009

FERRANDELLE E I RIFIUTI SCOMPARSI DELLA CAMPANIA

Girano nel web vecchie notizie ancora attuali e che i maggiori media della TV e della stampa non riportano come dovuto. Per questo invito a vedere il video che una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a filmare a Ferrandelle, un area recintata e sotto sorveglianza militare dichiarata sito d’interesse strategico nazionale.

Una grande discarica a cielo aperto nelle cui vicinanze si continua a coltivare e a produrre le famose mozzarelle che continuiamo a mangiare. Naturalmente è tutto “legalmente” ILLEGALE perché realizzato i con decretazioni speciali che “sospendono” le leggi vigenti in quell’area specifica come nelle peggiori dittature!

Il governo Berlusconi “risolve” il problema dei rifiuti a Napoli e Campania “violando” le stesse leggi dello Stato cui pretende di guidare semplicemente facendoli “spostare” in “segreto” in zone altrettanto pericolose per la salute di tutti ma INVISIBILI “ingannando” così tutti gli italiani.


È il solito gioco politico “sporco” a cui purtroppo siamo ormai abituati e in cui a vincere è sempre il più disonesto, privo di scrupoli e per di più controlla le televisioni, mezzo principale cui una quota consistente di cittadini si serve per “informarsi” (sic).

Ora è il turno di Palermo guidata dalla destra e naturalmente non si fa gran chiasso come si fece allora a Napoli. E ancora emergenza a Palermo. Poi inchiesta sui rifiuti stoccati in siti sotto sequestro.
Raffaele B.


joiyce73
13 maggio 2009
La monnezza scomparsa della Campania? E' finita nella discarica di Ferrandelle.
Una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a compiere un sopralluogo a Ferrandelle, una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Ecco le immagini e il servizio che documentano come i rifiuti scomparsi dalle città della Campania siano tenuti 'sotto sorveglianza' in una grande discarica a cielo aperto, in un'area completamente recintata. L'area, dichiarata sito di interesse strategico nazionale e strettamente vigilata, era stata confiscata al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Doveva diventare una fattoria, invece è stata requisita dal Commissario straordinario per i rifiuti. E ora ospita, secondo le stime di Legambiente, almeno un milione di metri cubi di rifiuti indifferenziati. di RAFFAELE SARDO.


ESPRESSO. REPUBBLICA
Rifiuti senza fine
di Claudio Pappaianni
20 novembre 2008

Montagne di balle accatastate in una caserma. La discarica di Ferrandelle dove finisce di tutto. Euro 450 milioni già impegnati senza uscire dall'emergenza. Ecco la Campania sei mesi dopo Silvio

Sono stati in Bosnia, a Nassiriya, in Libano. Alcuni sono ancora in Afghanistan e in Kosovo. E c'è chi è rimasto in patria a montar di guardia alle discariche e chi quei rifiuti se li è ritrovati nel cortile della base. A Persano, all'interno dell'area militare che ospita tre caserme e duemila soldati, ogni giorno arrivano oltre trecento balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. Più o meno un decimo della monnezza della regione viene accumulata nella base dell'esercito. È questo il segreto che permette al governo Berlusconi di mantenere pulita Napoli, evitando che il sistema vada in tilt. Ma nonostante il ricorso a questa e ad altre soluzioni di emergenza, la situazione resta altamente precaria. Nella base di Persano una piazzola è già satura: contiene 9.103 balle, che ormai nessuno osa più chiamare 'eco'. Una seconda area di scarico, più grande, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti. "Ci hanno assicurato che saranno le prime a essere smaltite nell'inceneritore", dicono i soldati. Ma ci credono poco anche loro e il clima, fuori e dentro la caserma, è pessimo. Ogni giorno, in 12 della Brigata Garibaldi, mimetica e fez dei bersaglieri, si alternano in tre turni di guardia alla monnezza accatastata a ridosso di 42 case dove vivono le famiglie degli ufficiali.


Oggi nelle città campane la spazzatura è scomparsa: qualche problema resta solo nelle zone periferiche. Ma dopo sei mesi la gestione della crisi appare un misto di leggi speciali e antichi compromessi, con zone militarizzate e altre fuori controllo. A maggio il governo Berlusconi aveva indicato una data ben precisa per il ritorno alla normalità, il 31 dicembre 2009, e una cifra altrettanto netta: 150 milioni di euro. Pochi, paragonati ai due miliardi sperperati in 14 anni di un commissariamento senza fondo. Ma troppo pochi anche rispetto alla sfida titanica di mettere ordine all'anarchia campana. Dalla fine di maggio a oggi, le casse si sono praticamente svuotate e serviranno almeno altri 40 milioni per coprire le spese correnti fino a Capodanno. Questo senza contare che per completare l'inceneritore di Acerra e allestire le discariche di Chiaiano e di Terzigno bisogna trovare subito altri 200 milioni di euro. Mentre per quelle già attive, a Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte, i soldi - 70 milioni - ce li ha messi la Regione Campania. Sommati fanno quasi 450 milioni in tutto, tra risorse spese e stanziate fino ad ora. E la normalità appare lontana.

