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A differenza del governo che li vuole entrambi, perché il PD ritiene che il Ponte sullo stretto di Messina sia una INUTILE e COSTOSA mega-opera il cui costo in euro è tra i 6,3 a 8,5 miliardi di cui 4,5 a carico dello Stato ed enti locali mentre continua a ritenere che la TAV in Valle Susa sia invece MERITEVOLE e NECESSARIA il cui costo si aggira intorno ai 22 miliardi di euro?
Attenzione, questa mega-opera “raddoppia” una linea ferroviaria già esistente che ha visto il proprio traffico scendere drasticamente negli ultimi 15 anni. Essa ora è intorno al 30%. Pertanto non trasferirebbe alcun traffico merci dalla strada sulla rotaia di quanto avviene attualmente. Insomma un opera inutile quanto il ponte siciliano e per di più anche più costosa. In un momento grave in cui si chiedono tanti “sacrifici” al Paese queste spese risultano ancora più assurde, perché?
Infine lo vogliono fare o meglio imporle "contro" il consenso degli abitanti del territorio interessato i quali non vengono effettivamente coinvolti alle decisioni. Un tale comportamento è abbastanza "normale" per governi "conservatori" poco inclini a coinvolgere i cittadini alle decisioni che li riguardano direttamente, ma "inspiegabili" a forze politiche progressiste tra cui il PD.
Ma qualcosa sta succedendo in questo partito! Dalla sua base elettorale cominciano le reazioni critiche piuttosto forti nei numerosi blogs e nel sito medesimo del PD contro tutti quei dirigenti che "sostengono" il TAV e "reclamano" l’applicazione della legge e la “punizione” dei manifestanti. Persino il quotidiano dell’Unità vicino al PD riporta il video del Presidio NO TAV a Torino senza alcuna censura!
È ora di dare informazioni obiettive e corrette sulle caratteristiche del progetto della nuova linea Torino-Lione e di far cadere il muro di censura che non permette ai cittadini di avere opinioni documentate.
- Una ferrovia in Valle di Susa esiste, oggi è sottoutilizzata, in un anno trasporta metà delle merci che
potrebbe trasportare e deve essere migliorata.
Che fine hanno fatto i 600 / 700 miliardi di lire stanziati alcuni anni fa per le migliorie e, a quanto risulta, utilizzati solo in parte?
- L’uranio si trova nel massiccio dell’Ambin (dove passerà la galleria di 53 chilometri) e l’amianto è presente da Mompantero a Caselette: non è il caso di fare altri sondaggi, i dati esistono già in conseguenza di lavori di vario genere eseguiti nelle zone.
Pro Natura invita tutti a riflettere sulle implicazioni negative del progetto di nuova linea e allega alcuni documenti redatti da Mario Cavargna, Presidente di Pro Natura Valsusa e Vicepresidente di Pro Natura Piemonte:
La notizia appena diffusa che questa mattina un centinaio di No Tav abbiano fatto irruzione all’interno dell’Italcoge, azienda appaltatrice dei lavori della Tav, impedendo ai lavoratori di uscire per andare nel cantiere di Chiomonte, è l’ennesimo, gravissimo episodio di violenza contro la realizzazione di un’opera necessaria e regolarmente autorizzata nelle sedi democratiche preposte.
Dopo l’attentato incendiario ai camion dell’Italcoge di ieri notte gli estremisti cercano con la violenza di impedire il regolare svolgimento dei lavori. Chiediamo alle autorità competenti che venga ripristinata la legalità immediatamente. Confermiamo la nostra linea che la democrazia debba dare tutto lo spazio legittimo al dissenso ma debba contemporaneamente bloccare sul nascere qualsiasi azione che voglia impedire la regolare applicazione delle scelte democratiche.
07 Luglio 2011. Incredibile: la Corte dei Conti dice NO TAV.
1) l'opera è caratterizzata da CARENZE metodologiche del PROCESSO DECISIONALE che ha condotto all'adozione della complessa operazione: NESSUNO studio di fattibilità attendibile aveva quantificato la VANTAGGIOSITA' di tale operazione rispetto al sistema creditizio tradizionale per realizzare gli investimenti
2) emergono elementi di forte rischio dai rapporti negoziali attivi e soprattutto passivi ereditati dallo Stato:
complesse clausole finanziarie PENALIZZANO spesso la parte PUBBLICA
3) è IMPOSSIBILE acquisire... alcun riferimento utile a calcolare nel tempo la distribuzione dei costi e dei benefici tra le generazioni di utenti e contribuenti interessati
4) l'opera PREGIUDICA L'EQUITA' INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali.
5) i contratti attuativi si basavano su stime di flussi e di ritorni economici dell'opera non solo ALEATORI, ma anche IRREALISTICI e sostanzialmente INESISTENTI..."segnalazione di manuela bellandi
Alba- Le vicende valsusine legate al cantiere della ferrovia ad alta velocità, comunemente chiamata Tav, campeggiano da mesi su tutti i telegiornali e sulle principali testate nazionali. Molte immagini passano sugli schermi, molti titoli si guadagnano le prime pagine con toni allarmati e sensazionalistici. Un’attenzione che si è amplificata soprattutto in seguito al clima teso delle manifestazioni di dissenso promosse da chi è contrario alla costruzione del Tav in Val Susa. Una roboante visibilità mediatica che però spesso confonde chi non è già pienamente addentro alla questione e non ne conosce i tanti risvolti: le notizie appaiono frammentarie, l’analisi delle vicende non esaustiva, i fatti del presente non vengono collegati agli eventi pregressi: insomma, nel calderone di informazioni che abbiamo a disposizione risulta difficile trovare un bandolo. Pochi sanno, per esempio, che il Movimento NoTav è attivo da oltre vent’anni e ha portato avanti una battaglia civile e nonviolenta cercando di informare e sensibilizzare sulle ragioni del No al Tav, proponendo studi documentati e alternative a questo controverso progetto.
Docenti universitari, ingegneri, economisti ed esperti hanno espresso le loro critiche e perplessità in tanti anni, ma il fronte dell’opposizione non sembra essere considerato dai media mainstream. In questo senso, una rete di associazioni ambientaliste e di cittadinanza attiva di Langhe e Roero (Comitato Roero Consapevole, Italia Nostra sezione di Bra, Comitato referendario Alba Bra Langhe e Roero, Associazioni Cinema Vekkio e Tazebao, Wwf) si sta muovendo per dare voce ai cittadini valsusini: per capire cosa sta realmente succedendo in Val Susa e per indagare le ragioni per cui il progetto del Tav interessa tutti noi, dai massicci fondi pubblici che andrebbero dirottati verso la costruzione dell’opera all’invasivo intervento sul territorio in quella che sembra una cantierizzazione imposta dall’alto e non condivisa con le comunità locali.
L’occasione sarà quindi una serata informativa organizzata per venerdì2 settembre alle ore 21 in Piazza Pertinace (San Giovanni) ad Alba, a cui prenderanno parte come relatori numerose personalità che hanno animato in questi mesi le cronache valsusine: dai semplici cittadini ad alcune rappresentanti delle donne NoTav, dal presidente di Pro Natura Piemonte Mario Cavargna al presidente dell’Arci Valle Susa Gabriele Moroni, da alcuni vignaioli di Chiomonte su cui ha gravemente pesato la militarizzazione dell’area agli esponenti dei Comitati NoTav dei Comuni limitrofi a Chiomonte. Parteciperà alla serata anche il portavoce ufficiale del Movimento NO TAV, Alberto Perino.
