venerdì, luglio 17, 2009

LA NASA E IL SUO SBARCO SULLA LUNA

Con la notizia di oggi riportata da REUTERS proprio il giorno dell’anniversario del famoso e controverso sbarco lunare, la Nasa continua a “stupire” “ammettendo” che sono state “cancellate le registrazioni originali dello sbarco” diversi anni fa denunciate come “smarrite”. Certo ciò non contribuisce a fermare le polemiche e le controversie sulla colossale truffa che imperversano a migliaia nei siti web.

In ricorrenza si è avuto replica del controverso e timido servizio de "
La Storia siamo Noi" di Giovanni Minoli, trasmesso in Rai nel 2006 e replicato almeno nel 2007, che affronta il tema dello sbarco sulla Luna, analizzando le teorie degli scettici e mettendole a confronto con quelle ufficiali, mostrando come ancora oggi le teorie della NASA siano ampissimamente contestate da un gruppo di autorevoli scienziati.

Certo poi nel corso del servizio si procede ad un progressivo adeguamento alla posizione ufficiale dando credito a chi tenta di “spiegare” le “incongruenze” rilevate che rendono l’intero evento una finzione e concludendo nell’ultimo filmato come se lo sbarco fosse effettivamente avvenuto!

Ma intanto ha aperto una falla nel sistema dell’informazione di massa perché ha evidenziato nel servizio quelle “incongruenze” che a mio avviso restano “inspiegabili” nonostante lo sforzo fatto da chi faceva la difesa d’ufficio della Nasa.

Il video de’ I Griffin tenta di riassumere in modo semplice la dinamica dell’evento.
Raffaele B.

I Griffin - Lo sbarco sulla luna è un falso!
luigi870
05 marzo 2009


REUTERS
Sbarco Luna, Nasa ammette: cancellate registrazioni originali
giovedì 16 luglio 2009 21:04
di Maggie Fox

WASHINGTON, 16 luglio (Reuters) - Le registrazioni originali dell'allunaggio di 40 anni fa sono state cancellate e le cassette sono state riutilizzate, ma nelle copie restaurate di recente le immagini sono ancora più chiare. Lo hanno riferito oggi funzionari della Nasa.

L'agenzia ha diffuso le prime immagini riversate su supporto digitale dell'atterraggio sulla Luna, che mostrano più chiaramente la passeggiata di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla superficie lunare.

L'intera registrazione, a cui sta lavorando la californiana Lowry Digital, verrà diffusa a settembre. Il preview è disponibile all'indirizzo
www.nasa.gov.

La Nasa aveva ammesso nel 2006 che nessuno era in grado di trovare le registrazioni video originali dello sbarco, avvenuto il 20 luglio 1969.

Da allora Richard Nafzger, un ingegnere del Goddard Space Flight Center della Nasa in Maryland, che si occupò delle registrazioni televisive durante la missione dell'Apollo 11, le ha cercate.

La buona notizia è che ha scoperto dov'erano finite. La cattiva, è che facevano parte di un gruppo di 200.000 cassette cancellate e poi riutilizzate per risparmiare denaro.

La Lowry, nota per avere restaurato alcuni vecchi film di Hollywood, ha lavorato su buone copie che erano negli archivi della Cbs (CBS.N:
Quotazione) e su alcune registrazioni trovate al Johnson Space Center, che ha digitalizzato assieme ad alcuni altri pezzi.

In una conferenza stampa Nafzger ha detto di non essere preoccupato del fatto che il ricorso a una ditta di Hollywood possa alimentare le teorie secondo cui l'intero programma di sbarchi sulla Luna - sei tra il 1969 e il 1972 - sarebbe stato una finzione della Nasa, e gli atterraggi sarebbero stati messi in scena su set cinematografici o in basi militari segrete.

"Questa società sta restaurando un video storico. Non m'interessa di dove sia la società", ha spiegato Nafzger.

"I sostenitori della teoria della cospirazione crederanno quello che vogliono credere", ha aggiunto il responsabile della Lowry, Mike Inchalik.

mercoledì, giugno 17, 2009

LA PROTESTA DEGLI AQUILANI E IL SILENZIO DEL TG1

Come si temeva puntualmente sta accadendo! Le promesse del Cavaliere sugli aiuti per ricostruire L’Aquila mostra la corda di un decreto privo di finanziamenti certi e che esautora gli abruzzesi medesimi a partecipare alla ricostruzione delle loro città. Un decreto che il governo vuole fare approvare senza nessuna modifica.

Gli abruzzesi e gli aquilani cominciano a temere seriamente che la ricostruzione della città sia a rischio grave e che saranno costretti a rimanere nelle 15mila casette (peraltro ancora da costruire) per un tempo indeterminato con la conseguente fine di una popolazione e di una città millenaria quale L’Aquila è.

Il fatto poi che questa manifestazione sia stata del tutto “ignorata” dal TG1 la dice lunga e non depone a favore sulle reali intenzioni del Governo che tende quindi a “nasconderla” ai media per evitare che i cittadini tutti vengano a “sapere”.

È evidente che “non ci sono i soldi” e il governo Berlusconi tenta di bluffare i cittadini e i terremotati con promesse e decreti vuoti solo per accrescere il suo consenso. I soldi non ci sono perché il governo “non vuole mettere una tassa” di scopo per la ricostruzione come invece avvenne in altri casi con ben altri governi.

Il governo non vuole tassare i ricchi (sua potente base elettorale) e quello che fa è di utilizzare parte dei fondi FAS europei per le zone di sottosviluppo che pure sono urgenti e necessari per il sud, tra l’altro comunque sempre insufficienti per la ricostruzione dell’Abruzzo.

S’inventa allora una lotteria dei quali proventi non c’è nessuna certezza e per di più sono comunque soldi dei “poveri” perché solo loro sono disposti a pagare la tassa della speranza per diventare ricchi. Una cosa ignobile e vergognosa.

Ma gli abruzzesi e gli aquilani ci riproveranno ancora con la protesta e questa volta andranno fino in fondo decisi a sfruttare l’occasione fornita dal G8 tra i grandi della Terra per rivelare al mondo intero tutta la verità sull’inganno di Berlusconi e il suo governo. Vedremo allora cosa succederà!
Raffaele B.

Corteo Terremotati:Gli aquilani arrivano a Roma
liveunict
16 giugno 2009
1.500 terremotati in corteo verso Montecitorio per protestare contro il decreto-terremoto. Da Republbica.it

Protesta dei terremotati aquilani davanti montecitorio
Il tg1 li ignora - 16 giugno 2009
sauroborsi
16 giugno 2009
Protesta dei terremotati aquilani davanti montecitorio - Il tg1 li ignora - 16 giugno 2009 REPUBBLICA.IT

RAINEWS24
Gli aquilani protestano a Roma
Roma, 16-06-2009

Un migliaio, forse più, con tanto di tende piantate davanti Montecitorio, stanchi di aspettare e assolutamente contrari al decreto Abruzzo, sono arrivati con pullman dall'Aquila e dalle coste abruzzesi: hanno manifestato davanti alla Camera e poi hanno sfilato per le vie del centro, gli sfollati dell'Aquila e del cratere colpito dal sisma.

Hanno contestato il decreto sull'Abruzzo in discussione alla Camera, e gridato slogan contro il governo Berlusconi. Uno striscione condensa il loro stato d'animo:"Forti e gentili sì, fessi no". Chiedono al governo più trasparenza e chiarezza negli appalti per la ricostruzione, "che - sottolineano - deve essere totale".

Sono arrivati verso mezzogiorno per un sit-in davanti Montecitorio, guidati dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e dal presidente della provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane.

In questo momento, ha sottolineato Cialente, "ci sentiamo umiliati e traditi dal governo". Dure le parole del primo cittadino sul decreto per la ricostruzione in discussione a Montecitorio. In particolare, sull'emendamento "simbolo" del dl, quello sulle seconde case: e' la prima volta che viene fatta una distinzione tra case di residenti e di non residenti in un caso di calamità naturale, ha spiegato la Pezzopane,aggiungendo che il 29 maggio scorso proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva dato "tutt'altre rassicurazioni".
"Se il governo non cambia strategia - ha proseguito - la ricostruzione della città non ci sarà, ma rimarranno solo le 15 mila casette. E questo significa la morte dell'Aquila, che sarebbe una sconfitta per il paese".

Due tende auto montanti di tipo igloo sono state aperte di fronte alla Camera: "Queste tende - hanno urlato i manifestanti - sono per te, Berlusconi: vieni a vivere con noi".