Brennero express Con due discariche su tre quasi esaurite continuano senza sosta i viaggi di treni colmi di rifiuti verso la Germania: 600 tonnellate al giorno a un costo, tra trasporto e smaltimento, di circa 150 mila euro. Così, in sei mesi, compresi gli spostamenti verso le altre regioni, sono andati in fumo i primi 40 milioni. Se i viaggi continueranno, ne serviranno un'altra decina fino a Capodanno. L'impegno dei mille militari della 'Missione Rifiuti' costa due milioni al mese e altri tre milioni se ne vanno per la gestione degli impianti che tritano l'immondizia. Ma la voce più pesante resta sempre il costo per i 3.500 lavoratori dei consorzi di bacino, pagati profumatamente per realizzare una raccolta differenziata che rimane bassa: ogni mese 13 milioni per gli stipendi. A dirigerli però non ci sono più amministratori di nomina politica, ma ufficiali dell'Esercito.

Corsa al buco Tutto questo con un'emergenza rifiuti tutt'altro che chiusa. L'avvio di un ciclo industriale dei rifiuti in Campania, l'inizio della normalità, è ancora troppo lontano e una nuova crisi è dietro l'angolo.

L'imperativo è accelerare. A Chiaiano si lavora per approntare la discarica di Cupa del Cane. Non è più un fatto di immagine, un segnale di forza contro le proteste. Quello spazio da 700mila tonnellate a nord del capoluogo è ormai determinante. Avanti tutta, dunque. Nonostante gli imprevisti, come le 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici trovati sepolti proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni. La magistratura indaga e vuole fare chiarezza anche sui proprietari dei suoli: chi ha seppellito lì quei detriti pericolosi, chi lo ha permesso? I terreni espropriati sono in buona parte dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, potente associazione di culto, e per il resto di rappresentanti di una stessa famiglia della zona, i Carandente Tartaglia, quasi tutti impegnati nel settore dei rifiuti. Su tutto questo si innesta anche il giallo della gara d'appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni della camorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto.

L'allerta a Chiaiano resta massima: è l'unico sito presidiato 24 ore al giorno dall'Esercito e persino dai cani antisommossa. La gara se l'aggiudica una ditta di Avellino, la 'Pescatore', che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: "Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell'appalto", dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla 'Pescatore' sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all'ultimo minuto dà forfait: "La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia", dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome 'al grave contesto di Chiaiano' alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l'azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? "È un fatto curioso, credo senza precedenti", dichiara l'ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: "Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi". Alla fine, l'incarico è andato a un'azienda napoletana, la Ibi, che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l'offerta più costosa.

martedì, dicembre 23, 2008

RIFIUTI – GRAVI PROBLEMI ALLA CAVA DI CHIAIANO

Le drammatiche notizie che giungono da Chiaiano non lasciano presagire nulla di buono nel prossimo futuro sia per la “sordina” posta sull’informazione (TV e media nazionali minimizzano) che per i problemi della discarica ben lungi dalla soluzione, anzi non sembra vi sia alcuna soluzione per salvaguardare la “salute” dei cittadini se non quella di “imporre” con la forza le decisioni del governo tra le quali quella di “impedire” che si venga a conoscenza della reale situazione di infiltrazione dell’inquinamento nella cava anche a seguito del suo allagamento avvenuto nei giorni scorsi di pioggia incessante.

Per questo è stato vietato l’ingresso alla cava agli onorevoli Barbato (IDV) e all’on. Frassoni Presidente del gruppo dei Verdi/ALE al Parlamento Europeo e a tutti gli altri rappresentati locali.

Di questo passo dove si andrà a finire? Nessun cittadino di questo Paese vorrà trovarsi al posto di quelli di Chiaiano pensando di considerarsi “fortunati” per questo. Eppure però “cinicamente” e “ipocritamente” una certa parte di essi “pretende” da quei cittadini “sfortunati” di Chiaiano di non essere “egoisti” per il bene del Paese. Mi pare una morale abbastanza sfrontata, non c’è che dire!
Raffaele B.

Vietato l'ingresso nella cava di Chiaiano all'On. Barbato e all'On. Frassoni
22 dicembre 2008
http://www.chiaianodiscarica.it
L'europarlamentare Monica Frassoni, l'on. Franco Barbato, insieme al sindaco e agli assessori di Marano, al Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Napoli, a tecnici e professori, cercano di entrare nella cava di Chiaiano designata come discarica. Li accompagna un folto gruppo di persone composto dai Comitati e dal Presidio antidiscarica e da cittadini di Marano e Chiaiano. Sarà loro vietato entrare!