La serata, che in caso di maltempo si terrà in Sala Beppe Fenoglio, sarà moderata da Piero Reggio, che presenterà i tanti ospiti, le letture e i video proposti al pubblico, che potrà poi intervenire con tutte le domande e le richieste che riterrà opportune.
All’indomani della strepitosa vittoria dei 4 referendum andati ben oltre ogni aspettativa al 57% che segnala senza alcuna ombra di dubbio la bocciatura di Berlusconi, del suo governo e per una certa misura anche del PD riguardo alle politiche dell’acqua a livello locale fin qui seguite a cui ora il partito dichiara di adeguarsi alla lettera.
Il responso per il nucleare e per il legittimo impedimento, sui quali si era finora incentrata la politica del governo, costringerà quest’ultimo a cambiare politica diametralmente di 180°. Cosa impossibile per due ragioni:
1.Sul nucleare il governo ha firmato molti contratti miliardari (ovviamente a spese dei contribuenti) con la Francia (fornitrici di impianti ‘obsoleti’ e con diversi privati). La rinuncia a tutti quegli affari miliardari provocherà molti mal di pancia e calo di consensi.
2.Sul legittimo impedimento, una legge ad personam che rientra fra quelle tese a salvaguardare il premier dai processi a suo carico. La sua abrogazione restaura il principio che la ‘legge è uguale per tutti’ che renderà difficile d’ora in avanti legiferare ad personam. Questo per Berlusconi è dirimente perché egli si serve della carica politica principalmente per sfuggire ai tribunali.
Ora, mentre tutti stanno ancora ‘digerendo’ i risultati referendari che, insieme a quelli delle amministrative parziali, ‘rivelano’ un Italia profondamente ‘diversa’ da quella che ha consegnato il governo a Berlusconi, il ministro Brunetta non trova di meglio che ‘offendere’ i ‘precari’ come mostra questo video di Youtube e poi con il video successivo sempre, il ministro ‘risponde’ mentendo in modo spudorato con una ricostruzione fantasiosa e patetica che rende l’idea di che livello di persona egli sia. Non tiene conto che il video del suo misfatto che lo smentisce è pubblico, è in rete e tutti possono vederlo.
Nell’articolo del Corriere della sera tenta addirittura una retromarcia dopo migliaia d’insulti ricevuti sul suo Facebook.
Come si può ben vedere, non esiste limite alla menzogna con questo personale politico senza etica né vergogna. Non possono essere più degni di governare questo paese. Devono andare via e finalmente il popolo l’ha detto il 13 giugno 2011.
Raffaele B.
Brunetta ai precari: "Siete la peggiore Italia"
Caricato da rai in data 15/06/2011 Tg3
I precari sono la parte peggiore dell'Italia. Parola del ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che ha cosi apostrofato alcuni lavoratori appartenenti alla rete dei precari che hanno avuto l'ardire di volergli porre una domanda durante il Convegno Nazionale dell'Innovazione svoltosi a Roma.
La risposta del ministro Renato Brunetta dopo le polemiche scatenate dalla frase rivolta ai precari alla fine del convegno «I giovani innovatori», nell'ambito della Giornata nazionale dell'innovazione 2011.
Ma crede veramente che noi possiamo credere a queste parole? Il video è pubblico, chiunque può giudicare. Non mi capacito come possa mentire così spudoratamente
Il ministro della Funzione pubblica ribadisce la sua versione dell'episodio. "Mica sono così stupido da attaccare tutti gli atipici". Poi il monito: "Attenti Bersani e Camusso, chi di agguato ferisce di agguato perisce". Il segretario Cgil: "Parole insopportabili". Bonanni: "Sgradevole". Landini: "Che decadenza". Avvenire: "Destinato ad altre sberle"…
(IL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA A RADIO24 DOPO AVERLI DEFINITI «L'ITALIA PEGGIORE»)
«Privilegiati di cui Roma è piena. Io lavoro per precari veri. La contestatrice? Guadagna 1.800 euro al mese»
Nell'articolo:
AVVENIRE, CHI NON ASCOLTA PRENDE SBERLE - «Chi non sa ascoltare le persone - che non sono certo il Paese "peggiore" - oggi si candida solo a ricevere altre sberle…
Ecco cosa prevedono i quattro quesiti per cui gli italiani saranno chiamati alle urne il domenica 12 dalle 8 alle 22 e lunedì 13 giugno dalle 7 alle 15
1. PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA (SCHEDA ROSSA)
Il titolo completo del quesito è "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" e si riferisce all'abrogazione dell'art. 23 bis della Legge n. 133/2008. Sono le norme che permettono l'affidamento dei servizi idrici ai privati. Votando SÌ, si vota contro la privatizzazione dell'acqua. Votando No, si lascia intatta la possibilità di affidare i servizi idrici ai privati.
1. OSSERVAZIONE:
Se l'acqua è per definizione un "bene comune" come lo è l'aria allora la gestione privata in qualunque forma è esclusa con la vittoria del SI. Se la gestione pubblica non funziona bisogna riformarla e renderla trasparente al controllo democratico, non vi sono altre vie. L'acqua è di tutti!
2. PROFITTI SULL'ACQUA (SCHEDA GIALLA)
Il secondo quesito propone l'abrogazione di una parte dell'art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006. Nello specifico, se vincessero i SÌ sarebbe abrogata la norma che prevede che i privati possano stabilire una tariffa per il servizio idrico tenendo conto dell'"adeguatezza della remunerazione del capitale investito", ovvero garantendosi un profitto. Votando No, la norma rimarrebbe valida.
2. OSSERVAZIONE:
Oltre a quanto detto prima, la vittoria del SI a questo altro quesito impedirà di trasferire sulla bolletta, oltre ai possibili investimenti di sicuro il profitto per i privati. Laddove ha operato e ancora opera il privato sono aumentate le bollette considerevolmente senza che siano mai stati fatti investimenti per migliorare gli impianti e la qualità dell'acqua. Molti comuni sono per questo sul lastrico. La legge non obbliga il privato a fare investimenti. Infine la logica del profitto spingerebbe al massimo consumo (spreco) che invece bisogna evitare. Con la gestione pubblica il profitto non c'è perché verrebbe riutilizzato nell’acquedotto e per le tariffe si potrebbero prevederne due: una per chi consuma normalmente e l'altra per chi la spreca.
3. NUCLEARE (SCHEDA GRIGIA)
Il titolo del quesito, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto 'Omnibus', sarà "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare". Per votare contro il nucleare in Italia, gli elettori dovranno scegliere il SÌ.
3. OSSERVAZIONE:
Senza entrare nel merito della sicurezza nostra e dei nostri posteri di cui non c'è più molto da dire, il cittadino deve rivendicare il diritto di decidere direttamente su questa questione (come per l'acqua) attraverso il referendum e non lasciare ad altri, chiunque sia, il potere di farlo in sua vece, perché è in gioco il suo futuro e quello dei suoi figli. La vittoria del SI impedirà di costruire centrali nucleari per almeno 5 anni. La ricerca sul nucleare invece non verrà toccata. Ciò costringerà ad attivare una politica energetica sulle rinnovabili e a ridurre gli sprechi.
4. LEGITTIMO IMPEDIMENTO (SCHEDA VERDE CHIARO)
Il quesito sul legittimo impedimento mira ad abrogare una parte della legge nr. 51 del 7 aprile 2010 dal titolo 'Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza'. È la norma che introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo di non comparire nelle aule di giustizia. Per abrogarla bisogna votare SI.
4. OSSERVAZIONE:
Questo è l'unico quesito "politico" dei tre precedenti. La vittoria del SI costringerà i membri del governo a comparire nelle aule di giustizia come avviene per tutti i cittadini. La riaffermazione del principio costituzionale della legge uguale per tutti.