Una loro delegazione e' stata poi ricevuta dal presidente della camera, Gianfranco Fini. Un incontro "molto importante a livello istituzionale - lo ha definito Pezzopane - soprattutto perché il presidente della Camera ci ha ricordato come egli si sia adoperato affinché la discussione in aula sul decreto Abruzzo si tenesse senza ricorrere al voto di fiducia, ribadendo in questo modo il suo ruolo super partes".

Dopo l'incontro con il presidente della camera, una parte dei manifestanti ha cercato di andare in corteo verso il Quirinale,urlando "vi aspettiamo al G8", ma sono statibloccati dalle forze dell' ordine in via del Corso. Quindi sono stati accompagnati verso Piazza Venezia, dove li attendevano i pullman per tornare in Abruzzo. Mentre il traffico nel centro di Roma andava per qualche tempo in tilt, i manifestanti improvvisavano un sit-in a Piazza Venezia, per poi tornare pacificamente verso casa.

venerdì, giugno 12, 2009

INTERCETTAZIONI – FINE DELLA SICUREZZA

Passa alla Camera anche la legge sulle intercettazioni e perfino con il contributo di 21 deputati delle opposizioni! È una legge che secondo le intenzioni dei loro autori avrebbe il compito di “migliorarla” salvaguardando la “privacy” dei cittadini messa a rischio da “intercettazioni” eccessive ed abusate.

In realtà invece si “depotenzia” solamente lo strumento investigativo della magistratura rendendolo “inutile e inefficace” consentendo sin dal primo giorno della sua applicazione via libera per
tutte le criminalità anche quelle più pericolose!

Ddl intercettazioni regalo alla criminalità Giuseppe Cascini
ItalianSpot
11 giugno 2009
Passa alla Camera il ddl Alfano sulle intercettazioni: "è la fine del contrasto alla criminalità, un regalo alla Mafia!"

L’attuale legge sulle intercettazione telefoniche e la nuova legge approvata ora alla camera Intercettazioni, ecco cosa dice il testo riportata al momento solo dal quotidiano l’Unità.

Quale privacy si vuole proteggere? Altro che protezione della “privacy” dei cittadini, con questa legge, se passerà definitivamente, si proteggerà solamente la “privacy” di tutti i “criminali” a danno questo si, della sicurezza di tutti i cittadini onesti. Non solo, ma con questa stessa legge i medesimi cittadini non potranno nemmeno essere informati su quanto avviene nei tribunali a carico di chi commette reati. Insomma una vera legge “censoria” del tipo che credevamo ci fossero solo in certi paesi asiatici o in repubbliche delle banane!

Il presidente della Repubblica ha detto che si riserverà di esaminarlo attentamente ed eserciterà i poteri che gli competono! Speriamo che ne rileverà la ovvia e manifesta incostituzionalità.

Ma non possiamo farci illusioni. La legge per bloccare di fatto le intercettazioni serve esclusivamente al Cavaliere per “zittire” la stampa e la Tv su tutto ciò che lo può danneggiare agli occhi degli elettori. La sua sopravvivenza al potere dipende da questo e quindi non vorrà rinunciare a questa legge liberticida che per salvare lui condanna tutto il Paese.

Per questo invito tutti voi a firmare
l’appello di Repubblica come ho fatto anch’io (vedere a pagina 84 al numero 41646 raffaele bonaffini – guidonia)
Raffaele B.

REPUBBLICA
Intercettazioni, oltre 70 mila firmeper l'appello di Repubblica
11/06/2009
L'autore di "Gomorra": "Si cancella un importante strumento per la ricerca della verità"
ROMA - Oltre 70mila adesioni in poche ore. Settantamila cittadini che ci mettono la faccia con nome, cognome, città e professione per affermare che il disegno di legge sulle intercettazioni approvato oggi alla Camera "è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini". Cittadini qualsiasi e, insieme, intellettuali, magistrati, politici, uomini e donne di spettacolo. A cominciare da Roberto Saviano. L'autore di "Gomorra" ha detto: "Sulle intercettazioni ci vuole più rigore: da parte di tutti, procure e giornalisti. Questo è certo. Ma quello che sta avvendendo con questa legge è rischiosissimo: così si cancella un importante strumento per la ricerca della verità".
FIRMA L'APPELLO DI REPUBBLICA.IT
CONTINUA

REPUBBLICA
Ieri la fiducia, oggi l'approvazione a Montecitorio. Sì al voto segreto. L'Idv espone cartelli listati a lutto.
Intercettazioni, via libera al ddl
Napolitano si riserva di esaminarlo
Il ministro Alfano: "21 deputati dell'opposizione con noi"
11/06/2009
ROMA - Via libera della Camera, tra bagarre e contestazioni, al ddl sulle intercettazioni. Si è votato con il voto segreto e i sì sono stati 318, i no 224 (un solo astenuto): numeri parlamentari alla mano, vuol dire che 21 deputati dell'opposizione - come non manca di sottolineare il ministro della Giustizia, Angelino Alfano - hanno agito da franchi tiratori, votando a favore del provvedimento. Adesso il testo passa al Senato. E nel clima di scontro sul provvedimento in serata il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia: "Mi riservo di esaminare il testo approvato e di seguire l'iter che avrà in Parlamento, per prendere poi le decisioni che mi competono. Certo, ci sono molte cose da difendere e molte cose da rinnovare". Parole che giungono poche ore dopo il voto e all'indomani dell'iniziativa dell'opposizione che ha scritto al capo dello Stato per esprimere il "profondo disagio" per un testo definito "politicamente eversivo"…
CONTINUA

CORRIERE DELLA SERA
IL MAGISTRATO MARIA CORDOVA
«Abbiamo arrestato ottanta pedofili. Ora sarà impossibile»
di Lavinia Di Gianvito
12/06/2009
ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».
Quanto tempo sono durati gli «ascolti»? «Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».
I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».
Com’è cominciata l’inchiesta «Fiori nel fango»?«Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera. Poi si è scoperto che maneggiavano un po’ di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate ad adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni».
Non c’è mai stato il rischio di violare la privacy?«No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile» .
Questo è successo in quell’inchiesta. E in generale?«È sempre così».
Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più «tradizionali»? «E quali? Sono in magistratura dal ’67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l’autorizzazione di un giudice».
Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura. «Vent’anni fa c’era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi.Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?».

REPUBBLICA
Intercettazioni, ecco come la riforma toglie spazio ai pm e limita la stampaDa Lady Asl agli immobiliaristi: l'obbligo di indizi "evidenti" impedirebbe molti controlli
Tangenti, "furbetti" e Calciopoli
le verità che non avremmo saputo