Chiaiano Discarica. Cava di Chiaiano allagata
19 dicembre 2008
http://www.chiaianodiscarica.it
13 Dicembre 2008 La cava di Chiaiano è completamente allagata.

OPINIONE
Edizione 276 del 22-12-2008
CHIAIANO
Il lancio di scarpe contro la discarica
di Paolo Feliciotti

Dopo il lancio di scarpe contro il presidente Usa George Bush, anche a Napoli, nel corso del corteo contro l’apertura della discarica di Chiaiano, alcuni manifestanti hanno lanciato scarpe contro un manifesto raffigurante il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In questo modo intendono far sentire la propria voce contro l’apertura della discarica che peraltro risulta essere allagata dopo la pioggia scrosciante dei giorni scorsi. Alcuni manifestanti per dare forza alla segnalazione di allagamento della discarica hanno sfilato indossando pinne e maschere da sub. Con alcuni striscioni è stata chiesta l’immediata bonifica del sito da eventuali presenze di amianto. Una situazione che si presenta tutt’altro che risolta quella dei rifiuti nel capoluogo partenopeo. Il Presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe ritiene che questa situazione sia generata da una mancanza di cultura ambientalista e definisce la condizione dei rifiuti napoletana la più grande catastrofe ecologista del nostro tempo. “Una catastrofe dovuta non solo all’incapacità di fare la differenziata spinta (arrivare al 50-60%) ma imposta dal no agli impianti. Un no che mantiene in piedi il sistema delle discariche. Ma le discariche nuocciono all’ambiente ed alla salute dei cittadini. Dobbiamo invece incrementare il riciclo”. Non è demagogia ma una attenta analisi all’annoso problema dei rifiuti che proprio in Campania ha punti di eccellenza in Comuni che attuano una differenziata di oltre il 60%. E’ necessario seguire il ciclo dei rifiuti. Sapere che il lavoro fatto nelle case, dove a volte si devono tenere ben 7 buste per l’immondizia, non vada in fumo in un inceneritore. Dobbiamo essere attenti a che tutto non finisca in discarica. Molti materiali, se opportunamente differenziati possono essere riciclati e rientrare nel ciclo produttivo come materia prima. Non più eco-balle da esportare in Germania. Un vantaggio per l’economia e per l’ambiente. Dobbiamo essere consapevoli che la tutela dell’ambiente è un valore pari alla libertà e alla democrazia.

giovedì, ottobre 16, 2008

CAMORRA – GIUSTIZIALISMO O VOGLIA DI LEGALITÀ?

Il trasfugo Daniele Capezzone (nella foto) ex-radicale transitato a Forza Italia già in posizione di rilievo tanto che ne è il portavoce, fa di tutto per farsi notare dal capo come uno dei più assidui e servili maggiordomi.

Egli si affanna a dimostrare che l’attacco che fa Veltroni del PD al sottosegretario dell’economia Nicola Cosentino di FI non abbia niente a che fare con le vergognose minacce della criminalità dei Casalesi a Saviano e che così facendo Veltroni compie un atto politico grave. Insomma così si fa giustizialismo e non legalità.

Ora, a parte la solita retorica sulla presunta difficoltà politica dell’avversario che lo farebbe agire in modo frettoloso riproponendo la solita vecchia propaganda dalla quale ne sarebbe sempre preda povero lui, Capezzone non spiega perché i due eventi non sarebbero collegati. Nulla, solo miserevoli invettive tipico della più italica inciviltà politica.

Ma il portavoce di Forza Italia si guarda bene ad entrare nel merito, perché se lo facesse avrebbe l’arduo compito di “smentire” tutto quello che si dice del sottosegretario
Nicola Cosentino proprio in relazione alla criminalità dei Casalesi, la stessa che minaccia di morte Saviano, il loro grande accusatore.

Il sottosegretario nato a Casal di Principe è accusato da quattro pentiti di essere al servizio dei boss Casalesi originari della stessa città. In un momento in cui le forze dell’ordine sono impegnati ad una dura lotta per arrestare questi pericolosi criminali che non dimentichiamo, godono di appoggi politici, un minimo di decenza vorrebbe che Nicola Cosentino si dimettesse per facilitare il lavoro degli investigatori e della giustizia.

Invece costoro fanno “finta di niente” mentre con una bella faccia tosta “esprimono” a Saviano tutta la loro “falsa” solidarietà. Ma quale “giustizialismo” è voglia di “legalità” che purtroppo stenta ad affermarsi in questo nostro Paese.
Raffaele B.

VIRGILIO NOTIZIE
Camorra/ Capezzone: Da Veltroni un gravissimo attacco a Cosentino
Da lui solo giustizialismo, non lotta per la legalità

Roma, 16 ott. (Apcom) - "Capisco che Veltroni sia in una drammatica difficoltà politica, e ora, non sapendo che altro fare, cerchi di fare un po' di frettolosa propaganda anti-camorra e anti-mafia, tentando così di cambiare tema alla manifestazione del 25 ottobre". Lo dichiara in una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia.