ESERCITIAMO TUTTI NOI IL DIRITTO DI DECIDERE ANDANDO A VOTARE E FAR VOTARE QUANTO PIÙ POSSIBILE I NOSTRI AMICI E PARENTI. Raffaele B.
Se il mondo occidentale e democratico non dovesse agire subito e con forza per ristabilire almeno una certa equità sul piano delle armi, si rischierà di ‘riconsegnare’ la Libia a Gheddafi con gravissime ed evidenti conseguenze, peraltro già annunciate dal figlio Saif al Islam, sul piano umanitario e della sicurezza dell’intera area.
Le conseguenze saranno di una gravità inaudite maggiormente per l’Europa tra cui per prima l’Italia per la sua vicinanza geografica. Il tiranno preannuncia massacri di tutti gli oppositori, cioè in pratica del suo popolo ‘contro’ cui ‘vorrà’ continuare a ‘governare’ nonostante non ne abbia più la legittimità e quindi il consenso. Questo provocherà la ‘fuga’ in massa dal Paese, dalla repressione e dalla morte certa, generando una emigrazione questa si biblica verso di noi per asilo politico.
Se a questo si aggiunge che Gheddafi non si opporrà più né alla normale emigrazione né a quella terroristica di Al-Qaeda che dovessero transitare per la Libia, il quadro si aggraverà. Inoltre chiuderà tutti i rapporti di affari con le Compagnie Europee a favore di altri (es. cinesi e indiane). L’Italia né avrà un danno maggiore perché ne era il maggior partner.
Insomma una bella gatta da pelare, una questione che se non affrontata in modo deciso oggi, domani diventerà una nuova Afghanistan mediterranea di cui l’Europa e per prima l’Italia dovranno per forza occuparsene direttamente con altissimi costi umani ed economici come l’esperienza tuttora in corso insegna.
Soltanto la fine del regime di Gheddafi può ora scongiurare tutto questo. Ciò potrà portare la Libia alla democrazia ed alla stabilità dell’area con beneficio per tutti.
Al momento Gheddafi, anche se non dispone della superiorità numerica, appannaggio degli insorti, dispone però quella delle armi. Ha una aviazione ed armi pesanti che gli insorti non hanno. Egli, grazie a ingenti possibilità finanziarie (nonostante il blocco di tutti gli assets) dispone di numerosi mercenari africani professionali che usa per massacrare il suo popolo. Molti dell’esercito libico o è passato dalla parte degli insorti oppure uccisi perché rifiutavano di uccidere i propri fratelli.
Un tiranno così, se dovesse riconquistare malauguratamente il potere, non potrà che continuare a governare con il terrore e con il sangue del suo Popolo. Il peggio del peggio delle dittature più sanguinarie.
Ecco perché l’USA, l’Europa dovranno fare di tutto ed agire subito prima che sia troppo tardi. La Francia dimostra di avere capito la posta in gioco: si fa leader di questo processo, riconosce il governo provvisorio e promette di intervenire direttamente se l’ONU dovesse fallire con la NO FLY ZONE. Domani ne raccoglierà i frutti.
Gli USA invece continuano a dilungarsi nelle elaborazioni sul come intervenire, mentre l’Italia è perfino contraria all’intervento e non attivamente impegnata perché occupata su ben altre questioni interne che riguardano esclusivamente il presidente del consiglio Berlusconi, grande ex-amico di Gheddafi a cui ha baciato la mano poco tempo fa, non dimentichiamolo mai, ne oggi, ne domani qualunque sarà l’esito in Libia.
Oggi La Libia affonda Piazza Affari. Cadono Eni, UniCredit e i titoli dei costruttori. Su petrolio, oro ed euro. Tutto questo la dice lunga su quanto sta accadendo e sul livello di “smarrimento” in cui versa il Governo Italiano di Berlusconi, ormai sulle TV e giornali di tutto il mondo come l’amico preferito del tiranno Gheddafi. Il video più sfruttato è il suo devoto baciamano, vedi Quando Berlusconi baciò la mano a Gheddafi (Video). La rivolta travolge la Libia e sul web rimbalza la scena del 27 marzo 2010 al vertice della Lega Araba a Sirte, quando il premier italiano, abbracciato al colonnello, chinò il capo per baciargli la mano come fanno i mafiosi (Sic).
Sono più che amici, sono partners in mega affari (vedi Eni, Unicredit e titoli dei costruttori) e si suppone nemmeno tanto puliti fatti alle spalle dei popoli libico e italiano medesimo. Il nostro Parlamento non fu mai informato.
Insomma il cavaliere e con lui, il suo governo e la sua maggioranza si stanno giocando in questi giorni non solo la loro immagine ma tutti i cosiddetti affari tra petrolio e immigranti che stanno provocando sconquassi, vista la mole dei contratti che abbiamo stipulato con questo regime sanguinario. E continuano a perseverare nel pallone, smarcandosi negativamente dagli altri partners europei che invece hanno preso posizione contro le stragi e favorevole al popolo libico che chiede democrazia. In questo modo quali chances avrà l’Italia con la nuova Libia? Nessuna!
Proprio in questo momento si apprende di raid aerei contro i manifestanti di una ferocia inimmaginabile mentre il dittatore sarebbe fuggito in Venezuela. È evidente che ha perso su tutti i fronti ma vuole lo stesso infliggere un inutile spargimento di sangue del suo stesso Popolo che lo iscriverà indelebilmente nella propria storia come il peggiore dei tiranni in assoluto.
L’insistenza con il quale il Governo e la Maggioranza batte sui ‘numeri’ che hanno in Parlamento per giustificare la loro ‘legittimità’ a governare con questo Presidente del Consiglio alle prese con quattro processi, tre dei quali per ‘fondi neri’ ed ‘evasione fiscale’ ed ultimo per ‘concussione’ e ‘prostituzione minorile’, la dice lunga sul grado di etica pubblica di cui sono dotati e con essi anche parte del loro elettorato che lo sostiene.
In nessun altro paese democratico un Primo Ministro sarebbe rimasto al suo posto un minuto in più senza essere sostituito con un’altra persona del suo partito o coalizione alla guida del Governo.
Le accuse mosse dalla Magistratura, suffragate da molti elementi, valutate consistenti, sono molto gravi ed infamanti per qualunque persona o cittadino comune. Per un politico invece, in particolare, per un governante, esempio per il Presidente del Consiglio, sono anche ‘contro-producenti’ per la sua funzione pubblica come legislatore, specie in questo caso se si tratta proprio di fiscalità e di famiglia, per dirne qualcuna.
Possibile che la maggioranza non abbia un’altra persona a cui passare l’incarico? Perché si esclude a priori che il Capo del Governo possa essere sostituito? La giustificazione adottata qui è che la persona sia stata eletta dal popolo e pertanto non lo si può sostituire senza nuove elezioni e senza violare le regole della democrazia. Questa posizione consente di ‘gridare’ al complotto dei ‘giudici rossi’ che tentano così di ‘rovesciare’ il responso elettorale.
Per la parte giudiziaria poi, s’insiste nel dire che le ‘accuse’ devono essere ‘provate’ che ci deve essere una sentenza definitiva fino al terzo grado di giudizio prima della condanna e che fino ad allora c’è la presunzione d’innocenza.
Ora nel primo caso, l’accusa di complotto è ‘totalmente strumentale’ e ‘fuori luogo’ perché nel nostro ordinamento il Capo del Governo non è eletto direttamente dal Popolo, ma dal Parlamento e può essere quindi sostituito dalla sua stessa maggioranza nel medesimo Parlamento. Quindi nessun capovolgimento del voto popolare. Insistere pertanto sull’accusa di complotto è un evidente ‘strappo’ alla Costituzione inaccettabile per una democrazia.