12/06/2009
ROMA - Gli orrori della clinica Santa Rita di Milano? Sarebbero rimasti ben segreti. Le partite truccate di Calciopoli? Avrebbero continuato a essere giocate. L'odioso stupro della Caffarella? Gli autori sarebbero ancora liberi. Il sequestro dell'imam Abu Omar? I pm di Milano non l'avrebbero mai scoperto. E gli agenti del Sismi che collaborarono con la Cia non avrebbero mai lasciata impressa sul nastro la fatidica frase "quell'operazione è stata illegale".
Lady Asl e la truffa della sanità nel Lazio? La cupola degli amministratori regionali avrebbe continuato ad operare indisturbata. I furbetti del quartierino? Per le scalate Antonveneta e Bnl forse non ci sarebbero stati gli "evidenti indizi di colpevolezza" per mettere i telefoni sotto controllo. A rischio le inchieste potentine di Henry John Woodcock, Vallettopoli, Savoiopoli, affaire Total, tangenti Inail, dove i nastri hanno continuato a girare per otto-nove mesi prima di produrre prove, e quelle calabresi (Poseidone, Toghe lucane, Why not) dell'ormai deputato europeo Luigi De Magistris.
Una moria impressionante, in cui cadono processi famosi e meno famosi, in cui le indagini sulla mafia sono messe a rischio perché non si potrà più mettere sotto controllo telefoni per truffa ed estorsione. Si salva Parmalat dove, come assicurano i pm di Milano e di Parma, le intercettazioni non furono determinanti né per arrestare Calisto Tanzi in quel dicembre 2003, né per accertare ragioni e colpevoli del crack. Ha detto e continua a dire l'Anm con una frase ad effetto, "è la morte della giustizia penale in Italia".
Nelle stesse ore in cui alla Camera, con il concorso dell'opposizione nonostante l'appello del giorno prima a Napolitano di Pd, Idv, Udc, si approva la legge sugli ascolti, nelle procure italiane, tra lo sconcerto e l'irritazione delle toghe, si fanno i conti delle intercettazioni che non si potranno più fare in futuro e di quelle che, in un passato recente, non sarebbero mai state possibili. E, anche se fossero state fatte, non si sarebbero mai potute pubblicare, né nella versione integrale, né tantomeno per riassunto. Le indagini cadono su due punti chiave della legge: "evidenti indizi di colpevolezza" per ottenere un nastro, solo 60 giorni per registrare. Così schiatta l'indagine sulla clinica Santa Rita che parte con una truffa ai danni dello Stato per via dei rimborsi gonfiati e finisce per rivelare che si operava anche quando non era necessario. Non solo sarebbero mancati gli "evidenti indizi" (se ci fossero stati i pm Pradella e Siciliano avrebbero proceduto con gli arresti), ma non si sarebbe andati avanti per undici mesi, dal 4 luglio 2007 al 24 giugno 2008. Giusto a metà, era settembre, ecco le prime allusioni a un reparto dove accadevano "fatti gravi". Niente ascolti, niente testi sui giornali, niente versione integrale letta al processo, niente clinica costretta a cambiare nome per la vergogna.
Cambia corso il caso Abu Omar, nato come un sequestro di persona semplice contro ignoti. Solo due mesi di tape. Ma la telefonata chiave, quando l'imam libero per una settimana racconta alla moglie la dinamica del sequestro, giunge solo allo scadere dei 12 mesi d'ascolto. In più la signora, in quanto vittima, non avrebbe mai dato l'ok a sentire il suo telefono, come stabilisce la nuova legge.
Per un traffico organizzato di rifiuti a Milano, dove arrivava abusivamente anche la monnezza della Campania, hanno fatto 1.500 intercettazioni per sei mesi. Solo dopo i primi due s'è scoperto cosa arrivava dal Sud. In futuro impossibile. Come gli accertamenti che fanno scoprire i mafiosi. A Palermo hanno intercettato l'imprenditore Benedetto Valenza per quattro mesi: dalla truffa e dalla frode nelle pubbliche forniture sono arrivati a scoprire che riciclava i soldi del clan Vitale e forniva cemento depotenziato pure agli aeroporti di Birgi e Punta Raisi. Idem per l'inchiesta contro gli amministratori di Canicattì e Comitini che inizia per abuso d'ufficio e corruzione e approda a un maxi processo contro le cosche di Agrigento. Telefoni sotto controllo per sei mesi, ormai niente da fare.
"La gente sarà meno sicura" dicono i magistrati. E citano lo stupro della Caffarella d'inizio anno. Due arresti sbagliati (i rumeni Ractz e Loyos), il vanto di aver fatto tutto "senza intercettazioni", poi il ricorso all'ascolto sul telefono rubato alla vittima. Domani impossibile perché in un delitto contro ignoti si può intercettare solo il numero "nella disponibilità della persona offesa". Assurdo? Contraddittorio? Sì, ma ormai è legge.

giovedì, giugno 11, 2009

LA QUERELA BIPARTISAN CONTRO BEPPE GRILLO

Questa notizia, secondo me, sembra la più grave rispetto a quanto sta succedendo in questo momento nello scenario nazionale a partire dalla visita di Gheddafi all’insegna della teatralità più becera di un dittatore con un seguito incredibile di persone e di una guardia del corpo addetto alla sua sicurezza composta di sole donne cosiddette “amazzoni” che sono sicuro suscita molta invidia e ammirazione da parte del Cavaliere (segretamente vorrebbe essere come lui). Infine alla legge sulle intercettazioni che priverà la magistratura di un strumento formidabile di giustizia e i cittadini di essere informati.

Qui invece si tratta di Grillo interpellato dalla Commissione Affari del Senato per la proposta di legge popolare per un Parlamento Pulito che riassumo in questi punti fondamentali condivisibili:
1. Limite di due legislature per parlamentare
2. Elezione nominale del parlamentare
3. Nessun condannato in Parlamento


Grillo in Parlamento: Siete vecchi. Ci sono 20 condannati: è uno scandalo riportato dal quotidiano il Messaggero. In alternativa visionare il video sotto riportato.
.
Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali, Senato
StaffGrillo
10 giugno 2009
Beppe Grillo è ascoltato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato sulla proposta di legge popolare Parlamento Pulito.

Ora si può non essere d’accordo sul suo modo di esprimersi perché essendo un comico e non un politico gli si può benissimo concedergli la licenza tra l’altro mai disdegnata a certi politici che pure si sono espressi da “comici” in Parlamento, ma da questo a querelarlo per avere “diffamato” le donne e gli uomini è semplicemente troppo!

Posso capire le donne e gli uomini della PDL avvezzi alla “querela” per zittire chi parla contro di loro ma mai mi sarei aspettato da alcune donne e uomini del PD (Donatella Ferranti, Paola Concia, Sandra Zampa e Roberto Zaccaria) unirsi a questo “ignobile” atto contro un “cittadino” per di più con la beffa di dare mandato alla Presidente Giustizia della Camera avv. Giulia Bongiorno (noto personaggio della pattuglia berlusconiana difensore dei potenti). Si distingue invece l’IDV che non partecipa.

Al di là delle espressioni colorite, gli argomenti sono sacrosanti e lui, Grillo, chiedeva alla fine, la data ed orario precise della discussione della proposta alla Camera per potere essere presente. A questo la Commissione non è stata in grado di farlo. Per tutta risposta invece “querela” il primo firmatario per diffamazione!
Non mi sembra un buon inizio post-elettorale purtroppo per il PD che ne offusca l’identità politica e lo confonde con quella dell’avversario.
Raffaele B.

IL MESSAGGERO
Querela bipartisan contro Grillo:
«Aggressione al Parlamento, ci diffama»


ROMA (11 giugno) - Lo show di Beppe Grillo contro deputati e senatori scatena una compatta reazione bipartisan. Decine di donne parlamentari (ma anche qualche uomo) di diversi schieramenti politici hanno dato mandato al presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno di querelare il comico genovese Beppe Grillo che ieri, in una sua
audizione al Senato, aveva detto che il Parlamento è popolato da «amici, avvocati e qualche zoccola...» e fatto altre considerazioni già aspramente criticate dal presidente dell'assemblea di palazzo Madama, Renato Schifani.

Adesione trasversale. Hanno aderito all'iniziativa, tra gli altri, anche il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti, Viviana Beccalossi (Pdl), Alessandra Mussolini (Pdl), Paola Concia (Pd), Sandra Zampa (Pd), Nunzi Di Girolamo (Pdl), Barbara Saltamartini (Pdl), Roberto Zaccaria (Pd) e Nino Lo Presti (Pdl). Nel documento, firmato da decine di deputati, si legge che nel comportamento di Beppe Grillo si ravvisa «un'aggressione all'intero Parlamento» integrando il «reato di diffamazione».

Mussolini: deputate siano audite su Grillo. «Gli epiteti con i quali Beppe Grillo ha definito i membri del Parlamento italiano la dicono lunga sul personaggio che, d'altra parte, si è caratterizzato politicamente per il “Vaffaday”»: ha detto Beatrice Lorenzin, del Pdl, sostenendo che le parole contro le donne parlamentari offendono tutte le donne. «C'è stato un attacco gravissimo a tutte noi donne elette, da parte di una persona che io considero ciarpame. Chiedo, pertanto, che ognuna di noi sia audita presso la commissione Affari costituzionali del Senato in merito ai nostri progetti di legge e al nostro impegno, dal momento che anche in campagna elettorale qualcuno ha detto che noi non contiamo niente», ha aggiunto Alessandra Mussolini (Pdl).

Senatrici Idv: non ci sentiamo chiamate in causa mentre le senatrici Idv Patrizia Bugnano e Giuliana Carlino non parteciperanno alla querela. «Nessuno ci ha contattato per farlo e comunque non abbiamo alcuna intenzione di querelare Beppe Grillo per quanto detto ieri in commissione Affari Costituzionali al Senato», hanno dichiarato Bugnano e Carlino, sottolineando che «per quanto riguarda i suoi apprezzamenti sulle parlamentari non ci sentiamo chiamate in causa e quindi non ci riteniamo offese».

sabato, giugno 06, 2009

INTERNET - PRIVACY E LIBERTÀ D’INFORMAZIONE

La sacralità della vita privata delle persone va rispettata e perciò mai violata, giustamente! Ma se si tratta di una persona pubblica quale un capo di un Governo di una Nazione quale Berlusconi è, la questione cambia e pure di molto.