"Ma che il segretario del Pd metta in uno stesso frullatore le vergognose minacce della criminalità a Saviano da una parte, e dall'altra un suo attacco gratuito al sottosegretario Nicola Cosentino, sostanzialmente mischiando le cose, mettendo tutto nel medesimo calderone - rileva - è un atto politicamente gravissimo".

"Questa - osserva Capezzone - non è lotta per la legalità. Questo è giustizialismo. Questo è il solito tentativo di aggredire gli avversari politici attraverso le insinuazioni e gli attacchi alla loro immagine. Chi sperava che il Pd non riproponesse i soliti vizi antigarantisti, purtroppo si sbagliava. Il lupo perde il pelo ma non il vizio".

ESPRESSO
Sistema Cosentino
di Marco Lillo
ha collaborato Claudio Pappaianni
09 ottobre 2008

Quattro pentiti accusano: il sottosegretario era al servizio dei boss casalesi. Ecco tutti gli affari del politico di Casal di Principe. Con una holding di famiglia a cui avevano negato il certificato antimafia

E ora sono quattro. Un poker di pentiti di camorra accusa il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, nato a Casal di Principe, di avere intessuto un rapporto organico con il clan più pericoloso d'Italia: i casalesi.

L'ultimo verbale è stato depositato il 30 settembre scorso in occasione dell'operazione 'Spartacus 3' della Procura di Napoli, una retata che ha raccolto il plauso del capo dello Stato. Il pentito Domenico Frascogna ha raccontato ai pm che Cosentino è stato il postino dei messaggi del boss Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con l'eroe salgariano. L'attuale sottosegretario avrebbe trasmesso gli ordini del capoclan, poi condannato a tre ergastoli e decine di anni di galera per reati gravissimi che vanno dall'omicidio all'associazione camorristica…
CONTINUA

ESPRESSO-SPECIALE-CASALESI
Il clan dei Casalesi da Gomorra a Spartacus
Sono l'ultima mafia: quattro padrini per tre famiglie che dominano la più potente organizzazione criminale. Feroce come una gang sudamericana, capace di infiltrarsi negli appalti con creatività campana, solidale come una cosca siciliana. Ma la sentenza di appello con la condanna all'ergastolo della triade che governa la confederazione camorrista rischia di rimettere in gioco gli assetti di potere.
Ora i detenuti Francesco Schiavone detto Sandokan, Francesco Bidognetti e i due boss latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine possono solo sperare nella Cassazione per evitare il carcere a vita. E gli investigatori temono che i casalesi possano scatenare i killer. Gli stessi che nelle scorse settimane hanno ucciso familiari di pentiti e imprenditori che avevano rifiutato il racket. È massima allerta, perché ora potrebbero alzare il tiro. Per intimorire le istituzioni e gli avversari, lanciando un messaggio di violenza e di potenza.
L'espresso da due anni si è occupato spesso di loro, partendo dagli articoli firmati da Roberto Saviano sul giornale e dalle inchieste degli inviati. Ecco raccolti in un dossier testi e documenti sul gruppo criminale più potente nato nell'ultimo decennio
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI GUARDA LE FOTO DELLA CONDANNA

Cosentino story: il video
Il business milionario di famiglia. I terreni comprati dai boss. Il mistero di un certificato antimafia negato e poi rilasciato. Carriera e affari del sottosegretario. Accusato da quattro pentiti. [9 ottobre 2008]

AGI
CAMORRA: SAVIANO, SU CASO COSENTINO BONACCIA ANZICHE' TEMPESTA

(AGI) - Roma, 25 set. - Opinione pubblica casertana "impassibile" sul 'caso Cosentino'. E' il commento sorpreso di Roberto Saviano, che sul settimanale L'Espresso in edicola domani scrive "In genere, quando si svelano i meccanismi della corruzione, la prateria prende fuoco da questa scintilla. Ma qui, oltre i titoli sui soliti giornali locali e alle relative pagine di rito, non ne e' scaturita nessuna discussione, nessun dibattito, nessun allarme".