Nel secondo caso giudiziario, certamente le ‘accuse’ devono essere ‘provate’ ma queste vanno appunto provate nei processi con i suoi tempi processuali. Tutto questo però spetta alla Magistratura nel nostro ordinamento costituzionale ed in tutti i paesi democratici in cui vige il principio dell’indipendenza dei poteri.
Nel frattempo, se il Capo del Governo non si ‘dimette’ e se questi anzi ‘reclama’ a gran voce tutte le intenzioni a ‘sottrarsi’ ai processi giudiziari con trucchi legislativi e burocratici di ogni genere, si avrà un ‘anomalo’ periodo di ‘scontri istituzionali’ tra Governo e Magistratura da un lato e dall’altra, per tutto quel tempo resterà il ‘grave dubbio d’innocenza’ di essere governati da siffatta persona. Senza considerare poi l’immagine nel mondo dell’Italia fortemente compromessa dal bunga bunga e da altre vicende.
Tutto questo avviene nel momento in cui il Paese attraversa una fase economica e sociale difficilissima per le quali serve un Governo dotato della massima autorevolezza ed a tempo pieno per i problemi della gente e per il bene dell’Italia nel suo complesso.
Se la maggioranza non è in grado di sostituire l’uomo, allora faccia la ‘crisi ‘ per patriottismo almeno, per il bene del Paese. Rassegni le dimissioni dell’intero Governo nelle mani del Presidente della Repubblica il quale provvederà secondo la Costituzione a dare un altro governo all’Italia, anche con nuove elezioni, se necessario.
Al di fuori di questo quadro non vi può essere alcuna soluzione ma solo aggravamento dei problemi già gravi ed ultimo, ma non meno grave, ulteriore deterioramento dell’immagine dell’Italia del bunga bunga nel Mondo.
È questo ciò che vogliono la Maggioranza, la Lega Nord e tutti coloro che si affannano pateticamente a fare la difesa d’ufficio del Presidente?
Non sarebbe meglio chiuderla qui e disgiungere il destino del singolo con il resto del Paese?
Basta andare a rivedersi un video del Cavaliere dello scorso anno per ‘capire’ come intendono lui e il suo Governo la questione della parità tra uomini e donne, e cioè al contrario! Le donne sarebbero, secondo questa brillante ‘logica’, discriminate rispetto agli uomini perché vanno in pensione prima!
blasterfox2000 — 27 gennaio 2009 La faccia tosta di Berlusconi
Certo, ora lo richiede l’Europa altrimenti multe salate per l’Italia. Ma l’Europa chiede la fine della disparità fra i generi e questa disparità non può riguardare solo l’età di pensionamento delle donne (unico vantaggio) ma di tutti gli altri numerosi trattamenti normativi e salariali (di svantaggio) cui esse soffrono rispetto agli uomini. Inoltre le donne ‘sopportano’ la maggior parte del carico di assistenza sociale all’interno delle famiglie cui lo Stato si ‘sottrae’ risparmiando molti milioni di euro annualmente.
Ma di questo, il Governo non si fa né ‘carico’ né ‘portavoce’ e invece addossa all’Europa tutta la colpa dell’innalzamento della pensione delle donne a 65 anni, per ora del pubblico impiego, ma questo farà certamente da battistrada anche nel settore privato. Con questa mossa il Governo ‘rimuove’ l’unico vantaggio di cui le donne godevano. Una profonda ingiustizia perché se si doveva equiparare si doveva farlo su tutte le questioni! Se no che equiparazione è?
Inoltre si fa un gran parlare di contenere i costi delle pensioni in Italia che ‘gravano’ pesantemente sul sistema produttivo e sulla spesa pubblica, ma si ‘nasconde’ volentieri il fatto che la maggior parte delle pensioni erogate sono di ‘fame’, non degne di un Paese civile.
Dai dati ISTAT 2008 e dal Corriere della seraesse sono il 45,9% sotto le €500 mensili, il 26% tra €500 e €1000 mensili, 13,4% tra €1000 e €1500. Solo il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a €1.500. Se questa condizione permarrà ancora per i prossimi 10-15 anni il Paese sprofonderà a un livello paragonabile al terzo mondo. Scomparirà la classe media e vi saranno milioni di poveri ridotti alla fame che lo Stato e la Nazione intera non saranno in grado di provvedere.
Purtroppo è un tragico e verosimile futuro per tutti noi e per i nostri figli se non si dovesse cominciare già da oggi (anzi da ieri) ad affrontare con una seria e sana politica economica di ‘crescita’ di ‘equità’ e di ‘giustizia sociale’ cui non sembra essere priorità di questo Governo. Infatti esso si occupa, adesso apertamente, solo ed esclusivamente di ‘proteggersi’ dalla Giustizia e ora perfino dalla Stampa con la ‘legge bavaglio’ sulle intercettazioni dagli ormai numerosi casi di corruzione in cui è coinvolto, equiparandosi alle peggiori dittature asiatiche.
Che sia un ‘disperato’ espediente per ‘depistare’ l’informazione dalla tragica situazione economica ancora ben più grave dal punto di vista della perdita dei consensi? Se così fosse il Governo (dominato da Berlusconi) è alla frutta e con questa legge non farà altro che toccare il fondo ed accelerare così la sua fine ingloriosa! Raffaele B.
ILSOLE24ORE
Dipendenti pubbliche in pensione a 65 anni dal 2012 di Claudio Tucci
10 giugno 2010
Via libera all'equiparazione dell'età delle pensioni di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. Dopo una sentenza di condanna nei confronti dell'Italia e vari solleciti arrivati da Bruxelles, il Consiglio dei ministri ha approvato l'accelerazione della crescita dell'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, adeguandosi così ai richiami dell'Europa.
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato che l'innalzamento avverrà con uno "scalone unico" a partire dal 2012, senza "fasi intermedie", ma ha assicurato che l'emendamento che sarà inserito nella manovra terrà conto «del diritto delle donne maturato fino al 31 dicembre 2011».
Al livello finale dei 65 anni si arriverà, quindi, a partire dal 2012 e non più dal 2018, come attualmente previsto. Questo significa, pertanto, che dal prossimo 1° gennaio 2012 le dipendenti pubbliche andranno in pensione a 65 anni, esattamente come i colleghi uomini.
La disposizione sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra e i risparmi di spesa così prodotti, stimati, nella fase transitoria 2012-2019 in 1,4 miliardi, confluiranno, fra l'altro, in un apposito Fondo vincolato per iniziative e «azioni positive a favore della famiglia e delle donne», così come richiesto dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna.
Sacconi ha poi stimanto la platea delle interessate al provvedimento in circa 25mila unità da qui al 2019 e ricordato che, attualmente, «l'età di pensionamento media di fatto é di 62,36 anni nel pubblico impiego tra le donne che restano, dunque, oltre i 60 anni». Il ministro ha poi specificato che sarebbe stato impossibile, per raggiungere l'equiparazione tra uomini e donne abbassare l'età degli uomini perché non lo avrebbero consentito "i mercati".
Dal canto suo, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta ha confermato che l'emendamento non servirà a far cassa e che, anzi, tutti i risparmi in arrivo con questo provvedimento saranno collocati per le funzioni sociali: e precisamente, «asili nido, politiche di conciliazione e non autosufficienza».