Questa figura dovrebbe rappresentare l’esempio positivo di una morale di condotta scevra da comportamenti ritenuti in genere “scorretti” e “moralmente” degradati dal pubblico che ha tutto il diritto di essere informato sul suo comportamento anche nella sua vita privata tanto più se trapelano notizie di scandali.

Il pubblico, attraverso la stampa e la tv, vuole sapere e conoscere i fatti per capire cosa avviene veramente e se il Capo del Governo ne è responsabile o meno.

D’altronde lo stesso Berlusconi ha “messo in piazza” in tv tramite Porta a Porta del compiacente Bruno Vespa una penosa e patetica “difesa” contro la propria moglie Veronica Lario, vittima del solito inganno della sinistra, per avere chiesto pubblicamente il divorzio da lui perché frequenta le minorenni e perché malato e bisognoso di aiuto. A Veronica invece non le fu data la stessa possibilità di andare a Porta a Porta il giorno dopo. Niente par condicio!

Dopo le foto di Villa Certosa si comprende meglio il significato di quelle parole. Ella era a conoscenza di quella condotta da tempo, altro che essere “inforcata” dalla sinistra la quale invece certamente non poteva sapere.

Adesso il solerte avvocato di Berlusconi, Ghedini, con la scusa della privacy “querela” i giornali e i siti web che riportano le foto e le notizie, anziché “rispondere” nel merito per “smentire” con i propri argomenti.

Ciò per fare in modo che le foto medesime diventino “corpo di reato” per fare scattare la CENSURA. Si, la censura per “impedire” al pubblico di informarsi, per evitare che si vedano le immagini specialmente durante le elezioni. Poi si vedrà.

In nessun paese civile e democratico il Governo “attacca” la Stampa con la querela e la censura. Peggio ancora se una delle parti: il Capo del Governo è “immune” alla giustizia e l’altra: la Stampa no!

Nei paesi civili e democratici la Stampa è libera e può dire ciò che vuole e risponde solo alla sua opinione pubblica e il Governo se vuole, risponde alla stampa se no lascia perdere.

Cosa vuole fare ora Ghedini visto che è solo riuscito a FERMARE la Stampa Italiana e le televisioni ma non è riuscito a fermare INTERNET perché nella RETE MONDIALE quelle foto imperversano a tutta birra.
Cosa vorrà fare ora?

NON POTRÀ CERTO QUERELARE TUTTO IL MONDO PER FERMARE INTERNET!

Fermare internet è impossibile! L’unica cosa che potrebbe fare è richiedere l’isolamento dell’Italia IMPEDENDO così l’accesso ai SITI ESTERI. Se il Governo facesse questo butterebbe veramente la maschera e si rivelerebbe per quello che è: ANTIDEMOCRATICO, ILLIBERALE e CENSORIO. Insomma proprio come la Cina e similari.
Raffaele B.

QUESTA CENSURA
di Giovanni Maria Bellu
05 giugno 2009

C’è qualcosa di grandioso e di struggente nella duplice guerra dichiarata dall’avvocato Nicolò Ghedini alla Spagna e al Web. I cittadini iberici ne saranno entusiasti perché somiglia molto a quella combattuta dal loro don Chisciotte contro i mulini a vento. D’altra parte l’hidalgo della Mancha era descritto da Cervantes come “Il Cavaliere della triste figura”.
Nel disperato tentativo di limitare i danni causati dalla “triste figura” del suo Cavaliere, lo scudiero Ghedini ha annunciato che non solo denuncerà El Pais per aver pubblicato le immagini del party a Villa Certosa del club di Topolanek ma intenterà una “azione civile contro chiunque ri-pubblichi in Italia le fotografie pubblicate dal quotidiano spagnolo”.
L’annuncio di una azione finalmente “civile” da parte dei sostenitori di Berlusconi ci sorprende a ci rassicura. Al punto che, grati, riveliamo a Sancho Ghedini un piccolo segreto: Web è l’abbreviazione di World wide web che significa “Grande ragnatela mondiale” . Mondiale, avvocato. Questo vuol dire che se anche lei riuscisse a intimidire la stampa e i siti Internet italiani fino al punto di indurli a non pubblicare niente, i lettori italiani potrebbero con un semplice clic andare sul sito Internet di
El Pais, e vedere quelle foto “innocenti”, come il suo datore di lavoro le ha definite.
E questo accadrà sempre, anche in futuro, perché censurare il Web è molto complicato. E’ proprio come combattere contro i mulini a vento. A meno che, in un aggiornamento del “pacchetto sicurezza” o in qualche piega della futura legge anti-intercettazioni, non non pensiate di inserire un codicillo che consenta alla presidenza del Consiglio di bloccare l’accesso dall’Italia ai siti esteri. Ma un’azione di questo genere non sarebbe affatto “civile” e siamo certi che non la metterete mai in atto.

domenica, maggio 31, 2009

FERRANDELLE E I RIFIUTI SCOMPARSI DELLA CAMPANIA

Girano nel web vecchie notizie ancora attuali e che i maggiori media della TV e della stampa non riportano come dovuto. Per questo invito a vedere il video che una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a filmare a Ferrandelle, un area recintata e sotto sorveglianza militare dichiarata sito d’interesse strategico nazionale.

Una grande discarica a cielo aperto nelle cui vicinanze si continua a coltivare e a produrre le famose mozzarelle che continuiamo a mangiare. Naturalmente è tutto “legalmente” ILLEGALE perché realizzato i con decretazioni speciali che “sospendono” le leggi vigenti in quell’area specifica come nelle peggiori dittature!

Il governo Berlusconi “risolve” il problema dei rifiuti a Napoli e Campania “violando” le stesse leggi dello Stato cui pretende di guidare semplicemente facendoli “spostare” in “segreto” in zone altrettanto pericolose per la salute di tutti ma INVISIBILI “ingannando” così tutti gli italiani.


È il solito gioco politico “sporco” a cui purtroppo siamo ormai abituati e in cui a vincere è sempre il più disonesto, privo di scrupoli e per di più controlla le televisioni, mezzo principale cui una quota consistente di cittadini si serve per “informarsi” (sic).

Ora è il turno di Palermo guidata dalla destra e naturalmente non si fa gran chiasso come si fece allora a Napoli. E ancora emergenza a Palermo. Poi inchiesta sui rifiuti stoccati in siti sotto sequestro.
Raffaele B.


joiyce73
13 maggio 2009
La monnezza scomparsa della Campania? E' finita nella discarica di Ferrandelle.
Una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a compiere un sopralluogo a Ferrandelle, una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Ecco le immagini e il servizio che documentano come i rifiuti scomparsi dalle città della Campania siano tenuti 'sotto sorveglianza' in una grande discarica a cielo aperto, in un'area completamente recintata. L'area, dichiarata sito di interesse strategico nazionale e strettamente vigilata, era stata confiscata al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Doveva diventare una fattoria, invece è stata requisita dal Commissario straordinario per i rifiuti. E ora ospita, secondo le stime di Legambiente, almeno un milione di metri cubi di rifiuti indifferenziati. di RAFFAELE SARDO.


ESPRESSO. REPUBBLICA
Rifiuti senza fine
di Claudio Pappaianni
20 novembre 2008

Montagne di balle accatastate in una caserma. La discarica di Ferrandelle dove finisce di tutto. Euro 450 milioni già impegnati senza uscire dall'emergenza. Ecco la Campania sei mesi dopo Silvio

Sono stati in Bosnia, a Nassiriya, in Libano. Alcuni sono ancora in Afghanistan e in Kosovo. E c'è chi è rimasto in patria a montar di guardia alle discariche e chi quei rifiuti se li è ritrovati nel cortile della base. A Persano, all'interno dell'area militare che ospita tre caserme e duemila soldati, ogni giorno arrivano oltre trecento balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. Più o meno un decimo della monnezza della regione viene accumulata nella base dell'esercito. È questo il segreto che permette al governo Berlusconi di mantenere pulita Napoli, evitando che il sistema vada in tilt. Ma nonostante il ricorso a questa e ad altre soluzioni di emergenza, la situazione resta altamente precaria. Nella base di Persano una piazzola è già satura: contiene 9.103 balle, che ormai nessuno osa più chiamare 'eco'. Una seconda area di scarico, più grande, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti. "Ci hanno assicurato che saranno le prime a essere smaltite nell'inceneritore", dicono i soldati. Ma ci credono poco anche loro e il clima, fuori e dentro la caserma, è pessimo. Ogni giorno, in 12 della Brigata Garibaldi, mimetica e fez dei bersaglieri, si alternano in tre turni di guardia alla monnezza accatastata a ridosso di 42 case dove vivono le famiglie degli ufficiali.