La vicenda e' quella che, stando alle dichiarazioni del boss camorrista Gaetano Vassallo, vedrebbe Nicola Cosentino, oggi sottosegretario al ministero dell'Economia, destinatario nel tempo di tangenti in cambio di silenzio sul riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. La gente di Caserta non può restare a guardare in silenzio, secondo Saviano: "Possibile che anche la gente abbia barattato il suo voto e il suo silenzio per una manciata di soldi come la plebe famelica e feroce dalla quale da sempre si sentono tanto diversi ed estranei?" A Caserta come a Napoli, continua il giornalista, "ci si sarebbe aspettati un vento di tempesta che gonfiasse onde di sdegno.Invece nulla: una grande bonaccia delle Antille, che stringe tutto in un'immobilità letale, rassegnata, asfissiante". Sono tutti, per Saviano delle "anime morte prima ancora che corpi”.

venerdì, settembre 12, 2008

RIFIUTI – BAVAGLIO SULLE CONFESSIONI DI UN BOSS

Questa notizia è stata pubblicata in “sordina” e nella più completa indifferenza come fosse una delle tante a cui siamo abituati a sentire. In realtà questa non è la solita notizia, è invece una notizia “drammatica” ed “inquietante” allo stesso tempo.

La procura di Napoli, anziché avviare accertamenti sulla base delle varie “denunce” di “reati” pubblicati dai giornalisti Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi dell”Espresso” sulle confessioni di Gaetano Vassallo rese alla Giustizia, si “scaglia” pesantemente con “perquisizioni” e “sequestri” di computer e documenti contro l’Espresso stesso e questi giornalisti “rei” di aver “rivelato” quelle confessioni alla opinione pubblica.

Le confessioni “dischiudono” una grossa “rete di protezione” di cui “gode” da più di 20 anni la criminalità organizzata sullo smaltimento illegale dei “rifiuti tossici” che tanto “devastano” il territorio campano “avvelenando” tutti i cittadini.

Le “tangenti” pagate a schiere di funzionari, di poliziotti, di finanzieri, amministratori e politici (tra cui il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino del governo Berlusconi), tutti al soldo della camorra, garantivano quella “rete di protezione” che ancora continua sotto il naso di tutti noi cittadini.

La procura di Napoli non trova di meglio che “intervenire” su chi “denuncia” non su chi è “accusato” di reati. L’intendo è chiaro: si vuole intimidire il giornalismo d’inchiesta e far tacere per sempre queste voci fuori dal controllo politico, specialmente quando si fanno nomi di politici eccellenti.

Se invece di "combattere" la camorra e la corruzione, ci si "scatena" contro i giornali e giornalisti che “denunciano”, non abbiamo nessuna speranza che questo duplice cancro italiano possa un giorno venire “sconfitto”.
Raffaele B.

ITALIA-NEWS
Rifiuti, perquisite redazione e abitazioni giornalisti de L'Espresso
venerdì 12 settembre 2008

Sono durate tutta la giornata le perquisizioni della Guardia di Finanza di Napoli negli uffici del settimanale "L'Espresso". Sette ore in cui gli agenti hanno visionato e sequestrato documenti, computer e agende telefoniche dei giornalisti. Sono state perquisite anche le abitazioni di due giornalisti, Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi, autori dell'inchiesta che ha fatto partire l'ordine di perquisizione da parte della Procura di Napoli.
L'inchiesta di copertina del settimanale "Così ho avvelenato Napoli" contiene, infatti, le confessioni di un imprenditore, Gaetano Vassallo, in merito allo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania per conto della camorra.
L'imprenditore, nella sua confessione, ha fatto nomi di funzionari, politici, sindaci e manager di enti locali.
La redazione de L'Espresso oltre ad esprimere la piena solidarietà ai due giornalisti, fa sapere che continuerà nel suo lavoro di corretta informazione ai suoi lettori, esercitando pienamente il suo diritto di cronaca.

UNITÀ
Inchiesta sui rifiuti, perquisita la redazione de L'Espresso
Pubblicato il: 12.09.08

Nell'ultimo numero de L'espresso si può leggere l'inchiesta «Così ho avvelenato Napoli». Il lavoro giornalistico, appena arrivato in edicola, assume però un risvolto giudiziario: sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza, la redazione del settimanale e le abitazioni dei giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. La perquisizione, che ha portato al sequestro di computer e documenti, è stata disposta dalla procura di Napoli…
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*** IL REO ARTICOLO PUBBLICATO ***

ESPRESSO.REPUBBLICA
Così ho avvelenato Napoli
di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi
11 settembre 2008

Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari.

Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito... Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei Casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno.

Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra.

I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.

La rete di protezione
Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer Casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.

Vassallo non si è preoccupato. Ha continuato a riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre specializzate delle forze dell'ordine: poliziotti, finanzieri, carabinieri e Dia. Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile.

Anche perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue parole. Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini. Come è stato possibile?

"Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli, corrompendo l'architetto Bovier del Commissariato di governo e l'ingegner Avallone dell'Arpac (l'agenzia regionale dell'ambiente). Il primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente. Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di lire. L'ingegner Avallone era praticamente 'stipendiato' con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i rifiuti".

Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini delle forze dell'ordine 'a disposizione e di decine di sindaci prezzolati. Ci sono persino funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori. Una lista sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si parte dalle fideiussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di Rosario Gava, fratello del patriarca DC, fino alla partecipazione occulta dell'ultima leva politica alle società dell'immondizia.

venerdì, giugno 06, 2008

DISCARICHE, RIFIUTI TOSSICI E TUMORI

SALUTIAMO LA DOVEROSA “DENUNCIA” DEL PRESIDENTE NAPOLITANO SUI “RIFIUTI TOSSICI” IN CAMPANIA CHE PER LA MAGGIOR PARTE PROVENGONO DAL NORD, ALLO SCOPO DI SOLLECITARE UNA SERIA “RIFLESSIONE” DA PARTE DI QUEI CITTADINI DI QUELLA ZONA PER RICONDURLI AD ATTEGGIAMENTI PIÙ SOLIDALI NEI CONFRONTI DEI CONNAZIONALI CAMPANI. NATURALMENTE LA LEGA NORD NON HA PERSO TEMPO A CRITICARLO “RIBADENDO” IL SUO RIFIUTO A “SMALTIRE L’IMMONDIZIA CHE VIENE DALLA CAMPANIA”.

MA L’IMMONDIZIA, CIOÈ I RIFIUTI URBANI SONO PURTROPPO IL PROBLEMA “MINORE” POICHÈ QUELLO PIÙ GRAVE IN ASSOLUTO SONO QUELLI “TOSSICI” CHE SONO LA “VERA” MINACCIA PER LA SALUTE DI TUTTI I CITTADINI E RESPONSABILE DI MOLTE MORTI.

LA PIAGA DELLO SMALTIMENTO “ILLEGALE” DEI RIFIUTI TOSSICI PURTROPPO NON RIGUARDA SOLO LA CAMPANIA MA ANCHE ALTRE REGIONI DEL SUD, QUALI L’ABRUZZO, LAZIO, PUGLIA, CALABRIA, SICILIA, COSÌ COME VIENE DOCUMENTATO NEGLI ARTICOLI DI
CRIMINI AMBIENTALI SU CRIMELOG.

PER DECENNI I RIFIUTI TOSSICI INDUSTRIALI SONO STATI ”VERSATI” E CONTINUANO AD ESSERLO SIA IN DISCARICHE “ABUSIVE” CHE IN QUELLE “LEGALI” SENZA CHE VI SIANO STATI CONTROLLI OPPURE CON “COMPLICITÀ” CHE HANNO PERMESSO LA “FALSIFICAZIONE” DI DOCUMENTI E SOLO DI RECENTE LA MAGISTRATURA COMINCIA A PROCESSARE I NUMEROSI RESPONSABILI PRESENTI NEI VARI SETTORI COINVOLTI, NELL’ORDINE: INDUSTRIALI, POLITICI, CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, BUROCRATI E DIVERSI ELEMENTI CORROTTI DELLE FORZE DI POLIZIA E CARABINIERI.

LA CAMORRA IN QUESTA SITUAZIONE HA CERTAMENTE GUADAGNATO, A LIVELLO DI TRASPORTI, DI SUOLI, DI INTERVENTI PER LA PULIZIA DELLE STRADE E LA RACCOLTA DEI RIFIUTI, MA INSIEME A MOLTI ALTRI, A COMINCIARE DAI PROPRIETARI DEI SUOLI PER LO STOCCAGGIO E DAI LORO REFERENTI "POLITICI". IL VERO AFFARE, TUTTO NELLE MANI DELLA CAMORRA, È, PERÒ, QUELLO DEL “TRASPORTO” E DELLO “SMALTIMENTO DEI RIFIUTI TOSSICI” E “NOCIVI” INDUSTRIALI. LEGGI IL COMMENTO DI AMATO LAMBERTI SU “
COSA C’ENTRA LA CAMORRA CON L’IMMONDIZIA”.

IN REALTÀ LE IMPRESE HANNO REALIZZATO E TUTT’ORA REALIZZANO SIGNIFICATIVI “RISPARMI” IN TOTALE “IMPUNITÀ” OLTRE ALLA CONCORRENZA “SLEALE” NEI CONFRONTI DI ALTRE IMPRESE RISPETTOSE DELLA LEGALITÀ. TUTTO QUESTO HA PRODOTTO DIFFUSI E NASCOSTI TERRITORI “INQUINATI” E “PERICOLOSI” PER LA SALUTE DEI CITTADINI. A RIPROVA DI CIÒ VI SONO GLI AUMENTI ECCEZIONALI DI MORTI PER “TUMORI” IN QUESTI ULTIMI 10 ANNI.

ANCHE IL CINEMA ITALIANO PER LA PRIMA VOLTA AFFRONTA LA QUESTIONE CON IL FILM “
GOMORRA” DI MATTEO GARRONE (DAL LIBRO DI ROBERTO SAVIANO) IN UNA DELLE 5 STORIE DI CUI È COMPOSTO E CHE RIGUARDA PROPRIO I RIFIUTI TOSSICI.