REPUBBLICA ISTAT Pensioni, il 72% non supera i 1000 euro. Nel 2008 spesa previdenziale +3,5% sul 2007 Quasi un assegno mensile su due non supera i 550 euro. Le donne percepiscono in media il 30% in meno. Ci sono 70 pensionati per ogni 100 occupati, un quarto di loro ha un'età compresa tra i 40 e i 64 anni
11 giugno 2010
ROMA - Il 71,9% delle pensioni nel 2008 non ha superato i 1.000 euro mensili. E' quanto emerge dal rapporto su 'trattamenti pensionistici e beneficiari' elaborato dall'Istat in collaborazione con l'Inps. Il 45,9% delle pensioni ha, infatti, importi mensili inferiori a 500 euro, e il 26% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro. L'importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia (l'anno di riferimento è sempre il 2008) è di 241.109 milioni, pari al 15,38% del Prodotto Interno Lordo. La spesa complessiva è aumentata del 3,5% rispetto al 2007.
70 pensionati ogni 100 occupati. In Italia i pensionati erano 70 ogni 100 occupati nel 2008, rileva l'Istat, precisando che il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno - dove il rapporto è di 79 pensionati ogni 100 occupati - mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto di dipendenza è di 65 a 100. A livello nazionale, tra il 2001 e il 2006 il rapporto di dipendenza è diminuito, passando da 74 a 70 pensionati ogni 100 occupati per poi mantenersi costante nei successivi due anni.
Le pensioni degli uomini sono più alte. Guardando ai pensionati, rileva sempre l'Istat, nel 2008 il numero dei titolari di prestazioni pensionistiche è di quasi 16,8 milioni, dato pressoché invariato rispetto al 2007 (+0,04%), con un numero di pensioni procapite pari a 1,4. Sebbene la quota di donne sia pari
al 53%, gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici, le donne vanno però in pensione con un assegno molto inferiore rispetto a quello dei colleghi uomini: 17.137 euro contro 11.906, cioè il 30,5% in meno.
Oltre un quarto dei pensionati tra i 40 e i 64 anni. Il 69,9% dei pensionati ha più di 64 anni mentre il 26,6% ha un'età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni. Se si analizzano i dati distinti per tipologia di prestazione, emerge che il maggior peso relativo dei pensionati con età inferiore a 40 anni si osserva tra i beneficiari di pensioni di invalidità civile (15,3%), così come tra i titolari di pensioni di guerra si registra, in termini relativi, la quota più elevata di persone con 80 anni e oltre (62,2%).
Quasi un pensionato su due vive con meno di 550 euro. Il 45,9% dei pensionati vive con meno di 550 euro al mese, cioè quasi uno su due. Mentre un altro 26% non raggiunge i mille euro che sommato al primo gruppo arriva a 71,9%. Un ulteriore 13,4 per cento di pensioni vigenti al 31 dicembre 2008 presenta importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili e il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro.
CORRIERE DELLA SERA I DATI DI ISTAT E INPS. IL 30% DI QUANTI RICEVONO UN ASSEGNO HA MENO DI 64 ANNI In Italia è povero un pensionato su due In otto milioni ricevono un assegno di meno di 1000 euro al mese, ma il 21% del totale è anche sotto i 500 11 giugno 2010
ROMA - Sono oltre 8 milioni i pensionati che ricevono un assegno da poveri, che consente cioè una spesa inferiore a 1.000 euro al mese. Vale a dire quasi la metà dei 16,8 milioni di pensionati totali che si contano in Italia. Secondo le statistiche dell'Istat infatti, circa 3,6 milioni di lavoratori a riposo (pari al 21,4% del totale) percepiscono una o più prestazioni pensionistiche per un importo complessivo inferiore a 500 euro al mese ed altri 4,7 milioni (il 27,7% del totale) ricevono assegni compresi tra i 500 e i 1.000 euro. Considerando che la soglia di povertà relativa al di sotto della quale l'Istat considera l'individuo povero è quella di una spesa procapite di 999,67 euro al mese (in una famiglia di due componenti), si può dedurre che, se la pensione rappresenta l'unica entrata, i pensionati poveri sono circa 8,3 milioni.
PENSIONATI GIOVANI - Quanto all'età di coloro che sono fuori dal ciclo produttivo e ricevono un assegno dallo stato, emerge che oltre il 30% (il 30,3%) ha meno di 64 anni. L'Istat precisa inoltre che a fine 2008 il 69,9% dei beneficiari dei trattamenti pensionistici risultava avere più di 64 anni, mentre il 26,6% aveva un'età compresa tra i 40 e i 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni.
«I PIU' POVERI D'EUROPA» - «I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d'Europa - ha sottolineato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria, e non consentono una vita dignitosa, ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei». Ma il Codacons ricorda che in Italia, a parità di imponibile, l'importo di una pensione al netto delle tasse «è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima e di circa l'1,6%». «Possiamo affermare senza dubbio che la metà dei pensionati italiani vive in condizioni di povertà- prosegue Rienzi - un dato che rappresenta una vergogna in un Paese civile come l'Italia».
Non sono trascorsi nemmeno tre mesi (21 marzo 2010) da quando Berlusconi fece la promessa di sconfiggere il cancro, che ora, nell’affrontare una ‘crisi economica’, finora ‘negata’, tenta di ‘tagliare i costi’ e tra questi quelli della sanità di cui l’oncologia, la branca che si occupa del cancro. Leggi in questo blog 'LA MANIFESTAZIONE DEL CULTO DELLA PERSONALITÀ' lomiolith — 21 marzo 2010 Berlusconi: "Sconfiggerò il cancro" Berlusconi ha affermato che sarà il suo governo a sconfiggere il cancro. Vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini. Dobbiamo affrontare questi tre anni forti di un pieno mandato
L’allarme lanciato dai medici oncologi dell’AIOM sulla manovra dei tagli che il Governo si appresterebbe a fare andrà di fatto a bloccare il turn-over, in pratica produrrà nel tempo riduzione di personale qualificato in grado di utilizzare le complicatissime macchine elettromedicali per trattare il cancro.
Naturalmente il ministro Fazio si è affrettato a ‘smentire’ che la manovra non implica nessun taglio né nel numero, né nella tipologia, né nella qualità delle prestazioni per la cura dei tumori.
Una strana ‘smentita’ niente affatto convincente per le seguenti due ragioni fondamentali: Primo, non nega che si tratta di manovra, ma se non effettua nessun taglio, che manovra è? Secondo, se invece non è una manovra che taglia ma aggiunge risorse, perché allora tacerla e non dire l’entità di tali risorse?
Quindi altro che sconfiggere il cancro allora, il Cavaliere ‘sconfiggerà’ l’oncologia con buona pace di chi ancora gli crede. Una promessa questa particolare perché mantenuta al contrario! Raffaele B.
(ANSA) - CHICAGO (ILLINOIS), 5 GIU - L'oncologia, e con essa le persone con tumore, pagheranno il prezzo più alto per i tagli alla sanità. Smentita di Fazio. Per l'Associazione di Oncologia Medica c'e' preoccupazione per le ricadute sull'assistenza ai pazienti oncologici: il blocco del turnover sottrarrà personale specializzato. 'La manovra non implica nessun taglio ne' nel numero, ne' nella tipologia, ne' nella qualità delle prestazioni per la cura dei tumori' ribatte il ministro
MEDICINE LIVE Manovra, previsti tagli per le cure oncologiche ma Fazio smentisce Di Paola Pagliaro
La manovra finanziaria proposta dal Governo fa discutere anche l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, preoccupata per i presunti tagli dei fondi destinati alle cure oncologiche. A lanciare l’allarme è Carmelo Iacono, presidente Aiom, intervenuto al convegno internazionale della Società Americana di Oncologia Clinica (Asco) in corso a Chicago (Illinois):
Siamo preoccupati perché i tagli nella sanità pubblica avranno ricadute importanti nell’erogazione dell’assistenza ai pazienti oncologici. L’oncologia, e, con essa, le persone colpite da un tumore, finiranno per pagare il prezzo più alto per i tagli alle spese sanitarie imposti dalla manovra economica.