Oggi nelle città campane la spazzatura è scomparsa: qualche problema resta solo nelle zone periferiche. Ma dopo sei mesi la gestione della crisi appare un misto di leggi speciali e antichi compromessi, con zone militarizzate e altre fuori controllo. A maggio il governo Berlusconi aveva indicato una data ben precisa per il ritorno alla normalità, il 31 dicembre 2009, e una cifra altrettanto netta: 150 milioni di euro. Pochi, paragonati ai due miliardi sperperati in 14 anni di un commissariamento senza fondo. Ma troppo pochi anche rispetto alla sfida titanica di mettere ordine all'anarchia campana. Dalla fine di maggio a oggi, le casse si sono praticamente svuotate e serviranno almeno altri 40 milioni per coprire le spese correnti fino a Capodanno. Questo senza contare che per completare l'inceneritore di Acerra e allestire le discariche di Chiaiano e di Terzigno bisogna trovare subito altri 200 milioni di euro. Mentre per quelle già attive, a Savignano Irpino e Sant'Arcangelo Trimonte, i soldi - 70 milioni - ce li ha messi la Regione Campania. Sommati fanno quasi 450 milioni in tutto, tra risorse spese e stanziate fino ad ora. E la normalità appare lontana.

Brennero express Con due discariche su tre quasi esaurite continuano senza sosta i viaggi di treni colmi di rifiuti verso la Germania: 600 tonnellate al giorno a un costo, tra trasporto e smaltimento, di circa 150 mila euro. Così, in sei mesi, compresi gli spostamenti verso le altre regioni, sono andati in fumo i primi 40 milioni. Se i viaggi continueranno, ne serviranno un'altra decina fino a Capodanno. L'impegno dei mille militari della 'Missione Rifiuti' costa due milioni al mese e altri tre milioni se ne vanno per la gestione degli impianti che tritano l'immondizia. Ma la voce più pesante resta sempre il costo per i 3.500 lavoratori dei consorzi di bacino, pagati profumatamente per realizzare una raccolta differenziata che rimane bassa: ogni mese 13 milioni per gli stipendi. A dirigerli però non ci sono più amministratori di nomina politica, ma ufficiali dell'Esercito.

Corsa al buco Tutto questo con un'emergenza rifiuti tutt'altro che chiusa. L'avvio di un ciclo industriale dei rifiuti in Campania, l'inizio della normalità, è ancora troppo lontano e una nuova crisi è dietro l'angolo.

L'imperativo è accelerare. A Chiaiano si lavora per approntare la discarica di Cupa del Cane. Non è più un fatto di immagine, un segnale di forza contro le proteste. Quello spazio da 700mila tonnellate a nord del capoluogo è ormai determinante. Avanti tutta, dunque. Nonostante gli imprevisti, come le 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici trovati sepolti proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni. La magistratura indaga e vuole fare chiarezza anche sui proprietari dei suoli: chi ha seppellito lì quei detriti pericolosi, chi lo ha permesso? I terreni espropriati sono in buona parte dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, potente associazione di culto, e per il resto di rappresentanti di una stessa famiglia della zona, i Carandente Tartaglia, quasi tutti impegnati nel settore dei rifiuti. Su tutto questo si innesta anche il giallo della gara d'appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni della camorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto.

L'allerta a Chiaiano resta massima: è l'unico sito presidiato 24 ore al giorno dall'Esercito e persino dai cani antisommossa. La gara se l'aggiudica una ditta di Avellino, la 'Pescatore', che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: "Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell'appalto", dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla 'Pescatore' sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all'ultimo minuto dà forfait: "La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia", dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome 'al grave contesto di Chiaiano' alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l'azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant'Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? "È un fatto curioso, credo senza precedenti", dichiara l'ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: "Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi". Alla fine, l'incarico è andato a un'azienda napoletana, la Ibi, che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l'offerta più costosa.

mercoledì, maggio 20, 2009

IL CAVALIERE E LO SCANDALOSO LODO ALFANO

Era stato preannunciato lo scorso 18 febbraio 2009 con il commento in questo sito GIUSTIZIA – QUANDO L’IMMUNITÀ È IMPUNITÀ allorché fu emessa la sentenza ed ora arriva la motivazione con la quale si dichiara che Mills era il falso testimone corrotto e Berlusconi il suo corruttore. Il sig. Mills viene condannato e Berlusconi invece resta fuori dal processo per il Lodo Alfano che lo rende immune (o meglio impunibile). Il lodo Alfano è al vaglio della Corte Costituzionale per incostituzionalità ed ha anche un referendum pendente. Tale legge infatti, approvata in fretta in furia in soli tre giorni fa a pezzi il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Il Cavaliere si tiene ben lontano dal processo ma vorrebbe andare in Parlamento per “riferire” e “spiegare” forse il contenuto di quella sentenza, ma è molto più probabile che egli preferisca quella sede a lui più “favorevole” per attaccare il Giudice che ha emesso quella sentenza senza che quello stesso Giudice abbia alcuna possibilità di fare altrettanto! Se ne preannuncia già dalle sue dichiarazioni ai media in cui grida allo scandalo. Ma lo scandalo è il suo Lodo Alfano!

Caso Mills: Berlusconi minaccia e sbrocca contro i giudici - Reazioni di servi PDL e opposizione
ladygroove71b
19 maggio 2009
Nell'ennesimo delirio di onnipotenza, il premier sbrocca, vomitando le solite sciocchezze ciclopiche contro la magistratura. Nel frattempo, Tabacci e Franceschini chiedono a Berlusconi di farsi processare, Pierfurby Casini "apprezza" il gesto del nano di render conto al parlamento, Di Pietro, intervistato da Bianca Berlinguer, ne reclama le dimissioni, la corte del nano, patani in testa, giustifica l'indifendibile.

Il Cavaliere dovrebbe fare come se fosse in un paese “normale”. Dovrebbe rinunciare al Lodo Alfano e presentarsi ai suoi giudici per farsi processare come avviene per tutti i cittadini anziché “difendersi” in Parlamento. Ma visto che non siamo ancora un paese normale questo non avverrà.

Ora la speranza di una possibile assoluzione è demandata al ricorso in appello, naturalmente solo per il sig. Mills, Berlusconi, come si diceva, ne resta sempre fuori.

Se lo fa Berlusconi, perché non lo dovrebbero fare tutti i criminali “condannati” e cioè presentarsi in Parlamento per “attaccare” i propri giudici di essere stati “prevenuti” nei loro confronti?
Così la giustizia non esiste più!
Raffaele B.


REUTERS
Caso Mills, Pd-Di Pietro:no a premier in Aula.Protesta anche Anm
mercoledì 20 maggio 2009 14:45

ROMA (Reuters) - Dopo che ieri Silvio Berlusconi ha annunciato che parlerà in Parlamento del processo di David Mills, condannato in primo grado con l'accusa di falsa testimonianza a favore dell'attuale premier, oggi sia il leader del Pd che quello dell'Italia dei Valori hanno chiesto che non intervenga in aula, mentre l'Associazione nazionale magistrati ha protestato contro le sue "invettive".
"Ho trovato tra la gente un senso di grande indignazione, perché le persone si aspettano che i politici si occupino dei loro problemi", ha detto oggi il segretario del Partito democratico Dario Franceschini parlando coi giornalisti nel corso di un'iniziativa elettorale in quartiere popolare della Capitale.

"Invece Berlusconi dall'inizio della legislatura non ha trovato nemmeno due minuti per venire in Parlamento a parlare della crisi ... ed ora vuole venire in aula per autoassolversi e sollevare un polverone. E il Lodo Alfano lo ha fatto approvare in tre giorni".

Il cosiddetto Lodo Alfano è la legge che garantisce alle principali cariche dello Stato l'immunità nel corso del loro mandato. Il lodo è anche al centro di una proposta di referendum abrogativo su cui probabilmente l'elettorato sarà chiamato a votare nella primavera del 2010.