SERVE UNA GRANDE OPERA DI “BONIFICA” IN TUTTI I TERRITORI, SPECIALMENTE AL SUD PER ASSICURARE LA SALUTE A TUTTI, MA PER FARE QUESTO OCCORRE BONIFICARE IL “SISTEMA” PREPOSTO A QUESTA BONIFICA, ALTRIMENTI NESSUNA VERA BONIFICA POTRÀ ESSERE MAI FATTA E SI CONTINUERÀ COSÌ FINO A QUANDO L’INTERA SITUAZIONE SFUGGIRÀ DI MANO A TUTTI CON ESITI IMPREVEDIBILI.
Raffaele B.
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ADNKRONOS
Napolitano: ''I rifiuti tossici vengono dal Nord''
Il presidente della Repubblica a Napoli: ''Si difende la salute estirpando la criminalità, eliminando la piaga dei traffici camorristici e creando condizioni per un ordinato
ciclo di smaltimento''. Castelli. ''Non smaltiremo l'immondizia che viene dalla Campania''

Napoli, 4 giu. (Adnkronos/Ign) - I
rifiuti tossici provengono in gran parte ''dal Nord e di questo deve essere consapevole l'opinione pubblica delle regioni del Nord''. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante il discorso che ha tenuto a Napoli all'inaugurazione dell'aula universitaria in memoria di Giancarlo Siani, il cronista ucciso dalla Camorra.
''Non si tratta della salute dei cittadini di questo o di quel quartiere o di questo e di quel Comune - ha sottolineato il capo dello Stato - la salute la si difende estirpando la criminalità, eliminando la piaga dei traffici camorristici, ripulendo le strade, creando condizioni per un ordinato ciclo di smaltimento dei rifiuti''.
Il fatto che molti rifiuti tossici che sono in Campania provengano dal Nord, ha aggiunto Napolitano, ''è accertato anche in sede parlamentare''. ''Ci sono stati traffici per sistematici trasferimenti di rifiuti tossici altamente pericolosi dalle industrie del Nord nel territorio campano - ha aggiunto il presidente della Repubblica - con un'attiva cogestione da parte della camorra''. E' una questione, secondo il capo dello Stato, che ''dovrebbe far riflettere anche l'opinione pubblica del Nord'' e ''la politica''.
La replica della Lega non si è fatta attendere: il Nord non si farà carico di smaltire e incenerire i rifiuti della Campania. A metterlo in chiaro è stato il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli. "Puntualmente - afferma Castelli - come un fiume carsico rispunta l'argomentazione che, come per qualsiasi altro problema del Sud, la responsabilità primigenia è di quei cattivoni del Nord. Stavolta questa teoria sempre viva è applicata alla questione dei rifiuti da un'autorevolissima fonte, addirittura il presidente della Repubblica''.''E' evidente dove si vuole arrivare - dice Castelli - i rifiuti della Campania li smaltiscano i cattivoni del Nord. Ma anche il presidente della Repubblica deve prendere atto che non c'è più nessuno al Nord disposto ad accettare ciò".
Secondo il ministro ombra dell'Ambiente, Ermete Realacci, invece ''fa bene il presidente Giorgio Napolitano a ricordare la piaga della camorra e il ruolo che i clan hanno nelle ecomafie, dalla gestione illecita dei rifiuti all'abusivismo edilizio".
"Sono più di dieci le famiglie della malavita organizzata che operano in Campania - rileva Realacci - e i loro nomi da anni risuonano sinistri: Casalesi, Nuvoletta, Alfieri, Bidognetti, Crimaldi, Galasso, La Torre, Martella, Moccia e Mazzoni".
''La loro azione criminale - conclude - è una piaga per il Paese, per l'ambiente, per la salute dei cittadini e per tutte le imprese sane costrette a fronteggiare una concorrenza sleale e impunita''.

CRIMEBLOG
Lo scandalo della discarica tossica Montedison in Abruzzo
pubblicato: giovedì 29 maggio 2008 da Fabio Mascagna in:
Crimini ambientali
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E’ stata definita la “discarica tossica più grande d’Europa” e non si trova nè a Napoli nè in Puglia, ma nel tranquillo Abruzzo. In una regione poco avvezza agli onori delle cronache uno non si aspetterebbe mai di trovare una discarica abusiva di rifiuti tossici e cancerogeni sita proprio a cavallo di un fiume. Una falda idrica da niente, da lì un acquedotto pesca acqua potabile per circa 450mila persone. 600mila in estate. 165 mila metri cubi di rifiuti a 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara.
E’ dall’inizio del secolo scorso che Bussi sul Tirino, paesino della provincia di Pescara, convive con un’industria chimica sotto i piedi dei propri cittadini. All’inizio la Società Italiana di Elettrochimica (Franco-Svizzera), si installò nel sito per la produzione di cloro.
Per poi passare per un’evoluzione chimica di società in società partendo dall’alluminio, al silicio, a scopi bellici con la produzione di acido benzoico ed addirittura gas nervino. Dagli anni ‘30 la gestione Montecatini, che dal 60′ sfrutta il sito per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina.
Dal 1982 il problema inquinamento peggiora radicalmente a causa di 8 nuovi acquedotti creati proprio all’altezza dell’industria, che scaricando i propri rifiuti inquina l’acqua ancora potabile fino a quei giorni…
CONTINUA