A preoccupare è soprattutto il blocco del turnover che sottrarrà personale specializzato all’assistenza dei pazienti oncologici. Ma anche la mancanza di addetti alle attrezzature di diagnostica:
Per ridurre le liste d’attesa è necessario che tutte le attrezzature lavorino su 12 ore, altrimenti correremo il rischio di avere aperto nuove strutture per Pet, Tac e Risonanza magnetica nucleare senza avere il personale necessario a farle funzionare. Se non si capisce che bisogna investire in medici, tecnici e biologi, non riusciremo a dare risposte adeguate nella lotta ai tumori, che stanno diventando la prima causa di morte in Italia.
Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, si è affrettato a smentire: La manovra non implica nessun taglio nè nel numero, nè nella tipologia, nè nella qualità delle prestazioni per la cura dei tumori. Ci auguriamo davvero che sia così. Se così non fosse, sarebbe davvero un duro colpo per la lotta al cancro.
REPUBBLICA LA MANOVRA / I TAGLI Nella guerra contro i tumori a rischio l’esercito dei medici di Elena Dusi Giugno 7, 2010
Strutture e personale "minacciati" dai tagli. L'allarme degli oncologi: "Inutile investire in macchinari, non c´è chi può utilizzarli". La media degli specialisti per reparto era in salita, ma ora la crescita si fermerà
Delle tre gambe su cui poggia la lotta contro i tumori in Italia - strumenti, farmaci e camici bianchi - è la terza quella che rischia di traballare di più con la manovra. Le misure del ministro Tremonti rischiano infatti di accorciare una coperta già ridotta dal blocco dei turn over negli ospedali italiani, entrato in vigore di fatto da un paio di anni. I quasi 1.200 medici oncologi che lavorano oggi nelle strutture pubbliche in Italia rischiano di non bastare in futuro a fare fronte ai 2 milioni di malati di cancro e ai 250mila nuovi casi che si presentano ogni anno.
L´allarme è stato lanciato due giorni fa dai medici dell´Aiom (Associazione italiana oncologici medici) dal palco del congresso mondiale dell´Asco a Chicago. Ma è con il Libro Bianco sulle strutture della penisola che l´Aiom entra nei dettagli del problema, analizzando i mezzi e le strategie di cui l´Italia dispone per fronteggiare una malattia che provoca un decesso su tre e il 10% dei ricoveri in ospedale.
«Negli ultimi anni abbiamo fatto grandi sforzi per metterci al passo con gli strumenti di diagnosi e terapia. Ma rischiamo di non avere abbastanza personale per far funzionare le macchine» spiega preoccupato Giovanni Bernardo, segretario dell´Aiom e primario di oncologia medica nell´Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico della fondazione Maugeri a Pavia. «Siamo riusciti quasi ad azzerare i viaggi della speranza all´estero. Restano però in parte le migrazioni dei pazienti dal sud al nord Italia». E in effetti dei 230 reparti di oncologia censiti dal Libro Bianco, 104 si trovano al nord, 61 al centro e 65 fra sud e isole. I dati del Libro Bianco confermano che il 90% delle strutture pubbliche di oncologia in Italia dispone oggi di apparecchi per la risonanza magnetica, il 32% ha almeno una Pet per la tomografia e il 61% è dotato di scintigrafo.
Nel 2003 il dato della risonanza magnetica era fermo al 51%. La fotografia è meno rosea per la radioterapia, presente nel 60% delle 230 strutture ospedaliere per la lotta ai tumori. «Ma è illogico - sottolinea Carmelo Iacono, che dell´Aiom è presidente - investire ancora in macchinari quando non abbiamo il personale per farli funzionare con il massimo dell´efficienza». La manovra rischia infatti di azzerare i passi avanti fatti negli anni scorsi, quando il numero dei medici strutturati per ogni reparto era salito agli odierni 5,5 (di cui 5,2 oncologi) rispetto ai 4 del 2001 (di cui 3,4 oncologi).
Anche il successo degli apparecchi rischia di essere effimero, in un settore come la lotta al cancro dove la tecnologia è in rapida evoluzione. E la situazione potrebbe sfuggire di mano se si guarda alla spesa per i farmaci, un settore in cui i consumi sono difficilmente comprimibili. Nel 2008, calcola il Libro Bianco, le medicine contro i tumori sono costati al servizio sanitario nazionale oltre mezzo miliardo di euro, il 90% in più rispetto al 2004 (in confronto, il costo del personale sempre nel 2008 è stato di 264 milioni di euro). «I farmaci diventano più innovativi ed efficaci ma anche più costosi» conferma Bernardo. «Di sicuro però, nel nostro paese, non vengono negati a chi ne ha bisogno. Questo è un punto fermo cui non rinunceremo mai».
Come è sua abitudine il Cavaliere ha fatto la telefonata a sorpresa a Ballarò per ‘attaccare’ Massimo Giannini, giornalista di Repubblica, ‘accusandolo’ di ‘mentire spudoratamente’, in una televisione pubblica, nei suoi riguardi perché, a suo dire, egli non avrebbe mai ‘giustificato’ l’evasione fiscale. Ha sfornato anche i suoi dati di sondaggio contro quelli di Pagnoncelli tacciandoli ‘falsi’ come se solo i suoi fossero gli unici validi. Insomma la logica del ‘pensiero unico’, della ‘verità assoluta’, naturalmente la sua e poi a riattaccato!
In quel momento Giannini non aveva con se le prove di agenzia per provare quanto da lui affermato ma dopo il caustico ed improvvido intervento di Berlusconi, la prova che lo incastra è venuta fuori.
L’ACCUSA DEL CAVALIERE BERLUSCONI CONTRO GIANNINI A BALLARO elisir222 — 01 giugno 2010 Berlusconi-Ballarò, telefonata a sorpresa «Sondaggi fasulli». E riattacca. Telefonata a sorpresa del premier: «Sono al 62%, inaccettabile sentire in una tv di Stato certe menzogne»Berlusconi polemizza con Repubblica per telefono, in diretta tv. Poi butta giù, senza attendere la replica.
IL VIDEO CHE LO INCASTRA Berlusconi: "mi sento moralmente autorizzato ad evadere"
Da questo momento in poi sarà assai difficile al Cavaliere ‘smentire’ il suo video che lo inchioda in modo inequivocabile. Chissà se questo suo improvvido intervento che come Capo del Governo che ‘attacca’ in tv un comune cittadino, anche se giornalista, cosa grave di per sé (Berlusconi gode dell’immunità, il cittadino no) sia dovuto alla sua sempre possibile ‘memoria corta’ oppure semplicemente al suo ‘delirio di onnipotenza’.
Presto lo sapremo! Se si tratta del ‘primo caso’ non tarderà a inviare le scuse e fare ammenda della gaffe! Se invece si tratta del ‘secondo caso’ assisteremo o a ‘smentite patetiche’ cui siamo ormai abituati oppure al ‘silenzio’ come se la cosa non fosse mai avvenuta. Raffaele B.