"Berlusconi come tutti gli italiani deve andare a difendersi in tribunale", ha detto stamani il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro durante una trasmissione radiofonica. "Se Berlusconi viene ad accusare la magistratura in Parlamento è un attacco alla Costituzione e una violazione al principio della divisione dei poteri".

"I presidenti delle Camere non devono permettere che avvenga, altrimenti si rendono assenti nel difendere le prerogative del Parlamento", ha aggiunto.

Intanto, con un comunicato, l'Anm ha affermato di ritenere "inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano ed in particolare del suo presidente".

Ieri, commentando le motivazioni della sentenza che nel febbraio scorso ha condannato Mills, Berlusconi ha detto che si tratta di "una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà come sono assolutamente sicuro sarà accertato in appello".

Secondo i giudici Mills, condannato a quattro anni e mezzo per corruzione giudiziaria, agì come falso testimone per assicurare l'impunità a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest sulla creazione di alcune società off-shore usate per gestire fondi neri.

CORRIERE DELLA SERA
Franceschini: «Berlusconi non pensidi autoassolversi in Parlamento»
Il leader del Pd: «Non è venuto in Aula neanche a parlare di crisi». Anm: «Inaccettabili invettive contro i giudici»

ROMA - C'è «grande indignazione» tra le persone comuni perché Berlusconi «pensa ai propri problemi e non a quelli delle persone, come dimostra la sollecitudine con cui ha fatto approvare il Lodo Alfano». Dopo
la pubblicazione delle motivazioni della sentenza sul caso Mills (l'avvocato inglese condannato per corruzione perché, secondo i giudici, avrebbe mentito al fine di proteggere il Cavaliere), Dario Franceschini attacca il premier. Al termine di una visita al mercato rionale di Centocelle, un quartiere popolare della Capitale, il segretario del Partito democratico riferisce di un «senso di grande indignazione, perché le persone si aspettano che i politici si occupino dei loro problemi». Il documento - Il testo della sentenza (in pdf)
CONTINUA

mercoledì, maggio 13, 2009

IL CAVALIERE E LA NOSTRA MEMORIA CORTA

Dall’ ultima e recente posizione di Berlusconi sulla politica dei “respingimenti” tesa a “giustificarla” affermando che “i migranti sui barconi sono reclutati dalla criminalità e pertanto non hanno ragioni per chiedere asilo..”, ovviamente non è stato loro chiesto prima di respingerli riaccompagnandoli in Libia.

Il
Consiglio italiano rifugiati invece “smentisce” il Cavaliere in modo clamoroso affermando che il 70% di chi sbarca chiede asilo e un terzo l’ha ottenuto.

Adesso l’ONU chiede al Governo Italiano di “riammettere” i clandestini respinti ed anche la Santa Sede “richiama” il Governo al rispetto delle norme umanitarie internazionali cui l’Italia non aveva mai violato!

Certo si chiede anche che l’Europa faccia la sua parte e non lasci gli stati membri soli ad affrontare il “fenomeno” che non potrà essere arrestato fintanto che esisteranno condizioni difficili di sopravvivenza per quella moltitudine in disperata ricerca di una speranza di vita.

La Lega Nord sta imprimendo una svolta decisamente “razzista” e “xenofoba” alla politica internazionale del nostro paese e il Cavaliere contrariamente a quanto si vede in questo video (recuperato dal lontano 1997) incredibilmente “smentisce” se stesso con una convinta adesione. Vedere per credere a che livello di voltafaccia arriva il nostro premier:

VIDEO (clicca il titolo)
Quando Berlusconi piangeva per i migranti morti
Fonte You Tube
Lacrime da caimano. Era il 30 marzo 1997 e Berlusconi esordiva così in un'intervista parlando dei migranti: "Vorrei che tutti gli italiani avessero avuto l'incontro che ho avuto io con questa gente che ha perso tre figli, che ha perso la moglie, che sperava di venir qui a trovare un paese libero e democratico in cui poter lavorare, in cui potersi affermare... ecco queste son cose che noi non possiamo permettere che succedano più nel nostro paese...". Ecco il
video dal sito dell’Unità.it.

Altro che non succedono! Succedono eccome perfino con il suo avallo e quello di tutti coloro che hanno dimenticato la storia del nostro paese, che rinunciano ai principi di umanità e civiltà ed infine alla democrazia. Quando la memoria è corta!
Raffaele B.

ILMESSAGGERO
Consiglio italiano rifugiati: il 70% di chi sbarca chiede l'asilo

ROMA (13 maggio) - Il 70% degli immigrati arrivati in Italia nel 2008 con i barconi ha chiesto asilo politico, e un terzo del totale ha ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato, essendone stati verificati i requisiti: così il direttore del
Consiglio italiano per i rifugiati, Cristopher Hein, smentisce, in una intervista alla Radio Vaticana, la denuncia del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale tra gli irregolari non vi sarebbe alcun richiedente asilo.
«Questa affermazione - ha detto Hein all'emittente vaticana - è smentita dalle statistiche ufficiali: nel 2008 tra Lampedusa, le coste siciliane e la Sardegna sono arrivate 37 mila persone in forma di sbarchi. Facendo il calcolo risulta non solo che il 70 per cento di quelli che sono arrivati hanno fatto una richiesta d'asilo, ma che un terzo di tutti quelli che sono sbarcati ne ha ottenuto dallo Stato italiano il riconoscimento». Hein ha poi denunciato il sistema europeo di accesso: «il fatto che tanti africani paghino organizzazioni criminali per venire in Europa - ha osservato - è la conseguenza di una politica non solo italiana ma dell' Unione europea, anche attraverso il sistema di Schengen, che fa sì che nessun cittadino di un paese terzo, in particolare africano, riesca ad entrare sul territorio italiano o comunitario in modo regolare perché nessuno gli dà il visto».

ILMESSAGGERO
L'Onu scrive al governo italiano:
«Riammettete i clandestini respinti»

Berlusconi: «Sono il frutto di un'organizzazione criminale»
Maroni: «Dei richiedenti asilo si faccia carico la Ue»


ROMA (12 maggio) - Non si placano le polemiche sulla decisione adottata dall'Italia di respingere i barconi diretti in Italia. L'Onu invita il governo a riammetterli, l'Europa sostiene che il diritto all'asilo è un principio universale, Berlusconi tira dritto per la sua strada, mentre Maroni chiede che sia la Ue a farsi carico dei richiedenti asilo e assicura che i respingimenti in Libia proseguiranno.

Berlusconi: su barconi reclutati dal crimine. Il presidente del consiglio, in Egitto per un vertice con Mubarak, è tornato sul tema dei barconi che salpano verso l'Italia: «Non sono fatti occasionali ma il frutto di una organizzazione criminale»: all'interno vi sono persone che «sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali che offrono a chi vuole venire in Italia la possibilità di venirci a pagamento». «Queste persone - ha rimarcato il premier - sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali».
CONTINUA

sabato, maggio 09, 2009

IL CAVALIERE E LA SUA MISTERIOSA AMICIZIA CON ELIO LETIZIA

É lo stesso Elio Letizia (padre di Noemi) che dice: “come ho conosciuto Berlusconi è una cosa che mi porto nel cuore, se lo dicessi violerei un segreto…” come documentato nel seguente filmato contenete pezzi di PORTA A PORTA, ANNO ZERO e CHE TEMPO FA.
cibe86
08 maggio 2009
Il mistero Berlusconi - Elio e Noemi Letizia
Non appare ancora chiaro il rapporto di amicizia che lega il Presidente del Consiglio ed il messo comunale Elio Letizia. Ricostruzione dei fatti.

Come si è potuto vedere nel filmato “non si spiega” quest’amicizia la cui origine è e resta “misteriosa” con risvolti “inquietanti” per le dichiarazioni del Premier poi smentite e poi negate. Un cittadino al massimo “simpatizzante” di Forza Italia che ha la possibilità di farsi ascoltare dal Presidente del Consiglio più di quanto ci riescono i dirigenti di partito e gli uomini del suo entourage, strano. Nemmeno Mike Bongiorno “riesce” a farsi ascoltare da Berlusconi nonostante la lunga e “trasparente” amicizia nota a tutti.

Si vuole tentare di giustificare questo con il fatto che il Cavaliere intrattiene rapporti con la gente comune in quanto uomo politico veramente popolare e vicino alla gente. Se fosse così dovrebbero esserci parecchie persone come Elio Letizia allora! Ma non sembra così. Questa “giustificazione” non regge, è chiaramente una “balla”.