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Crimini ambientali

sabato, maggio 24, 2008

DISCARICHE E PUGNO DURO A CHIAIANO

QUELLO CHE SI È FINORA EVITATO CHE ACCADESSE ORA STA ACCADENDO DAVANTI AI NOSTRI OCCHI. DOPO LA LUNGA STAGIONE DEI RIFIUTI E DEI VETI IL NUOVO GOVERNO BERLUSCONI PASSA ALLE MANIERE "FORTI" E PROCEDE AD "IMPORRE" IL DECRETO ANCHE A COSTO DI SCONTRI VIOLENTI CON LA POPOLAZIONE LOCALE.

LA RAGIONE VORREBBE CHE SI PROCEDESSE AD UNA ORDINATA DISCUSSIONE CON I RAPPRESENTANTI DELLE COMUNITÀ PER "TROVARE" SITI ALTERNATIVI OVE FARE LE DISCARICHE OPPURE IN CASO NEGATIVO, A SPOSTARE O RISARCIRE LA POPOLAZIONE FRONTALIZIA. INVECE SI PREFERISCE SPENDERE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO ALLA SETTIMANA PER TRASFERIRE LA SPAZZATURA IN GERMANIA. IN ALTRI CASI DI OPERE PUBBLICHE È PACIFICO INDENNIZZARE O TRASFERIRE GLI ABITANTI QUINDI NON SI CAPISCE QUESTO "IRRIGIDIMENTO" NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE LOCALE.

IL GOVERNO SCEGLIE ANCHE QUI IL "PUGNO DURO" COME PER GLI IMMIGRATI SENZA “DISTINGUERE” FRA LE LEGITTIME RAGIONI DEGLI ABITANTI CHE VIVONO A RIDOSSO DELLE DISCARICHE E GLI INTERESSI DELLA CAMORRA CHE "SPINGE" CONTRO LA COSTRUZIONE DI DISCARICHE LEGALI.

SE IL GOVERNO INTENDESSE PROSEGUIRE CON QUESTA MODALITÀ, NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI OTTERREBBE SOLO DISSENZI E MANCANZA DI COLLABORAZIONE QUANTO MAI “NECESSARI”. NELLA PEGGIORE DELLE IPOTESI INVECE CORREREBBE IL GROSSO RISCHIO DI "AGGRAVARE" SERIAMENTE LA SITUAZIONE "ALLARGANDOSI" IL FENOMENO IN TUTTI GLI ALTRI SITI PREVISTI DELLA REGIONE CON ESITI ASSOLUTAMENTE "IMPREVEDIBILI".

LA
DESCRIZIONE DI UNA TESTIMONE DEGLI "ATTACCHI" FATTI DALLA POLIZIA SUI CITTADINI CHE MANIFESTAVANO, NON DEPONE AFFATTO NELLA VOLONTA DEL GOVERNO DI AFFRONTARE LA DIFFICILE QUESTIONE CON "RAGIONEVOLEZZA" E PONE INVECE “INQUIETANTI” INTERROGATIVI SU QUANTO STIA EFFETTIVAMENTE AVVENENDO E SUI POSSIBILI “ESITI” NEFASTI A VENIRE.

PURE QUI IL GOVERNO È PRIGIONIERO DELLA SUA STESSA "DEMAGOGIA" CHE HA FATTO CREDERE AI SUOI ELETTORI CHE CON LA POLITICA DEL "PUGNO DURO" SI POTESSE "FACILMENTE" RISOLVERE IN QUATTRO E QUATTROTTO ANCHE IL PROBLEMA DEI RIFIUTI A NAPOLI E DINTORNI.
Raffaele B.

REPUBBLICA
Ecco il racconto di una docente di Storia testimone oculare
degli scontri dell'altra sera davanti alla discarica di Chiaiano


"Così ho visto i poliziotti scatenati picchiare donne e persone anziane"
24 maggio 2008

"Ho avuto la netta sensazione che tutto fosse preordinato. Una carica non motivata. La gente aveva le braccia alte, quelli strappavano gli orologi per farle abbassare"

NAPOLI - Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza sugli scontri di ieri sera a Chiaiano: "Io sono nata in quella zona - ci ha raccontato per telefono - ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto".

Ecco il racconto della professoressa Di Guida
"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".

"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".

"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi.
Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".

Elisa Di Guida
(docente di Storia e Filosofia - Napoli)