L'ANTEFATTO B. 'mai sostenuta l'evasione' ma un video lo incastra 2 giugno 2010
Silvio Berlusconi torna in tv a sorpresa. Intervento da cartellino rosso, quello che il premier ha inscenato ieri sera durante la trasmissione Ballarò condotta da Giovanni Floris su Raitre. Il presidente del Consiglio ha voluto difendere la sua politica contro l’evasione fiscale. Politica poco prima messa in discussione dal vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini che aveva parlato di “incentivo” da parte di B. all’evasione. “Vorrei dire - ha spiegato il Cavaliere - che Giannini ha mentito spudoratamente: da parte mia non c'è mai stato un sostegno all'evasione fiscale”. Peccato però che uno suo vecchio intervento passato direttamente sul Tg1 racconti un’altra vicenda.
Comunque sia, il premier durante il suo intervento ha proseguito dicendo che lui “è il primo contribuente d'Italia. Il mio esecutivo ha aumentato gli introiti provenienti dall'evasione fiscale come il ministro Tremonti ha ricordato. Sono cresciuti di più, e questo decreto darà un altro colpo. Quindi - ha concluso il premier senza attendere la risposta e riattaccando il telefono - è menzogna assoluta dire, come è stato fatto, che io avrei in qualche modo giustificato e sostenuto l'evasione fiscale”.
REPUBBLICA Berlusconi in tv contro Repubblica "Mai sostenuta evasione fiscale" 02/06/2010 Il premier chiama in diretta dopo l'intervento del vicedirettore Massimo Giannini che ricordava la frase del premier: "Evadere in Italia è inevitabile": "Non è accettabile sentire in una Tv di Stato certe menzogne". Floris gli ribatte: "Inaccettabile che si inizi un dialogo ma poi si insulti e si butti giù il telefono prima che arrivi la risposta". Le repliche di Giannini e Pagnoncelli, i testi originali delle agenzie...CONTINUA
Dopo tanta arroganza e tanto gridare al solito complotto mediatico contro di lui, invece di spiegare i famosi 80 assegni serviti(€900.000) per “comprare” la sua casa con vista Colosseo, ha ceduto alla fine con le dovute dimissioni. Era ora! farabuttokomunista — 03 maggio 2010 — Dimissioni. DA RAINEWS24 Scajola : testimone lo smentisce sugli assegni
Le dimissioni sono arrivate dopo che è stato isolato dalla sua stessa parte politica, nonostante avesse l’appoggio di Berlusconi. I finiani e parte del PDL e naturalmente tutta l’opposizione lo avevano invitato a chiarire in Parlamento.
Per lo stesso principio dovrebbero dimettersi lo stesso Presidente del Consiglio e il sottosegretario Cosentino per accuse ben più gravi di corruzione e di mafia pendenti a loro carico e invece non lo fanno in modo spudorato.
Ma torniamo a Scajola. La questione non è di poco conto perché configura almeno due reati gravi specialmente per un politico che fa il ministro.
Il primo è quello di avere dichiarato il falso importo di €600,000 per l’acquisto della casa invece di €1,700,000 come sembra delinearsi non solo dalle testimonianze che lo inchiodano ma anche dal mercato immobiliare. Si tratta di una evidente evasione fiscale.
Il secondo è quello più grave di “corruzione” per avere pagato con 80 assegni per un totale di €900,000 provenienti da Diego Amenone imprenditore ora in carcere per i fatti del G8. Un personaggio inquietante e avvezzo a corruttele per ottenere contratti milionari dallo Stato, cioè dal Ministro dello Sviluppo Economico, oggi Claudio Scajola. pcamone — 29 aprile 2010 — Claudio Scajola, Banda Bassotti. L'appartamento vista Colosseo del Ministro Scajola.
Questo signore ci ha abituati a certi suoi arroganti comportamenti, ricordiamoci la vicenda del consulente del lavoro Marco Biagi assassinato nel 2002 dalle brigate rosse di cui dopo morto disse che era ‘un rompicoglioni’ e per questo fu costretto a dimettersi da Ministro degli Interni. Poi una terribile gaffe che la dice lunga sul personaggio, vedi il filmato seguente, nel quale a proposito della difesa del nucleare, al 32’ disse che ‘grazie alla tecnologia, investimenti e con l’apporto di qualche vita umana si è riusciti a costruire una centrale forse più moderna al mondo ’. Per lui la vita umana vale meno! RepubblicaTv — 31 luglio 2008 — TUTTI I VIDEO: http://tv.repubblica.it/ Il ministro all'inaugurazione di una centrale Enel: "Tecnologia, investimenti, e qualche vita umana" Scajola, la nuova gaffe
Queste dimissioni arrivano in un momento in cui il governo versa in un marasma grave che ne offusca l’azione e la compattezza, vedi lo strappo dei finiani, in una difficile situazione in cui non riesce ad affrontare la crisi economica oltre a tutte le altre questioni che pure ne mettono in gioco la credibilità. Si è “incartato” su molte questioni: sul nucleare di cui Scajola ne era il promotore e si paventa una impossibilità ed una impopolarità forte sulle costruzioni delle centrali che nessuno vuole nel loro territorio; sull’intercettazioni, legge che limita gravemente la libertà d’informazione e l’azione d’indagine dei magistrati contro la corruzione e criminalità organizzata di cui non tutti (anche a destra) sono convinti e che la FNSI, ha detto, ricorrerà alla Corte Europea (che la boccerebbe di sicuro) qualora venisse malauguratamente promulgata.
Infine ci sono le dirimenti questioni del costo del federalismo fiscale posto dai finiani e dalle opposizioni e delle celebrazioni dell’unità d’Italia cui la Lega di Bossi “snobba” attaccando il tricolore in modo ignobile con il silenzio pavido del Cavaliere e con “grande imbarazzo” di gran parte del PDL (ex AN) e del suo elettorato oltre al disappunto dello stesso Presidente Napolitano. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi o forse giorni. Raffaele B.
REPUBBLICA Inchiesta G8, Scajola si dimette "Lascio il governo per difendermi" 04 maggio 2010
ROMA - Claudio Scajola si dimette. Travolto dalla vicenda della compravendita, con presunti fondi neri, di una casa al Colosseoil ministro dello Sviluppo economico ha annunciato la rinuncia all'incarico di governo. "Per difendermi", ha detto in conferenza stampa, "non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni".
Scajola aveva resistito fino all'ultimo, ma alla fine la sua posizione è diventata insostenibile, costringendolo ad anticipare il rientro dalla Tunisia e a convocare i giornalisti per annunciare il passo indietro. "Da dieci giorni sono vittima di una campagna mediatica senza precedenti", ha detto ancora. "Vivo una grande sofferenza".
L'ex ministro ha comunque ribadito la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati, in particolare l'aver ricevuto denaro da imprenditori coinvolti nell'inchiesta sugli appalti del G8 per l'acquisto di un appartamento con vista sul Colosseo: "Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri", ha affermato. Scajola ha anche ringraziato Berlusconi e il Pdl per gli attestati di stima. "Le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti", ha concluso.
Prima della conferenza stampa, Scajola aveva parlato con Berlusconi. Pochi giorni fa il premier lo aveva incitato a resistere . Poi, soprattutto in seguito alle notizie che arrivavano dalla procura di Perugia, il clima è cambiato. Anche Il Giornale di Vittorio Feltri è stato netto: "Le risposte che ha dato fin qui non bastano. Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni". Anche Libero si è mosso sulla stessa linea: "Scajola - scrive il direttore Maurizo Belpietro - deve assolutamente uscire dall'angolo e combattere a viso aperto, tentando di smontare ad uno ad uno i dubbi che aleggiano da giorni sulle pagine dei giornali. Noi gli suggeriamo solo di non temporeggiare più perché attendere i 10 giorni che mancano all'interrogatorio sarebbe troppo".