Sulle “accuse” di frequentazione di minorenni, Berlusconi e il suo battagliero avvocato Ghedini “insistono” che ogni volta che la ragazza Noemi “raggiungeva” il Cavaliere dietro sua “chiamata” veniva sempre accompagnata da entrambi i genitori. Ma si scopre che i genitori sono “separati” da almeno dieci anni (come raccontano ora i giornali) ma furbescamente “nascosta” a PORTA A PORTA perché Berlusconi non l’ha detto? Non poteva non saperlo. Come facevano a stare insieme se erano separati?

Inoltre si scopre che il signore Elio Letizia “
denuncia” fino al 2005 un misero reddito di €12.376 all’anno ma ha una condotta di vita “invidiabile” con ampie risorse economiche a questo punto anch’esse “misteriose”.

Perché “nascondere” l’origine di tanta “amicizia” dopo gli accadimenti circa la figlia Noemi, non è dato saperlo e per questo risulta “inspiegabile”. L’amicizia è un valore positivo, non dovrebbe essere un “mistero” soprattutto se ne è coinvolto il Capo del Governo. Quale tipo particolare di rapporti “intercorsero” tra loro per “non violare” un siffatto segreto? Si arriva per questo perfino a sospettare di una “paternità” segreta poi naturalmente “
smentita”. Allora cos'é? Invito a leggere Se Noemi fosse inglese o americana di Repubblica Blog.
Raffaele B.


Commento di Zorro di Marco Travaglio
Elio e le storie tese


Dunque. Elio Letizia da Secondigliano, messo comunale, 12mila euro dichiarati all’anno, ha una figlia, Noemi, che veste firmato e va a scuola in Mercedes con autista. Lui conosce intimamente il premier, ma né lui né il premier spiegano come e quando si sono conosciuti. Anche Noemi conosce intimamente il premier: a 15 anni inviò un book di foto a Mediaset tramite un amico di Dell’Utri; poi, a 16-17 anni, iniziò a frequentare «papi» per tirargli su il morale col karaoke. Milano, Roma, Sardegna. Ma sempre, giura Ghedini, accompagnata dai genitori. Strano: i coniugi Letizia risultano separati da anni; e il Corriere ventila addirittura un’«amicizia particolare» tra Elio e un ex dirigente comunale. Quali armi di persuasione possieda Elio per convocare il premier da Milano alla circonvallazione di Casoria, posto da paura, non è dato sapere. Salvo credere al premier: «Elio voleva parlarmi delle candidature di Malvano e Martusciello». Uno è l’ex questore di Napoli, deputato Pdl; l’altro un consigliere regionale Pdl, fratello del coordinatore forzista in Campania. I due non han mai visto né conosciuto Elio. Che però, generoso com’è, li raccomandava lo stesso. Silvio rimane chiuso un’ora in aereo a Capodichino in attesa che Noemi entri alla festa. E, siccome ha deciso all’ultimo momento, le regala un collier che casualmente teneva in tasca, per ogni evenienza. Sempre casualmente, da sotto un tavolo, spunta un fotografo di «Chi» (Mondadori) per immortalare la scena. Tutto chiaro. Ecco perché Veronica e Mike Bongiorno trovavano perennemente occupato: era sempre al telefono con Elio.

ILMESSAGGERO
Noemi: «Berlusconi non è mio padre»

ROMA (9 maggio) - «No, assolutamente no». In un'intervista al Times, Noemi Letizia, con al fianco i suoi genitori, risponde così alla giornalista inviata a Portici che le chiede conto delle voci secondo cui
sarebbe la figlia illegittima di Silvio Berlusconi, che lei chiama "papi".

«Mio padre è questo qui», dice la ragazza indicando l'uomo che le siede accanto durante l'intervista. Il quotidiano britannico ricostruisce il blitz di Berlusconi alla festa dei 18 anni della ragazza, le polemiche, la richiesta di divrozio di Veronica Lario, «le circostanze misteriose della conoscenza tra Benedetto Letizia e Berlusconi e la lunga, inspiegata storia nella politica locale dove nessuno sembra ricordarsi della sua presenza hanno portato la stampa italiana a definire questo dipendente comunale finora sconosciuto come "Signor nessuno"».

Di qui la domanda del Times, cui la famiglia Letizia ha concesso la prima intervista da quando è scoppiato lo scandalo. Come è possibile che un uomo come lui conosca Berlusconi? «Invertiamo le cose - replica Letizia -. Come è mai possibile che Berlusconi conosca un uomo come me? Perché non mi chiedete questo?».

Riformulata la domanda, il padre di Noemi, che «si porta la mano al petto a dimostrare la sua intimità con l'uomo più ricco del Paese», rivendica: «Abbiamo un buon rapporto, un rapporto di cuore». E la sua conoscenza con il presidente del Consiglio è semplicemente una prova dell'essere alla mano di Berlusconi. «Il nostro leader è un uomo del popolo - si infervora Letizia. - Cosa è un leader se non prende un caffè con la gente comune, se non parla con il macellaio o con il negoziante? Berlusconi è vicino alla gente. Altrimenti da dove verrebbero fuori i voti?».

E alla giornalista che gli chiede se ogni elettore di Forza Italia abbia il privilegio della presenza del premier a una festa di compleanno della figlia, il padre di Noemi sorride e replica: «È un buon rapporto, o no? Lo porterò sempre nel mio cuore, non capisco quale sia il problema. Nel suo Paese, i leader non interagiscono con la gente?». «Letizia - conclude l'inviata Lucy Bannerman - chiaramente non è a libro paga del premier. Nel 2005 ha dichiarato un reddito modesto di 12.376 euro grazie alla profumeria e alla rivendita di giornali della moglie».

--- Una chicca ---
DAGOSPIA
Riusciremo prima o poi ad unire i puntini?
08-05-2009
"In realtà, i genitori di Noemi non vivono insieme da un bel po' di anni. Più di dieci. Tutto risale a quando Benedetto Letizia fu arrestato per una storia di compravendite di licenze commerciali illecite al comune di Napoli. Era il 1993 e lui era il capo della segreteria del direttore dell'assessorato all'Annona, Giovanni De Vecchi. Finirono in manette insieme a causa delle rivelazioni di un geometra, che al magistrato disse anche di essere a conoscenza di «una relazione omosessuale» tra Letizia e De Vecchi. Successivamente arrivò l'istanza di separazione tra lui e la moglie."

Due lavori, nullatenente, tranne 'PAPI' SILVIO NESSUNO conosce IL PAPÀ DI NOEMI - E SPUNTA "una STORIA omoseX"! - i genitori di Noemi non vivono insieme DAL 1997 - nel 2005 dichiarò 12.376 € di reddito MA SI PERMETTE DI INVITARE 100 PERSONE AL PARTY…
CONTINUA

giovedì, maggio 07, 2009

SISMA ABRUZZO - FUMOSO DECRETO PER LA RICOSTRUZIONE

Con le parole d'ordine di "100% Ricostruzione, 100% Trasparenza e 100% Partecipazione", le varie associazioni abruzzesi intendono mobilitare i cittadini e le istituzioni locali a sollecitare il Governo a correggere in modo significativo il decreto per la ricostruzione, per dare certezze con veri ed effettivi finanziamenti sufficienti per le necessità, tempi certi e rapidi.

BLKROLAND
06 maggio 2009
Comitato, Associazione, Ricostruiamo L'Aquila, Collettivo99, 3e32, Repubblica tv
Mercoledì 4 maggio 2009, alle ore 11.00, è andata in onda su REPUBBLICA TV una intervista con l'Associazione avente ad oggetto il contenuto del Decreto Abruzzo.

Il decreto infatti non solo non prevede copertura al 100% dei costi di ricostruzione mettendo a rischio la rinascita della città dell'Aquila e degli altri paesi duramente colpiti, ma anche l'aleatoria e ingiusta provenienza dei finanziamenti. La maggior parte di essi proverrebbero dai fondi Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate), soldi necessari per altre emergenze e una caterva di giochi e lotterie gratta e vinci. In altre parole i soldi verrebbero presi dai "poveri" e non dai "ricchi". Una ricostruzione finanziata dai "poveri" poiché tali sono le aree sottoutilizzate alias sottosviluppate, e tali sono chi tenta la fortuna al gioco.