Secondo il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, intervenuto in diretta a Repubblica Tv, Scajola "ha fatto bene a dimettersi", ma il suo passo indietro sarà uno scossone per la tenuta del governo. "Siamo in uno scenario a metà tra blocco e precipitare della situazione politica", ha detto Bersani.
Il passo indietro era stato suggerito anche dal capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: "Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico di ministro o senza"
CORRIERE DELLA SERA L'ANNUNCIO DEL MINISTRO IN CONFERENZA STAMPA Scajola: «Devo difendermi, mi dimetto» Il ministro dello Sviluppo lascia: «Sto soffrendo. Il governo di andare avanti» 04 maggio 2010
ROMA - «Mi devo difendere, per difendermi non posso fare il ministro come ho fatto in questi due anni». Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, sotto pressione da giorni per essere rimasto coinvolto nelle indagini di Perugia sugli appalti per le grandi opere, ha convocato una conferenza stampa comunicando ai giornalisti le proprie dimissioni. «Mi trovo esposto ogni giorno - ha detto Scajola - a ricostruzioni giornalistiche contraddittorie. In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni, senza mai risparmiarmi. Ne siete testimoni, ho dedicato tutte le mie energie e il mio tempo commettendo sbagli ma pensando di fare il bene». «Sono certo che le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti con il lavoro che anche io ho contribuito».
BERLUSCONI - Le dimissioni dal Governo erano già state offerte al Premier a seguito delle notizie che riguardano Scajola nell’inchiesta G8 ma, secondo quanto si apprende in ambiente parlamentari di maggioranza molto vicini a Berlusconi, ancora in un colloquio martedì mattina, il Presidente del Consiglio avrebbe inviato Scajola a non lasciare l’incarico. Ma alla fine le dimissioni sono arrivate. «Ho avuto attestati di stima da Berlusconi, da colleghi di governo e da tutta la maggioranza» ha affermato Scajola in conferenza stampa.
GASPARRI - La posizione del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola si era fatta sempre più delicata e il pressing non veniva più solo dal centrosinistra. Anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, intervenendo a «La Telefonata», su Canale 5 aveva preso le distanze. «Scajola ha sempre dimostrato grande serietà, in passato di fronte a una frase inopportuna si assunse le sue responsabilità. Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico di ministro o senza». Per Gasparri, nell'eventualità in cui Scajola si dimetta, «non servono rimpasti. Già ci sono polemiche quotidiane per dichiarazioni inopportune, ci manca solo il rito del rimpasto...». L'esponente del Pdl ha sottolineato poi che sulla vicenda Scajola «c'è una grande libertà di stampa, anche i giornali di centrodestra indagano su questa vicenda, non so se quelli vicini alla sinistra farebbero lo stesso a parti invertite».
. I GIORNALI DI CENTRODESTRA - Anche due editoriali dei direttori de «Il Giornale» e «Libero» il ministro martedì mattina lo invitavano a chiarire la sua posizione rispetto all'inchiesta del G8, in particolare alla compravendita dell'ormai famosa casa al Colosseo, oppure a dimettersi. Vittorio Feltri lo invita a non aspettare tra una settimana l'incontro con i magistrati ma «a fugare ogni sospetto» subito «o finirà male».
L’Antefatto Scajola, troppe bugie per 80 assegni 3 maggio 2010 Il ministro per lo Sviluppo Economico, dopo una settimana di rivelazioni sui suoi rapporti con la “cricca”, pensa alle dimissioni. Ecco il rapporto della Guardia di Finanza (Pdf.4.29 Mb) che lo inchioda.
Il ministro Claudio Scajola sta pensando di dimettersi. Comunque si concluda questa vicenda, il caso Scajola sta diventando un buon test del rapporto tra politica e verità. Mai come in questo caso si è toccata con mano la distanza tra la prima e la seconda. Nemmeno di fronte all'evidenza i politici italiani accettano una verità che urta con i loro affari personali e politici. Scajola forse si dimetterà o forse resterà al suo posto. Non è questo il punto.
Il punto è che continua a negare la realtà con interviste a tutta pagina senza che nessuno gli ricordi i limiti della decenza. Scajola nega non solo di avere pagato un milione e 700 mila euro un appartamento con vista sul Colosseo per il quale ha dichiarato al fisco 610 mila euro. Ma nega persino che le venditrici, le sorelle Papa, abbiano dichiarato il contrario agli inquirenti. In una delle tante interviste concesse sabato scorso nel disperato tentativo di sostenere una tesi smentita da tre testimoni (l'architetto Angelo Zampolini e le sorelle Papa), Scajola sostiene che quello sarebbe il prezzo comune per un simile gioiellino e nega nell'ordine: 1) di avere pagato 1,7 milioni; 2) di avere versato 200 mila euro in contanti come acconto; 3) di avere ricevuto 80 assegni per complessivi 900 mila euro dall'architetto Zampolini per pagare la casa.
Per il ministro quella massa di soldi di dubbia provenienza monetizzati in contanti e assegni circolari (per complessivi 1,1 milioni) non sarebbe mai esistita. Per gli inquirenti invece queste somme sono state la contropartita dell'appartamento insieme ai 600 mila euro versati da Scajola in assegni circolari provenienti dal mutuo acceso con il Banco di Napoli e al bonifico di 10 mila euro proveniente dal conto del ministro. Ciascuna signora Papa ha dichiarato di avere ricevuto 100 mila euro in contanti più 750 mila in assegni circolari (450 mila provenienti dai conti di Zampolini e 300 mila provenienti dal mutuo di Scajola) mentre per Scajola gli assegni di Zampolini e il contante in questa storia non esistono. Qualcuno mente.
Ai quotidiani che chiedevano se avesse fatto un versamento di 200 mila euro in contanti, come dichiarato dalle venditrici, Scajola ha risposto: “assolutamente no. E comunque io non ho letto queste dichiarazioni delle sorelle Papa. Ho visto solo i resoconti giornalistici, tra l’altro contraddittori. Ad esempio sulla posizione del notaio, che secondo un giornale confermerebbe quanto sostenuto dalle sorelle Papa, mentre secondo un’altra testata lo negherebbe".
Mentre a chi gli chiedeva perché l'architetto di Diego Anemone, Angelo Zampolini, avesse consegnato 80 assegni al ministro per permettergli di comprare, Scajola ha risposto: "Ho appreso dell’esistenza di questi ottanta assegni dai quotidiani di questi giorni. Prima non ne sapevo nulla, e ora continuo a non capire perché sarebbero stati versati a mia insaputa. Io so solo come ho comprato l’appartamento, in quale data e a quale prezzo. Se poi è successo qualcos’altro, non è di mia conoscenza". Per Scajola, l'appartamento è stato pagato "esclusivamente la somma pattuita al momento del rogito: 610mila euro, reperiti quasi tutti attraverso un mutuo acceso con il Banco di Napoli. Si tratta di un ammezzato in uno stabile degli anni Sessanta, in condizioni non ottimali".
Chiunque conosce il mercato immobiliare romano sa dove sta la verità. Ma, visto che il ministro si ostina a negare persino che le dichiarazioni delle sorelle Papa esistano, a beneficio dei lettori, pubblichiamo qui sotto l'informativa della Guardia di Finanza di Roma nella quale sono riportati i contenuti delle dichiarazioni e gli accertamenti effettuati dal Nucleo Polizia Tributaria Gli accertamenti della polizia giudiziaria sulla compravendita immobiliare del ministro (Pdf, 4.29 Mb)