Tutto il finanziamento è poi diluito in 23 anni (sic). Dulcis in fundo ci sarebbe una possibilità di ricorso alla evasione qualora i soldi non dovessero essere sufficienti. Tutto questo “stride” contro la necessità di tempi e finanziamenti certi. Ci sono poi i problemi legati all'utilizzo di questo fiume di soldi con la criminalità organizzata in agguato e le immancabili corruzioni a cui siamo purtroppo abituati.

Si è insomma di fronte ad un “fumoso”
decreto la cui funzione sembra essere mediatica e di annuncio solo per ottenere consensi e niente più. Questo la dice lunga sulla reale volontà del Governo di affrontare e risolvere il problema della ricostruzione.

Se non si riuscirà a modificare il decreto si rischierà un altro Belice, una diaspora o un accampamento definitivo per chi resta. Il G8 potrà fare ben poco se le cose resteranno così, anzi sarà solo d'intralcio all'azione degli operatori della protezione civile impegnati ad alleviare i terremotati, dovranno pensare anche alle migliaia di persone che il G8 attirerà. Servirà solo come cassa di risonanza per il Governo e il suo Capo (che tanto ha insistito) di spostarlo dalla Maddalena (Sardegna) dove i preparativi erano a buon punto con notevole disappunto dei sardi che avevamo creduto alle promesse del Cavaliere.
Raffaele B.

REPUBBLICA
I trucchi del "decreto abracadabra"
ricostruzione diluita in 23 anni

IL RETROSCENA. Il contributo statale effettivo per ogni famiglia non sarà di 150 mila euro, ma di un terzo. Fondi "virtuali" e stanziamenti basati su previsioni di incassi crescenti delle lotterie
di MASSIMO GIANNINI
7 maggio 2009

Impegni solenni, progetti altisonanti. Garantiti dalle solide certezze del presidente del Consiglio. Ma se scorri il testo del provvedimento, ti accorgi che lì dentro di veramente solido c'è poco e niente.

Tutto balla, in quello che è già stato ribattezzato il "Decreto Abracadabra". Le cifre, innanzitutto. Dopo il Consiglio dei ministri straordinario del 23 aprile, Berlusconi e Tremonti avevano annunciato uno stanziamento di 8 miliardi per la ricostruzione dell'Abruzzo: 1,5 per le spese correnti e 6,5 in conto capitale. A leggere il decreto 39, si scopre che lo stanziamento è molto inferiore, 5,8 miliardi, ed è spalmato tra il 2009 e il 2032. Di questi fondi, 1,152 miliardi sarebbero disponibili quest'anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011, 468 nel 2012, e via decrescendo, con pochi spiccioli, per i prossimi 23 anni. Da dove arrivano queste soldi? Il governo ha spiegato poco. Il premier, ancora una volta, ha rivendicato il merito di "non aver messo le mani nelle tasche degli italiani". Il ministro dell'Economia si è fregiato di aver reperito le risorse "senza aumentare le accise su benzina e sigarette, senza aumenti di tasse, ma spostando i fondi da una voce all'altra del bilancio".

Il "Decreto Abracadabra" non aiuta a capire. Il capitolo "Disposizioni di carattere fiscale e di copertura finanziaria" dice ancora meno. Una prima, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 12, intitolato "Norme di carattere fiscale in materia di giochi") è che la ricostruzione in Abruzzo sarà davvero un terno al lotto: 500 milioni di fondi dovranno arrivare, entro 60 giorni dal varo del decreto, dall'indizione di "nuove lotterie ad estrazione istantanea", "ulteriori modalità di gioco del Lotto", nuove forme di "scommesse a distanza a quota fissa". E così via, giocando sulla pelle dei terremotati. Un "gioco" che non piace nemmeno agli esperti del Servizio Studi del Senato: "La previsione di una crescita del volume di entrate per l'anno in corso identica (500 milioni di euro) a quella prevista a regime per gli anni successivi - si legge nella relazione tecnica al decreto – potrebbe risultare in qualche modo problematica".

Una seconda, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 14, intitolato "Ulteriori disposizioni finanziarie") è che altre risorse, tra i 2 e i 4 miliardi di qui al 2013, dovranno essere attinte al Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, che dalla Finanziaria in poi è diventato un vero Pozzo di San Patrizio, dal quale il governo pompa denaro per ogni emergenza, senza che si capisca più qual è la sua vera dotazione strutturale. E questo è tutto. Per il resto, la copertura finanziaria disposta dal decreto è affidata a fonti generiche e fondi imprecisati: dai soldi dell'Istituto per la promozione industriale (trasferiti alla Protezione civile per "garantire l'acquisto da parte delle famiglie di mobili ad uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché di apparecchi televisivi e computer") al trasferimento agli enti locali dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.

A completare il gioco di prestigio contabile, non poteva mancare il solito, audace colpo a effetto, caro ai governi di questi ultimi anni: altri fondi (lo dice enfaticamente il comma 4 dell'articolo 14) potranno essere reperiti grazie alle "maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, anche internazionale, derivanti da futuri provvedimenti legislativi". Insomma, entrate scritte sull'acqua. A futura memoria. E a sicura amnesia.

Ma non è solo l'erraticità dei numeri, che spaventa e preoccupa nel "Pacchetto Ricostruzione". A parte gli interventi d'emergenza, ci sono altri due fronti aperti e dolenti per le popolazioni locali. Un fronte riguarda l'edificazione delle case provvisorie ("a durevole utilizzazione", secondo la stravagante formula del decreto) che dovrebbero garantire un tetto ad almeno 13 mila famiglie, pari a un totale di 73 mila senza tetto attualmente accampati nelle tendopoli. I fondi previsti per questi alloggi (nessuno ancora sa se di lamiera, di legno o muratura) ammonterebbero a circa 700 milioni. Ma 400 risultano spendibili quest'anno, 300 l'anno prossimo.

Questo, a dispetto del giuramento solenne rinnovato dal Cavaliere a "Porta a Porta" di due giorni fa, fa pensare che l'impegno di una "casetta" a tutti gli sfollati entro ottobre, o comunque prima del gelo invernale, andrà inevaso. Quasi la metà di loro (secondo il timing implicito nella ripartizione biennale dei fondi) avrà un tetto non prima della primavera del prossimo anno.

Un altro fronte, persino più allarmante, riguarda la ricostruzione delle case distrutte. Il governo ha annunciato "un contributo pubblico fino a 150 mila euro (80 mila per la ristrutturazione di immobili già esistenti), a condizione che le opere siano realizzate nel rispetto della normativa antisismica".

Basterà presentare le fatture relative all'opera da realizzare, e a tutto il resto penserà Fintecna, società pubblica controllata dal Tesoro, che regolerà i rapporti con le banche. Detta così sembra facilissima. Il problema è che quei 150 mila euro nel decreto non ci sono affatto. Risultano solo dalle schede tecniche che accompagnano il provvedimento. E dunque, sul piano legislativo, ancora non esistono. Non basta. Sul totale dei 150 mila euro, il contributo statale effettivo sarà pari solo a 50 mila euro. Altri 50 mila saranno concessi sotto forma di credito d'imposta (dunque sarà un risparmio su somme da versare in futuro, non una somma incassata oggi da chi ne ha bisogno) e altri 50 mila saranno erogati attraverso un mutuo agevolato, sempre a carico della famiglia che deve ricostruire, che dunque potrà farlo solo se ha già risparmi pre-esistenti. Se questo è lo schema, al contrario di quanto è accaduto per i terremoti dell'Umbria e del Friuli, i terremotati d'Abruzzo non avranno nessuna nuova casa ricostruita con contributo a fondo perduto. Anche perché nelle schede tecniche del decreto quei 150 mila euro sono intesi come "limite massimo" dell'erogazione. Ciò significa che lo Stato declina l'impegno a finanziare la copertura al 100% del valore dell'appartamento da riedificare.

Nel "Decreto Abracadabra", per ora, niente è ciò che appare. Man mano che si squarcia la cortina fumogena della propaganda, se ne cominciano ad accorgere non solo i "soliti comunisti-sfascisti" dell'opposizione come Pierluigi Bersani (che accusa l'esecutivo di trattare gli aquilani come "terremotati di serie B"), ma anche amministratori locali come Stefania Pezzopane, o perfino presidenti di Confindustria come Emma Marcegaglia, che l'altro ieri a L'Aquila ha ripetuto "qui servono soldi veri". C'è un obbligo morale, di verità e di responsabilità, al quale il governo non può sfuggire. Lo deve agli abruzzesi che soffrono, e a tutti gli italiani che giudicano. L'epicentro di una tragedia umana non può essere solo il palcoscenico di una commedia politica.